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Pompei, un ‘memoriale’ racconta la fine del 79 d.C e le sue vittime

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Un “memoriale” che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. L’eruzione del 79 d. C. – che ha colpito migliaia di persone e fatto della antica città vesuviana una testimonianza unica nella storia – per la prima volta viene narrata attraverso un allestimento museale permanente che ne restituisce la storia momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati. “I calchi di Pompei: un percorso nella storia dell’eruzione del 79 d.C.” sarà visitabile alla Palestra Grande degli scavi del Parco Archeologico da domani, giovedì 12 marzo.

La nuova esposizione che ripercorre l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi, è il risultato di un dialogo tra un linguaggio museale teso a dare dignità alle vittime dell’eruzione, ma al tempo stesso a raccontarne la storia con cura scientifica. Una narrazione oggettiva di quella vicenda attraverso la quale il visitatore si trova di fronte al “… dolore della morte che riacquista corpo e figura” con cui lo scrittore Luigi Settembrini nel ‘800, aveva descritto i calchi di Pompei, “non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso”. Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parla di “agonia senza fine, terribile testimonianza”. 22 i calchi di vittime, tra i vari rinvenimenti esposti, scelti fra quelli meglio conservati e più leggibili, presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato, scappando lungo le quali gli abitanti cercarono invano la salvezza.

L’esposizione riunisce assieme, per la prima volta, un così ampio numero di testimonianze. A Pompei dall’800 è stato possibile realizzare un centinaio di calchi. Altri, singoli o in piccoli gruppi, sono visibili nelle domus o in altri edifici della città, nei luoghi originari del loro rinvenimento.

Il percorso si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande, il grande edificio quadrato ubicato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione dei cittadini, con una sezione dedicata alla Vulcanologia e ai reperti organici, piante e animali e una sezione dedicata ai resti umani.

“Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico – ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli – la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto. È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma allo stesso tempo empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.

Spiega il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel: “Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.

L’origine dei calchi – Nel 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio distrusse improvvisamente la città di Pompei, seppellendola sotto metri di cenere e pomici. Questo evento catastrofico ha conservato intatti non solo edifici e strade, ma anche le tracce delle vite di chi vi abitava. Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase dell’eruzione, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono avvolte da una nube ardente di cenere vulcanica (cosiddetta “corrente piroclastica”), che si solidificò intorno ai loro corpi. Con il tempo, i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita. Nell’800, questi vuoti intercettati durante gli scavi, furono per la prima volta riempiti con gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una testimonianza potente e toccante della tragedia, che ci permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento. Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze.

I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto.

Il percorso espositivo – Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali. La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).

Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione. I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo.

Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno.

Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.

L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini

Un percorso flessibile e accessibile: video in Lis e Isl e modellini tattili – Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori. Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille. Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.

Fonte AdnKronos

Il Nuovo Volto del Dollaro: Le Stablecoin Stanno Ridisegnando la Finanza Globale e il Potere delle Big Tech

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Nel panorama digitale odierno, sta emergendo una forza silenziosa capace di spostare gli equilibri della geopolitica mondiale: le Stablecoin. Nonostante il nome possa apparire tecnico, il concetto è semplice: si tratta di criptovalute progettate per mantenere un valore fisso, solitamente ancorato 1:1 al dollaro americano.

Ma dietro questa stabilità si cela un meccanismo che intreccia il debito pubblico degli Stati Uniti, le ambizioni dei giganti tecnologici e la risposta normativa dell’Europa. Stiamo parlando di Un “Salvadanaio” che Finanzia gli Stati Uniti

Le stablecoin più diffuse (dette fiat-backed) funzionano garantendo ogni token emesso con riserve reali. Per assicurare che un token valga sempre un dollaro, gli emittenti come Circle (USDC) o Tether (USDT) non lasciano il denaro fermo in un cassetto: lo investono in Treasury bills (T-bills), ovvero titoli del debito pubblico americano a breve termine.

Questa dinamica ha trasformato le Stablecoin in attori geopolitici:

  • Finanziamento del Debito USA: Acquistando massicciamente T-bills, gli emittenti di Stablecoin creano una domanda automatica per il debito pubblico americano.
  • Il ruolo del dollaro: Poiché la maggior parte delle Stablecoin è ancorata al biglietto verde, esse esportano il dominio del dollaro nel mondo digitale, rendendolo la valuta di riferimento anche per chi non ha accesso ai circuiti bancari tradizionali.
  • Liquidità e Sicurezza: I titoli del Tesoro USA sono scelti perché considerati l’asset più sicuro e liquido al mondo, garantendo che l’emittente possa convertire i token in contanti in qualsiasi momento.

Le Big Tech e la Caccia al “Dollaro Digitale”

Per colossi come Google, Meta, Amazon o Apple, le Stablecoin non sono solo una tecnologia, ma un’opportunità strategica per controllare l’intero ecosistema dei pagamenti. Con una base potenziale di oltre 4 miliardi di utenti, l’adozione di una Stablecoin proprietaria permetterebbe a queste aziende di:

  1. Eliminare i costi: Ridurre le commissioni di transazione fino al 2-3%, scavalcando i circuiti tradizionali come Visa o Mastercard.
  2. Velocità globale: Effettuare trasferimenti transfrontalieri istantanei, superando le lungaggini delle banche.
  3. Monetizzare le riserve: Se una Big Tech gestisce miliardi di dollari in riserve per la propria moneta, può incassare gli interessi generati dai T-bills in cui sono investiti quei fondi. Considerando tali prerogative, l’Europa è intervenuta con un regolamento: Il Regolamento MiCA

Mentre gli Stati Uniti vedono nelle Stablecoin un modo per sostenere il proprio debito, l’Europa ha assunto una posizione di cautela e controllo per proteggere la sovranità monetaria dell’Euro.

Attraverso il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato pienamente in vigore tra il 2024 e il 2025, l’UE ha imposto regole ferree:

  • Riserve e Trasparenza: Gli emittenti devono garantire riserve 1:1, separate dal patrimonio aziendale e sottoposte a audit periodici.
  • Autorizzazioni: Nessuna Big Tech può emettere una Stablecoin senza una licenza bancaria o di istituto di moneta elettronica (E-money).
  • Selezione del Mercato: Solo le Stablecoin conformi (come quelle di Circle o Société Générale) possono operare liberamente; altre, come Tether (USDT), sono state delistate da molte piattaforme europee perché non conformi agli standard MiCA. In conclusione, Le Stablecoin, sono molto più di un semplice strumento digitale; sono il ponte tra la finanza tradizionale e il futuro dei pagamenti. Se da un lato offrono efficienza e sostengono l’economia statunitense, dall’altro pongono sfide enormi sulla protezione dei dati e sulla stabilità finanziaria globale. In questo scenario, l’Europa si pone come arbitro rigoroso, cercando di bilanciare l’innovazione tecnologica con la sicurezza dei cittadini.

Juve Stabia – Carrarese: Dirige la gara Paride Tremolada della sezione AIA di Monza

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Juve Stabia e Carrarese si stanno preparando per affrontarsi sabato al Menti per la giornata n.30 del campionato di Serie BKT 2025-2026. Oggi l’AIA ha diramato le convocazioni per le gara di serie B e per le Vespe e i Marmiferi è stata scelto Paride Tremolada della sezione di Monza.

Paride Tremolada è un arbitro ben strutturato, empatico con i calciatori con una soglia del fallo media vista la poca esperienza.

Negli ambienti arbitrali, nei raduni, nelle tante giornate vissute in full-immersion dagli arbitri Tremolada si è guadagnato il soprannome di “Cavaliere” tra gli altri arbitri, perché l’unico nazionale proveniente da Arcore, il paese residenza storica dell’ex Premier Berlusconi.

Paride Tremolada si è diplomato come tecnico dell’industria del mobile e dell’arredamento.

Lavora nel settore dei serramenti e nella sua carriera lavorativa, ha realizzato numerosi cantieri importanti quali rifacimento totale della mensa aziendale della ditta Colmar a Monza e il rifacimento della sede di Assolombarda.

La scheda completa del direttore di gara:

Il Signor Paride Tremolada risiede ad Arcore e fa parte della Sezione AIA di Monza. Nato a Vaprio d’Adda l’11 agosto 1988 la sua famiglia è originaria di Arcore; è al suo 3° anno alla CAN.

Ha esordito in Serie A nel 2023-2024 e finora ha diretto 229 gare con 107 rigori concessi e 74 espulsioni decretate.

Finora quest’anno ha diretto 16 gare (2 in serie A, 11 in serie B e 3 in Coppa Italia): 11 vittorie interne, 3 pareggi e 2 vittorie esterne con 5 rigori concessi e 2 espulsioni decretata.

Conta 6 precedenti con la Juve Stabia: 0 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte

21/02/2021 Serie C 2020-2021 Juve Stabia – Teramo 1-1 (Borrelli)

09/05/2021 Serie C 2020-2021 Juve Stabia – Casertana 1-1 (Alessandro Marotta su rigore) 1° turno play off

30/10/2022 Serie C 2022-2023 Juve Stabia – Pescara 1-2 (Maselli)

10/11/2024 Serie BKT 2024-2025 Juve Stabia – Spezia 0-3

26/12/2024 Serie BKT 2024-2025 Reggiana – Juve Stabia 2-1 (Portanova (R), Vergara (R), Adorante)

07/10/2025 Serie BKT 2025-2026 Carrarese – Juve Stabia 3-0 della sezione AIA di

Conta 3 precedenti con la Carrarese: 1 vittoria, 2 pareggi e 0 sconfitte

Gli altri componenti del sestetto arbitrale

Primo Assistente: Marco RICCI della sezione AIA di Firenze

Secondo Assistente: Matteo PRESSATO della sezione AIA di Latina

IV° ufficiale: Domenico LEONE della sezione AIA di Barletta

VAR: Paolo MAZZOLENI della sezione AIA di Bergamo

AVAR: Marco MONALDI della sezione AIA di Macerata

Juve Stabia – Carrarese: Vietato sbagliare, le Vespe al bivio tra salvezza e sogni Playoff

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“Se Atene piange, Sparta non ride”: È questa la fotografia più nitida per presentare la sfida tra Juve Stabia e Carrarese, due squadre che arrivano a questo appuntamento ammaccate, stanche, ma con un obiettivo comune che brilla all’orizzonte: la salvezza.

Se per i toscani di Calabro la missione è una rincorsa affannosa e assetata di punti, per le Vespe di Ignazio Abate la situazione è diversa. La Juve Stabia ha una finestra spalancata sul traguardo; un colpo da tre punti sabato non chiuderebbe matematicamente i conti, ma lascerebbe da pagare solo i “classici spiccioli”. Eppure, tra il dire e il fare, c’è di mezzo un momento di forma che definire delicato è un eufemismo.

Il fantasma di Mantova e l’eco di Eduardo

Il recente passato brucia ancora. Se contro la Sampdoria l’urlo della curva è rimasto spezzato in gola per un soffio, a Mantova si è consumato il classico “pomeriggio nero”. È stata una di quelle gare dove, a un certo punto, non ha funzionato più nulla e l’unica speranza era che l’arbitro fischiasse la fine il prima possibile.

È stato il momento del celebre “Adda passà ‘a nuttata” (deve trascorrere la notte) di Eduardo De Filippo: un misto di rassegnazione e speranza, nell’attesa che il buio lasci spazio all’alba. Ma la notte, in Serie B, non passa da sola se non la spingi via con il carattere. Matteo Lovisa ha acceso la spia dell’attenzione: la società osserva, il campanello d’allarme suona e la squadra è chiamata a una risposta immediata, preferibilmente pesante in termini di punti.

L’emergenza e il fattore Menti

Sulla carta, il fattore campo e la caratura tecnica vedrebbero la Juve Stabia favorita, ma la realtà parla di una casella “indisponibili” preoccupante. Per superare l’ostacolo Carrarese servirà una nuova impresa, una di quelle nate dal cuore più che dalla lavagna tattica. I toscani arriveranno al Menti con il coltello tra i denti, pronti a capitalizzare ogni minima incertezza dei padroni di casa.

Un marzo di verdetti

Il calendario non concede tregua. La sfida di sabato è solo l’inizio di un tour de force che vedrà le Vespe impegnate a Palermo in settimana e poi di nuovo in casa contro lo Spezia. Prima della gara ci sono pone alcune domande: Siamo guariti? Possiamo chiudere questo benedetto discorso salvezza? O c’è ancora spazio per continuare a sognare i playoff?

Il mese di marzo, come spesso accade nella storia del calcio, sarà il giudice supremo. Tra pochi giorni sapremo quale ruolo dovrà recitare la Juve Stabia da qui all’inizio dell’estate.

L’esame di Abate

La sensazione è che la gestione di Ignazio Abate si trovi davanti all’esame più delicato. Non è solo una questione di classifica, ma di tenuta mentale. Dimostrare che Mantova è stata solo una parentesi sfortunata e che l’identità di questa squadra è intatta sarà fondamentale per non trasformare il sogno di una stagione in un finale di sofferenza.

Juve Stabia ed Empoli, dal Menti al Castellani: il filo invisibile che unisce le due piazze

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C’è un filo invisibile, lungo quasi seicento chilometri, che unisce le sponde dell’Arno al Golfo di Napoli. Non è una questione di geografia, ma di profonda filosofia calcistica. L’ultima suggestione che agita il taccuino degli esperti di mercato e le scrivanie del Castellani parla chiaro: l’Empoli del Presidente Fabrizio Corsi sembra aver deciso di attingere a piene mani dal modello che ha reso grande la Juve Stabia negli ultimi anni.

In un calcio sempre più ossessionato dai nomi a effetto e dai bilanci faraonici, le “province virtuose” del pallone si annusano e si riconoscono. E così, la Toscana e la Campania si scoprono improvvisamente vicinissime.

L’ombra di Pagliuca e il fascino gialloblù

Se l’inizio di campionato aveva visto il nome di Guido Pagliuca aleggiare con insistenza intorno alla panchina toscana – un riconoscimento quanto mai dovuto a chi, a Castellammare, ha saputo costruire una corazzata partendo dal basso e sfidando ogni pronostico – oggi il testimone passa a un altro grande architetto della storia recente stabiese: Fabio Caserta.

L’Empoli ha sempre avuto un fiuto particolare per chi sa fare di necessità virtù, e la solidità del progetto costruito in casa delle Vespe non è passata inosservata in Toscana.

La scommessa del post-Dionisi

L’avvicendamento con Alessio Dionisi segna la fine di un ciclo e l’inizio di una scommessa intrigante. Dionisi ha lasciato in dote un’identità ben precisa, ma il calcio impone di sapersi reinventare. Caserta non porta con sé solo un modulo o uno schema tattico, ma un’eredità precisa, quasi un’attitudine mentale: quella capacità di trasformare l’umiltà in ambizione, vero marchio di fabbrica della sua indimenticabile Juve Stabia.

Caserta sa come si vince quando i riflettori non sono puntati addosso, sa come si compatta uno spogliatoio e, soprattutto, sa come si accende una piazza.

La prova del nove nel “laboratorio” azzurro

L’arrivo del tecnico calabrese in Toscana rappresenta la prova del nove per un allenatore che ha saputo farsi le ossa e vincere nelle piazze più calde del Sud. La vera sfida sarà l’adattamento filosofico: riuscirà a tradurre il “furore delle Vespe” – quell’intensità agonistica che azzanna la partita – nell’eleganza tattica e nel palleggio storicamente richiesti dal pubblico del Castellani?

L’Empoli non cerca un semplice traghettatore, ma un nuovo scienziato per il suo laboratorio.

I presupposti ci sono tutti. L’Empoli, da sempre laboratorio d’eccellenza per talenti in campo e in panchina, sembra aver trovato nella scuola stabiese la nuova linfa per l’ennesima missione salvezza. Se l’alchimia funzionerà, quel filo invisibile che lega l’Arno al Tirreno potrebbe trasformarsi in una solida fune a cui aggrapparsi per restare nell’Olimpo del calcio.

L’ex Peluso: “Castellammare mi ha reso uomo. Tifosi, restate vicini alla squadra”

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Maurizio Peluso, soprannominato affettuosamente “Zig Zag” dai tifosi stabiesi, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese ripercorrendo i tre anni intensi trascorsi a Castellammare di Stabia, definiti come uno dei momenti più importanti della sua carriera calcistica e umana.

Tre anni tra gioie e dolori

Peluso ha vissuto tutte le sfaccettature della realtà stabiese:

  • La salvezza nei play-out: In un momento societario difficilissimo, senza una proprietà definita.
  • La retrocessione: Un evento inaspettato che causò un “dolore grande” a lui e alla città.
  • La rinascita: La stagione della promozione in C1 sotto la guida di Massimo Rastelli, un’annata definita “travolgente” in cui il gruppo riuscì a riconquistare l’affetto della piazza.

L’ex attaccante ha sottolineato come indossare la maglia gialloblù comporti grandi responsabilità, affermando che Castellammare gli è servita per crescere prima di tutto come uomo.

Il “mago” dei gol impossibili

Durante l’intervista sono stati ricordati i suoi gol più iconici, spesso realizzati con prodezze balistiche da lunga distanza:

  • Il gol contro il Cassino: Un tiro di rara bellezza all’incrocio dei pali.
  • La rete contro il Pescara: Segnata di spalle alla porta senza guardarla.
  • Le prodezze contro Arezzo e Monopoli: Citati dai tifosi e dallo stesso Peluso come gesti tecnici di alto livello.

A 40 anni, Peluso gioca ancora (ora nel doppio ruolo di calciatore-allenatore in Toscana) e ha recentemente segnato un gol da metà campo, ma detiene anche un record singolare: un’espulsione dopo soli 4 secondi di gioco per una sbracciata giudicata troppo severamente dall’arbitro.

Un consiglio alla piazza e i rimpianti della carriera

Analizzando il momento attuale della Juve Stabia, Peluso ha espresso grande fiducia nel lavoro della società e del mister Abate, definendo la Serie B come il campionato perfetto per la città.

Davanti al recente rallentamento della squadra, ha lanciato un messaggio accorato ai tifosi: “Dovete stare vicini alla squadra. Un giocatore, quando sente la fiducia e l’ambiente positivo, riesce sempre a tirarsi fuori dai problemi”.

Infine, con grande onestà intellettuale, Peluso ha ammesso che il suo più grande errore fu lasciare la Juve Stabia dopo tre anni, nonostante una proposta di rinnovo, preferendo andare via “da vincitore” ma privandosi di un legame che ancora oggi definisce “immenso”.

Napoli – Torino (2-1): Le foto dei protagonisti in campo

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Guarda le foto di Napoli – Torino realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma che ci raccontano così la vittoria degli Azzurri contro i granata allenati da Roberto D’Aversa allo stadio Maradona di Napoli.

Tabellino Ufficiale

NAPOLI (3-4-2-1): Milinkovic-Savic 6,5; Juan Jesus 6, Buongiorno 6,5, Olivera 6,5; Politano 6,5 (83′ Mazzocchi sv), Elmas 7, Gilmour 6,5, Spinazzola 6,5 (69′ Gutierrez 5,5); Vergara 6 (46′ Anguissa 6), Alisson Santos 7 (79′ De Bruyne sv); Hojlund 6 (83′ Lukaku sv).

All. Conte.

TORINO (3-4-1-2): Paleari 6,5; Coco 5,5, Ismajli 5,5, Ebosse 5; Lazaro 5, Prati 6,5 (78′ Anjorin sv), Gineitis 6 (67′ Casadei 7), Obrador 5,5 (57′ Pedersen 5,5); Vlasic 6,5, Zapata 5 (57′ Adams 6,5), Simeone 5 (67′ Kulenovic 5,5).

All. D’Aversa.

Marcatori: 8′ Alisson Santos (N), 68′ Elmas (N), 87′ Casadei (T)

Arbitro: Fabbri

Ammoniti: Gineitis (T), Ismajli (T), Lazaro (T)

Espulsi: nessuno

LE FOTO DEI PROTAGONISTI IN CAMPO

Juve Stabia, il Giudice Sportivo come previsto presenta il conto: In due salteranno la gara con la Carrarese

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Come ampiamente previsto e come vi avevamo già raccontato e anticipato nella giornata di ieri, sono arrivate le conferme ufficiali: la Juve Stabia dovrà fare a meno di Christian Pierobon e Alessio Cacciamani per il prossimo turno di campionato.

Il comunicato diramato oggi, in seguito alla riunione del 10 marzo 2026 del Giudice Sportivo, l’Avv. Emilio Battaglia (assistito da Stefania Ginesio e dal rappresentante dell’A.I.A. Moreno Frigerio), ha infatti ratificato i provvedimenti disciplinari.

Ecco nel dettaglio le decisioni prese ai danni dei due tesserati gialloblù:

Il rosso costa caro a Pierobon

Per quanto riguarda i calciatori espulsi nell’ultimo turno, è scattata la squalifica per una giornata effettiva di gara per Christian Pierobon. La sanzione, del tutto inevitabile, è arrivata a seguito della doppia ammonizione rimediata in campo per comportamento scorretto nei confronti degli avversari.

Cacciamani: scatta la tagliola della diffida

Stesso destino, ma dinamica diversa, per Alessio Cacciamani. Il giocatore, rientrante nella lista dei calciatori non espulsi, ha ricevuto anch’egli una squalifica per una giornata effettiva di gara. Fatale per lui il cartellino giallo per comportamento non regolamentare in campo: essendo già in regime di diffida (quinta sanzione stagionale per lui), è scattato in automatico il turno di stop.

Le decisioni del Giudice Sportivo privano così la formazione gialloblù di due pedine importanti in vista del prossimo e delicato impegno ufficiale, costringendo lo staff tecnico a rimescolare ancora di più le carte e trovare le giuste alternative in mezzo al campo.

Cesare Bocci e Vittoria Belvedere al Teatro Supercinema di Castellammare in “Indovina chi viene a cena?”

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Grande entusiasmo per la commedia “Indovina chi viene a cena”, andata in scena al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia lo scorso 7 marzo nell’ambito della rassegna “La stagione teatrale di Luca”, con protagonisti Cesare Bocci e Vittoria Belvedere.

Durante la tappa al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia, la rappresentazione, inserita nel cartellone della stagione teatrale curata da Luca Nasuto, ha visto una risposta entusiasta della comunità locale.

Il pubblico stabiese ha apprezzato la capacità dei protagonisti di reinterpretare un classico del cinema in chiave moderna, affrontando con leggerezza ma, al tempo stesso, con profondità il tema dell’integrazione e del superamento dei pregiudizi in una società multietnica.

“Indovina chi viene a cena?”, di Whilliam Arthur Rose e adattamento di Mario Scaletta per la regia di Guglielmo Ferro, si basa sull’omonimo film cult del 1967, che affronta con ironia e attualità questo tema attraverso il racconto di un matrimonio misto.

La commedia non si limita a narrare l’incontro tra due famiglie di diverse origini, ma mette a nudo le ipocrisie dei progressisti, rivelando come la tolleranza teorica sia spesso messa alla prova dalla realtà dei fatti. Il messaggio centrale ribadisce che l’amore non guarda al colore della pelle, ma al valore umano delle persone.

L’intesa tra Cesare Bocci e Vittoria Belvedere è uno dei punti di forza della messa in scena. Cesare Bocci ha dato una prova di grande equilibrio nel ruolo di Matt Drayton (interpretato nell’originale da Spencer Tracy), riuscendo a bilanciare il cinismo liberale con l’emozione del discorso finale sull’amore.

Vittoria Belvedere, perfetta nel ruolo di Christina Drayton, ha saputo trasmettere quella determinazione silenziosa e quella modernità femminile necessarie per affrontare i pregiudizi del marito.

Anche il resto del cast, in particolare i giovani che interpretano la coppia di innamorati, ha contribuito a rendere il ritmo della commedia incalzante e mai banale. Nonostante l’eredità pesante del film originale, l’intesa tra gli attori ha permesso di attualizzare un classico, trasformandolo in un racconto dove ogni personaggio è fondamentale.

Federico Lima Roque ha interpretato con grande carisma il ruolo di John Prentice, portando in scena la dignità e la forza del giovane medico che sfida i pregiudizi. Elvira Camarrone nel ruolo di July, ha saputo trasmettere quella freschezza e spontaneità necessarie per rendere credibile un amore così rivoluzionario.

Mario Scaletta, oltre ad aver curato l’adattamento del testo, è stato un Padre Ryan impeccabile, portando quel tocco di ironia e saggezza che funge da “ponte” morale nella storia. Ira Noemi Fronten e Thilina Feminò hanno dato profondità ai coniugi Prentice, rappresentando perfettamente il conflitto generazionale e sociale interno alla comunità afroamericana.

Fatima Romina Ali, nel ruolo di Tillie, ha mantenuto viva la tradizione del personaggio originale, aggiungendo però una verve moderna e molto apprezzata dal pubblico.

L’impatto visivo e sonoro è ciò che completa la magia di questa produzione: il trio creativo scene-costumi-musiche ha fatto un lavoro filologico straordinario per trasportare il pubblico direttamente nel 1967.

La scenografia di Sonia Cortese è riuscita a ricostruire l’eleganza di una casa altoborghese americana degli anni ’60 con una pulizia formale che non risulta datata, ma molto moderna nel design.

I costumi di Graziella Pera non sono solo abiti d’epoca ma, dal rigore dei genitori alla ventata di novità rappresentata dai giovani, definiscono i personaggi con tagli e tessuti che sono un omaggio al film originale e alla moda del tempo.

Le musiche di Massimiliano Pace scandiscono i tempi della commedia brillante, sottolineando con eleganza i momenti di tensione e quelli più leggeri, sempre con quell’atmosfera vintage che avvolge l’intera narrazione.

Nonostante siano passati quasi sessant’anni dal film originale, la commedia mette ancora a nudo la discrepanza profonda tra i nostri ideali teorici (dirsi aperti, tolleranti, liberali) e la realtà emotiva quando certi temi bussano alla porta di casa.

Il successo di questa versione teatrale sta proprio nel mostrare che il pregiudizio non è solo cattiveria, ma spesso paura irrazionale o preoccupazione per le difficoltà che i figli potrebbero incontrare.

Lo spettacolo ci spinge a chiederci: “Siamo davvero pronti a superare la superficialità dell’estetica? Quanto conta ancora il “cosa dirà la gente” nelle nostre scelte familiari? Il nostro è un razzismo mascherato da buone intenzioni?

Come dice il personaggio di Matt Drayton interpretato da Cesare Bocci, alla fine ciò che conta è la capacità di ricordare cosa significa essere innamorati, andando oltre il colore della pelle.

È questo il messaggio di “Indovina chi viene a cena?”, una rappresentazione teatrale di altissimo livello, assolutamente da non perdere!

Una produzione dalla messa in scena davvero memorabile che, bilanciando i tempi comici della commedia brillante con la profondità del dramma sociale, ci ricorda che spesso ridere dei nostri stessi pregiudizi è il primo passo per superarli.

Dopo la laurea: 10 motivi per scegliere un master. La guida dell’ex studente, diventato top manager in 5 anni

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Il master è un’ulteriore perdita di tempo prima dell’ingresso nel mercato del lavoro oppure un acceleratore verso i piani alti? Insomma, vale la pena prendere in considerazione questo ulteriore titolo accademico dopo aver “collezionato” già una laurea di primo livello e, magari, pure una di secondo livello?

Per trovare la risposta a queste domande, molto comuni tra gli studenti all’indomani dell’incoronazione con l’alloro, il portale Skuola.net ha colto l’occasione dell’apertura delle iscrizioni a uno dei corsi più apprezzati d’Italia – il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management – per intervistare uno dei suoi migliori ex-alunni: Matteo Casnati, attualmente Country Business Manager della filiale Malta, Albania e Sicilia in Monster Energy, colosso degli energy drink.

Il decalogo dell’ex alunno (ora manager d’azienda)

Grazie al suo contributo e al suo excursus di carriera, che lo ha visto raggiungere questa prestigiosa carica dopo appena sei anni dal conseguimento del titolo, il sito studentesco ne ha approfittato per stilare una guida in 10 punti per la scelta del master, da parte di chi ha provato (in positivo) sulla propria pelle cosa vuol dire frequentare un corso di qualità.

Ecco i suoi consigli-chiave per chi, come ha fatto lui all’indomani della laurea, si è posto l’interrogativo su cosa fare “dopo”.

  1. Fare le conoscenze giuste (senza essere nati con la camicia)

Uno dei motivi principali che deve guidare nella scelta di un master è la possibilità di costruire velocemente un nucleo iniziale di relazioni professionali significative – il cosiddetto network – a partire da zero.

  1. Vietato essere timidi: scambia numeri e contatti su LinkedIn

Il networking non è, però, una rubrica con nomi e numeri di telefono, che viene consegnata all’ingresso, bensì un’attività di cui si devono occupare con impegno gli stessi studenti, che inizia con i propri compagni di corso e che prosegue con i docenti e i testimoni aziendali coinvolti nella formazione in aula durante il master.

Chiaramente, allo studente è richiesto di vincere la timidezza e di interagire, ponendo domande interessanti: basta una buona impressione in aula e un contatto su piattaforme come LinkedIn per riattivare, anche ad anni di distanza, quella connessione, per chiedere ad esempio un consiglio professionale.

  1. Entrare nel mondo del lavoro prima ancora di essere assunti

La qualità del networking deriva, chiaramente, dal posizionamento del master in tema di rapporti con le aziende: prima di iscriversi è, perciò, fondamentale valutare l’aura – come direbbero i giovani di oggi – dei docenti e delle aziende partner coinvolte.

Ma questo non è l’unico elemento che prepara al mondo del lavoro. Anche la metodologia didattica è centrale: se l’università ti consegna un metodo di apprendimento, il master te lo fa applicare. Se all’università prevalgono spesso teoria e studio individuale, in un master “giusto” il paradigma si capovolge, permettendo di affrontare casi pratici, magari in gruppo, maturando quelle competenze cruciali poi nel mondo del lavoro.

  1. Un master che vale (più) di una laurea magistrale

Fatte salve alcune discipline di ambito STEM, in cui la laurea magistrale è un must, in tutti gli altri casi il master può tranquillamente seguire immediatamente la laurea triennale e, anzi, può risultare più efficace in ottica di “fast moving” nel mondo del lavoro. Come nel caso di Casnati, passato da una laurea in giurisprudenza a un percorso di carriera nel marketing e sales.

  1. I numeri di un master non mentono

Per distinguere un corso di qualità dalle tante offerte sul mercato, bisogna verificare parallelamente altri due indicatori quantitativi imprescindibili: il numero di iscritti – meglio se non superiore a 30, per non essere “uno dei tanti in aula” – e la percentuale di placement – unico vero certificato di garanzia per il futuro professionale – che però deve necessariamente essere vicinissima al 100%.

  1. Master a prima vista, l’importanza del colloquio di ammissione

Al di là dei freddi dati, esiste poi un fattore umano decisivo: la relazione con il corpo docente e il team del master. Queste figure, infatti, potrebbero diventare un “faro” capace di orientare le scelte professionali e consigliare lo studente durante (e dopo) il percorso formativo.

  1. I consigli da insider per guadagnare di più

Attenzione, però: frequentare un master non si traduce automaticamente in uno stipendio d’ingresso più alto per magia. Ma fornisce gli strumenti per ottenerlo. Grazie ai benchmark di mercato e ai consigli dell’organizzazione, il neolaureato – se esce da un corso di qualità – impara sicuramente a porsi correttamente durante i colloqui, capendo fin dove spingersi nella negoziazione e quale pacchetto retributivo sia corretto richiedere per il proprio profilo.

  1. Mentorship e Alumni, due green flag

Un asset fondamentale, spesso assente nei percorsi universitari standard, è la presenza di una comunità attiva. I master da scegliere, perciò, sono quelli che si differenziano per un ecosistema in cui gli “ex-master” (alumni) supportano gli studenti in corso facendo da mentori: questo circolo virtuoso offre, infatti, una guida basata sull’esperienza vissuta e facilita concretamente l’ingresso in azienda.

  1. La presenza fisica batte l’online

In un mondo sempre più digitale, anche il proliferare di master online va valutato con attenzione: i corsi a distanza non possono sostituire quelli in presenza, specie se l’obiettivo è la trasformazione professionale.

Le relazioni vere si costruiscono dal vivo: la didattica digitale resta uno strumento valido solo per acquisire competenze tecniche verticali o per moduli brevi e specialistici, non per costruire il network che servirà per tutta la carriera.

  1. Master all’università o fuori?

Se la formazione universitaria è una esclusiva delle realtà accademiche, i master possono invece nascere in ambiti completamente diversi, spesso correlati a realtà aziendali. Quale dei due mondi preferire?

L’esperienza suggerisce che i master promossi da enti formativi non accademici o da Business School tendano a essere più performanti nell’inserimento immediato nel mondo del lavoro. Questo soprattutto per via di una struttura più agile e di un legame più stretto con il tessuto imprenditoriale di riferimento.

Per il manager il master Publitalia è uno di quelli “giusti”

Chiaramente lo stesso Casnati sottolinea come il percorso da cui proviene rispetti tutti questi requisiti: il Master Publitalia in Marketing, Digital Communication, Sales Management viene organizzato direttamente da Publitalia ‘80, la concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset, dal 1988. E si rivolge a laureati dei corsi universitari triennali e magistrali, di ogni facoltà, garantendo loro tassi di placement elevatissimi: 100% ad ogni edizione.

Al termine degli 8 mesi d’aula, almeno 6 mesi sono dedicati allo stage, in aziende di primaria importanza. La parte in classe, invece, si trascorre nella storica sede di Mediaset a Cologno Monzese, alle porte di Milano, dove non mancano workshop e attività pratiche con esperti del settore.

Tutti questi elementi fanno sì che ogni anno le candidature siano nettamente superiori ai posti disponibili. Le selezioni per la prossima edizione sono aperte, ma ancora per poche settimane.

Juve Stabia, Un passo falso a Mantova che brucia, ma la pelle delle Vespe resta dura

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Non è stata la solita Juve Stabia. Quella scesa in campo sul prato del “Danilo Martelli” è apparsa solo una lontana parente di quella “macchina quasi perfetta” ammirata, applaudita e temuta fino a poche settimane fa. A condannare i gialloblù di mister Ignazio Abate alla sconfitta non è stata unicamente la pur innegabile qualità del Mantova, ma un mix letale: sfortuna, stanchezza accumulata e un’ingenuità individuale che ha di fatto spento l’interruttore della gara dopo meno di mezz’ora.

Il fattore Pierobon e la gara in salita

Il calcio, si sa, vive di episodi. Quello vissuto da Cristian Pierobon è senza dubbio un pomeriggio da archiviare e dimenticare in fretta. Schierato dal primo minuto in un centrocampo già costretto a rinunciare a pedine fondamentali, il giovane mediano è rimasto vittima di un eccesso di foga agonistica pagato a carissimo prezzo. Due falli ingenui in rapida successione gli sono costati due cartellini gialli. Il risultato? Doccia anticipata al 25′ del primo tempo. Lasciare i propri compagni in inferiorità numerica, su un campo ostico come quello virgiliano, ha rappresentato il vero e proprio colpo di grazia per una squadra che era già arrivata all’appuntamento in debito d’ossigeno e per giunta poi subito sotto di un gol.

L’analisi: un calo fisico e mentale

Se il cartellino rosso rappresenta la cronaca dell’episodio chiave, l’analisi tecnica di Abate dovrà necessariamente scavare più a fondo. Al netto della formazione largamente rimaneggiata, a destare preoccupazione è stata la tenuta complessiva del gruppo:

  • Fisicamente svuotati: I ritmi forsennati imposti dal tecnico fin dall’alba del campionato sembrano aver presentato il conto. È mancata del tutto quella brillantezza nei raddoppi di marcatura e quella velocità nelle ripartenze che finora erano state il marchio di fabbrica inconfondibile delle Vespe.

  • Mentalmente “Off”: La squadra è risultata compassata, meno reattiva sulle seconde palle, quasi prosciugata di quella “cattiveria” agonistica e di quella fame che le hanno permesso di scalare le gerarchie della classifica nelle scorse settimane.

Guardare avanti: la Carrarese come spartiacque

La sconfitta di Mantova, inutile negarlo, brucia. Tuttavia, un pomeriggio storto non può e non deve cancellare quanto di straordinario costruito finora. Il calendario non concede pause di riflessione e la prossima sfida contro la Carrarese si profila già come un vero e proprio spartiacque stagionale.

Il compito di mister Abate in queste ore sarà delicatissimo: dovrà essere bravo a ricaricare le batterie dei suoi giocatori, incrociare le dita per il recupero degli infortunati e, soprattutto, lavorare sulla testa di uno spogliatoio che per la prima volta inizia ad avvertire concretamente il peso e le vertigini della fatica.

La “bella realtà” Juve Stabia è uscita dal Martelli con un graffio evidente, ma la sua pelle resta dura da scalfire. Sabato pomeriggio, spinti dal calore del Menti, servirà riascoltare il ruggito delle grandi occasioni. L’obiettivo è uno solo: dimostrare a tutti che Mantova è stata soltanto una fisiologica parentesi amara all’interno di un romanzo fin qui entusiasmante.

Viaggi senza stress con Parclick

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Organizzare un viaggio, che sia per lavoro o per piacere, è un’attività che oscilla costantemente tra l’entusiasmo della scoperta e lo stress della logistica. Spesso ci si concentra sulla destinazione, dimenticando che la qualità dell’esperienza dipende da come gestiamo i piccoli intoppi del “mentre”. La chiave per un viaggio davvero rigenerante oggi risiede nella tecnologia e nella capacità di anticipare le criticità.

La tecnologia al servizio dell’itinerario: pianifica il tuo viaggio senza pensieri, direttamente dal tuo smartphone 

Dimentica le mappe cartacee o le ricerche confuse dell’ultimo minuto. Esistono app innovative che permettono di centralizzare prenotazioni, biglietti aerei e itinerari in un unico posto. Utilizzare strumenti di gestione smart non serve solo a risparmiare tempo, ma a liberare la mente dalla preoccupazione di perdere una coincidenza o un indirizzo importante.

Muoversi in città: l’efficienza prima di tutto

La vita nelle città è frenetica, e spesso questo può incidere sulla buona riuscita di una vacanza. Se decidi di noleggiare un’auto o di utilizzare la tua per raggiungere i nodi di interscambio, la guida urbana può diventare il punto debole della tua tabella di marcia. Il traffico cittadino e la ricerca spasmodica di un posto dove lasciare il veicolo sono i principali responsabili di ritardi e nervosismo. Pianificare dove fermarsi prima ancora di accendere il motore è il vero “pro tip” dei viaggiatori esperti. In questo contesto, strumenti digitali come Parclick diventano alleati indispensabili. Questa piattaforma permette di confrontare i prezzi dei parcheggi in tempo reale, garantendo non solo un risparmio economico notevole, ma anche la sicurezza di un posto riservato.

Gestire la sosta nei grandi hub è sicuramente uno dei grandi problemi nell’organizzazione di un viaggio, e spesso ci trova impreparati, creando malumori e rovinando l’atmosfera rilassata tipica del viaggio. Uno dei momenti più critici è l’arrivo in aeroporto o nelle grandi stazioni ferroviarie. Prendiamo come esempio chi deve partire dal Sud Italia: trovare un parcheggio aeroporto Napoli senza aver prenotato può trasformarsi in un’odissea costosa. Grazie a soluzioni smart, invece, puoi visualizzare le opzioni disponibili, valutare le distanze dai terminal e scegliere la tariffa più conveniente direttamente dallo smartphone. Prenotare in anticipo significa arrivare al check-in con calma, sapendo esattamente dove lasciare l’auto e quanto si andrà a spendere, evitando spiacevoli sorprese al ritorno.

Inoltre, l’utilizzo di app permette di ottimizzare i tempi morti: pianificare, infatti, significa anche sapere cosa fare durante le attese. Scaricare podcast, audiolibri o guide digitali della città di destinazione trasforma i tempi morti in momenti di arricchimento. La digitalizzazione del viaggio non riguarda solo i pagamenti, ma la creazione di un ecosistema su misura per le tue esigenze.

I tre pilastri del viaggio moderno possono ridursi a:

  • anticipazione: la prenotazione di voli,  alloggi e parcheggi con largo anticipo per ottenere i prezzi migliori.
  • centralizzazione: l’utilizzo di app che integrano tutti i tuoi documenti di viaggio.
  • flessibilità: lasciati sempre un margine di 30 minuti extra per ogni spostamento logistico.

Viaggiare con intelligenza significa delegare alla tecnologia la gestione delle seccature logistiche, permettendoti di goderti solo il meglio del percorso.

Juve Stabia, il peso degli infortuni e della striscia negativa. Con la Carrarese servirà il cuore del Menti

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Il periodo non è proprio felice in casa Juve Stabia. Tra rimonte subite nei minuti finali, sconfitte brucianti e un appuntamento con la vittoria che manca ormai da cinque partite, l’atmosfera è inevitabilmente tesa. È inutile girarci intorno: se le Vespe hanno perso la lucidità e la brillantezza ammirate in altre fasi della stagione, la questione infortuni non è solo un problema. È il problema.

L’emergenza infortuni: i ricchi piangono, le Vespe pure

Certo, i motivi di questa ecatombe andrebbero analizzati a fondo dalla società, perché non può essere derubricato tutto a semplice sfortuna. Tuttavia, è innegabile che questo fattore stia pesando enormemente sull’economia del periodo gialloblù. Il calcio insegna che l’infermeria piena è una zavorra per chiunque.

Per fare un esempio calzante: un Napoli senza questa problematica sarebbe probabilmente in testa al campionato, così come un’Inter decimata dai tanti indisponibili ha perso il derby e ha strappato un pareggio a Como solo per il rotto della cuffia. Insomma, anche i ricchi piangono.

Se vogliamo guardare a un esempio più vicino alla realtà del campionato delle Vespe, la stessa Sampdoria sta riscontrando problemi simili, pur avendo una rosa importante e avendo condotto un mercato di gennaio al top. Non sono semplici casualità, ma i classici indizi che fanno una prova: quando mancano gli interpreti, la macchina si inceppa per tutti.

La classifica, il lavoro di Abate e lo scudo di Lovisa

Il momento non è drammatico per quanto riguarda la classifica, ma è sicuramente triste per la mancanza di vittorie e per l’incognita assenze. La graduatoria, per fortuna, dà ancora ampiamente ragione all’ottimo lavoro svolto da Ignazio Abate, ma vietato abbassare la guardia.

Le squadre dietro spingono e, per raggiungere il traguardo ed evitare i classici patemi di fine campionato, serve muovere la classifica: non mancano moltissimi punti, ma ne servono almeno cinque per potersi dire definitivamente tranquilli.

Siamo di fronte al momento più difficile dell’intera gestione targata Matteo Lovisa. In questa tempesta, il Direttore Sportivo non si è nascosto: come al solito ci ha messo la faccia, analizzando e riassumendo la situazione con lucidità e maestria, facendo da parafulmine per l’ambiente.

Prossima fermata: Carrarese

Resta il fatto che qualcosa, già da sabato, va fatto. L’obiettivo è rimettere punti in cascina da qui a fine mese. La prossima fermata è vicina e per mister Abate si preannuncia l’ennesima vigilia in cui dover fare la conta dei disponibili. La gara contro la Carrarese assume così connotati difficili e delicati.

Alla Juve Stabia è richiesto un vero e proprio miracolo di nervi: bisognerà moltiplicare le idee, raschiare il fondo delle energie e scendere in campo per dimostrare che, nonostante i cerotti e le difficoltà, il cuore di questa squadra non è mai stato smarrito.

Juve Stabia, piove sul bagnato: Oltre gli infortunati si dovrà fare i conti anche con il Giudice Sportivo

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Non c’è davvero pace per la Juve Stabia. Come se non bastasse il pesante passivo rimediato allo stadio “Martelli” contro il Mantova e una condizione fisica che, per la prima volta in stagione, è apparsa nettamente deficitaria, ci ha pensato il Giudice Sportivo a presentare un conto salatissimo a mister Ignazio Abate. In vista del prossimo, fondamentale scontro diretto contro la Carrarese, il tecnico delle Vespe si trova a dover fare i conti con un’infermeria già pericolosamente affollata e, ora, con due squalifiche che pesano come macigni nell’economia della squadra.

Il doppio colpo: fuori Pierobon, Cacciamani

La trasferta lombarda ha lasciato scorie pesantissime non solo nel morale, ma anche nella disponibilità della rosa. Le decisioni del Giudice Sportivo che saranno ufficializzate domani, formalizzeranno un doppio forfait che complica ulteriormente e terribilmente i piani tattici della gara con la Carrarese:

  • Cristian Pierobon: Il rosso diretto rimediato dopo appena 25 minuti a Mantova non solo ha compromesso in modo irrimediabile la gara del “Martelli”, ma lascia ora un vuoto nel cuore del centrocampo stabiese. Un’ingenuità fatale, quella del mediano, che priverà Abate di fosforo, dinamismo e interdizione proprio in una gara in cui bisognerà fronteggiare il reparto granitico dei toscani.

  • Alessio Cacciamani: Il giallo ricevuto nella ripresa è la classica, amara beffa che si aggiunge al danno. L’attaccante era in stato di diffida e dovrà scontare l’inevitabile turno di stop. Senza di lui, la Juve Stabia perde improvvisamente il suo contributo offensivo sulla fascia, la sua imprevedibilità avrebbe potuto scardinare l’attenta retroguardia marmifera.

Spia della riserva accesa: si cerca il “miracolo” tattico

Con la fatica che si fa sentire per molti dei titolarissimi e le rotazioni ormai ridotte all’osso, Ignazio Abate è chiamato a inventarsi un vero e proprio miracolo tattico. La profondità e la duttilità della rosa, fin qui vanto assoluto della società di Castellammare, verranno messe alla loro prova definitiva. Chi scenderà in campo dovrà dare il 110% per sopperire alle pesanti assenze e rialzare subito la testa dopo il blackout di Mantova.

Il Menti come dodicesimo uomo in campo

In un momento di tale e totale emergenza tecnica e fisica, l’unico alleato certo e inscalfibile resta il pubblico del Romeo Menti. Contro una Carrarese solida, ben messa in campo e in grande fiducia, le Vespe non potranno permettersi altri cali di tensione. Si preannuncia una partita di profonda sofferenza, una sfida di nervi in cui la tattica, ad un certo punto, potrebbe dover lasciare il posto alla pura fame agonistica e alla resilienza.

Abate ne è consapevole: sabato non si giocherà “solo” per i tre punti. Si scenderà in campo per dimostrare a tutti che questa squadra sa incassare il colpo e reagire, anche quando il destino e gli episodi sembrano accanirsi. La caccia alla tranquillità della salvezza – mantenendo vivo quel pizzico di folle ambizione chiamata play-off – passa inevitabilmente per le mura amiche. Il Menti, ancora una volta, dovrà trasformarsi in quel catino ribollente d’orgoglio capace di spingere la palla in rete.

IL MORSO DELLA VESPA. Stabia, stop a Mantova. Sabato con la Carrarese servirà una scossa Playoff

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Non si ferma il momento delicato della Juve Stabia. Al “Danilo Martelli”, la squadra gialloblù incassa una sconfitta per 2-0 contro un solido Mantova, allungando a cinque la striscia di gare senza successi. Nonostante il passaggio a vuoto, le Vespe riescono a difendere il settimo posto in classifica, rimanendo saldamente ancorate alla zona play-off.

Un primo tempo in salita

L’emergenza è il tema dominante prima del fischio d’inizio: ben otto assenti tra le fila stabiesi, a cui si aggiunge il tecnico Abate, fermato dalla prova televisiva. In panchina siede il vice Beggi, che lancia dal primo minuto Pierobon e Dos Santos.

L’equilibrio si spezza al 21°: un cross basso di Benaissa trova l’inserimento puntuale di Bragantini, che col sinistro sigla l’1-0 (quarta rete stagionale per lui). La salita diventa ripidissima appena cinque minuti dopo, quando Pierobon rimedia il secondo giallo per un fallo su Castellini, lasciando i suoi in inferiorità numerica.

La reazione delle Vespe è orgogliosa ma sfortunata: su una sponda di Gabrielloni, Giorgini colpisce una clamorosa traversa. Il mancato pareggio dà coraggio ai padroni di casa che, proprio allo scadere del primo tempo, trovano il raddoppio con una perla di Mancuso, autore di un sinistro chirurgico dalla distanza.

Ripresa di gestione

Nella ripresa, Beggi prova a scuotere i suoi con un triplo cambio immediato (dentro Ricciardi, Mosti e Mannini), esaurendo di fatto tutte le sostituzioni già al 66°. Nonostante l’uomo in meno, la Juve Stabia prova a restare in partita e sfiora il gol che riaprirebbe i giochi a nove minuti dalla fine con Ricciardi, ma il risultato resta inchiodato sul 2-0 fino al triplice fischio.

Juve Stabia, gli interrogativi dopo la gara del “Martelli” di Mantova: La necessità di trovare nuove energie

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Nel calcio, si sa, i “se” e i “ma” non fanno classifica, ma restano strumenti fondamentali per capire cosa non ha funzionato quando la macchina si inceppa. La battuta d’arresto della Juve Stabia al “Martelli” lascia in eredità non soltanto uno zero alla casella dei punti conquistati, ma anche una serie di fisiologici interrogativi sulle scelte iniziali e sulla gestione generale delle energie in un momento di palese affanno fisico della squadra.

L’ombra di Dos Santos e l’alibi dell’inferiorità

C’era grande curiosità nell’ambiente per il debutto dal primo minuto di Dos Santos. Schierato per garantire imprevedibilità e velocità al reparto offensivo, il brasiliano non è però riuscito a brillare, finendo per naufragare nel grigiore generale di una prestazione opaca.

Tuttavia, il giudizio sulla sua gara deve essere obbligatoriamente sospeso. La sua prestazione è stata la prima, vera vittima degli eventi: il cartellino rosso sventolato in faccia a Pierobon dopo appena 25 minuti ha letteralmente stravolto il piano tattico di mister Abate. Rimasta in dieci uomini, la Juve Stabia ha spento la luce, smettendo di produrre gioco e costringendo le punte a un lavoro di estremo sacrificio. In un contesto di cronica mancanza di rifornimenti, Dos Santos è rimasto desolatamente isolato ai margini della manovra, impossibilitato a incidere.

La luce di Ricciardi: l’uomo in più della ripresa

Di segno diametralmente opposto è stato l’ingresso in campo di Ricciardi nel secondo tempo. L’ex esterno dell’Avellino ha approcciato la gara con il piglio del leader, mettendo in mostra una condizione atletica in questo momento nettamente superiore a quella di molti suoi compagni. In soli 45 minuti, il numero 2 ha fatto vedere molte più cose positive di quante la squadra ne avesse prodotte nell’intera prima frazione.

Il suo impatto è stato totale su entrambi i lati del campo: Al 69′ si è reso protagonista di un salvataggio provvidenziale su Buso, evitando un 3-0 che avrebbe assunto i contorni pesanti dell’umiliazione. Ha suonato la carica firmando l’unico vero squillo gialloblù della ripresa, impegnando severamente il portiere Bardi con una velenosa conclusione dalla distanza.

Il dilemma tattico e lo sguardo alla Carrarese

La brillantezza di Ricciardi solleva un quesito tanto spontaneo quanto inevitabile: avrebbe dovuto giocare titolare? Considerando un Carissoni apparso spento e appannato fin dalle prime battute, la spinta e la freschezza del laterale subentrato avrebbero forse potuto offrire uno sbocco diverso alla manovra stabiese, alleggerendo la pressione del Mantova nei minuti iniziali e cruciali del match.

La dura lezione del “Martelli” impone ora riflessioni rapide. Mister Abate si troverà a dover fare i conti con le pesanti squalifiche di Pierobon e Cacciamani, e non potrà più prescindere da chi ha dimostrato di avere ancora “benzina” nel serbatoio. Ricciardi, in questo senso, si candida prepotentemente per una maglia da titolare in vista della delicata sfida contro la Carrarese.

Sarà un match in cui corsa, intensità e lucidità sotto porta diventeranno fattori fondamentali per scardinare il muro toscano. Il tempo degli esperimenti, complice l’assottigliarsi del margine d’errore, è finito: ora serve ritrovare la Juve Stabia più solida, cinica e reattiva, per difendere con i denti quanto di straordinario è stato costruito finora.

TAF12 Milano: spettacolo, tecnica e verdetti tirati in una grande notte di boxe

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Milano ha vissuto una serata di grande pugilato con TAF12, evento intenso e spettacolare che ha regalato al pubblico incontri combattuti, ritmo elevato e verdetti rimasti in bilico fino all’ultima ripresa. Una riunione pugilistica ricca di contenuti tecnici e agonistici, capace di mettere in scena stili diversi, caratteri forti e momenti di autentica tensione sportiva.

Il clou della serata era rappresentato dal Campionato d’Italia tra Christian Mazzon e Francesco Faraone, Milano vs Roma , un confronto affascinante e stilisticamente opposto. Da una parte Mazzon, fighter brevilineo, potente e aggressivo, soprannominato la Iena, pugile da pressione costante, capace di accorciare le distanze e imporre un ritmo duro e logorante. Dall’altra Francesco Faraone, longilineo, elegante e tecnico, abile nella gestione dello spazio e nel tentativo di mantenere il rivale lontano con colpi puliti e intelligenti movimenti sul ring.

Nei primi sei round il match ha visto Mazzon nettamente più incisivo, capace di portare l’iniziativa con determinazione e aggressività, costringendo Faraone a lavorare soprattutto di rimessa. Con il passare delle riprese il pugile tecnico ha provato a riorganizzare la propria strategia, cercando di rallentare il ritmo e sfruttare la distanza per contenere l’irruenza dell’avversario. Dopo dieci round intensi, combattuti e ricchi di tensione, il verdetto è arrivato ai cartellini dei giudici: split decision, con due giudici che hanno assegnato la vittoria a Mazzon e uno a Faraone. Un confronto vibrante che ha contrapposto in maniera quasi didascalica la potenza del picchiatore alla raffinatezza tecnica del pugile di movimento, offrendo al pubblico uno dei momenti più emozionanti della serata.

Francesco Cecoro e Cristian MazzonGrande attenzione anche per il Silver Europeo dei pesi supergallo tra Paparo e Gomez, incontro dinamico e combattuto. Nelle prime riprese Paparo, pugile tecnico e lucido nella lettura dell’incontro, ha cercato di anticipare le offensive di Gomez, fighter determinato e costantemente proiettato all’attacco. L’obiettivo di Paparo era quello di pungere con precisione e trovare il colpo risolutivo, come già accaduto in precedenti incontri. La svolta è arrivata intorno alla settima ripresa, quando un diretto destro potente e preciso di Gomez ha colpito Paparo al volto, provocandogli un evidente sanguinamento dal naso. Da quel momento il match è diventato più acceso e a tratti caotico: Paparo ha tentato con generosità e coraggio di recuperare terreno, aumentando la pressione offensiva, mentre Gomez ha continuato a rispondere con determinazione e solidità. Anche in questo caso il risultato è stato deciso ai cartellini, con una split decision a favore di Gomez, al termine di un confronto duro, equilibrato e molto spettacolare.

Tra gli altri incontri della serata spicca la prestazione di Jasenau Cesar, autore di una vittoria convincente per K.O. alla seconda ripresa, dimostrando potenza, lucidità e grande efficacia.

Molto interessante anche il match tra Esposito e Bologna, conclusosi ai punti dopo otto round a favore di Bologna. Il pugile si è dimostrato inarrestabile, aggressivo e sicuro, dominando gran parte dell’incontro con un atteggiamento quasi spavaldo e con un controllo evidente del ring. Esposito ha provato a contenere l’iniziativa dell’avversario, ma è apparso in più momenti condizionato dalla pressione costante e dalla fisicità di Bologna. Da segnalare un taglio allo zigomo sinistro di Esposito, provocato da un colpo particolarmente potente dell’avversario, episodio che ha ulteriormente evidenziato la durezza del confronto.

Nel complesso TAF 12 si è confermato un evento di grande livello tecnico e agonistico, capace di offrire incontri combattuti, momenti di forte pathos e pugilato autentico.

Una serata intensa e memorabile che ha entusiasmato gli appassionati presenti, dimostrando ancora una volta come la boxe sappia unire spettacolo, tecnica e cuore in uno sport di straordinaria forza emotiva.

Circolo Nautico Stabia: Incontro Una donna per le donne presentato “Titina De Filippo tra pubblico e privato”

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Sabato scorso, 7 marzo 2026, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, le Associazioni culturali “Achille Basile – Le Ali della Lettura” e “Badema” BPW Italy Sez. di Castellammare di Stabia hanno organizzato presso il Circolo Nautico Stabia un incontro con gli autori del testo “Titina De Filippo tra pubblico e privato”.

L’importante studio della prof. Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e del M° Brunello Canessa, pronipote di Titina e autore delle musiche delle sue poesie, mette in evidenza, con rigorosa analisi critica e calore umano, la figura della De Filippo, simbolo di emancipazione femminile e autonomia artistica.

Una riflessione profonda sulla grande artista che, nell’iconico scenario del Circolo Nautico Stabia affacciato sul Golfo di Napoli, ha unito l’élite culturale stabiese e napoletana, sottolineando come la figura di Titina appartenga all’intero patrimonio immateriale del nostro territorio.

Hanno conversato con gli autori la prof. Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, e la prof. Nunzia Tavella, Presidente della Sezione Fidapa. Sono intervenuti la nota attrice e cantante Anna Spagnuolo, la prof. Anna D’Amora e l’editore Mario Rovinello.

Dopo i saluti del Presidente del Circolo Nautico Stabia, Giovanni De Angelis, la prof. Carmen Matarazzo ha introdotto l’opera e presentato gli autori, offrendo interessanti spunti sulla figura dell’artista.

La prof. Carmen Matarazzo, dopo aver introdotto l’opera e presentato gli autori, ha offerto interessanti spunti di riflessione sulla figura dell’artista, sospesa tra l’immagine pubblica di grande interprete di Filumena Marturano e la dimensione privata, spesso più complessa e sofferta.

La sua capacità di emergere non solo come interprete nel teatro dei fratelli, ma come artista completa, capace di imporsi in un contesto dominato da figure maschili è stata evidenziata anche dalla dott. Nunzia Tavella.

Ad approfondire queste riflessioni, la prof. Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura Teatrale Italiana presso l’Università “Federico II” di Napoli, che ha arricchito l’evento con una narrazione che va ben oltre l’analisi accademica.

Spesso ricordata solo come attrice, nel libro viene celebrata come drammaturga grazie alla pubblicazione di Virata di bordo, scritta nel 1960, che dimostra come Titina avesse una propria voce narrativa capace di indagare l’animo umano indipendentemente dalla penna di Eduardo.

Virata di bordo, come ricorda la prof. Scognamiglio, fu stroncata. Il critico Giorgio Prosperi, la etichettò come “commedia sentimentale, un po’ patetica, non degna della genìa dei De Filippo”, ignorando la sottile critica sociale che Titina muoveva alla famiglia patriarcale e alle sue nevrosi, e questo fu una mazzata per l’artista.

La stroncatura che Virata di bordo ricevette nel 1960 è oggi riletta, in particolare dalla prof. Scognamiglio tra i massimi esperti del teatro napoletano, proprio come una prova del pregiudizio di genere dell’epoca.

Negli anni Sessanta, la critica faticava a riconoscere a Titina un’identità di autrice autonoma. Se Eduardo era il “genio” e Peppino il “comico”, Titina veniva spesso relegata al ruolo di “grandissima interprete”, guardando con sospetto o sufficienza i suoi tentativi di firma drammaturgica.

Oggi invece l’opera è considerata particolarmente pregevole per la sua forza e per la capacità di Titina di descrivere la psicologia dei personaggi con una modernità che trascende l’epoca in cui è stata scritta.

Il libro “Titina De Filippo tra pubblico e privato” punta proprio a riabilitare questa dimensione, dimostrando che quelle stroncature non colpivano il valore del testo, ma l’audacia di una donna che voleva occupare uno spazio (la drammaturgia) allora quasi esclusivamente maschile.

La prof. Scognamiglio ha poi descritto come Titina fosse l’unica figura capace di tenere testa al rigore di Eduardo e un aneddoto – quello della commedia Filumena Marturano – riguarda la sua capacità di imporre la propria visione artistica durante le prove, agendo come un contrappeso necessario al genio dei fratelli.

Le note di Brunello Canessa, coautore del libro e musicista, cantautore e produttore napoletano, hanno dato una dimensione sonora e lirica ai versi più intimi della grande artista, dimostrando come la sua scrittura sia ancora oggi capace di vibrare.

La lettura delle lettere da parte di Anna Spagnuolo, una delle artiste più versatili della scena artistica partenopea e italiana, ha dato voce all’anima segreta di Titina De Filippo, permettendo al pubblico di entrare nel privato della famiglia, svelandone fragilità, ambizioni e legami complessi.

L’interpretazione di un passo tratto da Filumena Marturano della prof. Anna D’Amora ha restituito la potenza drammatica di un personaggio che, pur essendo nato dalla penna di Eduardo, è diventato corpo e anima di Titina.

I numerosi aneddoti raccontati dal pronipote di Titina Brunello Canessa e dalla prof.ssa Giuseppina Scognamiglio hanno reso l’incontro profondamente umano, trasformando una serata culturale in una sorta di “salotto di famiglia” di cui tutto il pubblico si è sentito partecipe.

La forza dell’incontro è stata proprio l’alternanza tra il rigore scientifico della ricerca della Prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, e l’emozione scaturita dalle interpretazioni di Anna Spagnuolo, di Anna D’Amora, e di Brunello Canessa.

La presentazione del libro è stata un’esperienza coinvolgente, che ha unito la saggistica alla musica, la recitazione alle testimonianze dirette, creando un’atmosfera di commozione e autenticità.

“Titina De Filippo tra pubblico e privato”, scritto da Giuseppina Scognamiglio e Brunello Canessa, comprende due saggi critici della professoressa Scognamiglio e il testo completo della commedia “Virata di bordo”. In appendice è presente un QR Code per ascoltare alcune poesie di Titina messe in musica e cantate da Brunello Canessa.

L’opera esplora la poliedrica figura di Titina, non solo attrice, ma anche sceneggiatrice, drammaturga e poetessa, un’icona straordinaria del teatro del Novecento, messa un po’ in ombra dai fratelli.

L’obiettivo centrale degli autori è proprio questo: una riabilitazione critica che tiri fuori Titina dal cono d’ombra dei fratelli, per restituirle lo status di protagonista assoluta.

La ricerca della Prof.ssa Scognamiglio mette in luce una donna colta e riflessiva, capace di una lettura sociologica della Napoli del suo tempo attraverso i suoi personaggi, mentre le poesie di Titina messe in musica da Canessa diventano “canzoni d’arte”, nobilitando la sua produzione poetica e rendendola fruibile a un pubblico moderno.

“Titina De Filippo tra pubblico e privato”, scritto da Giuseppina Scognamiglio e Brunello Canessa, 2026, editrice “La Valle del Tempo”, non la descrive come “la sorella di”, ma come un’artista totale, che ha saputo trasformare anche la sofferenza del ritiro forzato dalle scene in nuova linfa creativa.

Il libro, di grande interesse, colma una lacuna storica, restituendo a una donna, Titina De Filippo, simbolo di emancipazione femminile e autonomia artistica, la sua dignità intellettuale.

Mantova – Juve Stabia (2-0): Il podio e il contropodio gialloblù

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Una Juve Stabia troppo brutta per essere vera soccombe contro il Mantova, a cui il 2-0 va ampiamente stretto. Per i gialloblu gara subito in salita per la rapida espulsione di Pierobon, che facilita il compito dei lombardi.

PODIO

Questa rubrica cerca sempre di essere realista ed obiettiva, anche oltre il risultato che spesso non dice tutto su una prestazione. Come in passato, spesso, a rimanere senza occupanti è stato il contropodio, stavolta è il podio dei “buoni” a restare vuoto. Pochissimi gli aspetti positivi come l’impegno di Leone e Diakitè oppure la prestazione incolpevole di Boer che subisce due gol all’incrocio dei pali; per il resto nessun altro aspetto così degno di nota da poter essere elencato.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Christian Pierobon, che stende il tappeto rosso al successo del Mantova. Inaccettabile la doppia ingenuità del numero 10, che si becca due cartellini gialli in 25 minuti di gioco. Se nel primo intervento a farla da padrone è l’irruenza, nel secondo scontro di gioco il piede a martello di Pierobon è quasi una provocazione che l’arbitro, comprensibilmente, non si fa sfuggire. Al di là del doppio giallo, la sua testardaggine nel non scaricare palla durante una sgroppata innescata da Leone, porta al recupero palla del Mantova e alla rete del vantaggio, su cui lo stesso 10 arriva a chiudere tardi su Bragantini.
Va bene non performare al meglio a causa dei costanti problemi fisici di una stagione sfortunata, ma questi atteggiamenti non sono ammissibili, soprattutto da chi fa parte della vecchia guardia e sa quanto sudore e fatica ci sono state dietro la conquista della Serie B. Una categoria che ora più che mai va preservata.

Medaglia d’argento: a Lorenzo Carissoni, le cui prestazioni da tempo sbandierano la necessità di rifiatare. Da qualche settimana, ormai, il 24 delle vespe palesa di essere sulle gambe ed a corto di fiato, dopo una prima parte di stagione vissuta al massimo (4 gol e rendimento super). Nonostante le alternative nel ruolo non manchino, sia di esperienza (Ricciardi) che giovani (Mannini), a Carissoni toccano ancora straordinari. Turn over da considerare anche alla luce dei 45 minuti incoraggianti che Ricciardi ha mostrato una volta inserito in campo ma a partita già indirizzata. Sono innegabili le difficoltà dovute all’emergenza infortuni ma, proprio in una fase così delicata, attingere appieno dall’organico disponibile aiuterebbe a gestire meglio le poche energie residue. Come sottolineato da Lovisa al termine della gara c’erano 16 giocatori di movimento da cui attingere per mantenere una prestazione decente ma bisogna cambiare atteggiamento nelle prossime gare.

Medaglia di bronzo: a Matheus Luz Dos Santos, scelto come titolare nel momento più spigoloso della stagione. Il brasiliano è stato una scommessa, la classica moneta che si lancia sul tavolo verde quando non si ha nulla da perdere. Per questo, dopo pochissimi minuti concessigli dal suo arrivo, vederlo dal primo minuto in una gara in cui la palla scotta è stata una scelta coraggiosa che, però, non ha pagato. Ancora troppo breve, evidentemente, l’apprendistato per poter essere incisivo in una gara in trasferta, con tanti compagni indisponibili e contro una squadra rocciosa come il Mantova. Tra l’altro, giocando in un ruolo a lui non perfettamente congeniale. Per il brasiliano il doppio salto di categoria non è stato ancora metabolizzato. Da rivedere in spezzoni di gara più “comodi”, altrimenti c’è il rischio che finisca travolto dalla Serie B. Le qualità ci sono e si sono viste con le punizioni insidiose battute con il suo piede educato ma la Serie B impone anche tanta esperienza e fisicità.

Formula Uno, GP Australia 2026: le pagelle di Carlo Ametrano

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La Formula 1 è ricominciata con il GP d’Australia che ha aperto la stagione 2026 e dato via all’inizio di una nuova era con il cambio dei regolamenti. A vincere è stata la Mercedes di George Russell, per il momento il team per distacco più forte in pista, davanti al suo compagno di squadra Antonelli e alla Ferrari di Leclerc. Quarto, invece, Hamilton. Oggi abbiamo ascoltato per la nostra rubrica “Un voto per la Formula Uno” lo scrittore stabiese Carlo Ametrano, autore del libro “Ayrton… per sempre nel cuore” e grande appassionato di Formula Uno. Con lo scrittore è stato fatto il punto sul Gran Premio svolto ieri ad Austin.

Pubblichiamo l’estratto dell’intervista telefonica

Ciao Carlo, prima di iniziare con il pagellone ti chiediamo una considerazione sulla gara.

“Una gara dominata letteralmente da Mercedes. Ce lo aspettavamo e così è stato. Parliamo di un’astronave, Toto Wolff è stato molto furbo”.

Primo posto per George Russell su Mercedes. Voto?

“Futuro campione del modo, l’ho sempre detto. Voto 10”.

Seconda piazza per il compagno di squadra Kimi Antonelli. Voto?

“Parliamo di un ragazzo giovane con grandi margini di miglioramento. Voto 8”.

Terzo posto per la Ferrari di Leclerc. Che ne pensi?

“Ci si aspettava qualcosa in più. Quando ti chiami Ferrari devi vincere. Voto 6”.

Quarta piazza per il compagno di squadra Hamilton. Voto?

“Voto 6”.

Quinto invece Lando Norris. Che ne pensi?

“Voto 6”.

Sesta piazza per Verstappen, partito ventesimo. Come valuti la sua gara?

“Bella rimonta. Voto 6.5”.

Che mi dici della prova e della settima posizione di Bearman?

“Voto 7”.

Segue Lindblad, che debutto! Voto?

“Molto forte, un piede magico. Ne sentiremo parlare. Voto 8”.

Che voto dai al nono posto di Bortoleto su Audi?

“Ottimo. Voto 7”.

Cosa mi dici invece della decima piazza Gasly.

“Punti importanti. Voto 6”.

Carlo noi ti facciamo i complimenti e ti ringraziamo dando appuntamento con il pagellone con il GP di Cina, in programma la prossima settimana. Per salutarci ci vuoi aggiornare sui tuoi appuntamenti?

“Ci aspetta una grande stagione tutta da non perdere. Oltre al classico pagellone, per il quale continuo a ringraziare come sempre ViViCentro per la possibilità, il prossimo 30 aprile appuntamento imperdibile con il Senna Day presso il meraviglioso agriturismo delle “Cantine Zuffa” a Imola. A giugno sarà tempo dell’Orgoglio Motoristico Romano, per cui ringrazio come sempre il presidente Stefano Pandolfi per l’invito e la straordinaria disponibilità che mi ha sempre dimostrato. In estate ci sarà poi il Minardi Day. Un grazie anche a Odeon Tv per avermi confermato anche quest’anno il giovedì come loro opinionista per la F1. Oden è una emittente storica e per me è un grande onore farne parte. Ringrazio Filippo Gherardi, Martina Renna, Federica Afflitto e Serana Salmi per l’occasione”.