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Torre Annunziata: arrestati per resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale

Torre Annunziata: nel pomeriggio di ieri, gli agenti del Commissariato nel corso di controlli hanno condotto in arresto una coppia per violenza.

Torre Annunziata: arrestati per resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale



Torre Annunziata (Na)- Una coppia dimostratasi insofferente ai controlli di routine da parte degli agenti del Commissariato, sono stati arrestati per violenza, minaccia, resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale.

Ieri pomeriggio infatti, gli agenti del Commissariato di Torre Annunziata, nel corso di operazioni di controllo del territorio in corso Umberto I° all’angolo con via Giovanni Avallone, hanno individuato una coppia a bordo di un motociclo accertando che il conducente era privo del casco protettivo, di patente di guida perché mai conseguita e di copertura assicurativa.


I due si sono dimostrati insofferenti al controllo, inveendo contro i poliziotti, minacciandoli e aggredendoli fisicamente fino a quando, non senza difficoltà, sono stati bloccati.


Tabit Mejri e Gerardina Di Giovanni, salernitani di 29 e 18 anni con precedenti di polizia, sono stati pertanto arrestati per violenza, minaccia, resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale; inoltre, l’uomo è stato sanzionato per le violazioni del Codice della Strada e lo scooter è stato sottoposto a sequestro.

La mancanza di rispetto dell’autorevolezza e autorità delle Forze dell’Ordine è indice di una debolezza della società: dimenticando che chi indossa una divisa rappresenta lo Stato, manca di rispetto al proprio Stato; allo stesso modo chi indossando la divisa non difende l’autorevolezza dello Stato esercitando al meglio il proprio ruolo, indebolisce lo Stato e infanga il valore della divisa.

Redazione Campania

Curva Sud, il grande cuore dei tifosi nella spesa solidale

Curva Sud, il grande cuore dei tifosi nella spesa solidale. Onore ai tifosi della Curva Sud che ancora una volta hanno dimostrato il loro grande cuore

Curva Sud, il grande cuore dei tifosi nella spesa solidale

Ancora una volta i tifosi della Curva Sud mostrano il loro gran cuore e si dimostrano davvero encomiabili nell’organizzare una raccolta di fondi per aiutare le famiglie più bisognose di Castellammare. In un periodo peraltro molto complicato come quello attuale caratterizzato dalla pandemia da Coronavirus.

Il cuore pulsante della tifoseria gialloblè non ha fatto venire meno il proprio supporto alle famiglie stabiesi più bisognose. Organizzata in pochi giorni una raccolta fondi a cui tutti hanno potuto contribuire e che si è concretizzata poi in una spesa solidale a favore dei meno abbienti.

Raccolti in pochi giorni ben 1.400 euro con i quali sono stati acquistati oltre ai beni di prima necessità per gli adulti, anche prodotti alimentari per i bambini. Biscotti, omogeneizzati e pannolini per i più piccoli in un periodo in cui in molte famiglie stabiesi diventa difficile anche mettere un piatto a tavola.

Un’iniziativa che, come afferma Emanuele Tremante leader storico della Curva Sud, parte dal cuore degli Ultras che amano la città, la rappresentano e la difendono in ogni circostanza. Come in questo periodo molto critico caratterizzato dall’emergenza sanitaria. La Curva Sud è sempre presente e non abbandona mai la città e lo ha ampiamente dimostrato anche in questa occasione.

Il contenuto della spesa solidale è stato oggi consegnato al Comune di Castellammare di Stabia. Attraverso la Protezione Civile la spesa sarà consegnata ad una settantina di famiglie stabiesi. Un regalo significativo per tante famiglie nei giorni che precedono la Pasqua. Inoltre i tifosi della Curva Sud hanno anche omaggiato con una Colomba pasquale, simbolo di pace, tutti i medici e gli infermieri dell’Ospedale San Leonardo.

a cura di Natale Giusti

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Juve Stabia: L’operazione di rimozione del sintetico dello stadio Romeo Menti è entrato nel vivo solo ieri

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Dopo giorni di preparazione e interventi preliminari, il cantiere dello stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia è finalmente entrato nella fase più visibile dei lavori. Nella giornata di ieri gli operai della ditta incaricata hanno iniziato a rimuovere le prime porzioni del vecchio manto erboso sintetico, segnando un importante passo avanti nel progetto di rifacimento del terreno di gioco dell’impianto di Via Cosenza.

I lavori erano ufficialmente partiti lo scorso 3 giugno con le attività preparatorie e lo smontaggio dei led pubblicitari che circondavano il campo. Tuttavia, per diversi giorni non si erano registrati interventi evidenti sulla superficie di gioco, alimentando qualche interrogativo tra i tifosi e gli addetti ai lavori.

In realtà il ritardo nell’avvio della rimozione del tappeto sintetico era legato a una fase tecnica fondamentale. Prima di poter sollevare e smaltire il vecchio terreno di gioco, infatti, è stato necessario procedere all’asportazione dell’intero materiale di stabilizzazione presente sotto il manto, composto principalmente da granuli di gomma in caucciù. Un’operazione delicata effettuata mediante l’utilizzo di uno speciale camion aspiratore che ha richiesto diversi giorni di lavoro.

Solo una volta completata questa fase preliminare i tecnici hanno potuto iniziare la rimozione del sintetico ormai usurato, che negli ultimi anni aveva mostrato evidenti segni di deterioramento e necessitava di una sostituzione completa per garantire il rispetto degli standard richiesti dal calcio professionistico.

Un investimento da oltre 800 mila euro

L’intervento rappresenta uno dei più importanti lavori di ammodernamento effettuati negli ultimi anni sull’impianto stabiese. Il progetto, promosso dal Comune di Castellammare di Stabia, ha un valore complessivo superiore agli 806 mila euro e consentirà di dotare il Romeo Menti di un terreno di gioco completamente nuovo e conforme alle normative europee previste per le competizioni professionistiche.

Ad aggiudicarsi l’appalto è stata la Cogega Srl di Angri, risultata vincitrice della procedura negoziata indetta dall’amministrazione comunale grazie all’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il significativo ribasso presentato in fase di gara permetterà di introdurre alcune migliorie rispetto al progetto iniziale. Tra queste spicca il nuovo impianto di irrigazione che rappresenterà una vera innovazione per il Menti. I futuri irrigatori non saranno più collocati lungo il perimetro del terreno di gioco, ma verranno installati direttamente all’interno del campo, garantendo una distribuzione dell’acqua più uniforme ed efficiente su tutta la superficie.

Tempi stretti e corsa contro il calendario

Il cronoprogramma originario prevedeva il completamento delle opere entro 45 giorni dalla consegna del cantiere, con conclusione indicativamente fissata intorno al 20 luglio.

L’avvio più lento delle operazioni, dovuto alle attività preliminari di aspirazione del materiale di intaso, potrebbe però comportare uno slittamento della data finale. Al momento la conclusione dei lavori viene ipotizzata attorno al 30 luglio, salvo ulteriori rallentamenti legati alle condizioni meteorologiche o a eventuali imprevisti tecnici.

Una situazione che impone prudenza, considerando la necessità di consegnare il nuovo terreno di gioco in tempo utile per le verifiche e le certificazioni necessarie prima dell’inizio della stagione sportiva.

Piacenza resta il piano B

Proprio per evitare qualsiasi rischio legato ai tempi del cantiere, la Juve Stabia si è già cautelata ottenendo il via libera per l’utilizzo dello stadio di Piacenza come impianto alternativo per la stagione 2026-2027.

Si tratta di una soluzione già utilizzata in passato dal club gialloblù. I tifosi ricordano bene quanto accaduto nell’estate del 2024, quando i lavori di adeguamento del Romeo Menti relativi alla nuova torre faro, alle certificazioni di staticità e agli adempimenti antincendio non furono completati nei tempi previsti, costringendo la squadra a disputare lontano da casa le prime gare ufficiali della stagione.

L’auspicio di società, tifosi e amministrazione comunale è naturalmente quello di non dover ricorrere nuovamente a questa soluzione. Con l’avvio della rimozione del vecchio sintetico, il cantiere è finalmente entrato nella sua fase cruciale e nelle prossime settimane sarà possibile comprendere se il nuovo manto riuscirà a essere completato e certificato in tempo per accogliere le Vespe all’inizio della nuova avventura sportiva.

Juve Stabia, con Varnier in campo è tutta un’altra storia: Il peso dell’assenza e il valore della presenza

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Ci sono giocatori che incidono con i gol, altri con gli assist. Poi ci sono quelli la cui importanza emerge soprattutto quando non ci sono. Marco Varnier appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. A Castellammare di Stabia la sensazione è ormai condivisa: con il centrale veneto in campo, la Juve Stabia acquistava solidità, sicurezza e personalità.

Nella stagione appena conclusa il difensore classe 1998 si è confermato uno dei punti di riferimento assoluti della formazione gialloblù. Al suo secondo campionato con la maglia delle Vespe, Varnier ha dimostrato ancora una volta di possedere qualità che raramente si incontrano nella categoria. Leadership, senso della posizione, capacità di leggere in anticipo le situazioni di gioco e una pulizia tecnica fuori dal comune lo hanno reso un elemento imprescindibile per gli equilibri della squadra.

Non è un caso che Ignazio Abate abbia spesso speso parole importanti nei suoi confronti. Il tecnico gialloblù ha sempre considerato Varnier uno dei leader silenziosi dello spogliatoio, un professionista esemplare capace di guidare il reparto difensivo con autorevolezza e serenità. La fiducia concessa dall’allenatore ha permesso al difensore di esprimere al meglio le proprie qualità, diventando uno dei cardini della squadra che ha saputo sorprendere per organizzazione e rendimento.

Osservandolo giocare, è facile comprendere perché in passato fosse considerato uno dei prospetti più interessanti del panorama calcistico italiano. La sua eleganza nelle uscite palla al piede, unita alla capacità di comandare la linea difensiva, raccontano di un calciatore che avrebbe probabilmente meritato una carriera più lineare e palcoscenici ancora più prestigiosi.

L’unico vero avversario di Varnier continua infatti a essere la sfortuna. Anche quest’anno il difensore ha dovuto fare i conti con alcuni problemi fisici che ne hanno limitato la continuità di impiego. Un tema che lo accompagna ormai da diverse stagioni e che, nel corso della sua carriera, ha spesso frenato la definitiva consacrazione ad altissimi livelli.

Eppure, ogni volta che è stato chiamato a scendere in campo, il centrale delle Vespe ha risposto presente. Le assenze non hanno mai intaccato il suo valore tecnico né la sua importanza all’interno del gruppo. Al contrario, la differenza tra una Juve Stabia con Varnier e una senza Varnier è apparsa evidente in più occasioni durante il campionato.

Per questo motivo il bilancio della sua stagione resta ampiamente positivo. Castellammare si gode uno dei migliori difensori della Serie B, un leader capace di alzare il livello dell’intero reparto con la sola presenza in campo. La speranza dei tifosi gialloblù è che il prossimo campionato possa finalmente regalargli quella continuità fisica che troppo spesso gli è mancata.

Se la fortuna dovesse finalmente decidere di concedergli una tregua, Marco Varnier avrebbe tutte le carte in regola per confermarsi ancora una volta il punto fermo della retroguardia stabiese e uno dei difensori più forti dell’intera categoria.

Juve Stabia, l’ex Abate ripartirà da Torino: la Serie A è realtà, alla prima giornata incontrerà il suo Milan

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Dicono che il calcio sia imprevedibile. A volte romantico, altre volte crudele, spesso capace di intrecciare storie che sembrano uscite dalla penna di uno sceneggiatore. Ignazio Abate lo sa bene. L’ex tecnico della Juve Stabia è pronto a vivere il momento più importante della sua giovane carriera da allenatore: la Serie A lo attende sulla panchina del Torino.

L’accordo con il club granata è ormai definito e per il tecnico campano si aprono finalmente le porte della massima serie. Un traguardo meritato, conquistato sul campo grazie all’eccellente lavoro svolto a Castellammare di Stabia. Alla guida delle Vespe, Abate ha firmato una delle pagine più belle della recente storia gialloblù, trascinando la squadra fino alle semifinali playoff di Serie B e conquistando il rispetto dell’intero panorama calcistico nazionale.

Gioco propositivo, valorizzazione dei giovani, organizzazione tattica e personalità: sono stati questi gli ingredienti che hanno trasformato la Juve Stabia in una delle rivelazioni della stagione. Un percorso che ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei grandi club e che oggi porta Abate a raccogliere la sfida più affascinante della sua carriera.

Ma il calcio, come spesso accade, ha deciso di aggiungere un ulteriore capitolo a questa storia. Il calendario della Serie A 2026/2027 ha infatti riservato un incrocio dal sapore speciale: alla prima giornata si giocherà Torino-Milan.

Una partita che per Ignazio Abate avrà inevitabilmente un significato diverso da tutte le altre. Il Milan non è soltanto una squadra del suo passato, ma rappresenta una parte fondamentale della sua vita calcistica. Con la maglia rossonera ha vissuto dieci stagioni da protagonista, diventando uno dei volti più riconoscibili del club. Su quella fascia destra ha corso, lottato e conquistato trofei, costruendo un legame indissolubile con i colori milanisti.

Ed è proprio a Milanello che è iniziata anche la sua seconda vita calcistica. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Abate ha intrapreso il percorso da allenatore guidando prima l’Under 16 e successivamente la Primavera rossonera, raggiungendo risultati prestigiosi e arrivando fino alle finali di Youth League. Un percorso di crescita che ha posto le basi per il salto nel calcio professionistico e che ha trovato nella Juve Stabia la consacrazione definitiva.

Ecco perché il debutto in Serie A contro il Milan assume i contorni di una sfida quasi cinematografica. Da una parte il passato che ritorna, dall’altra il futuro che bussa con forza. Da una parte il club che lo ha formato come uomo e calciatore, dall’altra la nuova avventura che potrebbe consacrarlo definitivamente tra i migliori tecnici emergenti del panorama italiano.

Chi ha imparato a conoscere Abate durante l’esperienza stabiese sa però che le emozioni difficilmente avranno la meglio sulla sua professionalità. A Castellammare ha dimostrato di saper gestire la pressione e mantenere il gruppo concentrato sugli obiettivi, anche nei momenti più delicati della stagione.

I tifosi del Torino sognano che il giovane tecnico possa aprire un nuovo ciclo fatto di idee, coraggio e ambizione. Quelli della Juve Stabia lo guarderanno con orgoglio, consapevoli di aver assistito alla definitiva esplosione di un allenatore destinato a grandi palcoscenici.

Il conto alla rovescia è già iniziato. Ad agosto, quando l’Olimpico Grande Torino accenderà i riflettori sulla prima giornata di campionato, Ignazio Abate farà il suo esordio in Serie A. E il destino ha voluto che il primo ostacolo sulla sua strada fosse proprio il Milan, la squadra che più di ogni altra ha segnato la sua vita. Una di quelle storie che solo il calcio sa raccontare.

Juve Stabia, Alfredo Guerri: “Vogliamo costruire un futuro solido e regalare nuove emozioni alla città”

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La Juve Stabia riparte da Alfredo Guerri. L’imprenditore campano è il nuovo presidente del club gialloblù e ha deciso di scendere in campo in prima persona per rilanciare una realtà calcistica che negli ultimi mesi ha vissuto momenti di grande incertezza.

Intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, il neo numero uno delle Vespe ha raccontato le motivazioni che lo hanno spinto a investire nella società stabiese, evidenziando il forte legame con il territorio e la volontà di preservare un patrimonio sportivo che rischiava di andare disperso.

“Mercoledì è stata una giornata piuttosto caotica, perché sono passato dall’altro ieri che ero un imprenditore, oggi invece tutti mi riconoscono e vogliono appellarmi come salvatore. Noi non è che abbiamo quest’ambizione di salvare nessuno, però il senso di responsabilità, di aver vissuto quel territorio e quella passione che loro vivono, immaginare che potesse essere buttato attraverso delle gestioni precedenti che hanno illuso un po’ il popolo facendolo avvicinare a dei sogni di Serie A, oggi invece si trovavano praticamente nel baratro”.

Una scelta dettata dal legame con il territorio

Parole che fotografano perfettamente il momento attraversato dalla piazza stabiese. Guerri non si considera un salvatore, ma un imprenditore che ha scelto di assumersi una responsabilità importante per evitare che una delle realtà calcistiche più appassionate del Sud Italia perdesse quanto costruito negli ultimi anni.

La scelta di investire nella Juve Stabia nasce da una precisa visione strategica e dalla convinzione che Castellammare di Stabia possieda tutte le caratteristiche per sostenere un progetto ambizioso.

“E pertanto noi abbiamo fatto delle valutazioni circa la possibilità di poter fare un programma strutturale in Castellammare e ci siamo sentiti di fare questo investimento che sembra a tutti essere importante, sicuramente è molto molto importante, però per noi prevede comunque una partenza di un progetto molto solido che una piazza come Castellammare ci può permettere di fare dei sogni anche molto ambiziosi”.

L’obiettivo è dare continuità alla crescita del club

L’obiettivo della nuova proprietà non è quello di inseguire risultati immediati, ma costruire fondamenta solide che possano consentire al club di crescere in maniera costante e sostenibile nel tempo.

Quando gli è stato chiesto se la città possa tornare a sognare la Serie A, Guerri non si è nascosto, pur mantenendo un approccio prudente e realistico.

“Sicuramente, perché no. Ha sfiorato la Serie A che è stata in semifinale per due anni di fila, pertanto è arrivata per due anni di fila nelle ultime quattro che potevano arrivare in Serie A. Pertanto c’è il traguardo.

Magari se arrivava l’anno scorso quest’anno sarebbe stato troppo presto. Perciò mettere le basi solide con un programma un po’ più strutturato, chiaramente non è che voglio dire che lo facciamo quest’anno o l’anno prossimo, ma sicuramente l’ambizione nostra e anche il motivo per il quale abbiamo fatto questo investimento è quello di restituire un sogno a tutta la piazza”.

La parola chiave del nuovo corso sembra essere proprio programmazione. Un concetto che Guerri ha voluto ribadire più volte, sottolineando come la gestione di una società sportiva non possa prescindere da criteri aziendali chiari e da precise responsabilità.

“Perciò noi immaginiamo che con una gestione un po’ più oculata, cosa che noi normalmente facciamo nelle nostre aziende, non si può che migliorare. E questo è un po’ il ragionamento logico che è legato sicuramente alla passione, anche alla mia personale passione verso lo sport in generale e anche il calcio. Perciò capisco quanto sia importante il fattore passione e entusiasmo nel calcio.

Perciò è un’azienda anomala proprio perché è nutrita di questa passione. Però è pur vero che ci sono delle regole che magari molti appartenenti al mondo del calcio devono ricordare che parliamo sempre di aziende. Questo non significa stringere le aspettative, ma comunque ognuno ha delle responsabilità.

Gli amministratori hanno delle responsabilità, i dipendenti hanno delle responsabilità. Perciò non si può bypassare il concetto di azienda. E ci mancherebbe”.

Al lavoro per definire il nuovo assetto societario

Nel frattempo il lavoro per la prossima stagione è già iniziato. La nuova proprietà non intende perdere tempo e sta già pianificando le prime mosse per costruire l’organigramma che dovrà guidare la Juve Stabia nel prossimo futuro.

“Ieri già abbiamo iniziato, perciò già stiamo intensificando tutte le attività. Perciò sappiamo benissimo che nel breve dobbiamo partire. Ovviamente stiamo sentendo un po’ tutti coloro che vogliono partecipare a questo progetto.

Nella settimana prossima valuteremo i migliori componenti della nostra dirigenza per essere immediatamente pronti. Fortunatamente sono a base di squadra già bella solida.

Perciò ci sono degli elementi molto positivi. Una base solida, un entusiasmo generale. Perciò bisogna intervenire in maniera lucida, ma non farti prendere dalla velocità”.

La linea è dunque tracciata: programmazione, sostenibilità e ambizione. Guerri raccoglie una sfida complessa ma affascinante, con la convinzione che la Juve Stabia possa tornare a essere protagonista. La piazza sogna, la nuova proprietà lavora per trasformare quell’entusiasmo in un progetto capace di durare nel tempo.

Al via l’Orgoglio Motoristico Romano con Stefano Pandolfi

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Il presidente dell’Orgoglio Motoristico Romano Stefano Pandolfi ha parlato in esclusiva a ViViCentro con Carlo Ametrano. Ecco le sue parole.

Stefano, ci siamo con l’Orgoglio Motoristico Romano! Che ci dici?

“Quest’anno siamo arrivati alla quinta edizione, che è un risultato incredibile. Non è più un segreto: siamo al lavoro per cercare di arrivare a un Gran Premio storico. Nelle vecchie edizioni erano tre giorni di esibizioni, quest’anno invece questa esibizione si svolgerà domenica. Ieri siamo stati alla Farnesina per presentare l’evento e per noi questo è molto importante e ci dà la dimensione di quello che stiamo portando avanti”.

A livello di ospiti chi ci sarà?

“Anche l’Aci è entrata in maniera molto più attiva a questo evento. La loro presenza per noi è importantissima. Ci sarà Anna Fendi, Emanuele Pirro, Giordano Regazzoni, Farneti e non solo. Tanti personaggi che hanno caratterizzato questa avventura nel corso di questi anni. Ci farà molto piacere averli sempre protagonisti”.

Vogliamo ricordare gli appuntamenti?

“Venite a trovarci, oggi saremo al centro di Roma mentre domenica chiuderemo l’evento all’Eur”.

Castellammare: “Noi Moderati” interviene ancora sulla vicenda della vendita dello scoglio di Rovigliano

Castellammare di Stabia – Lo Scoglio di Rovigliano non è soltanto un elemento del nostro paesaggio costiero, ma rappresenta il cuore pulsante della storia, del mito e dell’identità stabiese. In merito alla petizione che sta circolando sul web in queste ore, che chiede l’intervento della Regione Campania per l’acquisto del sito, il coordinamento cittadino di Noi Moderati ritiene doveroso intervenire per fare chiarezza, evitando che una condivisibile preoccupazione per le sorti del bene si trasformi in una vana illusione burocratica.

Questo è il testo del comunicato pervenuto alla nostra redazione:

In queste ore circola sul web una petizione per raccogliere le firme per chiedere alla Regione Campania l’acquisto dello scoglio di Rovigliano.

In pratica si sta chiedendo alla Regione Campania di acquistare un bene vincolato, ridotto allo stato di rudere, la cui cifra secondo indiscrezioni comparse sul web è di 3 milioni di euro, mentre sul sito dell’Agenzia Immobiliare Engel & Völkers Sorrento incaricata della vendita, la cifra non è indicata ma è su richiesta. Così come riportato anche sul sito “Immobiliare .it”.

Bisogna fare molta attenzione a queste iniziative, per esercitare il Diritto di Prelazione su un bene vincolato ci sono procedure da seguire. Innanzitutto occorre un acquirente che metta nero su bianco il prezzo pattuito, firmando un contratto condizionato. Tale contratto diventa efficace solo dopo un Iter procedurale che coinvolge gli Enti Territorialmente Competenti.

Quindi la petizione oltre ad essere inutile dal punto di vista dell’efficacia rischia di creare solo false aspettative.

NOI MODERATI chiediamo all’Amministrazione Comunale di Castellammare di Stabia di intervenire e tenere alta l’attenzione su questa vicenda.

La storia della Città di Castellammare di Stabia, parte proprio dall’isolotto di Rovigliano, il primo tempio dell’antica Stabiae dedicato ad Ercole Egizio. Per gli stabiesi è un passaggio fondamentale, rappresenta un monumento e un simbolo identitario di un popolo.

Adesso che i proprietari lo hanno messo in vendita è fondamentale che venga acquistato dal comune di Castellammare di Stabia, non dalla Regione o da altro Ente Pubblico, per effettuare un restauro e destinarlo a finalità pubblica. Alcune idee le abbiamo già proposte, altre provengono dalle forze di maggioranza stabiese.

L’iniziativa deve essere assunta dall’Amministrazione della Città di Castellammare di Stabia, che deve finalmente assumersi la responsabilità della cura e della gestione dei beni pubblici cittadini.

Inoltre, rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche stabiesi, di centro destra e di centro sinistra, di unirsi in questa vicenda, perché la cultura, i monumenti e la storia cittadina non hanno colore politico.

Restituire l’isolotto di Ercole ai cittadini di Castellammare è un dovere morale e culturale a cui la politica locale, unita e senza distinzione di bandiere, non può e non deve sottrarsi.

Juve Stabia, Mister Ignazio Abate saluta Castellammare di Stabia: “Da oggi avrete un tifoso in più”

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Il momento dei saluti è arrivato. Con un messaggio carico di emozione e gratitudine, Ignazio Abate ha ufficializzato il suo addio alla Juve Stabia e alla città di Castellammare di Stabia, chiudendo un capitolo che resterà impresso nella memoria dei tifosi gialloblù.

L’ex tecnico delle Vespe ha voluto affidare ai social il suo pensiero finale, ripercorrendo una stagione intensa, vissuta tra grandi soddisfazioni sportive e momenti difficili affrontati con compattezza e spirito di sacrificio. Una stagione che ha visto la Juve Stabia sfiorare un traguardo storico, fermandosi soltanto a un passo dalla finale playoff.

“Si chiude la mia avventura alla Juve Stabia dopo una stagione che non potrò mai dimenticare”, ha scritto Abate su Instagram, ricordando il percorso compiuto insieme alla squadra. Un cammino costruito giorno dopo giorno grazie al lavoro, alla determinazione e soprattutto all’unità del gruppo, capace di superare anche le difficoltà extracampo che hanno accompagnato parte dell’annata.

Parole di grande riconoscenza sono state dedicate ai calciatori, definiti dal tecnico un esempio di serietà, professionalità e coraggio. “Essere stato il loro allenatore è stato un privilegio e un orgoglio”, ha sottolineato Abate, evidenziando il forte legame creatosi all’interno dello spogliatoio.

Ma il passaggio più toccante del suo messaggio è stato senza dubbio quello rivolto alla città e ai tifosi della Juve Stabia. Fin dal suo arrivo, Abate ha percepito l’affetto e il calore di Castellammare di Stabia, sentendosi immediatamente accolto come uno di casa. Un rapporto speciale che si è consolidato settimana dopo settimana, grazie a una tifoseria che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno.

“Il vostro sostegno è stato fondamentale per il nostro cammino. Ci avete accompagnato in ogni battaglia e spinto con il vostro calore oltre i nostri limiti”, ha scritto il tecnico, riconoscendo il ruolo decisivo avuto dai tifosi nel percorso della squadra.

Nel suo saluto non sono mancati i ringraziamenti allo staff tecnico, al direttore sportivo Matteo Lovisa e a tutte le persone che hanno condiviso con lui questo viaggio ricco di emozioni. Un pensiero speciale, infine, ancora una volta per Castellammare di Stabia: “Grazie per avermi accolto come uno di voi”.

Le ultime parole del messaggio racchiudono forse il significato più profondo dell’esperienza vissuta in gialloblù. “Da oggi avrete un tifoso in più”. Una frase semplice ma capace di raccontare il legame autentico nato tra Ignazio Abate, la Juve Stabia e la sua gente.

L’addio del tecnico segna la fine di una stagione che resterà nella storia recente delle Vespe. Ma il rapporto costruito con la piazza stabiese sembra destinato a durare ben oltre il calcio giocato. Perché certe emozioni, come quelle vissute quest’anno, non si cancellano con un saluto.

Castellammare, gira armato e con il volto coperto in Villa Comunale per un video su TikTok: denunciato 22enne

Momenti di apprensione nella serata dell’11 giugno a Castellammare di Stabia, dove la presenza di un uomo armato e con il volto completamente coperto ha fatto scattare l’allarme tra i cittadini presenti in Villa Comunale. Fortunatamente si è trattato di un falso allarme: le armi erano repliche giocattolo e la scena era stata organizzata per realizzare un video destinato ai social network.

L’episodio si è verificato nella zona della banchina di Zì Catiello, dove alcuni passanti, notando un soggetto in abbigliamento militare e apparentemente armato, hanno immediatamente contattato le forze dell’ordine. La segnalazione ha fatto scattare l’intervento della Polizia Locale di Castellammare di Stabia, che ha raggiunto rapidamente il luogo indicato.

L’operazione è stata condotta dagli agenti della Sezione Polizia Stradale, sotto la guida del comandante Francesco Del Gaudio e con il coordinamento del personale in servizio. Considerata la natura della segnalazione, la Centrale Operativa ha disposto l’invio di ulteriori pattuglie a supporto.

Giunti sul posto, gli agenti si sono trovati di fronte un giovane che si aggirava nell’area indossando una tuta mimetica completa e diversi accessori di tipo tattico, tra cui gilet, casco e guanti. Il volto era completamente coperto e nelle mani impugnava quello che appariva a tutti gli effetti come un fucile.

L’intervento è stato eseguito con la massima cautela operativa. Una volta fermato e messo in sicurezza, il giovane ha spiegato agli agenti che stava realizzando alcune riprese video con l’ausilio di un drone per la pubblicazione sui social, in particolare sulla piattaforma TikTok.

Gli accertamenti successivi hanno permesso di chiarire definitivamente la vicenda. Le armi utilizzate durante le riprese e tutto l’equipaggiamento tattico erano infatti semplici riproduzioni giocattolo prive di capacità offensiva. Nonostante ciò, il comportamento del giovane ha generato paura e preoccupazione tra i cittadini presenti, inducendoli a ritenere reale una potenziale situazione di pericolo.

Per questo motivo il protagonista della vicenda, un ragazzo nato nel 2004, è stato denunciato dalla Polizia Locale per procurato allarme e disturbo della quiete pubblica. Le repliche delle armi e le attrezzature utilizzate per le riprese sono state sequestrate e poste a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli ulteriori accertamenti del caso.

L’episodio riaccende l’attenzione sui rischi legati alla realizzazione di contenuti per i social network in luoghi pubblici, soprattutto quando vengono utilizzati oggetti o messe in scena che possono essere facilmente scambiati per situazioni reali, generando allarme tra i cittadini e richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.

Torino, è ufficiale: L’ex allenatore della Juve Stabia Ignazio Abate torna in granata. Contratto fino al 2028

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Adesso è ufficiale. Ignazio Abate è il nuovo allenatore del Torino. Il club granata ha annunciato nella giornata odierna l’accordo con il tecnico campano, che dal 1° luglio 2026 assumerà la guida della Prima Squadra. Per lui un contratto biennale con scadenza fissata al 30 giugno 2028.

Si tratta di una scelta che guarda al presente ma soprattutto al futuro. Il Torino ha deciso di affidarsi a uno degli allenatori emergenti più apprezzati del panorama italiano, reduce da una stagione da protagonista sulla panchina della Juve Stabia, culminata con il raggiungimento delle semifinali playoff di Serie B.

Nel comunicato ufficiale, il club di Urbano Cairo ha ripercorso le tappe della carriera dell’ex difensore, ricordando le sue origini calcistiche nel settore giovanile del Milan e il debutto tra i professionisti avvenuto appena diciassettenne. Nel corso della sua carriera da calciatore, Abate ha vestito anche le maglie di Napoli, Piacenza, Modena ed Empoli, prima di affermarsi definitivamente con il Milan, dove ha collezionato 306 presenze ufficiali, conquistando uno Scudetto e due Supercoppe Italiane.

Per Abate si tratta anche di un ritorno. L’ex terzino, infatti, conosce già l’ambiente granata avendo giocato nel Torino nella stagione 2008-2009. Un dettaglio che rende ancora più significativo il suo approdo sulla panchina del club piemontese.

Importante anche il percorso con la Nazionale Italiana, con cui ha totalizzato 22 presenze e una rete, conquistando il secondo posto agli Europei del 2012 e il terzo gradino del podio alla Confederations Cup del 2013.

Terminata la carriera da calciatore, Abate ha intrapreso il percorso da allenatore nel settore giovanile del Milan. Un cammino di crescita costante che lo ha portato alla guida della Primavera rossonera, con cui ha ottenuto risultati prestigiosi raggiungendo prima una semifinale e poi una finale di UEFA Youth League. Successivamente l’esordio tra i professionisti sulla panchina della Ternana e, infine, la consacrazione alla Juve Stabia.

Proprio a Castellammare di Stabia, il tecnico beneventano ha costruito gran parte della propria credibilità nel calcio dei grandi. Alla sua prima esperienza in Serie B ha guidato le Vespe a una stagione straordinaria, caratterizzata da un gioco brillante, dalla valorizzazione dei giovani e da risultati che hanno permesso ai gialloblù di arrivare fino alla semifinale playoff, poi persa contro il Monza, formazione che successivamente ha conquistato la promozione in Serie A.

Un percorso che non è passato inosservato agli occhi del Torino, pronto a scommettere sulle idee e sulla personalità di un allenatore che, a soli 39 anni, rappresenta una delle figure più interessanti della nuova generazione di tecnici italiani.

A chiudere il comunicato è stato il caloroso messaggio della società granata: “Bentornato a Torino! Buon lavoro e Sempre Forza Toro!”.

Per Ignazio Abate si apre adesso una nuova sfida. Dopo aver conquistato Castellammare e aver dimostrato il proprio valore in Serie B, il tecnico campano è pronto a misurarsi con il palcoscenico della Serie A. Il Toro riparte da lui, dalle sue idee e da quella voglia di emergere che lo ha accompagnato prima da calciatore e poi da allenatore.

Estate stabiese, torna la ZTL sul lungomare: più spazio a cittadini, famiglie e turisti

Con l’arrivo della stagione estiva, Castellammare di Stabia si prepara a vivere il suo lungomare in una veste ancora più accogliente e a misura di pedone. La Giunta comunale ha infatti approvato una delibera che istituisce la Zona a Traffico Limitato lungo uno dei tratti più frequentati della città, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita urbana, favorire la socializzazione e valorizzare il waterfront stabiese.

Il provvedimento entrerà in vigore dal 19 giugno al 20 settembre e interesserà Corso Garibaldi, nel tratto compreso tra via del Pescatore e Piazza Principe Umberto, trasformando nelle ore serali una parte significativa del lungomare in uno spazio dedicato prevalentemente a pedoni, famiglie e visitatori.

Orari e giorni di attivazione

La ZTL sarà operativa nei giorni tradizionalmente caratterizzati da una maggiore presenza di persone sul lungomare. In particolare, il divieto di transito sarà in vigore il venerdì e il sabato dalle ore 20:30 fino all’1:45 del mattino, mentre la domenica sarà attivo dalle ore 20:30 alle ore 23:45.

Una scelta che punta a regolamentare i flussi veicolari nelle serate di maggiore affluenza, garantendo maggiore sicurezza e una migliore fruizione degli spazi pubblici in uno dei periodi più intensi dell’anno.

Un lungomare sempre più protagonista dell’estate

Negli ultimi anni il lungomare di Castellammare di Stabia è diventato uno dei principali punti di aggregazione del territorio. Durante i mesi estivi migliaia di persone lo scelgono ogni sera per passeggiare, praticare attività all’aperto, trascorrere del tempo con la famiglia o semplicemente godersi il panorama del Golfo di Napoli.

L’istituzione della Zona a Traffico Limitato nasce proprio dalla necessità di accompagnare questa crescente frequentazione con misure capaci di migliorare la sicurezza e il comfort degli utenti, ampliando gli spazi destinati alla socialità e riducendo l’impatto del traffico veicolare nelle ore di punta.

L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di rendere il lungomare un luogo sempre più vivibile e attrattivo, favorendo una mobilità più sostenibile e contribuendo al miglioramento complessivo della qualità urbana.

Un tassello nel progetto di valorizzazione della costa

L’introduzione della ZTL si inserisce all’interno di un più ampio percorso di recupero e valorizzazione del lungomare cittadino. Nelle scorse settimane, infatti, l’amministrazione aveva già completato gli interventi che hanno consentito la piena fruizione pubblica della spiaggia cittadina, restituendo ai cittadini e ai visitatori uno spazio fondamentale per la stagione balneare.

Due iniziative che, nelle intenzioni del Comune, rappresentano parti di una strategia complessiva finalizzata a rafforzare l’attrattività turistica della città e a migliorare la qualità degli spazi pubblici.

Il sindaco: “Una scelta condivisa con le attività commerciali”

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il sindaco Luigi Vicinanza, che ha evidenziato come il provvedimento sia nato anche dal confronto con le associazioni di categoria.

“Dopo aver attrezzato e restituito alla piena fruizione pubblica la spiaggia del lungomare, rendendola accessibile a cittadini e visitatori, con la ZTL compiamo un ulteriore passo avanti. Una scelta, presa a seguito di un confronto con l’Ascom, che punta a coniugare qualità della vita, sviluppo turistico e sostegno alle attività economiche del territorio. Vogliamo rendere quest’area sempre più accogliente, sicura e vivibile, restituendo spazio alle persone e valorizzando uno dei luoghi simbolo di Castellammare di Stabia”.

Parole che evidenziano la volontà dell’amministrazione di trovare un equilibrio tra le esigenze della mobilità urbana, quelle del commercio locale e la crescente vocazione turistica della città.

Una scommessa sull’estate stabiese

Con l’avvio della ZTL estiva, Castellammare di Stabia punta dunque a rafforzare il ruolo del proprio lungomare come cuore pulsante della vita cittadina. Un luogo dove residenti e turisti possano incontrarsi, passeggiare e vivere gli spazi pubblici in maggiore sicurezza.

L’estate 2026 si apre così con una nuova iniziativa che mira a rendere il waterfront stabiese sempre più moderno, attrattivo e funzionale, confermando la centralità del lungomare nel progetto di rilancio turistico e urbano della città.

La realtà aumentata nei casinò online, ad esempio su Spinboss

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Oggi la realtà aumentata è diventata una funzione di gioco importante per gli operatori di casinò. Permette di cambiare la percezione del processo di gioco e di aumentare il coinvolgimento degli utenti. In questo modo i giocatori, ad esempio sul sito Spinboss, possono vivere un’esperienza di gioco unica, capace di lasciare il segno e di offrire molte impressioni indimenticabili. Grazie alla realtà aumentata, gli elementi di gioco possono essere visualizzati nello spazio intorno al giocatore, mentre prima era possibile vederli solo sullo schermo. Ora, invece, tutto diventa più realistico.

Come le tecnologie AR possono cambiare l’interazione con l’interfaccia di gioco

Iniziamo elencando le tecnologie AR che rendono possibile una nuova forma di interazione tra l’utente e l’interfaccia di gioco:

  • Proiezione dei tavoli da gioco nello spazio davanti al giocatore. È possibile posizionare un tavolo virtuale da roulette direttamente nella propria stanza. Si crea così l’impressione che il tavolo con la ruota si trovi proprio davanti all’utente, simulando un’esperienza reale.
  • Controllo interattivo. Secondo gli esperti di Spinboss, nel prossimo futuro gli utenti potranno controllare il gioco tramite determinati gesti, invece di utilizzare l’interfaccia sullo schermo. Sarà possibile piazzare una puntata, avviare una slot o attivare un bonus: tutto questo usando i gesti delle mani per interagire con l’elemento di gioco nello spazio.
  • Personalizzazione degli elementi di gioco virtuali. Ogni giocatore potrà adattare alle proprie preferenze le dimensioni e la posizione del tavolo da gioco grazie a funzionalità specifiche.
  • Nei giochi in formato live, l’AR potrà essere utilizzata per mostrare statistiche, risultati ottenuti e classifiche.

Queste soluzioni possono cambiare in modo significativo l’esperienza di chi utilizza Spinboss o servizi di gioco simili, rendendola distante dal classico formato basato sullo schermo di un PC o di un dispositivo mobile.

Perché gli elementi virtuali diventano parte dell’esperienza reale dell’utente

I servizi di gioco d’azzardo online nascono per offrire agli utenti un modo coinvolgente di trascorrere il tempo. Tuttavia, anno dopo anno, i giocatori cercano una varietà sempre maggiore, desiderando un processo di gioco più dinamico e interessante. Nonostante l’ampia scelta di categorie disponibili, gli operatori di casinò sono arrivati alla conclusione che la realtà aumentata possa rappresentare una svolta importante per attirare i giocatori. Grazie a questa tecnologia, la percezione del gioco cambia radicalmente: molti elementi possono essere visualizzati direttamente nella stanza dell’utente, nel punto dello spazio in cui decide di collocarli. Inoltre, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali mobili amplia il numero di utenti che possono accedere alla realtà aumentata.

Quali scenari di utilizzo dell’AR sono possibili nei casinò del futuro

In un futuro non troppo lontano, grazie alle tecnologie AR sarà possibile visualizzare nella propria stanza un’intera sala da casinò, ad esempio Spinboss o un altro ambiente simile, all’interno della quale l’utente potrà muoversi e interagire con gli elementi di gioco tramite gesti fisici. Inoltre, in questo formato sarà possibile organizzare tornei di gioco con la visualizzazione degli avatar degli altri partecipanti direttamente nello spazio circostante. Questo renderà l’esperienza di gioco più realistica. Tuttavia, è importante giocare sempre in modo responsabile, anche quando ci si trova in una sala da casinò immaginaria all’interno della propria stanza.

Juve Stabia: Dopo una stagione di lavoro e risultati importanti si chiude il rapporto con Mister Abate

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Le strade della Juve Stabia e di Ignazio Abate si separano dopo una sola stagione, ma sarebbe riduttivo giudicare questo percorso soltanto attraverso i numeri. Dietro le 42 partite disputate, i 12 successi, i 19 pareggi e le 11 sconfitte c’è infatti molto di più: c’è il lavoro di un allenatore che ha saputo raccogliere una pesante eredità, quella lasciata da Guido Pagliuca, per guidare la squadra in uno dei momenti più complessi della storia recente del club.

La notizia della risoluzione consensuale del rapporto professionale tra la società gialloblù e il tecnico segna la fine di un capitolo importante. Arrivato a Castellammare di Stabia il 19 giugno dello scorso anno, Abate ha accettato una sfida tutt’altro che semplice, trovandosi a lavorare in un contesto caratterizzato da difficoltà societarie, incertezze e continui cambiamenti che avrebbero potuto compromettere il rendimento di qualsiasi squadra.

Eppure, nonostante tutto, la Juve Stabia ha saputo mantenere la propria identità. Ha lottato, sofferto, reagito e soprattutto ha continuato a essere competitiva. Il risultato più significativo è arrivato sul campo: la qualificazione ai playoff per la Serie A per il secondo anno consecutivo, un traguardo che conferma il valore del percorso intrapreso dalle Vespe negli ultimi anni e che porta anche la firma di Ignazio Abate.

La corsa si è fermata soltanto nella semifinale di ritorno contro il Monza, ma questo non cancella quanto costruito durante la stagione. Al contrario, testimonia la capacità di una squadra e del suo allenatore di restare protagonisti in un campionato difficile e altamente competitivo come la Serie B.

Abate ha portato a Castellammare professionalità, equilibrio e dedizione. Non ha mai cercato alibi, neppure nei momenti più complicati. Ha sempre messo il gruppo davanti a tutto, lavorando quotidianamente con serietà e mantenendo alta la concentrazione della squadra anche quando le vicende extracampo rischiavano di distrarre l’ambiente.

Il comunicato diffuso dalla società sottolinea giustamente “la professionalità, la serietà e l’impegno” mostrati dal tecnico nel corso dell’annata appena conclusa. Parole che fotografano perfettamente il contributo offerto da Abate alla causa gialloblù.

Questo è il testo del comunicato stampa della Juve Stabia che annuncia la risoluzione del contratto con Mister Abate:

La S.S. Juve Stabia 1907 comunica di aver raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del rapporto professionale con l’allenatore Ignazio Abate.

Giunto a Castellammare di Stabia il 19 giugno scorso, mister Abate ha guidato la formazione gialloblù nel corso della stagione 2025/2026, ottenendo 12 vittorie, 19 pareggi e 11 sconfitte. Nel corso della sua gestione tecnica, ha guidato le Vespe alla seconda qualificazione consecutiva ai Playoff per la Serie A, conclusasi con l’eliminazione nella semifinale di ritorno in quel di Monza lo scorso 19 maggio.

La società desidera rivolgere ad Ignazio Abate il più sentito ringraziamento per la professionalità, la serietà e l’impegno profusi durante l’annata sportiva appena terminata, rivolgendogli i migliori auguri per il prosieguo della sua carriera professionale.

Nel calcio moderno, spesso dominato dalla ricerca spasmodica del risultato immediato, non sempre viene riconosciuto il valore umano di chi lavora con correttezza e rispetto. Ignazio Abate appartiene a quella categoria di professionisti che lasciano un ricordo positivo non soltanto per ciò che ottengono sul campo, ma anche per il modo in cui rappresentano una società e una città.

Per questo motivo il suo addio non può essere accolto con indifferenza. Castellammare saluta un allenatore che ha saputo onorare i colori della Juve Stabia con dignità e competenza, contribuendo a mantenere il club nelle zone nobili della classifica e regalando ai tifosi un’altra stagione da protagonisti.

Ora per la Juve Stabia si apre una nuova fase, con una nuova proprietà e con nuovi progetti all’orizzonte. Ma nel libro della storia recente delle Vespe resterà anche il capitolo firmato da Ignazio Abate, l’allenatore che, in un anno pieno di difficoltà e incertezze, ha saputo tenere la barra dritta e portare la squadra ancora una volta a sognare la Serie A.

Grazie mister. Per il lavoro svolto, per la serietà dimostrata e per aver rappresentato con orgoglio i colori gialloblù. A lei l’augurio di raccogliere altrove le soddisfazioni che merita, con la consapevolezza di lasciare a Castellammare il rispetto e la stima di un’intera piazza.

Juve Stabia, ricapitalizzazione completata: Alfredo Guerri diventa il nuovo proprietario delle Vespe

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La Juve Stabia ufficialmente e definitivamente volta pagina. Dopo settimane caratterizzate da attese, udienze e passaggi decisivi nelle aule giudiziarie, è arrivata la conferma ufficiale dell’avvenuta ricapitalizzazione richiesta dagli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Un passaggio fondamentale per il futuro del club gialloblù che sancisce, di fatto, l’ingresso di Alfredo Guerri alla guida della società.

L’atto conclusivo è arrivato nella giornata odierna durante l’Assemblea Straordinaria tenutasi presso lo studio del notaio Borrelli a Napoli. Alla presenza degli amministratori giudiziari è stato sottoscritto l’atto di avveramento della condizione sospensiva e contestualmente è stata perfezionata la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, operazione che ha portato alla rideterminazione delle quote societarie e consentito a Guerri di acquisire il controllo della Juve Stabia.

Un epilogo che era stato anticipato già mercoledì 10 giugno 2026, quando l’imprenditore si era presentato all’esterno del Tribunale per l’udienza decisiva e al termine della stessa aveva annunciato di aver disposto il bonifico da 6.901.000 euro richiesto per la ricapitalizzazione del club. Un gesto concreto che aveva immediatamente acceso l’entusiasmo dei tifosi presenti e che oggi trova la sua definitiva ufficializzazione attraverso gli atti societari.

La ricapitalizzazione rappresentava il passaggio imprescindibile individuato dagli amministratori giudiziari per garantire la continuità aziendale della società, coprire le perdite accumulate e fornire le necessarie basi economiche per programmare il futuro sportivo e gestionale della Juve Stabia. Con l’avvenuto versamento e la successiva sottoscrizione dell’aumento di capitale, il club può ora guardare avanti con una prospettiva completamente nuova.

A certificare l’operazione è stato lo stesso comunicato diffuso dalla società:

“La S.S. Juve Stabia 1907 rende noto che in data 1° giugno 2026, gli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara hanno deliberato l’operazione di ricapitalizzazione; in data odierna, nel corso dell’Assemblea Straordinaria tenutasi presso lo studio del Notaio Borrelli in Napoli, alla presenza dei predetti Amministratori Giudiziari, è stato sottoscritto l’atto di avveramento della condizione sospensiva ed eseguita la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, con la conseguente rideterminazione delle partecipazioni societarie, al fine di consentire l’acquisizione del controllo della società da parte del sig. Guerri.”

Nel comunicato, gli amministratori giudiziari hanno inoltre rivolto un messaggio di benvenuto al nuovo proprietario:

“Gli amministratori giudiziari rivolgono al sig. Alfredo Guerri il più cordiale benvenuto e i migliori auguri per questo nuovo percorso, esprimendo l’auspicio che possa instaurarsi una collaborazione proficua, improntata al costante perseguimento delle migliori fortune della S.S. Juve Stabia 1907, della città di Castellammare di Stabia e di tutti gli sportivi italiani che seguono con passione le sorti della squadra.”

Si chiude così una lunga e complessa fase di transizione societaria che negli ultimi mesi aveva tenuto con il fiato sospeso l’intera tifoseria stabiese. Dalle incertezze legate al futuro del club fino alla decisiva operazione di ricapitalizzazione, il percorso è stato caratterizzato da numerosi colpi di scena. Oggi, però, la Juve Stabia può finalmente ripartire da una certezza: la società ha un nuovo proprietario e dispone delle risorse necessarie per programmare il proprio futuro.

Per Alfredo Guerri inizia ora la sfida più importante: trasformare l’entusiasmo generato dal suo ingresso nel club in un progetto sportivo solido e ambizioso, capace di consolidare la presenza della Juve Stabia nel calcio professionistico e di alimentare i sogni di una piazza che, ancora una volta, ha dimostrato un attaccamento straordinario ai colori gialloblù.

Concetto è porta oltre mille capi personalizzabili online e alza l’asticella della selezione

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Concetto è, rinomato fornitore di gadget personalizzati che pone particolare attenzione alle tematiche green, amplia in modo netto il proprio presidio sull’abbigliamento personalizzato includendo nello shop online oltre 1000 capi dotati di certificazioni riferite alla qualità dei materiali e alla sostenibilità della filiera produttiva.

T-shirt, polo, felpe, giacche, camicie, pile e impermeabili, tutte categorie di prodotto che muovono la promozione di aziende, associazioni, eventi, hospitality e teamwear.

La notizia di questo ampliamento non si limita alla profondità del catalogo, infatti in un mercato affollato di prodotti “basic”, dove per anni il confronto si è ridotto quasi esclusivamente al prezzo, alla grammatura e ai tempi di stampa, la scelta di costruire una proposta più ampia e dichiaratamente orientata a filiere più controllate sposta l’attenzione su un terreno più importante orientato all’eco-sostenibilità.

L’annuncio arriva contestualmente alla comunicazione della Commissione Europea che sottolinea un dato incontrovertibile: il consumo di tessili esercita il quarto maggiore impatto su ambiente e clima dopo cibo, casa e mobilità, mentre il modello fast fashion ha consolidato l’idea del capo economico, destinato a essere indossato poco e sostituito in fretta.

Concetto è porta chiarezza, non è sufficiente evocare il termine “prodotto eco-sostenibile”, i consumatori chiedono di spiegare: che tipo di cotone viene usato, che forma di tracciabilità esiste, quale filiera si intende valorizzare e in che misura il prodotto è pensato per durare nel tempo.

Ad esempio, un punto a cui Concetto è tiene particolarmente, riguarda il cotone in conversione. Parlare solo di cotone biologico già certificato può sembrare più semplice, ma rischia di lasciare fuori una parte importante del cambiamento. Per un coltivatore passare dal metodo convenzionale al biologico richiede tempo, investimenti e anche una certa dose di rischio. Valorizzare il cotone in conversione significa sostenere chi sta facendo questo passaggio, aiutando più aziende agricole a intraprendere un percorso diverso. In altre parole, non si premia solo il risultato finale, ma anche la transizione.

Nel settore dell’abbigliamento personalizzato l’etichetta sostenibilità va usata con rigore

L’abbigliamento è uno dei comparti in cui il marketing ha troppo spesso semplificato problemi strutturali. E’ noto che il consumo tessile nell’UE è salito da 17 kg pro capite nel 2019 a 19 kg nel 2022, mentre la Commissione europea stima che vengano scartate ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di indumenti, pari a circa 12 kg per persona; nello stesso quadro strategico europeo resta centrale un dato negativo: solo l’1% del materiale usato nei vestiti viene riciclato in nuovi vestiti.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente individua tre priorità per trasformare la filiera tessile:

  1. cambiamento dei modelli di consumo;
  2. miglioramento delle pratiche produttive;
  3. investimenti nelle infrastrutture.

Ecco perché i fornitori di abbigliamento personalizzato non dovrebbe promettere il capo “green” in senso assoluto. Dovrebbero invece parlare di compromessi, di durata, di filiera e di informazioni accessibili al cliente.

Concetto è trasforma la promessa dell’abbigliamento personalizzato “eco-sostenibile”  in un processo d’acquisto consapevole

La pagina dell’abbigliamento personalizzato dello shop online di Concetto è espone filtri per certificazioni di eco-sostenibilità, grammatura, vestibilità, materiali, coloregenere, dettagli e tempi di consegna. Inoltre ogni richiesta ottiene un’anteprima gratuita entro 24 ore. Un’interfaccia che parla il linguaggio del B2B contemporaneo: piccoli lotti, tempi brevi, ricerca rapida per filtri e una selezione che prova a mettere sullo stesso tavolo la necessità commerciale e la leggibilità della filiera.

Lo shop online propone prodotti con filiera produttiva controllata e certa, con un rapporto il più possibile diretto con produttori e stabilimenti. Disponibili anche capi destinati a etichette emergenti d’alta moda, le lavorazioni per le personalizzazioni specialistiche sono fatte in Italia, dal ricamo alla serigrafia multicolore, fino a DTF, quadricromia e rilievo. Per chi deve allestire una linea di abbigliamento per lo staff, una capsule per la ristorazione, una divisa tecnica o un progetto per un evento, questo equilibrio tra velocità, soglia d’ingresso bassa e maggiore chiarezza rende Concetto è il fornitore ideale.

Dalle t-shirt personalizzate oversize a quelle in cotone biologico e riciclato

Le T-shirt personalizzate sono diventate uno degli strumenti di sponsorizzazione più utilizzati dalle aziende. Associazioni e attività commerciali le usano per rafforzare l’identità del brand, mentre negli eventi rappresentano un elemento immediatamente riconoscibile che contribuisce a creare senso di appartenenza e visibilità.

Tra le varianti disponibili i modelli oversize hanno la capacità di adattarsi a pubblici molto diversi e sono particolarmente amate dai più giovani per il loro design contemporaneo, sono spesso abbinate a cappellini personalizzati per creare outfit coordinati durante manifestazioni, attività promozionali e iniziative di marketing territoriale.

Per la promozione di aziende dall’ “animo green” vengono proposte le T-shirt realizzate in cotone organico, una scelta che coniuga comfort e qualità del tessuto, nel pieno rispetto delle tematiche ambientali.

Le T-shirt personalizzate di Concetto è garantiscono durata nel tempo, vestibilità e massima qualità delle personalizzazioni.

Grazie a un catalogo ampio e a lavorazioni professionali realizzate in Italia, Concetto è offre alle aziende la possibilità di trasformare un semplice indumento in uno strumento di comunicazione efficace  e coerente con i valori del proprio brand.

Dati di contatto

Concetto è
Tel. 02 3826 6262
Chat Whatsapp: +393516129935
Shop Online: https://concettoe.com

Capodimonte svela la sua Galleria delle Porcellane, 7000 tesori borbonici in mostra

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Nel Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, diretto da Eike Schmidt, ha aperto oggi la Galleria delle Porcellane, articolata in 16 sale, in cui è esposta una selezione del grande nucleo ceramico tra i più importanti d’Europa..Si tratta di circa 7000 pezzi (porcellane e terraglie) in gran parte provenienti dalla collezione Borbone, arricchita da ulteriori acquisti e doni a partire dall’Unità d’Italia a oggi. I lavori di adeguamento delle sale sono stati realizzati con fondi del Ministero della Cultura per un importo complessivo di un milione e centomila euro e con il generoso contributo di mecenati per oltre 700mila euro per l’allestimento, firmato dal maestro Federico Forquet.

Nell’atrio del piano nobile il percorso inizia con l’installazione site-specific di Diego Cibelli Beata Fragilità del Bosco Amato (2024-2026) in porcellana biscuit, opera acquisita grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e Brunella Trimarco Presidente della Fondazione Tridama.

“Per la prima volta nella storia di Napoli le straordinarie raccolte di porcellana del Museo e Real Bosco di Capodimonte sono visibili al pubblico una grandiosa esposizione che ricrea la magnificenza della vita nella Reggia Borbonica – sottolinea il direttore Schmidt – Si tratta di un passaggio importante per la storia stessa del museo che il prossimo anno celebrerà i suoi 70 anni, segnando anche l’inizio del riallestimento del primo piano con gli appartamenti reali. In 24 mesi di entusiasmante lavoro di squadra, che ha compreso il progetto di ricerca, abbiamo sviluppato l’idea che oggi ha preso forma: non più una semplice sezione dedicata alle porcellane ma un’esperienza immersiva sotto le grandi volte decorate della Reggia tra mobili preziosissimi, oggetti rari, animali imbalsamati, sete brillanti. Il salottino di Maria Amalia di Sassonia torna a risplendere e a incantarci con i suoi motivi orientali. Rispetto al progetto iniziale, le sale sono aumentate da dieci a sedici, individuando risorse private oltre che pubbliche, grazie al coinvolgimento di generosi mecenati. Altra innovazione è stata la scelta di anteporre all’ingresso della collezione storica l’opera site-specific di Diego Cibelli, che crea un punto d’avvio del percorso non solo fisico ma anche culturale, proponendosi ai visitatori, soprattutto ai più giovani, in un’ottica antica e contemporanea al tempo stesso. La visione allestitiva di un maestro assoluto qual’è Federico Forquet, tornato nella sua Napoli per lasciarvi un segno epocale, fa di questa Galleria delle Porcellane un’attrazione unica per fascino ed eleganza nel panorama mondiale dei musei. Ma il risultato più importante che oggi festeggiamo è la restituzione di questo tesoro identitario di Capodimonte e di tutta la Nazione, finalmente valorizzato e promosso, a tutti i napoletani e alla fruizione pubblica”.

Il nuovo progetto di allestimento si riallaccia alla visione di Annibale Sacco, direttore di Casa Reale Savoia, che riunì a Capodimonte a partire dal 1872 un gran numero di porcellane e terraglie appartenute ai Borbone e dislocate nei vari siti reali. Il percorso che parte dal piano nobile del museo ingloba il celebre Salottino di Porcellana proveniente dalla Reggia di Portici. Com’è noto fu Carlo di Borbone a fondare nel 1743 in un edificio all’interno del Real Bosco la manifattura di porcellane di Capodimonte, che chiuderà dopo soli sedici anni, nel 1759, quando il sovrano assumerà il titolo di re di Spagna trasferendosi a Madrid e portando con sé anche molti specialisti per la produzione. Esposti nel percorso oltre 1500 i pezzi (il totale dei 7000 che include anche tutti gli elementi ripetitivi dei grandi servizi da tavola.)

Si parte dall’atrio del primo piano introdotto dall’opera di Diego Cibelli in porcellana biscuit, ghirlanda composta da centinaia di elementi fitomorfi, antropomorfi, zoomorfi, frutti e ortaggi con un richiamo diretto all’albero della cuccagna. Un intervento che si pone nella scia della tradizione di Capodimonte, museo in costante dialogo con il contemporaneo: da Burri a Sol LeWitt, fino alle opere di Mimmo Paladino e Christiane Löhr recentemente presentate. Il percorso inizia con la sala dedicata alle porcellane europee dove si possono ammirare le rare porcellane di Meissen, la più antica manifattura avviata in Europa, di cui molti esemplari giunsero a Napoli come doni di Augusto III di Polonia alla figlia Maria Amalia per le nozze con Carlo di Borbone.

La collezione conta pezzi importantissimi della manifattura imperiale di Vienna, la seconda più antica d’Europa, fondata nel 1718. Tra questi, è esposto il déjeuner donato da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena al marito, Ferdinando IV di Borbone, un servizio da prima colazione completo di teiera, lattiere, zuccheriere e tazze su cui sono dipinti in silhouette ritratti di famiglia e sui piattini vedute di Napoli e di Vienna, creando un collegamento tra le figure dei sovrani e i luoghi a loro cari. In questa sala si trova anche il Genio della Pace, una tra opere più celebri della manifattura viennese. I due vasi detti à fuseau furono invece realizzati dalla manifattura di Sèvres negli anni dell’impero napoleonico, tra il 1810 e il 1811. Sul lato frontale vi appaiono due miniature con i ritratti dell’imperatore Napoleone Bonaparte e dell’imperatrice Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, sposi nel 1810, dono per la sorella Carolina Bonaparte, regina di Napoli. In una delle vetrine dedicate alla Real Fabbrica di Napoli, la seconda manifattura di porcellane napoletane, avviata da Ferdinando IV di Borbone nel 1771, possiamo ammirare uno dei pezzi più significativi della collezione: il plateau decorato con una miniatura che riproduce il celebre dipinto del pittore bolognese Annibale Carracci raffigurante Ercole al bivio, appartenente alla collezione Farnese di Capodimonte.

Nella Sala Carlo di Borbone sono esposti alcuni dei primi pezzi realizzati a Napoli dalla Real Fabbrica di Capodimonte, quali il bacile a forma di conchiglia del celebre modellatore fiorentino Giuseppe Gricci. Nella stessa sala si trovano due sculture delle collezioni di arte contemporanea del museo, realizzate dall’artista sudcoreana Yeesookyung che utilizza preziose ceramiche rotte per creare sculture ex novo. In questo caso Yeesookyung assembla con una tecnica reversibile frammenti della Real Fabbrica di Capodimonte, i cosiddetti “scarti di fabbrica”. Si tratta di pezzi che durante i processi di lavorazione si erano rotti o deformati durante la cottura e che per questo motivo furono gettati dagli artefici in pozzi di scarico. Vennero ritrovati negli anni Cinquanta del secolo scorso durante i lavori che interessarono l’edificio, già sede della manifattura.

Nel Salone Camuccini sono esposti grandi dipinti – opera tra gli altri di Vincenzo Camuccini – con soggetti tratti dall’Antico Testamento e dalla storia romana, ma anche sculture in marmo bianco di artisti napoletani dell’Ottocento, della medesima ispirazione neoclassica. Al centro della sala si trova un grande tavolo tondo realizzato intorno al 1810: il suo magnifico piano è decorato al centro da un mosaico proveniente dagli scavi di Ercolano. Nella Sala delle terraglie (detta anche “creta all’uso inglese”) sono esposti quattro vasi ad anfora in terraglia marmorizzata realizzati tra il 1812 e il 1818 dalla manifattura Del Vecchio di Napoli. Le anse sono costituite da repliche in terraglia dorata del celebre Ercole Farnese, conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La brocca e il bacile, in terraglia dipinta a figure rosse su fondo nero, sono un esempio straordinario delle cosiddette terraglie “all’etrusca” o “all’antica” prodotte a Napoli dalla manifattura Giustiniani. I vasi a urna con coperchio in terraglia dipinta e dorata furono modellati nei primi anni dell’Ottocento nella fabbrica del barone Giuseppe Malvica a Palermo. Nella Sala dell’antico sono esposte porcellane che si ispirano alle antichità ritrovate nel Settecento durante gli scavi di Ercolano e di Pompei, come i vasi con danzatrici ercolanesi della Real Fabbrica di Napoli e il gruppo in biscuit che rappresenta quattro sacerdotesse inginocchiate che portano offerte a Iside.

Entrando nella Sala Tagliolini si viene accolti da un trionfo assoluto del bianco: è il regno della porcellana biscuit della Manifattura Ferdinandea. Qui, quattro consolle appartenenti agli arredi storici ospitano altrettanti Trionfi di Bacco e Sileno in biscuit, realizzati dal capo modellatore della manifattura reale Filippo Tagliolini (1745–1809). Formatosi tra Roma, Venezia e Vienna, arrivato a Napoli nel 1780, Tagliolini è protagonista della fase più alta della Real Fabbrica Ferdinandea e autore di capolavori come la Caduta dei giganti che si trova nella sala immediatamente successiva. Si tratta dell’opera più famosa e sicuramente quella di maggiori dimensioni eseguita in porcellana a Napoli nel Settecento, raffigurante Giove che sconfigge i giganti, fermati nel tentativo di conquistare il monte Olimpo (1785-1790). Nonostante le dimensioni imponenti, la Caduta dei giganti fu probabilmente concepita come elemento decorativo da associare a un servizio da tavola, che tuttavia non venne mai ultimato. Nella stessa sala anche le due teste in biscuit che rappresentano Seneca con l’imperatrice Agrippina. Si tratta di copie da originali di età imperiale romana. Con loro anche il gruppo con la Diana d’Efeso, realizzato in biscuit intorno al 1790 dal Tagliolini, recente acquisizione del MiC per Capodimonte che lo espone la prima volta.

Il servizio con uccelli si trova nella Sala della natura: era costituito in origine da ben 306 pezzi, di cui solo 50 superstiti. Questo servizio in porcellana dipinta e dorata fu realizzato dalla Real Fabbrica di Napoli nell’ultimo decennio del Settecento: zuppiere, salsiere, rinfrescabicchieri, rinfrescatoi, geliere, piatti da portata e da coltello, ovali, tondi, triangolari e quadrangolari, con tesa liscia oppure ondulata, su cui sono riprodotte diverse specie di uccelli in volo o a riposo. Alcuni di essi sono esemplari esotici, come i pappagalli e i tucani, e tutti sono tratti da incisioni presenti in repertori di storia naturale. È qui esposto anche il servizio di Raffaele Giovine con frutta e ortaggi, composto da settantasei piatti da coltello e da sei rinfrescatoi. È caratterizzato da un fregio con palmette dorate e da una decorazione dipinta che raffigura in modo estremamente realistico frutta e ortaggi: uva bianca e nera, mele, limoni, pesche, ciliegie, ma anche carciofi e melanzane. Il servizio fu regalato nel 1819 dal duca di Calabria Francesco di Borbone, erede al trono di Napoli, al padre Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Il servizio giallo da tavola di Sèvres, realizzato dalla celebre manifattura francese tra il 1793 e il 1803, è composto da 112 pezzi in porcellana dipinta a fondo giallo decorati al centro con un tirso, il bastone sormontato da una pigna e avvolto da tralci di edera, attributo di Dioniso, dio greco del vino; sui bordi bianchi le ghirlande di vite sono intervallate da lire e coppe, anch’esse riferimento a Dioniso. Il servizio comprende alzatine tonde e ovali, salsiere, insalatiere e ben novanta piatti da coltello.

Si giunge quindi al celebre Salottino di porcellana realizzato come boudoir per la regina Maria Amalia di Sassonia. Nelle sei specchiere si riflette la decorazione in puro stile rococò che riveste tutta la superficie disponibile tra le aperture: dai pannelli in porcellana sulle pareti alla volta in stucco, fino alle appliques e al lampadario. Anche il pavimento era stato progettato per imitare la porcellana, così come le porte in legno e gli arredi poi dispersi. Le pareti e la volta sono percorse da cornici sinuose lungo le quali si dispongono elementi vegetali, festoni di fiori, strumenti musicali, maschere, animali esotici e creature di fantasia. Nei riquadri sulle pareti sono raffigurati personaggi orientali, ispirati al gusto delle cineserie in voga nelle corti europee del Settecento. Su alcuni cartigli compaiono segni che imitano gli ideogrammi; in altri casi si tratta di vere e proprie iscrizioni in cinese, contenenti versi che inneggiano al re. A enfatizzare maggiormente lo stile rococò è l’articolato lampadario, nel quale tra formazioni rocciose emergono uccelli e serpenti; al centro, una scimmia svetta su una palma mentre una giovane donna cinese, armata di ventaglio, punzecchia un drago. I pannelli vennero modellati tra il 1757 e il 1759 nella Real Fabbrica di Capodimonte. Tutti i componenti di questo capolavoro furono trasportati su ventisei calessi fino alla Reggia di Portici; il salottino fu poi smontato e trasferito al Museo di Capodimonte nel 1866.

Il corredo d’altare esposto nell’adiacente saletta dedicata alla Real Fabbrica di Capodimonte è composto da un Crocifisso e da sei candelieri in porcellana bianca. Furono realizzati intorno al 1745 per arredare l’oratorio segreto del re Carlo di Borbone nella Reggia di Portici. È riportato il marchio con il giglio borbonico azzurro che contrassegna i pezzi prodotti dalla manifattura. Nello stesso ambiente sono esposti una rappresentazione dell’Immacolata Concezione e la Pietà del fiorentino Giuseppe Gricci, capo-modellatore della Real Fabbrica di Capodimonte. La Pietà è l’unico modello in terracotta di una porcellana presente nelle collezioni di Capodimonte, acquisito dal museo nel 2025. Nella produzione delle porcellane la terracotta – il tipo più arcaico di ceramica – veniva utilizzata dagli artisti per creare modelli che potevano essere poi tradotti in un materiale più raffinato.

Nella Sala dei ritratti borbonici si ammira il servizio con il plateau dell’eruzione del Vesuvio. Si tratta di un déjeuner da caffè per sei, prodotto in Francia per essere inviato a Napoli e decorato dal miniaturista Raffaele Giovine su commissione del duca di Calabria Francesco di Borbone, che ne fece dono nel 1822 al padre Ferdinando I, re delle Due Sicilie. Sulle tazze con piattino e sugli altri elementi – caffettiera, lattiera e zuccheriera – sono dipinti i ritratti della famiglia del principe ereditario, accompagnati da frasi d’affetto.

Nella Sala Murat è esposto il celebre Carro di Venere, gruppo realizzato intorno al 1810 dalla manifattura Poulard-Prad di Napoli, che nel periodo della dominazione napoleonica aveva rilevato la produzione della Real Fabbrica. Fu eseguito come centrotavola per Carolina Bonaparte, il cui ritratto è riconoscibile nel volto della dea Venere. Anche il servizio di Carolina Murat venne realizzato dalla stessa fabbrica, fondata nel 1807 sotto Giuseppe Bonaparte e definitivamente chiusa nel 1821. Il servizio da tavola in porcellana dipinta e dorata è composto da 114 pezzi, tra cui piatti da portata, zuppiere, rinfrescatoi, elementi da colazione e alzate, e fu realizzato a Napoli tra il 1810 e il 1815.

La tavola di corte è la protagonista della Sala delle vedute del Regno. Al centro viene proposta un’ideale tavola apparecchiata, così come avrebbe potuto essere allestita per un banchetto alla corte di Napoli alla fine del Settecento. Nel corso del XVIII secolo, man mano che cresceva l’attenzione alla presentazione delle vivande, la decorazione della parte centrale della tavola vide la sostituzione delle composizioni effimere realizzate in zucchero con altre in porcellana, più durature e preziose. Poiché tali composizioni erano spesso concepite per accompagnare l’allestimento finale della tavola, quello destinato ai dolci, esse stesse finirono per prendere il nome di dessert. Quello qui presentato fu eseguito intorno al 1785. Sul bordo esterno sono allineati i piatti per i commensali, più all’interno sono disposti i grandi piatti da portata; al centro il dessert accoglie gruppi e singole figure in biscuit ispirati al repertorio della scultura antica, a volte copiata fedelmente, in altri casi liberamente interpretata dallo scultore Filippo Tagliolini. Il servizio delle vedute del Regno, integralmente esposto in questa sala anche sulle vetrine alle pareti, è il capolavoro della Real Fabbrica della porcellana di Napoli, fondata dal re Ferdinando IV nel 1771. È composto da 150 piatti da coltello (piatti piani) e da altri piatti ovali, quadrati e triangolari, oltre a una gran varietà di zuppiere tonde e ovali, rinfrescabottiglie, rinfrescabicchieri e geliere, salsiere, porta-ampolle e saliere, per un totale di oltre 400 pezzi. Originariamente chiamato “Servizio delle vedute del Regno” per la presenza su gran parte delle porcellane di vedute di luoghi celebri di Napoli e dell’Italia meridionale, in seguito fu denominato “Servizio dell’oca” per la presenza sui coperchi delle zuppiere del gruppo del bambino che strozza un’oca, ispirato a una scultura antica, oggi ai Musei Capitolini. Questo servizio – il più grande tra quelli della fabbrica ferdinandea oggi conservati a Capodimonte – rispondeva alla necessità della corte di disporre di stoviglie per i pranzi ufficiali. Le vedute erano particolarmente apprezzate da ospiti illustri che nel Settecento si recavano in numero sempre maggiore nel Regno di Napoli e che su questo servizio potevano riconoscere sia i siti archeologici da poco riscoperti che le bellezze naturali, le chiese più importanti e le residenze borboniche.

Per la decorazione e l’arredo delle sale, Federico Forquet si è ispirato sia ai colori di pavimenti in marmo, sia alle volte dipinte già esistenti nelle sale, ma anche ad alcuni pezzi antichi come il tavolo circolare del Salone Camuccini. Altre ispirazioni sono venute da edifici storici, allestimenti di musei e mostre o anche di case private. Il tessuto della seduta per il pubblico in sala 57 riprende il disegno di un tessuto da lui già creato negli anni ’70del Novecento. In linea generale il tema scelto per ogni sala ha guidato le scelte per la decorazione delle pareti e le stoffe. Le vetrine sono in metallo o in legno; la particolarità di quelle della Sala delle vedute del Regno è il fondo specchiante, che consente di ammirare anche il retro di ogni pezzo (da notare sul retro dei piatti da coltello la presenza di una scritta che identifica il luogo raffigurato nella miniatura). Hanno contribuito alla realizzazione dell’allestimento i seguenti mecenati: i nipoti di Marella Agnelli Caracciolo di Castagneto, Jean e Irene Amic, Franck Giraud, Gonzague de Luze, Annette de La Renta, Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti, Barbara Ward Orefici.

E’ dedicata alle circa 100 porcellane donate dall’architetto don Aslan Sanfelice Forcella dei duchi di Bagnoli, acquisite nel 2023 dal Museo di Capodimonte. La donazione comprende pezzi per la maggior parte realizzati dalla Real Fabbrica ferdinandea (1771-1806) ed in minor numero anche da altre manifatture come quelle di Capodimonte (1743-1759), del Buen Retiro (1760- 1812) e di Caserta (1757-1759), nonché alcune porcellane della manifattura Poulard-Prad (1807-1821). Grazie alla donazione Aslan sono entrati nelle collezioni museali due vasi della manifattura di ceramiche di Caserta (altra manifattura reale “protetta”, cioè finanziata dal re, fondata da Carlo di Borbone e attiva solo per pochi anni) e tre piatti del famoso servizio farnesiano della Real Fabbrica di Napoli, il primo grande servizio realizzato dalla fabbrica ferdinandea con vedute del Regno. (di Paolo Martini)

Fonte AdnKronos

Juve Stabia, un anno da film: Tra colpi di scena e crisi societarie con un finale da oscar firmato Guerri

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Se il calcio fosse soltanto novanta minuti, la storia recente della Juve Stabia non potrebbe essere raccontata. Perché negli ultimi dodici mesi a Castellammare di Stabia si è giocata una partita molto più complessa di qualsiasi sfida sul rettangolo verde. Una vicenda fatta di tribunali, passaggi societari, imprenditori italiani e stranieri, amministratori giudiziari, trattative estenuanti e continui colpi di scena.

Per chi ama le storie imprevedibili, quelle dove il finale cambia ad ogni capitolo, la Juve Stabia è stata probabilmente la serie più avvincente dell’ultimo anno. Una trama nella quale la parola “normalità” è stata praticamente bandita.

Tutto inizia quando Andrea Langella annuncia l’ingresso nella compagine societaria della Brera Holdings. Una notizia che viene accolta con entusiasmo da gran parte dell’ambiente gialloblù. L’operazione non si limita ad una semplice partecipazione finanziaria: il gruppo americano avvia progressivamente una scalata societaria che lo porta ad acquisire quote sempre più consistenti fino a diventare socio di maggioranza. La Juve Stabia assume una dimensione sempre più internazionale.

Alla presenza americana della Brera Holdings si sostituisce quella del gruppo Solmate, con il club stabiese che passa dall’essere una realtà fortemente legata al territorio ad una società capace di dialogare con investitori provenienti da diverse parti del mondo. Poi arriva il primo terremoto.

I noti fatti giudiziari coinvolgono la Juve Stabia cambiando completamente lo scenario. La società entra in amministrazione controllata. Un passaggio delicatissimo che genera inevitabili preoccupazioni tra tifosi, sponsor e operatori del settore.

Filippo Polcino precedentemente era stato nominato presidente del Consiglio di Amministrazione. Per alcuni mesi la macchina organizzativa sembra riuscire a mantenere la rotta. La squadra continua il proprio percorso sportivo e all’esterno si respira la sensazione che la tempesta possa essere superata. Ma è soltanto una tregua apparente.

Nel febbraio del 2026 arriva un’altra svolta inattesa. Polcino rassegna le proprie dimissioni e il ruolo di riferimento della società passa nelle mani di Fabio Scacciavillani. Ancora una volta la Juve Stabia si ritrova costretta a reinventarsi mentre il campionato è in pieno svolgimento. È proprio in quel momento che la situazione si complica ulteriormente.

La Solmate lascia trapelare grazie alla conferenza stampa indetta dagli amministratori giudiziari il proprio disimpegno dal progetto. In poche settimane il club si ritrova senza quei partner che avrebbero dovuto rappresentarne il futuro. Le casse iniziano a svuotarsi e il rischio di una crisi irreversibile diventa concreto.

In uno scenario così difficile emerge il lavoro silenzioso ma fondamentale del D.G. Ferdinando Elefante e di numerosi imprenditori del territorio che scelgono di sostenere economicamente la società. Tra questi figura anche Alfredo Guerri che, ancora prima di diventare proprietario del club, attraverso il proprio sostegno e le sponsorizzazioni contribuisce a garantire la liquidità necessaria per completare la stagione.

Mentre si cerca di salvare il presente, resta aperta la questione più delicata: quella legata a Francesco Agnello che entra prepotentemente, ma anche molto silenziosamente, in gioco.

Una vicenda che per settimane appare bloccata in una sorta di partita a poker senza vincitori. Da una parte la necessità di procedere rapidamente verso una soluzione definitiva, dall’altra una situazione che sembra incapace di sbloccarsi. Il risultato è un clima di incertezza che alimenta dubbi e preoccupazioni in tutta la piazza stabiese.

A quel punto entrano in scena con maggiore decisione gli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Tocca a loro affrontare una delle fasi più complesse dell’intera vicenda. Tra procedure burocratiche, verifiche patrimoniali, adempimenti normativi e valutazioni giuridiche, i due professionisti assumono il controllo della situazione e iniziano un lungo lavoro di ricostruzione.

Nel frattempo si affaccia anche l’interesse di un gruppo svizzero la Swiss Gulf Holding. Una trattativa che arriva fino alle battute finali e che testimonia come il marchio Juve Stabia continui a conservare una forte attrattiva nonostante le difficoltà. La presenza di più soggetti interessati consente inoltre alle autorità competenti di effettuare tutte le verifiche necessarie per garantire trasparenza, solidità e affidabilità del futuro assetto societario. Alla fine la fumata bianca arriva con il passaggio delle quote ad Alfredo Guerri, dopo le rinunce di Agnello, messo con le spalle a muro dalla richiesta di ricapitalizzazione, e del gruppo svizzero.

L’operazione che porta Alfredo Guerri alla guida della Juve Stabia rappresenta l’epilogo di uno dei periodi più turbolenti della storia recente del club. Un passaggio che restituisce una proprietà definita alla società e soprattutto una prospettiva di stabilità dopo mesi caratterizzati da continui interrogativi.

Adesso, finalmente, il campo può tornare ad essere protagonista. Le attenzioni si sposteranno presto sul mercato, sulla costruzione della squadra e sulla programmazione della nuova stagione. Prima, però, resta da completare un ultimo passaggio fondamentale: l’iter relativo all’iscrizione al prossimo campionato di Serie B.

È la luce che si intravede dopo un lungo tunnel fatto di paure, incertezze e momenti in cui il futuro sembrava appeso ad un filo. Una storia che ha dimostrato quanto la Juve Stabia rappresenti molto più di una semplice società calcistica.

Resta però una domanda che accompagna l’intera vicenda e che molti tifosi continuano a porsi: come si è arrivati a questo punto? Una piazza passionale e innamorata dei propri colori oggi festeggia la salvezza del club, ma attende ancora risposte chiare e definitive sui tanti passaggi che hanno trasformato un anno di calcio in una delle vicende societarie più complesse e sorprendenti mai vissute sotto il Vesuvio.

Perché il lieto fine è arrivato. Ma la storia, probabilmente, ha ancora molte pagine da raccontare e noi speriamo sempre più gloriose.

Rizzetta gela Napoli: “Operazione non fattibile”. Ecco cosa c’è dietro il vero progetto dell’imprenditore

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Ci sono amori che nascono, amori che finiscono e amori che… semplicemente non possono iniziare. E per quanto ci riguarda, stavolta non stiamo parlando di una storia da fiction o di una canzone neomelodica, ma del futuro di Matt Rizzetta, l’imprenditore statunitense, già al timone del Napoli Basket, che ha deciso di mettere i puntini sulle “i” riguardo ai suoi prossimi passi nel mondo del pallone.

La voce girava, si sentiva sussurrare tra i vicoli e nei corridoi: Rizzetta pronto a un investimento massiccio a Napoli? Magari! Ma frenate gli entusiasmi, guagliù. A parlare chiaro, direttamente dalla sala stampa di Campobasso, è stato proprio il diretto interessato. Con una franchezza che non lascia spazio a dubbi, il presidente ha spento il chiacchiericcio: “Quella del Napoli è un’operazione che in questo momento non è fattibile”.

Parole come pietre, che gelano le speranze di chi sognava un sodalizio tricolore su più fronti. Ma non prendiamocela troppo, perché il mondo del calcio – si sa – è strano assaje.

Reggio Calabria nel cuore (e nel mirino)

Mentre le porte di Napoli restano, almeno per ora, sbarrate, per Rizzetta si apre un’altra strada, quella che porta verso lo Stretto. Il numero uno del Campobasso, infatti, ha aperto spiragli concreti per un possibile investimento alla Reggina. Il motivo? Non è solo affarismo, è una questione di “core”.

“Ho un rapporto familiare con Reggio Calabria” – ha spiegato Rizzetta – “ed è un’operazione che ho preso in considerazione”.

Un legame, quello con la città calabrese, che sembra muovere le corde del presidente molto più di quanto facciano le sirene di Partenope.

Il futuro del Campobasso: “Mani sicure”

E il Campobasso? Che fine fa la squadra molisana in tutto questo giro di valzer? Rizzetta ci tiene a rassicurare la piazza. Per lui, il club è una creatura da proteggere, un progetto a cui vuole bene. Le strade davanti a lui sono tre: restare saldamente al timone, impegnarsi in ruoli esterni, oppure cedere la mano.

Ma attenzione: se cessione dovrà essere, non sarà un abbandono al buio. Il presidente ha già messo in cassaforte il futuro della società: “Se dovessi andare via, lascerò la società in mani sicure. Abbiamo già individuato una ‘persona di famiglia’ per garantire continuità e ambizione”.

Insomma, nessuna fretta. Rizzetta si prende un anno di tempo, vuole valutare tutto “a mente fredda”, lontano dal caos dei mercati e della frenesia. Nel frattempo, noi a Napoli restiamo a guardare, godendoci il nostro basket e aspettando di capire quale sarà la prossima mossa del vulcanico presidente americano. Perché, come diciamo sempre da queste parti, a nuttata ha da passà, e col calcio non si sa mai cosa riserva il domani.

Juve Stabia, il Tribunale di Napoli ha aperto una nuova era: I protagonisti del percorso giudiziario

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La Juve Stabia ha voltato pagina. L’udienza svoltasi ieri mattina presso il Tribunale di Napoli ha rappresentato un passaggio determinante per il futuro della società gialloblù, sancendo il trasferimento delle quote societarie nelle mani dell’imprenditore Alfredo Guerri, rappresentante della Domus Srl, società che nelle ultime settimane aveva manifestato il proprio interesse a rilevare il club.

Attraverso un comunicato ufficiale, la S.S. Juve Stabia 1907 ha ripercorso le fasi dell’incontro che si è tenuto mercoledì 10 giugno presso il Palazzo di Giustizia partenopeo, sottolineando il ruolo svolto da tutti i protagonisti coinvolti in una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso tifosi, istituzioni e addetti ai lavori.

L’udienza è stata presieduta dalla dottoressa Teresa Areniello, chiamata a valutare gli sviluppi della procedura che riguarda la società calcistica stabiese. Presenti anche il dottor Antonello Ardituro, Sostituto Procuratore Nazionale, e il dottor Francesco De Falco, Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, figure che hanno seguito l’intero percorso di tutela e controllo finalizzato a garantire la continuità del club.

Il momento chiave dell’udienza è coinciso con la presentazione da parte di Guerri di una proposta vincolante destinata a dare concreta esecuzione all’operazione di ricapitalizzazione deliberata il 1° giugno 2026 dagli amministratori giudiziari Salvatore Scarpa e Mario Ferrara. Un passaggio ritenuto fondamentale per assicurare la stabilità finanziaria della Juve Stabia e consentire alla società di rispettare tutti gli obblighi economici e amministrativi necessari per programmare il futuro.

La ricapitalizzazione rappresentava infatti il nodo centrale dell’intera vicenda. Gli amministratori giudiziari, nominati per gestire la società durante questa delicata fase, avevano individuato nell’aumento di capitale lo strumento indispensabile per mettere in sicurezza il club e garantire la prosecuzione dell’attività sportiva.

L’intervento della Domus Srl e la disponibilità manifestata da Alfredo Guerri hanno consentito di individuare una soluzione concreta, accolta favorevolmente nell’ambito della procedura giudiziaria. Una svolta che ha permesso alla Juve Stabia di guardare avanti con maggiore serenità dopo settimane caratterizzate da incertezza e preoccupazione.

Nel proprio comunicato, la società gialloblù ha voluto inoltre rivolgere un sentito ringraziamento a quanti hanno lavorato per preservare il patrimonio sportivo rappresentato dalla Juve Stabia. Un riconoscimento particolare è stato rivolto alla dottoressa Nunzia Brancati e al Questore Riccardo Buonomo, oltre a tutte le figure istituzionali e professionali che hanno contribuito, ciascuna per le proprie competenze, al salvataggio del club.

Per la piazza stabiese si apre ora una fase completamente nuova. L’ingresso di Alfredo Guerri alla guida della società rappresenta l’inizio di un percorso che dovrà coniugare sostenibilità economica, programmazione sportiva e rilancio delle ambizioni di una realtà che negli ultimi anni è riuscita a ritagliarsi un ruolo importante nel panorama calcistico nazionale.

Dopo il pronunciamento del Tribunale di Napoli e il completamento dell’operazione di ricapitalizzazione, l’attenzione si sposta ora sulle prossime mosse della nuova proprietà, chiamata a costruire le basi della Juve Stabia del futuro e a consolidare il rapporto con una tifoseria che, anche nei momenti più difficili, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno ai colori gialloblù.

Rita De Crescenzo, il figlio arrestato per tentato omicidio. La reazione a sorpresa della tiktoker

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Sette persone sono state arrestate nella notte dalla Polizia perché ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, porto e detenzione armi, tutti aggravati dal metodo mafioso. Tra questi c’è anche il figlio della tiktoker Rita De Crescenzo, Kekko Bianco 

I fatti risalgono al 26 giugno 2025, quando in via Rosario a Portamedina si verificò il tentato omicidio di un giovane da parte degli indagati, tre dei quali minorenni all’epoca dei fatti. A bordo di diversi scooter, avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco contro un giovane che li stava inseguendo, armato, con il proprio motociclo. Il giudice ha riconosciuto le aggravanti di aver agito in numero di cinque o più persone, avvalendosi di minori concorsi nella commissione di reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e avvalendosi delle condizioni delle modalità tipiche della camorra.

In manette è finito anche il giovane vittima del raid che dovrà rispondere di detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Secondo la ricostruzione, la vittima è ritenuta responsabile di lesioni personali aggravate e detenzione di armi atte a offendere, in quanto il 16 febbraio scorso, a Napoli, in vico Montesanto, per ritorsione avrebbe accoltellato alla coscia sinistra proprio il figlio della tiktoker, ritenendolo l’autore del tentato omicidio a colpi di pistola.

Gli episodi appaiono inseriti in una dinamica di regolamento di conti, idonea a rafforzare l’idea di un’azione volta all’affermazione del potere egemonico sul territorio. Durante l’esecuzione degli arresti, sono state effettuate diverse perquisizioni, durante le quali è stata rinvenuta una grossa busta contenente circa un chilo di marijuana, di cui molta già suddivisa in bustine monodose pronte per lo spaccio al dettaglio e materiale per confezionamento sequestrata a carico di uno degli indagati che, all’arrivo degli operatori di polizia aveva tentato di disfarsene.

Rita De Crescenzo: “Stato fa sempre suo dovere, chi sbaglia paga”

“Sono una mamma cambiata e disperata, non sapevo più cosa fare per mio figlio Francesco. È arrivato il giorno: stamattina lo hanno arrestato, ma io già lo sapevo. Lo Stato fa sempre il suo dovere”, ha detto in un video sui social Rita De Crescenzo. “Io non ce la facevo più – ha aggiunto la tiktoker – non mi faceva più dormire la notte. Mi sono sempre dissociata da tutto ciò che stava facendo mio figlio, purtroppo ogni mamma cerca di sperare di recuperare un figlio”. “Oggi Gesù mi ha concesso la grazia e lo hanno arrestato. Io sono una mamma per la legalità – si chiude il video di circa un minuto e mezzo – purtroppo chi sbaglia, paga, e la Legge ha fatto il suo corso”.

Fonte AdnKronos

“Questa è una rapina”, speronano auto ma le vittime sono poliziotti: arrestati a Napoli

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Prima hanno speronato l’auto e poi tentato una rapina, il colpo però è fallito perché le vittime a bordo erano due poliziotti liberi da servizio. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno portato questa mattina all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, gravemente indiziate dei reati di rapina aggravata tentata.

I fatti risalgono allo scorso 23 gennaio, quando alcune persone, a bordo di una Volkswagen Polo, mentre percorrevano la Strada stalr 268 (l’asse mediano), all’altezza dello svincolo di Sant’Antimo, speronarono un’altra autovettura sulla quale viaggiavano due operatori della Polizia di Stato del Commissariato Dante, in quel momento liberi dal servizio.

Gli autori dello speronamento – secondo quanto ricostruito – una volta arrestata la marcia del veicolo tamponato in conseguenza del violento impatto, scendevano dall’auto e, brandendo una grossa mazza da baseball, si avvicinavano alle vittime, intimando loro di consegnare l’autovettura.

La rapina, tuttavia, non fu consumata in quanto gli autori dello speronamento si davano alla fuga, abbandonando la propria autovettura – al cui interno furono trovati i loro documenti di identità – quando le vittime si qualificavano quali appartenenti alle forze dell’ordine.

Le successive indagini consentivano di appurare che pochi istanti prima dell’aggressione in danno degli agenti di polizia, un’altra persona era stata vittima di analogo episodio nei pressi dello svincolo di Sant’Antimo con le medesime modalità e con la stessa autovettura che, dopo il violento impatto, si poneva di traverso per bloccarne la marcia. Anche in tal caso, così come emergeva dalla denuncia della vittima, i rapinatori non riuscivano ad impossessarsi del veicolo per la pronta reazione del conducente.

Le successive attività investigative, svolte anche mediante l’acquisizione delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza e dall’individuazione fotografica ad opera delle vittime, hanno consentito di raccogliere numerosi elementi indiziari nei confronti degli indagati, entrambi domiciliati nei campi Rom della circumvallazione esterna di Napoli. Le attività svolte hanno inoltre consentito di rinvenire, nella disponibilità degli indagati, alcuni orologi di noti marchi, tre mazze da baseball e diversi arnesi atti allo scasso.

Fonte AdnKronos