Juve Stabia: Francesco Agnello a che gioco sta giocando?

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A Castellammare di Stabia si respira un’aria surreale, in cui la gioia per le imprese sportive si scontra frontalmente con l’angoscia per il futuro del club. La domanda che rimbomba tra i vicoli della città e sugli spalti del Menti è una sola: a che gioco sta giocando Francesco Agnello?

Mentre i ragazzi in campo continuano a sudare la maglia, portando a casa risultati straordinari — la salvezza aritmetica già in tasca, i playoff distanti un solo punto e un sesto posto a sole due lunghezze — fuori dal rettangolo verde si consuma una partita societaria dai contorni oscuri.

Un’acquisizione “a scatola chiusa”

L’acquisizione del 100% delle quote della Juve Stabia da parte dell’imprenditore Francesco Agnello ha sollevato fin da subito più di una perplessità. Guardando al suo storico nel mondo del calcio (con i trascorsi non proprio idilliaci legati ad Ancona e Sambenedettese), la piazza fa bene a non dormire sonni tranquilli. Ma è soprattutto il comportamento attuale del nuovo patron a destare allarme.

Acquisire una società calcistica vanto di un’intera città, con 119 anni di storia, uno dei bilanci più sani dell’intera Serie B e un parco giocatori valutato oltre 22 milioni di euro, richiederebbe un approccio radicalmente diverso. Invece, assistiamo a una gestione fantasma:

  • Irreperibilità cronica: Agnello risulta introvabile telefonicamente, a meno che non sia lui a decidere di avviare il contatto.
  • Spostamenti continui: Dichiara di essere prima in America, poi in Francia, rinviando costantemente ogni confronto.
  • Assenza di dialogo: Aver rilevato le quote senza un contatto ufficiale e diretto con gli amministratori giudiziari — attuali depositari della reale consistenza dei conti societari — equivale a comprare un’azienda “a scatola chiusa”.

Questo modus operandi solleva un dubbio legittimo: l’interesse reale è davvero quello di garantire continuità gestionale alla Juve Stabia, o si celano reconditi interessi che per ora possiamo solo ipotizzare?

A che gioco sta giocando anche Filippo Polcino?

Un altro passaggio riguarda le domande che ci poniamo anche su Filippo Polcino pensando alla sua ultima conferenza stampa post Juve Stabia – Catanzaro.

Dalle parole di Filippo Polcino, cosa dobbiamo capire? Si è dimesso? Ha rimesso il mandato?

In mano a chi? Rimettere il mandato significa rimetterlo in mano alla proprietà attuale, ovvero a Francesco Agnello, perché Polcino prima va via, arriva Scacciavillani, poi dopo due mesi circa ritorna e dopo una settimana si ritrova in conferenza stampa e invece di dimettersi afferma solo di rimettere il mandato di Presidente del C.D.A. in mano all’attuale proprietario, pur non essendo d’accordo con lui. Altro punto interrogativo riguarda un’altra dichiarazione fatta in conferenza quando afferma di ricevere delle chiamate, quindi è l’unico che Agnello chiama? Queste sono le domande che ci poniamo tutti, da tifosi, da appassionati, da giornalisti, che tutta la piazza si pone, perché tutto questo comportamento strano?

Svendere la società ad 1 euro: Come è stato possibile?

La vendita del club a una cifra irrisoria pari a un singolo euro solleva enormi dubbi e perplessità. L’intera vicenda prende il via lo scorso 9 aprile. In quell’occasione, Marco Santori, in veste di amministratore delegato di Solmate, si presenta al cospetto di Veronica De La Cadena, pubblico ufficiale dello Stato della Florida. L’obiettivo è conferire una procura speciale per conto di Brera Holdings a due legali: Edoardo Fratini e Alberto Picece. I due professionisti fanno parte del noto studio romano BonelliErede, il medesimo studio che aveva in precedenza supportato il fondo statunitense nell’acquisizione del pacchetto quote precedentemente in mano all’ex presidente Andrea Langella. Le carte stabiliscono che i due avvocati possiedono firma disgiunta e sono totalmente esentati, o manlevati, da ogni responsabilità futura da parte della stessa Brera Holdings.

Pochi giorni dopo, esattamente il 13 aprile, l’attenzione si sposta a Lariano. Qui, nello studio del notaio Guglielmo Siniscalchi, prende vita la Stabia Capital srl, un’entità fondata dall’imprenditore Francesco Agnello con soli duemila euro di capitale versato. La figura di Siniscalchi non è affatto inedita in questa trama: il professionista vanta una collaborazione con la realtà BonelliErede ed era stato proprio lui, in passato, a ratificare il precedente passaggio di consegne che aveva visto protagonisti la Brera Holdings e, per l’appunto, l’ex vertice societario Andrea Langella.

Si giunge così al 17 aprile. A una manciata di giorni (otto per l’esattezza) dall’incarico conferito dal leader di Solmate, Marco Santori, i detentori della procura speciale trasferiscono l’intera proprietà della Juve Stabia alla neonata Stabia Capital srl. Il prezzo di questa transazione? Un corrispettivo meramente figurativo di un euro. La sigla sull’accordo, formalizzato ancora una volta sotto l’egida del notaio Guglielmo Siniscalchi, viene apposta fisicamente da uno solo dei due legali incaricati. A firmare l’atto è infatti Alberto Picece, ventinovenne originario di Bari e grande appassionato di calcio.

Analizzando le carte che attestano la cessione delle quote del club della Juve Stabia, emerge un quadro decisamente lacunoso: non vi è alcuna traccia né dell’esposizione debitoria della società né della sua reale situazione patrimoniale. A differenza di quanto pattuito nel pregresso accordo stipulato tra l’ex patron Andrea Langella e la Brera Holdings, dai nuovi atti si evince che non è stata imposta alcuna clausola o vincolo volto ad assicurare e tutelare il proseguimento delle normali attività aziendali e sportive.

Alla luce di tutto ciò, l’interrogativo sorge spontaneo e inevitabile: com’è possibile affidare le redini di un’intera realtà calcistica a un soggetto che, all’apparenza, non fornisce alcuna solida garanzia e il cui curriculum imprenditoriale appare segnato da svariati insuccessi?

La tagliola delle NOIF e l’ostacolo Co.A.P.S.

Mentre l’orologio scorre, le normative federali non fanno sconti. L’articolo 20bis delle NOIF impone regole ferree per chi acquisisce più del 10% di una società sportiva. Entro 15 giorni dall’acquisizione (avvenuta il 17 aprile 2026 e quindi scadenza 2 maggio 2026), l’acquirente deve dimostrare alla Commissione Acquisizione Partecipazioni Societarie (Co.A.P.S.) due requisiti fondamentali:

  1. Requisito di Onorabilità Il regolamento vieta l’acquisizione a chi, nella stagione in corso e nelle cinque precedenti, è stato amministratore o dirigente di società professionistiche destinatarie di fallimento, decadenza o revoca dell’affiliazione. Un dettaglio non da poco: per l’Ancona Calcio s.r.l. (ex Matelica, Matricola 700049 — da non confondere con l’attuale Ancona in Serie D), di proprietà proprio di Francesco Agnello, è stata richiesta la revoca dell’affiliazione ex art. 16 delle NOIF per inattività per cui verrebbe meno il principio dell’onorabilità (in questo caso si intende sportiva).
  2. Solidità Finanziaria (Solvibilità) L’acquirente deve presentare adeguate garanzie bancarie per coprire un fabbisogno vitale per il club. Parliamo di circa 4 milioni di euro necessari per soddisfare le stringenti regole della Lega: pagamento degli stipendi, contributi, IRPEF, quota di mutualità, tassa di iscrizione e relativa fideiussione. Un impegno di capitale cospicuo e ineludibile.

Le prossime tappe cruciali

L’iter di validazione da parte della FIGC è rigoroso:

  • 2 maggio 2026: Presentazione di tutta la documentazione alla Co.A.P.S.
  • 22 maggio 2026: La Commissione (composta da 7 membri e deliberante a maggioranza) esprimerà il suo parere entro 20 giorni.
  • 6 giugno 2026: Termine ultimo per le eventuali rettifiche e integrazioni (concesse solo se è stato almeno depositato l’atto di acquisizione o l’attestazione di avvenuta stipula). In caso di documentazione ancora incompleta la Co.A.P.S. informerà anche la Procura Federale per i provvedimenti da adottare.

Il dissenso di una piazza mortificata

Alla luce di questo quadro, la reazione di Castellammare di Stabia è non solo comprensibile, ma sacrosanta. La tifoseria ha già espresso il proprio netto dissenso attraverso striscioni apparsi in città (da cui prendiamo le distanze per alcune forme meno “politically correct”, pur condividendone in pieno l’amara sostanza).

C’è un campionato da finire in bellezza, e questa incertezza sta mortificando una piazza passionale che vive di calcio 24 ore su 24. L’auspicio è che il Sig. Agnello esca finalmente allo scoperto, abbia un contatto formale con gli amministratori e chiarisca le sue vere intenzioni. Anche perché, dietro le quinte, alternative valide e solide ci sarebbero, ma restano inesorabilmente bloccate da questa sua “intromissione” che tiene in ostaggio il futuro della Juve Stabia.

Gli amministratori giudiziari: gli angeli custodi della Juve Stabia

Attualmente, la guida della Juve Stabia è affidata in via esclusiva agli amministratori giudiziari Dott. Salvatore Scarpa e Dott. Mario Ferrara. Con grande dedizione e spirito di sacrificio, i due professionisti stanno lavorando per preservare la serenità della squadra, fungendo da scudo contro attacchi esterni spesso pretestuosi e contrari ai reali interessi del club. Ad oggi, rappresentano l’unico interlocutore riconosciuto dalla Lega di Serie B: una posizione confermata dal fatto che il Presidente Bedin ha scelto di incontrare esclusivamente loro, escludendo dal confronto qualsiasi altra figura gravitante attorno all’ambiente gialloblù.


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