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Ischia, Iervolino: “I tre punti sono d’obbligo”

Simone Vicidomini | Oggi pomeriggio al “Solaro” si gioca la gara di recupero della quindicesima giornata. Un’Ischia reduce dalla doppia cocente delusione per l’eliminazione dalla finale di coppa e sconfitta casalinga contro la Puteolana, affronterà un’Ercolanese che è appena venuta fuori dalla zona play-out. La squadra granata attraverso i canali ufficiali ha chiamato a raccolta i proprio sostenitori in vista della gara interna contro i gialloblu.

I granata sono reduci dalla vittoria di Mugnano in casa del Neapolis, dove hanno lasciato i bassi fondi della classifica e sono ad un passo dalla salvezza diretta e possono guardare verso altri obiettivi. I gialloblù dunque dovranno impegnarsi a fondo se non vorranno far avvicinare in classifica i vesuviani e allo stesso tempo perdere terreno dall’unico obiettivo stagionale rimasto.

«Mi aspetto una partita difficile, fatta di tanta grinta e cattiveria – dice Angelo Iervolino –. Dobbiamo mettere in campo molto di più rispetto a quanto fatto finora. L’Ercolanese ha buone individualità e soprattutto buone collettività in alcuni reparti. Bisogna dare tutto, uscire dal campo stremati per cercare di conquistare i tre punti».

Come ha reagito la squadra dopo un inizio d’anno negativo, con il doppio confronto di semifinale che poteva avere altro esito, e la sconfitta contro la capolista? «E’ un periodo più che particolare lo definirei strano. L’eliminazione dalla coppa c’è stata, brucia per come è arrivata. Idem per la partita con la Puteolana. I ragazzi l’hanno presa nella maniera più giusta che sia, andando in campo concentrati, dando il massimo in settimana. Ai ragazzi lo dico tutti i giorni: le vittorie non si costruiscono la domenica bensì in settimana. Le vittorie a medio e lungo termine, si costruiscono giorno per giorno», spiega Iervolino.

Oggi sarà assente lo squalificato Sogliuzzo. Florio non è al meglio e si è visto in settimana. Probabile qualche provino prima della partita. «L’assenza di Sogliuzzo pesa ma sia Mario che Filippo nelle ultime gare hanno giocato con antidolorifici perché avevano problemi l’uno al ginocchio e l’altro alla caviglia. Vogliono stare in campo perché ci tengono alla maglia, a volte anche contro la loro salute.

Questo è da dare atto a tutti. Con l’uscita di Sogliuzzo non credo ci saranno stravolgimenti dal punto di vista del sistema di gioco ma sicuramente dall’interpretazione dello stesso. E’ lì che dobbiamo essere più cinici. C’è qualche altro calciatore non al meglio. Cibelli in settimana si è fermato per un problema al tendine, stesso discorso per Di Costanzo. Ovviamente la diversa superficie del “Rispoli” crea questi problemi. Dobbiamo stringerci e fare di necessità virtù».

Il discorso scivola sul botta e risposta sui social tra i tifosi che ha coinvolto anche qualche calciatore. «Non fa parte del costume e dell’idea della società. I calciatori sanno che fanno un lavoro che li espone alle critiche, devono stare in silenzio e pedalare in mezzo al campo. Il d.g. Taglialatela ha detto che ci saranno dei provvedimenti».

Quanto è importante l’intervento proprio di Taglialatela che ha “protetto” il gruppo in un momento come questo così delicato? «Quando parla Pino, dall’alto della sua competenza, del vissuto di un calcio fatti a certi livelli, apre la mente ai ragazzi – sottolinea Iervolino –. Il direttore lo ha detto anche nei giorni scorsi: questi momenti di difficoltà fanno parte del processo di crescita dei giovani. Per questo momento di crescita devi esserci, dunque bisogna viverlo. L’eliminazione dalla coppa brucia: volevamo starci noi al “Menti”. I ragazzi si sono battuti per giocarsi questa partita dopo tanti anni. Una cocente eliminazione è anche un modo per crescere».

Sulle critiche mosse dai tifosi, con qualche sporadico episodio verificatosi durante gli allenamenti, Iervolino dice che «quello che bisogna dire ai tifosi è di stare vicino alla squadra, a questa società che è solida e che vuole fare le cose per bene nel corso del tempo.

I tifosi devono aiutarci. La critica ci sta, che qualcuno possa dire qualcosa di tecnico pure ci sta perché il mondo del calcio è così – continua il tecnico gialloblù – ma alla fine tutti devono stringersi intorno alla squadra perché il bene dell’Ischia deve venire prima di tutto. E’ così nelle grandi piazze, così come nelle piccole. Stiamo provando a fare qualcosa per la crescita della realtà calcistica. Dal più grande al più piccolo del gruppo, tutti ci tengono. Ma le critiche non devono però mai sfociare sul personale».

ARBITRO – AL “Solaro” (14.30) arbitrerà la signora Arianna Bazzo della sezione di Bolzano (ass. Gianluca Nocera e Antonio Cafisi di Nocera Inferiore).

I CONVOCATI

Portieri: Di Chiara, Mazzella.

Difensori: Chiariello, Buono, Di Costanzo, Muscariello, Florio, Pistola.

Centrocampisti: Trofa, Cibelli, Arcamone G.G., Conte, Montanino, Iacono, Pesce.

Attaccanti: Castagna, De Luise, Filosa, D’Antonio, Trani.

Sequestrata società, valore 700 mila euro, a due che percepivano il reddito di cittadinanza

Su delega della Procura della Repubblica di Termini Imerese (PA), i finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Termini Imerese nei confronti di due soggetti, rispettivamente destinatari della misura cautelare coercitiva della custodia in carcere e degli arresti domiciliari, procedendo contestualmente al sequestro preventivo di una società di trasporti operante nel territorio nazionale – del valore di oltre 700.000 euro – con sede legale e base operativa nella zona industriale di Termini Imerese.

Ai due destinatari del provvedimento cautelare, risultati tra l’altro percettori del Reddito di Cittadinanza e già coinvolti in passato nel fallimento di altre società di trasporti, sono stati contestati, nella loro veste di amministratori di fatto, i reati di bancarotta fraudolenta, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio.

L’operazione si colloca nell’ambito di una più ampia indagine scaturita dal fallimento – dichiarato nel marzo del 2021 – di una società operante nel settore dei trasporti su strada.

Le attività investigative, condotte dai Finanzieri del Gruppo di Termini Imerese con l’ausilio di intercettazioni telefoniche nonché attraverso complessi accertamenti contabili, documentali e finanziari, hanno permesso di ricostruire un disegno criminoso, ideato e realizzato da un’unica regia riconducibile agli indagati, frutto di una articolata pianificazione distrattiva, finalizzata a:

–              svuotare la predetta società che, lasciata in un irreversibile stato di decozione, falliva (accumulando un ingente passivo fallimentare) con conseguenti danni per l’Erario e i fornitori;

–              proseguire l’attività imprenditoriale attraverso la costituzione ad hoc di una nuova società oggi sottoposta a sequestro – fittiziamente intestata a compiacenti prestanome, denunciati a piede libero – avente coincidente sede operativa e attività svolta, che rappresenta la continuazione aziendale della precedente impresa.

La società sequestrata è ora affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Termini Imerese, affinché la gestisca nell’interesse della collettività, con il compito di garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli occupazionali, per preservare i diritti dei lavoratori.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Perugia, Alvini è per la continuità di formazione. Ma ad Ascoli potranno già vedersi i nuovi

Davanti abbiamo un giocatore capace di giocare in più ruoli. Sull’esterno maggiore esperienza. E qualità tecnica sulla trequarti. – Cosi Alvini plaude ai nuovi arrivati nel calciomercato di gennaio: Marco Olivieri, D’Urso e Beghetto -. Cercavamo le caratteristiche di tre calciatori così che potevano migliorare l’esperienza e la qualità tecnica. Sono aggregati a pieno ma non partiranno dall’inizio. Rispetto all’andata le squadre sono migliorate. Noi ora abbiamo un atteggiamento leggermente diverso”.

Video Ac Perugia Calcio

Carmine D’Argenio, Autore a VIVICENTRO

Juve Stabia sempre più smarrita fuori dalle mura amiche – La Bastonatura

Juve Stabia, la sconfitta di Avellino mette in risalto un dato estremamente negativo sotto la guida tecnica di mister Sottili: il rendimento assolutamente deficitario fuori casa con 2 soli punti racimolati nelle 8 gare in esterna giocate dalle Vespe dopo il cambio di guida tecnica.

E così mentre la Juve Stabia al “Romeo Menti” sotto la guida tecnica di mister Sottili è diventata quasi un rullo compressore con 5 gare vinte e 2 soli pareggi, rendimento diametralmente opposto si è avuto fuori dalle mura amiche dove le Vespe hanno raccolto la miseria di 2 soli punti sui 24 disponibili in 8 gare in esterna.

IL PESSIMO RENDIMENTO FUORI CASA DELLA JUVE STABIA.

Con uno score di 6 gol fatti e una media realizzativa in esterna di 0,75 gol fatti a partita nelle ultime 8 fuori casa, e addirittura ben 16 gol subiti con una media di 2 gol subiti a partita, quasi come se l’avversario partisse stabilmente con 2 gol di vantaggio rispetto alla Juve Stabia nelle gare fuori dalle mura amiche.

Siccome nel calcio i numeri non mentono mai e dicono quasi sempre la verità, da questi dati pessimi in trasferta scaturiscono una serie di considerazioni di ordine tattico molto rilevanti.

Innanzitutto ci si chiede a questo punto se il 4-2-3-1 sia ancora il modulo tattico più congeniale per questa squadra soprattutto nelle gare fuori casa dove magari si imporrebbe un maggior equilibrio a centrocampo che esponga di meno la Juve Stabia alle sortite degli avversari.

Abbiamo ancora negli occhi quella fantastica Juve Stabia del girone di ritorno dello scorso anno che imperniata prima sul 3-5-2 e poi successivamente sul 3-4-3 inanellò la serie storica di 9 vittorie esterne consecutive, record assoluto per la Lega Pro.

Quella era una Juve Stabia molto equilibrata in campo che subiva pochissimo anche contro avversari di lignaggio superiore e che molto spesso imponeva il proprio gioco anche in trasferta oltre a conseguire praticamente sempre risultati positivi. Ed era una squadra che, potendo beneficiare di una maggiore copertura a centrocampo anche numericamente rispetto ai soli due mediani attuali, offriva maggiori garanzie sotto ogni punto di vista.

Una soluzione tattica simile a quella del girone di ritorno dello scorso anno sarebbe auspicabile per dare non solo maggiore compattezza a tutta la squadra, assicurando maggior filtro a centrocampo (e meno regali difensivi) ma anche maggior supporto al reparto avanzato dove la punta centrale nel 4-2-3-1, sia essa Evacuo o Eusepi, è sempre più costretta a giocare spalle alla porta e a sfiancarsi in un lavoro di grande sacrificio per favorire gli inserimenti dei trequartisti e per far salire la squadra nel momento di maggior pressione degli avversari.

I numeri preoccupanti della Juve Stabia formato trasferta ci dicono che c’è sicuramente qualcosa da rivedere, soprattutto nelle gare in esterna ma non solo. E magari la prima revisione potrebbe partire proprio dal modulo tattico delle Vespe…

Giorgio Vergaro di Bari arbitrerà Juve Stabia-Latina

Giorgio VERGARO della sezione di Bari è l’arbitro designato per la direzione di gara tra Juve Stabia e Latina valevole per la sesta giornata di ritorno del campionato di serie C girone C che si disputerà a Castellammare di Stabia domenica 6 febbraio alle ore 17 e 30 allo stadio “Romeo Menti”.

Giorgio Vergaro, è al suo secondo campionato in Serie C, non ha alcun precedente con le vespe mentre uno solo con i pontini.

1 solo precedente con il Latina:

– 2021 / 2022 – Campionato Nazionale di Serie C girone C

14 novembre  2021 – 14° giornata d’andata: LATINA – CAMPOBASSO 4 – 1.

L’assistente numero uno sarà: Vincenzo PEDONE della sezione di Reggio Calabria;

l’assistente numero due: Giorgio RAVERA della sezione di Lodi;

quarto ufficiale: Martina MOLINARO della sezione di Lamezia Terme.

Giovanni MATRONE

Formula Uno, presentata la Haas: parla Carlo Ametrano

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Le parole del giornalista e scrittore Carlo Ametrano che si sofferma sulla presentazione della nuova VF-22 targata Haas

 

Formula Uno, presentata la Haas: parla Carlo Ametrano

 

La Formula Uno è pronta a ripartire. E lo ha fatto da questa mattina quando, alle ore 12.00 italiane, è stata presentata la prima monoposto che segna l’inizio della rivoluzione, quindi della stagione 2022. Parliamo della Haas che ha dato vita alla nuova VF-22. La monoposto che sarà guidata da Mick Schumacher e Nikita Mazepin.

 

Oggi abbiamo ascoltato, parlando come sempre di Formula Uno, il giornalista e scrittore Carlo Ametrano che ai nostri microfoni ha espresso il suo parere sulla nuova vettura presentata dal team americano. Ecco le sue dichiarazioni:

 

Carlo oggi è stata presentata la Haas, che ci dici?

“E’ stata una sorpresa generale. Nessuno si aspettava presentassero oggi. Credo comunque che quest’anno, visti i nuovi regolamenti, possano ambire a cercare di arrivare in zona punti. Chiaramente non è facile, ma arrivare a punti per loro in qualche gara sarebbe come vincere un Gran Premio”.

FONTE FOTO: Haas F1 Team Twitter

Stagione importantissima anche per i piloti, giusto?

“Sì.  E’ il momento della verità per Mick Schumacher e Nikita Mazepin. Sarà un momento decisivo per loro ma anche per la vettura. Mazepin ha comunque portato una borsa di milioni ma ci si aspetta qualche risposta in pista, così come Schumacher che resta comunque sotto osservazione dalla Ferrari”.

carlo-ametrano-Griglia-di-Partenza.

Quali devono essere i loro obiettivi dunque?

“Con i nuovi regolamenti può succedere di tutto, ma credo che il ritorno in zona punti debba essere la loro priorità. Non escudo un’ipotetica “Brown GP” di turno,  quindi dobbiamo vedere, anche se comunque Mercedes e Red Bull mi sembrano nettamente in avanti, ma occhio anche alla McLaren”.

 

Se vuoi ascoltare l’intervista a Carlo Ametrano clicca sul link che segue: https://chirb.it/zB8cqO

Probabili formazioni Inter-Milan: Ibrahimovic assente

PROBABILI FORMAZIONI INTER-MILAN – Va di scena a San Siro il Derby di Milano, valido per la 24ª giornata di Serie A. Sarà Ibrahimovic il grande assente del match. Inzaghi con Lautaro e Dzeko in attacco.

Probabili formazioni Inter-Milan, 24ª giornata di Serie A

Probabili formazioni Inter-Milan. È arrivato il momento del Derby della Madonnina numero 176 in Serie A. All’andata, la gara si è conclusa con il risultato di 1-1. È la sfida tra la prima e la terza: i nerazzurri sono in testa con 53 punti, mentre il Milan è appaiato a 49 punti (a pari merito con il Napoli), ma ha una partita in più. Ecco le probabili formazioni Inter-Milan.

Inter

Grande attesa alla Pinetina per il Derby di Milano. Dopo il risultato dell’andata, la squadra allenata da Simone Inzaghi ha iniziato un periodo d’oro che l’ha portata al primo posto in classifica, a +4 dai cugini. Proprio dal Derby di domani parte un vero e proprio mese di fuoco per i nerazzurri, che vedranno anche l’impegno in Champions League contro il Liverpool. «Sarà un periodo molto intenso e stimolante», ha detto Inzaghi in conferenza stampa.

In porta Handanovic. Verso la conferma, invece, per il trio difensivo composto da Skriniar, De Vrij e Bastoni. Ancora titolare Dumfries sulla fascia destra, mentre Perisic si prende il lato sinistro. Out il nuovo acquisto Gosens, così come Correa. In mezzo al campo, pronto il grande ex Calhanoglu, insieme a Barella e Brozovic. In attacco, Dzeko al fianco di Lautaro. Sanchez e Caicedo verso la panchina.

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Dumfries, Barella, Brozovic, Calhanoglu, Perisic; Dzeko, Lautaro. All. S. Inzaghi.

Milan

I rossoneri arrivano da una sconfitta e un pareggio e non vincono in Serie A da quasi un mese. Ora il Derby per cercare di avvicinarsi al primo posto. Qualche assenza pesante in casa Milan: Ibrahimovic non ci sarà, così come Rebic. Mentre Tomori dovrebbe essere recuperato. C’è curiosità per Lazetic, il nuovo acquisto milanista. Ma dovrebbe essere Giroud a sostituire il campione svedese al centro dell’attacco.

Alle spalle dell’attaccante francese dovrebbero esserci Leao, Dìaz e Saelemaekers. Anche Kessié è recuperato, ma dovrebbe, almeno inizialmente, partire dalla panchina. Al suo posto Bennacer, affiancato da Tonali. Al centro della difesa, Kalulu e Romagnoli dal primo minuto. Calabria e Theo Hernandez sulle fasce.

Milan (4-2-3-1): Maignan; Calabria, Kalulu, Romagnoli, Theo Hernandez; Tonali, Bennacer; Saelemaekers, Diaz, Leao; Giroud. All. Pioli

 

Nell’appartamento di un insospettabile una coltivazione di funghi allucinogeni

Nel corso degli ultimi giorni, la Polizia di Stato di Palermo ha scovato, a Partanna Mondello (PA), una base operativa per la produzione di droghe e funghi allucinogeni, presumibilmente destinati allo spaccio nel quartiere.

A far la scoperta i poliziotti del Commissariato di P.S. “Mondello” che sono giunti nell’abitazione di un giovane, riannodando i fili di una indagine svolta secondo metodi tradizionali e quindi fatta di riscontri e verifiche investigative.

È stata, quindi, avviata, anche con l’ausilio di unità cinofile dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, una perquisizione nella citata abitazione.

L’esito della verifica ha confermato l’ipotesi dei poliziotti e cioè che, in quel locale, fosse stata avviata una fiorente attività di spaccio e che gli occupanti avessero a che fare con apprezzabili quantitativi di stupefacente.

Le attività di perquisizione, che hanno interessato l’unità abitativa e tutte le sue pertinenze, hanno permesso di rinvenire e sequestrare oltre 80 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish e, soprattutto, una vera e propria coltivazione di funghi di tipo allucinogeno del peso di circa un chilogrammo.

Colui che aveva la disponibilità dell’immobile, un giovane palermitano, è stato denunciato a piede libero per detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti finalizzate allo spaccio.

Sono stati, altresì rinvenuti e sequestrati contenitori, buste, pipette per il consumo e macchine per la conservazione ed il confezionamento sottovuoto delle dosi, che lasciano ipotizzare come il quantitativo di sostanze stupefacenti, oltre che al consumo personale, fosse destinato allo spaccio nel quartiere.

Il giovane, sin da subito, ha ammesso le sue responsabilità ed ha riferito agli agenti le modalità di approvvigionamento delle droghe, alcune delle quali come le spore per la coltivazione dei funghi di tipo allucinogeno sarebbero state acquistate in rete attraverso taluni siti, ora oggetto di approfondimento investigativo.

NOTA

Giova precisare che l’odierno indagato, è, allo stato, indiziato in merito al reato contestato e che la sua posizione sarà definitiva solo dopo l’emissione di una, eventuale, sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Adduso Sebastiano

(le altre informazioni regionali le trovi anche su Vivicentro – Redazione Sicilia)

Avellino – Juve Stabia 3 – 1. Il Podio Gialloblu

Troppo Avellino per la Juve Stabia, che cade al Partenio sotto i colpi di Maniero ed Aloi. Nel mezzo la rete di Altobelli.

PODIO

Medaglia d’oro: a Daniele Altobelli, che tiene in corsa la Juve Stabia col suo mancino vincente. Prestazione solida per il 25 con la maglia gialloblu, pronto a fare legna e custode degli equilibri tattici della squadra. Con Davì “depotenziato” dalla quasi immediata ammonizione, Altobelli forma la diga stabiese in mediana e colpisce a sorpresa con una bella conclusione dalla distanza.

Medaglia d’argento: a Vincenzo Della Pietra, che corre come un cavallo imbizzarrito nella sua terra natale. Gara speciale per il ragazzo di Atripalda, che ripaga la fiducia di Sottili giocando senza il minimo timore, attaccando costantemente la profondità. Bello ma forse troppo centrale il destro su cui Forte quasi commette una papera mentre invece perfetto è il servizio per l’accorrente Altobelli nell’azione dal pari della Juve Stabia.

Medaglia di bronzo: ad Andrea Dini, che regala sicurezze alla squadra nonostante i tre gol incassati. Il 99 stabiese può francamente poco per evitare le realizzazioni dell’Avellino e quando può risponde presente ai tentativi irpini. L’unica disattenzione arriva a tempo pressoché scaduto e punteggio compromesso, quando raccoglie con le mani il retropassaggio di un compagno.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Nicolas Schiavi, troppo leggero in fase di copertura. Apprezzabile la prova del regista, schierato in posizione avanzata, il quale però dimentica ogni velleità difensiva. In occasione della prima rete di Maniero, Schiavi quasi si sposta lasciando campo libero allo slalom di Rizzo, come altresì è fin troppo compassato nel cercare di arginare il cross dalla destra da cui arriva il raddoppio dei lupi. Che le qualità ci siano è chiaro ma se ad esse non si affianca la quantità o la “cazzimma” o “garra”, per dirla alla napoletana o sudamericana, ci si fa poco.

Medaglia d’argento: a Magnus Troest che perde i duelli individuali con lo scatenato Maniero. Il danese, non assistito dal collega Caldore, soffre maledettamente il confronto con l’ariete dell’Avellino, che sovrasta fisicamente lui e Guarracino nella sforbiciata vincente del primo tempo. Non una sconfitta sul piano fisico bensì una disattenzione in fase di marcatura quella con cui Troest consente a Maniero di insaccare la doppietta personale.

Medaglia di bronzo: a Guido Davì, impalpabile in mediana. L’ammonizione rimediata al pronti via ne compromette stile di gioco e scelta degli interventi. Tra lui e Altobelli, dovrebbe essere lui a prendersi responsabilità di gestione palla ma lo fa poco, senza tentare alcuna giocata. Prova incolore rispetto agli standard.

Avellino – Juve Stabia (3-1): Le pagelle dei gialloblè

Avellino – Juve Stabia è finita con una sconfitta netta delle Vespe. Punteggio pesante che penalizza oltremodo la buona prestazione dei ragazzi di Mister Sottili rei di aver commesso delle sbavature difensive clamorose che hanno determinato la sconfitta.

Una Juve Stabia con tanti giovani in campo dal primo minuto rende difficile la vita ad un Avellino costruito per vincere il campionato e che a bilancio costa molte volte di più delle Vespe.

Il risultato di 1 a 1 alla fine del primo tempo la dice lunga sulla buona prestazione sciorinata dalle Vespe

Vespe che confermano però il tabù trasferta dove nelle ultime 8 gare sono riuscite a conquistare solo due punti contro Catanzaro e Campobasso.

Questi sono i voti ai calciatori in gialloblè al termine di Avellino – Juve Stabia:

DINI 6: Diciamolo subito, non ha responsabilità sui gol subiti, la sua prestazione dona in qualche modo sicurezza e dà sempre la sensazione di rispondere presente.

DONATI 5,5: Di sicuro non la sua più brillante prestazione, in fase propositiva è piuttosto presente, nel difendere accusa ancora qualche amnesia che a volte può rivelarsi fatale.

TROEST 5: Si perde Maniero in due occasioni fondamentali che alla fine hanno fatto la differenza, non sempre reattivo nei momenti topici e probabilmente nel grande turnover poteva starci anche lui.

CALDORE 5: Al pari del compagno di reparto in questo Avellino – Juve Stabia non sembra lucidissimo e pronto a ribattere colpo su colpo gli avanti biancoverdi, ma in ogni caso spende sempre tutto fino alla fine.

PANICO 5: Ha sperato di poter dare da subito un valido contributo, inizia anche discretamente ma alla fine deve arrendersi ad una condizione fisica ancora precaria.

DAVì 5,5: Cerca di lottare e dare anche ordine a centrocampo, ci riesce per lunghi tratti per poi essere anche lui risucchiato nel vortice della mediocrità.

ALTOBELLI 6: La sufficienza la raggiunge per la bella conclusione dal limite che è valso il momentaneo pareggio, ma anche per lui stasera non c’è stata la continuità che serviva là in mezzo.

SCHIAVI 5,5: Durante questo Avellino – Juve Stabia dimostra di essere in ripresa fisicamente giocando la sua seconda gara da titolare più alcuni minuti giocati lunedì scorso.

Si nota la sua migliorata condizione, come pure si nota la sua tecnica che a volte da segnali di altra categoria, di sicuro lo penalizza la collocazione in campo, ma il giocatore c’è ed è un valore aggiunto.

GUARRACINO 6: Ancora una volta si fa trovare pronto, con tanto sprint, voglia di fare e cercare di mettere in difficoltà l’avversario. Non è di sicuro ancora determinate ma se continua così lo sarà ad occhi chiusi.

DELLA PIETRA 6: Gioventù alla riscossa e lo ha capito bene anche mister Sottili che sa di poter fare affidamento su di lui quando si tratta di premere sull’acceleratore e dare fastidio alla retroguardia avversaria.

EVACUO 6: Fa reparto da solo, maltrattato dagli avversari ogni qual volta tocca palla, ma fa salire la sua squadra e la fa respirare nei momenti di pressione, insomma onnipresente e utile alla causa.

EUSEPI (dal 64’) 5: Entra nel secondo tempo di questo Avellino – Juve Stabia ma non come lo si aspettava, ci mette un pò per carburare e non incide più di tanto in un finale dove serviva tutt’altro.

CECCARELLI (dal 65’) 5: Non gli è mancata la voglia di poter dare il massimo e fare la differenza, però si perde tra le maglie degli avversari senza dare mai la sensazione di essere determinate.

STOPPA (dal 65’) 5: Non parte come titolare di questo Avellino – Juve Stabia, entra dalla panchina a partita in corso e non sembra lo stesso Stoppa. Sbaglia più di un tocco e sembra fuori dalla contesa già prima di entrarci.

BENTIVEGNA (dal 78’) s.v.

MISTER SOTTILI 6: Non faceva presagire un tranquillo tardi pomeriggio in terra irpina con la scelta di un ampio turnover con tanti giovani in campo, ma in effetti ci ha visto giusto.

La squadra in tutto il corso della contesa, e specialmente nel primo tempo, ha sciorinato una bella prestazione e un approccio volitivo e determinato. E’ stato tradito, per l’ennesima volta, da indecisioni difensive che come in altre occasioni alla fine diventano determinanti ai fini del risultato finale.

Bisogna a questo punto lavorare ancora di più su una fase difensiva che si è rivelata anche in questa occasione il vero tallone d’Achille e semmai se turnover deve essere considerarlo anche per quel reparto. Salviamo assolutamente la prestazione in attesa di abbinarla quanto prima anche fuori casa a buoni risultati, in fondo siamo sulla buona strada… Come dice il mister.

A cura di Giovanni Donnarumma

De Simone: “Gara molto sofferta nel primo tempo. Siamo cresciuti nel secondo tempo”

Domenico De Simone, vice allenatore dell’Avellino in panchina stasera al posto dello squalificato Piero Braglia, è intervenuto in conferenza stampa al termine del match vinto 3-1 contro la Juve Stabia.

Le dichiarazioni di Domenico De Simone, raccolte dai colleghi di www.mediagol.it, sono state sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“E’ stata una partita molto sofferta, soprattutto nella prima parte, dove abbiamo sofferto la loro fisicità e le loro ripartenze. Dopo l’1-0 la squadra non mi è piaciuta. Poi nel secondo tempo siamo venuti fuori, siamo cresciuti, e abbiamo ottenuto una vittoria importante. Era importante – aggiunge De Simone – spezzare questa catena di pareggi, soprattutto interni, dove siamo stati raggiunti poi nei secondi finali. E’ una vittoria che ci può dare tanta linfa e tanta energia.

Bari? Dobbiamo essere orgogliosi di questo percorso, dei risultati utili di fila. Poi dove arriveremo da qui alla fine non lo sappiamo. Dobbiamo solo farci trovare pronti in caso di frenata di chi sta avanti. Penso che per mesi siamo stati la miglior difesa del torneo. Non so se è un momento, ma siamo felici di quello che stiamo facendo. In attacco – conclude De Simone – i numeri di Maniero sono importanti”. 

 

Fonte: www.mediagol.it 

Altobelli: “C’è rabbia e delusione perchè meritavamo di andare via con dei punti”

Daniele Altobelli, centrocampista della Juve Stabia, è intervenuto ai microfoni ufficiali al termine del match perso 3-1 contro l’Avellino.

Le dichiarazioni di Daniele Altobelli sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“Andiamo via da Avellino con molto rammarico. Una gara che avevamo preparato bene mettendo in campo ciò che avevamo preparato in settimana durante gli allenamenti. C’è molta rabbia e delusione – aggiunge Altobelli – perchè meritavamo di andare via con dei punti. 

Il gol è stato una gioia a metà perché non è servito a fare punti. Avrei preferito non segnare ma uscire dallo stadio Partenio con dei punti importanti in tasca. Domenica – continua Altobelli – si ritorna subito in campo per cercare di riprendere la strada che avevamo tracciato con la bella vittoria col Foggia. 

Il girono di riposo in meno rispetto all’Avellino ha influito ma non cerchiamo alibi perchè per quello che si è visto in campo ai punti meritavamo di andare via con dei punti importanti. Abbiamo la fortuna che si rigiochi subito ed è l’occasione importante per riprendere la strada di come avevamo iniziato il 2022 con la bella vittoria con il Foggia. Contro il Latina – conclude Altobelli – dobbiamo vincere subito per rimetterci immediatamente in carreggiata”. 

Sottili: “Primo tempo di alto livello della Juve Stabia. Poi ha pesato il giorno di riposo in meno”

Stefano Sottili, allenatore della Juve Stabia, è intervenuto ai microfoni ufficiali al termine del match perso 3-1 contro l’Avellino.

Le dichiarazioni di Sottili sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it.

“Nel primo tempo meritavamo qualcosa in più rispetto al risultato di 1-1 e in proporzione alle occasioni create da entrambe le squadre. Un primo tempo di alto livello da un punto di vista tecnico e dal punto di vista delle nostre ripartenze. Nel secondo tempo questo gol un pò strano preso dopo un rimpallo. Non si può dire che non abbiamo iniziato bene il secondo tempo perchè la prima occasione l’abbiamo creata noi con Schiavi. Peccato – continua Sottili – perchè il gol subito ha permesso all’Avellino di abbassarsi e di ripartire. E noi abbiamo accusato anche un pò di fatica a causa di un giorno e mezzo in meno di riposo rispetto ai nostri avversari. Peccato perchè la prima frazione lasciava presagire un ottimo risultato. 

Purtroppo fuori casa riusciamo quasi sempre a creare numerose occasioni per fare gol e capitalizziamo sempre poco. Ci è successo in quasi tutte le gare esterne come Francavilla e Pagani. Non sono state gare in cui non abbiamo creato. Non siamo riusciti – aggiunge Sottili – a capitalizzare come nelle gare interne. 

Ora è un tour de force. Non hai tempo per pensare a niente, non puoi analizzare gli errori ma devi pensare subito al Latina – conclude Sottili – che ha ancora un giorno e mezzo di recupero in più rispetto a noi e questo fatto potrebbe incidere sulla gara di domenica prossima al Menti”. 

Scooter rubato a Giugliano; colpevole arrestato a Ponticelli

Da Giugliano a Ponticelli; la corsa del ladro si ferma con l’intervento della polizia

L’intervento

Ieri sera gli agenti di polizia del Commissariato Ponticelli, durante il controllo del territorio, hanno notato in via Napolitano uno scooter con a bordo un ragazzo che stava spingendo un altro motociclo con un’altra persona a bordo; alla vista dei poliziotti, i due hanno abbandonato lo scooter trainato e sono scappati in direzione di via Fausto Coppi, scatenando così un inseguimento tra loro e gli agenti.

L’inseguimento si è interrotto quando i due, arrivati in via Cupa Vicinale Pepe, hanno lasciato il veicolo per continuare la fuga a piedi e cercare di sfuggire ai poliziotti all’interno di uno stabile; in quel frangente, il conducente dello scooter è stato bloccato, mentre il passeggero è riuscito a fuggire.

L’esito finale

Gli operatori sono riusciti a recuperare lo scooter su cui i due fuggiaschi viaggiavano, scoprendo che era stato rubato poco tempo prima nei pressi di Giugliano; l’autista, 22enne napoletano già sottoposto agli arresti domiciliari per reati contro la persona e il patrimonio, è stato arrestato per evasione, resistenza a Pubblico Ufficiale e rapina.

I poliziotti hanno controllato anche un terzo motociclo, sempre in via Cupa Vicinale Pepe, anch’esso rubato, ed hanno provveduto a restituire i veicoli ai loro legittimi proprietari.

Scooter rubato a Giugliano; colpevole arrestato a Ponticelli/Antonio Cascone/redazionecampania

Il messaggio del Presidente della Repubblica rivolto all’Assemblea (VIDEO)

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Il Presidente della Repubblica, restando in piedi, rivolge all’Assemblea il seguente messaggio:

Signori Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle regioni hanno preso la loro decisione. È per me una nuova chiamata – inattesa – alla responsabilità, alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi.

Ritorno, dunque, di fronte a questa Assemblea, nel luogo più alto della rappresentanza democratica, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione (Vivi e prolungati applausi).

Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato, chiamandomi per la seconda volta a rappresentare l’unità della Repubblica. Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della Costituzione, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi. La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione.

Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico e, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia dei diritti, rassicurazione, sostegno e risposte al loro disagio.

Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese, impegnato a uscire da una condizione di gravi difficoltà.

Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana, travagliati per tutti, anche per me (Vivi applausi). È questa stessa consapevolezza la ragione del mio “sì” e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato.

Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle urgenze – sanitaria, economica e sociale – che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi né incertezze. La lotta contro il virus non è conclusa, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi, ma non ci sono consentite disattenzioni.

È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che proteggono noi stessi e gli altri (Applausi).

Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro.

L’Italia è un grande Paese – afferma il Presidente della Repubblica.

Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno permesso di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di progettualità, di innovazione, di investimenti nel capitale sociale, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema Paese.

Nuove difficoltà si presentano. Le famiglie e le imprese dovranno fare i conti con gli aumenti del prezzo dell’energia. Preoccupano la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi. Viviamo una fase straordinaria, in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea.

L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e della innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale. La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune.

I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini. L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno. Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati.

L’esempio ci è stato offerto da medici, operatori sanitari, volontari (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi), da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle Forze armate e dalle Forze dell’ordine (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi), impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.

Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti. Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza.

È ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte la nostra Patria ben oltre le difficoltà del momento. Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità, in cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno (Applausi). Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo. Un’Italia che sappia superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata (Applausi). Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione. Un’Italia impegnata nella difesa dell’ambiente, della biodiversità (Applausi), degli ecosistemi, consapevole delle responsabilità nei confronti delle future generazioni. Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni, libere e democratiche (Applausi).

Rafforzare l’Italia significa anche metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta, rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia.

L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti. La Conferenza sul futuro dell’Europa non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica, ma deve essere l’occasione per definire con coraggio una Unione protagonista nella comunità internazionale (Applausi).

In aderenza alle scelte della nostra Costituzione, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace – ricorda il Presidente della Repubblica.

In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il Trattato del Nord Atlantico, l’Unione europea, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso tra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia.

Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato dall’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda. Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione fra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro (Applausi), in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.

Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei Paesi alleati e amici, affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini.

I popoli dell’Unione europea devono anche essere consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale (Applausi). Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.

Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale – è intensamente impegnato il Governo guidato dal Presidente Draghi (Applausi), nato con ampio sostegno parlamentare nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una stagione nuova di crescita sostenibile del nostro Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro.

I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari.

Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli. Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, il bisogno di costante inveramento della democrazia. Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti, sempre più rapidi, richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte. Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni, a tutela dell’interesse generale (Applausi): questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggiore forza. Poteri economici sovranazionali tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico (Applausi).

Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici tentano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici (Applausi), le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, più solide ed efficaci. La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni. Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità dell’attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali. Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni. Per questo è cruciale il ruolo del Parlamento, come luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo emerge dalla società civile (Applausi). Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.

Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società.

Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire, ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra democrazia (Applausi). Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento – è che, particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese, il Parlamento sia posto in condizione sempre di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi.

Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione (Applausi). La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto.

I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.

Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso (Vivi applausi). Deve, il cittadino, poter fare affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica. Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza, perché, attraverso nuove regole, può favorire una stagione di partecipazione.

Anche sul piano etico e culturale è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare questa passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. Tutti i giovani, in primo luogo – tutti, particolarmente loro – sentono sulle proprie spalle la responsabilità di prendere il futuro del Paese, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo.

Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta – afferma il Presidente della Repubblica.

Nell’inviare un saluto alle nostre magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società – mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). Per troppo tempo è divenuto un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività. Nella salvaguardia dei principi irrinunziabili di autonomia e di indipendenza della magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione – l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini (Applausi).

È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio superiore della magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse e alte professionalità su cui la magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’ordine giudiziario (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). Occorre, per questo, che venga recuperato un profondo rigore.

In sede di Consiglio superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione, ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza (Applausi).

I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili (Applausi) che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone. Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati. La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.

Il Presidente della Repubblica quale capo delle Forze Armate si rivolge a loro: Siete sempre più uno strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica.

Alle Forze dell’ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, esprimo il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’assolvere il proprio dovere

(Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi).

Nel salutare il Corpo diplomatico accreditato, ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese.

Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso (Applausi), insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo (Applausi).

A Papa Francesco, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, esprimo i sentimenti di riconoscenza del popolo italiano – non poteva mancare il saluto al Papa da parte del Presidente della Repubblica (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi).

Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese, in cui hanno scelto di vivere, e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi. L’Italia è per antonomasia il Paese della bellezza, delle arti, della cultura. Così, nel resto del mondo guardano fondatamente verso di noi. La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana (Applausi).

Facciamo in modo che questo patrimonio d’ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica e nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni (Applausi).

Consentitemi di ricordare, per renderle omaggio, una grande protagonista dell’arte del cinema nel nostro Paese: Monica Vitti (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi).

Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; scuola volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità (Applausi). Costruire un’Italia più moderna è il nostro compito. Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche (Applausi).

Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti – ed è un dato importante – ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro (Applausi) e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano (Applausi). Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali (Applausi). È doveroso ascoltare la voce degli studenti che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze (Applausi) e domande volte a superare squilibri e contraddizioni.

La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo. Le disuguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva reale di crescita (Applausi). Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli. Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società (Applausi).

La dignità vista dal Presidente della Repubblica sotto diversi aspetti.

Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). Le morti sul lavoro feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). Ricordiamo tutti che era entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro. Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere del nostro Paese.

Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi), aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ognuno di noi.

Dignità è impedire la violenza sulle donne (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi), piaga profonda, inaccettabile, che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.

La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti dignità umana agli altri (Applausi). È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi).

Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale.

Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine (Vivi applausi) e neppure possono essere privi di un ruolo che li coinvolga.

Dignità è contrastare la povertà, la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.

Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi).

Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate (Applausi) – il monito del Presidente della Repubblica – e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la miglior garanzia di sicurezza.

Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). Confidiamo in un Paese capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.

Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi), libero anche dalla complicità di chi fa finta di non vedere.

Dignità è assicurare e garantire il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente (Vivi applausi).

La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile.

A questo riguardo – conclude il Presidente della Repubblica – desidero ricordare in quest’Aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, David Sassoli (Vivi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi). La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le democratiche istituzioni ai livelli più alti, è entrata nell’animo dei nostri concittadini. “Auguri alla nostra speranza” sono state le sue ultime parole in pubblico, dopo aver appena detto: “La speranza siamo noi”.

Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica.

Viva la Repubblica, viva l’Italia (Vivissimi e prolungati applausi – l’Assemblea si leva in piedi)!

Mattarella: alto discorso di insediamento e di stimolo alla Nazione (VIDEO)

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Alto discorso di insediamento e di stimolo alla Nazione del Presidente Mattarella al Parlamento, interrotto da frequentissimi applausi

Ecco il testo integrale:

«Signori Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, Signori parlamentari e delegati regionali, il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni hanno fatto la loro scelta. È per me una nuova chiamata – inattesa – alla responsabilità; alla quale tuttavia non posso e non ho inteso sottrarmi. Ritorno dunque di fronte a questa Assemblea, nel luogo più alto della rappresentanza democratica, dove la volontà popolare trova la sua massima espressione. Vi ringrazio per la fiducia che mi avete manifestato chiamandomi per la seconda volta a rappresentare l’unità della Repubblica.

Adempirò al mio dovere secondo i principi e le norme della Costituzione, cui ho appena rinnovato il giuramento di fedeltà, e a cui ho cercato di attenermi in ogni momento nei sette anni trascorsi. La lettera e lo spirito della nostra Carta continueranno a essere il punto di riferimento della mia azione. Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani: di ogni età, di ogni Regione, di ogni condizione sociale, di ogni orientamento politico. E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte concrete al loro disagio. Queste attese sarebbero state fortemente compromesse dal prolungarsi di uno stato di profonda incertezza politica e di tensioni, le cui conseguenze avrebbero potuto mettere a rischio anche risorse decisive e le prospettive di rilancio del Paese impegnato a uscire da una condizione di grandi difficoltà. Leggo questa consapevolezza nel voto del Parlamento che ha concluso i giorni travagliati della scorsa settimana.

È’ questa stessa consapevolezza la ragione del mio sì e sarà al centro del mio impegno di Presidente della nostra Repubblica nell’assolvimento di questo nuovo mandato. Nel momento in cui i Presidenti di Camera e Senato mi hanno comunicato l’esito della votazione, ho parlato delle urgenze — sanitaria, economica e sociale — che ci interpellano. Non possiamo permetterci ritardi, né incertezze. La lotta contro il virus non è conclusa, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi ma non ci sono consentite disattenzioni. È di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che aiutano a proteggere noi stessi e gli altri.

Questo impegno si unisce a quello per la ripresa, per la costruzione del nostro futuro. L’Italia è un grande Paese. Lo spirito di iniziativa degli italiani, la loro creatività e solidarietà, lo straordinario impegno delle nostre imprese, le scelte delle istituzioni ci hanno consentito di ripartire. Hanno permesso all’economia di raggiungere risultati che adesso ci collocano nel gruppo di testa dell’Unione. Ma questa ripresa, per consolidarsi e non risultare effimera, ha bisogno di progettualità, di innovazione, di investimenti nel capitale sociale, di un vero e proprio salto di efficienza del sistema-Paese.

Nuove difficoltà si presentano. Le famiglie e le imprese dovranno fare i conti con gli aumenti del prezzo dell’energia.  Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi. Viviamo in una fase straordinaria in cui l’agenda politica è in gran parte definita dalla strategia condivisa in sede europea. L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale. La stabilità di cui si avverte l’esigenza è, quindi, fatta di dinamismo, di lavoro, di sforzo comune. I tempi duri che siamo stati costretti a vivere ci hanno lasciato una lezione: dobbiamo dotarci di strumenti nuovi per prevenire futuri possibili pericoli globali, per gestirne le conseguenze, per mettere in sicurezza i nostri concittadini. L’impresa alla quale si sta ponendo mano richiede il concorso di ciascuno. Forze politiche e sociali, istituzioni locali e centrali, imprese e sindacati, amministrazione pubblica e libere professioni, giovani e anziani, città e zone interne, comunità insulari e montane. Vi siamo tutti chiamati. L’esempio ci è stato dato da medici, operatori sanitari, volontari, da chi ha garantito i servizi essenziali nei momenti più critici, dai sindaci, dalle Forze Armate e dalle Forze dell’ordine, impegnate a sostenere la campagna vaccinale: a tutti va riaffermata la nostra riconoscenza.

Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti. Dobbiamo disegnare e iniziare a costruire, in questi prossimi anni, l’Italia del dopo emergenza. E’ ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte l’Italia, ben oltre le difficoltà del momento. Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano. Un Paese che cresca in unità. In cui le disuguaglianze — territoriali e sociali — che attraversano le nostre comunità vengano meno. Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo. Un’Italia che sappia superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata. Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze, offrendo il proprio modello di vita a quanti, nel mondo, guardano ad essa con ammirazione. Un’Italia impegnata nella tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, consapevole della responsabilità nei confronti delle future generazioni. Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche.

Rafforzare l’Italia significa anche, metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta; rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia. L’apporto dell’Italia non può mancare: servono idee, proposte, coerenza negli impegni assunti. La Conferenza sul futuro dell’Europa non può risolversi in un grigio passaggio privo di visione storica ma deve essere l’occasione per definire, con coraggio, una Unione protagonista nella comunità internazionale. In aderenza alle scelte della nostra Costituzione, la Repubblica ha sempre perseguito una politica di pace. In essa, con ferma adesione ai principi che ispirano l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il Trattato dell’Atlantico del Nord, l’Unione Europea, abbiamo costantemente promosso il dialogo reciprocamente rispettoso fra le diverse parti affinché prevalessero i principi della cooperazione e della giustizia. Da molti decenni i Paesi europei possono godere del dividendo di pace, concretizzato nell’integrazione europea e accresciuto dal venir meno della Guerra fredda. Non possiamo accettare che ora, senza neppure il pretesto della competizione tra sistemi politici ed economici differenti, si alzi nuovamente il vento dello scontro; in un continente che ha conosciuto le tragedie della Prima e della Seconda guerra mondiale.

Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei paesi alleati e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini. I popoli dell’Unione Europea devono esser consapevoli che ad essi tocca un ruolo di sostegno ai processi di stabilizzazione e di pace nel martoriato panorama mediterraneo e medio-orientale. Non si può sfuggire alle sfide della storia e alle relative responsabilità.

Su tutti questi temi – all’interno e nella dimensione internazionale – è intensamente impegnato il Governo guidato dal Presidente Draghi; nato, con ampio sostegno parlamentare, nel pieno dell’emergenza e ora proiettato a superarla, ponendo le basi di una nuova stagione di crescita sostenibile del Paese e dell’Europa. Al Governo esprimo un convinto ringraziamento e gli auguri di buon lavoro. I grandi cambiamenti che stiamo vivendo a livello mondiale impongono soluzioni rapide, innovative, lungimiranti, che guardino alla complessità dei problemi e non soltanto agli interessi particolari. Una riflessione si propone anche sul funzionamento della nostra democrazia, a tutti i livelli. Proprio la velocità dei cambiamenti richiama, ancora una volta, il bisogno di costante inveramento della democrazia. Un’autentica democrazia prevede il doveroso rispetto delle regole di formazione delle decisioni, discussione, partecipazione. L’esigenza di governare i cambiamenti sempre più rapidi richiede risposte tempestive. Tempestività che va comunque sorretta da quell’indispensabile approfondimento dei temi che consente puntualità di scelte. Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale: questa eventualità si traduce sempre a vantaggio di chi è in condizioni di maggior forza. Poteri economici sovranazionali, tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico.

Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici rischiano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, ben più solide ed efficaci. La sfida – che si presenta a livello mondiale – per la salvaguardia della democrazia riguarda tutti e anzitutto le istituzioni. Dipenderà, in primo luogo, dalla forza del Parlamento, dalla elevata qualità della attività che vi si svolge, dai necessari adeguamenti procedurali. Vanno tenute unite due esigenze irrinunziabili: rispetto dei percorsi di garanzia democratica e, insieme, tempestività delle decisioni. Per questo è cruciale il ruolo del Parlamento, come luogo della partecipazione. Il luogo dove si costruisce il consenso attorno alle decisioni che si assumono. Il luogo dove la politica riconosce, valorizza e immette nelle istituzioni ciò che di vivo cresce nella società civile. Così come è decisivo il ruolo e lo spazio delle autonomie.

Il pluralismo delle istituzioni, vissuto con spirito di collaborazione – come abbiamo visto nel corso dell’emergenza pandemica – rafforza la democrazia e la società. Non compete a me indicare percorsi riformatori da seguire. Ma dobbiamo sapere che dalle risposte che saranno date a questi temi dipenderà la qualità della nostra democrazia. Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che – particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia sempre posto in condizione di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati. La forzata compressione dei tempi parlamentari rappresenta un rischio non certo minore di ingiustificate e dannose dilatazioni dei tempi. Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione. La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto. I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali.

Senza partiti coinvolgenti, così come senza corpi sociali intermedi, il cittadino si scopre solo e più indifeso. Deve poter far affidamento sulla politica come modalità civile per esprimere le proprie idee e, insieme, la propria appartenenza alla Repubblica. Il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza perché, attraverso nuove regole, può favorire una stagione di partecipazione. Anche sul piano etico e culturale, è necessario – proprio nel momento della difficoltà – sollecitare quella passione che in tanti modi si esprime nella nostra comunità. Occorre che tutti, i giovani in primo luogo, sentano su di loro la responsabilità di prendere il futuro sulle loro spalle, portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo. Rivolgo un saluto rispettoso alla Corte Costituzionale, presidio di garanzia dei principi della nostra Carta. Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della nostra società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia. Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività.

Nella salvaguardia dei principi, irrinunciabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione – l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini. È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono rimanere estranee all’Ordine giudiziario. Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore. In sede di Consiglio Superiore ho sottolineato, a suo tempo, che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza.

I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone. Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati. La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei.

Alle Forze Armate, sempre più strumento di pace, elemento significativo nella politica internazionale della Repubblica, alle Forze dell’ordine, garanzia di libertà nella sicurezza, manifesto il mio apprezzamento, unitamente al rinnovo del cordoglio per quanti hanno perduto la vita nell’ assolvimento del dovere. Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato, ringrazio per l’amicizia e la collaborazione espressa nei confronti del nostro Paese. Ai numerosi connazionali presenti nelle più diverse parti del globo va il mio saluto affettuoso, insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo. A Papa Francesco, al cui magistero l’Italia guarda con grande rispetto, rivolgo i sentimenti di gratitudine del popolo italiano. Un messaggio di amicizia invio alle numerose comunità straniere presenti in Italia: la loro affezione nei confronti del nostro Paese in cui hanno scelto di vivere e il loro apporto alla vita della nostra società sono preziosi.

L’Italia è, per antonomasia, il Paese della bellezza, delle arti, della cultura. Così nel resto del mondo guardano, fondatamente, verso di noi. La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana. Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni. Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità.

Costruire un’Italia più moderna è il nostro compito. Ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche. Nell’ultimo periodo gli indici di occupazione sono saliti — ed è un dato importante — ma ancora tante donne sono escluse dal lavoro, e la marginalità femminile costituisce uno dei fattori di rallentamento del nostro sviluppo, oltre che un segno di ritardo civile, culturale, umano. Tanti, troppi giovani sono sovente costretti in lavori precari e malpagati, quando non confinati in periferie esistenziali. È doveroso ascoltare la voce degli studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.

La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo. Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita. Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli. Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società. La dignità. Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ciascuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro. Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere della nostra società.

Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ciascuno di noi. Dignità è impedire la violenza sulle donne, profonda, inaccettabile piaga che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio. La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti la dignità umana degli altri. È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani. Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale. Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine, privi di un ruolo che li coinvolga. Dignità è contrastare le povertà, la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone. Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità. Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.

Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare, e capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita. Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere. Dignità è garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente. La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile. A questo riguardo – concludendo – desidero ricordare in quest’aula il Presidente di un’altra Assemblea parlamentare, quella europea, David Sassoli. La sua testimonianza di uomo mite e coraggioso, sempre aperto al dialogo e capace di rappresentare le istituzioni democratiche ai livelli più alti, è entrata nell’animo degli italiani. «Auguri alla nostra speranza» sono state le sue ultime parole in pubblico. Aveva appena detto: «La speranza siamo noi». Ecco, noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica. Viva la Repubblica, viva l’Italia!».

Mattarella: alto discorso di insediamento e di stimolo alla Nazione // Carmelo TOSCANO/ Redazione Lombardia

Avellino-Juve Stabia – Rileggi LIVE 3-1 (18°e 5°s.t. Maniero, 33° Altobelli, 29°s.t. Aloi)

Avellino-Juve Stabia è una gara importante nel cammino delle Vespe in questo campionato di Lega Pro Girone C e può rappresentare l’occasione per la squadra di mister Sottili per migliorare il suo score esterno al cospetto di un grande avversario costruito per vincere il campionato e approdare in B.

I TEMI DI AVELLINO-JUVE STABIA.

Infatti se da un lato la Juve Stabia di mister Sottili è un vero e proprio rullo compressore al “Menti” con uno score di 5 vittorie e due pareggi nelle ultime sette gare, dall’altro lato il rendimento esterno è molto deficitario. Nelle ultime 7 fuori dalle mura amiche le Vespe hanno racimolato solo due punti e ben 5 sconfitte. Juve Stabia quindi chiamata ad invertire la tendenza proprio a partire da questa gara insidiosissima contro un avversario di grande valore.

L’Avellino è in un grande momento di forma. Reduci da ben 5 vittorie esterne consecutive, gli irpini guidati da Piero Braglia si sono rinforzati a gennaio con l’ottimo acquisto dell’attaccante Murano anche se hanno dovuto cedere D’Angelo e Sbraga.

Braglia ha solo il problema del modulo tattico da opporre alla sua ex Juve Stabia: 3-4-1-2 con la coppia d’attacco Maniero-Murano supportata da Kanoute oppure 4-2-3-1 con Maniero punta centrale e Murano qualche metro più dietro a giocare nel ruolo di sottopunta. Proprio l’ex Braglia sarà il grande assente della gara in quanto squalificato e non siederà in panchina sostituito da De Simone.

Dal canto suo la Juve Stabia di mister Sottili si schiererà con il consueto 4-2-3-1 con il solito ballottaggio a tre a centrocampo con Davì, Scaccabarozzi e Altobelli con uno dei tre che partirà dalla panchina e la probabile riconferma dei trequartisti Ceccarelli, Stoppa e Bentivegna che hanno fatto benissimo contro il Foggia. Sottili alla vigilia ha affermato di non farsi condizionare dai tre impegni ravvicinati in settimana e di voler schierare la migliore formazione possibile.

La gara sarà diretta dal sig. Daniele Rutella della sezione di Enna al quinto anno in Serie C. L’assistente numero 1 sarà il sig. Giacomo Pompei Poentini della sezione di Pesaro; l’assistente numero 2 sarà la sig. Tiziana Trasciatti della sezione di Foligno. Il quarto uomo sarà il sig. Eugenio Scarpa della sezione di Collegno.

PROBABILI FORMAZIONI AVELLINO-JUVE STABIA.

AVELLINO (3-4-1-2): Forte; Silvestri, Dossena, Rizzo (Ciancio dal 17° s.t.); Bove, Aloi, Carriero (Matera dal 25° s.t.), Tito; Kanoute; Maniero (Kragl dal 25° s.t.), Murano (Micovschi dal 43°).

Allenatore: sig. Piero Braglia.

JUVE STABIA (4-2-3-1): Dini; Donati, Troest, Caldore, Panico (Dell’Orfanello dal 1° s.t.); Davì, Altobelli; Guarracino (Ceccarelli dal 20° s.t.), Della Pietra (Stoppa dal 20° s.t.), Schiavi (Bentivegna dal 33° s.t.); Evacuo (Eusepi dal 20° s.t.).

Allenatore: sig. Stefano Sottili.

 

PRIMO TEMPO AVELLINO-JUVE STABIA.

7° Juve Stabia vicinissima al gol: Schiavi innesca Della Pietra che si gira bene e tira dal limite dell’area e ci ci vuole una super parata di Forte per impedire alle Vespe di passare in vantaggio.

10° Ammonito Davì per la Juve Stabia.

18° Incursione di Carriero per l’Avellino sulla fascia sinistra e palla al centro per Maniero che in acrobazia mette la sfera nel sacco per l’1-0 degli irpini. 

19° Ci prova subito Della Pietra a volare sulla fascia destra ma la palla al centro è approssimativa e l’azione sfuma.

20° Ammonito Murano per l’Avellino.

24° Ammonizione anche per Evacuo per un gomito alto su un avversario.

33° GGGGOOOLLLLLL DELLA JUVE STABIA: Della Pietra dalla fascia destra mette una bella palla per Altobelli che dal limite dell’area di rigore fa partire un tiro di sinistro non irresistibile ma precisissimo che si insacca alla sinistra di Forte sorpreso dal tiro di Altobelli. 

38° Fallaccio di Maniero su Schiavi con l’arbitro che si limita incredibilmente solo al cartellino giallo per l’attaccante dell’Avellino.

40° Colpo di testa di Troest in area di rigore dell’Avellino su punizione battuta da Schiavi dalla sinistra, Forte para senza problemi.

46° Finisce 1-1 la prima frazione di gioco. Risultato assolutamente giusto, la Juve Stabia ha regalato il primo gol per la troppa libertà concessa in acrobazia a Maniero. Juve Stabia però che ha tenuto sempre botta agli avversari raggiungendo il pareggio con un tiro dalla distanza di Altoballi che ha sorpreso il portiere dell’Avellino, Forte.

SECONDO TEMPO AVELLINO-JUVE STABIA.

3° Schiavi quasi dalla linea di fondo fa partire un tiro-cross che impensierisce non poco il portiere dell’Avellino, Forte, che smanaccia.

Avellino ancora in vantaggio, cross dalla fascia destra che non viene ribattuto da Troest. La palla termina a Tito che rifinisce per Maniero che, a due passi da Forte, non ha difficoltà a segnare il gol del 2-1. 

18° Ammonito Ciancio per l’Avellino.

24° In acrobazia Schiavi nel cuore dell’area di rigore irpina mette di poco fuori in rovesciata.

28° Gran tiro di Micovschi e gran parata di Dini.

29° Terzo gol dell’Avellino. Su azione d’angolo battuto dalla destra, la palla perviene ad Aloi che di piatto destro fa partire un bel tiro che si insacca alla sinistra di Dini. 

47° Eusepi salva sulla linea di porta su una punizione in due in area della Juve Stabia.

48° Finisce 3-1 per l’Avellino il derby del Partenio. Al di là dei meriti dell’Avellino, partita sicuramente regalata dalle Vespe soprattutto in occasione dei primi due gol. Vespe che confermano il tabù trasferta dove nelle ultime 8 gare sono stati conquistati solo due punti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerimonia di Giuramento del Presidente della Repubblica (VIDEO)

Il Giuramento del Presidente della Repubblica avviene davanti al Parlamento riunito in seduta comune. Sono altresì presenti i delegati regionali che hanno partecipato all’elezione.

Il Presidente della Repubblica, accompagnato dal Segretario generale della Camera dei deputati, Fabrizio Castaldi, si reca a Palazzo Montecitorio scortato dai Carabinieri in motocicletta.

La partenza è segnalata dalla campana di Montecitorio.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, e il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, accolgono il nuovo Presidente all’ingresso principale di Montecitorio.

La campana, a questo punto, cessa di suonare.

Nell’atrio è schierato un reparto di Carabinieri, in grande uniforme.

All’arrivo, il Presidente della Repubblica viene salutato dai componenti del Consiglio di Presidenza del Senato e dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

Successivamente il Presidente, accompagnato dal Presidente Fico e dal Presidente Alberti Casellati, con i rispettivi Segretari generali, raggiunge l’Aula e sale sul banco della presidenza.

Il Presidente Fico dichiara aperta la seduta ed invita il Capo dello Stato a prestare giuramento a norma dell’articolo 91 della Costituzione.

Dell’avvenuto giuramento viene dato annuncio dalla campana di Montecitorio, mentre 21 salve di artiglieria partono dal Gianicolo.

Il Presidente della Repubblica rivolge il messaggio alla Nazione.

Al termine un Segretario di presidenza dà lettura del processo verbale della seduta.

Successivamente, il Presidente Fico dichiara chiusa la seduta e, insieme al Presidente del Senato, accompagna il Presidente della Repubblica alla Galleria dove viene accolto dal Presidente del Consiglio.

Nell’atrio un reparto di Corazzieri, in uniforme di gran gala, rende gli onori.

Il Capo dello Stato, accomiatatosi dai Presidenti delle Camere esce da Palazzo Montecitorio.

In Piazza Montecitorio la banda esegue l’Inno Nazionale, il Capo dello Stato passa in rassegna il reparto d’onore lì schierato, prima di raggiungere in auto l’Altare della Patria.

Guarda Giovedì 3 febbrai0  2022 ore 15:30

Lello Marino ospite esclusivo a ViVicentro

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Le parole del grande cantante napoletano Lello Marino in esclusiva a ViViRadioWeb ai microfoni di Carlo Ametrano

 

Lello Marino ospite esclusivo a ViVicentro

 

Il grande cantante napoletano Lello Marino  è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Carlo Ametrano. Con Lello, si è fatto il punto sul grande festival di Sanremo che è iniziato martedì primo febbraio. Una canzone che per ora ha convinto più di tutte Lello è stata quella di Emma Marrone, che il cantante ha anche ipotizzato come vincitrice del Festival.  Lello manda un caro saluto alla cantante che ha avuto modo di conoscere proprio a Sanremo, tappa in cui il cantante, vista la situazione pandemica, ha preferito non andare.

 

Durante l’intervista viene analizzato l’ultimo disco di Lello intitolato “Genta Gè”, dedicato al popolo napoletano. “E’ un brano spensierato, che parla della vita di Napoli. Un viaggio proprio nel cuore della grandissima città italiana” ha dichiarato ai microfoni di Ametrano il cantante di Agerola.

Genna Gè, l’ultimo disco di Lello Marino

Il successo di Lello è ormai mondiale, lo testimoniano i viaggi in America, in particolare a New York. Ma le sorprese non sono finte: per Lello infatti il prossimo appuntamento è targato Washington, sempre negli USA, verso il periodo di aprile.

Se vuoi ascoltare l’intervista a Lello Marino clicca sul link che segue: https://fb.watch/aXHi7v4GGj/

 

Marco Privitera ospite a Passione Formula Uno

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Le parole del direttore di LiveGP.it, Marco Privitera, in esclusiva durante la rubrica “Passione Formula Uno”

 

Marco Privitera ospite a Passione Formula Uno

 

Marco Privitera, direttore di LiveGP.it, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Marco Palomba e Carlo Ametrano per la rubrica di ViViRadioWeb “Passione Formula Uno”. Ecco le sue dichiarazioni:

 

Marco oggi la Red Bull ha annunciato la presentazione della vettura il 9 febbraio. Che ne pensi?

“La Red Bull ha voluto anticipare i tempi dopo aver vinto il titolo mondiale con Verstappen. E’ riuscita ad anticipare la concorrenza anche dal punto di vista delle presentazioni. A tenere banco comunque, in attesa di vedere le loro presentazioni, sono le notizie legate ai crash test. E’ evidente che i progettisti stiano cercando di spingere molto dal punto di vista aerodinamico: abbiamo infatti avuto modo di sentire notizie riguardate crash test non superati da Mercedes e della stessa Red Bull, ma comunque tutte le scuderie saranno sicuramente pronte per l’appuntamento con i primi test invernali a Montmelò”.

 

In questa nuova stagione ci si aspetta tanto dalla Ferrari. E’ la prova del nove per loro?

“Naturalmente sì. Aldilà del nome della monoposto, che andrà a ricorda i 75 anni di storia del Cavallino, questo sicuramente sarà un anno di svolta per la Ferrari. Sono almeno un paio di stagioni che i vertici del team di Maranello chiedono ai tifosi di mantenere la calma ed essere pazienti in attesa di quest’anno, che porterà una serie di cambiamenti a livello regolamentare. Il mio punto di vista è che la Ferrari deve per forza rispondere in pista: sarà chiaramente difficile tenere il passo di Mercedes e Red Bull, però proprio le nuove regole potrebbero dare un’occasione alla Rossa di ritagliarsi uno spazio importante. E’ arrivata l’ora per la Ferrari di tornare a vincere e prendersi un posto da protagonista”.

 

Che ci dici invece della nuova coppia Mercedes? Ti piace Russell? Hamilton proverà a vincere l’ottavo titolo?

“Sono molto molto curioso di vedere Russell all’opera. Finalmente avremo una coppia di piloti in Mercedes equivalenti. Bottas negli ultimi anni ha lavorato molto in funzione del team e per consentire a Lewis Hamilton di mantenere il suo ruolo di capo squadra; ora invece arriva Russell che vorrà ritagliarsi un ruolo da protagonista. Sono infatti convinto che riuscirà anche a mettere in difficoltà il sette volte campione del mondo quest’anno e vedo in lui il futuro campione della Mercedes. Per quel che riguarda Hamilton ti dico: l’età avanza ma la classe non passa. Sono convinto che insieme a Verstappen sia il favorito per la stagione 2022”.

 

Per concludere ti poniamo l’invito al Senna Day di Carlo Ametrano, a Imola il 30 aprile. Ti aspettiamo!

“Se sarò libero da impegni agonistici in pista durante quel weekend non mancherò di certo. Ci terrei infine anche a fare un plauso a Carlo per il suo impegno nel ricordare una figura che è nel cuore di tutti gli appassionati come Senna. Ogni anno mi capita di andare all’Autodromo di Imola più volte e un saluto al monumento di Ayrton è sempre doveroso”.

 

Se vuoi ascoltare l’intervista a Marco Privitera clicca sul link che segue: https://chirb.it/ym9Jar