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ACCADDE OGGI 3 Maggio 2005: strage di P.za Fontana; tutti assolti

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ACCADDE OGGI 3 Maggio 2005. Dopo 35 anni, la Corte di Cassazione assolve tutti gli imputati della Strage di Piazza Fontana e condanna al pagamento delle spese processuali i parenti delle vittime e le parti civili

Piazza Fontana. Le indagini e i processi

Bomba_piazza_fontanaLa storia processuale di piazza Fontana dura complessivamente 36 anni, e si articola in tre processi.

Dopo molti anni di indagini lungo piste investigative diverse e tra loro contraddittorie, le tre istruttorie (la prima basata sulla “pista anarchica” o “rossa”, la seconda basata sulla “pista nera” dei neonazisti veneti, la terza scaturita dall’inchiesta sul Sid, il servizio segreto dell’epoca) confluiscono nel primo processo (il cosiddetto “processo di Catanzaro”).

La Cassazione ha stabilito infatti che debba essere celebrato nel capoluogo calabrese.

Giannettini_FredaIl dibattimento si apre nel 1977 e condanna in primo grado per strage i terroristi neri Freda e Ventura con il collaboratore del Sid Guido Giannettini, e gli ufficiali dei servizi Gianadelio Maletti e Antonio Labruna per azioni finalizzate a depistare le indagini.

Nei successivi gradi di giudizio, tuttavia, Freda, Ventura e Giannettini assolti; passa in giudicato, seppure attenuata, la condanna agli ufficiali del Sid.

Il secondo processo (il cosiddetto “processo Catanzaro bis”), scaturito dalla quarta istruttoria, vede imputati i neofascisti Stefano Delle Chiaie e Massimiliano Fachini, e si conclude senza alcuna condanna nel 1991.

Nel frattempo, però, la ripresa delle indagini sulla destra eversiva porta ad aprire una quinta istruttoria, da cui scaturisce il terzo processo (il “processo di Milano” o “processo a Ordine Nuovo”), che si celebra finalmente a Milano.

Alla sbarra, questa volta, ci sono esponenti dell’organizzazione eversiva di estrema destra Ordine Nuovo (ON). Dopo la condanna per strage in primo grado di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni, tuttavia, il giudizio d’appello, confermato dalla Cassazione nel 2005, manda tutti assolti.

Ordine nuovoLa sentenza, però, stabilisce che la strage di piazza Fontana è riconducibile alla struttura veneta di Ordine nuovo, in particolare risulta accertato il coinvolgimento del collaboratore di giustizia reo confesso Carlo Digilio e, seppure sotto un profilo meramente storico, quello di Franco Freda e Giovanni Ventura (non più processabili perché assolti in via definitiva).

Le prime indagini e le tre istruttorie

Subito dopo la strage, le indagini si avviano, in parallelo, a Milano e Roma, e procedono di fatto a senso unico verso gli ambienti anarchici e della sinistra extraparlamentare.

Pietro Valpreda, strage di Piazza FontanaIl principale imputato della cosiddetta “pista anarchica” o “pista rossa”, tenacemente perseguita dagli uffici politici di Milano e Roma (che rispondono all’Ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno), è il ballerino anarchico Pietro Valpreda, insieme ad altri compagni del circolo “22 marzo”.

Arrestato a Milano la mattina del 15 dicembre, poco prima dell’inizio dei funerali delle vittime della strage nel Duomo della città, Valpreda è incriminato grazie al riconoscimento del tassista Cornelio Rolandi, che afferma di averlo trasportato nei pressi di piazza Fontana poco prima del massacro.

(il riconoscimento sarà invalidato poiché a Rolandi era stata mostrata preventivamente una fotografia del Valpreda, indicato come la persona che avrebbe dovuto riconoscere).

Vittima innocente e ingiustamente calunniata delle prime indagini contro gli anarchici è il ferroviere Giuseppe Pinelli:

convocato in Questura per essere interrogato dalla polizia sin dalla sera del 12 dicembre, la notte tra il 15 e il 16 dicembre muore precipitando dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi della Questura di Milano, ove era trattenuto in stato di fermo oltre il termine massimo consentito per legge.

A fine dicembre l’inchiesta è assegnata alla Procura di Roma; nonostante il delitto più grave sia accaduto a Milano, il conflitto di competenza sollevato dalla difesa di Pietro Valpreda e di altri anarchici è rigettato.

Da questa prima istruttoria (sentenza istruttoria del Tribunale di Roma, 20 marzo 1971) scaturisce il dibattimento che si apre presso il Tribunale di Roma nel febbraio 1972 ma si arresta quasi subito: la Corte, infatti, in contrasto con e indicazioni precedenti, stabilisce che la competenza non spetti a Roma.

Gli atti relativi al “processo Valpreda” (principali imputati gli anarchici) vengono rimandati a Milano, dove, nel frattempo, sono approdati, dal Veneto, gli atti relativi alla seconda istruttoria sulla cosiddetta “pista nera”, ossia di terrorismo neofascista, nata dalle dichiarazioni del testimone d’accusa Gudo Lorenzon, amico di gioventù del Ventura, i cui principali imputati Franco Freda, Giovanni Ventura, Marco Pozzan e Guido Giannettini, giornalista di estrema destra che risultava collegato al Sid (tuttavia, quando il giudice istruttore di Milano, Gerardo D’Ambrosio, chiederà informazioni al Sid riguardo a questo personaggio, gli verrà opposto il segreto politico-militare).

Il “processo Valpreda” a Milano ci resta pochissimo: nell’estate del 1972 il Procuratore Generale della Repubblica chiede che venga trasferito altrove per motivi di ordine pubblico e legittimo sospetto.

La Cassazione, il 13 ottobre 1972, dispone la rimessione degli atti del processo basato sulla prima istruttoria al Tribunale di Catanzaro, ossia a oltre 1000 chilometri dal giudice naturale.

A Milano prosegue solo la seconda istruttoria, che si conclude con la sentenza istruttoria del 18 marzo 1974 che rinvia a giudizio per gli imputati neofascisti, mentre dallo stralcio di alcune posizioni (tra cui quella del collaboratore del Sid Giannettini) ha origine la terza istruttoria.

Subito dopo anche gli atti relativi alle indagini su Freda, Ventura e i loro camerati vengono trasmessi per competenza a Catanzaro. Lo stesso destino tocca, circa un anno dopo, alla terza istruttoria, ovvero l’inchiesta sul Sid: a concluderla sarà il giudice istruttore Gianfranco Migliaccio, la sentenza istruttoria del Tribunale di Catanzaro del 31 luglio 1976.

La Cassazione ritiene infatti che, tutti gli imputati per il medesimo fatto debbano essere giudicati dalla stessa Corte d’Assise.

A Catanzaro, dunque, la Corte d’Assise si trova a giudicare contemporaneamente gli imputati della “pista anarchica”, quelli della “pista nera” e gli ufficiali appartenenti ai servizi segreti.

Il processo di Catanzaro

Dopo le poche udienze celebrate a Roma nel 1972 e altre due “false partenze” (rispettivamente nel 1974 e ‘75), il dibattimento del processo di Catanzaro per la strage di piazza Fontana e reati connessi, in cui sono confluite tutte e tre le istruttorie, si apre davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro il 18 gennaio 1977.

Nel dicembre di quell’anno, la stessa Corte processa per direttissima il generale Saverio Malizia, Sostituto Procuratore Generale presso il Tribunale Supremo Militare nonché consulente giuridico del Ministro della Difesa, per aver “affermato il falso e taciuto il vero” (art. 372 c.p.) nel corso del processo per la strage di piazza Fontana sulle modalità dell’opposizione del segreto politico-militare agli inquirenti, poiché

“molteplici elementi […] inducevano a ritenere che il generale Malizia non dicesse il vero nell’escludere ogni interferenza delle sedi politiche sulla questione Giannettini e nel negare la parte che egli stesso vi aveva avuto”.

Malizia è dichiarato colpevole con sentenza della Corte d’Assise di Catanzaro del 1 dicembre 1977. Il processo per gli attentati del 12 dicembre si conclude invece dopo circa due anni, con la sentenza della Corte d’Assise di Catanzaro del 23 febbraio 1979 che condanna per strage Freda e Ventura, il giornalista e informatore del Sid Giannettini, mentre assolve per insufficienza di prove Valpreda (condannato, insieme a Mario Merlino e altri, per il solo reato di associazione per delinquere in relazione alla partecipazione al gruppo anarchico romano “22 marzo”).

Freda e Ventura sono condannati anche per gli attentati della primavera-estate del ’69 (incluse le bombe collocate a Milano il 25 aprile, per cui erano già stati processati e assolti, tra il 1971 e il ‘76, alcuni anarchici, collegati a Valpreda).

Il giudizio della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, il 20 aprile 1981, ribalta le condanne per strage di Freda, Ventura e Giannettini in assoluzioni per insufficienza di prove.

Freda e Ventura sono condannati solo per associazione sovversiva e per gli altri attentati del 1969 (esclusi quelli del 12 dicembre).

La condanna per questi fatti è confermata in via definitiva dalla sentenza di Cassazione del 10 giugno 1982, che però annulla con rinvio a nuovo giudizio per il reato di strage continuata – cioè per piazza Fontana e gli altri attentati del 12 dicembre – le assoluzioni di Freda e Ventura, ma anche di Valpreda e del suo coimputato Mario Merlino (neofascista di Avanguardia nazionale infiltratosi nel gruppo “22 marzo”).

Annullate anche le assoluzioni in appello degli ufficiali del Sid Gianadelio Maletti e Antonio Labruna, (nel 1979, in primo grado, erano stati condannati per i reati di falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento, reati consumati tra il 1973 e il ’74 per aiutare il neofascista Marco Pozzan, indagato in relazione alla strage, a “esfiltrare”, ossia fuggire all’estero), e l’assoluzione del maresciallo Gaetano Tanzilli del Sid, per il delitto di falsa testimonianza:

“per avere, deponendo quale teste innanzi al Giudice Istruttore di Milano il 29 febbraio 1974 e innanzi al Giudice Istruttore di Catanzaro il 29 luglio 1975, negato, contrariamente al vero, di avere appreso da Stefano Serpieri [informatore del Sid] tutte le notizie riportate nell’appunto del 16 dicembre 1969 [una nota riservata del Sid relativa alla strage consegnata agli inquirenti di Milano]”.

La Corte d’Assise d’Appello di Bari, con sentenza del 1 agosto 1985, assolve Freda e Ventura dal delitto di strage per insufficienza di prove.

Confermata pure l’assoluzione di Valpreda e di Merlino, sempre per insufficienza di prove; assolto Tanzilli per non aver commesso il fatto; confermata invece la condanna per falso ideologico di Labruna e Maletti: il ruolo giocato da uomini del Sid nel depistaggio dell’inchiesta, dunque, è suggellato da due condanne definitive.

La sentenza di Bari è infatti confermata dal giudizio di Cassazione del 27 gennaio 1987.

Il processo Catanzaro-bis

Mentre si conclude il primo processo, si sviluppano però le indagini della quarta istruttoria, affidata al giudice istruttore di Catanzaro Emilio Ledonne.

La stessa sentenza d’Assise d’Appello dell’81 invitava infatti ad approfondire la posizione del leader dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, figura carismatica nel mondo della destra radicale.

Latitante dal 1970, Delle Chiaie era già stato coinvolto nella prima istruttoria, ma solo in modo marginale, in relazione agli attentati romani del 12 dicembre; risultava essere come uno dei registi dell’opera di infiltrazione di elementi di estrema destra nell’ambiente anarchico, ed emergono nuovi elementi a suo carico dalle dichiarazioni di alcuni “pentiti” di destra.

Particolarmente inquietanti i “numerosi elementi processuali che attribuiscono a Delle Chiaie anche il ruolo si agente del Servizio Affari riservati”.

A partire dal giugno 1982, inoltre, Delle Chiaie è indagato anche in relazione alla strage di Bologna.

Insieme a lui è imputato per strage Massimiliano Fachini, già consigliere comunale del Msi a Padova e membro di Ordine nuovo (anche lui indagato e assolto anche per la strage di Bologna).

La quarta istruttoria indaga inoltre il possibile coinvolgimento della loggia massonica P2 nella strage di piazza Fontana, poiché nelle liste di affiliati ritrovate il 17 marzo 1981 figuravano anche i nomi degli ufficiali del Sid Maletti e Labruna, condannati nel primo processo per aver ostacolato le indagini.

Delle Chiaie e Fachini sono rinviati a giudizio dalla sentenza istruttoria del Tribunale di Catanzaro del 30 luglio 1986.

Il secondo processo, detto “Catanzaro-bis”, assolve entrambi gli imputati per non aver commesso il fatto con sentenza del 20 febbraio 1989, confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 5 luglio 1991.

Il processo di Milano (processo a Ordine Nuovo)

Nel frattempo, a Milano, il giudice istruttore Guido Salvini è tornato a indagare su “una serie di reati associativi ascritti a militanti di gruppi eversivi di destra” (sentenze istruttorie del Tribunale di Milano del 18 marzo 1995 e del 3 febbraio 1998).

Le dichiarazioni rese tra il 1993 e il 1994 al giudice istruttore dal collaboratore di giustizia Carlo Digilio (che era stato un “quadro coperto” dell’organizzazione Ordine Nuovo, in veste di armiere ed esperto di esplosivi) delineano nuovi elementi di responsabilità riguardo alla strage di piazza Fontana.

Il 12 luglio 1995 la Procura della Repubblica di Milano iscrive Delfo Zorzi nel registro degli indagati: da quella data sono iniziate le indagini per il delitto di strage nei confronti degli ordinovisti Carlo Digilio, Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni, leader della Fenice, organizzazione milanese collegata a On.

I giudici milanesi puntualizzano che:

“l’accusa formulata a carico dei quattro odierni imputati di strage si fonda sull’assunto che costoro abbiano agito in concorso con Freda e Ventura, cioè i due principali imputati del primo processo di Catanzaro”,

sebbene questi ultimi non siano più processabili in virtù del principio “ne bis in idem”, poiché la Cassazione 1987 li ha assolti in via definitiva dal reato di strage.

Questa volta il processo si può finalmente celebrare nella sua sede naturale, a Milano: una sentenza della Corte di Cassazione del 5 dicembre 1996 dichiara infatti cessata la competenza del Tribunale di Catanzaro.

La sentenza della Corte d’Assise di Milano del 30 giugno 2001 condanna Maggi, Zorzi e Rognoni all’ergastolo per la strage e dichiara invece il non doversi procedere contro l’armiere Digilio, che resta l’unico autore giuridicamente riconosciuto della strage, ma con il reato prescritto, grazie alle attenuanti per la collaborazione.

Tale giudizio è riformato dalla sentenza della Corte d’Assise d’Appello del 12 marzo 2004: questa assolve Maggi e Zorzi dal reato di strage ex art. 530 secondo comma c.p.p.

(“Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile”: la formula che ha sostituito la vecchia insufficienza di prove), assolve Rognoni per non aver commesso il fatto.

Le assoluzioni sono confermate dalla Cassazione il 3 maggio 2005.

Tra le ragioni delle assoluzioni vi era il fatto che nel giudizio d’Appello il pentito Digilio non era stato ritenuto sufficientemente credibile, quanto alle accuse portate ai coimputati.

Ironia della sorte, dopo la conclusione del terzo processo, le indagini svolte in relazione al terzo processo per la strage di piazza Loggia a Brescia porteranno alla luce alcuni importanti riscontri materiali ai racconti di Digilio e ai suoi rapporti con Ventura (materia su cui si soffermano le motivazioni del giudizio di rinvio nell’ultimo processo bresciano presso la Corte d’Assise d’Appello di Milano, sentenza del 22 luglio 2015).

Con le assoluzioni, tuttavia, la sentenza di Cassazione del 2005 conferma anche le considerazioni svolte dai giudici d’appello nel 2004:

“ritiene il Collegio di dover, in definitiva, condividere l’approdo cui la Corte di Assise di Milano, peraltro in termini più impliciti che espliciti, è pervenuta in ordine alla responsabilità di Freda Franco e Ventura Giovanni per i fatti del 12.12.1969, pur avvertendo che tale conclusione, oltre a non poter provocare, per le ragioni più volte esposte, effetti giuridici di sorta nei confronti di costoro, irrevocabilmente assolti dalla Corte di Assise di Appello di Bari, è il frutto di un giudizio formulato senza potere disporre dell’intero materiale probatorio utilizzato a Catanzaro e Bari.

Ciononostante, il Collegio non si può sottrarre, proprio perché l’ipotesi accusatoria è stata enunziata nella forma del ‘concorso con Freda Franco e Ventura Giovanni’, al compito di verificare anzitutto se costoro debbano ritenersi, ai soli fini che qui interessano, responsabili della strage di piazza Fontana e degli altri attentati commessi lo stesso giorno.

Orbene, in tale prospettiva il giudizio non può che essere uno: il complesso indiziario costituito dalle risultanze esaminate […] fornisce a tale quesito una risposta positiva”.

Sul punto, la Corte di Cassazione si premura di precisare il quadro giuridico in cui s’iscrive una simile valutazione sul ruolo svolto da Freda e Ventura nell’organizzazione della strage di piazza Fontana:

“qualora il giudicato sia stato d’assoluzione [come per Freda e Ventura], il giudice del separato procedimento instaurato a carico del concorrente nel medesimo reato [la strage del 12 dicembre] può sottoporre a rivalutazione il comportamento dell’assolto, all’unico fine – fermo il divieto del ne bis in idem a tutela della posizione di costui – di accertare la sussistenza ed il grado di responsabilità dell’imputato da giudicare”.

E la Cassazione conclude:

“sul punto specifico delle responsabilità individuali” – di Freda e Ventura – “sia pure in chiave meramente ‘storica’ e di valutazione incidentale, l’approdo dei giudici di secondo grado [della Corte d’Assise di Milano, nel 2004] non si è discostato di molto dai risultati della indagine condotta in primo grado”

– e, vale la pena sottolinearlo, dagli esiti della sentenza di primo grado del primo processo di Catanzaro – secondo cui Freda e Ventura hanno partecipato all’organizzazione della strage di piazza Fontana e degli altri attentati del 12 dicembre.

(testo a cura di Benedetta Tobagi / archivio flamigni) / Redazione

Involtini di bresaola: un antipasto sfizioso e facilissimo da preparare

Gli involtini di bresaola sono un antipasto sfizioso e facilissimo da preparare con o senza ripieni vari, con o senza il ripieno di formaggi di vario tipo. Personalmente ho farcito la bresaola in più modi diversi: con caprino, ricotta e formaggio spalmabile, arrotolato e fermato con erba cipollina, serviti su un letto di rucola e sono certa che comunque scegliate di farli (magari misti come me) saranno un ottimo antipasto freddo da portare in tavola.

Involtini di bresaola: un antipasto sfizioso e facilissimo da preparare

Involtini di bresaola con caprino
Il gusto leggermente acido del formaggio caprino si sposa alla perfezione con la dolcezza della bresaola.
Poi un pizzico di sale e pepe e il composto è pronto.

Involtini di bresaola e ricotta
Se non amate il gusto del caprino sostituitelo con la ricotta, che è più leggera e delicata.
Ricordate di setacciarla un po’ per ammorbidirla e conditela con sale, pepe e scorza di limone per dare un tocco di freschezza in più.

Involtini di bresaola con formaggio spalmabile
Altro formaggio perfetto in abbinamento con la bresaola è il classico fresco spalmabile.
Potete utilizzarlo da solo oppure aggiungerlo al caprino o alla ricotta. Sta molto bene anche con la robiola.

OCCORRENTE
(per 4 persone)

 

200 g di bresaola a fettine sottili

200 g di caprino, ricotta o formaggio spalmabile

Rucola q.b.Limone q.b

.Fili di erba cipollina q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

PREPARAZIONE

Sminuzzate la rucola

In una ciotola lavorate a crema il formaggio (vedi sotto note differenzianti) e amalgamatelo con la rucola.

Spennellate d’olio ogni fettina di bresaola, distribuitevi un cucchiaio di composto, insaporitelo con due/tre gocce di limone e un pizzico di sale.

Arrotolate formando degli involtini, “legateli” senza stringerli troppo con un filo di erba cipollina.

Disponeteli sul piatto da portata e serviteli con a parte fettine di pane casareccio.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

 

ACCADDE OGGI 3 Maggio ‘91, ‘93 e 2002: date storiche per la Stampa e l’Euro

Il 3 maggio è la Giornata mondiale della stampa, proclamata dall’Onu per celebrare l’importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola e l’anniversario della Dichiarazione di Windhoek del 3 Maggio 1991.

Giornata mondiale della stampa: 3 maggio

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio Giornata mondiale della libertà di stampa, nota semplicemente come Giornata mondiale della stampa, per evidenziare l’importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall’Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

La data è stata scelta per celebrare l’anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento sull’importanza fondamentale dei principi in difesa della libertà di parola, del pluralismo e dell’indipendenza dei media promulgato dai giornalisti africani a Windhoek firmata il 3 maggio 1991.

Gli obiettivi della giornata

La Giornata mondiale della stampa è un’opportunità per celebrare:

  1. i principi fondamentali della libertà di stampa,
  2. valutare lo stato di essa in tutto il mondo,
  3. difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza
  4. rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita in servizio.

Da Maastricht all’euro e all’area dell’euro, 1991-2002

La relazione Delors proponeva un periodo preparatorio suddiviso in tre fasi, compreso tra il 1990 e il 1999, per giungere a un’Unione economica e monetaria e all’area dell’euro. I leader europei accettarono le raccomandazioni contenute nella relazione Delors.

Il nuovo trattato sull’Unione europea, che conteneva le disposizioni necessarie per la creazione dell’Unione monetaria, fu approvato durante il Consiglio europeo di Maastricht, nei Paesi Bassi, nel dicembre 1991.

Dopo un decennio di preparativi nel 1998 si ha la nascita dell’euro quando, alle 00.08 Jacques Chirac e Helmut Kohl firmano l’accordo sulla nomina del presidente della Banca centrale europea per cui, a seguire, l’Euro venne introdotto a partire dal 1° gennaio 1999: durante i primi tre anni fu “invisibile”, in quanto utilizzato solo a fini contabili e per i pagamenti elettronici.

Le monete e le banconote entrarono in circolazione il 1° gennaio 2002 e, il 3 Maggio, l’euro diventò  la valuta ufficiale dei paesi dell’Unione Monetaria Europea

Per cui, in 12 paesi dell’UE, si assistette al passaggio a una nuova valuta più rilevante della storia.

NOTA: Il cambio Lira-Euro venne fissato a 1942,03 lire italiane per 1 Euro

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Cristina Adriana Botis /Redazione

Grande successo di pubblico al “Senna Day 2022” che non delude le attese

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Anche quest’anno è andata in archivio l’XI^ edizione del “Senna day” con uno strepitoso successo di pubblico.

La kermesse tenutasi alle Cantine Zuffa di Imola dell’amico Augusto, ha infatti fatto registrare una folta presenza di pubblico accorso anche quest’anno nel ricordo del compianto Ayrton Senna di cui ricorre il 28° anniversario della sua scomparsa.

Imola Cantine Zuffa Senna Day 2022 (12)Nella fresca serata stellare imolese dell’Agriturismo Zuffa, il suono rombante del motore di una McLaren argento fiammante, quella che ha portato in esposizione Piergiorgio Rotter, allieta e accompagna la serata e subito si entra idealmente nel vivo di quel fantastico mondo della velocità.

Un suono violento, un’accelerata improvvisa, a pieni giri, un motore che ruggisce e ti fa sentire l’ebbrezza della competizione, è una sensazione da brividi, vibrazioni intense da sentire a fior di pelle.

La velocità è lo sfondo dinamico, l’importante sub-strato dell’intera kermesse.

Augusto Zuffa nel dare un caloroso benvenuto agli ospiti, ha fatto anche una breve dimostrazione di vini Sangiovese di sua produzione.

Dopodichè siamo passati al corpo centrale della serata, la presentazione degli ospiti d’onore di questa edizione del Senna Day:

Imola Cantine Zuffa Senna Day 2022 (27)In primis Dunia Rocchi, campionessa di Kart.

Ci ha parlato della sua carriera, di come è nata la sua passione per i motori, gli inizi, i suoi obiettivi e le sensazioni di essere presente al Senna Day.

Poi è stata la volta di Ruggiero Melgrati che ha attirato l’attenzione dei presenti al Senna Day 2022.

L’ex pilota e vincitore nel 1994 della 24 ore di Daytona nel Campionato Americano IMSA (International Motor Sports Assosiation) ci ha parlato del suo ricordo personale di Senna, i duelli infiniti già ai tempi dei kart, le “sportellate”, i sorpassi e i controsorpassi, un racconto avvincente che ha deliziato il pubblico.

Imola Cantine Zuffa Senna Day 2022 (37)Poi è stata la volta di Pietro Benvenuti Direttore Generale dell’Autodromo di Imola che per i prossimi 4 anni sarà una tappa del mondiale di Formula Uno.

Il Direttore ha fatto una circostanziata quanto ricca aneddotica su  quelle sfide “stellari” del passato, ricordando “epici” duelli come quelli tra James Hunt e Niki Lauda, Alain Prost e Ayrton Senna, ma anche quello drammatico tra Didier Pironi e Gilles Villeneuve con tutti gli strascichi che l’epilogo ne comportò una sfida “fratricida” di cui il 25 aprile proprio a Imola ricorre il 40ennale.

Pietro Benvenuti inoltre ci ha parlato di quelle che sono state le difficoltà organizzative del GP corso una settimana fa e su cui erano puntati gli occhi del mondo. Nel tono di voce la soddisfazione e l’orgoglio.

È stato uno strepitoso successo di pubblico, soprattutto fatto da giovani.

La velocità è il mezzo con cui il viaggio unisce due punti distanti tra loro. Il tempo di percorrenza che si riduce, ci dà la sensazione di poter unire qualsiasi punto della terra, per cui la distanza non è più un problema.

Il viaggio e la velocità diventano in questo caso la metafora della vita, quella per cui il grande Ayrton si era speso. E nel ricordo di un grande giornalista, Leopoldo Canetoli, caro amico del compianto campione “carioca” intervenuto a conclusione della trasmissione, c’era tutta l’emozione nel tono sommesso della voce e negli occhi lucidi, di quel grande “funambolo” in grado di far impazzire orde di tifosi in tutto il mondo.

Il Senna Day 2022 è stata una serata stupenda, un ritrovo tra amici nel ricordo del campione carioca di Formula Uno.

Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato a questa splendida “kermesse” a cui diamo l’appuntamento per l’anno prossimo.

A cura di Pasquale Buondonno

In collaborazione con Carlo Ametrano e Marco Palomba

 

 

 

 

 

Editoriale Napoli, si va in Champions ma lo scudetto è lontano

 

Il Napoli gioca una grande partita contro il Sassuolo e con il pareggio della Roma, torna ufficialmente in Champions League dopo 2 anni.

È ufficiale, il Napoli tornerà a giocare la Champions League dopo 2 anni.

L’obiettivo posto ad inizio stagione è stato raggiunto ma il rammarico per non aver vinto le partite contro Empoli, Roma e Fiorentina è ancora presente.

In queste partite il Napoli poteva dimostrare di essere una squadra da scudetto ma così non è stato.

Le partite contro Fiorentina, Roma ed Empoli hanno rappresentato un fallimento per il team di Luciano Spalletti e queste erano partite significative per lo scudetto.

 

Le azioni salienti di Napoli – Sassuolo:

Il Napoli gioca una grande partita dall’inizio alla fine infatti in soli 20 minuti riesce a segnare 4 goal contro la squadra di Dionisi grazie alle reti di Koulibaly, Mertens, Lozano ed Osimhen.

Il Sassuolo fino a quel momento non riesce ad esprimere il suo gioco.

Al minuto 46 l’arbitro fischia la fine del primo tempo con un Napoli che fino a quel momento ha dominato sul Sassuolo.

La squadra di Spalletti nel secondo tempo riesce a segnare altri 2 goal al Sassuolo con Mertens e Rrahmani.

Il Sassuolo al minuto 87 riesce a trovare la sua prima rete in questa partita con il centrocampista Francese Lopez.

 

Inter e Milan vincono, il Napoli torna alla vittoria dopo 3 turni falliti.

Sono ancora tanti i rimpianti per non aver giocato così bene anche contro Fiorentina, Roma ed Empoli ma comunque il club azzurro riesce a qualificarsi in Champions (grazie al pareggio della Roma contro il Bologna).

Il Milan riesce a vincere anche contro la Fiorentina che dopo questa sconfitta con i rossoneri, dovranno dare il 100% nelle prossime gare di campionato per riuscire a qualificarsi ad una prossima competizione Europea.

La squadra di Pioli ci crede veramente in questo scudetto e lo sta dimostrando giornata dopo giornata.

L’Inter come il team di Pioli riesce a vincere e a portarsi a casa questi 3 punti (contro l’Udinese) che possono essere molto importanti per la corsa scudetto dove la contende solo col Milan.

La corsa scudetto (tra Inter e Milan) è sempre più aperta e qui un errore può essere decisivo.

La classifica ad oggi ci mostra un Milan al primo posto con 77 punti, l’Inter al secondo posto con 75 punti ed il Napoli al terzo posto con 70 punti.

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Simone Improta/Redazione Sportiva

Omicidio ad Acerra; un 17enne nel mirino delle forze dell’ordine

Qualche giorno fa è avvenuto un omicidio ad Acerra che ha coinvolto ben due persone decedute e una terza finita in custodia

Sparatoria finita in tragedia; le ultime dai Carabinieri

La notizia

Le forze dell’ordine hanno notificato che in data 29 aprile è avvenuta una sparatoria nella città di Acerra finita con ben due vittime e una terza persona gravemente indiziata; i due deceduti risultano essere Pasquale di Balsamo e Vincenzo Tortora, acerrani di rispettivamente 22 e 21 anni.
Il terzo individuo resta il principale indiziato secondo la ricostruzione i Carabinieri della zona locale.

I fatti

Era una serata tranquilla, quella del 29 aprile…almeno prima del tragico accaduto.
Secondo la ricostruzione degli eventi fatta dalle forze dell’ordine, la sparatoria si sarebbe verificata per le strade di Acerra tra i tre soggetti coinvolti; nella fattispecie, il 22enne di Balsamo ha accostato la vettura guidata da Tortora mentre si trovava a bordo di uno scooter, il quale era condotto dal terzo soggetto, un 17enne del posto.
Una volta avvicinati i due veicoli, sono stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco che hanno causato due vittime, mentre il 17enne si trova in custodia presso un istituto di detenzione minorile per omicidio aggravato e posto abusivo di armi da fuoco.

Omicidio ad Acerra; un 17enne nel mirino delle forze dell’ordine/Antonio Cascone/redazionecampania

Orzinuovi è l’ultima passerella: Scafati vince senza intoppi

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La Givova chiude da imbattuta la fase ad orologio. In casa del fanalino di coda del girone verde, i gialloblu trionfano 70-89. Mobio ne fa 33.

Con il risultato di 70-89, la Givova Scafati ha chiuso in bellezza la stagione regolare del campionato di serie A2 2021/2022, vincendo sul parquet dell’Agribertocchi Orzinuovi la quarta

ed ultima gara della fase ad orologio. Vittoria dedicata al vicepresidente Luigi Di Lallo, vittima di un incidente che lo costringerà a subire nei prossimi giorni un intervento chirurgico.

Vittoria arrivata per giunta senza l’infortunato De Laurentiis e con Cucci in panchina, ma non utilizzato. Ne ha approfittato Mobio per stare in campo circa 33’ e realizzare un punto per minuto, con un bel 38 di valutazione. Il successo contro il fanalino di coda del girone verde ha permesso alla società dell’Agro di festeggiare il record di successi in stagione regolare in serie A2: ben 25 in 30 partite disputate.

Il prossimo fine settimana inizieranno i playoff: nei quarti di finale la Givova Scafati incontrerà la Novipiù Casale Monferrato, arrivata ottava nel girone verde.

Cournooh è gialloblu: ecco il colpo playoff della Givova

Mobio in schiacciata durante la sfida tra Agribertocchi Orzinuovi e Givova Scafati

LA PARTITA: Agribertocchi Orzinuovi vs Givova Scafati

Squadre lunghe, difese blande ed attacchi fluidi caratterizzano la sfida sin dalle prime battute di gioco, in cui gli scafatesi provano subito a mettere il naso avanti (3-8 al 3’). Ma i locali non ci stanno a fare da sparring partner e con gli esperti Sandri e Baldassarre ed il giovane Giordano insaccano i canestri del sorpasso locale (al 5’ 14-13).

Ci prova allora Mobio, con i suoi centimetri e la sua stazza, a riportare le redini dell’incontro in mano ai locali (16-19 al 6’); ma è un fuoco di paglia, perché l’esperto Renzi inverte nuovamente la rotta (20-19 al 7’). Gli ultimi minuti sono però interamente di marca ospite (bene Daniel): vengono strette le maglie della difesa e trovati i centri che valgono il 22-32 di fine primo quarto.

 

Non si segna per tre minuti, poi è capitan Rossato a consentire ai viaggianti di conservare la doppia cifra di vantaggio (25-35 al 13’). Ogni tentativo di rimonta dei bresciani viene prontamente rintuzzato da Mobio e soci, che conservano la doppia cifra di vantaggio (30-43 al 16’). Il cronometro scorre, gli arbitri lasciano giocare e Rebec prova ad assottigliare il divario (39-46 al 18’). C’è il tempo di vedere la tripla dell’under Perrino prima del suono della sirena dell’intervallo, che arriva sul 45-51.

La tripla di Perrino nelkla gara tra Agribertocchi Orzinuovi e Givova Scafati

Daniel e Mobio dominano nel pitturato, conducendo nettamente avanti 48-63 al 26’ i gialloblu, che però poi subiscono il rientro dei locali, con Baldassarre e Renzi sugli scudi, bravi a riportare lo svantaggio locale sotto la doppia cifra (54-63 al 26’). La sfida degli uomini di Bulleri si ferma praticamente qui: Ikangi è infatti il mattatore dei minuti conclusivi della terza frazione, che si conclude 54-74 (parziale di 0-11).

Janelidze è l’ultimo baluardo di casa (59-74 al 32’), poi Mobio e Parravicini vanno a segno con continuità, portando il punteggio sul 65-87 al 38’, che di fatto chiude anzitempo la contesa. Negli ultimi minuti, entrambi i tecnici danno spazio agli uomini della panchina in una partita che ha poco altro da raccontare e che si chiude col punteggio finale di 70-89.

Clicca QUI per ascoltare le dichiarazioni di coach Rossi

I TABELLINI

AGRIBERTOCCHI ORZINUOVI – GIVOVA SCAFATI 70-89

ABRIBERTOCCHI ORZINUOVI: Rebec 12, Sandri 6, Giordano 8, Renzi 16, Baldassarre 16, Spinoni 2, Martini, Janelidze 7, Trebeschi, Wickramanayake 3. Allenatore: Bulleri Massimo. Assistente Allenatore: Vincenzutto Andrea.

GIVOVA SCAFATI: Mobio 33, Daniel 12, Perrino 3, Parravicini 7, Ambrosin 2, Clarke 10, Rossato 9, Monaldi 4, Cucci n. e., Ikangi 9. Allenatore: Rossi Alessandro. Assistente Allenatore: Nanni Francesco.

ARBITRI: Pecorella Pasquale di Trani (Bt), Giovannetti Giulio di Rivoli (To), Spessot Massimiliano di Gradisca D’Isonzo (Go).

NOTE: Parziali: 22-32; 23-19; 9-23; 16-15. Falli: Orzinuovi 11; Scafati 16. Usciti per cinque falli: nessuno. Tiri da due: Orzinuovi 11/31 (35%); Scafati 31/44 (70%). Tiri da tre: Orzinuovi 14/33 (42%); Scafati 7/35 (20%). Tiri liberi: Orzinuovi 6/12 (50%); Scafati 6/8 (75%). Rimbalzi: Orzinuovi 35 (4 off.; 31 dif.); Scafati 48 (37 off.; 11 dif.). Assist: Orzinuovi 15; Scafati 11. Palle perse: Orzinuovi 11; Scafati 6. Palle recuperate: Orzinuovi 2; Scafati 7. Stoppate: Orzinuovi 0; Scafati 1.

Elvira Serafini alle celebrazioni del 1° maggio: Scuola fanalino di coda

Scuola fanalino di coda. Elvira Serafini, Segretario generale dello Snals-Confsal alle celebrazioni del 1° maggio in Piazza del Plebiscito

Scelte non condivise. Stiamo vivendo un momento veramente drammatico: non c’è nessun tavolo di confronto.

Nella Giornata del Lavoro, organizzata dalla Confsal il 1° maggio a Napoli in Piazza del Plebiscito, sono state espresse dal Segretario generale dello Snals, Elvira Serafini, forti perplessità e preoccupazione, per la scarsissima attenzione di Palazzo Chigi alle problematiche della scuola.

Scelte fortemente penalizzanti per i lavoratori della scuola, decisioni non condivise sarebbero state prese dal Governo senza consultare i sindacati in merito a reclutamento e avanzamento di carriera, mentre il contratto collettivo è ormai scaduto da tempo e aspetta di essere rinnovato.

Nel suo intervento, il Segretario generale dello Snals, impegnata in prima linea per la difesa della professionalità dei docenti e di tutti i lavoratori del Comparto Scuola, ha più volte rilevato quanto le promesse fatte a Palazzo Chigi in merito al rinnovo contrattuale, alla stabilizzazione dei precari, alle procedure concorsuali, siano state deluse.

Il Governo si era impegnato a trovare maggiori risorse nella Legge di Bilancio per portare gli stipendi dei lavoratori del comparto alla media di quelli europei. I precari, che rappresentano il 65-70% dei lavoratori della Scuola, dovevano essere stabilizzati… promesse da marinaio.

Per i lettori di Vivicentro.it Elvira Serafini, che lotta con grande impegno per vedere riconosciuti i diritti di tutti i lavoratori della Scuola, dell’Università, della Ricerca, dell’Afam, ha dichiarato:

“Siamo fortemente preoccupati perché il momento è veramente drammatico, in quanto abbiamo un’intelligence che sta decidendo di tutto di più, baypassando il contratto, anzi svilendo il contratto, che è legge, e nello stesso tempo siamo basiti, perché si parla di una forma di reclutamento mai condivisa con le parti sindacali, si parla di un avanzamento di carriera non legata a una contrattazione ma alla formazione. Praticamente è uno coinvolgimento di tutto il sistema scuola che interessa tutto il personale e senza una condivisione, senza una contrattazione, senza che realmente il sindacato rappresenti il lavoratore e, tenuto a mediare, a trovare soluzioni, è stato messo da parte”.

Il 1° maggio è stato il momento per parlare dei problemi del lavoro, di riflettere sulle possibili soluzioni, di guardare con speranza al futuro, in un clima di coesione e solidarietà.

I lavoratori della scuola sono stanchi della scarsa considerazione di cui sono oggetto ormai da lungo tempo e sono pronti a scendere in piazza, per la loro dignità, per vedere riconosciuti i loro diritti.

COLLEGATA:

Napoli, Piazza Plebiscito, Manifestazione Nazionale Confsal 1° maggio 22

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Adelaide Cesarano / Redazione Campania

 

Pagelle Udinese-Inter 1-2: Perisic il migliore

PAGELLE UDINESE-INTER 1-2 – Tre punti vitali per l’Inter, che si mantengono alle spalle del Milan. A segno Perisic, Lautaro e Pussetto.

Pagelle Udinese-Inter 1-2

Pagelle Udinese-Inter 1-2. L’Inter vince e resta seconda in classifica, grazie alla vittoria di misura contro l’Udinese. Resta alle spalle del Milan e, oggi, ogni partita è decisiva e può cambiare la storia di questo campionato. Ma diamo i voti alle due squadre: ecco le pagelle Udinese-Inter 1-2.

Udinese

Silvestri 6; Becao 6, Marì 5, Perez 5,5; Molina 6 (dal 73’ Soppy 6), Arslan 5,5 (dal 46’ Samardzic 6,5), Walace 5,5, Pereyra 6, Udogie 6,5; Success 6 (dal 27’ Pussetto 6,5), Deulofeu 6. All. Cioffi 5,5.

Inter

Handanovic 6,5: bene su Walace nel primo tempo, ancora meglio sulla punizione di Deulofeu. Sicuro e attento. L’Inter torna a vincere.

Skriniar 5,5: qualche ingenuità, soprattutto sulla punizione di Deulofeu che causerà il gol dell’Udinese. Per il resto, partita non perfetta.

De Vrij 6: è puntuale e autorevole in fase difensiva. Sembra aver recuperato dagli strascichi dell’infortunio.

Dimarco 6,5: assist perfetto per Perisic, qualche bella chiusura e tanta corsa. Ottima prestazione dopo la non perfetta partita contro il Bologna.

Darmian 6,5: tanta professionalità e spinta per l’esterno nerazzurro. Affidabile e instancabile, ottimi recuperi e dà sempre una mano lì dietro in difesa.

Barella 6: intenso dal primo all’ultimo minuto, palla geniale per Lautaro in occasione dell’2-0. (dal 90’ Vecino SV)

Brozovic 6,5: solito lavoro di regia, solito impegno in interdizione. In pratica, solito Brozovic. Giocatore imprescindibile per questa Inter.

Gagliardini 6: chiamato a sostituire Calhanoglu dà sostanza al centrocampo nerazzurro. Molto bene nelle sponde, un po’ meno quando c’è da mettere qualità. (dal 74’ Vidal 5,5 – molle e poco convincente)

Perisic 7: è lui a trascinare l’Inter. Secondo gol in due partite, questa volta vale i tre punti. In entrambe le fasi è assolutamente decisivo. Sarebbe importantissimo tenerlo anche il prossimo anno.

Dzeko 6: si divora un gol assolutamente alla sua portata, ma il procurarsi un rigore importantissimo gli fa alzare il voto in pagella.

Lautaro 6,5: sbaglia dal dischetto, poi segna sulla ribattuta. Poi ha una serie di occasioni importanti. Prestazione convincente dell’argentino. (dal 74’ Correa 5: impalpabile. Un errore incredibile quello di servire un Vidal in netto fuorigioco anziché proseguire a campo aperto da solo).

All. Inzaghi 6: nel finale la sua Inter soffre troppo, dimostrando le proprie debolezze. Ma i tre punti sono vitali per la corsa Scudetto.

Udinese-Inter 1-2: Perisic e Lautaro decidono il match.

UDINESE-INTER 1-2 – Finisce 1-2 per l’Inter il match tra i nerazzurri e l’Udinese. Perisic apre il match, Lautaro raddoppia. Il gol di Pussetto riapre la partita, ma è troppo tardi.

Udinese-Inter 1-2: Perisic (12’), Lautaro (40’), Pussetto (72’)

Udinese-Inter 1-2. Dopo la vittoria del Milan ai danni della Fiorentina, l’Inter aveva una sola chance a propria disposizione: la vittoria. Una vittoria che arriva e che porta i nerazzurri a procedere nella loro lotta Scudetto. Decisive le reti di Perisic e Lautaro. Spauracchio finale dopo la rete di Pussetto, ma il match si conclude con i tre punti agli uomini di Inzaghi. Adesso altre tre finali testa a testa con il Milan: alla prossima l’Inter ospiterà l’Empoli a San Siro, mentre il Milan giocherà in trasferta contro l’Hellas. Una sfida punto a punto che ci regala il campionato più bello degli ultimi anni. Ecco la cronaca di Udinese-Inter 1-2.

Primo tempo

È l’Inter a partire meglio alla Dacia Arena. Al 12’, su cross di Dimarco, Perisic trova il tempo giusto per impattare di testa, segnando la rete dell’1-0. Pochi secondi più tardi, l’Udinese risponde con Walace, che prova un tiro dalla distanza, parato da Handanovic.

Al 35’, una palla bellissima di Barella apre lo spazio a Lautaro, che tenta lo scavetto ma viene fermato da Silvestri. Sulla respinta si immola Dzeko, che viene atterrato da Marì. Per la Var è calcio di rigore. Sul discetto Lautaro colpisce il palo, ma sulla ribattuta fa 2-0 Inter al 40’.

Secondo tempo

Anche il secondo tempo comincia all’insegna dell’Inter: Gagliardini trova Dzeko tutto solo in area, ma il bosniaco non trova la porta. Poco dopo tenta il tiro Lautaro Martinez, ma è bloccato da Becao. Al 71’, punizione di Deulofeu, ma Handanovic compie un miracolo. Udogie prende la respinta e serve Pussetto che fa 2-1. L’Inter risponde con Correa, ma il tiro è debole e centrale per le mani di Silvestri. Finisce così. Udinese-Inter 1-2. Nerazzurri ancora in corsa Scudetto.

Ischia, Taglialatela: “Ci abbiamo provato fino alla fine”

Dopo gara San Marzano-Ischia, Francesco Taglialatela: “Prova di valore. I ragazzi tengono alla maglia”. 

Simone Vicidomini– La scalata dell’Ischia verso la serie D termina al primo turno dei play-off. I gialloblu escono sconfitti per 1-0 ad Angri contro il San Marzano. Isolani che per l’intero arco della partita non hanno avute grosse occasioni, se non quella di provarci sulle ali dell’entusiasmo dopo il calcio di rigore sbagliato dal San Marzano. “Nel primo tempo non siamo riusciti a costruire palle gol- dichiara Taglialatela-. Siamo venuti qui con la voglia di provarci e crederci fino alla fine.

Sapevamo di incontrare una delle squadre più forti di questi play-off, in virtù dei tanti investimenti che ha fatto per vincere il proprio girone dove poi si è ritrovata a giocarsi gli spareggi. Noi siamo venuti qui con tutta la nostra umiltà di far bene ,e credo che si è vista questa cosa in campo. Oggi faccio i complementi a questi ragazzi perchè hanno dato una prova di grande valore reale, concreto e sono stati uomini, provandoci fino alla fine. Non ci siamo riusciti è vero, è c’è rammarico perchè il risultato alla fine è ciò che conta.

Oggi, ripeto questi ragazzi perchè sono tutti ischitani, hanno fatto una prova d’onore. Le prestazioni possono essere più positive o negative, ci sta che in un tempo di gioco sei in attesa del tuo avversario di studiarlo a differenza delle nostre avversarie che riescono a recuperare le nostre immagini con molta più facilità, noi abbiamo qualche difficoltà in più. Il San Marzano l’abbiamo studiata soltanto nell’ultima settimana. L’unica disattenzione difensiva, probabilmente ci è costato sul risultato finale.

Taglialatela aggiunge- non ho visto tutta questa differenza enorme tra una squadra composta da solo isolani e il merito va a tutta la società per la composizione della rosa, rispetto ad una formazione allestita con un budget importante. La rosa della squadra è composta da tutti, sia dai ragazzi che sono scesi in campo ma anche da quelli che sono a casa per via del Covid, che abbiamo sentito. I ragazzi hanno potuto vedere mister Iervolino a distanza con un maxi schermo in albergo, in modo che potesse salutarli. Abbiamo giocato a testa alta anche per loro”.

Il bilancio di questa stagione? “Rigiro la domanda a voi nel senso, chi di voi pensava che questa rosa potesse arrivare a questo punto? Nessuno, ad inizio anno pensava che una rosa allestita da isolani potesse raggiungere questi traguardi. Abbiamo parlato di tante cose durante tutta la stagione. Noi semplicemente abbiamo messo testa alla squadra e il lavoro ha dato i suoi frutti e siamo stati ripagati con il raggiungimento di questi obiettivi. Non stiamo parlando di una vittoria di campo, ma una vittoria di un raggiungimento di un primo step. Dobbiamo continuare a lavorare e solo così possiamo pensare di migliorare”.

Noi addetti ai lavori, sin dall’inizio abbiamo sostenuto che questa squadra potesse piazzarsi tra le prime quattro, ma soprattutto nella stagione in cui la Frattese doveva contrastare la Puteolana ed è venuta meno, così come il Savoia è partito in ritardo. L’Ischia almeno il terzo posto lo doveva difendere, però a nostro avviso è stato un fallimento arrivare quarti.

“Ti ringrazio per la fiducia che ci hai dato ad inizio anno, sapete meglio di me che eravamo come mosche bianche. Io la pensavo esattamente così, però nel percorso mi avete detto che la Frattese è scomparsa, però siamo stati bravi anche noi a farla uscire dai giochi vincendo a Fratta, facendo una prestazione con la P maiuscola. Stesso discorso a Torre Annunziata con il Savoia.

Il rammarico può esserci nella partita in casa contro il Napoli United ma c’è anche nella sconfitta a Pozzuoli dove non meritavamo di perdere. E’ vero potevamo puntare al secondo posto, però stiamo parlando di squadre che singolarmente hanno individualità importanti. Noi ci siamo giocati le partite a visto aperto, perchè questa squadra quando è scesa in campo ha messo in campo, qualcosa che va oltre la tecnica, il cuore. I ragazzi a questa maglia ci tengono veramente-chiosa Taglialatela.

L’ex Meloni condanna l’Ischia, il sogno serie D svanisce!

Eccellenza- Play-Off. Il San Marzano elimina l’Ischia con un gol dell’ex. Mazzella gli para un rigore, forcing finale inutile

Angri. Simone Vicidomini– E’ tutto finito. La cavalcata per inseguire la Serie D dell’Ischia si ferma allo stadio “Pasquale Novi” di Angri. I gialloblu escono sconfitti per 1-0 contro il San Marzano, nel primo turno dei play-off, decisivo il gol dell’ex Meloni nella prima frazione di gioco. Trofa e compagni non riescono nell’impresa di superare la corazzata blaugrana. Una partita complicata con un destino segnato e con una stagione che si chiude con la permanenza ancora una volta in Eccellenza.

E’ stata una settimana abbastanza complicata in casa Ischia, forse la peggiore di tutta la stagione, viste le assenze per Covid dei vari Chiariello,Pistola,Filosa,Montanino e Di Chiara, ma lo stesso allenatore Iervolino che ha dovuto seguire la sua squadra in tv dando indicazioni al suo staff in panchina tramite messaggi.

Non sappiamo se il risultato potesse essere diverso senza tutte queste defezioni, ma sicuramente con Chiariello e Montanino in campo sarebbe stata un altra partita visto che sono dei perni fondamentali nello scacchiere di questa rosa ,ma soprattutto avere in panchina dei cambi come Filosa e Pistola a partita in corso avrebbero potuto essere ulteriori carte da giocarsi.

Una partita giocata a viso aperto da parte delle due squadre, con i blaugrana che fin da subito hanno dimostrato di avere qualcosa in più in avanti, con giocatori forti ed esperti come Meloni, Spinola, Matute, Camara lo stesso Caso (anche lui ex Ischia). I gialloblu dopo essere andati al riposo in svantaggio, nella ripresa sono stati tenuti a galla grazie a Mazzella che ha neutralizzato un calcio di rigore di Meloni.

Di vere conclusioni che hanno potuto impensierire la retroguardia locale c’è ne sono state ben poche se non quella di Castagna e quella di Trofa con Palladino che si è fatto trovare pronta. Gli isolani che sul finire hanno tentato un forcing disperato alla ricerca del pareggio, con l’avanzamento di Di Costanzo in avanti, visti anche gli infortuni muscolari in campo tra le fila del San Marzano di Nuvoli, La Montagna e Dentice.

L’Ischia perde ancora una volta il treno per la Serie D, dopo la scottante sconfitta in finale nel giugno scorso al “Mazzella” contro la Mariglianese. Un cammino attraverso i play-off che si prospettava molto complicato, in virtù di aver chiuso il campionato in quarta posizione. La strada però, se la sono complicata i gialloblu nelle ultime due giornate di campionato, prima il pareggio beffa con il Napoli United dove l’eventuale vittoria avrebbe regalato un secondo posto e poi la partita in casa dell’Albanova che è valso il fatale quarto posto.

A nostro avviso è stato un chiaro fallimento, non tanto per il raggiungimento dei play-off visto che la società ad inizio anno non aveva fatto capire quali fossero le intenzioni e poi con il raggiungimento dei risultati si è usciti fuori a dire l’obiettivo sono i play-off, ma bensì nell’anno in cui la Frattese, così come la Maddalonese e Mondragone dovevano contrastare la Puteolana sono venute meno, l’Ischia non ha saputo approfittare cercando di posizionarsi al secondo posto con questa rosa che non ha nulla in meno rispetto al Savoia (partito in ritardo) e al Napoli United.

Adesso bisognerà capire quali saranno le intenzioni del patron D’Abundo, se rimarrà o abbondonerà la nave? E’ pure evidenziamo ancora una volta che a questa squadra basterebbero due-tre elementi dalla terraferma per giocarsi la vittoria del campionato. Se si vuole veramente uscire da questa categoria bisognerà per forza cambiare il diktak societario e non pensare solamente a tutti giocatori isolani. Ora qual’è sarà il futuro dell’Ischia? Prepariamoci ad un’estate calda…

GLI SCHIERAMENTI- Il San Marzano deve fare a meno dello squalificato Chiariello, con Pedace e Lettieri fermi ai box e Marotta che siede soltanto in panchina. Pirozzi conferma il 4-3-3 con Palladino in porta, Caso (uno dei tanti ex) e Velotti i due centrali, Dentice e Fernando i due terzini. In mediana Matute con La Montagna e Nuvoli ai lati. In avanti l’ex Meloni vince il ballotaggio su Liccardi supportato a destra da Camara e Spinola sulla sinistra.

L’Ischia deve fronteggiare le assenze per causa Covid-19 di Di Chiara,Pistola,Chiariello,Filosa, Montanino e lo stesso Angelo Iervolino. In panchina siede il vice Roberto Lauro. Undici quasi obbligato per i gialloblu con Mazzella tra i pali, Di Costanzo e Muscariello al centro della difesa, Florio a destra e Buono a sinistra. A centrocampo Trofa con Sogliuzzo e Kikko Arcamone. In avanti De Luise che ritorna dall’inizio dopo la scorsa partita che partiva dalla panchina. Sulle corsie esterne Castagna e Pesce (a sorpresa parte titolare) che vince il ballottaggio su D’Antonio.

LA PARTITA- Avvio pimpante dei gialloblu. Al 3′ ci prova Castagna, conclusione debole e facile preda per Palladino. Un giro di lancette dopo ci prova Spinola con un tiro potente dalla distanza, Mazzella è attento. Al 6′ ripartenza dei gialloblu con De Luise che appoggia all’indietro per Castagna, l’esterno isolano salta un’avversario e va al tiro, ma senza creare grossi problemi all’estremo difensore. Al 10′ proteste dei padroni di casa per un gol annullato a Meloni: verticalizzazione di Spinola per l’attaccante che secondo il direttore di gara si libera del proprio avversario con un fallo.

Al 13′ azione personale di La Montagna che arriva all’altezza dell’area di rigore, si accentra e conclude con la palla che sorvola sopra la traversa. Al 21′ ancora padroni di casa pericolosi: sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Spinola, Meloni gira di destro di prima intezione ma viene murato dall’ottimo intervento di Di Costanzo.. Al 27′ calcio di punizione per il San Marzano dal limite dell’area, sulla battuta va La Montagna, tentativo che termina fuori. Al 36′ calcio di punizione dalla destra battuto da La Montagna in area, che attraversa tutta l’area di rigore pericolosamente senza trovare la deviazione vincente.

Al 40′ il San Marzano passa in vantaggio: La Montagna sulla destra recupera palla e scarica all’indietro per Spinola che crossa in area, Meloni gira di testa sul primo palo, trovando un gol da vero bomber di aria di rigore e fa 1-0. Al 44′ ancora Meloni dal limite prova il tiro a giro, palla di poco alta sopra la traversa. Al 46′ il San Marzano va vicino al raddoppio: scambio nello stretto tra Matute e Camara, con l’esterno che sulla sinistra entra in area ma calcia incredibilmente alto.

Nella ripresa dopo quaranta secondi, Camara va via a Buono che lo atterra in area di rigore. L’arbitro concede la massima punizione. Sul dischetto va Meloni ma Mazzella con un intervento super a piedi uniti riesce a neutralizzare il penalty e tiene a galla il risultato. La risposta dei gialloblu arriva sul capovolgimento di fronte, Castagna trova una pericolosa devizione di Matute che sfiora l’autogol.

Al 5′ ancora padroni di casa pericolosi con una conclusione di Spinola con Mazzella che vola in tuffo e devia in corner. Forcing dei locali che hanno un’altra occasione con Camara in area, ma Mazzella respinge. Al 10′ primo cambio forzato per il San Marzano esce Nuvoli per un problema muscolare, al suo posto Tranchino. Al 24′ doppio cambio nell’Ischia: escono Arcamone.G.G e Pesce e dentro Arcamone.M e Trani.

Al 25′ brivido per gli isolani con Muscariello che nel tentativo di intervenire di testa su una conclusione di Camara rischia di beffare Mazzella con un autogol deviando in corner. Sugli sviluppi del calcio d’angolo, colpo di testa impetuoso di Matute, palla di poco alta sopra la traversa. Occasionissima per l’Ischia alla mezz’ora di gioco, tiro di Trofa e parata in tuffo di Palladino.

L’Ischia si gioca la carta Cibelli al posto di De Luise con Castagna che passa al centro dell’attacco. Al 42′ altro doppio cambio per l’Ischia escono Muscariello e Sogliuzzo e dentro D’Antonio e Conte che si posiziona al centro della difesa e Di Costanzo va a fare l’attaccante. Al 51′ ultimo arrembaggio ischitano con in attacco anche il portiere Mazzella. Trani calcia una punizione dalla distanza mandando la palla in area ma il San Marzano la spazza e vince lo scontro diretto dei playoff.

SAN MARZANO 1

ISCHIA 0

SAN MARZANO:Palladino,Fernando,Dentice(32’st Cesarano)Nuvoli(10’st Tranchino)Caso,Velotti,La Montagna(46′ st.Falanga)Matute,Meloni(36’st Liccardi)Spinola(21′ st Potenza)Camara. A disp. Grimaldi,De Bellis,Maiorano,Marotta.All. Egidio Pirozzi

ISCHIA: Mazzella,Florio,Buono,Trofa,Muscariello(42’st D’Antonio)(Di Costanzo,Pesce(24’st Trani)Arcamone.G.G(24’st Arcamone.M) De Luise(34’st Cibelli) Sogliuzzo(42’st Conte)Castagna. A disp. Musella,Iacono,Di Sapia,Di Meglio.All.Lauro Roberto.

ARBITRO: Palmieri di Avellino (Ass. Vernacchio e Di Minico di Ariano Iripino)

Marcatori: 40′ Meloni

Note: calci d’angolo 6 a 2 per il San Marzano. Ammoniti: Matute,Velotti Arcamone G.G,Conte. Durata: 46′ p.t, 50 s.t. Spettatori: 600 circa con una buona rappresentanza di tifosi ischitani

L’alcol, sostanza tossica potenzialmente cancerogena: cos’è, come agisce

Al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol non è un nutriente e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni.

Secondo il Global status report on alcohol and health 2018 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato il 21 settembre 2018, l’uso di alcol nel 2016 ha causato nel mondo circa 3 milioni di morti, ossia il 5,3% di tutti decessi e il 5,1% degli anni di vita persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura attribuibili all’alcol. Più di tre quarti dei decessi si è verificato tra gli uomini.

Cos’è e come agisce l’alcol

L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con la capacità di indurre dipendenza.

Al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol non è un nutriente e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni.

Causa invece danni diretti alle cellule di molti organi, soprattutto fegato e sistema nervoso centrale, e in particolare alle cellule del cervello.

L’alcol è assorbito per il 2% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino.

L’alcol assorbito passa quindi nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo tramite un enzima chiamato alcol-deidrogenasi.

Soltanto quando il fegato ha assolto del tutto a questa funzione la concentrazione dell’alcol nel sangue risulta azzerata.

Il processo di smaltimento richiede tuttavia un tempo legato alle condizioni fisiologiche individuali.

Questo sistema di smaltimento dell’alcol non è uguale in tutte le persone: varia in funzione del sesso, dell’età, dell’etnia e di caratteristiche personali; non è completamente efficiente prima dei 21 anni ed è inefficiente sino ai 16 anni.

Dopo i 65 anni si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol e, nel sesso femminile, è sempre la metà, a tutte le età, rispetto alle capacità maschili; per questa ragione alcune persone sono più vulnerabili agli effetti dell’alcol.

I danni dell’alcol

L’alcol è la principale causa di molte malattie. Tra le prime:

  • la sindrome o crisi di astinenza da alcol, una patologia reversibile con intensità e durata soggettive, direttamente proporzionali al periodo di assunzione (più o meno prolungato), al tipo e alla quantità di bevande assunte.
  • L’uso continuativo di alcol in quantità eccessive, produce, infatti, effetti simili a quelli di altre sostanze psicotrope anche illegali, quali induzione della dipendenza psichica e fisica, assuefazione, craving, compulsività e altri disturbi del comportamento, con danni particolarmente rilevanti anche a livello sociale.
  • La crisi di astinenza è caratterizzata da tremori, nausea, vomito, cefalea, sudorazione, ansia, disturbi dell’umore, talvolta crisi epilettiche e può evolvere in certi casi fino al delirium tremens.
  • il coma etilico intossicazione acuta da alcol, si verifica quando si raggiungono livelli eccessivi di alcool etilico nel sangue. Questa condizione non deve mai essere sottovalutata, potendo il coma provocare danni irreversibili al sistema nervoso o la morte del soggetto.

Per quanto riguarda le patologie organiche la nosologia di patologia alcol-correlata si è notevolmente ampliata negli ultimi anni, per cui, oltre alle patologie relative all’apparato gastroenterico (esofagite, gastrite, steatosi, epatite acuta e cronica, cirrosi epatica, pancreatiti e tumori) e del sistema nervoso centrale e periferico (atrofia cerebrale, polinevriti), altri sistemi risultano coinvolti, quali il cardiovascolare (infarto miocardico, tromboflebiti, vasculiti), l’endocrino-riproduttivo (infertilità, impotenza, diminuzione del desiderio sessuale, alterazioni ormonali), talora in modo irreversibile.

L’alcol è anche causa concomitante di alcuni tumori maligni, parzialmente alcol-attribuibili, come il tumore dell’oro-faringe, dell’esofago, del colon-retto, della laringe, del fegato e della mammella (la IARC – International Agency for Research on Cancer lo classifica nel gruppo 1, sicuramente cancerogeno per l’uomo).

Da non dimenticare il consumo di alcol in gravidanza, una delle cause maggiori di ritardo mentale dei bambini nei Paesi occidentali.

Attraversando la placenta, l’etanolo può compromettere la crescita e il peso del feto, provocando danni permanenti al sistema nervoso centrale, con sottosviluppo e malformazione delle cellule e della struttura del cervello e conseguenze a livello funzionale e cognitivo (scarsa memoria, deficit di attenzione e comportamenti impulsivi).

L’alcol è inoltre responsabile di molti danni indiretti (i cosiddetti danni alcol-correlati), dovuti a comportamenti associati a stati di intossicazione acuta, come nel caso dei comportamenti sessuali a rischio, degli infortuni sul lavoro, degli episodi di violenza, della guida in stato di ebbrezza (gli incidenti stradali provocati dalla guida in stato d’ebbrezza hanno un peso preponderante nella mortalità giovanile.

Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, oltre il 25% di essi sono quelli “in itinere” sul percorso tra casa e lavoro e viceversa. Basta raggiungere un’alcolemia di 0.5 g/l per raddoppiare il rischio di subire un infortunio.

Sul lavoro il consumo di alcol raccomandato è zero e per alcune categorie ad alto rischio per l’incolumità a terzi la legge prevede esplicitamente il divieto di consumo nei luoghi di lavoro.

COLLEGATA:

  • Alcol e problemi alcol correlati: pericoli per se e per gli altri (VIDEO)

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Napoli, Piazza Plebiscito, Manifestazione Nazionale Confsal 1° maggio 22

1° maggio 2022. Napoli. Piazza del Plebiscito Manifestazione Nazionale organizzata dalla Confsal (Confederazione Generale dei sindacati Autonomi) La Giornata del lavoro + Sviluppo + Occupazione + Sicurezza per raccogliere le attuali sfide e porre al centro dell’emergenza il Lavoro.

1° maggio 2022 Napoli. 3Si è celebrata, ieri mattina a Napoli in Piazza del Plebiscito, la Quinta edizione della Giornata del Lavoro, manifestazione nazionale organizzata dalla Confsal, la grande confederazione dei sindacati autonomi, con oltre due milioni di iscritti, per rilanciare l’attenzione sulle più importanti tematiche del mondo del lavoro.

Una splendida giornata di sole nella storica piazza partenopea che sembrava accogliere in un fraterno abbraccio i tanti convenuti da tutta Italia, per celebrare in un clima di intensa e commossa partecipazione la festa civile più sentita dagli italiani.

Quest’anno la mongolfiera con i colori dell’arcobaleno posta accanto al palco evocava pace ed unità, a sottolineare quanto in questo 1° maggio la Pace sarebbe stato il pensiero dominante di tutti gli interventi.

Sul palco di Piazza Plebiscito il Segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta e, in presenza o collegati da remoto, i segretari generali delle più importanti federazioni di categoria e alcuni insigni rappresentanti del mondo politico o imprenditoriale.

Tra i Segretari generali, Elvira Serafini s.g. dello Snals, Sappe, Giuseppe Carbone s.g. Fials, Emilio Contrasto s.g. Unisin Falcri Silcea, Raffaele Gallotta s.g. Confsal Comunicazioni, Franco Giancarlo s.g. Confsal Vigili del Fuoco, Antonio Lanzilli s..g. Flp, Alfonso Luzzi s.g. Federagri, Alfredo Mancini vice s.g. Fesica, Roberto di Maulo s.g. Fismic, Pietro Serbassi s.g. Fast, Cosimo Nesci s.g. Fna, C, Giuseppe Tiani s..g. Siap.

Tra i presenti da remoto Klaus Heeger, segretario generale della CESI, la Confederazione europea dei sindacati indipendenti, che rappresenta 38 organizzazioni sindacali di 21 paesi europei e 4 organizzazioni sindacali europee, con sede a Bruxelles, e di cui fa parte anche la Confsal.

1° maggio 2022 Napoli. 9Hanno partecipato, tra gli altri, Danilo Iervolino presidente Unipegaso e nuovo editore de L’Espresso, l’Assessora alle politiche giovanili e del lavoro del Comune di Napoli Chiara Marciani, l’on. Cesare Damiano, Consulente del Ministro del Lavoro e Consigliere di Amministrazione dell’Inail, Guido D’Amico, presidente Confimimprese, Mario Serpillo Unione Coltivatori Italiani, Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa, Rossella Spada del Fondo Formazienda.

La manifestazione si è aperta con le testimonianze di diversi giovani, raccolte ieri proprio a Piazza del Plebiscito.

Alla domanda: “Giovani, come vedete il vostro futuro?” La maggior parte ha risposto “Incerto, privo di prospettive” ma non sono mancate delle note di speranza.

Grande è stata pertanto l’attenzione rivolta ai giovani nei vari interventi, in un contesto dove le problematiche occupazionali sono molteplici e tantissimi giovani sono costretti ad emigrare.

Il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, ha aperto il suo avvincente intervento alla manifestazione di Piazza Plebiscito a Napoli parlando della pace:

“Quest’anno il primo pensiero va al dramma della guerra nel cuore dell’Europa di una nazione, l’Ucraina invasa e da questa piazza parte un sentimento di sostegno e vicinanza al popolo ucraino. Per essere vicini al popolo ucraino bisogna innanzitutto farsi guidare non solo dallo spirito cristiano ma anche dall’intelligence politica e dallo spirito della pace”
“Dobbiamo essere pronti ad accoglierli, difenderli ma allo stesso tempo porre fine all’escalation della guerra. C’è bisogno che l’Italia assuma la regia di un ruolo politico che porti a un negoziato di pace.”

Nel suo propositivo discorso, il Segretario della Confsal ha parlato inoltre con grande chiarezza e competenza dei grandi temi del mondo del lavoro, delle speranze riposte sul Pnrr per il rilancio della nostra economia, di quanto sia importante per il Paese e particolarmente per il Sud non sprecare questa occasione.

Ha poi trattato della sicurezza, degli aumenti salariali, del costo del lavoro, della questione giovanile, della formazione, indicando soluzioni valide, strade percorribili per risolvere questi scottanti problemi.

Il Ministro per il Sud, on. Mara Garfagna, che è all’estero per una missione istituzionale, nel suo intervento da remoto ha portato una nota di speranza.

Dopo i saluti e i ringraziamenti, l’on. Garfagna ha posto l’accento sui risultati dell’ultima legge di bilancio a cominciare dal Lep asili nido che, a suo avviso, dovrebbe avere effetti positivi sul sistema scolastico del Mezzogiorno.

“Si tratta del Livello essenziale di prestazioni che ogni singolo comune dovrà garantire entro il 2027, almeno 33 posti ogni cento bambini residenti il Pnrr pagherà in mattoni, mentre il bilancio dello stato finanzierà l’assunzione di maestri, puericultrici, assistenti” – ha affermato.

Intanto gli scenari non sembrano essere tra i più rosei in ambito scolastico. La sindacalista Daniela Margiotta, giovane Consigliera regionale Snals Campania.

Nel suo appassionato intervento ha infatti ha messo in evidenza le difficoltà in cui versa il comparto scuola in questo momento, con problematiche irrisolte che richiedono interventi urgenti da parte del Governo.

“Avrete notato che in piazza ci sono persone tutte vestite di nero, siamo docenti personale Ata, dirigenti scolastici. – ha affermato –

Abbiamo colto in fretta l’occasione di essere qui presenti per questo flash mob perché abbiamo sentito il dovere e la responsabilità di avvisare tutti che le proposte nefaste che l’attuale Governo ha in serbo per la scuola vanno contrastate, perché non solo danneggeranno il personale scolastico ma avranno inevitabilmente un impatto negativo anche sulla vita dei nostri figli e nipoti”.

Segretario generale dello Snals Elvira SerafiniA ribadire quanto questo momento storico sia particolarmente negativo per la Scuola, il Segretario generale dello Snals Elvira Serafini, che ha sottolineato con veemenza quanto le promesse fatte a Palazzo Chigi, e sancite con un patto per la scuola lo scorso maggio per il rinnovo del contratto, la stabilizzazione dei precari, le procedure concorsuali, siano state disattese.

“Il patto che abbiamo firmato prevedeva un contratto con un aumento a tre cifre, stabilizzazione dei precari, la facilitazione dei concorsi, la considerazione dei percorsi formativi.

Stiamo attendendo il rinnovo del contratto vecchio scaduto da mesi e non c’è più lo scatto di anzianità, non ci stanno più chiamando a un tavolo per un confronto. I precari non vengono considerati, per i precari non c’è speranza, e ci saranno dei concorsi “tagliagambe” – ha rilevato Elvira Serafini.

“Questo è il momento che stiamo vivendo. Non hanno capito che la Scuola è importante, che, se la Scuola non forma il cittadino di domani, è lo Stato che va in sofferenza”

ha concluso, sottolineando la centralità dalla Scuola nel risollevare le sorti del Paese.

Tutti i presenti alla manifestazione di Napoli, sul palco o da remoto, nei loro incisivi e articolati interventi, nel trattare i più scottanti problemi legati al mondo del lavoro, hanno auspicato soprattutto la chiusura degli scenari di guerra, perché senza pace non può esserci né sviluppo né futuro.

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Adelaide Cesarano / Redazione Campania

Pasta fillo fatta in casa: ricetta e come utilizzarla

La pasta fillo, è una varietà di pasta sfoglia composta da sottilissimi fogli separati, tipica dell’area Mediterranea e dell’Asia Minore, a base di un impasto composto da farina, acqua, olio e un pizzico di sale.

Sottile come un velo e tipicamente croccante, la pasta fillo ​è utile nella preparazione di numerose ricette. Cotta al forno o fritta, è l’ideale per donare il giusto equilibrio di consistenze ad esempio in piatti in cui il ripieno è morbido. Una ricetta base, semplice da realizzare, da provare e avere sempre a disposizione per dar sfogo alla fantasia!

È un ricetta di base semplice da preparare e molto versatile: da provare e avere sempre a disposizione per dar sfogo alla fantasia ed infatti è uno degli ingredienti principali nella realizzazione di numerose ricette.

È prodotta senza aggiunta di grassi a differenza delle comuni paste sfoglie. Il gusto è neutro per garantirne l’uso nella preparazione sia di dolci, sia di piatti salati.Oltre a risultare sottile come un velo, una volta cotta, la pasta fillo risulterà estremamente croccante, caratteristica perfetta se si vuole dare un contrasto di consistenze in piatti in cui il ripieno è morbido.
La si utilizza fritta o cotta al forno e la si può conservare in frigorifero avvolta nella carta forno, o in alternativa congelare.

È caratterizzata da tempi di cottura ridottissimi: si utilizza fritta o cotta in forno per preparare i più variegati piatti di alta cucina anche come involucro di involtini in varie cucine del mondo.

Tradizionalmente è utilizzata in tutto il medio oriente, nella penisola balcanica e nel Maghreb per i dolci ripieni di noci e pistacchi immersi nel miele o in uno sciroppo di zucchero, come la baklava.

Per la sua estrema versatilità ha trovato innovativo e svariato impiego anche nella cucina italiana.

Ingredienti

Per due panetti da 200-230 g l’uno

  • 250 g di farina bianca di tipo 00
  • 140 ml di acqua
  • 5 g di sale
  • 10 + 30 ml di olio di semi di mais
  • 100 g circa di farina di riso

Materiale Occorrente

  • Ciotola
  • Matterello
  • Pellicola trasparente
  • Setaccio
  • Carta da forno

PREPARZIONE

Pesate tutti gli ingredienti all’interno di una boccale.

In una ciotola, riunire la farina bianca setacciata ed impastarla con il sale, un cucchiaio di olio di semi e 140 ml di acqua calda,.

Mescolate dapprima con i polpastrelli, quindi procedete a lavorare con i palmi, o con un robot da cucina, sino a che non otterrete una palla d’impasto omogenea morbido e vellutato.

Se l’impasto risulta appiccicoso, aggiungere un po’ di farina di riso: la pasta è pronta quando non appare appiccicosa.

Suddividete l’impasto in 7 parti e avvolgete ogni singolo pezzo con la pellicola e fate riposare per due ore.

Trascorso questo tempo, svolgete dalla pellicola solo il pezzo che vi occorre e procedete quindi a stenderlo delicatamente. Potete scegliere di usare il mattarello o la macchina per stendere la pasta fresca.

Abbiate sempre cura di spolverare la pasta con la maizena prima di sottoporla a stesura.

Una volta che avrete ottenuto una sfoglia di pasta sottile, abbastanza da riuscire a vedere quasi attraverso,

Per agevolare questa delicata operazione, si raccomanda di utilizzare abbondante farina di riso, spolverizzando sempre il piano di lavoro.

Suddividete la sfoglia in 4 quadrati.

Man mano che si stende la pasta, disponete uno sfoglio sopra l’altro, pennellando con dell’olio di semi. Lasciate l’ultimo strato senza olio.

Riprendete i quattro fogli sovrapposti ed appiattirli nuovamente con il matterello.

Con una rotellina tagliapasta oppure con un coltello affilato, realizzare un rettangolo dai bordi regolari, tenendo da parte i ritagli.

Il primo sfoglio di pasta fillo è pronto e può essere coperto con pellicola trasparente fino al momento dell’utilizzo.

Ripetete la stessa operazione con gli altri tre pezzi di pasta utilizzando, come quarta parte, i ritagli rimasti dal panetto precedente.

INDICAZIONI

I rotoli di pasta fillo si possono usare immediatamente per preparare torte salate o fagottini.

Qualora vogliate conservarlo invece, per una conservazione breve (3-4 gg), la pasta fillo fatta in casa può essere arrotolata nella pellicola trasparente e riposta in frigo.

Per una conservazione più lunga, si consiglia il congelamento: dopo averla arrotolata nella pellicola, la pasta fillo può essere riposta nella confezione in cartoncino della pellicola o della carta da forno, per essere conservata più facilmente per 3-4 mesi, senza pericolo che questa si rompa.

La pasta fillo può essere utilizzata per preparare torte salate, involtini primavera o antipasti croccanti: si consiglia la cottura in forno o la frittura.

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Sorrento Carabinieri in discoteca per una rissa. 4 arrestati, 2 feriti

I Carabinieri della compagnia di Sorrento, intervenuti in una discoteca, hanno arrestato per rissa aggravata 4 persone e denunciata a piede libero un’altra.

IL CASO

I militari – durante la notte tra il 30 aprile è il primo maggio – sono intervenuti in una discoteca a via Santa Maria della Pietà ed hanno constatato che poco prima una persona sulla cui identità sono ancora in corso indagini aveva colpito più volte con un coltello a serramanico un 29enne di Pimonte.

La vittima è stata soccorsa e portata presso il locale ospedale per ferite al torace e alle braccia in prognosi riservata ma non in pericolo di vita.

Gli arresti

Le immediate indagini dei carabinieri hanno permesso di arrestare il 38enne stabiese e già noto alle forze dell’ordine Catello Cesarano, il 41enne Carmine Marra (anche lui di Castellammare e già noto alle forze dell’ordine) e due incensurati di Pimonte rispettivamente di 29 e 28 anni.

I 4 sono ritenuti gravemente indiziati della rissa avvenuta poco prima all’interno della discoteca.

Per lo stesso reato è stato denunciato a piede libero anche un altro incensurato di Pimonte – ha 24 anni – rimasto ferito con lesioni da arma da taglio giudicate guaribili in 20 giorni.

L’arma utilizzata per ferire la vittima tuttora ricoverata è stata sequestrata e verrà sottoposta ad accertamenti.

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Cristina Adriana Botis /  Redazione Campania

Juve Stabia, sconfitta 0-1 contro il Cesena nella gara di andata degli ottavi di finale dei playoff nazionali Under 15

Juve Stabia, sconfitta interna, all’RP Center di Castello di Cisterna, nella gara di andata degli ottavi di finale dei playoff nazionali del campionato Under 15, contro il Cesena col punteggio di 0-1.

Una gara quella dei ragazzi di mister Vincenzo Riccio che ha visto in campo un’ottima Juve Stabia che, per quanto visto in campo e per la mole delle occasioni gol create, non avrebbe meritato la sconfitta assolutamente. Ha deciso la gara di andata la rete siglata da Mingarini al 15° del primo tempo.

Il ritorno è previsto per domenica prossima 8 maggio alle ore 11 presso il campo “Romagna Centro 2” di Cesena.

Di seguito il tabellino del match perso dalla Juve Stabia col risultato di 0-1 a favore del Cesena nella gara di andata degli ottavi di finale playoff nazionali del campionato Under 15.

Juve Stabia – Piccolo, Buonfiglio, Malafronte, Esposito, Avolio, Trotta, Di Pasquale, Capasso (64’ Di Maiolo), Capasso (40’ Mauro), Catapano (36’ Morra), Vaccaro. A disp. Vaccaro, Avino, Sarappo, Esposito, Somma, Iovino. All. Riccio

Cesena – Bagli, Omokaro, Zaffalon, Antoniacci (59’ Berti), Dragoi, Greco, Mingarini, Amadori, Bertaccini (64’ Biguzzi), Okolo (71’ Okoh), Lantignotti. A disp. Magnani, Baietta, Brisku, Teleku, Liverani, Sanaj. All. Magi

GOL – 15’ Mingarini (C)

AMMONIZIONI – Omokaro (C), Malafronte (JS), Lantignotti (C)

ESPULSIONI – /

Primo Maggio, l’Italia commemora la Festa del Lavoro e dei Lavoratori

L’Italia commemora il Primo Maggio,  celebrando la Festa del Lavoro e dei Lavoratori con cortei e concerti nelle maggiori città.

Tutta Italia si appresta a celebrare la Festa del lavoro con manifestazioni che vedranno coinvolti Sindacati, rappresentanze politiche e tanti, tanti Lavoratori che credono ancora nell’etica del Lavoro.

La nostra Carta Costituzionale proclama solennemente al primo rigo che la Repubblica italiana è “fondata sul lavoro”.  Lavoro che quindi è la pietra angolare del nostro essere Stato e Società civile, unita nella concordia del lavorare tutti insieme per il benessere della collettività.

Lavoro che, però, non tutti riescono ad avere e a godere dei suoi frutti che fanno vivere dignitosamente. Al Sud – addirittura! – per trovare un lavoro bisogna farsi raccomandare o emigrare, sradicandosi dai propri affetti e dalla propria terra.

Chi ha un lavoro non possiede garanzie adeguate, specialmente nel settore sicurezza. Già in questo scorcio di 2022 le morti sui luoghi di lavoro si contano a centinaia. Solo nello scorso marzo sono state 75 le vittime. E si stima che ci sia un aumento del 2,2% rispetto allo scorso anno. Il presidente Mattarella nel suo discorso di insediamento affermava che: “Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ciascuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro. Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere della nostra società”.

Lavoro ce n’è poco e se c’è è precario. Ormai non si ha sicurezza del proprio lavoro e bisogna essere pronti a cambiare lavoro, con il senso di insicurezza che tutto questo comporta. La chiamano flessibilità. Ma è più logico chiamarla precarietà. Perché non esistono più i contratti di lavoro con validità nazionale, ma solo a titolo aziendale. Col risultato che i lavoratori non si riconoscono più a far fronte comune, frammentati per come si ritrovano nei loro interessi “particolari”. Il Sindacato non ha più il monopolio della rappresentanza sindacale che si traduceva anche in leva politica della classe lavoratrice. Già i Romani ne avevano fatto strumento del loro inossidabile potere secolare: dividi et impera!. Più i lavoratori avranno interessi diversi più sarà difficile che riescano a fare fronte comune. Bisogna disincentivare i contratti a tempo determinato e tornare alla contrattazione collettiva.

La pandemia ha fatto emergere esigenze e modalità di lavoro diverse fino ad ora impensate, per estensione e d importanza, quali il lavoro da remoto che la vasta informatizzazione ormai consente. Ma anche questo approccio al lavoro aspetta di essere organizzato e normato con la dovuta riflessione e ponderatezza. Infatti non si tratta solo di smart working. Sarebbe riduttivo. Somiglia più ad una trasformazione antropologica, si prende consapevolezza che si vive una volta solo e che la scelta del lavoro deve tener conto anche della qualità della vita.

Oggi più che mai c’è bisogno di lavoro, di dignità e sicurezza nel lavoro, e bisogno di recuperare il sentimento di gratificazione che il lavoro procura.

A chi difende il posto di lavoro,

A chi cerca il lavoro,

A chi lo ha perso,

A chi vede i propri diritti negati e delegittimati,

Ai famigliari dei tanti, troppi Morti sul lavoro,

A tutti, Buon Primo Maggio!

 

Primo Maggio, l’Italia commemora la Festa del Lavoro e dei Lavoratori // Carmelo TOSCANO/ Redazione Lombardia

 

Maestri del Lavoro, 5 stabiesi insigniti dell’importante onorificenza a Città della Scienza

Maestri del Lavoro 2021, stamane alle 11 presso la Sala Newton a Città della Scienza alla presenza delle più importanti autorità civili e militari (per Castellammare era presente il commissario prefettizio Raffaele Cannizzaro) ha avuto luogo la cerimonia della consegna delle “Stelle al merito del lavoro” a 205 campani insigniti dell’importante titolo di “Maestri del Lavoro”.

Si tratta di un riconoscimento che viene conferito ai lavoratori e alle lavoratrici che nel corso dell’anno precedente 2021 si sono distinti nello svolgimento delle proprie mansioni nei diversi settori della produzione.

Tra i 205 campani, sono cinque gli stabiesi che sono stati premiati stamattina a Città della Scienza e insigniti della prestigiosa e importante onorificenza che ogni anno viene conferita dalla Presidenza della Repubblica (nella persona anche quest’anno del Presidente, Sergio Mattarella) e per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

GLI STABIESI PREMIATI A CITTA’ DELLA SCIENZA E INSIGNITI DEL RICONOSCIMENTO DI MAESTRI DEL LAVORO.

Un titolo prestigioso e molto importante che per il 2021 è stato conferito a cinque stabiesi doc come il redattore di ViViCentro, Giovanni Donnarumma, oltre ad Elio Arpino e Tito De Simone (tutti impiegati presso la Leonardo Finmeccanica), Paolo Del Vasto (TIM) e Giovanni Piccirillo (Poste Italiane).

Un titolo di cui andare davvero fieri poiché nel corso degli ultimi 11 anni la stessa onorificenza era stata conferita solo ad altri due stabiesi prima di oggi. Uno di essi era stato Luigi Caroppo, premiato nel 2010 e che oggi ricopre l’importante carica di Consigliere nazionale della Federazione Nazionale Maestri del Lavoro.

Particolarmente significativa anche la motivazione specificata in occasione dell’ufficializzazione del titolo di Maestri del Lavoro: “Le caratteristiche personali e i risultati ottenuti durante l’attività svolta in azienda, le conoscenze acquisite con professionalità ed impegno, le capacità di trasmettere le competenze acquisite nel corso di tanti anni di lavoro oltre che i valori umani e professionali trasmessi, hanno permesso ai nostri colleghi Maestri del Lavoro 2021 di ottenere questo significativo riconoscimento e di valorizzare sempre più la nostra Azienda sul territorio”.

donnarumma 2 maestri del lavoro

Giovanni Donnarumma, uno dei tre stabiesi insigniti dell’onorificenza di Maestri del Lavoro 2021, è impiegato presso la Leonardo Finmeccanica dall’aprile 1990 e dallo stesso anno si occupa giornalisticamente della Juve Stabia. Oltre ad essere un ex arbitro di calcio, ha al suo attivo diverse collaborazioni con varie radio locali come Radio Fortuna One, Radio Città Futura, Radio S.Anna, Radio Stereo 5, Radio Punto Nuovo e Radio Città Castellammare. Per 4 anni è stato ospite fisso a Metropolis TV con lo storico programma Lo Stabiese con il giornalista Michele Imparato, e vanta tante collaborazioni occasionali con radiocronache per tantissime società di calcio.

Ha collaborato nel corso degli ultimi anni e collabora tuttora con ViViCentro.it oltre ad essere parte integrante del progetto “Juve Stabia Live” e a partecipare alle trasmissioni web “Il Pungiglione Stabiese” e “Juve Stabia Live” insieme al direttore di ViViCentro.it, Mario Vollono, nonché a Mario Di Capua e Natale Giusti. Dal 2020 Donnarumma è anche iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti in qualità di pubblicista.

Giovanni Donnarumma, Elio Arpino, Tito De Simone, Paolo Del Vasto e Giovanni Piccirillo, i cinque stabiesi insigniti dell’onorificenza di Maestri del Lavoro 2021, danno grande lustro alla città di Castellammare di Stabia e dimostrano che in questa città ci sono eccellenze che in ogni ambito lavorativo sanno ottenere grandissimi risultati come testimonia questo grande riconoscimento. A loro tre e in particolare al nostro collaboratore, Giovanni Donnarumma, vanno le migliori congratulazioni da parte di tutta le redazione di ViViCentro.it.

Gemma Donnarumma, Lady Valentino moglie di Gionta, tornata in libertà

Gemma Donnarumma, nota anche come Lady Gaga e per essere la moglie del boss Gionta, scontata la pena e liberata ieri, è tornata a Torre Annunziata dopo 13 anni

Lady Gaga, o «Lady Valentino» come era chiamata nel clan, gestiva gli affari quando il marito era in carcere, è tornata a casa, nella sua Torre Annunziata, dopo oltre 13 anni.

Gemma Donnarumma, moglie del boss Valentino Gionta dell’omonimo gruppo che faceva parte del cartello che vinse la guerra con Cutolo

Ha finito di scontare la sua pena, o meglio, il cumulo di pene a cui era stata condannata negli anni ed è tornata a casa dove però non ha trovato i figli ad accoglierla.

Aldo e Pasquale stanno scontando l’ergastolo, mentre Teresa si trova in cella dallo scorso 30 novembre.

Tra le condanne anche quella relativa al Reddito di cittadinanza che avrebbe percepito indebitamente dal novembre del 2020 al settembre scorso: è stato quindi disposto un sequestro preventivo per un importo pari a 9.742,91 euro nei confronti di Chierchia, moglie di Gionta jr, nipote dell’omonimo capo del clan operante a Torre Annunziata.

La perquisizione in casa della donna però ha permesso ai militari di sequestrare solo la carta del reddito di cittadinanza, non essendo stati rinvenuti denaro o oggetti di valore nella disponibilità della moglie di Gionta.

Tornando a Lady Valentino, c’è da segnalare anche che non ha nemmeno potuto fare ritorno nella sua casa di sempre per cui è andata nella nuova casa offertale dai fedelissimi

La sua casa di sempre, Palazzo Fienga, infatti, dopo la confisca, è in attesa di un restyling e poi diventerà un simbolo di legalità.

Ancora oggi, quando si sente questo nome, non può non venire alla mente quella camorra in bianco e nero che campeggiava, con tutta la sua ferocia, sui quotidiani degli anni Ottanta.

Donna Gemma oggi ha 68 anni e le sue condizioni di salute sono precarie.

Problemi al cuore che avevano portato la donna a chiedere una misura alternativa al carcere.

Nel 2020 è stata sottoposta a un intervento chirurgico, ma i magistrati acclararono ugualmente la sua compatibilità col carcere. Le restava poco, circa un anno e mezzo.

Lo ha scontato a Lecce fino a che la sua pena non è finita.

Ma chi è Gemma Donnarumma?

Secondo gli inquirenti, «lady Valentino» avrebbe non solo spalleggiato, ma sostituito il marito detenuto nelle decisioni più importanti che riguardavano la cosca di Palazzo Fienga.

Insieme al marito, dal quale ha avuto tre figli, Aldo, Teresa e Pasquale (ora tutti in carcere), ha gestito il clan.

Una cupola a impronta familiare la cui storia è iniziata alla fine degli anni Settanta con il contrabbando degli «scafi blu», ma che ha avuto la sua sublimazione quando alla ribalta arrivò Raffaele Cutolo.

I Gionta facevano parte della cosiddetta Nuova Famiglia, insieme ai D’Alessandro, i Giuliano, i Moccia e al boss Carmine Alfieri. Il cartello, la guerra con Cutolo, la vinse.

Gli incontri con la gente

Donna Gemma ha lavorato nell’ombra, e non solo, dando alla famiglia un’impronta imprenditoriale.

Ma non solo. «Donna Gemma» era diventata un punto di riferimento per numerosi cittadini che si recavano da lei come in processione per chiedere aiuto, lavoro o addirittura per entrare nel sistema.

In un’intercettazione una mamma affermò: «Mio figlio vi ammira, il suo sogno è stare con voi nel clan».

I soldi a Palazzo Fienga arrivavano a fiumi.

Un collaboratore di giustizia parlò di un guadagno di «170mila euro al giorno» solo dalle piazze di spaccio.

Consenso sociale, questa era, ed è, la chiave della camorra. I Gionta, a Torre Annunziata, organizzavano anche feste.

Un altro collaboratore parlò di spettacoli di piazza: «Durante uno di questi concerti a piazza dell’Annunziata, sentii dedicare un brano alla signora Gemma, chiaro riferimento a Gemma Donnarumma».

Chi è Annunziata Chierchia

Annunziata Chierchia è indagata per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: non ha comunicato all’Inps sia lo stato detentivo, sia la sentenza passata in giudicato nei confronti del coniuge. Valentino Gionta, classe 1991, è infatti stato condannato in via definitiva dalla Corte di Appello di Napoli nel 2016 per associazione di tipo mafioso ed è tuttora detenuto nel carcere de L’Aquila.