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Presentato al Mondadori Bookstore di Castellammare l’ultimo romanzo di Nadia Terranova “Quello che so di te”

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Organizzato dall’Associazione culturale “Achille Basile – Le Ali della lettura” in collaborazione con il Bookstore Mondadori di Castellammare di Stabia, lo scorso lunedì 2 marzo, presso la nota biblioteca stabiese si è tenuto l’incontro con l’autrice Nadia Terranova, finalista al Premio Strega 2025.

L’autrice ha presentato il suo ultimo romanzo, “Quello che so di te” (edito da Guanda), un’opera in cui ricostruisce la storia della sua bisnonna, esplorando legami familiari e memorie sospese nel tempo.

Ad accogliere la scrittrice, la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della lettura”, la giornalista Emanuela Francini e un nutrito pubblico, composto in gran parte dal “Gruppo di lettura Stabiae” che ha seguito con entusiasmo la presentazione del libro.

Carmen Matarazzo, in un’accurata sintesi del romanzo, ha evidenziato i nodi cruciali e messo in luce la capacità del libro di esplorare la complessità delle relazioni familiari tra documenti e verità.

Nadia Terranova è riuscita a conquistare il pubblico, catalizzando l’attenzione con un racconto magnetico, in cui l’autrice ha condiviso il processo creativo di una storia dalle molteplici sfaccettature.

In “Quello che so di te”Nadia Terranova esplora il legame profondo e inquietante tra memoria familiare, maternità e salute mentale, ricostruendo la storia della sua bisnonna.

Il romanzo, finalista al Premio Strega 2025, è un’indagine intima che parte dalla nascita della figlia dell’autrice e dal timore che un’antica “eredità” di follia possa riaffiorare.

La protagonista scopre che la bisnonna, che nella trasposizione letteraria diventa Venera, fu internata nel manicomio di Messina negli anni ’20 per undici giorni, a seguito di una psicosi scatenata dalla perdita di una figlia.

Venera, una figura reale ma avvolta nel mistero della “mitologia familiare”, è una donna minuta e silenziosa che appare in sogno all’autrice, rappresentando una verità frammentata e dolorosa.

La storia si concentra sul breve periodo di internamento di Venera e sul contesto sociale che ha costretto la donna a nascondere il proprio disagio, legato secondo i racconti familiari alla perdita della maternità.

Nadia Terranova indaga sulle “omissioni” familiari fatte per proteggere i discendenti, e la scrittura diventa così un modo per dare voce a chi è stato rimosso dalla narrazione ufficiale.

Per Emanuela Francini il romanzo è “un libro bello nella sua accezione più classica, una commistione di generi: dall’autobiografico, al romanzo familiare, fino alla poesia e agli spunti saggistici. Tra le domande che la giornalista ha posto all’autrice:

“Qual è il confine sottile tra la realtà oggettiva, storica della tua famiglia e invece quella narrativa? Come sei intervenuta laddove ci sono state delle lacune storiche e come hai affrontato il tema della maternità?”

Il corpo delle donne dal punto di vista medico – ha risposto Nadia Terranova – è stato raccontato dagli uomini. Negli ultimi decenni il racconto delle donne non è autoreferenziale, ma necessario. Scopriamo dai racconti delle donne che non esiste la maternità, ma le maternità, perché non esiste una maternità uguale ad un’altra.”

“Per quanto riguarda la prima domanda – ha continuato – Mi sono comportata come una biografa, cioè andando a cercare tutte le notizie, poi ho creato un ritratto del personaggio, scelto una prospettiva, ma non è detto che sia andata proprio così, è l’esposizione di un punto di vista.”

“Sapevo di inventare, ma mi sentivo come guidata da una voce che arrivava dal passato e mi chiedeva di proseguire, di essere raccontata, di ‘scucire quella bocca’, di raccontare.”

Oltre alla maternità, altro tema centrale nel romanzo è la follia: Il libro affronta, infatti, il tabù della perdita del controllo mentale legato all’essere madre.

“Quello che so di te” analizza, inoltre, i ruoli imposti alle donne del Sud Italia nel passato e la difficoltà di conciliare l’essere artista, donna e madre.

Nell’epoca di Venera (primo Novecento), la diagnosi di “pazzia” era spesso una forma di controllo sociale; una donna depressa non riceveva cure, ma veniva internata.

Secondo la Legge n. 36 del 1904 (Legge Giolitti), il manicomio non doveva curare, ma serviva a custodire chiunque fosse pericoloso per sé o per gli altri o rappresentasse un pubblico scandalo, come una madre che non riusciva a prendersi cura dei figli a causa della depressione.

Le donne che non aderivano ai ruoli rigidi di moglie sottomessa e ‘angelo del focolare’ erano scomode. La depressione veniva scambiata per follia e l’internamento era lo strumento per controllare una femminilità non conforme ai dettami della società.

Come racconta Nadia Terranova nel suo libro, bastava un momento di perdita di controllo per essere cancellate dalla narrazione familiare e rinchiuse in luoghi come il manicomio Mandalari di Messina.

Per Nadia Terranova, la “mitologia familiare” è l’insieme di storie, segreti e “non detti” che vengono tramandati di generazione in generazione, plasmando l’identità di chi ne fa parte. Non si tratta solo di cronaca, ma di una narrazione spesso distorta o incompleta.

La mitologia non è fatta solo di ciò che si racconta, ma soprattutto di ciò che viene taciuto. Questi silenzi, nati spesso per proteggere i discendenti da verità dolorose, finiscono per creare “fantasmi” e vuoti che le generazioni successive sentono il bisogno di colmare per non restarne prigioniere.

Per Nadia Terranova, interrogare questa mitologia significa cercare di capire se esiste una follia ereditaria o se è possibile riscrivere la propria storia al di fuori del destino già tracciato dai propri avi.

Il libro esplora come i segreti familiari e i silenzi, spesso usati per proteggere, finiscano per creare fantasmi che abitano il presente. La protagonista cerca di dare un senso a ciò che è stato omesso per liberare se stessa e la figlia da un passato irrisolto.

L’autrice nel suo intervento ha fornito, inoltre, interessanti spunti di riflessione sulle scelte, sui meccanismi che l’hanno spinta a scrivere il romanzo”.

C’è un filo rosso che ricorre in tutto quello che ho scritto ed è il paesaggio che qui torna come “lo Stretto” che divide il passato dal presente, un’epoca da un’altra. Una soglia. Io l’ho attraversata, sono tornata. Questo paesaggio diventa per me il paesaggio della vita, un paesaggio non soltanto dell’infanzia ma anche del futuro, nel senso che vedo ogni movimento dei miei personaggi come un attraversamento, un cambiamento, una trasformazione. Un mare grande di trasformazione.

Questo romanzo è stato scritto in prima persona inizialmente contro la mia volontà, però quello che volevo raccontare era troppo forte per essere trasformato, precisamente il riverbero del passato sul presente; quindi, non era tanto un’azione del passato che io volevo romanzare, ma piuttosto la connessione ancestrale che noi abbiamo con i nostri antenati, le nostre antenate.

Una scienza come la psico-genealogia lo studia molto bene, è la psicologia applicata non alla singola persona, ma all’intero albero genealogico, in cui tutti gli attori della famiglia, in quanto attori di una piccola comunità, compongono una sorta di disegno. Non c’è una maledizione, non c’è una catena, non si tratta di qualcosa che facciamo consapevolmente, è piuttosto un dialogo, come avviene in tutti gli ambienti comunitari.

La psico-genealogia, oltre alla famiglia, studia il modo in cui il trauma si può riaffacciare dopo altre generazioni nella storia dei popoli o delle città, quindi, a partire dall’eruzione del Vesuvio, del terremoto dello Stretto o di guerre e bombardamenti, la psico-genealogia dà per scontato che ad averne memoria non siano soltanto i singoli ma siano gli interi campi collettivi.

Anche la genetica mi è venuta incontro, perché racconto nel libro che ci sono questi 37 geni in ogni individuo, chiamato DNA mitocondriale, che si trasmette di madre in figlio, ma solo le figlie femmine lo riproducono, i figli maschi lo ereditano, ma non lo riproducono. Per cui i genetisti utilizzano il DNA mitocondriale per risalire in via matrilineare fino all’origine dei tempi.

Queste nozioni mi hanno accompagnato nella stesura del libro perché hanno costellato la mia ricerca. Questo libro rimane una sorta di unicum, di diario di quella che è stata la mia ricerca privata, che però ho aperto a una dimensione pubblica, perché il racconto anche della singola persona dentro un manicomio all’inizio degli anni Venti può diventare rappresentativo di tutta la nostra storia.

Un’esortazione a guardare al nostro privato senza vergogna, aprendoci a una dimensione politica pubblica che liberi le parole, le storie dei nostri antenati e, soprattutto, delle nostre antenate perché le donne in particolare sono sempre state emarginate e ho ritenuto che la prima persona dovesse avere un impatto più forte.”

“Quello che so di te” di Nadia Terranova è un romanzo autobiografico e introspettivo che avvince per la sua narrazione emotiva, che descrive un’epoca in cui la sofferenza delle donne veniva spesso patologizzata e repressa da schemi sociali rigidi.

È un libro che porta il lettore a riflettere sulla necessità di accettare le imperfezioni e le fragilità, e che invita a riconciliarsi con il passato.

Il cold case del mosaico con la coppia di amanti restituito a Pompei

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I ritrovamenti di reperti, i loro passaggi imprevedibili nel tempo e nelle vicende storiche, diventano alle volte oggetto di vere e proprie indagini investigative, che grazie allo studio e alla ricerca di professionisti dell’archeologia e del restauro conducono alla verità e alla loro giusta collocazione storica. È così il caso del mosaico con scena erotica che era stato trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale, stando alla ricostruzione del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, e poi consegnato nel mese di luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei. Il mosaico proveniva in realtà da una villa romana nelle Marche, come confermato dai successivi studi avviati dal Parco assieme all’Università del Sannio.

La vicenda ha origine dal dono a un cittadino tedesco, da parte di un capitano, suo amico, che lo portò in Germania dopo esserne venuto in possesso durante la sua attività come addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia nel 1943/44. Gli eredi hanno poi deciso di restituirlo allo Stato italiano. In mancanza di dati sulla provenienza del mosaico, il Ministero della Cultura aveva deciso di assegnarlo al Parco archeologico di Pompei, considerando che mosaici simili per tecnica e stile sono noti dall’area vesuviana. Una ricerca approfondita avviata dal Parco ha poi portato a un risultato inatteso: il mosaico non c’entra con Pompei. Le analisi archeometriche eseguite in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e

Tecnologie dell’Università del Sannio suggeriscono che si tratti di una produzione laziale che veniva commercializzata a livello sovraregionale. Ma non solo: un incontro fortunato, in occasione della presentazione del 2025, con Giulia D’Angelo, archeologa di origine marchigiane e co-autrice del contributo pubblicato oggi sull’E-journal di Pompei, ha condotto alla vera origine del mosaico: proviene da una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, dove è attestato già alla fine del Settecento.

“La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell’opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica. Il lavoro congiunto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, dei funzionari del Ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte ha consentito di ricollocare correttamente il mosaico nel suo contesto originario, una villa romana nelle Marche. Ogni bene trafugato e riportato in Italia rappresenta un frammento della nostra identità che torna alla collettività”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica – afferma il sindaco di Folignano, Matteo Terrani. Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l’obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione”.

La memoria del manufatto riemerge, tra l’altro, nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910) che lo riproduce in un taccuino manoscritto (ca. 1868), oggi conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno. A corredo dello schizzo, l’autore fornisce annotazioni sul soggetto e sulla località di rinvenimento. Egli interpreta la scena come quella di un uomo “che offre colla d[estra] una borsa di danaro… ad una bella donna che mezza ignuda gli sta davanti”, proponendo come titolo Il congedo di un’etera e riportando che il reperto “venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro”.

“Nelle more di valutare, insieme alla comunità e agli enti locali del territorio di provenienza future iniziative di valorizzazione (per esempio tramite una mostra) – aggiunge il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti – i risultati delle ricerche sono presentati nell’e-journal degli scavi di Pompei pubblicato oggi con la soddisfazione che grazie al lavoro interdisciplinare di Carabinieri, funzionari del Ministero della Cultura, archeologi e archeologhe nonché ricercatori e ricercatrici specializzati nell’archeometria, si è riusciti a ricostruire una vicenda travagliata con un lieto fine”.

“Grande lavoro di squadra, ricostruire la storia è team work e questo è un esempio di come la dedizione, la professionalità e la passione portano a scoperte inattese non solo a Pompei, ma anche in siti meno noti ma non meno importanti per comprendere e valorizzare il patrimonio classico in tutta la penisola – dichiara il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – Grazie alle ultime ricerche emerge una produzione specializzata laziale che esporta mosaici preziosi, realizzati presumibilmente in notevoli quantità, in territori come le Marche, Campania e Puglia; una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell’arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano”.

Fonte AdnKronos

Mantova – Juve Stabia sarà diretta da Ivano Pezzuto della sezione AIA di Lecce

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La Juve Stabia è attesa dalla gara del Danilo Martelli contro il Mantova che si giocherà domenica 8 marzo 2026 e rappresenterà la giornata n.29 del campionato di serie BKT 2025-2026, terza gara consecutiva in una settimana. Oggi sono state rese le designazioni arbitrali per il week end che hanno assegnato ad Ivano Pezzuto della sezione di Lecce la direzione delle gara.

Ivano Pezzuto, nato a Lecce 13 febbraio 1984, ha intrapreso la carriera arbitrale all’età di 14 anni, rivelando fin da subito un talento innato. Dopo aver conseguito il patentino a soli 15 anni, ha scalato rapidamente i vertici regionali e nazionali, debuttando in Serie A nel 2015 con la partita Sassuolo-Palermo. Un percorso fulminante, segnato da una passione incrollabile e da una preparazione costante.

Ivano Pezzuto, giovane promessa dell’arbitraggio salentino, ha raccolto l’eredità di Giannoccaro diventando il punto di riferimento per la sezione di Lecce. E’ considerato uno dei migliori arbitri della sua generazione e gode della piena fiducia del designatore Rocchi. Il suo futuro nel calcio professionistico è roseo e si prevede che diventerà uno dei direttori di gara più influenti degli anni a venire.

La professione di Ivano Pezzutto

Oltre al fischietto, Ivano Pezzuto ha una seconda professione. L’arbitro di Serie A, quando non è impegnato sui campi di gioco, lavora come impiegato in una banca di Lecce. Un doppio impegno che riesce a conciliare con grande maestria, dedicando la settimana alla carriera bancaria e il weekend al calcio.

Ivano Pezzuto: un direttore di gara poliedrico

Spesso etichettato come un arbitro ‘casalingo’, il fischietto leccese ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, coniugando un approccio dialogante con una personalità decisa .La sua fisicità, unita a un’ottima capacità di posizionamento, gli consente di gestire con autorità le partite più complesse. Nonostante qualche polemica che ha caratterizzato l’inizio della sua carriera, come nel caso delle sfide contro Salernitana, Spezia e Avellino, Pezzuto si è affermato come uno degli arbitri più affidabili del panorama calcistico italiano.

Statistiche e precedenti

Il Sig. Ivano Pezzuto è nato a Lecce il 13 febbraio 1984 ed è iscritto alla sezione AIA di Lecce. E’ al suo 12° anno alla CAN

Finora ha diretto ben 274 gare di campionato professionisti con 85 Rigori concessi e 74 le espulsioni

Quest’anno ha diretto 14 gare (1 in serie A, 1 in Coppa Italia e 12 in serie B) con questo bilancio: 8 vittorie interne, 5 pareggi e 1 vittorie esterne con 1 Rigore e 3 Espulsioni.

Conta 3 precedenti con il Mantova: 0 vittorie 1 pareggio 2 sconfitte

Conta 4 precedenti con la Juve Stabia: 2 vittorie, 2 pareggi, 0 sconfitte

24/25 Serie B  12/01/2025 Spezia 1:1 Juve Stabia (Soleri, Folino)

19/20 Serie B  17.07.2020 Juve Stabia 3:2 Chievo Verona ( Djordjevic (2), Forte, Troest, Mallamo)

19/20 Serie B  07.02.2020 Ascoli Calcio 2:2 Juve Stabia (Scamacca, Forte, Ninkovic, Provedel)

19/20 Serie B  23.11.2019 Juve Stabia 2:0  Salernitana (Cissè, Canotto)

Assistenti

Primo Assistente sig. Andrea NIEDDA della sezione AIA Ozieri)

Secondo Assistente:sig. Mattia PASCARELLA della sezione AIA Nocera Inferiore

IV° ufficiale: sig. Jules Roland ANDENG TONA MBEI della sezione AIA Cuneo

VAR

VAR: sig. Francesco MERAVIGLIA della sezione AIA Prato

AVAR: sig. Federico DIONISI della sezione AIA L’Aquila

Juve Stabia, un’altra beffa: Contro la Sampdoria riappare la maledizione del Menti e il tabù minuti finali

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Sembrava fatta per un riscatto atteso, cercato e meritato, ed invece lo stadio “Romeo Menti” si è trasformato ancora una volta nel teatro di una beffa atroce per la Juve Stabia. Il pareggio per 1-1 contro la Sampdoria non è solo un risultato che muove la classifica, ma rappresenta il sintomo evidente di una ferita aperta che la squadra di casa non riesce, in alcun modo, a rimarginare.

La gara, rimasta bloccata tatticamente per lunghi tratti, si era accesa improvvisamente nel finale. Il gol di Correia, arrivato a pochi minuti dal novantesimo, aveva illuso il pubblico stabiese di aver finalmente domato i blucerchiati. Ma la gioia è durata lo spazio di un sospiro: in pieno recupero, la squadra guidata da Foti ha trovato la zampata fatale del pareggio, gelando uno stadio che già pregustava i tre punti.

Un preoccupante trend casalingo

Il dato che allarma l’ambiente non è tanto il singolo pareggio contro una squadra blasonata come la Sampdoria, quanto la spietata ripetitività degli eventi. La Juve Stabia sembra aver smarrito la lucidità e la capacità di gestire il vantaggio nei momenti cruciali. Il “Menti” sta diventando il palcoscenico di blackout incomprensibili:

  • Juve Stabia – Padova 3-3: Due gol di vantaggio sprecati clamorosamente negli ultimi minuti.

  • Juve Stabia – Pescara 2-2: Altra rimonta subita a ridosso del triplice fischio.

  • Juve Stabia – Sampdoria 1-1: Il gol del pari incassato in pieno recupero.

La matematica è impietosa: sono ben 6 i punti persi negli ultimi giri di orologio nelle recenti uscite casalinghe. Una dote pesantissima che avrebbe proiettato le “Vespe” in una posizione di classifica ben più nobile e serena.

Manca il “cinismo difensivo”

Ora, la palla passa all’allenatore, che dovrà lavorare duramente, soprattutto sulla tenuta mentale dei suoi ragazzi. La base di partenza c’è: la proposta di gioco resta valida e la squadra ha dimostrato di poter pungere anche le grandi di questo campionato.

Tuttavia, i veri punti deboli emergono quando la pressione sale. Alla Juve Stabia manca oggi quel “cinismo difensivo” fondamentale per sporcare la partita, spezzare il ritmo avversario e gestire il possesso con malizia quando il cronometro corre veloce verso il novantesimo.

La classifica del campionato resta corta e lascia margine di manovra, ma per evitare che il “Menti” diventi terra di conquista nel finale, serve un cambio di rotta immediato. Domenica sarà in programma un nuovo test verità: i gialloblù dovranno dimostrare di aver assimilato una volta per tutte la lezione. Perché nel calcio, come insegna la spietata cronaca recente, non è mai finita finché l’arbitro non fischia tre volte.

Juve Stabia – Sampdoria (1-1): Il podio e il contropodio gialloblù

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Ennesima beffa casalinga per la Juve Stabia che trova all’ultimo respiro il vantaggio sulla Sampdoria con Correia, lasciandosi però riprendere al terzo minuto di recupero da Di Pardo.

PODIO

Medaglia d’oro: ad Omar Correia, che anche debilitato è l’Elastic Man del centrocampo gialloblu. Un solo allenamento con la squadra nell’ultima settimana non impedisce al francese di garantire corse, contrasti e strappi; sia quando c’è da spingere che quando c’è da sradicare palla ai doriani, il 29 è in prima linea, con le sue lunghe leve che gli consentono di arrivare ovunque. Il colpo di testa del vantaggio colpisce per lo stacco con cui Correia sale altissimo, non quanto avrebbe voluto essere la Juve Stabia al triplice fischio.

Medaglia d’argento: a Salim Diakitè, già a proprio agio nel ruolo di leader carismatico. Pu abituati all’eleganza di Ruggero, i tifosi hanno imparato rapidamente ad apprezzare lo stile di Diakitè, diverso da quello del predecessore ma altrettanto efficace. “Pesante” nei movimenti e senza badare allo stile, il 46 travolge i blucerchiati che attaccano dalla sua parte senza incappare in falli o giocate rischiose. Mostra, sorprendentemente, una condizione atletica già apprezzabile, confermata dalle due gare complete giocate a pochi giorni di distanza.

Medaglia di bronzo: a Nicola Mosti, ormai mezz’ala di consumata esperienza. Il 98 è diventato il più universale dei centrocampisti stabiese, divenendo efficace in tutte le posizioni della mediana. Dispensa bene palla e attacca la profondità per essere pericoloso sia in solitaria che duettando con i compagni. Offre nel primo tempo la palla buona a Carissoni, impattato al centro dell’area. La sua uscita dal campa abbassa il tasso dinamico della squadra.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: ad Alessio Cacciamani, solo per lo svarione difensivo finale. Come con il Modena, l’inesperienza difensiva del 77 è un fattore che non aiuta le vespe. Sua infatti l’indecisione che consente a Di Pardo di insaccare in libertà. Probabilmente, dopo il vantaggio di Correia, almeno un cambio di aiuto alla difesa nel concitato finale (6 minuti) avrebbe potuto rovinare i piani di rimonta della Sampdoria.

Medaglia d’argento: a Fabio Maistro, che entra in campo “in pantofole”. Ingresso sotto tono e quasi svogliato per il 37, pigro nel prendere l’iniziativa ed impreciso anche nei fondamentali. Per lui mezz’ora non sfruttata al meglio nonostante il momento della gara da vivere a marce ingranate.

Medaglia di bronzo: a Giuseppe Leone, che non trova i corridoi giusti. Con la Sampdoria interamente dietro la linea della palla, il regista vede occupate quasi tutte le linee di passaggio, riuscendo solo a smistare l’ordinaria amministrazione senza accendere la lampadina. Ha l’occasione per tentare il tiro da fuori ma gli manca il guizzo.

A tu per tu con Beppe Gabbiani

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Beppe Gabbiani ha parlato in esclusiva ai microfoni di Carlo Ametrano. Ecco le sue parole.

Beppe, manca poco all’inizio della Formula 1. Quali sono le tue sensazioni?

“Dopo tutti questi test, qualcosa è emerso. Tutti dicono che i team si coprono, poi c’è il problema di questi nuovi regolamenti che hanno un po’ sballottato tutti i team. E’ tutto basato sul green. Avremo delle gare un po’ anomale all’inizio. Sarà una gara accentrata più sulla gestione che sulla guida, anche se è normale che la guida avrà sempre la sua importanza”.

Tutto cambiato, la Ferrari e Hamilton potrebbero fare qualcosa?

“Quando correvo in inverno, se andavi forte andavi forte. Non è vero che i team non si scoprono. I parziali sono visibili da tutti. Penso che tutti i team hanno provato a fare il tempo che devono fare. Ferrari va molto bene. Leclerc e Hamilton partiranno tra i favoriti”.

Poi c’è la Mercedes…

“Non so se si stia nascondendo, di sicuro va forte. Poi va capito questa cosa riguardante il rapporto di compressione. Se dovesse avere davvero questo vantaggio è chiaro che non sarà facile per gli altri”.

Che ci dici sulla Cadillac?

“Cadillac si prepara al primo anno di F1. Ci vorrà un po’ di rodaggio, lo abbiamo visto anche nel passato con gli altri team”.

Ti invitiamo al Senna Day di Carlo Ametrano il prossimo 30 aprile.

“Grazie mille per l’invito”.

Juve Stabia – Sampdoria (1-1): Le pagelle dei gialloblù

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C’è un confine sottile tra l’estasi e l’amarezza, e la Juve Stabia sembra averne fatto il proprio habitat naturale in questa stagione. Al “Menti” va in scena l’ennesimo capitolo di un film già visto: una gara di sacrificio, cuore e tattica che si trasforma in una doccia gelata proprio quando i tre punti sembravano ormai in cassaforte.

La rete di Correia all’89’ aveva fatto esplodere lo stadio, regalando il sogno di una vittoria di prestigio contro una grande come la Sampdoria. Ma la gioia delle Vespe è durata lo spazio di un respiro. In pieno recupero, la zampata di Di Pardo ha ristabilito l’equilibrio, punendo una disattenzione fatale che condanna i gialloblù all’ennesimo 1-1 stagionale.

È una beffa atroce che riapre il dibattito sulla gestione dei minuti finali: troppi punti pesanti sono stati gettati al vento in questo campionato, mancanze che pesano come macigni sulla classifica e sul morale di un gruppo che raccoglie sistematicamente meno di quanto semini.

Di seguito, il giudizio dettagliato e i voti ai protagonisti del match:

BOER 6: I calciatori doriani gli regalano una serata tranquilla , incolpevole per il goal subito .

DALLE MURA 7: Riconfermato a sinistra non fa rimpiangere Bellich, gioca semplice e senza fronzoli , dalle sue parti difficile passare.

GIORGINI 6,5: Gioca una partita con il piglio da leader, macchia la sua prestazione con un errore, al quale stesso lui rimedia, in un’uscita dal basso.

DIAKITÉ 6,5: Seconda partita da titolare, da solidità alla difesa , decisivo e accorto nelle marcature, prestazione solida.

CARISSONI 6: Buona la fase difensiva rispetto a quella offensiva, ottimo il cross che porta al goal di Correia. In occasione del gol del pareggio della Sampdoria non va a chiudere su Cicconi che crossa per Di Pardo

MOSTI 6,5: Anche oggi fa un lavoro di presssing e ripartenza, forse sostituito per un problema fisico. Dal 59’ MAISTRO 5,5: con la sua tecnica entra per aprire la difesa avversaria con il suo gioco di palla a terra, si rende pericolo solo sui calci da fermo.

LEONE 6,5: Avendo le linee strette deve fare un lavoro di filtro , detta i tempi della manovra tra le linee , ma poche volte va in verticale.

CORREIA 6,5: Inizia in modo timido e distratto, sbagliando facili appoggi, esce alla distanza con maggior dinamismo, straripante nell’azione del goal.

CACCIAMANI 5,5: Partita senza infamie e senza lodi, qualche spunto offensivo ma ormai gli viene sempre riservata una marcatura più attenta, si perde l’avversario sul goal del pareggio.

GABRIELLONI 6,5: Oggi è la miglior partita, gli è mancato solo il goal che ha cercato con voglia e determinazione, ad inizio partita toccato duro varie volte che non gli hanno condizionato la prestazione. Dal 79’ OKORO S.v.

BURNETE 6: Il suo dinamismo serve al compagno di reparto per trovare più spazio, negli ultimi metri gli manca lo spunto decisivo. Dal 59’ PIEROBON 5,5: Non entra subito in partita, sbaglia facili appoggi utile in alcuni raddoppi.

ABATE 6: Inizia con il 3-5-2 linee strette e tanto pressing che aiutano la fase difensiva penalizzando quella offensiva poche le occasioni da goal create. Passando al 3-5-1-1 la squadra ha mantenuto il pallino del gioco cercando con insistenza la via del goal che arriva all’89’ dopo la solita manovra di squadra, concede agli avversari una sola occasione al 93’ che viene sfruttata al meglio, forse si doveva spezzare il gioco con un’altra sostituzione ma quest’alternativa poteva compromettere l’equilibrio del gioco.
I numeri della partita contano il 63% di possesso palla, 15 tiri in porta a 5, ma il risultato finale non è veritiero, si meritava di più .

Juve Stabia – Sampdoria, Correia: “Felice per la rete che dedico al Mister, ma troppi punti persi per strada”

Il prato del Menti si è trasformato ancora una volta nel teatro di una gioia strozzata in gola, dove l’illusione di una vittoria fondamentale è svanita proprio sul più bello. Il gol di Omar Correia al minuto 89 sembrava aver finalmente spezzato l’equilibrio contro una Sampdoria coriacea, ma la rete di Di Pardo in pieno recupero ha gelato l’entusiasmo delle Vespe, confermando quel trend pericoloso di punti pesanti lasciati per strada negli istanti finali. Nonostante l’amarezza per l’ennesima beffa di questo campionato, il centrocampista si è presentato in sala stampa con la consapevolezza di chi sa che la strada è quella giusta, pur ammettendo che certi cali di tensione si pagano a caro prezzo.

Analizzando a caldo l’andamento del match, Correia non ha nascosto il rammarico per il risultato finale, pur elogiando l’atteggiamento della squadra. Il calciatore ha infatti dichiarato che la compagine gialloblù ha fornito un’ottima prestazione e che è un vero peccato per il gol subito, aggiungendo poi che il gruppo ha già parlato con il mister e si sente carico per la prossima sfida. Non è mancato un commento di stima verso gli avversari di giornata, definiti una squadra forte che ha giocato bene, sottolineando però come la Juve Stabia abbia interpretato la partita esattamente come doveva fare, rendendo ancora più difficile da digerire il pareggio incassato a pochi secondi dal termine.

Il tema della gestione dei finali di gara resta però il tasto dolente di questa stagione, un aspetto su cui lo stesso Correia ha voluto porre l’accento con grande onestà intellettuale. Il centrocampista ha ammesso che la squadra ha sicuramente perso qualche punto finora e che per questo motivo è necessario imparare a stare concentrati fino alla fine. È una questione di maturità tattica e mentale che separa una buona stagione da una stagione da protagonisti, specialmente in un torneo dove ogni minima distrazione viene punita senza pietà dai singoli di qualità presenti nelle rose avversarie.

Oltre all’analisi collettiva, c’è stato spazio anche per le emozioni personali legate a una marcatura che sarebbe potuta essere decisiva. Omar si è detto felice per il gol, ma ha ribadito che l’obiettivo primario era vincere e portare a casa i tre punti, scegliendo di dedicare la gioia personale al proprio allenatore. Parlando del suo ruolo nello scacchiere tattico, ha lodato la forza di un gruppo definito straordinario, mettendosi a completa disposizione del tecnico per ogni necessità, pur non nascondendo la sua predilezione per la posizione di mezzala qualora potesse scegliere liberamente la zolla di campo da occupare.

In chiusura, lo sguardo si è allargato alla complessità generale del campionato cadetto, una giungla dove la classifica spesso non rispecchia i valori tecnici assoluti visti sul rettangolo verde. Secondo il calciatore, la Serie B si sta confermando un torneo molto difficile in cui anche le squadre che lottano per la salvezza dispongono di elementi di grande valore. Proprio per questa ragione, il centrocampista ha concluso ricordando che ogni partita richiede di dare il 100% per fare bene, un mantra che la Juve Stabia dovrà fare proprio per evitare che le prossime sfide si chiudano con lo stesso sapore agrodolce di questo pareggio contro i blucerchiati.

Juve Stabia – Sampdoria, Abate: Orgoglioso dei ragazzi. Ora inizia un nuovo campionato, saranno gare sporche

Il prato del Menti restituisce un verdetto che sa di occasione persa, un copione già visto che condanna la Juve Stabia a un pareggio amaro contro la Sampdoria. Il vantaggio firmato da Correia all’89° minuto sembrava aver finalmente spezzato l’incantesimo, ma la risposta di Di Pardo in pieno recupero ha gelato l’entusiasmo delle Vespe, confermando una tendenza pericolosa in questo finale di stagione. Nonostante i punti lasciati per strada, Mister Ignazio Abate si è presentato in sala stampa con un atteggiamento lucido e protettivo verso il suo gruppo, cercando di guardare oltre il risultato immediato per analizzare la crescita complessiva della squadra.

Un’analisi lucida tra rammarico e tattica

Il tecnico non ha nascosto l’amarezza che regna nello spogliatoio, sottolineando come la prestazione avrebbe meritato una sorte diversa. Abate ha evidenziato che “il morale è di ragazzi dispiaciuti, perché erano vicini ai 3 punti”, spiegando come la rete subita sia arrivata in un momento di totale confusione tattica tipico dei finali concitati. Secondo l’allenatore, la squadra ha subito gol in una fase in cui gli schemi saltano, nonostante la propria area fosse densamente popolata e i giocatori ben posizionati. La soddisfazione per la prova resta però alta, poiché la Juve Stabia ha dimostrato coraggio nel difendere e capacità nel creare, riempiendo l’area con molta più convinzione rispetto alle uscite precedenti.

Il miglioramento rispetto alla recente sfida contro l’Avellino è stato uno dei punti fermi dell’analisi di Abate. Il mister ha lodato la capacità dei suoi di “mordere in avanti coprendo la palla nel momento giusto”, sottolineando come nel secondo tempo la squadra sia stata capace di sfruttare meglio il campo aperto e di crossare con maggiore frequenza, manovra che ha poi portato al momentaneo vantaggio. In questo contesto, una nota di merito è andata a Gabrielloni, autore di una gara di grande sacrificio su un terreno sintetico non semplice, riuscendo a muoversi bene e a tenere botta fisicamente fino all’ultimo quarto d’ora della sua seconda partita ravvicinata.

La realtà di una neopromossa: budget e gioventù

Abate ha voluto riportare l’attenzione sulla dimensione reale del progetto Juve Stabia, invitando l’ambiente a non lasciarsi trascinare eccessivamente dai rimpianti per la classifica. Il tecnico ha ricordato che mancano dieci partite alla fine e che ora inizia una sorta di nuovo campionato dove ogni pallone peserà il doppio. “Non dobbiamo sempre sottolineare i punti persi”, ha ammonito il mister, aggiungendo con onestà che, pur essendo orgoglioso della posizione attuale, la squadra deve migliorare in alcuni aspetti poiché non era stata costruita per stare stabilmente ai vertici della classifica.

La difesa dell’operato della società e del gruppo è stata ferma: Abate ha ricordato che la Juve Stabia è una delle squadre più giovani del torneo, gestita con uno dei budget più bassi, e che certi limiti di esperienza sono fisiologici. Nonostante questo, i numeri della partita contro i blucerchiati parlano chiaro: “Vedere una Samp che in 95 minuti arriva solo 6 volte in area, per me resta qualcosa di importante e positivo”. Questo dato rafforza la convinzione che la strada intrapresa sia quella corretta, supportata da una città che sta rispondendo con calore vedendo l’attaccamento viscerale dei ragazzi alla maglia.

Verso il finale di stagione: un nuovo inizio

Guardando al futuro prossimo, l’obiettivo è chiaro: chiudere definitivamente il discorso salvezza e difendere con le unghie e con i denti il piazzamento attuale. Abate ha chiesto ai suoi di recuperare energie e infortuni, ma soprattutto di mantenere una mentalità positiva nonostante la sfortuna dell’ultimo periodo. Il tecnico ha chiuso il suo intervento citando il suo storico presidente (Berlusconi) con una massima che deve fungere da guida per lo sprint finale: “Nessun vincente ha mai vinto pensando di perdere”.

La rabbia per il pareggio subito allo scadere deve trasformarsi in benzina per le prossime sfide, perché nelle “sabbie mobili” della classifica ogni avversario lotterà disperatamente. Per Abate, il bicchiere resta mezzo pieno, convinto che il sudore e il sacrificio mostrati finora siano la garanzia migliore per affrontare le ultime battaglie. La strada è tracciata, e la Juve Stabia non ha intenzione di mollare proprio ora che il traguardo è in vista.

Elicottero precipitato a Benevento, un morto e un ferito grave

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Una persona è morta e un’altra è rimasta gravemente ferita questo pomeriggio in un incidente che ha coinvolto un elicottero ultraleggero. Il velivolo è precipitato a Benevento, in contrada Olivola, presso l’Aeroclub “Gabireli”. A bordo dell’elicottero, secondo quanto si apprende, erano presenti due persone. Il pilota del velivolo è ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale San Pio di Benevento, mentre una seconda persona è deceduta sul colpo nel terribile schianto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale del 118, che ha trasferito il ferito in ospedale, mentre gli agenti della Polizia Scientifica stanno effettuando i primi accertamenti e i rilievi del caso. Al momento non si conoscono le cause del grave incidente, ma molto probabilmente si tratta di un guasto tecnico.

Fonte AdnKronos

morto anche il pilota 68enne

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E’ morto nella notte Venanzio Rapolla, 68 anni, colonnello dell’Aeronautica in pensione, che era alla guida dell’elicottero ultraleggero precipitato a Benevento due giorni fa. Era rimasto gravemente ferito. Insieme a lui viaggiava l’imprenditore Pasquale Esposito, 76 anni di Airola, morto sul colpo. Venanzio Rapolla era il presidente dell’Aeroclub di Benevento, esperto pilota ed istruttore con oltre 10mila ore di volo. Rimasto gravemente ferito, dopo il ricovero all’ospedale San Pio di Benevento, era stato trasferito in condizioni disperate al Cardarelli di Napoli, dove è deceduto nella notte. Sul grave incidente, la Procura di Benevento ha aperto un’inchiesta, anche se l’ipotesi più accreditata sembra portare ad un guasto tecnico del velivolo.

Fonte AdnKronos

Capodimonte, San Francesco di Colantonio rientra dopo restauro

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Il rientro dopo il restauro del ‘San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani’ (1444 – 1450) di Colantonio, apre simbolicamente le iniziative che il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli nel 2026 dedica agli 800 anni dalla morte del Santo Patrono d’Italia la cui iconografia è presente in molte opere delle collezioni.

“La domenica ad ingresso gratuito del 1 febbraio potrà essere quindi l’occasione per i visitatori di ammirare nel rinnovato splendore la tavola del pittore napoletano protagonista del Rinascimento meridionale ma anche il nuovo allestimento di dipinti e sculture delle collezioni settecentesca, a lungo non visibili”, invita il direttore di Capodimonte Eike Schmidt. Al secondo piano in sala 61 (in dialogo con la sala 62 detta dei Capolavori, da Caravaggio a Parmigianino a Warhol) esposte opere di Francesco Solimena (Enea e Didone), Francesco De Mura (‘Imeneo che toglie il velo alla Pudicizia’), Giuseppe Sanmartino (‘Lotta di amorini’) e Sebastiano Ricci (‘Assunzione della Maddalena’).

Capodimonte riunisce così nella sala 67 del secondo piano, tutta dedicata a Colantonio, le opere del polittico della Chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli, il più antico luogo francescano della città. L’imponente pala (probabilmente commissionata da Alfonso il Magnanimo e originariamente posta nella tribuna centrale) era infatti composta dal ‘San Girolamo nel suo studio’ (al quale era intitolato l’altare) e dal San Francesco, (150×185 cm, restaurato nell’ambito del programma Restituzioni di Intesa San Paolo) circondati da dieci ‘beatini francescani’ di cui due, Morico e Leone, sono entrati recentemente nelle collezioni di Capodimonte grazie ad un acquisto del Mic – Direzione generale architettura, belle arti e paesaggio. Al loro arrivo nel dicembre del 2024 il San Francesco non era nelle sale espositive ma nei laboratori del Museo di Capodimonte per restauro. Colantonio (attivo in città dal 1440 al 1460 circa), maestro di Antonello da Messina, si formò al gusto della pittura fiamminga grazie al re Renato d’Angiò, che aveva forse conosciuto i grandi nordici van Eyck e van der Weyden anche loro provenienti dalle Fiandre o dalla Provenza. I dipinti del grande retablo a due livelli per San Lorenzo impegnarono a lungo Colantonio.

Con lo smembramento del polittico intorno al 1639, il dipinto di San Girolamo venne trasferito nella sacrestia di San Lorenzo mentre il San Francesco fu utilizzato come pala d’altare per il barocco Cappellone, nel transetto destro della chiesa. Nel periodo napoleonico, con la soppressione degli ordini monastici, il San Girolamo fu musealizzato (1808), raggiunto solo nel 1922 dal San Francesco, inventariato nel 1930 nelle collezioni dell’allora Museo Nazionale, poi entrambi trasferiti a Capodimonte nel 1957. Le piccole tavole con i beati francescani avevano preso intanto la via del collezionismo. Le restanti otto identificate dagli studiosi sono infatti oggi proprietà di privati in Italia e Usa.

San Francesco 800 a Capodimonte – In occasione delle celebrazioni 2026 per gli 800 anni dalla morte di San Francesco con il ripristino della festività nazionale del 4 ottobre, il Museo e Real Bosco di Capodimonte attiverà dal prossimo autunno visite guidate tematiche e inclusive all’interno di percorsi nelle sue collezioni comprendenti opere di Colantonio, Battistello Caracciolo, Nicolò di Tommaso, Mazzola Bedoli, Rodriguez e molti altri. Non mancherà il racconto, attraverso celebri dipinti, di personaggi storici come il frate e matematico Luca Paciolli (Jacopo De Barbari) e Ludovico di Tolosa (Simone Martini) che rinunciò al regno angioino divenendo Santo.

Fonte AdnKronos

Bimbo morto dopo trapianto a Napoli, l’esposto della famiglia e la lettera del Monaldi: le ultime news

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Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, annuncia di aver presentato un esposto “ai consigli dell’Ordine dei Medici di Cosenza e Benevento solo per il dottor Oppido e per la dottoressa Farina che verte sulla mancata comunicazione dell’esito negativo del trapianto ai pazienti“. “Ci aspettiamo che i consigli dell’ordine e anche il Consiglio nazionale con il presidente Anelli prendano posizione, perché al di là di quello che sarà l’esito delle indagini il fatto che non sia stata data comunicazione dell’esito ai genitori credo sia un fatto abbastanza certo a oggi e che vada sanzionato disciplinarmente” aggiunge il legale nel giorno dei funerali del bambino.

L’avvocato: “Valutare lesioni da cuore durante l’espianto”

“Siamo contenti che non sia stata riscontrata una lesione in fase di espianto perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico e poi erano un po’ ambigue le dichiarazioni rese dagli austriaci in merito” aggiunte il legale. “Quello che ora dovrà essere valutato a livello microscopico sono le lesioni da congelamento ed eventuali lesioni riportate dall’organo in seguito alla congestione che ha avuto durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne, ma questo lo diranno gli anatomopatologi che con tanta forza la difesa ieri ha cercato e ottenuto di far nominare all’interno del collegio di parte in quanto la difesa degli indagati ha cercato di estromettere il dottor Iacobelli dall’alveo del collegio difensivo”. “Ci ha pensato però lo stesso medico legale del gip. Dopo che il gip aveva rigettato la nomina da parte della difesa di Iacobelli è stato lui stesso a chiedere in udienza l’ausilio di un anatomopatologo e quindi darci la possibilità di nominare anche noi un anatomopatologo. Gli esami degli anatomopatologi saranno fondamentali all’interno di questo incidente probatorio, perché loro vanno studiare al microscopio le lesioni sui tessuti dovute ai traumi”.

La lettera dello staff del Monaldi

E’ stato lo stesso avvocato della famiglia a leggere una lettera, datata 27 gennaio, firmata dal personale infermieristico, Oss e tecnico della sala operatoria e diretta a tutti i vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli, a cui afferisce il Monaldi di Napoli, a partire dalla direttrice generale, Anna Iervolino, per “sottoporre una situazione di estrema gravità che, da tempo, sta compromettendo in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori, nonché la sicurezza dell’assistenza, erogata ai pazienti”. Nella lettera i professionisti del Monaldi “palesano la situazione, creata dal dottor Oppido”, dice il legale, citando brani della missiva, in cui “si parla di una ‘sfiducia reciproca: la gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra gli infermieri, Oss e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il dottor Guido Oppido. Le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall’intera équipe'”.

“Il personale segnala comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal Dott. Guido Oppido, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, atteggiamenti intimidatori tali da inibire la comunicazione in équipe, reazioni ostili e aggressive anche in contesti formali di confronto (come avvenuto, ad esempio, durante l’incontro del 24 novembre 2025), mancato ascolto e considerazione”, prosegue la lettera. “Tali comportamenti avvengono prevalentemente in sala operatoria e si ripetono con una frequenza tale da configurare un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca all’interno dell’équipe multiprofessionale – concludono nella lettera – . Gli effetti sul personale sono significativi: si osservano ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione durante le attività correlati a pressione emotiva, stress e diffuso stato di burnout. L’intera équipe ha considerato, in maniera congiunta, la possibilità di trasferimento”.

Fonte AdnKronos

Juve Stabia – Sampdoria: 1-1 (89′ Correia, 93′ Di Pardo)

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Buonasera amici ed amiche appassionati di calcio, l‘entusiasmo allo stadio Romeo Menti è già alle stelle, prepariamoci dunque a vivere insieme la diretta testuale di Juve Stabia – Sampdoria, sfida clou della giornata n.28 (nona di ritorno) del campionato di Serie BKT 2025-2026.

Il contesto del match

Sotto le luci del Menti, dove l’erba sintetica e il calore dei tifosi rendono ogni partita una battaglia di nervi e polmoni, si incrociano due percorsi diametralmente opposti.

  • Le Vespe di Ignazio Abate: La Juve Stabia sta volando alto. Settima in classifica con 39 punti, la squadra gialloblù sogna i playoff e vuole vendicare la sconfitta di misura (1-0) subita a Marassi nel girone d’andata a causa di un rigore contestatissimo. Pungere e chiudersi: questa sarà la missione dei padroni di casa che sono alle prese ancora con un’infermeria piena di calciatori e che limiterà il mister nelle scelte iniziali e nelle rotazioni nell’arco dei 90 minuti.

  • I Blucerchiati di Gregucci: Per la Sampdoria è una stagione di sofferenza e ricostruzione. Ferma a 29 punti e invischiata nella zona calda della classifica (distante ora solo 2 punti), la squadra ligure arriva a Castellammare con l’obbligo di fare punti per allontanare lo spettro dei playout e onorare una maglia che, in questa categoria, pesa sempre più delle altre.

Cosa aspettarsi

Il turno infrasettimanale aggiunge quel pizzico di imprevedibilità tipico della “Serie B delle meraviglie”: rotazioni tattiche, stanchezza che affiora e punti che, a questo punto della stagione, valgono il doppio. Il direttore di gara sarà il signor Collu di Cagliari, chiamato a gestire un match che si preannuncia elettrico dal primo al novantesimo.

Restate sintonizzati: tra poco le formazioni ufficiali e il racconto azione dopo azione di questa notte di grande calcio.

TABELLINO

Juve Stabia (3-5-2): Boer; Diakitè, Giorgini, Dalle Mura; Carissoni, Correia, Leone, Mosti (59′ Maistro) Cacciamani; Gabrielloni (78′ Okoro), Burnete (59′ Pierobon).

A disposizione: Signorini, Vetrò, Ricciardi, Kassama, Mannini, Ciammaglichella, Torrasi, Dos Santos.

All.: Ignazio Abate.

Sampdoria (3-4-2-1): Martinelli; Palma, Abildgaard, Viti (90′ Soleri); Di Pardo, Conti (90′ Barak), Esposito (76′ Ricci), Giordano (64′ Cicconi); Begic, Cherubini (90′ Pafundi); Brunori.

A disposizione: Ghidotti, Coucke, Riccio, Depaoli, Ferrari, Casalino.

All.: Salvatore Foti

Direttore di gara: Sig. Giuseppe Collu della sezione AIA di Cagliari

1° Assistente Sig. Vito MASTRODONATO della sezione AIA di Molfetta

2° Assistente Sig. Marco EMMANUELE della sezione AIA di Pisa

Quarto uomo Sig. Andrea CALZAVARA della sezione AIA di Varese

VAR Sig. Daniele PATERNA della sezione AIA di Teramo

AVAR  Sig. Daniele RUTELLA della sezione AIA di Enna

Marcatori: 89′ Correia, 93′ Di Pardo

Angoli: 9 – 3

Ammoniti: 58′ Martinelli (S)

Espulsi: 86′ Lovisa (JS)

Recupero: 2 min p.t. – 6 min s.t.

Note: Terreno in erba artificiale. Circa 60 i tifosi provenienti da Genova. Prima della partita consegnata una maglietta speciale a Leone per le 100 presenze in maglia gialloblù.

PRIMO TEMPO

13′ Sampdoria pericolosa: Punizione battuta da Salvatore Esposito, palla a Cherubini che gira di prima intenzione al centro dell’area e per poco non sorprende Boer sul secondo palo

38′ Juve Stabia pericolosa: Gabrielloni serve Mosti che la mette in mezzo con una magia, la palla deviata arriva a Carissoni che da ottima posizione ma pressato non riesce ad indirizzare la palla nello specchio della porta.

44′ Juve Stabia pericolosa: Gabrielloni recupera palla a centrocampo e si invola sulla trequarti, tiro dalla distanza che impegna Martinelli alla deviazione in angolo.

Il direttore di gara concede 2 minuti di recupero.

Il primo tempo finisce in parità con le due squadre apparse stanche per il turno infrasettimanale. Sampdoria che ha badato di più a controllare la Juve Stabia e soprattutto ha pensato a giocare dai primi minuti con il cronometro per far passare il tempo.

SECONDO TEMPO

47′ Bella azione della Juve Stabia: Cacciamani serve Burnete in area, scarico su Correia che da fuori calcia alto.

51′ Cross di Carissoni per Gabrielloni che di testa si avvita con la palla che esce di poco alto alla destra di Martinelli

58′ Ammonito Martinelli per perdita di tempo

59′ La Juve Stabia sostituisce Burnete con Pierobon e Mosti con Maistro

64′ La Sampdoria sostituisce Giordano con Cicconi

76′ La Sampdoria sostituisce Esposito con Ricci

78′ Nella Juve Stabia esce Gabrielloni ed entra Okoro

86′ Brutto episodio di antisportività da parte della Sampdoria: Conti resta a terra la Juve Stabia si ferma ma Brunori prende palla e se ne va in contropiede a questo punto interviene il direttore di gara che ferma tutto. Proteste in campo a farne le spese è Lovisa che viene espulso

89′ JUVE STABIA IN VANTAGGIO: Carissoni dalla destra crossa per Correia che di testa infila Martinelli per la gioia del pubblico di casa.

90′ Nella Sampdoria entrano Barak, Pafundi e Soleri escono Conti, Cherubini e Viti

Il direttore di gara concede 6 minuti di recupero

93′ Pareggio della Sampdoria: Cross di Cicconi dalla sinistra, Cacciamani non riesce ad intervenire e Di Pardo di testa la deposita in rete.

Finisce con un pareggio amaro per la Juve Stabia che accarezza l’idea di portare a casa 3 punti ma poi deve arrendersi all’ennesima disattenzione difensiva in pieno recupero. Sono troppe le volte che viene buttato all’area un risultato quasi acquisito e con la difesa schierata.

Il Ritorno della Barchiglia: a Castellammare rinasce il dolce amato dai Re

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Ha la forma di una piccola imbarcazione, ma il suo carico è fatto di storia, zucchero e profumi mediterranei. A Castellammare di Stabia rinasce ufficialmente la ricetta della Barchiglia (o “Varchiglia”), un tesoro dell’arte dolciaria ottocentesca che sembrava destinato all’oblio e che oggi torna a deliziare i palati contemporanei.

L’attesa presentazione della prelibatezza si terrà oggi 4 Marzo 2026 ore 17:30 presso il ristorante “Francesco e co”, trasformando un pomeriggio di degustazione in un vero e proprio viaggio nel tempo.

Un Connubio tra Storia e Creatività

La rinascita di questo dolce non è frutto del caso, ma dell’incontro tra due eccellenze del territorio:

  • Rosanna Fienga: Chef, scrittrice e anima di progetti solidali come la “Spesa sospesa” e i pacchi di “Chefmania”.

  • Giuseppe Plaitano: Storico e Presidente dell’Archivio Plaitano, istituzione riconosciuta dal Ministero della Cultura come scrigno di inestimabile valore.

Mentre Plaitano scavava tra antichi documenti e recuperava le storiche “formine” di metallo, la Chef Fienga ha messo la sua arte al servizio della memoria, restituendo sostanza e sapore a una ricetta che finora era rimasta chiusa nelle pieghe del passato.

Dalle Mani delle Monache alla Tavola di Ferdinando IV

La Barchiglia non era un dolce qualunque. Nel 1800 era apprezzata al pari delle celebri gallette di Castellammare. Di lei si trova traccia persino nelle lettere che Ferdinando IV scriveva alla sua seconda moglie, a testimonianza di quanto questo scrigno di pasta frolla fosse amato nei circoli aristocratici e reali.

Originariamente, erano le sapienti mani delle monache — dedite alla preghiera quanto alla cucina — a modellare queste “barchette”. Opere d’arte delicate e saporite che oggi, dopo una lunga assenza, tornano a essere servite come dessert d’eccellenza nella storica location stabiese.

Le Voci dei Protagonisti

Entusiasta la chef Rosanna Fienga, che vede nella cucina un potente volano di rinascita:

“La Storia, anche in cucina, ci ricorda che le tradizioni meritano accoglienza e attenzione. Con la Barchiglia ritroviamo i sapori di un tempo lontano che dovrebbero farci tornare a sperare nel rilancio culturale ed economico del nostro territorio.”

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Plaitano, che sottolinea l’importanza di aver finalmente chiuso il cerchio:

“Fra documenti e antiche formine recuperate mancava solo il dolce… ed ecco che la nostra artista dei dolci ha ricreato la magia di un tempo antico in uno scrigno raffinato.”

Un Nuovo Futuro per un Gusto Antico

La Barchiglia si candida a diventare un nuovo simbolo della città delle acque, unendo la fragranza della frolla a un cuore morbido che profuma di mare e di tradizione. Un’iniziativa che dimostra come l’identità di un luogo passi inevitabilmente per la riscoperta delle sue eccellenze gastronomiche.

L’Arte del Sassofono incanta Roccarainola: Il Trionfo della Masterclass di Guerino Bellarosa

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Roccarainola si è tinta delle sfumature dorate del sassofono. Lo scorso 28 febbraio, la cornice storica del Museo Civico “Luigi D’Avanzo” ha ospitato un evento di altissimo profilo didattico e artistico: la Masterclass di Sassofono tenuta dal M° Guerino Bellarosa, concertista di fama internazionale e stimato docente nei Conservatori italiani.

L’iniziativa, che ha richiamato l’attenzione dei giovani talenti della regione, è stata promossa dall’Associazione Musiculturiamo, sotto l’attenta e appassionata direzione artistica del M° Luca Mozzillo.

Un Confronto a Tu per Tu con il Maestro

Non si è trattato della solita lezione collettiva, ma di un vero e proprio “corpo a corpo” musicale. Gli allievi effettivi selezionati — giunti da diverse province campane, inclusa una nutrita rappresentanza dalla città di Castellammare di Stabia — hanno avuto il privilegio di un confronto individuale di un’ora e mezza a testa.

In questo spazio dilatato, il Maestro Bellarosa ha saputo trasmettere:

  • Esperienza Mondiale: Il bagaglio tecnico di chi calca i palcoscenici internazionali.

  • Rigore Didattico: La precisione necessaria per dominare lo strumento di Adolphe Sax.

  • Ascolto Profondo: La capacità di “sentire” oltre la nota, cercando l’anima del suono.

Oltre la Tecnica: Valori e Convivialità

L’intensità dello studio non ha soffocato il lato umano dell’incontro. La giornata è stata scandita da momenti di passione e convivialità, trasformando l’impegno tecnico in una lezione di vita. La masterclass ha ribadito l’importanza di valori fondamentali per ogni musicista:

  1. Condivisione: La musica come linguaggio universale.

  2. Rispetto Reciproco: Il riconoscimento del percorso altrui.

  3. Valorizzazione delle Competenze: Far emergere l’unicità di ogni singolo esecutore.

Un Segnale per il Territorio

L’evento di Roccarainola è la prova tangibile che la Campania brulica di eccellenze musicali che attendono solo l’occasione giusta per brillare. Supportare lo studio degli strumenti a fiato, e del sassofono in particolare, significa investire nel capitale culturale della nostra regione.

La sinergia tra il Museo D’Avanzo, Musiculturiamo e il talento di Bellarosa ha dimostrato che quando la competenza incontra l’organizzazione, il risultato è una sinfonia perfetta.

Juve Stabia, estate 2023: Il reset perfetto che ha riscritto il destino del calcio a Castellammare di Stabia

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L’estate del 2023 resterà scolpita nella memoria dei tifosi gialloblù come una delle più calde, non solo per il termometro, ma per un fervore calcistico che mescolava sogno e programmazione. Era l’alba di una nuova era per la Juve Stabia del Presidente Andrea Langella, che dopo stagioni turbolente segnate da acquisti errati ed esoneri seriali, decideva di resettare tutto.

Le fondamenta del nuovo progetto avevano i volti di Guido Pagliuca, allenatore di temperamento e belle speranze, e del giovanissimo Direttore Sportivo Matteo Lovisa. Per molti, all’epoca, sembrava l’ennesima scommessa al buio. Per la storia sarebbe stato l’inizio di un capolavoro.

Il Tormentone: Fabio Quagliarella tra Sogno e Realtà

Quell’estate passò alla storia per un nome capace di far tremare i polsi a un’intera città: Fabio Quagliarella. Reduce dalla chiusura del suo leggendario capitolo con la Sampdoria, il figlio prediletto di Castellammare sembrava destinato a tornare a casa per l’ultimo ballo.

Nei bar di via Roma, sui social, sotto l’ombra dei platani, non si parlava d’altro: “È fatta, ha già firmato! No, è saltato tutto, non arriva più; Aspetta l’ultima chiamata dalla A…”

Il “Fanta-Quagliarella” era diventato un’ossessione collettiva, un desiderio mistico che superava persino l’interesse per il fantacalcio. Un regalo che la piazza sentiva di meritare, ma che restò, per la delusione di molti, un meraviglioso sogno di una notte di mezza estate.

La Costruzione del Miracolo: Candellone e il numero 27

Mentre la città inseguiva le tracce di Fabio, il DS Lovisa lavorava sottotraccia con una lucidità chirurgica. In attacco arrivò un altro profilo, meno mediatico ma fondamentale: Leonardo Candellone. Curiosamente, Candellone scelse proprio la maglia numero 27, quella che nell’immaginario collettivo apparteneva di diritto a Quagliarella.

La Juve Stabia di Pagliuca iniziò a macinare gioco, intensità e punti. Era una squadra bellissima da vedere, ma a cui mancava ancora il “killer instinct” definitivo per ammazzare il campionato. Il fantasma di Quagliarella aleggiava ancora: “Con lui davanti saremmo illegali”, si sentiva dire sugli spalti del Menti.

Da Re Fabio a Re Andrea: La Storia si compie

La verità è che il destino aveva in serbo un altro piano. A gennaio, in quella stagione folle e meravigliosa, arrivò il tassello mancante: Andrea Adorante. L’innesto dell’ex Triestina completò un tandem perfetto con Candellone.

Il resto è storia nota, una cavalcata trionfale che ha riportato la Juve Stabia in paradiso. Andrea Adorante venne incoronato nuovo “Re” del Menti a suon di gol pesantissimi; Leonardo Candellone si confermò il “Principe” del sacrificio e della tecnica e il progetto di Langella, Lovisa e Pagliuca si rivelò la scommessa più vincente degli ultimi decenni.

Un legame indissolubile

Ad oggi, sulla trattativa Quagliarella non esiste una verità assoluta, ma solo un mosaico di ipotesi e voci. Fabio resta un motivo di orgoglio infinito per Castellammare, un simbolo di eccellenza che non ha avuto bisogno di indossare la maglia gialloblù per essere amato dalla sua gente.

Chissà come sarebbe andata con lui in campo. Forse avremmo visto più rovesciate, o forse l’alchimia perfetta di quel gruppo sarebbe cambiata. Non è tempo di rimpianti, ma di ricordi dolci: quelli di un’annata in cui la Juve Stabia ha smesso di sognare i campioni del passato per iniziare a scrivere, con i suoi nuovi eroi, una pagina di storia indelebile.

Milano si prepara a tremare: The Art of Fighting 12 infiamma l’Allianz Cloud

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Il pugilato italiano torna a far battere il cuore degli appassionati con The Art of Fighting 12 (TAF 12), l’evento che promette colpi spettacolari, adrenalina pura e sfide mozzafiato. Sabato 7 marzo, l’Allianz Cloud di Milano si trasformerà in un’arena di fuoco, teatro di match equilibrati e dal pronostico incerto, con alcuni dei pugili più talentuosi e determinati del panorama nazionale pronti a dare spettacolo.

L’evento, che celebra quattro anni di intensa attività della promotion, ha già fatto registrare il tutto esaurito, con il pubblico in fibrillazione e il botteghino vicino al limite massimo. L’entusiasmo è palpabile, e l’aria è già elettrica di attesa per una serata che si preannuncia leggendaria.

Edoardo Germani, fondatore di TAF, conferma la carica:

«Vogliamo riportare il pugilato italiano al centro della scena. Creiamo match spettacolari, di qualità elevata, che attirino l’interesse mediatico e degli sponsor, e favoriscano la crescita dei nostri pugili. Atleti come Francesco Paparo sono la prova vivente che il talento italiano può brillare anche a livello europeo».

Il main event: Paparo sfida Gomez

Il clou della serata sarà il match tra Francesco Paparo (12-1-1) e lo spagnolo Juanfe Gomez (15-2-1), con in palio la cintura EBU Silver dei pesi super piuma, già titolo dell’Unione Europea. Un incontro che promette colpi potenti, tecnica sopraffina e momenti di pura tensione, visto che i due condividono avversari comuni, superati con percorsi opposti: Paparo prima del limite, Gomez ai punti. Per l’italiano, questa sfida è un crocevia di carriera, un vero trampolino verso palcoscenici europei e internazionali.

Co-main event da urlo: Mazzon contro Faraoni

Pochi giorni fa, un imprevisto ha ridisegnato il co-main event: Vincenzo Lizzi ha dovuto rinunciare per un’infezione virale. Ma la suspense non diminuisce: a prendere il suo posto sarà la sfida tra Christian Mazzon (14-5) e Francesco Faraoni (8-0), con in palio il titolo italiano dei pesi medi.

I due arrivano da vittorie impressionanti contro Francesco Rosso: Mazzon per K.O. spettacolare al terzo round, Faraoni ai punti con una performance tecnica e metodica. La loro sfida promette contrasti esplosivi, tra forza brutale e strategia chirurgica, in un incontro che potrebbe restare negli annali del pugilato italiano.

Altri incontri da cardiopalma

Prima del co-main event, occhi puntati su Paolo Bologna (12-0-2) contro Nicolas Esposito (20-1) nei superwelter: due cuori indomiti, stili diversi ma ugualmente esplosivi, pronti a regalare scambi elettrizzanti e momenti di pura adrenalina.

La serata partirà con il match tra Amefiam Paul (6-0) e Stiven Leonetti (13-5-1) nei mediomassimi, un combattimento che promette velocità, tecnica sopraffina e colpi da brivido fin dal primo round. Seguirà nei superwelter Cezar Ieseanu (9-0) e Yaya Kone (4-3 )

Con TAF 12, Milano non si prepara solo a un evento sportivo: si prepara a vivere una notte di pugilato intenso, spettacolare e indimenticabile, dove ogni pugno potrebbe riscrivere la carriera di un atleta e accendere la passione di migliaia di tifosi. Una vera celebrazione della forza, del coraggio e dell’arte del combattimento sul ring.

Francesco Cecoro

Biglietti disponibili qui : https://ticket.taftheartofighting.com/shop/biglietti

Juve Stabia – Sampdoria è una storia infinita di intrecci di storie e carriere di calciatori

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C’è un magnetismo particolare, quasi magico, che lega l’ombra del Monte Faito alla Lanterna di Genova. Se dici Sampdoria, a Castellammare di Stabia risponde l’eco di una tradizione che sta diventando una splendida abitudine. Non è solo calciomercato; è una questione di DNA, di “garra” campana e di quel talento purissimo che sembra fiorire meglio sotto il cielo di Bogliasco.

L’Eredità di Fabio Quagliarella: L’Icona Eterna

Tutto è iniziato, o meglio, si è consacrato con Fabio Quagliarella. Non un semplice calciatore, ma un’icona. Fabio ha portato a Genova l’eleganza del gol impossibile e la dignità del lavoro silenzioso. Con la maglia blucerchiata ha sfidato le leggi del tempo, diventando capocannoniere e trascinatore, lasciando in eredità una lezione di professionalità indimenticabile. Per lui, il calcio non è mai stato solo un gioco, ma una forma d’arte da esibire con il mare negli occhi e il rispetto nel cuore.

Il Fuoco degli Esposito: Sebastiano e Salvatore

Dopo Quagliarella, è stata la volta di Sebastiano Esposito (oggi al Cagliari). Arrivato in prestito, ha saputo infiammare Marassi con giocate di classe superiore e quella sfrontatezza tipica di chi è cresciuto tirando calci a un pallone nei vicoli di Castellammare. Il suo legame con la tifoseria è stato viscerale, confermando che il “sangue stabiese” si sposa a meraviglia con i colori della Samp.

Oggi, il testimone passa a Salvatore Esposito. Il cerchio si chiude (o forse si allarga ancora). Se Sebastiano è l’estro, Salvatore è la mente, il compasso del centrocampo. Il suo arrivo non è solo un rinforzo tecnico, ma la conferma di un trend:

  • Regina del Mercato: La Sampdoria è stata protagonista del calciomercato invernale.

  • Nuovi Inneschi: Con innesti del calibro di Brunori, i blucerchiati hanno nuovamente messo le ali.

  • La Sfida di Salvatore: Nonostante un problema fisico post-Spezia, Salvatore è pronto a riprendersi quella Serie A solo accarezzata insieme al fratello Francesco Pio (attualmente all’Inter).

Antonio Mirante: La Sicurezza tra i Pali

In questo racconto di mare e di calcio non può mancare Antonio Mirante. Il portiere, che ha recentemente chiuso la sua gloriosa carriera con la maglia del Milan, è un altro illustre figlio di Castellammare ad aver difeso i pali della Samp. Anche lui, con la sua esperienza e affidabilità, ha contribuito a tessere questo legame insolito ma affascinante tra la Campania e la parte blucerchiata di Marassi.

Una Tradizione che Guarda al Futuro

Quello tra Castellammare e la Sampdoria è un patto non scritto, fondato sul talento e sulla fame di vittoria. È la dimostrazione che certe radici sono fatte per viaggiare, trovando nel porto di Genova l’approdo ideale.

Precedenti: Juve Stabia-Sampdoria sono 2 in campionato a Castellammare

Dopo dieci mesi le vespe tornano a sfidare in campionato al Menti la Sampdoria

I precedenti tra Juve Stabia e Sampdoria sono due in campionato disputati a Castellammare ed entrambi in serie cadetta.

Nei due precedenti, le vespe non hanno mai battuto i blucerchiati, una sconfitta ed un pari.

Questi i dettagli dei due precedenti dagli anni duemila ai giorni nostri

– 2011 / 2012 – Campionato Nazionale di Serie Bwin

12 maggio 2012 – 19° giornata di ritorno: JUVE STABIA – SAMPDORIA 1 – 2 (arbitro Angelo Martino Giancola di Vasto) Antonio ZITO (JS), Munari (S) e Icardi (S).

– 2024 / 2025 – Campionato Nazionale di Serie BkT

13 maggio 2025 – 15° giornata di ritorno: JUVE STABIA – SAMPDORIA 0 – 0 (arbitro Andrea Colombo di Como).

I precedenti a Genova