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Ferrari, Vettel ancora male:”Gli aggiornamenti non hanno aiutato”

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Le parole del pilota Ferrari al termine del Gran Premio dell’Eifel svolto domenica che lo ha visto chiude fuori dalla zona punti

Ferrari, Vettel ancora male:”Gli aggiornamenti non hanno aiutato”

Una gara  brutta, dura e difficile. Il ritorno al Nürburgring  di Sebastian Vettel non è stato certo dei migliori. Ma… ammettiamolo: alla vigilia ce lo si aspettava. Il tedesco non ha ancora beneficiato di quei leggerissimi miglioramenti portati sulla SF1000, non che lo abbia fatto Leclerc, ma almeno in gara a Sochi e sabato in qualifica in Germania si era visto qualcosa di positivo.

 

Vettel-Ferrari, una storia giunta al capolinea

È un capitolo pronto a chiudersi quello tra la Ferrari e Sebastian Vettel. Il pilota tedesco ha ormai dimostrato e fatto capire di avere la testa altrove, evidentemente alla stagione successiva dove guiderà un’Aston Martin. Il team di Maranello invece sembra guardare al futuro che oltre Leclerc parla spagnolo con Carlos Sainz. Cosa manca per poter far si che questo accada? Ancora qualche gara ma, sembra scontato dire, che sia a Maranello che a casa Sebastian sia già partito il conto alla rovescia.

 

Vettel:”Potevo andare a punti”

A tal proposito, ecco le parole di Vettel al termine del GP dell’Eifel:

“La partenza non è stata male con le gomme medie, ma abbiamo perso posizioni con l’Alfa e siamo rimasti bloccati nel traffico. Ci siamo presi dei rischi, forse troppi ed è stato difficile con poi con l’uscita della safety-car. C’era la possibilità di andare a punti, ma non ce l’ho fatta. Testacoda? Guadagnavo solo nell’ultima parte del rettilineo, forse ho spinto troppo in quel momento e ho perso il controllo della macchina, non so il perché. Gli aggiornamenti non so quanto abbiano aiutato, abbiamo perso posizioni in gara e non avevamo il passo che volevamo”.

 

20 arresti nella famiglia mafiosa di Palermo di Borgo Vecchio (VIDEO e FOTO)

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Con i 20 arresti è stato inflitto un duro colpo al mandamento mafioso di Palermo Porta Nuova in cui imperava la famiglia di Borgo Vecchio.

Questa mattina, su delega dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso nei confronti di 20 indagati, ritenuti a vario titolo responsabili dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso,  associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio, estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento aggravato, furto aggravato, ricettazione.

L’indagine, coordinata da un gruppo di Sostituti diretti dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Palermo Porta Nuova* e, in particolare, sulla famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di ‘cosa nostra’, dopo l’ultima operazione del novembre 2017.

L’operazione ha permesso di individuare il nuovo reggente della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio in Angelo MONTI, il quale si è reso protagonista della riorganizzazione degli assetti della articolazione mafiosa, affidando posizioni direttive ai suoi uomini di fiducia, individuati in:

–     Girolamo MONTI, fratello del reggente e suo “alter-ego”, con cui Angelo MONTI aveva già diretto, sino al loro arresto del 2007, la stessa famiglia;

–     Giuseppe GAMBINO, il quale aveva il compito di tenuta e di gestione della cassa della famiglia, di controllo dell’andamento delle attività illecite e di filtro tra lo stesso Angelo MONTI e il gruppo operativo che materialmente si occupava della commissione dei reati fine dell’associazione;

–     Salvatore GUARINO, già condannato – in via definitiva – per associazione di tipo mafioso, il quale si avvaleva di Giovanni ZIMMARDI, Vincenzo VULLO e Filippo LETO per organizzare e commettere materialmente le attività estorsive, per conto della famiglia mafiosa, nei confronti dei commercianti e degli imprenditori operanti nella zona di riferimento;

–     Jari Massimiliano INGARAO (nipote di Angelo MONTI) il quale ricopriva il ruolo di referente, per conto dell’organizzazione mafiosa, nel settore del traffico di sostanze stupefacenti. Per tale scopo Jari INGARAO si avvaleva dell’ausilio materiale dei fratelli, Gabriele e Danilo.

Il connubio tra strumenti investigativi sempre più sofisticati e quelli tradizionali (quali pedinamenti e servizi di osservazione) ha consentito la disarticolazione dell’intero organigramma della famiglia mafiosa e l’individuazione delle:

–     attività di controllo del territorio e di ricerca del consenso sociale;

–     attività di assistenza economica verso le famiglie degli affiliati detenuti e dei diversi metodi illeciti di finanziamento dell’articolazione mafiosa (estorsioni, traffico di droga e reati contro il patrimonio);

–     infiltrazioni nel tessuto economico del territorio;

–     ingerenze nel mondo del tifo organizzato del calcio palermitano, esercitate attraverso il controllo di cosa nostra dei gruppi ultras locali.

Le investigazioni restituiscono, in sintesi, uno spaccato caratterizzato dal capillare controllo del territorio da parte dell’organizzazione mafiosa, estrinsecatosi anche attraverso la continua ricerca del consenso verso un’ampia fascia della popolazione.

I mafiosi, infatti, continuano a rivendicare, con resilienza (da qui il nome di questa operazione denominata appunto “resilienza”), una specifica “funzione sociale”, attraverso l’imposizione delle proprie decisioni per la risoluzione delle più diverse problematiche: dai litigi familiari per motivi sentimentali alle occupazioni abusive di case popolari o agli sfratti per mancati pagamenti di affitti al proprietario di casa.

In tale contesto, veniva cristallizzata, altresì, la pesante ingerenza nell’organizzazione delle celebrazioni in onore della patrona del quartiere, Madre Sant’Anna, previste dal 21 al 28 luglio del 2019.

Nello specifico, le serate canore, animate da alcuni cantanti neomelodici, venivano organizzate da un comitato che, di fatto, era controllato da ‘cosa nostra’.

I mafiosi, infatti, sceglievano e ingaggiavano i cantanti e, attraverso le cosiddette “riffe” settimanali, raccoglievano le somme di denaro tra i commercianti del quartiere. Tali somme venivano impiegate, oltre che per l’organizzazione della festa e l’ingaggio dei cantanti, anche per rimpinguare la cassa della famiglia mafiosa ed essere, in tal modo, utilizzate per il sostentamento dei carcerati e per la gestione di ulteriori traffici illeciti.

Le investigazioni consentivano, infatti, di documentare l’attivismo degli attuali esponenti apicali della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, i quali, avendo il pieno controllo del comitato organizzatore della festa patronale:

–     decidevano quali cantanti neomelodici dovessero partecipare alla manifestazione;

–     provvedevano al loro ingaggio mediante il denaro ricavato dalle estorsioni, dalle “riffe” e dalle sponsorizzazioni dei gestori/titolari delle attività commerciali ubicate sul territorio;

–     autorizzavano i commercianti ambulanti a vendere i loro prodotti durante la festa, disciplinando anche la loro collocazione lungo le strade del rione.

Jari Massimiliano INGARAO, inoltre, aveva incaricato alcuni complici di “invitare” i commercianti del quartiere a sponsorizzare un’esibizione canora di una cantante neomelodica, poi effettivamente avvenuta il 6 dicembre 2019, presso il teatro Don Orione di Palermo.

Il provento di tali dazioni di danaro, ottenute grazie alle pressioni mafiose esercitate in danno dei pubblici esercenti, ha contribuito al sostentamento economico di INGARAO e, in parte, all’alimentazione della cassa della famiglia mafiosa.

In tale contesto risulta particolarmente significativa la vicenda inerente le relazioni dei mafiosi di Borgo Vecchio con un neomelodico catanese (legato da vincoli di parentela ad importanti esponenti apicali di quella criminalità organizzata), in solidi rapporti con Jari INGARAO tanto da fargli visita presso la sua abitazione mentre questi era sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

Nello specifico, il cantante avrebbe dovuto esibirsi nel corso di una delle suddette serate, ma l’evento non si realizzava a causa di polemiche susseguenti alla messa in onda, il 05.06.2019, di un noto programma televisivo, nel corso del quale venivano espressi commenti “infelici” sul conto dei Giudici Falcone e Borsellino. L’intera vicenda e alcune successive esternazioni di vicinanza ad esponenti della criminalità organizzata, provocava una serie di divieti di esibizione nei confronti del cantante, emessi dalle competenti Autorità.

Sempre in tema di ingerenze mafiose, le indagini hanno delineato un significativo quadro di rapporti fra le tifoserie calcistiche palermitane e cosa nostra. In merito non è emerso alcun coinvolgimento della società che gestisce la squadra di calcio del Palermo.

Anche se dal punto di vista strettamente territoriale, lo Stadio “R. BARBERA” ricade nel territorio di confine fra i mandamenti mafiosi cittadini di Resuttana e San Lorenzo-Tommaso Natale, i vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio hanno mostrato un pressante interesse affinché i contrasti fra gruppi ultras organizzati del Palermo fossero regolati secondo le loro direttive, evitando spiacevoli scontri fra ultras all’interno della struttura sportiva, ritenuti da un lato dannosi per lo svolgimento delle competizioni e dall’altro fonte di possibili difficoltà per uno storico capo ultrà rosanero, elemento di contatto fra cosa nostra e il variegato mondo del tifo organizzato cittadino.

In relazione ai reati-fine dell’associazione:

–     sono state ricostruite, in maniera analitica, 22 attività estorsive aggravate dal metodo mafioso (6 consumate e 16 tentate), perpetrate ai danni di commercianti e imprenditori operanti nel territorio di competenza della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, nonché 2 attività estorsive, commesse attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”.

Il dato che maggiormente – dal punto di vista sociale conforta – deriva dal numero delle denunce spontanee da parte di imprenditori e commercianti: infatti, su un totale di 22 episodi specifici, ben 13 casi sono stati scoperti grazie alle denunce autonome degli operatori economici, mentre ulteriori 5 episodi sono stati ricostruiti autonomamente grazie alle indagini, ma poi confermati pienamente dalle vittime.

Lo specifico settore estorsivo era stato demandato dal reggente della famiglia mafiosa, Angelo MONTI, e dal detentore della cassa mafiosa, Giuseppe GAMBINO, a Salvatore GUARINO che, per avanzare le richieste estorsive e intimidire le relative vittime si avvaleva di Giovanni ZIMMARDI, Vincenzo VULLO e Filippo LETO;

–     l’indagine ha cristallizzato anche le responsabilità degli esponenti mafiosi nel traffico di sostanze stupefacenti, nell’ambito del quale gli stessi mafiosi, oltre a definire le linee guida dello specifico settore criminale, controllavano direttamente i dettagli organizzativi, la contabilizzazione dei ricavi e la determinazione di ulteriori investimenti di settore, nonché la gestione del denaro confluito nella cassa della famiglia mafiosa.

Angelo MONTI aveva delegato l’intero settore criminale al nipote Jari INGARAO, il quale, sebbene fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, riusciva a organizzare e coordinare tutte le attività funzionali al traffico, riuscendo a reperire le sostanze stupefacenti, principalmente dalla Campania, e a rifornire le varie piazze di spaccio del quartiere delegando, a seconda dei ruoli, i fratelli Gabriele e Danilo INGARAO i quali si avvalevano di un gruppo di indagati a cui è stata contestata l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga;

–     gli esponenti della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio intervenivano, in alcuni casi, anche nella gestione e nel controllo dei furti di motocicli e della loro successiva restituzione ai legittimi proprietari, attraverso il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”. Tale segmento criminale era gestito da giovani pregiudicati del quartiere, contigui all’organizzazione criminale: le loro condotte illecite erano legittimate dai vertici della famiglia di Borgo Vecchio, in specie Giuseppe GAMBINO e Jari INGARAO, i quali realizzavano facili guadagni e rimpinguavano le casse dell’organizzazione, affermando ancor di più il controllo capillare del territorio di competenza.

Nel medesimo contesto investigativo, veniva poi registrato anche il tentato omicidio, commesso con un’arma da taglio il 12 dicembre 2018, da Marcello D’INDIA e da Giovanni BRONZINO nei confronti di Giovanni ZIMMARDI (un appartenente alla famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, dedito per conto della stessa a riscuotere il “pizzo”), avvenuto all’interno dell’autovettura della vittima (poi incendiata).

Le attività tecniche permettevano la completa ricostruzione dei fatti:

–     sono stati individuati, appunto, gli autori del fatto di sangue;

–     è stato ricostruito il movente (riconducibile alla contestazione di ZIMMARDI agli assalitori di aver effettuato il pagamento di una cena in una trattoria del quartiere con soldi falsi. Tali accuse avevano scatenato l’ira degli stessi);

–     sono emerse le successive dinamiche, che permettevano di ricostruire l’intervento degli esponenti apicali della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, finalizzato alla ricomposizione del dissidio.

L’opinione.

Un plauso ai Carabinieri. Poi si provi a sostituire le parole: mafiosi, famiglia, cosa nostra; con: politici e politica; abbinandole alle parti evidenziate in rosso nell’articolo. Si avrà l’analoga condizione che generalmente accade da decenni sotto gli occhi di chi può e vuole vedere, nei paesi e città della Sicilia.

* La Porta Nuova, adiacente al Palazzo dei Normanni sede dell’ARS (l’Assemblea Regionale Siciliana), è stata per secoli il più importante accesso a Palermo via terra.

Adduso Sebastiano

Con i 20 arresti è stato inflitto un duro colpo al mandamento mafioso

Medicinal Cannabis Europe chiede risoluzione da proporre anche all’OMS

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Medicinal Cannabis Europe chiede una risoluzione del Parlamento europeo sulla cannabis medicinale da proporre anche a livello di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Medicinal Cannabis Europe chiede una risoluzione del Parlamento europeo sulla cannabis medicinale.I pazienti sperimentano un accesso diseguale alla cannabis medicinale in tutta Europa. Parallelamente, l’industria della cannabis medicinale deve affrontare una serie di quadri normativi specifici per paese che ne ostacolano lo sviluppo.

Il 13 ottobre 2020, i membri del Parlamento europeo (MEP) Frédérique Ries, Alex Agius Saliba e Tilly Metz in collaborazione con Medicinal Cannabis Europe hanno affrontato soluzioni praticabili e chiesto un approccio europeo sulla cannabis medicinale. Come passo successivo, Medicinal Cannabis Europe invita il Parlamento Europeo a lavorare su una risoluzione verso una definizione europea comune di cannabis medicinale, da proporre anche a livello di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La Convenzione unica dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 1961 sugli stupefacenti limita l’uso medicinale di alcune sostanze classificate come la cannabis. Tuttavia, le prove dimostrano che la cannabis medicinale può essere efficace contro un’ampia gamma di malattie e disturbi (ad es. Sclerosi multipla (SM), epilessia, fibromialgia). Viene anche impiegato per alleviare il dolore indotto da alcuni metodi di trattamento per varie malattie, incluso il cancro.

Attualmente, gli Stati membri europei applicano regole diverse per la produzione, la concessione di licenze e la distribuzione di medicinali di alta qualità a base di cannabis. La frammentazione del quadro normativo ostacola l’accesso dei pazienti alle cure di cui hanno bisogno e impedisce lo sviluppo di una catena del valore della cannabis medicinale europea veramente autorizzata.

Il 13 ottobre, la Commissione europea, i deputati al Parlamento europeo, le comunità scientifiche e di pazienti e i rappresentanti dell’industria si sono riuniti per la conferenza “verso un approccio europeo sulla cannabis medicinale”. Hanno discusso gli ostacoli che i pazienti devono affrontare per accedere alla cannabis medicinale, le lacune che potrebbero essere colmate nella ricerca e nell’innovazione e hanno delineato approcci che potrebbero essere considerati rilevanti per un approccio paneuropeo sulla cannabis medicinale.

Il presidente von der Leyen ha impegnato la Commissione ad affrontare eventuali nuove risoluzioni del Parlamento con atti legislativi, qualora siano richieste proposte legislative. Pertanto, Medicinal Cannabis Europe continuerà a lavorare con i deputati al Parlamento europeo per avviare e lanciare una risoluzione del Parlamento per aprire la strada a una definizione europea di cannabis medicinale, un primo passo verso un approccio europeo sulla cannabis medicinale.

medeicinal cannabis europeL’europarlamentare Frédérique Ries (Vicepresidente, Renew Europe) ha dichiarato: La cannabis medicinale ha un potenziale inutilizzato. Può migliorare la qualità della vita dei pazienti alleviando il dolore indotto da disturbi e trattamenti. Un approccio europeo alla cannabis medicinale è fondamentale per il beneficio dei pazienti e della comunità di ricerca, assicurando al contempo il solido sviluppo di un’industria europea della cannabis medicinale autorizzata.

Stuart Lambie, Segretario Generale per la Cannabis Medicinale Europa, ha dichiarato: La conferenza odierna segna l’inizio di un nuovo viaggio per un approccio europeo alla cannabis medicinale. Convenzioni obsolete ostacolano l’equo accesso dei pazienti ai farmaci e mettono a repentaglio la creazione di un’industria autorizzata veramente europea. La dipendenza dell’Europa dalle importazioni la rende vulnerabile dai fornitori di paesi terzi, minacciando la continuità della fornitura per i pazienti. Nei prossimi mesi continueremo a coinvolgere i membri del Parlamento europeo per facilitare l’emergere di una risoluzione che porterebbe passo dopo passo un cambiamento di paradigma a livello europeo.

Torrese entra in ospedale per problemi respiratori, non esce più viva

Una paziente torrese, 39enne, entra in ospedale per problemi respiratori e non esce più viva. La procura apre un fascicolo sulla morte. La paziente è spirata dopo due mesi e mezzo di un tormentato ricovero culminato con un’infezione. Il Pm di Napoli ha disposto l’autopsia incaricando un pool di Ctu.

Torrese entra in ospedale per problemi respiratori, non esce più viva

Era entrata in ospedale in luglio, lamentando affanno e spossatezzanon è più uscita viva: dopo due mesi e mezzo di ricoveri in più strutture in cui le ha passate proprio tutte – polmonite, blocco renale, perforazione dell’aorta e infezione -, il 3 ottobre è spirata, a nemmeno quarant’anni. Dopo la denuncia presentata dai familiari, assistiti da Studio3A, il Pubblico Ministero della Procura di Napoli, dott.ssa Liana Esposito, ha aperto un procedimento penale per il reato di omicidio colposo, per ora contro ignoti, per la morte di una trentanovenne di Torre del GrecoC. A., avvenuta in circostanze tutte da chiarire anche secondo i sanitari che l’hanno avuta in cura.

La donna, come riferito dalla sorella ai carabinieri della stazione di Torre del Greco, a luglio aveva accusato affanno, problemi respiratori e difficoltà a camminare e il 18 di quello stesso mese si era rivolta al Pronto Soccorso  dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Qui, dopo averla sottoposta alla Tac e ai vari accertamenti del caso, le riscontrano una polmonite e il 21 luglio la trasferiscono d’urgenza nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Boscotrecase, dove rimane per circa 15 giorni, sotto cura di antibiotici.

Il 4 agosto, però, alla paziente diagnosticano un blocco renale e viene quindi ricondotta al San Leonardo per sottoporla a dialisi in quanto i reni non rispondono. Ma nell’effettuarla, sempre secondo la denuncia presentata ai carabinieri, i medici le avrebbero “bucato” inavvertitamente l’aorta all’altezza della gamba destra. I sanitari tentano di tamponare la ferita, ma si forma un evidente ematoma e dopo una Tac l’8 agosto si decide per un ulteriore trasferimento della trentanovenne nel reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale del Mare di Napoli, a Ponticelli. L’indomani viene operata all’arto inferiore per chiudere la vena: l’intervento sembra riuscito, ma alcuni giorni dopo subentra un’infezione da cui non uscirà più. Subirà altri interventi di pulizia, le inseriscono un drenaggio per aspirare il liquido, le praticano anche trasfusioni di sangue, ma la mattina del 3 ottobre, attraverso i Carabinieri, i familiari vengono invitati a contattare subito l’ospedale e qui ricevono la terribile notizia del decesso della loro cara, avvenuto poche ore prima, nel cuore della notte, alle 2.30. Sono i medici stessi, informandoli, a chiedere di poter procedere con un riscontro diagnostico, l’autopsia interna, perché neppure loro sanno spiegarsi cosa sia successo.

Scossi dal dolore, e non sapendo capacitarsi del tragico epilogo, i congiunti della vittima hanno quindi deciso quello stesso giorno di sporgere denuncia, con lo scopo di capire la causa di una morte così prematura e inspiegabile e di accertare eventuali responsabilità da parte dei sanitari.

Accogliendo l’istanza dei familiari della vittima, il Sostituto Procuratore ha quindi aperto un fascicolo, acquisito la documentazione clinica e, soprattutto, ha disposto l’autopsia sulla salma incaricando a tal fine quali propri consulenti tecnici il dott. Alfonso Maiellaro, medico legale, il dott. Giuseppe Aragiusto, chirurgo vascolare, e la dott.ssa Carmela Buonomo, anatomopatologa. L’incarico viene conferito quest’oggi, martedì 13 ottobre 2020, alle 12, presso gli uffici della Procura. I risultati della perizia autoptica saranno ovviamente fondamentali per dare le prime risposte.

Cristina Adriana Botis  /  Redazione Campania

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(fonte: Nicola De Rossi/studio 3a)

Lo stadio Romeo Menti, la casa della Juve Stabia, diventa cardioprotetto

Questa mattina, il sindaco Gaetano Cimmino al fine di rendere Castellammare di Stabia una città cardioprotetta,  ha consegnato di persona presso lo stadio Romeo Menti un defibrillatore mobile.Potete vedere le foto dell’installazione del defibrillatore nel corridoio che porta agli spogliatoi dello stadio Romeo Menti.

La gestione dello stesso è stata affidata al gruppo comunale volontari di protezione civile che potranno utilizzarlo non solo durante le partite ma ogni qualvolta ce ne fosse la necessità.

Questo progetto, approvato dal Consiglio Comunale, riguarda l’installazione di numero 10 defibrillatori di cui 8 saranno distribuiti in vari punti della città mentre i restanti 2 saranno dati in dotazione sia alla polizia municipale e sia alla protezione civile.

Un progetto fondamentale di questi tempi che ridurrà il rischio di decessi per arresto cardiocircolatorio. In situazioni di blocco cardio – respiratorio, la tempestività dell’intervento può salvare vite umane.

Alcuni giorni fa, tramite la sua pagina Facebook il sindaco Gaetano Cimmino illustrava il progetto che ha come obiettivo di rendere l’intera città cardioprotetta:
“Castellammare di Stabia diventerà una città cardioprotetta! Sono stati installati oggi i primi due defibrillatori in villa comunale, rispettivamente nei pressi dell’Hotel Miramare e della Cassa Armonica, dei 10 che abbiamo deciso di mettere a disposizione della nostra città.
Ne saranno installati altri 5 nelle sedi comunali (Palazzo Farnese, Palazzo Ancelle, Palazzo Sant’Anna, ex Pretura, Anagrafe) e un defibrillatore sarà posizionato anche nello stadio Romeo Menti. Gli ultimi due saranno dati in dotazione alla polizia municipale e alla protezione civile.
Ed è previsto anche un corso di formazione per i dipendenti per il blsd, il primo soccorso con defibrillatore automatico e le manovre salvavita in caso di arresto cardiaco. Un intervento importante per diffondere nella popolazione la cultura del primo soccorso in situazioni di emergenza e per dimostrare che abbiamo a cuore le sorti dei nostri cittadini”

Chiariello: “E’ stata una domenica speciale, puntiamo in alto!

Ischia: il difensore gialloblu nel post gara è felice per la sua doppietta

Simone Vicidomini-L’Ischia ha bagnato il suo esordio nel campionato di Eccellenza con una vittoria. I gialloblu hanno battuto con un netto 3-0 al “Mazzella” il Mondragone. Il protagonista assoluto del match, ovvero in veste di “Matador” è stato Pasquale Chiariello. Il possente difensore gialloblu, al di là dell’ottima prestazione a livello difensivo ha messo a segno una doppietta, sfruttando al meglio due calci piazzati. Prima con una deviazione di piede, poi con un colpo di testa nella ripresa.

Quando si riescono a segnare due gol così vuol dire che il duro lavoro durante la settimana viene premiato. Se mi aspettavo di segnare due gol? “Sicuramente no ma quel che conta e che la squadra abbia vinto, senza subire gol. Se poi riesci anche a segnarne due, allora la gioia è tantissima. Fare gol è una gioia incredibile, specialmente per un difensore. E’ stata una domenica speciale, da ricordare.

Specialmente il sabato proviamo per un bel po’ queste situazioni- dichiara Chiariello-perché una partita si può decidere anche su un episodio. Sia Castagna che Pistola calciano molto bene ed è anche merito loro se sono arrivati questi due gol. Bravo io che ci ho creduto, una volta a metterci il piede e in un’altra la testa”.

Pasquale Chiariello il campionato di Eccellenza lo conosce molto bene. Ci è ritornato dopo quello vinto in Promozione la scorsa stagione. Cosa si aspetto da questo campionato? “Innanzitutto dovevamo partire bene,anche se la prima a Maddaloni non l’abbiamo giocata, questa per noi rappresentava l’esordio. Vogliamo fare bene, eravamo intenzionati a partire col piede giusta in casa e ce l’abbiamo fatta. E’ stata una grande prova da parte di tutti . In questa partita non c’è stata storia a mio avviso-commenta il difensore- in campo”.

Da questo campionato cercheremo  di trarre il massimo, di stare quanto più in alto possibile. Non abbiamo obiettivi. Cercheremo di stare lassù. Sono diversi anni che disputo questo campionato e a mio parere siamo in grado di lottare per le prime posizioni. Sicuramente sarà dura ma tutti i campionati nascondo delle difficoltà”.

Quanto mi sento Ischitano? “Sono qui da cinque anni, mi sento Ischitano. La mia metà è ischitana quindi…”.

Sabato c’è il derby col Barano. Che effetto mi farà tornare a giocare da avversario? “Sarà un’emozione. A Barano sono stato due anni. Mi hanno trattato sempre bene. Sicuramente sarà una partita speciale,anche perché è un derby. Ma dopo il fischio d’inizio, penseremo a portare i tre punti a casa. Segnare nel derby? Segnare fa sempre piacere, ma quel che importante è la vittoria, indipendentemente da chi a segno”.

Lacco Ameno- Iovene: “Una vittoria che vale doppio tra mille difficoltà”

PROMOZIONE- Il capitano dei rossoneri nel post partita contro i flegrei

Simone Vicidomini- Il Lacco Ameno con una prestazione da favola batte 3-1 il quotato Rione Terra. La squadra di Iervolino già nella prima frazione di gioco ha completamente messo in cassaforte il risultato. A sbloccare il risultato è stato Barile poi la doppietta del giovane classe 2002 Di Meglio. Al termine del match abbiamo intervistato il capitano della squadra lacchese, Luigi Iovene.

“ Grande vittoria- commenta il capitano-. C’è anche da sottolineare una cosa, naturalmente che non sia una scusa ma è una vittoria che vale doppio per le tante difficoltà che stiamo avendo, visto che ci alleniamo in un campo non nostro. Siamo un gruppo molto unito e compatto e ci stiamo continuando ad allenare come abbiamo sempre fatto ed infatti alla fine i risultati ci premiano”.

Ottimo inizio del Lacco Ameno dopo i primi minuti dove è arrivato il gol che ha messo in discesa la gara per voi. Il Rione Terra è stato un po’ sorpreso. “ Non so se loro si aspettavano questa cosa,anche se abbiamo letto un’intervista fatta ad un loro giocatore che sapevano che noi eravamo una squadra ostica. Noi dovevamo fare la nostra gara. Quando ci metti cuore,grinta e voglia il campo alla fine parla.

Una nota di merito va fatta anche a Di Meglio, questo giovane classe 2002 che ha messo a segno una doppietta. “E’ un giovane molto valido e siamo contenti di averlo nel nostro gruppo. Si è messo subito a disposizione dell’allenatore con tanto sacrificio e poi ha voglia e si è inserito in gruppo già amalgamato dallo scorso anno. Ha messo in atto tutte le sue qualità nel migliore dei modi segnando una bella doppietta”.

Il Lacco Ameno potrà essere nuovamente una riconferma dello scorso anno? “E’ ancora presto per fare valutazioni. Dobbiamo guardare partita dopo partita e poi magari verso gennaio inizieremo a tirare le somme”:

In chiusura, quando secondo lei il Lacco Ameno potrà tornare a giocare al “Patalano”?  “Il nuovo sindaco ha detto che ci vorrà un mesetto. Noi siamo fiduciosi e stringiamo la cinghia per questo mese,allenandoci su un campo come detto in apertura. Il nostro campo è sempre stato un’arma in più perché essendo piccolo siamo abituati a giocare li. Purtroppo queste vicende dello stadio possono capitare un po’ a tutti. Dobbiamo essere uniti e compatti perché solo così riusciremo ad ottenere grandi risultati”.

Altro blitz dei Carabinieri nel Rione Savorito di Stabia: 3 arresti

Altro blitz dei Carabinieri della sezione operativa della compagnia di Castellammare di Stabia: 3 persone arrestate per detenzione di droga.

Altro blitz dei Carabinieri nel Rione Savorito di Stabia: 3 arresti

I carabinieri della sezione operativa della compagnia di Castellammare di Stabia hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio Giovanni Imparato, Catello Amore e Aniello Birrese, rispettivamente di 56, 58 e 48 anni.

Tutti sono già noti alle ffoo e ritenuti contigui al clan “Imparato”, operante in area stabiese. Imparato e Amore sono stati sorpresi a cedere cocaina nel rione “Savorito”, mentre Birrese fungeva da vedetta nella piazza di spaccio.

Tre le cessioni di droga ad altrettanti “clienti”, tutti successivamente segnalati alla Prefettura.

I militari hanno sequestrato complessivamente 6 grammi di hashish, 0,6 di cocaina e 225 euro in contante ritenuto provento illecito. Gli arrestati sono stati sottoposti ai domiciliari in attesa di giudizio

Cristina Adriana Botis  /  Redazione Campania

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Operazione Matrioska della Polizia e della Gdf di Trento – VIDEO

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Operazione “Matrioska” Indagine della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Trento. Disarticolato sodalizio di cyber criminali: “mascherati” da manager di una società trentina, dopo averne hackerato la casella di Posta Elettronica Aziendale, hanno “dirottato” i pagamenti effettuati da una societa’ bosniaca per l’acquisto di un macchinario industriale. Sottratti 600.000,00 euro frazionati e riciclati attraverso società italiane, bulgare, polacche, ungheresi, slovene e del regno unito. Denunciati a vario titolo alla procura distrettuale di Trento – per frode informatica aggravata e riciclaggio transnazionale – dodici persone, di cui sette tratte in arresto. Sequestrate due pistole, 1.900 tra fialette, flaconi e confezioni di sostanze dopanti, auto di lusso, immobili, preziosi e quadri di valore. Uno degli indagati percepiva il reddito di cittadinanza.

Operazione Matrioska della Polizia e della Gdf di Trento – VIDEO

Si chiama la tecnica del B.E.C. (Business Email Compromise: truffa della compromissione della email aziendale) ed è uno dei più innovativi sistemi utilizzati per perpetrare frodi informatiche: attraverso sofisticati sistemi di hackeraggio, vere e proprie bande di cyber criminali prendono di mira le caselle di posta elettronica di aziende e professionisti, per controllarle segretamente e fare in modo che riescano a inviare messaggi ai loro clienti, vittime delle “truffe”, per dirottare pagamenti relativi all’acquisito di bene e servizi nelle mani dei sodalizi criminosi.
Questa volta nella “rete informatica” della c.d. “criminalità 2.0” sono finite una società trentina (fornitore) del settore siderurgico ed una società bosniaca (cliente), che da alcuni mesi portavano avanti una trattativa per la cessione, da parte dell’azienda italiana, di un
costoso macchinario industriale.

Le indagini, delegate dal P.M. dott. Carmine RUSSO della Procura Distrettuale di Trento alla locale Squadra Mobile della Polizia di Stato e al Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria della Guardia di Finanza trentina, che si sono avvalsi della collaborazione tecnica della Polizia Postale e di finanzieri CFDA (Computer Forensics and Data Analysis), hanno permesso di disvelare sia l’innovativo sistema di frode informatica che l’articolata struttura costruita, in Italia e all’estero, per riciclarne i proventi illeciti, facendone perdere le tracce.

La frode informatica: i cyber criminali sono riusciti a prendere il controllo della casella di posta della società trentina, senza però precluderne l’accesso ai manager dell’azienda, quindi senza rivelarsi, al fine di impedire che qualcuno potesse prendere contromisure specifiche contro l’intrusione informatica. In tal modo la corrispondenza continuava ad arrivare e ad essere letta anche dai “tecno-truffatori”, che sono così riusciti ad intercettare i messaggi in entrata, inviati dal cliente bosniaco, per definire le modalità di pagamento di un macchinario prodotto dal fornitore italiano, creando delle risposte fraudolente ad hoc, spedite con l’indirizzo di posta della società trentina, nelle quali venivano comunicati anche gli estremi del conto corrente bancario ove bonificare l’importo dovuto pari a € 600.000,00.

Il sistema di riciclaggio: il sodalizio criminoso dopo aver “dirottato” illecitamente i €600.000,00 (dovuti al fornitore trentino dal cliente bosniaco) su un conto corrente di una società bolognese, ha successivamente frazionato tale importo veicolandolo tramite ulteriori bonifici verso i conti correnti di sei società “fantasma” (non realmente operative) con sede rispettivamente a Milano, Modena e Reggio Emilia. Il tutto accompagnato da false casuali per il pagamento di fatture inerenti cessioni di beni. Le somme, così frazionate, sono poi state bonificate verso:

– quattro conti correnti esteri di altrettante società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna;
– un conto corrente polacco intestato ad un prestanome italiano;
– un conto corrente italiano di un prestanome senegalese.

Il denaro finito all’estero è, infine, rientrato in Italia attraverso bonifici disposti dai medesimi conti correnti stranieri verso i conti nazionali di due società “fantasma” modenesi e di due prestanome (un italiano e un cingalese), per poi essere ritirato in contanti e quindi “volatilizzarsi” nelle mani degli indagati.

Le investigazioni, protrattesi per oltre un anno, anche tramite l’esecuzione all’estero di appositi Ordini di Indagine Europea emessi dalla Procura Distrettuale trentina verso gli stati esteri interessati, hanno quindi consentito di identificare i membri della “cyber sodalizio”, composto da cinque italiani, un rumeno, due nigeriani, un pakistano, un egiziano, un senegalese e un cingalese, denunciati a vario titolo per frode informatica e riciclaggio con l’aggravante del reato transnazionale.

Negli ultimi giorni, un articolato dispositivo composto da oltre 80 tra poliziotti e finanzieri trentini, ha eseguito numerose perquisizioni delegate nelle città di Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona, presso le sedi societarie e i domicili degli indagati, sette dei quali (cinque italiani, un rumeno e un cingalese) sono stati tratti in arresto giusta Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento.

Nel corso delle perquisizioni:
– l’indagato cingalese, già destinatario di arresti domiciliari, è stato arrestato in flagranza e condotto in carcere per detenzione abusiva di armi clandestine, essendo state rinvenute presso la sua abitazione, in provincia di Modena, due pistole semiautomatiche, di cui una con matricola abrasa;
– un indagato italiano, già destinatario di arresti domiciliari, è stato denunciato a piede libero per illecita detenzione di sostanze dopanti, essendo state rinvenute presso la sua abitazione milanese 1.900 tra confezioni, flaconi e fialette contenenti sostanze dopanti e n. 1.440 etichette adesive relative al suddetto materiale.

Gli investigatori della Polizia di Stato e delle Fiamme Gialle hanno anche dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro per equivalente su alcuni beni nella disponibilità degli indagati – una Jeep Wrangler, una Cadillac Escalade, due appartamenti, preziosi e alcuni quadri di valore – fino alla concorrenza dei 600 mila euro illecitamente sottratti alla società bosniaca. Uno degli indagati è risultato, infine, percettore di reddito di cittadinanza.

Alla luce della attuale situazione di emergenza sanitaria e del conseguente aumento del flusso di informazioni che circolano via mail e su altri canali, le indagini svolte in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza confermano, ancora una volta, l’incessante impegno profuso a difesa della sana imprenditoria e di tutti i privati cittadini, oggi più che mai esposti agli attacchi, anche informatici, della criminalità.

Cristina Adriana Botis

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Serie C Gir.C, promosse e bocciate della quarta giornata

La quarta giornata di campionato è finalmente quella nella quale si disputano tutte le gare in programma. L’esordio è ottimo per il Foggia, meno positivo per i corregionali del Bisceglie. Tra le altre sfide spicca il rocambolesco 3-3 tra Casertana e Ternana con doppio vantaggio dei campani primi del ribaltone delle Fere. Come la miglior partita da cardiopalma arriva anche il pari definitivo al 90’. Pareggio ad occhiali per Vibonese-Catanzaro e Paganese-Cavese (gli Azzurrostellati sbagliano anche un rigore con Scarpa).

Ecco le squadre promosse e bocciate del quarto turno del girone C.

PROMOSSE

Juve Stabia – La sconfitta a Lentini contro il Catania brucia ancora e le Vespe hanno tutta l’intenzione di festeggiare per la prima volta al “Menti” davanti ai tifosi assiepati sui balconi nonostante il maltempo. I gialloblù, che inaugurano le nuove divise da gioco, sciorinano il solito calcio veloce e divertente. L’unica piccola-grande pecca sono le poche occasioni create. Anche mister Padalino nel post gara ammette che c’è qualche problemino nell’ultimo passaggio così come nella finalizzazione. I tiri verso lo specchio si contano sulle dita di una mano e il vantaggio degli ospiti complica maledettamente i piani. Nell’ultima mezz’ora le Vespe però premono sull’acceleratore e chiudono i pugliesi nella propria metà campo. Arriva così prima il gol di Garattoni su una palla vagante spedita nell’angolino e, oltre il novantesimo, anche il gol sorpasso. Cross dell’ottimo Vallocchia spizzato da Codromaz e raccolto dal gigante Romero che fa esplodere i tifosi dentro e fuori l’impianto.

Avellino – I Lupi tornano in campo dopo una settimana, saltando di fatto il turno infrasettimanale contro il Bisceglie, gara che verrà recuperata il 18 ottobre. La partita è un match di cartello al “Barbera” di Palermo contro i Rosanero. Il risultato finale è un secco due a zero. Partita da grande squadra, da squadra matura che ha dato vita ad un progetto interessante per puntare al ritorno in Serie B dopo la brutta pagina del fallimento di qualche anno fa. Mister Braglia in panchina è una garanzia di risultati e quando hai anche una rosa di alto livello le prestazioni vengono da sé. Oltre allo splendido gol di piatto al volo del siciliano Santo D’Angelo, bagna il debutto con un gran gol il neo arrivo Fella in seguito ad un’azione solitaria dopo un pallone rubato. La prossima sarà il banco di prova: il derby accesissimo contro la Juve Stabia, Braglia contro il suo passato.

Foggia – La storia recente del Foggia è un continuo alternarsi di colpi di scena. A partire proprio dal ripescaggio. Come allenatore fu scelto il vulcanico Eziolino Capuano. Tecnico che si alimenta del calore dei tifosi e della gloria di una piazza, una storia che può durare molto. E invece no. Tutto d’un tratto Capuano si dimette per dissidi con la società. Con tutta probabilità i pochi arrivi di rilievo sul mercato avevano lasciato intendere un campionato di sopravvivenza e il trainer salernitano non l’ha accettato. Stesso epilogo con il tecnico Maiuri. Un inizio che non lasciava ben sperare ma i componenti della rosa si lasciano scivolare tutto addosso e conquistano tre punti d’oro contro il Potenza. Il match è equilibrato e lo sbloccano i Satanelli sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Un miracolo di Fumagalli e il raddoppio di Dell’Agnello blindano il primo successo dopo il ritorno tra i professionisti, nonostante le proteste degli ospiti per un dubbio fuorigioco.

BOCCIATE

Monopoli – I Gabbiani steccano ancora, sono solo tre i punti conquistati in altrettante partite. L’unica vittoria è quella esterna nel diluvio di Castellammare. Successivamente solo batoste, l’ultima contro il lanciatissimo Teramo. L’inizio è shock: il primo gol i pugliesi lo subiscono quando non è passato neanche un giro di lancette. La partita va in ghiaccio dopo venti minuti col raddoppio dei Diavoli. Le difficoltà sono tangibili e la solidissima panchina di Beppe Scienza inizia a scricchiolare. Il portiere deve sporcarsi i guantoni ma senza patemi, mai pericolosi gli avanti Biancoverdi. Il prossimo impegno sarà al “Liguori” contro la Turris, una delle squadre più in forma del campionato.

Bisceglie – Se l’altra ripescata esordisce col botto, il Bisceglie non riesce ad emularla. Il bottino pieno manca al Bisceglie da 12 partite consecutive tra i Pro (nelle quali sono arrivati solo tre punti) tra cui anche le pesantissime sconfitte ai play-out contro la Sicula Leonzio, poi non iscritta che ha ceduto il proprio posto. Il primo tempo è tutto ad appannaggio della Turris che, prima del riposo, trova il vantaggio. I Nerazzurri patiscono la frenesia della dirigenza nella costruzione della rosa tutta concentrata in queste settimane dopo l’adempimento dell’iter burocratico per l’iscrizione. La squadra pecca sul lato dell’organizzazione ma era prevedibile per un gruppo che lavora da pochissimi giorni insieme. Il primo tiro arriva al minuto 50, poi il numero 11 Rocco ci prova nel finale ma la sua girata viene intercettata dall’ottimo Abagnale. Mister Bucaro dovrà cercare di oliare al meglio gli schemi tattici per permettere al Bisceglie di raggiungere l’altissima vetta rappresentata dalla salvezza.

Viterbese – Ne avevamo parlato già due settimane fa, il reparto più debole fino ad ora è l’attacco. Un solo gol in 270 minuti è troppo poco, se poi ci metti anche i sei subiti diventa davvero difficile fare punti. L’ultima partita era particolarmente proibitiva contro la capolista Bari. I Galletti non hanno nessuna pietà per gli avversari. Le danze iniziano al quinto minuto con il gol di Antenucci. Poi arrivano gli altri due gol. Il primo tempo dei Leoni è più positivi rispetto a quelli delle scorse settimane. Una squadra più coraggiosa e propositiva anche se sono ancora troppo evidenti i limiti della rosa. Il ritorno là davanti di Tounkara si avverte e se ne accorge anche il portiere pugliese Frattali dopo aver ascoltato il rumore secco del tiro scoccato dal giocatore scuola Lazio che sbatte sul palo esterno. Mister Maurizi lamenta i pochi uomini a disposizione a causa di varie defezioni, ma la sua posizione è tutt’altro che tranquilla. L’ultima spiaggia potrebbe essere la partita contro la Cavese al “Lamberti”.

A cura di Raffaele Galasso

 

Operazione ORGANETTO dei Carabinieri di Reggio Calabria

Gli investigatori della Polizia e dei Carabinieri, hanno dato esecuzione all’Operazione Organetto su ordinanza emessa dal Tribunale di Reggio Calabria

Operazione “ORGANETTO” dei Carabinieri di Reggio Calabria

Alle prime ore di martedì13 ottobre 2020, a conclusione di complesse e articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, gli investigatori della Squadra Mobile e dell’Arma dei Carabinieri, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare n. 4797/2017 R.G.N.R. [a cui è riunito il p.p. 4385/2019 R.G.N.R.] n. 851/2019 e 1367/2020 R.G.G.I.P e n. 62/2019 e 133/2020 R.O.C.C., emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria in data 06 ottobre 2020, nei confronti dei seguenti 8 soggetti [6 dei quali destinatari della misura cautelare della custodia in carcere e 2 degli arresti domiciliari] indagati, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla programmazione e preparazione di delitti di natura predatoria, segnatamente rapine adUffici Postali e furti di autovetture impiegate nella consumazione delle rapine, nonché per ricettazione e detenzione e porto illegale di armi:

  1. ALVARO Carmine, nato a Palmi [RC] il 23.01.1986 [già detenuto per altra causa; custodia in carcere];
  2. LEONELLO Antonio Rocco, nato a Sinopoli [RC] il 10.11.1967[già detenuto per altra causa; custodia in carcere];
  3. TREFILETTI Francesco, nato a Cinquefrondi [RC]il 19.10.1992[già detenuto per altra causa; custodia in carcere];
  4. AGOSTINO Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 17.12.1970 [custodia in carcere];
  5. PALMISANO Antonio Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 03.11.1968 [custodia in carcere];
  6. DELFINO Rosa Soccorsa, nata a Gioia Tauro [RC]il 9.5.1965 [custodia in carcere];
  7. PUNTURIERO Maria Giovanna, nata a Gioia Tauro [RC]il 9.5.1987 [arresti domiciliari];
  8. DE FRANCESCO Salvatore, nato a Sinopoli [RC]il 16.3.1966 [arresti domiciliari] .

Le investigazioni sono state svolte sotto le direttive del Procuratore Vicario Gerardo DOMINIJANNI e dei Sostituti Procuratori Domenico CAPPELLERI, Paola D’AMBROSIO e Andrea SODANI ed hanno visto la confluenza di vari filoni investigativi sviluppate dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri.

L’indagine condotta dalla Squadra Mobile, nell’ambito del procedimenton. 4797/2017 R.G.N.R.,è stata avviata a seguito della rapina perpetrata in data 2 ottobre 2017 presso l’ufficio postale della frazione Sambatello di questo capoluogo, nel corso della quale vennero asportati circa 11.000 euro, oltre ai soldi in contanti che la direttrice aveva all’interno della propria borsa.

Dette attività investigativehanno consentitoalla Polizia di Statodi accertare che a commettere il delitto di cui sopra erano stati:

  1. in qualità di autori materiali ed in concorso con altro soggetto non identificato, LEONELLO Antonio Rocco ed ALVARO Carmine, i quali erano penetrati all’interno dell’ufficio postale armati sia di pistola che di mazze ferrate;
  2. AGOSTINO Giuseppe e PALMISANO Giuseppe, come concorrenti nella rapina, avendo gli stessi fornito un contributo determinante per il buon esito dell’azione delittuosa. Gli stessi, infatti, presenti sin dalle prime ore di quella mattinata sui luoghi di interesse, mediante l’autovettura Renault Laguna di AGOSTINO avevano fatto da apripista ai propri complici, prima per condurli verso l’obiettivo e poi per assicurarne una fuga al riparo da imprevisti.

Gli autori materiali della rapina, al fine di commettere il delitto, avevano utilizzato due autovetture [una Fiat Uno bianca ed una Fiat Cinquecento rossa] risultate rubate pochi giorni prima. Con la Fiat Uno i rapinatori erano giunti presso l’ufficio postale, mentre con la Fiat Cinquecento gli stessi avevano bloccato, ancor prima di avviarsi all’obiettivo e qualche centinaio di metri prima dello stesso, la strada che porta all’ufficio postale in direzione opposta a quella da cui erano giunti.

La successiva attività di intercettazione telefonica aveva fatto emergere che ALVARO Carmine, LEONELLO Antonio Rocco, TREFILETTI Francesco, DELFINO Rosa Soccorsa e la figlia di questi PUNTURIERO Maria Giovanna, avevano organizzzato in data 27 novembre 2017 una rapina all’Ufficio postale di Pellegrina di Bagnara Calabra [RC].

L’evento delittuoso, organizzato nei minimi dettagli, vedeva la partecipazione attiva della predetta PUNTURIERO Maria Giovanna[con il ruolo di basistaall’interno dell’ufficio postale] che avrebbe dovuto agevolare l’accesso all’interno dei locali dell’ufficio postale agli altri membri dell’organizzazione aprendo la porta di ingresso del tipo antipanico. In quella circostanza la donna non riusciva a raggiungere la porta secondo i piani prestabili con i soggetti che dovevano entrare in azione dall’esterno per cui si camuffava come una semplice cliente delle poste e veniva anche escussa a sommarie informazioni testimoniali dai Militari dell’Arma dei Carabinieri intervenuti sul luogo per un segnalato tentativo di rapina.

Nel divenire delle investigazioni, emergeva chiaramente che i suddetti LEONELLO Antonio Rocco ed ALVARO Carmine costituivano, unitamente a TREFILETTI Francesco, il vertice di un sodalizio criminale dedito alla programmazione ed alla preparazione di delitti contro il patrimonio, mentre AGOSTINO Giuseppe e DELFINO Rosa Soccorsa rappresentavanoi punti di riferimento per le rapine operate nel territorio, rispettivamente della periferia nord diReggio Calabria e di Scilla e Bagnara Calabra.

Si aveva inoltre modo di riscontrare che tutti i membri dell’organizzazione criminale ponevano in essere chiare attività prodromiche alla commissione di delitti contro il patrimonio, organizzando sopralluoghi nelle prossimità di possibili obiettivi [abitazioni private ed uffici postali] e procurandosi attrezzi ed oggetti atti allo scasso [tra cui uno strumento chiamato “Organetto”,dal quale prende il nome la presente operazione di polizia].

Le investigazioni hanno consentito di individuare i punti cardine dell’esistenza e operatività di un’associazione per delinquere finalizzata al compimento di attività predatoria e in particolare rapine ai dani di uffici postali nella provincia di Reggio Calabria.

All’interno della predetta ordinanza confluivano i risultati dell’attività d’indagine condotta dalla Compagnia Carabinieri di Palmi [RC] nell’ambito del procedimento penale 3334/2017 e coordinata da quella Procura della Repubblica.

Le indagini erano iniziate dalla tentata rapina all’Ufficio Postale di Melicuccà in data 2.9.2017, oltre chedal presunto sequestro del direttore dell’Ufficio Postale di Sant’Eufemia d’Aspromonte del4.10.2017. Questi era scomparso dalla propria abitazione di Campo Calabro, in concomitanza con uningente ammanco di denaro, riscontrato all’interno del proprio ufficio di Sant’Eufemiad’Aspromonte. Dopo qualche giorno, l’uomo era rientrato a casa ed aveva denunciato di essere statosequestrato da alcuni soggetti a lui sconosciuti, che, a suo dire, lo avevano obbligato a consegnareloro circa 305.000€, dopo averli prelevati dalla cassa dell’ufficio.

L’attività di indagine faceva emergere elementi indiziari a carico di ALVARO Carmine e LEONELLO Antonio Rocco; questi, infatti, intrattenevano diverse conversazioni telefoniche subito prima e subito dopo l’episodio delittuoso ed in quei frangenti i loro dispositivi agganciavano la cella del comune di Melicuccà. In relazione, però, a tale episodio non vi è stata alcuna formale contestazione da parte del P.M. per mancanza del requisito della gravità indiziaria.

Le attività tecniche avviate nell’ambito del predetto procedimento penale a cura del personale dell’Arma dei Carabinieri, si sovrapponevano con quelle avviate dalla Squadra Mobile e autorizzate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria a seguito della predetta rapina all’Ufficio postale di Sambatello del 2 ottobre 2017.

Inoltre, confluivano all’interno dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare in argomento, anche le informative di reato inerenti la rapina all’Ufficio postale di Marina di Gioiosa Ionica del 01 febbraio 2018 e quella perpetra in data 01 ottobre 2019 presso l’Ufficio postale della frazione Rosalì di Reggio Calabria.

In merito al primo episodio delittuoso le indagini condotte dalla Compagnia Carabinieri di Roccella Ionica [RC]- nell’ambito del p.p. 365/2018 RGNR mod. 44 – e coordinate dalla Procura della Repubblica di Locri, non hanno consentito di pervenire all’individuazione degli autori materiali del delitto ma veniva riconosciuto – dai Militari della Compagnia dei Carabinieri di Palmi[RC]- LEONELLO Antonio Rocco quale autore del furto dell’autovettura impiegata nella rapina, in concorso con DE FRANCESCO Salvatore.

Invece per la rapina all’Ufficio postale di Rosalì [RC], frazione di Catona [RC],del 1 ottobre 2019 venivano tratti in arresto, nella flagranza del reato dai Carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria, gli autori materiali dell’associazione criminale, ovvero l’odierno indagato ALVARO Carmine, unitamente a SCIBILIA Carmine e ROMANO Nicola.

Nel dettaglio i tre individui con volto travisato da passamontagna e guanti calzati, giungendo a bordo dell’autovettura Fiat punto (oggetto di furto), minacciavano il direttore dell’Ufficio Postale con spranghe in ferro e una pistola a salve. L’azione delittuosa veniva interrotta grazie alla presenza nell’Ufficio postale di un Carabiniere della Compagnia, libero dal servizio, che allertava la Centrale Operativa, consentendo la predisposizione di un dispositivo dell’Arma all’uscita composto da personale della Stazione di Reggio Calabria-Catona e della Radiomobile. Nel frattempo il militare accortosi dell’arrivo dei colleghi non esitava a bloccare uno dei tre malviventi con il quale intraprendeva una colluttazione. Il personale intevenuto bloccava l’azione delittuosa arrestandoli in flagranza di reato.

Le successive indagini della Compagnia hanno fatto emergere il coinvolgimento, nel delitto in questione, anche dell’odierno indagato AGOSTINO Giuseppe, con il ruolo di basista della rapina.

Il militare intervenuto libero dal servizio ha riportato delle lesioni considerevoli, ma è ora tornato in servizio: una condotta meritoria, evidenziata anche dall’amministrazione comunale con il conferimento del premio “San Giorgio d’oro 2020”.

Nei confronti degli autori della rapina è stata esercitata l’azione penale nell’ambito del procedimento penale nr. 4301/2019 RGNR mod 21 e definito con sentenza n. 46/2020 del 21febbraio 2020, con cui il Giudice dell’Udienza Preliminare ha condannato i tre soggetti rispettivamentead anni sei di reclusione per il duo ROMANO/SCIBILIA e ad anni 5 e mesi 4 di reclusione per ALVARO Cosimo.

Cristina Adriana Botis  /  Redazione Campania

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Milik, la sua verità: “Se pensassi ai soldi sarei rimasto al Napoli. Voglio fare chiarezza”

Milik a 360 gradi sul suo futuro e sul Napoli

Parla Arek Milik dal ritiro della nazionale polacca. Il calciatore ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sportowefakty. Napoli, mercato, De Laurentiis: questi alcuni dei temi trattati dal calciatore, che rivela la sua verità. “Il mio destino era in bilico fino alle ultime ore del mercato. Si è parlato troppo di me e non sempre si è detta la verità. Per questo voglio fare chiarezza”, spiega il numero 99. “Il Napoli voleva rinnovare il io contratto e mi ha detto: firma o vieni ceduto. Ho deciso di andare altrove, di provare qualcosa di diverso. Il mio manager stava cercando una squadra. C’erano diversi interessi– ammette- ci sono stati colloqui. La pandemia ha complicato alcune cose”. 

Milik sulle pretendenti

Si parlava di Roma, Juve, Fiorentina, Atletico? Non voglio fare nomi, ma so che per un trasferimento ci vogliono diversi accordi. C’è stato il via libera da parte mia. Ma i club non andavano d’accordo. E sono rimasto a Napoli.  Roma? Ho fatto le visite mediche e andava tutto bene. Il club fece anche un comunicato. Ma non voglio dire qual è stata la squadra a cui sono stato più vicino. Era in Italia? Sì”. 

Sull’accusa di pensar solo al denaro, Milik risponde

“Fosse stato così, avrei già rinnovato. Ho ricevuto una buona proposta. Ma la vita di un atleta è breve e all’età di 26 anni volevo crescere ed essere un calciatore migliore. Questo è il momento giusto per una nuova sfida. Molte cose sono state fraintese”.

Il rapporto con il club azzurro

“Non c’è mai stata ostilità da parte mia verso il Napoli. Ho grande rispetto per la società e ho trascorso 4 anni meravigliosi. Ma ho deciso così, questa è la mia scelta. Ai giornalisti italiani piace aggiungere un po’ di dramma a questioni semplici. Da parte mia non c’è guerra. Spero che i tifosi dopo questa intervista capiscano che non ho mai mancato di rispetto alla società.  Io volevo separarmi in armonia. Il club, però, non ha mai comunicato con le squadre in cui volevo andare. Questa non è stata una bella cosa per me”. 

La relazione con De Laurentiis

“Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, so come ragiona. Non credo sia stato influenzato dai media. Non so se cambierà qualcosa parlandoci. Vedremo come andrà a finire. Intanto fino all’ultimo giorno del mio contratto mi allenerò come si deve. Ho scoperto dai giornali il non essere in lista, ma mi aspettavo una scelta del genere. Però la mancanza di comunicazione non è del tutto professionale. Sono stato capocannoniere negli ultimi due anni e ho dato sempre il massimo. Il mio ristorante? La società detiene il 100% dei diritti d’immagine. Potrei esserne accusato, ma non è un problema che riguarda il mio addio. Sono questioni che si risolvono in poche ore”. 

Sulle sue condizioni fisiche

Gattuso mi tratta come uno dei tanti, non come un calciatore che deve andare via. Non mi ha fatto sentire che qualcosa è cambiato. Fisicamente sto bene”.

E sulle critiche

“Non è bello che la mia ragazza legga le offese nei miei e nostri confronti. Qualche tifoso si è anche avvicinato per chiedermi se stavo per andarmene. Non c’è odio, ma ripeto: molti leggono cose non vede e la gente ci crede”. 

Il ricordo della Coppa Italia

E’ stato un anno strano a causa della pandemia, ci sono stati momenti difficili come il cambio allenatore, ma abbiamo concluso la stagione nel migliore dei modi”.

Credit: TuttoNapoli per le dichiarazioni

Movida nell’area nolana: sanzionati 2 esercizi commerciali

Nei giorni scorsi gli agenti del Commissariato di Nola hanno effettuato un servizio straordinario di controllo del territorio in piazza Duomo, corso Tommaso Vitale, piazza Giordano Bruno e nelle vie limitrofe interessate dalla “movida” nell’area nolana.

Nel corso dell’attività sono state identificate 78 persone e controllati 27 veicoli.

I poliziotti hanno sanzionato il titolare di un bar in corso Tommaso Vitale poiché all’ingresso del locale non veniva effettuava la misurazione della temperatura corporea degli avventori e non erano stati installati i dispenser igienizzanti.

Inoltre, in un locale di via Manzoni a Cimitile il gestore è stato multato poiché non rilevava e conservava i dati dei clienti al fine di metterli a disposizione dell’autorità sanitaria.

Infine, sono state controllate 16 persone sottoposte agli arresti domiciliari.

Movida nell’area nolana: sanzionati 2 esercizi commerciali / Cristina Adriana Botis  /  Redazione Campania

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Sequestrati a Nola oltre mezzo milione di articoli contraffatti VIDEO

Guardia di Finanza Napoli: sequestrati a Nola oltre mezzo milione di articoli contraffatti e pericolosi per la salute. Denunciato un responsabile.

Sequestrati a Nola oltre mezzo milione di articoli contraffatti – VIDEO

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Napoli ha sequestrato presso un capannone di Nola nella disponibilità di una ditta cinese di importexport, oltre 570.000 prodotti pericolosi e privi del marchio “CE”.

In particolare, il Gruppo della Guardia di Finanza di Nola, nel corso di un accesso presso un deposito con sede nella frazione di Pìazzolla di Nola, ha scoperto utensili domestici, materiale elettrico e giochi per bambini pericolosi.

Dai giocattoli, composti con materiale non certificato, agli addobbi natalizi; dai dispostivi elettrici ed informatici – oltre 3 km di led, pannelli, ciabatte, torce, mouse e chiavette USB – ai prodotti di utilizzo quotidiano, come calcolatrici, portafogli, orologi, aspirapolveri, sensori per allarme.

Denunciato il responsabile, un trentottenne cittadino di origine cinese residente nel quartiere Poggioreale di Napoli, per vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

L’operazione rientra nell’ambito della costante attività di prevenzione e repressione della contraffazione da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, a tutela del regolare svolgimento del libero mercato, delle imprese oneste e a garanzia della salute dei consumatori.

Cristina Adriana Botis  /  Redazione Campania

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Prodotti non sicuri e contraffatti sequestrati nel messinese. Segnalati due cinesi

La GdF di Messina ha sequestrato oltre 40 mila prodotti a Torregrotta e Barcellona nel lato tirrenico della provincia di Messina (VIDEO).

I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, dopo aver riscontrato le irregolarità relative alle mancate certificazioni sulla provenienza e sulle caratteristiche merceologiche delle merci esposte in vendita e l’assenza delle indicazioni relative alla sicurezza, hanno sottoposto a sequestro oltre 40.000 prodotti “made in china”, illegittimamente posti in commercio in due esercizi commerciali, siti nei comuni di Torregrotta e Barcellona Pozzo di Gotto, nel lato tirrenico della provincia di Messina, gestiti da soggetti di etnia cinese.

I sequestri, coordinati dal Gruppo Guardia di Finanza di Milazzo, sono stati eseguiti dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Milazzo e della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito di mirati controlli in materia di contrasto alla commercializzazione di prodotti illegali.

In particolare, nel corso delle due distinte attività svolte, è stata riscontrata la presenza di diversi articoli, già esposti sugli scaffali per la vendita, privi della prescritta marcatura “CE”, garanzia di conformità agli standard europei, e delle indicazioni minime previste dal codice di consumo, quali l’indicazione della provenienza, ovvero del materiale impiegato.

Per tali ragioni, anche in considerazione della potenziale scarsa qualità delle materie prime utilizzate, o comunque non espressamente tracciabili, ovvero – in alcuni casi – dell’assenza di qualsiasi indicazione circa l’importatore autorizzato in ambito europeo, nonché di diciture in lingua italiana, bensì solo cinese, i prodotti rinvenuti sono stati ritenuti potenzialmente dannosi per la sicurezza e la salute dei consumatori.

Le Fiamme Gialle tirreniche, quindi, dopo aver rimosso la merce dagli spazi destinati alla vendita, hanno proceduto al sequestro amministrativo dei prodotti (tabelle luminose, lampade, telecomandi, telecamere, carica batterie ricaricabili, casse audio, registratori, videocamere, spazzole elettriche, torce, cuffie, droni, modem, asciugacapelli, amplificatori e numerose tipologie di giocattoli), inviando specifica segnalazione alla Camera di Commercio di Messina, per l’applicazione delle previste sanzioni pecuniarie, di importo significativo, in un caso fino a € 60.000,00.

In aggiunta, per i due titolari cinesi del punto vendita di Torregrotta, è scattata anche la segnalazione alla Procura della Repubblica di Messina, per il reato di “introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi“, a seguito del rinvenimento di alcuni articoli riproducenti, illegalmente, noti brand, potenzialmente idonei ad indurre in errore l’acquirente finale sulla loro legittima provenienza.

L’operazione odierna si inquadra nell’ambito degli ordinari servizi tesi a tutelare i mercati dall’invasione di prodotti falsi, di provenienza incerta o non sicuri per i consumatori, e sono finalizzati non solo ad assicurare l’incolumità dei cittadini, ma anche a preservare l’economia sana del territorio, contrastando ogni forma di illecito, vieppiù lesivo della concorrenza leale.

Adduso Sebastiano

(VIDEO IN ELABORAZIONE)

Carabinieri di Palermo arrestano 2 cugini incensurati con 3,5 chili di droga,

I Carabinieri della Stazione di Belmonte Mezzagno e Bolognetta sono stati insospettiti dal andirivieni in un casolare, così perquisendolo.

I Carabinieri della Stazione di Belmonte Mezzagno e Bolognetta hanno arrestato, per produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, due cugini D.M.a. e D.M.m. di 33 e 36 anni del luogo.

I militari hanno notato i due uscire da un’abitazione rurale a Misilmeri, insospettiti hanno deciso di perquisire l’immobile rinvenendo più di 3,5 chili di marijuana già esiccata,  8 piante, un bilancino, materiale per il confezionamento e più di 1500 euro ritenuti provento dell’attività illecita.

Il tutto è stato sottoposto a sequestro, la droga che immessa sul mercato del dettaglio avrebbe fruttato fino a 20000 euro, sarà analizzata dal laboratorio del Comando Provinciale di Palermo.

I cugini sono stati ristretti agli arresti domiciliari, su disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

Adduso Sebastiano

I Carabinieri della Stazione di Belmonte Mezzagno e Bolognetta sono stati insospettiti dal loro andirivieni in un casolare, così perquisendolo. I Carabinieri della Stazione di Belmonte Mezzagno e Bolognetta hanno arrestato per produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente due cugini D.M.a. e D.M.m. di 33 e 36 anni del luogo. I militari hanno notato i due uscire da un’abitazione rurale a Misilmeri, insospettiti hanno deciso di perquisire l’immobile rinvenendo più di 3,5 chili di marijuana già esiccata,  8 piante, un bilancino, materiale per il confezionamento e più di 1500 euro ritenuti provento dell’attività illecita. Il tutto è stato sottoposto a sequestro, la droga che immessa sul mercato del dettaglio avrebbe fruttato fino a 20000 euro, sarà analizzata dal laboratorio del Comando Provinciale di Palermo. I cugini sono stati ristretti agli arresti domiciliari, su disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

La Bastonatura di ViViCentro.it – Eleven Sports, pagare e non vedere

La Bastonatura di ViViCentro.it – Eleven Sports, pagare e non vedere. L’amara sorpresa per gli utenti di aver avuto già due disservizi

La Bastonatura di ViViCentro.it – Eleven Sports, pagare e non vedere

 

Tutto ci saremmo aspettati da questo pazzo mondo della Lega Pro, tranne che i tantissimi utenti sparsi in tutta Italia avessero dovuto pagare un abbonamento a cifre blu senza poter assistere alle gare previste nel palinsesto. Ed è capitato già due volte nelle prime quattro giornate di campionato.

Il primo disservizio alla prima giornata di campionato. Juve Stabia-Monopoli non l’ha vista praticamente nessuno a Castellammare tranne i giornalisti accreditati allo stadio. Ma il peggio doveva ancora arrivare ed è stato servito due settimane più tardi.

Stavolta, parliamo di domenica 11 ottobre, il disservizio è stato generale. Infatti quando mancavano una ventina di minuti alla fine delle gare iniziate alle 15, blackout generalizzato. E il cattivo funzionamento della piattaforma che detiene i diritti tv della Serie C è durato praticamente fino a tarda sera tanto da costringere Eleven Sports a trasmettere addirittura in chiaro in diretta Facebook tutte le gare previste in posticipo in serata.

Chi vi scrive ha effettuato un tentativo di collegamento live intorno alle 21:30 ed ha potuto assistere, udite udite, al minuto 11 ripetuto più volte di Bisceglie-Turris e al riscaldamento pre-gara di Foggia-Potenza anch’esso ripetuto più volte mentre la gara era già sul finire del primo tempo.

Probabilmente Eleven Sports ha subito il problema tecnico dei tantissimi accessi alla piattaforma dovuti alla presenza di grandi piazze in un Girone C che sembra più una Serie B2 che non una Serie C vera e propria. Ma tutto ciò era risaputo da tempo e non giustifica il malfunzionamento. Infatti si sapeva che in tempi di Covid-19 con il pubblico a casa e impossibilitato ad andare allo stadio e soprattutto con squadre come Palermo, Avellino, Bari, Catanzaro, Catania, Foggia ecc., il numero di abbonamenti e di contatti sarebbe stato elevatissimo.

Se a ciò aggiungiamo anche la politica di prezzi maggiorati da Eleven Sports per questa stagione, i conti assolutamente non tornano. E benissimo ha fatto la Lega Pro a stigmatizzare il comportamento dell’emittente che sa molto di presa in giro nei confronti degli utenti.

Ci si augura che chi può prenda dei seri provvedimenti in questo caso. Anche perchè la beffa per gli abbonati sarebbe duplice. Da un lato infatti i tifosi non possono andare allo stadio causa Covid. Dall’altro lato si paga un abbonamento anche a cifre rilevanti per poi non poter usufruire del servizio.

Eleven Sports, l’amara sorpresa di pagare e non vedere… La Lega Pro già martoriata da tanti problemi con il Trapani già estromesso e il Livorno che rischia di fare la stessa fine, non merita di rendersi ridicola anche a causa di chi dovrebbe veicolarne lo spettacolo attraverso le immagini.

 

a cura di Natale Giusti

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La ricostruzione di un ponte nella provincia Jonica di Messina. Un “mistero”

La ricostruzione del ponte sul torrente Agrò viene annunciata, ma per qualche “mistero” non iniziata. Ne avevamo scritto nel 2018.

Ci eravamo occupati di questo ponte due anni addietro “8 Settembre 2018 Chiusi i ponti Agrò e Fiumedenisi sulla messinese jonica SS114 Sant’Alessio-Alì. Nessuno sapeva la situazione ?”. La decisione di chiusura del transito era arrivata il pomeriggio del 4 settembre 2018 a seguito di periodiche ispezioni dell’ANAS con cui era stato rilevato un aggravio delle condizioni di degrado dei ponti. Tali rilevazioni erano state in ultimo disposte in tutta la Nazione dopo il crollo del ponte Morandi di Genova ove purtroppo sono morte decine di persone ed altrettante sono rimaste ferite tra cui alcune gravi.

Il transito localmente dei veicoli fu quindi del tutto deviato sulle passerelle provvisorie già aperte al traffico qualche anno prima. Cavalcavia cosiddetti a “sommergibile” poiché nel caso di una piena dei torrenti quest’ultima passa sopra la strada senza teoricamente danneggiarne le strutture.

In realtà così non era stato per quella sull’Agrò, in quanto nel dicembre 2016 la specifica passerella ubicata tra i paesi di Sant’Alessio Siculo e Santa Teresa di Riva, fu investita e sommersa da una tale quantità di acqua fluviale che ci vollero mesi per riattivarne l’uso. E ancora all’epoca il ponte era percorribile, seppure a doppio senso unico alternato, regolato da semafori, nell’attesa che si procedesse ai lavori programmati da alcuni anni di demolizione e ricostruzione.

A marzo del 2020, con il ponte già chiuso al transito, parliamo sempre di quello sulla fiumara dell’Agrò, c’è stata un’altra piena, anche se di minore entità, che però ha comunque necessitato la rimozione della sabbia sul citato cavalcavia, sicché il transito veicolare sulla Strada Statale 114 che collega la litoranea tra Messina e Taormina è stato per alcuni giorni del tutto interrotto in quel tratto.

A febbraio 2020, quindi prima del lock down dovuto alla pandemia da Covid-19 causata dal nuovo coronavirus Sars-cov-2, i due sindaci dei Comuni di Sant’Alessio Siculo e Santa Teresa di Riva, in un incontro presso la Prefettura di Messina protestarono vivamente per i ritardi nell’esecuzione dei lavori. Sicché con un successivo sopralluogo tra i citati Amministratori comunali e i tecnici di Anas, E-distribuzione, Tim, Rete Ferroviaria Italiana e Genio civile si decise, con la disponibilità di Rfi, a far spostare provvisoriamente sul ponte della ferrovia i sottoservizi (cavi elettrici e telefonici) la cui posizione impediva intanto ogni altra operosità.

Però l’improvvisa pandemia e conseguenziale fermo nazionale di quasi ogni attività che non fosse ritenuta indispensabile dal Dpcm dell’8 marzo, bloccò anche questi interventi iniziali.

Finalmente, con la fine del lock down, a maggio 2020 sono ripresi le attività sul citato ponte dell’Agrò. Pertanto le ditte preposte hanno iniziato a spostare i cavi elettrici e telefonici che servono le aree abitate circostanti. Tempo previsto per questi interventi sarebbe stato di circa un mese.

Realizzati questi preliminari lavori, l’Anas a quel punto poteva consegnare i lavori alla ditta Mit Costruttori Srl (capogruppo)-Consorzio Stabile Alveare Network-Cgc Srl-Bosco Italia Spa-Tecnolavori Srl con sede ad Adrano (Ct), vincitrice dell’appalto.

L’opera è finanziata dalla Regione siciliana con 8 milioni 966mila 250 euro, di cui 6 milioni 898mila 443 per lavori e 1 milione 071mila 556 per somme a disposizione.

Il progetto di demolizione e ricostruzione, redatto dall’Anas, prevede una carreggiata più larga e una pista ciclabile, oltre a marciapiedi e impianto di illuminazione a Led su tutto il tracciato stradale di 326 metri. I lavori dovrebbero durare 14 mesi e saranno diretti dall’ingegnere Cristiano Fogliano, capocentro Anas di Messina.

Qualcosa tuttavia continuava a non andare per il verso giusto. Infatti non si vedeva alcun cantiere intorno al ponte. Insomma non c’era in corso alcun lavoro di demolizione figurarsi di costruzione.

Così è passata anche l’estate senza che nulla si smuovesse. Il 16 settembre 2020, il sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice, nonché pure deputato regionale siciliano, annunciava sulla propria pagina Facebook “… nei prossimi giorni incontreremo la ditta aggiudicataria al fine di comprendere se e quali sono le necessità, per poi così poter iniziare i lavori …”.

Anche il Sindaco di Sant’Alesso Siculo Giovanni Foti, sulla propria pagina Fb aveva scritto il 15 settembre 2020Contratto firmato e lavori consegnati. L’opera di demolizione e ricostruzione del nuovo ponte Agrò, che unisce S. Alessio Siculo a S. Teresa di Riva attraverso la Statale 114, può finalmente iniziare. Parliamo di un intervento da 8, 9 milioni di euro, finanziati all’Anas dalla Regione Sicilia. Il ponte è chiuso da due anni. Con i disagi che ciò comporta alla viabilità ed anche ai commercianti. Il traffico è stato dirottato lungo la bretella realizzata sul torrente. Un calvario lungo 10 anni, tra chiusure parziali del viadotto e corsie aperte parzialmente o a senso unico alternato. Lo scorso anno l’Anas ha affidato l’opera al raggruppamento di imprese Mit Costruttori (capogruppo)-Consorzio Stabile Alveare Network-Cgc Srl-Bosco Italia-Tecnolavori di Adrano. Quando tutto sembrava pronto per firmare il contratto ci si è accorti che esistevano dei sottoservizi: cavi dell’energia elettrica e telefonici che andavano rimossi. Non sono mancate le proteste per i ritardi, accentuati tra l’altro dall’emergenza Covid. Le soluzioni sono state trovate in seguito ad un tavolo tecnico, nei mesi scorsi, al quale hanno partecipato anche i sindaci di S. Alessio Siculo e S. Teresa di Riva”.

Dopo un mese, siamo al 12 ottobre 2020, ancora non si è visto alcun cantiere. Un “mistero”, o forse siamo in Sicilia, tanto più a Messina e provincia ed è da sempre tutto “normale”.

Le foto sono state scattate domenica 11 ottobre 2020, poco prima del tramonto, in cui i flebili raggi del sole illuminavano un ponte che appariva ormai come sfiduciato per l’annosa attesa di essere ricostruito.

Adduso Sebastiano

 

Raimondo: “I tifosi stabiesi diano fiducia a questa società”

Ciro Raimondo, ex difensore della Juve Stabia, è intervenuto telefonicamente nel corso della trasmissione “Il Pungiglione Stabiese”

Raimondo: “I tifosi stabiesi diano fiducia a questa società”

 

Ciro Raimondo, ex difensore della Juve Stabia, è intervenuto telefonicamente nel corso del programma “Il Pungiglione Stabiese” che va in onda in diretta Facebook ogni lunedì dalle ore 20:30 sulla pagina “Juve Stabia Live”.

Le sue dichiarazioni sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it

“Questa vittoria sicuramente dà grande entusiasmo a tutto l’ambiente e dimostra la grande voglia di dimostrare il proprio valore da parte dei ragazzi. Ovviamente questa è una squadra nuova perchè sono rimasti in pochissimi dello scorso anno e quindi dobbiamo dare il giusto tempo per amalgamarsi tra di loro e ambientarsi.

Andare a prendere giocatori di un altro girone è stata una grandissima scommessa e i calciatori con questa vittoria al novantaduesimo hanno dimostrato di volerla vincere. Chiaramente stiamo parlando solo di quattro gare e quindi abbiamo visto poco però credo che Padalino sia una persona intelligente e che stia cercando di ottenere il massimo con ciò che al momento gli è stato messo a disposizione dato che molti acquisti sono arrivati nell’ultimo giorno di mercato. Occorre quindi dare tempo al tecnico per conoscere bene il materiale a sua disposizione.

La società ha fatto un grandissimo sacrificio trattenendo Troest, un difensore molto esperto con molte presenze in Serie B. Ritengo che lui con Allievi e Tomei formano un gran trio difensivo. 

Credo che comunque la società sia vigile nel caso in cui si debba prendere un ulteriore rinforzo. Il direttore Ghinassi è una persona molto preparata e quest’anno ha la possibilità di fare il cosiddetto salto di qualità data l’importanza della piazza e del girone in cui è collocata. 

I gol in fotocopia presi su calcio piazzato negli ultimi due turni? Sono d’accordo con il mister. Non è un errore di posizionamento. Bisogna solo dare tempo a questa squadra di assimilare certi schemi e di conoscersi meglio tra di loro. 

In questo momento storico è molto difficile fare calcio a causa degli introiti ridotti. Bisognerebbe ridurre la pressione fiscale soprattutto nelle serie minori. Castellammare è una delle piazze che mi è rimasta nel cuore e penso che i tifosi di Castellammare debbano essere soddisfatti di questa società che, con enormi sacrifici e in questo momento storico, sta garantendo una continuità che a Trapani e molto probabilmente a Livorno purtroppo non si è riusciti a dare”

 

a cura di Giuseppe Rapesta

 

 

FORMULA UNO, Germania 2020 – Le pagelle di Carlo Ametrano

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FORMULA UNO: Hamilton vince anche il GP della Germania ed eguaglia il record di vittorie di Schumacher. Dietro di lui Verstappen su Red Bull. Chiude il podio un Daniel Ricciardo su Renault.

Il campionato di Formula Uno 2020 ha vissuto l’undicesima tappa con il GP della Germania che si è corso sul circuito del Nùrburging.

Oggi abbiamo ascoltato per la nostra rubrica “Un voto per la Formula Uno” lo scrittore stabiese Carlo Ametrano, autore del libro “Ayrton… per sempre nel cuore” e grande appassionato di Formula Uno.

Pubblichiamo l’estratto dell’intervista telefonica:

Buongiorno Carlo ti chiediamo un giudizio su Hamilton che raggiunge le 91 vittorie.

Lo avevo detto molto tempo fa che ci sarebbe riuscito. Ora ha tutto il tempo per essere il migliore di sempre in termini di vittorie. Se poi mi chiedi chi è il più forte degli ultimi 40 anni ti dico sempre Senna anche se ha vinto molte meno gare dell’inglese. Sono due ere diverse con diverse difficoltà.

Passiamo ai voti per questo GP.

Hamilton vince ancora con la voglia di battere i record di Schumacher. Voto?

Solo un 10 e lode. E’ stato perfetto anche nello sfruttare le difficoltà di Bottas che poi non ha finito la corsa.

Verstappen arriva secondo. Voto per lui?

Gli dò un 7,5 perchè è sempre quello che ci prova a dar fastidio alla Mercedes. Chissà cosa succederà con la Honda tra due anni. Dicono che smetteranno di correre in Formula Uno, una bella rogna da gestire.

Finalmente si rivede Ricciardo?

Daniel non si discute, la Renault ha fatto passi avanti notevoli. Io sinceramente se fossi stato uno dei dirigenti della Ferrari avrei provato a portarlo nella scuderia italiana. Voto 7

Fuori dal podio di questo primo GP di Formula Uno

Perez arriva immediatamente fuori dal podio?

Peccato che Perez sia a rischio di non sedersi su nessun sediolino per il prossimo anno. In questa gara ha dimostrato di non meritare questo trattamento. Speriamo che resti nel circus, visto che si parla della Haas. Voto 6,5

Sainz quinto?

Con la Mclaren superstite questa volta non commette alcun errore, come successo a Sochi,  e porta a casa punti importanti per la propria scuderia che la proiettano al terzo posto nella classifica costruttori. Voto 6,5

Gasly finisce sesto al traguardo?

Dopo i disastri negli ultimi due GP conquista punti pesanti per la propria scuderia che si piazza a -13 dalla Ferrari! Voto 6,5

Date una macchina a questo ragazzo, Leclerc? 

Lui personalmente merita un 7 in pagella per quello che ha provato a fare, anche se è stato inutile. La Ferrari è un “trattore” che merita 1 in pagella con Binotto che si è dimostrato un incompetente. Le altre scuderie negli ultimi tre anni sono cresciute, la Ferrari invece ha fatto dei passi indietro. Voto 6

Hulkenberg, sale sulla macchina a pochi minuti dalle qualifica e alla fine del week end finisce ottavo?

Nico è un pilota affidabile, a cui basta poco per abituarsi. E pensare che qualche ora prima di salire sulla macchina stava prendendo un caffè ad alcuni Km dal circuito.Voto 7

Grosjean, conquista due punti per la Haas finendo nono all’arrivo?

Roman con tutti i cambi di sediolino rischia di rimanere fuori dal giro. Ha subito un’involuzione da quando correva con la Lotus, ma dobbiamo dire che anche la Haas non è stata competitiva e poteva fare di più. Voto 6

Giovinazzi chiude i primi 10 posti?

Il futuro di Giovinazzi è incerto, potrebbe andare alla Haas, o restare in Alfa Romeo con il figlio di Schumacher qualora Raikkonen decidesse di non voler continuare a correre. Voto 6

Carlo noi ti facciamo i complimenti e ti ringraziamo. Diamo appuntamento a tutti in nostri lettori per i voti del prossimo GP di Formula Uno che si correrà in Portogallo tra due settimane. Prima di chiudere ci vuoi aggiornare sui tuoi appuntamenti.

Carlo Ametrano MURETTO BOX Formula Uno

Sto aspettando la conferma di Sport Italia nei nuovi studi della trasmissione SI MOTORI che va in onda in prima serata il martedì sul canale 60 d.t.t. ed è condotto da Filippo Gherardi. Li ringrazio ancora per lo spazio che mi hanno già concesso e per il nuovo invito che mi faranno.

Sono stato invitato come ospite al Ristorante Bella Napoli di Pavia teatro di una mostra per Senna e gli altri piloti del passato. Li ringrazio per aver pensato a me. Dovrebbe essere a fine ottobre, poi vi farò sapere.

Per le mie prossime ospitate e appuntamenti vi terrò aggiornati. Ci sentiremo tra due settimane per il  prossimo GP della Formula uno che si correrà in Portogallo.

Vi terrò aggiornati.

Se vuoi riascoltare tutta l’intervista telefonica di Carlo Ametrano, è possibile farlo semplicemente cliccando play sul lettore multimediale che segue: