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29 aprile 1955. Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana

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ACCADDE OGGI 29 Aprile: A larga maggioranza Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica. Tappe principali della sua carriera politica e intervista alla famiglia. VIDEO

Subito dopo l’elezione, Giovanni Gronchi parla alla nazione dai microfoni della Incom: il suo augurio è che gli italiani amino il proprio paese. Per esprimere questo desiderio, Gronchi utilizza una metafora a lui, in quanto ex-insegnante, cara: il nuovo presidente vorrebbe che il popolo italiano eseguisse il seguente tema: “amate l’Italia”.

Negli ambienti politici italiani e internazionali, l’elezione di Giovanni Gronchi, avvenuta il 29 aprile 1955, fu accolta come un evento sorprendente dai risvolti inquietanti.

Sottosegretario per cinque mesi nel primo governo Mussolini, nell’aprile del 1923 lasciò il governo con gli altri ministri popolari.

Avendo rinunciato al mestiere di insegnante per non servire il regime fascista, Gronchi si ritirò dalla vita di partito, dedicandosi ad attività imprenditoriali.

Questa lunga eclissi politica si concluse nel 1942, quando contribuì alla creazione della Democrazia cristiana.

Negli anni seguenti, fu successivamente membro del CLN , fondatore della CGIL , ministro dell’Industria, del Commercio e del Lavoro , deputato alla Costituente e, infine, presidente della Camera.

Principale rivale di De Gasperi in seno al partito cattolico, ne criticò la politica liberista auspicando una svolta in senso keynesiano.

Al congresso di Napoli , difese la prospettiva dell’apertura a sinistra, da raggiungersi con un’alleanza con i socialisti.

In un contesto in cui PCI e PSI erano ancora legati da un patto d’azione, si trattava di una «proposta eretica», avversata dal Vaticano, dagli Stati Uniti e dai settori moderati della classe politica italiana.

Infine, con l’elezione di Fanfani a segretario della DC, Gronchi veniva escluso, con altri notabili democristiani dalla nuova direzione democristiana.

Nei giorni dell’elezione presidenziale del 1955, Fanfani sperava che i voti della coalizione governativa potessero convergere facilmente sul candidato ufficiale della DC, il presidente del Senato Cesare Merzagora.

In realtà, si trattava di una candidatura debole, avversata all’interno dello stesso partito cattolico, mentre Gronchi tesseva pazientemente la sua tela, moltiplicando i contatti sia con la sinistra socialcomunista che con alcuni esponenti monarchici e missini.

Al 1° turno dell’elezione, Merzagora raccolse circa cento voti in meno del previsto.

Il nome di Gronchi cominciò ad emergere al 2° scrutinio e al 3° balzò in testa.

Einaudi, che sperava in una rielezione e che poteva essere una carta di riserva, ottenne i voti dei liberali e dei socialdemocratici.

Fu chiaro fin dall’inizio che la maggioranza quasi plebiscitaria ottenuta da Gronchi non corrispondeva ad un sostegno effettivo del partito di maggioranza.

Un diffuso allarmismo si manifestò anche Oltreoceano, dove il nuovo presidente viene erroneamente considerato come un pericoloso filocomunista.

Il presidente si distinse anche per alcune innovazioni nella prassi, come la convocazione al Quirinale di riunioni di prefetti o di ambasciatori – oggi del tutto banali – ma che all’epoca suscitarono commenti negativi.

Con queste riunioni, Gronchi intendeva metter fine alle discriminazioni anticomuniste adottate dalla «circolare Scelba» ed incoraggiare un nuovo corso in politica estera.

Come vedremo in seguito, questa linea diplomatica entrò subito in conflitto con quella del governo, causando non pochi attriti con Segni, fino alle dimissioni di quest’ultimo, il 6 maggio 1957.

Chiamato a realizzare l’apertura a sinistra, Zoli ottenne la maggioranza al Senato con i voti… dei monarchici e dei neofascisti del MSI, e decise immediatamente di rassegnare le dimissioni.

Dopo un mandato esplorativo conferito a Merzagora e una nuova rinuncia di Fanfani, su consiglio di questi Gronchi decise di rinviare alle camere il governo dimissionario di Zoli, che ottenne la fiducia.

I dodici mesi dell’esecutivo Zoli corrisposero certamente al periodo di maggior attivismo del capo dello Stato, in particolare nel campo della politica estera.

In effetti, il presidente del Consiglio si occupò soprattutto del disbrigo degli affari correnti, in vista delle elezioni legislative del 1958.

Come Einaudi, anche Gronchi procedette ad uno scioglimento anticipato del Senato – il cui mandato correva fino al 1959 – per far coincidere il rinnovamento delle due assemblee.

In quell’occasione, Gronchi procedette ad una modifica della prassi secondo cui l’incarico veniva conferito prima con un comunicato, quindi, al momento della nascita del governo, con un decreto opportunamente retrodatato.

Se Gronchi e Fanfani avevano idee simili nel campo della politica estera ed interna, i rapporti personali furono tutt’altro che facili.

Fanfani fece risalire a questo momento la sua rottura con Gronchi.

Furono tuttavia le rivalità in seno alla DC a provocarne le dimissioni sia da capo di governo che dalla segreteria del partito .

Si aprì così la crisi più pericolosa della storia della Repubblica. In seguito alle dimissioni prima di Pastore, Sullo e Bo, poi di altri ministri, il presidente del Consiglio riconsegnò il mandato nelle mani di Gronchi.

Questi incaricò Fanfani, ma quando il tentativo sembrava andare a buon fine, la destra democristiana annunciò il proprio veto.

In assenza di alternative , il presidente della Repubblica decise di rinviare il governo in Senato, come aveva già fatto in precedenza con Zoli.

Ottenuta la fiducia, il governo ebbe vita breve a causa dei moti di Genova, dove avrebbe dovuto svolgersi il congresso del MSI.

In realtà l’autorizzazione era stata concessa ai missini non da Tambroni, ma dal governo Segni.

Nel clima incandescente del luglio 1960, la presenza dei missini nella maggioranza di governo fece precipitare la situazione.

A questo punto le dimissioni di Tambroni, seppur ritardate, furono inevitabili e l’episodio segnò profondamente il settennato di Gronchi nella memoria collettiva.

Se la strada verso l’apertura a sinistra era ormai aperta, Fanfani non concesse a Gronchi la soddisfazione di aprire la crisi prima dell’inizio del «semestre bianco».

I viaggi all’estero

La politica estera fu sicuramente il principale terreno d’azione di Gronchi.

Senza essere ostile al Patto atlantico, di cui auspicava un riorientamento verso una maggiore cooperazione economica, lo statista di Pontedera privilegiava una linea che affermasse l’autonomia dell’Italia nel bacino mediterraneo, linea condivisa dal presidente dell’ENI, Enrico Mattei.

In questo contesto si inserì la famosa vicenda della lettera di Gronchi ad Eisenhower, che Segni e Martino fecero bloccare.

Le proposte avanzate da Gronchi – l’adozione di un piano di aiuti ai paesi del Medio Oriente in funzione anticomunista – non erano né rivoluzionarie né eterodosse, ma il governo intese in questo modo porre un freno all’interventismo presidenziale.

La visita negli Stati Uniti , cominciata sotto pessimi aspici, si concluse con un trionfo, grazie alla simpatia che Gronchi seppe conquistarsi con i suoi discorsi al Congresso e in altre sedi.

Prima della visita, si pose per la prima volta la questione della supplenza presidenziale.

Non volendo cedere neppur provvisoriamente i suoi poteri al presidente del Senato Merzagora, suo vecchio rivale, Gronchi nominò una commissione ad hoc che consegnò le proprie conclusioni molti mesi dopo.

A Bonn, Gronchi e Adenauer parlarono di un «motore italo-tedesco» per accelerare l’integrazione europea.

Nel settembre del 1957, il presidente della Repubblica si recò in Iran contemporaneamente a Enrico Mattei, il quale vi firmò il celebre accordo ENI/NIOC che segnò l’inizio di una nuova fase nei rapporti con i Paesi produttori di petrolio.

A questa visita fecero seguito il viaggio in Turchia e numerosi contatti con rappresentanti dei paesi non allineati dell’Africa e dell’Asia.

Il viaggio in Brasile fu il primo di un capo di Stato italiano in America latina, dove fu accolto con entusiasmo dagli emigrati italiani. Il 10 settembre, firmò con il presidente Kubitscheck la dichiarazione di San Paolo, con cui l’Italia intendeva lanciare un ponte tra l’Europa e i paesi sudamericani.

Fino a questo momento, le visite all’estero avevano conferito un notevole prestigio internazionale a Gronchi e all’Italia.

A Mosca, Gronchi trovò in Krusciov il più imprevedibile degli interlocutori.

L’incidente, prontamente enfatizzato dalla stampa italiana, diede al viaggio il significato di un fallimento diplomatico, mentre gli alleati atlantici sottolineavano la fermezza dimostrata da Gronchi di fronte al segretario del PCUS.

In occasione di questa visita, vennero stampati alcuni francobolli commemorativi, tra cui il famoso «Gronchi rosa», che presentava un errore di frontiera tra il Perù e l’Ecuador.

Aspetti istituzionali della presidenza Gronchi

Già nel discorso di insediamento, il nuovo presidente aveva sottolineato la necessità di procedere ad un «disgelo costituzionale», attuando le istituzioni previste dalla costituzione, come la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

Gronchi partecipò in prima persona ai negoziati per sbloccare la situazione che impediva da anni l’entrata in vigore della Corte.

Quest’ultimo, eletto dai suoi pari il 23 gennaio 1956, fu il primo presidente della Corte.

Fu necessario attendere le leggi del 5 gennaio 1957 e del 24 marzo 1958 perché anche il CNEL e il CSM fossero ufficialmente istituiti, in seguito a ripetuti interventi di Gronchi presso il presidente del Consiglio e i presidenti delle due Camere.

Per quanto riguarda la nomina dei membri del CNEL, egli adottò la prassi istituita da Einaudi per i giudici costituzionali, ritenendo che la scelta dei membri di nomina presidenziale spettava in modo esclusivo al capo dello Stato.

Prassi del resto seguita anche per l’unica nomina di senatore a vita, quella del’ex-presidente del Senato Paratore.

Quirinale, chi sono stati i presidenti della Repubblica

Il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune e resta in carica 7 anni.

Il primo a ricoprire questo incarico è stato Enrico De Nicola nel 1948.

Nel suo caso non si è trattato di un settennato: è stato prima Capo provvisorio dello Stato dal 28 giugno 1946 al 31 dicembre 1947 (una carica che è stata creata ad hoc, per poi essere abolita), poi presidente della Repubblica dal 1° gennaio 1948 al 12 maggio 1948.

Il suo successore è stato Luigi Einaudi, esponente del Partito liberale italiano (come De Nicola), all’età di 74 anni: restò in carica per l’intera durata del suo mandato, così come Giovanni Gronchi, esponente della Dc, capo dello Stato dal 1955 al 1962.

Dopodiché è stato il turno di Antonio Segni che, eletto nel 1962 quando aveva 71 anni, è stato costretto a lasciare il Quirinale nel 1964, per una grave malattia (è morto nel 1972).

Al suo posto, Giuseppe Saragat, del Partito socialdemocratico italiano, dal 1964 al 1971.

Anche Giovanni Leone, la cui elezione fu forse la più risicata, rimise il mandato con qualche mese di anticipo rispetto alla fine naturale, per motivi politici: eletto nel 1971 chiuse nel 1978, nei anno in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate rosse.

Quindi, la presidenza di Sandro Pertini (socialista), forse quella ricordata come la più popolare in assoluto, nonostante i tempi bui dal 1978 al 1985 (stragi terroristiche e mafiose, tensioni sindacali e crisi economica).

E ancora il controverso settennato di Francesco Cossiga (Dc), dal 1985 al 1992, lasciando all’alba di Tangentopoli.

Oscar Luigi Scalfaro (anche lui Dc) è stato il primo presidente a interessarsi in modo molto attivo alle vicende politiche del Parlamento, dal 1992 al 1999.

Gli è succeduto Carlo Azeglio Ciampi (indipendente), dal 1999 al 2006, gli anni dell’Euro.

Quindi Giorgio Napolitano (Democratici di sinistra), dal 2006 al 2013 e poi dal 2013 al 2015.

Poi fu il turno di Sergio Mattarella (indipendente), che chiude il settennato, dal 2015 al 2022, in piena pandemia.

Infine ancora Sergio Mattarella (indipendente), che viene pregato da tutti, a gran voce, di rinnovare il suo mandato per il settennato 2022-2029 anche se prima aveva dichiarato fermamente di non volerne fare un altro tanto che aveva già preparato il trasloco.

Presidenti della Repubblica, l’elenco

Ricapitolando, ecco l’elenco dei presidenti della Repubblica dal 1946 ad oggi:

  • Enrico De Nicola (1° gennaio 1948 – 12 maggio 1948);
  • Luigi Einaudi (1948-1955);
  • Giovanni Gronchi (1955-1962);
  • Antonio Segni: (1962-1964);
  • Giuseppe Saragat (1964-1971);
  • Giovanni Leone (1971-1978);
  • Sandro Pertini (1978-1985);
  • Francesco Cossiga (1985-1992);
  • Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999);
  • Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006);
  • Giorgio Napolitano (2006-2013):
  • Giorgio Napolitano bis (2013-2015);
  • Sergio Mattarella (2015-2022);
  • Sergio Mattarella (2022-2029).

Dove vive il presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica vive in vicolo della Rosa all’Alloro 1, a Roma, sede del Palazzo del Quirinale, che è la residenza ufficiale del capo dello Stato. Anche se in passato ci sono state alcune eccezioni, come quelle di Giovanni Gronchi e Sandro Pertini.

Quanto guadagna il Presidente della Repubblica e quanto costa il Quirinale

Il Presidente della Repubblica è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle Regioni: 3 consiglieri per regione, con l’eccezione della Valle d’Aosta, che ne nomina 1 solo, per un totale di 58. Rimane in carica per un periodo di 7 anni.

Partiamo dal Quanto costa il Quirinale

Come riporta Truenumbers, che ne ha analizzato i bilanci, il Quirinale costa ogni anno 224 milioni di euro. Il costo totale delle attività del Quirinale per il 52,3% è composto dalle retribuzioni del personale, 713 persone, in servizio al Colle.

Quanto guadagna il Presidente della Repubblica

Rispetto al totale di 224 milioni di euro, lo stipendio del Presidente della Repubblica rappresenta lo 0,11%, ovvero 240mila euro di stipendio annuo lordo. 13 mensilità da 18.400 euro lordi al mese, cui va sottratta l’Irpef.

Come fa notare ancora Truenumbers, la più alta carica dello Stato non percepisce però la quattordicesima.

Il tetto: quanto può guadagnare al massimo

Qualcuno starà pensando che però, oltre alla dotazione economica del Presidente a carico del bilancio dello Stato, ci sono poi altre fonti di reddito come pensioni, vitalizi e stipendi erogati da terze parti.

A quanto può arrivare quindi lo stipendio del Capo dello Stato?

A sorpresa, sempre e solo a 240mila euro.

La retribuzione complessiva del Presidente della Repubblica non può mai superare questo tetto annuale.

E questo proprio per volontà di Sergio Mattarella. Tra i primi atti ufficiali dell’attuale Presidente, infatti, c’è stato proprio il divieto di cumulo tra stipendi, vitalizi e pensioni.

Da qui la decisione di Mattarella di rinunciare alla sua pensione di professore universitario.

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Redazione

Napoli, ecco la prima offerta per Traorè del Sassuolo

 

Il campionato Italiano non è ancora finito ma si sta avvicinando l’apertura del prossimo mercato estivo ed il Napoli è già presente

Il Napoli, senza neanche attendere la fine di questo campionato di Serie A, parte determinato per quelli che saranno gli obiettivi di mercato.

Il club azzurro non ha intenzione di perdere tempo, stabilendo anzitempo quali reparti rafforzare.

Perciò ha iniziato a sondare i prossimi profili che potrebbero vestire la maglia azzurra.

Dopo il neoacquisto Khvicha Kvaratskhelia, per il reparto offensivo, i partenopei partono all’attacco per aggiudicarsi un gioiello del Sassuolo.

Si tratta di Hamed Junior Traorè, centrocampista ivoriano con cittadinanza italiana, il quale in 28 match disputati in Serie A quest’anno è andato a segno ben 7 volte, fornendo 4 assist totali ai propri compagni.

Un buon profilo che stuzzica la dirigenza azzurra, che ha già tentato il colpo formulando un’offerta, rifiutata però dal club di Reggio Emilia.

Il motivo che ha spinto gli emiliani a rifiutare è legato alla cifra offerta che si aggirerebbe sui 15-17 milioni.

L’offerta del Napoli è al momento troppo bassa ed il club neroverde non vuole cedere Traorè a meno di 25 milioni di euro.

Il Napoli ad oggi non è disposto ad offrire quella cifra ma il calciomercato è ancora lungo e come noi sappiamo: Nel calciomercato tutto è possibile in qualsiasi momento.

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Simone Improta/Redazione Sportiva

Pagelle Bologna-Inter 2-1: si salva solo Perisic

PAGELLE BOLOGNA-INTER 2-1 – L’Inter perde e resta alle spalle del Milan con un Radu che commette l’errore decisivo. Fantastico Arnautovic.

Pagelle Bologna-Inter 2-1

Pagelle Bologna-Inter 2-1. Serata storta per i nerazzurri, che perdono in casa del Bologna, mancando, di fatto, il sorpasso in classifica ai danni del Milan. Ma diamo i voti ai calciatori delle due squadre. Ecco le pagelle Bologna-Inter 2-1.

Bologna

Pagelle Bologna-Inter 2-1. Le pagelle del Bologna.

Skorupski 6,5; Soumaoro 6, Medel 7, Theate 6,5; De Silvestri 6,5, Svanberg 6 (dal 66’ Aebischer 6), Schouten 6, Hickey 6,5; Soriano 6 (dal 66’ Dominguez 6); Barrow 7 (dal 77’ Sansone 6,5), Arnautovic 7,5 (dall’88’ Orsolini SV). All. De Leo 7.

Inter

Pagelle Bologna-Inter 2-1. Le pagelle dell’Inter

Radu 4: chiamato in causa all’ultimo, praticamente non gioca, data l’esiguità delle occasioni del Bologna. Poi, a dieci dalla fine, cicca clamorosamente il pallone, che termina in rete dopo l’appoggio di Sansone.

Skriniar 5,5: sempre a dare una mano in attacco, certe volte esagerando. In difesa, non marca Barrow al momento del cross decisivo per la rete del momentaneo pareggio.

De Vrij 5: Arnautovic fa praticamente tutto quello che vuole. Si fa spostare con facilità, è quasi irriconoscibile. Partita da dimenticare.

Dimarco 5: in difesa praticamente non c’è mai, anche se dovrebbe. Costretto a marcare Arnautovic di testa, la palla termina inesorabilmente in rete. In avanti si sacrifica, molto. Ben quattro tiri verso la porta: tre sono centrali, uno viene deviato. (dal 70’ D’Ambrosio 5,5: è l’unico che ci prova dopo lo svantaggio)

Dumfries 5: spinge molto sulla destra, ma i suoi attacchi sono confusi, deboli. Non è quasi mai andato sull’uno contro uno. (dall’80 Darmian SV)

Barella 5: primo quarto d’ora ad alta intensità, poi si spegne come tutta la squadra. Mai un inserimento decisivo, mai un passaggio altrettanto decisivo. Solo tanta indecisione. (dal 53’ Sanchez 5: si intestardisce e non passa mai palla, anche quando la situazione lo richiede. Alla fine, non combina nulla e non aiuta i suoi compagni).

Brozovic 5: ingabbiato. Inseguito costantemente dal lavoro di Barrow, non riesce a esprimersi. Non si è quasi mai visto, e questo non è da lui.

Calhanoglu 5,5: mattatore insieme a Perisic del primo quarto di gara- La spinta finisce presto, ma fino alla sua sostituzione l’Inter ha un palleggio principalmente grazie a lui. Ma la prestazione resta comunque negativa. (dall’80’ Gagliardini SV)

Perisic 6: fa un gol straordinario dopo appena tre minuti, è l’uomo in più dell’Inter, anche nel momento di difficoltà. Poi, una rimessa laterale scriteriata verso la porta – sommato all’errore di Radu – costa all’Inter il primo posto in classifica.

Lautaro 5: evanescente. Ha un paio di occasioni ma le spreca in malo modo. È mancata soprattutto la sua grinta in avanti.

Correa 5,5: meglio rispetto alle ultime uscite ma comunque al di sotto della sufficienza. Sbaglia soprattutto sull’ultimo passaggio. Nel secondo tempo è sua l’occasione più pericolosa dell’Inter. (dal 66’ Dzeko 5: lanciato nella mischia per trovare il gol vittoria, in mezzo al campo scompare, evapora. Non è mai al centro dell’attacco e non fa neanche un tiro in porta).

All. Inzaghi 5: era la partita da vincere e invece l’ha persa. Nel momento migliore della sua squadra in quanto a rendimento stagionale e con la possibilità di avere una mano sullo Scudetto. Ora il Milan è avanti e vincerle tutte potrebbe non bastare.

Luca Blindo: appello e appuntamento alla domenica

Sulle vicende extra campo che hanno riguardato la Comunicazione interna dell’Afragolese Calcio in questi ultimi giorni è intervenuto sui Social il cantante Luca Blindo

Così Luca Blindo sui Social

“Mi trovo fuori al campo Moccia di Afragola dove la nostra squadra – l’Afragolese che milita in Serie D – già da molti anni non è in grado di usufruire della struttura causa inagibilità. Al di là di questo, ho seguito tramite facebook le ultime vicende dell’accaduto in Società. Mi dispiace per gli episodi verificatosi, ma sono consapevole dell’umiltà che c’è stata da un lato nel chiedere pubblicamente scusa

il riferimento è alla diatriba di genere intercorsa nella comunicazione tra i vertici della Società stessa

e dall’altro lato spero vi sia la stessa consapevolezza nell’accettare le scuse medesime da parte della massima Dirigenza e di tutta la città di Afragola, per guardare avanti nel bene comune in un momento così importante in cui l’Afragolese sta lottando per i playoff che porterebbero in Lega Pro.  

Questa la posizione del cantautore in direzione di disgelo reciproco in merito alle prese di posizioni delle due parti in causa dialettica ripresa in queste ore dai media locali

Sarebbe un sogno per la città il salto di categoria. Da tifoso spero che cittadini, tifosi e Società siano uniti e possano ripartire più forti di prima. Lo dico da tifoso, non da artista. Così come spero che l’anno prossimo possiamo vedere giocare la nostra amata Afragolese qui al Moccia. Infine un appello alle testate ed alle tv web: se volete parlare di calcio, il gossip lasciamolo alle tv nazionali che trattano il trash”. 

Luca Blindo da appuntamento la domenica al seguito dell’Afragolese Calcio e a seguire del nuovo progetto Social targato ViViCentro Network “Pianeta Spettacolo” in onda la domenica alle 17.00

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la nuova trasmissione Social di ViViCentro in diretta la domenica alle 17.00 su Facebook-Youtube-Twitch interamente dedicata agli Spettacoli con focus musica

Givova Scafati, vittoria a Capo D’Orlando e primato sicuro

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È ormai ufficiale: con la W nel recupero del PalaFantozzi per 67-76, i gialloblu chiudono al primo posto il girone rosso.

Con una giornata di anticipo rispetto al termine della stagione regolare, la Givova Scafati può festeggiare il primo posto assoluto nel girone rosso del campionato di serie A2. Il successo esterno per 67-76 ai danni dell’Infodrive Capo D’Orlando nel recupero del secondo turno della fase ad orologio ha permesso alla compagine dell’Agro di raggiungere il tanto agognato obiettivo stagionale per cui ha lavorato con impegno e dedizione in così tanti mesi, da agosto ad oggi.

Senza l’infortunato De Laurentiis, i campani sono riusciti ad imporsi sui siciliani, grazie alle superiori percentuali di tiro da ogni parte del campo, nonché al dominio sotto i tabelloni. I padroni di casa, orfani di Traini e con Laganà a referto solo per onore di firma, hanno retto l’urto finché hanno potuto, per poi issare bandiera bianca nell’ultima frazione di gioco, quando a fare la differenza è stato il superiore tasso tecnico di Monaldi (19 punti), Clarke (13 punti), Daniel (14 punti) e soci.

LA PARTITA: Infodrive Capo D’Orlando vs Givova Scafati

Comincia di gran carriera la sfida dei padroni di casa: trovano canestri importanti dai due statunitensi Mack e King, che prendono per mano la squadra e la trascinano subito avanti 10-3 al 5’. Clarke, Ikangi e Daniel si sobbarcano sulle spalle il peso dell’attacco ospite e piazzano un break di 0-7 che riporta la contesa in perfetta parità 10-10 al 6’. Le motivazioni dei biancoazzurri fanno la differenza, la difesa regge l’urto e quindi, con Mack ed Ellis, il punteggio passa sul 17-11 all’8’: il gap viene poi rimpinguato di misura nelle ultime battute del primo quarto, che termina 20-13 per i messinesi.

La Givova Scafati capisce che è arrivato il momento di stringere le maglie della difesa e di maggiore intensità e vigore nella propria metà campo. Non basta però a fermare l’agonismo dei giovani ed ardimentosi atleti di casa, che aumentano il proprio margine di vantaggio (27-19 al 15’). Coach Rossi chiama time-out: i suoi uomini reagiscono con orgoglio e costruiscono (con Monaldi, Daniel e Clarke) un parziale di 0-7 che riporta in gara i viaggianti (27-26 al 17’). Gli ultimi minuti del primo tempo sono tutti di marca gialloblu, con l’ex Mobio spina nel fianco della difesa siciliana: l’intervallo arriva sul 29-32.

Rotnei Clarke della Givova Scafati attacca l'area di Capo D'Orlando

Capitan Rossato e compagni riescono a conservare la testa della sfida disputando una gara accorta in difesa ed ordinata in attacco, selezionando le conclusioni e caricando di falli la difesa orlandina. Col trascorrere dei minuti aumenta il margine di vantaggio degli ospiti, che giocano bene e si divertono (37-44 al 25’). Ci prova Mack, con l’ausilio di Ellis e Poser, a non far scappare gli avversari (46-46 al 27’). È un buon momento per gli uomini di coach Sussi, che però devono fare i conti con un ottimo Monaldi, autore dei canestri che consentono a Scafati di terminare avanti la terza frazione (53-56).

I gialloblu provano a chiudere la pratica nei primi minuti dell’ultimo periodo, con un parziale di 0-8 (53-64 al 31’). Col trascorrere dei minuti, la squadra di casa esce praticamente di scena, fatica a tenere il ritmo ed il passo dei più quotati avversari, che invece prendono il largo senza grossi problemi (58-72 al 36’). Gli ultimi minuti sono solo garbage time. Finale: Infodrive Capo D’Orlando 67 – Givova Scafati 76.

Clicca QUI per ascoltare la video intervista a coach Rossi

Valerio Cucci della Givova Scafati difende la palla dai giocatori di Capo D'Orlando

I TABELLINI

INFODRIVE CAPO D’ORLANDO – GIVOVA SCAFATI 67-76

INFODRIVE CAPO D’ORLANDO: Diouf 3, Mack 18, Ellis 12, Bartoli 8, Laganà n. e., Poser 11, Telesca 0, Vecerina 1, Teirumnieks n. e., Reggiani 2, Tintori n. e., King 12. Allenatore: Sussi David. Assistente Allenatore: Rabbolini Edoardo.

GIVOVA SCAFATI: Mobio 6, Daniel 14, Grimaldi n. e., Parravicini, Ambrosin 3, Clarke 13, Rossato 7, Monaldi 19, Cucci 9, Ikangi 5. Allenatore: Rossi Alessandro. Assistente Allenatore: Nanni Francesco.

ARBITRI: Masi Andrea di Firenze, Gagliardi Gianluca di Anagni (Fr), Marzulli Marco di Pisa.

NOTE: Parziali: 20-13; 9-19; 24-24; 14-20. Falli: Capo D’Orlando 18; Scafati 22. Usciti per cinque falli: Daniel. Tiri dal campo: Capo D’Orlando 25/65 (38%); Scafati 25/65 (38%). Tiri da due: Capo D’Orlando 22/45 (49%); Scafati 15/36 (42%). Tiri da tre: Capo D’Orlando 3/20 (15%); Scafati 10/29 (34%). Tiri liberi: Capo D’Orlando 14/21 (67%); Scafati 16/20 (80%). Rimbalzi: Capo D’Orlando 39 (12 off.; 27 dif.); Scafati 47 (15 off.; 32 dif.). Assist: Capo D’Orlando 19; Scafati 23. Palle perse: Capo D’Orlando 13; Scafati 15. Palle recuperate: Capo D’Orlando 6; Scafati 9. Stoppate: Capo D’Orlando 0; Scafati 2.

Formula Uno, Race Direction: Wittich e Freitas positivi al Covid e a rischio per Miami

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Formula Uno: al termine del Gran Premio di Imola, i due direttori di gara Wittich e Freitas sono risultati positivi al Covid 19. La loro presenza per il prossimo GP di Miami è a forte rischio

Formula Uno, Race Direction: Wittich e Freitas positivi al Covid e a rischio per Miami

 

Non arrivano belle notizie dalla Race Direction. Nei giorni scorsi infatti, i due direttori di gara, Niels Wittich e Eduardo Freitas, sono risultati positivi al Covid-19. Un annuncio che preoccupa la Formula Uno, in particolare la Race Direction, in vista di Miami in cui si rischia di non aver nessun direttore di gara presente in pista.

 

La FIA corre ai ripari

Il tempo per negativizzarsi ovviamente c’è, ma anche la possibilità che a Miami, nel weekend in programma dal 6 all’8 maggio, i due direttori di gara risultino ancora positivi. Questo tema è stato trattato già nella giornata di martedì, a Londra durante la F1 Commission, e si iniziano già a studiare le prime operazioni.

 

Opportunità  VAR

Non si esclude infatti la possibilità che la direzioni gara operi, in buona parte, da remoto. A Wittich potrebbe essere incaricata l’opportunità di  lavorare a Ginevra, dalla nuova sala “VAR” della Formula Uno. La Virtual Race Control Room è una “new entry” per la stagione 2022 ed è, da quattro gare ovviamente, utilizzata  per evitar di ripetere una situazione simile ad Abu Dhabi 2021, in cui Verstappen si laureò campione del mondo con tanti eventi dubbi ed errori commessi dall’ex direttore di gara Michael Masi. Se questa decisione dovesse essere confermata, allora toccherà al  Permanent senior adviser Herbie Blash e al vicedirettore di gara dell’evento Colin Haywood, essere presenti in pianta stabile sul circuito.

 

Nessuna chance per Masi

Un’altra idea sarebbe quella di affidarsi a Scott Elkins, direttore di gara della Formula E. Non trovano invece conferma le voci di un possibile ritorno da parte di Michael Masi, che potrebbe anche salutare presto la Federazione Internazionale.

 

 

Camorra: Scarcerato il boss Pasquale D’Alessandro

Il boss Pasquale D’Alessandro, dopo 19 anni dietro le sbarre, è tornato libero.

Castellammare trema dopo l’ultima scarcerazione eccellente: Pasquale D’Alessandro è tornato libero nella giornata di ieri, e già oggi potrebbe aver fatto rientro nella sua roccaforte a Scanzano.

Il primo genito di Michele D’Alessandro, padrino e fondatore della cosca, ha scontato una pena a 19 anni per associazione a delinquere, estorsione e detenzione di armi da fuoco.

Da segnalare che pende su di lui una condanna in primo grado a 18 anni per associazione e traffico di droga, inflitta lo scorso Giugno nell’ambito del processo Sigrfido.

Inoltre è stato assolto in un processo scaturito nell’ambito dell’inchiesta Tsunami, che lo vedeva imputato nel 2006, insieme alla madre Teresa Martone, in un estorsione di 25 mila euro ai danni di un imprenditore edile stabiese.

Pasquale D’Alessandro, il 4 Maggio, in compagnia del fratello Vincenzo, alla madre Teresa Martone, al suocero Sergio Mosca e ad altri esponenti criminali dei Cesarano tra cui Nicola Esposito, alias “o’mostro”, si dovrà presentare al tribunale di Torre Annunziata per un udienza preliminare riguardante un processo che lo accusa di estorsione.

Solo 5 mesi fa Paquale D’Alessandro aveva avuto la conferma al 41 bis: Infatti gli avvocati del boss presentarono un ricorso contro il regime del carcere duro alla Corte di Cassazione che fu respinto poiché i giudici ritenevano l’esponente del sodalizio ancora pericoloso.

Questa scarcerazione potrebbe ridisegnare le gerarchie del clan di Scanzano che, secondo le dichiarazioni dei pentiti, sarebbe retto dallo zio Luigi D’Alessandro, alias Gigginiello, indagato nel delitto Corrado, e dal fratello Vincenzo.

Infatti anche mentre era in carcere continuava a gestire gli affari della cosca.

Dagli atti dell’inchiesta Cerbero emergono le intercettazioni dei colloqui del boss Pasquale D’Alessandro con i suoi parenti, ai quali indicava gli imprenditori stabiesi che avrebbero dovuto garantire il loro supporto economico alla famiglia.

Per gli inquirenti, Pasquale D’Alessandro rappresenta una delle menti più brillanti della seconda generazione della sua famiglia, capace di riciclare montagne di denaro che ha investito in aziende consolidate, e di gestire i rapporti con gli amministratori pubblici in modo da controllare direttamente o indirettamente gli appalti.

Per l’ex killer Pasquale Rapicano, il boss avrebbe riciclato parte dei guadagni provenienti dalle estorsioni (clicca qui per leggere l’articolo) e dal traffico di droga in concessionari addetti alla vendita di auto e moto, in hotel della penisola sorrentina, negozi di elettronica, aziende impegnate nella lavorazione del ferro e produzione di generi alimentari.

Inoltre Pasquale D’Alessandro è coniugato con Carolina Mosca, figlia di Sergio Mosca, luogotenente e amico fraterno del padrino Michele. Un matrimonio “politico” che legò in modo indissolubile le due famiglie criminali e che rende Pasquale D’Alessandro il fulcro principale e l’anello di collegamento con l’altra ala potente della famiglia.

Da questa unione è nato Luigi D’Alessandro, la cui figura criminale è emersa nell’inchiesta Domino Bis.

Il figlio, il baby boss Luigi D’Alessandro

Secondo le ultime inchieste il suo posto al tavolo di comando sarebbe stato preso dal figlio Luigi D’Alessandro (classe 1998), grazie anche al placet della nonna Teresa Martone.

Secondo le dichiarazioni di Rapicano, Luigi D’Alessandro, attualmente in carcere, entrò nel clan a 18 anni.

Era lui a gestire i rapporti con gli alleati Vitale, il referente della famiglia nella gestione del traffico di droga e per la programmazione degli omicidi. (leggi qui l’articolo).  

Nell’aprile del 2021 il Riesame ha rigettato la prima richiesta di scarcerazione, ma i suoi legali non si sono arresi e hanno presentato ricorso.

Il nodo riguarda soprattutto il ruolo che Luigi avrebbe ricoperto nel clan già nel 2017, infatti, il giorno dopo l’omicidio Fontana, il baby boss sarebbe stato affiancato da una scorta che lo avrebbe seguito nei suoi spostamenti.

La prova sarebbe un intercettazione risalente al luglio del 2017, pochi giorni dopo il delitto Fontana: il baby boss è stato intercettato in auto con un parente, con due motociclette che lo affiancavano durante gli spostamenti.

Il clan, in quel momento avrebbe attivato la scorta per il figlio del boss,  fatto che, secondo la ricostruzione dell’Antimafia, legittimerebbe Luigi come figura apicale del clan.

La difesa ha provato a smontare questa tesi, sostenendo che quel giorno Luigi D’Alessandro si stesse recando in officina per una riparazione della sua auto, giustificando la presenza di altre persone con la motivazione dell’utilizzo di un passaggio per il rientro nella propria dimora.

Una giustificazione che non avrebbe convinto i giudici che hanno rigettato il ricorso.

A pesare inoltre sulla decisione della conferma della custodia cautelare sarebbero alcune intercettazioni che lo vedono impegnato nell’aiutare il nonno, Sergio Mosca, nello svolgimento delle attività illecite della famiglia.

Luigi, quindi, continuerà a seguire dal carcere il processo che lo vede imputato per l’accusa di associazione a delinquere.

Le altre super scarcerazioni 

Una scarcerazione, quella di Pasquale D’Alessandro che si va ad unire a quella dell’alleato Paolo Carolei che rafforzò l’alleanza con il clan Di Martino-Afeltra attraverso il matrimonio della figlia Anna con l’esponente del clan dei monti lattari Fabio Di Martino, alias “o’ lione”, e dei rivali e condannati a morte Michele Onorato, detto “o’pimontese”, del clan Cesarano, e Raffaele Di Somma, esponente del clan operante nel quartiere di Santa Caterina.

Vivicentro vi aveva già parlato della Geografia attuale della camorra stabiese (leggi qui l’articolo).

Uno scenario inquietante che rende Castellammare una delle capitali europee del crimine organizzato.

Metti “mi piace” alla nostra pagina Facebook! – De Feo Michele / Redazione Campania

Juve Stabia, attesa per l’esito del ricorso contro il -2 e per la risposta del Tribunale sulla richiesta di ristrutturazione del debito

Juve Stabia, ore importanti e di frenetica attesa per conoscere l’esito del ricorso presentato dalla società contro il -2 di penalizzazione e contemporaneamente per la risposta che dovrebbe arrivare dal Tribunale a stretto giro circa la richiesta di ristrutturazione del debito.

La stagione regolare delle Vespe si è conclusa domenica scorsa con il poker rifilato alla Virtus Francavilla ma la penalizzazione di 2 punti subita dalla società stabiese per non aver pagato entro il 16 febbraio scorso i contributi INPS e IRPEF ha impedito alla Juve Stabia di accedere dalla porta principale ai playoff che si disputeranno a partire da domenica 1 maggio.

Sul campo le Vespe hanno conquistato 51 punti che avrebbero significato decimo posto al posto del Picerno che a sua volta a quota 50 sarebbe scivolato all’undicesimo posto fuori dalla griglia playoff.

Juve Stabia Virtus Francavilla Lega Pro Girone C (24) STOPPA

E così mentre a Monopoli inizia la vendita dei biglietti per la gara di playoff col Picerno e viene anche designata la quaterna arbitrale, in casa Juve Stabia si attende l’esito del ricorso che potrebbe riaprire la possibilità di disputare i playoff in caso di esito positivo o, in caso negativo, decretare la chiusura della stagione 2021-2022 per le Vespe.

Walter Novellino ha voluto tenere giustamente tutti i calciatori della rosa sulla corda in attesa dell’esito del ricorso e a partire da martedì le Vespe hanno ripreso regolarmente gli allenamenti, come dimostrano le storie pubblicate sui social Facebook e Instagram, come se domenica prossima la Juve Stabia dovesse regolarmente scendere in campo per il primo turno dei playoff.

L’ATTESA IN CASA JUVE STABIA SULL’ESITO DEL RICORSO CONTRO IL -2 DI PENALIZZAZIONE

Atteso a stretto giro l’esito del ricorso che verrà esaminato dalla Corte d’Appello Federale che di solito esamina le procedure d’urgenza il venerdì. Molto probabile quindi che tra oggi e massimo domani ci sia una risposta definitiva anche su questo fronte.

La tesi difensiva della Juve Stabia è facilmente immaginabile. Per richiedere la ristrutturazione del debito, in sostanza uno sconto sul pagamento della propria massa debitoria, la Juve Stabia è stata costretta dal Tribunale a cristallizzare tutta la propria posizione debitoria al 4 novembre 2021 e per questo non è stato possibile fare alcun pagamento relativo al periodo antecedente la suddetta data e quindi i contributi previdenziali e le ritenute Irpef con scadenza 16/02/2022 non sono stati versati ed è arrivato il deferimento.

Tra l’altro la circolare che ha introdotto il pagamento dei contributi entro il 16 febbraio 2022 è stata aggiunta successivamente con una circolare del dicembre 2021, praticamente in corso d’opera rispetto alla creazione del piano di pagamento annuale cui sono tenute le società e quindi la Juve Stabia si è trovata spiazzata avendo nel frattempo chiesto il concordato e la ristrutturazione debitoria.

Altro tema molto caldo che sta tenendo banco tra i tifosi in questi giorni oltre al ricorso avverso il -2 di penalizzazione è sicuramente la risposta che si attende dal Tribunale a stretto giro anche per ciò che concerne la richiesta di ristrutturazione del debito. Anche su questo fronte nei prossimi giorni ci potrebbero essere importanti novità dalle quali dipende il futuro del club e la possibilità di un futuro roseo per la società stabiese che sarebbe la condizione indispensabile per poter pensare ad una grande Juve Stabia nel prossimo futuro.

 

Pronto a Castellammare il varo del troncone prodiero di “Queen Anne” 

Pronto a Castellammare il varo del troncone prodiero di “Queen Anne” nave da crociera della classe “Pinnacle serie 4”. Il varo domani 29 Aprile alle ore 11.00

Nell’ultimo nostro articolo sugli storici Cantieri Navali di Castellammare di Stabia, del 9 aprile 2022, scrivevamo:

Tra chiari (pochi) e scuri (tanti) arriviamo ad oggi per annotare che, sempre nel cantiere di Castellammare di Stabia, troviamo in costruzione la Explora II, seconda nave del nuovo brand di lusso del Gruppo MSC, Explora Journeys (nella foto di copertina la Explora I).

La Explora II ha iniziato a prendere forma, con la cerimonia del taglio di lamiera, che si è svolta il 6 ottobre 2021 a Castellammare di Stabia,

La Explora II verrà poi spostata, dopo il varo, nei cantieri di Sestri Ponente.per l’allestimento finale, e sarà consegnata nell’autunno del 2024 per entrare poi in servizio nel 2026.

Oggi, 28 Aprile, eccoci a riscrivere ancora della produzione dei Cantieri stabiesi perché domani, 29 Aprile 2022, ci sarà un nuovo varo.

Il nuovo varo sarà quello di “Queen Anne” nave da crociera della classe “Pinnacle serie 4”.

Non si tratta del varo dell’intera nave ma “solo” del troncone prodiero (quello di prua) ma non si tratta di un troncone qualsiasi visto che ha la dimensione di quasi 180 metri di lunghezza.

La nave è la 249esima della flotta della “Cunard Line”, storica compagnia di crociera inglese.

Il taglio della prima lamiera è avvenuto presso lo stabilimento stabiese l’11 ottobre 2019, mentre il nome dell’unità è stato comunicato ufficialmente lo scorso febbraio 2022.

Una volta ultimata, “Queen Anne” raggiungerà circa 322 metri di lunghezza per 35 di larghezza, 113 mila tonnellate di stazza lorda; con una capacità di 3000 passeggeri e un costo finale di circa 600 milioni di dollari. Tutto pronto dunque.

Un vero e proprio gioiello che conferma ancora una volta le abilità, il bagaglio professionale e umano delle maestranze dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia.

Il varo sarà effettuato con i tradizionali, antichi, riti che saranno  messi in pratica, ancora una volta, dalle maestranze stabiesi per le operazioni del più antico sistema di varo, a scivolo, della “Fabbrica delle Navi” più antica d’Europa.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Dolci senza lievito: 6 ricette da gustare

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Considerato fondamentale per la buona riuscita di tutti i dolci, il lievito è presente in gran parte delle ricette di torte e biscotti. Sebbene però contribuisca a rendere soffice e morbido il risultato, il lievito può dare sensazioni di pesantezza e gonfiore dopo aver mangiato. Per la gioia di chi è alla ricerca di dolci senza lievito, non meno caloriche, ma più semplici da digerire, tante sono le ricette da sperimentare, senza perdere in gusto e golosità. Adatte a colazione, merende e dessert per chiudere un pranzo in compagnia, la scelta è vasta e comprende ingredienti e procedimenti alla portata di tutti.

I primi dolci che vi presentiamo sono i Brownies

Tra i dolci più amati da grandi e piccoli: morbidi e ricchi di golosità, i brownies sono semplici da preparare e versatili nel gusto. Nella classica versione, i brownies al cioccolato fondente hanno bisogno di pochi ingredienti e semplici passaggi: burro, farina, uova, zucchero e cioccolato danno vita ad una delle merende e colazioni più golose di sempre. Per chi non si accontenta, si possono arricchire con frutta secca, come noci pecan e nocciole. Per chi ama il gusto deciso, gocce di cioccolato fondente unite ad un’aggiunta di caffè sono da provare.

Pan di Spagna

È la base per eccellenza per le torte di compleanno: nella sua ricetta originale non prevede lievito, ma sfrutta l’aria inglobata da tuorli e albumi per svilupparsi in cottura. Se gli ingredienti sono pochi ed essenziali, il procedimento è un po’ più laborioso, perché richiede di montare a lungo le uova, così da far incorporare maggiore aria e ottenere un risultato alto e soffice. Niente paura però: con l’aiuto di una planetaria o di uno sbattitore elettrico, si allenerà solo la pazienza e la torta della festa è assicurata.

Cheesecake

É la torta estiva per eccellenza, perfetta per chi anche con le temperature più calde non vuole rinunciare ad un fresco dessert. Classico della pasticceria americana, la cheesecake è ormai diffusa in tutto il mondo e la ricetta è senza lievito. Cremosa e morbida, si può gustare nella versione naturale allo yogurt o arricchita di frutta come fragole e mirtilli. Biscotti sbriciolati e cioccolato fuso sono una delle varianti apprezzate dai più golosi.

Torta sbrisolona

Senza lievito e croccante, la frolla è certamente tra le preparazioni di base della pasticceria più versatili. Ed è proprio da una frolla friabile arricchita di mandorle che è composta la torta sbrisolona, il dolce mantovano dalle mille versioni. Perfetto per chi ama i dolci secchi e croccanti, può essere arricchita da una morbida crema alla ricotta e gocce di cioccolato, per una golosità unica.

Torta caprese

Dalle mandorle nasce anche la torta caprese, senza lievito e anche senza glutine. Non prevede infatti farina la ricetta inventata agli inizi del Novecento da Carmine Di Fiore, che, si dice, si dimenticò di aggiungere l’ingrediente al composto prima della cottura. Il risultato è una torta umida e morbida, dal gusto intenso e avvolgente del cioccolato fondente e della frutta secca. Facile da preparare, è perfetta per concludere un pranzo in famiglia o con amici.

Salame di cioccolato

Non solo senza lievito, ma anche senza cottura: il salame di cioccolato è uno dei dolci più amati e più semplici da preparare. Il dolce unisce la morbidezza del cioccolato alla croccantezza dei biscotti secchi e può essere arricchito da un goccio di rum o di caffè, dal noci pecan o torrone sbriciolato. Per chi vuole renderlo ancora più semplice, esistono anche le versioni senza uova, che non perdono in compattezza e gusto.

Photo by Habib Dadkhah on Unsplash

Recupero Bologna-Inter 2-1: debacle nerazzurra al Dall’Ara

RECUPERO BOLOGNA-INTER 2-1 – Finisce 2-1 per il Bologna al Dall’Ara contro l’Inter, nel recupero della 20ª giornata. Nerazzurri in vantaggio con Perisic. Rossoblù in rimonta con Arnautovic e Sansone.

Recupero Bologna-Inter 2-1

Recupero Bologna-Inter 2-1. Incredibile al Dall’Ara! Il Bologna batte i nerazzurri in rimonta, costringendoli al secondo posto in classifica. Chance sprecata per l’Inter, che, in caso di vittoria, avrebbe potuto superare il Milan. Al gol di Perisic risponde Arnautovic. Nel finale, Sansone approfitta di un errore di Radu e firma la rimonta. La squadra di Simone Inzaghi non è più padrona del proprio destino. Ora è il Milan ad essere in testa alla classifica. Ecco la cronaca del recupero Bologna-Inter 2-1.

Primo tempo

Partenza a razzo per l’Inter: Perisic prende palla sulla fascia, scambia con Barella, compie un tunnel su Barrow e scarica un potente sinistro all’incrocio dei pali. 1-0 Inter dopo tre minuti. C’è solo Inter nei primi minuti. Al 9’, tenta il tiro Dimarco, respinge Skorupski. Dopo venticinque minuti, i nerazzurri dominano, ma al 28’, Arnautovic stacca di testa e insacca alle spalle di Radu. 1-1 Bologna. Il primo tempo finisce senza molte altre emozioni.

Secondo tempo

Comincia meglio l’Inter, con un Dimarco scatenato. Al 49’, il primo tiro dell’esterno italiano è centrale, parato da Skorupski. Lo stesso tre minuti più tardi, con un altro tiro di Dimarco. Al 55’, colpo di testa di Correa, para ancora il portiere bolognese. La partita è chiusa, bloccata, con i nerazzurri che non trovano sbocchi e i rossoblù che aspettano l’occasione per fare male.

Al 74’, Lautaro tenta il colpo di testa, ma finisce altissimo. Sette minuti più tardi, da rimessa laterale, Perisic passa ingenuamente a Radu che, pressato, commette un incredibile errore mancando il pallone. Sansone si fionda e segna da meno di un metro a porta vuota. 2-1 Bologna. C’è tempo, per l’Inter, solo di un’occasione sui piedi D’Ambrosio, ma un difensore emiliano salva sulla linea. Finisce così il recupero Bologna-Inter 2-1.

Napoli, De Laurentiis dà un messaggio ai tifosi del Napoli

 

De Laurentiis dopo il ko con l’Empoli ha lasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli dando anche un messaggio ai propri tifosi.

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, la radio ufficiale della società.

Il presidente azzurro si è concentrato su tanti temi come il prossimo mercato, le reazioni dopo il ko con Empoli e i rinnovi.

Le parole di De Laurentiis ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

Questo è un ritiro arcaico?

”Successivo ad una vampata di calore che ti prende da tifoso. Quando guardi una partita, seppur da presidente, diventi un tifoso da curva A, B o distinti: sono tutti tifosi puri! Io mi sono messo nei loro panni, dopo quei nove minuti ero diventato rossissimo. Mia moglie ha avuto paura. Rimani male perché hai offeso l’identità napoletana, i 5000 ad Empoli, i 160 milioni nel mondo. Quando non sai cosa fare reagisci e dici sì al ritiro. A mente fredda ci ripensi e capisci che è retaggio di un calcio vecchio”.

 

“Il calcio oggi è un’industria vera con regole precise, ed oggi sorrido quando leggo alcune cose. De Laurentiis padre-padrone, mancano persone importanti in società’. il Napoli con me ha fatto una cavalcata magica. Per rispetto della storia del Napoli io presi il nome di Napoli Soccer, per poi tornare col vecchio nome in Serie B.

Ricordo ancora che per la UEFA non eravamo più nessuno, ma in Serie C c’erano sessantamila tifosi per noi.

Poi ci siamo rinforzati pian piano, con calma. Ma forse tutti abbiamo sottovalutato la pandemia: abbiamo fatto un mercato invernale che non facevamo mai, abbiamo investito tanto su Osimhen, Lozano e ci siamo ritrovati in situazioni particolari.

La pandemia ci ha distrutto infatti abbiamo perso 220 milioni di euro! Sponsor via, stadi chiusi, entrate in meno, eppure siamo ancora qua, e qui vogliamo rimanere”.

Ha parlato con lo staff tecnico?

Con lo staff tecnico mi sono intrattenuto per parlare con Spalletti. Gli ho detto che siamo partiti bene: forse la preparazione ha dato risultati ottimi. Ho chiesto se ci fosse rallentamento negli allenamenti e loro mi hanno risposto di no. Io ho piena fiducia di Spalletti. L’ho pregato di valutare bene queste ultime partite”.

Lo scudetto rimane ancora un obiettivo di quest’anno?

“Noi siamo partiti con un’idea precisa ovvero quella di recuperare la Champions. Ci mancano quattro punti, e non farli in quattro partite sarebbe un fallimento. I calciatori sono delle aziende, e l’ho detto a loro tavolo per tavolo. Perciò, in quanto gruppo unitario e unito, devono combattere col coltello tra i denti, perché ne va della loro credibilità etica e professionale. Devono difendere il colore azzurro. Per me sono un gruppo straordinario. 

Morale?

“Mi aspettavano attentamente, qualcuno ha avuto la forza di entrare nel merito ed evidentemente dimostrava partecipazione alla dialettica. Gli ho spiegato che i tifosi hanno sempre ragione, perché a loro non è dato di sapere tutti i retroscena di una squadra, di un gruppo, di un allenatore. Loro vogliono resettare l’ansia che la vita quotidiana gli dà”.

Come procede il rinnovo di Mertens?

“Lui ha un’opzione per un altro anno. Con tutti i problemi degli ultimi anni c’è bisogno di risedersi e parlare. Gli ho detto che deciderà lui la data. 

Pensa che ci possono essere buone possibilità per il rinnovo?

“Lui è innamorato dello stile di vita di questa città. Credo che sia la persona che ha lasciato il segno. Andrebbe consegnato a lui un pallone tutto azzurro con la scritta in oro ‘Grazie Ciro‘. Non ci dovrebbero essere problemi”.

Come sarà il prossimo Napoli?

“Sono sempre stato proiettato al futuro. Noi dobbiamo capire dove sta andando il calcio. Le partite stanno diventando troppe, tutte a discapito dei campionati nazionali. I tifosi, però, vogliono soprattutto il campionato. Se però si è troppo esterofili, troppo amanti dell’Inghilterra, si inventano cose nuove e non buone per i tifosi. 36 squadre in Champions, con quattro da recuperare dagli anni scorsi? Non è una bella cosa. O si riducono le squadre nazionali, oppure bisognerebbe spiegare come fare tutte queste partite”.

Cosa pensa di Kvaratskhelia?

“Speriamo sia un colpaccio. Possiamo dire senza dubbio che è un calciatore del Napoli.

Quanto spesso va a Castel Volturno?

“Mi ero preposto di venire più spesso a Castel Volturno. Non sono venuto per un motivo: io vivo quotidianamente 10 attività oltre al Napoli e al Bari. Se io fossi venuto tutti i giorni qui, al primo anno di un nuovo allenatore anche di una certa esperienza, mi sarebbe sembrato sbagliato. Io ad inizio anno già dissi l’obiettivo: la Champions. La classifica ha fatto ingolosire tutti, e va bene così: ci ha dato un paracadute”.

Risultati negativi a Napoli?

“Si sono incazzati sia Maradona che San Paolo, come se fossero responsabili dei nostri risultati. Lasciamo stare santi e protagonisti della storia. I problemi sono quelli di una valutazione che farò a fine anno sui vari reparti, che devono essere più crossabili e crossati. Non bisogna rimanere separato ognuno per sé, o dare responsabilità agli altri. 

Infortuni muscolari?

“Vedremo. Farò un confronto con le altre squadre su infortuni e numero di partite”.

Messaggio ai tifosi?

“Chiedo scusa a tutti i tifosi a nome della squadra. Venite sempre allo Stadio, abbiamo bisogno del vostro calore. Sintonizzatevi sullo stadio virtuale, che ci servono le vostre onde positive. Non ascoltate i giornalisti ed ex calciatori del Nord. Il Sud da 300 anni fa invidia al Mondo, dobbiamo portare questa croce che ci farà risorgere ed essere sempre più importanti.

 

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Simone Improta/Redazione Sportiva

 

25 Aprile immancabilmente divisivo: inveterata tradizione nostrana

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Il 25 Aprile, coma da inveterata tradizione nostrana, è sempre stato immancabilmente divisivo ed avvelenato da polemiche storiche e politiche

La ricorrenza del 25 Aprile ogni anno è immancabilmente foriera di polemiche che vedono contrapposti diversi schieramenti, ora politici ora di opinione.

Nei decenni passati erano i progressisti che inneggiavano, giustamente, ai valori della Resistenza da cui nacque la nostra Carta costituzionale. Puntualmente contestati dai nostalgici del passato regime, che si ostinavano a non riconoscere l’alto valore etico di quanti si offrirono generosamente ad impugnare le armi contro l’invasore nazista. Arrivando ad immolare anche la loro vita.

Spesso la lotta partigiana veniva liquidata sbrigativamente come una occasione in cui fu consumata quasi una sorta di resa dei conti tra fascisti autori di violenza ed antifascisti assetati di vendetta personale.

Se qualche fatto personale si è verificato, la liberazione dai nazisti di Napoli del ’43 – prima dell’arrivo degli anglo-americani – o la lotta nelle valli del Nord stanno a dimostrare – invece! – che la lotta armata partigiana non fu un mero fatto privato ma la tenace volontà di un popolo che insorse contro l’invasore straniero.

E bene ha fatto il Presidente Mattarella a sottolinearlo in questi giorni, quando ha detto che la mattina del 24 febbraio, alla notizia dell’invasione russa dell’Ucraina, ha pensato “agli ucraini svegliati dalle bombe e dal rumore dei carri armati”. Ed inevitabilmente la mente vola ai versi della celebre e struggente canzone partigiana che recita: “una mattina mi son svegliato ed ho trovato l’invasor…”. Tutti abbiamo cantato “Bella ciao”, con questa immagine drammatica davanti al cuore. Ma tanti nostri connazionali hanno sempre contestato questa canzone patriottica perché “di sinistra”. Come se un invasore di un paese libero, potesse essere considerato un benefattore!

Quest’anno la polemica, sopita sulla nostra trita e ritrita diatriba nazionale, inevitabilmente si è spostata sulla scena internazionale, dominata dalla brutale aggressione dell’Ucraina da parte della Russia. Tante anime belle si scandalizzano perché l’Occidente fornisce aiuti al paese aggredito. Ma se non li aiutiamo noi, che crediamo nella democrazia e nella autodeterminazione dei popoli, chi dovrebbe aiutare questi sventurati ucraini?

La senatrice Liliana Segre, ha giustamente affermato che “la nostra Liberazione non è stata conquistata con le parole e la Resistenza non è stata fatta senza sofferenza”. Che, tradotto, significa che un popolo ha il pieno diritto di difendersi dalle aggressioni straniere e chi crede nella democrazia ha il dovere di aiutare chi lotta per mantenere la propria libertà.

Ma nei cortei di ieri c’era chi contestava gli USA e la Nato, perché considerati, more solito, come guerrafondai. Quasi che a cominciare le ostilità contro un libero Stato fossero stati loro.

Giustamente qualcuno ha fatto notare che “non si capisce cosa c’entri la guerra in Ucraina col nostro 25 Aprile, che è la festa della liberazione dell’Italia dall’invasore tedesco e dai fascisti”. Quello che si cerca di mettere insieme è semplicemente una delle solite forzature della politicizzazione esasperata della quale è ammalata la società italiana.

Dovremmo tutti riflettere sul valore della democrazia e della libertà. E vigilare gelosamente sulla loro limpida applicazione. Non dimenticando che ci può essere sempre qualcuno in agguato, pronto a calpestarle. Ucraina dolorosamente docet.

25 Aprile immancabilmente divisivo: inveterata tradizione nostrana // Carmelo TOSCANO/ Redazione Lombardia

 

Campagna di sensibilizzazione contro la violenza a Napoli

Le autorità del capoluogo campano pronte a diffondere nuovamente la campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

L’iniziativa ricorrente a cura della Polizia di stato che tocca uno dei temi più delicati a livello sociale e non solo

Parte l’iniziativa

“Questo non è amore” è il nome della campagna di sensibilizzazione portata avanti dalla polizia contro la violenza sulle donne; le forze dell’ordine operanti nella zona di Napoli e dintorni sono pronte a far partire quella che ormai è diventata un’iniziativa ricorrente e, purtroppo, ancora fin troppo necessaria in una società che contiene elementi dannosi per il gentil sesso.
Il Comune di Sant’Antimo è pronto ad ospitare un vero e proprio stand dove saranno presenti membri della Squadra mobile, del Commissariato di Frattamaggiore e della Divisione Anticrimine per rispondere a tutte le eventuali domande che le donne partecipanti potranno sottoporre agli operatori sull’argomento e su eventuali interventi di prevenzione e tutela in materia di violenza.

Il marcio di un popolo

In un periodo come questo, storicamente difficile, un periodo in cui tutti noi ci dovremmo stringere gli uni attorno agli altri per darci manforte e combattere chiunque minacci la nostra libertà e la nostra pace, è avvilente sapere che esistono alcuni soggetti che non vogliono altro che causare male al prossimo.
Quando il colpevole è un uomo(o donna) che esercita pressione fisica o mentale su una vittima, le conseguenze che possono verificarsi sono tante e alcune anche piuttosto gravi.
Francamente, da occhio esterno e privo di poteri in ambito giuridico, stento a credere che esista qualcuno che attenti alla salute fisica e mentale di qualcuno per il quale provano amore; è un controsenso bello e buono, che non crea altro che danni al colpevole e alla vittima.
Le motivazioni che portano allo scoppio di casi di violenza sono tanti e di svariata natura, con l’unica costante che la situazione non va mai a finire bene; si spera che queste campagne di sensibilizzazione, unite ad una maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine verso potenziali vittime concorrano alla diminuzione di eventi che vanno a creare una vera e propria macchia in una società che deve necessariamente accrescere la propria empatia verso chi soffre.

Campagna di sensibilizzazione contro la violenza a Napoli/Antonio Cascone/redazionecampania

Racket, riciclaggio, un conto in Svizzera: la ricetta dei D’Alessandro per schiavizzare l’economia stabiese

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È terrificante l’allarme dell’Antimafia: gli imprenditori stabiesi sono schiavi della legge del racket, pagano sistematicamente il pizzo, convivendo in modo omertoso e silenzioso con la camorra.

La situazione generale

Il quadro dipinto dall’inchiesta Cerbero è chiaro: la città è schiava della camorra.

L’indagine che ha coinvolto 35 affiliati al clan D’Alessandro indagati per associazione a delinquere, traffico di droga, racket e riciclaggio, racconta la capacità della cupola di Scanzano di insinuarsi nella politica e dell’enorme potere economico che i boss hanno accumulato negli ultimi 30 anni.

Una parte consistente degli atti riguarda decine di episodi estorsivi commessi dal 2011 fino al 2015.

Un fenomeno che per gli inquirenti sarebbe molto più esteso di quello che si evince dai documenti.

Dalle indagini si nota come, nonostante diversi esponenti di rilievo assoluto del clan siano dietro le sbarre, i D’Alessandro godano ancora dell’assoluto controllo del territorio.

Potere esercitato grazie all’ingresso delle nuove leve e dei suoi soldati storici che girano ancora a piede libero.

Questi riescono ad esercitare il loro dominio anche grazie al fatto che:

” La popolazione locale, consapevole delle violenze e delle minacce perpetuate in passato vive in uno stato di assoggettamento.

I commercianti pagano il pizzo regolarmente senza opporsi, così gli uomini del clan non devono quasi mai ricorrere all’uso della violenza.

Paura, sottomissione, rispetto. Tanti modi per chiamare quell’intreccio terrificante che ormai lega i commercianti della città delle acquee maniacalmente alla Camorra.

Se volessimo dare un titolo a questo stralcio del dossier Cerberus è “Connivenza”.

Connivenza che si evince dalle intercettazioni telefoniche nelle quali gli imprenditori che pagano la protezione chiederebbero al clan di intervenire nei confronti di clienti che non estinguevano i propri debiti o di dipendenti che rubavano soldi dalla cassa.

È proprio il caso di un ristoratore stabiese che avrebbe chiamato il clan per denunciare i camerieri che avevano rubato del denaro dalla cassa oppure quello di un titolare di un bar in centro che avrebbe chiamato Gianfranco Ingenito (factotum di Michele D’Alessandro, classe 92) poiché un cliente non avrebbe voluto pagare il conto.

In un altro paese un imprenditore avrebbe chiamato le forze dell’ordine, ma non a Castellammare, non nella città stritolata da ben 5 sodalizi criminali. Un comune che per l’ordinamento amministrativo è una città di provincia ma che, per la DIA, diventa una delle capitali europee del crimine organizzato.

Un sistema ben definito e collaudato, che grazie al radicamento capillare acquisito negli anni è arrivato ad infiltrarsi in tutte le branche dell’economia locale, controllando e sottomettendo mediante la legge del racket una buona fetta degli imprenditori stabiesi.

La camorra interviene in aiuto di “chi è a posto” ossia di chi paga al pizzo, sostituendosi allo stato, sfruttando la sua totale assenza, offrendosi come garante e detentore della giustizia e dell’ordine pubblico offrendo protezione.

Il micropizzo

Vedi che ti porto un imbasciata da Michele e della sua famiglia, se per Pasqua puoi fare un pensiero”

Queste le parole dell’aguzzino alla vittima di turno.

Il nuovo retroscena inquietante che emerge da “Cerberus” è il micro pizzo chiesto ai commercianti.

Infatti la richiesta economica in questo caso è una cifra simbolica: 100 euro.

Un “istituto” che il clan avrebbe creato non tanto per un guadagno per la cosca che fonda i suoi introiti criminali sul traffico di droga, ma per marcare il territorio e far sentire ai cittadini che in città esiste solo un potere, quello della camorra.

Il generale di questa strategia, all’epoca ventenne, sarebbe Michele D’Alessandro, classe’92, omonimo del nonno fondatore del clan negli anni ’80.

Il boss si sarebbe servito di Gianfranco Ingenito, suo braccio destro e factotum, come esecutore materiale per la raccolta del pizzo.

Per gli inquirenti si tratterebbe già di una figura di spicco del clan, infatti lo ritroviamo nell’inchiesta, insieme all’Ingenito, coinvolto come protagonista anche nell’affare del traffico di stupefacenti.

Il racket pagato offrendo gratuitamente i propri servizi

Alcuni imprenditori pagherebbero la tassa alla camorra stabiese offrendo gratuitamente i propri servizi, piegandosi al volere del sodalizio scanzanese.

È il caso di un noto locale della movida in penisola sorrentina dove gli uomini del clan di Scanzano avevano un tavolo riservato tutte le sere. Fiumi d’alcool e litri di champagne offerti gratuitamente per pagare il conto alla camorra e ottenere la loro protezione.

È anche il caso dei concessionari delle banchine del porto di Castellammare di Stabia. Negli ultimi anni il settore diportistico si è sviluppato, infatti sono aumentate il numero di imbarcazioni di privati e di aziende di charter che organizzano escursioni nel golfo di Napoli.

Questi attraccano le loro imbarcazioni nei moli stabiesi, pagando in media una cifra che si aggira sui 6 mila euro annui.

Spesa che non tocca i D’Alessandro che si servirebbero di questo servizio gratuitamente.

A ciò si aggiungerebbe una quota mensile sui guadagni primaverili-estivi che gli imprenditori portuali verserebbero nella banca del crimine.

Ciò emerge in un episodio del 2013, finito agli atti del dossier Cerbero, quando un imprenditore stanco dalle continue richieste del clan si sarebbe rivolto alle forze dell’ordine.

Egli raccontò di come nonostante già prestasse gratuitamente l’attracco ai propri pontili gestiti in concessione ai D’Alessandro, un rampollo del clan gli inoltrò una nuova richiesta di pizzo.

Nonostante abbia fatto il nome dell’esattore e indicato alle forze dell’ordine di controllare le registrazioni delle telecamere per il riscontro di ciò che aveva affermato, al momento della formalizzazione della denuncia fece marcia indietro.

Secondo le parole del pentito Pasquale Rapicano, i titolari delle banchine subivano estorsioni anche dalla famiglia Fontana, operante nel quartiere dell’Acqua della Madonna e dalla famiglia Di Somma del quartiere di Santa Caterina.

Nella Fincantieri…

Fino a 10mila euro di estorsioni per le ditte dell’indotto che lavoravano in subappalto all’interno dello stabilimento Fincantieri.

A raccontarlo è sempre il super pentito Pasquale Rapicano.

L’ex killer nei suoi racconti fa riferimento ad un episodio del 2011: lui insieme ad un complice avrebbero estorto 10mila euro ad una ditta stabiese che negli anni è riuscita ad aggiudicarsi diverse commesse dal colosso friulano.

La cifra sarebbe stata consegnata in contanti dopo 4 giorni dalla richiesta e suddivisa tra i 2 esecutori dell’estorsione e Teresa Martone, vedova del padrino Michele D’Alessandro, defunto per infarto in carcere verso la fine degli anni ’90.

Da qui l’ordine dopo qualche giorno di lasciar in pace la ditta. Infatti secondo l’Antimafia, l’imprenditore stabiese per evitare ulteriori richieste estorsive avrebbe cominciato a garantire un mantenimento economico per la famiglia di Scanzano.

Sempre stando alle parole del Rapicano, il controllo della cosca sulle aziende che lavoravano in Fincantieri era totale.

Persino le ditte che prestavano il servizio mensa si dovevano piegare alla dura legge del pizzo.

In questo frangente ricompare il nome di Augusto Bellarosa, per Rapicano era lui che ritirava i soldi alle ditte che prestavano il servizio di ristoro.

Il Bellarosa è una figura di spicco per il clan in quegli anni, infatti lo ritroviamo protagonista anche nello scandalo che ha travolto l’ex consigliere PD Francesco Iovino (clicca qui per leggere l’articolo).

Per l’Antimafia era stato incaricato proprio dal boss al 41 bis Luigi D’Alessandro, figlio del padrino Michele, a gestire i suoi affari durante il periodo di detenzione.

Il riciclaggio

Uno dei metodi per riciclare i soldi provenienti dal racket era quello dell’acquisto delle vincite legate alle scommesse sportive.

Un sistema ben organizzato che coinvolgeva anche i titolari di bar e dei centri scommesse.

Infatti erano proprio gli imprenditori a rivolgersi, in caso di cospicue vincite, ai colletti bianchi della camorra addetti al riciclaggio, rischiando l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

I D’Alessandro quindi grazie a queste segnalazioni acquistavano i ticket vincenti ripulendo così il denaro sporco derivante da attività illecite, come la richiesta del pizzo.

La criminalità organizzata necessita continuamente di modi per giustificare i loro guadagni illeciti, infatti per l’acquisto di tali vincite i D’Alessandro pagavano ai fortunati un indennizzo sul totale della vincita anche del 5 per cento.

Il conto bancario in Svizzera

l’Antimafia ha sempre avuto il sospetto che una parte del tesoro dei D’Alessandro fosse nascosta in conti all’estero.

Dall’indagine Cerberus arriva una mezza conferma di una presenza di un conto bancario in Svizzera intestato ad un prestanome.

Un cospicuo tesoretto che verrebbe usato dal clan solo in casi di estrema emergenza.

Era il 2015, il sodalizio viveva un periodo di crisi economica.

Sarebbe stato lo stesso Luigi D’Alessandro dal carcere, durante un colloquio ad indirizzare i familiari a contattare Antonio Schettino (anche lui indagato) perché evidentemente sapeva dove il boss aveva nascosto i soldi prima del suo arresto.

La famiglia, quindi, riprese i contatti con Schettino con l’obiettivo di recuperare il denaro per finanziare le attività illecite del clan.

Infatti nel marzo 2015 gli investigatori intercettarono una telefonata tra La vedova Martone e la nuora Rosaria Iovine nella quale la moglie del boss al 41 bis avrebbe parlato di un resoconto di Schettino:

“Quello che dobbiamo fare, quello facciamo. Io li metto nel conto, nel conto svizzero.”

Da qui un indizio decisivo per gli inquirenti dell’esistenza del conto bancario.

Il giorno seguente la Iovine viene intercettata in una telefonata con Antonio Schettino che le riferisce che il giorno seguente sarebbe andato a “prendere le paparelle.” Un chiaro riferimento ai soldi per finanziare gli illeciti dei D’Alessandro.

Da queste ultime indiscrezioni il sospetto dell’esistenza di un conto bancario dei D’Alessandro in un paradiso fiscale appare fondato.

 

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A cura di De Feo Michele / Redazione Campania

MANHATTAN TRANSFER la pittura di Cristoforo Russo a Roma

Roma, MANHATTAN TRANSFER – ben 32 opere del pittore Cristoforo Russo saranno gratuitamente visibili dal 3 al 11 maggio alle spalle del Santuario Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo.

Ad ospitare i visitatori sarà l’omonima Galleria dei Miracoli , con interessanti stimoli visivi, tattili, poetici e musicali. ”

“In questo luogo così evocativo della Città Eterna, ci tenevo che l’arte si potesse guardare, ascoltare e toccare” – ci confessa Cristoforo Russo.

Per l’occasione nei dipinti esposti l’autore analizza le opere dei grandi Maestri, attraverso il caleidoscopio della commedia dell’arte e delle maschere da tutto il mondo .

Qui traeva spunto da Manhattan Transfer, romanzo di John Dos Passos , preceduto dai musicisti The Manhattan Transfer, gruppo vocale jazz statunitense fondato nel 1969.

Manhattan Transfer ha raccolto le energie di numerosi partner da tutto il mondo, capaci di condividerne l’emozione e lo spirito benefico a favore di “Mente e Coscienza” .

Nel 2018 il celebre Ennio Calabria si dichiarò “impressionato dalla forte capacità di concentrazione di Cristoforo, ma di una concentrazione che sa dissolversi nell’immaginazione dell’indicibilità”.

Programma

  1. -giovedì 5 ore 17.00 anteprima per la stampa, presentazione ufficiale della pubblicazione “Manhattan Transfer”, interviste libere ed a seguire ore 18.00 “Del lazzo e della burla”, spettacolo di musiche e lettura tratto dall’opuscolo “Burlesque” di Andrea Borgia con la voce di Enio Drovandi e la chitarra e basso di Luca Sorrentino.
  2. -sabato 7 alle ore 17.00 intervengono il professor universitario Rosario Pinto, le poesie di Ciro Califano, le opere ottico-tattili di Nicola Toscano (in sistema Braille).
  3. -domenica 8 eccezionalmente per la festa della mamma laboratori per grandi e bambini a partire dal mattino. Alle 16.00 concerto dal vivo del tenore Stefano Gagliardi, accompagnato dalla musicista Miss Clod e la regia di Francesco Sardella.
  4. -martedì 10 ore 17.00 “Ut pictura poesis, tra pittura e sentimento”, dibattito sulla funzione dell’arte come rappresentazione della realtà e come espressione dell’individuo, con la Onlus Paolo Salvati.

Cristoforo Russo nel proprio approccio all’Arte ama ricordare le parole di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” (“Lezioni americane” 1988).

Biografia

La natura esercita su di lui il potere di smarrire la ragione a favore del sentimento verso i suoi simili, dipinge vibrazioni cromatiche orecchiabili, quella luce, quei toni, quei riflessi, quella figura umana.

Espone in

  • “I colori del mondo” al Centro Culturale Arianna nel 2016 ,
  • alla mostra “VibrAzioni” Festival di Arte nel 2017 ,
  • alla 2°rassegna di arte contemporanea al Museo Civico ,
  • vincitore nel 2019 del premio “New York 2019” ,
  • in “Innamorati della Cultura” a cura dell’Accademia Castrimeniense al Museo Civico “Mastroianni” 2019 ,
  • la prima personale “Autunno Russo” presso la Biblioteca Moroni 2019 ,
  • per “Castello in Arte” presso il Palazzo Baronale nel 2019 ,
  • Concorso nazionale di pittura “Dantebus bazart” nel 2020 ,
  • Campo dei Fiori per “Emozioni Libere” con Karen Thomas curata dalla galleria “Arte in Regola” nel 2020 ,
  • con Rocco Valente personale “Diritto al Colore” presso il Palazzo Comunale nel 2021 ,
  • partecipa a “Pigmenti” presso il Museo Antonacci nel 2021 ,
  • selezionato per la Biennale di arte contemporanea nel 2021 presso il Bastione San Giacomo ,
  • espone il progetto “Manhattan Transfer” per la 115 Mostra Cento Pittori via Margutta nel 2021,
  • menzione d’onore per “Antonello da Messina” dell’Accademia Internazionale “Il Convivio” nel 2200 ,
  • espone al museo della Scuola Grande di San Teodoro nel 2022 ,
  • pubblicato sull’Agenda 2022 “Onyricon la pittura sogna” al Palazzo comunale Rospigliosi con Benaglia, Calabria, Kokocinski, Borghese e Fortunato,
  • illustra copertine per Graus Edizioni ed ESA,
  • espone nel 2022 con “Manhattan Transfer” presso la “Galleria dei Miracoli” in Roma con il supporto di “Paolo Salvati Onlus’’.

Tra gli artisti ospiti dei Cento Pittori via Margutta, dal 2021 aderisce al “gruppo d’arte Purificato” diretto da Giuseppe Purificato e Francesco Zero in Prati-Roma ed è pubblicato sull’Enciclopedia d’Arte Italiana, l’Archivio della Galleria Nazionale e su Getty Vocabulary, USA.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Insalata di bresaola e ceci arricchita con scaglie di parmigiano

Insalata di bresaola e ceci arricchita con scaglie di parmigiano. Un gustosa, fresca e ricca ricetta di veloce realizzazione, soprattutto se si utilizzano i ceci già cotti e ben scolati, frullati con olio e succo di limone.
Il succo di limone deve essere molto presente perché contrasta la sapidità della bresaola e esaltando la delicatezza del ripieno di legumi.

OCCORRENTE (per 4 persone)

  1. Ceci secchi 300 g (o due scatole di quelli già cotti)
  2. Pomodorini per l’insalata 200 g
  3. Bresaola 100 g
  4. Scaglie di parmigiano 50 g
  5. Rucola Patè di olive verdi
  6. Olio extravergine di oliva
  7. Sale

PREPARAZIONE

    1. Se si utilizzano i ceci secchi, mettere a bagno i ceci per 12 ore in acqua e bicarbonato (se si useranno quelli precotti saltare al punto 4).
    2. Trascorso il tempo, sciacquare i ceci e farli bollire in una pentola con acqua e qualche foglia di alloro (in pentola a pressione per 30 minuti, altrimenti in pentola normale per circa un’ora, fino a quando non risulteranno cotti).
    3. Appena i ceci sono cotti, colarli e lasciarli raffreddare.
    4. Pulire la rucola, lavare e tagliare i pomodorini.
    5. In una ciotola mettere la rucola, i ceci, i pomodorini, 1 cucchiaio di patè di olive verdi, condire con sale e olio.
    6. Adagiate le fette di bresaola e le scaglie di parmigiano in un piatto e servire.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

    Probabili formazioni recupero Bologna-Inter, 20ª giornata

    PROBABILI FORMAZIONI RECUPERO BOLOGNA-INTER – Va di scena al Dall’Ara la sfida tra Bologna-Inter, valida per il recupero della 20ª giornata di Serie A. La gara, prevista per gennaio, è stata rinviata causa Covid.

    Probabili formazioni recupero Bologna-Inter

    Probabili formazioni recupero Bologna-Inter. Era prevista per gennaio, ma non si è giocata a causa dei numerosi casi Covid tra gli emiliani. E adesso diventa l’occasione, per i nerazzurri, di tornare al primo posto a sole quattro giornate dal termine. Ma come scenderanno in campo le due squadre? Ecco le probabili formazioni recupero Bologna-Inter.

    Bologna

    Il Bologna si presenta al match contro l’Inter dopo quattro risultati utili consecutivi (3 pareggi, 1 vittoria). Dopo aver fermato Milan e Juventus, adesso vuole frenare anche i nerazzurri. In porta ci sarà Skorupski, mentre Bonifazi, Medel, Soumaoro prenderanno posizione in difesa. Centrocampo a cinque, con Hickey e De Silvestri sulle fasce; Schouten, Soriano, Svanberg in mediana. In attacco pronti Orsolini e Arnautovic.

    BOLOGNA (3-5-2): Skorupski; Bonifazi, Medel, Soumaoro; De Silvestri, Svanberg, Schouten, Soriano, Hickey; Orsolini, Arnautovic. All. Mihajlovic.

    Inter

    Una sfida che vale un campionato. L’Inter è a novanta minuti dal sorpasso. Serve solo la vittoria per scavalcare il Milan e avere nelle proprie mani il destino della Serie A. Una sfida intrigante, contro un avversario ostico che ha già fermato i rossoneri e la Juventus. Non un avversario facile, dunque, per la squadra di Inzaghi.

    In campo dovrebbero esserci i titolarissimi, con Handanovic in porta, Skriniar, De Vrij, Bastoni a comporre la difesa a 3. Sugli esterni, saranno confermati, quasi sicuramente, sia Perisic che Dumfries, partiti titolari anche contro la Roma.  In mezzo al campo, l’immancabile Brozovic, con i suoi fidi compagni, Calhanoglu e Barella, pronti a tenere in mano le redini del gioco. E in attacco? Ballottaggio Correa-Dzeko, con l’argentino in vantaggio per affiancare il connazionale Lautaro.

    INTER (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Dumfries, Barella, Brozovic, Calhanoglu, Perisic; Lautaro, Correa. All. Inzaghi

    Arrestato Vincenzo Cinquegrana in Spagna; era latitante dal 2013

    I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato Vincenzo Cinquegrana sfruttando collaborando con l’ENFAST per scovarlo

    Il fuggitivo era latitante dal 2013 ed è stato beccato in Spagna

    La notizia

    Vincenzo Cinquegrana era uno dei primi sulla lista dell’Italia dei criminali in fuga; era stato inserito nel lontano 2013 tra i latitanti più pericolosi, e da quello stesso anno aveva fatto perdere le proprie tracce…almeno finora.
    L’uomo è stato infatti arrestato al termine di una lunga ed efficace operazione dei Carabinieri in collaborazione con l’ENFAST e la Direzione Distrettuale Antimafia; si tratta dell’undicesimo arresto internazionale effettuato da agosto 2021 ad oggi, segno dell’ottimo funzionamento della collaborazione internazionale delle forze di polizia.

    L’arresto

    L’uomo è stato pizzicato in Spagna, in una località poco distante da Barcellona, al termine di una fitta indagine che ha permesso di alle autorità di risalire al suo luogo di residenza.
    Le forze dell’ordine locali hanno scavato a fondo per cercare una possibile pista, riuscendo scovare dei profili social riconducibili al latitante; da lì a poco, le autorità locali hanno identificato il nascondiglio dell’uomo e sono intervenuti per prelevarlo.
    Vincenzo Cinquegrana, di 56 anni, si trova in custodia nelle mani delle autorità spagnole in attesa dell’estradizione per tornare in Italia e scontare una pena di 3 anni circa per traffico di stupefacenti.

    Arrestato Vincenzo Cinquegrana in Spagna; era latitante dal 2013/Antonio Cascone/redazionecampania

    Juve Stabia, Cesena e Sudtirol le avversarie nei playoff di Under 15 e 17: i dati statistici delle Vespette nei playoff

    Juve Stabia, saranno rispettivamente il Cesena e il Sudtirol le prossime avversarie negli ottavi di finale dei playoff nazionali dell’Under 15 di mister Riccio e dell’Under 17 di mister Michele Sacco.

    Un grande risultato per il settore giovanile della Juve Stabia giocare gli ottavi dei playoff Nazionali, in due campionati di Under 15 e Under 17 dove le 60 squadre della Serie C sono state divise in 6 gironi, concedendo l’accesso ai playoff solo alle prime due classificate di ogni girone, più le 4 migliori terze.

    Un settore giovanile sapientemente guidato dal responsabile Saby Mainolfi e dal direttore Roberto Amodio che sta ottenendo tanti successi nel corso degli ultimi anni tra tanti sacrifici e nel solco di una tradizione sempre molto florida per i colori gialloblè soprattutto nel corso degli ultimi anni nella gestione Mainolfi-Amodio.

    IL PROGRAMMA DEGLI OTTAVI DI FINALE DEI PLAYOFF NAZIONALI PER LA JUVE STABIA UNDER 15 E UNDER 17.

    Le top 16 impegnate negli ottavi di finale del campionato Under 15 si affronteranno in gara di andata e ritorno, a partire da domenica 1 maggio (in casa per le Vespette) e una settimana dopo domenica 8 maggio è previsto il ritorno fuori casa. L’Under 15 della Juve Stabia sarà chiamata a provare l’impresa contro il Cesena, società da sempre dedita ad investimenti cospicui nel settore giovanile, come certificato dalla vittoria del Campionato Primavera 2 in questa stagione.

    Gli ottavi di finale invece dell’Under 17 della Juve Stabia di mister Sacco si disputeranno domenica 8 maggio in casa e il 15 maggio nella gara di ritorno fuori casa, anche qui in una gara molto impegnativa sulla carta contro l’FC Sudtirol, fresca di promozione in B e società con grande programmazione e forza economica.

    Le Vespette, come del resto hanno sempre fatto durante tutto il corso della stagione, venderanno cara la pelle e saranno pronte a pungere e, comunque andranno i playoff, sarà comunque stato un successo.

    A conferma della bontà dell’operato di tutto lo staff del settore giovanile della Juve Stabia per almeno due settimane la maglia gialloblè sarà presente a livello nazionale di calco giovanile come del resto già avvenuto qualche settimana fa con la finale del campionato di Primavera 4 che ha visto le Vespette soccombere solo alla Giana Erminio dopo una strepitosa stagione.

    I DATI STATISTICI DELLA PARTECIPAZIONE DELLA JUVE STABIA AI PLAYOFF NAZIONALI NELLE DUE CATEGORIE UNDER 15 E UNDER 17.

    Alcuni dati statistici da evidenziare rendono ancora più esaltante la partecipazione della Juve Stabia ai playoff nazionali Under 15 e Under 17.

    La Juve Stabia rientra infatti nelle uniche 8 squadre su 60 della Lega Pro che abbiano portato entrambe le categorie, sia Under 15 che Under 17, ai playoff nazionali. Gli unici club della Lega Pro che hanno conseguito la doppia qualificazione sono: Avellino (prima squadra ai playoff), Bari (prima squadra in B), Cesena (prima squadra ai playoff), Juve Stabia (no playoff), Modena (prima squadra in B), Palermo (prima squadra ai playoff)
    Pontedera (no playoff), Pro Vercelli (prima squadra ai play off).

    Pontedera e Juve Stabia sono le uniche due squadre della Lega Pro ad aver portato le rappresentative Under 15 e Under 17 ai playoff nazionali senza che le prime squadre abbiano conseguito l’accesso ai playoff nei rispettivi campionati.