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Juve Stabia: Dopo una stagione di lavoro e risultati importanti si chiude il rapporto con Mister Abate

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Le strade della Juve Stabia e di Ignazio Abate si separano dopo una sola stagione, ma sarebbe riduttivo giudicare questo percorso soltanto attraverso i numeri. Dietro le 42 partite disputate, i 12 successi, i 19 pareggi e le 11 sconfitte c’è infatti molto di più: c’è il lavoro di un allenatore che ha saputo raccogliere una pesante eredità, quella lasciata da Guido Pagliuca, per guidare la squadra in uno dei momenti più complessi della storia recente del club.

La notizia della risoluzione consensuale del rapporto professionale tra la società gialloblù e il tecnico segna la fine di un capitolo importante. Arrivato a Castellammare di Stabia il 19 giugno dello scorso anno, Abate ha accettato una sfida tutt’altro che semplice, trovandosi a lavorare in un contesto caratterizzato da difficoltà societarie, incertezze e continui cambiamenti che avrebbero potuto compromettere il rendimento di qualsiasi squadra.

Eppure, nonostante tutto, la Juve Stabia ha saputo mantenere la propria identità. Ha lottato, sofferto, reagito e soprattutto ha continuato a essere competitiva. Il risultato più significativo è arrivato sul campo: la qualificazione ai playoff per la Serie A per il secondo anno consecutivo, un traguardo che conferma il valore del percorso intrapreso dalle Vespe negli ultimi anni e che porta anche la firma di Ignazio Abate.

La corsa si è fermata soltanto nella semifinale di ritorno contro il Monza, ma questo non cancella quanto costruito durante la stagione. Al contrario, testimonia la capacità di una squadra e del suo allenatore di restare protagonisti in un campionato difficile e altamente competitivo come la Serie B.

Abate ha portato a Castellammare professionalità, equilibrio e dedizione. Non ha mai cercato alibi, neppure nei momenti più complicati. Ha sempre messo il gruppo davanti a tutto, lavorando quotidianamente con serietà e mantenendo alta la concentrazione della squadra anche quando le vicende extracampo rischiavano di distrarre l’ambiente.

Il comunicato diffuso dalla società sottolinea giustamente “la professionalità, la serietà e l’impegno” mostrati dal tecnico nel corso dell’annata appena conclusa. Parole che fotografano perfettamente il contributo offerto da Abate alla causa gialloblù.

Questo è il testo del comunicato stampa della Juve Stabia che annuncia la risoluzione del contratto con Mister Abate:

La S.S. Juve Stabia 1907 comunica di aver raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del rapporto professionale con l’allenatore Ignazio Abate.

Giunto a Castellammare di Stabia il 19 giugno scorso, mister Abate ha guidato la formazione gialloblù nel corso della stagione 2025/2026, ottenendo 12 vittorie, 19 pareggi e 11 sconfitte. Nel corso della sua gestione tecnica, ha guidato le Vespe alla seconda qualificazione consecutiva ai Playoff per la Serie A, conclusasi con l’eliminazione nella semifinale di ritorno in quel di Monza lo scorso 19 maggio.

La società desidera rivolgere ad Ignazio Abate il più sentito ringraziamento per la professionalità, la serietà e l’impegno profusi durante l’annata sportiva appena terminata, rivolgendogli i migliori auguri per il prosieguo della sua carriera professionale.

Nel calcio moderno, spesso dominato dalla ricerca spasmodica del risultato immediato, non sempre viene riconosciuto il valore umano di chi lavora con correttezza e rispetto. Ignazio Abate appartiene a quella categoria di professionisti che lasciano un ricordo positivo non soltanto per ciò che ottengono sul campo, ma anche per il modo in cui rappresentano una società e una città.

Per questo motivo il suo addio non può essere accolto con indifferenza. Castellammare saluta un allenatore che ha saputo onorare i colori della Juve Stabia con dignità e competenza, contribuendo a mantenere il club nelle zone nobili della classifica e regalando ai tifosi un’altra stagione da protagonisti.

Ora per la Juve Stabia si apre una nuova fase, con una nuova proprietà e con nuovi progetti all’orizzonte. Ma nel libro della storia recente delle Vespe resterà anche il capitolo firmato da Ignazio Abate, l’allenatore che, in un anno pieno di difficoltà e incertezze, ha saputo tenere la barra dritta e portare la squadra ancora una volta a sognare la Serie A.

Grazie mister. Per il lavoro svolto, per la serietà dimostrata e per aver rappresentato con orgoglio i colori gialloblù. A lei l’augurio di raccogliere altrove le soddisfazioni che merita, con la consapevolezza di lasciare a Castellammare il rispetto e la stima di un’intera piazza.

Juve Stabia, ricapitalizzazione completata: Alfredo Guerri diventa il nuovo proprietario delle Vespe

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La Juve Stabia ufficialmente e definitivamente volta pagina. Dopo settimane caratterizzate da attese, udienze e passaggi decisivi nelle aule giudiziarie, è arrivata la conferma ufficiale dell’avvenuta ricapitalizzazione richiesta dagli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Un passaggio fondamentale per il futuro del club gialloblù che sancisce, di fatto, l’ingresso di Alfredo Guerri alla guida della società.

L’atto conclusivo è arrivato nella giornata odierna durante l’Assemblea Straordinaria tenutasi presso lo studio del notaio Borrelli a Napoli. Alla presenza degli amministratori giudiziari è stato sottoscritto l’atto di avveramento della condizione sospensiva e contestualmente è stata perfezionata la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, operazione che ha portato alla rideterminazione delle quote societarie e consentito a Guerri di acquisire il controllo della Juve Stabia.

Un epilogo che era stato anticipato già mercoledì 10 giugno 2026, quando l’imprenditore si era presentato all’esterno del Tribunale per l’udienza decisiva e al termine della stessa aveva annunciato di aver disposto il bonifico da 6.901.000 euro richiesto per la ricapitalizzazione del club. Un gesto concreto che aveva immediatamente acceso l’entusiasmo dei tifosi presenti e che oggi trova la sua definitiva ufficializzazione attraverso gli atti societari.

La ricapitalizzazione rappresentava il passaggio imprescindibile individuato dagli amministratori giudiziari per garantire la continuità aziendale della società, coprire le perdite accumulate e fornire le necessarie basi economiche per programmare il futuro sportivo e gestionale della Juve Stabia. Con l’avvenuto versamento e la successiva sottoscrizione dell’aumento di capitale, il club può ora guardare avanti con una prospettiva completamente nuova.

A certificare l’operazione è stato lo stesso comunicato diffuso dalla società:

“La S.S. Juve Stabia 1907 rende noto che in data 1° giugno 2026, gli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara hanno deliberato l’operazione di ricapitalizzazione; in data odierna, nel corso dell’Assemblea Straordinaria tenutasi presso lo studio del Notaio Borrelli in Napoli, alla presenza dei predetti Amministratori Giudiziari, è stato sottoscritto l’atto di avveramento della condizione sospensiva ed eseguita la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, con la conseguente rideterminazione delle partecipazioni societarie, al fine di consentire l’acquisizione del controllo della società da parte del sig. Guerri.”

Nel comunicato, gli amministratori giudiziari hanno inoltre rivolto un messaggio di benvenuto al nuovo proprietario:

“Gli amministratori giudiziari rivolgono al sig. Alfredo Guerri il più cordiale benvenuto e i migliori auguri per questo nuovo percorso, esprimendo l’auspicio che possa instaurarsi una collaborazione proficua, improntata al costante perseguimento delle migliori fortune della S.S. Juve Stabia 1907, della città di Castellammare di Stabia e di tutti gli sportivi italiani che seguono con passione le sorti della squadra.”

Si chiude così una lunga e complessa fase di transizione societaria che negli ultimi mesi aveva tenuto con il fiato sospeso l’intera tifoseria stabiese. Dalle incertezze legate al futuro del club fino alla decisiva operazione di ricapitalizzazione, il percorso è stato caratterizzato da numerosi colpi di scena. Oggi, però, la Juve Stabia può finalmente ripartire da una certezza: la società ha un nuovo proprietario e dispone delle risorse necessarie per programmare il proprio futuro.

Per Alfredo Guerri inizia ora la sfida più importante: trasformare l’entusiasmo generato dal suo ingresso nel club in un progetto sportivo solido e ambizioso, capace di consolidare la presenza della Juve Stabia nel calcio professionistico e di alimentare i sogni di una piazza che, ancora una volta, ha dimostrato un attaccamento straordinario ai colori gialloblù.

Concetto è porta oltre mille capi personalizzabili online e alza l’asticella della selezione

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Concetto è, rinomato fornitore di gadget personalizzati che pone particolare attenzione alle tematiche green, amplia in modo netto il proprio presidio sull’abbigliamento personalizzato includendo nello shop online oltre 1000 capi dotati di certificazioni riferite alla qualità dei materiali e alla sostenibilità della filiera produttiva.

T-shirt, polo, felpe, giacche, camicie, pile e impermeabili, tutte categorie di prodotto che muovono la promozione di aziende, associazioni, eventi, hospitality e teamwear.

La notizia di questo ampliamento non si limita alla profondità del catalogo, infatti in un mercato affollato di prodotti “basic”, dove per anni il confronto si è ridotto quasi esclusivamente al prezzo, alla grammatura e ai tempi di stampa, la scelta di costruire una proposta più ampia e dichiaratamente orientata a filiere più controllate sposta l’attenzione su un terreno più importante orientato all’eco-sostenibilità.

L’annuncio arriva contestualmente alla comunicazione della Commissione Europea che sottolinea un dato incontrovertibile: il consumo di tessili esercita il quarto maggiore impatto su ambiente e clima dopo cibo, casa e mobilità, mentre il modello fast fashion ha consolidato l’idea del capo economico, destinato a essere indossato poco e sostituito in fretta.

Concetto è porta chiarezza, non è sufficiente evocare il termine “prodotto eco-sostenibile”, i consumatori chiedono di spiegare: che tipo di cotone viene usato, che forma di tracciabilità esiste, quale filiera si intende valorizzare e in che misura il prodotto è pensato per durare nel tempo.

Ad esempio, un punto a cui Concetto è tiene particolarmente, riguarda il cotone in conversione. Parlare solo di cotone biologico già certificato può sembrare più semplice, ma rischia di lasciare fuori una parte importante del cambiamento. Per un coltivatore passare dal metodo convenzionale al biologico richiede tempo, investimenti e anche una certa dose di rischio. Valorizzare il cotone in conversione significa sostenere chi sta facendo questo passaggio, aiutando più aziende agricole a intraprendere un percorso diverso. In altre parole, non si premia solo il risultato finale, ma anche la transizione.

Nel settore dell’abbigliamento personalizzato l’etichetta sostenibilità va usata con rigore

L’abbigliamento è uno dei comparti in cui il marketing ha troppo spesso semplificato problemi strutturali. E’ noto che il consumo tessile nell’UE è salito da 17 kg pro capite nel 2019 a 19 kg nel 2022, mentre la Commissione europea stima che vengano scartate ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di indumenti, pari a circa 12 kg per persona; nello stesso quadro strategico europeo resta centrale un dato negativo: solo l’1% del materiale usato nei vestiti viene riciclato in nuovi vestiti.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente individua tre priorità per trasformare la filiera tessile:

  1. cambiamento dei modelli di consumo;
  2. miglioramento delle pratiche produttive;
  3. investimenti nelle infrastrutture.

Ecco perché i fornitori di abbigliamento personalizzato non dovrebbe promettere il capo “green” in senso assoluto. Dovrebbero invece parlare di compromessi, di durata, di filiera e di informazioni accessibili al cliente.

Concetto è trasforma la promessa dell’abbigliamento personalizzato “eco-sostenibile”  in un processo d’acquisto consapevole

La pagina dell’abbigliamento personalizzato dello shop online di Concetto è espone filtri per certificazioni di eco-sostenibilità, grammatura, vestibilità, materiali, coloregenere, dettagli e tempi di consegna. Inoltre ogni richiesta ottiene un’anteprima gratuita entro 24 ore. Un’interfaccia che parla il linguaggio del B2B contemporaneo: piccoli lotti, tempi brevi, ricerca rapida per filtri e una selezione che prova a mettere sullo stesso tavolo la necessità commerciale e la leggibilità della filiera.

Lo shop online propone prodotti con filiera produttiva controllata e certa, con un rapporto il più possibile diretto con produttori e stabilimenti. Disponibili anche capi destinati a etichette emergenti d’alta moda, le lavorazioni per le personalizzazioni specialistiche sono fatte in Italia, dal ricamo alla serigrafia multicolore, fino a DTF, quadricromia e rilievo. Per chi deve allestire una linea di abbigliamento per lo staff, una capsule per la ristorazione, una divisa tecnica o un progetto per un evento, questo equilibrio tra velocità, soglia d’ingresso bassa e maggiore chiarezza rende Concetto è il fornitore ideale.

Dalle t-shirt personalizzate oversize a quelle in cotone biologico e riciclato

Le T-shirt personalizzate sono diventate uno degli strumenti di sponsorizzazione più utilizzati dalle aziende. Associazioni e attività commerciali le usano per rafforzare l’identità del brand, mentre negli eventi rappresentano un elemento immediatamente riconoscibile che contribuisce a creare senso di appartenenza e visibilità.

Tra le varianti disponibili i modelli oversize hanno la capacità di adattarsi a pubblici molto diversi e sono particolarmente amate dai più giovani per il loro design contemporaneo, sono spesso abbinate a cappellini personalizzati per creare outfit coordinati durante manifestazioni, attività promozionali e iniziative di marketing territoriale.

Per la promozione di aziende dall’ “animo green” vengono proposte le T-shirt realizzate in cotone organico, una scelta che coniuga comfort e qualità del tessuto, nel pieno rispetto delle tematiche ambientali.

Le T-shirt personalizzate di Concetto è garantiscono durata nel tempo, vestibilità e massima qualità delle personalizzazioni.

Grazie a un catalogo ampio e a lavorazioni professionali realizzate in Italia, Concetto è offre alle aziende la possibilità di trasformare un semplice indumento in uno strumento di comunicazione efficace  e coerente con i valori del proprio brand.

Dati di contatto

Concetto è
Tel. 02 3826 6262
Chat Whatsapp: +393516129935
Shop Online: https://concettoe.com

Capodimonte svela la sua Galleria delle Porcellane, 7000 tesori borbonici in mostra

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Nel Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, diretto da Eike Schmidt, ha aperto oggi la Galleria delle Porcellane, articolata in 16 sale, in cui è esposta una selezione del grande nucleo ceramico tra i più importanti d’Europa..Si tratta di circa 7000 pezzi (porcellane e terraglie) in gran parte provenienti dalla collezione Borbone, arricchita da ulteriori acquisti e doni a partire dall’Unità d’Italia a oggi. I lavori di adeguamento delle sale sono stati realizzati con fondi del Ministero della Cultura per un importo complessivo di un milione e centomila euro e con il generoso contributo di mecenati per oltre 700mila euro per l’allestimento, firmato dal maestro Federico Forquet.

Nell’atrio del piano nobile il percorso inizia con l’installazione site-specific di Diego Cibelli Beata Fragilità del Bosco Amato (2024-2026) in porcellana biscuit, opera acquisita grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e Brunella Trimarco Presidente della Fondazione Tridama.

“Per la prima volta nella storia di Napoli le straordinarie raccolte di porcellana del Museo e Real Bosco di Capodimonte sono visibili al pubblico una grandiosa esposizione che ricrea la magnificenza della vita nella Reggia Borbonica – sottolinea il direttore Schmidt – Si tratta di un passaggio importante per la storia stessa del museo che il prossimo anno celebrerà i suoi 70 anni, segnando anche l’inizio del riallestimento del primo piano con gli appartamenti reali. In 24 mesi di entusiasmante lavoro di squadra, che ha compreso il progetto di ricerca, abbiamo sviluppato l’idea che oggi ha preso forma: non più una semplice sezione dedicata alle porcellane ma un’esperienza immersiva sotto le grandi volte decorate della Reggia tra mobili preziosissimi, oggetti rari, animali imbalsamati, sete brillanti. Il salottino di Maria Amalia di Sassonia torna a risplendere e a incantarci con i suoi motivi orientali. Rispetto al progetto iniziale, le sale sono aumentate da dieci a sedici, individuando risorse private oltre che pubbliche, grazie al coinvolgimento di generosi mecenati. Altra innovazione è stata la scelta di anteporre all’ingresso della collezione storica l’opera site-specific di Diego Cibelli, che crea un punto d’avvio del percorso non solo fisico ma anche culturale, proponendosi ai visitatori, soprattutto ai più giovani, in un’ottica antica e contemporanea al tempo stesso. La visione allestitiva di un maestro assoluto qual’è Federico Forquet, tornato nella sua Napoli per lasciarvi un segno epocale, fa di questa Galleria delle Porcellane un’attrazione unica per fascino ed eleganza nel panorama mondiale dei musei. Ma il risultato più importante che oggi festeggiamo è la restituzione di questo tesoro identitario di Capodimonte e di tutta la Nazione, finalmente valorizzato e promosso, a tutti i napoletani e alla fruizione pubblica”.

Il nuovo progetto di allestimento si riallaccia alla visione di Annibale Sacco, direttore di Casa Reale Savoia, che riunì a Capodimonte a partire dal 1872 un gran numero di porcellane e terraglie appartenute ai Borbone e dislocate nei vari siti reali. Il percorso che parte dal piano nobile del museo ingloba il celebre Salottino di Porcellana proveniente dalla Reggia di Portici. Com’è noto fu Carlo di Borbone a fondare nel 1743 in un edificio all’interno del Real Bosco la manifattura di porcellane di Capodimonte, che chiuderà dopo soli sedici anni, nel 1759, quando il sovrano assumerà il titolo di re di Spagna trasferendosi a Madrid e portando con sé anche molti specialisti per la produzione. Esposti nel percorso oltre 1500 i pezzi (il totale dei 7000 che include anche tutti gli elementi ripetitivi dei grandi servizi da tavola.)

Si parte dall’atrio del primo piano introdotto dall’opera di Diego Cibelli in porcellana biscuit, ghirlanda composta da centinaia di elementi fitomorfi, antropomorfi, zoomorfi, frutti e ortaggi con un richiamo diretto all’albero della cuccagna. Un intervento che si pone nella scia della tradizione di Capodimonte, museo in costante dialogo con il contemporaneo: da Burri a Sol LeWitt, fino alle opere di Mimmo Paladino e Christiane Löhr recentemente presentate. Il percorso inizia con la sala dedicata alle porcellane europee dove si possono ammirare le rare porcellane di Meissen, la più antica manifattura avviata in Europa, di cui molti esemplari giunsero a Napoli come doni di Augusto III di Polonia alla figlia Maria Amalia per le nozze con Carlo di Borbone.

La collezione conta pezzi importantissimi della manifattura imperiale di Vienna, la seconda più antica d’Europa, fondata nel 1718. Tra questi, è esposto il déjeuner donato da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena al marito, Ferdinando IV di Borbone, un servizio da prima colazione completo di teiera, lattiere, zuccheriere e tazze su cui sono dipinti in silhouette ritratti di famiglia e sui piattini vedute di Napoli e di Vienna, creando un collegamento tra le figure dei sovrani e i luoghi a loro cari. In questa sala si trova anche il Genio della Pace, una tra opere più celebri della manifattura viennese. I due vasi detti à fuseau furono invece realizzati dalla manifattura di Sèvres negli anni dell’impero napoleonico, tra il 1810 e il 1811. Sul lato frontale vi appaiono due miniature con i ritratti dell’imperatore Napoleone Bonaparte e dell’imperatrice Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, sposi nel 1810, dono per la sorella Carolina Bonaparte, regina di Napoli. In una delle vetrine dedicate alla Real Fabbrica di Napoli, la seconda manifattura di porcellane napoletane, avviata da Ferdinando IV di Borbone nel 1771, possiamo ammirare uno dei pezzi più significativi della collezione: il plateau decorato con una miniatura che riproduce il celebre dipinto del pittore bolognese Annibale Carracci raffigurante Ercole al bivio, appartenente alla collezione Farnese di Capodimonte.

Nella Sala Carlo di Borbone sono esposti alcuni dei primi pezzi realizzati a Napoli dalla Real Fabbrica di Capodimonte, quali il bacile a forma di conchiglia del celebre modellatore fiorentino Giuseppe Gricci. Nella stessa sala si trovano due sculture delle collezioni di arte contemporanea del museo, realizzate dall’artista sudcoreana Yeesookyung che utilizza preziose ceramiche rotte per creare sculture ex novo. In questo caso Yeesookyung assembla con una tecnica reversibile frammenti della Real Fabbrica di Capodimonte, i cosiddetti “scarti di fabbrica”. Si tratta di pezzi che durante i processi di lavorazione si erano rotti o deformati durante la cottura e che per questo motivo furono gettati dagli artefici in pozzi di scarico. Vennero ritrovati negli anni Cinquanta del secolo scorso durante i lavori che interessarono l’edificio, già sede della manifattura.

Nel Salone Camuccini sono esposti grandi dipinti – opera tra gli altri di Vincenzo Camuccini – con soggetti tratti dall’Antico Testamento e dalla storia romana, ma anche sculture in marmo bianco di artisti napoletani dell’Ottocento, della medesima ispirazione neoclassica. Al centro della sala si trova un grande tavolo tondo realizzato intorno al 1810: il suo magnifico piano è decorato al centro da un mosaico proveniente dagli scavi di Ercolano. Nella Sala delle terraglie (detta anche “creta all’uso inglese”) sono esposti quattro vasi ad anfora in terraglia marmorizzata realizzati tra il 1812 e il 1818 dalla manifattura Del Vecchio di Napoli. Le anse sono costituite da repliche in terraglia dorata del celebre Ercole Farnese, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La brocca e il bacile, in terraglia dipinta a figure rosse su fondo nero, sono un esempio straordinario delle cosiddette terraglie “all’etrusca” o “all’antica” prodotte a Napoli dalla manifattura Giustiniani. I vasi a urna con coperchio in terraglia dipinta e dorata furono modellati nei primi anni dell’Ottocento nella fabbrica del barone Giuseppe Malvica a Palermo. Nella Sala dell’antico sono esposte porcellane che si ispirano alle antichità ritrovate nel Settecento durante gli scavi di Ercolano e di Pompei, come i vasi con danzatrici ercolanesi della Real Fabbrica di Napoli e il gruppo in biscuit che rappresenta quattro sacerdotesse inginocchiate che portano offerte a Iside.

Entrando nella Sala Tagliolini si viene accolti da un trionfo assoluto del bianco: è il regno della porcellana biscuit della Manifattura Ferdinandea. Qui, quattro consolle appartenenti agli arredi storici ospitano altrettanti Trionfi di Bacco e Sileno in biscuit, realizzati dal capo modellatore della manifattura reale Filippo Tagliolini (1745–1809). Formatosi tra Roma, Venezia e Vienna, arrivato a Napoli nel 1780, Tagliolini è protagonista della fase più alta della Real Fabbrica Ferdinandea e autore di capolavori come la Caduta dei giganti che si trova nella sala immediatamente successiva. Si tratta dell’opera più famosa e sicuramente quella di maggiori dimensioni eseguita in porcellana a Napoli nel Settecento, raffigurante Giove che sconfigge i giganti, fermati nel tentativo di conquistare il monte Olimpo (1785-1790). Nonostante le dimensioni imponenti, la Caduta dei giganti fu probabilmente concepita come elemento decorativo da associare a un servizio da tavola, che tuttavia non venne mai ultimato. Nella stessa sala anche le due teste in biscuit che rappresentano Seneca con l’imperatrice Agrippina. Si tratta di copie da originali di età imperiale romana. Con loro anche il gruppo con la Diana d’Efeso, realizzato in biscuit intorno al 1790 dal Tagliolini, recente acquisizione del MiC per Capodimonte che lo espone la prima volta.

Il servizio con uccelli si trova nella Sala della natura: era costituito in origine da ben 306 pezzi, di cui solo 50 superstiti. Questo servizio in porcellana dipinta e dorata fu realizzato dalla Real Fabbrica di Napoli nell’ultimo decennio del Settecento: zuppiere, salsiere, rinfrescabicchieri, rinfrescatoi, geliere, piatti da portata e da coltello, ovali, tondi, triangolari e quadrangolari, con tesa liscia oppure ondulata, su cui sono riprodotte diverse specie di uccelli in volo o a riposo. Alcuni di essi sono esemplari esotici, come i pappagalli e i tucani, e tutti sono tratti da incisioni presenti in repertori di storia naturale. È qui esposto anche il servizio di Raffaele Giovine con frutta e ortaggi, composto da settantasei piatti da coltello e da sei rinfrescatoi. È caratterizzato da un fregio con palmette dorate e da una decorazione dipinta che raffigura in modo estremamente realistico frutta e ortaggi: uva bianca e nera, mele, limoni, pesche, ciliegie, ma anche carciofi e melanzane. Il servizio fu regalato nel 1819 dal duca di Calabria Francesco di Borbone, erede al trono di Napoli, al padre Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Il servizio giallo da tavola di Sèvres, realizzato dalla celebre manifattura francese tra il 1793 e il 1803, è composto da 112 pezzi in porcellana dipinta a fondo giallo decorati al centro con un tirso, il bastone sormontato da una pigna e avvolto da tralci di edera, attributo di Dioniso, dio greco del vino; sui bordi bianchi le ghirlande di vite sono intervallate da lire e coppe, anch’esse riferimento a Dioniso. Il servizio comprende alzatine tonde e ovali, salsiere, insalatiere e ben novanta piatti da coltello.

Si giunge quindi al celebre Salottino di porcellana realizzato come boudoir per la regina Maria Amalia di Sassonia. Nelle sei specchiere si riflette la decorazione in puro stile rococò che riveste tutta la superficie disponibile tra le aperture: dai pannelli in porcellana sulle pareti alla volta in stucco, fino alle appliques e al lampadario. Anche il pavimento era stato progettato per imitare la porcellana, così come le porte in legno e gli arredi poi dispersi. Le pareti e la volta sono percorse da cornici sinuose lungo le quali si dispongono elementi vegetali, festoni di fiori, strumenti musicali, maschere, animali esotici e creature di fantasia. Nei riquadri sulle pareti sono raffigurati personaggi orientali, ispirati al gusto delle cineserie in voga nelle corti europee del Settecento. Su alcuni cartigli compaiono segni che imitano gli ideogrammi; in altri casi si tratta di vere e proprie iscrizioni in cinese, contenenti versi che inneggiano al re. A enfatizzare maggiormente lo stile rococò è l’articolato lampadario, nel quale tra formazioni rocciose emergono uccelli e serpenti; al centro, una scimmia svetta su una palma mentre una giovane donna cinese, armata di ventaglio, punzecchia un drago. I pannelli vennero modellati tra il 1757 e il 1759 nella Real Fabbrica di Capodimonte. Tutti i componenti di questo capolavoro furono trasportati su ventisei calessi fino alla Reggia di Portici; il salottino fu poi smontato e trasferito al Museo di Capodimonte nel 1866.

Il corredo d’altare esposto nell’adiacente saletta dedicata alla Real Fabbrica di Capodimonte è composto da un Crocifisso e da sei candelieri in porcellana bianca. Furono realizzati intorno al 1745 per arredare l’oratorio segreto del re Carlo di Borbone nella Reggia di Portici. È riportato il marchio con il giglio borbonico azzurro che contrassegna i pezzi prodotti dalla manifattura. Nello stesso ambiente sono esposti una rappresentazione dell’Immacolata Concezione e la Pietà del fiorentino Giuseppe Gricci, capo-modellatore della Real Fabbrica di Capodimonte. La Pietà è l’unico modello in terracotta di una porcellana presente nelle collezioni di Capodimonte, acquisito dal museo nel 2025. Nella produzione delle porcellane la terracotta – il tipo più arcaico di ceramica – veniva utilizzata dagli artisti per creare modelli che potevano essere poi tradotti in un materiale più raffinato.

Nella Sala dei ritratti borbonici si ammira il servizio con il plateau dell’eruzione del Vesuvio. Si tratta di un déjeuner da caffè per sei, prodotto in Francia per essere inviato a Napoli e decorato dal miniaturista Raffaele Giovine su commissione del duca di Calabria Francesco di Borbone, che ne fece dono nel 1822 al padre Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Sulle tazze con piattino e sugli altri elementi – caffettiera, lattiera e zuccheriera – sono dipinti i ritratti della famiglia del principe ereditario, accompagnati da frasi d’affetto.

Nella Sala Murat è esposto il celebre Carro di Venere, gruppo realizzato intorno al 1810 dalla manifattura Poulard-Prad di Napoli, che nel periodo della dominazione napoleonica aveva rilevato la produzione della Real Fabbrica. Fu eseguito come centrotavola per Carolina Bonaparte, il cui ritratto è riconoscibile nel volto della dea Venere. Anche il servizio di Carolina Murat venne realizzato dalla stessa fabbrica, fondata nel 1807 sotto Giuseppe Bonaparte e definitivamente chiusa nel 1821. Il servizio da tavola in porcellana dipinta e dorata è composto da 114 pezzi, tra cui piatti da portata, zuppiere, rinfrescatoi, elementi da colazione e alzate, e fu realizzato a Napoli tra il 1810 e il 1815.

La tavola di corte è la protagonista della Sala delle vedute del Regno. Al centro viene proposta un’ideale tavola apparecchiata, così come avrebbe potuto essere allestita per un banchetto alla corte di Napoli alla fine del Settecento. Nel corso del XVIII secolo, man mano che cresceva l’attenzione alla presentazione delle vivande, la decorazione della parte centrale della tavola vide la sostituzione delle composizioni effimere realizzate in zucchero con altre in porcellana, più durature e preziose. Poiché tali composizioni erano spesso concepite per accompagnare l’allestimento finale della tavola, quello destinato ai dolci, esse stesse finirono per prendere il nome di dessert. Quello qui presentato fu eseguito intorno al 1785. Sul bordo esterno sono allineati i piatti per i commensali, più all’interno sono disposti i grandi piatti da portata; al centro il dessert accoglie gruppi e singole figure in biscuit ispirati al repertorio della scultura antica, a volte copiata fedelmente, in altri casi liberamente interpretata dallo scultore Filippo Tagliolini. Il servizio delle vedute del Regno, integralmente esposto in questa sala anche sulle vetrine alle pareti, è il capolavoro della Real Fabbrica della porcellana di Napoli, fondata dal re Ferdinando IV nel 1771. È composto da 150 piatti da coltello (piatti piani) e da altri piatti ovali, quadrati e triangolari, oltre a una gran varietà di zuppiere tonde e ovali, rinfrescabottiglie, rinfrescabicchieri e geliere, salsiere, porta-ampolle e saliere, per un totale di oltre 400 pezzi. Originariamente chiamato “Servizio delle vedute del Regno” per la presenza su gran parte delle porcellane di vedute di luoghi celebri di Napoli e dell’Italia meridionale, in seguito fu denominato “Servizio dell’oca” per la presenza sui coperchi delle zuppiere del gruppo del bambino che strozza un’oca, ispirato a una scultura antica, oggi ai Musei Capitolini. Questo servizio – il più grande tra quelli della fabbrica ferdinandea oggi conservati a Capodimonte – rispondeva alla necessità della corte di disporre di stoviglie per i pranzi ufficiali. Le vedute erano particolarmente apprezzate da ospiti illustri che nel Settecento si recavano in numero sempre maggiore nel Regno di Napoli e che su questo servizio potevano riconoscere sia i siti archeologici da poco riscoperti che le bellezze naturali, le chiese più importanti e le residenze borboniche.

Per la decorazione e l’arredo delle sale, Federico Forquet si è ispirato sia ai colori di pavimenti in marmo, sia alle volte dipinte già esistenti nelle sale, ma anche ad alcuni pezzi antichi come il tavolo circolare del Salone Camuccini. Altre ispirazioni sono venute da edifici storici, allestimenti di musei e mostre o anche di case private. Il tessuto della seduta per il pubblico in sala 57 riprende il disegno di un tessuto da lui già creato negli anni ’70del Novecento. In linea generale il tema scelto per ogni sala ha guidato le scelte per la decorazione delle pareti e le stoffe. Le vetrine sono in metallo o in legno; la particolarità di quelle della Sala delle vedute del Regno è il fondo specchiante, che consente di ammirare anche il retro di ogni pezzo (da notare sul retro dei piatti da coltello la presenza di una scritta che identifica il luogo raffigurato nella miniatura). Hanno contribuito alla realizzazione dell’allestimento i seguenti mecenati: i nipoti di Marella Agnelli Caracciolo di Castagneto, Jean e Irene Amic, Franck Giraud, Gonzague de Luze, Annette de La Renta, Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, Barbara Ward Orefici.

E’ dedicata alle circa 100 porcellane donate dall’architetto don Aslan Sanfelice Forcella dei duchi di Bagnoli, acquisite nel 2023 dal Museo di Capodimonte. La donazione comprende pezzi per la maggior parte realizzati dalla Real Fabbrica ferdinandea (1771-1806) ed in minor numero anche da altre manifatture come quelle di Capodimonte (1743-1759), del Buen Retiro (1760- 1812) e di Caserta (1757-1759), nonché alcune porcellane della manifattura Poulard-Prad (1807-1821). Grazie alla donazione Aslan sono entrati nelle collezioni museali due vasi della manifattura di ceramiche di Caserta (altra manifattura reale “protetta”, cioè finanziata dal re, fondata da Carlo di Borbone e attiva solo per pochi anni) e tre piatti del famoso servizio farnesiano della Real Fabbrica di Napoli, il primo grande servizio realizzato dalla fabbrica ferdinandea con vedute del Regno. (di Paolo Martini)

Fonte AdnKronos

Juve Stabia, un anno da film: Tra colpi di scena e crisi societarie con un finale da oscar firmato Guerri

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Se il calcio fosse soltanto novanta minuti, la storia recente della Juve Stabia non potrebbe essere raccontata. Perché negli ultimi dodici mesi a Castellammare di Stabia si è giocata una partita molto più complessa di qualsiasi sfida sul rettangolo verde. Una vicenda fatta di tribunali, passaggi societari, imprenditori italiani e stranieri, amministratori giudiziari, trattative estenuanti e continui colpi di scena.

Per chi ama le storie imprevedibili, quelle dove il finale cambia ad ogni capitolo, la Juve Stabia è stata probabilmente la serie più avvincente dell’ultimo anno. Una trama nella quale la parola “normalità” è stata praticamente bandita.

Tutto inizia quando Andrea Langella annuncia l’ingresso nella compagine societaria della Brera Holdings. Una notizia che viene accolta con entusiasmo da gran parte dell’ambiente gialloblù. L’operazione non si limita ad una semplice partecipazione finanziaria: il gruppo americano avvia progressivamente una scalata societaria che lo porta ad acquisire quote sempre più consistenti fino a diventare socio di maggioranza. La Juve Stabia assume una dimensione sempre più internazionale.

Alla presenza americana della Brera Holdings si sostituisce quella del gruppo Solmate, con il club stabiese che passa dall’essere una realtà fortemente legata al territorio ad una società capace di dialogare con investitori provenienti da diverse parti del mondo. Poi arriva il primo terremoto.

I noti fatti giudiziari coinvolgono la Juve Stabia cambiando completamente lo scenario. La società entra in amministrazione controllata. Un passaggio delicatissimo che genera inevitabili preoccupazioni tra tifosi, sponsor e operatori del settore.

Filippo Polcino precedentemente era stato nominato presidente del Consiglio di Amministrazione. Per alcuni mesi la macchina organizzativa sembra riuscire a mantenere la rotta. La squadra continua il proprio percorso sportivo e all’esterno si respira la sensazione che la tempesta possa essere superata. Ma è soltanto una tregua apparente.

Nel febbraio del 2026 arriva un’altra svolta inattesa. Polcino rassegna le proprie dimissioni e il ruolo di riferimento della società passa nelle mani di Fabio Scacciavillani. Ancora una volta la Juve Stabia si ritrova costretta a reinventarsi mentre il campionato è in pieno svolgimento. È proprio in quel momento che la situazione si complica ulteriormente.

La Solmate lascia trapelare grazie alla conferenza stampa indetta dagli amministratori giudiziari il proprio disimpegno dal progetto. In poche settimane il club si ritrova senza quei partner che avrebbero dovuto rappresentarne il futuro. Le casse iniziano a svuotarsi e il rischio di una crisi irreversibile diventa concreto.

In uno scenario così difficile emerge il lavoro silenzioso ma fondamentale del D.G. Ferdinando Elefante e di numerosi imprenditori del territorio che scelgono di sostenere economicamente la società. Tra questi figura anche Alfredo Guerri che, ancora prima di diventare proprietario del club, attraverso il proprio sostegno e le sponsorizzazioni contribuisce a garantire la liquidità necessaria per completare la stagione.

Mentre si cerca di salvare il presente, resta aperta la questione più delicata: quella legata a Francesco Agnello che entra prepotentemente, ma anche molto silenziosamente, in gioco.

Una vicenda che per settimane appare bloccata in una sorta di partita a poker senza vincitori. Da una parte la necessità di procedere rapidamente verso una soluzione definitiva, dall’altra una situazione che sembra incapace di sbloccarsi. Il risultato è un clima di incertezza che alimenta dubbi e preoccupazioni in tutta la piazza stabiese.

A quel punto entrano in scena con maggiore decisione gli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Tocca a loro affrontare una delle fasi più complesse dell’intera vicenda. Tra procedure burocratiche, verifiche patrimoniali, adempimenti normativi e valutazioni giuridiche, i due professionisti assumono il controllo della situazione e iniziano un lungo lavoro di ricostruzione.

Nel frattempo si affaccia anche l’interesse di un gruppo svizzero la Swiss Gulf Holding. Una trattativa che arriva fino alle battute finali e che testimonia come il marchio Juve Stabia continui a conservare una forte attrattiva nonostante le difficoltà. La presenza di più soggetti interessati consente inoltre alle autorità competenti di effettuare tutte le verifiche necessarie per garantire trasparenza, solidità e affidabilità del futuro assetto societario. Alla fine la fumata bianca arriva con il passaggio delle quote ad Alfredo Guerri, dopo le rinunce di Agnello, messo con le spalle a muro dalla richiesta di ricapitalizzazione, e del gruppo svizzero.

L’operazione che porta Alfredo Guerri alla guida della Juve Stabia rappresenta l’epilogo di uno dei periodi più turbolenti della storia recente del club. Un passaggio che restituisce una proprietà definita alla società e soprattutto una prospettiva di stabilità dopo mesi caratterizzati da continui interrogativi.

Adesso, finalmente, il campo può tornare ad essere protagonista. Le attenzioni si sposteranno presto sul mercato, sulla costruzione della squadra e sulla programmazione della nuova stagione. Prima, però, resta da completare un ultimo passaggio fondamentale: l’iter relativo all’iscrizione al prossimo campionato di Serie B.

È la luce che si intravede dopo un lungo tunnel fatto di paure, incertezze e momenti in cui il futuro sembrava appeso ad un filo. Una storia che ha dimostrato quanto la Juve Stabia rappresenti molto più di una semplice società calcistica.

Resta però una domanda che accompagna l’intera vicenda e che molti tifosi continuano a porsi: come si è arrivati a questo punto? Una piazza passionale e innamorata dei propri colori oggi festeggia la salvezza del club, ma attende ancora risposte chiare e definitive sui tanti passaggi che hanno trasformato un anno di calcio in una delle vicende societarie più complesse e sorprendenti mai vissute sotto il Vesuvio.

Perché il lieto fine è arrivato. Ma la storia, probabilmente, ha ancora molte pagine da raccontare e noi speriamo sempre più gloriose.

Rizzetta gela Napoli: “Operazione non fattibile”. Ecco cosa c’è dietro il vero progetto dell’imprenditore

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Ci sono amori che nascono, amori che finiscono e amori che… semplicemente non possono iniziare. E per quanto ci riguarda, stavolta non stiamo parlando di una storia da fiction o di una canzone neomelodica, ma del futuro di Matt Rizzetta, l’imprenditore statunitense, già al timone del Napoli Basket, che ha deciso di mettere i puntini sulle “i” riguardo ai suoi prossimi passi nel mondo del pallone.

La voce girava, si sentiva sussurrare tra i vicoli e nei corridoi: Rizzetta pronto a un investimento massiccio a Napoli? Magari! Ma frenate gli entusiasmi, guagliù. A parlare chiaro, direttamente dalla sala stampa di Campobasso, è stato proprio il diretto interessato. Con una franchezza che non lascia spazio a dubbi, il presidente ha spento il chiacchiericcio: “Quella del Napoli è un’operazione che in questo momento non è fattibile”.

Parole come pietre, che gelano le speranze di chi sognava un sodalizio tricolore su più fronti. Ma non prendiamocela troppo, perché il mondo del calcio – si sa – è strano assaje.

Reggio Calabria nel cuore (e nel mirino)

Mentre le porte di Napoli restano, almeno per ora, sbarrate, per Rizzetta si apre un’altra strada, quella che porta verso lo Stretto. Il numero uno del Campobasso, infatti, ha aperto spiragli concreti per un possibile investimento alla Reggina. Il motivo? Non è solo affarismo, è una questione di “core”.

“Ho un rapporto familiare con Reggio Calabria” – ha spiegato Rizzetta – “ed è un’operazione che ho preso in considerazione”.

Un legame, quello con la città calabrese, che sembra muovere le corde del presidente molto più di quanto facciano le sirene di Partenope.

Il futuro del Campobasso: “Mani sicure”

E il Campobasso? Che fine fa la squadra molisana in tutto questo giro di valzer? Rizzetta ci tiene a rassicurare la piazza. Per lui, il club è una creatura da proteggere, un progetto a cui vuole bene. Le strade davanti a lui sono tre: restare saldamente al timone, impegnarsi in ruoli esterni, oppure cedere la mano.

Ma attenzione: se cessione dovrà essere, non sarà un abbandono al buio. Il presidente ha già messo in cassaforte il futuro della società: “Se dovessi andare via, lascerò la società in mani sicure. Abbiamo già individuato una ‘persona di famiglia’ per garantire continuità e ambizione”.

Insomma, nessuna fretta. Rizzetta si prende un anno di tempo, vuole valutare tutto “a mente fredda”, lontano dal caos dei mercati e della frenesia. Nel frattempo, noi a Napoli restiamo a guardare, godendoci il nostro basket e aspettando di capire quale sarà la prossima mossa del vulcanico presidente americano. Perché, come diciamo sempre da queste parti, a nuttata ha da passà, e col calcio non si sa mai cosa riserva il domani.

Juve Stabia, il Tribunale di Napoli ha aperto una nuova era: I protagonisti del percorso giudiziario

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La Juve Stabia ha voltato pagina. L’udienza svoltasi ieri mattina presso il Tribunale di Napoli ha rappresentato un passaggio determinante per il futuro della società gialloblù, sancendo il trasferimento delle quote societarie nelle mani dell’imprenditore Alfredo Guerri, rappresentante della Domus Srl, società che nelle ultime settimane aveva manifestato il proprio interesse a rilevare il club.

Attraverso un comunicato ufficiale, la S.S. Juve Stabia 1907 ha ripercorso le fasi dell’incontro che si è tenuto mercoledì 10 giugno presso il Palazzo di Giustizia partenopeo, sottolineando il ruolo svolto da tutti i protagonisti coinvolti in una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso tifosi, istituzioni e addetti ai lavori.

L’udienza è stata presieduta dalla dottoressa Teresa Areniello, chiamata a valutare gli sviluppi della procedura che riguarda la società calcistica stabiese. Presenti anche il dottor Antonello Ardituro, Sostituto Procuratore Nazionale, e il dottor Francesco De Falco, Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, figure che hanno seguito l’intero percorso di tutela e controllo finalizzato a garantire la continuità del club.

Il momento chiave dell’udienza è coinciso con la presentazione da parte di Guerri di una proposta vincolante destinata a dare concreta esecuzione all’operazione di ricapitalizzazione deliberata il 1° giugno 2026 dagli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Un passaggio ritenuto fondamentale per assicurare la stabilità finanziaria della Juve Stabia e consentire alla società di rispettare tutti gli obblighi economici e amministrativi necessari per programmare il futuro.

La ricapitalizzazione rappresentava infatti il nodo centrale dell’intera vicenda. Gli amministratori giudiziari, nominati per gestire la società durante questa delicata fase, avevano individuato nell’aumento di capitale lo strumento indispensabile per mettere in sicurezza il club e garantire la prosecuzione dell’attività sportiva.

L’intervento della Domus Srl e la disponibilità manifestata da Alfredo Guerri hanno consentito di individuare una soluzione concreta, accolta favorevolmente nell’ambito della procedura giudiziaria. Una svolta che ha permesso alla Juve Stabia di guardare avanti con maggiore serenità dopo settimane caratterizzate da incertezza e preoccupazione.

Nel proprio comunicato, la società gialloblù ha voluto inoltre rivolgere un sentito ringraziamento a quanti hanno lavorato per preservare il patrimonio sportivo rappresentato dalla Juve Stabia. Un riconoscimento particolare è stato rivolto alla dottoressa Nunzia Brancati e al Questore Riccardo Buonomo, oltre a tutte le figure istituzionali e professionali che hanno contribuito, ciascuna per le proprie competenze, al salvataggio del club.

Per la piazza stabiese si apre ora una fase completamente nuova. L’ingresso di Alfredo Guerri alla guida della società rappresenta l’inizio di un percorso che dovrà coniugare sostenibilità economica, programmazione sportiva e rilancio delle ambizioni di una realtà che negli ultimi anni è riuscita a ritagliarsi un ruolo importante nel panorama calcistico nazionale.

Dopo il pronunciamento del Tribunale di Napoli e il completamento dell’operazione di ricapitalizzazione, l’attenzione si sposta ora sulle prossime mosse della nuova proprietà, chiamata a costruire le basi della Juve Stabia del futuro e a consolidare il rapporto con una tifoseria che, anche nei momenti più difficili, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno ai colori gialloblù.

Rita De Crescenzo, il figlio arrestato per tentato omicidio. La reazione a sorpresa della tiktoker

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Sette persone sono state arrestate nella notte dalla Polizia perché ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, porto e detenzione armi, tutti aggravati dal metodo mafioso. Tra questi c’è anche il figlio della tiktoker Rita De Crescenzo, Kekko Bianco 

I fatti risalgono al 26 giugno 2025, quando in via Rosario a Portamedina si verificò il tentato omicidio di un giovane da parte degli indagati, tre dei quali minorenni all’epoca dei fatti. A bordo di diversi scooter, avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco contro un giovane che li stava inseguendo, armato, con il proprio motociclo. Il giudice ha riconosciuto le aggravanti di aver agito in numero di cinque o più persone, avvalendosi di minori concorsi nella commissione di reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e avvalendosi delle condizioni delle modalità tipiche della camorra.

In manette è finito anche il giovane vittima del raid che dovrà rispondere di detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Secondo la ricostruzione, la vittima è ritenuta responsabile di lesioni personali aggravate e detenzione di armi atte a offendere, in quanto il 16 febbraio scorso, a Napoli, in vico Montesanto, per ritorsione avrebbe accoltellato alla coscia sinistra proprio il figlio della tiktoker, ritenendolo l’autore del tentato omicidio a colpi di pistola.

Gli episodi appaiono inseriti in una dinamica di regolamento di conti, idonea a rafforzare l’idea di un’azione volta all’affermazione del potere egemonico sul territorio. Durante l’esecuzione degli arresti, sono state effettuate diverse perquisizioni, durante le quali è stata rinvenuta una grossa busta contenente circa un chilo di marijuana, di cui molta già suddivisa in bustine monodose pronte per lo spaccio al dettaglio e materiale per confezionamento sequestrata a carico di uno degli indagati che, all’arrivo degli operatori di polizia aveva tentato di disfarsene.

Rita De Crescenzo: “Stato fa sempre suo dovere, chi sbaglia paga”

“Sono una mamma cambiata e disperata, non sapevo più cosa fare per mio figlio Francesco. È arrivato il giorno: stamattina lo hanno arrestato, ma io già lo sapevo. Lo Stato fa sempre il suo dovere”, ha detto in un video sui social Rita De Crescenzo. “Io non ce la facevo più – ha aggiunto la tiktoker – non mi faceva più dormire la notte. Mi sono sempre dissociata da tutto ciò che stava facendo mio figlio, purtroppo ogni mamma cerca di sperare di recuperare un figlio”. “Oggi Gesù mi ha concesso la grazia e lo hanno arrestato. Io sono una mamma per la legalità – si chiude il video di circa un minuto e mezzo – purtroppo chi sbaglia, paga, e la Legge ha fatto il suo corso”.

Fonte AdnKronos

“Questa è una rapina”, speronano auto ma le vittime sono poliziotti: arrestati a Napoli

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Prima hanno speronato l’auto e poi tentato una rapina, il colpo però è fallito perché le vittime a bordo erano due poliziotti liberi da servizio. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno portato questa mattina all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, gravemente indiziate dei reati di rapina aggravata tentata.

I fatti risalgono allo scorso 23 gennaio, quando alcune persone, a bordo di una Volkswagen Polo, mentre percorrevano la Strada stalr 268 (l’asse mediano), all’altezza dello svincolo di Sant’Antimo, speronarono un’altra autovettura sulla quale viaggiavano due operatori della Polizia di Stato del Commissariato Dante, in quel momento liberi dal servizio.

Gli autori dello speronamento – secondo quanto ricostruito – una volta arrestata la marcia del veicolo tamponato in conseguenza del violento impatto, scendevano dall’auto e, brandendo una grossa mazza da baseball, si avvicinavano alle vittime, intimando loro di consegnare l’autovettura.

La rapina, tuttavia, non fu consumata in quanto gli autori dello speronamento si davano alla fuga, abbandonando la propria autovettura – al cui interno furono trovati i loro documenti di identità – quando le vittime si qualificavano quali appartenenti alle forze dell’ordine.

Le successive indagini consentivano di appurare che pochi istanti prima dell’aggressione in danno degli agenti di polizia, un’altra persona era stata vittima di analogo episodio nei pressi dello svincolo di Sant’Antimo con le medesime modalità e con la stessa autovettura che, dopo il violento impatto, si poneva di traverso per bloccarne la marcia. Anche in tal caso, così come emergeva dalla denuncia della vittima, i rapinatori non riuscivano ad impossessarsi del veicolo per la pronta reazione del conducente.

Le successive attività investigative, svolte anche mediante l’acquisizione delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza e dall’individuazione fotografica ad opera delle vittime, hanno consentito di raccogliere numerosi elementi indiziari nei confronti degli indagati, entrambi domiciliati nei campi Rom della circumvallazione esterna di Napoli. Le attività svolte hanno inoltre consentito di rinvenire, nella disponibilità degli indagati, alcuni orologi di noti marchi, tre mazze da baseball e diversi arnesi atti allo scasso.

Fonte AdnKronos

Juve Stabia, l’emozione di Salvatore Scarpa e Mario Ferrara: La Serie B è salva. Ora tutti sostengano Guerri

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La giornata che ha segnato il passaggio delle quote della Juve Stabia ad Alfredo Guerri non è stata soltanto quella dell’inizio di una nuova proprietà, ma anche il momento in cui si è concluso, nella sua fase più delicata, un lungo e complesso percorso portato avanti dagli amministratori giudiziari Mario Ferrara e Salvatore Scarpa.

All’esterno del Tribunale di Napoli, al termine dell’udienza che ha sancito il cambio di proprietà, i due professionisti hanno ripercorso le tappe di un cammino durato mesi, fatto di difficoltà economiche, scadenze da rispettare e una lotta quotidiana per garantire un futuro alla società gialloblù.

Il primo a prendere la parola è stato Salvatore Scarpa, che ha evidenziato come il lavoro non sia ancora terminato, ma come finalmente oggi la Juve Stabia abbia ritrovato una guida societaria.

“Siamo gli amministratori giudiziari della Juve Stabia. Si chiude un periodo molto complicato, ma si chiude nel migliore dei modi. Il lavoro continua perché ci sono ancora adempimenti da portare a termine, però adesso abbiamo una strada, una proprietà, una società che ci supporta e noi siamo più sereni”.

Scarpa ha poi spiegato come Alfredo Guerri sia stato l’unico imprenditore capace di trasformare l’interesse mostrato nei confronti del club in un’operazione concreta.

“Abbiamo avuto tante proposte, ma alla fine lui è stato l’unico che ha concretizzato. Lo ringraziamo perché è rimasto al nostro fianco e gli auguriamo il meglio per questa nuova avventura”.

Un pensiero è stato rivolto anche alla città di Castellammare e ai tifosi, chiamati ora a sostenere il nuovo progetto attraverso la vicinanza quotidiana e la futura campagna abbonamenti.

“La nostra grande richiesta alla piazza di Castellammare è di continuare a starci vicino e di sostenere Alfredo Guerri, anche attraverso gli abbonamenti. Per noi è stata una grande conquista, sono stati sette mesi sofferti”.

Il ringraziamento alle istituzioni e il coro dei tifosi

Accanto a Scarpa, Mario Ferrara ha voluto sottolineare il rapporto umano e professionale nato durante questa difficile esperienza.

“Devo ringraziare il mio collega, che mi è stato sempre vicino. Mattina, sera e notte ci siamo sentiti costantemente. È stata una nostra grande vittoria sotto questo punto di vista. Ringraziamo anche il Tribunale nella persona della Dottoressa Teresa Areniello, la Procura e tutte le persone che ci hanno supportato in questa missione”.

Proprio mentre i due amministratori parlavano con i giornalisti, dai tifosi presenti è partito un coro spontaneo: “Un applauso ragazzi, grazie per quello che avete fatto”.

Un momento che ha emozionato entrambi gli amministratori giudiziari: “È bello, è bellissimo, è emozionante”

Un riconoscimento che, per Scarpa, va oltre l’aspetto professionale.

“Tanti sacrifici vengono ripagati dall’affetto delle persone. Oltre alla gratificazione professionale, questa è soprattutto una gratificazione umana, perché togliere una squadra di calcio a una città è l’ingiustizia più grande che si possa fare”.

Il ruolo decisivo di Guerri e la corsa verso l’iscrizione

Alla domanda sul ritiro degli altri soggetti interessati all’acquisizione della Juve Stabia, Scarpa ha confermato come, alla fine, il gruppo guidato da Alfredo Guerri sia rimasto l’unico interlocutore concreto.

“La realtà è questa: tutti gli altri hanno fatto un passo indietro. Oggi l’unico imprenditore che ha messo tutto a disposizione è Guerri con la sua società. È stato in prima linea sin dal primo momento e lo ringraziamo per questo grande gesto. Oggi possiamo dire che la Serie B è salva”.

Una frase che però Ferrara ha voluto precisare, ricordando come ci siano ancora passaggi burocratici fondamentali da completare entro le prossime scadenze federali.

“Abbiamo ancora degli adempimenti molto importanti da rispettare fino al 16 giugno. Stiamo lavorando da tempo per completare tutta la documentazione. Siamo ottimisti: adesso il problema è tecnico, la società c’è e la ricapitalizzazione c’è. I nostri dipendenti devono continuare a lavorare bene come stanno già facendo per garantire l’iscrizione”.

Dalla gestione d’emergenza alla rinascita del club

Scarpa ha poi voluto ricordare come il percorso degli amministratori sia iniziato molto prima dell’esplosione pubblica della crisi societaria.

“Noi viviamo queste pressioni dal 21 ottobre, da quando siamo arrivati. Abbiamo dovuto ricapitalizzare a dicembre, fare i salti mortali a febbraio per coprire le scadenze e poi ad aprile è stato scoperto il vaso di Pandora. Ci siamo trovati davanti a una società senza guida e abbiamo dovuto gestire qualcosa che sembrava impossibile”.

Un impegno che, secondo l’amministratore giudiziario, è andato oltre i compiti inizialmente assegnati.

“Noi eravamo alla Juve Stabia per una bonifica dalla malavita organizzata e per supportare la gestione, ma siamo andati oltre il nostro ruolo. Non so nemmeno come abbiamo fatto, ma siamo arrivati fino a qui e questa per noi è la cosa più importante”.

“Una vittoria dello Stato, della legalità e della trasparenza”

Nel suo ultimo intervento, Scarpa ha lanciato anche un messaggio alla città, sottolineando il valore del lavoro svolto nel nome della trasparenza e della legalità.

“Il nostro messaggio è stato sempre quello della trasparenza e della legalità. All’inizio qualcuno aveva storto il naso di fronte all’amministrazione giudiziaria, ma oggi si è visto che dietro ci sono tecnici, persone con competenza, passione e soprattutto rispetto per gli altri. Questa è una vittoria dello Stato”.

La promessa più bella: “I primi due abbonamenti saranno i nostri”

Nel finale è arrivata la frase che forse meglio sintetizza il legame creatosi tra gli amministratori giudiziari e la realtà stabiese. Mario Ferrara, con un sorriso, ha rivelato un impegno simbolico per il futuro.

“In questo periodo ho seguito più il mio collega che mia moglie” ha scherzato Ferrara, prima di aggiungere: “Quando si aprirà la campagna abbonamenti, i primi due abbonamenti sottoscritti saranno quelli di Ferrara Mario e Scarpa Salvatore. Dovremo trovare il modo di avere entrambi il numero 1, magari uno 1A e l’altro 1B”.

Una battuta che racchiude sette mesi di sacrifici, tensioni e lavoro incessante. Una storia che ha portato la Juve Stabia fuori da una delle pagine più difficili della sua esistenza e che oggi lascia spazio a un nuovo capitolo con Alfredo Guerri alla guida delle Vespe, accompagnato dall’affetto di una città che non ha mai smesso di credere nella propria squadra.

Juve Stabia, gli auguri del sindaco Vicinanza a Guerri: “Una nuova fase all’insegna di continuità e crescita”

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La Juve Stabia apre ufficialmente una nuova pagina della propria storia con l’ingresso di Alfredo Guerri alla guida del club gialloblù. Un momento storico per la società stabiese che ha suscitato anche il messaggio di vicinanza e di augurio da parte dell’amministrazione comunale.

Il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, ha voluto rivolgere un pensiero al nuovo proprietario delle Vespe, sottolineando il valore che la Juve Stabia rappresenta non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche come elemento di identità e coesione per l’intera comunità.

“Rivolgo ad Alfredo Guerri, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità stabiese, i migliori auguri per il nuovo impegno alla guida della Juve Stabia. La nostra squadra rappresenta un patrimonio di grande valore sportivo e sociale per la città, un simbolo di appartenenza e identità che unisce generazioni di tifosi”.

Nel suo intervento, il primo cittadino ha ricordato anche il brillante percorso compiuto dalla squadra nell’ultima stagione, capace di ottenere risultati di prestigio nonostante le difficoltà affrontate nel corso dell’annata.

“La stagione appena conclusa ha dimostrato la forza e il valore del club, capace di disputare un campionato di alto livello e di raggiungere risultati importanti nonostante le difficoltà affrontate lungo il percorso”.

Infine, Vicinanza ha espresso l’auspicio che il passaggio di proprietà possa rappresentare l’inizio di una nuova fase caratterizzata da stabilità e ambizione, nel solco della tradizione gialloblù.

“Auspichiamo che questa nuova fase possa assicurare continuità, solidità e prospettive di crescita, nel rispetto della storia delle Vespe e delle aspettative dei tifosi”.

Le parole del sindaco testimoniano l’importanza che la Juve Stabia riveste per Castellammare di Stabia: non solo una società calcistica, ma un patrimonio collettivo che racconta la passione di un’intera città. Con l’arrivo di Alfredo Guerri alla presidenza si apre ora una nuova era, con la speranza di consolidare i traguardi raggiunti sul campo e di costruire un futuro ancora più ambizioso per i colori gialloblù.

Juve Stabia, Ferdinando Elefante: “Grazie a Guerri, la cosa più importante era mettere in sicurezza il club”

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Quella di oggi resterà una giornata destinata a entrare nella storia della Juve Stabia. Il passaggio delle quote societarie nelle mani dell’imprenditore Alfredo Guerri ha sancito ufficialmente l’inizio di un nuovo corso per il club gialloblù, mettendo fine a settimane di tensione e incertezza sul futuro della società.

All’esterno del Tribunale di Napoli, tra l’entusiasmo dei tifosi e la soddisfazione per l’operazione appena conclusa, ha preso la parola anche il Direttore Generale Ferdinando Elefante, tra le figure che hanno lavorato in prima linea durante le delicate settimane che hanno preceduto il cambio di proprietà.

Il dirigente ha voluto innanzitutto sottolineare quello che, a suo avviso, era l’obiettivo prioritario: salvaguardare il patrimonio rappresentato dalla Juve Stabia, al di là dei singoli protagonisti.

“Io ragiono per step. La cosa più importante e urgente era mettere in sicurezza la Juve Stabia. Gli uomini passano, la maglia deve rimanere. Lo dico sempre ai tifosi: il patrimonio della Juve Stabia e della Serie B per il nostro territorio andava preservato per un futuro più roseo”.

Elefante ha poi rivelato quanto la situazione fosse delicata e come il rischio di perdere il club fosse stato concreto, non per mancanza di volontà, ma a causa di complessità tecniche e burocratiche.

“Stavamo perdendo la Juve Stabia, questo è fuori discussione, ma non per lassismo. C’erano aspetti tecnici e burocratici da affrontare. Gli amministratori giudiziari ci hanno supportato in questo percorso, ma oltre all’amministrazione serviva qualcuno pronto a investire, a mettere risorse importanti, anche milioni di euro”.

Da qui il ringraziamento al nuovo proprietario, Alfredo Guerri, che dopo un anno vissuto accanto alla società in qualità di sponsor ha deciso di compiere il passo definitivo diventando il nuovo patron delle Vespe.

“Ringrazio davvero di cuore l’amico e imprenditore Alfredo Guerri, che ha sposato la causa non solo sotto l’aspetto della sponsorizzazione, ma ora anche assumendosi la responsabilità della proprietà”.

Sul futuro, il Direttore Generale ha preferito non sbilanciarsi, spiegando che sarà la nuova proprietà a decidere se proseguire nel segno della continuità oppure intraprendere una strada differente dal punto di vista organizzativo.

“Il futuro si vedrà domani, perché il calcio va veloce e c’è già tanto da programmare. Se la proprietà deciderà di creare una discontinuità o una continuità rispetto ai programmi già avviati, noi saremo ben lieti di seguire le scelte fatte. L’importante era salvare la Juve Stabia”.

Elefante ha poi rivolto un sentito ringraziamento ai giornalisti e a tutte le persone che, anche con semplici messaggi di incoraggiamento, sono rimaste vicine alla società nei momenti più difficili.

“La linfa non è soltanto il fattore economico. È anche la vicinanza, il messaggio di non mollare. Non era scontato, perché in tanti mi dicevano anche in famiglia che non dovevo fare il salvatore della patria se mancavano imprenditori disposti a intervenire”.

Un passaggio significativo è stato dedicato anche al rapporto con il tessuto imprenditoriale stabiese. Il Direttore Generale non ha nascosto una certa amarezza per il mancato coinvolgimento di alcune realtà locali, pur lasciando aperta la porta a future collaborazioni.

“Mi dispiace un po’ dell’imprenditoria stabiese, perché ho incontrato tutti e continuerò a farlo. Io preferisco un no secco piuttosto che un “si” forse. Nonostante i no riprenderò il giro, non demordo facilmente. La Juve Stabia porta il nome della città in tutta Italia e nel mondo grazie alle televisioni e alla visibilità ottenuta anche nei playoff. Spero che gli imprenditori del territorio possano dare un segnale: dire ‘noi ci siamo’ per affiancare chi è arrivato da fuori con grande coraggio invogliando anche altri ad investire sul territorio”.

Infine, Elefante ha ribadito il proprio ruolo all’interno della società, sottolineando come il successo di un progetto sportivo nasca sempre dal lavoro di squadra e dall’unione di tutte le componenti.

“Io faccio il mio lavoro, sono un manager e ho sposato pienamente questa causa. Il mio compito è portare risorse e cercare di raggiungere risultati, ma poi c’è la proprietà. Noi siamo parte di un ingranaggio: da soli non si va da nessuna parte, uniti si vince insieme. Si può essere una ruota del carro, ma il carro ha bisogno di tutte le altre ruote per andare avanti”.

Le parole di Ferdinando Elefante fotografano alla perfezione lo spirito di una giornata che segna una rinascita per la Juve Stabia. Dopo aver scongiurato il rischio di un futuro incerto, il club gialloblù può adesso guardare avanti con una nuova proprietà, una categoria prestigiosa da difendere e la volontà di costruire un progetto solido nel campionato di Serie B.

Juve Stabia, Alfredo Guerri: “Volevamo aiutare il club, ora programmiamo il futuro. Tifosi? Sono eccezionali”

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Dopo la firma che ha sancito il passaggio delle quote societarie della Juve Stabia nelle mani di Alfredo Guerri, il momento più emozionante della giornata si è consumato all’esterno del Tribunale di Napoli. Qui, ad attendere il nuovo proprietario delle Vespe, c’erano decine di tifosi stabiesi che per ore avevano seguito con il fiato sospeso l’evolversi di una vicenda destinata a entrare nella storia recente del club gialloblù.

Conclusi gli adempimenti burocratici e disposto il bonifico bancario necessario a perfezionare l’operazione, Guerri si è presentato davanti ai sostenitori che fin dal primo momento avevano riposto fiducia nella sua figura. Un’accoglienza calorosa, quasi da leader già consacrato dalla piazza, che ha trasformato il piazzale del tribunale in una vera e propria festa gialloblù.

L’imprenditore partenopeo è apparso visibilmente emozionato. Tra sorrisi, strette di mano e fotografie, ha ricevuto dai tifosi una sciarpa della Juve Stabia, simbolo di un legame che si è consolidato nel corso degli ultimi mesi e che ora si rafforza ulteriormente con il passaggio di proprietà. Non sono mancati gli abbracci e soprattutto i cori che hanno accompagnato il suo arrivo all’esterno dell’edificio.

Tra tutti, uno in particolare ha riecheggiato con forza: “Un presidente, c’è solo un presidente”, intonato a gran voce dai tifosi presenti e accolto con evidente soddisfazione dal neo patron stabiese.

Il momento più festoso è arrivato quando Guerri ha impugnato una bottiglia di spumante e ha iniziato a spruzzarla sui sostenitori che lo circondavano. Un gesto spontaneo, quasi liberatorio, che ha sancito simbolicamente la fine di settimane di tensione e preoccupazioni per il futuro della Juve Stabia. Per qualche minuto l’ansia accumulata da un’intera città ha lasciato spazio alla gioia e all’entusiasmo per una società che adesso può guardare avanti con maggiore serenità.

Prima di lasciare il tribunale, Alfredo Guerri ha voluto rivolgere alcune parole ai giornalisti e ai tifosi presenti, spiegando le motivazioni che lo hanno spinto a compiere un investimento così importante.

“Abbiamo dato una mano perché volevamo aiutare la Juve Stabia. L’altro imprenditore è venuto meno. Noi siamo stati da un anno all’interno del club in qualità di sponsor, l’abbiamo vissuta durante tutta questa stagione e per me è stata un’esperienza bellissima. Per questo oggi ci sentiamo sereni”.

Parole che testimoniano come il suo interesse per il club non sia nato nelle ultime settimane, ma sia il naturale proseguimento di un percorso iniziato già durante l’ultima stagione, quando la sua azienda aveva deciso di affiancare la società come sponsor principale.

Il nuovo presidente ha poi guardato al futuro, lasciando intendere che l’estate potrebbe portare cambiamenti significativi all’interno della struttura societaria e organizzativa.

“Il prossimo anno sportivo potrebbe esserci una rivoluzione. Lo diciamo chiaramente perché certi meccanismi devono cambiare. Sicuramente guardiamo alla Serie B con serenità e programmeremo la prossima stagione per creare le basi di un campionato all’altezza della storia di questo club”.

Una dichiarazione che apre scenari interessanti per il futuro delle Vespe. L’obiettivo sembra essere quello di costruire una società ancora più solida e organizzata, capace di affrontare il campionato cadetto con ambizione e programmazione.

Infine, Guerri ha dedicato un pensiero proprio ai tifosi che lo hanno accolto come un liberatore, dimostrando fin da subito una grande vicinanza nei suoi confronti.

“Li conosco bene. So che sono tifosi passionali e focosi”.

Una frase semplice ma significativa, che testimonia la consapevolezza del nuovo presidente di entrare in una piazza esigente ma straordinariamente calorosa, capace di sostenere la squadra nei momenti difficili e di far sentire tutto il proprio affetto quando ci sono motivi per festeggiare.

La giornata di Napoli resterà probabilmente impressa nella memoria dei tifosi stabiesi come il giorno della rinascita. Dopo mesi di incertezze, la Juve Stabia ha ritrovato stabilità, una nuova proprietà e soprattutto una prospettiva per il futuro. E l’abbraccio tra Alfredo Guerri e il popolo gialloblù potrebbe essere stato soltanto il primo capitolo di una storia tutta da scrivere.

Juve Stabia, giorno della rinascita: Dalle paure alla speranza, il futuro adesso ha il nome di Alfredo Guerri

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La Juve Stabia è salva. Dopo settimane di attesa, tensioni, indiscrezioni e scenari che avevano fatto temere il peggio, il club gialloblù può finalmente guardare avanti con fiducia. Alfredo Guerri è ufficialmente il nuovo proprietario della società stabiese e da oggi si apre una pagina completamente nuova nella storia delle Vespe.

L’imprenditore napoletano, già noto all’ambiente calcistico stabiese per essere stato main sponsor della squadra attraverso la Domus Srl, ha rilevato il pacchetto di maggioranza della società garantendo la copertura integrale dell’aumento di capitale da 6 milioni e 901 mila euro richiesto dagli amministratori giudiziari per assicurare continuità aziendale e stabilità economica al club.

Una svolta storica che mette definitivamente alle spalle mesi complicati e consente alla Juve Stabia di programmare il proprio futuro in Serie B con serenità e ambizione.

Una trattativa complessa arrivata al traguardo

L’operazione che ha portato Alfredo Guerri al vertice della società non è stata semplice. Il percorso è stato caratterizzato da numerosi ostacoli, verifiche, procedure giudiziarie e valutazioni economiche che hanno richiesto settimane di lavoro.

Determinante è stata la rinuncia della precedente proprietà rappresentata da Francesco Agnello a procedere con la ricapitalizzazione richiesta dal Tribunale di Napoli. Una scelta che ha aperto definitivamente la strada al trasferimento delle quote societarie nelle mani dell’imprenditore partenopeo.

Parallelamente si è registrato anche il passo indietro della cordata svizzera che aveva manifestato interesse per l’acquisizione del club, lasciando Guerri unico soggetto concretamente in grado di garantire il futuro della società.

Una situazione che si è sbloccata soprattutto grazie all’azione degli amministratori giudiziari, il dottor Salvatore Scarpa e il dottor Mario Ferrara, supportati dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli guidata dalla dottoressa Teresa Areniello.

Sono stati loro i protagonisti silenziosi di una vicenda estremamente delicata, gestendo ogni fase della transizione e accompagnando il club fuori da una situazione che rischiava di diventare drammatica.

La ricapitalizzazione che ha cambiato tutto

L’ultima mossa decisiva è stata quella di imporre la ricapitalizzazione della società.

Una scelta che aveva un duplice obiettivo: da un lato garantire le risorse necessarie per coprire le perdite accumulate, dall’altro verificare concretamente la volontà dell’allora proprietario Francesco Agnello di sostenere economicamente il club.

La risposta è arrivata nei fatti. Pur avendo la possibilità di procedere alla ricapitalizzazione e mantenere il controllo della società, Agnello ha deciso di non esercitare questa facoltà.

Una scelta che ha spalancato le porte all’operazione guidata da Alfredo Guerri e che ha consentito agli amministratori giudiziari di completare il percorso verso il passaggio di proprietà.

Da quel momento il futuro della Juve Stabia ha assunto contorni sempre più definiti fino alla giornata decisiva che ha sancito il definitivo cambio al vertice del club.

Il giorno della svolta a Napoli

Le ore decisive si sono consumate a Napoli, all’interno del Tribunale, in un clima di enorme tensione.

Mentre all’interno delle aule si discutevano gli ultimi dettagli dell’operazione, all’esterno decine di tifosi seguivano con il fiato sospeso gli sviluppi della vicenda. Molti sostenitori gialloblù hanno raggiunto il capoluogo campano sfidando il caldo e attendendo per ore notizie che potessero rassicurare un’intera città. L’ansia era palpabile. In gioco non c’era soltanto il futuro di una squadra di calcio ma il patrimonio sportivo, storico e identitario di Castellammare di Stabia.

Quando è arrivata la fumata bianca, la tensione accumulata per settimane si è trasformata in un’esplosione di gioia. Abbracci, applausi e cori hanno accompagnato l’annuncio dell’accordo. L’incubo del fallimento è stato cancellato in pochi istanti e ha lasciato spazio alla speranza.

Guerri non perde tempo: bonifico immediato per blindare l’operazione

Dal punto di vista tecnico, il Tribunale ha richiesto ad Alfredo Guerri, interessato all’acquisizione della Juve Stabia e forte del parere favorevole della Procura, di procedere immediatamente al versamento dell’intera somma necessaria.

La cifra richiesta ammontava a 6 milioni e 901 mila euro.

Una volta verificata la ricezione del bonifico, il Tribunale si sarebbe impegnato a procedere al dissequestro delle quote e al completamento dell’iter per il trasferimento della proprietà.

Guerri non ha esitato.

Terminata l’udienza, intorno alle ore 13, l’imprenditore si è recato presso una vicina filiale di Banca Intesa per disporre immediatamente il bonifico richiesto, accelerando al massimo i tempi tecnici bancari necessari per completare tutte le procedure.

Un gesto che ha confermato la volontà del nuovo proprietario di chiudere rapidamente la vicenda e permettere alla società di concentrarsi esclusivamente sugli aspetti sportivi.

Obiettivo iscrizione anticipata

La priorità assoluta adesso è rappresentata dall’iscrizione al prossimo campionato di Serie B.

Il termine fissato è il 16 giugno, ma la volontà condivisa tra il nuovo proprietario e gli amministratori è quella di completare tutta la documentazione con almeno ventiquattro ore di anticipo.

L’obiettivo è infatti chiudere l’intero iter entro il 15 giugno, lanciando un segnale forte all’intero movimento calcistico nazionale.

Una dimostrazione di solidità, organizzazione e stabilità che possa allontanare definitivamente ogni dubbio sul futuro della società.

Secondo quanto trapela, una parte consistente della documentazione necessaria sarebbe già pronta. Mancavano soltanto la disponibilità economica e le firme del nuovo proprietario per completare il quadro. Adesso che questi elementi sono arrivati, l’ottimismo cresce di ora in ora.

Una piazza che si riconosce nel nuovo proprietario

Uno degli aspetti più significativi di questa operazione riguarda il rapporto tra Alfredo Guerri e l’ambiente stabiese.

L’imprenditore napoletano gode infatti di un consenso praticamente unanime sia da parte della tifoseria sia da parte delle istituzioni cittadine. Negli ultimi mesi aveva già dimostrato concretamente il proprio attaccamento ai colori gialloblù attraverso interventi economici che hanno contribuito a sostenere le casse societarie in una fase particolarmente delicata.

Ora quel legame si trasforma in una responsabilità ancora più grande.

Da sponsor a proprietario, Guerri diventa il punto di riferimento di un’intera comunità che sogna di consolidare i risultati ottenuti nell’ultima stagione e continuare a crescere nel calcio professionistico.

Adesso inizia la vera sfida

Con il passaggio delle quote completato, per Alfredo Guerri inizia la fase più impegnativa. Sarà necessario ridefinire l’assetto societario, costruire il nuovo organigramma dirigenziale e programmare la prossima stagione sportiva.

Ci saranno da affrontare questioni tecniche, amministrative e organizzative fondamentali per consentire alla Juve Stabia di presentarsi ai nastri di partenza del prossimo campionato nelle migliori condizioni possibili. Ma per la prima volta dopo mesi, il futuro non appare più come una minaccia bensì come un’opportunità.

“Post fata resurgo”: il motto che racconta la rinascita

Durante la nostra lunga diretta sulla nostra pagina Facebook “Juve Stabia Live”, seguita da centinaia di tifosi nelle ore decisive della vicenda, una frase ha sintetizzato meglio di qualsiasi altra il momento vissuto dalla città: “Post fata resurgo”, dopo la morte risorgo.

Un motto antico che oggi sembra cucito addosso alla Juve Stabia. Per settimane il club ha camminato sul filo dell’incertezza. Ha affrontato ostacoli societari, difficoltà finanziarie e timori legati alla propria stessa sopravvivenza.

Oggi, invece, le nuvole nere si stanno diradando sopra il “Romeo Menti”. La Serie B vedrà ancora una volta le Vespe protagoniste. La dignità sportiva della città è stata salvaguardata e l’orgoglio del popolo stabiese è più vivo che mai.

Davanti al Tribunale di Napoli, tra i tifosi presenti, il sentimento dominante era racchiuso in poche semplici parole: “Benvenuto Alfredo Guerri. Forza Juve Stabia.”

Parole che rappresentano non soltanto l’accoglienza riservata al nuovo proprietario, ma anche la speranza di un’intera città che oggi può finalmente tornare a guardare avanti con fiducia. La Juve Stabia è viva, è in Serie B e ha appena iniziato il primo capitolo di una nuova storia.

Teatro Sociale di Brescia gremito per la presentazione della Stagione di Prosa CTB 2026-2027

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CTB Cinquantatreesima Stagione ,”Dove nascono le storie”la stagione 2026-2027 si presenta in scena: applausi per Fallongo e Caputo

Al Teatro Sociale una serata partecipata tra annunci, musica e teatro. La presidente Camilla Baresani Varini e il direttore Gianmario Bandera ringraziano istituzioni e sostenitori. Grande successo per gli intermezzi dei due attori ospiti.

BRESCIA – Non una semplice presentazione di cartellone, ma uno spettacolo nello spettacolo. Il Teatro Sociale ha accolto martedì 10 giugno il pubblico delle grandi occasioni per la presentazione della stagione di prosa 2026-2027 del Centro Teatrale Bresciano, in un clima di entusiasmo e partecipazione che ha confermato il forte legame tra il CTB e la città.

Ad aprire la serata sono stati gli interventi istituzionali della presidente del Centro Teatrale Bresciano, Camilla Baresani Varini, e del direttore Gianmario Bandera. Entrambi hanno rivolto parole di ringraziamento ai numerosi soggetti che sostengono l’attività del CTB: dagli enti pubblici agli sponsor, dal Comune di Brescia a Regione Lombardia, fino a tutte le realtà che, con il loro contributo, consentono al teatro bresciano di svolgere una funzione culturale riconosciuta ben oltre i confini provinciali.

Bandera ha inoltre sottolineato il valore del lavoro svolto dal Centro Teatrale Bresciano nella produzione e diffusione degli spettacoli, evidenziando il crescente riconoscimento ottenuto dalle produzioni del CTB sui palcoscenici nazionali. In sala erano presenti rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali, esponenti del mondo culturale e numerosi sostenitori dell’attività teatrale, mentre era assente la sindaca Laura Castelletti.

La conduzione è stata affidata ad Adriano Evangelisti, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta degli spettacoli in programma nella nuova stagione. A rendere particolarmente vivace e originale l’appuntamento sono stati però gli interventi degli attori Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, autentici mattatori della serata.

Con ironia, talento e una notevole capacità di coinvolgimento, i due artisti hanno alternato recitazione, musica e canto, costruendo una serie di intermezzi capaci di alleggerire il racconto del cartellone senza mai farne perdere il filo conduttore. Ogni loro apparizione è stata accolta da sorrisi e applausi, segno di un’intesa artistica consolidata e di una presenza scenica particolarmente efficace.

Tra i momenti più apprezzati dal pubblico, la divertente rassegna dedicata alle tournée delle produzioni del Centro Teatrale Bresciano lungo la penisola. Attraverso una sorta di viaggio ideale tra le regioni italiane, Fallongo e Caputo hanno evocato tradizioni, atmosfere e identità locali intonando brevi frammenti di canzoni popolari e dialettali, trasformando un semplice elenco di date e città in un momento teatrale coinvolgente e ricco di umanità.

L’espediente ha evidenziato in modo efficace la crescente diffusione nazionale delle produzioni del CTB, sempre più presenti nei principali teatri italiani, a testimonianza della qualità artistica raggiunta dal centro bresciano.

La nuova stagione si annuncia ricca di proposte, con grandi interpreti, testi classici e contemporanei, produzioni originali e spettacoli destinati a soddisfare pubblici diversi. Ma, al di là degli annunci e delle anticipazioni, la serata del Sociale sarà ricordata soprattutto per la capacità di trasformare la presentazione di un cartellone in un vero evento teatrale.

Un risultato al quale hanno contribuito in modo determinante Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, protagonisti di una performance brillante, intelligente e mai sopra le righe, che ha saputo unire intrattenimento e cultura nel migliore spirito del teatro. Una serata che ha mostrato non soltanto i contenuti della prossima stagione, ma anche la vitalità e l’ambizione di un Centro Teatrale Bresciano sempre più protagonista della scena nazionale.

Campagna Abbonamenti dal 3 settembre 2026

Per maggiori informazioni, consultare www.centroteatralebresciano.it

Circolo Internazionale Castellammare: Presentato l’ultimo romanzo di Francesco Costa “Corri verso la notte”

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Grande successo al Circolo Internazionale per l’evento culturale che, lunedì 8 giugno, ha portato in città un autore di rilievo, Francesco Costa con il suo ultimo romanzo “Corri verso la notte”, accolto calorosamente dai suoi tanti ammiratori.

Promotrice dell’incontro la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, un’associazione impegnata nella diffusione di testi di alto valore letterario che, attraverso la scelta di pubblicazioni originali e di spessore, organizza dibattiti con scrittori capaci di coinvolgere profondamente il pubblico e stimolare riflessioni durature.

Dopo i saluti della Vicepresidente del Circolo Internazionale Titta Miraglia, che ha dato il benvenuto al pubblico in sala, ha preso la parola Carmen Matarazzo che ha presentato l’autore e l’opera, da lei definita “un romanzo che ha in sé lo spirito del saggio, perché è il frutto di una lunga ricerca storica.”

Francesco Costa è uno scrittore, giornalista e sceneggiatore di rilievo nel panorama culturale italiano, apprezzato e tradotto anche all’estero (in paesi come Germania, Spagna, Grecia e Giappone). La sua carriera si distingue per una straordinaria versatilità che unisce il rigore della ricerca letteraria alla potenza visiva della scrittura cinematografica.

Autore di numerosi romanzi che spaziano dal noir al romanzo storico, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il Premio Selezione Bancarellino (con La scuola dei veleni) ed è stato finalista al Premio Scerbanenco (con Orrore Vesuviano). Ha firmato importanti sceneggiature cinematografiche, vincendo il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia con il film L’altra donna. Dai suoi libri di successo sono state tratte note pellicole, tra cui La volpe a tre zampe e L’imbroglio nel lenzuolo.

Durante la sintesi e la successiva discussione dell’opera, sono emersi gli elementi che caratterizzano il libro. Le vicende si muovono sullo sfondo del delitto Matteotti e del consolidamento della dittatura fascista. La città di Napoli, in cui è ambientata la vicenda, viene descritta come un’entità audace e l’unica a insorgere in quel preciso momento storico. Il protagonista, Pietro Fortuna, giovane del rione Sanità, vive una formazione politica e sentimentale legata al sogno di diventare cronista.

L’autore del romanzo ha parlato della genesi del libro e delle motivazioni profonde che lo hanno spinto a sceglier proprio quel particolare periodo storico per ambientare la sua opera, spiegando come la necessità di fare chiarezza sulle radici del totalitarismo in Italia sia nata dal bisogno di contrastare le semplificazioni e i revisionismi storici contemporanei.

Vorrei parlare della genesi di questo libro, come mi è nata l’idea. – ha affermato Francesco Costa – Oltre dieci anni fa mi venne una grande curiosità di esplorare i primi anni del ventennio fascista, di cui non ci sono tanti romanzi. Il romanzo è anche un omaggio a mio padre, nato nel 1920, perché dopo il delitto Matteotti lui e tutta una generazione hanno avuto il destino segnato, con la guerra e le deportazioni naziste.”

Volevo analizzare quel periodo per capire che cosa si sarebbe potuto fare per evitare ‘la corsa dell’Italia verso la notte’, perché un’intera generazione è morta tra le sabbie d’Africa, fra le steppe della Russia, nei campi di concentramento. Volevo parlare di questo disastro della dittatura fascista per la quale oggi alcuni nutrono nostalgia, rimpianto, come se la idealizzassero.”

“Ho pensato di scrivere un libro che aiuti i ragazzi a capire. – ha continuato l’autore – Naturalmente non potevo fare solo un saggio storico, altrimenti li avrei fatti addormentare. Tutti i personaggi sono giovani, il personaggio più anziano ha quarant’anni. Poi ho lavorato molto sul ritmo, facendo un ‘impasto’ tra i fatti storici documentati e quelli inventati da me, che sono le vicende del protagonista con le sue esperienze lavorative, sentimentali, sessuali, politiche.”

Poi ha preso la parola il prof. Stefano Perrella, già docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare, che ha parlato del delitto Matteotti e di quanto questo triste evento abbia scosso le coscienze:

“Che cosa sappiamo davvero di Giacomo Matteotti e del suo delitto? Perché Matteotti fu tra i primi ad essere assassinato dai fascisti? Quale ruolo interpretava Matteotti all’interno del Partito Socialista? Era amato? Era odiato?”

Dalle Parole del prof. Perrella la figura di Matteotti emerge con tutta la sua forza e il suo carisma, così come la sua intransigenza che lo ha portato alla morte, ma che al tempo stesso ne fa un martire della libertà, un simbolo eterno di resistenza civile contro l’oppressione e il totalitarismo.

Alla Camera dei deputati denunciò a viso aperto, con un coraggio formidabile, i brogli elettorali, le violenze e le intimidazioni delle camicie nere durante le elezioni di quell’anno, chiedendo l’annullamento delle votazioni.

Matteotti stava indagando su una colossale tangente internazionale, legata alle concessioni petrolifere (il caso Sinclair Oil) che coinvolgeva direttamente la corona e i vertici del fascismo. Il documento che avrebbe dovuto presentare a Londra pochi giorni dopo il suo rapimento faceva troppa paura al regime. Matteotti non era ricattabile, non cercava compromessi e non si faceva spaventare dalle minacce di morte. L’unico modo per metterlo a tacere era eliminarlo fisicamente.

L’importanza di questo romanzo storico è che offre uno spaccato della società di quegli anni, trasportandoci in giro per Napoli, nelle sue strade, nelle sue piazze, nei suoi vicoli, dai salotti dell’alta società alle povere case del sottoproletariato urbano e nell’ambiente del teatro, di modo che il lettore possa immergersi in quelle atmosfere, immedesimarsi nei personaggi e capire quali sentimenti dominavano.

Attraverso il romanzo storico, infatti, si impara molto più su un’epoca che dalle pagine di un manuale di storia, perché la letteratura non si limita a registrare i fatti, ma restituisce il respiro della quotidianità, trasformando le fredde date della cronologia in un’esperienza vissuta e profondamente umana.

Dietro le fantasie del romanziere, c’è il rigore del ricercatore, la ricerca minuziosa non solo dei fatti, ma della vita quotidiana del tempo, degli usi, dei costumi, entrando nella psicologia del protagonista e degli altri personaggi, provando a capire cosa pensassero le persone in quella fase buia della nostra storia.

Questo approccio metodologico eleva il romanzo da semplice opera di intrattenimento a prezioso strumento di testimonianza storica e civile, spogliando il passato da ogni retorica e mistificazione nostalgica. Il valore profondo dell’opera risiede proprio in questo: la letteratura diventa la chiave per accedere a una verità storica più intima e documentata.

Il lavoro dell’autore si muove con equilibrio tra due pilastri fondamentali: una ricostruzione documentaria basata su una ricerca che restituisce la quotidianità dell’epoca (abitudini, costumi, atmosfere reali); la capacità di calarsi nella mente dei protagonisti per comprendere i dubbi, le paure e i compromessi morali delle persone comuni davanti al progressivo scivolare del Paese verso la dittatura.

Il testo lancia un messaggio chiaro e attuale al lettore contemporaneo, contro i tentativi di mitizzare gli anni del fascismo o di negarne le violenze. Smantella la narrazione di una presunta positività del regime, mostrando la brutalità che si nascondeva dietro la propaganda ufficiale.

“Corri verso la notte” fa riflettere   sull’importanza dell’approfondimento critico prima di lasciarsi andare a celebrazioni superficiali di un periodo che, come ricorda il titolo, è stato a tutti gli effetti una tragica “corsa verso la notte”.

Avvincente la trama, ben orchestrato il sistema dei personaggi. Lo stile rapido, incalzante, il tono scanzonato, pervaso di sottile ironia, contribuisce a tenere incollato il lettore sulle pagine del libro fino alla fine.

Questa felice combinazione di elementi trasforma la lettura del testo in un’esperienza magnetica e fluida, confermando l’abilità dell’autore nel dominare i meccanismi della narrativa contemporanea.

L’analisi stilistica mette in luce i punti di forza del romanzo: La struttura scorre senza tempi morti grazie a una prosa dinamica, proiettata in avanti. Ogni figura, principale o secondaria, si muove secondo un disegno preciso e coerente, creando relazioni che fanno progredire l’intreccio. L’uso dell’ironia alleggerisce la densità degli argomenti trattati, impedendo al racconto di scivolare nella pesantezza drammatica.

L’incontro, con un vivace dibattito tra l’autore Francesco Costa e il pubblico, si è concluso con il tradizionale momento del firma-copie.

L’evento ha sancito il ruolo centrale dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura” in collaborazione del Bookstore Mondadori e del Circolo Internazionale, come faro culturale per il territorio di Castellammare di Stabia, confermando l’efficacia della sinergia tra le realtà culturali della città nel promuovere eventi di altissimo profilo intellettuale. Questa cooperazione dimostra come il lavoro di rete sul territorio sia la chiave per risvegliare l’interesse della comunità e offrire occasioni concrete di crescita sociale e civile.

“Corri verso la notte” di Francesco Costa, Marlin Editore, non è semplicemente un romanzo storico, ma un’esperienza letteraria che merita un posto d’onore nelle vostre letture. Vi consigliamo questo libro perché unisce il rigore della ricerca a un ritmo narrativo travolgente, capace di tenere incollati alla pagina fino all’ultima riga.

Attraverso una prosa rapida, incalzante e impreziosita da una sottile e intelligente ironia, l’autore firma un potente romanzo di formazione che scava nella psicologia dei personaggi e restituisce la verità senza filtri di un periodo tragico della nostra storia. Un’opera necessaria, che smantella le false mitizzazioni del passato e si rivela un prezioso strumento di riflessione civile per il presente

Gragnano celebra uno dei propri simboli cittadini: Dal 21 al 23 giugno torna il Festival del Panuozzo

Gragnano si prepara a vivere tre serate all’insegna del gusto, della tradizione e della convivialità. Il 21, 22 e 23 giugno 2026 torna infatti il Festival del Panuozzo di Gragnano, la manifestazione dedicata a uno dei prodotti più rappresentativi dell’identità gastronomica cittadina, capace negli anni di conquistare appassionati e visitatori provenienti da tutta Italia.

L’evento si svolgerà in via Quarantola, che per l’occasione si trasformerà in un grande villaggio del gusto dove sapori, cultura e intrattenimento si fonderanno in un’esperienza pensata per coinvolgere famiglie, turisti e appassionati dell’enogastronomia.

Protagonisti assoluti della manifestazione saranno gli undici produttori storici del panuozzo, custodi di una tradizione che affonda le proprie radici nel territorio gragnanese e che continua a rappresentare un patrimonio di conoscenze, manualità e passione tramandato nel tempo.

Per tutta la durata del festival, i forni a legna verranno portati direttamente in strada, consentendo ai visitatori di assistere dal vivo a tutte le fasi della preparazione. Dall’impasto alla cottura, il pubblico potrà osservare da vicino il lavoro dei maestri fornai e lasciarsi conquistare dal profumo inconfondibile del panuozzo appena sfornato.

L’obiettivo è quello di valorizzare non soltanto il prodotto finale, ma anche l’artigianalità e la cultura che lo rendono unico. Un racconto che passa attraverso il fuoco, la tradizione e la maestria di chi ogni giorno contribuisce a mantenere viva una delle eccellenze gastronomiche più apprezzate della Campania.

Accanto all’offerta culinaria, il Festival proporrà un ricco programma di intrattenimento. Non mancheranno artisti di strada, dj set, incontri con food blogger, momenti di storytelling gastronomico e attività dedicate ai bambini, con l’intento di trasformare la manifestazione in una grande festa popolare aperta a tutte le generazioni.

La nuova edizione sarà presentata ufficialmente il 16 giugno alle ore 11 presso l’Auditorium della Regione Campania, nella Torre C/5 del Centro Direzionale di Napoli.

Festival-del-Panuozzo-locandina-2026Alla conferenza stampa parteciperanno l’assessore regionale al Turismo, alla Promozione del Territorio e alla Transizione Digitale, Vincenzo Maraio, l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, il sindaco di Gragnano Nello D’Auria, il presidente dell’Associazione Produttori Panuozzo di Gragnano Ciro Minopoli, il cassazionista e docente Emanuele Montelione, oltre ai giornalisti e scrittori enogastronomici Luciano Pignataro e Antonella Amodio. A moderare l’incontro sarà il giornalista Dario Sautto.

«Il Festival del Panuozzo nasce dal desiderio di valorizzare non solo un prodotto straordinario, ma tutto ciò che rappresenta: lavoro, identità, passione e comunità» ha dichiarato Ciro Minopoli, presidente dell’Associazione Produttori Panuozzo di Gragnano e organizzatore dell’evento.

«Il panuozzo è un simbolo di Gragnano, un prodotto conosciuto in tutta Italia e spesso imitato. Ma la sua vera anima vive qui, nelle mani dei nostri produttori, nei forni a legna e nella cultura artigianale che rende ogni preparazione unica. Con questa nuova edizione vogliamo continuare a far conoscere e vivere questa eccellenza, portando in strada l’orgoglio dei nostri produttori e l’energia della nostra città».

Grande soddisfazione è stata espressa anche dall’amministrazione comunale, che considera il festival uno strumento importante di promozione turistica, culturale ed economica.

«Il Festival del Panuozzo è molto più di un evento gastronomico: è una festa dell’identità gragnanese» ha sottolineato il sindaco Nello D’Auria. «Annunciare le date dell’edizione 2026 significa dare continuità a un percorso di valorizzazione delle nostre eccellenze e del territorio. Il panuozzo rappresenta perfettamente il legame tra prodotto, cultura e comunità. Invitiamo tutti a raggiungere Gragnano il 21, 22 e 23 giugno per vivere tre serate di gusto, accoglienza e autentica panificazione artigianale».

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di promozione di Gragnano come destinazione enogastronomica di riferimento, una città capace di raccontare la propria storia attraverso prodotti iconici, tradizioni autentiche e una comunità che continua a investire nella valorizzazione delle proprie eccellenze.

L’appuntamento è dunque fissato: dal 21 al 23 giugno 2026, dalle ore 18:30, in via Quarantola.

Tre giorni per celebrare il panuozzo. Tre giorni per celebrare Gragnano. Tre giorni per raccontare una tradizione che continua a conquistare il palato e il cuore di migliaia di persone.

L’anno d’oro di Vittorio Renato Suarato: il talento stabiese conquista l’equitazione campana e nazionale

Il 2026 si sta rivelando un anno da incorniciare per Vittorio Renato Suarato, giovane talento dell’equitazione campana originario di Castellammare di Stabia, protagonista di una stagione agonistica ricca di soddisfazioni e risultati di prestigio che ne confermano il valore e le grandi potenzialità.

Tra i successi più importanti spicca senza dubbio la conquista del titolo di Campione Regionale nel Criterium Junior I Grado, un traguardo che rappresenta il coronamento di mesi di lavoro, sacrificio e dedizione. Un risultato che premia non solo le qualità tecniche del giovane atleta, ma anche la sua capacità di affrontare con maturità e determinazione le sfide del circuito agonistico.

La stagione di Suarato, però, non si è fermata al successo regionale. Il giovane cavaliere stabiese ha infatti collezionato una serie di eccellenti piazzamenti nelle competizioni regionali e nazionali, dimostrando continuità di rendimento e una crescita costante che lo colloca tra le promesse più interessanti dell’equitazione giovanile.

A rendere ancora più speciale questo 2026 è stato il prestigioso podio conquistato a Piazza di Siena 2026, una delle manifestazioni equestri più importanti e prestigiose del panorama italiano. Salire sul podio in un contesto di così alto livello rappresenta un riconoscimento significativo del lavoro svolto e una conferma del talento di un atleta che continua a distinguersi gara dopo gara.

I risultati ottenuti quest’anno si inseriscono all’interno di un percorso già ricco di soddisfazioni. Nelle stagioni precedenti, infatti, Vittorio Renato Suarato aveva già messo in evidenza le proprie qualità conquistando importanti affermazioni nelle categorie del Progetto Sport FISE, dimostrando una continuità di rendimento che ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati del settore.

Dietro ogni successo c’è però un lavoro quotidiano fatto di allenamenti, impegno e collaborazione. Al fianco del giovane atleta c’è l’ASD Ippoland, realtà che rappresenta un punto di riferimento per la sua crescita sportiva. Grazie al sostegno di uno staff competente e affiatato, Vittorio ha potuto sviluppare le proprie capacità tecniche e affrontare il percorso agonistico con serenità e professionalità.

L’ambiente dell’associazione sportiva, fondato sulla condivisione degli obiettivi, sullo spirito di squadra e sulla passione per l’equitazione, continua a essere un elemento fondamentale nel percorso di crescita dell’atleta stabiese.

La vittoria del Campionato Regionale, il podio di Piazza di Siena e gli altri importanti risultati conquistati nel corso della stagione non rappresentano un punto di arrivo, ma una tappa significativa di un cammino che guarda già al futuro. Con la stessa determinazione che lo ha portato a raggiungere questi traguardi, Vittorio Renato Suarato punta ora alle prossime sfide, con l’ambizione di continuare a crescere e di portare sempre più in alto il nome di Castellammare di Stabia e i colori dell’ASD Ippoland.

Il 2026 racconta così la storia di un giovane atleta che, grazie al talento, all’impegno e alla passione, sta costruendo passo dopo passo una bellissima pagina di sport, diventando motivo di orgoglio per la sua città e per tutto il movimento equestre campano.

Juve Stabia, Nicola Mosti: fantasia, qualità e gol che hanno fatto la differenza

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Se c’è un calciatore che più di ogni altro ha illuminato la manovra offensiva della Juve Stabia nell’ultima stagione, quel giocatore è Nicola Mosti. Il fantasista gialloblù si è consacrato come il vero faro della squadra, il punto di riferimento tecnico attorno al quale si è sviluppata gran parte del gioco delle Vespe.

Non si tratta soltanto di numeri, pur importanti, ma della capacità di incidere nei momenti decisivi. Mosti è stato l’uomo delle giocate che cambiano le partite, delle intuizioni che rompono gli equilibri e dei gol che pesano come macigni. Reti spesso spettacolari, nate da un talento naturale e da una qualità tecnica che raramente passa inosservata.

Tra le immagini più nitide della sua stagione resta senza dubbio la splendida rete realizzata contro l’Avellino, una giocata destinata a rimanere impressa nella memoria dei tifosi stabiesi. Un gol che racchiude perfettamente il repertorio del numero gialloblù: tecnica, coraggio e personalità al servizio della squadra.

Ma raccontare la stagione di Mosti limitandosi alle reti sarebbe riduttivo. Il suo vero valore emerge nella capacità di dare ritmo e idee alla manovra offensiva. Quando la partita si complica e la pressione aumenta, i compagni sanno di poter contare su di lui.

Tra le linee o partendo da posizioni più arretrate, Mosti si è dimostrato un interprete moderno del ruolo di trequartista. La sua visione di gioco gli consente di individuare spazi invisibili ai più e di trasformare palloni apparentemente semplici in occasioni da gol. I suoi assist hanno spesso rappresentato l’innesco perfetto per le azioni offensive delle Vespe, mentre la sua capacità di gestire il possesso ha permesso alla squadra di mantenere alta la qualità del gioco anche nei momenti più difficili.

Gli inserimenti senza palla, i tiri dalla distanza e la capacità di leggere in anticipo lo sviluppo delle azioni hanno completato il profilo di un calciatore totale. Un centrocampista offensivo che non si limita a costruire, ma che sa anche finalizzare e incidere direttamente sul risultato.

Un altro aspetto particolarmente apprezzato dallo staff tecnico è stato il contributo fornito in fase di non possesso. Mosti non si è mai sottratto al sacrificio, mettendo qualità e disponibilità al servizio della squadra. Una caratteristica che ne ha aumentato ulteriormente il valore all’interno degli equilibri tattici della Juve Stabia.

Per questo motivo il suo rendimento è andato ben oltre le statistiche. Mosti è diventato l’anima tecnica della squadra, il giocatore capace di inventare una giocata quando tutto sembra bloccato e di accendere la luce nei momenti più delicati.

Castellammare si gode il suo talento e continua a sognare attraverso le sue intuizioni. Perché quando il pallone passa tra i piedi di Nicola Mosti, tutto può succedere. E finché il numero gialloblù sarà in campo, la Juve Stabia potrà sempre contare su quel lampo di genio capace di cambiare il destino di una partita.

Campania settore scuola, FLC CGIL: Basta tagli, servono più organici e una programmazione legata ai territori

Si è riunito questa mattina il Tavolo permanente per la scuola pubblica e per l’affermazione del diritto allo studio della Regione Campania, un appuntamento che ha visto la partecipazione delle istituzioni e delle principali organizzazioni del mondo della scuola per affrontare le criticità e le prospettive del sistema educativo regionale.

La FLC CGIL ha espresso apprezzamento nei confronti dell’assessore regionale alle Politiche Sociali, Sergio D’Angelo Morniroli, sia per il metodo di lavoro adottato, basato sulla costituzione di tavoli tematici a supporto della plenaria, sia per i contenuti della relazione introduttiva che ha affrontato alcune delle principali emergenze del settore: povertà educativa, dispersione scolastica, inclusione degli studenti con disabilità, integrazione tra scuola e servizi territoriali, dimensionamento scolastico, sistema integrato 0-6 anni e protagonismo giovanile.

Nel corso dell’incontro, il sindacato ha riportato al centro del dibattito quella che definisce una “ferita ancora aperta”: gli effetti del dimensionamento scolastico introdotto dalla Legge di Bilancio 2023.

Secondo la FLC CGIL, la normativa nazionale non avrebbe tenuto conto delle profonde differenze esistenti tra le regioni italiane, producendo in Campania conseguenze particolarmente rilevanti. Il risultato sarebbe la nascita di istituzioni scolastiche sempre più grandi e complesse, spesso con oltre mille studenti iscritti e, in alcuni casi, collocate persino nelle aree interne della regione.

Scuole più grandi che, secondo il sindacato, risultano anche più difficili da gestire, soprattutto in un contesto caratterizzato da una collaborazione non sempre efficace tra istituzioni scolastiche, enti locali e sistema socio-sanitario.

Tra le priorità indicate dalla FLC CGIL figura anche l’emergenza legata all’edilizia scolastica. Il sindacato ha chiesto che i futuri tavoli tematici dedichino particolare attenzione alla sicurezza degli edifici, ribadendo che una scuola di qualità non può prescindere da strutture adeguate e sicure.

Pur accogliendo positivamente l’impegno della Regione a difendere la rete scolastica da ulteriori riduzioni e accorpamenti, la FLC CGIL ha sollecitato una riflessione più ampia sull’offerta formativa degli istituti superiori.

Secondo il sindacato, negli ultimi anni molte scuole secondarie di secondo grado hanno cercato di attrarre iscrizioni attraverso un continuo aumento degli indirizzi di studio, non sempre realmente collegati alle esigenze e alle caratteristiche dei territori. Da qui la richiesta di avviare una riflessione organica sulle filiere formative, con l’obiettivo di costruire percorsi coerenti e capaci di accompagnare concretamente i giovani nella definizione del proprio progetto di vita.

Nel dibattito è emerso anche il tema della riforma cosiddetta “4+2”, che prevede la riduzione del percorso della scuola superiore e una maggiore integrazione con gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS). La FLC CGIL ha sottolineato la necessità di valutare, attraverso dati concreti e non attraverso slogan, quale sia il reale impatto di questa riforma in Campania, la più popolosa regione del Mezzogiorno.

Particolarmente apprezzata è stata inoltre la proposta dell’assessore di coinvolgere anche l’Assessorato al Lavoro nelle attività dei tavoli tematici, così da affrontare in maniera integrata il tema delle filiere formative e dei percorsi IFTS.

Per il sindacato, però, il nodo centrale resta quello delle risorse umane. La lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa, soprattutto nelle aree maggiormente segnate da difficoltà economiche e sociali, richiede interventi strutturali e non misure temporanee.

Per questo la FLC CGIL ha ribadito la necessità di incrementare gli organici di docenti, personale ATA, DSGA e dirigenti scolastici in tutta la Campania.

Pur riconoscendo che la gestione degli organici non rientra nelle competenze dirette della Regione, il sindacato ritiene che Palazzo Santa Lucia possa svolgere un ruolo politico significativo nei confronti del Governo, del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministero dell’Economia, portando nelle sedi istituzionali nazionali le esigenze della scuola campana.

«Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi della Campania – sottolinea la FLC CGIL – devono poter contare sulle stesse opportunità di crescita, formazione e futuro garantite ai loro coetanei nel resto del Paese». Un obiettivo che, secondo il sindacato, può essere raggiunto solo investendo su personale, qualità dell’offerta formativa, sicurezza degli edifici e presenza educativa nei territori più fragili.