Juve Stabia, cambio societario: Diamo fiducia a chi sta costruendo il futuro. Le Vespe non muoiono mai

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Se il calcio fosse soltanto una questione di logica, equilibrio societario e programmazione lineare, la Juve Stabia questa stagione sarebbe dovuta affondare. E invece le Vespe hanno fatto esattamente il contrario: hanno trasformato il caos in forza, le difficoltà in motivazione, l’incertezza in orgoglio. Quella appena conclusa non è stata semplicemente una buona annata sportiva, ma un autentico capolavoro costruito contro tutto e tutti.

Per capire la portata dell’impresa basta ripercorrere ciò che è accaduto lontano dal rettangolo verde. Dodici mesi vissuti sulle montagne russe, con una situazione societaria complicatissima sin dall’inizio. L’insediamento degli amministratori giudiziari aveva inevitabilmente acceso dubbi e preoccupazioni, mentre l’addio del presidente Andrea Langella rappresentava la fine di un’epoca per il popolo gialloblù.

Poi il vuoto. Il disinteresse totale di Solmate, la sensazione di una nave lasciata sola in mezzo alla tempesta, il controverso “caso Agnello” che ha trascinato la Juve Stabia in settimane di tensioni e cronache extracalcistiche. E ancora le dimissioni dell’amministratore unico Filippo Polcino, arrivate nel momento più delicato, seguite dalla fugace apparizione di Fabio Scacciavillani come presidente del CdA, una parentesi rapidissima in un quadro già estremamente fragile.

In qualunque altra città un terremoto simile avrebbe probabilmente prodotto una retrocessione, uno spogliatoio spaccato o addirittura il fallimento sportivo. A Castellammare di Stabia è successo l’opposto. Squadra, staff tecnico e ambiente sano hanno saputo isolarsi da tutto il rumore esterno. Hanno scelto di parlare soltanto attraverso il lavoro, il sacrificio e le prestazioni.

E così, settimana dopo settimana, è nata una squadra che non muore mai. Una squadra capace di reagire nei momenti difficili, di soffrire insieme e di regalare ai tifosi emozioni che resteranno nella memoria collettiva. I risultati ottenuti assumono un valore ancora più enorme se rapportati al contesto in cui sono maturati. Questa Juve Stabia non ha soltanto giocato bene: ha resistito. E resistere, spesso, è la vittoria più grande.

È inevitabile che oggi esistano domande sul futuro. Sarebbe strano il contrario. I tifosi vogliono capire quale sarà il destino del club e attendono con ansia le risposte che dovrebbero arrivare nei primi giorni di giugno. L’ansia è comprensibile, il pessimismo molto meno.

Perché in questi mesi una cosa è stata dimostrata chiaramente: quando tanti erano convinti che il tribunale non sarebbe mai riuscito a sottrarre le quote societarie dalle mani di Agnello, invece il risultato è arrivato. Questo significa che le istituzioni, gli amministratori e chi sta lavorando dietro le quinte meritano almeno fiducia e credibilità prima di essere giudicati.

Castellammare deve ripartire proprio da qui: dalla fiducia. Non cieca, ma ragionata. Non ingenua, ma consapevole. Perché questa piazza ha già dimostrato di sapersi rialzare dalle difficoltà. Lo racconta anche il motto storico della città: “Post fata resurgo”. Dopo la morte mi rialzo. È molto più di una frase latina: è l’anima stessa della Juve Stabia e del suo popolo.

Oggi il silenzio che avvolge il futuro societario può fare paura, ma non deve cancellare ciò che questa squadra ha insegnato sul campo. I ragazzi hanno dimostrato che la Juve Stabia non muore mai. Ed è proprio a quello spirito che bisogna aggrapparsi adesso.

Perché se le Vespe sono state capaci di sfiorare l’impresa in mezzo alla tempesta, immaginate cosa potrebbero fare con il mare finalmente calmo.

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Teatro e identità a rischio, ma Ciro Massa non si arrende: “Castellammare deve continuare a sognare”

Direttore artistico e presentatore, è il motore instancabile degli eventi a Castellammare di Stabia: tra sacrifici personali e passione, lotta per mantenere vivo l’ultimo teatro della città delle acque

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