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Messina: frode fiscale internazionale, sequestrati beni per oltre 7,5 milioni di euro

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione a provvedimenti di perquisizione e sequestro emessi, rispettivamente, dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale di Messina, relativamente ad una maxi frode fiscale, per un valore di oltre 7,5 milioni di euro, per la quale sono stati colpiti da misura ablativa conti correnti, rapporti bancari, quote societarie, nonché beni immobili, tra cui quelli in dotazione ad un trust di diritto maltese.

Un importante intervento contro l’evasione fiscale internazionale che costituisce, vieppiù nell’attuale periodo di auspicata ripresa dell’economia, un grave ostacolo allo sviluppo economico perché distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, minando il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, penalizzando l’equità e sottraendo spazi d’intervento a favore delle fasce sociali più deboli.

LE INDAGINI

Le attività sono il frutto di complesse investigazioni condotte dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, sotto l’egida della Procura della Repubblica peloritana che – secondo ipotesi investigativa – hanno permesso di disvelare plurime evidenze relative ad un articolato meccanismo fraudolento, ideato e realizzato da un noto imprenditore messinese (A.G. cl. ’68), per il tramite di una società con sede in Messina (M.S. srl) operante nel settore delle pulizie di edifici, con il consapevole coinvolgimento di un fidato sodale e prestanome (S.R. cl. ’55), finalizzato a sottrarsi al pagamento delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto.

I due soggetti e la società risultano indagati per omessa ed infedele dichiarazione dei redditi, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, nonché in ordine ad ipotesi di falso in bilancio, autoriciclaggio e per non aver predisposto modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati tributari e riciclatori.

Si tratta di operazioni illecite strutturate nell’arco di quasi un decennio che, per la loro realizzazione, hanno coinvolto anche diverse altre società, tutte riconducibili al medesimo gruppo imprenditoriale, operanti nei più svariati settori commerciali (edile, delle pulizie, dei trasporti e della grande distribuzione), con lo scopo di ottenere illeciti guadagni derivanti dalla mancata dichiarazione e pagamento delle imposte.

Più in particolare, l’articolato stratagemma oggi represso è stato realizzato attraverso un solo formale e fittizio spostamento della sede della società investigata a Milano, di fatto invece domiciliata a Messina, nonché attraverso complessi artifizi contabili ad hoc predisposti, volti a dissimulare la relativa realtà economica, finanziaria e patrimoniale.

Nel dettaglio, la società in parola, dopo aver maturato un elevato debito tributario nei confronti dello Stato, derivante dalla sistematica evasione fiscale realizzata negli anni, veniva meticolosamente svuotata delle proprie consistenze finanziarie ed economiche, attraverso più azioni giustificate come operazioni infragruppo o cessioni di rami aziendali a favore di una new company, avente il medesimo oggetto sociale della società oggetto di depauperamento, il tutto al fine di impedire all’Amministrazione Finanziaria l’effettivo recupero delle somme evase.

Un vorticoso giro di trasferimenti finanziari tra plurime società costituenti l’importante gruppo imprenditoriale facente capo all’imprenditore messinese, smascherato solo mediante una puntuale e comparata analisi dei flussi bancari e della documentazione amministrativo-contabile della principale realtà societaria oggetto d’indagine, nonché valorizzando il patrimonio informativo disponibile al Corpo quale centrale presidio del sistema antiriciclaggio.

In tale contesto, con lo scopo di blindare il tesoretto sottratto alla tassazione fiscale accumulato nel corso degli anni, veniva costituito un trust (cartello) di diritto maltese, nel quale confluiva il patrimonio illegittimamente accumulato.

IL PROVVEDIMENTO

Gli intenti fraudolenti ed elusivi, per i quali secondo ipotesi investigativa è stato costituito il trust, traspaiono, tra l’altro, come testualmente affermato dal G.I.P. nel provvedimento emesso, dalla “trasmigrazione fittizia all’estero dei beni (immobili e quote societarie) del G. […] si evince infatti che i beni rimangono sostanzialmente nella disponibilità del nucleo familiare […] era intendimento dell’imprenditore porre a riparo il proprio patrimonio dalle temute azioni giudiziarie, intendimento attuato piegando un istituto giuridico legale per finalità illecite.”

Seppur in una fase cautelare – che solo attraverso il contraddittorio tra le parti e le decisioni di Giudici ulteriori e diversi rispetto al G.I.P., si potrà trasformare in una decisione definitiva in ordine alle responsabilità sino ad ora ipotizzate – le fonti di prova assicurate al procedimento sono state considerate dal competente Giudice confermative del fumus della commissione dei gravi reati finanziari ipotizzati, così disponendo l’odierna misura cautelare reale fino alla concorrenza di complessivi euro 7.763.128,61.

Nel merito, quindi, sono stati sottoposti a sequestro i conti correnti e i rapporti bancari facenti capo sia alle persone fisiche (A.G. cl. ’68 e S.R. cl. ’55) sia alla persona giuridica investigata, nonché la maggioranza delle quote della società proprietaria di un noto centro commerciale del capoluogo peloritano e decine di prestigiosi immobili di una società di costruzione locale, il tutto conferito ad hoc, come “dotazione”, nel citato trust di diritto maltese.

NOTA

L’operazione odierna rientra nell’ambito dell’intensificazione dei controlli e del monitoraggio della onesta libertà di impresa, nel cui ambito le aziende dovrebbero confrontarsi in un clima di assoluta e leale concorrenza.

In conclusione, ancora una volta, l’attività investigativa svolta conferma l’impegno profuso, quotidianamente, dalla Procura della Repubblica, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela del libero mercato e del regolare assolvimento delle contribuzioni alle casse dell’Erario.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

2 uomini arrestati a Casoria. Uno di questi uccise il 19enne Giarnieri

2 uomini arrestati a Casoria: Uno uccise per errore il 19enne Antimo Giarnieri, perché confuso con un’altra persona, ferendo anche un altro minorenne. VIDEO

Questa mattina a Casoria (NA) i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura partenopea nei confronti di due soggetti, Sannino Ciro, gravemente indiziato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e Russo Tommaso, gravemente indiziato di due episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso (di cui uno tentato e uno consumato), nonché dell’omicidio di Giarnieri Antimo (all’epoca diciannovenne) e del tentato omicidio di un soggetto minorenne (C.S.) , rimasto nell’occasione ferito al fianco sinistro.

L’evento si verificava in data 8 luglio 2020 a Casoria, in III Traversa di Via Castagna, comunemente nota come “Parco Smeraldo” e, sin dalle prime attività investigative, la vicenda ha presentato agli inquirenti i classici tratti di un agguato connotato dal carattere mafioso.

Quella sera, difatti, il killer disceso da una vettura guidata da una persona allo stato ignota, esplodeva all’indirizzo di un gruppo di persone ivi presenti 8 colpi di pistola cal. 7.65, di cui 4 colpivano il Giarnieri provocandone la morte e 1 colpo attingeva il soggetto minorenne (C.S.) scampato fortuitamente alla morte.

Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e coordinate dalla D.D.A. di Napoli hanno permesso di accertare che il reale obiettivo del Russo fosse un altro soggetto fatalmente scambiato per l’incensurato Giarnieri, risultato invece estraneo a dinamiche delinquenziali.

Il grave fatto di sangue, secondo gli elementi raccolti, va inquadrato in una violenta contrapposizione tra fazioni della criminalità organizzata in lotta per il controllo della piazza di spaccio del “Parco Smeraldo”, luogo in cui si è consumato il delitto.

In particolare al Russo Tommaso, individuato dalle investigazioni in corso quale soggetto gravemente indiziato per l’agguato presso il parco Smeraldo (oltre ad essergli contestato l’uso di armi), viene contestata l’aggravante del metodo mafioso, in quanto avrebbe agito per agevolare l’attività e gli scopi criminali del gruppo camorristico di cui è referente territoriale Barbato Salvatore (alias “Totore O’ Can”, elemento contiguo al clan “Moccia” e allo stato detenuto per estorsione aggravata dal metodo mafioso), nonchè allo scopo di affermare il controllo di quest’ultimo sul territorio.

Nel corso delle attività investigative sono stati inoltre contestati al Russo ed al Sannino due episodi di natura estorsiva, di cui uno tentato e uno consumato, ai danni di due spacciatori del luogo che, per poter continuare nella loro illecita attività di spaccio, erano costretti a versare una quota imposta dal clan, altro elemento sintomatico della volontà di imporre un controllo capillare del territorio attraverso il cd racket sull’attività di spaccio.

La violenza e la ferocia mostrata da Russo Tommaso si palesa poi nella circostanza da cui risulta che il Russo, in uno degli episodi contestatigli, strappava parte del padiglione auricolare ad una vittima minacciandolo “di fare il bravo, perché ora ci siamo io e Totore O’Cane”.

Nella seconda estorsione poi Russo Tommaso e Sannino Ciro si facevano consegnare la somma di 500 €, quale quota mensile imposta dal clan, da un soggetto ristretto agli arresti domiciliari ricorrendo anche a violenza fisica per costringerlo a consegnare il denaro, il tutto dinanzi alla moglie della vittima, anch’essa aggredita brutalmente nel mentre cercava di reagire a difesa del marito.

Casoria, arrestati 2 uomini. Uno di questi uccise il 19enne Giarnieri / Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Meteo per Martedì 1 Giugno 2021, Castellammare di Stabia, Mercoledì 2..

Meteo per Martedì 1 Giugno 2021, Castellammare di Stabia. Giornata caratterizzata da soleggiamento diffuso, temperature 13-27°C. Mercoledì 2 poco nuvoloso, Giovedì 3 sole e caldo

Castellammare di Stabia, Martedì 1 Giugno:

bella giornata di sole.

Durante la giornata di oggi si registrerà una temperatura massima di 27°C alle ore 15, mentre la minima alle ore 6 sarà di 13°C. I venti saranno al mattino deboli provenienti da Nord-Est con intensità di circa 8km/h, moderati da Ovest-Nord-Ovest al pomeriggio con intensità di circa 13km/h, alla sera deboli da Nord-Nord-Ovest con intensità tra 4km/h e 9km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 10, corrispondente a 1049W/mq.

Mercoledì 2 Giugno:

generali condizioni di cielo poco nuvoloso o velato, minima 13°C, massima 28°C.

Entrando nel dettaglio, avremo nuvolosità sparsa al mattino, cielo poco nuvoloso al pomeriggio, assenza di nubi alla sera. Durante la giornata di domani la temperatura massima verrà registrata alle ore 15 e sarà di 28°C, la minima di 13°C alle ore 5.

I venti saranno deboli da Sud-Sud-Ovest al mattino con intensità di circa 4km/h, al pomeriggio moderati provenienti da Ovest-Sud-Ovest con intensità di circa 14km/h, alla sera deboli da Nord-Nord-Ovest con intensità tra 8km/h e 13km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 6.5, corrispondente a 848W/mq.

Giovedì 3 Giugno:

giornata prevalentemente calda con cielo sereno, temperature comprese tra 14 e 31°C.

Entrando nel dettaglio, avremo ampio soleggiamento al mattino, cielo sereno e caldo al pomeriggio, bel tempo alla sera.

Durante la giornata si registrerà una temperatura massima di 31°C alle ore 15, mentre la minima alle ore 6 sarà di 14°C.

I venti saranno deboli da Nord-Ovest al mattino con intensità di circa 6km/h, al pomeriggio moderati provenienti da Ovest con intensità di circa 18km/h, alla sera deboli da Nord-Ovest con intensità tra 8km/h e 14km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 9.7, corrispondente a 1032W/mq.

Venerdì 4 Giugno:

giornata prevalentemente serena e afosa, min 15°C, max 31°C. In particolare avremo ampio soleggiamento al mattino, bel tempo e caldo al pomeriggio, cielo sereno alla sera.

Durante la giornata la temperatura massima verrà registrata alle ore 14 e sarà di 31°C, la minima di 15°C alle ore 6.

I venti saranno al mattino deboli provenienti da Ovest-Nord-Ovest con intensità di circa 9km/h, moderati da Ovest al pomeriggio con intensità di circa 18km/h, alla sera deboli da Ovest-Nord-Ovest con intensità tra 7km/h e 12km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 9.7, corrispondente a 1034W/mq.

Meteo per Martedì 1 Giugno 2021, Castellammare di Stabia, Mercoledì 2../ Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Autostrade Siciliane, da Consiglio e Assemblea il via libera alla trasformazione

Procede con determinazione l’iter per la trasformazione del Consorzio per le Autostrade Siciliane da “ente pubblico non economico” a “ente pubblico economico”, dopo l’approvazione all’ARS del Disegno Di Legge regionale 783 e l’ok del Ministero.

Seguendo l’iter legislativo previsto, nelle ultime settimane è stato adeguato lo strumento statutario dell’ente che nei giorni scorsi ha incassato il voto favorevole del Consiglio Direttivo del Consorzio, presieduto dall’avvocato Francesco Restuccia, dalla vicepresidente avv. Chiara Sterrantino, dal consigliere arch. Sergio Gruttadauria e dal direttore generale ing. Salvatore Minaldi.

Stamane è giunto anche il via libera dell’Assemblea dei Soci per la definitiva approvazione del nuovo statuto che da domani sarà a disposizione della Regione Siciliana per la convalida definitiva, che di fatto completerà il processo di trasformazione dell’ente.

Autostrade Siciliane, da Consiglio e Assemblea il via libera alla trasformazione

La trasformazione poggia le basi sul decreto legge n. 386 del 5 dicembre 1991che prevede che gli enti di gestione delle partecipazioni statali e gli altri enti pubblici economici, nonché le aziende autonome statali, possono essere trasformati in società per azioni (con capitale interamente posseduto in questo caso dalla Regione Siciliana), ritenuto più adatto ai fini della gestione dell’impresa.

C’è grande soddisfazione all’interno di Autostrade Siciliane, e il Consiglio Direttivo esprime: <<Piena soddisfazione per l’esito dei lavori che ci portano oggi a vivere un momento storico importante, un passo epocale tanto auspicato, quanto atteso, che si inserisce nel più ampio progetto di rilancio definitivo del Consorzio, iniziato con la ripresa delle attività straordinarie di controllo e manutenzione su tutta alla rete e la ripartenza dei cantieri della Siracusa-Gela. Il nuovo Ente che nascerà, mantenendo le stesse finalità istituzionali, potrà usufruire di maggiore agilità giuridico-burocratica ed efficienza amministrativa e gestionale, rendendo la gestione più reattiva e vicina alle esigenze dell’utenza. Mantenendo l’obbligo di assicurare una gestione controllata delle risorse pubbliche, avrà l’opportunità di operare investimenti con procedure più snelle e funzionali, e risolvere finalmente tutte le anomalie giuridico contrattuali, sofferte da decenni con il personale, e sopperire alle carenze di risorse umane>>.

Tutti i dettagli verranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà la prossima settimana presso la sede del Consorzio Autostade Siciliane.

Adduso Sebastiano

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Arrestati tre spacciatori che rapinavano e picchiavano anche chi non pagava tempestivo

DI SEBASTIANO ADDUSO 31 MAGGIO 2021

Arrestati dai CC di Taormina tre spacciatori di cocaina e marijuana che gestivano il mercato della droga tra Taormina e…

 

Il 26enne era figlio di un cassiere del mandamento mafioso

26enne ucciso alla Vucciria di Palermo, era figlio di un cassiere della mafia

DI SEBASTIANO ADDUSO 31 MAGGIO 2021

Il 26enne era figlio di un cassiere del mandamento mafioso. Si indaga nel mondo della droga. Il giovane sarebbe incensurato

 

Dopo due anni di certa serenità con la gestione Like

Dopo due anni i lavoratori dell’ex Gicap supermercati temono nuovamente per il lavoro

DI SEBASTIANO ADDUSO 31 MAGGIO 2021

Dopo due anni di certa tranquillità con la gestione Like, il proposto subentro della Ergon aprirebbe a licenziamenti e spacchettamento

 

Bivaccavano, sporcavano e disturbavano. Intervenuta la Polfer di Canicattì e i CC di Licata

Bivaccavano alla stazione Fs, 3 marocchini pregiudicati dovranno lasciare il territorio nazionale

DI SEBASTIANO ADDUSO 30 MAGGIO 2021

Bivaccavano, sporcavano e disturbavano. Intervenuta la Polfer di Canicattì e i CC di Licata. La Questura di Agrigento ha emesso…

 

Denunciati dalla Polizia di Stato di Palermo

Denunciati per aggressione nei confronti di due giornalisti-fotoreporter

DI SEBASTIANO ADDUSO 30 MAGGIO 2021

Denunciati dalla Polizia di Stato di Palermo poiché avevano aggredito due giornalisti in quanto ritenevano di essere stati fotografati

Reggio Calabria. Una corona di fiori per non dimenticare

Reggio Calabria. Una corona di fiori per i giovani finanzieri che persero la vita, trent’anni fa, compiendo il proprio dovere.

Una Solenne cerimonia militare si è svolta in località Cirello Cannavà nel Comune di Rizziconi (RC), per la commemorazione del trentennale della scomparsa del V.b. Antonio AMORE e dei Finanzieri Maurizio GORGONE, Giuseppe ATTANASIO e Pierpaolo GUGLIANDOLO, a seguito di un gravissimo incidente stradale occorso nell’adempimento del proprio dovere.

Il 31 maggio di trent’anni fa, i quattro militari, poco più che ventenni, già in forza alla 2^ Compagnia A.T.PI. di Lamezia Terme, IV Sezione Operativa in Reggio Calabria, durante un servizio di ordine pubblico, furono coinvolti in un tragico incidente stradale in località Cirello Cannavà, lungo la S.S. 111, perdendo la vita.

Nello stesso luogo dell’incidente, ove è stata eretta una stele commemorativa dei 4 finanzieri, alla presenza dei familiari delle vittime del dovere e delle massime cariche delle istituzioni militari e civili della provincia, il Prefetto di Reggio Calabria, dott. Massimo Mariani, il Comandante Interregionale dell’Italia Sud-Occidentale della Guardia di Finanza, Generale Carmine Lopez ed il Comandante Regionale Calabria della Guardia di Finanza, Generale. Guido Mario Geremia, hanno deposto una corona d’alloro.

Alla cerimonia di commemorazione in suffragio delle giovani vittime con picchetto d’onore, erano presenti i rappresentanti della Sezione A.N.F.I. di Gioia Tauro e militari ATPI appartenenti al Gruppo di Lamezia Terme, all’epoca Reparto di appartenenza dei quattro giovani militari.

Successivamente, l’Ordinario Militare per l’Italia, S.E. Santo Marcianò, coadiuvato dal Cappellano militare del Comando Regionale Calabria, Don Antonio Pappalardo, ha celebrato una funzione religiosa in suffragio dei caduti, nell’area antistante alla Chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino in Cannavà poco distante dal luogo del
tragico incidente.

La commemorazione del tragico evento è stata fortemente voluta dal Comandante Regionale Calabria e dal Comandante Provinciale Reggio Calabria, affinché il sacrificio dei quattro giovani finanzieri testimoniasse, nel tempo, lo spirito di abnegazione al dovere ed alle Istituzioni, nonché la vicinanza del Corpo ai familiari dei propri appartenenti caduti nell’adempimento del dovere.

Ogni giorno vi è una triste ricorrenza, nel nostro martoriato paese ed ogni giorno sarebbe necessario commemorare e riflettere, perché la morte di tanti nostri eroi, non diventi del tutto vana e la memoria accolga e protegga, il loro spirito di sacrificio.

Reggio Calabria. Una corona per non dimenticare / Francesca Capretta / Cronaca Calabria

Reggio Calabria. 2 arresti per associazione mafiosa e tentata estorsione

Reggio Calabria. 2 arresti per associazione mafiosa, procurato incendio, tentata estorsione e detenzione di armi nell’ambito dell’operazione denominata “La Fabbrica dei Cornetti”.

Stamattina a Reggio Calabria, i Carabinieri del Comando Provinciale, a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e la DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, nell’ambito dell’operazione denominata “La Fabbrica dei Cornetti”, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale del capoluogo, nei confronti di Morabito Antonio nato a Reggio Calabria il 09.06.1980 e D’Anna Riccardo nato a Siracusa il 29.03.1993.

Nello specifico, il primo è stato ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso ed entrambi di tentata estorsione, danneggiamento mediante incendio, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo in concorso ed aggravati dall’agevolazione mafiosa.

L’attività, diretta dai Sostituti Procuratori DDA Walter Ignazitto e Nicola De Caria ha consentito al Nucleo Investigativo cittadino di mettere in luce non soltanto le azioni illecite cui gli indagati sono dediti ma anche il ruolo centrale ricoperto da Antonio Morabito nella ‘ndrangheta dell’area meridionale di Reggio Calabria. Quanto acquisito nel corso delle indagini, oltre a fornire una dimostrazione del pieno inserimento degli indagati nelle dinamiche mafiose locali, costituisce importante elemento di riscontro alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Le risultanze investigative hanno permesso di documentare come il Morabito, con l’ausilio del D’Anna, aveva inizialmente tentato di estorcere, attraverso l’invio di messaggi diretti al proprietario di un tabaccaio di Ravagnese, il consenso alla cessione della sua attività, e di fronte alle resistenze di quest’ultimo, aveva poi dato mandato al D’Anna affinché venisse appiccato il fuoco alla saracinesca dell’esercizio commerciale.

E’ stato inoltre accertato come Antonio Morabito, in ragione del suo stabile inserimento all’interno della ‘ndrangheta, fosse perfettamente in grado di procurarsi clandestinamente armi da sparo, mettendo a disposizione una di queste ad un soggetto non identificato mediante la collaborazione del sodale Riccardo D’Anna.

L’ indagine nel suo complesso ha consentito di porre sotto sequestro 2 imprese operanti nel settore della produzione e vendita di prodotti dolciari e della panificazione site a Reggio Calabria per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.

Ad esito dell’ esecuzione del provvedimento cautelare, entrambi gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Come già abbiamo avuto modo di sottolineare, si tratta di fenomeni semi sommersi ma in continuo aumento e l’opera delle DDA su tutto il territorio nazionale si dovrebbe moltiplicare, le mafie non sono affatto solo in Calabria e in momenti storici particolari come questo, guadagnano nuovo terreno, grazie alla crisi economica e sanitaria che cavalcano come esperti surfisti del crimine, ormai anche troppo ben organizzato.

Due arresti per associazione mafiosa / Francesca Capretta / Cronaca Calabria

Givova Scafati in semifinale playoff, battuta 57-76 Chieti in Gara 4

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La Givova Scafati è in semifinale nel tabellone oro del campionato di serie A2. E’ questo il verdetto del campo, dopo gara quattro dei quarti di finale playoff, che ha visto trionfare 57-76 la compagine dell’Agro, al termine di una gara praticamente mai in discussione contro la Lux Chieti, nella quale gli ospiti hanno menato le danze sin dalla palla a due e condotto sempre le ostilità (netto il predominio sotto i tabelloni), nonostante un pizzico di nervosismo e di tensione, che però è servito a tenere alto il livello di concentrazione.

Sarà l’Old Wild West Udine la prossima avversaria dei gialloblù, in virtù del rocambolesco successo conseguito contemporaneamente in gara quattro sul parquet della 2B Control Trapani (83-84).

Luigi Sergio al tiro contro Lux Chieti in gara quattro

LA PARTITA

La Givova Scafati inizia la sfida di gran carriera, con Benvenuti particolarmente ispirato (0-8 al 3’). Le triple e i piazzati di Meluzzi e Graziani valgono il contro parziale di 8-0, col quale costoro svegliano la Lux Chieti dal torpore iniziale (8-8 al 4’). Nei successivi minuti, i quintetti di fronteggiano alla pari, con botta e risposta da una parte e dall’altra, fino a quando Thomas decide di dominare il pitturato (14-21 al 9’) e di trascinare i suoi sul +10 (16-26) a fine primo quarto.

Dando fondo agli uomini della panchina, coach Finelli schiera in campo un quintetto tutto italiano, che, nonostante l’abbassamento del ritmo e della prolificità offensiva, tiene bene il campo e preserva le distanze (19-29 al 13’; 26-36 al 27’). La sapiente regia di Marino permette ai gialloblù di conservare un discreto margine di vantaggio, che permane fino allo strattone firmato da Ihedioha e Sorokas (30-36 al 18’). Gli ospiti reagiscono subito (bene Sergio) e, nelle azioni che precedono l’intervallo, mettono a segno i canestri che valgono il 33-47 di fine primo tempo.

Charles Thomas in elevazione contro Lux Chieti in gara quattro

E’ Meluzzi a suonare la carica per i biancorossi (37-49 al 22’), ma i due atleti di colore avversari decidono di fare la voce grossa e di scavare il solco tra le due contendenti (37-55 al 25’). Coach Maffezzoli dispone allora i suoi uomini a zona (bene Ihedioha) e costringe i campani a forzare dalla lunga distanza, con mediocri percentuali. In tal modo, i locali riescono a piazzare un importante break di 11-0, che vale il 48-55 al 29’. Un canestro in penetrazione di Gaines chiude però la terza frazione 48-57 (15-10 il parziale del periodo in favore dei teatini).

Le polveri di entrambe le formazioni in avvio di ultimo quarto sono però bagnate (51-60 al 33’). Ci pensa allora la mano mancina di Sergio ad alzare le percentuali di realizzazione, spalleggiato da Rossato e Gaines (51-70 al 36’, con un parziale di 0-10). La partita finisce praticamente qui. Gli ultimi minuti sono solo garbage time, non hanno molto da raccontare e servono solo per le statistiche. La Givova Scafati si aggiudica così il successo per 57-76 ed
accede in semifinale.

LE DICHIARAZIONI

Il coach Alessandro Finelli: «E’ stata una partita completamente diversa rispetto a gara tre. L’abbiamo approcciata con tutt’altro livello di energia e concentrazione. Abbiamo commesso meno errori e sbavature ed abbiamo avuto sin da subito un buon impatto, conservato poi per tutta la gara. Complimenti ai miei ragazzi per l’approccio, per la continuità e per la vittoria netta, che ci conduce in semifinale. Dopo quattro partite in otto giorni, adesso recuperiamo le energie e poi da martedì cominceremo a pensare e a lavorare in vista della prossima serie contro Udine».

I TABELLINI

LUX CHIETI – GIVOVA SCAFATI 57-76
LUX CHIETI: Sodero 2, Meluzzi 17, Lugic, Mijatovic, Graziani 4, Sorokas 15, Favali, Ihedioha 11, Bozzetto 6, Piazza 2, Mitt. Allenatore: Maffezzoli Massimo. Assistenti Allenatori: Di Paolo Giuseppe e Perricci Roberto.

GIVOVA SCAFATI: Gaines 17, Musso 6, Palumbo, Marino, Thomas 12, Cervi, Rossato 3, Sergio 19, Benvenuti 16, Cucci 3. Allenatore: Finelli Alessandro. Assistente Allenatore: Di Martino Umberto.

ARBITRI: Dionisi Alessio di Fabriano (An), D’Amato Alex di Tivoli (Rm), Martellosio Mattia Eugenio di Buccinasco (Mi).

NOTE: Parziali: 16-26; 17-21; 15-10; 9-19. Falli: Chieti 20; Scafati 28. Usciti per cinque falli: Rossato. Tiri dal campo: Chieti 15/52 (28,8%); Scafati 24/66 (36,4%). Tiri da due: Chieti 11/29 (37,9%); Scafati 13/26 (50,0%). Tiri da tre: Chieti 4/23 (17,5%); Scafati 11/40 (27,5%). Tiri liberi: Chieti 23/28 (82,1%); Scafati 17/20 (27,5%). Rimbalzi: Chieti 33 (7 off.; 26 dif.); Scafati 47 (17 off.; 30 dif.). Assist: Chieti 8; Scafati 15. Palle perse: Chieti 15; Scafati 17. Palle recuperate: Chieti 5; Scafati 6. Stoppate: Chieti 1; Scafati 3.

Sorrento nel segno di Mezavilla e Liccardi, il Casarano va KO in costiera

A mente libera si gioca meglio, a dimostrarlo un Sorrento già salvo. Per la trentaduesima giornata del Girone H la squadra rossonera ospita allo stadio “Italia” il Casarano del ritrovato mister Feola, un’autentica corazzata che però è costretta a ritornare senza punti in terra salentina. Con l’ennesima marcatura di Mezavilla e il ritorno al gol di Liccardi i costieri battono per 2 a 0 la squadra pugliese, agguantando la vittoria dopo due sconfitte e altrettanti pareggi nelle ultime quattro gare.

Un risultato decisamente inaspettato, nonostante la crisi che la squadra sta attraversando. Il team salentino è probabilmente quello che ha maggiormente deluso tra le “big” del girone campano-lucano-pugliese, trovandosi ora al di fuori della zona play-off. Cinque sconfitte e un pareggio in sei partite non è certo ruolino di marcia da squadra che ambisce alla promozione. Allo stesso tempo, vedere un Sorrento deciso e voglioso di cercare il gol lascia l’amaro in bocca per quello che questa stagione avrebbe potuto rappresentare.

LA CRONACA di SORRENTO – CASARANO

1° TEMPO

Il primo tempo scorre all’insegna dell’equilibrio sul manto dello stadio “Italia”. Il primo squillo è di marca salentina, al 12′ Giacomarro prova dalla distanza con una staffilata che termina a fil di palo. Ci pensa Sandomenico a salire in cattedra e aumentare la trazione offensiva del Sorrento. Al 19′ sugli sviluppi di un corner il numero 10 rossonero salta un avversario e cerca di servire Mezavilla, Dancona fa buona guardia e salva i suoi. Lo stesso Sandomenico è impreciso un minuto dopo, quando riceve palla da Camara al termine di un’azione pregevole dei costieri e libera lo spazio per il sinistro che sfiora il palo.

Quasi allo scadere della prima frazione Quacquarelli si ritrova tra i piedi una clamorosa palla gol, confezionata dall’estro di Rodriguez, ma a tu per tu con Scarano il giovane terzino subentrato per l’infortunato Longhi scivola e manda fuori. Nel recupero Sandomenico non riesce a sbloccare il risultato calciando alta una punizione dalla lunga distanza.

2° TEMPO

Sicuramente più frizzante è la seconda parte del match, con un’espulsione che lascia in dieci gli uomini di Feola e le due reti che regalano il trionfo ai costieri. É soprattutto Camara a mostrare il suo talento nel centrocampo rossonero. Proprio il francese al 46′, servito da Liccardi, si invola verso la porta avversaria saltando nettamente Quacquarelli in velocità per poi sbagliare il tiro finale, troppo potente e alto. Per il terzino rossoblu la sfida è stregata, poco prima del quarto d’ora l’arbitro estrae il secondo cartellino giallo a suo danno, costringendolo a lasciare con un uomo in meno la squadra ospite.

Il Casarano ha una nuova occasione per sbloccarsi con Mincica, al 67′ il suo tiro da posizione defilata scheggia la traversa. Il gol è nell’aria, ma è il Sorrento a passare in vantaggio al 69′ grazie ad un colpo di testa su calcio d’angolo del solito Mezavilla, autore di cinque gol nelle ultime sei partite e vero trascinatore dei rossoneri in questo finale di campionato.

La squadra rossoblu non sembra arrendersi, provando fino alla fine a riaprire il match. Destro da fuori di Pagliai al 78′, troppo distante per impensierire Scarano. Solo un minuto dopo il neo entrato Favetta prova una grande acrobazia servito da Mincica, il controllo è perfetto ma la sforbiciata termina fuori dallo specchio. I pugliesi protestano vistosamente anche per un possibile calcio di rigore per fallo su Ficara, che l’arbitro non ravvisa.

Nel momento migliore per degli ospiti arriva il definitivo raddoppio del Sorrento. All’84’ Camara serve uno splendido assist con un filtrante per l’accorrente Liccardi, che supera un Dancona poco convinto nell’intervento. 2 a 0 e partita in ghiaccio.

IL TABELLINO

SORRENTO – CASARANO 2-0  (69’ Mezavilla, 84’ Liccardi)

SORRENTO (4-3-3): Scarano; Somma, Cacace (76’ Fusco), Gargiulo, Masullo; Mezavilla (90’ Maranzino), Langella, La Monica (76’ Vitale); Camara, Liccardi, Sandomenico (82’ Cassata). A disp: Orazzo, Giordano, Cesarano, Esposito, Mancino. Allen: Pino La Scala

CASARANO (4-3-2-1): Dancona; Pagliai, Mattera, Lobjanidze, Longhi (15’ Quacquarelli); Feola (80’ Negri), Giacomarro; Sansone (76’ Ficara), Tascone (55’ Favetta), Mincica; Rodriguez (62’ Figliomeni). A disp. Pitarresi, Atteo, Argento, Bruno. Allen: Vincenzo Feola

Arbitro: Davide Gandino di Alessandria.

Assistenti: Danilo Giacomini di Viterbo e Niroy Emilio Gookooluk di Civitavecchia

Ammoniti: Mezavilla, Masullo, Camara (S) –  Mincica (C)

Espulsioni: Quacqaurelli (C) al 59’ per somma di ammonizione

Angoli: 5-7

Recupero: 2’pt e 4’st

Lega Pro, approvato il criterio orizzontale per la composizione dei gironi

Lega Pro, importante decisione oggi approvata all’unanimità dal Consiglio Direttivo della Lega Pro. Si ritorna al passato per ciò che concerne la composizione dei tre gironi. Si formeranno cioè tre gironi, uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud.

Se questa decisione in pratica non effetti importanti sulla composizione del Girone C che comprenderà la Juve Stabia, l’effetto è importante per gli altri due gironi. Infatti fino allo scorso anno i due giorni del Centro-Nord prevedevano una suddivisione delle squadre in verticale. Dal prossimo campionato al fine di limitare i costi derivanti dalle trasferte, si avrà un girone per il Nord e un altro per il Centro Italia oltre al Girone C destinato alle squadre del Sud Italia.

Di seguito il comunicato della Lega Pro con il nuovo criterio per la composizione dei tre gironi a partire dal campionato 2021-2022.

 

“Per la stagione sportiva 2021/2022, la formazione dei gironi del Campionato della Serie C avverrà secondo un criterio di composizione orizzontale nord/centro/sud. È quanto ha stabilito il Consiglio Direttivo della Lega Pro, riunitosi questa mattina in video conferenza. Alla base di questa decisione, votata all’unanimità, la necessità di contenere i costi, soprattutto dopo una stagione piegata dal Coronavirus, facilitando gli spostamenti delle società e riducendo il più possibile le distanze per le trasferte.

La decisione del Consiglio Direttivo è stata presa dopo un importante lavoro avviato a febbraio dalla Commissione per la composizione dei giorni che, avvalendosi del supporto di CINECA, ha fornito una base scientifica con dati e proiezioni rispetto a tutte le ipotesi al vaglio.

Data una sostanziale equiparazione tra i costi di trasferta dei 59 club in organico nella stagione 2020/2021 sulla base della configurazione attuale e quelli sulla base della configurazione orizzontale, le analisi fatte hanno invece evidenziato un aumento di circa il 20% dei costi prendendo in considerazione la suddivisione dei gironi sulla base della direttrice verticale.

Il Direttivo ha valutato anche la possibilità di un sorteggio integrale dei gironi, così come quella di un sorteggio basato su fasce di ranking. Sempre dai dati disponibili, tuttavia, è stato possibile constatare come attraverso un sorteggio la possibilità di ottenere costi complessivi superiori a quelli associati alla configurazione orizzontale fosse altamente probabile.

Il Presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, ha commentato così il lavoro fatto. “Il percorso intrapreso dalle società ha permesso di trovare una soluzione pienamente condivisa, con una decisione democratica e responsabile. La sostenibilità economico – finanziaria del sistema ha guidato qualsiasi valutazione, ringrazio il Direttivo e la Commissione perché hanno operato in modo rapido e avveduto, comprendendo il momento storico che stiamo attraversando”.

 

a cura di Natale Giusti

Ultimo capitolo della serie “La Storia che non c’è”: Strage di Bologna

Fine della compilation dei gloriosi anni 60/70/80. La strage di Bologna chiude il mitico cofanetto ma la storia che non c’è continua…

Di nuovo ai nostri anni, scomparsi dalla storia, dopo il delitto Moro, l’Italia era sotto choc e ancora non si pensava a cancellare quegli anni dalla memoria, ci si limitava al momento a depistare, far sparire fascicoli e testimoni ma ancora le armi di sterminio intellettuale e la disinformazione di massa, non erano così diffusi e radicati e i nostri livelli di attenzione, ancora alti.

Del 1976, avevo scordato l’omicidio di Pierpaolo Pasolini, uno dei più grandi poeti del nostro secolo, che subito venne infangato, come di rito, dipingendo truci scenari di perversione sessuale, per coprire il solito delitto eccellente, di un personaggio geniale, un intellettuale scomodo, che nelle interviste attaccava proprio la società dei consumi, i mezzi di comunicazione e il loro potere omologante.

Dalla sua vita stroncata, ci restano comunque raccolte di poesie, oltre venti film, testi teatrali, saggi, oltre alle solite indagini approssimative, i soliti depistaggi ad unire il suo, ai tanti casi irrisolti della nostra storia.

In quegli anni, vennero a mancare anche Mao Tse-tung ed Agatha Christie ma da noi i romanzi gialli di fantapolitica non verranno a mancare mai, benché cominciassero già inavvertitamente a calare i lettori…

Il primo computer commerciale spunta sul mercato, in alcuni stati americani, torna la pena di morte.

Vengono arrestati, stavolta definitivamente, Reato Curcio e Nadia Mantovani, tra i fondatori delle Brigate Rosse.

Curcio, sociologo, venne accusato di “concorso morale in omicidio non premeditato”, e per quello, condannato a 28 anni, dei quali ne ha scontati 25, 12 dei quali in “regime duro”.

Spero noterete la differenza di trattamento, rispetto ai mafiosi..

ai boss sanguinari responsabili di centinaia di omicidi e mai pentiti, si vuol togliere sia ergastolo che carcere duro, perché pare incivile, oltre che anticostituzionale, mentre 28 anni a chi non ha mai ammazzato nessuno, pur concorrendo “moralmente”, dovrebbero far tremare la morale di tutti, visto che quei mandanti occulti, quanto eccellenti, non hanno mai pagato niente, solo riscosso.

Anche leggersi la storia di Renato Curcio e tutta quella delle BR, potrebbe avere effetti positivi e scatenare nuove sinapsi, del resto, avete notato che proprio adesso sono di nuovo tornati agli onori delle cronache, quelli finora ospitati in Francia? Meditate gente.

Nel ’91, l’allora presidente Cossiga, propose la grazia per Renato Curcio.

Persino il grande Indro Montanelli, che nel ’77 venne “gambizzato”dalle BR, si espresse in modo positivo.

Partirono invece raffiche di polemiche finché Andreotti non spinse Claudio Martelli, allora ministro di grazia e giustizia ad evocare a sé tale decisione, attraverso un ricorso, al quale rinuncio’ non appena la faccenda fu al suo posto, sotto il tappeto…

In quegli anni esistevano ancora gli scandali e qualcuno che si scandalizzata, quindi si potevano persino buttare giù i presidenti, almeno ad un certo, punto.

Non era avvenuto solo nella (sic) civile America ma anche noi potemmo assistere contenti alla cacciata del nostro Leone, che venne costretto alle dimissioni, cose impensabili oggi.

Vivemmo anche l’anno dei tre papi, per via della scarsa durata del mandato di papa Luciani, di soli 33 giorni. Parè che sbianco’ in volto alla notizia dell’omicidio di Ivo Zini, altro militante comunista trucidato dai neofascisti e poi morì, forse a causa di un infarto, come sempre, “di sicuro, c’è solo che è morto”.

La sconfitta dei mondiali in Argentina, e il mito di Maradona, ci regalarono un colorito anticipo, uno sguardo sulla popolazione del futuro e gli interessi che manifesteranno.

L’America c’è la racconta “Happy days” e l’Italia si riempie di Fonzie, cominciando ad incarnare i nuovi miti che vengono proposti, dopo Barbie e Ken, il sogno del camper e del motoscafo, cresce nei bambini borghesi, futura classe dirigente.

Pippi scopre uno strano grembiulino nero nell’armadio del babbo, il benessere si espande, la ditta cresce, le feste della Loggia di Firenze.

Non poteva pensare che i massoni fossero il demonio, perché suo padre non lo era ma ugualmente lo vide cambiare, diventare quasi spregiudicato, comunque ben inserito.

Proprio quello che lei non sarà mai, quindi provvide ad inventarsi un papà meraviglioso, a suo gusto, quanto inesistente, proprio come quello della Pippi del suo mito.

Qualcuno devi pur salvare, le disse la psicanalista che la chiamava “la sua foglia al vento, priva di rami e radici”… ma della massoneria, vi parlerà Pippi direttamente in uno dei suoi prossimi articoli.

Nel ’79 le Br uccidono un sindacalista, Giudo Rossa, il mondo operaio si oppone con una gigantesca manifestazione, un commando di Prima linea, uccide invece il giudice Emilio Alessandrini che da anni indagava sulla pista neofascista per la strage di Piazza Fontana, per la quale dettero l’ergastolo ai neofascisti Freda, ventura e Giannettini, con l’esclusione infine della pista depistante, quella di Valpreda e gli anarchici.

Michele Sindona, in America, viene incriminato per la bancarotta della Franklin nazional bank, mentre da noi, lasciamo stare, che non c’è spazio sufficiente, ci vorrebbero vari volumi, non un articolo e volendo, ne troverete molti anche su questa incredibile fantastoria, che naturalmente vi consigliamo sempre, perché giova alla vista.

Intanto ci puppiamo da bravi il 5° governo di Giulio Andreotti, non so se mi spiego ma spero di sì e viene assassinato il giornalista Mino Pecorelli, avvocato e scrittore col vizio dell’intelligenza e della ricerca della verità. Neanche a dirlo divenne subito un morto eccellente, lo capisci dai depistaggi, dalle assoluzioni e dai misteri di rito.

Vennero accusati Licio Gelli, bono anche quello, comunque dichiarato estraneo ai fatti, “Cosa Nostra”, Massimo Carminati proveniente dalla banda della Magliana e dai NAR, lo stesso di Mafia Capitale, che tanti politici in carica hanno dovuto annoverare fra i “cari amici” nelle aule di tribunale e volendo su you tube trovate anche quei processi.

Carminati prende in appello nel 2018 una condanna a 14 anni e sei mesi ma la Cassazione, puntualmente lo assolve e anche lui è libero.

Insomma quando le dicono tutte è per non dire l’unica vera.

Il Grande Collaboratore di Giustizia, Tommaso Buscetta, il primo a parlare in tribunale dei collegamenti fra mafia e politica, spiegò bene come l’omicidio di Pecorelli, avvenne “in favore” di Giulio Andreotti con Badalamenti e Calò materiali mandanti e indicando Barbera e Carminati come gli esecutori materiali.

In ogni caso, anche su questo argomento troverete libri ed ogni sorta di informazione sul web, risparmiando per sempre, su quei banali “gialli” altrui.

Terroristi rossi e presunti tali, vengono arrestati o giustiziati ovunque, il “garantismo” nasce a tutela nostra, ma poi si sono fregati pure quello.

In Inghilterra invece, eleggono la prima donna a primo ministro, Margaret Thatcher, da noi la prima presidente della camera dei deputati, una comunista, Nilde Iotti.

L’anno seguente, il 1980, viene ucciso dalla mafia Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia, il quale stava inserendo in giunta regionale anche il PCI, il che porto’ ad aggiungere anche il suo ai “delitti politici” siciliani come quello di Michele Reina e Pio La Torre sui quali indago’ anche Giovanni Falcone definendoli come inseriti in un contesto di cooperazione fra estremisti di destra e “cosa nostra”.

Intanto Washington boicotta le olimpiadi di Mosca, i comunisti “mangiano i bambini” anche da noi, perché sono i nemici dell’America e loro hanno salvato noi dal fascismo. Logico no?

Per noi non fa una grinza,

  1. intanto calano i cantautori e Toto Cotugno comincia a cantarci come deve essere un italiano vero.
  2. Le Br uccidono il vice presidente del CSM, Vittorio Bachelet,
  3. Prima Linea il giudice Guido Galli,
  4. scoppia lo scandalo del calcio scommesse, col denaro si compra tutto, anche i risultati sportivi.
  5. Viene ucciso anche il giornalista Walter Tobagi. La brigata 28 Marzo rivendica l’atto.
  6. Arrestano Sindona in America e viene indiziato anche per il delitto Ambrosoli.
  7. Nei cieli di Ustica,scompare dai radar e dalla verità, un Dc9 dell’Itavia. Nessun superstite nessuna giustizia per le 81 persone uccise.

Poi il terribile 2 Agosto.

Ve l’ho detto, loro amano questo mese per destabilizzare il paese e in quello del 1980, vollero esagerare.

Alle 10,25 una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna.

Vi diranno che sarà l’ultimo atto della “strategia della tensione” ma ovviamente non è così. 85 morti e oltre 200 feriti non furono sufficienti ancora una volta.

Tanti altri attentati, serviranno ancora a delineare il giusto cammino per le greggi, per non saltare in aria, non siamo ancora abbastanza “tesi” per invocare a grande voce il ritorno del fascismo e della mafio-massoneria, quasi ma non del tutto, si potrebbero prevedere nuovi effetti speciali.

Pippi scuote la testa, ripetendo ossessivamente frasi del tipo, “a questi li hanno messi fuori gioco, altro che calcio, non gliene frega niente, non capiscono una mazza, siete sicuri che non sia stato Poggiolini coi suoi vaccini?” Credo si riferisca al qualunquismo dilagante nel quale sguazzare felici, pur senza paperella, l’importante è accontentarsi.

Invece Pippi, che è un’accanita sostenitrice del suicidio consapevole, come unica possibilità rimasta per esercitare la propria volontà in una vita comunque non scelta, altrettanto afferma che non vi sia niente di male nell’esperienza in sé di venire al mondo, aprendo gli occhi su nuove realtà, tutte da osservare, da capire.

Per lei con il problema della lettura compulsiva, il mondo è ancora pieno di tante cose meravigliose, tutte da scoprire…

Lo scorso Aprile, col tempismo che ci contraddistingue, ha preso il via l’ennesimo processo alla ricerca dei mandanti della strage di Bologna.

Sono passati solo 41 anni e non tutti sono ancora morti.

L’ex generale del Sisde, Quintino Spella accusato di depistaggi, ad esempio ce l’ha fatta a morire prima, stavolta toccherà alla primula nera Paolo Bellini, stare dietro la sbarra per unirsi forse alla Mambro, il Fioravanti e gli altri estremisti neri, già condannati.

L’ex carabiniere Segatel, risponderà di depistaggi, a sua volta… una sardina ci sta sempre bene, dappertutto, ti fa sentire il sapore del mare…

Inclusi nell’indagine anche i presunti mandanti, tutti morti come il capo della P2 Licio Gelli, Ortolani suo braccio destro, il capo dell’ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno Federico Umberto Damaso e il direttore del “Borghese” Mario Tedeschi.

La vita l’hanno avuta in pace; speriamo che almeno da morti, qualcuno li torturi davvero, i veri mandanti, quelli che da vivi, sono comunque e sempre innocenti, persino indignati.

Per questo Pippi, nota eretica, portabandiera della gnosi, oggi confessa di accarezzare il cattolicesimo, per via del giudizio divino, come diceva la psicanalista, almeno una speranza te la devi lasciare e quindi lei li vede tutti dentro blocchi di ghiaccio danteschi, nudi come bruchi e ben visibili.

Un concetto di inferno più vicino a lei, visto che siamo noi quelle abituate a bruciare fiere negli autodafe’, nella pubblica piazza, fra i delatori, gli invidiosi, i prelati dell’Inquisizione e il popolino accondiscendente, convinto dai potenti che debbano a loro la propria miseria, per il malocchio lanciato sulla mucca…

Quante storie ci siamo lasciati raccontare, perché non volete conoscere quella vera, proprio quella che non c’è?

A mille ce n’è, nel mio mondo di fiabe da narrar…

COLLEGATE.

La Storia che non c’è:

Ultimo capitolo della serie “La Storia che non c’è”: Strage di Bologna / Francesca Capretta / Redazione

Il Tabacco e gli effetti legati alla pandemia da Covid

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La strategia per affrontare il problema del tabacco e degli effetti legati alla pandemia da Covid-19 che sono potenzialmente mortali

In occasione del 31 maggio, giornata mondiale senza tabacco, l’OMS ha lanciato una campagna chiamata “impara a smettere” ed è intervenuta sull’argomento nel 23esimo convegno nazionale tenutosi lo stesso giorno.

L’associazione ha divulgato i dati riguardanti il consumo di tabacco a livello nazionale; secondo tali dati, il tabacco risulta essere la principale causa di dipendenza e di mortalità prevenibile.

Essi riportano inoltre che il tabacco causa oltre 93mila morti, un numero sconvolgente se rapportato ai costi diretti e indiretti a esso legati (circa 26 miliardi di euro).

Negli ultimi anni, studi dell’ISTAT hanno rilevato che attualmente il consumo di tabacco concerne la fascia 25-34 anni per gli uomini, mentre per le donne la fascia d’età maggiormente interessata va dai 55 ai 59 anni.

L’immissione nel mercato delle sigarette elettroniche non ha fatto altro che peggiorare la situazione, passando dall’utilizzo di quest’ultime per ridurre man mano il consumo di tabacco alla diffusione di ulteriori problematiche relative a sostanze potenzialmente nocive presenti al loro interno.

L’OMS ha da tempo ormai affermato che il tabacco non ha alcun effetto preventivo o lenitivo nei confronti dell’infezione da covid-19, informando la popolazione che i fumatori sono soggetti a rischi maggiori di forme gravi di infezione.

A tal proposito, esistono numerose iniziative atte ad aiutare queste persone ad eliminare la loro dipendenza in un percorso che potrà donare loro diversi benefici, sia immediati che nel lungo termine.

Il 6 agosto 2020, è stato approvato il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-25 il cui scopo è la promozione di uno stile di vita sano e attivo e l’adozione di scelte mirate a garantire la salute individuale e collettiva di tutto il territorio nazionale

Il Tabacco e gli effetti legati alla pandemia da Covid/Antonio Cascone/redazione

Arrestati tre spacciatori che rapinavano e picchiavano anche chi non pagava tempestivo

Arrestati tre spacciatori che rapinavano e picchiavano anche chi non pagava tempestivo

I Carabinieri della Compagnia di Taormina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica della città dello Stretto, nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione.

Il provvedimento cautelare è stato emesso nei confronti di: Luca Torre 36enne di Calatabiano, Giuseppe Messina, 38enne di Piedimonte Etneo e Cateno Russo, 40enne di Mascali. Altri due residenti nelle stesse zone sono indagati in stato di libertà.

Il Torre e il Messina sono stati rintracciati rispettivamente nelle province di Catania e Trapani e sono stati ristretti agli arresti domiciliari nelle proprie abitazioni, mentre Russo si trovava già ristretto nel carcere di Vibo Valentia per altri reati.

LE INDAGINI

L’operazione denominata ‘La Torre di Messina’ ha disarticolato una rete di distribuzione di sostanze stupefacenti operante a Taormina e Giardini Naxos, in prossimità di alcuni locali della movida notturna.

Le investigazioni sono iniziate nell’agosto 2017 dopo la denuncia sporta da un 24enne per una violenta aggressione subita nella notte del 3 agosto, mentre si trovava nel centro di Taormina.

In quell’occasione la vittima si era presentata alla Stazione Carabinieri della “Perla dello Jonio” con una vistosa ferita al volto, riferendo di essere stata avvicinata da tre soggetti che dopo avergli intimato di seguirli nel vicino parcheggio di Porta Catania, luogo appartato e lontano da occhi indiscreti, lo avrebbero percosso e si sarebbero impossessati del suo portafoglio con all’interno una somma di 40 euro.

Arrestati tre spacciatori che rapinavano e picchiavano anche chi non pagava tempestivo

L’aggressione, a seguito della quale la vittima aveva riportato delle lesioni giudicate guaribili in 30 giorni, era scaturita dal tentativo di riscossione di un debito di 80 euro che la vittima aveva maturato nei confronti degli aggressori per l’acquisto di un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, avvenuto alcuni mesi prima in un locale di Giardini Naxos.

Attraverso le immagini di telecamere di videosorveglianza ubicate in quell’area, i Carabinieri sono risaliti agli autori della violenta aggressione I successivi approfondimenti investigativi avviati hanno consentito di accertare come gli stessi, unitamente ad altri complici successivamente individuati, fossero dediti al traffico di sostanze stupefacenti nel territorio di Taormina, Giardini Naxos e comuni limitrofi.

Gli indagati erano soliti acquistare la sostanza stupefacente, cocaina e marijuana, dalle piazze catanesi per poi spacciarle al dettaglio nei pressi di noti e frequentati locali della movida di Taormina e Giardini Naxos, oppure consegnarli a domicilio in favore di acquirenti abituali.

Arrestati tre spacciatori che rapinavano e picchiavano anche chi non pagava tempestivo

Il ricorso alla violenza e all’intimidazione per regolare i conti connessi con il narcotraffico non era affatto sporadico da parte degli indagati.

Eloquente della violenza del gruppo criminale anche una seconda vicenda ripresa anch’essa dalle telecamere di videosorveglianza installate nelle vicinanze, verificatasi nel novembre del 2017, allorquando i tre degli indagati hanno picchiato un altro giovane colpito con schiaffi e pugni il quale aveva ritardato troppo nel saldare i debiti contratti per l’acquisto di stupefacente.

UN’ALTRA RECENTE OPERAZIONE ANTIDROGA DEI CARABINIERI A TAORMINA E D’INTORNI

28 Aprile 2021 Blitz antidroga nei locali notturni di Taormina e Giardini Naxos, 26 arresti”. I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, con l’operazione Alcantara, avevano dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica – D.D.A. di Messina, guidata dal Procuratore Maurizio de Lucia, nei confronti di 26 persone accusate a vario titolo dei delitti di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. L’indagine ha interessato una rete di distribuzione della droga che operava nelle località turistiche messinesi di Taormina e Giardini Naxos e in vari centri urbani della valle dell’Alcantara. Complessivamente sono stati sequestrati circa 2,5 kg di marijuana, 40 gr di cocaina e 20 gr di hashish. Le successive verifiche sviluppate dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Taormina hanno consentito di individuare la struttura di due organizzazioni criminali dedite alla distribuzione sul territorio di sostanze stupefacenti, la prima operante nel territorio di Gaggi e nella valle dell’Alcantara, la seconda a Giardini Naxos e Taormina. Dei 26 arrestati 16 erano ragazzi tra i 18 e i 24 anni. In un’occasione uno dei componenti dell’organizzazione era stato pestato da alcuni giovani perché voleva dissociarsi e non fare parte più della banda. Il giovane era stato colpito (come si vede nelle immagini del video nell’articolo) anche con un bastone mentre si trovava in prossimità di un locale.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

26enne ucciso alla Vucciria di Palermo, era figlio di un cassiere della mafia

26enne ucciso alla Vucciria di Palermo, era figlio di un cassiere della mafia

Un giovane di 26 anni, Emanuele Burgio, è stato ucciso a Palermo in via dei Cassari – a pochi passi dalla Vucciria un noto mercato generalista della città – dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco. Inutile il trasporto in ospedale, dove è stato constatato il decesso.

CHI ERA

La vittima è il figlio di Filippo Burgio, cassiere del mandamento mafioso del boss Gianni Nicchi, già condannato e detenuto. Filippo Burgio era stato coinvolto nell’operazione dei Carabinieri Hybris del 2011 e condannato con pena definitiva a 9 anni di reclusione. Tra le prime ipotesi quelle di un regolamento di conti interno alla malavita, seppure il giovane sarebbe incensurato.

L’ESECUZIONE

A freddare Burgio sarebbe stato un commando di tre persone arrivate in scooter. Un vero e proprio agguato, dunque, e non certo una rissa come si pensava in un primo momento.

DISORDINI IN OSPEDALE ALL’ARRIVO DELLA SALMA

Soccorso da alcuni familiari il 26enne è stato portato nel pronto soccorso del Policlinico di Palermo. Le sue condizioni erano però gravissime. Appena si è sparsa la voce dell’accaduti in ospedale sono arrivate circa trecento persone tra familiari e amici i quali volevano vedere il corpo di Emanuele Burgio a tutti i costi così creando dei disordini. La Polizia di Stato ha dovuto faticare per fare ritornare situazione alla normalità.

LE INDAGINI

Le indagini sono condotte dalla Squadra mobile di Palermo, che cerca testimoni in una zona di solito frequentata per via della movida. Secondo qualche ipotesi si tratterebbe di uno scontro per il controllo dello spaccio di droga, in particolare di cocaina.

26enne ucciso alla Vucciria di Palermo, era figlio di un cassiere della mafia

I poliziotti della Squadra Mobile hanno portato in Questura per interrogarle una serie di persone. Si tratterebbe di uomini del quartiere del Borgo Vecchio con cui la vittima aveva avuto dei contrasti.

La nonna di Burgio avrebbe puntato il dito proprio su persone del rione popolare di Palermo come possibili responsabili del delitto. Le immagini delle videocamere della zona, al vaglio da ore, hanno ripreso in azione un commando di tre persone. Secondo i primi accertamenti, Burgio già nei giorni scorsi avrebbe avuto violenti scontri per contrasti sulla gestione delle piazze di spaccio della droga.

L’OPERAZIONE HYBRIS DEI CARABINIERI DI PALERMO NEL 2011

Nel luglio 2011 i Carabinieri misero in ginocchio la mafia di una grossa fetta della città di Palermo. L’operazione Hybris del Reparto operativo e del Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri ricostruì la rete del pizzo e la catena di connivenze che aveva protetto la latitanza del boss Gianni Nicchi. Mentre gli davano la caccia, il giovane boss alla guida del mandamento di Pagliarelli trascorreva le vacanze a San Vito Lo Capo e ad Amantea, in Calabria, in compagnia della fidanzata e del figlio. In carcere finirono, innanzitutto, gli uomini che guidavano la cosca che inglobava le famiglie di Pagliarelli, Calatafimi, Borgo Molara e Rocca-Mezzo Monreale.

Ps:

Il 26enne era figlio di un cassiere del mandamento mafioso. Il giovane incensurato ucciso per una lite dopo un incidente stradale

PALERMO: LA POLIZIA DI STATO FERMA I PRESUNTI AUTORI DI UN OMICIDIO ALLA VUCCIRIA

 Nella notte appena trascorsa, la Questura di Palermo ha eseguito un provvedimento di Fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo a carico di ROMANO Matteo, palermitano classe 1982, del fratello ROMANO Domenico, palermitano classe 1972 e del nipote ROMANO Giovanni Battista, palermitano, classe 1992, figlio di Domenico. I tre sono i presunti autori dell’omicidio di BURGIO Emanuele, ucciso a colpi di arma da fuoco tra i vicoli della Vucciria, tra via dei Cassari e via dei Tintori, la notte tra domenica e lunedì scorsi.

Sul luogo del delitto, dopo il primo intervento delle Volanti, giungeva sul posto personale della Squadra Mobile, che dava avvio alle indagini, serrate e complesse, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Palermo, finché, attraverso l’analisi articolata delle immagini registrate da oltre una decina di impianti di video sorveglianza che gli investigatori verificavano accuratamente incrociandone i dati per ricostruire l’accaduto, alle prime ore di oggi, i ROMANO venivano fermati in quanto ritenuti presunti responsabili dell’assassinio del giovane BURGIO.

Le prime risultanze investigative ricostruiscono l’omicidio del giovane palermitano come l’estremo epilogo di una contesa sorta poco tempo prima, innescata da uno screzio banale che avevano ingaggiato la vittima e uno degli odierni arrestati, ROMANO Giovanni Battista, a quanto pare legato a un diverbio stradale. Quella contesa, che sembrava sopita, riesplodeva senza una ragione apparente tra i vicoli della Vucciria la notte scorsa e stavolta coinvolgeva più contendenti. La banalità da cui scaturiva lo screzio trovava il suo epilogo tragico quando, dopo una breve discussione, il Matteo ROMANO impugnava una pistola e faceva fuoco contro il BURGIO Emanuele, che tentava invano di scappare ma non riusciva a percorrere che poche decine di metri. Il BURGIO, ferito da più colpi di pistola, che lo attingevano al torace e alle spalle, veniva trasportato in ospedale ma decedeva poco dopo il ricovero.

Il complesso degli elementi indizianti nel frattempo raccolti e messi in ordine induceva la Procura della Repubblica ad emettere un fermo di indiziato di delitto a carico dei ROMANO, che venivano tratti in arresto dagli agenti della Squadra Mobile.

Giova precisare che gli odierni fermati sono, allo stato, indiziati in merito al reato contestato e che le loro posizioni saranno definitive solo dopo l’emissione di una, eventuale, sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

San Felice a Cancello: arresto per estorsione con metodo mafioso

San Felice a Cancello: eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso. VIDEO

San Felice a Cancello: arresto per estorsione con metodo mafioso

San Felice a Cancello (CE)- E’ di questa mattina la notizia della messa in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di Luciano Cioffi, gravemente indiziato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione alla misura emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, a seguito degli accertamenti.

Nel corso delle indagini, avvenute nei mesi di aprile e maggio 2021, supportate dall’analisi di sistemi di videosorveglianza e dalla verbalizzazione di testimoni, sono stati raccolti gli elementi probatori a carico del pregiudicato Cioffi, classe ‘68.

E’ stato dunque dimostrati che Cioffi utilizzando metodi tipici di sodalizi criminali di stampo camorristico, nei mesi indicati avrebbe cercato di estorcere alla vittima, un imprenditore edile napoletano titolare di un cantiere a San Felice a Cancello (CE), una somma di denaro.

 

 

La lotta all’estorsione è una costante ormai da anni, specialmente quella a discapito dei piccoli commercianti che in questi anni di pandemia hanno sofferto di considerevoli perdite economiche.

Resta dunque fondamentale il celere intervento delle Forze dell’Ordine, che siano capaci di investigare prontamente cosicché da “salvare in tempo” le vittime.

Ai cittadini in difficoltà che si ritrovano loro malgrado, incatenati ai raggiri degli estorsori, la forza di trovare il coraggio di chiedere aiuto, senza vergogna…

Alla Politica, trovare il modo di far si che nessuno si corra il rischio di rimanere intrappolato in queste “manette”.

Stéphanie Esposito Perna / Redazione Campania 

 

Taglialatela: “Oggi l’Ischia è una bella realtà grazie al presidente D’Abundo”

ECCELLENZA- POST GARA ISCHIA PIANURA: il commento sulla vittoria del direttore generale Taglialatela

L’Ischia fa suo il big-match al “Mazzella” superando per 2-1 il Pianura. Al triplice fischio dell’arbitro è festa grande in campo e soprattutto in curva agricola denominata così dai tifosi gialloblu. I supporters si sono recati all’esterno dello stadio per festeggiare la grande vittoria che è valso il primo posto nel gironcino b di questo mini-torneo di Eccellenza elogiando così tutta la squadra e l’intero staff.

E’ un’atmosfera incredibile quella che si respira con emozioni forti che non si vedevano da tempo. Tra i festeggiamenti abbiamo intervistato ai nostri microfoni il direttore generale Pino Taglialatela. Le sue prime parole: “ho la pelle d’oca”. Questi ragazzi si sono inventati una curva-pensiero rivolto ai tifosi. “Quello che noi facciamo è per loro”. Meritano tutto questo.

L’Ischia ha una grande tradizione e pian piano, con tanta fatica e con tanti sforzi, stiamo cercando di portarla dove merita-dichiara Batman. Queste sono partite che entrano nella storia. L’Ischia sta ritornando dove merita. Faccio i complimenti al Pianura, si è visto che hanno un’organizzazione pazzesca e questo fa capire l’impresa che è stata fatta dai ragazzi e dal mister che come al solito si è dimostrato un fuoriclasse. Non era facile vincere contro una squadra così attrezzata e organizzata. Billone Monti ancora una volta avuto ragione lui, ed ha fatto la differenza.

Queste sono partite difficili, gare da uomini che possono dare una svolta ad una stagione. Vedo tanta passione, queste categorie esprimono calcio vero. Si sono confrontate squadre molto competitive che fanno avvicinare la gente, i tifosi al calcio”.

Il direttore generale fa un elogio a tutto lo staff che lavora come si vuol dire dietro le quinte: i collaboratori tecnici, i due preparatori atletici, il preparatore dei portieri, i massaggiatori e tutti. Questo è tutto merito loro. Ci seguono, facendo dei sacrifici specialmente quando il campionato era fermo. Noi però non ci siamo mai fermati e i risultati si stanno vedendo. Alla fine il lavoro paga sempre”.

Un’Ischia concentrata ed attenta dove ha concesso davvero poco a un reparto offensivo come Grezio,Pisani,Cirelli e Signorelli. “C’è da fare soltanto i complimenti a questi ragazzi che hanno tenuto duro fino alla fine. Hanno rispettato alla lettera le direttive dell’allenatore, concedendo poco. Taglialatela aggiunge- Se siamo qui a parlare di un’Ischia matematicamente prima in classifica, bisogna ringraziare anche il Real Forio che ha fatto quell’impresa battendo in casa il Pianura. La vittoria sul Pianura ci consentirà di preparare al meglio la fase finale di domenica, anche se c’è da onorare l’impegno di mercoledì con il Napoli United, dove ho sentito il mister che ha detto che ci sarà qualche cambio con qualche calciatore che finora ha avuto poco spazio”.

A Taglialatela non possiamo non chiedere se ad iniziato campionato, si aspettava l’Ischia qualificata alla fase finale con una giornata di anticipo e soprattutto in prima posizione? “Sarei pazzo a dire di sì. Credo nei ragazzi, in un campionato a lungo termine ero sicuro che sarebbero usciti fuori alla distanza”.

Una vittoria tutta targata con il logo made in Ischia…“Ribadisco che il presidente ci tiene a fare una squadra isolana. Qualcuno storce il naso dicendo che a Ischia non ci sono talenti. Oggi in tribuna c’era un possibile acquisto per la prossima stagione? Si..noi ci muoviamo già in anticipo, stiamo facendo delle valutazioni e stiamo lavorando in vista della nuova stagione. L’artefice principale di tutto questo è il presidente che ci lascia lavorare, ci lascia tranquilli, non ci fa mancare niente ed oggi se l’Ischia è una bella realtà è grazie a lui”.

In un anno di tanti sacrifici sicuramente questa è una grande vittoria. Avete già avviato le pratiche con il comune di Ischia per quanto riguarda l’ingresso allo stadio per tifosi? Oggi (domenica) in una struttura del genere come il “Mazzella” non poter ospitare i tifosi è paradossale, ricordando che dal 2 giugno sarà consentito l’accesso ai tifosi come da decreto. “Ci sono problemi all’impianto antincendio, più qualche altro che riguarda tutti altri settori. Abbiamo appreso che ci sarebbe la possibilità di far entrare tra i 100 e i 150 spettatori, il resto ancora fuori. Il presidente ci tiene alla sicurezza. Vediamo cosa si potrà fare per avere il pubblico sugli spalti”.

S.V.

Juve Stabia, è morto Giovanni Schettino, grande centrocampista anni ’70

Juve Stabia, una tristissima notizia ha scosso nelle prime ore della mattinata l’ambiente stabiese e in particolar modo dei tifosi stabiesi, soprattutto quelli che hanno vissuto la Juve Stabia degli anni ’70. E’ scomparso infatti uno dei giocatori simbolo di quella squadra degli anni ’70 che tanto bene fece e che dopo averla sfiorata per due volte nel 1974-75 e nel 1976-77, approdò finalmente in Serie C2 vincendo il campionato 1978-79.

Giovanni Schettino, stabiese doc,  era un centrocampista della Juve Stabia dal piede sinistro molto educato e a dir poco magico. Ha militato tra le Vespe dalla stagione 1974-75 fino alla stagione 1979-80. Sempre belli i diversi suoi gol su calcio piazzato con quel sinistro potente che faceva rabbrividire i portieri avversari. Ma nella mente dei tifosi della Juve Stabia dell’epoca resterà indelebile soprattutto un gol. Nella partita contro la Pro Cavese (2-0 per la Juve Stabia) della stagione 1976-77 infatti Schettino realizzò un gol sensazionale, come qualche anno dopo li avrebbe fatti solo Massimo Palanca del Catanzaro, direttamente da calcio d’angolo. Quel gol fu importantissimo perchè in quella stagione 1976-77 la Juve Stabia lottò punto a punto con la Pro Cavese e perse il campionato solo all’ultima giornata quando a Potenza le Vespe persero per 1-0, complice una papera del portiere Elefante, e i metelliani vinsero il rispettivo match sopravanzando quindi la Juve Stabia di soli due punti.

Giovanni Schettino era anche nella squadra che qualche anno prima, nella stagione 1974-75, lottò per tutto il campionato con il Potenza del bomber Scarpa fino allo spareggio del S. Nicola di Bari per la promozione in terza serie. Quel giorno i sogni dei tifosi della Juve Stabia si infransero al 113° minuto nel corso del secondo tempo supplementare proprio a causa di un gol di Scarpa per il Potenza.

Compagni di squadra di Giovanni Schettino furono in quegli anni, fra gli altri, gli indimenticabili Giovanni Fumarola che ancora oggi detiene il record storico assoluto di segnature con la maglia gialloblè, Carrano, Portelli, Cesari, Annunziata, De Biase, Fazzi, Iancarelli, i compianti De Simone e Lusuardi e tantissimi altri che hanno fatto la storia del sodalizio gialloblè in quei favolosi anni ’70.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Giovanni Schettino ha anche collaborato con Gennaro Olivieri, all’epoca allenatore della Nazionale Militare italiana.

Tutta la redazione di ViViCentro.it si unisce al dolore dei familiari di Giovanni Schettino, che resta in assoluto uno dei più importanti talenti che il calcio stabiese abbia mai prodotto nel corso degli ultimi 50 anni.

 

a cura di Natale Giusti 

 

 

 

 

 

Dopo due anni i lavoratori dell’ex Gicap supermercati temono nuovamente per il lavoro

Dopo due anni i lavoratori dell’ex Gicap supermercati temono nuovamente per il lavoro

Ci eravamo occupati delle difficoltà in cui si era venuta a trovare la Gicap supermercati di Messina con 52 punti vendita tra Calabria e Sicilia (19 Maggio 2019 In difficoltà azienda messinese con centinaia di lavoratori).

Attraverso la procedura di concordato preventivo a tutt’oggi non ancora conclusa, era subentrata in affitto nella gestione la Like Sicilia, azienda avente i marchi ILS e Qui Conviene, controllata da una più grossa società del Sud-Italia, la Apulia Distribuzione. Tale succedo aveva in parte rasserenato i lavoratori sul mantenimento del posto di lavoro tanto che nessuno da allora è stato licenziato e risulterebbe anche ci sia stato l’anno passato un adeguamento del contratto di lavoro.

Adesso dopo due anni si ripresenta il problema poiché il contratto della Like Sicilia scadrebbe il 18 giungo. Sembrerebbe tuttavia ci sia una proposta di continuità da parte di quest’ultima con mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

Però sembra che sia stata anche presentata al Giudice delegato del Tribunale fallimentare di Messina e ai Commissari giudiziari, una proposta dalla ex Gicap e dalla Ergon – una Società Consortile con sede amministrativa a Ragusa concessionaria del marchio Despar, Altasfera e Ard Discount – per un rimpiazzo nell’affitto della gestione per i prossimi quattro anni.

Dopo due anni i lavoratori dell’ex Gicap supermercati temono nuovamente per il lavoro

Senonché si apprende dai comunicati dei sindacati di categoria, di cui di seguito si riportano i contenuti, che la Ergon chiede: il licenziamento di circa 100 lavoratori sugli oltre quattrocento attualmente in forza; la rinegoziare in deroga al Contratto Nazionale le attuali condizioni contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori; un margine per operazioni societarie successive di vendita, subaffitto o restituzione a Commerciale GiCap s.p.a di singoli punti vendita considerati antieconomici.

Quest’ultima condizione ci pare di capire significherebbe uno spacchettamento dei vari punti vendita affidandone la gestione ad aziende, si ritiene, consorziate della Ergon. Una suddivisione quest’ultima della rete di vendita che di tutta evidenza creerebbe piccole realtà con possibili disparità di trattamento tra lavoratori e rischierebbe di far perdere i diritti conquistati in questi due anni di gestione Like.

Sulla questione sono intervenuti congiuntamente i segretari generali della Filcams CGIL Messina, Giselda Campolo e della Uiltucs Messina, Francesco Rubino «La proposta di Ergon, infatti, annuncia un esubero di oltre 100 lavoratori e anticipa la richiesta di rinegoziare, in deroga al Contratto Nazionale, le attuali condizioni contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori. Inoltre si tiene margine per operazioni societarie successive di vendita, subaffitto o restituzione a Commerciale GiCap s.p.a di singoli punti vendita considerati antieconomici. Questo potrebbe dare via a una operazione di suddivisione della rete vendita che creerebbe piccole realtà con possibili disparità di trattamento tra lavoratori e rischierebbe di far perdere i diritti conquistati in questi due anni di gestione, una vera macelleria sociale”. “Stiamo parlando di oltre 400 famiglie – continuano Campolo e Rubino – che hanno già dovuto subire deroghe al loro contratto di lavoro con pesanti ripercussioni sulle loro retribuzioni. Quanto sopra subito dai dipendenti – su scelte economiche/commerciali certamente non da loro effettuate -, ha comportato gravissime sofferenze al bilancio familiare degli stessi, sofferenze solo di recente risolte con il mantenimento degli impegni presi, da parte della Like Sicilia in sede di accordo sindacale, che hanno riportato a serenità contrattuale ed economica tutti i dipendenti. Con questa ultima richiesta di GI.CAP. alle lavoratrici ed ai lavoratori appare una situazione in cui sembra che le sorti della rete di vendita, e della stessa risoluzione della procedura fallimentare venga, di fatto, pagata dagli stessi lavoratori. Non vorremmo che eventuali futuri interlocutori possano provare a indebolire e smantellare questo sistema di diritti. Le politiche economiche aziendali non devono più essere pagate dai lavoratori. Un piano industriale deve prevedere il rilancio della rete vendita e non la contrazione del costo del lavoro. Oggi siamo in una fase protetta, in cui siamo certi ci sarà un ponderato intervento del Tribunale nella risoluzione di una vertenza che tocca un tale numero di famiglie da essere vitale per l’intero tessuto economico della nostra già martoriata provincia, vertenza che potrebbe determinare gravissime tensioni sociali. Deve essere chiaro a tutti gli attori economici di questa vicenda, che dovranno tenere conto di oltre 400 lavoratori non più disponibili a retrocedere sui diritti».

Anche la Cisl Fisascat-Cisl ha diramato un comunicato «Deroghe inaccettabili». Così la Fisascat Cisl di Messina, attraverso il segretario generale Salvatore d’Agostino e il segretario Massimo Sili, definiscono la proposta della società Ergon presentata al Tribunale fallimentare di Messina al termine della scadenza dei due anni di affitto dei circa 42 punti vendita della Gicap da parte della Like Sicilia. «In quella occasione – sottolineano i rappresentanti della Fisascat – l’impegno era la salvaguardia occupazionale di tutto il personale, circa 500 dipendenti, nessuno escluso, a condizione del raggiungimento del 95% di consensi individuali dei lavoratori e delle lavoratrici accettando un parziale e temporaneo congelamento di alcuni indirizzi contrattuali». La Fisascat, che è stata vicino ai lavoratori sin dall’inizio della vertenza, adesso ritiene contrattualmente inaccettabile la nuova proposta perché «la stessa società Ergon, ritenuta vicino a Gicap, chiede ulteriori deroghe contrattuali a dipendenti che hanno già accettato precedentemente significativi tagli con ingenti sacrifici ed alcuni ancora oggi si trovano posti in ammortizzatori sociali causa Covid 19 con una consistente perdita economica».La Fisascat Cisl, quindi, chiede agli organi competenti di vigilare la correttezza dell’assetto contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici, della proposta stessa dell’Ergon, «a nostro giudizio inaccettabile – concludono D’Agostino e Sili – confidando in una controproposta da parte della Like Sicilia entro la scadenza naturale d’affitto».

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Spalletti è il nome giusto per il Napoli?

Spalletti è il nome giusto per il Napoli?

 

Il tecnico si legherà agli azzurri a partire dal 1 luglio

L’annuncio tanto atteso è arrivato. Luciano Spalletti sarà il nuovo allenatore del Napoli a partire dal 1 luglio. Una decisione che è giunta dopo aver sondato tanti altri allenatori ma alla fine, credo si possa dire, nella mini lista di ADL forse il nome di Spalletti per riportare in alto il Napoli è quello giusto.

 

La scelta migliore?

Quel che si respira sul tema Spalletti è un’aria mista. La sensazione è una: Spalletti-Napoli, o benissimo o malissimo. Non esistono vie di mezzo. Dal punto di  vista esclusivamente sportivo, Spalletti può veramente fare al caso degli azzurri. I suoi risultati parlano chiaro: terzo e secondo posto con la Roma e due quarti posti con l’Inter. Quindi sul campo, Spalletti ha sempre fatto il suo lavoro e soprattutto ha portato a casa ottimi risultati. Se Napoli vuole ripartire dalla Champions, è stato preso l’allenatore giusto ma come ben si sa, il matrimonio nel calcio non è fatto solo di risultati sportivi.

 

Il progetto tattico ideale

Un altro fattore che gioca a favore dell’allenatore toscano è senza dubbio il modulo dal quale ripartire. Sarà il 4-2-3-1. Si darà dunque continuità all’operato di Gattuso, senza effettuare stravolgimenti. Dopotutto infatti, secondo le ultime, a Spalletti la rosa del Napoli piace già tantissimo. Il che non significa che non si metterà mano sul mercato anzi, ma non sarà fatta rivoluzione. Senza dimenticare che ovviamente prima di acquistare si dovrà procedere con qualche addio e, questa volta, tutti sono sul mercato.

 

Non tutto è perfetto

Spalletti volendo però presenta un difetto. Non allena da tre anni, il che comunque non è mai una buona cosa, e vanta di un carattere un bel po’ particolare.  Ricordiamo su tutti i litigi avuti con Francesco Totti, bandiera della Roma, che lo hanno portato al ritiro. In uno spogliatoio come quello del Napoli, che possano nascere conflitti tra i famosi “caratteri forti” non è del tutto escluso, dopotutto come diceva lui: “Caratteri forti, destini forti; caratteri deboli…destini deboli”.

GdF Napoli: Illeciti contro il RdC: denunciati 298 indebiti percettori

Illeciti contro il RdC: la GdF di Napoli ha denunciato 298 indebiti percettori. 2,5 milioni di euro di danno per le casse dello stato

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha denunciato 298 soggetti che avrebbero percepito il reddito di cittadinanza, nonostante la presenza di cause ostative.

L’attività investigativa è stata effettuata, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Napoli Nord e nell’ambito della consueta collaborazione con l’INPS, dai finanzieri del Gruppo di Frattamaggiore che, mediante un’accurata analisi orientata a verificare il rispetto dei requisiti per la legittima percezione del beneficio, hanno individuato centinaia di domande irregolari presentate dai soggetti residenti nell’area nord della provincia di Napoli.

E’ stato infatti rilevato, per il periodo settembre 2020 – maggio 2021, che molte domande comprendevano persone destinatarie di provvedimenti giudiziari che per legge fanno venir meno i requisiti per il RdC.

Il danno è stato quantificato dall’I.N.P.S. di Afragola (Napoli) in circa 2,5 milioni di euro, mentre per i responsabili è scattata la revoca del sussidio e la denuncia all’Autorità Giudiziaria per truffa ai danni dello Stato.

Dai successivi approfondimenti sulle singole posizioni, inoltre, le Fiamme Gialle hanno individuato anche 8 richiedenti che, oltre ad aver indebitamente percepito somme non spettanti, sono addirittura evasi dagli arresti domiciliari per raggiungere i centri di assistenza fiscale e presentare domande per il RdC.

Emblematico poi quanto riscontrato dalle Fiamme Gialle presso un centro di assistenza fiscale di Frattamaggiore, dove è stata recuperata l’istanza di un soggetto che, nel momento in cui risultava aver presentato la domanda, in realtà era detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Le attività di controllo testimoniano l’impegno della Guardia di Finanza nell’azione di contrasto ad ogni forma di illecito a danno della spesa pubblica nazionale, al fine di prevenire e reprimere tutti gli illeciti che incidono sulle risorse pubbliche destinate alle famiglie realmente bisognose e maggiormente colpite dagli effetti economici derivanti dall’emergenza in atto.

GdF Napoli: Illeciti contro il RdC: denunciati 298 indebiti percettori /Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Reggio Calabria 2 arresti. Incendi e minacce per tentata estorsione VIDEO

Reggio Calabria 2 arresti da parte dei Carabinieri, per tentata estorsione, incendio doloso e porto d’arma in luogo pubblico. VIDEO

Per ridurre a più miti consigli un titolare d’impresa, che non aveva alcuna intenzione di cedere la propria attività ad un esponente della ‘ndrangheta locale, si era preceduto come da manuale minacciandolo fino a dare esecuzione anche ad un incendio del locale per rendere le minacce “più calde” e convincenti.

Per tale reato, sono due gli arrestati al momento, a uno di questi soggetti, viene anche contestato il reato di associazione di tipo mafioso.

L’indagine, coordinata dalla DDA Reggina, ha preso spunto proprio dell’incendio causato nel locale in modo doloso, per “convincere” il titolare a cedere alle richieste di un esponente locale della ‘ndrangheta.

Finito il, lockdown, riaprono i locali e tutti sono indaffarati…speriamo lo siano anche le altre DDA d’Italia, perché il fenomeno è molto più diffuso di quanto si pensi e non risparmia certo il centro o il nord.

Anche a causa dell’attuale crisi economica, le mafie si stanno espandendo quanto mai, acquistando per pochi soldi e due minacce molti locali, specialmente in zone turistiche quelle che stanno aprendo i battenti proprio adesso, fra mille difficoltà.

Un ringraziamento quindi alle forze dell’ordine ed alla magistratura che non chiuderanno un occhio o magari entrambi, davanti a questo sommerso quanto devastante fenomeno, che invade sempre più l’economia sana del nostro paese, già gravemente provata dalla pandemia e un incoraggiamento a denunciare a tutti quegli esercenti che sono vittime del fenomeno, proprio in questa stagione turistica, che si preannuncia come una delle peggiori,
da questo punto di vista.

Reggio Calabria 2 arresti. Incendi e minacce per tentata estorsione / Francesca Capretta / Cronaca Calabria