Home Blog Pagina 3390

Maxi sequestro in provincia di Enna di quasi 16 mila bombole di Gpl

Maxi sequestro della GdF di Gela di bombole di gas. Denunciate due catanesi per frode in commercio. Il mercato del gas abusivo (video).

I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Gela, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela, all’esito di un’indagine condotta per frode in commercio nella vendita di bombole GPL a Gela, hanno eseguito un maxi sequestro nei confronti di un’importante società ennese operante nel settore di imbottigliamento di gas liquidi il sequestro di oltre 15 mila bombole di GPL, pericolose per il rischio incidenti ed esplosioni e risultate riempite con quantitativi di prodotto inferiore al dichiarato.

Le indagini, durate alcuni mesi ed eseguite anche mediante tradizionali tecniche investigative, quali pedinamenti e appostamenti, hanno dato modo di ricostruire le condotte illecite realizzate dal rappresentante legale e da un socio dell’azienda, G.C. (di 56 anni) residente a Regalbuto (EN) e G.M. (di 65 anni) residente a Leonforte (EN), entrambi originari di Catania.

Le operazioni di polizia giudiziaria, avvenute con la collaborazione di personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, competenti in merito al rilascio delle autorizzazioni ai fini anti incendio e di sicurezza nello stoccaggio di materiale esplodente, hanno permesso un maxi sequestro di n. 15.895 bombole, di varie capacità (da 25 a 7 kg.), sia piene che vuote, contenenti GPL ed aventi una capacità complessiva di accumulo di 222.170 kg. Il prodotto sequestrato, risultato essere circa 30.000 kg, se immesso sul mercato avrebbe fruttato ricavi per un circa 600.000 euro.

I due predetti indagati sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Gela, in concorso, per i reati di frode nell’esercizio del commercio, divieto di fabbricazione, detenzione, trasporto e vendita di prodotti esplodenti, condotte integrate nella commercializzazione all’ingrosso, in diverse province della Sicilia orientale (Caltanissetta, Ragusa, Enna e Messina) e presso operatori della Calabria e del Lazio, di bombole di gas GPL ed altro gas esplodente irregolari.

In particolare, le bombole erano custodite nei luoghi di lavoro senza rispettare gli obblighi di sicurezza, sprovviste, in molti casi, delle previste periodiche revisioni e con i sigilli di garanzia con le relative “punzonature”, che riportano oltre le caratteristiche di sicurezza anche le date delle revisioni decennali previste, spezzate o asportate. In alcuni casi, in quarant’anni è risultata effettuata una sola revisione.

L’opinione.

Va fatta una breve premessa a titolo informativo sul gas nelle bombole. Questo può essere gas metano o GPL. Il potere calorifico dei due combustibili, metano e GPL, è molto simile.

La differenza essenziale tra i due gas è che il metano viene distribuito tramite una rete di distribuzione capillare nel territorio italiano. I vantaggi sono: prezzo del combustibile contenuto.

Il GPL invece viene trasportato ovunque allo stato liquido ed arriva anche zone difficilmente raggiungibili.  Nello stesso modo viene stoccato in appositi serbatoi quando è usato per il riscaldamento. Per il solo impiego di GPL per la cucina risultano più convenienti le classiche bombole da 10-25 kg. I vantaggi sono: il GPL arriva ovunque, anche in zone impervie.

Esiste ovunque e specialmente nelle località turistiche, residenziali e balneari, sotto gli occhi di chi può e vuole vedere, un mercato nero delle bombole di gas per cucina o caldaia. Anche perché con l’abolizione delle Provincie che erano i controllori degli impianti di caldaia non si comprende chi si è sostituito in queste verifiche. S’improvvisano nel frattempo tutti tecnici ed esperti pensando che basta mettere un condotto ed avvitare qualche serratubo, stringicavo, fascetta e il tutto è fatto. Anche gli amministratori di condominio non acquisiscono in modo scadenzato la revisione di caldaie e quant’altro da parte dei propri condomini.

Ci sono pertanto di tutta evidenza dei fornitori abusivi presso cui ci si può recare con una bombola posta nel bagagliaio dell’auto o sopra i sedili, per farsela ricaricare e senza alcuna revisione della stessa. Oppure fornitori di bombole abusivi che a prezzi inferiori a quelli di mercato, ma senza alcuna garanzia neanche che la bombola sia interamente carica, sostituiscono le bombole senza che queste abbiano alcuna etichetta di provenienza e revisione.

D’altra parte, ancora guardandosi in giro, si vedono bombole lasciate incustodite dove capita appena si finisce di usarle o a fine stagione, oppure abbandonate sui balconi soprattutto di seconde case, o anche per strada, nei condomini, nei torrenti, ecc. Ciò che appare incomprensibile è come mai, a cominciare dalle Amministrazioni locali e metropolitane, nonché Polizie e ispettori municipali, ambientali, provinciali e anche cosiddette associazioni di vigilanza di volontari (che poi ricevono un contributo dai Comuni presso i quali offrono il loro servizio), ecc. nessuno si accorge di questo evidente e pericolosissimo mercato delle bombole di gas ? Come pure ci sarebbe da dire anche del mercato abusivo delle caldaie.

D’altronde non è infatti la prima volta e non sarà l’ultima che, purtroppo, una bombola del gas esplode facendo feriti, pure gravi e a volte anche morti. Per questa volta grazie al maxi sequestro della Guardia di Finanza di Gela non solo si è sgominato un mercato irregolare di bombole di gas ma di certo si è evitato anche qualche altro dramma.

COMUNE DI BACOLI: Divieto di accesso a spiagge libere dal 30-5 al 2-6

0

Il Comune di Bacoli ha pubblicato un’ordinanza sindacale con cui, dal 30-5 al 2-6 2020, si vieta l’accesso alle spiagge libere del Comune.

COMUNE DI BACOLI: Divieto di accesso a spiagge libere dal 30-5 al 2-6

Si comunica che sul sito istituzionale del Comune di Bacoli è stata pubblicata l’ordinanza sindacale n. 43 del 27-05-2020 con cui, a decorrere dal 30 maggio e fino al 2 giugno 2020, è fatto divieto l’accesso alle spiagge libere del Comune.

Il motivo è legato al rischio di assembramenti, vietati dalla normativa vigente, e quindi l’elevato rischio per la salute dei cittadini, data l’impossibilità di adottare nell’immediato, entro il prossimo fine settimana, di un piano spiagge comunale che disciplini l’accesso e la balneazione secondo quanto stabilito dal protocollo di sicurezza diffuso dalla Regione Campania.

E’ consentito esclusivamente il transito lungo la battigia, senza stazionamento.

Per i motivi di cui sopra, disposta anche la chiusura, sempre momentanea e fino al 2 giugno 2020, del pontile di Torregaveta e del molo di Marina Grande, fatto salvo il libero transito per le attività lavorative.

“Quello che è accaduto a Bacoli nell’ultimo fine settimana è inaccettabile – asserisce il Sindaco Josi Gerardo Della Ragione – Non solo per gli assembramenti che vanificano i sacrifici di migliaia di famiglie locali, per l’emergenza Coronavirus. Ma soprattutto perché non possiamo permettere che la nostra città venga presa d’assalto. Ho deciso di vietare la permanenza in spiaggia, con asciugamano ed ombrelloni, su tutte le spiagge della città. L’ordinanza sarà valida per il ponte del 2 giugno. Voglio specificare che l’ordinanza è valida per tutti gli arenili, liberi o gestiti dai privati. Potranno aprire soltanto quei lidi che rispetteranno rigorosamente le norme sanitarie anti Covid-19. Tra cui il distanziamento tra ombrelloni e sedie, e soprattutto il servizio di prenotazione. Chi verrà in spiaggia dovrà prima essersi prenotato. È obbligatorio”.

Divieto di accesso momentaneo, in attesa di disciplinare gli accessi con un piano spiagge che sarà pronto dopo il 2 giugno: “Onde assicurare la salute di tutti – conclude il Sindaco – stiamo predisponendo un servizio di prenotazioni per poter permanere sulle spiagge libere di Bacoli. Anche quelle libere. Potrà quindi venire in spiaggia, da dopo il 2 giugno, solo chi si sarà preventivamente prenotato. A tutela di tutti, per la sicurezza di ogni bagnante. Residenti, o di quanti decidono di trascorrere una giornata in spiaggia a Bacoli. Vi aggiornerò a breve sulle modalità. I controlli saranno effettuati agli ingressi della città ed ai varchi di ingresso alle spiagge. Libere o gestire dai privati”.

Redazione Campania

In stato di ebbrezza, resiste all’arresto e danneggia gli uffici dell’Arma

In preda a fumi dell’alcol, resiste all’arresto e danneggia gli uffici del comando dell’Arma

In preda a fumi dell’alcol, 43enne resiste all’arresto e danneggia gli uffici del comando dell’Arma

Latina- Durante la notte, i Carabinieri di Pontinia hanno arrestato in flagranza dei reati di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e rifiuto di sottoporsi ad accertamenti sullo stato di ebbrezza, nonché porto abusivo di coltello, un 43 enne di Terracina.

L’arrestato era stato fermato alla guida di un ciclomotore durante i servizi di controllo del territorio. Era in evidente stato di ebbrezza alcoolica, sprovvisto di patente guida poiché revocata e, durante gli accertamenti condotti dai militari, gli inveiva contro con frasi minacciose ed oltraggiose. Era poi passato dalle minacce ai fatti spintonando un carabiniere e facendolo rovinare a terra nel tentativo di impedire la stesura dei verbali.  L’uomo è stato bloccato con l’ausilio di un altro equipaggio dell’Arma intervenuto in supporto e, sottoposto a perquisizione personale, è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico con lama da 3 cm, sottoposto a sequestro.

Accompagnato presso il Comando Stazione, l’arrestato ha resistito all’arresto danneggiando inoltre varie suppellettili all’interno degli uffici dell’Arma. Nella mattinata odierna è stato celebrato il rito direttissimo.

Redazione Lazio/(Maria D’Auria)

TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. E’ possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo

Maxi confisca definitiva di beni all’Ing. Pinna Salvatore Paolo

0

GUARDIA DI FINANZA DI ORISTANO: MAXI CONFISCA DEFINITIVA DI BENI APPARTENENTI ALL’INGEGNERE PINNA SALVATORE PAOLO IN APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA ANTIMAFIA. .

 Maxi confisca definitiva di beni all’Ing. Pinna Salvatore Paolo

IL TRIBUNALE DI NUORO DISPONE LA DEFINITIVA REQUISIZIONE DI UN PATRIMONIO DI QUASI 9 MILIONI DI EURO. SI CONCLUDE, L’OPERAZIONE CONVEZIONALMENTE DENOMINATA LA SQUADRA, IL PRINCIPALE CAPITOLO D’INDAGINE SORTO PARALLELAMENTE ALL’INCHIESTA “SINDACOPOLI” CONDOTTO DALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ORISTANO E DALLE FIAMME GIALLE: UN PATRIMONIO ACCUMULATO GRAZIE ALLE ATTIVITA’ ILLECITE DEL PROTAGONISTA DELLA CRICCA DEGLI APPALTI IN SARDEGNA VIENE DEFINITIVAMENTE SOTTRATTO AL MALAFFARE.

Importantissimo risultato conseguito dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della G. di F. di Oristano a tutela del buon andamento del mercato dei beni e servizi e del bilancio della Regione Sardegna e degli Enti locali.

Le Fiamme Gialle, al termine di complesse indagini di natura patrimoniale durate quattro anni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Oristano, hanno eseguito il decreto di confisca emesso dal Tribunale di Nuoro (divenuto esecutivo con sentenza della Suprema Corte di Cassazione) su un significativo patrimonio appartenente o riconducibile al PINNA e ai suoi familiari.
Gli accertamenti di natura economico-finanziaria fatti dagli uomini della Guardia di Finanza di Oristano, anche attraverso mirate indagini bancarie e patrimoniali, hanno consentito di dimostrare come il PINNA abbia, nel tempo, accumulato ricchezze e tenuto un tenore di vita sproporzionati rispetto ai suoi profili reddituali.

L’articolata opera di analisi e la certosina ricostruzione delle dinamiche relative al patrimonio dell’intera famiglia, infatti, hanno permesso di delineare compiutamente l’esistenza di una netta sproporzione tra le “entrate” ufficiali e le “uscite” dei suoi componenti, a fronte dell’effettivo tenore di vita manifestato (al netto, pertanto, dei redditi derivanti da fonti lecite).

Gli atti di confisca riguardano beni, quali, tra gli altri, conti correnti, quote sociali di n. 3 società, terreni e immobili di pregio nel territorio dei comuni di Cagliari, Aglientu, Palau e San Teodoro nonché n. 4 autovetture e n. 1 motoveicolo, per un valore stimato complessivo di oltre 8,6 milioni di euro.

Redazione

Juve Stabia, quando il settore giovanile diventa fiore all’occhiello

Juve Stabia, quando il settore giovanile diventa fiore all’occhiello. Ottimi risultati sotto la sapiente guida del duo Saby Mainolfi e Roberto Amodio

Juve Stabia, quando il settore giovanile diventa fiore all’occhiello

 

Ottenere risultati positivi in un settore giovanile di una società professionistica di calcio, soprattutto al sud Italia dove si deve continuamente fare i conti con una carenza cronica dal punto di vista delle strutture, non è cosa di tutti i giorni. In questa ottica la Juve Stabia rappresenta un’oasi assolutamente felice. Lusinghieri infatti sono stati i risultati conseguiti nel corso degli ultimi anni sotto la sapiente guida del responsabile del settore giovanile delle Vespe, Saby Mainolfi, e del direttore Roberto Amodio, bandiera della Juve Stabia dell’epoca Fiore.

Fare un buon settore giovanile non è assolutamente uno scherzo. La Juve Stabia punta tantissimo sui propri giovani e da anni sta proseguendo nel portare avanti un proprio progetto che sta dando tante soddisfazioni. Avere diversi giocatori del settore giovanile convocati in prima squadra, oltre a rappresentare linfa vitale per le ambizioni della società gialloblè, è sicuramente motivo di vanto per il responsabile Saby Mainolfi. In un territorio in cui molte famiglie preferiscono far emigrare i propri figli al centro-nord nella convinzione che lì ci siano indubbiamente più strutture per primeggiare.

Elementi del calibro di Todisco, Matteo Esposito (portiere già convocato nella nazionale Under 17 Lega Pro lo scorso anno), Guarracino e Della Pietra sono stati già convocati in prima squadra in Serie B e danno ancora più lustro al grandissimo lavoro di Mainolfi. Senza dimenticare Kevin Stallone che lo scorso anno è addirittura partito titolare in Juve Stabia-Rende disputando una buona gara. C’è da ritenere che se il campionato non si fosse fermato per la pandemia da Coronavirus, alcuni di questi ragazzi, magari a salvezza raggiunta, avrebbero anche potuto esordire in cadetteria.

Ma il vero fiore all’occhiello del settore giovanile della Juve Stabia nella stagione 2019-2020 è stato senza alcun dubbio la convocazione di Pasquale Di Serio nella nazionale Under 15. Solo Juve Stabia e Pescara, tra le squadre di B, hanno dato propri calciatori alla nazionale italiana Under 15. Di Serio, attaccante classe 2005 e aggregato sotto età nella Juve Stabia Under 16 guidata da mister Michele Sacco, è stato convocato dal Tecnico Federale, Patrizia Panico, ed  ha partecipato al Torneo di Natale nella nazionale italiana Under 15. La convocazione dell’attaccante della Juve Stabia Under 16 è motivo di vanto e di orgoglio oltre ad essere una grandissima soddisfazione per tutto il settore giovanile della Juve Stabia e in particolare per il responsabile Saby Mainolfi e per tutti i suoi collaboratori.

Una delle peculiarità del settore giovanile delle Vespe è quello di utilizzare giocatori sotto età in particolare nelle categorie regionali e in Primavera. L’idea alla base del settore giovanile diretto da anni da Saby Mainolfi, non è il risultato fine a se stesso, ma insegnare ai ragazzi cosa significa diventare atleta e calciatore. La settimana di allenamento, la disciplina (rispetto delle regole e delle decisioni dell’allenatore) e il saper stare in campo (ruoli, aiuto ai compagni, ecc.) sono gli insegnamenti che quotidianamente vengono impartiti ai ragazzi. Questi insegnamenti hanno permesso negli anni passati di ottenere risultati importanti per il settore giovanile.

Diversamente da molte altre squadre di Serie B e C che preferiscono non partecipare proprio ai tornei delle categorie regionali ma solo a quelli nazionali, la Juve Stabia preferisce invece prendere parte anche a queste gare, anche se con calciatori sotto età, che possono essere considerate delle vere e proprie amichevoli per questi giovani calciatori in preparazione di quella che potrebbe essere la loro carriera futura.

Anche dal punto di vista dei risultati la stagione 2019-2020 si può definire più che lusinghiera per le Vespette. L’Under 15 guidata da mister Vincenzo Franzese e l’Under 16 di mister Michele Sacco hanno conseguito ottimi risultati. Dopo un ottimo inizio di campionato le due compagini sono arrivate a pochi punti dalla zona playoff scontrandosi con squadre di ottimo livello.

Più complicato invece il cammino dell’Under 17 guidata da mister Giorgio Lucenti e della Primavera di mister Luca Fusco. Entrambe le squadre però con un mare di attenuanti. I classe 2003 dell’Under 17 si sono ritrovati col passare da un anno all’altro dalla categoria Allievi Regionali  ad una categoria Under 17 con settori giovanili di squadre di Serie B dove il livello qualitativo è sicuramente più elevato. Stesso discorso anche per la Primavera.

Juve Stabia all’avanguardia quindi in un settore giovanile in cui in Italia è tutto fermo da un punto di vista organizzativo per la prossima stagione in attesa anche della probabile futura riforma dei campionati. Una cosa è certa però: appena terminerà la querelle societaria e cesserà anche il periodo di emergenza sanitaria, le Vespette continueranno ad ottenere grandi risultati nel quadro di un progetto giovani su cui la società gialloblè crede tantissimo.

 

a cura di Natale Giusti

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Si diffida da qualsiasi riproduzione o utilizzo, parziale o totale, del presente contenuto. È possibile richiedere autorizzazione scritta alla nostra Redazione. L’autorizzazione prevede comunque la citazione della fonte con l’inserimento del link del presente articolo.

 

 

 

 

Lotta all’immigrazione clandestina, denunciato bengalese per affitto in nero

Roma Ostiense- La GDF del Comando Provinciale insieme al Commissariato “Cristoforo Colombo” di Roma nella lotta alla’immigrazione clandestina. Denunciato bengalese per subaffitto in nero a cittadini extracomunitari

Appartamento subaffittato in nero: denunciato bengalese per favoreggiamento all’immigrazione clandestina

Roma Ostiense- Gli agenti della Polizia di Stato, in collaborazione con le Fiamme Gialle del 1° Nucleo Operativo Metropolitano, allertati da alcune segnalazioni di cittadini, hanno scoperto un appartamento nel quartiere Ostiense subaffittato “in nero” ad extracomunitari.

I cittadini avevano notato l’andirivieni di persone nel palazzo di via Giustiniano Imperatore ed hanno allertato le FFOO. I Finanzieri del Comando Provinciale, insieme agli agenti del Commissariato “Cristoforo Colombo” di Roma, hanno iniziato ad effettuare dei controlli al termine dei quali hanno appurato che un uomo, di nazionalità bengalese, dopo essersi procurato la disponibilità dell’appartamento con regolare contratto di locazione, aveva ricavato al suo interno tre stanze con cucina, per un totale di 12 posti letto. Aveva poi sub-affittato “in nero” le camere a 9 connazionali.

Quando i militari hanno fatto irruzione nell’appartamento, hanno trovato 10 persone, tutte di nazionalità bengalese, una delle quali sprovvista di documenti. Quest’ultima è stata condotta in Questura per gli accertamenti di rito ed è emerso che non era in regola con la normativa vigente, relativa all’ingresso e alla permanenza nel territorio nazionale.

Il conduttore dell’abitazione è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e verbalizzato in via amministrativa, non avendo effettuato le comunicazioni all’Autorità di Pubblica sicurezza.

Le Fiamme Gialle stanno quantificando l’ammontare dei canoni di affitto corrisposti negli ultimi anni dagli occupanti, ai fini del recupero delle imposte sui redditi e di registro.

L’operazione testimonia l’efficacia dell’attività svolta a salvaguardia dell’economia legale e dei cittadini rispettosi delle regole.

Redazione Lazio/(Maria D’Auria)

55enne “evade” dai domiciliari “per andare in spiaggia a fare un bagno”

0

55enne arrestato per evasione dagli arresti domiciliari e denunciato per falsa attestazione sull’identità a Pubblico Ufficiale.

55enne “evade” dai domiciliari “per andare in spiaggia a fare un bagno”

NAPOLI-BAGNOLI- Con l’arrivo dell’estate e l’aumento della temperatura, aumenta anche l’indifferenza alla Legge e la mancanza di senso civico, un 55enne che era agli arresti domiciliari, ha ben pensato di assecondare il proprio “desiderio d’estate” per andarsi a fare un bagno…
Ieri pomeriggio gli agenti del commissariato Bagnoli, durante il servizio di controllo del territorio, hanno notato in via Nisida un uomo all’esterno di un chiosco.
I poliziotti lo hanno controllato e, nonostante l’uomo abbia dichiarato false generalità, hanno accertato che era sottoposto al regime degli arresti domiciliari e si era allontanato “per andare in spiaggia a fare un bagno”.
Patrizio Barreca, 55enne napoletano, è stato arrestato per evasione dagli arresti domiciliari e denunciato per falsa attestazione sull’identità a Pubblico Ufficiale.
Ancora una volta, si presenta un episodio in cui emergono soggetti che mostrano totale indifferenza rispetto alla Legge.

Spesso ci si dimentica che la “Legge” che alcuni intendono come “limite alla propria libertà”, in realtà è un limite che assicura la libertà di ciascuno.

Finché ci saranno persone che si comportano sentendosi in diritto di vivere secondo il proprio “pensiero” (?), secondo la “propria legge”, non mancheranno altri episodi simili.
A quanto pare la strada verso la civilizzazione è ancora molto lunga, sebbene siamo nel 2020.

 

 

 

 

 

Stéphanie Esposito

Arrestato per rapina e resistenza a Pubblico Ufficiale

0

Via Sant’Anna alle Paludi: un 23enne –destinatario di un ordine di carcerazione e di espulsione dal territorio nazionale- è stato arrestato per rapina e resistenza a Pubblico Ufficiale.

Arrestato per rapina e resistenza a Pubblico Ufficiale

NAPOLI- Tra i fatti di cronaca più sconfortanti -che non fanno sorprendere se poi seguono fatti di cronaca peggiori- , quelli in cui si riportano atteggiamenti violenti e resistenza a Pubblico Ufficiale, sono i più sconfortanti, perché denotano come alla base, persista una spudorata mancanza di rispetto nei confronti dell’autorità che rappresenta lo Stato.

Ieri sera gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante il servizio di controllo del territorio, hanno visto in piazza Garibaldi un uomo che stava rincorrendo un giovane che, durante la corsa, si è disfatto di un portafogli lanciandolo a terra.

I poliziotti lo hanno raggiunto e, dopo una colluttazione, l’hanno bloccato in via Sant’Anna alle Paludi accertando che poco prima aveva aggredito e rapinato l’uomo che lo stava inseguendo.

Ahmad Iaimad, 23enne marocchino irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per rapina impropria e resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale; inoltre, l’uomo era destinatario di un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli nel mese di febbraio per reati contro il patrimonio, e di un ordine di espulsione dal territorio nazionale.

 

 

 

Stéphanie Esposito

Sequestrate sculture in avorio fatte con zanne di Elefante

0

TORRE DEL GRECO: Sculture in avorio ricavate da zanne di elefante “loxodonta africana” , l’ antiquario è stato denunciato dai Carabinieri.

Sequestrate sculture in avorio fatte con zanne di Elefante

TORRE DEL GRECO- I carabinieri forestali del Nucleo CITES di Napoli hanno sequestrato 15 sculture in avorio, ricavate dalle zanne di elefante della specie in via di estinzione “loxodonta africana”.
Le statue erano vendute in un negozio di antiquariato di Torre del Greco il cui titolare è stato denunciato per detenzione a scopo di lucro e senza autorizzazione di sculture di avorio.
La vendita di tali manufatti – impone la convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie di flora e fauna minacciate di estinzione – è consentita solo se è documentabile che l’avorio utilizzato per la lavorazione sia stato acquisito legalmente e prima del 1947.
Il valore degli oggetti sequestrati ammonta a circa 15mila euro.

Torre del Greco è da secoli ritenuta come il più importante polo mondiale per la lavorazione e produzione di corallo,
la pietra rossa la cui  storia è legata a numerose leggende. La più nota è quella riportataci da Ovidio: secondo la mitologia il corallo nacque dal sangue di Medusa quando venne decapitata da Perseo. Medusa, come le altre Gorgoni, aveva la capacità di pietrificare con lo sguardo, per questo il suo sangue, una volta a contatto con la schiuma dell’acqua di mare pietrificò alcune alghe, tingendole di rosso e trasformandole in corallo.
Questo episodio di cronaca discredita non poco l’amore e il rispetto per l’ Arte della lavorazione Artigianale, di cui la città può andare fiera, speriamo si sia trattato di un episodio singolo, e che qualora fossero scoperti altri casi, che vengano repentinamente denunciati.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stéphanie Esposito

 

Castellammare di Stabia: Fermo indiziato di delitto per tentato omicidio

0

Eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Napoli per i fatti svoltesi nella notte del 25 maggio nel centro di Gragnano.

Castellammare di Stabia: Fermo indiziato di delitto per tentato omicidio

CASTELLAMMARE DI STABIA- Nella serata di ieri e nella mattinata odierna, personale della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di PS Castellammare di Stabia ha eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia per l’omicidio, aggravato dal metodo mafioso, del diciassettenne Di Martino Nicholas ed il tentato omicidio di Langellotti Carlo, avvenuti nella notte di lunedì 25 maggio, nel centro di Gragnano, mediante accoltellamento.

I presunti autori sono stati identificati nel ventunenne Di Lauro Ciro e nel ventenne Apicella Maurizio e su disposizione della Procura associati presso la Casa Circondariale di Napoli – Secondigliano.

Seguiranno sicuramente ulteriori accertamenti in merito alle dinamiche dell’accaduto, per verificare se gli autori sono proprio i nomi citati.

Resta il fatto, che questo è un episodio di cronaca molto spiacevole, che lascia intendere quanto altro lavoro ci sia da fare, sul piano culturale, affinché episodi del genere in futuro non si riverifichino.

Naturalmente, tutto deve partire da una visione Politica, le Forze dell’Ordine già fanno quanto possono nel miglior modo possibile.

 

 

 

 

Stéphanie Esposito

Arresti nel mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno (PA)

Pizzo, estorsioni e programmi politico-elettorali erano gli argomenti nelle riunioni segretissime del mandamento mafioso (video).

Questa mattina, a Palermo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 8 indagati (6 in carcere e 2 ai domiciliari), ritenuti a vario titolo facenti parte del mandamento e responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.

L’indagine, seguita da un pool di Magistrati coordinati dal Procuratore Aggiunto Salvatore De Luca, costituisce un’ulteriore fase di un’articolata manovra investigativa condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione di ‘cosa nostra’.

Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla DDA di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione “Cupola 2.0” – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018.

Ci eravamo occupati della ‘Cupola 2.0’ negli articoli “4 Dicembre 2018 Sicilia, arrestato nuovo capo di cosa nostra”, “15 Gennaio 2020 Arrestato il boss. Decideva anche i turni dei forestali (video)” e “29 Febbraio 2020 Sette arrestati per corruzione a Palermo.

In questo contesto del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, erano state già tratte in arresto 19 persone ritenute appartenenti ad esso, tra cui BISCONTI Filippo Salvatore e SCIARABBA Salvatore, co-reggenti del mandamento mafioso, SUCATO Vincenzo, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, e POLIZZI Stefano, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta.

La complessa attività investigativa rivelava uno spaccato della realtà mafiosa dell’area sud-est della provincia palermitana caratterizzata dalla presenza di due figure contestualmente a capo del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno:

  • SCIARABBA Salvatore, storico uomo d’onore misilmerese, scarcerato nel 2014 e limitato nei movimenti dalla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palermo cui era sottoposto;
  • BISCONTI Filippo, divenuto poi collaboratore di giustizia, dopo essere stato anch’egli arrestato nel corso dell’operazione “Cupola 2.0”.

Accanto a loro, demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, emergevano SUCATO Vincenzo e POLIZZI Stefano, oltre a diversi uomini d’onore tra cui CASELLA Stefano e MIGLIORE Giovanni Salvatore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno, e NOCILLA Domenico, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di SCIARABBA Salvatore per raggiungere luoghi sicuri ove incontrarsi con i consociati per discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso.

Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a maggio del 2017 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive a due importanti summit, presieduti da SCIARABBA Salvatore all’interno dell’abitazione di NOTO Carlo, imbianchino, incensurato, oggetto anch’egli dell’odierno provvedimento (non potuto eseguire in virtù del suo trasferimento per motivi di lavoro, nel 2018, negli Stati Uniti d’America).

In particolare, il secondo summit, avvenuto il 27 maggio 2017, veniva interamente monitorato. Inizialmente, si intercettavano le preoccupazioni di SCIARABBA in merito ai rischi che stavano correndo partecipando a una riunione del genere, ritenuta comunque necessaria poiché le problematiche che avrebbero dovuto affrontare non potevano essere sintetizzate nei soliti “pizzini”.

Poi il reggente del mandamento, dopo aver cercato di dirimere alcuni dissidi sorti tra gli uomini d’onore, iniziava ad analizzare le diverse vicende prospettategli ed emanava le proprie direttive in merito:

  • alle modalità con cui avrebbero potuto reperire un macchinario edile: il commerciante sarebbe stato convinto da uno degli uomini d’onore a ricevere in cambio un assegno post datato;
  • alla necessità di ostacolare un imprenditore che stava eseguendo dei lavori di edilizia e stava fornendo il proprio cemento nel territorio di Bolognetta senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni mafiose: POLIZZI Stefano, vertice della famiglia mafiosa di Bolognetta, avrebbe dovuto impedire fisicamente ai camion di quell’imprenditore di entrare sia nel territorio di propria competenza che in quello del Comune di Marineo facendo in modo che, da quel momento in avanti, le imprese edili avrebbero dovuto optare per altre aziende per la fornitura del cemento;
  • all’esenzione dal pagamento del pizzo di un fornaio che aveva recentemente subìto un grave lutto familiare;
  • all’autorizzazione richiesta da NOCILLA Domenico, uomo d’onore legato a SCIARABBA, a rilevare un esercizio commerciale ove far lavorare i propri figli;
  • all’opportunità di infiltrarsi all’interno dell’amministrazione comunale misilmerese. In particolare, NOCILLA proponeva al reggente del mandamento di supportare, con largo anticipo, una persona di loro fiducia da porre a capo di una lista civica, slegata dalle logiche di partito, costituita da persone appositamente selezionate, capace di indirizzare le scelte dell’amministrazione in favore della consorteria. La proposta incontrava l’accoglimento di SCIARABBA che, però, invitava il proprio interlocutore a riparlarne più avanti, visto che mancavano ancora tre anni alle elezioni comunali del 2020. Tale progettualità non diveniva esecutiva grazie al fermo d’indiziato di delitto eseguito a loro carico nel dicembre 2018 (operazione “Cupola 2.0).

L’attività investigativa permetteva anche di ricostruire puntualmente:

  • una richiesta estorsiva di 12.000 euro ai danni di una ditta edile, impegnata nei lavori di costruzione di una palazzina a Misilmeri, perpetrata da SCIARABBA Salvatore, BONANNO Giuseppe detto “Andrea” e l’anziano uomo d’onore SUCATO Vincenzo; quest’ultimo, ristretto nel carcere di Bologna a seguito dell’esecuzione di “Cupola 2.0”, decedeva il 02 aprile 2020 a causa del Covid_19 (primo caso di decesso in carcere in Italia);
  • un cavallo di ritorno per un camion e un escavatore rubati a un imprenditore legato al mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. In particolare, l’imprenditore, per riottenere i propri mezzi d’opera, ricorreva all’intermediazione di diversi esponenti mafiosi che, a fronte di una richiesta iniziale di 8.000€, riuscivano a diminuire la cifra, pretendendo e ottenendo per la restituzione 2.800€.

MARANO (NA): i Carabinieri arrestano due persone per furto aggravato

0

I Carabinieri della Compagnia di Marano (NA) hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 persone

MARANO (NA): i Carabinieri arrestano due persone per furto aggravato

Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri della Compagnia di Marano di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal GIP presso il Tribunale di Napoli Nord, di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 46enne e degli arresti domiciliari nei confronti di due persone rispettivamente di anni 69 e 59, tutti residenti in Napoli, per furto in concorso aggravato.

Le attività investigative, condotte dal personale della Sezione Operativa, hanno avuto inizio nell’anno 2017 in seguito a numerosi furti in danno di attività commerciali perpetrati con il cd metodo della spaccata.

Le indagini svolte con l’ausilio delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, delle intercettazioni telefoniche nonché dei servizi di osservazione, controllo e pedinamento – hanno consentito di raccogliere gravi indizi nei confronti degli indagati che, secondo l’ipotesi accusatoria avvalorata dal GIP, dopo avere perpetrato i furti – commessi prevalentemente nelle ore notturne in danno di aziende operanti nel settore dell’abbigliamento e dei capi accessori, dell’ottica, della bigiotteria, della profumeria e cosmesi, nonché di una tabaccheria ove venivano asportati tabacchi, gratta e vinci oltre al denaro contante – avevano poi provveduto a reimmettere la merce sul mercato nazionale ricavando proventi per un valore complessivo di circa €. 100.000,00.

Redazione Campania

La Squadra investigativa Portici-Ercolano blocca fitto traffico di stupefacenti

0

La Squadra investigativa esegue ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Napoli: implicate 4 persone, sulle quali si indagava dal 2018.

La Squadra investigativa Portici-Ercolano blocca fitto traffico di stupefacenti

Dal 2018 era iniziata una importante indagine atta a contrastare il traffico di stupefacenti, oggi è stata emessa un’ordinanza cautelare dal Tribunale di Napoli ed eseguita dalla squadra investigativa, 4 le persone bloccate.

Stamattina la squadra investigativa del Commissariato di Portici-Ercolano dava esecuzione a ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere a carico di VARLESE Emanuele classe 1994, ACAMPORA Alfonso classe 1979 e ZICHELLA Antonio classe 1974, indagati per i reati p. e p. dagli artt. 110 e 81 c.p., 73 comma 1 D.P.R. 309/90 (spaccio di sostanze stupefacenti in concorso) nonché, per i/ solo VARLESE, anche dell’art. 23 comma 3 e 4 legge 110/75 e 648 c.p. (porto e detenzione dell’arma, ricettazione della stessa) e di ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in regime di arresti domiciliari a carico di MAROTTA Roberta classe 1997, indagata per i medesimi reati, commessi in Napoli, Portici ed Ercolano dal 15 ottobre 2018 e sino al 02 marzo 2019.

Le misure cautelari sono frutto di un’attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, Settima Sezione, che ha preso il via il 15 ottobre 2018, allorquando personale di questa squadra investigativa, in una autorimessa ad uso pubblico ubicata alla via Bernardino Martirano di Napoli, rinveniva nel vano sottosella di un motociclo li parcheggiato grammi 2.706,08 di cocaina, una pistola semiautomatica Walther cal. 9 con matricola abrasa e nr. 103 proiettili cal. 9 corto idonei ad essere esplosi da quell’arma.

Il prosieguo delle indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, consentiva, da un lato, di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico del VARLESE circa l’attribuibilità al medesimo dell’arma e dell’ingente quantitativo di droga di cui al sequestro del 15 ottobre, nonché di accertare una fitta attività di traffico di stupefacenti ad opera dei quattro indagati che portava al sequestro di ulteriori grammi 24,66 di cocaina e, a seguito di perquisizione delegata dall’A.G., nell’abitazione della coppia VARLESE/MAROTTA al rinvenimento di altri 938,39 grammi di cocaina già divisi in dosi e la somma in denaro di euro 33.675,00 ritenuta provento dell’attività illecita.

I gravi indizi di colpevolezza raccolti a carico dei quattro indagati hanno condotto il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli ad adottare l’ordinanza cautelare oggi eseguita.

 

 

 

Stéphanie Esposito

Napoli su Everton: il presidente del Gremio parla dell’interessamento degli azzurri

Napoli su Everton, il presidente del Gremio parla dell’interessamento degli azzurri: “I contatti col club risalgono a più di un mese fa, ora non c’è una proposta. La trattativa per il momento non ha fatto progressi”

Il presidente del Gremio, Romildo Bolzan Jr, è intervenuto ai microfoni di Radio Gaucha nel corso della trasmissione Show dos Esportes, rilasciando alcune dichiarazioni su Everton Soares e la trattativa con il Napoli:

“Ora non abbiamo alcuna proposta. Più di un mese fa c’è stato un contatto tra i rappresentanti del giocatore e il Napoli, ma poi non sono stati fatti progressi. Per Everton ora non abbiamo alcuna proposta. In generale, un club europeo acquista il 100% del cartellino di un calciatore: pertanto dobbiamo affrontare l’affare al 100% e quindi negoziare ogni parte. Questo significa che il Grêmio non avrà più il 50%, potrà ottenere di più.”. 

CdS – Napoli su Orsolini: difficilmente resterà a Bologna, ma c’è da superare la concorrenza

CdS – Napoli su Orsolini: difficilmente resterà a Bologna, ma c’è da superare la concorrenza del Borussia Dortmund

Secondo quanto rivela l’edizione odierna del Corriere dello Sport, il Napoli starebbe imbastendo una trattativa per Orsolini. Il Bologna difficilmente riuscirà a trattenerlo, anche se il prezzo fissato (circa 40 milioni di euro) non rende facile la trattativa. Sull’attaccante rossoblù c’è anche l’interesse del Borussia Dortmund.

Certo, è inutile nascondere che quando un tuo giocatore finisce nel mirino di squadroni come il Borussia Dortmund e il Napoli fai fatica a trattenerlo. Quali sono le condizioni irrinunciabili delle quali parlano i capi rossoblù? Un paio di mesi fa Sabatini disse che per strappare Orsolini al Bologna sarebbero serviti 70 milioni, chiaramente fu una provocazione, ma all’atto pratico i numeri che pretendono il coordinatore delle aree tecniche di Bologna e Montreal Impact e Bigon restano ugualmente alti, oltre i 40 milioni di euro. Ecco, se con il tempo il Borussia Dortmund e il Napoli entrassero nell’ordine di idee di accontentare sul piano economico il Bologna, Orsolini potrebbe anche lasciare Casteldebole”.

In rossoblù dal 2018, Orsolini ha finora disputato 73 partite andando a segno per 18 volte. Nella stagione in corso è sceso in campo 28. Presenze arricchite da 8 goal

 

Con un megafono diceva che la pandemia non c’è e gli fanno il Tso

Con il megafono per le strade di Ravanusa (Ag). Lo sottopongono a Tso. Interviene il Garante. Inchiesta della Procura. L’opinione.

Con la sua auto girava a Ravanusa (Agrigento) e col megafono diceva che la pandemia non esiste e che la gente doveva uscire e ricominciare a vivere. Per questo Dario Musso, 33 anni, il 2 maggio scorso è stato fermato dai carabinieri e vigili urbani e alla presenza dei medici, il cui intervento era stato chiesto dalle Forze dell’ordine, è stato gettato a terra, bloccato mettendogli le gambe sulla schiena, sedato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio che poi è stato convalidato dal sindaco Carmelo D’Angelo.

Sul prestampato della proposta di tso i medici hanno scritto che l’uomo presentava “scompenso psichico e agitazione psicomotoria”. La Procura di Agrigento ha ora aperto un fascicolo, a carico di ignoti disponendo l’acquisizione di documenti da parte dei carabinieri per questo presunto tso arbitrario. Il video del fermo ha fatto il giro dell’Italia

Ieri un servizio televidivo de ‘Le Iiene’ di Nina Palmieri, ha riportato al vicenda all’attenzione dell’opinione pubblica “Sono chiuso nelle mani e nelle braccia. Non mi posso muovere, la situazione è indescrivibile”. Queste sono le parole di un ragazzo di 33 anni, Dario Musso, rinchiuso in un reparto di psichiatria dopo aver subito un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso).

Il 2 maggio la mamma di Dario è a casa quando le squilla il telefono “Era la dottoressa di famiglia, mi ha detto che le avevano telefonato i carabinieri e il sindaco per mio figlio”. A quel punto lei dà al medico il numero di Dario. Però, quando la dottoressa lo chiama, sembra si sia qualificata come ‘la dottoressa di Canicattì dei servizi sociali’. “Mi ha detto: mi raccomando Dario, ci hanno contattato i carabinieri, la devi smettere di andare in giro dicendo che non c’è nessuna pandemia. Se non la smetti e non ti curi dobbiamo prendere precauzioni’”, racconta proprio Dario.

Lui però si accorge che al telefono c’è la sua dottoressa di famiglia. Dario esce di casa arrabbiato e con un megafono, girando per le strade di Ravanusa dicendo che non c’è nessuna pandemia. A Nina Palmieri dice che era consapevole di poter essere denunciato per reati comuni. Nel frattempo però parte la richiesta di Tso. “La mia dottoressa non mi aveva visitato”, racconta. E se fosse vero, sarebbe strano perché prima di un Trattamento sanitario obbligatorio sarebbe opportuno aver almeno prima incontrato la persona in questione.

Non si può risolvere con una proposta telefonica, proponendo cure, e, se il soggetto rifiuta quel no, diventa l’innesco del Tso”, ci dice il dottor Cipriano. Quella mattina comunque Dario viene fermato dalle forze dell’ordine e subisce il Trattamento sanitario obbligatorio.

Il Tso, per essere lecito, deve essere convalidato da un secondo medico dopo la proposta del primo. Dario nega che ci sia stata una visita, ma a sentire il vigile “la dottoressa c’ha parlato con lui all’interno della macchina”, chiedendogli di uscire dal mezzo. È una prassi normale convalidare un Tso dopo aver parlato con qualcuno attraverso il finestrino di una macchina? “No, è come il parlare attraverso il telefono”, ci spiega Cipriano.

La diagnosi, formulata dalla due dottoresse, è “scompenso psichico con agitazione psico motoria”. “Una non diagnosi di una vaghezza straordinaria”, dice Cipriano. Ma come si è arrivati a questa diagnosi, se il primo medico si è limitato a una telefonata e il secondo forse gli ha parlato attraverso il vetro di una macchina? “Il Tso era programmato dalla mattina”, dice uno dei vigili. “Il ragazzo purtroppo non è stato sedato in quel momento perché stava protestando… per i giorni prima, con i video che ha fatto. Quello del cacciavite…”.

Se fosse vero, possibile che la diagnosi sia stata basata sui video postati sui social? “Non puoi tu, solo sulla base di questi, decidere che lui ha un disturbo psichico, non basta”, ci dice Cipriano. Per capire se la diagnosi sia davvero stata basata su quei video, Nina Palmieri ha cercato le due dottoresse in questione che però non hanno voluto commentare. Avremmo voluto parlarne anche con il sindaco, che è colui che emette l’ordinanza per il Tso. Il sindaco però non ci ha risposto al telefono.

Tornando a Dario, dopo aver subito il Tso viene portato in ospedale. Viene ricoverato in psichiatria e i suoi familiari nel frattempo raccontano che “non sapevamo cosa era successo”, ci dice il fratello. “Lo abbiamo saputo da Facebook”, aggiunge la madre. I genitori così vanno in ospedale, ma “non me lo facevano vedere né sentire”, ci dice. Al terzo giorno di ricovero anche il fratello va al nosocomio, ma una dottoressa gli dice che a causa del coronavirus le visite sono sospese.

Il fratello prova allora a contattarlo telefonicamente, ma come potete sentire dalle telefonate nel servizio sembra che non sia possibile parlargli. Dario dice di essere rimasto legato al letto per cinque giorni. La madre racconta di essere tornata in ospedale ma questa volta riesce ad avvicinarsi al reparto: “C’era una finestra, sentivo lui che diceva ‘mamma’, mi straziava il cuore non poterlo né vedere né aiutare”.

Dopo quattro giorni di ricovero, finalmente riescono a parlare con Dario. Dopo sette giorni, esce dall’ospedale nelle condizioni che potete vedere nel servizio: “I miei scopi nella vita sono stati annullati in un attimo”. Intanto, sono partite delle indagini che speriamo facciano presto luce su quanto realmente accaduto. Anche la famiglia si è mossa con una denuncia per “sequestro di persona e anche tortura”, ci dice il fratello.

Dopo che la notizia coi relativi video delle fasi del fermo di Musso e di quando è stato immobilizzato, e poi l’audio della sua telefonata dall’ospedale di Canicattì ai familiari, in cui diceva di essere legato, sono rimbalzati su You tube e sui social il Garante nazionale delle persone private della libertà, ha chiesto una relazione d’informazione al sindaco e alle autorità sanitarie, relativamente alle modalità di attuazione e al successivo sviluppo di tale trattamento.

Video con Tso a persona in strada a Ravanusa (AG): profonda perplessità del Garante nazionale, che chiede a Sindaco e Autorità sanitarie tutta la documentazione sull’accaduto

“Le immagini – dice una nota del garante – delineano una situazione quantomeno irrituale, essendo stata la persona atterrata prona sull’asfalto dagli agenti intervenuti, poi ammanettata e sedata in loco con una iniezione farmacologica”.

Il fratello di Dario l’avvocato Lillo Musso chiede se “si può disporre un tso per un’opinione politica” e su Fb racconta che il fratello sta male e dopo essere tornato a casa per fare le analisi ha urinato sangue e il padre ha difficoltà a ottenere la cartella clinica.

Il Garante nazionale ha chiesto informazioni sulle persone che hanno operato (il Corpo di appartenenza degli agenti e l’Azienda sanitaria da cui gli operatori sanitari dipendono) e di conoscere gli elementi che hanno indotto all’avvio della procedura; gli estremi della convalida del provvedimento di Tso da parte del Giudice tutelare; i tempi intercorsi tra la disposizione del Tso stesso e la sua convalida; la durata del trattamento”.

Ascoltato l’audio della telefonata tra Musso e i propri congiunti il Garante ha richiesto un chiarimento all’autorità sanitaria sull’impiego della contenzione meccanica, le terapie in essere e le condizioni attuali della persona.

Il comitato CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ), a seguito di quanto accaduto a Dario Musso, ha organizzato per oggi 27 maggio alle ore 21:00 un dibattito online sul tema Psichiatria e Diritti Umani.  Scrive il comitato “La controversa vicenda di Dario Musso, assalito, messo a terra, immobilizzato, sedato e sottoposto a contenzione mentre diffondeva le sue idee per le vie di Ravanusa armato di megafono, ripropone con urgenza la necessità di una riforma in senso garantista del TSO. Ne parlano un medico e due avvocati, uno dei quali è il fratello della vittima”.

L’opinione.

La vicenda presenta di tutta evidenza un eccesso procedurale che ci si augura venga accertato con onestà intellettuale e indipendenza giuridica e amministrativa. Dario Musso ne ha tutto il diritto, poiché ancora la persona e tanto più che non ha commesso alcuna violenza, è un valore da rispettare anche da parte delle Autorità. Per un altro verso e in generale, non si dovrebbe con approssimazione porre sul banco degli imputati la scienza moderna, senza la quale, ad esempio, virus, batteri e parassiti, continuerebbero ad  impadronirsi in massa dei nostri corpi per farne una propria incubatrice, nurse o cibo, come fanno in Natura con ogni essere vivente da quando tre miliardi e mezzo di anni fa sarebbe comparsa la vita monocellulare sulla Terra e poi da circa cinquecentocinquanta milioni di anni quella complessa. Il laboratorio della Natura infatti non si sarebbe mai fermato e d’altra parte uno dei suoi ultimi e singolari prodotti è la nostra specie di primati-umani. La scienza moderna di contro deve essere al servizio dell’umanità per raggiungere fini ed interessi comuni (come d’altronde dovrebbero essere in una Nazione civile tutte le discipline e istituzioni) e dovrebbe anche scendere dal piedistallo per parlare in modo comprensibile e chiaro, pure ammettendo i propri limiti. Gli stregoni e le fattucchiere tuttavia, come spesso si è scritto da queste pagine, lasciamoli al passato.

Gazzetta – Gattuso mette a tacere le voci di mercato: vuole tenerle fuori da Castel Volturno

Gazzetta – Gattuso mette a tacere le voci di mercato: vuole tenerle fuori da Castel Volturno per far concentrare la squadra

Secondo quanto riportato dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l’allenatore del Napoli Rino Gattuso starebbe cercando di gestire i tanti rumors di mercato che starebbero distraendo i suoi calciatori in queste ultime settimane. L’allenatore azzurro ha intenzione di concludere il campionato provando a giocarsi le proprie possibilità al 100% per centrare gli obiettivi ancora possibili. La vittoria della Coppa Italia e la qualificazione in Champions soprattutto:

La Gazzetta dello Sport su Gattuso: 

“Le voci di trattative più o meno avviate, raggiungono ogni giorno il centro sportivo di Castel Volturno e rimbalzano, per forza di cose, nell’ufficio di Gattuso. Il quale sa bene che in questo finale di stagione, ammesso che si riparta, si giocherà parte delle sue ambizioni. Il tanto bistrattato Napoli è presente in ogni competizione ed ha le qualità sufficienti per poter conquistare qualcosa. Insomma, Gattuso non vuole sprecare nulla, vuole che il gruppo sia compatto e lo segua in questo cammino. Ed avrà bisogno di tutti, l’ha spiegato più volte, in questi giorni, ai suoi giocatori. Chiederà un contributo importante a coloro che il mercato vuole in partenza”

Ragazzo (Venezia): “Cambiare marcia per raggiungere la salvezza”

Abbiamo sentito il collega da Venezia, Alessandro Ragazzo, nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”:

“Il Venezia aveva cambiato la società poco prima del lockdown. Tacopina resta come presidente onorario ma ormai é stato messo da parte. Ci sono dubbi perché non si sa se il blocco abbia minato le idee e le possibilità della nuova proprietà americana.

Bisognerà capire in che categoria giocherà la prossima stagione il Venezia. Non si sa se si riprenderà, quindi i dubbi e i nodi sono davvero tantissimi. La squadra ha ripreso gli allenamenti facoltativi, quindi qualcuno che si allena già c’è. Alcuni componenti della rosa erano stati contagiati dal Covid ma ora stanno bene. La città di Venezia sta tornando alla normalità, stanno arrivando i primi turisti e c’è voglia di ripartire dopo un periodo molto molto difficile per tutta la nazione. Speriamo che anche il turismo riparta il prima possibile.

La rosa del Venezia ha alcune individualità molto importanti anche se ci si aspettava qualcosa in più dalla società. Tutta la fantasia dei ragazzi di mister Dionisi é nei piedi di Aramu. La classifica deficitaria é dovuta alle due facce avute nella prima parte del campionato: male in casa e bene fuori. É ovvio che se non vinci in casa la classifica non può essere positiva. Si fatica troppo tra le mura del Penzo e bisognerà cambiare marcia per evitare un brutto epilogo.

La posizione dei lagunari sulla ripresa é molto semplice, si aspettano le decisioni degli organi preposti. Ovviamente si deve riprendere in piena sicurezza. Non avrebbe senso rischiare di tornare in campo per “falsare” anche la prossima stagione. Se si deve tornare in campo lo si deve fare solo in piena sicurezza. Vediamo come andrà a finire, noi aspettiamo. Anche se il clima di incertezza che si é creato non fa sicuramente bene a nessuno.”

Operazione LE PIRAMIDI: disarticolata associazione per delinquere

0

GUARDIA DI FINANZA: OPERAZIONE LE PIRAMIDI. MAXI TRUFFA PER OLTRE UN CENTINAIO DI RISPARMIATORI DISLOCATI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE. DISARTICOLATA ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE ED ESEGUITI SEQUESTRI DI BENI IMMOBILI, DISPONIBILITA’ FINANZIARIE E PREZIOSI PER CIRCA 1.500.000 DI EURO IN ITALIA E ALL’ESTERO.

Operazione LE PIRAMIDI: disarticolata associazione per delinquere

Questa mattina è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta della Procura della Repubblica, di Reggio Calabria diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, dal G.I.P. presso il locale Tribunale, per un valore complessivo di circa 1.500.000 di euro nei confronti di n.3 soggetti appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti di truffa aggravata mediante la raccolta e gestione di risparmi, la vendita di strumenti finanziari fasulli ed a struttura piramidale, in assenza delle prescritte autorizzazioni in danno di oltre un centinaio di risparmiatori dislocati su tutto il territorio nazionale. Tra gli indagati anche un funzionario – ora in pensione – di un Istituto di credito che ha fornito il proprio supporto ai membri dell’associazione nell’individuazione dei potenziali clienti. Le complesse indagini eseguite dal Comando Provinciale della Guardia di Finanzia di Reggio Calabria e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno consentito, tra l’altro, di tracciare le ricchezze illecitamente accumulate dagli indagati, e pertanto sono stati sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie detenute su conti corrente ubicati in Italia e nell’isola di Tenerife (Spagna), terreni siti in Reggio Calabria e 127 oggetti preziosi tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore altre pietre preziose e 241 monete di argento. La citata misura cautelare reale deriva dalla convergenza di più attività investigative coordinate dal Dott. Gerardo Dominijanni, Procuratore Vicario, e dal sostituto procuratore Marco Lojodice, che hanno consentito di rilevare come gli indagati, agendo sotto lo schermo di società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si facessero consegnare somme di denaro dai malcapitati clienti prospettandogli il reinvestimento in fondi di risparmio promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti, talvolta anche fino al 40%. I membri dell’associazione incameravano, quindi, le somme e – successivamente al fine di rendere più credibile lo schema truffaldino – provvedevano al rimborso, ancorché solo parziale delle stesse, in piccole “tranche” e mediante ricariche su carte prepagate. Peraltro, a fronte delle somme ricevute a titolo di investimento, gli indagati facevano in modo che i soggetti truffati stipulassero polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti, riuscendo così ad incamerare indebitamente ulteriori somme di denaro. Tali falsi piani assicurativi, gestiti da uno dei sodali mediante una società nel padovano, oltre a dare una parvenza di garanzia all’investimento, incoraggiavano i potenziali clienti a stipulare i predetti strumenti finanziari. Le articolate indagini esperite hanno consentito altresì di rilevare che gran parte degli investimenti avveniva mediante la stipula di contratti di associazione in partecipazione all’interno di strutture piramidali (c.d. “Multi level marketing”), tra le quali i networks “Adamax”, “Unetenet”, “TelexFree” e “Lirbertagià”, gestiti dal principale indagato. In particolare si tratta di tipologie di reti il cui core business è il sistema di pacchetti di affiliazioni e di vendite, tipico del c.d. “Schema Ponzi”, che prospetta agli investitori un rendimento proporzionale alla capacità di reclutamento di nuovi sottoscrittori dei piani di investimento. I clienti venivano, pertanto, posti di fronte ad una allettante possibilità di conseguire guadagni mediante il loro inserimento a titolo oneroso in una c.d. “Catena di Sant’Antonio”, facendo credere loro che, per ottenere maggiori compensi, avrebbero dovuto far inserire e dunque “reclutare” nuovi soggetti. In realtà, gli indagati hanno rimborsato i malcapitati clienti solo parzialmente, trattenendo gran parte delle somme investite. Anche in questa vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette pervenute al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria per fini di prevenzione antiriciclaggio. Lo sviluppo investigativo di tali preziose informazioni ha costituito, come spesso capita in questo tipo di indagini, un imprescindibile strumento di supporto utile ad orientare le investigazioni ed aggredire i patrimoni di provenienza illecita. Il provvedimento cautelare eseguito costituisce la conclusione di un complesso iter investigativo che dimostra – ancora una volta – la costante azione della Guardia di Finanza nella ricerca e repressione dei più gravi crimini di matrice economico finanziaria e nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati.

Operazione LE PIRAMIDI: disarticolata associazione per delinquere / Redazione

Falsa cieca scoperta dalla GdF di Salerno: percepiva 700 € al mese

LA GUARDIA DI FINANZA DI SALERNO SCOPRE UNA FALSA CIECA. DAL 2013 PERCEPIVA UN’INDENNITA’ DI 700 EURO AL MESE. SEQUESTRATI BENI E LIQUIDITA’ PER OLTRE 73.000 EURO.

Falsa cieca scoperta dalla GdF di Salerno: percepiva 700 € al mese

La Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Salerno, per un importo complessivo di oltre 73 mila euro, relativo a beni e denaro nella disponibilità di V.C., di anni 66, indagata per il reato di truffa aggravata ai danni dell’INPS.

L’attività investigativa dei militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno, con pedinamenti, appostamenti e videoriprese, ha permesso, infatti, di riscontrare che V.C. conduceva in realtà una vita del tutto normale, incompatibile con la patologia a lei riconosciuta e che quindi la donna aveva percepito indebitamente per oltre sette anni l’indennità di accompagnamento pari a 700 euro mensili riservata ai ciechi assoluti.

Redazione Campania

Alcune altre news di Cronaca presenti nel nostro archivio: