Danucci
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ESCLUSIVA Juve Stabia – Ciro Danucci: Che sofferenza i minuti finali al Flaminio! Castellammare è sempre un posto speciale..

Alla vigilia della gara tra Juve Stabia e Fidelis Andria abbiamo ascoltato Ciro Danucci, pilastro della Juve Stabia bella e vincente dell’era Braglia. Con lui abbiamo ripercorso la sua esperienza alle Vespe

Ciao Ciro, innanzitutto come sta proseguendo la tua carriera? L’avventura alla Turris è terminata in modo non positivo purtroppo. E’ accaduto quello che tante volte si vede nelle categorie inferiori quando i risultati si acquisiscono in anticipo o, al contrario, non arrivano. La rottura non è avvenuta per motivi economici, perché appunto a volte si mette in preventivo che qualcosa da quel punto di vista possa mancare, ma a causa della mancanza di chiarezza e di professionalità di chi ho incontrato. Ho subìto continue prese in giro e credo che, soprattutto a 33 anni, non sia corretto. Adesso guardo avanti.

Segui ancora la Juve Stabia? Secondo te quali sono le cause del calo delle Vespe del girone di ritorno? Seguo sempre con molta partecipazione la Juve Stabia e le vicende di Castellammare, dove sono stato benissimo. Nei mesi scorsi ero molto felice della posizione in classifica, anche perché credo che si tratti di una piazza che merita la Serie B a mani basse. Penso che il calo sia stato dettato in parte da un mercato che ha un po’ stravolto l’identità “operaia” della squadra; sono arrivati calciatori forti e di qualità ma forse, appunto, non adatti alla Lega Pro, che si basa più sulla grinta sulla determinazione e sul dinamismo. Penso comunque che le Vespe abbiano tutte le carte in regola per vincere i play off.

Hai vissuto alla Juve Stabia due stagioni bellissime, qual è il tuo ricordo o la tua istantanea di quegli anni? La mia immagine degli anni alla Juve Stabia è il tabellone del Flaminio che segnava l’88esimo minuto ed il punteggio di 1 – 0 per noi. Ricordo quei minuti finali che sembravano non passare mai fino poi al gol di Giorgio Corona che ci fece esplodere di gioia.

Arrivasti a Castellammare dalla Ternana e forse, causa problemi fisici, la prima parte di stagione fu deludente; nel girone di ritorno invece diventasti titolare inamovibile con Cazzola e Mezavilla. È una ricostruzione corretta? Sì, accusai un noioso infortunio dopo poche partite e ci impiegai un po’ a riprendermi al massimo. Ricordo che la gara interna col Cosenza, vinta grazie ai gol di Albadoro e Mezavilla, segnò il mio ritorno tra i titolari; da lì fu una cavalcata con 17-18 risultati utili consecutivi, la vittoria in Coppa Italia e quella meravigliosa nei play off.

Proprio di quel periodo ha parlato di recente Alberico Turi, svelando al Pungiglione Stabiese come Braglia a gennaio 2011 avesse dato il via libera alla cessione tua e di Corona tra gli altri; come faceste a far cambiare idea al Mister? Io appunto avevo avuto dei problemi fisici, come lo stesso Giorgio, e questo condizionò il nostro rendimento. Poi, stando meglio, sia io che Giorgio tornammo sui nostri livelli abituali, riuscendo ad essere decisivi, ognuno a modo suo, per la promozione. Eravamo anche uomini di esperienza in un gruppo giovane, altro fattore importante.

Anche il tuo secondo anno fu importante; dimostrasti di poter stare alla grande in un campionato difficile come la Serie B. C’è un po’ di rammarico per quella stagione, che poteva rappresentare la svolta per me. Mi strappai nella gara contro l’Ascoli e ci impiegai più di tre mesi per tornare in campo; una volta recuperato speravo di giocare di più ma con Mister Braglia si era rotto qualcosa e quindi a fine stagione andai via. Dispiace ancora molto perché sarei rimasto con piacere; a mio avviso sarebbe stato importante, per evitare la retrocessione di due anni dopo, trattenere lo zoccolo duro che aveva portato alla promozione in Serie B, anche perché eravamo tutti ragazzi che non rompevano lo spogliatoio o altro: la squadra è sempre venuta prima di tutto.

Prima dell’inizio di quella stagione ci fu un simpatico siparietto tra te e Tarantino per l’assegnazione della maglia numero 10. Alla fine come mai vinse lui ed a te toccò la 21? Sì, fu un siparietto simpatico e molto amichevole perché ho tutt’ora una bella amicizia con Nazzareno. Avrebbe fatto piacere ad entrambi indossare il 10, ma poi lo lasciai a lui per questione di anzianità: lui vestiva la maglia della Juve Stabia da più tempo ed era giusto che il 10 andasse a lui. Io ripiegai sul 21, che nel mio ruolo non è un numero banale.

Sappiamo che Piero Braglia è un “brontolone” ma preparatissimo tatticamente. Come era il rapporto con lui? Con il Mister non è sempre facile avere a che fare. Ha un carattere burbero ma tatticamente è preparatissimo; anzi mi spiace davvero che sia stato esonerato dall’Alessandria, soprattutto dopo aver fatto un campionato importante. Noi eravamo stati insieme già alla Sangiovannese con ottimi risultati, quindi alla Juve Stabia ci conoscevamo bene. Tra noi si incrinò qualcosa quando rientrai dall’infortunio ma nulla che abbia compromesso il nostro rapporto, tant’è che mi ha cercato anche in seguito ma non ci sono state le condizioni per ritrovarci.

Molti tuoi ex compagni raccontano che l’ unione del gruppo fu il fattore decisivo per quelle stagioni meravigliose; ci sono compagni che senti ancora? Certo, sento molto spesso Tarantino, Cazzola, Mezavilla, Corona, Molinari ecc. Eravamo un gruppo di amici prima ancora che di compagni di squadra; la soddisfazione maggiore è aver ottenuto risultati così importanti in una piazza non semplice come Castellammare ed aver portato tanta gioia a tifosi speciali come quelli stabiesi.

Come ti vedi una volta appese le scarpette al chiodo? Sinceramente la carriera di direttore sportivo non mi intriga, anche perché tanti miei ex compagni, che ora ricoprono quel ruolo, hanno cambiato totalmente carattere e mentalità mentre io vorrei essere sempre me stesso. Vorrei invece provare ad intraprendere la carriera da allenatore, del resto già il mio ruolo in campo mi rende un po’ la mente della squadra. Mai dire mai: magari un giorno ci ritroveremo in un’altra veste!

Un tuo saluto ai tifosi stabiesi. Saluto con tanto affetto i tifosi di Castellammare e della Juve Stabia. Porto sempre con me i bellissimi momenti trascorsi insieme e mi auguro che proprio il pubblico stabiese possa dare alla squadra la spinta decisiva nei play off. Ciao a tutti ed a presto!

A cura di Raffaele Izzo

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