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Castellammare di Stabia: Corso Garibaldi riqualificato in anticipo con ben cinque giorni prima del previsto

Buone notizie per cittadini, residenti e commercianti di Castellammare di Stabia. Si sono conclusi con ben cinque giorni di anticipo rispetto al cronoprogramma i lavori di rifacimento del manto stradale su Corso Garibaldi, uno degli assi viari più importanti della città.

L’intervento, avviato nelle scorse settimane e suddiviso in tre fasi operative, ha interessato l’intero tratto compreso tra l’Hotel Miramare e Piazza Principe Umberto, restituendo alla collettività una strada completamente rinnovata, più sicura e funzionale per la circolazione veicolare.

La chiusura anticipata del cantiere ha consentito di ridurre ulteriormente i disagi che inevitabilmente accompagnano opere di questa portata, permettendo il rapido ritorno alla normalità per residenti, attività commerciali e automobilisti che quotidianamente percorrono la centralissima arteria cittadina.

L’opera rientra nel più ampio piano di manutenzione straordinaria delle strade comunali, finanziato dalla Città di Castellammare di Stabia con un investimento complessivo di 2 milioni di euro. Un programma ambizioso che negli ultimi mesi ha già consentito la riqualificazione di importanti arterie cittadine come via Venezia, Corso Vittorio Emanuele, via Roma, via Libero D’Orsi e via Fondo d’Orto.

L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di migliorare progressivamente la qualità della rete stradale urbana, garantendo maggiore sicurezza agli utenti della strada e contribuendo al decoro della città. Il piano, infatti, non si fermerà qui ma proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori interventi di manutenzione e riqualificazione.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Luigi Vicinanza e dal vicesindaco con delega ai Lavori Pubblici, Giuseppe Di Capua.

“Avevamo assunto un impegno con la città: completare i lavori in tempi certi, limitando al massimo i disagi. Oggi possiamo dire di aver raggiunto questo obiettivo, riuscendo addirittura a chiudere il cantiere con cinque giorni di anticipo rispetto alle previsioni. Ringraziamo i cittadini, i residenti e i commercianti per la collaborazione e la pazienza dimostrate durante le settimane dei lavori”, hanno dichiarato.

La conclusione dell’intervento su Corso Garibaldi rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di ammodernamento delle infrastrutture cittadine, confermando la volontà dell’amministrazione di investire concretamente sulla sicurezza e sulla vivibilità di Castellammare di Stabia.

Juve Stabia, tutto rinviato al 10 giugno: Il futuro è ancora da scrivere ma i segnali sono incoraggianti

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Non è arrivata la svolta definitiva che l’intero popolo gialloblù attendeva con impazienza, ma dalla giornata trascorsa presso il Tribunale di Napoli, dal nostro inviato Mario Molinari, emergono elementi che consentono di guardare avanti con moderato ottimismo. La questione relativa all’assetto proprietario della Juve Stabia richiederà ancora qualche giorno per essere definita, ma il percorso sembra ormai indirizzato verso una soluzione stabile e concreta.

L’appuntamento decisivo è stato fissato per il prossimo 10 giugno, data nella quale tutti i soggetti coinvolti torneranno davanti ai giudici per compiere l’ultimo passo verso la definizione del nuovo assetto societario. Sarà allora che verranno chiariti gli equilibri che accompagneranno il club non soltanto nella prossima stagione, ma anche negli anni successivi.

Nel corso dell’udienza odierna sono state ascoltate le diverse parti interessate. Tra queste l’imprenditore Alfredo Guerri, alla guida della Domus Srl, figura che negli ultimi mesi ha manifestato interesse e vicinanza alle vicende della società stabiese. Non è passato inosservato il sostegno di alcuni tifosi presenti all’esterno del tribunale, che hanno voluto testimoniare la propria fiducia nei suoi confronti.

Sono intervenuti inoltre i rappresentanti legali di Francesco Agnello, titolare delle quote della società attraverso Stabia Capital, quote attualmente sottoposte a sequestro cautelare. Presente, attraverso un proprio delegato, anche il fondo elvetico Swiss Gulf Holding, che avrebbe manifestato la disponibilità a investire nel mondo del calcio partendo proprio dalla realtà gialloblù.

Prima dell’udienza conclusiva del 10 giugno, l’attenzione sarà rivolta a un’altra data fondamentale: l’8 giugno. Entro quel termine Agnello avrà la possibilità di aderire all’aumento di capitale richiesto dal Tribunale. Qualora ciò non dovesse avvenire, saranno i giudici a individuare la soluzione più adeguata per garantire continuità e prospettive alla Juve Stabia.

Le indicazioni raccolte nelle ultime settimane sembrano evidenziare una posizione favorevole per Alfredo Guerri e la Domus Srl, una candidatura che gode di apprezzamento da parte di una larga fetta della tifoseria e che ha dimostrato attenzione concreta verso il club e il territorio. Tuttavia, ogni valutazione definitiva sarà effettuata esclusivamente sulla base della solidità dei progetti e delle garanzie offerte.

Per i tifosi si apre dunque un’altra settimana di attesa, ma senza inutili allarmismi. I tempi per completare l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B si stanno avvicinando, ma la situazione appare sotto controllo. La documentazione necessaria risulta già predisposta e l’ultimo tassello da definire riguarda l’individuazione del soggetto che avrà la rappresentanza legale della società e che dovrà sottoscrivere gli atti richiesti e provvedere agli adempimenti economici previsti dalla Lega.

L’esperienza recente dimostra che, una volta risolto il nodo proprietario, i passaggi burocratici possono essere completati in tempi molto rapidi. Per questo motivo, nonostante le inevitabili preoccupazioni, prevale la sensazione che la Juve Stabia disponga ancora di tutti gli strumenti necessari per presentarsi regolarmente ai nastri di partenza della Serie B 2026/2027.

In una fase così delicata, il messaggio più importante è quello della fiducia. Gli amministratori giudiziari sono chiamati a compiere una scelta di grande responsabilità e il loro obiettivo sarà esclusivamente quello di individuare la soluzione più solida, affidabile e vantaggiosa per il futuro della società. Il percorso non è ancora terminato, ma all’orizzonte si intravedono segnali che autorizzano l’ambiente gialloblù a guardare ai prossimi giorni con speranza e rinnovata serenità.

Juve Stabia, ore decisive per il futuro societario: tifosi in attesa davanti al Tribunale di Napoli

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Sono ore di trepidante attesa per il popolo gialloblù. Il futuro della Juve Stabia passa infatti dalle decisioni che saranno assunte dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, dove questa mattina, dalle ore 12:00 si sta svolgendo un’importante udienza convocata alle ore 11:30 dalla Dott.ssa Teresa Areniello, Presidente della sezione.

Presenti in aula i due amministratori giudiziari, Mario Ferrara e Salvatore Scarpa, insieme ai legali di Francesco Agnello, assente all’udienza ma ancora formalmente proprietario dell’intero pacchetto quote della S.S. Juve Stabia 1907.

A seguire con particolare attenzione gli sviluppi della vicenda anche Alfredo Guerri titolare dalla Domus s.r.l. e Zeljko Jelencovic, rappresentante della Swiss Gulf Holding Srl, al momento gli unici soggetti che hanno manifestato concretamente interesse per l’acquisizione del club stabiese.

All’esterno del Tribunale si sono radunati alcuni tifosi delle Vespe, in particolare appartenenti al Club Nicola De Simone, che stanno presidiando la zona nella speranza di apprendere in anteprima l’esito del dibattimento. Presenti anche diversi giornalisti della carta stampata e operatori dell’informazione locale, consapevoli dell’importanza che questa giornata potrebbe avere per il futuro della società gialloblù.

Le sensazioni raccolte nelle ultime ore, tuttavia, lasciano intendere che difficilmente il procedimento si concluderà oggi. L’orientamento prevalente è che saranno necessari ulteriori giorni per consentire al collegio di valutare tutta la documentazione e gli elementi emersi nel corso del dibattimento prima di assumere una decisione definitiva.

Nel frattempo la tifoseria continua a sperare nell’arrivo di una proprietà forte, solida e ambiziosa. In questo senso, il nome di Alfredo Guerri è visto con particolare favore da una parte consistente dell’ambiente stabiese. L’imprenditore, infatti, ha già dimostrato negli ultimi mesi un concreto attaccamento ai colori gialloblù, contribuendo in diverse occasioni a supportare il club nei momenti di necessità, tra cui le delicate scadenze del 16 febbraio e del 16 aprile 2026. Inoltre, avrebbe favorito alcune trasferte organizzate in condizioni più agevoli per la squadra, presenziando personalmente accanto alle Vespe in diverse circostanze.

La città resta dunque con il fiato sospeso. Da quanto emergerà nelle prossime ore o nei prossimi giorni potrebbe dipendere una parte significativa del futuro della Juve Stabia, chiamata a programmare una nuova stagione dopo l’entusiasmante percorso che l’ha vista protagonista fino alle semifinali playoff di Serie B.

Seguiranno aggiornamenti non appena saranno disponibili ulteriori sviluppi dalla sede del Tribunale di Napoli.

Tra Archeologia e Astronomia: alla scoperta del “Planisfero delle Stagioni” a Castellammare di Stabia

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Al Museo Archeologico Di Stabia “Libero D’Orsi”, domenica 7 giugno 2026, alle ore 17:30, ci sarà una visita guidata alla scoperta del “Planisfero delle Stagioni”, uno dei reperti più affascinanti degli scavi dell’antica Stabiae: un viaggio nel tempo dove l’archeologia romana incontra l’astronomia antica.

L’evento è stato organizzato dall’Archeoclub APS Stabiae in collaborazione con l’Associazione AstroCampania. A raccontare di questo capolavoro sarà il Dott. Antonio Catapano, Vicepresidente di AstroCampania, che svelerà i segreti e le intuizioni astronomiche racchiuse nell’affresco.

La data coincide con la prima domenica del mese, giornata in cui l’ingresso al museo è gratuito. La combinazione con la visita guidata, anch’essa gratuita, offre un’opportunità imperdibile per i cittadini e i turisti di riscoprire il patrimonio storico del territorio senza alcun costo.

Il focus dell’incontro sarà la spiegazione del Planisfero delle Stagioni, un affresco della prima metà del I secolo d.C., originariamente dipinto sul soffitto del portico che circondava il peristilio superiore di Villa San Marco.

Rinvenuto in frammenti nel 1952, l’affresco è stato restaurato. L’opera raffigura un globo su fondo scuro, all’interno del quale due cerchi si intersecano sugli assi. Sorprendentemente, la rappresentazione grafica e i punti di intersezione di questi paralleli e meridiani corrispondono in modo perfetto alle nostre moderne conoscenze geografiche e astronomiche.

L’ipotesi più accreditata è che l’affresco rappresenti una sfera armillare (un astrolabio sferico inventato da Eratostene nel 255 a.C.), dove le sfere indicano l’equatore e un meridiano. Nel dipinto, queste sfere celesti sono idealmente mosse da due figure femminili – personificazioni della Primavera e dell’Autunno – aiutate da piccoli amorini.

Il Planisfero non era isolato. Il soffitto di Villa San Marco era decorato in modo ricco e articolato con scene mitologiche, tra cui il Trionfo di Minerva, Hermes, Giunone ed Ebe. Questa composizione è considerata dagli esperti una delle più spettacolari dell’antichità, paragonabile per impatto visivo e importanza solo alla celebre Domus Aurea di Nerone a Roma.

Durante l’incontro si parlerà anche della meridiana emisferica in tufo con tracce di decorazione azzurra, ritrovata nell’atrio della villa nel 1954, a testimonianza di come la misurazione del tempo e lo studio degli astri fossero centrali nella vita quotidiana della nobiltà romana di Stabiae.

Per Info e Prenotazioni: Inviare una mail a archeoclubstabiae@gmail.com

Playoff Serie BKT 2025/26: il successo di una formula che accende la passione e valorizza il calcio italiano

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Per raccontare il successo dei Playoff Serie BKT 2025/26, questa volta sono i numeri a introdurre il racconto. Numeri che parlano di emozioni, partecipazione, identità e appartenenza, certificando la crescita di un evento capace di coinvolgere milioni di persone tra stadi, televisioni, piattaforme digitali e social network. Una conferma della capacità della Serie BKT di rappresentare uno dei prodotti sportivi più coinvolgenti, imprevedibili e seguiti del panorama calcistico italiano.

La formula playoff si è confermata ancora una volta un elemento distintivo del campionato, capace di mantenere viva la competizione fino all’ultimo atto della stagione e di regalare spettacolo dentro e fuori dal campo. La post-season ha offerto otto partite ricche di emozioni, con 20 reti complessive e una media di 2,5 gol a gara, contribuendo a portare il totale stagionale alla quota record di 993 gol.

A raccontare l’identità della Serie BKT è soprattutto il peso del talento italiano. Sedici delle venti reti segnate nei playoff portano infatti la firma di calciatori italiani, confermando il ruolo centrale del campionato nello sviluppo dei giovani talenti nazionali. Emblematica la stagione di Mattia Liberali, premiato come Talento dell’Anno Serie BKT 2025/26 e autore di una rete storica in semifinale a soli 19 anni. Il giovane attaccante si è distinto anche come miglior dribblatore della fase finale, impreziosendo un’annata culminata con la convocazione nella Nazionale maggiore. Tra i protagonisti anche Fellipe Jack, già punto di riferimento dell’Under 20 azzurra, entrato nella storia come uno dei più giovani marcatori di sempre in una finale playoff. Complessivamente sono state cinque le reti realizzate da calciatori Under 23, ulteriore testimonianza della vocazione formativa della Serie BKT.

L’italianità continua a essere uno dei tratti distintivi del campionato. Dei 108 giocatori impiegati almeno una volta nei playoff, il 69% è rappresentato da calciatori italiani. Una percentuale che cresce ulteriormente nelle fasce più giovani, superando l’81% tra gli Under 23. Dati che raccontano una realtà sempre più centrale nel percorso di crescita tecnica del calcio italiano e nella costruzione del futuro delle Nazionali.

Sul piano sportivo, Pietro Iemmello si è confermato il miglior marcatore della post-season con tre reti, mentre Simone Pontisso si è distinto come miglior creatore di occasioni da gol. Tra i club, il Catanzaro ha rappresentato al meglio la valorizzazione del patrimonio nazionale, schierando il maggior numero di calciatori italiani differenti durante il percorso playoff.

Il successo della formula si è riflesso anche sugli spalti. I playoff hanno trasformato gli stadi in autentiche feste popolari, coinvolgendo complessivamente 116.547 spettatori. Palermo-Catanzaro ha fatto registrare il record di presenze in una singola gara con oltre 33 mila tifosi sugli spalti, mentre il Ceravolo di Catanzaro è stato lo stadio che ha accolto il maggior numero di spettatori nell’arco della post-season. Numeri che confermano il forte radicamento territoriale dei club e il legame profondo tra le squadre e le comunità che rappresentano.

Anche sul fronte televisivo i Playoff Serie BKT 2025/26 hanno segnato un importante salto di qualità. Per la prima volta la produzione ha beneficiato di una dotazione tecnologica straordinaria, pensata per offrire agli spettatori un’esperienza immersiva e allineata agli standard dei grandi eventi internazionali. L’impiego di camere speciali, super slow motion, droni, grafica virtuale e tecnologie di ultima generazione ha arricchito il racconto delle gare, contribuendo a valorizzare ulteriormente il prodotto. Una scelta premiata dal pubblico, con la finale di ritorno che ha superato gli 800 mila spettatori di ascolto nel minuto medio e un’audience complessiva vicina al milione e mezzo considerando le due sfide finali.

La crescita della Serie BKT è stata evidente anche nel mondo digitale. I contenuti realizzati durante la post-season hanno generato 71,5 milioni di visualizzazioni complessive, grazie a un racconto costante fatto di backstage, emozioni, interviste e immagini esclusive. Solo nella giornata della finale di ritorno sono state registrate oltre 5 milioni di visualizzazioni su Instagram, a testimonianza della capacità della Serie BKT di dialogare con pubblici differenti e con le nuove generazioni. Più in generale, la stagione ha fatto registrare una crescita del 10% dei follower sui canali ufficiali della Lega, raggiungendo complessivamente 430 milioni di visualizzazioni.

I Playoff Serie BKT 2025/26 confermano così la validità di una formula che unisce spettacolo, competitività e valorizzazione dei talenti. Una formula capace di mantenere alta l’attenzione fino all’ultimo minuto della stagione, di riempire gli stadi, conquistare il pubblico televisivo e coinvolgere milioni di tifosi online. Il successo dei numeri racconta molto più di una semplice fase finale: racconta la forza di un campionato che continua a crescere, innovare e rappresentare una delle espressioni più autentiche del calcio italiano.

Napoli, il mercato si accende: Rabiot è il colpo giusto per tornare al top o servono altre priorità?

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A Napoli si dice che “addà venì baffone”, ma qui, a sentire i venti che soffiano tra i corridoi di Castel Volturno e le stanze di Manna, sembra che a dover arrivare – e pure in fretta – sia un altro tipo di “condottiero”: Massimiliano Allegri. E se arriva il tecnico livornese, allora le chiacchiere da bar si trasformano in qualcosa di molto più succoso. Il nome che sta facendo tremare i polsi ai tifosi azzurri? Adrien Rabiot.

Sì, avete letto bene. Il francese, il pupillo, l’uomo che con Max ha un legame di ferro, quasi fosse il suo prolungamento in campo. Immaginate la scena: Allegri che sbarca al Maradona e, nel suo zainetto tattico, porta con sé la pedina mancante per dare sostanza a una mediana che, con McTominay, farebbe venire i brividi a chiunque.

Un incastro che sa di Europa

Perché Rabiot? Semplice. Il ragazzo vuole la Champions League, e Napoli – diversamente da una Milano che vive in un limbo di incertezze societarie e tecniche – gliela garantisce sul vassoio d’argento. È un matrimonio che si può fare, soprattutto se guardiamo ai parametri economici: tre milioni e mezzo annui fino al 2028. Una cifra che, per un giocatore di tale spessore ed esperienza, suona quasi come un invito a nozze.

Ma non corriamo troppo. Siamo ancora nel campo delle suggestioni, perché qui a Napoli, si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E il mare, in questo caso, è fatto di un annuncio ufficiale che ancora latita e di una situazione milanese che definire caotica è un complimento. Però, lasciatecelo dire: vedere Rabiot e Scott McTominay correre insieme, con Lobotka a orchestrare il gioco, ci fa venire in mente un centrocampo di un’intensità da far tremare la terra. Due assaltatori, due lettori di gioco, un blocco centrale che non si passa.

Non solo mediana: il cantiere è aperto

La notizia del possibile arrivo di Rabiot porta con sé inevitabilmente un interrogativo: che ne sarà di Anguissa? Frank è un guerriero, lo sappiamo, ma la sua stagione è stata una malinconica discesa verso l’addio. Eppure, il calcio è strano: l’arrivo di Allegri, che da sempre lo stima, potrebbe essere la scintilla per una rinascita. E occhio ai giri di valzer degli agenti: il procuratore di Max, Branchini, cura anche gli interessi di Frank. Chissà che non sia proprio il mister a decidere di tenerlo stretto.

Intanto, Manna non dorme. Il Napoli sta costruendo le fondamenta: si cerca il terzino giusto per far rifiatare il capitano Di Lorenzo. I nomi? Anan Khalaili (il talento belga da 25 milioni) o l’usato sicuro di Dodo della Fiorentina. E ancora, il centrale Mario Gila dalla Lazio e l’idea Matej Kovar tra i pali.

Il mercato del “fatto”

Sullo sfondo, una certezza c’è già: Alisson Santos è ufficialmente azzurro, riscattato dallo Sporting per 16,5 milioni. Un tassello, insieme a quello di Hojlund, che inizia a dare corpo a una rosa che vuole tornare a far sognare.

Siamo solo all’inizio di un’estate che si preannuncia caldissima, proprio come il clima che sta per abbattersi sul Nord America col Mondiale alle porte. Ma qui, ai piedi del Vesuvio, il Mondiale è secondario: la testa è già rivolta al nuovo Napoli. Se davvero dovesse arrivare il tandem Allegri-Rabiot, beh, allora allacciate le cinture. Perché la prossima stagione, signori miei, non sarà per deboli di cuore.

Juve Stabia, Andrea Giorgini: Forza, classe e leadership al servizio delle Vespe

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Nella stagione appena andata in archivio, la Juve Stabia ha saputo conquistare ancora una volta il palcoscenico della Serie B grazie a organizzazione, coraggio e una chiara identità di gioco. Le idee di mister Ignazio Abate hanno trovato applicazione concreta sul terreno di gioco attraverso interpreti capaci di trasformare i principi tattici in prestazioni di altissimo livello. Tra questi, uno più di tutti ha rappresentato il simbolo della solidità gialloblù: Andrea Giorgini.

Il difensore centrale si è consacrato come uno dei migliori elementi dell’intera rosa stabiese, diventando una presenza imprescindibile nello scacchiere delle Vespe. Sempre presente, sempre affidabile, sempre sul pezzo. Una costanza di rendimento che gli ha consentito di assumere il ruolo di autentico leader della retroguardia.

Ridurre Giorgini alla definizione di semplice marcatore sarebbe un errore. La sua stagione è stata infatti caratterizzata da una straordinaria completezza tecnica e tattica, qualità che ne fanno uno dei prototipi più moderni del difensore contemporaneo.

Da una parte c’è il Giorgini guerriero, quello che non arretra di un centimetro nei duelli individuali. Forte fisicamente, dominante nel gioco aereo e praticamente insuperabile nell’uno contro uno. Gli attaccanti avversari hanno spesso dovuto fare i conti con un autentico muro, capace di spegnere sul nascere le iniziative offensive più pericolose.

Dall’altra emerge il Giorgini elegante e intelligente. Un difensore che non si limita a distruggere il gioco altrui, ma che sa costruire e interpretare la partita. Le sue letture preventive, la capacità di anticipare le intenzioni degli avversari e la pulizia negli interventi hanno rappresentato un valore aggiunto fondamentale per la squadra. A questo si aggiunge una notevole sicurezza nella gestione del pallone, caratteristica essenziale per il calcio propositivo richiesto da mister Abate.

È proprio questa doppia anima, fatta di forza e qualità, ad averlo reso il centrale ideale per il sistema tattico della Juve Stabia. Un difensore moderno, completo, capace di interpretare entrambe le fasi del gioco con la stessa efficacia.

Ma il vero segreto della sua stagione è stato probabilmente un altro: la continuità. In un campionato lungo, logorante e ricco di insidie, Giorgini non ha quasi mai abbassato il livello delle proprie prestazioni. Settimana dopo settimana ha garantito affidabilità, concentrazione e personalità, diventando una delle certezze assolute dell’intera squadra.

La sicurezza trasmessa ai compagni di reparto e la perfetta sintonia con i meccanismi difensivi predisposti dallo staff tecnico hanno contribuito a trasformarlo in un autentico leader emotivo oltre che tecnico. Una figura capace di guidare il reparto con l’esempio prima ancora che con le parole.

Per Ignazio Abate, Andrea Giorgini ha rappresentato molto più di un semplice titolare. È stato l’estensione del pensiero dell’allenatore sul terreno di gioco, il punto di riferimento attorno al quale costruire la solidità della squadra e coltivare ambizioni sempre più importanti.

Se la Juve Stabia ha potuto cullare il sogno di una nuova cavalcata playoff e confermarsi tra le realtà più competitive della categoria, una parte significativa del merito passa inevitabilmente dalle prestazioni del suo numero 33. Un difensore che ha saputo trasformarsi da certezza a leader, da protagonista a simbolo di una squadra che non smette di stupire.

Juve Stabia, Amedeo Petrazzuolo: L’uomo silenzioso dietro ogni parata dei portieri gialloblù

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Ci sono figure nel calcio moderno che raramente finiscono sulle prime pagine dei giornali o sotto i riflettori delle telecamere. Uomini che lavorano lontano dalla ribalta, ma il cui contributo diventa determinante per la crescita di una squadra. Alla Juve Stabia una di queste figure ha un nome ben preciso: Amedeo Petrazzuolo.

Anche nella stagione appena conclusa, l’allenatore dei portieri ha rappresentato uno dei punti fermi del club gialloblù, confermandosi una presenza imprescindibile all’interno dello staff tecnico e dello spogliatoio. Un legame, quello tra Petrazzuolo e Castellammare di Stabia, che negli anni si è trasformato in qualcosa di molto più profondo di una semplice collaborazione professionale.

Passione, appartenenza e dedizione sono le caratteristiche che da sempre accompagnano il suo lavoro quotidiano. Valori che la tifoseria stabiese ha imparato a conoscere e apprezzare, riconoscendolo come uno degli uomini simbolo della continuità e dell’identità della Juve Stabia.

In un calcio sempre più frenetico, fatto di cambiamenti continui e risultati immediati, Petrazzuolo rappresenta una certezza. La sua esperienza e la profonda conoscenza dell’ambiente gli consentono di svolgere un ruolo che va ben oltre quello di preparatore dei portieri. È un punto di riferimento costante per i calciatori, un consigliere nei momenti delicati e una figura capace di mantenere compatto il gruppo quando le pressioni aumentano.

La sua presenza nello spogliatoio è spesso decisiva. Grazie a un carisma naturale e a una spiccata sensibilità umana, riesce a instaurare un rapporto speciale con i giocatori, diventando il perfetto collante tra squadra, staff tecnico e società. Nei momenti di difficoltà sa trovare le parole giuste per infondere fiducia, mentre nei periodi positivi mantiene alta la concentrazione, evitando pericolosi cali di tensione.

Ma il lavoro di Petrazzuolo trova la sua massima espressione sul campo. I progressi mostrati negli ultimi anni dai portieri passati per Castellammare sono la testimonianza concreta della qualità del suo operato. Dietro ogni intervento decisivo, ogni parata spettacolare e ogni porta inviolata c’è un lavoro meticoloso, costruito attraverso allenamenti specifici, attenzione maniacale ai dettagli e una preparazione mentale che rappresenta uno degli aspetti più importanti del suo metodo.

Dalla postura tra i pali alla gestione delle uscite alte, dalla lettura delle situazioni di gioco fino alla capacità di reagire agli errori, nulla viene lasciato al caso. Forte dell’esperienza maturata da ex portiere, Petrazzuolo trasmette ai suoi ragazzi sicurezza, personalità e quella stabilità emotiva che spesso fa la differenza nei momenti decisivi di una partita.

Non sorprende, dunque, che il suo lavoro venga costantemente elogiato dagli addetti ai lavori. La passione che mette quotidianamente nel proprio ruolo continua a essere il motore di una carriera vissuta sempre con grande umiltà e professionalità.

Ora si prepara ad affrontare un’altra stagione in gialloblù con lo stesso entusiasmo del primo giorno. Perché per Amedeo Petrazzuolo il campo non rappresenta semplicemente un luogo di lavoro, ma una vera missione: accompagnare la crescita dei suoi portieri e contribuire, giorno dopo giorno, ai successi della Juve Stabia.

I tifosi si godono le parate dei propri numeri uno e celebrano i risultati della squadra. Ma dietro ogni volo all’incrocio dei pali, dietro ogni intervento decisivo e dietro ogni pagina di questa splendida storia gialloblù, c’è una firma discreta ma indelebile: quella di Amedeo Petrazzuolo, il custode silenzioso della porta della Juve Stabia.

Juve Stabia, pagellone 2025-2026: l’attacco è stato un mix di esperienza, sacrificio e giovani promesse

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per il secondo anno consecutivo, le semifinali dei playoff di Serie B. Dopo aver esaminato società, staff tecnico, portieri, difesa e centrocampo, è arrivato il momento di accendere i riflettori sull’attacco per il quinto e ultimo appuntamento di questo lungo viaggio attraverso la stagione gialloblù.

Un reparto che, pur dovendo fare i conti con infortuni, cambi di modulo e partenze nel mercato invernale, ha saputo garantire qualità, sacrificio e contributi decisivi nei momenti chiave del campionato.

Gabrielloni 6: esperienza e sacrificio al servizio della squadra

Lasciare il Como, dove era diventato un uomo simbolo, non era una scelta semplice. Alessandro Gabrielloni ha deciso comunque di rimettersi in gioco accettando la sfida Juve Stabia. La sua stagione non è stata particolarmente brillante dal punto di vista realizzativo, complice anche un grave infortunio che lo ha costretto a trascorrere diversi mesi ai box.

Quando è riuscito a tornare a disposizione, però, ha messo in campo tutta la sua esperienza e la sua fisicità, facendo a sportellate con le difese avversarie e diventando un punto di riferimento offensivo. Più che nei numeri, il suo contributo si è visto nel lavoro sporco e nella capacità di creare spazi e occasioni per i compagni.

Candellone 7: il guerriero dell’attacco gialloblù

Spalla ideale di Gabrielloni, Leonardo Candellone ha vissuto una stagione importante. La sua annata era iniziata nel migliore dei modi, diventando rapidamente uno dei punti fermi del reparto offensivo di mister Abate.

Tra sacrificio, pressing e reti pesanti, l’attaccante piemontese si è rivelato fondamentale nell’economia del gioco delle Vespe. Un infortunio lo ha fermato nel momento cruciale della stagione, ma la sua determinazione gli ha consentito di tornare disponibile per il finale di campionato e per la fase playoff, portando nuovamente in campo le sue qualità e la sua generosità.

Okoro 6,5: il diamante grezzo che ha conquistato tutti

Arrivato a gennaio in prestito dal Venezia, Okoro si è presentato a Castellammare come un attaccante dalle enormi potenzialità ancora da sviluppare. Mister Abate ha lavorato con pazienza sul giovane talento, modellandolo settimana dopo settimana.

I suoi sprint hanno regalato vivacità all’attacco stabiese e tenuto costantemente in apprensione le difese avversarie. Con il passare dei mesi ha mostrato miglioramenti evidenti dal punto di vista tattico e nella gestione delle situazioni offensive. Chiude la stagione con due reti, ma una di queste pesa come un macigno: il gol segnato nella semifinale playoff d’andata contro il Monza, una delle grandi corazzate della categoria.

Burnete 6: lampi di talento e un gol da ricordare

Considerato uno dei giovani più interessanti della rosa gialloblù, Burnete ha vissuto una stagione fatta di alti e bassi. Nel sistema di gioco adottato dalla Juve Stabia ha trovato spazio soprattutto come alternativa nel ruolo di punta.

Non sempre è riuscito a lasciare il segno, ma ha comunque mostrato qualità interessanti e soprattutto ha firmato una rete importante nella semifinale playoff di ritorno a Monza, confermando di possedere personalità e margini di crescita notevoli.

Piscopo 5,5: sacrificio e addio a gennaio

Non è stata la stagione del definitivo salto di qualità per Kevin Piscopo. Utilizzato spesso sulla corsia offensiva di sinistra, ha svolto un prezioso lavoro tattico e di sacrificio per garantire equilibrio alla squadra.

Pur senza numeri particolarmente rilevanti, il suo contributo alla fase offensiva non è mancato. Nel mercato invernale ha salutato Castellammare per trasferirsi al Bari, chiudendo momentaneamente la sua esperienza con la maglia gialloblù. Il 1 luglio tornerà dal prestito con obbligo di riscatto (in caso di salvezza) al Bari.

De Pieri 6: talento frenato dal cambio di modulo

Quando è stato chiamato in causa ha sempre dimostrato di possedere qualità importanti nonostante la giovane età. Il cambio tattico dal 4-3-3 immaginato a inizio stagione al definitivo 3-5-2 (o 3-5-1-1) ha inevitabilmente limitato il suo spazio e le sue caratteristiche.

Nonostante ciò, De Pieri si è fatto trovare pronto quando necessario, trovando anche la soddisfazione personale del gol a Padova, realizzato con grande opportunismo dopo aver sfruttato il lavoro di Candellone.

Dos Santos 6: qualità da coltivare per il futuro

La scommessa di mercato del direttore sportivo Matteo Lovisa porta il nome di Matheus Priveato Luz Dos Santos. Prelevato dal Saluzzo, in Serie D, il giovane brasiliano ha dovuto affrontare il difficile salto nel calcio professionistico e adattarsi ai ritmi e alla fisicità della Serie B.

L’inserimento non è stato semplice, ma ogni volta che è stato chiamato in causa ha lasciato intravedere qualità tecniche importanti. Il suo piede educato lo ha reso spesso una soluzione sui calci piazzati, tra punizioni e corner battuti con precisione e traiettorie invitanti per i compagni. Con un intero ritiro precampionato alle spalle, la prossima stagione potrebbe rappresentare quella della definitiva consacrazione.

Un attacco che ha saputo soffrire e crescere

Tra infortuni, cambiamenti tattici e giovani da valorizzare, il reparto offensivo della Juve Stabia ha saputo offrire il proprio contributo alla straordinaria cavalcata delle Vespe. Non sempre sono arrivati numeri da copertina, ma sacrificio, spirito di squadra e gol pesanti hanno consentito ai gialloblù di spingersi ancora una volta fino alle semifinali playoff.

Un finale che chiude il pagellone di una stagione destinata a rimanere nella memoria dei tifosi stabiesi e che lascia intravedere prospettive interessanti anche per il futuro.

Juve Stabia, semifinale play off che vale una promozione: Dopo la Cremonese anche il Monza vola in Serie A

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Stesso copione, stesso verdetto. Ma anche la stessa, identica consapevolezza: per salire sul tetto del calcio italiano bisogna passare dal “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia. Per il secondo anno consecutivo, infatti, i playoff di Serie B hanno premiato una squadra che, lungo il proprio cammino verso la Serie A, ha dovuto superare l’ostacolo Juve Stabia.

Dodici mesi fa toccò alla Cremonese di Giovanni Stroppa. Quest’anno è stato il Monza di Paolo Bianco a raccogliere l’eredità, conquistando la promozione al termine di una stagione vissuta da protagonista. Due storie parallele, unite da un filo conduttore che da una parte conduce alla gloria della massima serie e dall’altra certifica la crescita impressionante delle Vespe.

Monza, una promozione costruita con qualità e continuità

Il Monza di Paolo Bianco ha completato il proprio capolavoro. Dopo una regular season disputata ad altissimi livelli, i brianzoli hanno trovato la massima espressione del loro potenziale nel momento decisivo della stagione, centrando una promozione meritata e costruita su basi solide.

La società ha saputo garantire stabilità e programmazione, mentre l’allenatore è riuscito a compattare l’ambiente nei momenti più delicati dell’annata. Arrivati ai playoff con una condizione fisica e mentale eccellente, i biancorossi hanno dimostrato quella lucidità e quel cinismo tipici delle squadre destinate al salto di categoria.

Un percorso che ricorda molto da vicino quello compiuto dalla Cremonese nella passata stagione: entrambe le squadre hanno saputo gestire la pressione delle gare da dentro o fuori, mostrando una maturità da Serie A.

La semifinale come spartiacque: il tabù Juve Stabia

C’è un dato che non passa inosservato. Sia Giovanni Stroppa che Paolo Bianco hanno dovuto eliminare la Juve Stabia in semifinale prima di conquistare la promozione.

Per le Vespe, l’eliminazione di quest’anno lascia amarezza ma racconta una storia diversa rispetto al recente passato. Se il ko contro la Cremonese era stato vissuto come la conclusione di un sogno inatteso, quello contro il Monza ha il sapore della conferma.

Perdere contro le due squadre che poi hanno conquistato la Serie A non rappresenta un fallimento. Al contrario, significa essere arrivati a un passo dall’élite del campionato cadetto. La Juve Stabia non è più una sorpresa, ma una realtà consolidata che può guardare al futuro con ambizioni sempre più importanti.

Ora il futuro: attesa per la fumata bianca societaria

Archiviata la stagione sul campo, a Castellammare di Stabia l’attenzione si è già spostata sul futuro. Un campionato che ha visto il Catanzaro sfiorare un traguardo che probabilmente avrebbe meritato per quanto espresso durante l’anno e che attende ancora di conoscere l’ultima protagonista della prossima Serie B tra Brescia e Ascoli.

Nel frattempo, però, l’ambiente gialloblù vive giorni di grande attesa. I tifosi aspettano la tanto annunciata fumata bianca sul fronte societario, in una fase che si sta rivelando particolarmente snervante. Le indiscrezioni e le voci di corridoio continuano a rincorrersi quotidianamente, mentre dai canali ufficiali del club non arrivano comunicazioni in grado di fare chiarezza.

Un silenzio che alimenta interrogativi e aspettative. Perché se il campo ha confermato che la Juve Stabia può ormai competere stabilmente ai vertici della Serie B, adesso sarà fondamentale costruire le basi societarie per provare a compiere quell’ultimo passo che, negli ultimi due anni, è riuscito soltanto a chi ha saputo superare l’ostacolo rappresentato dalle Vespe.

Juve Stabia, Maistro: Talento e rammarico per una stagione tra lampi di classe e la ricerca della continuità

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La stagione di Fabio Maistro si chiude con una valutazione che racconta perfettamente il suo campionato: ampiamente sopra la sufficienza, ricca di momenti esaltanti, ma accompagnata anche da quel sottile senso di rammarico per ciò che avrebbe potuto essere con maggiore continuità.

Il centrocampista della Juve Stabia ha rappresentato per gran parte dell’anno uno degli elementi tecnicamente più raffinati della rosa gialloblù. Ogni volta che il numero trentasette ha acceso il motore, la squadra ha beneficiato immediatamente della sua qualità. Non si tratta soltanto di una questione tattica o di posizione in campo: Maistro possiede un repertorio che pochi possono vantare nella categoria. Dribbling, verticalizzazioni improvvise, assist illuminanti e giocate capaci di cambiare il volto di una partita fanno parte del suo bagaglio tecnico.

Quando è in giornata, il fantasista stabiese riesce a trasformare un’azione ordinaria in qualcosa di speciale. È quel tipo di calciatore che può rompere gli equilibri con una sola giocata, inventando una soluzione che gli altri nemmeno immaginano. Una qualità che, nel corso della stagione, ha spesso permesso alla Juve Stabia di trovare sbocchi offensivi e creare superiorità nelle zone decisive del campo.

Eppure, accanto ai momenti di grande brillantezza, si sono alternati periodi meno incisivi. Il vero limite della stagione di Maistro non è stato il talento, mai messo in discussione, ma la capacità di mantenere un rendimento elevato con continuità. Alcune pause all’interno delle partite e qualche prestazione meno brillante hanno impedito al centrocampista di compiere quel definitivo salto di qualità che molti si aspettano da lui.

La sensazione è che il giocatore abbia ancora margini importanti per crescere. La base tecnica è di assoluto livello e le sue caratteristiche restano fondamentali per gli equilibri offensivi della squadra. Ciò che manca per trasformarsi in un protagonista assoluto del campionato è la capacità di incidere con la stessa intensità per tutti i novanta minuti, settimana dopo settimana.

La pagella finale, dunque, è decisamente positiva. Maistro ha confermato di essere un valore aggiunto per la Juve Stabia, un giocatore in grado di accendere la fantasia dei tifosi e di regalare giocate da categoria superiore. Allo stesso tempo, la sua stagione lascia aperta una prospettiva ancora più intrigante: quella di un calciatore che non ha ancora espresso completamente il proprio potenziale.

Se nel prossimo campionato riuscirà a trasformare gli sporadici lampi di genio in una costante, Fabio Maistro potrà smettere di essere un lusso intermittente per diventare il vero faro della Juve Stabia. E a quel punto, il giudizio non sarà più soltanto positivo: potrà diventare eccellente.

Juve Stabia, il pagellone: Un centrocampo da applausi in cui Leone e Mosti brillano di luce propria

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per il secondo anno consecutivo, le semifinali dei playoff di Serie B. Dopo aver esaminato il lavoro della società, di mister Abate, il rendimento dei portieri e della difesa, è arrivato il momento di accendere i riflettori sul centrocampo, autentico motore della squadra gialloblù.

Un reparto che ha saputo coniugare qualità, corsa, equilibrio e personalità, risultando spesso determinante nelle fortune della formazione stabiese. Tra giovani emergenti, conferme attese e innesti che hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio, il centrocampo della Juve Stabia si è rivelato uno dei migliori della categoria.

MOSTI 8
La sorpresa più bella della stagione. Instancabile, continuo e sempre presente, è stato uno dei pochi calciatori a mantenere un rendimento elevato fino agli ultimi mesi della stagione. I suoi inserimenti senza palla hanno spesso creato difficoltà agli avversari e non sono mancati gol pesanti nei momenti decisivi. Un autentico motorino che ha garantito dinamismo e sostanza in ogni zona del campo. La sua presenza è stata fondamentale nell’economia del gioco gialloblù. A fine stagione con le sue 8 reti risulta essere il bomber della Juve Stabia.

MAISTRO 7
Qualità e fantasia al servizio della squadra. Il numero dieci ha alternato prestazioni di alto livello a qualche passaggio a vuoto, pagando in parte il calo fisico nel girone di ritorno. Le sue geometrie e le sue giocate hanno spesso acceso la manovra offensiva della Juve Stabia, ma da un giocatore del suo talento ci si aspetta ancora maggiore continuità.

LEONE 8
Il geometra del centrocampo. Nonostante la giovane età, ha mostrato personalità da veterano diventando il punto di riferimento della mediana stabiese. Capace di dettare i tempi di gioco e di proteggere la difesa con grande intelligenza tattica, ha spesso messo in difficoltà anche le corazzate del campionato. Una delle rivelazioni più importanti dell’intera stagione.

CACCIAMANI 7,5
Corsa, intensità e dinamismo. Il giovane centrocampista ha saputo conquistare spazio grazie alle sue qualità atletiche e alla capacità di incidere nelle due fasi di gioco. Per gli avversari è stato spesso difficile reggere il suo ritmo. Una crescita costante che gli è valsa anche la prestigiosa convocazione nella Nazionale Under 21, ulteriore conferma del valore espresso durante la stagione.

CORREIA 7,5
Utilizzato prevalentemente come mezzala, ha saputo sfruttare le sue accelerazioni per creare superiorità numerica e rompere gli equilibri. Oltre alla spinta offensiva, ha garantito un prezioso lavoro di copertura davanti alla difesa, dimostrandosi uno degli elementi più affidabili del reparto.

TORRASI 6
Arrivato nel mercato di gennaio dalla Serie C, ha avuto bisogno di tempo per adattarsi alle richieste di una categoria più fisica e competitiva. Quando chiamato in causa ha comunque risposto presente, offrendo il proprio contributo. Più efficace nella posizione di trequartista o alle spalle delle punte piuttosto che nel ruolo di regista davanti alla difesa.

CIAMMAGLICHELLA 6
Una sola presenza, quella di Bolzano, ma sufficiente per intravedere qualità e prospettive interessanti. Il giovane centrocampista si è trovato davanti un reparto già collaudato e perfettamente funzionante, fattore che ne ha limitato inevitabilmente il minutaggio. Il futuro, però, sembra essere dalla sua parte.

PIEROBON 6,5
Una stagione complicata dal punto di vista fisico. I problemi al ginocchio ne hanno condizionato il rendimento e la continuità, impedendogli di esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Quando è stato disponibile ha comunque mostrato tutta la sua qualità. Indimenticabile il magnifico gol a giro realizzato contro lo Spezia, una vera perla tecnica.

ZEROLI 6,5
Il voto è inevitabilmente influenzato dagli infortuni che ne hanno limitato l’impiego. Arrivato a gennaio in prestito dal Milan, ha saputo comunque lasciare il segno in diverse occasioni. Suo il gol in rovesciata contro il Modena che ha regalato alla Juve Stabia la qualificazione alle semifinali playoff, una rete già entrata nei ricordi più belli della stagione.

BATTISTELLA S.V.
La sfortuna lo ha colpito fin dalle prime battute della stagione. L’infortunio subito a inizio campionato gli ha impedito di mettere in mostra le proprie qualità e di ritagliarsi uno spazio all’interno delle rotazioni di mister Abate. Un’annata praticamente da spettatore forzato.

Il centrocampo della Juve Stabia si conferma dunque uno dei principali artefici dell’ennesima stagione da incorniciare. Un mix di esperienza, talento e gioventù che ha consentito alle Vespe di competere ad alti livelli contro qualsiasi avversario. E se il futuro della squadra passa dalla crescita dei suoi giovani, le prestazioni offerte da Leone, Mosti e dagli altri protagonisti del reparto rappresentano una garanzia importante per continuare a sognare.

La Scafatese calcio in finale Poule Scudetto di Serie D, fotogallery

La Scafatese conquista la finale Poule Scudetto di Serie D.

Allo stadio Vitiello i canarini superano il Desenzano per 1-0.

Primo tempo a ritmi piuttosto blandi.

Senza il bomber Maggio, fermato dal giudice sportivo, la Scafatese entra in campo decisa. Dopo un inizio di studio, il ritmo aumenta e la partita diventa più combattuta, giocata con grande determinazione e ritmo alto.

E’ di Suhs il gol qualificazione

Al 57′ Convitto sulla fascia sinistra salta l’avversario e serve un assist per il difensore Suhs che di testa la mette in rete firmando l’1-0.

Suhs segna di testa il gol qualificazione

La Scafatese batte per 1-0 il Desenzano e approda alla finalissima della Poule Scudetto. Si gioca Sabato 9 giugno a Teramo contro il Vado.

Scopri tutti gli scatti del match e rivivi le emozioni della partita attraverso le nostre foto.

GUARDA TUTTE LE FOTO DALLA NOSTRA FOTOGALLERY (foto di Antonio Toscano)

 

 

Juve Stabia, il pagellone della difesa: Il muro gialloblù che ha spinto le Vespe fino alle semifinali playoff

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Prosegue il pagellone di fine stagione della Juve Stabia, suddiviso in cinque appuntamenti per analizzare protagonisti e rendimento della storica annata che ha visto le Vespe raggiungere, per la seconda stagione consecutiva, le semifinali dei playoff di Serie B.

Dopo aver esaminato il lavoro della società, di mister Abate e il rendimento dei portieri, è il momento di concentrarsi sulla difesa, uno dei punti di forza della squadra gialloblù. Un reparto che, tra conferme, sorprese e nuovi arrivi, ha garantito solidità, equilibrio e personalità, risultando decisivo nel cammino verso uno dei risultati più prestigiosi della storia recente del club.

Bellich 7: il faro della retroguardia

Quando c’era lui, la difesa della Juve Stabia trasmetteva sicurezza. Marco Bellich si è confermato il leader del reparto arretrato, guidando i compagni con esperienza e personalità. La sua assenza per infortunio si è fatta sentire in maniera evidente, dimostrando quanto il suo contributo fosse fondamentale negli equilibri della squadra.

Al rientro, la retroguardia ha ritrovato compattezza e solidità. Decisivi diversi suoi interventi nelle gare più importanti della stagione, in particolare durante i playoff, quando la sua esperienza è emersa nei momenti di maggiore pressione.

Giorgini 7: una rivelazione diventata certezza

Arrivato in prestito con obbligo di riscatto, Andrea Giorgini ha impiegato pochissimo tempo per conquistare la fiducia dell’ambiente stabiese. Fin dalle prime apparizioni ha dimostrato affidabilità, concentrazione e grande senso della posizione.

Gli attaccanti avversari hanno spesso trovato davanti a sé un vero muro difensivo. Costante nel rendimento e sempre presente nelle partite più delicate, Giorgini si è rivelato uno degli acquisti più azzeccati della stagione.

Dalle Mura 6,5: concretezza e sacrificio

Nessuna giocata appariscente, ma tanta sostanza. Christian Dalle Mura ha messo al servizio della squadra agonismo, attenzione e semplicità nelle giocate.

Ha sempre concesso poco agli avversari, interpretando il ruolo con disciplina e spirito di sacrificio. Un contributo prezioso all’interno delle rotazioni difensive di Abate.

Varnier 6: frenato dalla sfortuna

La stagione di Marco Varnier è stata fortemente condizionata dagli infortuni. I continui problemi fisici gli hanno impedito di trovare continuità e di esprimersi con regolarità.

Quando è riuscito a scendere in campo nelle migliori condizioni, però, ha fatto valere tutta la sua esperienza, contribuendo all’organizzazione della linea difensiva e limitando efficacemente gli spazi concessi agli avversari.

Diakité 7: impatto immediato

Arrivato dal Palermo nel mercato invernale, Salim Diakité ha saputo inserirsi immediatamente nei meccanismi della Juve Stabia.

Fisicità, carattere e aggressività positiva sono state le sue principali qualità. Il suo contributo nella seconda parte della stagione ha aumentato ulteriormente il livello della retroguardia gialloblù, offrendo a Abate una soluzione affidabile e di grande intensità.

Carissoni 8: continuità sulla fascia

Stagione positiva anche per Lorenzo Carissoni, elemento prezioso nel ruolo di quinto di destra.

Il classe 1997 ha garantito continuità di rendimento e una costante spinta offensiva, accompagnando spesso le azioni delle Vespe e risultando importante nelle transizioni. Senza particolari picchi, ma con una regolarità che ha rappresentato una garanzia per tutto l’anno. Ha trovato continuità in zona gol arrivando a realizzare ben 6 reti.

Manuel Ricciardi 6.5

L’uomo ovunque della difesa. Terzino affidabile su entrambe le fasce, ha sempre garantito una prestazione solida e di sostanza. Meno appariscente di altri, ma tatticamente vitale per l’equilibrio della squadra.

Ruggero 6,5: crescita e plusvalenza

La prima parte della stagione di Marco Ruggero è stata di alto livello. Leader del trio difensivo e componente fondamentale del muro gialloblù, ha attirato le attenzioni di altre società.

Le sue prestazioni non sono passate inosservate e durante il mercato invernale è arrivata la chiamata dello Spezia. Un’operazione che ha consentito alla Juve Stabia di realizzare una significativa plusvalenza, confermando ancora una volta l’ottimo lavoro della società nella valorizzazione dei propri calciatori.

Sheriff Kassama 6: atletismo e prospettiva

Per Sheriff Kassama una stagione utile soprattutto per accumulare esperienza.

L’impatto atletico non è mai mancato e le sue qualità fisiche sono apparse evidenti ogni volta che è stato chiamato in causa. Deve ancora migliorare sotto l’aspetto tattico e nella lettura delle situazioni di gioco, ma i margini di crescita restano interessanti.

Mannini 6: duttilità al servizio della squadra

Schierato spesso in ruoli differenti rispetto alla sua collocazione naturale, Mattia Mannini ha comunque risposto presente.

Utilizzato sia come quinto di centrocampo sia come mezzala, ha offerto disponibilità e spirito di adattamento. Pur non giocando sempre nella posizione ideale, ha garantito il proprio contributo confermando le qualità di un giovane dal futuro promettente.

Stabile 6,5: maturità precoce

Nonostante la giovane età, Stabile ha disputato una prima parte di stagione importante.

Dotato di una notevole struttura fisica, ha inizialmente pagato il salto nel campionato cadetto, ma con il passare delle settimane aveva iniziato a prendere confidenza con la categoria. La sua partenza verso Bari ha interrotto un percorso di crescita che stava diventando sempre più interessante.

Baldi 6: uomo spogliatoio

Le presenze in campo non sono state numerose, ma il contributo di Baldi va oltre le statistiche.

Ha rappresentato un importante punto di riferimento all’interno dello spogliatoio e un legame con il recente passato della Juve Stabia. Con l’arrivo di gennaio, per permettergli di trovare maggiore spazio, la società ha scelto di trasferirlo alla Torres in Serie C. Dal prossimo 1° luglio tornerà a essere un calciatore gialloblù.

Un reparto che ha fatto la differenza

La cavalcata della Juve Stabia fino alle semifinali playoff passa inevitabilmente dalla solidità della sua difesa. Tra leader esperti, giovani in crescita e innesti di qualità, il reparto arretrato ha rappresentato una delle basi più solide della squadra di Abate.

Una difesa capace di resistere nei momenti difficili, di esaltarsi nelle sfide decisive e di contribuire in maniera determinante a un’altra stagione destinata a rimanere nella memoria dei tifosi stabiesi.

Nel prossimo appuntamento del pagellone sarà il turno del centrocampo, il motore della straordinaria annata gialloblù.

De Bruyne rompe il silenzio: “Con Conte mai divertito”. E ora, con l’arrivo di Allegri, il futuro è un rebus

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Il Napoli si prepara a una scossa tellurica. Nonostante la stagione ormai terminata con il secondo posto in campionato, le certezze in casa azzurra stanno crollando rapidamente: l’avventura di Antonio Conte sulla panchina partenopea è giunta al capolinea, con la società pronta ad affidare la guida tecnica a Massimiliano Allegri. Un cambio al vertice che promette di riscrivere le gerarchie e, soprattutto, il destino dei top player in rosa.

L’incompatibilità Conte-De Bruyne

La notizia dell’addio di Conte arriva nel momento di massima tensione tra il tecnico salentino e la sua stella, Kevin De Bruyne. Il rapporto tra i due, mai decollato fin dall’arrivo del belga a Napoli un anno fa, si è sgretolato sotto il peso di visioni calcistiche opposte.

De Bruyne non ha mai fatto mistero del suo disagio, culminato nel recente sfogo al Nieuwsblad: “Conte ha una visione del calcio molto diversa dalla mia. Non ho mai potuto giocare veramente nel mio ruolo”. Le critiche del giocatore — dalla gestione tattica “troppo difensiva” alle frizioni nate dopo la disfatta contro il PSV — avevano dipinto il ritratto di uno spogliatoio spaccato, dove la rigidità di Conte e l’estro del belga non hanno mai trovato un punto d’incontro.

L’era Allegri: una nuova speranza?

L’arrivo di Massimiliano Allegri cambia radicalmente gli scenari. La società ha deciso di voltare pagina, puntando sul pragmatismo e sull’esperienza del tecnico toscano per ripartire. Questa rivoluzione tecnica potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia per ricucire il rapporto con il fuoriclasse belga.

Se con Conte l’addio di De Bruyne sembrava una scelta ormai inevitabile — maturata dopo settimane di panchina e la frustrazione di un modulo (il 5-4-1) che ne ha limitato il raggio d’azione — la gestione Allegri apre ora scenari inediti. Sarà il nuovo allenatore in grado di rimettere De Bruyne al centro del progetto tecnico e di far ritrovare al calciatore la voglia di sorridere in campo?

Il futuro resta un rebus

Il Napoli sta per voltare pagina, ma la gestione del caso De Bruyne resta una delle sfide prioritarie del nuovo corso. Il belga ha più volte sottolineato come la mancanza di divertimento e un’identità offensiva carente abbiano segnato il suo malessere. Con Allegri, le priorità tattiche potrebbero subire variazioni, offrendo a De Bruyne l’occasione di rivalutare la sua permanenza.

Tuttavia, il clima resta incandescente: le scorie dell’era Conte sono profonde e, sebbene il cambio in panchina sia ormai dato per certo, spetterà proprio al nuovo tecnico e alla dirigenza convincere il belga che il futuro del Napoli può ancora vederlo protagonista. Una cosa è certa: la gestione delle stelle, come dimostrato in questi mesi, è il vero banco di prova per chiunque sieda sulla panchina partenopea.

Juve Stabia, Dalle Mura: il difensore che ha conquistato Castellammare rappresentando l’innesto perfetto

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Quando si apre il mercato di gennaio, ogni società è alla ricerca di quel rinforzo capace di incidere subito, senza bisogno di lunghi periodi di adattamento. Un obiettivo che la Juve Stabia ha centrato in pieno con l’arrivo di Christian Dalle Mura, difensore cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina e protagonista di un impatto immediato nel mondo gialloblù.

Nei mesi trascorsi a Castellammare di Stabia, il centrale classe 2002 ha saputo conquistare tutti: staff tecnico, compagni di squadra e tifosi. Arrivato con la reputazione di giovane prospetto dal grande potenziale, Dalle Mura ha rapidamente dimostrato di possedere qualità tecniche e caratteriali ben superiori a quelle che normalmente si attribuiscono a un giocatore della sua età.

Le sue prestazioni sono cresciute settimana dopo settimana, trasformandolo in uno degli uomini più affidabili del reparto arretrato delle Vespe nel cammino che ha portato la squadra fino alle semifinali playoff di Serie B.

Il difensore toscano ha mostrato tutte le caratteristiche del centrale moderno. Solido nei duelli individuali, attento nelle letture difensive e dotato di una buona qualità nell’impostazione dell’azione, Dalle Mura ha rappresentato una presenza fondamentale nell’equilibrio tattico della squadra. Una duplice anima, quella difensiva e quella costruttiva, che ha permesso alla Juve Stabia di guadagnare solidità senza rinunciare alla qualità nel palleggio.

Ma oltre agli aspetti tecnici, ciò che ha colpito maggiormente è stata la mentalità. Dalle Mura ha affrontato ogni partita con la stessa intensità, indipendentemente dal ruolo che gli veniva richiesto. Da titolare o a gara in corso, il rendimento è rimasto sempre elevato, dimostrando una maturità rara per un calciatore nato nel 2002.

La sua applicazione quotidiana e la capacità di mettersi al servizio della squadra hanno fatto il resto. In poco tempo è diventato un punto di riferimento all’interno del gruppo, guadagnandosi la fiducia dell’allenatore e il rispetto di una piazza esigente e passionale come quella stabiese.

L’operazione conclusa dalla dirigenza nel mercato invernale si è rivelata, dunque, una delle più riuscite della stagione. Un acquisto che non solo ha alzato il livello della rosa, ma che ha confermato le enormi potenzialità di un ragazzo destinato a recitare un ruolo importante nel calcio italiano.

Castellammare di Stabia, del resto, rappresenta da sempre una vetrina prestigiosa per chi ha talento e voglia di emergere. La storia recente della Juve Stabia racconta di numerosi calciatori che, dopo essersi messi in luce al “Romeo Menti”, hanno spiccato il volo verso categorie superiori, arrivando a confrontarsi nei principali palcoscenici del calcio nazionale.

Per Christian Dalle Mura il percorso è ancora tutto da scrivere, ma i primi mesi in gialloblù hanno lasciato una sensazione chiara: a Castellammare ha trovato l’ambiente ideale per crescere, migliorarsi e compiere il definitivo salto di qualità. E se il futuro continuerà a seguire la strada intrapresa finora, il nome del difensore toscano potrebbe presto entrare nell’elenco di quei calciatori che dalla città delle acque hanno costruito il proprio trampolino di lancio verso il grande calcio.

Juve Stabia, pagellone della stagione: Il turno dei portieri da Confente, Boer e Signorini passando per Vetrò

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Prosegue il nostro pagellone dedicato alla stagione della Juve Stabia, un’annata destinata a rimanere nella storia recente del club gialloblù. Le Vespe hanno infatti conquistato per il secondo anno consecutivo l’accesso alle semifinali dei playoff di Serie B, confermandosi tra le realtà più sorprendenti e competitive del campionato.

Dopo aver analizzato il rendimento della società e dell’allenatore nei precedenti appuntamenti, è arrivato il momento di concentrarsi sui portieri, reparto che ha garantito affidabilità e sicurezza nel corso della stagione.

CONFENTE 7

Il numero uno gialloblù si conferma una delle certezze della squadra. Titolare fisso per gran parte della stagione, Confente ha offerto prestazioni solide e affidabili, risultando spesso decisivo soprattutto nelle gare disputate al “Romeo Menti”.

I numeri parlano chiaro: la Juve Stabia ha costruito gran parte delle proprie fortune casalinghe anche grazie alla sua presenza tra i pali, subendo appena due sconfitte nelle 19 partite giocate davanti al proprio pubblico. Sicuro nelle uscite, attento tra i pali e capace di trasmettere tranquillità all’intero reparto difensivo, è stato uno dei punti di riferimento della squadra.

Qualche incertezza in più si è registrata lontano da Castellammare, dove in alcune occasioni è apparso meno impeccabile rispetto alle prestazioni offerte in casa. Nulla che possa però intaccare il giudizio complessivo su una stagione ampiamente positiva.

BOER 6

Chiamato a raccogliere una responsabilità importante per una parte consistente della stagione, Boer ha risposto presente. Nonostante la limitata esperienza accumulata in carriera, il giovane portiere ha dimostrato personalità e maturità, facendosi trovare pronto ogni volta che è stato chiamato in causa.

Le sue prestazioni sono state caratterizzate da sicurezza e attenzione, qualità che gli hanno consentito di gestire con serenità anche i momenti più delicati. Pur senza picchi particolarmente elevati, ha garantito continuità e affidabilità, contribuendo al percorso della squadra senza mai far rimpiangere l’assenza del titolare.

Una stagione utile per crescere e accumulare esperienza in un campionato impegnativo come la Serie B.

SIGNORINI S.V.

Non ha avuto l’opportunità di scendere in campo neppure per un minuto durante la stagione e, per questo motivo, una valutazione puramente tecnica risulta impossibile.

Tuttavia, il calcio non si misura soltanto con i minuti giocati. Signorini ha rappresentato un elemento importante all’interno dello spogliatoio, distinguendosi per serietà, disponibilità e professionalità. Ha lavorato quotidianamente al fianco dei compagni, contribuendo alla compattezza del gruppo e facendosi apprezzare per il suo attaccamento ai colori gialloblù.

Se sul piano sportivo resta non valutabile, sotto il profilo umano merita senza dubbio un giudizio ampiamente positivo.

VETRO’ S.V.

Portiere delle giovanili gialloblù e nipote d’arte (il bisnonno giocava proprio nella Juve Stabia) ha avuto l’opportunità di essere aggregato in prima squadra segno che c’è grande fiducia su di lui.

Il giudizio sul reparto

Nel complesso, il reparto portieri ha garantito alla Juve Stabia affidabilità e rendimento costante, contribuendo in maniera significativa al raggiungimento delle semifinali playoff. Confente ha rappresentato una sicurezza, Boer ha risposto presente quando chiamato in causa, mentre Signorini ha incarnato lo spirito di gruppo che ha caratterizzato l’intera stagione delle Vespe.

Nel prossimo appuntamento del pagellone di fine stagione sarà la volta del reparto difensivo, chiamato a raccogliere l’eredità di un’annata che ha regalato ai tifosi stabiesi emozioni e soddisfazioni ben oltre le aspettative della vigilia.

Impresa leggendaria: Jonas Vingegaard conquista il Giro d’Italia e completa la “Tripla Corona”

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Jonas Vingegaard ha scritto la storia. Con una prestazione di una superiorità schiacciante, il fuoriclasse danese ha dominato la ventesima e decisiva tappa del 109° Giro d’Italia, trionfando in cima a Piancavallo e mettendo al sicuro il titolo nella classifica generale.

Un attacco da campione

La tappa odierna si è trasformata nel palcoscenico perfetto per il sigillo definitivo di Vingegaard. A oltre 10 chilometri dall’arrivo, quando la salita verso Piancavallo iniziava a farsi proibitiva, il capitano della sua formazione ha piazzato l’accelerazione decisiva. Non c’è stato nulla da fare per gli avversari: con una progressione inesorabile, Vingegaard ha letteralmente fatto il vuoto, pedalando in solitaria verso il traguardo e ribadendo una volta di più di essere, attualmente, il punto di riferimento assoluto per il ciclismo mondiale.

La Tripla Corona è realtà

Con questo successo, Vingegaard aggiunge il trofeo del Giro d’Italia a una bacheca già straordinaria, completando ufficialmente la “Tripla Corona” delle grandi corse a tappe. Dopo aver dominato le strade del Tour de France e della Vuelta di Spagna, il danese entra nel ristretto e leggendario club di atleti capaci di conquistare tutti e tre i Grandi Giri, un’impresa che consacra la sua carriera tra i più grandi di sempre.

Le classifiche finali

Dietro l’inarrivabile Vingegaard, la lotta per i restanti gradini del podio ha visto protagonisti Felix Gall e Jay Hindley, rispettivamente secondo e terzo sia all’arrivo di tappa che nella classifica generale finale.

Il Giro ha però premiato anche altri talenti che hanno animato questa edizione:

  • Maglia Bianca: Il portoghese Afonso Eulalio mostra il suo straordinario potenziale, mantenendo salda la leadership della classifica dei giovani fino a Milano.

  • Maglia Azzurra: Giulio Ciccone si conferma il re delle montagne, conservando il primato nella classifica dei Gran Premi della Montagna e regalando spettacolo sulle vette italiane.

Il 109° Giro d’Italia si chiude dunque sotto il segno di un dominatore assoluto, ma con la consapevolezza di aver assistito a una corsa vibrante e ricca di talento, che rimarrà negli annali del ciclismo per la storica impresa del corridore danese.

Juve Stabia, Candellone capitano guerriero: Il cuore delle Vespe batte al ritmo del suo leader

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Ci sono calciatori che conquistano i tifosi con i numeri, e altri che riescono a farlo attraverso il sacrificio, la dedizione e l’attaccamento alla maglia. Leonardo Candellone appartiene a quella ristretta élite di giocatori capaci di unire entrambe le qualità, diventando molto più di un semplice attaccante: un simbolo, un punto di riferimento, un leader autentico.

La stagione appena conclusa ha rappresentato l’ennesima conferma del suo valore umano e sportivo. Tra gol pesanti, assist decisivi e prestazioni di alto livello, il capitano della Juve Stabia era riuscito a trascinare la squadra nei momenti più delicati, assumendosi responsabilità e mostrando una leadership che andava ben oltre il rettangolo di gioco.

Il suo rendimento stava raggiungendo livelli straordinari. Candellone era uno degli uomini più determinanti della formazione gialloblù, un attaccante capace di fare reparto da solo, dialogare con i compagni e risultare decisivo nelle partite che contano. Poi, nel momento migliore della sua stagione, è arrivato l’ostacolo più difficile: un infortunio importante che avrebbe scoraggiato chiunque.

Ma i capitani veri si riconoscono proprio nelle difficoltà.

Lontano dal terreno di gioco, Candellone non ha mai fatto mancare il proprio sostegno alla squadra. Ha continuato a vivere ogni allenamento, ogni partita e ogni momento del gruppo da leader silenzioso, mentre lavorava senza sosta per tentare quello che sembrava un recupero quasi impossibile.

La sua determinazione ha fatto la differenza. Grazie a una forza di volontà straordinaria e a un lavoro quotidiano incessante, il numero ventisette gialloblù è riuscito a tornare a disposizione in tempo per il finale di stagione, quando la Juve Stabia aveva bisogno dell’esperienza e del carisma del proprio capitano.

Non era nella migliore condizione fisica, e nessuno lo nascondeva. Eppure Candellone ha scelto di esserci. Ha stretto i denti, ha affrontato il dolore e si è rimesso al servizio della squadra, lottando su ogni pallone e mettendo gli interessi del gruppo davanti a quelli personali.

È questo il motivo per cui il suo valore va ben oltre le statistiche. I gol e gli assist rappresentano solo una parte del contributo offerto alla causa gialloblù. Il pubblico del “Romeo Menti” ha imparato ad apprezzare soprattutto l’uomo, prima ancora del calciatore: un professionista che non si risparmia mai e che affronta ogni partita con lo spirito di chi sente il peso e l’onore di rappresentare una città intera.

La fascia di capitano, nel calcio moderno, spesso rischia di diventare un semplice simbolo. Per Leonardo Candellone, invece, è una responsabilità quotidiana, un impegno nei confronti dei compagni, della società e dei tifosi che lo hanno eletto a loro beniamino.

Per questo motivo, al termine di una stagione vissuta tra esaltazione, sofferenza e sacrificio, Castellammare di Stabia può guardare al proprio capitano con orgoglio. Perché Candellone non è stato soltanto uno dei protagonisti della stagione della Juve Stabia: ne è stato il volto, il cuore e l’anima.

E mentre il futuro chiama nuove sfide, una certezza resta immutata: quando c’è da combattere per i colori gialloblù, Leonardo Candellone sarà sempre il primo a scendere in campo.

Juve Stabia, Matheus Dos Santos dalla D alla B: L’intuizione del DS Lovisa che ha acceso il futuro gialloblù

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Ci sono storie che nel calcio sembrano uscite dalla sceneggiatura di un film. Racconti di occasioni colte al momento giusto, di talenti nascosti e di dirigenti capaci di vedere oltre ciò che appare. La parabola di Matheus Priveato Luz Dos Santos appartiene senza dubbio a questa categoria: un percorso che lo ha portato dai campi della Serie D alle sfide del campionato cadetto nel giro di pochi mesi.

Dietro questa operazione c’è la firma di Matteo Lovisa, direttore sportivo della Juve Stabia, ormai riconosciuto come uno dei migliori talent scout del panorama calcistico italiano. Durante il mercato di gennaio, mentre molte società di Serie B orientavano le proprie strategie verso profili già affermati, Lovisa ha scelto una strada diversa, puntando su un giovane attaccante brasiliano che stava facendo parlare di sé nel girone A di Serie D con la maglia del Saluzzo.

Classe 2002, Matheus Dos Santos aveva chiuso la prima parte della stagione con numeri di assoluto rilievo: otto reti e tre assist, prestazioni che avevano attirato l’attenzione degli addetti ai lavori ma che non lasciavano ancora immaginare un salto così rapido verso il professionismo.

La Juve Stabia ha deciso di investire con convinzione sul giovane brasiliano, acquistandolo a titolo definitivo e legandolo al club con un contratto fino al 2028. Una scelta coraggiosa, quasi una scommessa, considerando il notevole divario che normalmente separa il calcio dilettantistico da quello professionistico.

Eppure, fin dalle prime apparizioni in maglia gialloblù, Matheus ha dimostrato di possedere qualità fuori dal comune. La sua capacità di adattarsi ai ritmi della Serie B ha sorpreso osservatori e tifosi, evidenziando non solo doti tecniche importanti, ma anche personalità, determinazione e una grande voglia di emergere.

Nel calcio moderno, individuare un talento nei campionati dilettantistici e vederlo incidere immediatamente in una categoria complessa come la Serie B rappresenta un evento raro. È proprio questo che rende ancora più significativo il lavoro svolto da Lovisa, capace di trasformare un nome sconosciuto ai più in una risorsa preziosa per la squadra allenata dalle Vespe.

A Castellammare di Stabia l’entusiasmo attorno al giovane attaccante cresce partita dopo partita. I tifosi hanno già imparato ad apprezzarne la fame agonistica e lo spirito di sacrificio, caratteristiche che si sposano perfettamente con l’identità del club e con la passione della piazza stabiese.

Quello visto finora, però, potrebbe essere soltanto l’inizio. Lo scampolo di stagione appena concluso ha rappresentato una fase di adattamento, utile per conoscere il campionato e integrarsi nei meccanismi della squadra. Il prossimo ritiro estivo sarà il momento decisivo per compiere un ulteriore salto di qualità e candidarsi a un ruolo da protagonista.

La sensazione è che la Juve Stabia abbia trovato molto più di una semplice scommessa di mercato. Matteo Lovisa ha puntato su un talento ancora grezzo ma dalle enormi potenzialità. Matheus Dos Santos possiede le qualità tecniche, la mentalità e la determinazione per diventare uno dei volti del futuro gialloblù. E a Castellammare c’è chi è già pronto a scommettere che il meglio debba ancora arrivare.