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Juve Stabia, un’annata tra sogni e tempeste: Il pagellone della stagione

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Annata strana per la Juve Stabia, tra campo e vicende extra-campo, ma le “vespe” hanno comunque centrato la qualificazione ai playoff giocando il turno preliminare a Modena con annessa vittoria e accesso alle semifinali.

Contro il Monza la Juve Stabia purtroppo il cammino verso la gloria si è fermato con tanto onore.

A bocce ferme proviamo a proporvi il pagellone della stagione suddiviso in 5 appuntamenti.

In questa prima uscita diamo i voti alla stagione per società e allenatore.

Ignazio Abate: 7,5

Subentra a Guido Pagliuca il 10 giugno 2025. Parte bene: dopo 9 giornate è settimo in classifica. Riesce a tenere la squadra in corsa playoff nonostante il caos societario di metà stagione.

Bravo a non far crollare il gruppo. Il giovane allenatore esordiente in questa categoria , riesce a gestire con umiltà un gruppo giovane e li porta in un livello alto di crescita.

Il suo segreto è il gruppo, racconta e rimarca molto spesso la fierezza di allenare una squadra giovane pronta giocarsela contro tutti.

Riesce a tenere alta l’attenzione sull’obiettivo del campionato tenendo fuori il gruppo squadra dalle vicende societarie, consolidando a pieno l’obiettivo salvezza e dopo di che la qualificazione ai playoff per la conquista della serie A.

Società / Vicende extra-campo: 5

Ottobre 2025: amministrazione giudiziaria per presunte infiltrazioni camorristiche.
Aprile 2026: disimpegno del socio americano Solmate, gli sponsor intervengono per salvare il salvabile. Quando tutto sembra delinearsi in maniera positiva arriva la Stabia Capital e Francesco Agnello a creare ulteriore apprensione poi risolto con il sequestro delle quote. Penalizzazione di 2 punti da scontare nel 2026/27. Sul campo zero impatto, fuori però tanto stress.

Rosa: 7

Nucleo solido per la Serie B. Tra i nomi: Confente in porta, Varnier, Bellich, Giorgini in difesa, Mosti, Maistro, Leone, Correia a centrocampo, Gabrielloni e Candellone davanti. Nessun fuoriclasse, ma gruppo operaio che ha reso bene, soprattutto in casa.

Prestazione in casa: 8

Stadio Romeo Menti si conferma il fortino con 8V, 9P, 2S in 19 gare. 33 i punti conquistati su 51 totali. Quarta nel primo tempo in casa. Il Menti ha spinto come ha sempre fatto in passato.

Prestazione in trasferta: 5.5

Fuori casa i numeri parlano chiaro: 3V, 9P, 7S.

Giocatore chiave e sorpresa: Mosti

Centrocampista dinamico, da mezzala uno dei pochi che ha tenuto fino a maggio. Energia e inserimenti utili .

Condizione fisica della squadra nell’arco dei 90 minuti: 5

Troppi punti persi nella ripresa. 18 pareggi dicono che spesso si è spenta dopo l’intervallo.

Voto stagione: 8

Obiettivo playoff centrato, ma con l’amaro in bocca per come è finita, si meritava sicuramente di giocare la finale, ma il campo ha deciso diversamente. La Juve Stabia, nonostante il caos extra campo, si conferma la vera mina vagante della Serie B, una stagione dignitosa che chiude il campionato nelle prime 10 classificate.

Raffaele Bergamasco presenta l’evento del 25 giugno

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Raffaele Bergamasco, ex coach della nazionale del Belgio di pugilato, ha parlato ai microfoni di Carlo Ametrano presentando l’evento speciale che si svolgerà al MaxiMall Pompeii il prossimo 25 giugno per celebrare Ernesto Bergamasco.

Raffaele, sappiamo di questo appuntamento al MaxiMall Pompeii del 25 giugno. Puoi dirci di più?

“Finalmente siamo riusciti a organizzare questo evento: un match internazionale tra Italia e Belgio che si svolgerà al MaxiMall Pompeii il 25 giugno. Ci saranno grandi incontri amatoriali e grandi personaggi del nostro sport come Patrizio Oliva, Angelo Musone, Roberto Cammarelle, Clemente Russo, Vincenzo Mangiacapre, Irma Testa e non solo. Tanti campioni del nostro palmares pugilistico nazionale”.

Venendo a te. Al momento sei libero, giusto?

“Sì. La mia ultima esperienza è stata con il Belgio, dove ho raccolto il mio risultato minimo con la partecipazione alle Olimpiadi di Parigi. Ho portato tre atleti a Parigi. Questo è stato un grande evento per la federazione belga. Ora sono in attesa di nuove esperienze estere, tra cui un possibile ritorno in India con la squadra maschile o il Marocco. Sto aspettando risposta, ma ci sono anche altre”.

Come valuti il movimento femminile?

“Ormai si chiama boxe in generale. Ci sono tantissime atlete che sono veramente fortissime e dicono la loro anche a livello mondiale. Il pugilato a livello nazionale sta andando bene. So che c’è stato il rientro di Irma Testa, che è stata la nostra punta di diamante per tanto tempo. So che si sta allenando, spero che possa togliersi tante soddisfazioni”.

Per salutarci, un ricordo di tuo papà?

“Fino a pochi giorni fa ero rammaricato. Non perché era mio padre, ma parlavo da sportivo. Mio padre è stato il primo pugile di Torre Annunziata ad andare alle Olimpiadi, ha scritto tante pagine di storia nazionale. Non ha ricevuto per quanto ha dato. Ero un po’ rammaricato per questa cosa, ma ora sono contento di poterlo ricordare con questo evento in programma il prossimo 25 giugno”.

ITC Sturzo Castellammare, oltre la Matematica: La 4°G viaggia tra Culture e Numeri con il Progetto eTwinning

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Ci sono esperienze scolastiche che restano impresse ben oltre il tempo trascorso tra i banchi di scuola. Percorsi capaci di unire studio, confronto e crescita personale, trasformando semplici lezioni in occasioni concrete di apertura verso il mondo. È questo il caso del progetto eTwinning “Exploring culture through numbers”, che ha visto protagonisti gli studenti della classe 4ª G dell’ITC “Luigi Sturzo” di Castellammare di Stabia.

Attraverso il dialogo con coetanei provenienti da realtà culturali differenti, come quella serba e turca, gli alunni hanno avuto l’opportunità di approfondire il significato simbolico dei numeri nelle diverse tradizioni popolari, religiose e letterarie, scoprendo quanto la cultura possa diventare uno straordinario ponte tra popoli e generazioni.

Al termine di questo intenso percorso, gli studenti hanno voluto raccontare emozioni, riflessioni e insegnamenti maturati durante il progetto, lasciando una testimonianza che va oltre il semplice lavoro scolastico e che rappresenta un autentico esempio di crescita culturale e di cittadinanza europea.

Questa è la relazione che ci hanno inviato:

“Questo anno scolastico si è arricchito di una bellissima esperienza grazie al nuovo progetto eTwinning “Exploring culture through numbers”, a cui la nostra classe 4°G ha partecipato attivamente durante il mese di maggio, vivendo un periodo intenso e dedicato all’esplorazione di nuove culture.

Il progetto ci ha dato la possibilità di confrontarci con due realtà differenti, quella serba e quella turca. Durante le varie attività ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo approfondito due argomenti: un tema di rilievo letterario, ossia la numerologia presente nella Divina Commedia dantesca, e un argomento popolare e storico, la Smorfia Napoletana, che affonda le sue radici nella cabala ebraica. Inoltre, la nostra compagna di classe serba ci ha coinvolti spiegando i numeri e i loro significati secondo la cultura ortodossa.

Grazie a questo progetto abbiamo conosciuto nuove tradizioni e compreso il valore dei numeri oltre la matematica: abbiamo scoperto, infatti, che possono significare molto altro.

Inoltre, ci siamo confrontati arricchendo il nostro bagaglio culturale di nuovi significati. Per noi è stata un’autentica opportunità di crescita a livello personale e culturale, che ci ha aiutati ad aumentare le nostre conoscenze, spingendoci a continuare a scoprire e ad andare oltre la semplice materia scolastica.

Questo percorso ci ha regalato la consapevolezza più bella: comprendere il vero valore dell’Europa e l’importanza di sentirci, oggi più che mai, cittadini europei.”

Federica Dello Ioio e Giuseppe Palomba

Juve Stabia la storia di Alberto Gerbo: Dal campo alla scrivania è lui l’uomo della continuità

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Ci sono calciatori che passano da una squadra all’altra lasciando soltanto statistiche e fotografie. E poi ce ne sono altri che riescono a entrare nell’anima di un ambiente, diventandone punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Alberto Gerbo dopo 4 anni dal suo arrivo in veste di calciatore appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

La sua storia con la Juve Stabia non è stata una semplice esperienza professionale, ma un percorso costruito giorno dopo giorno attraverso leadership, senso di appartenenza e credibilità umana. Una parabola intensa, vissuta in pochissimo tempo, che oggi raggiunge il suo punto più alto con la nomina ufficiale a Responsabile dell’Area Tecnica del club gialloblù.

Un ruolo importante, delicato, strategico. Ma per capire davvero perché la società abbia scelto proprio lui, bisogna tornare indietro e riaprire le pagine scritte sul prato del “Romeo Menti”.

Quando Gerbo arrivò a Castellammare portava con sé l’esperienza di chi aveva già combattuto battaglie importanti tra Serie B e Lega Pro. Fin dai primi allenamenti fu evidente che non si trattava soltanto di un centrocampista di qualità, ma di un leader naturale. Uno di quei giocatori capaci di trascinare i compagni con lo sguardo, con i comportamenti e con il peso delle parole nei momenti più complicati.

La fascia da capitano non fu un caso, ma la naturale conseguenza della stima conquistata all’interno dello spogliatoio. In campo era l’equilibratore, il riferimento tattico, l’uomo capace di leggere le situazioni prima degli altri. Fuori dal terreno di gioco, invece, diventò il punto di raccordo tra squadra, staff e società.

Ma la vera dimensione di Alberto Gerbo si è vista soprattutto nell’ultima stagione da calciatore. Quando il minutaggio ha iniziato inevitabilmente a diminuire, il suo peso specifico non si è affatto ridotto. Anzi, è diventato ancora più centrale.

In un calcio moderno che spesso corre troppo veloce per accorgersi dell’importanza delle figure carismatiche, Gerbo ha rappresentato l’essenza dell’uomo spogliatoio. Colui che sa parlare ai più giovani, stemperare le tensioni nei momenti delicati e mantenere il gruppo compatto quando le pressioni aumentano.

La Juve Stabia capace di sorprendere tutti e di gettare il cuore oltre l’ostacolo aveva bisogno anche di uomini così. Figure invisibili agli occhi del grande pubblico, ma fondamentali per costruire identità e spirito di squadra.

Per questo motivo il passaggio dal campo alla dirigenza appare oggi come una naturale evoluzione del suo percorso. La decisione del club di affidargli il ruolo di Responsabile dell’Area Tecnica non rappresenta un semplice riconoscimento simbolico o un premio alla carriera, ma una precisa scelta strategica.

Gerbo, infatti, incarna perfettamente tutte le anime della Juve Stabia.

Per i calciatori è l’ex compagno che conosce le difficoltà quotidiane di chi vive lo spogliatoio, le paure di un giovane e le responsabilità di chi indossa quella maglia.

Per l’allenatore è un interlocutore competente, capace di comprendere esigenze tattiche, equilibri umani e necessità tecniche della rosa.

Per la dirigenza è una figura affidabile, seria, profonda conoscitrice della categoria e delle dinamiche del mercato.

E per i tifosi rappresenta qualcosa di ancora più importante: il simbolo della continuità e dell’appartenenza. Un uomo che quella maglia l’ha onorata sul campo e che adesso è pronto a difenderla da dietro una scrivania con la stessa passione e la stessa determinazione.

Il futuro della Juve Stabia passa anche da qui. Dalle idee, dalla programmazione e dalla capacità di affidarsi a uomini che conoscono davvero il peso e il valore di questi colori.

Applausi e forti emozioni per “I miei colori”: Il trionfo dei ragazzi dell’IC D’Angiò-Via Vesuvio di Trecase

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BOSCOREALE — Una serata magica, intessuta di note, passi di danza, parole profonde e, soprattutto, tantissima emozione. È quella che si è vissuta giovedì scorso 28 maggio presso l’Auditorium del Parco Nazionale del Vesuvio, in via Le Corbusier a Boscoreale, dove è andato in scena il musical inedito “I miei colori”, spettacolo di fine anno dell’Istituto Comprensivo D’Angiò – Via Vesuvio di Trecase.

L’evento ha visto la partecipazione entusiasta di un folto pubblico, tra genitori, docenti e numerose autorità, tutti uniti nel celebrare il talento e l’impegno dei giovanissimi studenti delle classi quarte e quinte della primaria e della scuola secondaria di primo grado.

Il musical, testo inedito scritto e diretto dalla professoressa Stefania Aprea (curatrice anche del laboratorio di prosa), ha saputo toccare corde sensibilissime. Al centro della trama, una giornata qualunque tra i banchi di scuola dove quattro compagni di classe vivono le dinamiche tipiche dei dodicenni: il bisogno di essere accettati, la paura del giudizio, la gelosia e il desiderio di sentirsi importanti.

Lo spettacolo ha offerto agli adulti una preziosa chiave di lettura sulle ansie, le paure e le insicurezze che spesso bloccano i preadolescenti, ribadendo l’importanza cruciale del dialogo, del confronto e della condivisione, perché – come emerso dal testo – “nessuno si salva da solo”.

La riuscita dell’evento è stata il frutto di una grandiosa sinergia comunitaria che ha messo in moto molteplici professionalità dell’istituto:

  • La recitazione degli alunni delle classi prime e seconde della scuola secondaria ha regalato forti emozioni e messo in luce lo straordinario talento dei ragazzi preparati dalla docente Stefania Aprea.
  • La musica dal vivo: La Children’s Orchestra, formata da studenti di tutte le classi della secondaria, ha eseguito i brani in modo impeccabile, preparata dai maestri di strumento Francesco Sicignano, Maria Aiello, Salvatore Pistilli e Valeria Manzo, che ha anche diretto l’orchestra.
  • I cori: Un tripudio di lingue e melodie. Le maestre Annamaria Fiorillo ed Elisa Portoghese hanno diretto il coro di Via Vesuvio (in lingua inglese); le maestre Francesca Raiola e Stefania Maggio hanno guidato il coro di Via 4 Marzo (in lingua francese); la maestra Lia Raiola e la professoressa Lilla Borriello hanno curato il coro “misto” (scuola primaria e secondaria) per i brani in italiano.
  • Coreografie e audio: Movimenti scenici aggraziati a cura della professoressa Carla Russo e supporto audio impeccabile gestito dalla maestra Marialessandra Brunelli.
  • Scenografia e accoglienza: A fare da sfondo, una splendida scenografia realizzata dagli alunni della classe 3D (secondaria) insieme al professor Serafino Tranzillo. Il servizio accoglienza è stato invece curato con grazia dalle ragazze delle terze classi (Sezioni A-B-C), coadiuvate dal supporto insostituibile del collaboratore Salvatore Napolitano.

Ad aprire la serata sono stati i saluti della direttrice d’orchestra Valeria Manzo, che ha accolto la platea e i prestigiosi ospiti in sala, tra cui il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Sindaco di Trecase, Avv. Raffaele De Luca, l’Ambasciatrice della Gentilezza Anna Vitiello, la Dirigente Scolastica Giuseppina Maddaloni, la sociologa Anna Malinconico e l’Ing. Vincenzo Brelati, Presidente dell’Associazione MAIA dei genitori di Trecase.

Un ringraziamento speciale è andato anche al DS Giuseppe Mingione dell’Istituto Pantaleo di Torre del Greco per aver offerto la torta per il rinfresco finale, oltre che agli sponsor della serata.

Particolarmente toccante il discorso della Dirigente Scolastica dell’I.C. D’Angiò, Prof.ssa Clotilde Zampognaro:

“Uno spettacolo meraviglioso che ha fatto emergere passioni, inclinazioni e il talento di ognuno. La nostra è una scuola che si occupa di colori, di emozioni, di risolvere le situazioni difficili. Attraverso l’impegno voi ragazzi avete raggiunto una consapevolezza da cui noi adulti abbiamo solo da imparare. Se a livello mondiale si ragionasse così, non avremmo più guerre. Volate alto come aquiloni”, ha dichiarato la DS, salutando con commozione anche i ragazzi delle terze classi pronti al passaggio alle superiori.

Parole d’elogio sono giunte anche dalle autorità presenti tra cui l’Ing. Vincenzo Brelati e dal Sindaco Raffaele De Luca, che ha affermato:

“Complimenti a tutti questi ragazzi per momenti strabilianti che ci hanno regalato un’emozione unica. Gli alunni delle terze vanno via con una ricchezza di valori incredibile, spirito di squadra e un forte senso di appartenenza alla comunità. Ci lasciate la gioia della speranza”.

L’evento ha confermato ancora una volta l’eccellenza formativa del territorio: l’I.C. D’Angiò – Via Vesuvio è infatti una scuola ad indirizzo musicale anche per l’infanzia, con interventi didattici mirati per favorire l’esperienza musicale e artistica fin tra i bambini più piccoli (fa parte, infatti, del SIIMUS, rete nazionale delle Scuole d’infanzia ad indirizzo musicale).

Con il musical “I miei colori”, sul palco dell’Auditorium del Parco Nazionale del Vesuvio grandi emozioni per i giovani talenti di Trecase. Attraverso l’arte e la musica, essi hanno imparato la lezione più importante: con il coraggio, l’impegno e la condivisione, è possibile superare ogni paura e realizzare tutti i propri sogni.

Lo spettacolo si è concluso tra scroscianti applausi e qualche lacrima di commozione. Un giorno da ricordare che ha dimostrato come la scuola, quando unisce dedizione, arte e amore, sappia essere il faro più luminoso per la crescita dei nostri ragazzi.

Juve Stabia, il grande assente: Gregorio Morachioli sconfitto dal proprio fisico

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Nel calcio esistono storie illuminate dai riflettori, fatte di gol pesanti, applausi e copertine. E poi ce ne sono altre, più silenziose e dolorose, che si consumano lontano dal campo, tra sedute fisioterapiche, terapie e attese infinite. La stagione di Gregorio Morachioli con la Juve Stabia appartiene purtroppo a questa seconda categoria: quella dei talenti frenati proprio nel momento in cui tutto sembrava pronto per il definitivo salto di qualità.

Per comprendere il peso del campionato vissuto dall’esterno offensivo, bisogna tornare indietro di un anno. Nella stagione precedente, sotto la guida di Guido Pagliuca, Morachioli aveva trovato poco spazio. Qualche apparizione, minuti sporadici e la sensazione costante che il suo potenziale fosse rimasto ai margini di una squadra già perfettamente oliata nei propri meccanismi.

Eppure, nonostante il minutaggio ridotto, l’estate aveva restituito entusiasmo e speranza. L’arrivo di Ignazio Abate sulla panchina gialloblù sembrava rappresentare il contesto ideale per le caratteristiche dell’ex Bari. Un allenatore che basa il proprio calcio sull’intensità, sugli esterni offensivi, sull’uno contro uno e sulla capacità di creare superiorità numerica. Tutti elementi che sembravano cuciti addosso a Morachioli.

Sulla carta doveva essere l’anno della rinascita. Nella realtà si è trasformato in un calvario.

Fin dal ritiro estivo, problemi fisici e ritardi di condizione hanno iniziato a rallentare il percorso dell’ala classe 2000. Quello che inizialmente sembrava un semplice contrattempo si è trasformato col passare delle settimane in un tunnel senza uscita. Agosto, settembre, ottobre: il tempo scorreva, la Juve Stabia cresceva e Morachioli rimaneva fermo ai box.

Mentre la squadra di Abate volava nelle zone alte della classifica, conquistando risultati e consensi grazie a un calcio brillante e coraggioso, il fantasista combatteva la partita più difficile: quella contro il proprio corpo. Una battaglia silenziosa, logorante, che gli ha impedito non solo di conquistare una maglia da titolare, ma perfino di poter competere realmente per uno spazio nelle rotazioni.

Per un giocatore che vive di accelerazioni, dribbling e fantasia, restare fermo rappresenta la punizione più dura. Un’intera stagione trascorsa dietro le quinte, osservando i compagni correre, vincere ed entusiasmare il pubblico del Romeo Menti.

Ed è proprio qui che nasce il grande rimpianto. Perché se da una parte la favola della Juve Stabia targata Lovisa-Abate ha regalato emozioni straordinarie a tutta Castellammare, dall’altra resta il dispiacere umano e tecnico di non aver mai potuto ammirare davvero il talento di un calciatore che, già ai tempi di Bari, aveva dimostrato di poter fare la differenza in Serie B.

Il calcio, però, concede quasi sempre una seconda occasione. E Morachioli dovrà ripartire proprio da qui: dalla voglia di lasciarsi alle spalle un anno praticamente fantasma e dalla necessità di ritrovare continuità fisica e serenità mentale.

Il futuro sarà lontano dal Romeo Menti. Ma il talento non si cancella. E forse, dopo tanta sofferenza, per Gregorio Morachioli è arrivato semplicemente il momento di riscrivere la propria storia.

Il ribaltone che non ti aspetti: Max Allegri sbarca sotto il Vesuvio? Intanto Napoli già rumoreggia

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Quando si dice atterrare su un tappeto rosso, proprio lì dove fino a pochi giorni fa si respirava aria di tempesta. Se il calcio fosse un film, la sceneggiatura scritta da Aurelio De Laurentiis avrebbe fatto storcere il naso anche al più fantasioso degli autori: Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli?

Dalla delusione cocente della mancata Champions col Milan – con tanto di esonero e una stagione finita tra le macerie di un sesto posto che puzza di fallimento – a un contratto firmato sotto l’ombra del Vesuvio. Il ribaltone è servito.

La scelta di ADL: il pragmatismo dopo l’era Conte

La decisione è arrivata dopo un lungo ballottaggio con Vincenzo Italiano, ma il presidente ha deciso di virare dritto sull’usato garantito, sul “cortomusismo” fatto persona. Dopo i due anni di Antonio Conte, che hanno riportato la gioia tricolore in città, De Laurentiis ha scelto di puntare su un profilo che, in quanto a bacheca, non ha nulla da invidiare a nessuno.

E diciamocelo: il Napoli che eredita Max è una Ferrari parcheggiata in garage. Una rosa di prim’ordine, che quest’anno – al netto di un’ecatombe di infortuni che ha falcidiato la stagione – avrebbe potuto guardare l’Inter dritta negli occhi per il titolo. Ora però, il toscano si ritrova tra le mani ciò che a Milano gli è scivolato via dalle dita: la Champions League.

La beffa di Milano

Mentre a Napoli si discute, a Milano ci si mangia le mani. Per i rossoneri, la situazione è da brividi: mentre loro saranno costretti a fare i conti con l’Europa League – un palcoscenico che, diciamocelo, per storia e fatturato sta stretto al Diavolo – Allegri si siederà al tavolo dei grandi d’Europa col Napoli. Una beffa doppia, un’umiliazione sportiva che ha scatenato una rivoluzione totale in casa Milan, con una dirigenza azzerata e Zlatan Ibrahimovic rimasto solo a cercare di ricostruire il mosaico.

Sfida al popolo: Allegri dovrà farsi amare

Ma attenzione, perché se a Milano è notte fonda, a Napoli non è che sia spuntato il sole. Il “popolo” azzurro, da giorni, è in fermento. Sui social, le tastiere sono roventi: la tifoseria napoletana, abituata a certi standard di gioco e a una passione viscerale, storce il naso di fronte a un tecnico che ha fatto del pragmatismo estremo e di uno stile “poco moderno” il suo marchio di fabbrica.

Allegri dovrà compiere il vero miracolo: non solo vincere, ma convincere. Dovrà far cambiare idea a una piazza che ancora ha negli occhi il dinamismo di Sarri o la verve di Conte, e che fatica a digerire l’idea di vedere sulla panchina azzurra l’uomo che per anni è stato l’antagonista per eccellenza, l’ex nemico giurato sulla panchina della Juve.

Il peso del passato

Certo, il curriculum di Allegri in Europa è tutto da decifrare, specialmente dopo la disastrosa campagna 2022-2023 con la Juventus. Quell’anno, nel vecchio formato Champions, fu un calvario: una sola vittoria contro il Maccabi Haifa, una retrocessione in Europa League e il sogno infranto in semifinale contro il Siviglia.

Oggi, a 58 anni, Max Allegri riparte da Napoli. Ha tra le mani una squadra che ha fame e una città che non sa stare nel mezzo: qui o diventi un eroe o finisci nel tritacarne. Il “portone” si è aperto, ora sta a lui dimostrare che il destino non gli ha solo sorriso, ma che ha ancora qualcosa da dire nel calcio che conta.

Torre Annunziata, furto in un esercizio commerciale: arrestato 32enne dalla Polizia di Stato

Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 32enne con l’accusa di furto aggravato all’interno di un esercizio commerciale situato a Torre Annunziata.

L’intervento è scattato a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa del locale Commissariato. Gli agenti del Commissariato di Torre Annunziata sono giunti tempestivamente sul posto, dove hanno trovato il personale della sicurezza che aveva già fermato l’uomo.

Secondo quanto ricostruito, il 32enne avrebbe oltrepassato le casse dell’attività commerciale facendo scattare l’allarme delle barriere antitaccheggio. Il comportamento sospetto ha immediatamente attirato l’attenzione del responsabile della vigilanza, che è riuscito a bloccarlo prima che potesse allontanarsi.

A seguito del controllo effettuato dagli agenti, l’uomo è stato trovato in possesso di 160 prese di corrente e 4 interruttori universali, risultati sottratti poco prima dallo stesso esercizio commerciale.

La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita al legittimo proprietario, mentre il 32enne è stato arrestato dal personale operante e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

L’episodio si inserisce nell’ambito delle attività di controllo del territorio finalizzate alla prevenzione e al contrasto dei reati predatori da parte della Polizia di Stato.

Castellammare, tenta la fuga dal balcone durante il blitz: arrestata 25enne con droga, pistola e munizioni

Una pistola clandestina nascosta nel sottosella di uno scooter, droga pronta per essere confezionata e persino un tentativo di fuga passando dal balcone di casa verso un appartamento adiacente. È il bilancio dell’operazione condotta nella mattinata di ieri dalla Polizia di Stato a Castellammare di Stabia, culminata con l’arresto di una donna di 25 anni.

Gli agenti del Commissariato stabiese, impegnati in specifici servizi di controllo del territorio predisposti per il contrasto alla criminalità e allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato una verifica presso l’abitazione della giovane. Durante le operazioni, la 25enne avrebbe tentato di sottrarsi al controllo cercando di allontanarsi attraverso il balcone per raggiungere un appartamento vicino.

Il tentativo di fuga è stato però bloccato dagli operatori, che sono riusciti a fermarla non senza difficoltà. Proprio l’atteggiamento assunto dalla donna ha spinto gli agenti ad approfondire ulteriormente gli accertamenti.

Con il supporto di un’unità cinofila dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, i poliziotti hanno quindi controllato un motoveicolo in uso alla giovane. Nel vano sottosella dello scooter è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale: una pistola modificata e priva di matricola, dunque clandestina, dodici cartucce calibro 9, circa 49 grammi di marijuana e 17 grammi di cocaina.

Nel corso della perquisizione sono stati inoltre sequestrati materiale per il confezionamento delle sostanze stupefacenti, un bilancino di precisione e un coltello con residui di droga.

Al termine delle attività, la donna è stata arrestata con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di arma clandestina, detenzione abusiva di munizionamento e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

L’operazione rientra nei controlli intensificati delle forze dell’ordine sul territorio stabiese, finalizzati al contrasto dei fenomeni legati allo spaccio di droga e alla detenzione illegale di armi.

“Ghost Love” non è solo un romanzo ma un manuale che apre il dibattito sulle emozioni delle nuove generazioni

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Ci sono libri che si leggono e poi si ripongono su uno scaffale. E poi ci sono libri che riescono ad aprire conversazioni profonde, portando alla luce emozioni, fragilità e domande che spesso rimangono in silenzio.

È ciò che sta accadendo attorno a Ghost Love – Tra noi niente, eppure tutto, il romanzo di Maria Musso che continua a raccogliere attenzione e partecipazione in ogni sua tappa.

L’ultima conferma è arrivata a Messina, durante l’incontro inserito nella rassegna culturale Il Maggio dei Libri 2026 della Città Metropolitana e ospitato negli spazi della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lucio Barbera”. Un appuntamento che si è trasformato in qualcosa di più di una semplice presentazione letteraria: un vero confronto collettivo sulle relazioni, sulla comunicazione emotiva e sulle difficoltà interiori che attraversano soprattutto le nuove generazioni.

A rendere particolarmente intensa la giornata è stata la partecipazione degli studenti dell’Istituto Nautico “Caio Duilio” e del Liceo Felice Bisazza, protagonisti di un dialogo autentico fatto di domande, riflessioni e interventi maturi sui temi affrontati dal libro: dipendenza affettiva, identità, relazioni sospese, bisogno di riconoscimento e fragilità emotive.

Un coinvolgimento che conferma la capacità di Ghost Love di parlare a generazioni diverse, intercettando in particolare il bisogno dei più giovani di trovare parole e linguaggi capaci di raccontare emozioni spesso difficili da definire.

Non una semplice storia d’amore, ma quello che il sociologo Francesco Pira — autore della prefazione — ha definito un vero e proprio “affresco emozionale”, capace di trasformare la narrativa contemporanea in uno spazio di riflessione sociale e culturale. Pur assente per impegni improrogabili, il suo contributo intellettuale continua a rappresentare un elemento centrale nel percorso del libro.

Accanto all’autrice, il giornalista e consigliere nazionale UCSI Domenico Interdonato ha accompagnato il confronto con sensibilità e profondità, contribuendo a creare un clima aperto e partecipato che ha permesso ai ragazzi di sentirsi realmente coinvolti nel dialogo.

Di grande spessore anche l’intervento dell’Avv. Anna Maria Tripodo, dirigente della VII Direzione “Servizi Sociali e Politiche Culturali”, che insieme a Maria Musso ha approfondito alcune delle dinamiche psicologiche e relazionali più attuali: dai meccanismi vittima-carnefice alle triangolazioni emotive, fino alle forme più sottili della dipendenza affettiva. Una riflessione intensa e lucida che ha dato ulteriore profondità culturale all’incontro.

Fondamentale inoltre il lavoro organizzativo e culturale portato avanti da Daniela Cucè Cafeo, direttrice della Galleria “Lucio Barbera”, e da Rosaria Landro, responsabile della Biblioteca Giovanni Pascoli, che hanno contribuito a trasformare l’evento in uno spazio autentico di ascolto, confronto e partecipazione.

Il cuore di Ghost Love nasce da una domanda tanto semplice quanto universale: può qualcosa che non si è mai compiuto davvero diventare comunque determinante nella nostra vita?
Da qui prende forma una narrazione che affronta il tema dei legami incompiuti, delle connessioni emotive ambigue e di quelle relazioni che spesso esistono più nell’attesa, nei silenzi e nelle interpretazioni che nella concretezza dei fatti.

“Le relazioni disfunzionali raramente iniziano facendo paura — ha spiegato Maria Musso durante l’incontro — spesso iniziano facendoci sentire speciali. Il problema arriva quando smettiamo lentamente di sentirci liberi.”

Parole che hanno colpito profondamente gli studenti presenti, trasformando la presentazione in un momento di vera educazione emotiva, capace di unire letteratura, esperienza personale e riflessione contemporanea.

Psicologa, docente e giornalista, Maria Musso porta nel romanzo uno sguardo che intreccia sensibilità narrativa, osservazione sociale e attenzione psicologica, riuscendo a raccontare dinamiche relazionali che appartengono oggi a moltissime persone, soprattutto giovani.

Il crescente successo delle presentazioni tra Taormina, Giardini Naxos, Messina e Francavilla di Sicilia conferma come Ghost Love – Tra noi niente, eppure tutto stia diventando molto più di un semplice romanzo: un libro capace di creare identificazione, dialogo e riflessione collettiva.

In un tempo dominato dalla comunicazione veloce e spesso superficiale, Ghost Love sceglie una strada diversa: fermarsi dentro le emozioni, osservarle senza paura e dare dignità anche ai sentimenti più scomodi, complessi e difficili da raccontare.

Vesevus Hub Volley: Una stagione 2025/2026 da incorniciare. Questi i risultati delle varie categorie

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La Vesevus HUB Volley, è una società che sta riscrivendo i propri confini, gara dopo gara, categoria dopo categoria. La Società, chiude una stagione che ha consegnato risultati ben al di là di ogni aspettativa, confermando una crescita costante sia nel settore giovanile che in quello senior. Un percorso che non è frutto del caso, ma di un lavoro silenzioso e tenace portato avanti da atleti, staff tecnico e dirigenza.

Il grande palcoscenico della Prima Divisione

In primo piano c’è la straordinaria cavalcata della Prima Divisione Maschile. I ragazzi hanno firmato un percorso playoff entusiasmante, superando ostacoli importanti e avversari di grande livello fino a conquistare la finale. Ora si preparano ad affrontare l’ultimo atto della stagione contro il CUS Napoli, vera e propria corazzata del campionato. Un appuntamento che ha già il sapore della storia per il club.

L’Under 14 Femminile: imbattute fino alla fine

Grande orgoglio anche per il percorso dell’Under 14 Femminile, protagonista di una stagione praticamente perfetta nel Campionato Girone Verde. Le ragazze hanno raggiunto la finalissima senza aver mai perso una partita, dimostrando qualità, carattere e una crescita straordinaria per un gruppo nato soltanto quest’anno. Nella finale è arrivata la sconfitta, che lascia sicuramente amarezza, ma il secondo posto rappresenta un traguardo importantissimo. Le giovani atlete escono dal campo con una meritatissima medaglia d’argento e, soprattutto, a testa altissima, consapevoli di aver scritto una pagina bellissima della stagione Vesevus Hub Volley.

Un progetto che cresce, anno dopo anno

Intorno a questi risultati di punta, continua il lavoro di tutte le altre categorie della società, impegnate quotidianamente nei rispettivi campionati. Dai gruppi più giovani fino alle squadre maggiori, il Vesevus Hub Volley sta vivendo mesi intensi, fatti di sacrificio, crescita e grande partecipazione. Ogni atleta sta dando il massimo per onorare i colori della società e contribuire a costruire un progetto che, anno dopo anno, si fa sempre più solido e competitivo.

Al di là dei risultati, ciò che più colpisce è il forte senso di appartenenza: famiglie, tifosi, staff e atleti stanno creando un ambiente unito e appassionato.

È proprio questo spirito di comunità, famiglie, tifosi, staff e atleti che si muovono come un corpo unico, a rappresentare oggi uno dei punti di forza più importanti del mondo Vesevus. I risultati passano, i trofei si mettono in bacheca, ma è l’ambiente che si costruisce attorno a una squadra a determinarne il futuro. E il futuro, in casa Vesevus Hub Volley, sembra davvero brillante.

Juve Stabia, cambio societario: Diamo fiducia a chi sta costruendo il futuro. Le Vespe non muoiono mai

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Se il calcio fosse soltanto una questione di logica, equilibrio societario e programmazione lineare, la Juve Stabia questa stagione sarebbe dovuta affondare. E invece le Vespe hanno fatto esattamente il contrario: hanno trasformato il caos in forza, le difficoltà in motivazione, l’incertezza in orgoglio. Quella appena conclusa non è stata semplicemente una buona annata sportiva, ma un autentico capolavoro costruito contro tutto e tutti.

Per capire la portata dell’impresa basta ripercorrere ciò che è accaduto lontano dal rettangolo verde. Dodici mesi vissuti sulle montagne russe, con una situazione societaria complicatissima sin dall’inizio. L’insediamento degli amministratori giudiziari aveva inevitabilmente acceso dubbi e preoccupazioni, mentre l’addio del presidente Andrea Langella rappresentava la fine di un’epoca per il popolo gialloblù.

Poi il vuoto. Il disinteresse totale di Solmate, la sensazione di una nave lasciata sola in mezzo alla tempesta, il controverso “caso Agnello” che ha trascinato la Juve Stabia in settimane di tensioni e cronache extracalcistiche. E ancora le dimissioni dell’amministratore unico Filippo Polcino, arrivate nel momento più delicato, seguite dalla fugace apparizione di Fabio Scacciavillani come presidente del CdA, una parentesi rapidissima in un quadro già estremamente fragile.

In qualunque altra città un terremoto simile avrebbe probabilmente prodotto una retrocessione, uno spogliatoio spaccato o addirittura il fallimento sportivo. A Castellammare di Stabia è successo l’opposto. Squadra, staff tecnico e ambiente sano hanno saputo isolarsi da tutto il rumore esterno. Hanno scelto di parlare soltanto attraverso il lavoro, il sacrificio e le prestazioni.

E così, settimana dopo settimana, è nata una squadra che non muore mai. Una squadra capace di reagire nei momenti difficili, di soffrire insieme e di regalare ai tifosi emozioni che resteranno nella memoria collettiva. I risultati ottenuti assumono un valore ancora più enorme se rapportati al contesto in cui sono maturati. Questa Juve Stabia non ha soltanto giocato bene: ha resistito. E resistere, spesso, è la vittoria più grande.

È inevitabile che oggi esistano domande sul futuro. Sarebbe strano il contrario. I tifosi vogliono capire quale sarà il destino del club e attendono con ansia le risposte che dovrebbero arrivare nei primi giorni di giugno. L’ansia è comprensibile, il pessimismo molto meno.

Perché in questi mesi una cosa è stata dimostrata chiaramente: quando tanti erano convinti che il tribunale non sarebbe mai riuscito a sottrarre le quote societarie dalle mani di Agnello, invece il risultato è arrivato. Questo significa che le istituzioni, gli amministratori e chi sta lavorando dietro le quinte meritano almeno fiducia e credibilità prima di essere giudicati.

Castellammare deve ripartire proprio da qui: dalla fiducia. Non cieca, ma ragionata. Non ingenua, ma consapevole. Perché questa piazza ha già dimostrato di sapersi rialzare dalle difficoltà. Lo racconta anche il motto storico della città: “Post fata resurgo”. Dopo la morte mi rialzo. È molto più di una frase latina: è l’anima stessa della Juve Stabia e del suo popolo.

Oggi il silenzio che avvolge il futuro societario può fare paura, ma non deve cancellare ciò che questa squadra ha insegnato sul campo. I ragazzi hanno dimostrato che la Juve Stabia non muore mai. Ed è proprio a quello spirito che bisogna aggrapparsi adesso.

Perché se le Vespe sono state capaci di sfiorare l’impresa in mezzo alla tempesta, immaginate cosa potrebbero fare con il mare finalmente calmo.

Teatro e identità a rischio, ma Ciro Massa non si arrende: “Castellammare deve continuare a sognare”

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In una città che troppo spesso combatte contro l’indifferenza e la lenta scomparsa dei propri spazi culturali, esistono persone che continuano a resistere con passione, sacrificio e amore autentico per il territorio. A Castellammare di Stabia uno di questi volti è senza dubbio quello di Ciro Massa, autentico anchor man stabiese, uomo di spettacolo e punto di riferimento per il mondo degli eventi cittadini.

Parlare di Ciro Massa significa raccontare una figura poliedrica che da anni rappresenta una presenza costante nella vita culturale, sociale e persino sportiva della città delle acque. Presentatore, direttore artistico, organizzatore, voce narrante di eventi pubblici e iniziative benefiche: non esiste palcoscenico sul quale non riesca a portare entusiasmo, professionalità e soprattutto umanità.

La sua forza più grande è forse proprio questa: essere diventato un collante naturale tra realtà diverse, un volto amico capace di dare voce e anima a qualsiasi manifestazione. Dai grandi eventi culturali alle iniziative dedicate ai giovani, passando per spettacoli teatrali, serate di intrattenimento e appuntamenti solidali, Ciro Massa ha sempre scelto di esserci. Non per semplice presenza scenica, ma per trasmettere un messaggio preciso: Castellammare non deve smettere di credere nella cultura e nella forza aggregativa dello spettacolo.

In un tempo in cui il teatro rischia sempre più di diventare un lusso o addirittura un ricordo, il suo impegno assume un valore ancora più profondo. Massa continua infatti a investire energie, tempo e persino risorse economiche personali pur di mantenere vivo l’interesse verso l’arte teatrale stabiese. Un sacrificio silenzioso ma enorme, spesso poco raccontato, che nasce dalla volontà di non far spegnere l’ultima luce rimasta accesa sul teatro nella città delle acque.

Dietro ogni cartellone organizzato, dietro ogni stagione teatrale costruita con fatica, si nasconde infatti la determinazione di chi non vuole assistere passivamente alla scomparsa dell’ultimo presidio culturale cittadino. Perché il teatro, per Ciro Massa, non è soltanto spettacolo: è identità, aggregazione, memoria collettiva e futuro per le nuove generazioni.

E forse è proprio questo che rende speciale il suo lavoro. Non si limita a presentare eventi o a coordinarne l’organizzazione: li vive, li difende e li trasforma in occasioni di crescita per l’intera comunità. La sua energia contagiosa riesce a coinvolgere il pubblico, a dare importanza ai messaggi sociali e benefici legati alle manifestazioni e a creare quel senso di appartenenza che troppo spesso sembra smarrito.

In una Castellammare che cerca continuamente esempi positivi a cui aggrapparsi, Ciro Massa rappresenta il simbolo di chi sceglie di costruire invece di lamentarsi, di investire nella cultura invece di arrendersi al declino. Un cittadino stabiese modello che, con sacrificio e passione autentica, continua a tenere aperto un sipario che rischierebbe altrimenti di chiudersi nel silenzio generale.

Juve Stabia, Abate ha conquistato Castellammare ed è diventato il desiderio di società di Serie B e Serie A

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Nel calcio, spesso, le eredità più pesanti sono quelle lasciate dalle vittorie. E a Castellammare di Stabia il nome di Guido Pagliuca resterà per sempre legato a una delle pagine più emozionanti della storia recente della Juve Stabia. Per questo motivo, quando la società affidò la panchina a Ignazio Abate, lo scetticismo iniziale era quasi inevitabile.

Sostituire un allenatore capace di riportare entusiasmo, identità e risultati sembrava una missione complicatissima per un tecnico giovane, ancora all’inizio del proprio percorso tra i professionisti. Eppure Abate, con la personalità di chi conosce il peso delle responsabilità e con idee moderne e coraggiose, ha ribaltato ogni dubbio nel giro di pochi mesi.

Il suo primo grande merito è stato quello di non voler cancellare il passato, ma di costruire sopra quanto di buono era stato fatto. Nessuna rivoluzione forzata, nessuna corsa a stravolgere gli equilibri: Abate ha scelto la strada più intelligente, quella dell’evoluzione. Ha dato una nuova identità tattica alla squadra, mantenendo però intatto lo spirito combattivo che aveva fatto innamorare la piazza.

La sua Juve Stabia è diventata, giornata dopo giornata, una delle realtà più belle e sorprendenti della stagione. Una squadra capace di giocare un calcio verticale, moderno e aggressivo, ma allo stesso tempo organizzato e maturo.

Al Romeo Menti i tifosi hanno imparato presto ad apprezzare il coraggio del giovane tecnico, innamorandosi di una squadra che non ha mai smesso di proporre gioco e personalità contro qualsiasi avversario.

Ma il capolavoro più importante di Abate probabilmente non si vede soltanto sul campo. L’ex terzino del Milan ha conquistato lo spogliatoio con equilibrio, credibilità e gestione umana. Ha recuperato calciatori che sembravano ai margini del progetto, su tutti Leone, ha valorizzato i giovani senza mettergli addosso pressioni eccessive, la prova è Cacciamani ma anche Okoro, e ha dato nuove motivazioni ai senatori del gruppo. In pochi mesi è diventato il vero punto di riferimento di una squadra che oggi riconosce totalmente la sua guida.

I risultati, naturalmente, hanno fatto il resto. Esattamente come accaduto nell’era Pagliuca, la Juve Stabia si è ritrovata protagonista del campionato, andando oltre le aspettative iniziali e smentendo tutti coloro che immaginavano una stagione di semplice transizione. Oggi guardare al cammino percorso in stagione è alimentare un orgoglio autentico che ha coinvolto tutta Castellammare.

Ed è proprio questo straordinario lavoro ad aver attirato l’attenzione di molti club. Attorno al nome di Ignazio Abate iniziano infatti a rincorrersi numerose voci di mercato: diverse società di Serie B avrebbero già manifestato interesse per il tecnico gialloblù e anche qualche club di Serie A starebbe osservando con attenzione il suo percorso profilo per la prossima stagione.

Per il momento, però, il futuro resta tutto da scrivere. Le indiscrezioni si intrecciano inevitabilmente con la situazione societaria della Juve Stabia e soltanto lo sblocco definitivo delle vicende legate all’assetto del club potrà fare chiarezza sul destino dell’allenatore. Prima di parlare di programmi, conferme o possibili addii, servirà riportare stabilità e ordine attorno alla società.

Una cosa, però, appare ormai evidente: Ignazio Abate non è più soltanto una scommessa vinta. Castellammare ha trovato un allenatore capace di custodire un’eredità pesantissima senza restarne schiacciato, scrivendo con coraggio una nuova pagina di entusiasmo e ambizione. E oggi la tifoseria delle Vespe guarda al proprio giovane condottiero con orgoglio, ma anche con il timore che il suo straordinario lavoro possa presto attirarlo verso palcoscenici ancora più grandi.

“Da Napoli a New York”: la grande canzone classica incanta il Secret Garden di Castellammare

CASTELLAMMARE DI STABIA – Con lo spettacolo “Da Napoli a New York”, musica, storia e memoria nel cuore di Castellammare in un viaggio emozionante sull’asse melodico che unisce il Golfo di Napoli alla Grande Mela.

Al Secret Garden di Castellammare di Stabia, incantevole spazio verde nascosto nel centro cittadino e aperto agli amici da Patrizia Iozzino, tutto esaurito martedì sera, 26 maggio, per la replica di “Da Napoli a New York”, uno spettacolo di musiche e parole, che aveva già riscosso notevole successo la settimana scorsa.

Cosa c’è di più bello che ritrovarsi all’aperto per riscoprire la socialità in un giardino nascosto nel centro della città? Un luogo speciale, definito da Camilla Scala “un piccolo presidio di bellezza e di cultura”, che per una sera si trasforma nel palcoscenico di un evento straordinario.

Lo spettacolo “Da Napoli a New York” offre al pubblico un suggestivo viaggio sonoro, che fa rivivere la storia delle canzoni interpretate. Non si tratta di un semplice concerto, ma di un cammino emozionante lungo il filo della memoria, dove la musica si fonde con la narrazione.

A guidare il pubblico in questa traversata oceanica sono stati gli attori Camilla Scala e Michele Amalfi, che hanno introdotto i brani rievocando la storia delle canzoni e dei musicisti che le hanno rese immortali, il tutto condito dalla loro immancabile ironia, capace di strappare sorrisi anche nei momenti più intensi, trasformando l’ascolto in una vera esperienza culturale.

I due interpreti hanno ricordato aneddoti straordinari, come la melodia di ‘O Sole Mio ripresa da Elvis Presley per la sua It’s now or never (capace di vendere oltre 20 milioni di copie), o la commovente Lacreme ‘e cundannate, specchio del dolore per l’ingiusta condanna a morte degli immigrati italiani Sacco e Vanzetti.

Il cuore pulsante dello spettacolo è stato affidato alle voci straordinarie delle cantanti Anna Spagnuolo e Angela Amato.

Anna Spagnuolo, cantante e attrice di fama internazionale (ha collaborato con figure di spicco del teatro e della musica popolare napoletana, tra cui il maestro Roberto De Simone, i cantanti e attori Gianni Lamagna, Lello Giulivo e Patrizia Spinosi, e il drammaturgo Annibale Ruccello), ha regalato al pubblico un’interpretazione magistrale, affiancata dalla brava Angela Amato.

Ad accompagnarle, il talento e la maestria del poliedrico musicista Salvatore Torregrossa, che ha curato le atmosfere sonore, alternandosi tra il pianoforte e la fisarmonica.

Il repertorio ha visto un perfetto contrappunto tra classici napoletani, come Fenesta vascia, Passione, ‘A cartulina ‘e Napule, Uocchie c’arraggiunate, E chiove, e pilastri della musica americana, quali Summertime, That’s Life, I Left My Heart in San Francisco, The Way You Look Tonight, Strangers in the night e I Can’t Give You Anything But Love.

La perfetta alchimia tra musica, belle voci, narrazioni, ha entusiasmato il pubblico, che non ha solo ascoltato, ma ha viaggiato nello spazio e nel tempo, proiettandosi tra i vicoli di Napoli e i docks di New York.

Lo spettacolo “Da Napoli a New York” non è stato una semplice esecuzione di brani, ma un viaggio culturale.

Quando il talento e la sensibilità di artisti come Camilla Scala e Michele Amalfi legano le canzoni ad aneddoti, curiosità e contesti storici, succede qualcosa di magico: la canzone smette di essere solo “folclore” e torna a essere viva; il pubblico non è più un semplice spettatore, ma diventa partecipe di un racconto che unisce le due sponde dell’Oceano.

Se ad esibirsi poi ci sono artiste dello spessore di Anna Spagnuolo e Angela Amato, allora lo spettacolo compie un vero e proprio salto di qualità, trasformandosi in un evento imperdibile ed eccezionale.

Con la presenza del maestro Salvatore Torregrossa, l’architettura sonora di “Da Napoli a New York” raggiunge la perfezione. Definirlo un semplice accompagnatore sarebbe riduttivo, perché passa con elegante naturalezza dal pianoforte alla fisarmonica, cambiando l’atmosfera dello spettacolo in un istante.

La serata ha vissuto un momento di intensa commozione per la dedica speciale all’amico e musicista Elio Scarica, recentemente scomparso. Era stato proprio lui, anni fa, a immaginare e sognare questo progetto, senza purtroppo riuscire a portarlo in scena.

Questo tipo di eventi dimostra che l’arte non ha sempre bisogno di grandi palcoscenici istituzionali; spesso esprime il suo massimo potenziale nei luoghi più intimi, dove la distanza tra artista e pubblico si annulla nel nome della memoria collettiva.

Una serata magica che ha unito musica, poesia, storia e memoria, attivando la mente e la curiosità degli spettatori, e dimostrato come l’unione di grandi talenti legati al territorio possa accendere e far brillare la scena artistica cittadina.

Juve Stabia, Giuseppe Leone verso l’addio? La malinconia dei tifosi che lo vorrebbero ancora in gialloblù

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Nella straordinaria stagione della Juve Stabia, se il talento di Nicola Mosti ha illuminato gli ultimi trenta metri con giocate decisive, il vero cuore pulsante del centrocampo gialloblù è stato Giuseppe Leone: è lui che ha acceso l’intera squadra mettendo in campo intelligenza, geometrie e grande personalità.

Arrivato al suo terzo anno in maglia gialloblù, Leone ha vissuto la stagione della definitiva consacrazione, mostrando una crescita impressionante sotto ogni punto di vista. Non soltanto qualità tecniche raffinate e visione di gioco superiore, ma anche maturità, leadership e una continuità di rendimento che lo hanno trasformato nel vero metronomo della squadra stabiese.

Guardarlo giocare è stato, per molti tifosi, un autentico spettacolo. Con una naturale eleganza nei movimenti e una pulizia tecnica sempre più rara nel calcio moderno, Leone ha dettato i tempi della manovra con la serenità dei grandi registi. Anche nei momenti di maggiore pressione, il centrocampista ha saputo mantenere lucidità e ordine, diventando il punto di riferimento assoluto nello scacchiere tattico delle Vespe.

Ma ciò che ha colpito maggiormente nel corso di quest’annata è stata la sua evoluzione caratteriale. Se negli anni precedenti aveva già lasciato intravedere qualità importanti, stavolta Leone ha compiuto il salto definitivo: più presente nelle due fasi, più determinante nei momenti chiave e soprattutto capace di caricarsi la squadra sulle spalle con l’autorevolezza di un leader silenzioso.

Prestazioni di questo livello, inevitabilmente, attirano attenzioni importanti. E infatti il nome di Giuseppe Leone è finito sui taccuini di diversi club di categoria superiore, pronti a bussare alla porta della Juve Stabia nelle prossime settimane. Il mercato estivo incombe e trattenere un calciatore di tale valore sarà tutt’altro che semplice per la dirigenza stabiese.

A Castellammare cresce così il timore di dover salutare uno dei simboli tecnici più raffinati degli ultimi anni. Il rischio concreto è che quelle viste al Romeo Menti siano state le ultime lezioni di calcio del “professore” gialloblù, pronto ormai per palcoscenici ancora più prestigiosi.

Qualunque sarà il futuro, però, una certezza resta intatta: il triennio di Giuseppe Leone alla Juve Stabia rappresenta uno degli esempi più belli di crescita reciproca tra un calciatore e una piazza. Le Vespe gli hanno dato fiducia e continuità, lui ha restituito classe, sacrificio e appartenenza. Ora il mercato potrebbe dividere le strade, ma il ricordo delle sue geometrie e della sua eleganza resterà inciso nella memoria dei tifosi stabiesi.

Castellammare di Stabia, Omicidio Fontana: Svolta nelle indagini, il sindaco ringrazia Carabinieri e Dda

CASTELLAMMARE DI STABIA – Le indagini condotte dai Carabinieri e dalla Direzione Distrettuale Antimafia sull’omicidio Fontana riportano al centro dell’attenzione il tema della presenza e delle ramificazioni della criminalità organizzata tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Un lavoro investigativo che, secondo gli inquirenti, punta a ricostruire dinamiche, contatti e possibili collegamenti maturati nell’ambito della criminalità locale.

Sull’attività svolta dalle forze dell’ordine è intervenuto il sindaco di Luigi Vicinanza, che ha espresso parole di ringraziamento agli investigatori impegnati nell’inchiesta.

“Ringrazio Carabinieri e Direzione Distrettuale Antimafia per le indagini svolte per far luce sul delitto Fontana, che mette in risalto le ramificazioni della criminalità organizzata e della camorra tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Un’attività investigativa importante che conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sul territorio e di rafforzare l’impegno comune per la legalità, a tutela della sicurezza dei cittadini e della parte sana della comunità”, ha dichiarato il sindaco Luigi Vicinanza.

Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto dell’omicidio e verificare eventuali responsabilità e collegamenti con ambienti della criminalità organizzata. Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sui rapporti tra i diversi gruppi operanti nell’area stabiese e oplontina, in un contesto che continua a richiedere un forte presidio dello Stato e delle istituzioni.

L’operazione investigativa rappresenta, secondo l’amministrazione comunale, un segnale importante nella lotta alla camorra e nella difesa della legalità sul territorio, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza ai cittadini e sostenere le realtà sane della comunità stabiese.

Castellammare di Stabia protegge le sue eccellenze agroalimentari: appello alle istituzioni europee

La Castellammare di Stabia torna in campo per difendere e valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Vicinanza ha ufficialmente avviato un’azione istituzionale a sostegno della proposta promossa da Coldiretti Napoli per la revisione delle norme europee sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari.

Dopo la delibera di Giunta approvata lo scorso 14 maggio, il primo cittadino ha trasmesso una nota ufficiale al presidente nazionale di ANCI Gaetano Manfredi, al presidente di Anci Campania Francesco Morra, al presidente della Regione Campania Roberto Fico e all’assessore regionale all’Agricoltura Carmela Serluca, chiedendo un sostegno concreto alla battaglia per una maggiore trasparenza nell’etichettatura alimentare.

Al centro della questione vi è l’attuale normativa europea che consente di definire “italiano” un prodotto anche quando le materie prime arrivano interamente dall’estero, purché l’ultima trasformazione sostanziale venga effettuata in Italia. Una disciplina che, secondo Coldiretti e numerose amministrazioni locali, rischia di penalizzare le autentiche produzioni territoriali e di generare confusione nei consumatori.

Nella comunicazione inviata alle istituzioni competenti, il sindaco Vicinanza ha sottolineato la necessità di rafforzare la tutela delle produzioni nazionali e locali, garantendo al tempo stesso informazioni più chiare e trasparenti ai cittadini. Un impegno che si inserisce nel percorso già avviato dall’amministrazione comunale per promuovere le eccellenze stabiesi e campane attraverso iniziative dedicate al mondo agricolo e ai produttori del territorio.

Tra queste spicca il “Mercato Campagna Amica”, organizzato insieme a Coldiretti Napoli e ospitato nella Villa Comunale di Castellammare. Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 30 maggio nell’area dei Cento Passi, dalle ore 8.30 alle 14.00, con espositori e produttori locali pronti a valorizzare le eccellenze agroalimentari del comprensorio.

Intanto, dalle istituzioni nazionali è già arrivato un primo segnale positivo. In una nota ufficiale, Anci ha fatto sapere che, anche grazie alle sollecitazioni provenienti da amministrazioni locali come quella di Castellammare di Stabia, il sindaco di Pisa Michele Conti, delegato Anci ad Agricoltura, sovranità alimentare e promozione delle tipicità, ha già avviato un’interlocuzione a livello europeo per sostenere una revisione della disciplina vigente.

Il tema sarà inoltre inserito nel prossimo parere del Comitato dedicato all’Organizzazione comune dei mercati agricoli (OCM), segnale concreto di un dibattito che sta assumendo sempre maggiore rilevanza a livello nazionale ed europeo. Castellammare, ancora una volta, sceglie di stare dalla parte delle proprie eccellenze e della tutela autentica del Made in Italy.

Napoli choc al Cardarelli: paziente si lancia nel vuoto dal reparto grandi ustionati

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Tragedia questa mattina, poco prima delle 10, all’ospedale Cardarelli di Napoli. Una paziente ricoverata nel reparto di Terapia intensiva grandi ustionati (TIGU) è morta dopo essersi lanciata nel vuoto dal terzo piano del padiglione E. L’episodio si sarebbe verificato all’interno dell’area bagno. La paziente era in attesa di essere trasferita nella giornata odierna presso il reparto di Chirurgia plastica ricostruttiva.

L’azienda ospedaliera sottolinea come tutti i pazienti siano seguiti h24 dal personale sanitario, secondo i protocolli previsti per i reparti di terapia intensiva, e ricorda che nel 2025 sono state aggiornate le procedure anti-suicidio. Le condizioni dei pazienti ricoverati nella Tigu prevedono inoltre un monitoraggio costante, sia sanitario sia psicologico, proprio in ragione della particolare gravità dei traumi trattati. La Direzione strategica dell’ospedale Cardarelli ha espresso cordoglio e vicinanza ai familiari della paziente.

Fonte AdnKronos

Juve Stabia, la ricetta del successo delle ultime 3 stagioni porta la firma di Matteo Lovisa

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Nel calcio esistono dirigenti che acquistano calciatori e dirigenti che, invece, sanno cucinare il successo. A Castellammare di Stabia, da ormai tre stagioni, il nome dello chef più rinomato del panorama calcistico italiano è uno solo: Matteo Lovisa.

Arrivato all’ombra del Faito come il direttore sportivo più giovane d’Italia, Lovisa ha trasformato quella che per molti poteva sembrare soltanto una scommessa anagrafica in un’autentica arma di visione, intuizione e competenza. Oggi, dopo tre stagioni consecutive vissute ad altissimo livello alla guida dell’area sportiva della Juve Stabia, il verdetto è unanime: il suo lavoro è diventato un modello da studiare.

Nel calcio moderno, ripetersi è difficile. Farlo per tre anni consecutivi, migliorando costantemente risultati, patrimonio tecnico e credibilità del club, in una piazza passionale ed esigente come Castellammare, è qualcosa che appartiene soltanto ai fuoriclasse assoluti. Eppure Lovisa è riuscito a trovare la formula perfetta, servendo ai tifosi gialloblù piatti sempre più raffinati.

La sua grandezza sta soprattutto nella capacità di individuare ingredienti dove altri vedono semplici scommesse. Ha scoperto talenti, rigenerato calciatori, valorizzato giovani prospetti e costruito rose competitive senza mai perdere di vista la sostenibilità economica. Un equilibrio delicatissimo che, troppo spesso nel calcio italiano, viene sacrificato sull’altare dell’improvvisazione.

Lo “Chef” delle Vespe, invece, ha saputo creare un’identità precisa: una squadra giovane ma esperta, ambiziosa ma sostenibile, costruita con logica e visione. Ogni mercato è stato preparato come un grande menù d’autore, con innesti studiati nei dettagli e operazioni capaci di trasformarsi in autentici capolavori tecnici ed economici.

L’esempio più emblematico resta quello di Andrea Adorante, simbolo di una filosofia che punta sulla valorizzazione dei talenti e sulla capacità di trasformare intuizioni in patrimonio per il club. È la dimostrazione concreta che si può fare calcio di alto livello anche senza budget faraonici, purché dietro la scrivania siedano uomini competenti e lungimiranti.

A soli trent’anni, Matteo Lovisa non rappresenta più una promessa della dirigenza sportiva italiana. È diventato una certezza assoluta. Un punto di riferimento per la società, per lo spogliatoio e soprattutto per una tifoseria che in lui vede la garanzia di un futuro costruito con idee, competenza e ambizione.

La metaforica terza stella Michelin è ormai appuntata sul petto. E mentre il popolo stabiese si gode il banchetto preparato dal suo chef, cresce la consapevolezza che il meglio potrebbe ancora dover arrivare. Perché finché Lovisa resterà ai fornelli del mercato gialloblù, a Castellammare il piatto sarà sempre degno delle grandi occasioni.