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Ischia, Taglialatela: “Proveremo a ribaltare i pronostici a nostro favore”

Eccellenza- Ischia, Francesco Taglialatela collaboratore di Iervolino conferma le assenze per Covid contro il San Marzano

Simone VicidominiL’Ischia nonostante le assenze per causa Covid, ha tutta l’intenzione di giocarsi la partita a viso aperto contro una squadra come il San Marzano. E’ il pensiero di massimo di Francesco Taglialatela, uno dei collaboratori di Iervolino, che domani al “Novi” di Angri sarà assente al pari di Pistola, Montanino, Filosa e Di Chiara, con la speranza di vedere in campo Chiariello che oggi effettuerà il tampone, con la speranza che sancisca la negatività e dunque la sua presenza in campo.

«Abbiamo cercato di affrontare la settimana nel miglior modo possibile – esordisce Francesco Taglialatela –. Siamo rimasti in costante contatto con mister Iervolino che purtroppo è costretto a casa per il Covid. Oltre a lui abbiamo altre assenze importanti ma è chiaro che la partita è da giocare. Abbiamo un gruppo unito, forte, sono sicuro che i ragazzi che saranno schierati in campo faranno la loro parte. Credo che questa Ischia, come già successo in passato, provare a sovvertire quelli che sono i pronostici. Parliamo di un San Marzano, forte delle sue individualità, che parte sicuramente avanti vista la nostra condizione, però la partita è da giocare e noi faremo tutto il possibile».

C’è rammarico per aver chiuso al quarto posto, dopo i due ultimi pareggi, e dunque affrontare una squadra meno quotata rispetto al San Marzano? «Il San Marzano dovevamo incontrarlo in finale di coppa Italia regionale. Ce lo ritroviamo adesso e va bene così. Quando non riesci a portare a casa un risultato, il rammarico c’è sempre – spiega Taglialatela –. Però credo che sia giusto che i ragazzi, finita la partita, comprendano gli errori. Deve essere subito messa da parte e guardare avanti. Questo è l’unico modo per una squadra giovane, come l’Ischia, di crescere. Non bisogna fossilizzarsi sugli errori ma facendone propri tutti gli insegnamenti che si possono prendere».

Taglialatela snocciola le assenze, sottolineando che «sotto l’aspetto tattico non credo che cambieremo alcunché. I sicuri assenti, che hanno effettuato anche il tampone di controllo, sono Filosa, Pistola, Montanino e Di Chiara (già assente nell’ultima giornata, ndr). Attendiamo conferme di altri tamponi ma ribadisco che, al di là delle assenze, il gruppo è forte, fatto di ragazzi che hanno lavorato tutti insieme per un anno.

Indipendentemente dalle assenze – sottolinea il collaboratore tecnico – i ragazzi faranno comunque un’ottima prestazione e mi aspetto questo da loro. Al di fuori dall’essere calciatori, sono tutti uomini. Questa settimana sono rimasti concentrati nonostante le difficoltà, una situazione che avrebbe potuto causare il rinvio della gara. Ho visto tutti sul pezzo e chi subentrerà al posto degli indisponibili farà comunque la sua partita».

Pasquale Chiariello è a rischio per la gara di domani? «E’ uno dei calciatori che deve sottoporsi al tampone di conferma. Oggi non c’era per precauzione, credo che nelle prossime ore il quadro sarà più chiaro. Parliamo di un’assenza importantissima ma ripeto, in rosa abbiamo calciatori che daranno il massimo».

Cosa temi del San Marzano? «E’ una squadra che abbiamo analizzato, ha individualità importanti – prosegue Taglialatela –. Ha un peso offensivo di spessore, basta pensare che Meloni ha segnato trentotto reti da solo. Davanti hanno grande forza, sugli esterni sono veloci. Li abbiamo visti e ci siamo preparati. Mi aspetto una partita stile Napoli United o Puteolana, molto tosta a livello fisico. Dovremo essere bravi noi a rimanere compatti e non uscire mai dalla partita, perché sono sì 90 minuti ma mi insegnate che in caso di pareggio si arriva al 120’. Dobbiamo stare lì, fare di tutto, anzi oltre quel che possiamo fare. E’ l’unico modo che abbiamo per giocarcela con San Marzano».

In gare come questa bisogna essere cinici, spesso all’Ischia è mancato il colpo di grazia. «In queste gare non possiamo permettercelo. Abbiamo la capacità di costruire numerose palle-gol. Non siamo riusciti fino ad oggi a sfruttarle al cento per cento, ed al San Marzano il discorso cambia perché davanti ha determinate individualità. Dobbiamo sbagliare il meno possibile ma ciò vale sotto porta, in fase di costruzione così come in fase di non possesso. Credo che abbiamo le nostre carte da giocarci, andremo ad Angri a fare la nostra partita».

Come la politica vorrebbe cambiare le regole sul cognome dei figli

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, tornano d’attualità le proposte di legge sul cognome dei figli che in passato non hanno avuto fortuna in Parlamento.

Questa settimana ha fatto irruzione nel dibattito politico italiano un tema di cui, in realtà, si discute da anni nel nostro Paese, ossia le regole per l’assegnazione dei cognomi ai figli.

Cos’è accaduto di nuovo

Il 27 aprile la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le regole che non consentono ai genitori di dare al figlio, di comune accordo, solo il cognome della madre, e che obbligano a usare il solo cognome del padre, anziché quello di entrambi i genitori, in caso di mancato accordo.

Una sentenza simile era già arrivata nel 2016 e due anni prima, nel 2014, la Camera aveva approvato un disegno di legge che voleva consentire ai genitori di dare un solo cognome a scelta ai propri figli, o entrambi.

Il testo si era poi arenato durante l’esame del Senato, soprattutto a causa dell’opposizione dei partiti di centrodestra.

Ora, sul tema, è arrivata la decisione della Corte Costituzionale che, in un comunicato, ha dato conto del suo parere.

La situazione

Al momento, in Commissione Giustizia in Senato, sono all’esame cinque disegni di legge che chiedono di riprendere in mano quanto proposto otto anni fa.

A meno di un anno dalla fine della legislatura, un nuovo provvedimento dovrebbe essere approvato prima dal Senato e poi dalla Camera.

I tempi sono dunque particolarmente stretti, ma è stata la stessa Corte costituzionale a ricordare al Parlamento di dover legiferare sul tema e di dover rimediare ai problemi causati dalle norme attuali.

Intanto, come già detto, è arrivato il parere della Corte Costituzionale che da nota del fatto che, secondo i suoi giudici, la norma che attribuisce automaticamente ai figli il cognome del padre è «discriminatoria e lesiva» dell’identità del figlio dal momento che il cognome «costituisce elemento fondamentale dell’identità personale».

«La regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due», hanno deciso i giudici, che però hanno specificato come sia ora «compito del legislatore», ossia del Parlamento, di regolare tutti gli aspetti connessi a questa decisione.

Com’era prevedibile, l’annuncio non cade nel vuoto:

da anni nel nostro Paese si discute della necessità di cambiare le regole sull’assegnazione dei cognomi ai figli e in passato la stessa Corte costituzionale era intervenuta sul tema, non trovando però risposta dal Parlamento. Ora però le cose potrebbero cambiare.

Una storia lunga

In Italia non esiste una regola specifica che stabilisce l’automatica attribuzione del cognome paterno a un figlio nato all’interno di un matrimonio, in presenza di una diversa volontà dei genitori (l’articolo 262 del codice civile regola invece l’assegnazione del cognome per i figli nati fuori dal matrimonio).

Come ha sottolineato la Corte costituzionale in una sentenza del 2016, questa automaticità è però «desumibile» da alcuni articoli del codice civile e di alcune leggi.

Proprio nel 2016 i giudici costituzionali avevano già dichiarato illegittima questa norma, definendo come «indifferibile» l’intervento del Parlamento per «disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità».

In realtà, in quegli anni qualcosa si stava muovendo in Parlamento, sebbene i tentativi di riforma si siano poi rivelati infruttuosi.

A inizio 2014, infatti, anche la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva definito la preclusione all’assegnazione al figlio del solo cognome della madre una forma di discriminazione basata sul sesso, in violazione del principio di uguaglianza tra uomo e donna.

Il 24 settembre 2014, durante il governo guidato da Matteo Renzi, alla Camera dei deputati era stata approvata una proposta di legge, frutto dell’unione di diversi testi, che, tra le altre cose, chiedeva di superare l’assegnazione automatica del cognome del padre a un figlio.

La proposta era quella di inserire un nuovo articolo nel codice civile (l’art. 143-quater) in base al quale i genitori coniugati potessero attribuire al figlio o solo il cognome del padre o solo quello della madre o entrambi, «nell’ordine concordato».

«In caso di mancato accordo tra i genitori – spiegava la proposta di legge – al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico».

Se la coppia di genitori avesse avuti altri figli, a questi sarebbe dovuto essere dato lo stesso cognome scelto per il primo figlio.

Nel caso in cui i genitori avessero optato per dare entrambi i cognomi a un proprio figlio, quest’ultimo avrebbe dovuto a sua volta poi trasmetterne solo uno ai propri figli.

La proposta si era poi arenata in Senato: a fine dicembre 2017, dopo più di tre anni dall’approvazione della Camera, il testo, supportato in particolare dal Partito democratico, aveva concluso il suo esame alla Commissione Giustizia del Senato, ma non era giunto al voto finale in aula. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, fu decisiva l’opposizione al testo soprattutto dei partiti di centrodestra, che criticavano anche le norme contenute nella proposta di legge relative all’assegnazione del cognome coniugale dopo le nozze.

Le proposte in Parlamento

In questa legislatura, iniziata a marzo 2018, in Parlamento sono stati depositati almeno 11 proposte di legge per cambiare le norme sull’attribuzione dei cognomi ai figli, provenienti da diversi partiti dell’arco parlamentare, dal Partito democratico al Movimento 5 stelle, passando per Forza Italia e Liberi e uguali.

Non tutte queste proposte partono però alla pari: cinque di loro hanno infatti già iniziato il loro esame congiunto alla Commissione Giustizia del Senato.

Stiamo parlando dei cinque testi rispettivamente a prima firma di:

  1. Laura Garavini (Pd),
  2. Julia Unterberger (Gruppo per le autonomie),
  3. Paola Binetti (Forza Italia),
  4. Loredana De Petris (Liberi e Uguali),
  5. Simona Malpezzi (Pd).

Le proposte principali contenute in questi testi sono pressoché identiche e in linea generale ricalcano le parole contenute nel testo approvato dalla Camera nel 2014.

Come quest’ultima, le proposte all’esame della Commissione Giustizia del Senato tracciano anche alcune disposizioni relative, per esempio, ai figli adottati o nati fuori dal matrimonio.

Per quest’ultimi, la proposta è di adottare le regole avanzate per i figli nati all’interno del matrimonio, in caso di riconoscimento di entrambi i genitori, o l’assegnazione del singolo cognome di un genitore che riconosce da solo il figlio.

Al momento non è chiaro se queste proposte avranno maggiore fortuna rispetto a quelle degli anni scorsi, anche se la recente sentenza della Corte costituzionale ha sicuramente riportato d’attualità il tema nei lavori parlamentari, ricordando la necessità di un intervento legislativo.

A meno di un anno dalla fine della legislatura, un eventuale testo approvato dalla Commissione Giustizia dovrebbe ricevere l’approvazione dall’aula del Senato e successivamente passare all’esame della Camera.

Le reazioni

Tra i partiti politici, i commenti alla sentenza della Corte costituzionale sono stati perlopiù positivi, ma con alcune eccezioni.

«Per l’ennesima volta, la Corte è arrivata prima del legislatore», ha commentato la capogruppo del Pd al Senato Simona Malpezzi. «Ora chiediamo al presidente della Commissione Giustizia Andrea Ostellari che si adoperi perché il provvedimento venga approvato rapidamente e in piena aderenza a quanto stabilito dalla Corte».

Lo stesso Ostellari (Lega) ha replicato, dicendo che «l’iter della Commissione Giustizia prevede che ora si svolgano le audizioni» «La senatrice Malpezzi, se ritiene la questione effettivamente prioritaria, si adoperi nell’ambito dell’ufficio di presidenza della commissione per accelerare i lavori», ha aggiunto Ostellari.

«Da parte nostra non ci sono preclusioni: segnalo solo che la sentenza della Corte non è ancora stata depositata e merita un’attenta analisi».

Alcuni parlamentari hanno espresso dubbi sulla sentenza della Corte costituzionale.

«La sentenza della Consulta è sicuramente una rivoluzione che può avere però effetti negativi sulla famiglia che si troverà a discutere, in caso di disaccordo, davanti a un giudice per stabilire la precedenza del cognome», ha scritto il 27 aprile su Facebook Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia.

«La lettura manichea che la sinistra fa di questa sentenza conferma ancora una volta l’impostazione distruttiva della famiglia e il desiderio di alimentare la guerra tra uomo e donna, padre e madre».

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Fonte Pagella Politica

Pasta con fave e ricotta affumicata: una ricetta dal sapore primaverile

La Pasta con fave e ricotta affumicata è una ricetta dal sapore primaverile, sana per la presenza dei legumi, semplice e delicata che piacerà a tutta la famiglia.

Questo primo piatto di Pasta con fave e ricotta affumicata è una vera prelibatezza quindi vi consiglio di approfittare di questo periodo per prepararlo, visto che maggio e giugno sono i mesi ideali per reperire le fave novelle.

Ingredienti per quattro persone:

  • 400 gr di orecchiette fresche
  • 700 gr di fave (ancora da pulire)
  • 1 cipolla bianca di media grandezza
  • olio evo q.b. -non siate troppo parsimoniosi con le quantità-
  • sale q.b.
  • pepe macinato fresco q.b.
  • abbondante ricotta affumicata grattugiata
  • NOTA: a me piace aromatizzare leggermente la ricotta con del trito di aromi freschi (gli stessi che uso per cuocere le fave) e del formaggio grattugiato e quindi:
  • origano fresco: un ciuffetto
  • menta fresca: qualche fogliolina

Preparazione

  • Iniziate sbucciando le fave e intanto mettete a scaldare un pentolino con un po’ d’acqua.
  • Una volta private del baccello esterno le fave, tuffatele nell’acqua bollente per circa un minuto e scolatele in una ciotola con dell’acqua fredda.Questo procedimento vi aiuterà a rimuovere più velocemente la parte esterna delle fave, conservando così solo il cuore che è più dolce e tenero.
  • Quando avrete sbucciato tutte le fave, in una capiente padella antiaderente dai bordi alti, mettete ad appassire la cipolla tritata finemente in dell’olio evo a fiamma bassa – occhio alla, cottura deve risultare morbida ma non bruciacchiata.
  • Una volta pronta la cipolla unite le fave, salate pepate e lasciate cuocere per 15-20 minuti, sempre a fiamma bassa.
    Le fave non devo risultare troppo morbide; nel caso in cui fosse necessario aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta che nel frattempo avrete messo a bollire con del sale.
  • Nel momento in cui le fave saranno pronte, prendetene qualche cucchiaiata e, con l’aiuto del frullatore ad immersione, ricavatene una cremina, se fosse troppo densa per essere frullata aggiungete pochino di acqua di cottura della pasta o un pò di olio evo.
  • Per quanto riguarda la pasta, decidete voi se scolarla al dente o no, adagiatela nella padella con il condimento, date una mescolata veloce
  • Unite la crema di fave che avete frullato, una generosa grattugiata di ricotta affumicata e mantecate il tutto per un minutino a fiamma alta, in modo che tutti gli ingredienti si sposino tra loro.
  • A questo punto, non dovete fare altro che impiattare la Pasta con fave e ricotta affumicata, aggiungendo ancora un pò di ricotta grattugiata e servire ancora ben calda.
  1. Una raccomandazione. A proposito di fave, ricordate che il rapporto tra peso delle fave intere, compresa la buccia, e peso dei baccelli (la parte che viene mangiata, compresa la cuticola dei singoli baccelli) è di poco superiore a 3:1.
    Il che vuol dire che per avere i 300 g di fave sgranate (il frutto intero con l’altra buccia – cuticola – interna) richieste dalla nostra ricetta dovete acquistare circa 1 kg di fave intere.
    Il rapporto tra frutto intero e semi sgranati e spellati è invece di quasi 5:1. Quindi con 1 kg di fave fresche otterrete circa 200 g di fave spellate, cioè senza cuticola
  2. Un piccolo suggerimento, se vi piace la menta, aggiungetene qualche fogliolina quando mantecate la pasta con il condimento… la menta è perfetta con le fave.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

30 Aprile 1989; muore Sergio Leone, regista, sceneggiatore e produttore

ACCADDE DOGGI 30 APRILE – Sergio Leone (Roma, 3 gennaio 1929 – Roma, 30 aprile 1989) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano è morto all’età di 60 anni a Roma

Sergio Leone è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. È riconosciuto come uno dei più importanti e influenti registi della storia del cinema, particolarmente noto per i suoi film del genere spaghetti-western.

Figlio d’arte

Figlio di Vincenzo Leone, pioniere del cinema muto, conosciuto anche con il nome d’arte di Roberto Roberti e dell’attrice Edvige Valcarenghi, nota con il nome d’arte di Bice Valerian, Sergio Leone, nonostante sia cresciuto nell’odiato e stimato mondo della cinematografia, si avvicina a questa strettamente per lavoro solo verso i 18 anni.

In precedenza, era stato un semplice spettatore, come tutti noi, un bambino che rideva delle comiche di Charlie Chaplin e che rimaneva incantato dalla sagacia di Lubitisch.

È ancora un bambino quando suo padre lo inserisce come comparsa in un suo film: La bocca sulla strada (1941) con Carla Del Poggio e Franco Coop. Leone dimenticherà l’accaduto, veramente poco interessato a percorrere la strada materna.

Il mestiere di aiuto-regista a Cinecittà

Sceglie invece il mestiere di sceneggiatore e di aiuto regista (a volte firmandosi Rob Robertson, anglofonizzazione del nome del padre), influenzato da opere come Mezzogiorno di fuoco (1952), Il cavaliere della valle solitaria(1953), Vera Cruz (1954), Ultima notte a Warlock (1959) e L’uomo che uccise Liberty Valance (1962).

Lavora con Carmine Gallone (Rigoletto, 1946), Mario Bonnard (da Afrodite, dea dell’amore del 1958 con Ivo Garrani fino a Gli ultimi giorni di Pompei del 1959, quando Leone gli subentrò come regista perché una malattia costrinse Bonnard ad abbandonare il set), Mario Soldati, Sergio Corbucci e Primo Zegli.

In breve tempo, venne conquistato da quel primo neorealismo di Vittorio De Sica che lo scelse come assistente e comparsa (un seminarista) in Ladri di biciclette (1948), anche se continuò a collaborare con vari registi in film come: Fabiola (1949) con Gino Cervi; Il voto (1950), Milano miliardaria (1951) e La tratta delle bianche (1952) con Sophia Loren (che era ancora una tale Sofia Lazzaro e Scicolone); Il brigante Musolino (1950) con Amedeo Nazzari e Silvana Mangano; L’uomo, la bestia e la virtù (1953) con Totò e Orson Welles.

Importante, in questi anni la sua collaborazione con Aldo Fabrizi che ritroverà come regista e attore in: Questa è la vita (1954) di Giorgio Pastina, Mario Soldati e Luigi Zampa con Totò; Hanno rubato un tram (1954) di Mario Bonnard; Mi permette, babbo! (1956) con Alberto Sordi e Il maestro (1957) di Eduardo Manzanos Brochero.

Poi vennero gli americani sul Tevere e Leone divenne direttore della seconda unità in numerose produzioni hollywoodiane girate negli studi di Cinecittà: Quo Vadis (1951) con la Loren ed Elizabeth Taylor; Storia di una monaca (1959) con Audrey Hepburn e Peter Finch, passando al capolavoro Ben-Hur (1959) di William Wyler e con Charlton Heston.

Dopo gli Stati Uniti, le bellezze francesi – e in particolare quella di Brigitte Bardot che avrà modo di conoscere sul set di Tradita (1954) e Elena di Troia (1956) – e il peplum che aveva il marchio de Nel segno di Roma (1959) di Guido Brignone, Michelangelo Antonioni, Riccardo Freda e Vittorio Musy Glori, con il grande Cervi.

Il debutto cinematografico

Nel 1961, qualcuno gli dà fiducia e gli mette nelle mani la sceneggiatura del suo primo film, un peplum epico-romano con Lea Massari: Il colosso di Rodi.

Il film non è un grande successo e così viene retrocesso a assistente regista collaborando con Giorgio Bianchi alla realizzazione di alcune scene del film Il cambio della guardia (1962), con la coppia Fernandel-Cervi, e con l’americano Robert Aldrich come direttore della seconda unità di ripresa di Sodoma e Gomorra (1962), ma storici furono i malintesi, i litigi e le incomprensioni fra i due.

Molto meglio andò accanto a Damiano Damiani per Un genio, due compari, un pollo (1975) con Klaus Kinski.

Nonostante questo qualcuno punta su di lui per un nuovo peplum (che non sarà mai realizzato) dal titolo Le aquile di Roma.

Peccato che a lui non interessi, dato che le sue intenzioni sono quelle di passare ai western.

Alcune perle della sua produzione
  • Per un pugno di dollari (1964) con un leggendario Clint Eastwood
  • Per qualche dollaro in più (1965) con Klaus Kinski
  • Il buono, il brutto e il cattivo (1966),
  • C’era una volta il West con Henry Fonda, uno dei suoi attori preferiti (1968)
La morte e i progetti incompleti

Nel 1989, un infarto lo porta via al cinema, colpendolo proprio nella sua villa e lasciando inconcluse sceneggiature come Un posto che solo Mary conosce che sarebbe dovuto diventare un film con Mickey Rourke e Richard Gere, il remake del capolavoro Via col vento (1939) e un film epico sull’Assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale.

Alla sua morte il cinema intero e chi da lui imparò gli rese un forte omaggio: Clint Eastwood prima degli altri, poi Quentin Tarantino, Stanley Kubrick e Robert Zemeckis.

Si spegne così quello straordinario narratore di dimensioni epiche ammirato in tutto il mondo, ma purtroppo troppo a lungo denigrato in patria.

L’uomo che trasformò Eastwood in una star, l’uomo che per guardare all’estremo Occidente si rifaceva all’estremo Oriente.

Il costruttore di una mitologia di immagini, vittima per anni, di una politica di autorship troppo antica e di una critica forse troppo contenutistica.

Eppure, ha fatto così tanto per l’Italia, riuscendo ad amalgamare le lezioni di cinema muto insegnategli da suo padre che riguardavano l’essenzialità dei gesti e il significato dei silenzi, le nuove metafore neorealiste sui dettagli e sulle facce, ma soprattutto la sapiente tecnica hollywoodiana appresa dagli americani.

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Siracusa: no a concerti rock nella vetusta cavea del Teatro Greco

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Siracusa: coro di esperti ed archeologi dice no a concerti rock nella vetusta ma fragile cavea del Teatro Greco risalente al III sec. a. C.

Siracusa si prepara per la sua stagione teatrale estiva con gli spettacoli classici allestiti dall’Istituto del dramma Antico (INDA) e con una serie di concerti rock di artisti come Claudio Baglioni, Elisa, Gianna Nannini.

Dopo due anni di pandemia, la ripresa è auspicata da tutti, soprattutto dal comparto accoglienza (alberghi, ristoranti, bar) che spera in una salutare boccata di ossigeno per l’economia locale, portata dal turismo e dall’indotto che ne deriva.

Protagonista indiscusso degli spettacoli è il magnifico Teatro Greco, monumento principe della città aretuséa, costruito 2.300 anni fa appena! Da oltre cento anni esso ospita le rappresentazioni delle tragedie e delle commedie di autori greci del calibro di Eschilo e Sofocle. Generazioni di scolaresche dei Licei – italiani e stranieri – hanno fatto l’indimenticabile esperienza di assistere ad una tragedia dalla stessa cavea calcata da Eschilo in persona.

Ma oggi l’esigenza di spettacolarizzare gli eventi spinge ad ambientare spettacoli musicali di moderni concerti rock e pop in questi vetusti monumenti, vecchi di millenni. Non tenendo conto della inevitabile usura che alle vetuste pietre millenarie provoca un uso “intensivo”, prodotto da migliaia di spettatori “ipercinetici” ed irrefrenabili, esaltati dall’entusiasmo di ritmi e decibel irresistibili.

Da più parti si fa notare che concerti di musica rock e pop vengono ospitati anche in altri teatri antichi italiani, come il Teatro Romano di Taormina o l’Arena di Verona.

A mettere le cose in chiaro è intervenuto Fabio Caruso, archeologo siracusano del CNR. “Esistono due tipi di edifici teatrali – egli spiega – quelli in elevato e quelli scavati nella roccia. L’Arena di Verona, tra quelli in elevato, conobbe i primi restauri addirittura nel Rinascimento; lo stesso Teatro di Taormina era, prima del restauro delle gradinate del 1959, una ‘scucchiaiatura’ nel terreno: quel restauro è stato ripreso, dopo usi e abusi, qualche anno fa, e adesso i gradini sono moderni. Il Teatro greco di Siracusa, invece, è costruito  “in negativo”: scavato interamente nella roccia, nel calcare tenero, bianco, e ha iscrizioni importantissime. Non tutti i teatri antichi, dunque, sono uguali”.

“Il Teatro di Siracusa – afferma Caruso – viene oggi utilizzato principalmente per le rappresentazioni classiche dell’INDA, che ha maestranze esperte e sa con cosa ha a che fare. Inoltre, una rappresentazione classica rientra nell’identità del teatro. E ha un pubblico particolare. Nel caso di un concerto rock, come quello di Baglioni o di Gianna Nannini, ci si deve aspettare che il suo pubblico salti e balli sui gradini mentre lei canta “Quest’amore è una camera a gas”. E’ una cosa che lascia sconvolti: non riesco a comprendere cosa sia passato per la testa di chi ha autorizzato questo tipo di concerti. Il Teatro Greco di Siracusa è fragile e irrestaurabile; qualsiasi danno per abrasione a quel teatro non è più recuperabile. A Taormina ci sediamo sulle pietre del 1960; a Siracusa le pietre sono di 2.300 anni fa”.

Non ha senso fare paragoni con altri teatri di pietra – continua Caruso – Il nostro è prezioso perché è in tutto autentico e proprio perché autentico è in ogni sua parte vulnerabile: non è paragonabile a quelli di Taormina, Pompei o Orange, per non parlare dell’arena di Verona. Quello di Siracusa non è costruito sulla pietra ma scavato in essa. Ecco perché è unico e delicato, miracolosamente giunto fino a noi per oltre la metà, a differenza di edifici teatrali in elevato sulla cui cavea, interamente ricostruita, ci si può comportare come in un moderno teatro all’aperto, in uno stadio o persino in una discoteca“. Insomma il Teatro di Siracusa, andando avanti di questo passo, rischia di sbriciolarsi!

Tanti altri archeologi ed accademici, siciliani e non, si sono anche loro espressi per non far svolgere concerti rock nei teatri antichi.

E per una volta, siamo dello stesso parere anche con l’ineffabile Vittorio Sgarbi, che con le sue competenze artistiche è più che titolato ad esprimere un suo parere. Ebbene Sgarbi afferma che “non è solo un problema di conservazione del bene ma di rispetto dei luoghi. Io sono d’accordo per la musica classica al teatro greco, ma no ai concerti rock – come per esempio quello di Gianna Nannini – perché il pubblico rock è più caotico e meno attento. Tanto per fare un esempio: anni fa, dopo un concerto rock all’Arena di Verona, sono state trovate tante bottiglie di birra abbandonate tra quelle pietre storiche. Chi va a sentire la musica classica, invece, generalmente ha un atteggiamento più tranquillo. I teatri storici non sono luna park, ma posti sacri che vanno tutelati nella loro identità”.

Si spera che all’Assessorato regionale qualcuno presti attenzione al coro di protesta del “movimento degli archeologi” che si sono mobilitati per l’occasione e si faccia in modo che a Siracusa i programmati spettacoli di musica moderna, a base di decibel e danze collettive, si svolgano in contenitori meno vulnerabili, come i moderni stadi e non in un monumento grondante di storia e di testimonianze irripetibili.

Siracusa: no a concerti rock nella vetusta cavea del Teatro Greco // Carmelo TOSCANO/ Redazione Lombardia

Sassuolo, Dionisi: Riscattiamoci dopo il ko con la Juve!

Dopo la sconfitta interna con la Juventus, il Sassuolo di Mister Alessio Dionisi deve provare a riscattarsi contro i partenopei allo stadio Diego Armando Maradona.

Il tecnico dei nero-verdi è intervenuto così alla vigilia del match con gli azzurri e le sue parole sono state raccolte e sintetizzate dalla nostra redazione sportiva:

C’è rammarico dopo il KO con la Juve?

Abbiamo molti rammarichi con la Juve ma dobbiamo guardare avanti, dobbiamo confermare la prestazione; se sapremo farlo potremo tornare a casa con un buon risultato

 

Dionisi, si aspettava un Napoli Napoli Sassuolo Calcio Serie A (8)fuori dalla lotta scudetto?

Non posso permettermi di parlare dei risultati del Napoli, penso a loro come avversario nella gara; non guardo la loro classifica. Non ci compete e non mi interessa, guardo la classifica in alto da spettatore

Come sta Berardi?

E’ arrivato alla gara con la Juve non con tutti gli allenamenti, questa settimana gli è servita per mettere quei minuti finali che ha sempre messo nelle partite.

Cosa vuole da queste 4 partite per il suo Sassuolo?

Dobbiamo arrivare a 50 punti e migliorare quanto fatto all’andata. Siamo fermi a 22 punti (nel girone di ritorno) da due partite, dobbiamo riscattare la partita di lunedì scorso, dobbiamo mantenere la posizione.

Davanti abbiamo il Verona e dietro di noi Udinese e Torino. Siamo in 4 a giocarci dal nono al dodicesimo posto, noi dobbiamo mantenere la nostra posizione

A cura di Luigi Matrone

Napoli, Spalletti: Dobbiamo salire sul pullman che porta al torneo più bello del mondo

Alla vigilia della partita che vedrà il Napoli provare a rilanciarsi contro il Sassuolo tra le mura amiche il tecnico Luciano Spalletti è intervenuto così in conferenza stampa.

Queste sono state le parole del tecnico degli azzurri raccolte e sintetizzate dalla nostra redazione sportiva:

Spalletti, come si sente dopo quello che è accaduto ad Empoli?

Non sono contento di quanto è accaduto nell’ultima partita, come non lo è nessuno né fra i ragazzi né in società.

Eravamo stati bravi a crearci questa possibilità che non siamo stati altrettanto bravi a sfruttarla.

Mertens e Osimhen insieme è la soluzione anche per domani?

Possono giocare insieme benissimo anche domani, possono farlo sempre; ma domani sarà difficile, il Sassuolo gioca bene a calcio e il risultato dipenderà da chi terrà palla. Se la tengono loro sarà difficilissima, se la teniamo noi il contrario.

Napoli-Sampdoria-Lega-Serie-A-TIM-2021-2022-5-DEMMECome sta Demme?

Sta bene ed è convocato, è uno di quelli che può giocare domani, è un ragazzo intelligente; ha qualità facili da individuare, sa far girare bene la palla; è anche forte fisicamente ed entra senza timore. Può giocare mediano davanti alla difesa o centrocampista, si adatta in più zone del campo.

Dopo il sogno scudetto sparito, il Napoli ripartirà con lo stesso obiettivo?

Quando eravamo primi era il momento di parlare d’altro, ora è il momento di parlare di questo e sapere che sarà difficile. Sarà difficilissimo senza un comportamento corretto, tutte le energie vanno buttate per qualificarci per la Champions e salire sul pullman che porta al torneo più bello del mondo, è una cosa bella che dobbiamo far vivere ai tifosi.

A cura di Luigi Matrone

Napoletano aggredisce la madre; beccato e arrestato dalla polizia

24enne napoletano aggredisce la madre durante un litigio in famiglia, intervengono i poliziotti e arrestano l’aggressore

Lite in famiglia finisce con un arresto

La notizia

Durante un controllo di polizia per le strade di Napoli, gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia hanno ricevuto una segnalazione per una lite familiare e sono intervenuti presso vico Barre.

L’intervento

Giunti sul posto, i poliziotti sono stati avvicinati da una donna che ha raccontato loro di aver avuto una lite con il figlio; il ragazzo avrebbe chiesto alla madre dei soldi, e avrebbe dato in escandescenza dopo il suo rifiuto.
La donna ha raccontato di essere poi stata aggredita dal figlio, il quale si è in seguito dileguato; il 24enne è stato subito raggiunto dagli agenti ed è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia.

Napoletano aggredisce la madre; beccato e arrestato dalla polizia/Antonio Cascone/redazionecampania

Cournooh è gialloblu: ecco il colpo playoff della Givova

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Il play-guardia di origini ghanesi sarà l’arma in più del team scafatese durante la fase più importante della stagione di A2. Ieri la presentazione al PalaMangano.

È ufficiale: David Reginald Cournooh è un nuovo giocatore della Givova Scafati. Il play-guardia trentaduenne ha firmato un contratto che lo legherà alla società campana fino al termine della stagione. Italiano, con origini ghanesi, Cournooh è l’innesto di spessore che patron Longobardi ha regalato alla sua squadra in vista degli imminenti playoff.

Dopo il primato nel girone rosso ormai assicurato, a Scafati è tempo di concentrarsi sull’ultima fase del campionato, quella decisiva, che potrebbe riportare il Taz in Serie A quattordici anni dopo. L’arrivo di un giocatore esperto e dirompente come Cournooh, ormai ex Vanoli Cremona, potrà essere decisivo nella corsa alla promozione.

LA CARRIERA DI DAVID COURNOOH

Play-guardia di 187 cm, nato nel 1990 in provincia di Verona da una famiglia di origini ghanesi, il neo atleta scafatese, dopo alcuni anni nelle fila della società del suo paese natio, è cresciuto cestisticamente alla Mens Sana Siena, dove ha fatto capolino all’età di 15 anni, vincendo due titoli italiani juniores.

Pur restando un tesserato del sodalizio toscano, si è fatto le ossa in prestito prima alla Virtus Siena (Serie A dilettanti, stagione 2008/2009), poi alla Junior Casale Monferrato (Legadue, stagione 2009/2010), prima di esplodere nel 2010/2011 (in Legadue) con il B. C. Ferrara (9,2 punti di media) e quindi confermarsi nella seconda categoria nazionale prima con la maglia dell’Andrea Costa Imola (8,1 punti di media nel 2011/2012) e infine con quella della Fortitudo Bologna (12,8 punti di media nel 2012/2013).

David Cournooh è un nuovo giocatore della Givova Scafati

I numeri registrati sono valsi il rientro alla base nella sua Mens Sana Siena nel 2013/2014 per far parte in pianta stabile della squadra con cui ha vinto una Supercoppa Italiana (poi revocata in seguito ai noti problemi che hanno successivamente interessato la società senese). Nell’estate del 2014 ha firmato per l’Enel Brindisi, dove, nelle due stagioni di contratto, si è confermato atleta da serie A.

Infatti, nel 2016/2017 ha firmato un altro biennale con la The Flexx Pistoia, ma nel gennaio del 2017 è rilevato dalla Red October Cantù (9,7 punti e 3 assist di media nella parte finale del campionato 2017/2018), con cui è rimasto fino al 2018, quando è passato infine alla Segafredo Virtus Bologna, con la cui maglia ha vinto subito una Champions League. Le ultime due stagioni agonistiche ha infine indossato la casacca della Vanoli Cremona, sempre in massima serie, facendo registrare, durante quest’ultimo campionato, 11,6 punti (51% da due, 26% da tre e 77% ai liberi) e 2,3 assist di media.

LE DICHIARAZIONI

Cournooh è stato presentato ieri nella sala stampa del PalaMangano, alla presenza di tifosi e addetti ai lavori. Ecco le dichiarazioni:

David Cournooh: «Voglio ringraziare la società per avermi chiamato. Non mi aspettavo di trovare così tante persone alla mia presentazione. Non mi aspettavo neppure di ricevere una accoglienza così calorosa: in strada tanta gente mi ha fermato e dato il benvenuto e numerosi messaggi ho ricevuto anche su Instagram. Sono felice di essere a Scafati e non vedo l’ora di scendere in campo».

Gino Guastaferro, GM: «Bisogna dare merito a tutte le componenti societarie perché siamo in un anno da record. Ma non siamo ancora soddisfatti, lo sport è fatto di trofei ed è a questo che si ambisce. Abbiamo bisogno del supporto dei nostri tifosi per arrivare fino in fondo. David è venuto a Scafati per aiutarci a raggiungere questi obiettivi: è un ragazzo dalla grande personalità, che non farà fatica ad integrarsi in un gruppo solido e consolidato».

Coach Alessandro Rossi: «I risultati conseguiti sono il frutto di un lavoro d’equipe: ognuno nel suo comparto si è preso finora meriti e responsabilità. Cournooh potrà esaltare le nostre caratteristiche, grazie alla sua energia ed aggressività. Ringrazio la società per questo ulteriore sforzo economico, sono sicuro che il gruppo lo accoglierà nel miglior modo possibile».

Patron Nello Longobardi: «Quando abbiamo preso l’allenatore ed allestito questa squadra, qualcuno ci ha criticato per aver preso giocatori provenienti da stagioni non esaltanti, ma per il momento la nostra ciambella è uscita col buco. Abbiamo fatto 24 vittorie, ma ce ne mancano ancora 9, partita di Orzinuovi a parte. Scafati non è un capoluogo di provincia, ma in 35 anni siamo riusciti a fare quello che società e città più importanti e prestigiose non riusciranno mai a fare.

Il numero uno gialloblu ha poi continuato: «A differenza dello scorso anno, stavolta non abbiamo inserito un giocatore per allontanarne un altro, ma abbiamo aggiunto Cournooh al gruppo. David si aggrega ad un gruppo super, ottimamente allenato da coach Rossi. Gli dò il mio personale benvenuto. Non dobbiamo essere appagati: il bello deva ancora venire. Ora però bisogna riempire il PalaMangano: una squadra simile in altre piazze riempirebbe ogni domenica il palazzetto».

Juve Stabia, respinta dalla Lega Pro l’istanza di blocco dei playoff

Juve Stabia, respinta oggi pomeriggio dalla Lega Pro l’istanza di blocco dei playoff. Niente playoff quindi per le Vespe la cui stagione può dirsi a questo punto conclusa.

Come è noto la Juve Stabia sul campo avrebbe conseguito i 51 punti sufficienti per raggiungere il decimo posto e partecipare ai playoff ma col -2 di penalizzazione, subito per non aver adempiuto al pagamento dei contributi INPS e IRPEF entro lo scorso 16 febbraio, è scivolata all’undicesimo posto fuori dalla griglia playoff.

Juve Stabia Virtus Francavilla Lega Pro Girone C (9) PANICO

ISTANZA DELLA JUVE STABIA DI BLOCCO DEI PLAYOFF RESPINTA DALLA LEGA PRO.

La società stabiese ha richiesto con una istanza alla Lega Pro il blocco dei playoff il cui svolgimento è previsto a partire dal prossimo 1 maggio. L’istanza è stata respinta oggi pomeriggio dalla Lega Pro e domenica si scenderà regolarmente in campo per la disputa del primo turno dei playoff. La stagione delle Vespe può dirsi quindi ufficialmente conclusa con l’ultima gara vinta domenica scorsa per 4-0 contro la Virtus Francavilla, vittoria che non è bastata ad arpionare la zona playoff.

Giornata mondiale Croce Rossa: “ogni persona ha una storia …”

Giornata mondiale Croce Rossa; Rocca: “Una settimana intera per celebrare il grande e costante esempio di Umanità di 14 milioni di volontari in tutto il mondo di cui oltre 150.000 nel nostro Paese”

Roma, 29 aprile 2022 – La Giornata Mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, istituita l’8 maggio in occasione dell’anniversario della nascita del suo fondatore Henry Dunant, quest’anno si trasforma nella “Settimana della Croce Rossa”.

La celebrazione va dall’1 all’8 maggio, con eventi in tutto il Paese per il riconoscimento dell’enorme sforzo dei volontari, tanto in prima linea nella lotta alla pandemia quanto nella guerra in Ucraina.

Rimarcata la funzione primaria dell’Associazione nel campo della diffusione del Diritto Internazionale Umanitario, dell’educazione, dell’intervento in emergenza, della tutela della salute e della prevenzione e nelle tante attività socio-assistenziali su tutto il territorio nazionale.

La campagna 2022

La campagna 2022, frutto anche della creatività dell’agenzia di comunicazione integrata WLA, nasce dalla consapevolezza che basta davvero poco per essere promulgatori di Umanità se si ha voglia di chiedere e di ascoltare. 

Spesso una domanda, anche la più semplice e apparentemente banale, ci connette in modo estremamente intimo con chi la riceve senza impoverire chi la pone, generando interesse e dialogo. Può durare un attimo, può ridare dignità. 

Giornata mondiale Croce Rossa 2“Come stai? Come ti chiami? Dove ti trovi?” per le donne e gli uomini della CRI hanno un significato profondo e importante perché li aiutano a svelare i sentimenti in un momento difficile, a conoscere l’identità delle persone o a individuarle in situazioni di pericolo. Da qui il claim “Ogni persona ha una storia e a noi interessano tutte”.

Giornata mondiale Croce Rossa 3

Il messaggio del Presidente Francesco Rocca

“L’8 maggio celebra un’idea attuale, quella di Henry Dunant, e lo spirito di sacrifico e abnegazione dei nostri 14 milioni di volontari delle Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in tutto il mondo, di cui oltre 150.000 nel nostro Paese

Nell’ultimo anno, infatti, alla crisi legata alla pandemia di COVID-19 si è aggiunto un tragico conflitto, quello in Ucraina, – sottolinea Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC).

Conflitto che ci sta vedendo protagonisti con costanti missioni per l’invio di aiuti umanitari e di evacuazione di civili.

La CRI, che fa parte del nostro sistema di Protezione Civile, ha continuato tuttavia a dare risposte senza sosta alle conseguenze economiche del virus attraverso un sostegno diretto e concreto alle persone, a fornire supporto ai più vulnerabili, a veicolare le buone pratiche come la donazione del sangue e i corretti stili di vita.

Ecco perché nonostante le tante sfide in atto – conclude il Presidente Rocca – è doveroso e importante festeggiare questo straordinario e costante esempio di  Umanità. Perché ogni singola persona ha una storia e a noi interessano davvero tutte”.

Come celebreremo la “Settimana della Croce Rossa”

– 1-8 maggio – grazie all’ANCI fuori dai palazzi comunali di tutta Italia come di consueto svetteranno le bandiere della Croce Rossa e saranno illuminati di “rosso CRI” alcuni edifici storici;

A partire da quest’anno la Croce Rossa lancia una collaborazione con l’Associazione Librai Italiani (ALI) i cui soci potranno fornire spazi, anche coordinandosi con i Comitati CRI territoriali, per dare visibilità alle molte attività e campagne CRI.

Le librerie aderenti dedicheranno uno spazio alle molte pubblicazioni editoriali in catalogo riguardanti la storia e i principi della Croce Rossa.

– 3 maggio – a Roma lancio del progetto “Diritto alla Prevenzione”, un’iniziativa frutto di una collaborazione tra Croce Rossa ItalianaFondazione ANDI OnlusRotary e Mentadent, volta a offrire un servizio territoriale di prevenzione e prima cura, garantendo il diritto di ricevere controlli e cure odontoiatriche di emergenza;

 – 6 maggio – sarà avviato il numero nazionale di pubblica utilità sociale, il 1520, assegnato alla Croce Rossa Italiana per i servizi socio-sanitari e di emergenza e inaugurata a Roma la nuova sede della Centrale di Risposta Nazionale (CNR), fiore all’occhiello sia per la parte di supporto, sostegno e assistenza alle persone che nelle fasi di pianificazione, coordinamento e intervento in emergenza.

 – 7-8 maggio – Si terrà a Roma, nella sede centrale della CRI di via Ramazzini, la prima Gara Nazionale di Diritto Internazionale Umanitario (DIU), con studenti delle scuole secondarie di secondo grado provenienti da tutta Italia;

-7-9 maggio – Tgr Rai daranno voce ai Presidenti Regionali della Croce Rossa per raccontare attività, impegni e sfide del territorio e celebrare la Giornata Mondiale;

Le attività con i partner

Preziosa anche la grande visibilità che alcuni partner ci hanno voluto dare nuovamente, come ITA Airways e la possibilità (per volontari e staff CRI) di avere il 20% di sconto sui voli nazionali e internazionali con l’acquisto di un biglietto nella settimana dal 3 all’11 maggio 2022 e periodo di viaggio dal 12 maggio al 30 giugno 2022.

Insieme alla Lega Calcio CRI entra negli stadi con uno striscione a centro campo e la proiezione dello spot istituzionale sui maxi schermi.

Urban Vision proietta la nostra campagna a Milano, Roma e Catania;

Atac “veste” un intero treno della metro dedicato alla CRI e Grandi Stazioni concede tutti gli spazi di visibilità all’interno del loro circuito.

Lo spot della “Settimana CRI” sarà programmato tra l’1 e il 15 maggio nelle reti MediasetSky e La 7.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Napoli – Sassuolo, le probabili formazioni della gara

 

Napoli – Sassuolo si avvicina e tanti tifosi in queste ore si stanno chiedendo quali giocatori andranno in campo dal primo minuto. Ecco le probabili formazioni della gara

Il Napoli domani alle ore 15 sfiderà il Sassuolo di Dionisi che vuole ritrovare subito la vittoria in campionato dopo la sconfitta casalinga contro la Juventus.

Il Napoli è ad un punto in più sulla Juve e sicuramente Spalletti non vorrà farsi scivolare tra le mani il suo terzo posto in classifica.

Oltre che a mantenere il terzo posto in classifica, bisogna anche sperare in risultati negativi di Milan ed Inter per sognare ancora lo scudetto.

Il Napoli arriva a questo partita senza alcuni talenti di centrocampo, difesa e attacco.

Ounas questa mattina non si è allenato per sindrome influenzale infatti non sarà disponibile per la gara di domani contro il Sassuolo.

Lobotka ha svolto lavoro personalizzato e molto probabilmente non riuscirà a partite titolare nella gara di domani.

Di Lorenzo sta meglio a Lobotka ma è anche difficile che il numero 22 del Napoli riesca a permettersi una maglia da titolare domani.

Al momento Mertens sembra avvantaggiato su Zielinski per il ruolo di trequartista.

Il Sassuolo arriva a questa partita senza Romagna, Obiang, Harroui, Toljan (indisponibili) e Kyriakopoulos (squalificato).

La squadra neroverde però è riuscita a recuperare Rogerio (sulla fascia sinistra) e Ferrari che molto probabilmente riuscirà a partire titolare nella sfida di domani contro il Napoli.

 

Ecco le probabili formazioni di Napoli – Sassuolo:

NAPOLI (4-2-3-1): Ospina; Zanoli, Rrahmani, Koulibaly, Mario Rui; Anguissa, Fabian Ruiz; Lozano, Mertens, L. Insigne; Osimhen.

A disposizione: Meret, Marfella, Juan Jesus, Tuanzebe, Di Lorenzo, Malcuit, Ghoulam, Demme, Zielinski, Elmas, Politano, Petagna.

Allenatore: Spalletti.

Indisponibili: Lobotka, Ounas.

Squalificati: Nessuno.

SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli; Muldur, Ayhan, G. Ferrari, Rogerio; Frattesi, M. Lopez; D. Berardi, Raspadori, Traore; Scamacca.

A disposizione: Satalino, Pegolo, Peluso, Ceide, Chiriches, Tressoldi, Magnanelli, Henrique, Oddei, Djuricic, Ciervo, Defrel.

Allenatore: Dionisi.

Indisponibili: Romagna, Obiang, Harroui, Toljan.

Squalificati: Kyriakopoulos.

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Simone Improta/Redazione Sportiva

Alvini: “I colpi individuali per vincerla li abbiamo anche noi”

Alvini in conferenza stampa pre Ternana

Massimiliano Alvini alla vigila del derby umbro con la Ternana non ha a  disposizione Angella (probabile il suo ritorno almeno in panchina con il Monza) e Murgia con infiammazione al perone. Settimana così così per Rosi e Curado

“Arrivare alla 37^ e giocare ancora per obiettivi in una cornice importante è quanto di più i calciatori potessero meritare. Quando arrivano le emozioni sono sempre piacevoli. Troveremo di fronte una squadra in salute, come dimostrano gli ultimi risultati. All’andata spendemmo tante energie nel primo tempo. Domani potremmo anche fare gara diversa. Dopo gli insegnamenti tecnico tattici fisici e psicologici della partita d’andata stessa, che nel tempo ci è servita anche per aver più equilibrio. Non dobbiamo ripeterla, anche se alla fine fu ottima. Ma ci vuole equilibrio durante tutti i novanta.

Alvini e lo snodo cruciale della qualità dei singoli

I singoli sono importanti, possono farti vincere, ma quel che più conta è la squadra. I colpi individuali poi li hanno loro ma li abbiamo anche noi: può risolverla Matos, De Luca, Olivieri, Carretta, D’Urso. Non saremo soli fuori casa neanche domani. Sappiamo dei 400 al seguito e di quelli che ci seguono da casa. Non ci siamo mai sentiti soli, ne io nè la squadra, sin dalla prima gara di Coppa a Genova e dalla prima di campionato con il Pordenone. Fuori casa vinte 8 pareggiate 8 e perse 2 e sappiamo come.

Alvini e la proiezione in campo al derby di domani

Anche domani giocheremo per fare il massimo, poi vedremo se fare pressione indirizzata o attenderemo o altro. Normalissimi gli ultimi esiti di campionato. Quando ho sentito che il Parma veniva a Perugia demotivata è quanto di più mediocre si sia potuto dire. Nel calcio professionistico i calciatori le motivazioni le hanno dentro”. 

Carmine D’Argenio, Autore a VIVICENTRO

Eccellenze stabiesi: ARTMETAL srl sbarca in Normandia

L’ARTMETAL srl ha realizzato il cancello dell’ingresso principale dell’hotel di lusso Chateau de Villers Bocage in Francia.

L’ARTMETAL srl sbarca in Normandia.

L’azienda stabiese gestita dai fratelli Buonocore ha realizzato il cancello d’ingresso principale dell’hotel francese di lusso Chateau de Villers Bocage.

La struttura, isolata dal frastuono delle metropoli e immersa completamente nella natura, ha una storia secolare. Durante la seconda guerra mondiale fu teatro di una cruente battaglia nella quale l’edificio subì ingenti danni. Nel dopoguerra iniziò il restauro, completato con la commessa e la successiva installazione del cancello di ingresso da parte della ditta stabiese.

Un opera dal valore artistico, architettonico e archeologico immenso. Infatti lo staff dell’ARTMETAL srl si è ispirato interamente al disegno del cancello originale, creandone una riproduzione fedelissima ottenendo un risultato strabiliante.

il tutto è stato realizzato in solo 3 mesi.

L’azienda stabiese per ottenere la commessa si è avvalsa dell’esperienza ultradecennale dei suoi titolari e dipendenti, del loro estro e della loro competenza.

Qualità che non sono passate sott’occhio ai francesi che non ci hanno pensato 2 volte ad affidare questo incarico alla ditta dei fratelli Buonocore.

L’azienda campana si occupa oltre che della lavorazione artistica dei metalli e del ferro anche di carpenteria metallica leggera e pesante, serramenti dell’alluminio e della realizzazione di arredi urbani e civili.

Sulla pagina facebook (clicca qui) dell’azienda, ormai leader del settore, si possono visualizzare i loro lavori.

Un eccellenza della nostra città, che ha portato avanti con orgoglio il nome di Castellammare anche all’estero.

Metti “mi piace” alla nostra pagina Facebook! – De Feo Michele / Redazione Campania

La Russia conferma l’attacco a Kiev con armi “ad alta precisione”

Durante la visita di Guterres la Russia ha attaccato Kiev con armi “ad alta precisione”. Almeno una persona è stata uccisa. L’attacco rivendicato dalla Russia.

Almeno due persone sono state uccise in un attacco russo a Kiev giovedì durante una visita nella capitale ucraina del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha detto venerdì il sindaco Vitaly Klitschko su Telegram.

I soccorritori ” hanno trovato due corpi ” mentre rimuovevano i detriti nel sito colpito vicino al centro della città, ha aggiunto.

Quattro feriti sono stati ricoverati in ospedale, ha detto in un messaggio separato, aggiungendo che un totale di oltre 100 residenti di Kiev sono stati uccisi dall’inizio dell’invasione russa due mesi fa.

” Le forze russe hanno distrutto con armi ad alta precisione a lungo raggio le officine della compagnia spaziale Artyom nella città di Kiev “, ha affermato il ministero della Difesa russo, durante un briefing .

L’esercito russo ha anche distrutto giovedì con ” missili ad alta precisione” “tre centrali elettriche situate vicino a nodi ferroviari “, tra cui Fastov nella regione di Kiev, secondo il ministero.

Intanto i britannici segnalano che circa 8.000 dei suoi soldati prenderanno parte a esercitazioni nell’Europa orientale quest’estate insieme ai soldati della NATO, in una “mostra di solidarietà e forza” mentre l’invasione dell’Ucraina continua.

Decine di carri armati e 120 veicoli corazzati da combattimento saranno schierati dalla Finlandia alla Macedonia del Nord quest’estate come parte del progetto a lungo pianificato e potenziato dall’invasione russa dell’Ucraina a febbraio.

“La sicurezza dell’Europa non è mai stata così importante “, ha dichiarato il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace.

” Queste esercitazioni vedranno le nostre truppe unire le forze con gli alleati ei partner della NATO e il Joint Expeditionary Force in una dimostrazione di solidarietà e forza che è uno dei più grandi dispiegamenti condivisi dalla Guerra Fredda “.

La Joint Expeditionary Force (JEF) è una coalizione di forze armate del Regno Unito e di otto nazioni partner: Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

FONTE: LeFigaro

Attacco al premio Nobel Dmitry Muratov: per gli USA è l’intelligence russa

Il redattore di Novaya Gazeta Dmitry Muratov è stato aggredito durante un viaggio in treno russo, il 7 aprile, con vernice rossa mischiata con acetone.

Il governo degli Stati Uniti ha valutato che dietro l’ attacco all’inizio di questo mese contro Dmitry Muratov, vincitore del premio Nobel e importante editore russo che aveva criticato la guerra del Cremlino contro l’Ucraina, c’è l’intelligence russa.

Dmitry Muratov, il direttore del quotidiano russo indipendente Novaya Gazeta, stava viaggiando, il 7 aprile, su un treno da Mosca a Samara, in Russia, quando un aggressore lo ha attaccato con una miscela di vernice rossa e acetone, bruciandogli gli occhi con la sostanza chimica.

L’intelligence statunitense ha concluso che l’assalto è stato opera dell’intelligence russa.

Il funzionario non ha fornito alcun dettaglio su come l’intelligence statunitense fosse arrivata a fare tale valutazione, adducendo la necessità di proteggere fonti e metodi.

«Gli Stati Uniti possono confermare che l’intelligence russa ha orchestrato l’attacco del 7 aprile al caporedattore di Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, in cui è stato spruzzato con vernice rossa contenente acetone»,

ha affermato il funzionario statunitense in una nota.

Muratov non è stato immediatamente disponibile a commentare la valutazione dell’intelligence statunitense perché era in viaggio, ha detto un portavoce di Novaya Gazeta.

Muratov, che l’anno scorso è stato insignito del Premio Nobel per la pace insieme alla giornalista filippina Maria Ressa, si è espresso in modo oscillante dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la sua guerra contro l’Ucraina il 24 febbraio.

L’editore 60enne ha chiesto un ampio movimento contro la guerra, ha affermato che gli ucraini non erano nemici della Russia e ha pubblicato un numero di Novaya Gazeta sia in russo che in ucraino nel quale un gigantesco titolo in prima pagina diceva: “La Russia sta bombardando l’Ucraina”.

Alla fine di marzo, dopo il primo avviso, l’autorità di regolamentazione delle comunicazioni del paese ha inviato un secondo avvertimento a Novaya Gazeta con il quale si minacciava la perdita della licenza per i media.

Di conseguenza, l’editore ha annunciato che avrebbe sospeso le operazioni in Russia fino alla fine del conflitto.

Il giornale ha fatto un’eccezione il 12 aprile per pubblicare un’indagine sull’attacco a Muratov.

Il premio Nobel è riuscito a fotografare il suo aggressore prima che l’uomo fuggisse nella stazione ferroviaria di Kazansky di Mosca, dove il treno era in attesa di partire quando è avvenuto l’incidente.

Nella sua indagine, il giornale ha identificato il sospetto aggressore come Nikolai Trifonov, un russo di 41 anni con rapporti in circoli nazionalisti e veterani, inclusa la prestigiosa Università statale di Mosca.

Il giornale ha anche riferito che aveva usato altri nomi in passato. Non è stato possibile contattarlo per un commento.

L’aggressore ha agito al fianco di un altro uomo che stava filmando l’attacco mentre avveniva.

A poche ore dall’incidente, un video dell’attacco è apparso sul canale militare filo-russo “Unione Z dei paracadutisti” sul servizio di messaggistica di Telegram.

Un messaggio di accompagnamento ha minacciato di punizione i russi come Muratov per aver sostenuto l’Ucraina.

“Verremo per ognuno di voi, aspettate!!!” diceva il messaggio.

Il post è stato cancellato il giorno successivo.

L’indagine del giornale non ha collegato nessuno degli aggressori all’intelligence russa che ha un track record per inseguire i critici del Cremlino quando viaggiano in Russia.

La figura dell’opposizione Alexei Navalny, ad esempio, è stata avvelenata nell’agosto 2020 poco prima di salire a bordo di un aereo per tornare a Mosca dalla città siberiana di Tomsk.

L’organo investigativo online Bellingcat ha identificato gli avvelenatori di Navalny come agenti dell’intelligence russa e ha trovato casi in cui avevano seguito altri critici del Cremlino nelle province russe per avvelenarli.

L’attacco del 7 aprile a Muratov è arrivato in mezzo a un’ondata di intimi-dazioni simili contro altri giornalisti e critici del governo.

Un certo numero di giornalisti di Novaya Gazeta ha lanciato Novaya Gazeta Europe , che pubblica online fuori dal paese in russo e inglese.

Nadezhda Prusenkova, portavoce di Novaya Gazeta, ha affermato che la pubblicazione europea è un progetto separato e autonomo gestito dall’editore politico di lunga data della Novaya Gazeta Kirill Martynov, estraneo a Muratov o al quotidiano di punta russo.

Ha detto anche che Muratov non lascerà la Russia e prevede di riprendere la pubblicazione del quotidiano russo una volta che Mosca avrà annunciato la fine delle operazioni militari in Ucraina.

Lo staff di Novaya Gazeta ha subito attacchi, omicidi e minacce negli anni dalla fondazione del giornale nel 1993, ma questa è la prima volta che il giornale è costretto a sospendere la pubblicazione.

Sei membri dello staff di Novaya Gazeta sono stati uccisi dal 2000 al 2009, inclusa la giornalista Anna Politkovskaya, che è stata uccisa nell’ascensore del suo condominio di Mosca nel 2006.

Muratov ha dedicato il suo Premio Nobel per la Pace a quei membri dello staff del giornale che hanno perso la vita a causa del loro lavoro.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Fonte: Paul SonneMaria Iluscina / The Washingtonpost/
Foto: Dmitry Muratov (di AFP tramite Getty Images)sempre dal Washington Post

Agnello di Dio al Teatro Sant’Afra di Brescia. Recensione Elena Cecoro

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Agnello di Dio una produzione del CTB centro teatrale bresciano ha debuttato in prima nazionale martedì 26 Aprile al teatro Sant’Afra di Brescia.

Un successo strepitoso sottolineato da un’applauso scrosciante tributato dal pubblico a tutto il cast di attori al termine dello spettacolo.

Tutta la rappresentazione si svolge nell’ufficio di Presidenza, l’arredamento stile minimalista, una scrivania, un divano , con tre sedie compongono la scena agli occhi dello spettatore.

Una scuola cattolica, per pochi, per i figli di famiglie d’alta borghesia che vengono formati per ricoprire alte cariche sociali e imprenditoriali .

Un padre, un figlio, una Preside, che si ritrovano a dialogare, a discutere sulla crisi esistenziale di un adolescente che si pone una domanda amletica sul suo futuro.

Una crisi esistenziale nata dal benessere, dall’assenza di sacrifici.

Valori come la religione , la formazione scolastica, il rapporto tra figli e genitori vengono messi sotto accusa da un giovane senza principi .

Un figlio che rimprovera al proprio padre di non essere stato capace di dargli affetto , di non essere stato in grado di trasmettergli i valori morali, etici, sociali, culturali , ma solo il valore del benessere.

Una Preside che confessa un segreto portato per anni, sottolineando il disagio e il malessere che ha provato nel frequentare questa scuola perché figlia del portiere .

Bravi gli attori !

Un cast d’eccezione ,che ha magistralmente interpretato i vari ruoli :

  1. Fausto Cabra nella parte di Marco il padre,
  2. Viola Graziosi ( Suor Lucia Preside),
  3. Alessandro Bandini nella parte di Samuele l’adolescente
  4. Olà Cavagna simpaticamente reale nel ruolo di Suor Cristiana segreteria di direzione.

Diretti straordinariamente da Piero Maccarinelli .

Alla premiere dello spettacolo erano presenti in sala sia il Regista Maccarinelli che il romanziere nonché autore di questa rappresentazione Daniele Mencarelli .

Da non perdere ! Spettacolo dai contenuti sempre attuali .

Repliche fino all’8 Maggio Teatro Sant’Afra vicolo dell’Ortaglia n.6 a Brescia

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Elena Cecoro / Cronaca Lombardia

Spaghetti aglio olio e peperoncino: perfetto salva cena o salva pranzo

Spaghetti aglio olio e peperoncino: un perfetto salva cena o salva pranzo con solo quattro ingredienti: pasta, olio, aglio e peperoncino appunto!

Gli Spaghetti aglio, olio e peperoncino sono veloci da preparare ma guai a sbagliare le dosi.

Il segreto per una perfetta riuscita?

  1. La scelta degli ingredienti;
  2. la tecnica di cottura.

Voi come li preparate?

Mentre pensate alla vostra versione preferita, vi invito ad assaggiare la mia ricetta degli spaghetti aglio olio e peperoncino!

INGREDIENTI (per 4 persone)

  • 320 gr di spaghetti o linguine o vermicelli
  • 5 – 6 cucchiai di Olio extravergine (70g)
  • 2 – 3 spicchi d’aglio
  • 1 peperoncino fresco rosso piccante grande (o 2 piccoli) – c’è chi preferisce il peperoncino secco
  • Sale fino q.b.

PREPARZIONE

Per preparare gli spaghetti aglio olio e peperoncino iniziate mettendo a cuocere la pasta in acqua bollente salata a piacere

  1. Cuocete gli spaghetti al dente in acqua bollente salata a piacere (poi metterete da parte un mestolo di acqua di cottura);
  2. nel frattempo potete preparare il condimento
  3. pelate gli spicchi di aglio, divideteli a metà e togliete l’anima (la parte verde centrale di ciascuno spicchio);
  4. riducete gli spicchi a fettine piuttosto sottili;
  5. prendete il peperoncino fresco, e riducetelo a fettine eliminando il picciolo. (Se preferite una piccantezza minore, potete aprirlo per il senso della lunghezza e togliere i semini prima di ridurlo a fettine);
  6. versate l’olio in una padella ampia;
  7. scaldatelo a fiamma dolce e unite l’aglio e il peperoncino;
  8. fate soffriggere il condimento a fiamma molto bassa.
  9. ATTENZIONE: peperoncino e aglio non dovranno bruciarsi ma solo soffriggere per un paio di minuti (per una doratura uniforme senza rischio di bruciarli, compromettendo il gusto finale, potete inclinare la padella in modo da raccogliere in un solo punto olio e condimento e permettere una rosolatura uniforme)
  10. Una volta che la pasta sarà cotta al dente mettete da parte un mestolo di acqua di cottura;
  11. trasferitela direttamente in padella e unire il mestolo di acqua di cottura;
  12. mantecate qualche istante per amalgamare bene i sapori e saltate il tutto;
  13. impiattate i vostri spaghetti aglio olio e peperoncino da servire ben caldi!.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

 

29 aprile 1955. Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana

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ACCADDE OGGI 29 Aprile: A larga maggioranza Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica. Tappe principali della sua carriera politica e intervista alla famiglia. VIDEO

Subito dopo l’elezione, Giovanni Gronchi parla alla nazione dai microfoni della Incom: il suo augurio è che gli italiani amino il proprio paese. Per esprimere questo desiderio, Gronchi utilizza una metafora a lui, in quanto ex-insegnante, cara: il nuovo presidente vorrebbe che il popolo italiano eseguisse il seguente tema: “amate l’Italia”.

Negli ambienti politici italiani e internazionali, l’elezione di Giovanni Gronchi, avvenuta il 29 aprile 1955, fu accolta come un evento sorprendente dai risvolti inquietanti.

Sottosegretario per cinque mesi nel primo governo Mussolini, nell’aprile del 1923 lasciò il governo con gli altri ministri popolari.

Avendo rinunciato al mestiere di insegnante per non servire il regime fascista, Gronchi si ritirò dalla vita di partito, dedicandosi ad attività imprenditoriali.

Questa lunga eclissi politica si concluse nel 1942, quando contribuì alla creazione della Democrazia cristiana.

Negli anni seguenti, fu successivamente membro del CLN , fondatore della CGIL , ministro dell’Industria, del Commercio e del Lavoro , deputato alla Costituente e, infine, presidente della Camera.

Principale rivale di De Gasperi in seno al partito cattolico, ne criticò la politica liberista auspicando una svolta in senso keynesiano.

Al congresso di Napoli , difese la prospettiva dell’apertura a sinistra, da raggiungersi con un’alleanza con i socialisti.

In un contesto in cui PCI e PSI erano ancora legati da un patto d’azione, si trattava di una «proposta eretica», avversata dal Vaticano, dagli Stati Uniti e dai settori moderati della classe politica italiana.

Infine, con l’elezione di Fanfani a segretario della DC, Gronchi veniva escluso, con altri notabili democristiani dalla nuova direzione democristiana.

Nei giorni dell’elezione presidenziale del 1955, Fanfani sperava che i voti della coalizione governativa potessero convergere facilmente sul candidato ufficiale della DC, il presidente del Senato Cesare Merzagora.

In realtà, si trattava di una candidatura debole, avversata all’interno dello stesso partito cattolico, mentre Gronchi tesseva pazientemente la sua tela, moltiplicando i contatti sia con la sinistra socialcomunista che con alcuni esponenti monarchici e missini.

Al 1° turno dell’elezione, Merzagora raccolse circa cento voti in meno del previsto.

Il nome di Gronchi cominciò ad emergere al 2° scrutinio e al 3° balzò in testa.

Einaudi, che sperava in una rielezione e che poteva essere una carta di riserva, ottenne i voti dei liberali e dei socialdemocratici.

Fu chiaro fin dall’inizio che la maggioranza quasi plebiscitaria ottenuta da Gronchi non corrispondeva ad un sostegno effettivo del partito di maggioranza.

Un diffuso allarmismo si manifestò anche Oltreoceano, dove il nuovo presidente viene erroneamente considerato come un pericoloso filocomunista.

Il presidente si distinse anche per alcune innovazioni nella prassi, come la convocazione al Quirinale di riunioni di prefetti o di ambasciatori – oggi del tutto banali – ma che all’epoca suscitarono commenti negativi.

Con queste riunioni, Gronchi intendeva metter fine alle discriminazioni anticomuniste adottate dalla «circolare Scelba» ed incoraggiare un nuovo corso in politica estera.

Come vedremo in seguito, questa linea diplomatica entrò subito in conflitto con quella del governo, causando non pochi attriti con Segni, fino alle dimissioni di quest’ultimo, il 6 maggio 1957.

Chiamato a realizzare l’apertura a sinistra, Zoli ottenne la maggioranza al Senato con i voti… dei monarchici e dei neofascisti del MSI, e decise immediatamente di rassegnare le dimissioni.

Dopo un mandato esplorativo conferito a Merzagora e una nuova rinuncia di Fanfani, su consiglio di questi Gronchi decise di rinviare alle camere il governo dimissionario di Zoli, che ottenne la fiducia.

I dodici mesi dell’esecutivo Zoli corrisposero certamente al periodo di maggior attivismo del capo dello Stato, in particolare nel campo della politica estera.

In effetti, il presidente del Consiglio si occupò soprattutto del disbrigo degli affari correnti, in vista delle elezioni legislative del 1958.

Come Einaudi, anche Gronchi procedette ad uno scioglimento anticipato del Senato – il cui mandato correva fino al 1959 – per far coincidere il rinnovamento delle due assemblee.

In quell’occasione, Gronchi procedette ad una modifica della prassi secondo cui l’incarico veniva conferito prima con un comunicato, quindi, al momento della nascita del governo, con un decreto opportunamente retrodatato.

Se Gronchi e Fanfani avevano idee simili nel campo della politica estera ed interna, i rapporti personali furono tutt’altro che facili.

Fanfani fece risalire a questo momento la sua rottura con Gronchi.

Furono tuttavia le rivalità in seno alla DC a provocarne le dimissioni sia da capo di governo che dalla segreteria del partito .

Si aprì così la crisi più pericolosa della storia della Repubblica. In seguito alle dimissioni prima di Pastore, Sullo e Bo, poi di altri ministri, il presidente del Consiglio riconsegnò il mandato nelle mani di Gronchi.

Questi incaricò Fanfani, ma quando il tentativo sembrava andare a buon fine, la destra democristiana annunciò il proprio veto.

In assenza di alternative , il presidente della Repubblica decise di rinviare il governo in Senato, come aveva già fatto in precedenza con Zoli.

Ottenuta la fiducia, il governo ebbe vita breve a causa dei moti di Genova, dove avrebbe dovuto svolgersi il congresso del MSI.

In realtà l’autorizzazione era stata concessa ai missini non da Tambroni, ma dal governo Segni.

Nel clima incandescente del luglio 1960, la presenza dei missini nella maggioranza di governo fece precipitare la situazione.

A questo punto le dimissioni di Tambroni, seppur ritardate, furono inevitabili e l’episodio segnò profondamente il settennato di Gronchi nella memoria collettiva.

Se la strada verso l’apertura a sinistra era ormai aperta, Fanfani non concesse a Gronchi la soddisfazione di aprire la crisi prima dell’inizio del «semestre bianco».

I viaggi all’estero

La politica estera fu sicuramente il principale terreno d’azione di Gronchi.

Senza essere ostile al Patto atlantico, di cui auspicava un riorientamento verso una maggiore cooperazione economica, lo statista di Pontedera privilegiava una linea che affermasse l’autonomia dell’Italia nel bacino mediterraneo, linea condivisa dal presidente dell’ENI, Enrico Mattei.

In questo contesto si inserì la famosa vicenda della lettera di Gronchi ad Eisenhower, che Segni e Martino fecero bloccare.

Le proposte avanzate da Gronchi – l’adozione di un piano di aiuti ai paesi del Medio Oriente in funzione anticomunista – non erano né rivoluzionarie né eterodosse, ma il governo intese in questo modo porre un freno all’interventismo presidenziale.

La visita negli Stati Uniti , cominciata sotto pessimi aspici, si concluse con un trionfo, grazie alla simpatia che Gronchi seppe conquistarsi con i suoi discorsi al Congresso e in altre sedi.

Prima della visita, si pose per la prima volta la questione della supplenza presidenziale.

Non volendo cedere neppur provvisoriamente i suoi poteri al presidente del Senato Merzagora, suo vecchio rivale, Gronchi nominò una commissione ad hoc che consegnò le proprie conclusioni molti mesi dopo.

A Bonn, Gronchi e Adenauer parlarono di un «motore italo-tedesco» per accelerare l’integrazione europea.

Nel settembre del 1957, il presidente della Repubblica si recò in Iran contemporaneamente a Enrico Mattei, il quale vi firmò il celebre accordo ENI/NIOC che segnò l’inizio di una nuova fase nei rapporti con i Paesi produttori di petrolio.

A questa visita fecero seguito il viaggio in Turchia e numerosi contatti con rappresentanti dei paesi non allineati dell’Africa e dell’Asia.

Il viaggio in Brasile fu il primo di un capo di Stato italiano in America latina, dove fu accolto con entusiasmo dagli emigrati italiani. Il 10 settembre, firmò con il presidente Kubitscheck la dichiarazione di San Paolo, con cui l’Italia intendeva lanciare un ponte tra l’Europa e i paesi sudamericani.

Fino a questo momento, le visite all’estero avevano conferito un notevole prestigio internazionale a Gronchi e all’Italia.

A Mosca, Gronchi trovò in Krusciov il più imprevedibile degli interlocutori.

L’incidente, prontamente enfatizzato dalla stampa italiana, diede al viaggio il significato di un fallimento diplomatico, mentre gli alleati atlantici sottolineavano la fermezza dimostrata da Gronchi di fronte al segretario del PCUS.

In occasione di questa visita, vennero stampati alcuni francobolli commemorativi, tra cui il famoso «Gronchi rosa», che presentava un errore di frontiera tra il Perù e l’Ecuador.

Aspetti istituzionali della presidenza Gronchi

Già nel discorso di insediamento, il nuovo presidente aveva sottolineato la necessità di procedere ad un «disgelo costituzionale», attuando le istituzioni previste dalla costituzione, come la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

Gronchi partecipò in prima persona ai negoziati per sbloccare la situazione che impediva da anni l’entrata in vigore della Corte.

Quest’ultimo, eletto dai suoi pari il 23 gennaio 1956, fu il primo presidente della Corte.

Fu necessario attendere le leggi del 5 gennaio 1957 e del 24 marzo 1958 perché anche il CNEL e il CSM fossero ufficialmente istituiti, in seguito a ripetuti interventi di Gronchi presso il presidente del Consiglio e i presidenti delle due Camere.

Per quanto riguarda la nomina dei membri del CNEL, egli adottò la prassi istituita da Einaudi per i giudici costituzionali, ritenendo che la scelta dei membri di nomina presidenziale spettava in modo esclusivo al capo dello Stato.

Prassi del resto seguita anche per l’unica nomina di senatore a vita, quella del’ex-presidente del Senato Paratore.

Quirinale, chi sono stati i presidenti della Repubblica

Il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune e resta in carica 7 anni.

Il primo a ricoprire questo incarico è stato Enrico De Nicola nel 1948.

Nel suo caso non si è trattato di un settennato: è stato prima Capo provvisorio dello Stato dal 28 giugno 1946 al 31 dicembre 1947 (una carica che è stata creata ad hoc, per poi essere abolita), poi presidente della Repubblica dal 1° gennaio 1948 al 12 maggio 1948.

Il suo successore è stato Luigi Einaudi, esponente del Partito liberale italiano (come De Nicola), all’età di 74 anni: restò in carica per l’intera durata del suo mandato, così come Giovanni Gronchi, esponente della Dc, capo dello Stato dal 1955 al 1962.

Dopodiché è stato il turno di Antonio Segni che, eletto nel 1962 quando aveva 71 anni, è stato costretto a lasciare il Quirinale nel 1964, per una grave malattia (è morto nel 1972).

Al suo posto, Giuseppe Saragat, del Partito socialdemocratico italiano, dal 1964 al 1971.

Anche Giovanni Leone, la cui elezione fu forse la più risicata, rimise il mandato con qualche mese di anticipo rispetto alla fine naturale, per motivi politici: eletto nel 1971 chiuse nel 1978, nei anno in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate rosse.

Quindi, la presidenza di Sandro Pertini (socialista), forse quella ricordata come la più popolare in assoluto, nonostante i tempi bui dal 1978 al 1985 (stragi terroristiche e mafiose, tensioni sindacali e crisi economica).

E ancora il controverso settennato di Francesco Cossiga (Dc), dal 1985 al 1992, lasciando all’alba di Tangentopoli.

Oscar Luigi Scalfaro (anche lui Dc) è stato il primo presidente a interessarsi in modo molto attivo alle vicende politiche del Parlamento, dal 1992 al 1999.

Gli è succeduto Carlo Azeglio Ciampi (indipendente), dal 1999 al 2006, gli anni dell’Euro.

Quindi Giorgio Napolitano (Democratici di sinistra), dal 2006 al 2013 e poi dal 2013 al 2015.

Poi fu il turno di Sergio Mattarella (indipendente), che chiude il settennato, dal 2015 al 2022, in piena pandemia.

Infine ancora Sergio Mattarella (indipendente), che viene pregato da tutti, a gran voce, di rinnovare il suo mandato per il settennato 2022-2029 anche se prima aveva dichiarato fermamente di non volerne fare un altro tanto che aveva già preparato il trasloco.

Presidenti della Repubblica, l’elenco

Ricapitolando, ecco l’elenco dei presidenti della Repubblica dal 1946 ad oggi:

  • Enrico De Nicola (1° gennaio 1948 – 12 maggio 1948);
  • Luigi Einaudi (1948-1955);
  • Giovanni Gronchi (1955-1962);
  • Antonio Segni: (1962-1964);
  • Giuseppe Saragat (1964-1971);
  • Giovanni Leone (1971-1978);
  • Sandro Pertini (1978-1985);
  • Francesco Cossiga (1985-1992);
  • Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999);
  • Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006);
  • Giorgio Napolitano (2006-2013):
  • Giorgio Napolitano bis (2013-2015);
  • Sergio Mattarella (2015-2022);
  • Sergio Mattarella (2022-2029).

Dove vive il presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica vive in vicolo della Rosa all’Alloro 1, a Roma, sede del Palazzo del Quirinale, che è la residenza ufficiale del capo dello Stato. Anche se in passato ci sono state alcune eccezioni, come quelle di Giovanni Gronchi e Sandro Pertini.

Quanto guadagna il Presidente della Repubblica e quanto costa il Quirinale

Il Presidente della Repubblica è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle Regioni: 3 consiglieri per regione, con l’eccezione della Valle d’Aosta, che ne nomina 1 solo, per un totale di 58. Rimane in carica per un periodo di 7 anni.

Partiamo dal Quanto costa il Quirinale

Come riporta Truenumbers, che ne ha analizzato i bilanci, il Quirinale costa ogni anno 224 milioni di euro. Il costo totale delle attività del Quirinale per il 52,3% è composto dalle retribuzioni del personale, 713 persone, in servizio al Colle.

Quanto guadagna il Presidente della Repubblica

Rispetto al totale di 224 milioni di euro, lo stipendio del Presidente della Repubblica rappresenta lo 0,11%, ovvero 240mila euro di stipendio annuo lordo. 13 mensilità da 18.400 euro lordi al mese, cui va sottratta l’Irpef.

Come fa notare ancora Truenumbers, la più alta carica dello Stato non percepisce però la quattordicesima.

Il tetto: quanto può guadagnare al massimo

Qualcuno starà pensando che però, oltre alla dotazione economica del Presidente a carico del bilancio dello Stato, ci sono poi altre fonti di reddito come pensioni, vitalizi e stipendi erogati da terze parti.

A quanto può arrivare quindi lo stipendio del Capo dello Stato?

A sorpresa, sempre e solo a 240mila euro.

La retribuzione complessiva del Presidente della Repubblica non può mai superare questo tetto annuale.

E questo proprio per volontà di Sergio Mattarella. Tra i primi atti ufficiali dell’attuale Presidente, infatti, c’è stato proprio il divieto di cumulo tra stipendi, vitalizi e pensioni.

Da qui la decisione di Mattarella di rinunciare alla sua pensione di professore universitario.

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Redazione

Napoli, ecco la prima offerta per Traorè del Sassuolo

 

Il campionato Italiano non è ancora finito ma si sta avvicinando l’apertura del prossimo mercato estivo ed il Napoli è già presente

Il Napoli, senza neanche attendere la fine di questo campionato di Serie A, parte determinato per quelli che saranno gli obiettivi di mercato.

Il club azzurro non ha intenzione di perdere tempo, stabilendo anzitempo quali reparti rafforzare.

Perciò ha iniziato a sondare i prossimi profili che potrebbero vestire la maglia azzurra.

Dopo il neoacquisto Khvicha Kvaratskhelia, per il reparto offensivo, i partenopei partono all’attacco per aggiudicarsi un gioiello del Sassuolo.

Si tratta di Hamed Junior Traorè, centrocampista ivoriano con cittadinanza italiana, il quale in 28 match disputati in Serie A quest’anno è andato a segno ben 7 volte, fornendo 4 assist totali ai propri compagni.

Un buon profilo che stuzzica la dirigenza azzurra, che ha già tentato il colpo formulando un’offerta, rifiutata però dal club di Reggio Emilia.

Il motivo che ha spinto gli emiliani a rifiutare è legato alla cifra offerta che si aggirerebbe sui 15-17 milioni.

L’offerta del Napoli è al momento troppo bassa ed il club neroverde non vuole cedere Traorè a meno di 25 milioni di euro.

Il Napoli ad oggi non è disposto ad offrire quella cifra ma il calciomercato è ancora lungo e come noi sappiamo: Nel calciomercato tutto è possibile in qualsiasi momento.

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Simone Improta/Redazione Sportiva