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Juve Stabia, Andrea Giorgini: Forza, classe e leadership al servizio delle Vespe

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Nella stagione appena andata in archivio, la Juve Stabia ha saputo conquistare ancora una volta il palcoscenico della Serie B grazie a organizzazione, coraggio e una chiara identità di gioco. Le idee di mister Ignazio Abate hanno trovato applicazione concreta sul terreno di gioco attraverso interpreti capaci di trasformare i principi tattici in prestazioni di altissimo livello. Tra questi, uno più di tutti ha rappresentato il simbolo della solidità gialloblù: Andrea Giorgini.

Il difensore centrale si è consacrato come uno dei migliori elementi dell’intera rosa stabiese, diventando una presenza imprescindibile nello scacchiere delle Vespe. Sempre presente, sempre affidabile, sempre sul pezzo. Una costanza di rendimento che gli ha consentito di assumere il ruolo di autentico leader della retroguardia.

Ridurre Giorgini alla definizione di semplice marcatore sarebbe un errore. La sua stagione è stata infatti caratterizzata da una straordinaria completezza tecnica e tattica, qualità che ne fanno uno dei prototipi più moderni del difensore contemporaneo.

Da una parte c’è il Giorgini guerriero, quello che non arretra di un centimetro nei duelli individuali. Forte fisicamente, dominante nel gioco aereo e praticamente insuperabile nell’uno contro uno. Gli attaccanti avversari hanno spesso dovuto fare i conti con un autentico muro, capace di spegnere sul nascere le iniziative offensive più pericolose.

Dall’altra emerge il Giorgini elegante e intelligente. Un difensore che non si limita a distruggere il gioco altrui, ma che sa costruire e interpretare la partita. Le sue letture preventive, la capacità di anticipare le intenzioni degli avversari e la pulizia negli interventi hanno rappresentato un valore aggiunto fondamentale per la squadra. A questo si aggiunge una notevole sicurezza nella gestione del pallone, caratteristica essenziale per il calcio propositivo richiesto da mister Abate.

È proprio questa doppia anima, fatta di forza e qualità, ad averlo reso il centrale ideale per il sistema tattico della Juve Stabia. Un difensore moderno, completo, capace di interpretare entrambe le fasi del gioco con la stessa efficacia.

Ma il vero segreto della sua stagione è stato probabilmente un altro: la continuità. In un campionato lungo, logorante e ricco di insidie, Giorgini non ha quasi mai abbassato il livello delle proprie prestazioni. Settimana dopo settimana ha garantito affidabilità, concentrazione e personalità, diventando una delle certezze assolute dell’intera squadra.

La sicurezza trasmessa ai compagni di reparto e la perfetta sintonia con i meccanismi difensivi predisposti dallo staff tecnico hanno contribuito a trasformarlo in un autentico leader emotivo oltre che tecnico. Una figura capace di guidare il reparto con l’esempio prima ancora che con le parole.

Per Ignazio Abate, Andrea Giorgini ha rappresentato molto più di un semplice titolare. È stato l’estensione del pensiero dell’allenatore sul terreno di gioco, il punto di riferimento attorno al quale costruire la solidità della squadra e coltivare ambizioni sempre più importanti.

Se la Juve Stabia ha potuto cullare il sogno di una nuova cavalcata playoff e confermarsi tra le realtà più competitive della categoria, una parte significativa del merito passa inevitabilmente dalle prestazioni del suo numero 33. Un difensore che ha saputo trasformarsi da certezza a leader, da protagonista a simbolo di una squadra che non smette di stupire.

Juve Stabia, Amedeo Petrazzuolo: L’uomo silenzioso dietro ogni parata dei portieri gialloblù

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Ci sono figure nel calcio moderno che raramente finiscono sulle prime pagine dei giornali o sotto i riflettori delle telecamere. Uomini che lavorano lontano dalla ribalta, ma il cui contributo diventa determinante per la crescita di una squadra. Alla Juve Stabia una di queste figure ha un nome ben preciso: Amedeo Petrazzuolo.

Anche nella stagione appena conclusa, l’allenatore dei portieri ha rappresentato uno dei punti fermi del club gialloblù, confermandosi una presenza imprescindibile all’interno dello staff tecnico e dello spogliatoio. Un legame, quello tra Petrazzuolo e Castellammare di Stabia, che negli anni si è trasformato in qualcosa di molto più profondo di una semplice collaborazione professionale.

Passione, appartenenza e dedizione sono le caratteristiche che da sempre accompagnano il suo lavoro quotidiano. Valori che la tifoseria stabiese ha imparato a conoscere e apprezzare, riconoscendolo come uno degli uomini simbolo della continuità e dell’identità della Juve Stabia.

In un calcio sempre più frenetico, fatto di cambiamenti continui e risultati immediati, Petrazzuolo rappresenta una certezza. La sua esperienza e la profonda conoscenza dell’ambiente gli consentono di svolgere un ruolo che va ben oltre quello di preparatore dei portieri. È un punto di riferimento costante per i calciatori, un consigliere nei momenti delicati e una figura capace di mantenere compatto il gruppo quando le pressioni aumentano.

La sua presenza nello spogliatoio è spesso decisiva. Grazie a un carisma naturale e a una spiccata sensibilità umana, riesce a instaurare un rapporto speciale con i giocatori, diventando il perfetto collante tra squadra, staff tecnico e società. Nei momenti di difficoltà sa trovare le parole giuste per infondere fiducia, mentre nei periodi positivi mantiene alta la concentrazione, evitando pericolosi cali di tensione.

Ma il lavoro di Petrazzuolo trova la sua massima espressione sul campo. I progressi mostrati negli ultimi anni dai portieri passati per Castellammare sono la testimonianza concreta della qualità del suo operato. Dietro ogni intervento decisivo, ogni parata spettacolare e ogni porta inviolata c’è un lavoro meticoloso, costruito attraverso allenamenti specifici, attenzione maniacale ai dettagli e una preparazione mentale che rappresenta uno degli aspetti più importanti del suo metodo.

Dalla postura tra i pali alla gestione delle uscite alte, dalla lettura delle situazioni di gioco fino alla capacità di reagire agli errori, nulla viene lasciato al caso. Forte dell’esperienza maturata da ex portiere, Petrazzuolo trasmette ai suoi ragazzi sicurezza, personalità e quella stabilità emotiva che spesso fa la differenza nei momenti decisivi di una partita.

Non sorprende, dunque, che il suo lavoro venga costantemente elogiato dagli addetti ai lavori. La passione che mette quotidianamente nel proprio ruolo continua a essere il motore di una carriera vissuta sempre con grande umiltà e professionalità.

Ora si prepara ad affrontare un’altra stagione in gialloblù con lo stesso entusiasmo del primo giorno. Perché per Amedeo Petrazzuolo il campo non rappresenta semplicemente un luogo di lavoro, ma una vera missione: accompagnare la crescita dei suoi portieri e contribuire, giorno dopo giorno, ai successi della Juve Stabia.

I tifosi si godono le parate dei propri numeri uno e celebrano i risultati della squadra. Ma dietro ogni volo all’incrocio dei pali, dietro ogni intervento decisivo e dietro ogni pagina di questa splendida storia gialloblù, c’è una firma discreta ma indelebile: quella di Amedeo Petrazzuolo, il custode silenzioso della porta della Juve Stabia.

Juve Stabia, pagellone 2025-2026: l’attacco è stato un mix di esperienza, sacrificio e giovani promesse

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per il secondo anno consecutivo, le semifinali dei playoff di Serie B. Dopo aver esaminato società, staff tecnico, portieri, difesa e centrocampo, è arrivato il momento di accendere i riflettori sull’attacco per il quinto e ultimo appuntamento di questo lungo viaggio attraverso la stagione gialloblù.

Un reparto che, pur dovendo fare i conti con infortuni, cambi di modulo e partenze nel mercato invernale, ha saputo garantire qualità, sacrificio e contributi decisivi nei momenti chiave del campionato.

Gabrielloni 6: esperienza e sacrificio al servizio della squadra

Lasciare il Como, dove era diventato un uomo simbolo, non era una scelta semplice. Alessandro Gabrielloni ha deciso comunque di rimettersi in gioco accettando la sfida Juve Stabia. La sua stagione non è stata particolarmente brillante dal punto di vista realizzativo, complice anche un grave infortunio che lo ha costretto a trascorrere diversi mesi ai box.

Quando è riuscito a tornare a disposizione, però, ha messo in campo tutta la sua esperienza e la sua fisicità, facendo a sportellate con le difese avversarie e diventando un punto di riferimento offensivo. Più che nei numeri, il suo contributo si è visto nel lavoro sporco e nella capacità di creare spazi e occasioni per i compagni.

Candellone 7: il guerriero dell’attacco gialloblù

Spalla ideale di Gabrielloni, Leonardo Candellone ha vissuto una stagione importante. La sua annata era iniziata nel migliore dei modi, diventando rapidamente uno dei punti fermi del reparto offensivo di mister Abate.

Tra sacrificio, pressing e reti pesanti, l’attaccante piemontese si è rivelato fondamentale nell’economia del gioco delle Vespe. Un infortunio lo ha fermato nel momento cruciale della stagione, ma la sua determinazione gli ha consentito di tornare disponibile per il finale di campionato e per la fase playoff, portando nuovamente in campo le sue qualità e la sua generosità.

Okoro 6,5: il diamante grezzo che ha conquistato tutti

Arrivato a gennaio in prestito dal Venezia, Okoro si è presentato a Castellammare come un attaccante dalle enormi potenzialità ancora da sviluppare. Mister Abate ha lavorato con pazienza sul giovane talento, modellandolo settimana dopo settimana.

I suoi sprint hanno regalato vivacità all’attacco stabiese e tenuto costantemente in apprensione le difese avversarie. Con il passare dei mesi ha mostrato miglioramenti evidenti dal punto di vista tattico e nella gestione delle situazioni offensive. Chiude la stagione con due reti, ma una di queste pesa come un macigno: il gol segnato nella semifinale playoff d’andata contro il Monza, una delle grandi corazzate della categoria.

Burnete 6: lampi di talento e un gol da ricordare

Considerato uno dei giovani più interessanti della rosa gialloblù, Burnete ha vissuto una stagione fatta di alti e bassi. Nel sistema di gioco adottato dalla Juve Stabia ha trovato spazio soprattutto come alternativa nel ruolo di punta.

Non sempre è riuscito a lasciare il segno, ma ha comunque mostrato qualità interessanti e soprattutto ha firmato una rete importante nella semifinale playoff di ritorno a Monza, confermando di possedere personalità e margini di crescita notevoli.

Piscopo 5,5: sacrificio e addio a gennaio

Non è stata la stagione del definitivo salto di qualità per Kevin Piscopo. Utilizzato spesso sulla corsia offensiva di sinistra, ha svolto un prezioso lavoro tattico e di sacrificio per garantire equilibrio alla squadra.

Pur senza numeri particolarmente rilevanti, il suo contributo alla fase offensiva non è mancato. Nel mercato invernale ha salutato Castellammare per trasferirsi al Bari, chiudendo momentaneamente la sua esperienza con la maglia gialloblù. Il 1 luglio tornerà dal prestito con obbligo di riscatto (in caso di salvezza) al Bari.

De Pieri 6: talento frenato dal cambio di modulo

Quando è stato chiamato in causa ha sempre dimostrato di possedere qualità importanti nonostante la giovane età. Il cambio tattico dal 4-3-3 immaginato a inizio stagione al definitivo 3-5-2 (o 3-5-1-1) ha inevitabilmente limitato il suo spazio e le sue caratteristiche.

Nonostante ciò, De Pieri si è fatto trovare pronto quando necessario, trovando anche la soddisfazione personale del gol a Padova, realizzato con grande opportunismo dopo aver sfruttato il lavoro di Candellone.

Dos Santos 6: qualità da coltivare per il futuro

La scommessa di mercato del direttore sportivo Matteo Lovisa porta il nome di Matheus Priveato Luz Dos Santos. Prelevato dal Saluzzo, in Serie D, il giovane brasiliano ha dovuto affrontare il difficile salto nel calcio professionistico e adattarsi ai ritmi e alla fisicità della Serie B.

L’inserimento non è stato semplice, ma ogni volta che è stato chiamato in causa ha lasciato intravedere qualità tecniche importanti. Il suo piede educato lo ha reso spesso una soluzione sui calci piazzati, tra punizioni e corner battuti con precisione e traiettorie invitanti per i compagni. Con un intero ritiro precampionato alle spalle, la prossima stagione potrebbe rappresentare quella della definitiva consacrazione.

Un attacco che ha saputo soffrire e crescere

Tra infortuni, cambiamenti tattici e giovani da valorizzare, il reparto offensivo della Juve Stabia ha saputo offrire il proprio contributo alla straordinaria cavalcata delle Vespe. Non sempre sono arrivati numeri da copertina, ma sacrificio, spirito di squadra e gol pesanti hanno consentito ai gialloblù di spingersi ancora una volta fino alle semifinali playoff.

Un finale che chiude il pagellone di una stagione destinata a rimanere nella memoria dei tifosi stabiesi e che lascia intravedere prospettive interessanti anche per il futuro.

Juve Stabia, semifinale play off che vale una promozione: Dopo la Cremonese anche il Monza vola in Serie A

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Stesso copione, stesso verdetto. Ma anche la stessa, identica consapevolezza: per salire sul tetto del calcio italiano bisogna passare dal “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia. Per il secondo anno consecutivo, infatti, i playoff di Serie B hanno premiato una squadra che, lungo il proprio cammino verso la Serie A, ha dovuto superare l’ostacolo Juve Stabia.

Dodici mesi fa toccò alla Cremonese di Giovanni Stroppa. Quest’anno è stato il Monza di Paolo Bianco a raccogliere l’eredità, conquistando la promozione al termine di una stagione vissuta da protagonista. Due storie parallele, unite da un filo conduttore che da una parte conduce alla gloria della massima serie e dall’altra certifica la crescita impressionante delle Vespe.

Monza, una promozione costruita con qualità e continuità

Il Monza di Paolo Bianco ha completato il proprio capolavoro. Dopo una regular season disputata ad altissimi livelli, i brianzoli hanno trovato la massima espressione del loro potenziale nel momento decisivo della stagione, centrando una promozione meritata e costruita su basi solide.

La società ha saputo garantire stabilità e programmazione, mentre l’allenatore è riuscito a compattare l’ambiente nei momenti più delicati dell’annata. Arrivati ai playoff con una condizione fisica e mentale eccellente, i biancorossi hanno dimostrato quella lucidità e quel cinismo tipici delle squadre destinate al salto di categoria.

Un percorso che ricorda molto da vicino quello compiuto dalla Cremonese nella passata stagione: entrambe le squadre hanno saputo gestire la pressione delle gare da dentro o fuori, mostrando una maturità da Serie A.

La semifinale come spartiacque: il tabù Juve Stabia

C’è un dato che non passa inosservato. Sia Giovanni Stroppa che Paolo Bianco hanno dovuto eliminare la Juve Stabia in semifinale prima di conquistare la promozione.

Per le Vespe, l’eliminazione di quest’anno lascia amarezza ma racconta una storia diversa rispetto al recente passato. Se il ko contro la Cremonese era stato vissuto come la conclusione di un sogno inatteso, quello contro il Monza ha il sapore della conferma.

Perdere contro le due squadre che poi hanno conquistato la Serie A non rappresenta un fallimento. Al contrario, significa essere arrivati a un passo dall’élite del campionato cadetto. La Juve Stabia non è più una sorpresa, ma una realtà consolidata che può guardare al futuro con ambizioni sempre più importanti.

Ora il futuro: attesa per la fumata bianca societaria

Archiviata la stagione sul campo, a Castellammare di Stabia l’attenzione si è già spostata sul futuro. Un campionato che ha visto il Catanzaro sfiorare un traguardo che probabilmente avrebbe meritato per quanto espresso durante l’anno e che attende ancora di conoscere l’ultima protagonista della prossima Serie B tra Brescia e Ascoli.

Nel frattempo, però, l’ambiente gialloblù vive giorni di grande attesa. I tifosi aspettano la tanto annunciata fumata bianca sul fronte societario, in una fase che si sta rivelando particolarmente snervante. Le indiscrezioni e le voci di corridoio continuano a rincorrersi quotidianamente, mentre dai canali ufficiali del club non arrivano comunicazioni in grado di fare chiarezza.

Un silenzio che alimenta interrogativi e aspettative. Perché se il campo ha confermato che la Juve Stabia può ormai competere stabilmente ai vertici della Serie B, adesso sarà fondamentale costruire le basi societarie per provare a compiere quell’ultimo passo che, negli ultimi due anni, è riuscito soltanto a chi ha saputo superare l’ostacolo rappresentato dalle Vespe.

Juve Stabia, Maistro: Talento e rammarico per una stagione tra lampi di classe e la ricerca della continuità

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La stagione di Fabio Maistro si chiude con una valutazione che racconta perfettamente il suo campionato: ampiamente sopra la sufficienza, ricca di momenti esaltanti, ma accompagnata anche da quel sottile senso di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere con maggiore continuità.

Il centrocampista della Juve Stabia ha rappresentato per gran parte dell’anno uno degli elementi tecnicamente più raffinati della rosa gialloblù. Ogni volta che il numero trentasette ha acceso il motore, la squadra ha beneficiato immediatamente della sua qualità. Non si tratta soltanto di una questione tattica o di posizione in campo: Maistro possiede un repertorio che pochi possono vantare nella categoria. Dribbling, verticalizzazioni improvvise, assist illuminanti e giocate capaci di cambiare il volto di una partita fanno parte del suo bagaglio tecnico.

Quando è in giornata, il fantasista stabiese riesce a trasformare un’azione ordinaria in qualcosa di speciale. È quel tipo di calciatore che può rompere gli equilibri con una sola giocata, inventando una soluzione che gli altri nemmeno immaginano. Una qualità che, nel corso della stagione, ha spesso permesso alla Juve Stabia di trovare sbocchi offensivi e creare superiorità nelle zone decisive del campo.

Eppure, accanto ai momenti di grande brillantezza, si sono alternati periodi meno incisivi. Il vero limite della stagione di Maistro non è stato il talento, mai messo in discussione, ma la capacità di mantenere un rendimento elevato con continuità. Alcune pause all’interno delle partite e qualche prestazione meno brillante hanno impedito al centrocampista di compiere quel definitivo salto di qualità che molti si aspettano da lui.

La sensazione è che il giocatore abbia ancora margini importanti per crescere. La base tecnica è di assoluto livello e le sue caratteristiche restano fondamentali per gli equilibri offensivi della squadra. Ciò che manca per trasformarsi in un protagonista assoluto del campionato è la capacità di incidere con la stessa intensità per tutti i novanta minuti, settimana dopo settimana.

La pagella finale, dunque, è decisamente positiva. Maistro ha confermato di essere un valore aggiunto per la Juve Stabia, un giocatore in grado di accendere la fantasia dei tifosi e di regalare giocate da categoria superiore. Allo stesso tempo, la sua stagione lascia aperta una prospettiva ancora più intrigante: quella di un calciatore che non ha ancora espresso completamente il proprio potenziale.

Se nel prossimo campionato riuscirà a trasformare gli sporadici lampi di genio in una costante, Fabio Maistro potrà smettere di essere un lusso intermittente per diventare il vero faro della Juve Stabia. E a quel punto, il giudizio non sarà più soltanto positivo: potrà diventare eccellente.

Juve Stabia, il pagellone: Un centrocampo da applausi in cui Leone e Mosti brillano di luce propria

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per il secondo anno consecutivo, le semifinali dei playoff di Serie B. Dopo aver esaminato il lavoro della società, di mister Abate, il rendimento dei portieri e della difesa, è arrivato il momento di accendere i riflettori sul centrocampo, autentico motore della squadra gialloblù.

Un reparto che ha saputo coniugare qualità, corsa, equilibrio e personalità, risultando spesso determinante nelle fortune della formazione stabiese. Tra giovani emergenti, conferme attese e innesti che hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio, il centrocampo della Juve Stabia si è rivelato uno dei migliori della categoria.

MOSTI 8
La sorpresa più bella della stagione. Instancabile, continuo e sempre presente, è stato uno dei pochi calciatori a mantenere un rendimento elevato fino agli ultimi mesi della stagione. I suoi inserimenti senza palla hanno spesso creato difficoltà agli avversari e non sono mancati gol pesanti nei momenti decisivi. Un autentico motorino che ha garantito dinamismo e sostanza in ogni zona del campo. La sua presenza è stata fondamentale nell’economia del gioco gialloblù. A fine stagione con le sue 8 reti risulta essere il bomber della Juve Stabia.

MAISTRO 7
Qualità e fantasia al servizio della squadra. Il numero dieci ha alternato prestazioni di alto livello a qualche passaggio a vuoto, pagando in parte il calo fisico nel girone di ritorno. Le sue geometrie e le sue giocate hanno spesso acceso la manovra offensiva della Juve Stabia, ma da un giocatore del suo talento ci si aspetta ancora maggiore continuità.

LEONE 8
Il geometra del centrocampo. Nonostante la giovane età, ha mostrato personalità da veterano diventando il punto di riferimento della mediana stabiese. Capace di dettare i tempi di gioco e di proteggere la difesa con grande intelligenza tattica, ha spesso messo in difficoltà anche le corazzate del campionato. Una delle rivelazioni più importanti dell’intera stagione.

CACCIAMANI 7,5
Corsa, intensità e dinamismo. Il giovane centrocampista ha saputo conquistare spazio grazie alle sue qualità atletiche e alla capacità di incidere nelle due fasi di gioco. Per gli avversari è stato spesso difficile reggere il suo ritmo. Una crescita costante che gli è valsa anche la prestigiosa convocazione nella Nazionale Under 21, ulteriore conferma del valore espresso durante la stagione.

CORREIA 7,5
Utilizzato prevalentemente come mezzala, ha saputo sfruttare le sue accelerazioni per creare superiorità numerica e rompere gli equilibri. Oltre alla spinta offensiva, ha garantito un prezioso lavoro di copertura davanti alla difesa, dimostrandosi uno degli elementi più affidabili del reparto.

TORRASI 6
Arrivato nel mercato di gennaio dalla Serie C, ha avuto bisogno di tempo per adattarsi alle richieste di una categoria più fisica e competitiva. Quando chiamato in causa ha comunque risposto presente, offrendo il proprio contributo. Più efficace nella posizione di trequartista o alle spalle delle punte piuttosto che nel ruolo di regista davanti alla difesa.

CIAMMAGLICHELLA 6
Una sola presenza, quella di Bolzano, ma sufficiente per intravedere qualità e prospettive interessanti. Il giovane centrocampista si è trovato davanti un reparto già collaudato e perfettamente funzionante, fattore che ne ha limitato inevitabilmente il minutaggio. Il futuro, però, sembra essere dalla sua parte.

PIEROBON 6,5
Una stagione complicata dal punto di vista fisico. I problemi al ginocchio ne hanno condizionato il rendimento e la continuità, impedendogli di esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Quando è stato disponibile ha comunque mostrato tutta la sua qualità. Indimenticabile il magnifico gol a giro realizzato contro lo Spezia, una vera perla tecnica.

ZEROLI 6,5
Il voto è inevitabilmente influenzato dagli infortuni che ne hanno limitato l’impiego. Arrivato a gennaio in prestito dal Milan, ha saputo comunque lasciare il segno in diverse occasioni. Suo il gol in rovesciata contro il Modena che ha regalato alla Juve Stabia la qualificazione alle semifinali playoff, una rete già entrata nei ricordi più belli della stagione.

BATTISTELLA S.V.
La sfortuna lo ha colpito fin dalle prime battute della stagione. L’infortunio subito a inizio campionato gli ha impedito di mettere in mostra le proprie qualità e di ritagliarsi uno spazio all’interno delle rotazioni di mister Abate. Un’annata praticamente da spettatore forzato.

Il centrocampo della Juve Stabia si conferma dunque uno dei principali artefici dell’ennesima stagione da incorniciare. Un mix di esperienza, talento e gioventù che ha consentito alle Vespe di competere ad alti livelli contro qualsiasi avversario. E se il futuro della squadra passa dalla crescita dei suoi giovani, le prestazioni offerte da Leone, Mosti e dagli altri protagonisti del reparto rappresentano una garanzia importante per continuare a sognare.

La Scafatese calcio in finale Poule Scudetto di Serie D, fotogallery

La Scafatese conquista la finale Poule Scudetto di Serie D.

Allo stadio Vitiello i canarini superano il Desenzano per 1-0.

Primo tempo a ritmi piuttosto blandi.

Senza il bomber Maggio, fermato dal giudice sportivo, la Scafatese entra in campo decisa. Dopo un inizio di studio, il ritmo aumenta e la partita diventa più combattuta, giocata con grande determinazione e ritmo alto.

E’ di Suhs il gol qualificazione

Al 57′ Convitto sulla fascia sinistra salta l’avversario e serve un assist per il difensore Suhs che di testa la mette in rete firmando l’1-0.

Suhs segna di testa il gol qualificazione

La Scafatese batte per 1-0 il Desenzano e approda alla finalissima della Poule Scudetto. Si gioca Sabato 9 giugno a Teramo contro il Vado.

Scopri tutti gli scatti del match e rivivi le emozioni della partita attraverso le nostre foto.

GUARDA TUTTE LE FOTO DALLA NOSTRA FOTOGALLERY (foto di Antonio Toscano)

 

 

Juve Stabia, il pagellone della difesa: Il muro gialloblù che ha spinto le Vespe fino alle semifinali playoff

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per la seconda stagione consecutiva, le semifinali dei playoff di Serie B.

Dopo aver esaminato il lavoro della società, di mister Abate e il rendimento dei portieri, è il momento di concentrarsi sulla difesa, uno dei punti di forza della squadra gialloblù. Un reparto che, tra conferme, sorprese e nuovi arrivi, ha garantito solidità, equilibrio e personalità, risultando decisivo nel cammino verso uno dei risultati più prestigiosi della storia recente del club.

Bellich 7: il faro della retroguardia

Quando c’era lui, la difesa della Juve Stabia trasmetteva sicurezza. Marco Bellich si è confermato il leader del reparto arretrato, guidando i compagni con esperienza e personalità. La sua assenza per infortunio si è fatta sentire in maniera evidente, dimostrando quanto il suo contributo fosse fondamentale negli equilibri della squadra.

Al rientro, la retroguardia ha ritrovato compattezza e solidità. Decisivi diversi suoi interventi nelle gare più importanti della stagione, in particolare durante i playoff, quando la sua esperienza è emersa nei momenti di maggiore pressione.

Giorgini 7: una rivelazione diventata certezza

Arrivato in prestito con obbligo di riscatto, Andrea Giorgini ha impiegato pochissimo tempo per conquistare la fiducia dell’ambiente stabiese. Fin dalle prime apparizioni ha dimostrato affidabilità, concentrazione e grande senso della posizione.

Gli attaccanti avversari hanno spesso trovato davanti a sé un vero muro difensivo. Costante nel rendimento e sempre presente nelle partite più delicate, Giorgini si è rivelato uno degli acquisti più azzeccati della stagione.

Dalle Mura 6,5: concretezza e sacrificio

Nessuna giocata appariscente, ma tanta sostanza. Christian Dalle Mura ha messo al servizio della squadra agonismo, attenzione e semplicità nelle giocate.

Ha sempre concesso poco agli avversari, interpretando il ruolo con disciplina e spirito di sacrificio. Un contributo prezioso all’interno delle rotazioni difensive di Abate.

Varnier 6: frenato dalla sfortuna

La stagione di Marco Varnier è stata fortemente condizionata dagli infortuni. I continui problemi fisici gli hanno impedito di trovare continuità e di esprimersi con regolarità.

Quando è riuscito a scendere in campo nelle migliori condizioni, però, ha fatto valere tutta la sua esperienza, contribuendo all’organizzazione della linea difensiva e limitando efficacemente gli spazi concessi agli avversari.

Diakité 7: impatto immediato

Arrivato dal Palermo nel mercato invernale, Salim Diakité ha saputo inserirsi immediatamente nei meccanismi della Juve Stabia.

Fisicità, carattere e aggressività positiva sono state le sue principali qualità. Il suo contributo nella seconda parte della stagione ha aumentato ulteriormente il livello della retroguardia gialloblù, offrendo a Abate una soluzione affidabile e di grande intensità.

Carissoni 8: continuità sulla fascia

Stagione positiva anche per Lorenzo Carissoni, elemento prezioso nel ruolo di quinto di destra.

Il classe 1997 ha garantito continuità di rendimento e una costante spinta offensiva, accompagnando spesso le azioni delle Vespe e risultando importante nelle transizioni. Senza particolari picchi, ma con una regolarità che ha rappresentato una garanzia per tutto l’anno. Ha trovato continuità in zona gol arrivando a realizzare ben 6 reti.

Manuel Ricciardi 6.5

L’uomo ovunque della difesa. Terzino affidabile su entrambe le fasce, ha sempre garantito una prestazione solida e di sostanza. Meno appariscente di altri, ma tatticamente vitale per l’equilibrio della squadra.

Ruggero 6,5: crescita e plusvalenza

La prima parte della stagione di Marco Ruggero è stata di alto livello. Leader del trio difensivo e componente fondamentale del muro gialloblù, ha attirato le attenzioni di altre società.

Le sue prestazioni non sono passate inosservate e durante il mercato invernale è arrivata la chiamata dello Spezia. Un’operazione che ha consentito alla Juve Stabia di realizzare una significativa plusvalenza, confermando ancora una volta l’ottimo lavoro della società nella valorizzazione dei propri calciatori.

Sheriff Kassama 6: atletismo e prospettiva

Per Sheriff Kassama una stagione utile soprattutto per accumulare esperienza.

L’impatto atletico non è mai mancato e le sue qualità fisiche sono apparse evidenti ogni volta che è stato chiamato in causa. Deve ancora migliorare sotto l’aspetto tattico e nella lettura delle situazioni di gioco, ma i margini di crescita restano interessanti.

Mannini 6: duttilità al servizio della squadra

Schierato spesso in ruoli differenti rispetto alla sua collocazione naturale, Mattia Mannini ha comunque risposto presente.

Utilizzato sia come quinto di centrocampo sia come mezzala, ha offerto disponibilità e spirito di adattamento. Pur non giocando sempre nella posizione ideale, ha garantito il proprio contributo confermando le qualità di un giovane dal futuro promettente.

Stabile 6,5: maturità precoce

Nonostante la giovane età, Stabile ha disputato una prima parte di stagione importante.

Dotato di una notevole struttura fisica, ha inizialmente pagato il salto nel campionato cadetto, ma con il passare delle settimane aveva iniziato a prendere confidenza con la categoria. La sua partenza verso Bari ha interrotto un percorso di crescita che stava diventando sempre più interessante.

Baldi 6: uomo spogliatoio

Le presenze in campo non sono state numerose, ma il contributo di Baldi va oltre le statistiche.

Ha rappresentato un importante punto di riferimento all’interno dello spogliatoio e un legame con il recente passato della Juve Stabia. Con l’arrivo di gennaio, per permettergli di trovare maggiore spazio, la società ha scelto di trasferirlo alla Torres in Serie C. Dal prossimo 1° luglio tornerà a essere un calciatore gialloblù.

Un reparto che ha fatto la differenza

La cavalcata della Juve Stabia fino alle semifinali playoff passa inevitabilmente dalla solidità della sua difesa. Tra leader esperti, giovani in crescita e innesti di qualità, il reparto arretrato ha rappresentato una delle basi più solide della squadra di Abate.

Una difesa capace di resistere nei momenti difficili, di esaltarsi nelle sfide decisive e di contribuire in maniera determinante a un’altra stagione destinata a rimanere nella memoria dei tifosi stabiesi.

Nel prossimo appuntamento del pagellone sarà il turno del centrocampo, il motore della straordinaria annata gialloblù.

De Bruyne rompe il silenzio: “Con Conte mai divertito”. E ora, con l’arrivo di Allegri, il futuro è un rebus

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Il Napoli si prepara a una scossa tellurica. Nonostante la stagione ormai terminata con il secondo posto in campionato, le certezze in casa azzurra stanno crollando rapidamente: l’avventura di Antonio Conte sulla panchina partenopea è giunta al capolinea, con la società pronta ad affidare la guida tecnica a Massimiliano Allegri. Un cambio al vertice che promette di riscrivere le gerarchie e, soprattutto, il destino dei top player in rosa.

L’incompatibilità Conte-De Bruyne

La notizia dell’addio di Conte arriva nel momento di massima tensione tra il tecnico salentino e la sua stella, Kevin De Bruyne. Il rapporto tra i due, mai decollato fin dall’arrivo del belga a Napoli un anno fa, si è sgretolato sotto il peso di visioni calcistiche opposte.

De Bruyne non ha mai fatto mistero del suo disagio, culminato nel recente sfogo al Nieuwsblad: “Conte ha una visione del calcio molto diversa dalla mia. Non ho mai potuto giocare veramente nel mio ruolo”. Le critiche del giocatore — dalla gestione tattica “troppo difensiva” alle frizioni nate dopo la disfatta contro il PSV — avevano dipinto il ritratto di uno spogliatoio spaccato, dove la rigidità di Conte e l’estro del belga non hanno mai trovato un punto d’incontro.

L’era Allegri: una nuova speranza?

L’arrivo di Massimiliano Allegri cambia radicalmente gli scenari. La società ha deciso di voltare pagina, puntando sul pragmatismo e sull’esperienza del tecnico toscano per ripartire. Questa rivoluzione tecnica potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia per ricucire il rapporto con il fuoriclasse belga.

Se con Conte l’addio di De Bruyne sembrava una scelta ormai inevitabile — maturata dopo settimane di panchina e la frustrazione di un modulo (il 5-4-1) che ne ha limitato il raggio d’azione — la gestione Allegri apre ora scenari inediti. Sarà il nuovo allenatore in grado di rimettere De Bruyne al centro del progetto tecnico e di far ritrovare al calciatore la voglia di sorridere in campo?

Il futuro resta un rebus

Il Napoli sta per voltare pagina, ma la gestione del caso De Bruyne resta una delle sfide prioritarie del nuovo corso. Il belga ha più volte sottolineato come la mancanza di divertimento e un’identità offensiva carente abbiano segnato il suo malessere. Con Allegri, le priorità tattiche potrebbero subire variazioni, offrendo a De Bruyne l’occasione di rivalutare la sua permanenza.

Tuttavia, il clima resta incandescente: le scorie dell’era Conte sono profonde e, sebbene il cambio in panchina sia ormai dato per certo, spetterà proprio al nuovo tecnico e alla dirigenza convincere il belga che il futuro del Napoli può ancora vederlo protagonista. Una cosa è certa: la gestione delle stelle, come dimostrato in questi mesi, è il vero banco di prova per chiunque sieda sulla panchina partenopea.

Juve Stabia, Dalle Mura: il difensore che ha conquistato Castellammare rappresentando l’innesto perfetto

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Quando si apre il mercato di gennaio, ogni società è alla ricerca di quel rinforzo capace di incidere subito, senza bisogno di lunghi periodi di adattamento. Un obiettivo che la Juve Stabia ha centrato in pieno con l’arrivo di Christian Dalle Mura, difensore cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina e protagonista di un impatto immediato nel mondo gialloblù.

Nei mesi trascorsi a Castellammare di Stabia, il centrale classe 2002 ha saputo conquistare tutti: staff tecnico, compagni di squadra e tifosi. Arrivato con la reputazione di giovane prospetto dal grande potenziale, Dalle Mura ha rapidamente dimostrato di possedere qualità tecniche e caratteriali ben superiori a quelle che normalmente si attribuiscono a un giocatore della sua età.

Le sue prestazioni sono cresciute settimana dopo settimana, trasformandolo in uno degli uomini più affidabili del reparto arretrato delle Vespe nel cammino che ha portato la squadra fino alle semifinali playoff di Serie B.

Il difensore toscano ha mostrato tutte le caratteristiche del centrale moderno. Solido nei duelli individuali, attento nelle letture difensive e dotato di una buona qualità nell’impostazione dell’azione, Dalle Mura ha rappresentato una presenza fondamentale nell’equilibrio tattico della squadra. Una duplice anima, quella difensiva e quella costruttiva, che ha permesso alla Juve Stabia di guadagnare solidità senza rinunciare alla qualità nel palleggio.

Ma oltre agli aspetti tecnici, ciò che ha colpito maggiormente è stata la mentalità. Dalle Mura ha affrontato ogni partita con la stessa intensità, indipendentemente dal ruolo che gli veniva richiesto. Da titolare o a gara in corso, il rendimento è rimasto sempre elevato, dimostrando una maturità rara per un calciatore nato nel 2002.

La sua applicazione quotidiana e la capacità di mettersi al servizio della squadra hanno fatto il resto. In poco tempo è diventato un punto di riferimento all’interno del gruppo, guadagnandosi la fiducia dell’allenatore e il rispetto di una piazza esigente e passionale come quella stabiese.

L’operazione conclusa dalla dirigenza nel mercato invernale si è rivelata, dunque, una delle più riuscite della stagione. Un acquisto che non solo ha alzato il livello della rosa, ma che ha confermato le enormi potenzialità di un ragazzo destinato a recitare un ruolo importante nel calcio italiano.

Castellammare di Stabia, del resto, rappresenta da sempre una vetrina prestigiosa per chi ha talento e voglia di emergere. La storia recente della Juve Stabia racconta di numerosi calciatori che, dopo essersi messi in luce al “Romeo Menti”, hanno spiccato il volo verso categorie superiori, arrivando a confrontarsi nei principali palcoscenici del calcio nazionale.

Per Christian Dalle Mura il percorso è ancora tutto da scrivere, ma i primi mesi in gialloblù hanno lasciato una sensazione chiara: a Castellammare ha trovato l’ambiente ideale per crescere, migliorarsi e compiere il definitivo salto di qualità. E se il futuro continuerà a seguire la strada intrapresa finora, il nome del difensore toscano potrebbe presto entrare nell’elenco di quei calciatori che dalla città delle acque hanno costruito il proprio trampolino di lancio verso il grande calcio.

Juve Stabia, pagellone della stagione: Il turno dei portieri da Confente, Boer e Signorini passando per Vetrò

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Prosegue il nostro pagellone dedicato alla stagione della Juve Stabia, un’annata destinata a rimanere nella storia recente del club gialloblù. Le Vespe hanno infatti conquistato per il secondo anno consecutivo l’accesso alle semifinali dei playoff di Serie B, confermandosi tra le realtà più sorprendenti e competitive del campionato.

Dopo aver analizzato il rendimento della società e dell’allenatore nei precedenti appuntamenti, è arrivato il momento di concentrarsi sui portieri, reparto che ha garantito affidabilità e sicurezza nel corso della stagione.

CONFENTE 7

Il numero uno gialloblù si conferma una delle certezze della squadra. Titolare fisso per gran parte della stagione, Confente ha offerto prestazioni solide e affidabili, risultando spesso decisivo soprattutto nelle gare disputate al “Romeo Menti”.

I numeri parlano chiaro: la Juve Stabia ha costruito gran parte delle proprie fortune casalinghe anche grazie alla sua presenza tra i pali, subendo appena due sconfitte nelle 19 partite giocate davanti al proprio pubblico. Sicuro nelle uscite, attento tra i pali e capace di trasmettere tranquillità all’intero reparto difensivo, è stato uno dei punti di riferimento della squadra.

Qualche incertezza in più si è registrata lontano da Castellammare, dove in alcune occasioni è apparso meno impeccabile rispetto alle prestazioni offerte in casa. Nulla che possa però intaccare il giudizio complessivo su una stagione ampiamente positiva.

BOER 6

Chiamato a raccogliere una responsabilità importante per una parte consistente della stagione, Boer ha risposto presente. Nonostante la limitata esperienza accumulata in carriera, il giovane portiere ha dimostrato personalità e maturità, facendosi trovare pronto ogni volta che è stato chiamato in causa.

Le sue prestazioni sono state caratterizzate da sicurezza e attenzione, qualità che gli hanno consentito di gestire con serenità anche i momenti più delicati. Pur senza picchi particolarmente elevati, ha garantito continuità e affidabilità, contribuendo al percorso della squadra senza mai far rimpiangere l’assenza del titolare.

Una stagione utile per crescere e accumulare esperienza in un campionato impegnativo come la Serie B.

SIGNORINI S.V.

Non ha avuto l’opportunità di scendere in campo neppure per un minuto durante la stagione e, per questo motivo, una valutazione puramente tecnica risulta impossibile.

Tuttavia, il calcio non si misura soltanto con i minuti giocati. Signorini ha rappresentato un elemento importante all’interno dello spogliatoio, distinguendosi per serietà, disponibilità e professionalità. Ha lavorato quotidianamente al fianco dei compagni, contribuendo alla compattezza del gruppo e facendosi apprezzare per il suo attaccamento ai colori gialloblù.

Se sul piano sportivo resta non valutabile, sotto il profilo umano merita senza dubbio un giudizio ampiamente positivo.

VETRO’ S.V.

Portiere delle giovanili gialloblù e nipote d’arte (il bisnonno giocava proprio nella Juve Stabia) ha avuto l’opportunità di essere aggregato in prima squadra segno che c’è grande fiducia su di lui.

Il giudizio sul reparto

Nel complesso, il reparto portieri ha garantito alla Juve Stabia affidabilità e rendimento costante, contribuendo in maniera significativa al raggiungimento delle semifinali playoff. Confente ha rappresentato una sicurezza, Boer ha risposto presente quando chiamato in causa, mentre Signorini ha incarnato lo spirito di gruppo che ha caratterizzato l’intera stagione delle Vespe.

Nel prossimo appuntamento del pagellone di fine stagione sarà la volta del reparto difensivo, chiamato a raccogliere l’eredità di un’annata che ha regalato ai tifosi stabiesi emozioni e soddisfazioni ben oltre le aspettative della vigilia.

Impresa leggendaria: Jonas Vingegaard conquista il Giro d’Italia e completa la “Tripla Corona”

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Jonas Vingegaard ha scritto la storia. Con una prestazione di una superiorità schiacciante, il fuoriclasse danese ha dominato la ventesima e decisiva tappa del 109° Giro d’Italia, trionfando in cima a Piancavallo e mettendo al sicuro il titolo nella classifica generale.

Un attacco da campione

La tappa odierna si è trasformata nel palcoscenico perfetto per il sigillo definitivo di Vingegaard. A oltre 10 chilometri dall’arrivo, quando la salita verso Piancavallo iniziava a farsi proibitiva, il capitano della sua formazione ha piazzato l’accelerazione decisiva. Non c’è stato nulla da fare per gli avversari: con una progressione inesorabile, Vingegaard ha letteralmente fatto il vuoto, pedalando in solitaria verso il traguardo e ribadendo una volta di più di essere, attualmente, il punto di riferimento assoluto per il ciclismo mondiale.

La Tripla Corona è realtà

Con questo successo, Vingegaard aggiunge il trofeo del Giro d’Italia a una bacheca già straordinaria, completando ufficialmente la “Tripla Corona” delle grandi corse a tappe. Dopo aver dominato le strade del Tour de France e della Vuelta di Spagna, il danese entra nel ristretto e leggendario club di atleti capaci di conquistare tutti e tre i Grandi Giri, un’impresa che consacra la sua carriera tra i più grandi di sempre.

Le classifiche finali

Dietro l’inarrivabile Vingegaard, la lotta per i restanti gradini del podio ha visto protagonisti Felix Gall e Jay Hindley, rispettivamente secondo e terzo sia all’arrivo di tappa che nella classifica generale finale.

Il Giro ha però premiato anche altri talenti che hanno animato questa edizione:

  • Maglia Bianca: Il portoghese Afonso Eulalio mostra il suo straordinario potenziale, mantenendo salda la leadership della classifica dei giovani fino a Milano.

  • Maglia Azzurra: Giulio Ciccone si conferma il re delle montagne, conservando il primato nella classifica dei Gran Premi della Montagna e regalando spettacolo sulle vette italiane.

Il 109° Giro d’Italia si chiude dunque sotto il segno di un dominatore assoluto, ma con la consapevolezza di aver assistito a una corsa vibrante e ricca di talento, che rimarrà negli annali del ciclismo per la storica impresa del corridore danese.

Juve Stabia, Candellone capitano guerriero: Il cuore delle Vespe batte al ritmo del suo leader

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Ci sono calciatori che conquistano i tifosi con i numeri, e altri che riescono a farlo attraverso il sacrificio, la dedizione e l’attaccamento alla maglia. Leonardo Candellone appartiene a quella ristretta élite di giocatori capaci di unire entrambe le qualità, diventando molto più di un semplice attaccante: un simbolo, un punto di riferimento, un leader autentico.

La stagione appena conclusa ha rappresentato l’ennesima conferma del suo valore umano e sportivo. Tra gol pesanti, assist decisivi e prestazioni di alto livello, il capitano della Juve Stabia era riuscito a trascinare la squadra nei momenti più delicati, assumendosi responsabilità e mostrando una leadership che andava ben oltre il rettangolo di gioco.

Il suo rendimento stava raggiungendo livelli straordinari. Candellone era uno degli uomini più determinanti della formazione gialloblù, un attaccante capace di fare reparto da solo, dialogare con i compagni e risultare decisivo nelle partite che contano. Poi, nel momento migliore della sua stagione, è arrivato l’ostacolo più difficile: un infortunio importante che avrebbe scoraggiato chiunque.

Ma i capitani veri si riconoscono proprio nelle difficoltà.

Lontano dal terreno di gioco, Candellone non ha mai fatto mancare il proprio sostegno alla squadra. Ha continuato a vivere ogni allenamento, ogni partita e ogni momento del gruppo da leader silenzioso, mentre lavorava senza sosta per tentare quello che sembrava un recupero quasi impossibile.

La sua determinazione ha fatto la differenza. Grazie a una forza di volontà straordinaria e a un lavoro quotidiano incessante, il numero ventisette gialloblù è riuscito a tornare a disposizione in tempo per il finale di stagione, quando la Juve Stabia aveva bisogno dell’esperienza e del carisma del proprio capitano.

Non era nella migliore condizione fisica, e nessuno lo nascondeva. Eppure Candellone ha scelto di esserci. Ha stretto i denti, ha affrontato il dolore e si è rimesso al servizio della squadra, lottando su ogni pallone e mettendo gli interessi del gruppo davanti a quelli personali.

È questo il motivo per cui il suo valore va ben oltre le statistiche. I gol e gli assist rappresentano solo una parte del contributo offerto alla causa gialloblù. Il pubblico del “Romeo Menti” ha imparato ad apprezzare soprattutto l’uomo, prima ancora del calciatore: un professionista che non si risparmia mai e che affronta ogni partita con lo spirito di chi sente il peso e l’onore di rappresentare una città intera.

La fascia di capitano, nel calcio moderno, spesso rischia di diventare un semplice simbolo. Per Leonardo Candellone, invece, è una responsabilità quotidiana, un impegno nei confronti dei compagni, della società e dei tifosi che lo hanno eletto a loro beniamino.

Per questo motivo, al termine di una stagione vissuta tra esaltazione, sofferenza e sacrificio, Castellammare di Stabia può guardare al proprio capitano con orgoglio. Perché Candellone non è stato soltanto uno dei protagonisti della stagione della Juve Stabia: ne è stato il volto, il cuore e l’anima.

E mentre il futuro chiama nuove sfide, una certezza resta immutata: quando c’è da combattere per i colori gialloblù, Leonardo Candellone sarà sempre il primo a scendere in campo.

Juve Stabia, Matheus Dos Santos dalla D alla B: L’intuizione del DS Lovisa che ha acceso il futuro gialloblù

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Ci sono storie che nel calcio sembrano uscite dalla sceneggiatura di un film. Racconti di occasioni colte al momento giusto, di talenti nascosti e di dirigenti capaci di vedere oltre ciò che appare. La parabola di Matheus Priveato Luz Dos Santos appartiene senza dubbio a questa categoria: un percorso che lo ha portato dai campi della Serie D alle sfide del campionato cadetto nel giro di pochi mesi.

Dietro questa operazione c’è la firma di Matteo Lovisa, direttore sportivo della Juve Stabia, ormai riconosciuto come uno dei migliori talent scout del panorama calcistico italiano. Durante il mercato di gennaio, mentre molte società di Serie B orientavano le proprie strategie verso profili già affermati, Lovisa ha scelto una strada diversa, puntando su un giovane attaccante brasiliano che stava facendo parlare di sé nel girone A di Serie D con la maglia del Saluzzo.

Classe 2002, Matheus Dos Santos aveva chiuso la prima parte della stagione con numeri di assoluto rilievo: otto reti e tre assist, prestazioni che avevano attirato l’attenzione degli addetti ai lavori ma che non lasciavano ancora immaginare un salto così rapido verso il professionismo.

La Juve Stabia ha deciso di investire con convinzione sul giovane brasiliano, acquistandolo a titolo definitivo e legandolo al club con un contratto fino al 2028. Una scelta coraggiosa, quasi una scommessa, considerando il notevole divario che normalmente separa il calcio dilettantistico da quello professionistico.

Eppure, fin dalle prime apparizioni in maglia gialloblù, Matheus ha dimostrato di possedere qualità fuori dal comune. La sua capacità di adattarsi ai ritmi della Serie B ha sorpreso osservatori e tifosi, evidenziando non solo doti tecniche importanti, ma anche personalità, determinazione e una grande voglia di emergere.

Nel calcio moderno, individuare un talento nei campionati dilettantistici e vederlo incidere immediatamente in una categoria complessa come la Serie B rappresenta un evento raro. È proprio questo che rende ancora più significativo il lavoro svolto da Lovisa, capace di trasformare un nome sconosciuto ai più in una risorsa preziosa per la squadra allenata dalle Vespe.

A Castellammare di Stabia l’entusiasmo attorno al giovane attaccante cresce partita dopo partita. I tifosi hanno già imparato ad apprezzarne la fame agonistica e lo spirito di sacrificio, caratteristiche che si sposano perfettamente con l’identità del club e con la passione della piazza stabiese.

Quello visto finora, però, potrebbe essere soltanto l’inizio. Lo scampolo di stagione appena concluso ha rappresentato una fase di adattamento, utile per conoscere il campionato e integrarsi nei meccanismi della squadra. Il prossimo ritiro estivo sarà il momento decisivo per compiere un ulteriore salto di qualità e candidarsi a un ruolo da protagonista.

La sensazione è che la Juve Stabia abbia trovato molto più di una semplice scommessa di mercato. Matteo Lovisa ha puntato su un talento ancora grezzo ma dalle enormi potenzialità. Matheus Dos Santos possiede le qualità tecniche, la mentalità e la determinazione per diventare uno dei volti del futuro gialloblù. E a Castellammare c’è chi è già pronto a scommettere che il meglio debba ancora arrivare.

Juve Stabia, un’annata tra sogni e tempeste: Il pagellone della stagione

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Annata strana per la Juve Stabia, tra campo e vicende extra-campo, ma le “vespe” hanno comunque centrato la qualificazione ai playoff giocando il turno preliminare a Modena con annessa vittoria e accesso alle semifinali.

Contro il Monza la Juve Stabia purtroppo il cammino verso la gloria si è fermato con tanto onore.

A bocce ferme proviamo a proporvi il pagellone della stagione suddiviso in 5 appuntamenti.

In questa prima uscita diamo i voti alla stagione per società e allenatore.

Ignazio Abate: 7,5

Subentra a Guido Pagliuca il 10 giugno 2025. Parte bene: dopo 9 giornate è settimo in classifica. Riesce a tenere la squadra in corsa playoff nonostante il caos societario di metà stagione.

Bravo a non far crollare il gruppo. Il giovane allenatore esordiente in questa categoria , riesce a gestire con umiltà un gruppo giovane e li porta in un livello alto di crescita.

Il suo segreto è il gruppo, racconta e rimarca molto spesso la fierezza di allenare una squadra giovane pronta giocarsela contro tutti.

Riesce a tenere alta l’attenzione sull’obiettivo del campionato tenendo fuori il gruppo squadra dalle vicende societarie, consolidando a pieno l’obiettivo salvezza e dopo di che la qualificazione ai playoff per la conquista della serie A.

Società / Vicende extra-campo: 5

Ottobre 2025: amministrazione giudiziaria per presunte infiltrazioni camorristiche.
Aprile 2026: disimpegno del socio americano Solmate, gli sponsor intervengono per salvare il salvabile. Quando tutto sembra delinearsi in maniera positiva arriva la Stabia Capital e Francesco Agnello a creare ulteriore apprensione poi risolto con il sequestro delle quote. Penalizzazione di 2 punti da scontare nel 2026/27. Sul campo zero impatto, fuori però tanto stress.

Rosa: 7

Nucleo solido per la Serie B. Tra i nomi: Confente in porta, Varnier, Bellich, Giorgini in difesa, Mosti, Maistro, Leone, Correia a centrocampo, Gabrielloni e Candellone davanti. Nessun fuoriclasse, ma gruppo operaio che ha reso bene, soprattutto in casa.

Prestazione in casa: 8

Stadio Romeo Menti si conferma il fortino con 8V, 9P, 2S in 19 gare. 33 i punti conquistati su 51 totali. Quarta nel primo tempo in casa. Il Menti ha spinto come ha sempre fatto in passato.

Prestazione in trasferta: 5.5

Fuori casa i numeri parlano chiaro: 3V, 9P, 7S.

Giocatore chiave e sorpresa: Mosti

Centrocampista dinamico, da mezzala uno dei pochi che ha tenuto fino a maggio. Energia e inserimenti utili .

Condizione fisica della squadra nell’arco dei 90 minuti: 5

Troppi punti persi nella ripresa. 18 pareggi dicono che spesso si è spenta dopo l’intervallo.

Voto stagione: 8

Obiettivo playoff centrato, ma con l’amaro in bocca per come è finita, si meritava sicuramente di giocare la finale, ma il campo ha deciso diversamente. La Juve Stabia, nonostante il caos extra campo, si conferma la vera mina vagante della Serie B, una stagione dignitosa che chiude il campionato nelle prime 10 classificate.

Raffaele Bergamasco presenta l’evento del 25 giugno

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Raffaele Bergamasco, ex coach della nazionale del Belgio di pugilato, ha parlato ai microfoni di Carlo Ametrano presentando l’evento speciale che si svolgerà al MaxiMall Pompeii il prossimo 25 giugno per celebrare Ernesto Bergamasco.

Raffaele, sappiamo di questo appuntamento al MaxiMall Pompeii del 25 giugno. Puoi dirci di più?

“Finalmente siamo riusciti a organizzare questo evento: un match internazionale tra Italia e Belgio che si svolgerà al MaxiMall Pompeii il 25 giugno. Ci saranno grandi incontri amatoriali e grandi personaggi del nostro sport come Patrizio Oliva, Angelo Musone, Roberto Cammarelle, Clemente Russo, Vincenzo Mangiacapre, Irma Testa e non solo. Tanti campioni del nostro palmares pugilistico nazionale”.

Venendo a te. Al momento sei libero, giusto?

“Sì. La mia ultima esperienza è stata con il Belgio, dove ho raccolto il mio risultato minimo con la partecipazione alle Olimpiadi di Parigi. Ho portato tre atleti a Parigi. Questo è stato un grande evento per la federazione belga. Ora sono in attesa di nuove esperienze estere, tra cui un possibile ritorno in India con la squadra maschile o il Marocco. Sto aspettando risposta, ma ci sono anche altre”.

Come valuti il movimento femminile?

“Ormai si chiama boxe in generale. Ci sono tantissime atlete che sono veramente fortissime e dicono la loro anche a livello mondiale. Il pugilato a livello nazionale sta andando bene. So che c’è stato il rientro di Irma Testa, che è stata la nostra punta di diamante per tanto tempo. So che si sta allenando, spero che possa togliersi tante soddisfazioni”.

Per salutarci, un ricordo di tuo papà?

“Fino a pochi giorni fa ero rammaricato. Non perché era mio padre, ma parlavo da sportivo. Mio padre è stato il primo pugile di Torre Annunziata ad andare alle Olimpiadi, ha scritto tante pagine di storia nazionale. Non ha ricevuto per quanto ha dato. Ero un po’ rammaricato per questa cosa, ma ora sono contento di poterlo ricordare con questo evento in programma il prossimo 25 giugno”.

ITC Sturzo Castellammare, oltre la Matematica: La 4°G viaggia tra Culture e Numeri con il Progetto eTwinning

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Ci sono esperienze scolastiche che restano impresse ben oltre il tempo trascorso tra i banchi di scuola. Percorsi capaci di unire studio, confronto e crescita personale, trasformando semplici lezioni in occasioni concrete di apertura verso il mondo. È questo il caso del progetto eTwinning “Exploring culture through numbers”, che ha visto protagonisti gli studenti della classe 4ª G dell’ITC “Luigi Sturzo” di Castellammare di Stabia.

Attraverso il dialogo con coetanei provenienti da realtà culturali differenti, come quella serba e turca, gli alunni hanno avuto l’opportunità di approfondire il significato simbolico dei numeri nelle diverse tradizioni popolari, religiose e letterarie, scoprendo quanto la cultura possa diventare uno straordinario ponte tra popoli e generazioni.

Al termine di questo intenso percorso, gli studenti hanno voluto raccontare emozioni, riflessioni e insegnamenti maturati durante il progetto, lasciando una testimonianza che va oltre il semplice lavoro scolastico e che rappresenta un autentico esempio di crescita culturale e di cittadinanza europea.

Questa è la relazione che ci hanno inviato:

“Questo anno scolastico si è arricchito di una bellissima esperienza grazie al nuovo progetto eTwinning “Exploring culture through numbers”, a cui la nostra classe 4°G ha partecipato attivamente durante il mese di maggio, vivendo un periodo intenso e dedicato all’esplorazione di nuove culture.

Il progetto ci ha dato la possibilità di confrontarci con due realtà differenti, quella serba e quella turca. Durante le varie attività ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo approfondito due argomenti: un tema di rilievo letterario, ossia la numerologia presente nella Divina Commedia dantesca, e un argomento popolare e storico, la Smorfia Napoletana, che affonda le sue radici nella cabala ebraica. Inoltre, la nostra compagna di classe serba ci ha coinvolti spiegando i numeri e i loro significati secondo la cultura ortodossa.

Grazie a questo progetto abbiamo conosciuto nuove tradizioni e compreso il valore dei numeri oltre la matematica: abbiamo scoperto, infatti, che possono significare molto altro.

Inoltre, ci siamo confrontati arricchendo il nostro bagaglio culturale di nuovi significati. Per noi è stata un’autentica opportunità di crescita a livello personale e culturale, che ci ha aiutati ad aumentare le nostre conoscenze, spingendoci a continuare a scoprire e ad andare oltre la semplice materia scolastica.

Questo percorso ci ha regalato la consapevolezza più bella: comprendere il vero valore dell’Europa e l’importanza di sentirci, oggi più che mai, cittadini europei.”

Federica Dello Ioio e Giuseppe Palomba

Juve Stabia la storia di Alberto Gerbo: Dal campo alla scrivania è lui l’uomo della continuità

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Ci sono calciatori che passano da una squadra all’altra lasciando soltanto statistiche e fotografie. E poi ce ne sono altri che riescono a entrare nell’anima di un ambiente, diventandone punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Alberto Gerbo dopo 4 anni dal suo arrivo in veste di calciatore appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

La sua storia con la Juve Stabia non è stata una semplice esperienza professionale, ma un percorso costruito giorno dopo giorno attraverso leadership, senso di appartenenza e credibilità umana. Una parabola intensa, vissuta in pochissimo tempo, che oggi raggiunge il suo punto più alto con la nomina ufficiale a Responsabile dell’Area Tecnica del club gialloblù.

Un ruolo importante, delicato, strategico. Ma per capire davvero perché la società abbia scelto proprio lui, bisogna tornare indietro e riaprire le pagine scritte sul prato del “Romeo Menti”.

Quando Gerbo arrivò a Castellammare portava con sé l’esperienza di chi aveva già combattuto battaglie importanti tra Serie B e Lega Pro. Fin dai primi allenamenti fu evidente che non si trattava soltanto di un centrocampista di qualità, ma di un leader naturale. Uno di quei giocatori capaci di trascinare i compagni con lo sguardo, con i comportamenti e con il peso delle parole nei momenti più complicati.

La fascia da capitano non fu un caso, ma la naturale conseguenza della stima conquistata all’interno dello spogliatoio. In campo era l’equilibratore, il riferimento tattico, l’uomo capace di leggere le situazioni prima degli altri. Fuori dal terreno di gioco, invece, diventò il punto di raccordo tra squadra, staff e società.

Ma la vera dimensione di Alberto Gerbo si è vista soprattutto nell’ultima stagione da calciatore. Quando il minutaggio ha iniziato inevitabilmente a diminuire, il suo peso specifico non si è affatto ridotto. Anzi, è diventato ancora più centrale.

In un calcio moderno che spesso corre troppo veloce per accorgersi dell’importanza delle figure carismatiche, Gerbo ha rappresentato l’essenza dell’uomo spogliatoio. Colui che sa parlare ai più giovani, stemperare le tensioni nei momenti delicati e mantenere il gruppo compatto quando le pressioni aumentano.

La Juve Stabia capace di sorprendere tutti e di gettare il cuore oltre l’ostacolo aveva bisogno anche di uomini così. Figure invisibili agli occhi del grande pubblico, ma fondamentali per costruire identità e spirito di squadra.

Per questo motivo il passaggio dal campo alla dirigenza appare oggi come una naturale evoluzione del suo percorso. La decisione del club di affidargli il ruolo di Responsabile dell’Area Tecnica non rappresenta un semplice riconoscimento simbolico o un premio alla carriera, ma una precisa scelta strategica.

Gerbo, infatti, incarna perfettamente tutte le anime della Juve Stabia.

Per i calciatori è l’ex compagno che conosce le difficoltà quotidiane di chi vive lo spogliatoio, le paure di un giovane e le responsabilità di chi indossa quella maglia.

Per l’allenatore è un interlocutore competente, capace di comprendere esigenze tattiche, equilibri umani e necessità tecniche della rosa.

Per la dirigenza è una figura affidabile, seria, profonda conoscitrice della categoria e delle dinamiche del mercato.

E per i tifosi rappresenta qualcosa di ancora più importante: il simbolo della continuità e dell’appartenenza. Un uomo che quella maglia l’ha onorata sul campo e che adesso è pronto a difenderla da dietro una scrivania con la stessa passione e la stessa determinazione.

Il futuro della Juve Stabia passa anche da qui. Dalle idee, dalla programmazione e dalla capacità di affidarsi a uomini che conoscono davvero il peso e il valore di questi colori.

Applausi e forti emozioni per “I miei colori”: Il trionfo dei ragazzi dell’IC D’Angiò-Via Vesuvio di Trecase

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BOSCOREALE — Una serata magica, intessuta di note, passi di danza, parole profonde e, soprattutto, tantissima emozione. È quella che si è vissuta giovedì scorso 28 maggio presso l’Auditorium del Parco Nazionale del Vesuvio, in via Le Corbusier a Boscoreale, dove è andato in scena il musical inedito “I miei colori”, spettacolo di fine anno dell’Istituto Comprensivo D’Angiò – Via Vesuvio di Trecase.

L’evento ha visto la partecipazione entusiasta di un folto pubblico, tra genitori, docenti e numerose autorità, tutti uniti nel celebrare il talento e l’impegno dei giovanissimi studenti delle classi quarte e quinte della primaria e della scuola secondaria di primo grado.

Il musical, testo inedito scritto e diretto dalla professoressa Stefania Aprea (curatrice anche del laboratorio di prosa), ha saputo toccare corde sensibilissime. Al centro della trama, una giornata qualunque tra i banchi di scuola dove quattro compagni di classe vivono le dinamiche tipiche dei dodicenni: il bisogno di essere accettati, la paura del giudizio, la gelosia e il desiderio di sentirsi importanti.

Lo spettacolo ha offerto agli adulti una preziosa chiave di lettura sulle ansie, le paure e le insicurezze che spesso bloccano i preadolescenti, ribadendo l’importanza cruciale del dialogo, del confronto e della condivisione, perché – come emerso dal testo – “nessuno si salva da solo”.

La riuscita dell’evento è stata il frutto di una grandiosa sinergia comunitaria che ha messo in moto molteplici professionalità dell’istituto:

  • La recitazione degli alunni delle classi prime e seconde della scuola secondaria ha regalato forti emozioni e messo in luce lo straordinario talento dei ragazzi preparati dalla docente Stefania Aprea.
  • La musica dal vivo: La Children’s Orchestra, formata da studenti di tutte le classi della secondaria, ha eseguito i brani in modo impeccabile, preparata dai maestri di strumento Francesco Sicignano, Maria Aiello, Salvatore Pistilli e Valeria Manzo, che ha anche diretto l’orchestra.
  • I cori: Un tripudio di lingue e melodie. Le maestre Annamaria Fiorillo ed Elisa Portoghese hanno diretto il coro di Via Vesuvio (in lingua inglese); le maestre Francesca Raiola e Stefania Maggio hanno guidato il coro di Via 4 Marzo (in lingua francese); la maestra Lia Raiola e la professoressa Lilla Borriello hanno curato il coro “misto” (scuola primaria e secondaria) per i brani in italiano.
  • Coreografie e audio: Movimenti scenici aggraziati a cura della professoressa Carla Russo e supporto audio impeccabile gestito dalla maestra Marialessandra Brunelli.
  • Scenografia e accoglienza: A fare da sfondo, una splendida scenografia realizzata dagli alunni della classe 3D (secondaria) insieme al professor Serafino Tranzillo. Il servizio accoglienza è stato invece curato con grazia dalle ragazze delle terze classi (Sezioni A-B-C), coadiuvate dal supporto insostituibile del collaboratore Salvatore Napolitano.

Ad aprire la serata sono stati i saluti della direttrice d’orchestra Valeria Manzo, che ha accolto la platea e i prestigiosi ospiti in sala, tra cui il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Sindaco di Trecase, Avv. Raffaele De Luca, l’Ambasciatrice della Gentilezza Anna Vitiello, la Dirigente Scolastica Giuseppina Maddaloni, la sociologa Anna Malinconico e l’Ing. Vincenzo Brelati, Presidente dell’Associazione MAIA dei genitori di Trecase.

Un ringraziamento speciale è andato anche al DS Giuseppe Mingione dell’Istituto Pantaleo di Torre del Greco per aver offerto la torta per il rinfresco finale, oltre che agli sponsor della serata.

Particolarmente toccante il discorso della Dirigente Scolastica dell’I.C. D’Angiò, Prof.ssa Clotilde Zampognaro:

“Uno spettacolo meraviglioso che ha fatto emergere passioni, inclinazioni e il talento di ognuno. La nostra è una scuola che si occupa di colori, di emozioni, di risolvere le situazioni difficili. Attraverso l’impegno voi ragazzi avete raggiunto una consapevolezza da cui noi adulti abbiamo solo da imparare. Se a livello mondiale si ragionasse così, non avremmo più guerre. Volate alto come aquiloni”, ha dichiarato la DS, salutando con commozione anche i ragazzi delle terze classi pronti al passaggio alle superiori.

Parole d’elogio sono giunte anche dalle autorità presenti tra cui l’Ing. Vincenzo Brelati e dal Sindaco Raffaele De Luca, che ha affermato:

“Complimenti a tutti questi ragazzi per momenti strabilianti che ci hanno regalato un’emozione unica. Gli alunni delle terze vanno via con una ricchezza di valori incredibile, spirito di squadra e un forte senso di appartenenza alla comunità. Ci lasciate la gioia della speranza”.

L’evento ha confermato ancora una volta l’eccellenza formativa del territorio: l’I.C. D’Angiò – Via Vesuvio è infatti una scuola ad indirizzo musicale anche per l’infanzia, con interventi didattici mirati per favorire l’esperienza musicale e artistica fin tra i bambini più piccoli (fa parte, infatti, del SIIMUS, rete nazionale delle Scuole d’infanzia ad indirizzo musicale).

Con il musical “I miei colori”, sul palco dell’Auditorium del Parco Nazionale del Vesuvio grandi emozioni per i giovani talenti di Trecase. Attraverso l’arte e la musica, essi hanno imparato la lezione più importante: con il coraggio, l’impegno e la condivisione, è possibile superare ogni paura e realizzare tutti i propri sogni.

Lo spettacolo si è concluso tra scroscianti applausi e qualche lacrima di commozione. Un giorno da ricordare che ha dimostrato come la scuola, quando unisce dedizione, arte e amore, sappia essere il faro più luminoso per la crescita dei nostri ragazzi.

Juve Stabia, il grande assente: Gregorio Morachioli sconfitto dal proprio fisico

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Nel calcio esistono storie illuminate dai riflettori, fatte di gol pesanti, applausi e copertine. E poi ce ne sono altre, più silenziose e dolorose, che si consumano lontano dal campo, tra sedute fisioterapiche, terapie e attese infinite. La stagione di Gregorio Morachioli con la Juve Stabia appartiene purtroppo a questa seconda categoria: quella dei talenti frenati proprio nel momento in cui tutto sembrava pronto per il definitivo salto di qualità.

Per comprendere il peso del campionato vissuto dall’esterno offensivo, bisogna tornare indietro di un anno. Nella stagione precedente, sotto la guida di Guido Pagliuca, Morachioli aveva trovato poco spazio. Qualche apparizione, minuti sporadici e la sensazione costante che il suo potenziale fosse rimasto ai margini di una squadra già perfettamente oliata nei propri meccanismi.

Eppure, nonostante il minutaggio ridotto, l’estate aveva restituito entusiasmo e speranza. L’arrivo di Ignazio Abate sulla panchina gialloblù sembrava rappresentare il contesto ideale per le caratteristiche dell’ex Bari. Un allenatore che basa il proprio calcio sull’intensità, sugli esterni offensivi, sull’uno contro uno e sulla capacità di creare superiorità numerica. Tutti elementi che sembravano cuciti addosso a Morachioli.

Sulla carta doveva essere l’anno della rinascita. Nella realtà si è trasformato in un calvario.

Fin dal ritiro estivo, problemi fisici e ritardi di condizione hanno iniziato a rallentare il percorso dell’ala classe 2000. Quello che inizialmente sembrava un semplice contrattempo si è trasformato col passare delle settimane in un tunnel senza uscita. Agosto, settembre, ottobre: il tempo scorreva, la Juve Stabia cresceva e Morachioli rimaneva fermo ai box.

Mentre la squadra di Abate volava nelle zone alte della classifica, conquistando risultati e consensi grazie a un calcio brillante e coraggioso, il fantasista combatteva la partita più difficile: quella contro il proprio corpo. Una battaglia silenziosa, logorante, che gli ha impedito non solo di conquistare una maglia da titolare, ma perfino di poter competere realmente per uno spazio nelle rotazioni.

Per un giocatore che vive di accelerazioni, dribbling e fantasia, restare fermo rappresenta la punizione più dura. Un’intera stagione trascorsa dietro le quinte, osservando i compagni correre, vincere ed entusiasmare il pubblico del Romeo Menti.

Ed è proprio qui che nasce il grande rimpianto. Perché se da una parte la favola della Juve Stabia targata Lovisa-Abate ha regalato emozioni straordinarie a tutta Castellammare, dall’altra resta il dispiacere umano e tecnico di non aver mai potuto ammirare davvero il talento di un calciatore che, già ai tempi di Bari, aveva dimostrato di poter fare la differenza in Serie B.

Il calcio, però, concede quasi sempre una seconda occasione. E Morachioli dovrà ripartire proprio da qui: dalla voglia di lasciarsi alle spalle un anno praticamente fantasma e dalla necessità di ritrovare continuità fisica e serenità mentale.

Il futuro sarà lontano dal Romeo Menti. Ma il talento non si cancella. E forse, dopo tanta sofferenza, per Gregorio Morachioli è arrivato semplicemente il momento di riscrivere la propria storia.