Conferenza su Federico II al Circolo Nautico Stabia in occasione de La giornata Mondiale della Lingua Latina

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Organizzata dall’associazione Certamen Plinianum presso il Circolo Nautico Stabia, martedì 21 aprile, si è svolta l’interessante conferenza “Federico II La Crociata della Pace e la Convivenza di Culture e Religioni” del prof. Fulvio Delle Donne, che ha gettato nuova luce su aspetti poco noti di Federico II.

L’incontro presso il Circolo Nautico Stabia, introdotto dalla prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione Certamen Plinianum, e moderato dal Socio Leo Donnarumma, ha confermato come la sinergia tra associazioni culturali e mondo accademico possa trasformare la divulgazione storica in un evento di grande richiamo.

La conferenza, come ha sottolineato la prof.ssa Carmen Matarazzo, rientra nei Percorsi degli Anniversari, perché celebra gli Ottocento anni dalla fondazione dell’Università “Federico II” di Napoli, ma si inserisce anche nelle celebrazioni per La Giornata Mondiale della Lingua Latina, che quest’anno ha avuto come tema “Il Latino, lingua della pace e del diritto”.

Leo Donnarumma, socio di “Certamen Plinianum” e dottorando in Storia Medievale, con le sue domande ha saputo guidare il dialogo con il prof. Delle Donne attraverso stimoli che hanno toccato la sensibilità di un pubblico eterogeneo.

“Il prof. Delle Donne non è soltanto uno specialista di Federico II – ha affermato Leo Donnarumma – ma uno studioso che ha contribuito a rinnovarne profondamente l’immagine, sottraendolo tanto alla leggenda, quanto alle semplificazioni.”

“Nei suoi studi ha mostrato come l’Impero federiciano non possa essere considerato solo un fatto militare o istituzionale, ma un progetto complesso in cui la parola scritta, la lingua latina, la giurisprudenza, la costruzione simbolica del potere e la diplomazia giocano un ruolo decisivo.”

Il punto centrale degli studi del prof. Fulvio Delle Donne, Professore Ordinario di Letteratura Latina Medievale e Umanistica dell’Università di Napoli “Federico II” è l’idea che con Federico II il Sud Italia non fosse una “periferia”, ma il vero baricentro del Mediterraneo e della cultura europea.

In quel periodo, il Mezzogiorno divenne il laboratorio di una modernità che altrove non esisteva ancora. Come ha sottolineato il professore durante la conferenza, la fondazione dell’Università di Napoli nel 1224 non fu solo un atto politico, ma il tentativo di creare una classe dirigente laica, formata nello Stato e per lo Stato. Il sapere non era più monopolio della Chiesa.

La fondazione dello Studium di Napoli nel 1224 rappresenta, nell’analisi di Fulvio Delle Donne, l’atto di nascita della prima moderna università statale e laica. Non nacque per iniziativa di docenti o studenti (come Bologna o Parigi), ma per un preciso decreto imperiale.

Secondo il prof. Delle donne, Federico II non fondò l’università per amore del sapere astratto, ma per un bisogno pragmatico: formare i funzionari, i giuristi e i notai necessari a gestire la complessa macchina burocratica dello Stato svevo. Voleva un’élite fedele a lui, non al Papa.

“Federico II è stato un Grande imperatore, l’ultimo imperatore, come lo chiama Dante nel Convivio, viene dalla Germania per discendenza paterna, ma la madre era normanna, la siciliana Costanza D’Altavilla.”

“Federico II si pone al punto di convergenza di un mondo che sta cambiando radicalmente. – ha affermato il prof. Delle Donne – Nel 1200 siamo nell’epoca in cui nascono le università, a Napoli viene fondata la prima università per volontà di un sovrano, per formare i quadri dirigenti dell’impero.”

“Nella famosa lettera enciclica con cui Federico II chiama a raccolta tutti gli studenti del regno e dell’impero a venire a Napoli, dice in maniera esplicita che solo con la cultura, solo con il sapere si può acquisire la vera nobiltà. Dire che la vera nobiltà si acquista attraverso il sapere è una rivoluzione culturale”

“La nascita delle università- ha continuato – cambia radicalmente il modo di concepire il mondo. La grande trasformazione avviene anche con il ritorno di Aristotele nella cultura dell’epoca, che comincia ad essere tradotto un’altra volta nel XIII secolo attraverso la mediazione islamica. I luoghi in cui tutto questo è possibile è l’Italia meridionale, punto di convergenze dei saperi e delle culture”.

“Aristotele produce un cambio epocale. Se fino alla fine del XII secolo il mondo era stato creato all’improvviso, per Aristotele il mondo esiste dall’eternità. Se il mondo non ha un inizio, non è detto che un giorno sarà distrutto, se il mondo è destinato ad esistere per l’eternità diventa importante vivere per il mondo.”

Il prof. Delle Donne evidenzia anche come Federico II abbia saputo sfruttare la posizione geografica del Sud per farne un punto di incontro tra la scienza araba, la filosofia greca e il diritto romano. Questa non era “tolleranza” astratta, ma pragmatismo politico: usare le migliori menti a disposizione, a prescindere dal loro credo, per rendere grande l’Impero.

Con la Sesta Crociata (1228-1229), considerata un unicum irripetibile nella storia medievale, che il prof. Delle Donne definisce la “Crociata della Pace”, Federico II scardina completamente la logica della “guerra santa”.

Federico II venne scomunicato da Gregorio IX proprio per non essere partito in tempo per la Crociata. Tuttavia, quando finalmente partì e liberò Gerusalemme con la diplomazia, il Papa confermò la scomunica perché l’Imperatore aveva trattato con il Sultano invece di combatterlo.

L’Imperatore Svevo ottenne ciò che decenni di guerre sanguinose non erano riuscite ad avere: la restituzione di Gerusalemme, Betlemme e Nazaret. Lo fece esclusivamente tramite la diplomazia e il trattato di Giaffa con il sultano al-Kāmil, senza sguainare la spada.

Egli riuscì nell’impresa perché conosceva la lingua, la filosofia e la scienza araba. La sua crociata fu il trionfo della conoscenza come strumento politico: non vedeva nel musulmano un nemico demonizzato, ma un interlocutore culturale

Altre interessanti considerazioni derivano dagli studi del prof. Delle Donne su un importante intellettuale alla corte di Federico II di Svevia: Pier Della Vigna. Come sottolinea Delle Donne, l’Università di Napoli è il luogo dove la parola di Pier della Vigna e il diritto imperiale diventano materia d’insegnamento per costruire l’ossatura del Regno.

Pier della Vigna è stato per Federico II ciò che oggi definiremmo un “super-ministro” e il principale artefice della comunicazione politica dell’Impero. Fu uno dei principali redattori delle Costituzioni di Melfi (1231). Il suo compito fu tradurre l’idea politica di Federico in un linguaggio giuridico solenne e inattaccabile, elevando la figura del sovrano a “legge vivente”.

Secondo il prof. Delle Donne, attraverso il suo celebre Epistolario, Pier Della Vigna creò uno stile di scrittura (lo stilus supremus) talmente raffinato da diventare il modello per tutte le cancellerie europee per secoli. Le sue lettere non erano solo documenti, ma veri manifesti di propaganda.

Molte delle lettere scritte da Pier della Vigna per Federico II servivano a rispondere alle accuse dei Papi, usando citazioni bibliche e una retorica così efficace da mettere spesso in difficoltà la propaganda pontificia.

La scrittura è volutamente complessa, ricca di metafore, allegorie e figure retoriche. Questo serviva a creare un’aura di sacralità intorno alla figura dell’imperatore: la parola del sovrano doveva essere maestosa e difficile come quella divina.

Pier della Vigna rivoluzionò la propaganda utilizzando lo stile delle Sacre Scritture per descrivere Federico II. L’imperatore veniva presentato come un nuovo Messia e le sue leggi come nuovi comandamenti. Questo serviva a combattere il Papa sul suo stesso terreno linguistico.

Dagli studi del prof. Delle Donne, emerge anche come, attraverso le Costituzioni di Melfi, Federico accentrò il potere nel Sud, trasformandolo nel primo esempio di Stato moderno e burocratico. Mentre il resto d’Europa era frammentato in piccoli feudi, il Regno di Sicilia aveva leggi scritte, un sistema fiscale organizzato e una giustizia sovrana.

Durante l’incontro, il professore mette in luce un altro concetto fondamentale: Federico II non cercava una “tolleranza” in senso moderno e multiculturale, ma una convivenza funzionale. È un approccio che toglie Federico II dal piedistallo del “mito” per restituirlo alla sua statura di statista pragmatico, capace di vedere oltre le barriere religiose del suo tempo per il bene dell’Impero.

Il riferimento a San Francesco durante la conferenza è stato fondamentale per completare il quadro di quel XIII secolo così straordinario, mettendo a confronto due giganti che, pur con mezzi diversi, cercarono di superare la logica dello scontro frontale tra Cristianità e Islam.

Proprio come Federico II ottenne Gerusalemme trattando con al-Kamil, pochi anni prima (nel 1219) Francesco d’Assisi si era recato in Egitto, in piena Quinta Crociata, per incontrare lo stesso Sultano. Entrambi cercarono una via d’uscita dal conflitto che non fosse la violenza, sostituendo la spada con il dialogo (religioso per Francesco, diplomatico e culturale per Federico).

La conferenza “Federico II La Crociata della Pace e la Convivenza di Culture e Religioni” del prof. Fulvio Delle Donne ha evidenziato come Federico II e San Francesco siano stati le due facce della stessa medaglia: quella di un’epoca che cercava disperatamente di conciliare mondi diversi.

Incontri come questo mettono in luce il legame profondo tra la storia del Mezzogiorno e la grande storia europea. Napoli, Castellammare di Stabia e l’area campana non sono state solo spettatrici, ma parte integrante del tessuto burocratico e culturale del regno federiciano.

La conferenza si è conclusa con una riflessione profonda sulla modernità della visione politica e culturale del sovrano. L’evento, estremamente coinvolgente, ha sottolineato l’attualità del modello federiciano di convivenza tra culture diverse (latina, greca, araba ed ebraica), e la sua ricerca della pace, un tema che ha risuonato con forza nel folto pubblico presente nella storica sala del Circolo Nautico Stabia.

Per chiunque voglia andare oltre il mito e comprendere la reale statura storica dello Stupor Mundi è fondamentale leggere Il libro “Federico II” di Fulvio Delle Donne, pubblicato da Salerno Editrice nella prestigiosa collana Profili (2026).

Nonostante l’altissimo profilo critico, il volume riesce a rendere vivo il personaggio, mantenendo un equilibrio tra il rigore della ricerca storica e uno stile narrativo chiaro e piacevole che lo rende appassionante anche per i non addetti ai lavori.


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