Pippi Calzelunghe e le Brigate Rosse
Pippi Calzelunghe e le Brigate Rosse

Compilation 60/70/80. Pippi Calzelunghe e le Brigate Rosse

I mitici anni 70 con le Brigate Rosse, le stragi dei neofascisti coi soliti “babbi” dei servizi segreti, gli accordi, i Golpe e le trattative losche, anche con stati esteri, per non farsi mancare niente.

Il fatto che in Italia la sinistra stesse crescendo, negli anni della guerra fredda più che mai, era una tragedia internazionale. Quindi nasce anche “Ordine nero” con buona tradizione romagnola per unirsi alla folta schiera di organizzazioni terroristiche neo fasciste che ci facevano saltare per aria, per proteggerci dall’eventuale rischio del comunismo.

“Com’è buono lei”… avrebbe detto il Grande Paolo Villaggio, che intanto, tratteggiava alla perfezione, l’italiano medio, nel mitico “Fantozzi”.

La nostra Pippi nel frattempo cresceva, ma mai abbastanza, era una vera condanna.

A Firenze in quegli anni c’era proprio un gran fermento e grazie ad amici deviati di quel figlio unico di suo fratello maggiore, comprati con moine e “babbi” dell’epoca, benché 13enne, si ritrovò in diversi rifugi, ad ascoltare incantata, giovani universitari, ex galeotti e attivisti vari, senza sapere esattamente neppure distinguerli fra NAP, Brigate Rosse, Lotta Continua o chissà che altro.

Cercò di farsi reclutare da tutti, indistintamente ma benché non la trattassero proprio con sufficienza, Pippi capiva bene che non la mettevano a conoscenza delle cose serie, sempre perché era troppo piccola. Quindi fece un po’ di attacchinaggio abusivo, qualche consegna di documenti con l’autobus, nel fodero della chitarra e poco più.

Pensò ben presto che fossero dei maschilisti bastarti anche loro, perche’ non la portavano a fare delle rapine o qualcosa del genere e quindi decise di dedicarsi al movimento femminista e di diventare ufficialmente anarchica, benché simpatizzante e attivista radicale.

Se non fosse per le teste calde di quegli anni, in Italia credo che non avremmo neppure il divorzio, figuriamoci l’aborto, quindi anche quel settore, le parve molto interessante, in materia di diritti civili.

Fuori dal liceo Artistico, stazionavano i “celerini” e potevi facilmente fare a botte per i motivi più disparati, anche con chi voleva il “governo anarchico”, Pippi divenne una piccola leader del suo gruppetto, proprio menandosi con uno di quinta su questo tema.

Tempi di battaglie, se al liceo c’erano i “celerini” di fronte alla facoltà di Architettura, poco lontano, c’era direttamente l’esercito.

Proprio perché nelle Brigate Rosse, non l’avevano voluta, Pippi faceva un po’ come la volpe con l’uva ma li seguiva comunque con grande interesse sommerso, criticando e bramandoli al contempo…

Era di fatto il gruppo di lotta armata di sinistra, il più nutrito che sia mai esistito in Europa.

Tutti i recenti attentati neofascisti erano stati benzina gettata sul fuoco del loro ardimento verso le ingiustizie. Dal volantinaggio erano passati alle prime azioni di sequestro.

Nel mirino sembravano avere quelli giusti, non ignari cittadini seduti in treno o in una sala d’aspetto ma politici, magistrati e attivisti neofascisti.

Nacquero per perseguire le lotte del proletariato, di quella resistenza, che di fatto non era ancora finita, il passaggio dai volantini alla lotta armata, venne accolto con entusiasmo nel mondo giovanile di sinistra, informato ed agguerrito.

Nemici delle multinazionali e del dilagante capitalismo statunitense, si ispirarono ai partigiani ed ai movimenti terroristici di Francia e Germania Federale, oltre che a tutti i movimenti di liberazione, nati e sparsi per il mondo dopo i fermenti del ’68.

I loro attacchi erano mirati e non realizzarono mai stragi, pur essendo molto più infamati dalla storia dei terroristi fascisti che godevano, e tutt’ora godono, di appoggi ben più altolocati.

Non posso non sottolineare che in queste fasi dell’intervista, l’occhio liquido ed il fervore di Pippi non nascondano affatto l’ammirazione e il desiderio della volpe verso quell’uva negata, che come ogni idealizzazione, la renderà la più buona di tutte, per sempre…

Pippi abitava vicino anche alla casa di famiglia di Oriana Fallaci, che subito si aggiunse ai suoi miti, dove si trovava di tutto, anche Walt Disney e il cerchio spiritista “Firenze 77”, quindi alla morte di Panagulis, lei pensò di essere rimasta “vedova di guerra” prima di Oriana stessa, gasandosi non poco, in quel minestrone ancestrale che era la sua anima, con ingredienti di ogni tipo, che suo malgrado metteva dentro anche la formazione familiare, proprio quella, che voleva rifiutare.

Quindi, quando le BR compiono il loro primo omicidio, quello del Procuratore Francesco Coco, che non aveva mantenuto il patto preso con loro di liberare i militanti, così come loro avevano liberato il giudice Mario Sozzi, a Pippi vennero in mente anche i nativi americani e tutto lo schifo del mondo, quello che parla sempre la lingua della sopraffazione, l’inganno delle lingue biforcute del potere, che nutre sempre e solo se stesso, in ogni luogo, compresa l’ agognata “America” esaltata da tutti e da lei definita la popolazione peggiore del mondo, sorta su una strage e composta dalla feccia dell’Europa, che a sua volta si costituiva di storici guerrafondai, usurpatori, esaltati, falsi e mafiosi.

Questa visione “positiva” del mondo occidentale, si rafforzò ulteriormente in lei quando iniziò a viaggiare per il mondo, scoprendo anche la vergogna dell’appartenenza di genere.

Ecco perché in qualche modo mescolò Robin Hood, con le Br, Toro Seduto e le streghe arse vive, sviluppando un’ulteriore disturbo, che la vedrà per sempre esaltata e furiosa, nel trattare questi argomenti, con chicchessia.

Ad una conferenza che tenne molti anni dopo, sulla figura di San Francesco, l’unico fratello astrale che sentiva di avere nella sua vita, il quotidiano locale, riportò la notizia che tutti i religiosi presenti, in divisa regolamentare, suore comprese, avevano rumorosamente lasciato la sala minacciando scomuniche alla relatrice.

Ha sempre adorato gli scandali, del resto.

Fioccavano quindi i comunicati di chi si attribuiva questo o quell’altro atto, o ostentato.

L’informazione era in aumento e pur mostrando evidenti faziosità in entrambi gli schieramenti, era ben lontana dalla stampa monocorde di “regime democratico” dei giorni nostri, dove fra i migliori troviamo “Il Vernacoliere” di Livorno.

Per quanto succedesse davvero di tutto, dalle stragi, agli attentati, non era ancora avvenuto quello che fu l’avvenimento saliente, di questa compilation.

Niente aveva mai scosso il torpore dell’italiano di Fantozzi, quanto il rapimento di Aldo Moro.

La storia si svolse sotto gli occhi terrorizzati e attenti di tutti.

Si era davvero infranto un tabù con un gesto tanto forte, come se oggi rapissero Draghi, con la differenza che ora per lui, scarcererebbero anche Gesù, se fosse ancora nelle loro mani, mentre allora, le richieste si facevano sempre più modeste, finché divenne chiaro, che proprio loro, non lo volevano libero.

Lo Stato, quello in cui, siamo ridotti tutt’ora.

Solo dopo la morte di Borsellino, Pippi sentì nuovamente quel fresco profumo di pulito, rilasciato dai panni stesi di un popolo che per una volta tanto non voleva che si lavassero solo in famiglia, pretendendo una “pulitina” anche nella politica.

Per il “Caso Moro” e la strage di Bologna che chiuderà la nostra compilation 60/80, vi rimandiamo al prossimo articolo, sempre nella speranza che vogliate approfondire i magnifici anni della Stategia della tensione, il terrorismo nero e rosso e la roulette truccata dello stato.

A mille ce n’è, nel mio mondo di fiabe da narrar…

Compilation 60/70/80. Pippi Calzelunghe e le Brigate Rosse / Francesca Capretta / Cronaca Giudiziaria

Ascolta la WebRadio