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L’ex Zito: “Si deve dare l’anima per la maglia gialloblu. Lo Stabia è una realtà consolidata”

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Antonio Zito, l’ex centrocampista e “guerriero” della Juve Stabia, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese, ricordando con immenso orgoglio il suo legame viscerale con la maglia gialloblù e analizzando con occhio critico e appassionato il presente della squadra.

Il debito d’onore e i ricordi indelebili

Zito ha descritto il suo periodo a Castellammare come un’esperienza segnata dal dovere di “dare l’anima” in campo, alimentato dalla passionalità unica dei tifosi del Sud. Tra i momenti più iconici, ha rievocato la salvezza del 2013 ottenuta proprio contro lo Spezia con una giornata di anticipo, un traguardo che oggi vede rivivere nell’attuale percorso delle Vespe. Il calciatore ha legato i suoi gol più importanti a momenti cardine della sua vita privata: ha ricordato con emozione che la notizia della nascita del suo secondo figlio arrivò la mattina del derby contro la Nocerina (in cui segnò), mentre il primogenito nacque in concomitanza con una sua rete alla Sampdoria

L’addio e la verità sul terzo anno

Riguardo alla sua partenza da Castellammare, Zito ha espresso un pizzico di amarezza. Ha rivelato di aver percepito situazioni “poco chiare” e “sotto banco” durante il suo terzo anno, dinamiche che lo spinsero, da “buon marinaio”, a lasciare l’ambiente nonostante il forte affetto per la piazza. Ha inoltre ammesso di aver sofferto per la successiva retrocessione della squadra, ribadendo che, mentre società e calciatori passano, l’amore della città per la maglia resta immutato

Analisi tecnica: la Juve Stabia di oggi

Interpellato sulla squadra attuale guidata da Ignazio Abate, Zito ha promosso a pieni voti l’operato del mister:

Gestione dell’attacco: Nonostante la mancanza di un vero “bomber” da 20 gol, Zito ha lodato la capacità di Abate di rendere la squadra propositiva, chiedendo a tutti i reparti di “portare acqua al mulino”

Identità di categoria: Per l’ex centrocampista, la Juve Stabia non è più una sorpresa ma una realtà consolidata della Serie B, grazie a un ambiente maturato e a un lavoro societario d’eccellenza sulle nuove leve

La nuova vita da allenatore

Oggi Zito si cimenta nel ruolo di allenatore, guidando una squadra composta da ex professionisti (come Calaiò e Vives) e giovani promesse. Il suo approccio si basa sulla disciplina e l’educazione, valori che considera imprescindibili per chi vuole intraprendere la carriera calcistica

In chiusura, ha rivolto un appello accorato alla tifoseria stabiese: “Andate allo stadio”, sottolineando che per un calciatore non esiste sensazione più bella di giocare in un impianto pieno di calore.

Benessere Stabia: Cresce la Comunità Educante, 1700 Giovani Protagonisti tra Sport e Creatività

Castellammare di Stabia si conferma un laboratorio a cielo aperto per il sociale. La seconda edizione del progetto “Benessere Stabia” segna un successo senza precedenti: sono circa 1700 gli adolescenti coinvolti, ben cinquecento in più rispetto allo scorso anno.

L’iniziativa, finanziata dall’amministrazione comunale con un investimento di 100mila euro — grazie ai fondi del Ministero delle Politiche Sociali per attività socio-pedagogiche rivolte ai minori — si articola in tredici progetti educativi che stanno trasformando le parrocchie cittadine in veri poli di aggregazione e crescita.

Un Mosaico di Attività: Dalla Tradizione all’Innovazione

Il cuore del progetto è la varietà dell’offerta formativa e ricreativa. Non solo intrattenimento, ma veri e propri percorsi di apprendimento pratico che spaziano tra:

  • Laboratori Artistici: Teatro, pittura e l’immancabile lavorazione presepiale, eccellenza dell’artigianato locale.

  • Percorsi Pratici: Corsi di cucina, cucito e musica, pensati per stimolare il talento e la manualità dei ragazzi.

  • Supporto Educativo: Attività di doposcuola e campi estivi per garantire un sostegno costante anche nel rendimento scolastico.

  • Sport e Inclusione: Grazie a una sinergia con l’amministrazione, gli oratori hanno ottenuto l’uso del Mercantili Sport Park, la struttura polivalente del rione Postiglione, rendendo lo sport accessibile a tutti.

La Rete del Territorio: 13 Presìdi di Legalità

Il progetto abbraccia l’intera città, dai quartieri periferici al centro storico, coinvolgendo una rete fitta di realtà religiose e sociali:

  1. Parrocchia Sant’Antonio di Padova

  2. Parrocchia Santa Maria della Pace

  3. Parrocchia San Marco Evangelista

  4. Parrocchia dello Spirito Santo

  5. Parrocchia Maria SS. del Carmine

  6. Parrocchia SS. Annunziata

  7. Parrocchia Santissimo Salvatore (Scanzano)

  8. Comunità del Clero dei Preti Semplici di Gesù e Maria

  9. Parrocchia Santo Eustachio

  10. Parrocchia San Nicola

  11. Parrocchia Santa Maria dell’Arco

  12. Oratorio Centro Antico

  13. Concattedrale Santa Maria Assunta e San Catello

Le Voci dell’Amministrazione

Soddisfazione espressa dal sindaco Luigi Vicinanza e dall’assessore alle Politiche Sociali Alessandra Polidori, che vedono nel numero crescente di adesioni la prova di un welfare che funziona.

“L’aumento della partecipazione dei giovani rappresenta un segnale concreto dell’efficacia delle politiche messe in campo. Gli oratori si confermano presìdi educativi fondamentali, luoghi inclusivi capaci di offrire reali opportunità di crescita, aggregazione e socializzazione. Come Amministrazione intendiamo proseguire con determinazione su questa linea, continuando a sostenere le giovani generazioni come elemento centrale per lo sviluppo futuro della comunità.”

“Benessere Stabia” non è dunque solo un bando, ma un impegno verso il futuro dei giovani stabiesi, offrendo loro un’alternativa solida fatta di creatività, sport e condivisione.

Juve Stabia, 119 anni di passione. La bolgia del Menti e l’amore di Giovanni Improta: Qui mi sento rinascere

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L’eco di giovedì sera risuona ancora forte tra i vicoli e le piazze della Castellammare sportiva. Il 19 marzo scorso, il piazzale antistante lo stadio Romeo Menti si è trasformato nel cuore pulsante di una fiamma che brucia ininterrotta da oltre un secolo. Con una festa organizzata interamente dal cuore, dal sudore e dall’entusiasmo della tifoseria, la Juve Stabia ha celebrato i 119 anni della propria gloriosa storia.

Tra cori assordanti, sciarpe alzate al cielo a fare da scudo e il bagliore dei fumogeni a illuminare la notte stabiese, il popolo gialloblù si è stretto attorno ai propri colori per una serata che resterà a lungo impressa nella memoria collettiva. Ma a rendere la celebrazione davvero indimenticabile è stato l’abbraccio tra la piazza e uno dei suoi protagonisti più amati.

Il ritorno dell’eroe: l’emozione di Giovanni Improta

In mezzo a questo oceano di passione, tra gli ospiti d’onore è spiccata la figura di un uomo che ha scritto pagine indelebili del club negli ultimi trent’anni, tracciando la rotta prima da allenatore e poi da dirigente: Giovanni Improta.

Il suo arrivo è stato salutato dal boato della folla, che lo ha accolto come un vero e proprio eroe tornato a casa. Visibilmente emozionato, Improta ha preso il microfono e ha regalato ai presenti un viaggio viscerale nei ricordi, alternando aneddoti inediti, brividi e dichiarazioni di amore puro per i tifosi e per la città.

“Quando sono a Castellammare di Stabia mi sento rinascere,” ha esordito Improta, raccogliendo i primi applausi scroscianti. “Anche se non sono più vicino alla società, la seguo sempre con grande piacere. Il mio è un affetto incondizionato. Lo dico con il cuore in mano.”

Il salvataggio del 1989: l’inizio di una storia d’amore

Il momento più toccante della serata è arrivato quando il “Baronetto di Posillipo” ha riavvolto il nastro della memoria, tornando a un momento critico in cui le sorti del club erano appese a un filo.

“Quando sono arrivato qua per la prima volta, è stato l’inizio di una storia d’amore,” ha raccontato Improta ai tifosi in religioso silenzio. “Ricordo che ero a Napoli e mi parlarono del progetto Juve Stabia, che all’epoca rischiava seriamente di non iscriversi al calcio professionistico. Mi interessai subito in prima persona per portare a termine questa operazione. Andai a Firenze per capire l’iter burocratico, che vi assicuro non fu per niente una cosa semplice. Ma alla fine, per la stagione 1991-92, siamo riusciti a far iscrivere la squadra nel calcio professionistico.”

Un pezzo di storia vitale, che ha ricordato a tutti come la sopravvivenza della fede gialloblù sia passata anche dalle mani e dalla caparbietà di uomini come lui.

Lo sguardo al futuro: “Consolidare la Serie B”

Chiusa la parentesi dei ricordi, Improta ha rivolto lo sguardo al presente brillante delle Vespe, lanciando un messaggio di incoraggiamento e di sana ambizione a tutto l’ambiente:

“La Juve Stabia adesso in Serie B è una bellissima realtà. Ora bisogna consolidare la categoria… e non si sa mai per il futuro.”

Parole che sanno di speranza e che hanno infiammato ulteriormente la folla radunata al Menti. Una degna chiusura per una notte magica, in cui Castellammare ha dimostrato, per la centodiciannovesima volta, che la Juve Stabia non è solo una squadra di calcio, ma un patrimonio di famiglia, di orgoglio e di senso di appartenenza.

Addio a Gino Paoli: si è spento a 91 anni il padre della canzone d’autore italiana

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La musica italiana perde uno dei suoi giganti. Nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026 si è spento nella sua amata Genova, all’età di 91 anni, Gino Paoli. A darne il triste annuncio è stata la famiglia tramite una nota stringata ma colma d’affetto: “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, chiedendo al contempo la massima riservatezza per questo momento di lutto.

Con la sua scomparsa se ne va un pezzo fondamentale della nostra storia culturale, il capostipite di quella “scuola genovese” che ha rivoluzionato per sempre il modo di fare musica nel nostro Paese.

Da Monfalcone a Genova: la nascita di un poeta

Nato a Monfalcone (Gorizia) il 23 settembre 1934, Paoli si era trasferito fin da bambino a Genova, città che ne avrebbe plasmato l’anima e il percorso artistico. Prima grafico pubblicitario e pittore, si avvicinò alla musica quasi per caso alla fine degli anni ’50. Insieme ad amici e colleghi del calibro di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Umberto Bindi e Bruno Lauzi, Paoli portò la canzone leggera italiana fuori dagli schemi melodici tradizionali, introducendo temi esistenziali, disincanto, poesia e una profondità emotiva fino ad allora inedita.

Una colonna sonora lunga sessant’anni

La sua eredità musicale è un patrimonio inestimabile che ha attraversato le generazioni. La sua voce roca e inconfondibile, unita a uno stile compositivo raffinato ed essenziale, ha dato vita a capolavori immortali.

Tra i brani che rimarranno per sempre nell’immaginario collettivo:

  • La gatta (1960): Il brano autobiografico che segnò i suoi esordi.

  • Il cielo in una stanza (1960): Scritta per Mina, un’opera rivoluzionaria che sublimò il concetto di amore e intimità.

  • Senza fine (1961): Il capolavoro dedicato alla sua musa e grande amore Ornella Vanoni.

  • Sapore di sale (1963): Con l’arrangiamento di Ennio Morricone, divenne l’inno di un’Italia in pieno boom economico e simbolo della sua travolgente passione per Stefania Sandrelli.

  • Quattro amici (1991): Il brano della maturità che gli valse la vittoria al Festivalbar, un malinconico ma energico inno all’amicizia e al tempo che passa.

Il ricordo di un artista autentico

Gino Paoli non è stato solo un cantautore, ma un intellettuale scomodo, un uomo che ha vissuto passioni travolgenti e momenti drammatici, sempre mantenendo un rapporto diretto e viscerale con il suo pubblico. La sua figura monumentale lascia un vuoto incolmabile, ma anche un repertorio che continuerà a suonare “senza fine” nelle case e nei cuori degli italiani.

Fonte foto: Di Gino_Paoli_2010.jpg: Elena Torre from Viareggio, Italiaderivative work: RanZag (talk) – Gino_Paoli_2010.jpg, CC BY-SA 2.0, Collegamento

professor Italo Ferraro muore in ospedale

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Un altro pedone investito e ucciso in centro a Napoli: era un docente universitario e scrittore. È morto all’alba di oggi il professor Italo Ferraro, architetto di 85 anni, già docente di Progettazione alla facoltà di Architettura della Federico II e autore dell’Atlante Storico di Napoli. Ferraro è stato investito da uno scooter intorno alle 19.30 di ieri in corso Vittorio Emanuele a Napoli, mentre attraversava la strada. Alla guida c’era una donna di 27 anni. Subito soccorso, Ferraro è stato trasportato d’urgenza in codice rosso all’Ospedale Pellegrini dove è morto questa mattina. La sua salma al momento resta a disposizione della Procura, che sta valutando di disporre l’autopsia. Resta ricoverata all’ospedale CTO, in condizioni non ritenute gravi, la conducente dello scooter. Sul caso sono in corso gli accertamenti della Polizia Locale di Napoli, che ha eseguito una serie di rilievi e posto sotto sequestro lo scooter. Il grave incidente stradale è avvenuto appena 24 ore dopo quello in cui hanno perso la vita due donne ucraine di 57 e 52 anni, investite in corso Garibaldi da un’auto guidata da un uomo risultato poi ubriaco.

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Fonte AdnKronos

Referendum Giustizia, vittoria del NO. Il Comitato di Castellammare: “Risposta a difesa della Costituzione”

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Il Comitato società civile per il NO di Castellammare di Stabia esprime grande soddisfazione per l’esito della consultazione referendaria, che ha sancito la bocciatura della riforma della magistratura “Meloni-Nordio”. A livello nazionale, oltre il 53% degli italiani ha votato per respingere il progetto di legge, bloccando di fatto una modifica costituzionale che, secondo i promotori del comitato, avrebbe profondamente mutato l’equilibrio dei poteri dello Stato.

I dati locali: un’affermazione netta a Castellammare

Il dato cittadino si è rivelato ancora più incisivo rispetto alla media nazionale. A Castellammare di Stabia l’affluenza si è attestata al 50,44% degli elettori, con una schiacciante affermazione del fronte del NO, che ha trionfato con il 70,14% dei voti.

“Il risultato ottenuto rappresenta non solo un successo politico, ma soprattutto una risposta forte e chiara da parte della comunità stabiese”, sottolineano dal Comitato. La città, evidenziano i rappresentanti della società civile, ha dimostrato ancora una volta di essere pronta a mobilitarsi con determinazione “ogni volta che si tenta di svuotare di contenuto la democrazia e le nostre libertà”.

Oltre l’indifferenza: la vittoria della partecipazione

Più che un semplice dato elettorale, il Comitato celebra il risveglio civico che ha accompagnato la campagna referendaria. La mobilitazione viene descritta come “un’esperienza straordinaria di partecipazione democratica”, resa possibile dalla collaborazione attiva e concreta di uomini, donne, giovani, associazioni e numerose realtà del territorio.

Insieme, queste forze hanno saputo costruire un percorso condiviso, traducendo l’attivismo in una reale esperienza di democrazia. La campagna ha dimostrato, secondo il Comitato, che “allorquando sono in gioco i valori che fondano la democrazia, l’indifferenza cede il posto alla partecipazione ed alla condivisione”.

L’impegno per il futuro

“L’esito straordinario del voto in tutta Italia e nella nostra città rafforza la convinzione che la partecipazione attiva dei cittadini costituisce lo strumento più efficace per difendere i valori democratici e costruire un futuro condiviso”, prosegue la nota.

In chiusura, il Comitato società civile per il NO ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento di questo importante traguardo. Contestualmente, ha ribadito la volontà di non disperdere le energie raccolte, rinnovando il proprio impegno a difesa della Costituzione e dei valori universali di pace, uguaglianza e solidarietà.

Juve Stabia, salvezza raggiunta. Saby Mainolfi: “Nessun miracolo, solo grande competenza di Lovisa e Abate”

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La data del 21 marzo 2026 resterà scolpita nella memoria dei tifosi gialloblù. Con la vittoria interna contro lo Spezia, la Juve Stabia di Ignazio Abate ha ipotecato la permanenza in Serie B. Anche se la matematica attende ancora qualche piccolo tassello, il verdetto del campo è chiaro: le Vespe restano nel calcio dei grandi.

Per analizzare questo traguardo straordinario, abbiamo incontrato Saby Mainolfi, responsabile del settore giovanile e colonna portante del club da ben 13 anni. Uno che l’aria del “Menti” la respira ogni giorno e che, ancora una volta, ha dimostrato doti da “veggente”.

La “profezia” di Natale

Già a dicembre, durante la cena istituzionale, Mainolfi aveva previsto che la salvezza sarebbe arrivata a metà marzo. Un bis dopo le previsioni azzeccate sulla promozione del 2024 e la salvezza del 2025.

“Non si tratta di doti paranormali” – scherza Mainolfi – “ma di un rito scaramantico che ci ripetiamo ogni Natale. Oltre alla scaramanzia, però, ci sono i valori. Già dalle prime uscite estive si percepiva la qualità della rosa e dello staff scelti dal D.S. Matteo Lovisa per questa nuova annata sportiva. Ignazio Abate in primis: un professionista che ha vissuto il calcio d’élite al Milan e che ha portato a Castellammare idee moderne. Raccogliere l’eredità di Pagliuca non era facile, ma lui ha saputo ricostruire il gruppo e valorizzare i giovani, confermando quanto di buono fatto a Terni. Di questo ne era sicuro Lovisa che aveva legato il rinnovo del suo contratto alla Juve Stabia proprio sulla possibilità di portare questo giovanissimo allenatore a Castellammare.”

Il “Miracolo” dei 45 punti e il Re del Mercato Lovisa

In città c’è chi vorrebbe già una statua per il D.S. Matteo Lovisa. I numeri, d’altronde, parlano per lui: una promozione, un quinto posto con semifinale playoff e ora una salvezza con sei giornate d’anticipo nonostante un budget contenuto e cessioni pesanti (come quella di Adorante al Venezia).

“Matteo è una risorsa rara” – sottolinea Mainolfi – “Sa scegliere i giocatori, gestisce Under e Over con una competenza incredibile. Avere 45 punti a questo punto del campionato è un mezzo miracolo sportivo considerando anche il budget messo a disposizione”. (tra i più bassi della categoria n.d.a.) “In una Serie B fatta di metropoli e capoluoghi, Castellammare sta riscrivendo la propria storia grazie a lui”.

Una gestione esemplare tra Tribunale e Passaggio di Proprietà

La stagione non è stata priva di ostacoli extra-campo: l’amministrazione giudiziaria, il divieto di trasferta per i tifosi e il passaggio di mano tra Andrea Langella e Solmate. Eppure, la squadra non ha mai vacillato.

Mainolfi riserva parole di grande stima per gli Amministratori Giudiziari Scarpa e Ferrara: “Sono professionisti di una sensibilità umana rara. Hanno capito subito l’importanza sociale della Juve Stabia. Hanno garantito serenità, isolando la squadra dalle pressioni esterne e comportandosi come dirigenti di lungo corso, facendosi sentire anche in Lega e con i vertici AIA”.

Un plauso particolare va anche al Dott. Scacciavillani, amministratore esecutivo del C.D.A.: “Un uomo di grande intelligenza e umiltà. È sempre presente, segue il settore giovanile, va in trasferta e ha persino voluto conoscere i ragazzi della Curva Sud per capire il loro lavoro sulle coreografie. Sono segnali di un’apertura e di una gestione manageriale moderna”.

Il Futuro: “Non si sa mai…”

Con la certezza che nel 2026-27 sarà ancora Serie B, l’ambiente sogna in grande. Le ultime sei giornate potrebbero regalare scenari ancora più ambiziosi, magari quel sogno playoff già sfiorato l’anno scorso.

“Il calcio cambia in un minuto” – conclude Mainolfi – “ma oggi festeggiamo una base solida. La Juve Stabia è un’azienda che funziona, unita in tutte le sue componenti. E ora godiamoci il finale, perché nel calcio… non si sa mai”.

Juve Stabia, la “cura” per il calcio italiano arriva da Castellammare di Stabia: Il modello giovani fa scuola

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Non è solo la classifica a far sorridere la Juve Stabia. Se il rettangolo verde sta regalando gioie immense e punti pesanti ai tifosi gialloblù, è dalle segreterie delle Nazionali giovanili di Coverciano che arriva, nero su bianco, la conferma più prestigiosa: il progetto “linea verde” del club di Castellammare non è più solo una bella scommessa, ma un modello di successo a livello nazionale.

Nelle ultime ore, infatti, sono arrivate ben quattro convocazioni che nobilitano il lavoro della società, della dirigenza e dello staff tecnico, accendendo i riflettori azzurri sui gioielli che si sono messi in mostra all’ombra del Faito.

Doppio colpo in Under 21: la consacrazione di Mannini e Cacciamani

La notizia più roboante riguarda senza dubbio la Nazionale Under 21. Il Commissario Tecnico Silvio Baldini ha deciso di pescare a piene mani dalla rosa gialloblù, inserendo nella sua lista due pilastri della formazione stabiese: Mattia Mannini e Alessio Cacciamani.

Se per entrambi la chiamata rappresenta la certificazione di un percorso di crescita esponenziale, per Cacciamani si tratta della ciliegina sulla torta di un periodo d’oro: in poco tempo, infatti, si è ritagliato uno spazio fondamentale, diventando uno degli inamovibili nello scacchiere tattico di mister Ignazio Abate.

L’Under 20 chiama Ciammaglichella e Okoro

Le soddisfazioni per le Vespe non finiscono qui. Anche il C.T. della Nazionale Under 20, Carmine Nunziata – da sempre attento e chirurgico nello scovare giovani pronti per il salto di categoria – ha bussato alle porte del “Menti”.

I precettati sono altri due talenti cristallini: Aaron Ciammaglichella e Alvin Okoro. Due ragazzi con storie e percorsi differenti in questo momento a Castellammare di Stabia, ma accomunati da un potenziale tecnico e atletico che non è passato inosservato ai radar federali.

Il Modello Lovisa: un trampolino per il grande calcio

Queste quattro convocazioni in contemporanea non sono figlie del caso. La dirigenza della Juve Stabia, guidata dall’intuizione e dal lavoro del Direttore Matteo Lovisa, ha investito con coraggio e decisione andando a pescare giovani di qualità nei settori giovanili italiani per allestire una squadra competitiva per affrontare il difficile campionato di Serie B. La ricetta è chiara: un mix calibrato tra esperienza e gioventù di qualità, il tutto inserito in un ambiente sano dove i ragazzi hanno il diritto di sbagliare, il tempo per crescere e, infine, il palcoscenico per eccellere.

Vedere quattro propri tesserati vestire la maglia dell’Italia nello stesso turno internazionale è un record che inorgoglisce. Ancora una volta, Castellammare si conferma il trampolino di lancio ideale per le stelle del domani, rinnovando una tradizione che ha visto molti ex gialloblù sfondare nel grande calcio e arrivare fino alla Nazionale maggiore.

L’ombra della Nazionale Maggiore e quel messaggio ad “Anima Ringhio”

A proposito di prima squadra, l’asse Castellammare-Coverciano si intreccia anche con le amicizie storiche. Chissà se Mister Ignazio Abate non abbia inviato un messaggio di “in bocca al lupo” al C.T. Gennaro Gattuso, suo storico compagno di battaglie in maglia rossonera.

Mentre i giovani stabiesi volano, la Nazionale maggiore è attesa da un banco di prova vitale: le qualificazioni ai prossimi Mondiali. Dopo i recenti disastri dei nostri club in Champions League, il calcio italiano sta vivendo l’ennesimo processo a un sistema che accusa da anni problemi strutturali e per il quale, al momento, sembrano mancare soluzioni repentine. L’incubo di vivere l’ennesimo “Mondiale dal divano” è uno spauracchio che l’Italia non può permettersi.

E forse, la vera cura per questo sistema in affanno, è proprio ripartire da modelli come quello della Juve Stabia: coraggio, idee chiare e fiducia nei giovani.

Il tempo è galantuomo: il flop di Donadoni, il ritorno di D’Angelo e quel caffè in sospeso

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Il tempo, si dice, è galantuomo e restituisce sempre la verità. Spesso si ripete che il calcio non sia una scienza esatta, ed è verissimo, così come è innegabile che in questa disciplina non esista nulla di definitivo o di immutabile. L’incredibile parabola stagionale dello Spezia Calcio ne è l’ennesima, lampante dimostrazione.

La società ligure ha deciso di fare un passo indietro, esonerando Roberto Donadoni e richiamando in panchina Luca D’Angelo, ovvero lo stesso allenatore che era stato allontanato a novembre proprio per fare spazio all’ex CT della Nazionale. Un cortocircuito che certifica il fallimento di un progetto tecnico su cui c’erano ben altre aspettative.

Un’illusione costata cara

Da un tecnico dello spessore di Roberto Donadoni, forte di un passato illustre sia con gli scarpini ai piedi che in panchina, la piazza ligure si aspettava quel salto di qualità che, di fatto, non è mai arrivato. La realtà dei fatti racconta una storia amara: la sua gestione non solo non ha migliorato i risultati, ma li ha drasticamente peggiorati, facendo precipitare la squadra in classifica.

I numeri sono impietosi e non rendono giustizia agli sforzi di una società che, a gennaio, aveva condotto un mercato importante per sistemare la rosa: 23 punti raccolti in 22 partite sotto la sua guida e 10 sconfitte in campionato dall’inizio della sua gestione.

Il crollo al Menti: sciolti come neve al sole

L’epilogo di questa avventura si è consumato al “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, in una gara che è la fotografia perfetta della fragilità spezzina. Contro una Juve Stabia rimaneggiata, falcidiata da infortuni e squalifiche, i liguri si sono illusi passando in vantaggio, per poi sciogliersi come neve al sole alla primissima difficoltà.

La squadra di Ignazio Abate ha legittimato una vittoria in rimonta, infliggendo due gol di scarto (3-1) a uno Spezia incapace di reagire emotivamente e tatticamente dopo aver subito il pareggio e, successivamente, il sorpasso.

La conferenza stampa: eleganza o eccesso di sicurezza?

Dopo una debacle simile, ci si sarebbe aspettati un allenatore furioso, pronto a scuotere l’ambiente. Invece, nel post-gara, sono andate in scena le classiche risposte di rito. Roberto Donadoni si è sempre contraddistinto per la sua innegabile eleganza e pacatezza. Eppure, di fronte a una mia personale e lecita domanda sul possibile esonero — che appariva come la logica conseguenza di un filotto di scarsi risultati, ben al di là dell’eventuale “sfortuna” in altre uscite — il Mister ha replicato in maniera seccata, quasi snobbando il quesito:

“Se la proprietà ha confermato la fiducia, quella rimane. Se cambieranno idea vedremo, ma non è la mia preoccupazione. La mia energia va tutta sui punti per salvarci. Dire che i tifosi vogliono vincere è logico. Non è che noi invece vogliamo perdere. Se vogliamo parlare di calcio bene, altrimenti ci vediamo al bar e parliamo d’altro.”

Errore per eccesso di sicurezza? Non lo sappiamo con certezza. Ma nel calcio, quando i risultati latitano e il calendario propone una sosta, l’esonero diventa quasi un atto dovuto. È una legge non scritta che non risparmia nessuno e che si ripete costantemente, come dimostra ad esempio il recente avvicendamento sulla panchina del Padova, con Andreoletti che ha lasciato il posto a Breda.

Un uomo di calcio navigato come Donadoni, che ha vissuto esperienze incredibili e calcato i palcoscenici più importanti del mondo, avrebbe dovuto saperlo. Ma l’eccesso di sicurezza può tradire anche i più esperti, dimostrando che in questo sport non si finisce mai di imparare.

Il caffè sospeso

Che dire, il calcio è anche questo: spietato, imprevedibile e indissolubilmente legato al risultato domenicale. Va accettato così com’è.

Nel frattempo, incasso l’invito. Aspetto Mister Donadoni al bar, se mai ce ne fosse l’occasione, per parlare serenamente di calcio e prenderci questo benedetto caffè insieme. Da buon napoletano, ovviamente, glielo offrirei ben volentieri.

La Juve Stabia fa squadra con il territorio: siglata l’intesa con l’Istituto “Viviani”. Omaggiato lo Spezia

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Una giornata all’insegna del grande calcio, ma anche della profonda connessione con le proprie radici e della valorizzazione delle eccellenze locali. In occasione dell’attesa sfida di campionato tra Juve Stabia e Spezia, lo stadio è diventato il palcoscenico per due importanti iniziative promosse dalla S.S. Juve Stabia 1907, a testimonianza di come il club gialloblù sia sempre più un punto di riferimento non solo sportivo, ma anche sociale per la città.

Giovani e formazione: l’accordo con l’I.P.S.S.E.O.A. “Raffaele Viviani”

Il pre-partita ha visto la celebrazione di una preziosa sinergia educativa. Gli amministratori del club, Salvatore Scarpa e Mario Ferrara, hanno consegnato una maglia ufficiale gialloblù alla Dirigente Scolastica dell’I.P.S.S.E.O.A. “Raffaele Viviani”, la Dott.ssa Fabiola Toricco.

Questo momento simbolico ha fatto da suggello ufficiale a un virtuoso protocollo d’intesa sottoscritto tra le parti. L’accordo, fortemente voluto dalla dirigenza, sancisce una collaborazione diretta che vedrà i ragazzi del prestigioso istituto alberghiero stabiese attivamente coinvolti nella gestione e nelle attività della sala hospitality dello stadio. Si tratta di un’opportunità formativa “sul campo” di assoluto rilievo per gli studenti, un’iniziativa che rafforza in maniera concreta il legame indissolubile tra la società sportiva, i giovani e il tessuto scolastico del territorio.

Fair play ed eccellenze gastronomiche: il benvenuto allo Spezia

L’impegno per la promozione di Castellammare non si è fermato al solo ambito educativo. Il protocollo dell’accoglienza stabiese ha vissuto un altro momento significativo durante le fasi di riscaldamento delle due squadre sul prato verde.

I dirigenti Scarpa e Ferrara hanno infatti voluto dare il loro personale benvenuto al presidente dello Spezia, Charlie Stillitano, consegnandogli una speciale selezione di prodotti tipici di Castellammare di Stabia. L’omaggio, gentilmente offerto dallo sponsor Riccardi, è stato pensato e donato quale segno di ospitalità, rispetto e fair play istituzionale. Al tempo stesso, il gesto ha rappresentato una splendida vetrina per valorizzare e far conoscere le eccellenze del territorio stabiese ben oltre i confini regionali.

Ancora una volta, le Vespe dimostrano che il calcio può essere uno straordinario volano per la crescita della comunità e un fiero ambasciatore delle bellezze e delle bontà della propria terra.

La Scafatese è in serie C, l’attesa e poi la festa. Fotogallery

LA SCAFATESE VOLA IN SERIE C

Scafati è in festa per la storica promozione della Scafatese Calcio in Serie C, arrivata al termine di una stagione esaltante e da record. Un traguardo atteso già da qualche settimana, costruito giornata dopo giornata con impegno, sacrificio, grande determinazione da parte di un grande gruppo guidato da Mister Ferraro.

L’ATTESA…POI LA FESTA

Momenti di grande ansia si sono vissuti al termine della partita disputata ieri al Vitiello contro il Monastir. Il presidente e i calciatori hanno atteso con il fiato sospeso il fischio finale della partita del Trastevere, risultato determinante per la promozione.

I tifosi con i calciatori e il Presidente attendono la fine dell’incontro Trastevere – Ischia

LA SCAFATESE è PROMOSSA IN SERIE C

Poi il triplice fischio della partita pareggiata tra Trastevere e Ischia ed esplode la gioia: abbracci, sorrisi e un’esultanza liberatoria che ha dato il via alla festa. In città, i tifosi si sono riversati per le strade, colorando Scafati di gialloblù e celebrando un successo storico.

Un risultato che premia il lavoro della società, dello staff tecnico e della squadra, pronti ora a misurarsi con la nuova avventura in Serie C.

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Juve Stabia – Spezia: Il sigillo di Okoro fa esplodere il Menti vestito a festa per l’anniversario gialloblù

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Ci sono pomeriggi destinati a cambiare per sempre la traiettoria della carriera di un calciatore. Per Alvin Okoro, quel pomeriggio ha una data e un sapore speciale: 21 marzo 2026, a pochi giorni dal 19 marzo 2026 data in cui la Juve Stabia ha spento le sue 119 candeline. In una giornata già carica di emozioni e di orgoglio cittadino, il giovane attaccante ha deciso di farsi, e di fare a tutta Castellammare, il regalo più bello.

Dopo aver incantato addetti ai lavori e tifosi con una prestazione letteralmente stellare contro il Palermo, c’era grande attesa per lui. Poteva trattarsi dell’exploit di una sera, del classico fuoco di paglia giovanile. E invece, contro lo Spezia, Okoro ha alzato l’asticella: non si è limitato a replicare l’ottima prova precedente, ma si è preso la scena con prepotenza, trovando la rete che ha messo in ghiaccio la partita sul definitivo 3-1 e incidendo il suo nome a fuoco nella storia del club, proprio nel giorno in cui era vestito a festa per le recenti celebrazioni dei 119 anni di storia.

Da Palermo a Castellammare: La Nascita di una Stella

Al “Barbera” lo avevamo ammirato come un moto perpetuo, un incubo a occhi aperti in grado di mandare in tilt la retroguardia rosanero. Contro i liguri, il copione si è arricchito di un nuovo, fondamentale capitolo: Okoro ha dimostrato a tutti di non essere una meteora.

Entrato a partita in corso nel secondo tempo, con negli occhi la fame agonistica di chi vuole spaccare il mondo, ha messo in mostra una maturità tattica e mentale sorprendente per la sua carta d’identità. Ha lottato su ogni singolo pallone sporco, ha aperto varchi vitali per i compagni e ha letteralmente terrorizzato la difesa spezzina con accelerazioni brucianti.

Minuto 89: L’Estasi del “Romeo Menti”

Il capolavoro si è materializzato quando il cronometro segnava il minuto 89. Con le Vespe in vantaggio di un gol (2-1) e uno Spezia iper-offensivo lanciato in un disperato assalto alla ricerca del pareggio, si è creata l’occasione perfetta.

Okoro si è involato in contropiede in campo aperto: Uno scatto felino che ha bruciato l’erba del “Menti”, un controllo orientato magistrale per eludere il ritorno dei difensori e la freddezza glaciale di un veterano consumato davanti al portiere.

Palla in rete e il 3-1 è servito. Il boato dello stadio è stato assordante. Quello del classe 2005 non è stato solo il più classico dei “gol della sicurezza”. È stato il sigillo dorato su una vittoria epica, un abbraccio collettivo e passionale a 119 anni di gloriosa storia gialloblù.

Un Futuro Splendente all’Orizzonte

Oggi la classifica sorride alla Juve Stabia. Se la salvezza, obiettivo primario e fondamentale, è ormai in cassaforte, a Castellammare adesso è lecito guardare oltre. I play-off sono il nuovo, affascinante sogno.

E se questa squadra può permettersi di puntare in alto, il merito è anche della freschezza, dell’imprevedibilità e del talento puro di ragazzi come Okoro. Giocatori che incarnano non solo il presente, ma il futuro splendente delle Vespe. Alvin non ha nessuna intenzione di fermarsi, e grazie a lui e agli altri splendidi ragazzi, i tifosi stabiesi possono continuare a sognare ad occhi aperti.

Juve Stabia, estasi Pierobon: Capolavoro alla Del Piero per abbattere lo Spezia. Entra e regala una magia

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In un pomeriggio che profumava di verdetto definitivo, la Juve Stabia di Ignazio Abate ha trovato la sua consacrazione e il suo eroe più atteso: Christian Pierobon. Le Vespe superano di slancio lo Spezia con una prestazione da incorniciare, blindando una salvezza ormai matematica a quota 45 punti e schiudendo le porte a un finale di stagione con scenari del tutto inaspettati.

Il lampo del fantasista: una perla “alla Del Piero”

Il momento clou e l’immagine copertina della gara portano la firma di Pierobon. Recuperata palla sulla trequarti con caparbietà, il fantasista ha puntato l’area avversaria e ha lasciato partire un destro a giro telecomandato: il pallone ha accarezzato il palo più lontano prima di insaccarsi, facendo esplodere di gioia il popolo gialloblù.

Un gesto tecnico di rara bellezza che lui stesso, presentatosi ai microfoni con un sorriso smagliante, ha definito senza mezzi termini un gol “alla Del Piero”. Una rete che sa di liberazione pura, arrivata a spazzare via le nubi di mesi difficili e segnati dai guai fisici.

“È stata una sensazione bellissima,” ha ammesso emozionato Pierobon nel post-partita. “Il lavoro paga sempre, non ho mai smesso di crederci. E poi, Castellammare è ormai la mia seconda casa”.

Un blocco granitico che annienta lo Spezia

Ma se Pierobon ha impreziosito il match con la firma d’autore, il resto della squadra ha agito con la compattezza di un blocco granitico. Nelle retrovie, Dalle Mura e Bellich si sono eretti a veri e propri “generali”, guidando una difesa insuperabile che ha concesso le briciole agli avversari. A coronare la giornata perfetta è arrivata anche la consueta freddezza di Leone, ancora una volta a segno dal dischetto per confermare il suo strapotere dagli undici metri.

Sull’altra sponda, l’amarezza è tutta nelle parole di un rassegnato Roberto Donadoni. Il tecnico dello Spezia non ha cercato alibi, riconoscendo la superiorità e il cinismo dei padroni di casa:

“Non appena commettiamo un errore veniamo puniti. Quel terzo gol ci ha letteralmente tagliato le gambe”.

Abate guarda avanti: vietato porsi limiti

Con 45 punti in cascina, la missione principale della stagione è ufficialmente compiuta. Merito di un mix perfetto tra la crescita vertiginosa di giovani di prospettiva come Okoro e la solidità imprescindibile di veterani come Varnier.

Mister Ignazio Abate, da perfetto condottiero, predica la calma ma non vuole tarpare le ali all’entusiasmo della piazza: “Il gruppo ha alzato il livello di partita in partita. Ora ricarichiamo le batterie per il Venezia e vediamo se possiamo sognare”.

Una dichiarazione d’intenti chiara. Oggi i tifosi stabiesi possono guardare la classifica con occhi diversi: la salvezza è il meritato punto di arrivo di un duro percorso, ma da stasera diventa anche il punto di partenza per provare a volare dove nessuno avrebbe osato immaginare.

La Scafatese calcio batte il Monastir e ritorna in serie C. Fotogallery

LA SCAFATESE RITORNA IN SERIE C DOPO 16 ANNI

La Scafatese, dopo aver dominato un campionato, allo stadio Giovanni Vitiello di Scafati supera anche il Monastir con un perentorio 4-2 e vola in serie C con ben 6 turni di anticipo grazie anche al pareggio del Trastevere in casa contro l’Ischia. Le reti di Palmieri e Baldan, con la straordinaria doppietta di Emilio Volpicelli, a segno grazie a due magnifiche punizoni.

LA PARTITA

Prime due rete della Scafatese al 39′ e al 61′ grazie a due punizioni precise e forti di Volpicelli.

Volpicelli esulta dopo la prima rete

Il Monastir accorcia le distanze al 69′ con Aloia. Poi i padroni di casa vanno nuovamente a segno con Palmieri e Baldan. In pieno recupero Pinna segna la rete del 4-2. I canarini si portano a +19 sul Trastevere secondo e sono promossi tra i professionisti.

LA CAVALCATA DELLA SCAFATESE

La Scafatese vince il campionato di serie D girone G in maniera trionfale con un bottino da record: ben 61 gol realizzati, solo 18 subiti. Migliore attacco e difesa del campionato.

IL TABELLINO

Scafatese (4-3-3): Leonardo; C. Esposito, Baldan, Suhs, Di Santo (76’Calzone); Faiello, Acquadro, Sicurella (87’ Altobello); Volpicelli
(72’ Palmieri), Maggio (72’ Molinaro), Dambros (66’ Convitto). In panchina Arlanch, A. Esposito, Simonetta, Guerra. Allenatore Ferraro.

Monastir (4-2-3-1): Mereu; Pinna, Collu (76’ Cortinovis), Porru, Pisano (86’ Ardau); Conti, Corcione (76’ Masia); Leone (86’
Gibilterra), Piro, Nagüel; Aloia. In panchina Fusco, Jah, Gibilterra,
Solmonte, Tuveri, Ardau. Allenatore Angheleddu.
Arbitro: Alessio Artini della sezione di Firenze (Scionti – Camilli).

Gol: 39’, 61’ Volpicelli, 69’ Aloia (M), 81’ Palmieri, 89’ Baldan, 93’
Pinna (M).

Ammoniti: Suhs, Maggio, Volpicelli, Acquadro, Palmieri (S), Porru, Nagüel (M).
Recupero: 2’ PT, 3’ ST.

 

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risolto ‘cold case’, arrestate 4 persone

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Risolto dopo 15 anni l’omicidio Omicidio di Carmine Campana, avvenuto a Giugliano in Campania il 15 maggio 2010. Quattro gli arresti in provincia di Napoli.

I Carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone gravemente indiziate dei reati di omicidio premeditato nonché di detenzione e porto illegali di arma comune da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico Pagliuca di Pozzuoli.

Gli indagati avrebbero preso parte – in qualità rispettivamente di mandanti ed esecutori – all’omicidio di Carmine Campana. Il delitto sarebbe stato realizzato per affermare il controllo del territorio in contrapposizione al gruppo criminale Beneduce, cui sarebbe appartenuta la vittima, che fu uccisa con una serie di colpi d’arma da fuoco al volto.

Fonte AdnKronos

Dalle maschere alle parrucche, maxi sequestro di oltre 500mila prodotti di Carnevale

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Articoli per il Carnevale non sicuri o contraffatti, 54 persone segnalate in provincia di Napoli. Oltre 500mila prodotti non in regola sequestrati.

Nell’ambito di un piano straordinario di controlli volti a contrastare la vendita di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute in vista del Carnevale, la Guardia di finanza di Napoli hanno sequestrato oltre 500 mila articoli non sicuri, privi di etichettatura conforme e, in alcuni casi, contraffatti. All’esito degli interventi le Fiamme gialle hanno segnalato 35 persone alla Camera di Commercio per violazioni al Codice del Consumo, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni amministrative previste, per un massimo di 30.000 euro. Altre 19 sono state denunciate a piede libero alle varie Procure, a vario titolo, per i reati di contraffazione, frode in commercio e ricettazione.

I prodotto sequestrati e dove

Tra i prodotti sequestrati figurano maschere, cravatte, guanti, palline, decorazioni, stelle filanti, brillantini, addobbi, gadget per la festività e mazze in plastica, nonché parrucche e prodotti per la cura della persona. La merce, destinata in larga parte ai bambini, è stata individuata presso esercizi commerciali e magazzini a Napoli (tra i quartieri Chiaiano, Pianura, Fuorigrotta e Vomero, San Pietro a Patierno, Poggioreale e Zona industriale e ancora San Lorenzo, Vicaria, San Ferdinando e Mercato), nella zona nord della Provincia (comuni di Caivano e Casoria, Giugliano in Campania, Quarto e Qualiano, Palma Campania, Nola e Sant’Anastasia, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Gragnano, Sorrento e Vico Equense). La merce sequestrata, qualora immessa sul mercato, avrebbe potuto generare profitti illeciti per decine di migliaia di euro, mettendo a rischio la salute dei consumatori, per l’eventuale presenza di materiale nocivo.

Fonte AdnKronos

Al teatro Sannazaro la nostra festa di nozze, rogo è un colpo al cuore

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“E’ stato un colpo al cuore, questa mattina al risveglio, vedere, praticamente in diretta, le fiamme che facevano precipitare la cupola sulla platea. Siamo rimasti basiti. È sempre terribile quando brucia un teatro, ricordo ancora quando feci la diretta tanti anni fa per il rogo della Fenice, ma quel teatro per noi ha un significato enorme“. A parlare è il giornalista e conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone che – sentito dall’Adnkronos – commenta l’incendio del teatro Sannazaro di Napoli, per lui luogo del cuore dove, il 22 dicembre 2023, ha scelto di festeggiare, con tanti amici e parenti, le nozze con Simone Antolini, dopo il rito civile celebrato al Maschio Angioino.

“In quell’occasione – ricorda ancora Cecchi Paone – ci avevano permesso di togliere le sedie della platea del teatro per trasformarla in un luogo di allegria e di festa, con i tavoli per la cena, il brindisi, e il palcoscenico come spazio per i nostri invitati che si sono avvicendati per suonare, ballare, fare saluti e auguri. Poi la torta e la caduta di migliaia e migliaia di coriandoli proprio da quella cupola”, racconta.

“Dunque – conclude – per noi è davvero un terribile doppio lutto: sappiamo l’importanza di quel teatro, la bellezza di quel teatro quasi bisecolare, i personaggi che l’hanno calcato e noi che lì abbiamo straordinariamente, felicemente festeggiato. Un bruttissimo colpo al cuore”.

Fonte AdnKronos

le tragedie che hanno sconvolto il mondo dello spettacolo dal 1613 a oggi

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Nei secoli i teatri sono stati i palcoscenici non solo di grandi opere e di spettacoli indimenticabili, ma anche di tragedie che hanno segnato la storia della cultura mondiale: da Londra a Napoli, da Venezia a Chicago, passando per Bari, Barcellona e New York. Luoghi nati per divertire, educare e far sognare, sono spesso diventati trappole mortali, preda di fiamme che hanno divorato legno, paglia, stoffe e ogni decoro scenico. Luci a gas, candele, fuochi scenici e perfino cannoni teatrali hanno trasformato momenti di festa in autentici inferni, lasciando cicatrici profonde nell’immaginario collettivo e stimolando riforme che hanno cambiato per sempre la sicurezza nei teatri.

Il primo grande incendio teatrale di cui si ha memoria risale al 29 giugno 1613, nel cuore di Londra, al Globe Theatre, il celebre teatro dove William Shakespeare portava in scena le sue opere. Durante la rappresentazione di ‘Enrico VIII’, un cannone scenico, pensato per stupire il pubblico, incendiò il tetto di paglia, riducendo in cenere l’intero edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso, ma quell’episodio lasciò un monito chiaro: la meraviglia del teatro poteva trasformarsi in pericolo mortale in un batter d’occhio.

Nei secoli successivi, il rischio si moltiplicò. I teatri, spesso costruiti in legno e decorati con stoffe e materiali infiammabili, erano illuminati da lampade a olio, candele e luci a gas. Ogni spettacolo comportava, implicitamente, un rischio di incendio. Eppure, gli spettatori continuavano a riempire sale e palcoscenici, ignari della precarietà della loro sicurezza, attratti dal fascino di mondi inventati e storie indimenticabili.

In Italia, il Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei teatri più antichi e prestigiosi del continente europeo, fu devastato da un incendio il 12 febbraio 1816, causato da una lanterna lasciata accesa durante le prove. Gli interni furono distrutti, ma la ricostruzione fu rapida e in meno di un anno il teatro tornò a splendere, simbolo della resilienza napoletana e della volontà di preservare la cultura nonostante le tragedie.

La storia del Teatro La Fenice di Venezia è forse ancora più drammatica. Bruciato per la prima volta il 13 dicembre 1836 a causa di una caldaia difettosa, il teatro fu ricostruito e tornò a ospitare opere di fama internazionale. Ma il 29 gennaio 1996, un incendio doloso distrusse quasi interamente l’edificio, riducendo in cenere decenni di storia e patrimonio artistico. La Fenice fu nuovamente ricostruita ‘com’era, dov’era’, trasformando la tragedia in simbolo di rinascita culturale, con la solenne inaugurazione del 14 dicembre 2003 con un concerto diretto da Riccardo Muti.

Nel Sud Italia, il Teatro Petruzzelli, inaugurato nel 1903, visse un destino simile. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 un incendio doloso devastò il teatro, distruggendo sala e scenografie. Dopo 18 anni di chiusura e complessi lavori di ricostruzione, il teatro venne riaperto e inaugurato ufficialmente il 4 ottobre 2009, restituendo alla città il suo prestigioso contenitore culturale.

Anche Barcellona, città di grandi tradizioni teatrali, ha conosciuto incendi drammatici. Il Gran Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, ha visto il suo splendore spegnersi due volte tra le fiamme. Il 9 aprile 1861, appena quattordici anni dopo l’apertura, un incendio distrusse gran parte del teatro, risparmiando solo l’ingresso e il celebre Salone degli Specchi. Il 31 gennaio 1994 un nuovo incendio devastò auditorium e palcoscenico, e fu necessario un lungo lavoro di ricostruzione che si concluse nel 1999, restituendo alla città il suo simbolo culturale con una struttura moderna ma fedele all’originale.

Il Teatre Principal di Barcellona, il più antico della città, fondato alla fine del XVI secolo, subì incendi ripetuti nel corso dei secoli, tra cui quelli del 1787, del 1915, del 1924 e del 1933, che ne segnarono progressivamente la decadenza come centro teatrale di riferimento. Anche teatri più piccoli della città catalana, come il Teatro Olímpia, subirono incendi minori, come quello del 1906, durante la proiezione di un film, che provocò almeno una vittima e numerosi feriti.

Nel XIX secolo la pericolosità dei teatri europei divenne drammaticamente evidente. Le strutture erano spesso in legno, le decorazioni in tessuto e il pubblico affollava sale illuminate da lampade a gas. La vita media di un teatro raramente superava i vent’anni, e molti edifici andavano in fiamme entro cinque anni dall’inaugurazione. L’ingegnere tedesco August Foelsch stimava che il 25% dei teatri europei sarebbe andato in fumo entro pochi anni dall’apertura. Tra le tragedie più famose si ricordano: l’Arena degli Acquedotti a Livorno, 1857, dove un fuoco d’artificio provocò 40 morti e oltre 200 feriti; il Ring Theater di Vienna, 1881, dove una lampada a gas durante la rappresentazione dei ‘Racconti di Hoffmann’ uccise oltre 400 persone; il Théâtre Municipal di Nizza nel 1881 con circa 200 vittime; la Salle Favart a Parigi, nel 1887, con 84 morti; e il Theatre Royal di Exeter, nel 1887, che causò 186 vittime in quello che fu il più grave rogo nella storia del teatro inglese.

La pericolosità dei teatri non passò inosservata. Nel 1876 Eyre Massey Shaw, capo della Metropolitan Fire Brigade di Londra, pubblicò ‘Fires in Theatres’, ammonendo: ‘È un grave rimprovero alla nostra epoca dover riconoscere che la vita di centinaia, in alcuni casi migliaia di persone può essere messa in grave pericolo. Può essere difficile rendere ogni parte di un teatro ignifugo, ma bisogna tentare’. Le sue parole segnarono l’inizio di una nuova attenzione alla sicurezza, con la formazione di vigili specializzati e l’adozione di regole più rigorose per le vie di fuga e le vie di accesso ai palcoscenici.

Negli Stati Uniti, la situazione era spesso più grave. Al Brooklyn Theatre di New York il 5 dicembre 1876 un fuoco causato da una lampada di scena durante lo spettacolo ‘The Two Orphans’ provocò la morte di quasi 300 persone. Il 30 dicembre 1903, il Iroquois Theater di Chicago, inaugurato da pochi mesi, fu testimone del più mortale incendio teatrale della storia americana. Pubblicizzato come ‘totalmente ignifugo’, il teatro aveva una capienza di 1.600 posti, ma il pubblico presente superava le 2000 persone. Quando scintille da una lampada ad arco incendiarono una tenda, il sipario in amianto progettato per contenere le fiamme si impigliò. Le uscite, aprendo verso l’interno, si bloccarono nella calca, mentre mancando telefoni e allarmi l’arrivo dei soccorsi fu tardivo. Il bilancio finale fu di circa 600 morti. L’incidente portò a rivoluzionarie riforme di sicurezza: uscite con apertura verso l’esterno, maniglioni antipanico, segnaletica chiara e regolamenti rigidi per la gestione del pubblico. Da quel momento, la sicurezza nei teatri americani non sarebbe mai stata più trascurata. (di Paolo Martini)

Fonte AdnKronos

Incendio teatro Sannazaro, arriva Giuli: la promessa del ministro

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Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è in visita al teatro Sannazaro di Napoli, distrutto all’incendio divampato la mattina del 17 febbraio. Con lui ‘è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi ed il Comandante dei Vigili del Fuoco, Giuseppe Paduano, con cui il ministro si è intrattenuto alcuni minuti, a proposito del lavoro tuttora in corso all’interno dello stabile. Il ministro ha abbracciato la proprietaria e direttrice artistica del Sannazaro, Lara Sansone, in lacrime come il marito, Sasà Venorio.

Siamo di fronte a una tragedia culturale, ma da questa tragedia può venire fuori una splendida forma di cooperazione tra istituzioni differenti per raggiungere l’obiettivo di creare una struttura ancora più forte che dia continuità e solidità al teatro Sannazaro che va nella direzione migliore da qui a tutti gli anni che verranno”, ha detto Giuli a margine della riunione alla Prefettura, sottolineando che “l’abbraccio dato all’esterno del teatro ai gestori, è l’abbraccio che lo Stato italiano riserva a chi sta soffrendo fisicamente per una cosa del genere”. “Ci siamo detti che non è un lutto permanente. Abbiamo detto alle persone che piangono questo danno enorme che noi ci siamo e che da questo momento inizia un percorso di rinascita“.

Quanto alla ricostruzione dello stabile, il ministro ha spiegato che “abbiamo iniziato a stabilire un percorso che ci porterà attraverso la cooperazione con i gestori e proprietari, come istituzioni locali e nazionali, a raggiungere il prima possibile l’obiettivo di restaurare e rigenerare il teatro senza che, come avete già saputo, la programmazione delle attività del teatro venga meno. Napoli c’è, perché la Regione Campania c’è e oggi vedete anche il ministro della Cultura che vi assicura il massimo sforzo del governo Meloni, in particolare per questioni di cooperazione e di intervento”.

Giuli ha spiegato che “ci sono diversi formule, naturalmente pubblico e privato dovranno cooperare, ma già lo stanno facendo se non altro sentendosi e vedendosi con questa tempestività, quindi stiamo dando un messaggio positivo e di grande ottimismo: pubblico e privato lavorano per lo stesso obiettivo e naturalmente di fronte a una tragedia del genere tutti siamo mossi dallo stesso istinto e dalla stessa volontà. Daremo un buon esempio”.

Quanto alle cifre, “non si possono improvvisare, anche perché in genere le correggiamo al rialzo. Su questo potete star certi. Ripeto, ogni sforzo da parte pubblica e privata è ben accetto ed è già in previsione. Quindi state certi che non sarà una questione economica, piuttosto sui tempi e sui modi”.

Il Sannazaro “tornerà com’era prima. Ve lo prometto”, ha assicurato ieri Giuli.

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A Napoli focus su legge obesità e nuove terapie, da domani Accademia Sicob 2026

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Domani e dopodomani Napoli ospiterà l’Accademia Sicob 2026, percorso annuale di alta formazione dedicato ai medici impegnati nel trattamento dell’obesità. L’evento si terrà all’Hotel Royal Continental e riunirà specialisti da tutta Italia per un confronto scientifico e istituzionale su una delle patologie croniche più diffuse e complesse del nostro tempo.

Sotto la direzione scientifica di Maurizio De Luca, l’Accademia Sicob – Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche, affronterà temi centrali come l’inerzia diagnostica e l’inerzia terapeutica dell’obesità, ostacoli ancora frequenti nel percorso di cura, insieme alla necessità di contrastare lo stigma che continua a condizionare l’approccio clinico e sociale alla malattia. Al centro dei lavori, inoltre, la definizione di un modello assistenziale integrato e multimodale che preveda l’integrazione tra terapia farmacologica, chirurgia metabolica-bariatrica e cambiamento strutturato dello stile di vita. Particolare attenzione sarà dedicata alla legge approvata dal Parlamento primo ottobre 2025, che ha riconosciuto l’obesità come patologia cronica autonoma, segnando un passaggio storico nel sistema sanitario nazionale. “L’obesità è una malattia cronica, recidivante e complessa, che richiede competenze specifiche e un approccio integrato – afferma De Luca, direttore scientifico dell’Accademia e presidente Sicob – Superare l’inerzia diagnostica e terapeutica significa intervenire precocemente, con strumenti appropriati e senza pregiudizi. La legge del 2025 ha segnato un punto di svolta: oggi abbiamo il dovere di tradurre quel riconoscimento normativo in percorsi clinici concreti e accessibili su tutto il territorio nazionale”.

Nel corso dell’Accademia saranno presentate inoltre le più recenti evidenze scientifiche sulle nuove terapie farmacologiche, con dati che confermano risultati significativi in termini di perdita di peso, riduzione delle patologie correlate e diminuzione del rischio cardiovascolare. L’Accademia Sicob si propone così non solo come momento di aggiornamento scientifico di alto livello, ma come occasione per promuovere un cambiamento culturale necessario: riconoscere pienamente l’obesità come patologia cronica e garantire ai pazienti cure appropriate, strutturate e prive di stigma.

Fonte AdnKronos