Home Blog Pagina 2972

Juve Stabia-Catanzaro, la presentazione del match di domani

Juve Stabia che tenta contro il Catanzaro di mister Antonio Calabro di migliorare il proprio piazzamento nella griglia degli spareggi promozione che prenderanno il via il prossimo 9 maggio. Le Vespe distano alla vigilia di questa gara 6 punti dal Catanzaro al terzo posto e hanno la possibilità, in caso di risultato positivo, di staccare il Catania in questo momento al quinto posto a 55 punti in condominio con le Vespe.

E’ una Juve Stabia dai grandissimi numeri quella che lancia il guanto di sfida ai calabresi. 8 vittorie di seguito fuori casa, sei vittorie complessive nelle ultime sei gare. Nelle ultime 10 gare di campionato la Juve Stabia sarebbe prima insieme alla Ternana con 25 punti, e dietro ci sarebbe proprio il Catanzaro di mister Calabro con 23 punti.

Due squadre quindi in grandi condizioni si affrontano al “Menti” in una gara che senza le restrizioni del Covid sicuramente avrebbe visto il pienone sugli spalti. Per l’occasione mister Padalino, che sicuramente riproporrà l’ormai consueto 3-4-2-1 che è stata l’arma tattica del girone di ritorno strepitoso delle Vespe, recupera alcuni infortunati ma perde Alberto Rizzo per squalifica. Contro il Catanzaro saranno assenti solo Iannoni (mal di schiena), Lazzari (problema muscolare), Fioravanti e Mastalli. 

Dal canto suo il Catanzaro di mister Calabro dovrebbe mettersi a specchio rispetto agli avversari e, secondo le dichiarazioni rilasciate dal tecnico in conferenza stampa, non recupera nessuno dei calciatori negativizzati dal Covid ma evidentemente ancora non in condizione di giocare.

La gara sarà diretta dal sig. Davide Moriconi della sezione di Roma 2. L’assistente numero uno sarà: Orazio Luca DONATO della sezione di Milano; l’assistente numero due: Nicola TINELLO della sezione di Rovigo; quarto ufficiale: Claudio PETRELLA della sezione di Viterbo.

Le probabili formazioni di Juve Stabia-Catanzaro.

 

JUVE STABIA (3-4-2-1): Farroni; Mulè, Troest, Caldore; Garattoni, Berardocco, Vallocchia, Scaccabarozzi; Fantacci, Orlando; Marotta

Allenatore: sig. Pasquale Padalino

CATANZARO (3-4-2-1): Di Gennaro; Martinelli, Riccardi, Scognamillo; Pierno, Risolo, Baldassin, Gatti; Di Massimo, Carlini; Curiale. 

Allenatore: sig. Antonio Calabro

 

a cura di Natale Giusti 

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo e delle eventuali fonti in esso citate.

 

 

M5S, Manzo: “Crisi del Settore wedding, depositata interrogazione al Mise”

0

La pandemia ha messo in ginocchio le economie dei paesi di tutto il mondo, tanti sono i settori economici che hanno subito danni, speriamo non irreversibili, come il “settore wedding” che è tra quelli in Italia maggiormente colpiti dai continui Lockdown e divieti.

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della deputata del Movimento 5 Stelle, Teresa Manzo, sulla crisi del “settore wedding”:

“Tra i settori più colpiti dalla crisi dettata dal Covid non possiamo dimenticare quello del wedding, che fisiologicamente ha subito bruschi cali di fatturato, in taluni casi anche pari al 100%, a causa delle numerose nozze rinviate, cancellate o svolte tra pochi intimi per seguire le regole anti-contagio.”, esordisce la deputata Teresa Manzo, delineando i dati statistici che caratterizzano un settore a rischio default.

“Secondo l’Istat, sono 17.000 i matrimoni saltati tra marzo e aprile 2020, 50.000 se prendiamo in considerazione come parametro di riferimento il periodo tra maggio e giugno 2020. Tantissimi in Italia sono i lavoratori e gli imprenditori di questo comparto che ancora oggi stanno pagando una ripartenza mai, di fatto, avvenuta per le proprie attività da quando ci troviamo a convivere con il Covid”, continua Manzo.

“Per queste ragioni, ho presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, per chiedere al Governo se e quando intenda adottare linee guida nazionali che fissino regole ben precise per il rilancio di questo settore e se potrà essere contemplata la possibilità di lasciare un ristretto margine di autonomia alle Regioni nella gestione delle singole specificità territoriali – insiste – La linea indicata dal M5S per affrontare questa delicata situazione prevede tempi certi per la futura ripresa dei matrimoni e in generale degli eventi in Italia, con sospensione delle cartelle esattoriali e dei tributi per il 2020/21, garantendo allo stesso tempo finanziamenti a fondo perduto per le aziende e indennità per i lavoratori autonomi”.

“Il solo settore del wedding coinvolge più di 80.000 aziende e oltre un milione di lavoratori, ed è per questo che mi auguro provvedimenti tempestivi e adeguati per tutelare un comparto fermo per cause di forza maggiore, accompagnandolo verso una ripresa che cammini di pari passo con il miglioramento della situazione del contagio”, conclude Teresa Manzo.

Photo by Photos by Lanty on Unsplash

Juve Stabia, i convocati di Padalino per il match col Catanzaro

Diramata la lista integrale dei convocati del match che la Juve Stabia domani alle ore 15 al “Romeo Menti” disputerà contro il Catanzaro. Il match è il recupero della trentacinquesima giornata del campionato di Lega Pro Girone C che non fu disputato qualche settimana fa a causa del numero elevato di casi da Covid che colpirono la compagine calabrese di mister Antonio Calabro.

Nella lista dei convocati delle Vespe solo 4 le defezioni. Si tratta di Bovo, Iannoni (lombalgia), Lazzari (problema muscolare) e Fioravanti. Mancherà inoltre anche Alberto Rizzo, appiedato dal giudice sportivo con una giornata di squalifica per l’ammonizione rimediata (la quinta) nella gara vittoriosa di domenica scorsa contro la Casertana.

I convocati della Juve Stabia.

 

Di seguito il comunicato ufficiale con la lista integrale delle Vespe per la gara di domani pomeriggio contro il Catanzaro.

 

“Al termine della seduta di questa mattina, il tecnico Pasquale Padalino ha reso nota la lista dei 22 calciatori convocati per il match Juve Stabia-Catanzaro, valevole per la 35a giornata del campionato di Lega Pro, in programma domani, mercoledì 21 aprile 2021, con inizio alle ore 15 presso lo stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia.

Portieri: Farroni, Gianfagna, Russo.

Difensori: Caldore, Elizalde, Esposito, Garattoni, Lia, Mulè, Oliva, Troest.

Centrocampisti: Berardocco, Guarracino, Scaccabarozzi, Suciu, Vallocchia.

Attaccanti: Borrelli, Cernigoi, Fantacci, Marotta, Orlando, Ripa.

Indisponibili: Bovo, Iannoni, Lazzari, Mastalli.

Squalificati: Rizzo.

S.S. Juve Stabia. 

 

a cura di Natale Giusti

Calabro: “La Juve Stabia ha numeri impressionanti”

Antonio Calabro, tecnico del Catanzaro, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match di campionato con  la Juve Stabia.

Le dichiarazioni di Calabro sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViVicentro.it.

 

“Ho trovato un ambiente sereno, tranquillo, concentrato sulla necessità di recuperare e mentalizzato sulla trasferta di Castellammare. Prima della partita contro il Catania eravamo consapevoli delle enormi difficoltà che il gruppo sta affrontando da tanti giorni, avevamo fatto i conti con le defezioni ma abbiamo badato a risolvere i problemi senza piangerci addosso.

Questa è la cosa che mi ha entusiasmato di più in questo gruppo. Non è stata la nostra vittoria più difficile, perché abbiamo fatto la partita che potevamo fare, abbiamo tirato fuori il meglio dalle possibilità oggettive offerte della partita. Voglio evidenziare come questa squadra sia capace di mettere in campo tanto cuore, anima, grinta, ma il successo non viene fuori solo da questo.

Come anche nelle precedenti vittorie il carattere è stato la base, ma i ragazzi sono stati perfetti, hanno mantenuto le consegne a livello tattico e tecnico, e hanno disputato una partita superba.

Le vespe hanno numeri impressionati con sei vittorie consecutive di cui cinque in trasferta. Siamo consapevoli di andare in casa di una squadra che, considerando un periodo lungo come le ultime 10 gare, sarebbe prima in classifica, con 25 punti. Esprime con entusiasmo un gioco che li porta ad essere una squadra pericolosa soprattutto nelle ripartenza, con tre giocatori molto dinamici davanti, due esterni che accompagnano la manovra, due centrocampisti di gamba che appena riconquistano sono bravi a verticalizzare ed andare avanti, e la affronteremo sapendo che non avremo rientri di giocatori che si sono negativizzati.

Ad oggi possiamo contare sulla stessa rosa di domenica contro il Catania, ma in campo andremo a mettere il massimo.

Dobbiamo partire dal presupposto che il Bari farà sei punti e noi abbiamo un calendario difficile. Dobbiamo essere bravi a dare continuità di risultati alle ultime tre partite. Ma penso sia sbagliato parlare di ciò che è stato o di ciò che avrebbe potuto essere, perché stiamo realizzando qualcosa di davvero importante”.

 

a cura di Natale Giusti 

Fonte: www.uscatanzaro1929.com

 

L’Ora Azzurra, in diretta sui canali social di  Vivicentro

L’Ora Azzurra, in diretta sui canali social di  Vivicentro

 

Ora Azzurra, ospiti di serata: Michele Pisani, Giuseppe Calvano  e Ciro Ianuale

 

Terremoto nel mondo del calcio, ma intanto si pensa al campo. Al Maradona il Napoli non va oltre il pari contro l’Inter di Conte. Azzurri che sono stati convincenti? Quanto possono influire queste partite e questi risultati con la nascita della Super Lega?

 

Saranno questi i temi che tratteranno stasera nell’Ora Azzurra, alle 21:00, Carmine D’Argenio, Natale Giusti,  Marco Palomba, Francesco Pio De  Martino ed Elio Guerriero. Tra gli ospiti ci saranno Ciro Ianuuale, Michele Pisani, direttore di Footballweb e Giuseppe Calvano, giornalista di Radio Stonata con il quale si penserà alla prossima sfida del Napoli contro la Lazio, in programma giovedì alle 20:45.

 

Appuntamento dunque a questa sera alle 21:00 sulle pagine Facebook, Youtube e Twitch  di Vivicentro. Puntata che sarà poi possibile vedere in replica per tutta la settimana su Teleblu, canale 816 del digitale terrestre.

 

L’Ora Azzurra, in diretta sui canali social di  Vivicentro/  Marco Palomba

 

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. È possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo e delle eventuali fonti in esso citate.

Carlo Ametrano ospite del programma Professione motori

0

Lo scrittore stabiese  prenderà parte alla trasmissione domani alle ore 23:00

Carlo Ametrano ospite del programma Professione motori

Carlo Ametrano

Una gara bellissima e ricca di divertimento. A Imola vince Max Verstappen che chiude davanti alla Mercedes di Lewis Hamilton, autore di una grande rimonta, e la McLaren di super Lando Norris. Gara dunque ricca di spunti che saranno trattati mercoledì, 21 aprile, alle ore 23:00, dal programma “Professione motori” condotto da Filippo Gherardi e Martina Renna, in diretta sulla storica emittente televisiva Odeon TV, canale 177 del Digitale Terrestre.                                                                                                                                                                                            Odeon1987Ospite speciale della trasmissione lo scrittore stabiese Carlo Ametrano che interverrà in diretta per analizzare il  GP del’Emilia Romagna, per parlare dell’Ayrton Senna day in programma a fine giugno,26-27, all’agriturismo Zuffa e non solo.

 

 

 

 

Buongiorno  Carlo , che gara quella di Imola! Ti chiediamo subito una considerazione.

“Un bellissimo Gran Premio, ricco di colpi di scena. Si è partiti con la pioggia, poi c’è stato il grande incidente tra e Russell passando alla super rimonta di Hamilton. Davvero un grande inizio di Formula Uno”

 

porta a casa il Gran Premio. Che voto gli diamo?

“Sarà lui a lottare per il mondiale contro Hamilton: è un osso duro. Ieri anche un po’ fortunato viste le condizioni della pista ma ottima gara. Voto 10”

 

Segue il suo sfidante Lewis Hamilton, che porta a casa anche il punto per il giro veloce…

“Una rimonta pazzesca. Dopo l’incidente la sua gara era totalmente compromessa, e invece ha chiuso secondo. Voto 10”

 

Sale sull’ultimo gradino del podio anche la McLaren di super Lando 

“La McLaren è davvero forte quest’anno così come : un pilota di grandissimo talento, ieri ha fatto la voce grossa. Ne sentiremo parlare. Voto 9.5”

 

Fuori dal podio di questo primo GP di Formula Uno

 

Il primo degli altri è Charles , fuori dal podio in quarta posizione

“Soddisfazione sì… pensando all’anno scorso, ma non al  100%. Parliamo comunque di una Ferrari che ha fatto qualche piccolo miglioramento ma non è ancora abbastanza. Voto 7”

 

Subito dopo il compagno di squadra del monegasco: Carlos 

“A dobbiamo dare un po’ di tempo. Dopo anni in McLaren cambiare la vettura e trovare subito il giusto feeling non è semplice. Voto 6”

 

Sesta invece l’altra McLaren di Ricciardo, un po’ di delusione?

“Sì, mi aspettavo di più da lui. Ricciardo lo sappiamo è un pilota fortissimo, anche a lui dobbiamo dare un po’ di tempo di adattamento alla nuova monoposto. Voto 6”

 

Settimo tempo per , unica in zona punti

“Un po’ di delusione c’è in casa dopo la gara di ieri. Il circuito lo conoscevano bene: peccato per l’errore di che poteva ambire a punti, mentre poteva lottare anche un quinto-sesto posto. Voto 6”

 

Ottavo posto con Martin che fatica un bel po’ per ora

“Sì. per ora è la delusione di questa stagione. è l’unico che porta qualche punticino, non gli possiamo dire niente. Voto 6”

 

Nono che beneficia della penalità di Raikkonen

“Una Alpine che deve fare di più. In Bahrain e questa settimana non hanno fatto benissimo, ma gli diamo fiducia: voto 6”

 

Ultimo in zona punti Alonso, sempre su Alpine

“Fernando è da un po’ che non correva in Formula Uno. Per ora ci si aspettava un po’ di più pensando alla sua carriera: ha vinto tanto nei motori ed è campione del mondo . Porta però la vettura in zona punti. Voto 6”

 

 

Napoli in SuperLeague? La risposta del presidente De Laurentiis

Il presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan Chase

Napoli in SuperLeague? La risposta del presidente De Laurentiis

 

È senza dubbio il tema più interessante degli ultimi giorni. Il mondo del calcio è scosso dalla nascita della Super Lega, la nuova competizione di 20 squadre, tra cui  12 fondatrici. Tra i team fissi che parteciperanno alla coppa compaiono: sei inglesi(le due di Manchester, Chelsea, Tottenham, Liverpool e Arsenal), tre spagnole(le due di Madrid e Barcellona) e tre italiane(Juventus, Inter e Milan).

 

Napoli, ti aggiungi alla festa?

Nella giornata di ieri è rimbombata la notizia che la J.P Morgan Chase, la più grande banca mondiale, finanzierà la competizione. Secondo molti media durante la notte alcuni dirigenti della banca avrebbero proposto al Napoli e al patron De Laurentiis di poter aderire a questa nuova competizione. Notizia che poco è piaciuta al presidente azzurro che ha preso subito la palla in balzo smentendo queste voci tramite un tweet: breve e conciso.

 

Il tweet del presidente

A tal proposito ecco il comunicato del presidente del Napoli De Laurentiis che, in modo sarcastico, chiude definitivamente l’ipotesi di un contatto per entrare nella SuperLeague:

“JP…chi ? La scorsa notte dormivo”

 

 

Il presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan ChaseIl presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan ChaseIl presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan ChaseIl presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan ChaseIl presidente azzurro chiude a un possibile contatto con la JP Morgan Chase

Davide Moriconi della sezione di Roma 2 dirigerà Juve Stabia – Catanzaro

Davide MORICONI della sezione di Roma 2 è l’arbitro designato per la direzione di gara tra Juve Stabia e Catanzaro valevole per la sedicesima giornata di ritorno del campionato di serie C girone C che si disputerà a Castellammare mercoledì 21 aprile alle ore 15 allo stadio “Romeo Menti”.

Davide Moriconi, è al suo quarto campionato in Serie C, precedentemente ha diretto due volte i gialloblù e una solo volta i giallorossi.

I precedenti con la Juve Stabia:

– 2018 / 2019 – Campionato Nazionale di Serie C girone C

16 settembre 2018 – 1° giornata d’andata: SIRACUSA – JUVE STABIA 0 – 3 Daniele PAPONI, Luigi CANOTTO e Badr EL OUAZNI.

– 2018 / 2019 – Campionato Nazionale di Serie C girone C

5 maggio 2019 – 19° giornata di ritorno: JUVE STABIA – VIRTUS FRANCAVILLA 1 – 2 Puntoriere (VF), Pinto (VF) e Luigi VIOLA (JS).

Il precedente con il Catanzaro:

– 2020 / 2021 – Campionato Nazionale di Serie C girone C

5° giornata di ritorno: FOGGIA – CATANZARO 0 – 2.

L’assistente numero uno sarà: Orazio Luca DONATO della sezione di Milano;

l’assistente numero due: Nicola TINELLO della sezione di Rovigo;

quarto ufficiale: Claudio PETRELLA della sezione di Viterbo.

Giovanni MATRONE

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo e delle eventuali fonti in esso citate.

Fontana: “Padalino, uno dei migliori tecnici della categoria”

Fontana, ex centrocampista ed ex allenatore della Juve Stabia, è intervenuto telefonicamente nel corso della trasmissione “Il Pungiglione Stabiese “che va in onda ogni lunedì dalle ore 20.30 in diretta sulla pagina Facebook “Juve Stabia Live”

Le dichiarazioni di Gaetano Fontana sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

 

“Dopo le problematiche che si stava trascinando la Juve Stabia dalla fine della scorsa stagione non era semplice ricominciare ma si intravedeva già a inizio campionato, anche se la squadra non era al completo, il lavoro di Padalino che presentava una squadra apprezzabile dal punto di vista degli sviluppi di gioco. Bisognava dargli solo il tempo. Padalino è uno dei migliori tecnici della categoria e lo sta dimostrando.

Marotta era uno dei nostri obiettivi quando allenavo la Juve Stabia però a quei tempi non potevamo permettercelo. Le capacità e le qualità di Marotta sono note, ha alzato lo standard di questa squadra. La Juve Stabia ha un centrocampo che mi piace e anche gli esterni di attacco sono adatti alla tipologia di calcio che ho in testa. Nell’insieme è una gran bella squadra, allestita bene e allenata bene, c’è solo da fare i complimenti a mister Padalino.

Per quanto riguarda i playoff penso che l’entusiasmo sia determinante e la Juve Stabia potrà essere la mina vagante, ovviamente quando ti trovi a lottare contro una miriade di squadre accreditate alla promozione non è facile. Nel caso malauguratamente non dovesse avvenire la promozione penso che sia ovvio continuare su questo progetto, puntellando la squadra dove ha bisogno e continuare con lo stesso tecnico”. 

 

a cura di Giuseppe Rapesta

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo e delle eventuali fonti in esso citate.

 

Padalino: “Test col Catanzaro importante per capire il nostro livello”

Padalino, allenatore della Juve Stabia, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match di campionato col Catanzaro in programma domani alle 15 al “Romeo Menti” e valevole per il recupero della 35esima gironata del campionato di Lega Pro Girone C.

Le dichiarazioni di Padalino sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

 

“L’abbondanza in organico della Juve Stabia è una sensazione nuova in questa stagione e che fa piacere, soprattutto in ottica playoff. Dovremo essere bravi a farci trovare pronti e mi fa piacere per chi ha recuperato.
Non è mai semplice rientrare dopo infortuni lunghi perché va subito ritrovato il ritmo partita.

Cernigoi e Lia sono rientrati entrando in campo in una gara difficile, che viveva un momento cruciale, come quella di Caserta. Sono soddisfatto di loro e di tutti e sono certo che tutta la rosa sarà importante nelle prossime settimane.

Cercheremo di finire al meglio la stagione dando un occhio alle energie da ottimizzare anche in vista degli spareggi. Vogliamo concludere al meglio le partite che restano senza fare passi falsi. Non dobbiamo giocarci nessun “tutto per tutto” ma il test col Catanzaro sarà importante per capire anche il nostro livello contro squadre costruite per stare ai vertici.

Non abbiamo alcuna voglia di fare brutta figura guardando già da ora ai playoff.
Il record di risultati consecutivi fuori casa si aggiunge ad altri risultati fatti in stagione e a quello che ci era stato chiesto dal club a inizio stagione: entrare nelle prime dieci posizioni. Ci siamo riusciti abbondantemente e con largo anticipo quindi possiamo dire di aver soddisfatto questa richiesta.

Le tante critiche ricevute le rimando al mittente perché appunto l’obiettivo è stato centrato e la mediocrità di cui qualcuno ha parlato in passato è un concetto estraneo alla mia carriera”.

a cura della Redazione Sportiva

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo e delle eventuali fonti in esso citate.

Operazione Mezzo servizio assenteismo e coperture dai superiori

Altre buone notizie, stavolta dalla Procura di Catanzaro. Conclusa l’indagine: Operazione Mezzo servizio svolta su un’assenteista seriale e i suoi superiori.

Presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”, sembra che si fossero montati la testa, pensando di trovarsi al Senato della Repubblica.

Grazie all’operato di alcuni parlamentari negli anni, avevamo già scoperto che, andare al lavoro per loro, non è affatto obbligatorio e grazie a quello recente del senatore Renzi, abbiamo anche scoperto che nulla osta il fatto, che oltre a non essere obbligati a lavorare per i cittadini che li strapagano, i nostri “onorevoli” possano altresì lavorare, in presenza, durante il mandato, per chi più gli aggrada, ivi compresi coloro che stanno dando vita a “nuovi rinascimenti” sopprimendo e facendo a brandelli i giornalisti irriverenti… forse per poi vedere se rinascono, chissà.

Da parte di questa categoria di pazzi strakanovisti sottopagati, minacciati, querelati e senza scorta, vi giungano tutti i nostri applausi… unitamente a quelli del popolo tutto che viene finalmente a scoprire, che anche i dipendenti pubblici ed ospedalieri, qualche volta, in 15 anni, si sarebbero dovuti presentare al lavoro, in qualche forma, anche come ectoplasma.

Dio benedica la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, in particolare il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, autori degli accertamenti per l’Operazione Mezzo servizio che hanno consentito di scoprire che il sig. Salvatore Scumace, classe ’54 di Botricello, in organico all’azienda ospedaliera, assegnato al servizio Emergenza Incendi, pur avendo regolarmente percepito più di 538.000 euro di stipendi, per oltre 15 anni, non si sia mai recato al lavoro e stavolta, pare, che non fosse un diritto riconosciuto ma piuttosto preteso, anche attraverso atti intimidatori verso alcuni, ed amichevoli, verso altri.

Nel 2005 infatti, un “signore molto distinto” si introdusse nell’ufficio della responsabile di allora, oggi in congedo ed estranea alle indagini, minacciando lei e la sua famiglia per l’intento di voler procedere a provvedimenti disciplinari nei confronti dello Scumace, il quale quindi, ha continuato la sua “opera” indisturbato.

Almeno fino a quando nel Luglio del 2020, si sono palesati gli approfondimenti investigativi in atto della Guardia di Finanza verso l’operato dell’ Azienda Sanitaria Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”.

Curiosamente, dopo oltre 15 anni e solo a quel punto la mitica Azienda ha avviato una richiesta di provvedimento disciplinare nei confronti dello Scumace, affidando la decisione ad apposita “Commissione”, la quale non ha ravvisato nel comportamento del fantasma la possibilità di avanzare un addebito disciplinare nei suoi confronti .

La “Commissione” era composta dagli attualmente indagati, Canino (Presidente), Mole’ e Fondacaro (membri).

Successivamente alla simpatica archiviazione di questo primo tentato provvedimento, sempre la mitica Azienda ne propose un altro che stavolta si concludeva con il licenziamento senza preavviso dello Scumace.

Le indagini dirette dal Sostituto Procuratore dott. Domenico Assumma, coordinate dal Procuratore Aggiunto dott. Giancarlo Novelli e del Procuratore della Repubblica dott. Nicola Gratteri hanno infine portato alla chiusura delle indagini già verso 7 indagati, che hanno ricevuto oggi l’avviso di conclusione.

I signori coinvolti, ai quali forse staranno consegnando finalmente anche pacchi famiglia di carta igienica, si chiamano:

  • Nino CRITELLI classe ’55 di Catanzaro,
  • Vittorio PREJANO’classe ’57 di Catanzaro,
  • Maria Pia DE VITO classe ’53 di Montepaone
  • Antonio MOLE’ classe ’68 di Catanzaro,

oltre naturalmente al mitico Salvatore SCUMACE.

Benedizioni, fiori ed i nostri complimenti migliori, a tutti i veri Uomini di Stato, che stanno lavorando senza lena per poterci far scrivere un giorno una nuova storia, fatta di legalità e giustizia, unico vero scoop in un paese abituato al silenzio della mafia, come a qualsiasi altra cosa…

Francesca Capretta / Cronaca Calabria

Operazione Emiro: 4 arresti della GdF di Napoli – VIDEO

Guardia di Finanza Napoli: operazione Emiro. Eseguite 4 misure cautelari per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette.

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, ha dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli che ha disposto l’applicazione di 4 misure cautelari nei confronti di altrettanti componenti di un’associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

Gli indagati, due agli arresti domiciliari e due destinatari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sono gravemente indiziati di aver costituito e fatto parte di un gruppo criminale, composto da 13 soggetti, attivo nella commissione di plurimi reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri provenienti da Paesi dell’Europa dell’Est, introdotti in Italia attraverso trasporti su gomma e destinati ad alimentare il mercato clandestino campano.

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo di indagini condotte dagli specialisti del G.I.C.O., eseguite attraverso l’incrocio dei dati risultanti dalle attività tecniche, di osservazione, controllo, pedinamento e dai riscontri operativi, che hanno portato nel mese di agosto del 2019 all’arresto di un pregiudicato e al sequestro di oltre 4 tonnellate di sigarette di contrabbando.

Complessivamente l’organizzazione criminale ha movimentato oltre 10 tonnellate di sigarette di contrabbando.
Due di essi risultano anche aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza.

Operazione Emiro: Elenco dei destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari:

1. COTUMACCIO Vincenzo, nato a Napoli il 08.01.1967;
2. COTUMACCIO Matteo, nato a Napoli il 07.01.2000.

Elenco dei destinatari della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla p.g.:

1. BUCCOLO Pasquale, nato a Napoli il 21.07.1955;
2. BONETTI Vincenzo, nato a Napoli il 17.02.1970.

Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Operazione Anidra, arrestati 1 medico e 1 “santone”: indagata psicologa

Operazione Anidra: Donna muore dopo un intervento su neo. Arrestati il Dott. ONEDA ed il “santone” Vincenzo Paolo BENDINELLI. Indagata anche una psicologa per violenza sessuale

Alle prime luci dell’alba di oggi 20 aprile p.v., i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Genova nei confronti del dott. Paolo ONEDA, medico chirurgo, dirigente medico di chirurgia generale presso U.O. Chirurgia generale dell’Ospedale di Manerbio e di Vincenzo Paolo BENDINELLI, Presidente e guida spirituale del centro di diffusione delle scienze olistiche “Anidra”, ubicato a Borzonasca (GE), indiziati di omicidio volontario con dolo eventuale, violenza sessuale e circonvenzione di persone incapaci.

Un avviso di garanzia è stato notificato ad una psicologa, coindagata solo per i reati di circonvenzione e violenza sessuale.

L’indagine condotta dal citato Nucleo e coordinata dalla dott.ssa Gabriella Dotto, si pone in continuità con un’altra attività investigativa svolta nel 2019 a fronte di una denuncia sporta dai parenti di una giovane ospite del centro Anidra, tuttora in corso.

Nel mese di ottobre del 2020, altra giovane donna – pure frequentatrice del Centro – decedeva presso l’ospedale San Martino di Genova, ove era stata ricoverata per un melanoma plurimetastatico.

La vittima si era avvicinata al Centro e alle scienze olistiche già da molti anni, in quel luogo aveva anche celebrato il proprio matrimonio e ivi insegnava Yoga e Thai chi chuan.

Come spiegato dai numerosi conoscenti sentiti a verbale, prima di avvicinarsi al Centro di Borzonasca, aveva avuto una regolare vita sociale, venendo poi gradualmente assorbita da quell’ambiente, allontanandosi dagli affetti ed abbracciando totalmente gli insegnamenti del “Maestro”.

I familiari appreso del decesso subito denunciarono che la donna nell’ottobre del 2018 aveva subìto presso quel centro, l’asportazione di un neo verrucoso sanguinante e che l’intervento era stato effettuato dal chirurgo ONEDA alla presenza del BENDINELLI, in locali non idonei a livello sanitario e senza sottoporre il tessuto ai previsti esami istologici.

Dalle testimonianze emergeva che l’operazione sarebbe stata effettuata su un tavolo da cucina e senza alcuna anestesia, inserendo l’evento in un presunto patologico processo di “purificazione spirituale”.

Redazione Lombardia / Cristina Adriana Botis

14 arresti per la sparatoria dell’8 agosto tra clan nel quartiere Librino (CT)

I Carabinieri del Comando provinciale di Catania, con l’operazione Centauri, hanno eseguito 14 arresti in carcere emessi dal Gip del Tribunale Etneo per concorso in duplice omicidio, sei tentati omicidi e porto e detenzione illegale di armi da fuoco in luogo pubblico. A tutti la Dda contesta l’associazione mafiosa. Al centro dell’inchiesta la sparatoria dell’8 agosto 2020 dove morirono due persone (9 Agosto 2020 Sparatoria a Catania, due morti e quattro feriti).

I FATTI

Nel tardo pomeriggio dell’8 agosto 2020 nel quartiere Librino di Catania si sono affrontati due clan rivali. Sembra che tutto fosse scaturito da un chiarimento degenerato in una lite e infine in sparatoria. Non si escluse sin dall’inizio delle investigazioni che l’episodio avesse un legame con il traffico e lo spaccio di droga. Furono usati anche fucili kalashnikov (il micidiale AK-47 nome ufficiale in russo kalashnikov, un fucile d’assalto ideato e progettato in Unione Sovietica).

Quel giorno verso le 19:30, in viale Grimaldi a Catania, ci fu lo scontro armato. Dopo un appuntamento alle 18 in via della Concordia, uno sciame di moto e scooter dei Cappello cominciò a cercare i Cursoti milanesi, battendo San Berillo Nuovo, San Leone, la via Palermo, via Acquicella e in ultimo viale Grimaldi a Librino. I Cursoti-milanesi furono avvertiti della spedizione punitiva e si prepararono ad affrontare coloro i quali li stavano cercando senza farsi annunciare.

Da un lato 14 persone su altrettanti scooter, dall’altro due auto stipate di persone armate esponenti dei Cursoti Milanesi da cui sono partiti subito raffiche di fuoco seguite dalla risposta dei motociclisti del clan Cappello. Una guerra tra due storici clan catanesi quella dei Cursoti-milanesi e dei Cappello. Uno conflitto che quel giorno lasciò sul terreno 2 morti e 6 feriti, sulle strade tra i quartieri Librino e San Giorgio, periferia sud di Catania.

“Esito che – annota la Dda della Procura di Catania – poteva anche essere ben più nefasto se si considera che lo scontro a fuoco si è verificato di sera nel popoloso quartiere Librino, caratterizzato da un’elevata densità abitativa e dove i residenti, anche donne e bambini, soprattutto per la calura estiva, sono soliti trattenersi in strada fino a tardi”. Già nell’agosto 2020 cinque soggetti furono arrestati per quella sparatoria; il capoclan dei Cursoti-milanesi Carmelo Di Stefano, detto pasta ‘ca passa, che è rimasto in carcere; un altro Martino Sanfilippo, decise di collaborare con la Giustizia; gli altri 3, su decisione del Gip, tornarono in libertà.

LE INDAGINI

Le investigazioni iniziarono; dal pestaggio di Gaetano Nobili in via Armando Diaz da parte dei Cursoti-milanesi; alla collaborazione di quest’ultimo che ha deciso di raccontare ogni cosa ai Carabinieri, tanto che è finito per essere definito ‘u sbirro’ dal clan dei Cappello al punto che hanno persino posto una tale scritta nel quartiere San Cristoforo; alla spedizione mafiosa dei Cappello capitanata da Salvuccio Lombardo jr nella roccaforte del clan dei Sanfilippo. Ora la Dda di Catania ha chiuso le indagini e i Carabinieri nella notte hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere per 14 persone, accusate, a vario titolo, di concorso in duplice omicidio, di sei tentati omicidi, porto e detenzione illegale di armi da fuoco in luogo pubblico, tutti con l’aggravante di avere agito per motivi abbietti e avvalendosi delle condizioni previste dall’associazione di tipo mafioso, al fine di agevolare i clan di appartenenza.

Un’indagine meticolosa che ha ripercorso le 48 ore prima dello scontro a fuoco e sangue a Librino. Il racconto di Martino Sanfilippo, uomo di fiducia del boss Carmelo Di Stefano, ha permesso ai Carabinieri di conoscere l’interno del clan dei Cursoti-milanesi e potere così avere un riscontro diretto alle investigazioni. È stato anche determinante trovare un video nel cellulare di Giovanni Scalia, il padre di una delle vittime. Un filmato che ha immortalato le due fasi del conflitto a fuoco. Si è pure accertato come le contrapposizioni tra i due clan fossero per l’estorsione e il controllo delle attività commerciali.

NEL DETTAGLIO DELLE INVESTIGAZONI

Le indagini hanno consentito di ricostruire gli accadimenti e di definire le responsabilità personali in ordine ai gravissimi fatti di sangue avvenuti a Catania in data 8 agosto 2020, quando un nutrito gruppo di soggetti, costituito sia da semplici affiliati che da esponenti di vertice delle organizzazioni mafiose dei “Cursoti Milanesi” e del clan “Cappello”, entrambe operanti nel territorio etneo, decideva deliberatamente di affrontarsi in armi sulla pubblica via, causando due morti e diversi feriti. Esito che poteva essere ben più grave se si considera che il gravissimo episodio si verificava nelle ore serali del mese estivo di agosto e soprattutto nel popoloso quartiere di Librino, nei pressi di un comparto abitativo caratterizzato da un’elevata densità popolare ove i residenti sono soliti stazionare su suolo pubblico.

Le prime risultanze investigative, oltre a fornire una iniziale ricostruzione dell’accaduto e a condurre all’individuazione di alcuni soggetti coinvolti nel conflitto a fuoco, consentivano  l’emissione, in data 16.8.2020, di due ordinanze di convalida di fermo di indiziato di delitto e di applicazione della custodia in carcere nei confronti, rispettivamente, di Di Stefano Carmelo, considerato l’elemento apicale del gruppo mafioso dei Cursoti Milanesi, e di Sanfilippo Martino Carmelo, altro esponente della medesima organizzazione criminale nonché uomo di fiducia del Di Stefano.

Dopo l’emissione dei provvedimenti cautelari, l’attività di indagine proseguiva senza soluzione di continuità giovandosi, tra l’altro, sia della collaborazione con la giustizia già avviata da Sanfilippo Martino Carmelo, sia di quella intrapresa da altri partecipanti al cruento episodio delittuoso. Ciò permetteva di disporre di gravissimi elementi indiziari, temi di indagine e spunti investigativi derivanti dalle propalazioni di soggetti legati ad entrambi i gruppi mafiosi che si erano contrapposti nel corso dei gravi fatti di sangue. Questo duplice e speculare compendio informativo consentiva, quindi, di espandere notevolmente il panorama investigativo a cui dedicarsi e allo stesso tempo di confrontare le differenti narrazioni dei fatti beneficiando di un ampio margine contenutistico per verificarne l’attendibilità intrinseca e la veridicità.

Per quanto, come era naturale attendersi, il contenuto delle dichiarazioni dei collaboratori riflettesse inevitabilmente la specifica posizione rivestita, il particolare punto di vista e l’esperienza personalmente vissuta da ciascuno di essi, il narrato si rivelava reciprocamente convergente e sostanzialmente sovrapponibile sia avuto riguardo al nucleo e ai punti essenziali riguardanti la ricostruzione degli avvenimenti sia quanto ai soggetti coinvolti e resisi responsabili delle azioni delittuose. La valenza del quadro probatorio era ulteriormente rafforzata dalla circostanza, rilevantissima, che la ricostruzione proveniva da soggetti facenti parte delle due fazioni contrapposte che non avevano avuto rapporti tra loro e che, quindi, non potevano in alcun modo aver concordato quanto dagli stessi riferito in sede di istruttoria.

In un’indagine complessa e articolata come quella in esame, condotta per lo più mediante  attività di acquisizione probatoria e investigativa tradizionale, i collaboratori di giustizia venivano esaminati necessariamente più volte, sia per la necessità di riscontrare i dati investigativi che sopraggiungevano nel corso dell’attività di polizia giudiziaria o emergevano dagli accertamenti tecnici, sia al fine di verificare costantemente la stessa attendibilità dei dichiaranti e stimolarne ulteriormente il ricordo per acquisire nuovi ed ulteriori elementi di indagine.

I collaboratori di giustizia, ciascuno con riferimento al gruppo criminale a cui era appartenente o si era comunque unito nell’occasione descrivevano e raccontavano l’antefatto della vicenda, il contrasto insorto tra Di Stefano Carmelo e Nobile Gaetano nonché quello tra Lombardo Salvuccio Junior e Campisi Giorgio, le fasi organizzative della spedizione e la dinamica effettiva del conflitto a fuoco. Il copioso materiale dichiarativo si rivelava pienamente congruo e corrispondente alle risultanze acquisite nel corso delle indagini.

In particolare, le dichiarazioni di Sanfilippo Martino Carmelo, permettevano l’identificazione di ulteriori indagati, componenti del gruppo armato dei Cursoti Milanesi, sino a quel momento ancora non individuati, i quali, sottoposti ad interrogatorio, di fronte a precise contestazioni, ammettevano la loro presenza sul luogo dei fatti esibendo, alcuni, financo le lesioni riportate a seguito dei colpi d’arma da fuoco ricevuti.

Fondamentali, inoltre, si rivelavano le risultanze degli accertamenti balistici e medico-legali che riscontravano la veridicità delle dichiarazioni dei collaboratori in ordine alla tipologia delle armi utilizzate e alle specifiche condotte avute da numerosi indagati, fornendo, altresì, elementi decisivi per l’individuazione degli esecutori materiali dei due omicidi.

Dirimente, poi, per la corretta ricostruzione delle diverse fasi in cui si era articolato il conflitto a fuoco, è stato il video rinvenuto all’interno del telefono cellulare di Scalia Giovanni, padre di Scalia Vincenzo, raffigurante parte dell’azione delittuosa ancora in corso di consumazione e che consentiva di comprendere che la fattispecie delittuosa e la stessa azione omicidiaria si era articolata quantomeno in due fasi.

In sostanza, come già era emerso, si era trattato di un vero e proprio scontro armato tra esponenti del clan Cappello e dei Cursoti Milanesi originatosi in seguito al verificarsi di diversi e distinti episodi di contrasto accaduti nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti i fatti, episodi che avevano nutrito e acuito una radicata e storica contrapposizione tra i due clan, sfociata, infine, nella spedizione organizzata da esponenti di rilievo del clan Cappello nei confronti di Di Stefano Carmelo e del gruppo di soggetti a lui vicini appartenenti al clan dei Cursoti Milanesi.

Il Giudice per le indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, pertanto, ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dei seguenti soggetti:

GLI ARRESTI

Roberto Campisi – Massimiliano Cappello – Sebastiano Cavallaro – Renzo Cristaudo – Gaetano Ferrara – Luciano Guzzardi – Santo Antonio Lorenzo Guzzardi – Salvuccio jr. Lombardo – Giovanni Nicolosi – Gaetano Nobile – Rinaldo Puglisi – Michael Agatino Sanfilippo – Davide Agatino Scuderi – Rosario Viglianesi

I CC di Catania hanno eseguito un’ordinanza di 14 arresti in carcere

CAMPISI Roberto, SCUDERI Davide Agatino, SANFILIPPO Michael Agatino, NICOLOSI Giovanni e VIGLIANESI Rosario.

A) del delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 112 n. 1, 575-577 n.4 in relazione art. 61 n. 1, 416 bis.1 c.p. perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, unitamente a Di Stefano Carmelo e Sanfilippo Martino Carmelo, già sottoposti a custodia cautelare per questa causa, tutti partecipi di un gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale, esplodendo all’indirizzo di D’alessandro Luciano e Scalia Vincenzo numerosi colpi d’arma da fuoco a canna corta e attingendo il primo con un colpo alla regione toracico-laterale sinistra con conseguente lesione della vena giugulare destra e il secondo con tre colpi, di cui due alla regione sopraglutea destra e un altro alla regione lombare paramediana destra con penetrazione del cavo pleurico e consecutiva lesione dei lobi polmonari, cagionavano la morte di quest’ultimi.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti, avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il clan “Cappello” ed il gruppo dei “Cursoti Milanesi” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con la recidiva specifica e reiterata per Campisi Roberto

Con la recidiva reiterata nel quinquennio per Scuderi

Con la recidiva nel quinquennio per Sanfilippo Michael Agatino

CAMPISI Roberto, SCUDERI Davide Agatino, SANFILIPPO Michael Agatino, NICOLOSI Giovanni e VIGLIANESI Rosario.

B) del delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 112 n. 1, 56-575-577 n.4 in relazione art. 61 n. 1, 416 bis.1c.p. perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, unitamente a DI STEFANO Carmelo e SANFILIPPO Martino Carmelo, già sottoposti a custodia cautelare per questa causa, tutti partecipi di un gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale, esplodendo all’indirizzo delle persone offese sotto meglio indicate numerosi colpi d’arma da fuoco a canna corta che le attingevano in diverse parti del corpo, compivano atti idonei a cagionare la morte di queste ultime non conseguendo l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà. Segnatamente:

Bertucci Concetto Alessio veniva attinto da un colpo d’arma da fuoco a canna corta al pene;

Guzzardi Luciano veniva attinto da tre colpi d’arma da fuoco a canna corta all’arto inferiore sinistro;

Pedicone Riccardo veniva attinto da tre colpi d’arma da fuoco a canna corta di cui uno alla regione addominale laterale sinistra, uno alla regione addominale inferiore destra e uno alla regione superiore della spalla sinistra;

spampinato Gioacchino veniva attinto da due colpi d’arma da fuoco a canna corta di cui uno al braccio destro e uno alla gamba destra.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti, avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il clan “Cappello” ed il gruppo dei “Cursoti Milanesi” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con la recidiva specifica e reiterata per Campisi Roberto

Con la recidiva reiterata nel quinquennio per Scuderi

Con la recidiva nel quinquennio per Sanfilippo Michael Agatino

Bertucci Concetto Alessio, Cappello Massimiliano, Chisari Salvatore, Cristaudo Renzo, Ferrara Gaetano, Guzzardi Luciano, Guzzardi Santo Antonino Lorenzo, Lombardo Salvuccio Junior, Nobile Gaetano, Puglisi Rinaldo, Cavallaro Sebastiano

CAMPISI Roberto, SCUDERI Davide Agatino, SANFILIPPO Michael Agatino, NICOLOSI Giovanni e VIGLIANESI Rosario

C) del delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 112 n. 1, 61 n.2 c.p., 2, 4 co 1 e 2 lett. a e 7 legge 895/67 e 416 bis.1 c.p. perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero superiore a cinque persone, unitamente a Di Stefano Carmelo e Sanfilippo Martino Carmelo già sottoposti a custodia cautelare anche per questa causa, al fine di eseguire i reati di cui ai capi A) e B), detenevano e portavano illegalmente in luogo pubblico diverse armi da fuoco, tra cui una pistola calibro 9×21 e due revolver cal. 38.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan dei “Cursoti Milanesi”.

Con l’aggravante del fatto commesso da più persone riunite.

Con la recidiva specifica e reiterata per Campisi e Scuderi

Con la recidiva nel quinquennio per Sanfilippo Michael Agatino

Bertucci Concetto Alessio, Cappello Massimiliano, Chisari Salvatore, Cristaudo Renzo, Ferrara Gaetano, Guzzardi Luciano, Guzzardi Santo Antonino Lorenzo, Lombardo Salvuccio Junior, Nobile Gaetano, Puglisi Rinaldo, Cavallaro Sebastiano

D) del delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 112 n. 1, 56-575-577 n.4 in relazione art. 61 n. 1, 416 bis.1c.p. perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero non inferiore a tredici persone, Cappello Massimiliano, Guzzardi Luciano, Nobile Gaetano e Lombardo Salvuccio Junior anche quali organizzatori ed istigatori del gruppo di fuoco che si contrapponeva all’azione di un sodalizio mafioso rivale e tutti quali partecipi del medesimo gruppo di fuoco, esplodendo all’indirizzo di Sanfilippo Martino Carmelo un colpo d’arma da fuoco a canna corta e all’indirizzo di Viglianesi Rosario tre colpi d’arma da fuoco a canna corta che li attingevano, rispettivamente, alla regione sotto glutea destra (il Sanfilippo) e al gluteo e agli arti inferiori (il Viglianesi), compivano atti idonei a cagionare la morte di questi ultimi non conseguendo l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà.

Con l’aggravante di aver agito per motivi abbietti avendo commesso il fatto quale ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il gruppo dei “Cursoti Milanesi” e il clan “Cappello” cui gli indagati sono affiliati.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. e al fine di agevolare il clan “Cappello”.

Con la recidiva specifica, reiterata e nel quinquennio per Guzzardi Santo

Con la recidiva specifica e reiterata per Nobile, Cappello, Guzzardi Luciano, Bertucci, Spampinato, Puglisi

Con la recidiva reiterata e nel quinquennio per Ferrara Gaetano, Ferrara Rocco e Chisari Salvatore

Con la recidiva specifica per Bertucci

Con la recidiva per Lombardo

Bertucci Concetto Alessio, Cappello Massimiliano, Chisari Salvatore, Cristaudo Renzo, Ferrara Gaetano, Guzzardi Luciano, Guzzardi Santo Antonino Lorenzo, Lombardo Salvuccio Junior, Nobile Gaetano, Puglisi Rinaldo, Cavallaro Sebastiano

E) del delitto di cui agli artt. 81 cpv. 110, 112 n. 1, 61 n.2 c.p., 2, 4 co 1 e 2 lett. A) e 7 legge 895/67 e 416 bis.1 c.p. perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, agendo in numero non inferiore a tredici persone, al fine di eseguire il reato di cui al capo D), detenevano e portavano illegalmente in luogo pubblico almeno due pistole riconducibili al calibro 7,65.

Con l’aggravante del fatto commesso da più persone riunite.

Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare il clan “Cappello” di Catania.

Con la recidiva specifica, reiterata e nel quinquennio per Guzzardi Santo

Con la recidiva specifica e reiterata per Cappello, Guzzardi Luciano, Bertucci, Spampinato, Puglisi, Ferrara Rocco

Con la recidiva reiterata e nel quinquennio per Ferrara Gaetano e Chisari Salvatore

Con la recidiva reiterata per Nobile

Con la recidiva per Lombardo e Bertucci

Adduso Sebastiano

(VIDEO IN ELABORAZIONE)

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Pianura- Marra: ” Massimo rispetto per Ischia e Napoli United”

Pianura-Barano post gara- Sasà Marra al termine della partita ha analizzato la vittoria dei suoi soffermandosi sulle antagoniste del girone

Il Pianura dopo il pareggio a reti bianche nel primo turno, conquista la sua prima vittoria e si porta a quota 4 punti.

Per il Barano invece si tratta del secondo stop, nonostante abbia resistito un tempo le sorti offensive dei pianuresi.

«Nella prima frazione il Barano si è difeso abbastanza bene, chiudendo gli spazi e rintuzzando tutti i tentativi pianuresi nella propria area. «Questo è il monologo che capita spesso nelle nostre partite – esordisce Marra – produciamo tantissimo e non riusciamo a sbloccare subito il risultato. E’ normale che in una di queste situazioni puoi anche rischiare (il riferimento è all’occasione sciupata da Filosa sullo zero a zero, ndr) e per fortuna ci è andata bene. Il Pianura comunque ha spinto tantissimo.

E’ normale che dopo quattro mesi di inattività, anche se la squadra ha comunque avuto degli allenamenti nelle gambe, manca il ritmo partita, così come un po’ di lucidità negli ultimi metri dei nostri attaccanti. Però c’è da dire che fanno un lavoro incredibile sotto tutti gli aspetti. Sono stati bravi, abbiamo pazientato e abbiamo portato questa vittoria a casa. Poi piano piano penso che sia per noi che per le altre squadre, più si va avanti e più i meccanismi miglioreranno». Classifica che si sta delineando: le tre favorite sono nei primi tre posti. Ma il Pianura a detta di tutti resta la favorita… «Sono contento di avere una rosa importante.

Però c’è qualcuno che si nasconde dietro il Pianura, anche perché – aggiunge Marra – ho massimo rispetto per le squadre del nostro girone, tra Ischia, Napoli United, senza dimenticare che sabato scorso il Real Forio nonostante la sconfitta per 3-0 non ha mai mollato, disputando una grande partita.

Così come nella prima giornata il Barano impegnò l’Ischia, con il risultato in bilico fino alla fine. Il calcio è bello perché non è scontato, ci fa piacere che ci considerino la favorita, ma secondo me ci sono tante altre squadre che, come noi, sono state allestite per cercare di arrivare il più in alto possibile. Con questo format si azzera un po’ tutto e può succedere di tutto. Ma è chiaro che nel nostro girone partiamo un gradino avanti noi, Ischia e Napoli United  Adesso tocca al campo perché è troppo facile parlare sulla carta».

Gli ex compagni ai tempi del Messina, Marra e Di Meglio, cosa si sono detti prima e dopo la partita? «Di tutto, tranne che della partita… E’ sempre bello parlare con Gianni. Ci siamo sentiti nel periodo della chiusura, discutendo di questioni di carattere generale, delle cose che facevamo in passato che erano molto meglio rispetto ad oggi insieme al nostro amico Enrico Buonocore che rimane sempre un punto fondamentale di quelle annate. Il calcio è bello perché ci sono legami che vanno oltre allo sport. Sono contento che Gianni alleni una squadra dell’isola, le squadre ischitane hanno un senso di appartenenza fuori dal comune. A tutte le squadre isolane da questo punto di vista devo fare i miei complimenti. Spero che Gianni Di Meglio si possa togliere delle soddisfazioni».

A cura di Simone Vicidomini

Sequestrati 180.000 articoli privi dei requisiti minimi di sicurezza

Sequestrati 180.000 articoli privi dei requisiti minimi di sicurezza

Sequestrati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Messina oltre 180.000 articoli di vario genere presso un esercizio commerciale di Milazzo (ME), gestito da un imprenditore cinese, perché privi dei requisiti minimi di sicurezza, segnalando il titolare alla locale Camera di Commercio per le previste sanzioni amministrative.

L’operazione è stata condotta nell’ambito dell’intensificazione dell’attività di controllo del territorio svolta dai militari della Compagnia Guardia di Finanza di Milazzo, coordinati dal Gruppo della città mamertina.

In particolare, nel corso del controllo eseguito, le Fiamme Gialle rinvenivano una gran quantità di beni, dai semplici prodotti per la casa a piccolo giocattoli, sino a materiale elettrico, oggi tutti cautelati, in relazione ai quali riscontravano l’assenza delle informazioni minime tali da consentire all’acquirente di accertarne la provenienza, ovvero il materiale impiegato per il loro assemblaggio, nonché in taluni casi anche la mancanza del marchio “CE”, garanzia di conformità agli standard europei. La marcatura CE costituisce, infatti, un attestato di sicurezza a garanzia della filiera di produzione e dell’affidabilità dei materiali adoperati per la realizzazione degli articoli.

NOTA

L’attività di contrasto della Guardia di Finanza agli illeciti in materia di sicurezza dei prodotti rimane un settore di primaria importanza, vieppiù rispetto a specifiche tipologie di articoli rivolti a ragazzi e bambini, nei cui confronti lo scorretto utilizzo o l’indebita messa in vendita potrebbero recare danni alla salute dei consumatori.

Parimenti, non di minore importanza, tale attività è rivolta a tutelare i commercianti onesti ed il corretto funzionamento del mercato di riferimento, spesso falsato proprio da comportamenti della specie, sacrificando le più elementari norme di sicurezza per ragioni di convenienza economica.

L’operazione testimonia, quindi, il costante impegno profuso dal Corpo a presidio della sicurezza e salvaguardia della salute pubblica, non disgiunta da una sempre maggiore ed incisiva azione di legalità nel più ampio contesto dell’ordine e della sicurezza economico-finanziaria, con particolare riguardo alla tutela dei diritti dei consumatori finali e della libertà di concorrenza del mercato.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Nuova operazione contro la ndrangheta. 53 le misure cautelari VIDEO

Dall’alba, in corso una nuova operazione contro la ndrangheta diretta dalla DDA di Raggio Calabria, con Polizia, Carabinieri e finanzieri impegnati. VIDEO

Dalle prime luci dell’alba, è in corso una nuova Operazione della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, del ROS dei Carabinieri e lo S.C.I.C.O, tutti coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Ancora un’operazione vincente, mirata a colpire l’espansione della ‘ndranghe ta, l’associazione criminale, più estesa e potente al mondo.

53, le ordinanze di custodia cautelare, delle quali 44 in carcere e 9 agli arresti domiciliari. I soggetti coinvolti, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, detenzione, ricettazione porto abusivo di armi, estorsione, favoreggiamento, traffico di stupefacenti ed altro.

La Squadra Mobile con il Servizo Centrale Operativo della Polizia di Stato, sta provvedendo ad eseguire 49 misure cautelati, mentre ai R.O.S e al G.I.C.O. ne spettano 4, comprensive del sequestro di una cooperativa agricola ed un’impresa individuale, ivi compresi beni come capannoni industriali e terreni agricoli, per un valore di oltre 8,5 milioni di euro. Sono ancora in corso numerose perquisizioni, in questa nuova giornata ricca di speranze.

L’operazione odierna è scaturita dalla convergenza di due differenti filoni di indagine, quello condotto dalla Squadra Mobile, nell’operazione denominata “Handover” e quella svolta dai R.O.S unitamente al G.I.C.O di Reggio Calabria, denominata “Pecunia Olet”, nei confronti della cosca dei PESCE, ben ramificata sul territorio di Rosarno e vari altri comuni della Piana di Gioia Tauro, con interessi estesi su tutto il territorio nazionale ed anche all’estero.

Fra meno di un’ora, la conferenza stampa che renderà noti altri particolari dell’operazione. Dalla Sala degli Stemmi a Reggio Calabria.

Saranno presenti il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, il nostro mitico Giovanni Bombardieri, il Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci, il Questore di Reggio Calabria Bruno Megale, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Colonnello Marco Guerrieri, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Colonnello Maurizio Cintura, oltre ad i rappresentanti degli Uffici e dei Reparti Investigativi di Reggio Calabria che hanno condotto le indagini che ci portano dritti ai successi odierni.

AGGIORNAMENTO ad operazione conclusa delle Operazioni “HANDOVER” e “PECUNIA OLET” – VIDEO

Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse e articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, la Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo, il R.O.S. dell’Arma dei Carabinieri (supportato dal Comando Provinciale CC di Reggio Calabria) e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente allo S.C.I.C.O., hanno dato esecuzione alle ordinanze di applicazione di misure cautelari nr. 4582/17 – 3400/17 R.G.N.R. D.D.A., nr. 3400/17 R.G.G.I.P D.D.A. e nr. 18 – 35 – 54/20 R.O.C.C. D.D.A, nonché nr. 8/21 OCC emesse in data 27.01.2021 e 14.04.2021 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della D.D.A., nei confronti di 53 soggetti, di cui 44 colpiti dalla misura cautelare della custodia in carcere e 9 agli arresti domiciliari, indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa [cosca PESCE], detenzione, porto e ricettazione illegale di armi, estorsioni [consumate e tentate], favoreggiamento personale, aggravati dalla circostanza del metodo e dell’agevolazione mafiosa, nonché per traffico e cessione di sostanze stupefacenti [prevalentemente marijuana e hashish].

Con lo stesso provvedimento, su richiesta della D.D.A., il G.I.P. ha disposto anche il sequestro preventivo di tre società con sedi a Rosarno [RC], il cui valore complessivo è di oltre 8,5 milioni di euro.

La Squadra Mobile – con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e con la collaborazione delle omologhe Strutture Investigative di Vibo Valentia, Torino, Foggia, Imperia, Asti, Benevento, Cagliari, Napoli, Prato e Rovigo, nonché con il supporto operativo di numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine – ha dato esecuzione a 49 misure cautelari nei confronti altrettanti soggetti.

Il R.O.S. e il G.I.C.O. hanno eseguito misure cautelari personali nei confronti di altri 4 soggetti e sequestrato una cooperativa agricola – con annessi capannoni industriali e terreni – e un’impresa individuale – avente ad oggetto l’esercizio di attività agricola, con relativi terreni – per un valore di stimato di oltre 8,5 milioni di euro.

L’odierna operazione di polizia scaturisce dalla convergenza investigativa di due attività di indagine – quella condotta dalla Squadra Mobile denominata Handover e quella svolta dal R.O.S. e dal G.I.C.O. di Reggio Calabria denominata Pecunia Olet – coordinate dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI e dai Sostituti Procuratori Francesco PONZETTA e Paola D’AMBROSIO, nei confronti della cosca PESCE di Rosarno, articolazione di ‘ndrangheta ramificata sul territorio di Rosarno e comuni viciniori e con interessi sia in ambito nazionale che all’estero.

Dette attività hanno consentito di disarticolare le proiezioni della suddetta cosca “Pesce”, sia sul fronte delle attività tipicamente criminali, connesse alla gestione del traffico di stupefacenti, alle estorsioni ed al “controllo” delle commesse di lavori gestite dalla Autorità Portuale di Gioia Tauro riguardanti opere interne all’area portuale, sia sul fronte economico/imprenditoriale, destrutturando la gestione monopolistica da parte della cosca – attraverso accordi collusivi con un gruppo imprenditoriale siciliano, con mire espansioniste in territorio calabrese – del settore dellagrande distribuzione alimentare e della gestione delle attività economiche collegate alla grande
distribuzione.

Nello specifico, l’inchiesta Handover rappresenta la prosecuzione dell’operazione Recherche [procedimento penale nr. 1990/2013 RGNR DDA], nell’ambito della quale, in data 04 aprile 2017, vennero eseguite numerose misure cautelari nei confronti di esponenti della potente cosca PESCE di Rosarno per associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In quella circostanza, riusciva a sottrarsi alla cattura PESCE Antonino classe 1992 che veniva successivamente localizzato e catturato in data 10.03.2018 a Rosarno [RC] dagli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo.

Le indagini finalizzate alla cattura di PESCE Antonino e quelle condotte sul contesto mafioso, hanno consentito di:

 ricostruire l’articolata rete dei fiancheggiatori che hanno favorito la sua latitanza, tanto da consentirgli di dirigere gli affari della cosca, senza mai abbandonare il territorio;
 disvelare come la cosca PESCE, sebbene avesse subito un duro colpo per effetto delle operazioni che avevano determinato l’arresto dei suoi esponenti storici, sia stata capace di riorganizzarsi e proseguire nella gestione delle attività illecite, operando nei settori del traffico di sostanze stupefacenti, delle estorsioni in danno di operatori economici, del controllo delle attività appaltate dall’Autorità Portuale di Goia Tauro, della proprietà privata [attraverso la guardiania], assoggettando siffatte attività a imposizione patrimoniali, finalizzate a consentire all’organizzazione criminale di far fronte alla costante esigenza di liquidità, necessaria per sopperire, in primis, alle spese necessarie per il sostentamento dei latitanti, dei detenuti e delle loro famiglie;
 far emergere le modalità attraverso le quali la cosca PESCE – dimostrando spiccata capacità di riorganizzazione dopo le operazioni di polizia che l’avevano duramente colpita – abbia continuato ad operare sul territorio in accordo con altre potenti articolazioni della ‘ndrangheta quali i BELLOCCO di Rosarno e i PIROMALLI di Gioia Tauro, rispetto alle quali è stata accertata in maniera chiara l’attitudine – in modo particolare dei PESCE – di controllare capillarmente il territorio e di esercitare una pervasiva capacità di infiltrazione nel tessuto economico e sociale attraverso il compimento di reati di natura estorsiva in danno di proprietari terrieri o nel settore dei trasferimenti immobiliari di beni e terreni ubicati nel territorio sottoposto alla loro signoria, attuando forme dirette o indirette di controllo della circolazione dei beni e di imposizione [prelievo forzoso] sui trasferimenti degli stessi, attraverso il cosiddetto “sistema della guardiania” che prevede il pagamento di una somma di denaro all’organizzazione criminale in cambio di sicurezza, intesa come condizione che pone il proprietario di un terreno agricolo nella situazione di non subire attacchi ai propri beni; nonché quelli posti in essere nei confronti degli operatori economici presenti sul territorio [stabilmente o occasionalmente], impegnati nella realizzazione di lavori
pubblici o di interesse pubblico;
 riconfermare come, nel rispetto delle dinamiche criminali che governano il territorio di Rosarno e San Ferdinando [RC], la cosca PESCE si sia spesso interfacciata con i BELLOCCO [anch’essi attivi sugli stessi territori] e con i PIROMALLI operando non di rado congiuntamente, per riscuotere ingenti somme di denaro destinate al finanziamento di attività illecite, al sovvenzionamento dei sodali detenuti e delle loro famiglie, nonché alle esigenze del latitante PESCE Antonino classe 1992.
 individuare l’esistenza di uno stabile sistema criminale di imposizione a tappeto – da parte della cosca PESCE e delle altre consorterie operanti sul territorio- di estorsioni, anche per diverse migliaia di euro in danno di privati cittadini, imprenditori, commercianti ed operatori economici in genere.

Nello specifico, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019, sono state poste in essere dai componenti della cosca PESCE, ma anche della cosca BELLOCCO e dei PIROMALLI, le seguenti estorsioni:

– di 1.000 euro all’anno, nei confronti di alcuni proprietari di terreni di Rosarno, rimasti ignoti e di almeno 5.000 euro, da destinare ai “carcerati”;
– di 4.000 euro, in danno di un imprenditore boschivo per ottenere, dalla cosca PESCE, l’autorizzazione a procedere alla vendita della legna ottenuta dal taglio degli alberi in un terreno sito nell’area sottoposta all’influenza della consorteria criminale;
– di 2000 euro, in danno di un privato che aveva acquistato due terreni in una località di Rosarno;
– di una somma di denaro non quantificata, come corrispettivo per la compravendita di due terreni da un commerciante di San Ferdinando;
– di 10.000 euro, quale percentuale dovuta alle cosche PESCE e BELLOCCO sulle compravendite dei terreni ricadenti nelle zone sottoposte al loro controllo;
– di 10.000 euro, in danno di un imprenditore [non identificato] di Rosarno, ricevendo inizialmente 7.800 euro ed intimando alla vittima di corrispondere il restante importo [ai BELLOCCO e ai PESCE] e di altri 10.000 euro, durante il periodo natalizio;
– di 3.000 euro a un imprenditore impegnato nella realizzazione di un’opera pubblica a Rosarno;
– di una somma di denaro non quantificata, in danno di un imprenditore del settore edile impegnato nella realizzazione di alcuni lavori pubblici appaltati dalla Provincia di Reggio Calabria;
– di una somma di denaro non quantificata, in danno del titolare di una ditta di autotrasporti, con la minaccia di danneggiare la sua attività commerciale mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco, nonché di impedirgli di svolgere la sua attività e perfino di ucciderlo o di uccidere i suoi familiari;
– di una somma di denaro non quantificata nei confronti di un imprenditore edile – già vittima in passato del furto di alcuni automezzi e di danneggiamento, mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco, della sua attività commerciale – non corrisposta ai PESCE perché la vittima aveva già pagato l’estorsione alla cosca BELLOCCO che aveva riscosso anche la parte spettante ai PESCE;
– di un compenso di 10.000 euro, ad un imprenditore operante nella zona industriale di San Ferdinando, con la minaccia di far saltare in aria la sua attività commerciale, qualora non avesse provveduto a pagare entro un termine prestabilito;
– di 3.000 euro mensile ai referenti della società che si era aggiudicata l’appalto della raccolta dei rifiuti nel comune di San Ferdinando – già vittima in passato di danneggiamenti ai propri mezzi, nonché di richieste estorsive perpetrate da esponenti dei BELLOCCO – da giustificare con l’emissione di fatture per operazioni
inesistenti;

 registrare come la cosca PESCE avesse inizialmente puntato le sue mire anche ai lavori relativi alla manutenzione del verde del comune di San Ferdinando salvo poi rivolgere le attenzioni verso i lavori effettuati nell’area portuale tra Gioia Tauro e San Ferdinando, riguardanti la costruzione di un capannone industriale, affidata dall'Autorità Portuale di Gioia Tauro ad una società di costruzioni di altra provincia calabrese e la realizzazione – tra il Porto e la 1^ Zona Industriale – di un terminal intermodale, assegnata dall’Autorità Portuale ad una società lombarda e da quest’ultima ad un’associazione temporanea d’imprese costituita da due ditte, una lombarda e una di altra provincia calabrese. Lavori  che venivano in parte poi espletati – in regime di sub appalto – da altre ditte, alcune dellequali sostanzialmente imposte dalle cosche PESCE e PIROMALLI che le costringevano a pagare il pizzo, riaffermando, in tal modo, l’influenza criminale sull’importante struttura portuale di quel territorio.
 comprendere come la cosca PESCE, grazie ai proventi derivanti dai traffici di sostanze stupefacenti – oltre a quelli delle attività estorsive – avesse la disponibilità di una cassa comune in grado di garantire agli affiliati ed alle loro famiglie una sistematica remunerazione.

Rispondono di associazione mafiosa 13 soggetti, per aver fatto parte della cosca PESCE, con il ruolo di dirigenti e partecipi.

Sono invece accusati di aver preso parte all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti 13 soggetti in qualità di promotori, dirigenti e partecipi.

Altri soggetti rispondono di cessione di sostanze stupefacenti. Invero, le indagini hanno consentito di documentare diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di quantitativi, anche ingenti, di sostanza stupefacente [prevalentemente marijuana e hashish], parte dei quali sono stati sottoposti a sequestro.

Altri indagati sono ritenuti responsabili di numerose estorsioni, per diverse migliaia di euro, consumate e tentate in danno di privati cittadini, imprenditori ed operatori economici, nonché di detenzione di armi anche da guerra [kalashnikov, mitragliatrice P40 e M12 S].

Alcuni soggetti sono indagati a piede libero per intestazione fittizia di beni.

L’indagine PECUNIA OLET [seguita dal ROS Carabinieri e dal GICO della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in cooperazione con lo S.C.I.C.O.] ha riguardato l’infiltrazione della cosca PESCE nel tessuto economico rosarnese relativo alla Grande Distribuzione Organizzata, con particolare riferimento alla gestione dei trasporti su gomma per il rifornimento di generi alimentari.

La presente attività si pone in continuità rispetto ad analoga indagine denominata “ALL INSIDE” [anno 2010] nel cui ambito vennero eseguite numerose misure cautelari per associazione mafiosa e vennero accertate le ingerenze del cartello ‘ndranghetista PESCE-BELLOCCO nella distribuzione delle merci dirette verso alcuni punti vendita del gruppo imprenditoriale SISA [parte estorta] nella piana di Gioia Tauro.

Le odierne investigazioni hanno consentito di documentare l’esistenza di strette relazioni criminali tra la cosca PESCE ed un gruppo imprenditoriale siciliano attivo nella gestione di supermercati e con mire espansionistiche anche in Calabria dove, per ottenere vantaggi economici, non ha esitato a stringere accordi collusivi con la ‘ndrangheta, traendo così vantaggio dal potere mafioso esercitato dalle cosche sul territorio. Detto accordo prevedeva che i PESCE avrebbero gestito in maniera monopolistica lo stoccaggio e l’intero settore dei trasporti su gomma delle merci destinate a rifornire i punti vendita al dettaglio del gruppo.

L’imprenditore colluso, conscio della mafiosità dei suoi interlocutori, ha cercato di mettersi al riparo da possibili indagini nei suoi confronti creando una sorta di schermo, stipulando formalmente accordi commerciali diretti con una sola azienda di autotrasporti pulita riferibile a soggetti incensurati la quale, a sua volta, affidava i trasporti ad ulteriori imprese [padroncini] di gradimento del sodalizio che, in tal modo, si è assicurato, attraverso una gestione monopolistica del settore dei trasporti, un incremento del potere economico e del prestigio criminale sul territorio.

L’apice dell’escalation imprenditoriale della holding siciliana [iniziata nel 2009] è stato raggiunto nel 2014, allorquando il gruppo era presente sul territorio calabrese con:

 un centro di distribuzione e smistamento delle merci a Rosarno;
 tre punti vendita a gestione diretta [uno a Rosarno e due a Reggio Calabria];
 quattro punti vendita a gestione indiretta, concessi in affitto [due a Reggio Calabria, uno a Catanzaro ed uno a Cosenza];
 sei punti vendita legati da rapporti di affiliazione/somministrazione [uno a Gioiosa Jonica, due a Melito Porto Salvo, tre a Reggio Calabria].

Nonostante l’accordo collusivo con i PESCE, il gruppo imprenditoriale siciliano, secondo le più tradizionali regole di ‘ndrangheta, nel momento in cui ha aperto un punto vendita a Rosarno ma nel territorio sul quale la signoria mafiosa è esercitata da altra cosca, quella dei CACCIOLA, è stato costretto a versare regolarmente somme di denaro a titolo estorsivo a questi ultimi, al fine di mettersi al riparo da azioni ritorsive e proseguire l’attività commerciale in tranquillità.

Il fulcro di questo complesso meccanismo collusivo è rappresentato da un commercialista di Rosarno, regista anche di attività connesse alla gestione ed all’occultamento/schermatura del patrimonio illecitamente accumulato dalla cosca PESCE della quale è risultato esserne partecipe a tutti gli effetti, avendo egli messo a disposizione della ‘ndrangheta sè stesso e le sue competenze in materia societaria, contabile e fiscale, andando ben oltre la funzione tipica del mandato professionale.

La figura del professionista era già emersa in precedenti attività di indagine in cui egli è risultato essere in contatto con ambienti della criminalità organizzata rosarnese, oltre che il tenutario delle scritture contabili di diverse aziende riconducibili ad esponenti della cosca PESCE.

L’indagine PECUNIA OLET ha disvelato come, in realtà, il commercialista era da tempo profondamente inserito nel contesto ‘ndranghetista rosarnese nel quale si muoveva con assoluta dimestichezza e spregiudicatezza, tanto da assumere il ruolo di referente delle cosche, venendo al contempo visto da chi aveva intenzione di intraprendere iniziative sul territorio come colui che, proprio in ragione dei suoi legami con la ‘ndrangheta, era in grado di instradarle nel solco delle regole dell’asfissiante controllo ‘ndranghetista sulle iniziative economiche o imprenditoriali intraprese o proseguite.

Nell’ambito dell’affare riguardante la grande distribuzione organizzata, oggetto di indagine, il professionista:

 ha assunto il ruolo di garante degli interessi della cosca curandoli da vicino, avendo egliricoperto anche cariche societarie all’interno di aziende del gruppo siciliano;
 si è adoperato per individuare i locali a Rosarno in cui la holding ha allestito il centro di smistamento merci (locali riferibili ad affiliati della cosca PESCE) ed un punto vendita al dettaglio (risultato di interesse della cosca CACCIOLA);
 ha individuato le imprese ingaggiate per l’effettuazione dei lavori di ristrutturazione da eseguire presso tali immobili;
 ha riscosso direttamente parte dei proventi estorsivi per poi destinarli agli affiliati, adottando anche le necessarie soluzioni contabili;
 ha mediato tra imprenditori e cosche in relazione alle vicende legate alle richieste estorsive ed ogni altra problematica legata al funzionamento degli accordi;
 in occasione del cambio della ditta unica inizialmente incaricata di avere rapporti diretti con la holding siciliana si è adoperato per verificare l’idoneità di una seconda ditta subentrata (sempre riferibile a contesti di criminalità organizzata), curando anche il passaggio di consegne;
 ha messo a disposizione il suo studio di commercialista per incontri con elementi di vertice della cosca PESCE al fine di dirimere controversie sorte all’interno della cosca in relazione alla gestione delle estorsioni.

Il commercialista, emerso quale interlocutore privilegiato degli elementi apicali delle cosche rosarnesi, è stato da questi direttamente coinvolto nelle problematiche interne al sodalizio, svolgendo un concreto ruolo di mediatore degli equilibri interni alla cosca PESCE riferibile a divergenze tra i diversi rami familiari in merito alla spartizione delle estorsioni.

Inoltre, le indagini hanno disvelato come il professionista, attraverso un collaudato modus operandi caratterizzato dalla costituzione di società cartiere, intestazioni fittizie e periodiche modifiche delle compagini societarie, ha creato soluzioni apparentemente lecite per preservare da eventuali indagini il patrimonio illecitamente acquisito dalla cosca PESCE.

A questi uomini stanchi, a questi eroi contemporanei, più grandi ancora di quelli del passato, in una lotta ben lontana dall’esser vinta o finita, possa giungere forte il nostro abbraccio, la nostra voglia di proteggerli come una grande “scorta civica”, poiché in quelle preziose mani, si trova il futuro dei nostri figli e di tutta l’umanità.

Ogni protezione divina e terrena per i nostri uomini onesti, i pittori di una realtà diversa, piena di nuovi e brillanti colori. Grazie.

Francesca Capretta / Cronaca Calabria

Incensurato e dipendente pubblico aveva in casa 100 kg di fuochi d’artificio

Incensurato e dipendente pubblico aveva in casa 100 kg di fuochi d’artificio.

Come previsto nelle sue linee guida generali dell’operazione “Alto Impatto” (31 Gennaio 2021 Un presidio di Polizia per tutto gennaio nel quartiere “S.Giovanni Apostolo – Cep” di Palermo), il modello di presidio del territorio che il Questore di Palermo ha pensato per reprimere e contenere fenomeni di illegalità diffusa, non solo nel capoluogo ma anche nella provincia, ha adattato i suoi moduli operativi ad un’ampia porzione di territorio cittadino ricadente nell’area di “Porta Nuova”.

LE INDAGINI E IL PROVVEDIMENTO

La Polizia di Stato di Palermo ha scoperto nell’appartamento di un incensurato con gliProprio in via Pitrè gli agenti sono giunti, al culmine di indizi e riscontri investigativi, nell’appartamento di un insospettabile cittadino, incensurato, dipendente pubblico e padre di famiglia. In quella casa, abitata dal numeroso nucleo familiare del palermitano, gli agenti hanno trovato un vero e proprio “arsenale” di fuochi d’artificio.

In relazione al fatto che una consistente quantità fosse custodita, si fa per dire, all’interno di un angusto sgabuzzino, ove avevano libero accesso anche i figli minori del padrone di casa, i poliziotti hanno fatto ricorso al provvidenziale intervento dei colleghi del “Nucleo Artificieri” dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, che si sono occupati del cauto maneggio dei fuochi d’artificio: sono stati rinvenuti e sequestrati 100 chilogrammi di materiale esplodente con una massa attiva pari a 30 chilogrammi. Peraltro, gran parte del materiale era composto da artifizi riservati ad utilizzatori professionali, in possesso di licenza o nulla osta, che invece nella circostanza sono risultati assenti.

Ulteriori fuochi rinvenuti, di fattura artigianale, sono stati considerati egualmente pericolosi poiché “non classificabili” e quindi di provenienza incerta e non conformi al dettato normativo in materia. Tale ritrovamento, così come confermato dai poliziotti del Nucleo Artificieri, si è connotato per i profili di gravità e pericolosità, non solo in relazione alla quantità di materiale, ma anche per il fatto che fossero stati stipati in uno stanzino stretto e privo di finestre.

I poliziotti ritengono che l’insospettabile palermitano in parte producesse ed in parte acquistasse “all’ingrosso” i fuochi, per rivenderli ed approvvigionare irregolarmente le feste rionali dei numerosi quartieri palermitani per i quali l’esplosione di fuochi d’artificio rappresenta una fase irrinunciabile della festa.

L’uomo è stato tratto in arresto ed il materiale esplodente sequestrato. Indagini sono in corso per risalire a fornitori e destinatari.

DUE ALTRI ARRESTI E SEQUESTRI PER DROGA

Sempre nel contesto di “Alto Impatto”, i poliziotti hanno assestato un bel colpo al mercato della droga, particolarmente attivo in questa zona. Su tale fronte, infatti, sono stati eseguiti due arresti e due significativi sequestri di stupefacenti.

Nella prima circostanza, dopo aver dato l’impressione di assecondare le indicazioni dei poliziotti, un uomo è stato fermato su strada prima che tentasse una veloce fuga, subito frustrata. Indosso, in seguito alla dovuta perquisizione, gli è stata rinvenuta una cospicua somma di denaro, pari a circa 600,00 euro. I soldi rappresentavano certamente il provento di un’attività di spaccio: i poliziotti hanno, infatti, rinvenuto e sequestrato nell’abitazione 112 grammi di droga, di cui 108 di cocaina, ed un bilancino di precisione. Il giovane è stato tratto in arresto.

Altra operazione antidroga è stata effettuata nel quartiere del Villaggio Santa Rosalia, in via Salvatore Cutello: gli agenti hanno compiuto una perquisizione domiciliare a casa di un pregiudicato per stupefacenti. La ricerca, in effetti, ha condotto al ritrovamento di oltre mezzo chilogrammo di hashish e marijuana, già suddiviso in panetti, di 236,00 euro oltre che di strumenti atti al confezionamento dello stupefacente, compreso un bilancino.

L’uomo è stato arrestato ed indagini sono in corso per risalire a fornitori e destinatari della droga.

CONTROLLI CONTRO L’ABUSIVISMO COMMERCIALE E SANZIONI

Anche dal punto di vista amministrativo, l’attività dei poliziotti non ha mancato di ottenere rilevanti risultati, soprattutto per quel che attiene al fronte dell’abusivismo commerciale e di è il caso di dire, letteralmente improvvisatisi esercenti, in spregio ad ogni forma di autorizzazione: è il caso di un venditore  ambulante di frattaglie nella zona di via Medaglie d’Oro, al quale sono state contestate la mancanza di Scia sanitaria, la mancanza di tracciabiltà, il cattivo stato di conservazione degli alimenti e l’invasione di terreni. Si è proceduto ad una pesante sanzione economica ed al sequestro di 50 kg. di carne.

Una seconda attività commerciale per la somministrazione di alimenti e bevande, completamente abusiva, è stata scovata in largo Medaglie D’oro. Anche in questo caso, è stata contestata la mancanza di Scia sanitaria ed è stata inflitta una sanzione al titolare.

Complessivamente, sommando anche i casi di infrazioni al codice della strada rilevati, sono state inflitte sanzioni che sfiorano i 20.000,00 euro.

Dall’esordio dell’attività di polizia, nell’area interessata dai servizi di “Alto Impatto” di Porta Nuova, sono state identificate 1246 persone di cui 443 con precedenti penali e 119 arrestati domiciliari e sono state inflitte 15 sanzioni covid. Gli arrestati sono stati tre e gli indagati a piede libero 16.

Adduso Sebastiano

(tutte le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Maxi Frode Internazionale: sequestri per patrimoni milionari

Maxi Frode: sequestri patrimoniali per 36 milioni di Euro nel napoletano e nel milanese a carico di 3 imprenditori e un commercialista.

Maxi Frode Internazionale: sequestri per patrimoni milionari

La Guardia di Finanza di Livorno interviene scoprendo una Maxi Frode, smascherando società che emettevano fatture milionarie, poi circolate tra Milano e Napoli.
Fatture false per complessivi 760 milioni di euro, che hanno interessato 62 imprese, in un giro che era gestito da un sodalizio criminale campano.
E’ stata dunque data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo campano, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di liquidità e altri beni nella disponibilità di 4 indagati, per un valore complessivo pari a oltre 36.000.000 di euro di imposte evase.
All’esecuzione dei sequestri patrimoniali, nel corso della mattinata odierna, stanno collaborando anche Reparti della Guardia di Finanza di Napoli e di Milano.

È l’esito dell’Operazione “Metal Ghost”, che ha consentito nella mattinata odierna di sequestrare conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e automezzi nei confronti dei responsabili di una
maxi-frode fiscale nel settore del commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi.

Le indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Piombino, di concerto con il
Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (P.E.F.) di Livorno e dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, dopo la trasmissione del fascicolo ad opera dell’A.G. labronica, hanno fatto
emergere l’esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli, Livorno e Milano, che aveva ideato e messo in opera un complesso sistema fraudolento, ora smantellato, finalizzato alla commissione di frodi fiscali transnazionali.

Gli indagati, reiteratamente nel corso degli anni, hanno realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 milione cadauna, relative a operazioni di vendita, acquisto e trasporto “via gomma” ovvero “via mare” di metalli del tutto inesistenti per un importo complessivo di oltre 760 milioni di euro, evadendo l’Imposta sul Valore Aggiunto per 33 milioni di euro nonché l’IRES per 3 milioni di euro. Per realizzare queste frodi il consorzio criminale si è avvalso di 62 società, di cui 48 italiane e 14 estere, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche proprie ricollegabili a traffici con miniere.
È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23.000 tonnellate di minerali, una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare.

In particolare, secondo quanto ricostruito, sul territorio dell’Unione europea era stato costituito un
gruppo di imprese “fantasma” che fatturavano fittiziamente colossali traffici di materiali siderurgici (ferro-molibdeno e triossido di molibdeno, utili a indurire e prevenire la corrosione dell’acciaio), a supporto dei quali tuttavia gli investigatori non hanno trovato idonea documentazione né adeguate movimentazioni finanziarie. Una di queste “imprese fantasma”, milanese, era stata costituita a seguito del furto di identità di un ignaro cittadino di Formia (LT).

I finanzieri di Livorno hanno scoperto la frode:
– partendo dalla verifica delle operazioni commerciali di due delle aziende appartenenti al
cosiddetto “carosello”, che avevano il ruolo di “cartiere”, con sede nella provincia di Livorno (una
srl a Campiglia Marittima e una ditta individuale San Vincenzo);
– tracciando le fatture per operazioni inesistenti, verso imprese sia estere sia nazionali, utilizzate
quali “letter box company” (letteralmente, società inesistenti delle quali è possibile trovare solo la
cassetta della posta);
– scoprendo via via sempre nuove società appartenenti al “carosello”, le quali portavano avanti il
vorticoso giro di fatture false. Con ciò, gli imprenditori coinvolti consentivano alla cosiddetta s.p.a.
capofila del carosello, avente sede legale a Napoli e sede operativa a Milano, di:
 creare crediti Iva da utilizzare in compensazione nelle liquidazioni Iva;
 costituire un plafond Iva annuale da spendere in dogana ovvero presso fornitori nazionali per
effettuare acquisti senza l’applicazione dell’Iva;
 legittimare la commercializzazione di metalli di dubbia provenienza, rivendendoli a prezzo di
costo grazie al plafond fittizio.

I principali attori del consorzio criminale sono quattro uomini di origini partenopee, due dei quali
soggetti A.I.R.E. rispettivamente di 49 e 58 anni residenti in Svizzera, incaricati della gestione
occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente in Lacco Ameno (NA) che
curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un “esperto del settore” di 66 anni, residente a Basiglio
(MI), operante quale imprenditore “palese” nei rapporti con i terzi.

La condotta criminale ipotizzata dalla Procura della Repubblica di Napoli e confermata dal Gip è
l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione e
l’utilizzo di fatture false, l’indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti e l’occultamento
delle scritture contabili. Contestata anche la responsabilità amministrativa per il reato
associativo commesso dagli amministratori della società capofila del “carosello”.

L’imposta netta complessivamente evasa, quantificata dalla Guardia di Finanza di Livorno, ammonta a 36 milioni di euro, importo che è stato indicato dal Gip di Napoli quale profitto del reato e quindi oggetto del sequestro preventivo odierno, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente che le Fiamme Gialle stanno eseguendo in queste ore.

Parallelamente, in relazione alle imposte evase, l’Agenzia delle entrate di Napoli ha emesso i
pertinenti avvisi di accertamento e ha rigettato i ricorsi avanzati dagli indagati.
Le 62 società interessate dalle indagini hanno sede nei seguenti luoghi:
Italia: Napoli (4 società), Cercola (NA), Ercolano (NA), Pozzuoli (NA), Afragola (NA) (2 società), Casoria (NA), Milano (6 società), Agrate Brianza (MB), Cernusco sul Naviglio (MI), Zibido San Giacomo (MI) (2 società), Bergamo, Brescia (2 società), Roncadelle (BS), Paitone (BS), Torbole Casaglia (BS), Rodengo Saiano (BS), Valmadrera (LC), Castiglione Olona (VA), Cassina Rizzardi (CO), Selvazzano Dentro (PD), Torri Di Quartesolo (VI), Sarcedo (VI), Fara Vicentino (VI), Udine, Massa (MS) (2 società), Carrara (MS), San Vincenzo (LI), Campiglia Marittima (LI), Rovereto (TN), Genova, Assisi (PG), Roma (2 società), Mosciano Sant'Angelo (TE), Tortoreto (TE), Carapelle (FG).

Regioni italiane interessate: Lombardia (20 società), Trentino Alto Adige (1 società), Veneto (4 società), Friuli Venezia Giulia (1 società), Liguria (1 società), Toscana (5 società), Marche (2 società), Umbria (1 società), Lazio (2 società), Campania (10 società), Puglia (1 società).

Estero: Gran Bretagna, Svizzera (2 società), Repubblica Ceca, Croazia, Romania (3 società), Ungheria, Polonia, Bulgaria (4 società).

 

 

 

Stéphanie Esposito Perna / Redazione Campania

Polizia: effettuati arresti e denunce a Napoli e dintorni

Gli agenti di Polizia sono intervenuti in diverse operazioni sul territorio napoletano, elevando denunce e traendo in arresto.

Polizia: effettuati arresti e denunce a Napoli e dintorni

Napoli- Rione Bisignano: Ieri sera gli agenti dei Commissariati San Giovanni-Barra e Ponticelli, durante il servizio di controllo del territorio, hanno controllato in via Gerardo Chiaromonte un’auto con tre persone a bordo.

I poliziotti alla perquisizione hanno rinvenuto indosso ad uno dei passeggeri una bustina contenente 0,6 grammi circa di marijuana, 15 involucri con circa 8,5 grammi di cocaina e 2325 euro, mentre l’altro occupante è stato trovato in possesso di 6 grammi circa di cocaina.L’uomo all’identificazione è risultato essere Alberto Cristian, 23enne napoletano con precedenti.

E’ stato tratto in arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’altro passeggero era un 17enne napoletano con precedenti di polizia, anche lui è stato denunciato per il medesimo reato ed affidato ai genitori; inoltre, il conducente è stato sanzionato per guida senza patente poiché mai conseguita e tutti sono stati sanzionati per inottemperanza alle misure anti Covid-19.

Napoli- Colli Aminei: Ieri mattina gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante il servizio di controllo del territorio, su disposizione della Centrale Operativa sono intervenuti in viale Colli Aminei per la segnalazione di un danneggiamento presso l’Ospedale C.T.O.

I poliziotti, una volta giunti sul posto, hanno accertato che un uomo aveva infranto uno dei vetri della porta di ingresso del pronto soccorso poiché aveva appreso la notizia della perdita di un familiare.
E.T., 24enne napoletano con precedenti di polizia, è stato denunciato per danneggiamento aggravato.

 

 

Ospedale del Mare: aggredisce una guardia giurata. Denunciato.

Napoli- Stanotte i poliziotti sono intervenuti presso il pronto soccorso dell’Ospedale del Mare per la segnalazione di una lite e, una volta sul posto, hanno bloccato un uomo in stato di alterazione che, poco prima, aveva aggredito una una guardia giurata.

S.E., 42enne oplontino con precedenti di polizia, è stato denunciato per minacce, oltraggio a Pubblico Ufficiale e lesioni.

 

 

Stéphanie Esposito Perna / Redazione Campania