Spes contra spem

Spes contra Spem. Come trasformare Caino in Collaboratore di Giustizia

Spes contra Spem. Lo Stato, la Giustizia, l’antimafia e l’informazione, un mondo di mezzo, fra mito e realtà, dove è tutto vero, anche il contrario di tutto.

Superato lo tsunami di indignazione, scatenato ad arte, dalla liberazione di Giovanni Brusca, oggi scandalizzatevi per questo…

Taurianova (Italia). Nel 1986 la Dc locale era guidata da Francesco Macri’ un condannato plurinquisito e fin qui, tutto regolare. Rocco Zagari era un altro boss mafioso, consigliere comunale da 15 anni, sempre della Dc, che quell’anno però, decise di appoggiare la lista del genero, Marcello Viola, già inquisito per mafia, schierandosi quindi contro Macri’ detto “don Ciccio”, il quale perse per la prima volta e indispettito, denunciò alla Commissione.

Antimafia che i neo eletti erano mafiosi, proprio come lui ma questo forse non lo scrisse. In tutti i modi, due anni dopo, trovarono un accordo perché Macri’ riprese Zagari nella sua lista, andarono in maggioranza e tutto andò bene come sempre, la mafia governava unita e tutti erano felici… finché un giorno, lo Zagari, venne ucciso sulla poltrona del barbiere locale.

Nervosa fu la reazione dei suoi, che vollero mostrare al popolo il potere della “Santa”, la nuova ‘ndrangheta calabrese, unita con la massoneria “”deviata””.

A Taurianova erano già abituati alle sparatorie, le scorrerie mortali, le minacce, le estorsioni e quindi ci voleva qualcosa di forte per scuotere gli animi. Ecco forse perché, fra gli altri omicidi di quel “venerdì nero”, in pieno centro la mattina, decisero di giustiziare un commerciante estraneo alla mafia ma di una famiglia rivale, tale Giuseppe Grimaldi, il quale venne decapitato per poi poter lanciare la sua testa in aria, più volte, permettendo ai killer presenti di sfidarsi in un nuovo tipo di tiro al piattello…

Se non vi sembra abbastanza truce, forse è perché non eravate presenti, mi assicurano che dal vivo, fosse uno spettacolo tanto raccapricciante quanto convincente.

I figli del boss ucciso dal barbiere, sono Pasquale, Giuseppe e Carmelo Zagari, tutti attualmente in carcere, le figlie Italia e Rosita, condannate pure loro, anche il genero Ernesto Fazzalari, fra i tiratori al piattello, dopo vent’anni di latitanza è stato infine trovato nel solito casolare nelle vicinanze e adesso è ospite delle patrie galere pure lui.

Fin qui sembra tutto bene, invece no.

Ieri mattina si è svolta un’altra operazione della DDA di Reggio Calabria, denominata “Spes contra spem” dalla quale è emerso che Pasquale Zagari, una volta rimesso in libertà aveva ripreso il controllo totale del territorio, rinnovando l’organigramma dell’azienda ma mantenendo intatte le modalità operative, fra le quali il vanto di quel tiro al piattello famoso, al quale non poté prendere parte materialmente, in quanto già detenuto per altre quisquilie ma del quale fu uno dei mandanti, fra le tante cose…

Orbene, questo “signore” discendente da una nobile famiglia di politici di successo, è tornato oggi, a causa di questa ultima operazione, agli onori delle cronache giudiziarie e giornalistiche ma sotto una nuova veste, quella del Collaboratore di Giustizia.

Non ve li cito, ma sono almeno 10 gli articoli che lo definiscono un pentito o, ancora più erroneamente, un Collaboratore di Giustizia, che sarebbe tornato a delinquere, dopo aver preso parte per anni a conferenze, lezioni universitarie, gruppi di sostegno, tutti in nome dei diritti dell’uomo in un percorso di Antimafia sfavillante, quanto vomitevole.

Peccato che Pasquale Zagari non sia mai stato un Collaboratore di Giustizia ma al contrario uno, che non ha mai smesso di delinquere, arrestato più volte, coinvolto in diverse operazioni, fra le quali cito “repetita Iuvant” che nel suo caso mi pare la più adatta.

Non solo non ha mai smesso e si è guadagnato un sacco di condanne ma nel 2009, durante un trasferimento al carcere di Palmi, insieme al fratello, sparò anche a due poliziotti, in un tentativo di evasione. Mentre già teneva conferenze all’università, sostenuto da un sacco di gente dotta, rapinava un prostituto a Como e non appena rimesso in libertà i Carabinieri di Taurianova, lo beccavano in flagranza di reato lo scorso Ottobre, impegnato nella solita violenta estorsione.

La differenza fra un Collaboratore di Giustizia e uno come lui, ovvero un “dissociato” è molto simile a quella che intercorre fra il giorno e la notte, eppure nessuno sembra saperlo.

Non lo sa Radio Radicale, non lo sanno le Associazioni culturali che lo hanno sostenuto per anni scrivendo cose false, da denuncia, pur di sostenerlo, non lo sanno i giornalisti, anche in gamba, che ne hanno scritto ieri e quindi immagino che non lo sappiate neppure voi ecco perché ve lo rispiego in grandi linee.

I Collaboratori di Giustizia, ottengono questo status in seguito ad un iter complesso che prevede molte cose e che viene vagliato attentamente, caso per caso. Il Collaboratore ha sei mesi di tempo, per dire tutto quello che sa. Deve anche autoaccusarsi di crimini ancora non noti e soprattutto deve fornire testimonianze riscontrabili, relative a indagini ancora irrisolte, permettendo l’arresto di altri criminali, firmando la propria condanna.

Il dissociato, non è niente di tutto ciò, è solo uno che mira a non prendere l’ergastolo ostativo, passando prima per la richiesta di rito abbreviato e poi per la pubblica abiura, come ai tempi della Santa inquisizione, che pare proprio la “santa” di oggi, pari, pari.

Anche allora se volevano condannarti trovavano comunque il modo, bastava un’ordalia o giudizio divino, una calunnia, un neo o qualche ora di tortura, mentre se invece ti volevano salvare, bastava l’abiura, ovvero quel dire pubblicamente e solo a “chiacchiere ” che rinnegavi il demonio, proprio come avviene oggi.

Se non bastasse dichiarare che rinneghi la mafia, pur non confessando niente, se sei anche un ricco boss mafioso, come nel suo caso, avrai anche i “migliori” avvocati ai tuoi piedi che chiederanno per te ai soliti parrucconi di Strasburgo, di darci la solita lezione di civiltà che non contempla il tiro al piattello della testa mozzata, vari omicidi, alcune estorsioni, l’occultamento di cadavere, il tentato omicidio di due guardie ed altre quisquilie, come motivi validi per tenerti fuori dalla società civile.

Quantomeno la nostra, perché a Strasburgo le autostrade non esplodono e i giudici godono di ottima salute, in perfetta intesa con gli avvocati dei peggio boss stragisti, forse per una questione di feeling… chissà.

Fatto sta che questo orrendo figuro, che si era beccato il famoso ergastolo ostativo, ovvero l’ergastolo vero, se lo è fatto togliere proprio dai parrucconi della CEDU, con la sentenza Scoppola e dopo la revisione, vai con le uscite premio e l’inizio della grande battaglia per la giustizia, proprio contro l’ergastolo, quel fine pena mai, assolutamente inaccettabile… tutti si debbono poter ravvedere, specialmente chi non lo farà mai…

Così i giornali si sono lasciati inondare dalle sue lettere strappalacrime, prima per perorare la causa della revisione e poi per portare all’onore delle cronache tutte le sue splendide iniziative, dove si dichiarava pentito per le sue mani imbrattate di sangue ma inorridito dall’ingiustizia che colpiva lui e tanti altri bravi boss autori di stragi, che devono potersene tornare ai loro affari, al calore degli affetti, senza confessare niente per poter mantenere il posto nel paesello, faticosamente conquistato, lo stesso, dove il Collaboratore di Giustizia, che rischia la vita e quella dei suoi cari, non potrà mai tornare, magari proprio per aver permesso, il suo arresto.

Si, perché nella maggior parte dei casi, questi maledetti, vengono presi proprio grazie alla coraggiosa ed insostituibile opera dei Collaboratori di Giustizia, i quali, in antitesi assoluta con loro, rischiano la vita ogni giorno, costringendo tutti i propri affetti a una vita di privazioni o morte, proprio per assicurare questi mostri alla giustizia, nella quale più di ogni altro, dimostrano di credere, Spes contra Spem… ma veramente.

Non altrettanto la giustizia si dimostra intenzionata a proteggerli. Finiti i tempi di Falcone e di Buscetta, oggi i Collaboratori vengono uccisi, anche nelle case della stato, suicidati, silenziati, mandati dalla Calabria alla Puglia, non in America e senza una nuova identità.

Ai loro figli si nega il diritto allo studio, ad una nuova vita, all’assistenza psicologica, insomma, chissà perché sembra che si faccia di tutto per non averne più, di questi “chiaccheroni”, che costituiscono l’unica arma efficace nella lotta alle mafie, seguita solo dalle intercettazioni, che comunque fra quelle da far autorizzare dai politici, quelle cancellate, e quelle ascoltate da tutti…non ne restano poi tante.

In una di queste, il buon Zagari, appena sceso da uno dei santi pulpiti, viene udito dire ad una sua vittima di estorsione che chiedeva se lo avrebbe ucciso ” Se mi fai girare i coglioni, perché no?” Mentre in un’altra, si udiva il suo braccio destro, Francesco Avati, progettare l’evasione del boss con una bomba, perché ” non ci dormiva la notte, con una tale pena nel cuore per lui”.

Non immaginate neppure quanta gente, fosse in pena per questo maledetto, quanti dottori e giuristi illuminati lo hanno accolto fra le loro braccia e nei loro cuori.

A quante iniziative ha preso parte, quanti giornali hanno pubblicato i suoi lamenti, vere liriche poetiche scritte forse in qualche studio legale, perché ad ascoltare le interviste, dove lo Zagari ci esorta ad assumerci la responsabilità di quello che dice lui, non si direbbe proprio che si tratti della stessa persona.

Se non avete niente da fare, lasciate le parole crociate e dedicatevi allo studio del caso, non resterete delusi.

Invece, miracolosamente, questo individuo, oltre ad essere stato sostenuto e difeso da una marea di gente, ignara spero, della sua reale storia processuale, per non parlar del pentimento, pure dopo essere stato ribeccato in flagranza di reato è stato ancora difeso a spada tratta, scrivendo persino di arresti avvenuti ” senza prova alcuna”…

Mentre quello che avveniva, senza prova alcuna, era proprio il suo apparente percorso di riabilitazione sociale, fortemente sponsorizzato e sostenuto con conferenze e libri per prendere per i fondelli anche i poveri abitanti di Taurianova, che oltre al tiro al piattello, le estorsioni e le continue faide, si sono dovuti anche puppare le conferenze e la proiezione di filmati, per spiegare, proprio a loro che venivano vessati, quanto fosse ingiusta quella legge, che avrebbe dovuto proteggerli e come fosse disumano pensare di tenere in galera, un uomo tanto ravveduto e contrito nel pentimento.

Sul “Dubbio”, dopo l’ultimo arresto in flagranza di reato, scrive Sandra Berardi, una fra i tanti a perorare ancora una volta, quella che a chiunque sarebbe parsa una causa persa ma non da noi, sostenuti da quel detto “Spes contra Spem” che nei secoli si è dovuto adattare a tutti gli usi, dalle sacre scritture, passando per La Pira fino ad approdare all’associazione “Nessuno tocchi Caino”, formata da cittadini benpensanti e parlamentari illuminati… che in effetti qualche “dubbio” avrebbe dovuto far nascere, pur con la presentazione del Docufilm, da loro prodotto, a sostegno dell’ambizioso progetto dell’annullamento dell’ergastolo ostativo, appellandosi sempre al motto “Spes contra Spem”, lo stesso, guarda caso, utilizzato dal pool della DDA di Reggio Calabria, diretto dal mitico dottor Giovanni Bombardieri, che proprio ieri ha fatto scattare la nuova operazione che a Taurianova ha fatto tornare elicotteri, carabinieri e nuovi dubbi, nei martoriati e confusi abitanti, che fra omicidi, pizzi, estorsioni e tiri al piattello, si erano appena abituati a gestire anche il senso di colpa, indotto ad arte.

Si, ci vuol dell’Arte e delle menti sopraffine, come diceva Falcone, per far passare le vittime anche dal senso di colpa, dopo decenni di far West, scatenato dalle faide dei loro rappresentanti politici, così ben inseriti in seno alle istituzioni…in effetti comprendo bene oggi, quanto sia difficile districarsi in un mondo di menzogne, fra universi paralleli dove ognuno lotta per dimostrare la sua tesi, tutte opposte fra di loro, tutte ufficiali e sostenute da diverse parti, che dovrebbero costituire tutte insieme il nostro Stato, sempre quello, nel quale ci hanno ridotto…

A Taurianova ho un tesoro nascosto, si, perché quando le pale degli elicotteri ti volteggiano sopra casa tutta notte, tendi a nasconderti sotto il letto.
Ho un’amica, nu piezz e core, con la quale dovrò discutere, forse combattere per dimostrarle che esistono due stati, che esiste anche qualcuno di cui si può fidare, che ogni apparato di Stato ha una parte “deviata” ma anche una buona, che quelli che ti danno 50 euro per la foto in cabina, della scheda elettorale non sono esattamente quelli bravi, anche se sembra che ti vogliano aiutare, inducendoti a pensare che i complotti in questo stato pazzerello li possa fare la mafia, quanto i magistrati, o un generale dei ROS, deviato pure quello, Marcondirondidondello…

Oggi vorrei abbracciarvi tutti. Generalmente etichetto il qualunquismo come il nemico giurato della lotta alle mafie, la disinformazione, come menefreghismo, mentre oggi, vi porto tutti nel cuore e mi vorrei scusare. Pur essendo ben informata, ho passato tutto il sabato a disturbare i miei contatti per sapere se veramente una qualche parte deviata, avesse veramente potuto riconoscere a questo verme il tanto millantato, pubblicato e prezioso ruolo di Collaboratore di Giustizia.

Sì perché , fra il diritto all’oblio, riconosciuto ai delinquenti, che dopo soli tre anni possono far cancellare le notizie che li riguardano e testate di tutto rispetto, cadute nella stessa trappola dell’Antimafia “deviata”, questo pezzo scritto di getto è rimasto in attesa di conferme dirette, visto che in un mondo fatto di tali meraviglie potrebbe saltare fuori in qualunque momento, uno ” Stregatto” a sovvertire tutto…

Così come ci ricorda lo stesso Zagari, ormai assurto alla mitologia, tutta nazionale come novello ” dio Pan”, mezzo uomo e mezzo belva, dotato di gialle zanne e folto pelo, abbandonato dalla madre inorridita ma raccolto dalla pietà di un “dio deviato”, che lo portò direttamente nell’olimpo, al cospetto degli altri dei, dove venne ben accolto, in quanto frutto delle loro stesse perversioni.

Se la storia vi ha appassionato, potete approfondirla sul web dove troverete ancora una volta tutto e il contrario di tutto, facendovi magari, anche due risate sulle liriche buoniste e colluse che tanti Dei del nostro variopinto “Olimpo deviato”, nel corso degli anni, gli hanno dedicato.

Ve lo consiglio come gioco da spiaggia da fare anche in Gruppo e nell’augurarvi una splendida giornata, ne approfitto per annunciarvi una serie di monografie, dedicate ai Collaboratori di Giustizia, quelli veri, che rischiano la vita per regalarci un po’ di verità e qualche speranza, in questo mondo deviato e contraddittorio.

Se però volete sapere veramente chi sia il novello “dio Pan” paladino della giustizia, lanciato a bomba contro i binari dell’ingiustizia… meglio se ascoltate il video postato ieri da quel “poeromo” del Comandante dei Carabinieri di Taurianova, Marco Catizone, che con professionalità e coraggio, ci mette la faccia, dimostrando di averne una sola, così come tutti i Magistragi non deviati, che hanno portato a termine l’ennesima operazione, insieme all’ennesima condanna, verso loro stessi e i propri cari.

La mafia esiste ed anche se vi raccontano fiabe ben diverse, porre la propria firma, la propria faccia e la propria integrità, in operazioni di Giustizia vera, nell’Italia della “Santa”, spesso risulta letale.

Come sempre un infinito ringraziamento a questi uomini e queste donne che nel marasma del dubbio, hanno ancora il coraggio di esistere.

Spes contra Spem. Come trasformare Caino in Collaboratore di Giustizia / Francesca Capretta / Cronaca Calabria