Guarda le foto di Napoli – Roma realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma che ci raccontano così il pareggio degli Azzurri contro i giallorossi allenati da Gasperini allo stadio Maradona di Napoli.
Napoli – Roma (2-2): Le foto dei protagonisti in campo
L’ex Puntureri: “Lo Stabia è l’unica squadra che mi è rimasta nel cuore. Il cammino in B è sorprendente”
Francesco Puntureri, soprannominato affettuosamente dai tifosi “il Bomber” o “il Bomberone”, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per ripercorrere le tappe della sua carriera a Castellammare di Stabia. Nonostante abbia vestito molte maglie tra Serie B e Serie C (tra cui Acireale, Nardò e Trapani), ha dichiarato senza esitazione che la Juve Stabia è l’unica società che gli è rimasta veramente nel cuore.
Un Legame Indissolubile con la Città
Puntureri ha espresso profonda gratitudine per l’accoglienza ricevuta dai tifosi stabiesi, ricordando come sia stato amato fin dal primo giorno. Ha citato con piacere le sue recenti visite a Castellammare, dove è stato accolto calorosamente da figure storiche come Tonino Ercolano nel suo bar, sottolineando come l’affetto della piazza sia rimasto immutato nonostante il passare degli anni.
La Gloriosa Stagione 1990-91 e la Serie C2
L’attaccante è stato uno dei protagonisti della promozione in Serie C2 nella stagione 1990-91. Per venire alla Juve Stabia, Puntureri compì un gesto di grande attaccamento: stracciò un contratto già firmato con l’Acireale, che militava in Serie C, pur di scendere di categoria e giocare al “Menti”. Questa scelta fu dettata anche dalla presenza di amici e compagni come Carmelo Condemi e dalla stima per l’allenatore Santosuosso.
Gol Memorabili e Aneddoti di Campo
Durante l’intervista, il “Bomber” ha ricordato alcuni dei momenti più iconici della sua esperienza in gialloblù:
• Il Gol a Bitonto: Lo ha definito come uno dei più belli, non tanto per l’esecuzione tecnica, quanto per l’importanza del risultato e la gioia immensa che portò ai tifosi, i quali “distrussero” pacificamente la città per l’entusiasmo.
• La Battaglia di Cerignola: Puntureri ha raccontato un aneddoto di grande sacrificio: prima della partita, nelle scale dello stadio, ricevette una gomitata che gli riaprì una ferita al sopracciglio (rimediata nella gara precedente contro la Nocerina). Nonostante il sangue, giocò l’intera partita con un cerotto, segnando anche un gol.
• Il Coro “Puntureri Gol”: Ha ricordato con un sorriso la nascita del coro a lui dedicato, nato quasi per scherzo durante i viaggi in auto con Santosuosso e Condemi.
Riflessioni sul Presente e Messaggio ai Tifosi
Oggi, pur vivendo a Reggio Calabria e dichiarandosi juventino, Puntureri continua a seguire con passione le sorti delle Vespe. Si è detto sorpreso e felice per l’ottimo campionato che la Juve Stabia sta disputando in Serie B, lodando il lavoro della società e del mister Abate.
In chiusura, ha voluto lanciare un messaggio d’amore a tutta la città: “Vi seguo sempre e vi mando un grosso abbraccio. Sempre forza Juve Stabia”. La sua testimonianza ha confermato che, per un calciatore, Castellammare non è solo una tappa professionale, ma un’esperienza che segna la vita per sempre.
Juve Stabia, rammarico e consapevolezza allo U-Power Stadium: Il Monza ringrazia e porta a casa 3 punti
C’è tutto il sapore amaro del calcio in questo 2-1 che condanna la Juve Stabia allo U-Power Stadium. C’è il coraggio di una squadra che parte a tavoletta, la gioia effimera di un vantaggio immediato e, purtroppo, la fragilità di una serata in cui i guantoni dei portieri sono sembrati di ghiaccio. Gli uomini di mister Abate escono dal campo a testa alta, altissima, ma con le tasche vuote e la fastidiosa sensazione di aver regalato troppo a un Monza cinico, capace di azzannare la preda nell’unico momento di vera debolezza avversaria.
L’illusione perfetta: Mosti gela il Brianteo
Nemmeno il tempo di sistemarsi in tribuna che la partita ha già un padrone inaspettato. Il cronometro segna appena il minuto 2 quando la follia si impossessa della retroguardia brianzola: un passaggio suicida di Thiam al compagno innesca la pressione di Okoro; nel caos dell’area di rigore, Nicola Mosti è il più lucido di tutti e firma lo 0-1.
È l’inizio dei sogni. Le Vespe sembrano in totale controllo: giocano corto, aggressive, senza timore reverenziale. Sfiorano addirittura il raddoppio con una sassata di Bellich dalla distanza che costringe Thiam a un primo, parziale riscatto.
La Sliding Door del match
Il calcio, però, vive di momenti. Il rimpianto più grande per i campani arriva alla mezz’ora, l’istante che avrebbe potuto riscrivere la storia del match. Un contropiede fulmineo è guidato da Giorgini, che si ritrova sul piede il pallone del possibile KO tecnico. Il difensore, però, tentenna fatalmente tra il tiro e lo scarico, permettendo all’esperto Obiang di chiudere in scivolata miracolosa.
È il segnale che l’inerzia sta cambiando. Il Monza, scosso dallo spavento, inizia a rispondere colpo su colpo, trascinato da un Hernani in formato extra-lusso. Dall’altra parte, Confente sale in cattedra: dopo un’uscita a vuoto su Cutrone, il portiere delle Vespe si supera con un volo plastico all’incrocio dei pali, negando il pari proprio al numero 10 brianzolo prima dell’intervallo.
La rimonta brianzola: Hernani ispira, Petagna punisce
Nella ripresa, la musica cambia tono. Il Monza di Paolo Bianco spinge forte sulle corsie esterne e al 50′ raccoglie i frutti: Azzi scappa via sulla fascia e serve a Hernani un pallone che chiede solo di essere spinto in rete. È l’1-1.
La Juve Stabia non ci sta e prova a reagire con l’orgoglio. L’ex di turno, Zeroli, si danna l’anima ed è volenteroso su un invito al bacio di un ottimo Cacciamani, ma pecca di cattiveria sotto porta. La Serie B, si sa, non perdona. Al 64′ arriva la beffa: un cross velenoso del solito Hernani trova l’ennesima incertezza di Confente in uscita. Il pallone vaga in area piccola e il neo-entrato Andrea Petagna, da vecchio lupo d’area, non se lo fa ripetere due volte: zampata vincente e sorpasso completato.
L’assalto finale e la sentenza
Abate prova il tutto per tutto rimescolando le carte: dentro Gabrielloni, Maistro e Ricciardi per cercare freschezza e idee. Le Vespe ci provano fino all’ultimo respiro, ma il muro eretto da Bianco regge l’urto. Thiam, protagonista in negativo all’inizio, chiude la saracinesca con un gran volo su Correia, mantenendo vive le speranze brianzole fino al 90′. L’ultimo sussulto di Ricciardi si spegne sul fondo, e con esso le speranze di portare a casa punti.
“Fa male perdere così”, è il pensiero che aleggia sui social nel post gara, e non potrebbe essere altrimenti. La Juve Stabia ha dimostrato di poter giocare alla pari contro una corazzata costruita per la Serie A, ma ha pagato a caro prezzo la mancanza di cinismo nei momenti chiave e qualche incertezza individuale. Il cuore c’è stato, la “zampata” no. Da domani si riparte, ma oggi il boccone è davvero difficile da mandare giù.
Presentato Al Circolo Nautico Stabia di Castellammare il libro di Peppino De Filippo “Una famiglia difficile”
Dopo circa cinquant’anni dalla prima e unica uscita, “Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo è tornato disponibile grazie a una nuova ristampa curata da Marotta & Marotta nel 2025 ed accolta con vivo interesse, anche grazie all’attenzione mediatica generata dai recenti film dedicati ai De Filippo.
Il libro è il racconto della storia familiare e teatrale dei De Filippo, un classico che merita di essere scoperto non solo dagli ammiratori, ma da un pubblico più vasto interessato alla letteratura e alle dinamiche umane.
Nel volume, originariamente pubblicato nel 1976, Peppino De Filippo narra la sua storia e quella della sua famiglia, dall’infanzia trascorsa a Caivano con la balia al ritorno a Napoli nella casa materna con i fratelli Eduardo e Titina.
“Una famiglia difficile” esplora il “lato oscuro” della dinastia teatrale, descrivendo i rapporti spesso tesi e complessi tra i membri della famiglia, in particolare con il fratello Eduardo, accomunato al padre nella “linfa vitale caparbia, maligna, petulante, presuntuosa ed ombrosa degli Eduardo”.
Il testo, che offre un interessante spaccato della vita degli attori, fin da bambini, quando si esibivano dal terrazzo di casa per il pubblico del palazzo di fronte in cambio di dolci e cioccolatini, è stato presentato venerdì scorso ai lettori stabiesi al Circolo Nautico Stabia di Castellammare.
A introdurre gli interventi la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, realtà molto attiva sul territorio nel promuovere la lettura, focalizzandosi su titoli di qualità, narrativa contemporanea e letteratura italiana di prestigio.
A parlarci del testo, la prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana presso l’Università Federico II di Napoli, lo scrittore Carlo Raso, autore della “Guida letteraria di Napoli”, e l’apprezzato regista teatrale e cinematografico Luigi Russo. Era presente in sala anche l’editore del libro Ninì Marotta.
La prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, uno dei massimi studiosi della tradizione teatrale napoletana, nel suo intervento, ha evidenziato aspetti cruciali del testo, che restituiscono a Peppino una dignità intellettuale spesso oscurata dalla fama del fratello Eduardo.
Peppino non fu solo una “spalla” o un attore comico, ma un autore completo con una propria visione del mondo. La studiosa, nei suoi scritti, ha analizzato la scrittura teatrale di Peppino come un corpus autonomo, capace di indagare le debolezze umane con una cifra stilistica distinta.
“Una famiglia difficile” è considerato dalla prof.ssa Scognamiglio uno strumento indispensabile per comprendere quanto le ferite infantili e le dinamiche familiari abbiano inciso sulla “poetica della risata” di Peppino.
“Peppino in questo libro parla come un bambino ferito. I due fratelli hanno pochi anni di differenza, ma Peppino era molto diverso da Eduardo – ha affermato la studiosa. – Peppino era chiuso, introverso, poco espansivo; Eduardo ci teneva a nascondere le proprie origini, ha detto raramente “mio padre” forse un po’ prima di morire, invece Peppino era molto più diretto. “
Ricordi vividi, a tratti commoventi, di una prima infanzia spensierata vissuta a Caivano a casa della balia e un’infanzia difficile a Napoli, nel seno di una famiglia non convenzionale, con le sue dinamiche spesso disfunzionali, che rispecchiavano i rigidi metodi educativi dell’epoca.
“Io immagino Peppino in un flusso di coscienza sul lettino freudiano di uno psicoanalista che parla delle sue sofferenze da bambino.”
“Oggi siamo abituati, ci sono famiglie allargate, ma immaginate com’era la mentalità nei primi anni del Novecento: a scuola Peppino non ci voleva andare perché lo chiamavano “bastardo”, i fratelli per anni hanno sofferto questi insulti.”
Peppino descrive i suoi parenti più stretti, una descrizione quasi sempre impietosa, a partire da quella del padre. In una luce positiva nel racconto sono solo le figure femminili di quel microcosmo dominato da don Eduardo Scarpetta, un padre padrone che controllava ogni aspetto della vita dei suoi familiari, dal cibo alle passeggiate, dagli studi alle vacanze.
Dagli ambienti borghesi di casa Scarpetta e di casa De Filippo la descrizione si allarga a quelli più miseri e popolari della casa dei nonni materni. Peppino descrive anche Napoli, le sue strade, i suoi teatri. Racconta la dura vita dei commedianti e i difficilissimi esordi prima da solo, poi col fratello e la sorella.
A proposito dell’infanzia dei De Filippo, lo scrittore Carlo Raso ha parlato delle ricerche con cui ha scoperto la casa natale dei tre bambini, che non era in via Ascensione a Chiaia, come si crede e dove è stata apposta una lapide nel 2014 dall’allora sindaco di Napoli De Magistris:
“Quando nel ’90 ho iniziato a scrivere la guida letteraria di Napoli, naturalmente ho ripreso il libro “Una famiglia difficile” perché Eduardo andava assolutamente inserito nel panorama letterario napoletano. Feci una serie di sopralluoghi, addirittura portandomi il libro sul posto.” – ha sottolineato:
“Il libro può fornire degli indizi e quando ne corrispondono molti, diventano delle prove. Individuai la scalinata indicata da Peppino nel testo nei Gradini Bausan, poi trovai lo stretto corridoio che portava alle scale del palazzo dove al terzo piano abitavano i De Filippo”.
“Nel corso degli anni questo appartamento, che dava su Via Vittoria Colonna, è stato trasformato in un locale. Una signora me lo confermò e disse che una volta Peppino, quando lì c’era ancora la “Galleria Barcaccia” vi era andato, e aveva indicato dove erano le stanze, i mobili, etc. della sua casa d’infanzia”.
Perché è così importante individuare la casa natale di un autore?
“Pirandello diceva che la nostra vera casa non è quella che andiamo ad abitare col matrimonio – ha affermato Carlo Raso – ma resta quella dove siamo nati; la nostra casa è quella in cui abbiamo mosso i primi passi, abbiamo avuto il nostro primo impatto con la realtà.”
“Peppino descrive minutamente a distanza di settant’anni la casa, gli ambienti, i mobili, le situazioni, e al libro hanno attinto ampiamente Rubini e Martone nei loro film sui De Filippo.”
Durante la presentazione del libro è stato anche affrontato il tema della co-paternità artistica delle commedie di Eduardo, un argomento storicamente delicato che è al centro di accese discussioni tra gli studiosi. L’idea della co-scrittura dei due fratelli è supportata anche dalle testimonianze contenute in “Una famiglia difficile”.
Negli anni della “Compagnia del Teatro Umoristico, i De Filippo” (1931-1944), Eduardo e Peppino, vivevano in una simbiosi artistica totale e La prof.ssa Scognamiglio evidenzia come molte scene, battute e soluzioni registiche nascessero “a tavolino” o durante le prove, attraverso un continuo interscambio di idee.
La tesi, sostenuta con forza da Peppino nella sua autobiografia e analizzata dalla Scognamiglio, è che titoli iconici come Natale in casa Cupiello o Non ti pago abbiano beneficiato dell’inventiva comica e della sensibilità di Peppino. Secondo questa visione, Eduardo avrebbe poi “siglato” i testi come unico autore in virtù del suo ruolo di capocomico e guida della compagnia.
“Secondo me, Eduardo ha abbondantemente “attinto” dal fratello – ha sottolineato Carlo Raso – I due contadini che hanno allevato Peppino nei primi cinque anni della sua vita si chiamavano Consiglia e Giorgio del Gaudio, e Consiglia e Giorgio sono i nomi dei protagonisti di “Chi è chiù felice e me”, che dicono sia di Eduardo.
La famosa battuta in “Natale in casa Cupiello: “Nun me piace ‘o presepe”, Peppino nel libro dice che è nata da una sua battuta estemporanea – ha rilevato il regista Luigi Russo, leggendo il relativo passo tratto da “Una famiglia difficile”.
Non è facile provarlo, soprattutto a distanza di così tanti anni: solo attraverso lo studio comparato dei manoscritti e dei copioni d’epoca si potrà restituire a Peppino il ruolo di co-artefice del successo mondiale della compagnia, superando l’idea del figlio minore dei De Filippo come semplice interprete dei testi del fratello.
“Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo, edito da Marotta & Marotta nel 2025, offre un’analisi precisa e senza sconti delle vicende della famiglia De Filippo e di come queste abbiano inciso profondamente sulla vita dell’autore e sulla storia del teatro italiano.
È un racconto avvincente che offre un ritratto della celebre dinastia teatrale, ma che si distingue anche per la sua capacità di andare oltre, esplorando l’umorismo e la profonda umanità che caratterizzano i grandi autori.
Monza – Juve Stabia: Trionfo del cinismo nel festival degli errori. Hernani suona la carica, Petagna decide
Non è stata la partita degli esteti, ma quella dei cinici. In un campionato che non aspetta nessuno, e in un pomeriggio in cui Palermo, Frosinone e Venezia avevano già lanciato il loro segnale di forza, il Monza aveva un solo imperativo: vincere. Ci riesce, ma lo fa al termine di una gara schizofrenica, segnata da “folate di classe” alternate a svarioni clamorosi. Una vittoria che porta la firma tattica di Paolo Bianco, abile a tenere la squadra “in bolla” dopo un inizio shock, ma che verrà ricordata negli annali soprattutto come la sagra dell’errore dei due portieri.
Thiam, che brivido. Mosti ringrazia
La gara si sblocca quasi subito, non per una manovra avvolgente, ma per un regalo. Demba Thiam, solitamente una garanzia tra i pali brianzoli, commette un peccato capitale di sufficienza: gestione palla arretrata, rinvio corto e intercettato. La Juve Stabia non crede ai propri occhi e ringrazia con Mosti, che deposita in rete il vantaggio. Il Monza accusa il colpo, si sfilaccia e fatica terribilmente a costruire. Le Vespe, sornione, avrebbero la chance colossale di chiudere la contesa o indirizzarla definitivamente: Giorgini si lancia in contropiede, ma sul più bello si lascia rimontare da un monumentale Obiang. Poco dopo è Cacciamani a provarci, ma qui Thiam inizia il suo percorso di redenzione opponendosi con efficacia, cosa che ripeterà successivamente anche su Correia.
Il fattore Hernani e il “fattaccio” di Confente
Nel mezzo del caos, emerge la luce. Si chiama Hernani Azevedo Júnior. È lui l’uomo caldo, il vero leader tecnico ed emotivo della banda di Bianco. Il brasiliano prima trova il pareggio, rimettendo in asse una barca che stava imbarcando acqua, e poi mette lo zampino nell’azione che decide il match. Ed è qui che si consuma il secondo atto del dramma dei numeri uno. Se Thiam aveva aperto le danze degli orrori, Confente le chiude. Il portiere delle Vespe, autore poco prima di una “paratissima” su Cutrone che aveva salvato il risultato, buca clamorosamente l’uscita su un cross nato dai piedi di Hernani. La palla sfila, beffarda, e Petagna — l’ex bomber della Spal — si fa trovare pronto per il più facile dei tap-in. È il gol del sorpasso, il punto di non ritorno.
La differenza la fa la panchina
La Juve Stabia esce dall’U-Power Stadium con l’amaro in bocca e la consapevolezza di non aver giocato male. Anzi. Nel primo tempo le Vespe hanno avuto le occasioni per fare malissimo e nel finale hanno sfiorato il pari con Ricciardi. La differenza, in questo pomeriggio brianzolo, l’hanno fatta i dettagli e la profondità della rosa. Mentre il Monza ha trovato risorse nei suoi campioni, chi è subentrato per le Vespe non ha inciso: Gabrielloni, Maistro e Dos Santos non sono riusciti a cambiare l’inerzia, risultando impalpabili nel momento del bisogno.
La squadra di Castellammare avrebbe meritato di portare a casa un pareggio per quanto prodotto, ma in partite così bloccate e tese, l’errore individuale pesa come un macigno. Il Monza si prende i tre punti e continua il duello appassionante in vetta; alla Juve Stabia resta la prestazione, ma la lezione è dura: contro queste corazzate, ogni minima distrazione è fatale.
IL MORSO DELLA VESPA. Lo Stabia subisce la rimonta del Monza. Cade l’imbattibilità dopo 9 gare
Cala il sipario sulla serie di imbattibilità della Juve Stabia. Dopo nove risultati utili consecutivi, gli uomini di Ignazio Abate cadono all’U-Power Stadium contro un Monza caparbio, capace di ribaltare lo svantaggio iniziale e infliggere ai campani un amaro 2-1. Nonostante una partenza sprint, le Vespe perdono terreno in classifica, scivolando al settimo posto proprio alla vigilia dello scontro diretto contro il Modena.
Lampo di Mosti, poi sale il Monza
L’avvio di gara sembrava il preludio a un’altra giornata di grazia per i gialloblù. Come già accaduto nel match d’andata, il portiere brianzolo Thiam (grande ex della sfida) incappa in un’ingenuità fatale nei primi minuti. Ad approfittarne è Nicola Mosti, il più lesto di tutti a ribadire in rete: per il centrocampista è un momento d’oro, con il secondo gol nel mese di febbraio dopo quello realizzato contro la Reggiana.
Il Monza, però, non si scompone e inizia a macinare gioco. Al 27′ arriva il primo grande brivido per la difesa stabiese: Patrick Cutrone stacca di testa a botta sicura su sviluppi di corner, ma trova sulla sua strada un Confente strepitoso, autore di una parata plastica che strozza in gola l’urlo del gol ai padroni di casa.
Ripresa di fuoco: Hernani Jr sale in cattedra
Il secondo tempo si apre con ritmi altissimi e continui ribaltamenti di fronte. Prima Hernani Jr sfiora il palo con un destro potente, poi la Juve Stabia risponde con una fiammata di Cacciamani che propizia un’occasione d’oro per Okoro, sventata in angolo dalla difesa biancorossa.
Al 51′, la pressione del Monza porta i suoi frutti. Uno scatenato Azzi sfonda sulla fascia e crossa verso il limite dell’area: il rimorchio di Hernani Jr è perfetto, la sua conclusione al volo si infila nell’angolo basso siglando l’1-1.
Il sorpasso firmato Petagna
Il pareggio sposta l’inerzia del match. Al 64′, è ancora Hernani Jr a seminare il panico sulla corsia laterale; il suo traversone teso mette in difficoltà Confente che respinge corto al centro dell’area. Il più lesto è il neo entrato Andrea Petagna, che deve solo appoggiare in rete il pallone del sorpasso.
Nel finale la Juve Stabia prova il tutto per tutto. L’occasione della speranza capita sui piedi di Correia, ma la sua conclusione viene deviata in angolo. Al triplice fischio, il tabellino recita 2-1 per i brianzoli.
La Classifica e il prossimo turno
La sconfitta costa cara in termini di posizionamento: le Vespe vengono superate dal Modena, che ora occupa la sesta piazza. Il calendario, però, offre subito l’occasione del riscatto: domenica prossima, allo stadio Menti, arriveranno proprio i “Canarini” per una sfida che profuma già di spareggio playoff.
L’ultimo oltraggio: il “cimitero dei bambini” di Castellammare è una terra di nessuno
CASTELLAMMARE DI STABIA – Esistono luoghi dove il silenzio dovrebbe essere sinonimo di rispetto, e dove il dolore dovrebbe trovare conforto nel decoro. A Castellammare, invece, il settore del cimitero comunale dedicato ai più piccoli è diventato l’emblema del degrado più cupo. Quello che dovrebbe essere un giardino della memoria è oggi una “terra di nessuno”, un monumento all’incuria che grida vendetta.
Un labirinto di abbandono e marmo spezzato
Varcando la soglia dell’area, lo scenario è desolante. Non serve uno sguardo attento per scorgere lo sfacelo: tombe divelte, lapidi inclinate dal tempo e dall’assenza di manutenzione, e pezzi di marmo rotto disseminati ovunque come macerie di un bombardamento emotivo.
L’incuria non risparmia nemmeno la sicurezza dei visitatori. L’erba alta ha ormai colonizzato i vialetti, nascondendo le insidie del terreno e trasformando il passaggio in un percorso a ostacoli. Tra la vegetazione incolta, la presenza di gatti randagi è solo la punta dell’iceberg: il vero timore per i cittadini è il pericolo topi, che trovano rifugio indisturbati nel fitto delle sterpaglie, rendendo la visita ai propri cari un rischio igienico-sanitario oltre che un’esperienza straziante.
Lo spreco dello spazio e l’indifferenza delle istituzioni
Oltre al dolore visivo, emerge un paradosso gestionale: ampie porzioni di terreno giacciono come spazio inutilizzato, aree che potrebbero essere destinate a nuove tumulazioni ma che restano abbandonate al fango e ai rifiuti. In una città che spesso soffre la carenza di spazi cimiteriali, vedere aree pubbliche lasciate al macero è un insulto alla logica, oltre che alla pietà.
Una vergogna per il Comune
Quello che si respira tra le croci storte è un senso di abbandono istituzionale che non può più essere giustificato da carenze di bilancio o lungaggini burocratiche.
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Pericolo: I gradini sconnessi e i detriti espongono i visitatori (spesso anziani) a cadute.
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Incuria: La natura selvaggia sta letteralmente “mangiando” la memoria di chi non c’è più.
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Vergogna: È l’unica parola possibile per descrivere l’indifferenza del Comune di fronte a un luogo così sensibile.
Non si tratta solo di decoro urbano, ma di dignità umana. Lasciare che il cimitero dei bambini versi in queste condizioni significa ferire una seconda volta le famiglie che in quel luogo cercano un legame con ciò che hanno perduto.
Castellammare non può permettersi che la memoria dei suoi figli più piccoli sia sommersa dai rovi e dall’oblio. È tempo che l’amministrazione comunale risponda di questo scempio e intervenga con un piano di riqualificazione urgente. Perché un popolo che non onora i suoi morti, e in particolare i suoi bambini, ha già perso il diritto di definirsi civile.
Monza – Juve Stabia: Il Podio e il Contropodio gialloblù
La partita dai due volti di Monza sorride ai padroni di casa che in rimonta superano la Juve Stabia. Per le vespe subito vantaggio con Mosti ma segue una ripresa in cui i lombardi mettono la freccia.
PODIO
Medaglia d’oro: a Christian Dalle Mura, nuovo baluardo della difesa della Juve Stabia. Schierato centrale nel terzetto arretrato, l’ex Cosenza sbaglia pochissimo mostrando, anzi, sicurezza e confidenza. Nessuna giocata di alta scuola per il 14 ma chiusure essenziali e pulite, che non ricercano la bellezza bensì l’efficacia. Quello che si chiede ad un difensore centrale di una compagine battagliera che deve salvarsi.
Medaglia d’argento: a Omar Correia, a tratti straripante a tutto campo. La gara di Monza è un saggio delle qualità e delle potenzialità dell’ex Triestina, che disegna strappi in velocità e giocate nello stretto. Va a velocità doppia rispetto agli avversari e per quanto mostra, gara dopo gara, potrebbe essere molto più impattante anche in zona gol. Peccato per il vizio, che a volte lo accompagna, di tenere troppo palla.
Medaglia di bronzo: ad Alvin Okoro, gettato nella mischia dal primo minuto e bravo a rispondere presente. Pronti via e il ragazzo col numero 90 intercetta il rinvio di Thiam, lanciandosi poi verso la porta con l’ex portiere stabiese costretto a franargli addosso. Poi l’ex Juventus Next Gen ingaggia un bel duello con Ravanelli da cui si intravedono le qualità importanti. Tiene botta anche fisicamente e in apertura di ripresa va vicino al raddoppio. È ancora ingolfato ma le premesse sono interessanti.
CONTROPODIO
Medaglia d’oro: ad Alessandro Confente, che sembra aver dismesso il costume da Spiderman. Ancora indecisioni per il numero 1, che nel primo tempo si lascia scappare la palla in uscita ma fortunatamente l’azione viene interrotta per fuorigioco. Il colpo di reni con cui nega il gol a Cutrone è cancellato dall’incertezza con cui non trattiene il cross abbastanza lento di Hernani che Petagna può facilmente insaccare. Come nel noto film, Spiderman nel momento più difficile tornerà ad indossare il suo costume?
Medaglia d’argento: ad Andrea Giorgini, che sbaglia sia dopo che prima della metà campo. A pesare sulla gara del 33 episodi che si riveleranno decisivi. Nel primo tempo si ritrova a condurre un 3 contro 1 nell’area di rigore del Monza ma sbaglia scelta e tempi, regalando palla ai biancorossi con lo specchio della porta aperto e due compagni liberi. Nella ripresa si lascia sverniciare da Azzi per il pari dei brianzoli.
Medaglia di bronzo: a Nicola Mosti, che oscura il lampo iniziale della sua gara. Bravo il centrocampista ad insaccare subito in rete, come avvenuto a Reggio Emilia, ma le reti del Monza arrivano su due palle sanguinose perse dal 98 nel cerchio di centrocampo. Prima Mosti prova un colpo di tacco, che dá il via all’azione conclusa da Hernani col destro vincente. Poi, ancora in mediana, sbaglia nuovamente la misura del passaggio innescando la letale ripartenza del Monza.
L’AZZURRO PENSIERO. Spina-Alisson rimontano due volte la Roma. Al Maradona è 2-2
Il boato del “Maradona” accompagna un pareggio che sa di impresa. Tra Napoli e Roma finisce 2-2, al termine di una sfida vibrante, decisa dai colpi dei singoli e dalla resilienza di un gruppo che, nonostante le emergenze, non accenna a mollare.
Il Film della Partita
L’avvio è tutto di marca giallorossa. Dopo pochi minuti, la Roma gela lo stadio: Malen è il più lesto di tutti a fiondarsi su una palla vagante in area e, con una deviazione sottomisura, firma il vantaggio ospite. Il Napoli accusa il colpo ma cresce con il passare dei minuti, trovando il meritato pareggio proprio allo scadere del primo tempo. L’ex di turno, Leonardo Spinazzola, si inventa un destro chirurgico dai 20 metri che trafigge il portiere e manda le squadre al riposo sull’1-1.
Nella ripresa il copione si ripete. La Roma spinge e torna avanti ancora con Malen, freddissimo dal dischetto nel siglare la sua doppietta personale. Sembra finita, ma il finale è un monologo azzurro. La spinta del pubblico e i cambi di Conte ribaltano l’inerzia: è il nuovo acquisto Alisson Santos a far esplodere lo stadio con un’incursione vincente che fissa il risultato sul definitivo 2-2.
Le Voci dal Campo
Antonio Conte: “Orgoglioso di questo gruppo”
Il tecnico azzurro, nonostante il pareggio, vede il bicchiere decisamente mezzo pieno:
“Dobbiamo essere fieri di quello che stiamo facendo nonostante le emergenze. Avremmo meritato qualcosa in più, ma sono soddisfatto per mentalità e atteggiamento. Alisson e Giovane? Hanno talento e ci hanno dato qualità, sono molto felice per loro.”
I Protagonisti: Alisson e Spinazzola
Alisson Santos, l’eroe di giornata, è già entrato nel cuore dei tifosi: “Segnare in questo stadio è strepitoso. Mi sento già a casa, il rapporto con il gruppo è splendido.”
Dello stesso avviso Leonardo Spinazzola, autore della perla dell’1-1: “Abbiamo cercato la rimonta con tutte le forze contro un avversario fortissimo. È una bellissima prestazione che ci dà fiducia.”
Il Napoli esce dal campo con una certezza: l’anima di questa squadra è più forte delle assenze. Ora la testa va già alla prossima sfida con l’Atalanta a Bergamo, con la consapevolezza che, con questo spirito, nessun traguardo è precluso.
Immagine in evidenza: sito ufficiale SSC Napoli.
Azzannato al volto dal pitbull di casa, ferito bimbo di 13 mesi
Un bimbo di 13 mesi è stato azzannato dal pitbull in casa. È accaduto a Scafati, in provincia di Salerno. Il piccolo è rimasto ferito alla guancia destra, non è in pericolo di vita ed è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Santobono di Napoli.
La rapidità dei soccorsi ha evitato il peggio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della tenenza di Scafati che hanno avviato le indagini per capire cosa sia accaduto. Il cane è stato affidato all’Asl territoriale.
Dalle maschere alle parrucche, maxi sequestro di oltre 500mila prodotti di Carnevale
Articoli per il Carnevale non sicuri o contraffatti, 54 persone segnalate in provincia di Napoli. Oltre 500mila prodotti non in regola sequestrati.
Nell’ambito di un piano straordinario di controlli volti a contrastare la vendita di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute in vista del Carnevale, la Guardia di finanza di Napoli hanno sequestrato oltre 500 mila articoli non sicuri, privi di etichettatura conforme e, in alcuni casi, contraffatti. All’esito degli interventi le Fiamme gialle hanno segnalato 35 persone alla Camera di Commercio per violazioni al Codice del Consumo, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni amministrative previste, per un massimo di 30.000 euro. Altre 19 sono state denunciate a piede libero alle varie Procure, a vario titolo, per i reati di contraffazione, frode in commercio e ricettazione.
I prodotto sequestrati e dove
Tra i prodotti sequestrati figurano maschere, cravatte, guanti, palline, decorazioni, stelle filanti, brillantini, addobbi, gadget per la festività e mazze in plastica, nonché parrucche e prodotti per la cura della persona. La merce, destinata in larga parte ai bambini, è stata individuata presso esercizi commerciali e magazzini a Napoli (tra i quartieri Chiaiano, Pianura, Fuorigrotta e Vomero, San Pietro a Patierno, Poggioreale e Zona industriale e ancora San Lorenzo, Vicaria, San Ferdinando e Mercato), nella zona nord della Provincia (comuni di Caivano e Casoria, Giugliano in Campania, Quarto e Qualiano, Palma Campania, Nola e Sant’Anastasia, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Gragnano, Sorrento e Vico Equense). La merce sequestrata, qualora immessa sul mercato, avrebbe potuto generare profitti illeciti per decine di migliaia di euro, mettendo a rischio la salute dei consumatori, per l’eventuale presenza di materiale nocivo.
Saviano, incendiata auto polizia municipale
Una autovettura della Polizia Municipale è stata data alle fiamme davanti al Comando di Saviano, Napoli. Sul caso sono in corso le indagini per risalire ai responsabili. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha immediatamente disposto l’intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza in tutta l’area interessata da parte delle forze di polizia, e ha disposto, per il pomeriggio odierno, la convocazione urgente presso il Palazzo di Governo di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per l’esame approfondito della delicata questione.
In particolare, il Prefetto di Napoli, nel manifestare piena fiducia nell’operato degli organi investigativi, ha ribadito il fondamentale contributo del sistema di videosorveglianza attivo nel Comune di Saviano, territorio particolarmente attenzionato dalle Forze di polizia, dove è insediata un’amministrazione commissariale.
Addio a Luigi Nicolais, scienziato ed ex ministro
Luigi Nicolais, ingegnere chimico, accademico e politico di rilievo nazionale, ex presidente del Cnr ed ex ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica amministrazione, è morto all’età di 83 anni a Napoli. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota dall’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, dove il professore Nicolais ha svolto gran parte della sua carriera, formando generazioni di studenti e consolidando una reputazione internazionale nel campo dei materiali compositi. I funerali sono previsti domani, martedì 13 gennaio, alle ore 16.00, nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.
Nato a Sant’Anastasia (Napoli), il 9 febbraio 1942, Nicolais ha dedicato la sua vita alla scienza, all’innovazione e al servizio pubblico, diventando un punto di riferimento per il mondo accademico, industriale e politico italiano. Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione nel governo Prodi II dal 2006 al 2008, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2012 al 2016, assessore della Giunta regionale della Campania dal 2000 al 2005 e parlamentare del Pd alla Camera dal 2008 al 2012, Nicolais ha saputo coniugare una solida preparazione scientifica con un impegno politico di alto livello. Professore ordinario di Tecnologie dei Polimeri all’Università Federico II, autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche e direttore dell’Istituto per la Tecnologia dei Materiali Compositi del Cnr, ha rappresentato una figura chiave nel collegamento tra ricerca, innovazione tecnologica e sviluppo economico del Paese.
La sua carriera accademica è stata segnata da importanti esperienze internazionali: ha insegnato all’University of Washington e all’University of Connecticut di Storrs, contribuendo alla formazione di numerosi giovani ricercatori italiani e stranieri. Il suo lavoro gli ha valso l’inserimento nel Gruppo 2003, la lista dei ricercatori italiani più citati al mondo stilata dall’Isi di Filadelfia, riconoscimento della sua autorevolezza scientifica. La sua attività si è concentrata principalmente sui materiali compositi e sui polimeri, con una visione innovativa che mirava a ridurre il divario tra ricerca e industria e a stimolare lo sviluppo tecnologico e produttivo.
Accanto alla carriera accademica, Nicolais ha svolto un’intensa attività istituzionale e politica. Dal 2000 al 2005 è stato assessore all’Università, Ricerca scientifica e Innovazione tecnologica nella giunta regionale della Campania guidata da Antonio Bassolino. Nel 2006 entra nel governo Prodi II come ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, un ruolo in cui ha promosso processi di modernizzazione e semplificazione amministrativa, con particolare attenzione al rapporto tra innovazione tecnologica e funzionamento della macchina pubblica.
Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008, Nicolais ha fatto parte della XVI legislatura e ricoperto il ruolo di vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, continuando a difendere l’importanza della ricerca scientifica e dell’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo del Paese. La sua attività politica si è caratterizzata per indipendenza di pensiero e pragmatismo: pur essendo esponente del Partito Democratico, si è distinto per posizioni autonome, lontane dalle logiche di partito quando necessario, e per un impegno costante a favore della crescita culturale e tecnologica della Campania e dell’Italia.
Nel 2012 Nicolais viene nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, succedendo a Francesco Profumo. In questo incarico, durato fino al 2016, si è speso per rafforzare la competitività internazionale della ricerca italiana, promuovendo progetti di eccellenza, finanziamenti mirati e una maggiore collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Il suo mandato è stato caratterizzato da una visione strategica che mirava a valorizzare il capitale umano e le conoscenze scientifiche come strumenti per la crescita sociale ed economica del Paese.
Parallelamente all’attività istituzionale, Nicolais ha fondato e guidato l’Imast, distretto tecnologico sull’ingegneria dei materiali polimerici e delle strutture, e ha ricoperto ruoli di presidenza in importanti realtà culturali e tecnologiche, tra cui la Reale Tenuta di Carditello, la Città della Scienza e l’Arti – Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione della Puglia. È stato anche presidente del Campania Digital Innovation Hub, promuovendo l’innovazione digitale e tecnologica nella regione.
Tra i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua vita, spicca il conferimento della cittadinanza benemerita dal Comune di Ercolano nel maggio 2025 e il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, di iniziativa del Presidente della Repubblica, per l’eccezionale contributo alla scienza e al servizio pubblico.
“Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Luigi Nicolais a cui ero legato da sentimenti di vero affetto – ha detto Romano Prodi – Il nostro è stato sempre un rapporto di stima e di autentica amicizia che ci ha uniti in passato e che è rimasto vivo nel tempo”.
“Oggi il nostro Paese ha perso uno scienziato autorevole, una figura di riferimento per tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale e un politico capace che ha dedicato tutta la sua vita all’innovazione e al progresso. Il mio pensiero più affettuoso è per la sua famiglia e per i tanti che gli hanno voluto bene”, ha concluso Prodi.
Caserta, 13enne ucciso a coltellate: assolto l’unico imputato
Dopo 13 anni, si chiude il processo. L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi
Ucciso in una lite a 13 anni: assolto l’unico imputato. La madre di Emanuele Di Caterino urla ‘vergogna’ contro i giudici. Si è chiuso poco fa il nuovo processo di appello nei confronti di un 29enne, all’epoca dei fatti ancora minorenne, accusato di aver accoltellato a morte il ragazzino di 13 anni.
L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi. Oggi, a distanza di quasi 13 anni e dopo diversi processi, i giudici della Corte di Appello di Napoli sono chiamati a mettere la parola fine a un procedimento giudiziario complesso. Come richiesto dal sostituto procuratore generale, però, i giudici hanno deciso di assolvere il 29enne, riconoscendogli dopo anni che si trattò di legittima difesa. Alla lettura del dispositivo, la madre del 13enne ha urlato “vergogna” contro i giudici.
Napoli, allarme meningite: ma l’ospedale smentisce
Non ci sono focolai di meningite a Napoli. Lo ha reso noto l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Cotugno specializzato nella cura delle malattie infettive, a proposito dell’allarme lanciato attraverso alcuni app di una presunta diffusione di casi di meningite da Neisseria meningitidis (meningococco).
“I casi attualmente ricoverati presso l’Ospedale Cotugno presentano diverse matrici patogene e non sono riconducibili a un unico ceppo infettivo. Tale incidenza rientra nei flussogrammi stagionali attesi, in particolare alla luce del brusco cambio di temperature – comunica l’Azienda ospedaliera – si conferma un legame di conoscenza tra tre soggetti affetti da Neisseria meningitidis; uno dei quali giunto ieri in rianimazione, i restanti due da degenza in reparto in condizioni cliniche stazionarie”.
“L’assenza di correlazione cronologica tra le insorgenze non suggerisce l’ipotesi di una catena di contagio diretta. I pazienti sono ad ogni modo in fase di valutazione clinica e il Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl sta completando i protocolli di screening e sorveglianza previsti”, si chiude la nota.
Nabucco di Giuseppe Verdi in scena al Teatro di San Carlo di Napoli
La Stagione d’Opera 2025/2026 del Teatro di San Carlo di Napoli mette in scena Nabucco, dramma lirico di Temistocle Solera su musica di Giuseppe Verdi, in cartellone da domenica 18 gennaio (ore 17:00) fino a sabato 31 gennaio con cinque repliche.
Sul podio Riccardo Frizza, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi. Firma la regia Andreas Homoki, al suo debutto al Lirico di Napoli, per una produzione dell’Opernhaus Zürich. Le scene sono di Wolfgang Gussmann che, con Susana Mendoza, cura anche i costumi. Le luci sono di Franck Evin.
È un duplice debutto per i ruoli principali, con Ludovic Tézier che, per la prima volta, è Nabucco, mentre Marina Rebeka Abigaille. Piero Pretti dà voce e volto a Ismaele, mentre Michele Pertusi è Zaccaria. Cassandre Berthon interpreta Fenena, Caterina Marchesini è Anna. Completano il cast Lorenzo Mazzucchelli nel ruolo del Gran Sacerdote e Francesco Domenico Doto, ex allievo dell’Accademia del Teatro di San Carlo, come Abdallo.
La rappresentazione del Nabucco è stata presentata oggi nel corso di una conferenza stampa al San Carl con il sovrintendente e direttore artistico Fulvio Adamo Macciardi, il direttore d’orchestra Riccardo Frizza, il regista Andreas Homoki e i protagonisti del cast vocale.
Nella lettura di Homoki, l’azione scenica si colloca nel periodo in cui Verdi compose l’opera, ponendo l’accento sulle relazioni familiari come nucleo del dramma. In un tempo di grande crisi e radicale trasformazione, si svolge “la storia convulsa della famiglia formata da Nabucco e dalle sue due figlie – ha affermato il regista – Al sistema politeista dei babilonesi si contrappone ora, come ideale utopico, un sistema nuovo e moderno, incarnato dalla visione monoteista del mondo degli ebrei. Nel processo di avvicendamento tra l’antico e il nuovo, anche la famiglia finisce per spezzarsi. La polarità tra il nuovo ordine e quello antico si manifesta nello scontro tra la nuova borghesia e un’aristocrazia che, ai tempi di Verdi, era percepita come un’odiosa alleata del dominio straniero”.
Nabucco approda per la prima volta a Napoli nel 1848, un anno storicamente significativo, a cui la città e il suo Teatro partecipano con una singolare iniziativa: l’ultima delle recite viene preceduta da uno spettacolo il cui ricavato viene destinato alla “Santa causa Italiana”, in sostegno della guerra di liberazione. Tra le interpreti di Abigaille nelle riprese del XX secolo spicca, su tutte, una giovane Maria Callas, che arriva al San Carlo nel 1949 per l’Inaugurazione della Stagione Lirica. “Il teatro è già tutto esaurito. Che Iddio mi aiuti”, scrive in una lettera al marito Giovanni Battista Meneghini: “Pregalo, perché qui c’è molta aspettativa”.
risolto ‘cold case’, arrestate 4 persone
Risolto dopo 15 anni l’omicidio Omicidio di Carmine Campana, avvenuto a Giugliano in Campania il 15 maggio 2010. Quattro gli arresti in provincia di Napoli.
I Carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone gravemente indiziate dei reati di omicidio premeditato nonché di detenzione e porto illegali di arma comune da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico Pagliuca di Pozzuoli.
Gli indagati avrebbero preso parte – in qualità rispettivamente di mandanti ed esecutori – all’omicidio di Carmine Campana. Il delitto sarebbe stato realizzato per affermare il controllo del territorio in contrapposizione al gruppo criminale Beneduce, cui sarebbe appartenuta la vittima, che fu uccisa con una serie di colpi d’arma da fuoco al volto.
Napoli, Conte: “Rimonta non facile. Rrahmani? Parlare sempre di infortuni diventa stupido”
Il Napoli va sotto due volte, ma riesce comunque a pareggiare. Al Maradona, nel posticipo della domenica di Serie A, finisce 2-2 contro la Roma. Prestazione che l’allenatore azzurro Antonio Conte ha analizzato a Dazn: “Stiamo onorando la maglia, cerchiamo di combattere per il Napoli e sono contento dei ragazzi. Un grazie anche ai tifosi, che non è scontato che riconoscano quello che stiamo facendo in questa stagione. Rimontare due volte la Roma non era facile, anche se penso che avremmo meritato qualcosa in più. Per me è stata una partita ‘inglese’. Dobbiamo continuare sapendo che il nostro futuro ce lo stiamo costruendo in queste partite dove conosceremo quale competizione europea giocheremo la prossima stagione”.
Su Giovane e Alisson (grande protagonista con il gol del pareggio): “Devono ancora capire i meccanismi e situazioni di gioco, ma sono ragazzi umili e accettano il fatto che gli serva ancora ancora del tempo per entrare nelle dinamiche della squadra”. E sull’infortunio di Rrahmani, Conte ha aggiunto: “Uno in più, uno in meno… nel caso troveremo la soluzione. Parlare sempre degli infortuni diventa stupido. Se lo recupereremo bene, altrimenti faremo come stiamo facendo in ogni partita che stiamo giocando in questa stagione”.
Il Napoli non è mai domo: Spinazzola ed Alisson raggiungono per due volte la Roma
C’era una volta il derby del sole, o derby del sud: oggi, nella tribuna ospiti del Maradona, c’è una sola bandiera che garrisce timidamente fra le due curve riempite d’azzurro. Tra Napoli e Roma c’è un’aspra rivalità che non accenna ad appassirsi. In campo, è la sfida fra due squadre che puntano in alto, che – forse – hanno rinunciato allo scudetto, e che vogliono conquistare l’Europa che conta.
Finisce con un giusto pareggio fra le due squadre che si sono sfidate apertamente. La vittoria per l’una o per l’altra, significava dare una svolta importante verso la Champions. La Roma passa in vantaggio con Malen dopo pochi minuti, ma verso la fine del primo tempo Spinazzola la metta laddove Svilar non può arrivare e fa 1-1. Nella ripresa, il Napoli gioca ma non affonda: ci riescono gli ospiti, dopo una iniziativa di Wesley, che guadagnano e trasformano un rigore nuovamente con Malen. Cambi decisivi per il Napoli: pallone che finisce a Giovane, passaggio ad Alisson che da fuori area insacca alle spalle del portiere il definitivo 2-2.
Napoli-Roma, il primo tempo
Per i campioni d’Italia in carica, Politano ritorna fra i titolari, c’è Gilmour nuovamente fra i convocati, assente McTominay; per gli ospiti, Dybala assente, Soule in panchina: attacco composto da Zaragoza, Malen e Wesley.
Il ritmo è alto già dal primo minuto. Della Roma il primo pallone della partita, che impronta subito un palleggio veloce ed un pressing alto sui portatori azzurri. Per questi ultimi, due occasioni di contropiede non sfruttate a sufficienza. Su un capovolgimento di fronte, i giallorossi passano in vantaggio: passaggio al centro rasoterra di Zaragoza dove trova puntuale Malen per lo 0-1 dopo sei minuti. Regolare la rete perché Rrahmani lo tiene in posizione. La ripresa dei padroni di casa è lenta, come un diesel, ma carbura metri passaggio dopo passaggio. Il primo tentativo è di Vergara che, al quarto d’ora, trova una deviazione in corner dopo un sinistro ravvicinato: dalla seguente battuta, il pallone finisce a Lobotka che prova il tiro da fuori, parato da Svilar.
Non ci sono tiri veramente pericolosi, verso l’area di rigore avversaria: il perno Hojlund non sempre riesce a fare sponda verso i due trequartisti. Invece, lo sono i tentativi della Roma che prima con Malen poi con Pisilli tirano verso la porta ma a lato di Milinkovic. Al 40°, il Napoli pareggia: palleggio insistito fuori l’area di rigore giallorossa senza trovare varchi, ne approfitta Spinazzola che, dalla distanza, beffa Svilar con un gran tiro. Durante il primo dei due minuti di recupero, la Roma beneficia di un calcio di punizione dalla destra, che il Napoli riesce a neutralizzare senza correre rischi. La prima frazione di gioco, si conclude quindi sull’1-1
Napoli-Roma, il secondo tempo
Il primo quarto d’ora della ripresa è totalmente di marca azzurra. Spinazzola va vicino al raddoppio, ma la difesa avversaria sventa il pericolo. Hojlund è più mobile, e Vergara più sicuro di sé. Così come la difesa azzurra, che riesce a tenere meglio sotto controllo le frecce offensive della squadra di Gasperini, che ha fatto entrare Soule. Al 65°, cross di Spinazzola sul secondo palo, Gutierrez fa sponda di testa, ma Svilar para ed evita incursioni azzurre.
Al 67°, calcio di rigore per la Roma: Wesley sfugge velocemente alla marcatura di Rrahmani che lo atterra in area. Senza esitazioni, il direttore di gara indica il dischetto del rigore: alla battuta c’è Malen che spiazza il portiere e fa doppietta. Durante la preparazione del rigore, Conte fa entrare Olivera ed Alisson: proprio quest’ultimo scalda i guanti a Svilar dopo una serpentina verso l’area di rigore. Ma, era la prova generale prima del gol: assist di Giovane al limite dell’area, e il numero 27 buca Svilar con un insidioso rasoterra. Prima della rete, stava per entrare Lukaku, ma sul punteggio di parità Conte opta per Mazzocchi al posto di Politano. La Roma prova a reagire, ma il cross dalla destra per Vaz è troppo alto.
I minuti finali sono concitati e lo stadio torna a cantare ed incitare dopo qualche minuto di smarrimento. Azione di Alisson, passaggio per Hojlund che si incunea in area e trova il corner. Gli azzurri assediano il fortino giallorosso, fra i cori della curva B: Alisson serve Gutierrez appostato fuori area, il suo sinistro è deviato dal portiere. Questa è stata l’ultima azione del match al Maradona, che finisce in parità.
Monza- Juve Stabia (2-1): Le pagelle dei gialloblù
Al termine di Monza – Juve Stabia terminata con il risultato di 2 a 1 in favore dei padroni di casa che ribaltano con Hernani e Petagna l’inziale vantaggio firmato da Mosti, vi presentiamo la nostra pagella per i calciatori gialloblù
CONFENTE 5,5: Intercetta tutte le palle alte, nel primo tempo fa una parata difficile e mantiene il risultato inalterato. Nel secondo tempo incolpevole sul primo goal del Monza ma un errore che fa male porta al raddoppio dei padroni di casa.
GIORGINI 6: il suo ruolo migliore è fare il laterale destro della difesa a tre che svolge con semplicità. Poco tempestivo nella chiusura sull’uomo sfuggito al compagno.
DALLE MURA 6: Si conferma nel ruolo di centrale che svolge con semplicità e senza fronzoli, non ha grosse colpe per i goal subiti.
BELLICH 6,5: Inizia a destra dove va in difficoltà, portato nel suo ruolo abituale fa la solita partita di sostanza, dalle sue parti è difficile passare.
CARISSONI 5: sbagli appoggi facili in ripartenza , i due goal sono nati perché si è fatto trovare fuori dalla sua zona di competenza. Dal 78’RICCIARDI S.v.
MOSTI 6,5: All’inizio della partita si fa trovare pronto sul primo pressing portato e realizza il suo terzo goal . Ricuce gioco e dirige il pressing come un direttore d’orchestra. Dal 70’MAISTRO 5,5: non si è vista la sua tecnica e non si rende mai pericoloso in fase offensiva.
LEONE 6: Il goal iniziale porta la squadra a fare un lavoro di pressing a tutto campo, le sue geometrie si sono riviste dopo il vantaggio del Monza sfruttando l’arretramento degli avversari.
CORREIA 6: Nel primo tempo riesce a muoversi tra le maglie avversarie con le sue traversate, calato alla distanza il suo apporto è venuto un po’ meno, tenta la via del goal senza fortuna.
CACCIAMANI 6,5: Il giovane calciatore proprietà del Torino sta tornando sui livelli d’inizio campionato risultando il più pericoloso in fase offensiva.
ZEROLI 5,5: Il vantaggio iniziale lo porta a fare un compito non suo che non svolge in modo appropriato, non mantiene palla e sbaglia appoggi facili. Nei minuti giocati del secondo tempo nel ruolo di sottopunta migliora il suo apporto. Dal 70’Dos Santos 5,5:Entra per dare più vivacità all’attacco fa qualche spunto interessante ma in alcuni momenti si deve essere più decisi .
OKORO 6: Da solo riesce a mantenere la squadra alta poco lucido su alcune aperture che potevano essere letali, toccato duro ha dovuto alzare bandiera bianca . Dal 57’ GABRIELLONI 5: Non incide sulla partita, lento nel leggere alcuni situazioni che poteva essere pericolose.
ABATE 6: La partita forse non era stata preparata così , ma dopo il goal fulmineo decide di abbassarsi e fare pressing a tutto campo lasciando solo OKORO in avanti, infatti il Monza nel primo tempo ha creato solo un’azione pericolosa. Nel secondo tempo andando in svantaggio con i cambi ha cercato di dare più pericolosità in fase offensiva dai subentrati è arrivato poco e non si è riusciti a pareggiare, risultato che poteva essere giusto e meritato.



