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E’ morta Giovanna Marini, la voce del folk italiano aveva 87 anni

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(Adnkronos) – E’ morta all’età di 87 anni, dopo una breve malattia, Giovanna Marini.Cantautrice romana, figlia del compositore Giovanni Salviucci e allieva di Andres Segovia, negli anni ’70 ha fondato la prima scuola popolare di musica in Italia, quella di Testaccio.

In viaggio dagli anni Sessanta per raccontare l’Italia della protesta, della tradizione, del rito, frequentò Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino e Diego Carpitella, apprendendo il canto popolare.  Soprannominata la ‘Joan Baez italiana’, sia per i contenuti della sua musica che per l’aspetto, caratterizzato da una inconfondibile chioma corta e bianca e uno sguardo acuto e intenso, nel 1964 partecipò allo spettacolo ‘Bella Ciao’, al Festival de Due Mondi di Spoleto, e nel 1966 a ‘Ci ragiono e canto’ di Dario Fo.Ha fatto parte del Nuovo Canzoniere Italiano.

Tra le sue frequentazioni anche diversi giovani cantautori romani, come Francesco De Gregori con il quale, nel 2002, produsse l’album ‘Il fischio del vapore’, un’opera che raccoglieva i classici della musica popolare italiana, rinnovandoli. Dal 1991 al 2000 ha insegnato ‘ethnomusicologie appliquée’ all’Università di Parigi.Molti i messaggi seocial che esprimono il cordoglio per la sua scomparsa.

Tra essi anche quello di Bobo Craxi: “Giovanna Marini ha contribuito con la sua ricerca e il suo talento artistico alla Storia della musica popolare italiana, ed é stata in prima fila nelle lotte per il progresso del nostro paese.Gli siamo debitori.

Ne piango la scomparsa”, scrive. “Mi tolgo il cappello in onore di Giovanna Marini.Una carriera e una vita sempre dalla parte giusta. É andata via per sempre con il corpo, ma il suo spirito e il suo esempio resteranno immortali”, aggiunge il giornalista Gianni Cerqueti.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Joselu, il Real trova il bomber: l’eroe improbabile di Ancelotti

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(Adnkronos) –
José Luís Sanmartín Mato.Per tutti, Joselu.

E’ lui, centravanti di 34 anni, l’eroe del Real Madrid nella Champions League 2023-2024.L’attaccante di scorta firma una doppietta incredibile in 5 minuti e ribalta la semifinale contro il Bayern Monaco: 2-1 per la squadra di Carlo Ancelotti e blancos in finale, un’altra volta.

Joselu vive ‘la notte’ della vita dopo una carriera da comprimario con la valigia in mano. L’attaccante nato a Stoccarda e transitato nel Real Madrid a 21 anni, con una presenza e un gol nella Liga 2011-2012, cerca gloria tra Germania e Inghilterra.Gioca nell’Hoffenheim, nell’Eintracht, nell’Hannover.

Poi nello Stoke e nel Newcastle.Nel 2019 rientra in Spagna per indossare la maglia dell’Alaves e poi dell’Espanyol.

Il lungagnone si conferma ottimo centravanti d’area di rigore, tra il 2019 e il 2023 segna oltre 50 gol in campionato. Bastano e avanzano per meritarsi la chiamata del Real Madrid, che cerca una punta di scorta in grado di accomodarsi in panchina senza bofonchiare e capace di entrare per dare riposo ai big dell’attacco.Joselu segna 16 gol tra le varie competizioni: raramente incanta, sbaglia molte occasioni e si ritrova a chiedere scusa più di una volta al pubblico del Bernabeu.

In Champions si toglie lo sfizio di segnare 3 gol prima dell’indimenticabile 8 maggio.Nessuno avrebbe pensato che proprio Joselu, panchinaro doc, avrebbe deciso la gara finora più importante dell’anno. “Non avrei mai sognato una notte così.

Se parlassi con il cuore, ora mi esploderebbe.Mi sono fatto trovare al posto giusto al momento giusto, ho segnato due gol importanti e ora sono in finale”, dice il bomber.

Appuntamento ora in finale, per chiudere l’annata.Magari con un altro gol. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Franco Di Mare, l’ad Rai: “Inviata tutta la documentazione che ha chiesto”

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(Adnkronos) – All’indomani dell’intervista in cui Franco Di Mare ha annunciato a ‘Che tempo che fa’ di essere malato di mesotelioma, l’ad Rai Roberto Sergio si era impegnato a inviare al giornalista tutta la documentazione richiesta all’azienda negli anni precedenti.E oggi, durante l’audizione in Vigilanza ha annunciato che a Di Mare “è stata inviata ieri, via pec, la documentazione che aveva richiesto”. Ospite di Fabio Fazio, lo scorso 28 aprile, Di Mare Aveva spiegato di essere ammalato di un tumore molto cattivo legato “alla presenza di amianto nell’aria che si prende tramite la respirazione di parcelle di amianto, senza rendersene conto”.

Un tumore probabilmente correlato al periodo in cui il giornalista ha lavorato come inviato nei Balcani.I documenti servivano quindi al giornalista anche per definire la sua posizione rispetto a eventuali cause di servizio.  Durante l’intervista da Fabio Fazio, Di Mare aveva lamentato l’atteggiamento tenuto dalla Rai di fronte alla sua malattia: si sono dileguati “tutti i gruppi dirigenti, non quello attuale, ma quello precedente, quello precedente ancora – aveva affermato – .

Posso capire che esistano delle ragioni di ordine legale, sindacale, ma io chiedevo alla Rai lo stato di servizio che è un mio diritto, i posti in cui sono stato, così potevo provare a chiedere alle associazioni di categoria cosa fare… sono spariti tutti.Se io posso arrivare a capire, e non è che lo debba fare per forza, che possono esistere ragioni legali o sindacali, quello che capisco meno è l’assenza sul piano umano.

Persone a cui parlavo dando del tu, perché ero un dirigente Rai, sono sparite, si sono negate al telefono, a me.Come se fossi un questuante.

Io davanti a un atteggiamento del genere trovo un solo aggettivo: ripugnante”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Real Madrid-Bayern Monaco 2-1, rimonta al fotofinish e Ancelotti in finale di Champions

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(Adnkronos) –
Il Real Madrid rimonta e batte il Bayern Monaco 2-1 al fotofinish nel ritorno della semifinale di Champions League e vola in finale contro il Borussia Dortmund.La formazione allenata da Ancelotti, dopo il 2-2 dell’andata all’Allianz Arena, tra l’87’ e il 92′ ribalta il match al con la doppietta di Joselu che cancella il vantaggio tedesco firmato da Davies.

Il Santiago Bernabeu assiste all’ennesima incredibile rimonta europea dopo quelle ammirate un paio d’anni fa contro Psg e Manchester City.Il Real vola a Londra, il primo giugno a Wembley affronterà il Borussia Dortmund nella diciottesima finale della propria storia e andrà a caccia della quindicesima Coppa dei Campioni.

Ancelotti cerca la quinta Champions League personale, dopo le 2 vinte con il Milan e le 2 con il Real, l’ultima 2 anni fa.  A Madrid, il verdetto matura al termine di un match che il Real inizia con il piede sull’acceleratore.La squadra di Ancelotti va vicinissima al gol al 13′.

Vinicius sfrutta il cross basso di Carvajal, palo pieno.Neuer è prodigioso a negare il gol a Rodrygo che cerca il tap-in vincente.

Il Bayern esce dal guscio e si fa vivo al 28′: conclusione al volo di Kane, Lunin è attento.Il Real tiene il pallino del gioco ma fatica a trovare varchi nel finale della prima frazione. I blancos accelerano nell’avvio di secondo tempo e colleziona chance in serie.

Al 55′ Rodrygo, servito da Vinicius, non trova la porta da ottima posizione.Rodrygo ci riprova su punizione al 59′, Neuer è perfetto.

Il portiere tedesco si ripete al 60′ su Vinicius.Il Bayern resista e alla prima vera chance del secondo tempo colpisce.

Davies vola a sinistra, si beve Rudiger e con un perfetto destro fa centro sul secondo palo: 0-1 al 68′.Il Real si riversa in avanti e trova il gol al 73′: un’autorete premia gli spagnoli, ma il pareggio viene cancellato dal Var per un evidente fallo di Caravajal su Kimmich.

Il Bayern avrebbe gli spazi per colpire in contropiede ma non punge.Il Real preme e pareggia all’88’, complice un colossale errore di Neuer.

Il destro di Vinicius è insidioso ma non imparabile, l’estremo difensore respinge ma non blocca: Joselu piomba sul pallone e insacca, 1-1.Supplementari?

Macché.Il finale, tanto per cambiare, è tutto targato Real.

Al 92′ Rudiger sul filo del fuorigioco serve un pallone d’oro a Joselu: basta spingerlo in porta, 2-1.Si giocano 14 minuti di recupero, il Bayern protesta per un fuorigioco a dir poco dubbio che nega il potenziale 2-2 a DeLigt.

Real in finale.Un’altra volta. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

John Travolta a Sanremo 2024, Rai ha chiesto risarcimento danni

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(Adnkronos) –
La Rai ha chiesto i danni per il ‘caso John Travolta’ a Sanremo 2024 e ha sospeso il pagamento per la prestazione dell’attore al Festival.L’attore americano, come è noto, nella sua apparizione all’Ariston ha esibito in maniera plateale le scarpe di cui è testimonial.

Le calzature hanno ‘brillato’ sul palco, in particolare nel segmento in cui Travolta ha ballato con Amadeus. “Abbiamo avviato un’azione al tribunale civile di Roma nei confronti delle società Divina Luna e di U-Power, per inadempimento contrattuale e violazione degli obblighi di correttezza, per il risarcimento danni anche reputazionali”, ha detto l’ad della Rai, Roberto Sergio, in Commissione di Vigilanza. Da un esame dell’audit interno “è emerso che né i dipendenti né i collaboratori esterni della Rai erano a conoscenza della volontà dell’attore di indossare le scarpe con il logo dell’azienda U-Power poco noto al pubblico -ha spiegato Sergio- e il contratto stipulato con la società Divina Luna prevedeva espressamente il divieto di introdurre elementi di valenza pubblicitaria o promozionale se non da Rai autorizzato”.L’esibizione ha dunque “violato gli accordi”.

Inoltre, ha aggiunto Sergio, “è stato sospeso il pagamento dell’intero compenso per la prestazione di Travolta”.  La presenza dell’attore, come si ricorderà, è stata particolare anche all’esterno dell’Ariston.Travolta è stato coinvolto in un siparietto con Fiorello e Amadeus e si è esibito in una rivedibile versione del ‘ballo del qua qua’, con risultati non propriamente apprezzati dal pubblico. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Scurati, dalla Rai lettera di contestazione a Serena Bortone: chiesti chiarimenti

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(Adnkronos) –
La Rai ha inviato una lettera di contestazione disciplinare a Serena Bortone in riferimento al post pubblicato dalla giornalista sui propri profili social il 20 aprile in merito alla vicenda Scurati.Lo comunica la Rai in una nota. “Come da prassi – spiega l’azienda nella nota – nella contestazione si chiedono alla giornalista eventuali giustificazioni e chiarimenti”. Sul caso Scurati “non è stata vietata né partecipazione dell’ospite né la lettura del monologo”, chiarisce l’ad Rai Roberto Sergio in audizione in Vigilanza, parlando della mancata partecipazione dello scrittore Antonio Scurati al programma di Serena Bortone il 25 aprile.

L’ad sottolinea che “si tratta di un atto dovuto”, al quale “seguirà un iter previsto dal regolamento”.Non è, dunque, “un provvedimento disciplinare, è una richiesta di chiarimenti che verranno valutati per poi decidere quali provvedimenti saranno predisposti”, scandisce Sergio. “E’ una contestazione ma non un provvedimento”.

L’ad ha poi sottolineato che “la vicenda ha creato un danno reputazionale, l’accusa di censura inesistente ha travolto tutto quanto è stato fatto”. “Siamo un’azienda e ci sono delle regole che devono essere rispettate da tutti, giornalisti che non giornalisti”, ha aggiunto Sergio. Un’azione che comunque scatena le ire dell’opposizione in Vigilanza Rai. “Il procedimento disciplinare dell’Ad Rai Sergio nei confronti di Serena Bortone – affermano i componenti Pd – definisce l’idea che la dirigenza dell’azienda ha del pluralismo informativo.Siamo di fronte ad un atto arrogante, minaccioso, intimidatorio. ‘Colpirne uno per educarne cento’ è il motto che anima questa maggioranza che vuole rendere l’azienda del servizio pubblico il megafono del governo”. Sulla vicenda è intervenuto anche il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli: “Apprendo che avete avviato un procedimento disciplinare contro Serena Bortone, è un fatto estremamente grave.

E’ una situazione – ha attaccato Bonellli – molto cupa dal punto di vista della democrazia del nostro Paese.Vi invito a riflettere, è un fatto estremamente grave” che “apre una fase nuova”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bruges-Fiorentina 1-1 e viola in finale di Conference League

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(Adnkronos) – Impresa della Fiorentina contro il Bruges nella semifinale di ritorno di Conference League: 1-1 in Belgio e i viola sono per il secondo anno di seguito in finale dopo il 3-2 conquistato all’andata.A decidere, il rigore di Beltran all’85’: il penalty premia i viola, autori di un secondo tempo tutto all’attacco in un match caratterizzato da 3 legni centrati dalla formazione di Italiano. I padroni di casa segnano al 20′ con Vanaken concretizzando la mole di gioco sviluppata in avvio.

La Fiorentina si risveglia e sfiora il pareggio con Nico Gonzalez al 22′ ma la sua conclusione viene deviata in angolo da Mignolet.Pareggio mancato solo per sfortuna al 35′ con il sinistro di Kouamé che colpisce la parte bassa della traversa, la palla rimbalza sulla linea e i padroni di casa si salvano.  La Fiorentina nella ripresa si riversa nella metà campo avversaria e colleziona occasioni in serie.

La fortuna non aiuta i viola, che timbrano ancora la traversa con una punizione di Biraghi e un altro palo con il colpo di testa Kouamé.Quando i supplementari sembrano imminenti, la Fiorentina pareggia.

Fallo di Mechele su Nzola, rigore che Beltran trasforma: 1-1 e viola in finale, appuntamento il 29 maggio a Atene.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Strette di mano e abbracci, a Napoli scatta la pace tra Sangiuliano e Sgarbi

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(Adnkronos) – Si stringono la mano, si abbracciano, alla fine escono assieme.A Napoli scatta l’inattesa e imprevista pace tra il ministro della Cultura, Gennaro Sanguliano e il candidato di Fdl alla circoscrizione Sud, nonché ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che a febbraio si è dimesso dall’incarico per conflitto di interessi dopo aver ricevuto dall’Antitrust l’avviso di un’indagine in corso sull’incompatibilità tra la sua attività di sottosegretario e una serie di prestazioni autonome retribuite.

L’indagine era stata avviata dopo che il ministero della Cultura aveva ricevuto una denuncia anonima sui presunti illeciti del sottosegretario e l’aveva trasmessa a ottobre all’Antritrust stessa.  Ora, il disgelo: lo stesso Sgarbi si è presentato, non invitato, al Real Albergo dei poveri ‘Palazzo Fuga’, alla sala convegni della palestra Kodokan, per la presentazione del libro ‘Un sogno American – l’inizio’, scritto da Vincenzo Rochira, con prefazione del ministro Sangiuliano.Prima dell’inizio della presentazione il ministro della Cultura ha invitato Sgarbi ad abbracciarlo, mentre Sgarbi ha esclamato: “La pace di Napoli”.   
“Auspico che in Europa possano andare Vittorio Sgarbi e Raffaella Docimo.

Non sono qui per fare campagna elettorale ma lo auspico perché sono due competenze importanti, ciascuno nel proprio ambito”, ha detto Sangiuliano, durante la presentazione.  Tra i relatori anche Raffaella Docimo (nella foto sotto con il ministro), candidata per Fdl alla Circoscrizione Sud delle Europee. “L’Europa è la fede, noi crediamo tutti nel valore dell’Europa, però l’Europa unita dev’essere prima un’unità culturale e poi può essere un’unità burocratico-amministrativo, ma se l’Europa non ha una base valoriale, un’esaltazione della storia comune non è più un’unità ma una mera burocrazia, un insieme di mere procedure amministrative e questo non va bene.Dev’essere un’Europa di cultura, di popoli e di spirito”, ha aggiunto Sangiuliano. “E’ una bella giornata di amicizia ritrovata”, ha esordito Sgarbi con il ministro Sangiuliano seduto affianco. “In questa bella giornata ci siamo riabbracciati dopo 7 mesi con il ministro della Cultura”, ha poi proseguito il critico d’arte dal palco. “Non avevamo litigato ma eravamo contrapposti rispetto al fatto che un sottosegretario nelle sue funzioni, con deleghe abbastanza strette, perché lui è un ministro espansivo, in tutti i sensi, potesse fare conferenze e raccontare l’arte, mi è stato proibito dall’Antitrust e mi sono dimesso.

Da questo deriva anche la riconoscenza del Presidente del Consiglio che non mi ha dovuto dimettere smentendo la sua scelta di farmi sottosegretario dell’amico Sangiuliano”..Oggi altra bella giornata perché compio gli anni.

Ho visto che il ministro ha detto le stesse parole che volevo dire, il libro è ben scritto.Napoli è un luogo di felicità, io sono napoletano d’elezione, è la mia città di natura”, ha concluso Sgarbi. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lite con Gruber, Mentana: “Lieto fine delle baruffe interne a La7”

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(Adnkronos) – “Vi racconteremo alla fine” del Tg “il lieto fine delle baruffe interne a questa rete”.Con queste parole il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, dopo aver annunciato i temi dell’edizione delle 20, ha dato appuntamento ai telespettatori alla fine del telegiornale per ‘raccontare’ l’esito dello scontro avuto con Lilli Gruber, nato da uno ‘sforamento’ dei tempi del Tg che aveva ritardato l’inizio del programma ‘Otto e mezzo’, al quale sono seguite polemiche, oggi tema anche di una nota ufficiale della rete.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Robert Kennedy Jr, Nyt rivela: aveva un verme nel cervello

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(Adnkronos) – Il candidato indipendente alle presidenziali americane, Robert F.Kennedy Jr, ha raccontato che una volta un verme gli entrò nel cervello e ne mangiò una parte.

A rivelare questa vicenda è il New York Times, secondo cui il 70enne Kennedy rilasciò questa dichiarazione durante una deposizione del 2012 nella procedura di divorzio dalla sua seconda moglie Mary Richardson Kennedy, morta suicida in quello stesso anno. In quella deposizione Robert F Kennedy Jr spiegò che la sua capacità di guadagno si era ridotta a causa di problemi cognitivi, iniziati due anni prima con episodi di perdita di memoria e annebbiamento mentale.Aveva quindi contattato neurologi che gli avevano diagnosticato un tumore, ma un altro medico arrivò a una conclusione diversa, ritenendo che i suoi disturbi “fossero causati da un verme che mi era entrato nel cervello, ne aveva mangiato una parte e poi era morto”. Il figlio dell’ex procuratore generale ed ex senatore degli Stati Uniti Robert F.

Kennedy, e nipote dell’ex presidente degli Stati Uniti John F.Kennedy e dell’ex senatore Ted Kennedy, ha dichiarato durante la deposizione che gli era stato diagnosticato un avvelenamento da mercurio.

Al New York Times si è detto convinto che l’avvelenamento fosse stato causato dalla sua dieta che includeva molto tonno, che contiene livelli molto più elevati di mercurio rispetto ad altri pesci.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Beethoven, svelato dopo 200 anni il motivo della sua sordità

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(Adnkronos) – Dopo 200 anni, la scoperta di sostanze tossiche in due ciocche di capelli di Ludwig van Beethoven (1770-1827) potrebbe finalmente risolvere il mistero della sordità del leggendario compositore, che si manifestò quando ancora non era trentenne: sarebbe stata causata dall’alta concentrazione di piombo nel sangue, che avrebbe assunto bevendo continuamente vino di scarsa qualità, dove veniva aggiunto per renderlo più gradevole.E’ quanto ipotizza un nuovo studio americano pubblicato su “Clinical Chemistry”, che ha anche escluso una teoria popolare: l’avvelenamento da piombo come causa della morte dell’autore della “Nona Sinfonia”.  Il gruppo di ricerca diretto da Nader Rifai, professore di patologia alla Harvard Medical School, ha accertato altissime dosi di piombo nella capigliatura del compositore, che sarebbe stata identificata come la causa della prematura sordità e dei suoi ripetuti disturbi gastrointestinali e renali.

Il risultato delle analisi è stato sorprendente: una delle ciocche di Beethoven aveva 258 microgrammi di piombo per grammo di capelli e l’altra 380 microgrammi.Un livello normale nei capelli è inferiore a 4 microgrammi di piombo per grammo.

I capelli di Beethoven presentano anche livelli di arsenico 13 volte superiori alla norma e livelli di mercurio 4 volte superiori alla norma.Ma le elevate quantità di piombo, in particolare, potrebbero aver causato molti dei suoi disturbi.  Il gruppo di ricerca ha recentemente autenticato diverse ciocche di capelli del compositore, nell’ambito di un progetto di sequenziamento del genoma di Beethoven.

Tra queste c’erano due ciocche di capelli, note come ciocche Bermann e Halm-Thayer.Entrambe le ciocche erano precedentemente in possesso di Alexander Wheelock Thayer, un famoso studioso di Beethoven.

La ciocca Halm-Thayer è in particolare l’unica ciocca di capelli che ha una catena di custodia completamente documentata, passando da Beethoven al compositore austriaco Anton Halm, prima di entrare a far parte della collezione di Thayer.Le ciocche di Bermann e Halm-Thayer sono state sottoposte a nuove analisi e hanno rivelato concentrazioni di piombo circa 64 e 95 volte superiori al normale contenuto di piombo nei capelli.

Utilizzando formule costruite dai centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, i ricercatori hanno stimato che la concentrazione di piombo nel sangue di Beethoven sarebbe stata probabilmente compresa tra 69-71 µg/dL (microgrammi per decilitro). “Si tratta di un livello molte volte superiore a quello normale per gli adulti ed è associato a vari disturbi gastrointestinali e renali, oltre che a problemi di udito.Tuttavia, questi livelli non sono abbastanza elevati da essere considerati l’unica causa della morte del compositore”, ha detto il dottor Paul Jannetto, direttore del laboratorio di ricerca.  David Eaton, tossicologo e professore emerito dell’Università di Washington che non ha partecipato allo studio, ha dichiarato al “New York Times” che i problemi gastrointestinali di Beethoven “sono del tutto coerenti con l’avvelenamento da piombo”.

Per quanto riguarda la sordità di Beethoven, ha aggiunto, “alte dosi di piombo colpiscono il sistema nervoso e potrebbero aver distrutto l’udito. “Se la dose cronica sia stata sufficiente a ucciderlo è difficile da dire”, ha aggiunto il dottor Eaton. Nessun studioso suggerisce che il compositore sia stato avvelenato deliberatamente.Ma Jerome Nriagu, esperto di avvelenamento da piombo nella storia e professore emerito dell’Università del Michigan, ha affermato al “New York Times” che nell’Europa del XIX secolo il piombo era usato nei vini e negli alimenti, oltre che in medicine e unguenti.

Una probabile fonte degli alti livelli di piombo di Beethoven era il vino a buon mercato.Il piombo, sotto forma di acetato di piombo, chiamato anche “zucchero di piombo”, ha un sapore dolce.

All’epoca di Beethoven veniva spesso aggiunto al vino di scarsa qualità per renderlo più gradevole.Il vino veniva anche fatto fermentare in bollitori saldati con il piombo, che si sarebbe disperso con l’invecchiamento del vino, ha detto Nriagu.

Inoltre, ha aggiunto, i tappi delle bottiglie di vino venivano imbevuti di sale di piombo per migliorare la tenuta. Beethoven beveva abbondanti quantità di vino, circa una bottiglia al giorno, e più tardi nella sua vita anche di più, credendo che fosse un bene per la sua salute e anche perché ne era diventato dipendente.Negli ultimi giorni prima della sua morte i suoi amici gli davano vino a cucchiaiate.

Il suo segretario e biografo, Anton Schindler, descrisse la scena del letto di morte: “Questa lotta per la morte era terribile da vedere, perché la sua costituzione generale, specialmente il petto, era gigantesca.Bevve ancora un po’ del vostro vino Rüdesheimer a cucchiaiate fino alla morte”. “Sebbene le concentrazioni rilevate non supportino l’idea che l’esposizione al piombo abbia causato la morte di Beethoven, è possibile che abbia contribuito ai disturbi documentati che lo hanno afflitto per gran parte della sua vita”, ha dichiarato Rifai. “Crediamo che questo sia un pezzo importante di un puzzle complesso e che permetterà a storici, medici e scienziati di comprendere meglio la storia medica del grande compositore”. Allora, cosa ha ucciso Beethoven, se non l’avvelenamento da piombo?

Recenti studi genomici hanno rilevato che il compositore presentava un forte rischio genetico di malattia epatica, che potrebbe essere stato aggravato dall’uso di alcolici e da una nota infezione da epatite B.Combinando le conoscenze acquisite da questi studi genomici con ulteriori analisi dei capelli del compositore, i ricercatori sperano di restringere una valutazione più precisa del rischio di malattia e della possibile causa di morte. —culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gori, Area Nolana: consegnati i lavori per il completamento e la distrettualizzazione della rete fognaria in 11 comuni

Un nuovo obiettivo su cui sono al lavoro Gori, Ente Idrico Campano e Regione Campania, nell’ambito di una progettualità partecipata e condivisa che punta a rendere sempre più efficace ed efficiente il servizio idrico integrato in tutto il distretto Sarnese – Vesuviano sono la distrettualizzazione e il completamento della rete fognaria nei comuni dell’Area Nolana.

È in tale ottica che sono stati consegnati i lavori per la distrettualizzazione e il completamento degli schemi fognari comunali e dei sistemi fognari comprensoriali.

Tali opere, finanziate dal PNRR con 6.886.432,00 euro e di cui Gori è soggetto attuatore, sono finalizzate ad incrementare la resilienza delle infrastrutture e a ridurre i fenomeni di allagamento; esse interesseranno i comuni di Castello di Cisterna, Cicciano, Mariglianella, Marigliano, Nola, Palma Campania, San Paolo Bel Sito, Saviano, Scisciano, Tufino e Visciano.

Area Nolana: l’obiettivo per il miglioramento della rete fognaria

Il progetto punta a migliorare il drenaggio delle acque meteoriche e di raccolta e lo smaltimento delle acque reflue urbane nei comuni che afferiscono al depuratore di Area Nolana, nel rispetto delle esigenze del territorio e con un approccio resiliente e sostenibile orientato ad una completa messa in sicurezza idraulica.Tra gli obiettivi più importanti: l’eliminazione degli scarichi in ambiente, attraverso l’estensione della rete fognaria a servizio degli utenti che vivono in porzioni di territorio prive di tale infrastruttura; l’adeguamento e la sostituzione delle reti fognarie esistenti e l’estensione delle reti fognarie in zone urbanizzate ma sprovviste di un sistema di drenaggio delle acque reflue.

Tali interventi garantiranno il superamento delle criticità legate agli allagamenti, riducendo al contempo il rischio ambientale causato dal mescolamento delle acque reflue alle acque di origine meteorica.Queste ultime, infatti, quando conformi ai valori normativi, potranno essere recapitate nei corsi d’acqua superficiali, mentre nei collettori comprensoriali, con recapito finale presso l’impianto di Area Nolana, saranno convogliate solo le acque nere e di prima pioggia.

Gli ultimi adempimenti burocratici

L’adempimento degli ultimi passaggi burocratici, presso la sede Gori di Foce Sarno, con la firma del verbale di consegna dei lavori da parte del Direttore dei Lavori, Valerio Meoli, del Responsabile Unico del Procedimento, Domenico Cesare, e dei rappresentanti del Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato da Credendino Costruzioni S.p.A.

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Premierato, Meloni: “Inalterati poteri Capo dello Stato, Costituzione non è moloch”

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(Adnkronos) – ”Questo è un governo solido, stabile, io non ho bisogno di fare questa riforma, per me è un rischio”.Così la premier Giorgia Meloni intervenendo al convegno alla Camera sul premierato organizzato dalla Fondazione De Gasperi.  ”Bisogna salvaguardare gli organi di garanzia, a partire dalla funzione di arbitro super partes del Capo dello Stato.

Ed è esattamente quel che fa questa riforma” del premierato, ”è stata una scelta lasciare inalterati i poteri fondamentali del presidente della Repubblica.Questa è stata una scelta, non un incidente”, sottolinea la presidente del Consiglio.  Nel suo intervento Meloni evidenzia che la riforma del premierato ”salvaguarda il ruolo del Parlamento.

C’è chi sostiene che indebolisca le Camere, ma io penso che indebolisca il trasformismo e che sia stato spesso proprio il trasformismo ad avere indebolito le Camere”. Poi, riguardo alla possibilità di rafforzare il ruolo legislativo del Parlamento, osserva: ”Io penso che sarebbe molto interessante se i partiti volessero porre il problema di come rafforzare l’iniziativa legislativa.Questo è un tema che mi interessa molto, parliamone…

Non sono contraria a entrare nel merito, se c’è un merito nelle proposte”. La premier sottolinea che è un ”errore approcciare” le riforme istituzionali ”con una impostazione ideologica, legata a interessi o esigenze contingenti, che però, purtroppo, è l’orientamento prevalente, che vedo in questo dibattito…Ma credo che sarebbe un errore da parte della politica indietreggiare e gettare la spugna di fronte a questo atteggiamento”.

Meloni apprezza il confronto sul tema della riforma ma non su basi ”ideologiche” e si augura un dibattito con le opposizioni sul merito per arrivare a un ”testo migliore”.Sulla riforma costituzionale del premierato ”sono sempre disponibile a dialogare purché l’intento non sia dilatorio e non sia quello che tante volte abbiamo visto…”, scandisce. “Abbiamo fatto quello che i cittadini ci hanno chiesto di fare” perché la riforma, declinata poi in corsa al premierato, “era nel nostro programma elettorale.

Noi abbiamo proposto una riforma che risolve alcuni dei grandi problemi strutturali di questa nazione, per questo la definisco ‘la madre di tutte le riforme’.E lo abbiamo fatto toccando solo 7 articoli della Costituzione, lo abbiamo fatto in punta di piedi.

Non abbiamo fatto una riforma che entrava a gamba tesa, che stravolgeva la Costituzione. È stata una scelta politica, di dialogo”, rivendica la presidente del Consiglio. “Ero partita da un sistema semipresidenziale alla francese – ricorda – Abbiamo incontrato le altre forze e tutte dicevano che il presidente della Repubblica non si tocca.Così ho abbandonato il semipresidenzialismo, perché sarebbe stato divisivo”.

Dunque, sostiene e più riprese, si “è deciso di entrare in punta di piedi, pur facendo una grande rivoluzione”.  “E’ un errore la personalizzazione – dice Meloni – Questa riforma non riguarda la sottoscritta o il Presidente Mattarella, che molti tirano in mezzo.Riguarda un altro mondo, un futuro ipotetico.

Per questo vale la pena discutere invece di personalizzare sempre tutto.Io non ho avuto problemi a votare il taglio dei parlamentari e non ho mai chiesto niente in cambio.

L’ho fatto perché all’epoca lo ritenevo giusto.Ci sono questioni sulle quali l’opposizione fine a sé stessa non serve a niente: i tatticismi lo pagano i cittadini e la credibilità delle istituzioni”. Meloni si dice poi “convinta che faremmo un buon servizio alla Nazione se accompagnassimo” la riforma del premierato con ”una legge elettorale che ricostruisca il rapporto eletto-elettore e consolidi la democrazia dell’alternanza.

Credo di essere stata la presidente dell’unico partito che ha avuto il coraggio di presentare emendamenti che reintroducevano le preferenze per l’elezione dei parlamentari.Non sono mai stata contraria, anzi, e anche su questo sono aperta”.  “Chi ritiene di essere depositario esclusivo della Costituzione ne mette, per paradosso, in crisi la funzione unificante.

Se la Costituzione è di tutti – ed è di tutti – la sua interpretazione non può privilegiare una sola cultura politica o un solo punto di vista”, afferma la presidente del Consiglio.  “La Costituzione offre una cornice, fissa dei paletti, ma si pone il problema di garantire l’autonomia della politica.Perché si fonda sulla sovranità popolare che è la principale fonte di legittimazione del sistema.

La democrazia poggia sul principio di maggioranza.Ma la Costituzione – rimarca Meloni – non è un moloch intangibile: negli oltre 75 anni in cui è stata in vigore non è mai stata pietrificata, è vissuta nell’interpretazione dei vari attori della nostra democrazia.

E chi ritiene di essere il depositario della Costituzione ne mette paradossalmente in crisi il principio unificante.La Costituzione va letta e applicata in modo che in essa si riconoscano tutti”.  L’obiettivo del premierato, evidenzia ancora, è quello di “evitare ribaltoni.

Nella scorsa legislatura abbiamo avuto tre governi, guidati da due presidenti del Consiglio, nessuno dei due aveva avuto legittimazione popolare, hanno guidato coalizioni formate da partiti che in campagna elettorale avevano dichiarato la loro alternatività, e la fiducia a quei governi è stata data da parlamentari eletti in liste bloccate.Tutto costituzionalmente legittimo, ma il punto è che i padri costituenti non potevano immaginarlo, perché era un altro mondo, un’altra epoca.

Ora lo abbiamo visto accadere e lo dobbiamo correggere”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Virtus Stabia, Porzio: sabato contro l’ADS Campagna tanto rispetto ma niente paura

Virtus Stabia, le dichiarazioni del difensore Catello Porzio verso il secondo turno playoff del campionato Promozione 2023-2024.La Virtus Stabia arriva dalla gara casalinga con l’ Atletico San Gregorio nel primo turno playoff. A quattro minuti dalla fine il goal del bomber Farriciello porta gli stabiesi al 2° turno dei playoff.

Gli stabiesi, allo Stadio Comunale di Casola sabato alle ore 16:30, per il secondo turno dei playoff affronteranno l’A.S.D.Campagna che ha sconfitto la Battipagliese (1-4).

Gli uomini di Mister Di Maio sono coesi a proteggere il loro sogno.In previsione del match ascoltiamo le parole di Porzio, calciatore di esperienza che vanta una lunga militanza nei dilettanti, esperienze in Serie D con le maglie di Ischia, Ferentino, Gragnano, Puteolana, Sant’Antonio Abate e Mazara.

Le dichiarazioni di Porzio sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViVicentro.it.Difensore centrale , classe ‘88, all’attivo una stagione all’estero, nella Serie C2 Svizzera col Briasca, subentra alla Virtus a campionato in corso dall’Agerola, ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai nostri microfoni:

”Contro l’ Atletico San Gregorio ha prevalso la forza di volontà perché, come ben sai, ci ha fatto un torto all’ultima di Campionato.

Avevamo tanta voglia di dimostrare, un’altra conferma, li abbiamo battuti per tre volte.Sabato era una gara importantissima, nei playoff c’è il passaggio del turno.

La fortuna di giocare con calciatori forti come Farriciello e Pagano riesce a far sbloccare le partite anche alla fine!”

Il sogno playoff di Porzio e compagni della Virtus Stabia continua con il prossimo turno:

Porzio prosegue:” Non so dirti se è un sogno o una realtà che si avvicina.Ma posso affermare che stiamo lavorando affinché il sogno coltivato possa avverarsi.

Sì, abbiamo avuto qualche piccolo intoppo ma anche negli altri gironi nessuna squadra a 70 punti non ha fatto il passaggio in Eccellenza.Non abbiamo
vinto il Campionato per un punto.

Adesso testa al secondo turno playoff per far sì che il sogno continui!”

Virtus Stabia: difesa sì, ma anche attacco

Porzio dichiara:” Cosa mi spinge ad andare in rete?- sorride- E’ semplicemente il frutto del lavoro svolto in settimana.Come ho la fortuna di giocare con attaccanti forti, ho la fortuna di condividere il gioco di squadra con un reparto difensivo tenace.

Con Inserra avevo già giocato, con Gargiulo, calciatore di esperienza, è la prima volta ma sapevo che ci sarebbe stata sinergia così come con Parlato.Tutta la squadra è compatta.

Il Campagna?Risultato inaspettato fare 4 reti con al Battipagliese che veniva da un filotto di risultati positivi.

Abbiamo rispetto per il Campagna ma non paura.Speriamo di ripetere la partita fatta in casa nel girone di ritorno!”

https://youtu.be/gJ7uQB6lIkw

Liste d’attesa con tempi biblici, da colonscopia a mammografia ecco quanto bisogna aspettare

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(Adnkronos) – Buona parte dei tempi relativi alle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie “sono drogati, non sono reali”.Lo spiega all’Adnkronos Salute Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), su uno dei problemi della sanità più sentiti dai cittadini, al centro di un decreto ad hoc in dirittura d’arrivo. “Molte agende sono chiuse.

E ci sono tante persone che oramai non si rivolgono più al Servizio sanitario nazionale, ma vanno direttamente nel privato.Il tema è molto complesso, ha molti fattori di cui tener conto e i dati che abbiamo spesso non rispecchiano la realtà.

Per esempio: se si vuole prenotare una colonscopia e i tempi prospettati sono lunghissimi, spesso si ricorre direttamente al privato e questo non viene intercettato dal monitoraggio”.  In questo momento, continua Anelli, “lo sforzo che bisogna fare è dare credibilità al sistema pubblico”.Per questo il provvedimento in arrivo “deve poter rispondere all’esigenza di far tornare le prestazioni dal privato al pubblico perché il sistema sia più equo”. “Rafforzare il sistema pubblico significa ovviamente ridurre le disuguaglianze che sono il vero problema, con una sanità per ricchi, per chi paga, e una sanità invece per chi non può”.

Alcuni aspetti sono particolarmente importanti e avranno risposta nel prossimo decreto. “Il primo è che finalmente potremmo avere un monitoraggio vero, che valuterà il prescritto, cioè quello che chiedono i medici, e l’erogato, quello che viene concretamente erogato oggi dal sistema pubblico, accreditato.E non privato.

Già sapere questo – sottolinea il presidente Fnomceo – significa avere la cognizione di quale sia la realtà dell’attesa”.A questo punto, infatti, “il governo, grazie alla conoscenza e in maniera centralizzata, potrà finanziare in modo mirato: se ho da fare un milione di Tac, finanzio un milione di Tac, poi potrò decidere delle priorità, potrò decidere che farò prima quelle oncologiche, per esempio”.  Il secondo elemento, prosegue il presidente Fnomceo, “è quello di considerare il personale che lavora nel servizio sanitario come disponibile a dare una mano per recuperare prestazioni.

Questo è importante perché ridà un po’ di entusiasmo, un po’ di ossigeno, una maggiore credibilità agli operatori che lavorano nel sistema pubblico”.In pratica, si può chiedere di fare “prestazioni fuori dagli orari di lavoro.

E come se si dicesse ai medici: crediamo nella vostra professionalità, crediamo nella vostra capacità di dare una mano al sistema perché il sistema pubblico torni a essere il sistema prevalente.Ovviamente questo ha bisogno di risorse, bisogna vedere”, conclude Anelli.  Sono tanti gli italiani alla ricerca di un appuntamento per una colonscopia, alle prese con i centralini dei Cup regionali per trovare un posto senza aspettare mesi.

A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Francesco Neri Bortoluzzi, segretario nazionale Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri (Aigo).In attesa del decreto contro le liste di attesa, a cui sta lavorando il ministero della Salute per risolvere il tallone d’Achille del nostro Servizio sanitario nazionale, dice Bortoluzzi, “ad oggi confermiamo che siamo ancora indietro in tante Regioni nel rispetto dei tempi delle priorità per le colonscopie.

Ad esempio, la priorità B (entro 10 giorni dalla richiesta) è rispettata nel 60% delle Regioni (Veneto, Lombardia E.Romagna e Toscana), ma se andiamo alla media priorità (entro 60 giorni) scendiamo sotto il 50% (Lazio, Piemonte e Marche).Mentre al Sud (Campania, Calabria e Sicilia) stiamo messi peggio e le attese sono significative: si arriva anche a un anno”.  Nell’analisi su come affrontare e arginare il fenomeno delle liste d’attesa, l’Aigo mette in risalto alcuni punti. “C’è un recente studio che ha analizzato 100mila colonscopie fatte in Italia: quasi il 30% è inappropriata.

Solo se potessimo recuperare questo dato già sarebbe un buon viatico per il Ssn.Perché?

Ci sono tanti fattori: la medicina difensiva, si prescrivono esami solo per soddisfare un paziente ‘capriccioso’, e poi perdurano falsi miti come anticipare troppo la colonscopia, mentre lo screening giusto è l’esame del sangue occulto nelle feci ogni due anni tra i 50 e 69 anni.Questo tipo di approccio – si è verificato – è stato in grado di ridurre in 20 anni del 15% la mortalità per cancro”.  “Ci sono regole precise per la prescrizione di una colonscopia – ricorda Bortoluzzi – lo specialista dovrebbe conoscerle e anche il medico di base.

La questione dell’appropriatezza delle prescrizioni esiste e credo che il ministero della Salute insisterà su questo fronte ma non esiste appropriatezza senza il meccanismo della priorità che va assegnato dallo specialista”.L’inappropriatezza delle prestazioni in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva “supera il 25% dei casi tra gli esami endoscopici di primo livello (come la esofagogastroduodenoscopia e la colonscopia).

Una percentuale sicuramente rilevante che diventa critica se si considera che ogni anno in Italia vengono effettuati non meno 2milioni e 500mila di questi esami”, ricorda.C’è un problema secondo l’Aigo, “non esistono valori benchmark di riferimento per la colonscopia, non sappiamo i bisogni reali della popolazione, quante sono le persone che hanno necessità della priorità e chi no.

Se il ministero della Salute riuscisse a mettere insieme tutti questi dati – conclude – si potrebbe valutarli e interpretarli per lavorare sulle strategie migliori per abbattere le liste d’attesa”.  “L’emergenza delle liste di attesa continua, fra le segnalazioni che ci sono arrivate negli ultimi mesi ci sono quelle relative alla mammografia per la quale, in alcune aree del Paese, addirittura non è possibile prenotare o si attendono anche 390 giorni per quelle di routine, e venti giorni per quelle che andrebbero erogate nel giro di 72 ore”.Lo spiega all’Adnkronos Salute Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che si appresta ad aggiornare i numeri delle attese, con il consueto report dell’associazione.

Sul tema, aggiunge Fava, “attendiamo di conoscere i dettagli del Decreto del ministero della Salute”. E’ certo, però, continua Fava è che l’argomento “va affrontato dal punto di vista dell’offerta e non solo della domanda: i cittadini devono avere la possibilità di ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno nei tempi stabiliti.E’ un loro diritto e una garanzia riconosciuta dal nostro Servizio sanitario nazionale.

Allo stesso tempo ci sono norme non ancora rispettate, come quella che vieta le liste bloccate, o quella che dà al cittadino la possibilità di ricevere la prestazione in intramoenia o in struttura privata accreditata, laddove il servizio pubblico non rispetta i tempi di attesa stabiliti in base ai codici di priorità.Ecco cominciamo da questo”. Secondo i dati dell’ultimo rapporto, quello del 2023, di Cittadinanzattiva servono due anni per una mammografia di screening, tre mesi per un intervento per tumore all’utero che andava effettuato entro un mese, due mesi per una visita specialistica ginecologica urgente da fissare entro 72 ore, sempre due mesi per una visita di controllo cardiologica da effettuare entro 10 giorni.

Sono alcuni esempi di tempi di attesa segnalati dai cittadini che lamentano anche disfunzioni nei servizi di accesso e prenotazione, ad esempio determinati dal mancato rispetto dei codici di priorità, difficoltà a contattare il Cup, impossibilità a prenotare per liste d’attesa bloccate. Per le prime visite specialistiche (che hanno una Classe B-breve, da svolgersi entro 10 giorni) i cittadini che ci hanno contattato – spiega il Tdm – hanno atteso anche 60 giorni per la prima visita cardiologica, endocrinologica, oncologica e pneumologica.Senza codice di priorità, si arrivano ad aspettare 360 giorni per una visita endocrinologica e 300 per una cardiologica.

Una visita specialistica ginecologica con priorità U (urgente, da effettuare entro 72 ore) è stata fissata, dopo 60 giorni dalla richiesta.Per una visita di controllo cardiologica, endocrinologica, fisiatrica con priorità B (da fissare entro 10 giorni) i cittadini di giorni ne hanno aspettati 60.

Per una visita ortopedica, sempre con classe d’urgenza B ci sono voluti addirittura 90 giorni.Una visita endocrinologica senza classe di priorità è stata fissata dopo 455 giorni, dopo 360 giorni una visita neurologica. Lo scorso anno ci sono stati segnalati 150 giorni per una mammografia, con classe di categoria B breve (da svolgersi entro 10 giorni), e 730 giorni sempre per una mammografia, ma con classe di categoria P (programmabile), 365 giorni per una gastroscopia con biopsia in caso di classe non determinata.

Per un intervento per tumore dell’utero che doveva essere effettuato entro 30 giorni (Classe A), la paziente ha atteso 90 giorni, 3 volte tanto rispetto ai tempi previsti.Per un intervento di protesi d’anca, da effettuarsi entro 60 giorni (classe di priorità B), c’è stata un’attesa di 120 giorni, il doppio rispetto al tempo massimo previsto. Sempre nel 2023 quasi totalità delle Regioni non ha recuperato le prestazioni in ritardo a causa della pandemia, e non tutte hanno utilizzato il fondo di 500 milioni stanziati nel 2022 per il recupero delle liste d’attesa.

Non è stato utilizzato circa il 33%, per un totale di 165 milioni.I dati raccontano che il Molise ha investito solo l’1,7% di quanto aveva a disposizione, circa 2,5 milioni.

Male anche la Sardegna (26%), la Sicilia (28%), la Calabria e la Provincia di Bolzano (29%).  La grave crisi di sostenibilità e sotto-finanziamento del Ssn con interminabili liste d’attesa, ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci al Question Time alla Camera, “dipende dal fatto che abbiamo meno medici di quelli che ci servono, perché negli ultimi 10 anni non si è fatta programmazione”. “Parliamo di lunghe liste d’attesa senza che nessuno abbia mai mappato realmente la situazione e compreso come intervenire.Servono più fondi perché in troppi casi, nel passato, si sono sprecati soldi per inefficienze e incapacità manageriali.

Abbiamo enormi disuguaglianze perché in troppe Regioni la sanità è stata maltrattata anche da chi non si oppone al metodo indegno del bloccare le liste per le prestazioni”.  Il ministero della Salute “è da tempo impegnato in via prioritaria a restituire ai cittadini un equo accesso alle cure per l’uniforme fruizione in tutto il territorio nazionale dei Lea che, negli anni passati, non è stata pienamente garantita.Questo obiettivo strategico – ha aggiunto – viene conseguito rinforzando da un punto di vista della dotazione finanziaria il nostro sistema, ma anche adeguando il modello di governo del rapporto tra Stato-Regioni.

Sotto il profilo operativo si sta adottando un modello di programmazione sanitaria centrato sullo strumento del Piano sanitario nazionale (Pns) che testimonia la volontà di passare da una governance ‘pattizia’ (lo strumento è stato il Patto per la Salute) a una reale ‘governance condivisa’ in cui Stato e Regioni si assumono responsabilità davvero condivise verso tutti i cittadini”.  Il Psn “segna un cambio di passo nelle relazioni tra livello centrale e regionale e il cambiamento è reso possibile anche dalla capacità di utilizzare dati sempre più granulari integrabili grazie all’investimento tecnologico dell’Ecosistema dei dati sanitari nazionale che permetterà di comprendere il fabbisogno di salute con un modello nazionale di classificazione e stratificazione dei bisogni, il relativo fabbisogno finanziario e di valutare le reali performance dei sistemi regionali potendo così garantire il rispetto dei Lea.Il disegno di legge sull’autonomia differenziata non mette in discussione l’unitarietà del diritto alla tutela della salute ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione, come diritto e prerogativa di cittadinanza, così come declinato attraverso i Lea, ma rappresenta un potenziamento della facoltà delle Regioni di modulare la propria organizzazione dei servizi sanitari nel rispetto dei Lea”, ha puntualizzato il ministro della Salute. “Ricordo a questo proposito che il concreto rischio di creare disuguaglianze tra 21 sistemi sanitari regionali diversi risale alla decisione – presa peraltro a ristretta maggioranza – di modificare nell’ormai lontano ottobre del 2001 l’assetto costituzionale delle competenze legislative in materia sanitaria.

In questo senso, i ‘Lea’ costituiscono l’unica vera garanzia che in materia vengano determinati a livello statale e devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.In quest’ambito il ministero della Salute è fortemente attivo, implementa e aggiorna il contenuto delle prestazioni comprese nei Lea”, ha precisato.  “Gli indicatori scelti per il monitoraggio e la valutazione a livello nazionale dei Lea anche attraverso i Pdta prescindono dai modelli organizzativi regionali, misurando gli effetti attesi in termini di tipologia di prestazioni, tempistiche ed esiti clinici.

In questo modo, è possibile confrontare i valori degli indicatori ottenuti attraverso i modelli organizzativi regionali diversi, fornendo un importante strumento di informazione per individuare le scelte organizzative migliori.Le misure di potenziamento sono tutt’altro che ‘interventi parziali e privi di visione di insieme’ ma sono dedicate ad accompagnare la fondamentale riforma dell’assistenza territoriale con un modello sistemico, per garantire una sempre maggiore assistenza di prossimità e per trasformare in senso digitale l’Ssn”. “Le differenza tra Nord e Sud sono ben note e riguardano la sanità come altri ambiti della vita economica e sociale della Nazione.

Ma tra gli obiettivi primari del mio ministero resta fermo l’impegno ad agire con decisione per ridurre le differenze e rafforzando la capacità degli enti a supporto, Agenas, Aifa e Iss, di indirizzo, programmazione e monitoraggio del Ssn, specie nell’ambito del nuovo sistema di garanzia dei Lea.Riformare un sistema sanitario nazionale, prosciugato dalle risorse e svaligiato dai ‘gettonisti’, necessita di tempo.

Fin da subito ci stiamo impegnando al meglio, supportati dalle regioni che realmente sono interessate a garantire a tutti il diritto alla salute”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Clima teso alla Rai: Sciopero, caso Scurati e tensioni interne in Commissione Vigilanza

Scopri il clima teso in Vigilanza Rai con lo sciopero, il caso Scurati e le tensioni interne.L’ad Sergio affronterà le criticità nell’incontro di stasera.

Clima teso in Vigilanza Rai

Nella cornice di una crescente tensione all’interno della Rai, l’incontro di stasera in Commissione Vigilanza si presenta come un momento critico.

Le recenti controversie, tra cui lo sciopero del 6 maggio e il caso legato a Serena Bortone e Paolo Corsini, aggiungono ulteriori braci a un fuoco già ardente.Fonti interne segnalano un clima pesante, carico di aspettative e potenziali conflitti, che attende solo di esplodere.

Tra i fattori che alimentano questa tensione, il rifiuto della maggioranza di accogliere la richiesta di audizione di Serena Bortone e Paolo Corsini sulle dinamiche che hanno coinvolto lo scrittore Antonio Scurati e il programma “Chesarà…” su Rai3.L’audizione programmata dall’8 maggio, precedente agli eventi che ora agitano l’azienda, è destinata a toccare diversi nodi cruciali, con l’ad Roberto Sergio e il dg Giampaolo Rossi chiamati a fornire risposte.

Anche se non ci sono state anticipazioni sulla posizione ufficiale dell’azienda, l’ad Sergio si è impegnato a rispondere alle questioni sollevate, compreso lo sciopero.Il tema centrale dell’audizione sembra ruotare attorno al pluralismo dell’informazione, un argomento cruciale per la governance della Rai e per la sua missione di servizio pubblico.

In questo contesto, lo sciopero del 6 maggio, organizzato dall’Usigrai, ha messo in luce le tensioni interne all’azienda, evidenziando possibili divisioni tra i giornalisti.La mancata partecipazione di alcuni giornalisti della televisione di Stato allo sciopero riflette una complessa situazione sindacale e lavorativa che verrà probabilmente affrontata nell’incontro di stasera.

In conclusione, l’incontro in Vigilanza Rai si preannuncia come un momento cruciale per la gestione delle tensioni interne e per il chiarimento delle questioni spinose che stanno agitando l’azienda.

Il focus sul pluralismo dell’informazione sottolinea l’importanza di garantire un approccio equilibrato e diversificato nella copertura mediatica, fondamentale per il ruolo della Rai nella società italiana.

Inchiesta Liguria, parla legale di Toti: “Ha sempre perseguito interessi pubblici, nulla di illecito” – Video

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(Adnkronos) – I fatti contestati al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, da ieri agli arresti domiciliari per corruzione in un’inchiesta della procura di Genova, sono “in realtà da interpretare differentemente alla luce della politica che ha sempre seguito lui e la Regione da lui guidata, a tutela esclusivamente di interessi pubblici e non privati”.Lo sostiene il suo legale, l’avvocato Stefano Savi. “Interessi del territorio che sono stati perseguiti anche attraverso forme che hanno potuto indurre ad equivoci, ma che in realtà non hanno mai sconfinato in nulla di illecito”, afferma il difensore.  “Il presidente – dice l’avvocato – al termine di un incontro con il suo assistito – è ben determinato a esaminare e approfondire gli atti per presentare una difesa che spieghi come i fatti che sono richiamati negli atti” della procura di Genova che hanno portato agli arresti domiciliari “siano in realtà da interpretare differentemente”. “Il giorno 10 maggio, alle ore 14, c’è l’interrogatorio di garanzia e successivamente vedremo come comportarci, nel frattempo stiamo esaminando ed esamineremo tutti gli atti processuali”, conclude l’avvocato Savi.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Bper, in primo trimestre conferma solidità con utile netto a 457 milioni

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(Adnkronos) – Bper Banca “ha ottenuto dall’inizio dell’anno risultati eccellenti in particolare grazie agli ottimi risultati del margine di interesse e delle commissioni nette”.Nei primi tre mesi dell’anno i risultati approvati dal Cda mostrano un utile netto consolidato di periodo pari a 457,3 milioni di euro, dopo 111,8 milioni di costi sistemici.

I ricavi “core” sono saliti a 1,354 miliardi in aumento del 9,9% rispetto al primo trimestre 2023 mentre anche il margine di interesse e le commissioni nette sono in crescita rispetto al primo trimestre 2023 rispettivamente a 843,6 milioni e 510,4 milioni.Bper evidenzia un il risultato positivo della raccolta netta gestita (+351 milioni di euro da inizio anno) mentre viene “confermata l’efficienza operativa con un cost income ratio pari al 51,7%”.

Quanto alla qualita’ del credito, Npe ratio lordo e netto sono rispettivamente 2,6% lordo e 1,2% netto (contro 2,4% e 1,2% di fine 2023): si sottolineano poi “elevati livelli di copertura complessiva dei crediti deteriorati al 54,2%, erano al 52,5% a fine 2023.Il costo del credito annualizzato è pari a 43 punti base in calo rispetto ai 48 punti dell’esercizio 2023  Bper evidenzia la propria solidita’ patrimoniale, testimoniata da un Cet1 ratio pari al 14,9% e una liquidita’ con Lcr al 162% e Nsfr pari al 133% (dopo aver rimborsato alla Bce prestiti Tltro per 16 miliardi di euro nel periodo 2023/2024). Commentando i risultati il nuovo ad Gianni Franco Papa sottolinea come “l’attività del primo trimestre dell’anno ha rafforzato il trend positivo dei trimestri precedenti.

Gli indicatori di rischio di credito si confermano su livelli molto contenuti e i livelli della posizione patrimoniale permangono solidi grazie in particolare all’importante generazione organica di capitale.I risultati sono in linea con il posizionamento di Bper nello scenario economico italiano: una grande banca capace di generare costante valore a beneficio di tutti gli stakeholders.

L’attuale contesto di mercato, caratterizzato da una perdurante incertezza, ci pone certamente davanti a nuove sfide che sono certo sapremo gestire”. “Personalmente – conclude – non posso che esprimere il piacere di essere alla guida di questo Gruppo; insieme al team manageriale e a tutti i colleghi lavorerò affinché nei prossimi anni Bper persegua obiettivi di crescita sempre più significativi”. Bper Banca – continua- è “in anticipo” rispetto agli obiettivi del piano industriale che scadrà nel 2025 per cui “potrebbe essere possibile una revisione e un aggiornamento”. “Sono convinto – ha anche affermato – che davanti a noi ci sia un grande potenziale”. Per il 2024 il Gruppo Bper Banca conferma una guidance che presenta un margine di interesse in leggero calo, conseguentemente ad una potenziale riduzione della forbice bancaria correlata ad una politica monetaria meno restrittiva, commissioni nette con una dinamica positiva grazie allo sviluppo dei ricavi da gestione e intermediazione del risparmio e consulenza, oneri operativi in linea a quelli del 2023 rispetto ai quali va considerato il pieno effetto del rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro del settore creditizio e finanziario. Lato qualità degli attivi, l’istituto prevede di mantenere solidi livelli di copertura e un costo del credito stabile rispetto al 2023.La redditività netta ordinaria si ritiene possa prevedibilmente essere in linea con quella del 2023, al netto dell’effetto della fiscalità differita.

Si prevede una conferma ed un rafforzamento della solidità patrimoniale della banca. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Mantova, la storia dell’avversario della Juve Stabia e l’arbitro

Mantova, la storia in pillole della squadra avversaria della Juve Stabia nella seconda giornata di Supercoppa.

Il Mantova 1911, meglio noto come Mantova, è
una società calcistica italiana con sede nella città di Mantova.

La storia del Mantova, avversario della Juve Stabia.

Fondata nel 2017, è erede della tradizione sportiva iniziata
nel 1911 con la fondazione dell’Associazione Mantovana del
Calcio e poi transitata attraverso varie rifondazioni, ultima delle
quali quella del Mantova Football Club, istituito nel 2010 ed
estromesso dal campionato di Serie C 2017-2018 per
inadempienze formali e finanziarie (avviandosi successivamente al
fallimento).Dal punto di vista storico, il Mantova vanta sette partecipazioni
alla Serie A a girone unico; ha inoltre vinto il campionato di Serie B
1970-1971 e si è piazzato terzo nella Coppa Italia 1961-1962.

I colori sociali sono il bianco e il rosso.Disputa le proprie partite
nello stadio Danilo Martelli.

Il gioco del calcio approdò in riva al Mincio per merito di due
pionieri: Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani.Il primo, di ritorno
da Liverpool dove aveva vissuto per qualche tempo, contagiò
l’amico: assieme comprarono un pallone e fondarono, nel 1906, il
Mantua Football Club.

A questa squadra sono legati
indissolubilmente alcuni grandi personaggi.Edmondo Fabbri, Italo
Allodi che sulla base del lavoro svolto a Mantova disegnò poi quella
destinata a diventare la grande Inter di Angelo Moratti.

La storia recente del Mantova.

Negli anni ’60 arriva la Serie A e una salvezza targata Dino Zoff che poi sarebbe arrivato al Napoli qualche anno dopo, prima di passare alla Juventus.

Negli anni ’70 la discesa in Serie C.Negli anni ’80 la Serie C2 e il fallimento.

Nelgi anni ’90 dalla Serie B sfiorata al ritorno nei Dilettanti.Negli anni 2000 la scalata alla Serie B e il secondo fallimento.

Anni 2010 doppio fallimento e doppia rinascita.Anni 2020 la riconquista della Serie C e il ritorno in Serie B.

Il Mantova ha vinto il girone A della serie C con questi numeri:
80 punti frutto di 24 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte
72 gol fatti e 31 subiti.In casa ha collezionato 43 punti con 37 gol fatti e 13 subiti.

In trasferta il Mantova ha conquistato 37 punti con 35 gol fatti e 18 subiti.

L’arbitro.

Sarà il sig.Valerio Pezzopane della sezione AIA di L’Aquila a dirigere il match Juve Stabia – Mantova valevole per la 2^ giornata della Supercoppa di Serie C 2023 – 2024, in programma sabato 18 maggio 2024 allo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia con inizio alle ore 18.

Il sig.Pezzopane sarà coadiuvato dal sig.

Mario Chichi della sezione AIA di Palermo e dal sig.Davide Fedele della sezione AIA di Lecce, il IV° ufficiale sarà il sig.

Silvia Gasperotti della sezione AIA di Rovereto.

 

Vaccino AstraZeneca, parla lo scienziato: “Ci è stato utile, effetti collaterali una non-notizia”

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(Adnkronos) – “Oggi va in pensione un vaccino che ci è stato utile in tempi di emergenza” Covid.Lo sottolinea Giacomo Gorini, il ricercatore italiano che all’università di Oxford, nei giorni più duri della pandemia, ha lavorato sul vaccino anti-Covid poi prodotto e distribuito da AstraZeneca.

L’esperto lo sottolinea via social, in un post su X, commentando la scelta dell’azienda di ritirare il prodotto in tutto il mondo, come spiegato nei giorni scorsi dallo stesso colosso farmaceutico anglo-svedese: “Considerata la quantità di vaccini disponibili ed efficaci per le nuove varianti di Covid-19 – aveva informato la compagnia – non c’è più stata domanda per il vaccino Vaxzevria* che di conseguenza non è più stato prodotto né distribuito.Non prevedendo quindi una futura domanda”, si è deciso di “ritirare l’autorizzazione all’immissione in commercio” Aic.  Il ritiro dell’Aic in Ue è entrato in vigore il 7 maggio.

E dall’Agenzia europea del farmaco Ema Marco Cavaleri, che è responsabile Rischi sanitari e Strategie vaccinali e presiede la Task force emergenze (Etf), sentito dall’Adnkronos Salute nei giorni scorsi aveva chiarito che “questo è in linea con le aspettative che vaccini non più usati e aggiornati vengano ritirati, come da nostra indicazione.Stiamo lavorando con tutti i produttori per sfoltire il numero dei vaccini approvati, così da gestire solo quelli che vengono regolarmente aggiornati come da nostre raccomandazioni”.  Gorini era intervenuto nel dibattito che si è acceso già dopo che si erano riaccesi i riflettori sul vaccino AstraZeneca che, come lui stesso ha ricordato, “ha ammesso per la prima volta in tribunale che il vaccino può causare questi effetti collaterali rari e gravi”.

Ma, puntualizza l’esperto, è una prima volta solo per l’aula di giustizia.Perché in realtà “se ne parla liberamente da anni”.

Ora, prosegue Gorini via social, “è giusto che si continui con mRna, una tecnologia sicurissima ed efficace”.Ma il vaccino AstraZeneca, si legge nei suoi post, “secondo alcune stime ha salvato, solo nel primo anno di utilizzo, 6 milioni di vite, più di qualunque altro vaccino nello stesso periodo.

Come qualunque altro farmaco, ha effetti collaterali, alcuni gravi.Quelli gravi sono, in frequenza, molto rari e paragonabili a quelli di qualunque altro farmaco.

Altrimenti non sarebbe stato utilizzato”. “Hanno fatto scalpore, dato il periodo storico e la particolare attenzione dei media, quelle famose trombosi associate a piastrinopenia”.Ebbene, ricorda Gorini, “queste sono simili, per natura, a quelle causate da un altro farmaco approvato, l’eparina.

Non mi stupisco che se ne parli di nuovo, ma questa è una non-notizia, dato che della presenza di questi effetti collaterali, come per qualsiasi altro farmaco, si sa da anni, e sia l’azienda che gli enti regolatori ne hanno sempre parlato apertamente”.  Non solo, aggiunge: “Il fatto che si sappia di questi effetti collaterali rarissimi in realtà è segnale che il famoso ‘sistema’ funziona: gli enti regolatori se ne sono accorti in farmacovigilanza, l’azienda e la comunità scientifica ne ha preso atto senza problemi.Dato che i vaccini a mRna sono veramente eccezionali in termini di sicurezza (non avendo mai effetti collaterali potenzialmente letali), ha avuto senso, aumentata la disponibilità di dosi e una volta ridotta la circolazione virale, concentrarsi solo su quelli”. Il vaccino AstraZeneca, rimarca lo scienziato, “ha rappresentato uno strumento di primo soccorso durante le fasi iniziali di pandemia, dati i suoi ottimi profili di sicurezza e la sua efficacia particolarmente contro malattia grave.

Ha salvato molte, ma molte, ma molte vite”.Gorini conclude infine con una riflessione che lascia trasparire un po’ di amarezza: “Chi odia la mia categoria – scrive – generalmente ritrae gli scienziati come dei manipolatori di masse, insabbiatori di effetti collaterali.

I rari effetti collaterali del vaccino AZ sono stati segnalati proprio dagli scienziati”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)