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Editoriale Napoli, Lo scudetto si allontana da Napoli e si avvicina a Milano

 

Il Napoli vede lo scudetto scivolare tra le proprie mani e le speranze di vincerlo diminuiscono partita per partita visto i continui risultati positivi di Inter e Milan

Napoli Roma è stata l’ultima occasione fallita dagli azzurri che li mantiene al terzo posto in classifica ma li allontana da Inter e Milan.

La Roma dà fastidio al Napoli segnando un goal al 91esimo minuto che in questa corsa scudetto può pesare tanto.

In questa gara ci sono state molte difficoltà in zona difensiva anche per le nuove tattiche difensive scelte da Spalletti.

Mourinho aveva avvisato ed il Napoli non è stato in grado di approfittare neanche delle stanchezze dei calciatori della Roma dovute alla gara di Conference League contro il Bodo Glimt.

 

Le azioni salienti di Napoli – Roma:

Gli azzurri scendono in campo col piglio giusto fino ad arrivare al minuto 10 quando Lozano viene atterrato in area di rigore da Ibanez ed il Napoli trova il vantaggio proprio su calcio di rigore con il suo capitano Insigne.

Il potere degli arbitri si intravede dal minuto 37esimo quando Di Bello (ingiustamente) ammonirà Koulibaly per un intervento giudicato falloso su Pellegrini.

Il primo tempo si concluderà al minuto 49esimo con il Napoli avanti per 1 a 0.

Il disastro del Napoli inizia proprio nel secondo tempo, precisamente al minuto 57esimo quando entrerà Zielinski al posto di Lobotka (uscito per infortunio) e il Napoli da quel momento si chiude in difesa.

Questa è stata una tattica che alla fine servirà a poco perché poi la Roma troverà il goal del pareggio con El Shaarawy e le speranze di vincere la partita si spengono.

 

Inter e Milan vincono, il Napoli non vince neanche contro la Roma

Il Napoli perde una partita che lo poteva portare a -1 dal primo posto, Milan ed Inter ne approfittano ed entrambe vincono le loro partite contro Spezia e Genoa.

Il Milan gioca una grande partita anche senza il suo capitano Calabria e grazie alle reti di Leao e Messias si porta a casa 3 punti che possono essere decisivi in questa corsa scudetto dove sembrano esserci orami solo il Milan e l’Inter.

L’Inter come i rossoneri giocano un’ottima partita stavolta contro lo Spezia e vincono per 1 – 3 con le reti di Brozovic, Lautaro e Sanchez.

L’unica squadra in corsa scudetto che non vince, è proprio il team di Spalletti che non riesce a fare più di un goal contro la Roma di Mourinho.

La classifica di Serie A ad oggi ci mostra un Milan al primo posto con 71 punti, l’Inter al secondo posto con 69 punti e il Napoli terzo a – 2 dai neroazzurri.

(Inter 72, Milan 71, Napoli 67 nel caso la squadra di Inzaghi riuscisse a vincere la partita da recuperare contro il Bologna).

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Simone Improta/Redazione Sportiva

Inter-Milan 3-0, semifinale ritorno Coppa Italia

INTER-MILAN 3-0 – Finisce 3-0 a San Siro per l’Inter, nel derby di Coppa Italia contro il Milan, valido per la semifinale di ritorno. I nerazzurri arrivano in finale. È la prima volta in 10 anni.

Inter-Milan 3-0: Lautaro (4’, 40’), Gosens (82’)

Inter-Milan 3-0. L’Inter è in finale di Coppa Italia. Questo il verdetto che il Derby contro il Milan ha sancito questa sera. Una squadra di Inzaghi che va subito in vantaggio e poi subisce senza danni da un Milan solido, ma anche impreciso. Poi la doppietta di Lautaro e il gol di Gosens chiudono i giochi. I nerazzurri accedono alla finale, dove sfideranno la vincente tra Juventus e Fiorentina (1-0 per i bianconeri il risultato dell’andata). Ecco la cronaca di Inter-Milan 3-0.

Primo tempo

Comincia molto meglio l’Inter. Giro palla bellissimo dei nerazzurri. Palla stupenda di Darmian per Lautaro. L’argentino colpisce benissimo al volo, Maignan riesce solo a sfiorarla. È 1-0 Inter al 4’. La risposta del Milan arriva al 12’, Kessie cerca la porta, ma colpisce l’esterno della rete. Ci prova di nuovo il Milan al 29’, con un tiro di Leao dall’interno dell’area. Handanovic devia in angolo. Adesso attacca il Milan: Saelemaekers colpisce al volo su ribattuta, Handanovic si sdraia e para. Rossoneri in attacco, nerazzurri in difficoltà.

L’Inter si risveglia a fine tempo: Barella colpisce al volo dalla lunga distanza. Palla alta, che non impensierisce Maignan. Partita stupenda adesso, con le squadre lunghissime. Ancora Leao, riceve palla e spara su Handanovic. Sul versante opposto, palla geniale di Correa per Lautaro che è a tu per tu con Maignan e lo supera con lo scavetto. 2-0 Inter.

Secondo tempo

Inizio secondo tempo targato El Toro. Il 10 nerazzurro vola verso la porta, supera Kalulu e calcia. Attento Maignan. Al 65’, il Milan riapre la partita. Bennacer di collo pieno dal limite dell’area, palla deviata e Handanovic battuto. 2-1 Milan. Ora finale di fuoco. Ma il gol è annullato per fuorigioco! Kalulu è in posizione di offside, ostruendo la vista di Handanovic. Il Milan è tutto in attacco. L’Inter va in contropiede. Brozovic si inserisce all’82’ e va da Gosens che fa 3-0. E finisce così! Inter-Milan 3-0. Nerazzurri in finale.

 

Si fingeva un pilota di aerei: una denuncia a Napoli

Gli agenti della polizia di frontiera hanno scoperto un inganno portato avanti da un 33enne del posto che si fingeva un pilota

Dalla segnalazione all’intervento in un attimo; truffatore fermato

La notizia

Una normale giornata di routine per gli agenti della polizia di frontiera in servizio all’aeroporto di Capodichino a Napoli… almeno fino a quando non è stato scoperto un truffatore in piena attività, cosa che ha messo subito gli agenti in azione.

L’intervento

I poliziotti hanno ricevuto una segnalazione da parte del responsabile di una compagnia aerea, il quale ha indicato loro una persona in divisa con tesserino identificativo illegale.
Gli agenti sono subito intervenuti per bloccarlo, appurando che il badge era falso e trovando, all’interno del suo zainetto, altre fototessere da pilota civile con carte di imbarco appartenenti alla stessa compagnia aerea.
L’uomo è stato trovato anche in possesso di ben 29 foto di minori; in seguito è scattata una perquisizione nella sua abitazione, dove sono state rinvenute altre foto di minori.
Il 33enne napoletano è stato, quindi, denunciato per detenzione di materiale pedopornografico e per usurpazione di titoli e onori.

Si fingeva un pilota di aerei: una denuncia a Napoli/Antonio Cascone/redazionecampania

Napoli – Roma (1-1). La fotogallery di ViViCentro.it

Guarda le foto di Napoli – Roma (1-1) realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma, che ci raccontano come i ragazzi allenati da Luciano Spalletti, al “Diego Armando Maradona”, non riescono a portare a casa l’intera posta in palio contro i giallorossi allenati da Josè Mourinho.

Un pareggio che di fatto chiude definitivamente il discorso scudetto per i partenopei che erano già obbligati a vincere tutte le partite fino alla fine del campionato sperando in una passo falso delle altre pretendenti. Passo falso che commette proprio la squadra di Luciano Spalletti che nelle ultime due partite casalinghe consecutive conquistano un solo punto sui sei disponibili.

Solo la matematica tiene ancora viva la possibilità di conquistare lo scudetto, ma oggettivamente i partenopei stanno dimostrando tutti i propri limiti.

Di seguito il tabellino del match Napoli – Roma:

NAPOLI (4-3-3): Meret; Zanoli, Rrahmani, Koulibaly, Mario Rui; Anguissa, Lobotka (12′ st Zielinski), Fabian Ruiz (23′ st Demme); Lozano (23′ st Elmas), Osimhen (38′ st Mertens), Insigne (37′ st Juan Jesus).

A disp.: Marfella, Idasiak, Tuanzebe,, Ghoulam, Politano, Ounas, Petagna.

Allenatore: Spalletti.

ROMA (3-4-1-2): Rui Patricio; Mancini (39′ st Perez), Smalling, Ibanez; Karsdorp, Cristante (1′ st Mkhitaryan), Oliveira (30′ st Veretout), Zalewski (30′ st El Shaarawy); Pellegrini; Zaniolo (41′ st Afena-Gyan), Abraham.

A disp.: Fuzato, Kumbulla, Spinazzola, Maitland-Niles, Vina, Bove, Shomurodov.

Allenatore: Mourinho.

ARBITRO: Di Bello.

MARCATORI: 11′ pt Insigne (N, su rig.), 46′ st El Shaarawy (R)

NOTE: Espulso al 33′ st Fuzato (R), dalla panchina per proteste.

Ammoniti: Koulibaly, Zanoli, Lozano (N); Cristante, Zaniolo (R).

Recupero: 3′ p.t., 8′ s.t.

Napoli – Roma (1-1): Le parole di Luciano Spalletti

Al termine della gara che ha visto il Napoli evaporare i sogni scudetto ad un soffio dalla fine del match con la Roma, Luciano Spalletti, il tecnico degli azzurri è intervenuto così nel post partita.

Le parole di Luciano Spalletti sono state raccolte e sintetizzate dalla nostra redazione sportiva:

Per lunghi tratti abbiamo giocato un buon calcio. Di Bello? Per me ha fatto tutto bene.

Oggi provo una delusione maggiore rispetto a settimana scorsa perché la partita è stata condotta a lunghi tratti bene, eravamo contro una squadra forte che in alcune situazioni ci ha messi in difficoltà. Il dispiacere maggiore va alla parte finale dove avevamo tutti gli interpreti di centrocampo freschi e invece di palleggiare abbiamo alzato la palla, abbiamo preso un gol che dal punto di vista tattico dello sviluppo era evitabilissimo.

Insigne uscito in lacrime al termine di Napoli – Roma?

Lorenzo non l’ho visto, però sicuramente il fatto per lui di essere costretto fra poco di lasciare il campionato, la squadra per cui ha sempre giocato. E’ chiaro che sono sensazioni particolari, sono contento per lui ha fatto una bella partita, quando ci sono state da prendersi delle responsabilità ha svolto completamente il compito.

Replica a Mourinho?

No, non voglio replicare a Mourinho. Da quando sono qui dico alla mia panchina di comportarsi bene e non avere reazioni, quelli delle altre squadre invece fanno la squadra di casa; montano in testa a tutti ed entrano in campo. Tornassi indietro non lo rifarei. Lasciamo lavorare il direttore di gara.

A cura di Luigi Matrone

Mourinho dopo Napoli – Roma (1-1): Voglio rispetto!

Il tecnico della Roma, José Mourinho, è intervenuto così nel post partita di Napoli – Roma che ha visto i giallorossi agguantare il pareggio nei minuti di recupero con El Shaarawy.

Le parole di Josè Mourinho sono state raccolte e sintetizzate dalla nostra redazione sportiva:

Voglio rispetto! voglio avere il diritto di giocare per vincere le partite. L’esultanza?

Durante la partita mi è sembrato impossibile uscire dal Maradona con un risultato positivo, non perché la mia squadra non ha giocato bene; la mia squadra ha giocato benissimo, però ho sempre avuto la sensazione che sarebbe stato impossibile uscire dallo stadio con un risultato positivo, ecco il motivo dell’esultanza. Ma a freddo penso che giovedì.

Mkhitaryan ha cambiato questo Napoli – Roma?

Lui gioca sempre, ogni minuto e per questo analizzando i delta che abbiamo noi; è un ragazzo che non è mai infortunato, non è mai squalificato gioca sempre e abbiamo pensato che oggi poteva fare qualcosa per noi nel secondo tempo perché giocare tutta la partita come fa sempre è dura. è un orgoglio tremendo per me avere questi ragazzi.

Oggi mi è sembrato di non avere il diritto di giocare per vincere!

Sono scandalizzato dal signor Di Paolo (arbitro VAR) e Di Bello (direttore di gara).

Ci sono diversi episodi che non mi quadrano:

Il rosso mancato a Zanoli: a fine primo tempo c’è giallo, in tutti i campi del mondo quell’intervento è da punire con il cartellino giallo e quindi nel secondo tempo altro giallo e conseguente rosso.

Il rigore non fischiato a Zaniolo, il portiere (riferendosi a Meret) fa la parata ma dopo la palla è libera e Zaniolo poteva fare gol, ma c’è il contatto col portiere ma niente, niente rigore.

E c’è molto altro di più ma per me basta.

Spalletti ha fatto un ottimo lavoro permettendo al Napoli di conquistare la zona Champions e di combattere fino alla fine per lo scudetto. Spero di tornare qui al Maradona l’anno prossimo senza però la presenza di Di Bello e Di Paolo.

A cura di Luigi Matrone

Antiche tradizioni, vecchi proverbi. “Passata la festa, gabbato lo santo”

La Pasqua è finita. Dopo il rituale sacrificio degli agnelli si riprendono le antiche tradizioni, svelate da vecchi proverbi, tipo: “passata la festa, gabbato lo santo”.

Nell’articolo precedente, abbiamo raccolto l’appello di Nino di Matteo, che invitava la popolazione ad informarsi. Nicola Gratteri dal canto suo ci spiega come la mafia non abbia alcun interesse a fare attentati o mettersi in mostra, in periodi come questo, visto che le maglie della legalità si stanno allargando a loro favore, permettendo la fuga in sordina di molti pesci, anche grossi.

Gli attentati si verificano invece, quando la mafia viene  contrastata quindi pare che adesso, si possa stare sereni ma solo sul fronte del tritolo.

Oggi però finite le feste, si può ricominciare a “gabbare” li santi come da tradizione e  proprio a tale proposito, raccogliamo un nuovo accorato appello.

Chi mi segue sa che da oltre un anno, mi sto occupando di Testimoni e Collaboratori di giustizia.

Un viaggio dentro una realtà sconosciuta, persino a chi, si è sempre interessato di mafia e s’informa sull’argomento.

Se ne sono occupati anche “le Iene” mandando in onda due servizi interessantissimi sull’argomento che vi invito sempre a guardare.

Di mio avete letto poco invece, benché abbia lavorato mesi a due corposi dossier, che per ragioni di “opportunità” si è deciso di non pubblicare.

L’opportunità è stabilita dal fatto che questo esercito silenzioso di persone, vive in una condizioni precarie, pericolose e sotto scacco.

Non possono rilasciare interviste non autorizzate, pena anche l’uscita dal programma di protezione.

Quindi ti cercano quelli disperati al punto di correre persino questo rischio… poi magari gli fanno un’audizione, dopo anni di proteste e denunce e quindi ricominci a sperare in una soluzione pacifica e il dossier attende.

Attende ma esiste, come esistono i documenti che provano la veridicità delle loro affermazioni.

Altrettanto esistono i loro drammi quotidiani ai quali non si può dare voce.

Del resto il silenzio, nel nostro paese, resta cosa gradita a molti.

Fortunatamente, qualcosa si sta muovendo. L’associazione Collaboratori e Testimoni di giustizia, fondata dai collaboratori Luigi e Paola Bonaventura, con la presidenza onoraria del dott. Luigi Gaetti, comincia a prendere piede tra le istituzioni e nel tessuto sociale.

Un altro progetto nel contempo, viene portato avanti dalla dott.ssa Parsi e dall’associazione Onlus bambino, per dotare i tanti minori coinvolti, almeno di un sostegno psicologico, organizzato e formato per aiutarli ad affrontare gli immancabili drammi, di un percorso ad ostacoli, come quello che si trovano ad affrontare.

Dal canto mio, mi sto dedicando alla stesura di una biografia.

Si tratta della storia del figlio di un ex mafioso, divenuto poi uno dei collaboratori più importanti d’Italia.

Lui è fuori dal programma e può parlare, può raccontare a nome di tanti che oggi non hanno voce.

Quello che spesso glielo impedisce è solo la sofferenza, quella che trasuda da ogni poro, ogni volta che per mano lo riporto nel giardino dei ricordi, oltre quella porta, piazzata lì con tanta cura da un’anima ferita.

Naturalmente ci auguriamo che il confluire di tutte queste iniziative, possa finalmente far emergere una realtà che necessita di interventi immediati e soprattutto, di una diversa narrazione, per facilitare quel mutamento culturale, che è alla base della lotta alla mafia.

Di questi giorni la notizia che il Tribunale di Palermo ha rigettato il ricorso delle due storiche oppositrici alla prepotenza mafiosa esercitata per decenni senza controllo su Palermo, Maria Rosa e Savina Pilliu.

Una lotta trentennale che infine non riconosce loro lo status di vittime di mafia fino a condannarle al pagamento di tasse e spese processuali.

Andatevi a leggere l’ottimo articolo di Marco Lillo per il Fatto Quotidiano se non ricordate il loro calvario.

Si apre con la nota frase di Francesco De Gregori, “cercavi giustizia ma trovasti la legge” che sta diventando piano piano, l’unica frase possibile da esibire nei tribunali, anche in quelli ben intenzionati.

D’altro canto, sempre adesso, scopriamo con rammarico, che neppure la Procura di Caltanissetta, intende indagare, se pur dopo soli 7 anni, sulla scomparsa del notebook e delle pen drive, dall’ufficio della magistrata Principato ai tempi del servizio a Palermo.

Contenevano principalmente atti d’indagine segreti riguardanti il super latitante, Matteo Messina Denaro. L’avvocato Antonio Ingroia si è opposto. Preghiamo fratelli.

Ma fra dossier segreti, notizie appena accennate se non occultate, ve ne sono anche di disponibili a tutti ma che arrivano a pochi. Così oggi, dopo gli agnelli sgozzati, vorrei cogliere il vero spirito di questa ricorrenza, che ci parla di resurrezione.

Vi ho spesso scritto del maxiprocesso che si sta svolgendo a Lamezia Terme, il più grande della storia contro la ‘ndrangheta… “Rinascita Scott“.

Anche qui si parlerebbe di resurrezione se non fosse che nessuno ne parla, eccetto rarissimi casi, come LaC News24, che vi invito a seguire, negli ottimi special che potete trovare in rete, arretrati compresi.

Alla sbarra, 325 imputati, tra membri della ‘ndragheta, politici, imprenditori, avvocati e massoni in genere.

Fra i testimoni, 58 Collaboratori di giustizia.

Uno dei più determinanti, è senz’altro Emanuele Mancuso, primo pentito del temutissimo e quanto mai vasto, “clan dei Mancuso”.

Emanuele è figlio di Pantaleone Mancuso, detto “l’ingegnere”, nipote di Pantaleone Mancuso, detto “U scarpuni” e del famigerato Luigi Mancuso, “Il Supremo”, tutti appartenenti ad un’immensa famiglia di ‘ndranghetisti operante nel Vibonese, una delle più potenti e criminali in assoluto.

Emanuele è solo un ragazzo che tanto ricorda Davide contro Golia.

Un ragazzo che decide di affrontare un incredibile calvario, solo per amore.

Per amore verso la sua bambina che stava per nascere e che lui non voleva “devolvere” alla mafia.

Iniziò lì, la sua coraggiosa collaborazione, alla nascita della piccola.

Durante il processo, Emanuele ci racconta che lo zio “scarpuni”, a suo tempo, siglò un accordo particolare con qualcuno dello stato, perché gli lasciassero la patria potestà del figlio, in cambio della sua cattura, che si sapeva imminente, in seguito ad una grossa condanna.

Così avvenne.

“Glielo stanno crescendo” afferma Emanuele, riferendosi all’organizzazione criminale e familiare dei Mancuso.

Ve la ricordate Tita Buccafusca? Era proprio lei la moglie di “Scarpuni”. La prima che provo’ a ribellarsi e che pagò con la vita.

Anche Tita, lo faceva per salvare il figlioletto da quell’orrore.

Con lui in braccio, si recò alla stazione dei carabinieri di Nicotera Marina, pronunciando le parole: – “si ammazzano come cani, andate a casa a prendere il pc, prima che sparisca”.

L’atto di ribellione di Tita, quel momento di folle disperazione non trovò evidentemente terreno abbastanza fertile,pronto ad accogliere quelle radici scoperte e delicate, un percorso preferenziale già stabilito, per aiutare le numerose donne nella sua situazione.

Così, quella sera Tita rientrò nella tana dell’orco, dalla quale fuggì nuovamente, per poi farvi di nuovo ritorno.

Finché un giorno, “Scarpuni” annunciò, contrito ai carabinieri, che Tita aveva ingerito una grossa dose di acido. Tita morì e il caso venne archiviato come suicido, naturalmente.

Il figlio di “Scarpuni”, restò quindi in famiglia, dove “glielo stanno crescendo”.

Probabilmente gli stessi che contribuirono ad uccidere sua madre e che oggi gli instillano la gratitudine verso quel padre che si fece arrestare, pur di “salvarlo”.

Provate ad immaginare ora, lo strazio di un ragazzo che per cercare di salvare sua figlia e se stesso dalle spirali violente della mafia, deve testimoniare e mettersi contro tutta la sua famiglia mafiosa, pericolosa e sanguinaria.

Ci vorrebbero due articoli solo per raccontarvi tutte le pressioni che ha subito fino ad organizzare un vero e proprio attentato ai suoi  anni.

Alcuni dei suoi, sono persino stati condannati per le intimidazioni rivolte ad Emanuele al fine di farlo ritrattare ed uscire dal programma, cosa che Emanuele fece, per un brevissimo periodo, ricattato proprio, attraverso la figlia e la possibilità di vederla.

Venne condannata anche la sua ex compagna che inviava foto ricattatorie con la bimba in braccio e che non ha mai reciso i rapporti con la famiglia criminale.

Oggi però, benché il Tribunale abbia dispostol la limitazione della patria potestà di entrambi i genitori e che la bambina resti affidata ai servizi sociali… di fatto, la piccola, vive con la madre in località protetta, mantenuta dallo stato, benché il perdurare dei suoi contatti con la famiglia, sia ampiamente dimostrato.

Ma questa non è la cosa più grave, costituita invece dal fatto, che alla fine, l’unico penalizzato veramente, resti Emanuele.

A lui la bambina viene mostrata solo un’ora la settimana, quando va bene, in locali fatiscenti, alla presenza dei servizi sociali.

La bambina che oggi ha già 4 anni, ovviamente comincia a percepire la forte situazione di disagio.

Non solo, Emamuele denuncia anche il fatto, che ogni volta che è costretto a spostare il giorno dell’incontro perché concomita con una testimonianza a processo, l’appuntamento seguente slitti alle calende greche.

Ricordo che Emanuele va a testimoniare nell’interesse dello Stato o almeno di buona parte.

Sono anni che il “delfino” dei Mancuso, primo pentito, ripeto, del sanguinario clan, lancia appelli disperati circa la situazione allucinante in atto.

Di recente ha scritto anche al Presidente della Repubblica.

Dopo essersi sfinito tra denunce e appelli, minaccia ora, ovviamente, di fermare le proprie testimonianze.

Eppure Emanuele è una fonte preziosa, quanto quelle sacre.

Ci parla di tutto, dalle lauree false dei parenti, agli omicidi efferati.

Ci parla anche di Servizi sociali, avvocati e magistrati corrotti da valigette di denaro, narrazione ripresa anche da un’altra collaboratrice legata alla famiglia… “Quelli si comprano tutto con quei maledetti soldi“.

Quindi alla compagna mafiosa è consentito crescere la bambina, che ben imbeccata, già etichetta il padre come “uccello canterino”, mentre Emanuele da anni, lancia appelli disperati e sporge denunce, fino a dover scrivere al Presidente della Repubblica, nella speranza di veder riconosciuti i suoi diritti di padre e di uomo che sta affrontando rischi immani, per collaborare con la giustizia, fornendo tra l’altro un apporto decisivo.

Ci parla di complotto per farlo smettere di testimoniare, così lo ha avvertito lui nel corso del tempo.

Ci siamo abituati a pensare ad apparati deviati dello stato, a servizi segreti deviati, ci mancava ancora l’ombra dei servizi sociali deviati.

Del resto, suppongo che la cosa non renda felici i magistrati che si avvalgono delle testimonianze di Emanuele Mancuso nel maxiprocesso, di conseguenza immagino che qualcuno abbia anche cercato di aiutarlo a risolvere il problema ma che di fatto, ad oggi, non ci sia riuscito, visto il perdurare della situazione.

Forse troppi apparati diversi, competenze, obiettivi divergenti, la burocrazia… quei locali fatiscenti che in tanti lamentano ma che non incontrano mai fondi per la ristrutturazione.

D’altro canto c’è la guerra, devono investire in armamenti, costruire la nuova base militare nel Parco protetto di San Rossore, trivellare per la pace dei condizionatori… insomma, tempi duri.

Emanule si affida quindi al nostro buon cuore, quello di coloro che “vorranno sostenerlo per liberare la sua bambina dalle oppressioni di un servizio sociale che anziché garantire una serena crescita alla minore, le sta negando la figura paterna favorendo la ‘ndrangheta.”

Queste le sue parole conclusive in una lettera inviata alla stampa, che potete trovare
pubblicata in rete su corrieredellacalabria.it

Noi lo sosteniamo e speriamo che questa complessa vicenda, trovi rapidamente una giusta soluzione, anche perché a quanto pare, il boss Pantaleone, durante le intercettazioni, ha sempre rassicurato tutti che nessuno avrebbe tolto la bambina alla madre complice dei Mancuso e che per farlo, avrebbero dovuto passare sul suo cadavere… fate vobis.

Detto questo, la cosa che maggiormente ci preme è che Emanuele possa crescere la sua bambina, in quei valori che ha deciso di abbracciare il giorno che ha rinnegato la sua famiglia, con tutto quel che rappresenta.

Vorremmo che questa creatura crescesse con le idee più chiare sul bene e sul male, perché possa facilmente distinguere un giorno, i simpatici uccelli canterini da quelli che invece ammazzano mamme e bambini.

A Emanuele vada il nostro abbraccio e il sostegno morale di tutta l’Italia per bene, quella che non vorrebbe vedere le sue deposizioni mutilate dagli omissis, quella che ancora crede nella giustizia, malgrado leggi piene di cavilli, che si prestano alle più svariate  interpretazioni…

Attendiamo quindi anche l’intensa interpretazione di qualche solista virtuoso, giacché ne abbiamo di straordinari, che voglia innalzare le proprie note, emozionandoci ancora, al di sopra di questi vecchi ritornelli, che nessuno canta più.

Uniamo quindi il senso di tutti questi quotidiani appelli, per informarvi, senta tema di smentita, che la mafia, non solo esiste ancora ma che non è mai stata tanto ricca, potente e diffusa come oggi, proprio grazie al “pil” crescente e la conseguente immane, capacità di
corruzione.

Francesca Capretta / Redazione

ZEPPOLE SALATE napoletane (‘a past crisciut): finger food o intermezzo

Prodotto tipico della cucina povera napoletana, le zeppole salate napoletane, o zeppole di pasta cresciuta (‘a past crisciut), rappresentano un classico finger food da gustare, per tutto l’anno, prima di una cena o di una pizza, anche se c’è chi le prepara come piacevole intermezzo tra i primi piatti e il secondo piatto, spesso in abbinata con panzarotti, frittelle di fiori di zucca e altre tipiche fritturine (di tutte man mano vi darò le ricette).

Sebbene magari simili, la loro preparazione è radicalmente diversa dalle classiche zeppole di San Giuseppe (delle quali vi darò la ricetta al momento opportuno) che si preparano soltanto il 19 marzo in occasione della festa del papà, per cui ve ne do la ricetta specifica.

ZEPPOLE SALATE napoletane (‘a past crisciut)

Ecco tutti i passaggi della ricetta.

OCCORRENTE
(dosi sufficienti per 4 perone)

  • Farina 300 g
  • Acqua 180 ml
  • Lievito di birra fresco 5 g
  • Sale q.b.
  • Olio di semi q.b.

CONSIGLI

  • Le “zeppole salate” non si possono fare al forno, vanno solo fritte.
  • Fatele sempre al momento altrimenti diventeranno gommose.
  • Non aumentate la dose di lievito altrimenti il sapore ne risentirà ma, se vi va, abbondate pure in proporzione il tutto perchè, quando saranno in tavola, vi renderete conto che non saranno mai sufficienti.
  • Potete sostituire il lievito di birra fresco con quello secco, Per la quantità di cui sopra ne basterà circa un grammo.

PREPARAZIONE

   Sciogliete il lievito in poca acqua tiepida, quindi aggiungetelo alla farina un poco per volta, aggiungendo anche un pizzico di sale, all’interno di una impastatrice con la foglia per 10 minuti o, se si impasterà a mano, per 20 minuti in una ciotola bella ampia e alta, mescolando con un cucchiaio o con una frusta a mano fino a che l’impasto risulterà sodo e spesso. Insomma, finché non avrete una pastella molto densa.

Coprite con un panno e lasciatelo lievitare per almeno 2 ore (meglio 6/8 ore) circa oppure in frigo per 12 ore.

Trascorso questo periodo di tempo, fate scaldare abbondante olio di semi (occhio ad eventuali allergie) in una pentola dai bordi alti.

Prelevate l’impasto a cucchiaiate, o a pezzettini modellati con le mani, e “tuffateli” a friggere senza affollarli nella pentola per evitare che si attacchino, magari uno alla volta, per 5 minuti massimo, comunque sino a doratura (non bruciateli).

Adagiate tutte le zeppole su un piatto foderato con della carta da forno per far assorbire l’olio, quindi servite in tavola ben calde rendendo disponibile anche saliere per chi potrebbe e volesse salarli.

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Tra Mercoledì 20 Aprile, e Giovedì 21, arriva un vortice ciclonico

Alta pressione che va, perturbazione che arriva! Da Mercoledì 20 Aprile su molte regioni d’Italia si torneranno ad aprire gli ombrelli.

Da Mercoledì intensa perturbazione atlantica. Tra Mercoledì 20 e Giovedì 21 Aprile arriva un vortice ciclonico: tornano le grandi piogge su molte regioni, anche al Nord. Neve su Alpi e dorsale appenninica del Centro.

Da segnalare anche un deciso rinforzo dei venti, con raffiche prossime ai 100 km/h e rischio mareggiate sulle aree più esposte.

Weekend 23-24 Aprile: rimonta dell’anticiclone, ma temporali pomeridiani dalle Alpi fino alle alte pianure, clima via via più caldo.

Sta per tornare il caldo primaverile dopo alcuni giorni governati da un contesto climatico più che frizzante in cui abbiamo dovuto rispolverare qualche abito pesante che avevamo già pensato di riporre nei cassetti del cambio armadio.

Nel letto di correnti più miti ed umide innescate appunto dal vortice di bassa pressione, viaggerà una perturbazione atlantica diretta verso l’Italia.

I primi effetti si noteranno già in quel di Martedì 19 quando le nubi inizieranno a coprire parzialmente i cieli del Nordovest e della Sardegna.

In seguito, da Mercoledì 20, le nubi si faranno via via più minacciose dando luogo a un evidente peggioramento delle condizioni atmosferiche con l’arrivo delle prime piogge pronte a bagnare i settori più occidentali del Nord e, entro sera, anche al Sardegna (qui piogge diffuse in nottata).

Ma il peggio è atteso per la giornata di Giovedì 21 quando la perturbazione si estenderà a gran parte del Paese, alimentata da un vortice ciclonico che si posizionerà sul Mar Tirreno: ci attendiamo così un più severo peggioramento del meteo su gran parte del Paese con l’arrivo di importanti piogge e anche nevicate sull’arco alpino e sulla dorsale appenninica del Centro.

Se da un lato non saranno felici gli amanti del sole e del bel tempo, dall’altro va ricordato che ci sono alcune zone d’Italia, specialmente il Nord, che stanno vivendo un difficile momento di siccità e mai come ora l’arrivo della pioggia e della neve in montagna potrebbero essere davvero un toccasana.

Spostando poi il nostro raggio d’azione verso il finire della settimana, dopo un Venerdì 22 caratterizzato da un’atmosfera ancora carica d’instabilità, nel corso del weekend la situazione potrebbe tornare un po’ più tranquilla anche se non mancheranno alcuni disturbi a spasso per la Penisola, soprattutto sulle Alpi.

Insomma, a conti fatti nei prossimi giorni assisteremo ancora una volta ai classici alti e bassi tipici della stagione dei fiori capace di proporci spesso scenari assai diversi nell’arco di brevissimo tempo.

Ma di questo ce ne occuperemo più nel dettaglio nei nostri prossimi aggiornamenti.

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Meteo / Cristina Adriana Botis / Redazione

Meteo Castellammare di Stabia: oggi sereno, Mercoledì 20 nubi sparse

Meteo Castellammare di Stabia Martedì 19 Aprile 2022. Giornata con condizioni di cielo sereno, temperature 6- 20°C, Mercoledì 20 nubi sparse, Giovedì 21 pioggia debole.

Martedì 19 Aprile, situazione in tempo reale.
Secondo le ultime previsioni meteo, le prossime ore saranno caratterizzate da bel tempo, con una temperatura di 16°C.
Venti deboli provenienti da Sud-Sud-Est con intensità tra 9km/h e 11km/h. Si registra assenza di precipitazioni.

Meteo Castellammare di Stabia 3 giorni

Martedì 19 Aprile: giornata prevalentemente serena, temperature comprese tra 6 e 20°C.

Nel dettaglio: bel tempo al mattino e al pomeriggio, nubi sparse alla sera. Durante la giornata di oggi la temperatura massima verrà registrata alle ore 14 e sarà di 20°C, la minima di 6°C alle ore 6.

I venti saranno moderati da Sud al mattino con intensità di circa 13km/h, moderati da Sud-Ovest al pomeriggio con intensità di circa 22km/h, moderati da Sud alla sera con intensità tra 12km/h e 18km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 8.6, corrispondente a 974W/mq.

Mercoledì 20 Aprile: generali condizioni di cielo parzialmente nuvoloso, minima 9°C, massima 23°C.

Entrando nel dettaglio, avremo cielo poco nuvoloso al mattino, nuvolosità sparsa al pomeriggio, cielo poco nuvoloso o velato alla sera.

Durante la giornata di domani la temperatura massima verrà registrata alle ore 16 e sarà di 23°C, la minima di 9°C alle ore 6.

I venti saranno al mattino deboli provenienti da Sud-Sud-Est con intensità di circa 6km/h, al pomeriggio deboli provenienti da Est-Sud-Est con intensità di circa 6km/h, moderati da Est alla sera con intensità di circa 17km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 14 con un valore UV di 6, corrispondente a 815W/mq.

Giovedì 21 Aprile: giornata caratterizzata da deboli rovesci di pioggia, temperature comprese tra 13 e 25°C.

Nel dettaglio: cielo coperto al mattino, fenomeni a carattere di pioggia debole al pomeriggio, pioggia intermittente e schiarite alla sera.

Durante la giornata la temperatura massima verrà registrata alle ore 14 e sarà di 25°C, la minima di 13°C alle ore 6, lo quota più bassa dello zero termico si attesterà a 2570m alle ore 21 e la quota neve minima sarà 2410m alle ore 21.

I venti saranno al mattino moderati provenienti da Est-Sud-Est con intensità di circa 23km/h, moderati da Sud-Est al pomeriggio con intensità tra 22km/h e 32km/h, moderati da Sud-Sud-Est alla sera con intensità tra 19km/h e 30km/h.

L’intensità solare più alta sarà alle ore 13 con un valore UV di 3.3, corrispondente a 606W/mq.

Giorno Tempo T min T max Precip. Vento (km/h) Pressione Quota 0°C
19 Aprile sereno 8 °C 20 °C
10%
SSW 19 22
moderato
n/d n/d
20 Aprile nubi sparse 9 °C 23 °C
17%
ESE 4 19
debole
n/d n/d
21 Aprile pioggia debole 13 °C 25 °C
65%
SE 24 32
moderato
n/d n/d

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Meteo / Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Picchiato un infermiere all’Ospedale Maresca di Torre del Greco

TORRE DEL GRECO: Ospedale Maresca. Non lo avvisano in tempo della morte di un parente e picchia uno degli infermieri. 43enne denunciato dai Carabinieri

I carabinieri della stazione di Torre del Greco centro hanno denunciato un 43enne del posto per lesioni personali. Era nel pronto soccorso dell’ospedale Maresca quando ha iniziato a discutere con il personale sanitario. Contestava loro di non essere stato immediatamente informato della morte di un parente ricoverato. E così durante la lite, il 43enne ha picchiato uno degli infermieri di turno.

I carabinieri intervenuti lo hanno identificato e denunciato.

Sul posto sono arrivati in pochi minuti i carabinieri. I militari hanno identificato l’uomo e lo hanno denunciato per lesioni personali. L’infermiere, invece, ha dovuto far ricorso alle cure dei medici. Ma le ferite riportate sono di lieve entità.

Altro atto inconsulto si è avuto alla Guardia medica di Scampia dove un uomo che ha portato il figlio minorenne per una visita ha ingaggiato una lite con il personale medico culminata in un pugno che l’uomo ha sferrato contro la vetrata della porta d’ingresso.

Compiuto l’atto “di sfogo”, l’uomo è poi andato via in auto insieme al figlio.

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Il Cremlino ha lanciato una offensiva nell’Ucraina orientale

Il Cremlino ha lanciato una offensiva per l’est dell’Ucraina. Una raffica di missili in tutto il paese ha colpito anche la città di Leopoli, nell’Ucraina occidentale. Gli Stati Uniti affermano: La Russia impara dagli errori.

il presidente Volodymyr Zelensky, riferendosi alla regione orientale contesa che molti analisti si aspettano vedrà alcuni dei combattimenti più sanguinosi della guerra, con un videomessaggio ha detto:

«Ora possiamo affermare che le forze russe hanno iniziato la battaglia per il Donbas che si stavano preparando da molto tempo»,

A sua volta, Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, ha affermato che le forze russe hanno attaccato lungo quasi l’intera linea del fronte a Donbas e Kharkiv, sfondando in due piccole città.

Il Pentagono non ha contraddetto la valutazione ucraina, ma ha adottato un approccio più cauto, con il portavoce John Kirby che ha affermato che i russi «stanno plasmando e ponendo le condizioni per future operazioni offensive» con centinaia di attacchi missilistici e sbarramenti di artiglieria.

Allo stesso tempo, la relativa calma di cui l’Ucraina occidentale ha ampiamente goduto dopo oltre 50 giorni di guerra è andata in frantumi quando i missili russi hanno colpito la città di Leopoli, uccidendo almeno sette persone e ferendone 11, compreso un bambino.

Il presidente Volodymyr Zelensky in un videomessaggio, riferendosi alla regione orientale contesa che molti analisti si aspettano vedrà alcuni dei combattimenti più sanguinosi della guerra, segnala che funzionari regionali hanno affermato che sono state le prime morti registrate all’interno dei confini della città, che è stata un rifugio sicuro per gli sfollati ucraini e i diplomatici stranieri, nonché per gli operatori umanitari e i giornalisti.

Funzionari ucraini hanno affermato che le forze russe hanno colpito un magazzino militare e una stazione di servizio commerciale dove i conducenti locali si recano per riparazioni di pneumatici e autolavaggi.

In un hotel vicino alla stazione di servizio, il 32enne Kostiantyn Pospelov ha detto che si preparava a correre quando ha sentito delle esplosioni, ma ha avuto solo il tempo di infilarsi la giacca e un calzino prima che un’altra esplosione facesse esplodere le finestre e scuotesse l’hotel.

Pospelov stava lì con circa 80 altri ospiti che erano arrivati ​​nell’ultimo mese da città duramente colpite nel sud e nell’est.

Decine di famiglie hanno cercato rifugio nell’hotel, ha raccontato il manager Volodymyr Tereshko.

Le tende svolazzavano fuori dai buchi che erano stati fatti alle finestre delle stanze degli ospiti.

“Nessun militare! Gente civile! Bambini! Padri, madri”,

ha detto Tereshko, insistendo sull’inglese in modo che la gente in Occidente capisse chi stava pagando il prezzo dell’assalto della Russia.

L’attacco di lunedì ha perforato quella bolla di vita normalem che si cominciava a vedere a Leopoli.

I residenti che hanno affermato di scrollarsi di dosso le sirene dei raid aerei sono entrati nei bunker sotterranei, dove si sono scambiati messaggi di Telegram in cerca di informazioni sulle esplosioni.

Il sindaco di Leopoli Andriy Sadovyi ha dichiarato sui social media che l’intero Paese è vulnerabile all’assalto russo: “Oggi in Ucraina non ci sono città sicure e non sicure”.

Sulla scena dell’attacco, i vigili del fuoco hanno spento le fiamme e le squadre di emergenza hanno raccolto, tra le macerie dell’edificio a due piani, il cui tetto ora è stato strappato via, i corpi delole vittime.

Anche gli edifici più piccoli del sito sono stati gravemente danneggiati.

Evgenii Laziuk, 49 anni, che vive nella zona, ha scosso la testa guardando le rovine di quello che ha definito un obiettivo “completamente civile”: il proprietario del negozio è ben noto nella comunità, un padre di cinque figli la cui famiglia allargata è coinvolta nell’attività.

“È come avere un grande portafoglio e buttarlo via. Stava nutrendo la sua famiglia con esso, e ora non gli è rimasto più nulla”.

Nonostante l’attacco a una struttura civile, il Pentagono ha comunque affermato che gli attacchi di lunedì sembravano essere mirati a obiettivi militari e non indicavano che la Russia stava espandendo la sua guerra nell’Ucraina occidentale.

Eppure, a sud, le forze russe hanno continuato il loro devastante assalto alla strategica città portuale di Mariupol, concentrandosi su un vasto complesso industriale che ospita l’acciaieria Azovstal.

Mosca aveva imposto una scadenza per la resa delle forze ucraine, ma da lunedì si erano rifiutate.

Volyna, un comandante ucraino che sta ancora combattendo a fianco dei soldati in città, ha rivolto un disperato appello ai leader occidentali, incluso il presidente Biden, per chiedere aiuto per evacuare i civili nascosti nei bunker militari:

«Chiediamo ai politici mondiali, alle personalità pubbliche e religiose di non essere indifferenti alle persone che sono cadute nella trappola di Mariupol contro la loro volontà»,

ha scritto Volyna nella lettera condivisa anche su Twitter da un funzionario cittadino di Kiev.

Il primo ministro ucraino, Denys Shmyhal, ha dichiarato domenica che le ultime forze a Mariupol «combatteranno fino alla fine». »

Il Pentagono afferma che le forze russe stanno imparando dal loro fallito assalto a Kiev mentre si spostano nel Donbas, nel tentativo di evitare il ripetersi degli errori precedenti.

«Si stanno muovendo con l’artiglieria pesante, si stanno nei posti di comando e controllo, si stanno muovendo nell’aviazione»,

ha detto l’alto funzionario della difesa che ha aggiunto:

«La mancanza di parti, sta compromettendo la fattibilità di diversi sistemi d’arma russi, comprese le munizioni a guida di precisione.»

«Hanno già affrontato un problema in termini di ricostituzione del loro inventario a causa di componenti di alcuni di questi sistemi», ed ora la Russia ha anche «preoccupazioni su quanto velocemente e quanto possano aumentare la propria produzione interna di difesa articoli».

«In vista dei previsti pesanti combattimenti nell’est, l’amministrazione Biden ha promesso ulteriori 800 milioni di dollari in assistenza alla sicurezza all’Ucraina.»

«Come parte di quel pacchetto, le forze statunitensi nei prossimi giorni inizieranno ad addestrare membri selezionati delle forze armate ucraine su obici di fabbricazione americana.»

L’abbattimento di due aerei con carichi d’armi per gli ucraini.

Un alto funzionario della difesa degli Stati Uniti, parlando a condizione di anonimato nei termini stabiliti dal Pentagono, ha negato che gli attacchi russi abbiano colpito qualsiasi spedizione di armi dagli Stati Uniti o da altri alleati dell’Ucraina.

Il funzionario, in conclusione, ha aggiunto che:

«Le armi, estratte dall’inventario del Pentagono, includeranno diciotto obici da 155 millimetri e 40.000 colpi di artiglieria»

«L’amministrazione, da quando ha annunciato il pacchetto di sicurezza mercoledì scorso, ha già effettuato quattro voli per la consegna di equipaggiamento all’Ucraina»

«Il Pentagono non prevede che ci vorrà molto per addestrare gli ucraini all’uso degli obici. »

Gli addestramenti si svolgeranno al di fuori dell’Ucraina e saranno forniti alle forze ucraine che potranno quindi tornare e addestrare altri, in un programma che il Pentagono descrive come «addestrare gli addestratori». »

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Cristina Adriana Botis / Redazione

Pizza alle verdure grigliate fatta in casa (bianca o rossa)

Oggi vi propongo proprio una ricetta per fare una Pizza alle verdure grigliate (rossa o bianca) ricca e gustosissima. Un’occasione anche per far distrarre i bambini in casa invitandoli a dare una mano ad impastare: di sicuro impazziranno di gioia ad “infarinarsi” tutto.

Ed allora vediamo come fare una gustosissima Pizza alle verdure grigliate fatta in casa

INGREDIENTI
(per 4 Pizze)

Per l’impasto:

  • 500 gr di farina
  • 25 gr di lievito di birra
  • q.b. d’acqua (indicativamente 300 ml)
  • 2 cucchiai d’olio d’oliva EVO
  • 1 cucchiaino di sale
  • 4 teglie

Per la farcitura:

  • 400 gr pomodoro polpa (se la si preferisce bianca si può eliminare)
  • 1 pizzico di zucchero
  • 50 gr di formaggio grana
  • 2 zucchine
  • 1 peperone rosso
  • 1 peperone giallo
  • 1 melanzana
  • 1 mozzarella di 100 gr
  • 2 cipollotti
  • 1 spicchio aglio
  • q.b. rosmarino
  • q.b. origano
  • q.b. peperoncino
  • q.b. basilico
  • q.b. cappero sotto sale

PREPARAZIONE

Cominciate con il preparare la pasta della pizza:

  1. impastate 500 g di farina con un pizzico di sale, 25 g di lievito di birra sciolto in acqua tiepida, 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva.
  2. Fate riposare almeno un paio d’ore fino a far raddoppiare l’impasto.
  3. Mondate  e lavate i Peperoni, divideteli a metà e grigliateli su una piastra, spellateli e tagliateli a listarelle (nota: per farlo più facilmente, appena grigliati metteteli a raffreddarsi in un busta di plastica che chiuderete bene. Vedrete che dopo la pelle verrà via quasi da sola)
  4. Mondate e affettate le zucchine, la melanzana e i cipollotti e cuocete anche queste verdure sulla piastra.
  5. Tagliatele a listarelle e conditele con le erbe aromatiche tritate, olio extravergine d’oliva, aglio, sale e peperoncino.
  6. Dividete la pasta da pane in 4 e tiratela a forma di disco o rettangolo.
  7. Se si vuole fare una pizza cosiddetta “rossa” preparate la salsa di pomodoro per la farcitura, mescolando in una brocca alta: passata finissima di pomodoro, sale, olio, origano fresco ed un pizzico di zucchero
  8. Distribuitela sopra l’impasto che avrete stirato e posto nelle teglie per fare 4 pizze.
  9. Conditele con olio extravergine d’oliva e sale e cuocete, in forno ventilato per favorire una cottura più uniforme, a 220° C per 15 minuti.
  10. Estraete le pizze dal forno e aggiungete le verdure grigliate, 100 g di mozzarella tritata, 50 g di grana a scagliette e, a piacere, qualche cappero dissalato e delle foglie di basilico fresco.
  11. Cuocete ancora per 10 minuti e servite le pizze alle verdure grigliate.

SUGGERIMENTI aggiuntivi:

Per una pizza alta, fate lievitare una seconda volta l’impasto, non appena lo avete steso dentro la teglia.
Per una pizza sottile e croccante, stendete l’impasto molto sottilmente nella teglia, condite e infornate subito la pizza.

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

Camorra in dosi: come si diventava camorrista

Già dall’800,per diventare camorrista, bisognava dimostrare il proprio onore attraverso prove di coraggio e rituali solenni.

Si iniziava ad essere “garzoni di malavita”: si era tenuti ai compiti più rigorosi, si dovevano portare “ambasciate” ai camorristi nelle prigioni o nelle case e adempiere a mille incarichi subalterni.

Chi dimostrava coraggio e abilità diveniva “picciotto di sgarro”.

Secondo altri, il neo aspirante camorrista iniziava ad essere “tamurro”, diveniva “picciotto d’onore” e dopo aver prestato servizi per qualche anno alla consorteria diveniva “picciotto di sgarro”.

Il “picciotto di sgarro”

Gli aspiranti “picciotti di sgarro” dovevano superare “la prova della moneta”.

I camorristi si mettevano in cerchio intorno ad un tavolo dove al centro posizionavano una moneta. Al segnale, tutti insieme dovevano cercare di infilarla con la punta dei loro pugnali.

L’aspirante picciotto doveva cercare di impadronirsi della moneta gettando le mani tra le lame.

La maggior parte delle volte il novizio ne usciva con le mani bucate, ma se riusciva, diveniva “picciotto di sgarro”.

La prova venne più tardi sostituita con una più mite: la “tirata a musco”, ossia un duello con il coltello tra due aspiranti picciotti estratti a sorte.

Le lame non dovevano toccare gli arti, al primo sangue la prova terminava.

I duellanti si abbracciavano e diventavano “picciotti di sgarro”

Il “picciotto di sgarro” era già una figura fondamentale per l’organizzazione criminale.

Doveva dimostrare di sapersi destreggiare con un coltello e saper conservare un segreto. Doveva essere in grado di sfregiare il viso di un uomo e, all’occorrenza, uccidere.

Il camorrista lo utilizzava per compiere i propri affari criminali, ricompensandolo con pochi soldi.

Non doveva mai tirarsi indietro ai compiti assegnati e doveva accettare ogni umiliazione e fatica senza mai lamentarsi.

Tutti i picciotti erano guidati da un forte senso di appartenenze, grande riconoscenza e guidati dall’onore.

Si racconta che ogni qualvolta che un camorrista doveva assegnare un compito ai propri picciotti, a causa della totale disponibilità e dal senso dell’onore di questi e per non far sì che si creassero gelosie interne al sodalizio, era costretto a tirare a sorte il nome di chi doveva compiere l’atto criminale.

Più erano i crimini che si commettevano, più anni di galera si scontavano e più si entrava nelle grazie dei capi e, di conseguenza, aumentavano le probabilità di diventare camorrista.

Da picciotto a camorrista

Per ottenere il titolo di camorrista era necessario appartenere ad una famiglia onorevole, ossia non essere figli di prostitute e non essere imparentati con sbirri, gendarmi o marinai.

Inizialmente erano esclusi i ladri.

Quando un picciotto veniva scelto per diventare camorrista, i camorristi più importanti del sodalizio si sedavano ad un tavolo per esaminare il suo curriculum, in caso di nomina si procedeva con un rito solenne.

Tutti sedevano attorno ad una tavola dove al centro venivano posizionati un coltello, una pistola carica e un bicchiere di vino avvelenato.

L’aspirante camorrista entrava accompagnato da un barbiere della setta con le funzioni di chirurgo.

Questo apriva con la lama posta sul tavolo la vena del braccio sinistro dell’aspirante.

Questo bagnava la sua mano con il proprio sangue e, stendendola verso i camorristi, giurava di mantenere sino alla morte i segreti della setta e di essere pronto a qualsiasi ordine dei superiori.

Poi infilzava il pugnale sul tavolo e, prendendo in mano il bicchiere di vino e la pistola, si dichiarava pronto a suicidarsi qualora il capo glielo chiedesse.

Il capo, a quel punto, ordinava di posare la pistola e il bicchiere di vino, si avvicinava al novizio e, di fronte a lui, scaricava la prima e frantumava il secondo.

Ponendogli una mano sul capo lo nominava camorrista e invitava tutti i compagni seduti al tavolo ad abbracciarlo.

Questo rituale venne successivamente sostituito con uno meno teatrale.

Il noviziato veniva convocato all’uopo della consorteria, entrava in una sala con al centro un tavolo dove erano seduti i camorristi e il capo del sodalizio.

Questo prestava un giuramento e sfidava a duello, secondo le regole della “tirata”, uno dei componenti.

Alla fine il capo lo abbracciava e lo proclamava camorrista.

Entrambi i riti erano seguiti da un abbondante banchetto che aveva luogo in campagna o in prigione, a seconda se il neo camorrista entrava in una sezione di compagni liberi o carcerati.

Le riflessioni sul presente

La camorra pone alle fondamenta della propria macchina infernale decine di ragazzini minorenni, gli ex “picciotti di sgarro”.

Questi vengono schierati dai clan nelle loro trincee per combattere in prima fila le guerre tra i sodalizi e contro lo Stato.

Fin da bambini vengono indottrinati indirettamente da un contesto, ricco di droga e sangue, che sviluppa in loro una sottocultura basata sulla vita e sulle leggi della strada fondate sul principio: “se non voglio morire di fame devo mettermi a spacciare.”

L’abbandono dello stato, l’assenza di lavoro e di progettualità per il futuro rafforza e consolida questa mentalità annullando la prospettiva di una vita diversa da quella del camorrista.

Da questo contesto nascono i vari Pasquale Rapicano, Valentino Marrazzo, rispettivamente ex killer dei D’Alessandro e ex pusher dei Vitale, ora collaboratori di Giustizia, del baby boss Luigi D’Alessandro, e del neo super pentito Luigi Cimmino, ex boss dell’omonimo clan.

Tutti, infatti, con storie diverse, ruoli e responsabilità differenti, esordiscono in tribunale nel raccontare la loro carriera criminale, costernata di orrori e di morte, con l’identica frase: “signor giudice ero praticamente un ragazzino quando ho iniziato a fare il camorrista, avevo 13 anni…”

Uno degli allarmi che emerge nella relazione della DIA del primo semestre del 2021 è proprio l’aumento del coinvolgimento dei minori in fatti di camorra.

Ciò si riflette anche in numerosi episodi della cronaca locale.

A Dicembre, a Torre Annunziata, è stato arrestato un ragazzino di 17 anni con l’accusa di omicidio.

Il ragazzino avrebbe ucciso un uomo ritenuto vicino alla camorra con 7 colpi di pistola, per la DDA avrebbe agito per conta dello storico clan Gionta.

A Castellammare, le inchieste hanno ribadito il ruolo importante relativo ai minorenni in fatto di spaccio di stupefacenti e di episodi di sangue.

In Campania e in Calabria si ha il numero più alto di denunce a minori, soprattutto in reati di associazioni a delinquere.

Alla crescita dei reati commessi dai minorenni fa da contraltare la crescita di episodi criminali che vedono come vittime altri minori.

Negli ultimi anni si è acceso un dibattito su una probabile riforma dell’ordinamento giudiziario in materia di minori.

Il processo minorile è improntato sul perdono e sul reinserimento sociale del ragazzino che commette reati.

Una certa politica ha proposto, per contrastare il fenomeno della violenza minorile, di introdurre pene più severe e meno tolleranza nelle sentenze.

Ma chi vive realmente questa emergenza, combattendola ogni giorno in prima linea soprattutto nelle scuole di periferia e negli oratori dei quartieri abbandonati delle città, denuncia l’assenza e gli errori delle istituzioni ponendoli come causa del fenomeno, definendo appunto il reato del minore come la conseguenza immediata alle deficienze dello Stato.

Più che pensare ad inasprire le pene bisognerebbe organizzare degli interventi preventivi che abbiano come obiettivo il tener lontano i ragazzini da contesti criminali.

 

PER SAPERNE DI PIU’ CLICCA QUI PER CONOSCERE LE ORIGINI DELLA CAMORRA

 

 

 

 

 

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a cura di De Feo Michele / Redazione Campania

 

 

 

 

 

 

Napoli Roma (1 – 1). Ecco le pagelle degli azzurri in Napoli – Roma

 

Finisce 1 – 1 al Maradona. La Roma recupera un punto sulla Juve mentre il Napoli si allontana dalle due milanesi. Ecco le pagelle degli azzurri in Napoli – Roma.

Oggi alle ore 19 si è disputata una delle partite più calde di questo campionato ovvero Napoli – Roma.

È stata una partita in cui il Napoli ha mostrato le sue qualità nei minuti iniziali ma poco in quelli finali.

Dopo l’infortunio di Lobotka al minuto 57, cala il Napoli e la Roma (meritatamente) riesce a strappare il pareggio al minuto 91 grazie ad un ottimo tiro di destro di El Shaarawy.

Insigne dimostra un importante attaccamento alla maglia mostrando le sue qualità in zona offensiva come in quella difensiva ma nonostante il goal segnato sul calcio di rigore, non riesce a caricare i suoi fino alla fine ed il Napoli perde 2 punti che potevano essere molto importanti in questa corsa scudetto.

La classifica ad oggi ci mostra un Milan al primo posto con 71 punti, Inter seconda con 68 (ma con una partita da recuperare contro il Bologna) e Napoli terzo con 67.

Ecco le pagelle degli azzurri in Napoli – Roma

Meret 6: Prestazione sufficiente del portiere Italiano che rimane sul pezzo per tutta la partita ma al minuto 91 prende goal e non riesce a tornare a casa con porta inviolata.

Zanoli 6-: Il numero 59 del Napoli non riesce a brillare neanche in questa partita e molto probabilmente non sarà titolare nella prossima gara di campionato visto il definitivo recupero di Di Lorenzo.

Koulibaly 6-: Il Senegalese dopo la coppa d’Africa non è più lo stesso e anche in questo giro non riesce a portarsi a casa la sufficienza.

Rrahmani 6-: Prestazione sotto al 6 per il Kosovaro che come il suo compagno di reparto non riesce a brillare in questa gara.

Mario Rui 6.5: Buona prestazione del Portoghese che aiuta molto in zona offensiva e anche in quella difensiva. Dopo Insigne è lui il miglior giocatore del Napoli in questa partita.

Anguissa 6-: Il camerunese ha molta difficoltà ad impostare a causa del pressing alto della Roma a centrocampo. Non sufficiente la prestazione di Anguissa.

Lobotka 6: Sufficiente la prestazione del numero 68 del Napoli che al minuto 57 esce per un problema muscolare e dalle immagini sembra possa recuperare per la prossima sfida di campionato contro l’Empoli.

Fabian 5: Pessima la prestazione dello Spagnolo. Molto lento ad impostare e poco preciso nei passaggi. Il centrocampista viene sostituito da Spalletti al minuto 68 per dare spazio a Demme.

Lozano 6: Sufficiente la prestazione del Messicano che non fa sentire la mancanza di Politano e soprattutto è lui che procura il calcio di rigore che porterà il Napoli in vantaggio.

Insigne 7: Buona prestazione di Insigne che dopo il calcio di rigore continua ad incoraggiare la squadra e arriva a 9 goal in campionato.

Osimhen 6+: Più che sufficiente la prestazione del Nigeriano che trova molti spazi ma non riesce a segnare e al minuto 83 viene sostituito per dare spazio a “Ciro” Mertens.

Zielinski 6: Sufficiente la prestazione del Polacco che si riprende un pochino da quel periodo buio ed entra al minuto 57 al posto dell’infortunato Lobotka.

Demme 5.5: Non sufficiente la partita che ha disputato Demme quest’oggi. Sicuramente molto demotivato per il poco minutaggio in campionato.

Elmas 6-: Il Macedone non aiuta la squadra a vincere e anche lui non riesce a portarsi a casa la sufficienza.

Mertens SV

Juan Jesus SV

All.Spalletti 5: i cambi sono stati totalmente assenti ed il suo Napoli rimane al terzo posto senza riuscire a mantenere il ritmo di Inter e Milan.

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Simone Improta/Redazione Sportiva

 

Il Napoli saluta lo Scudetto. Al Maradona finisce 1-1 con la Roma

Nulla da fare per gli uomini di Spalletti che peccano ancora al Maradona. Nel lunedì di Pasquetta finisce 1-1 la sfida contro la Roma; per gli azzurri lo Scudetto ora resta un’utopia

 

Il Napoli saluta lo Scudetto. Al Maradona finisce 1-1 con la Roma

Missione fallita. Non ci sono altre parole per poter descrivere la sfida del Napoli che, ancora al Maradona, manca la conquista dei tre punti. Nel giorno di Pasquetta, finisce 1-1 contro la Roma di Mourinho. I giallorossi si avvicinano alla zona Champions, insidiando la Juventus, per il Napoli invece terminano quasi definitivamente i sogni Scudetto.

Partenza ok

Partita poco piacevole, con entrambe le squadre che non regalano clamorose occasioni da rete. Gli azzurri la sbloccano grazie al capitano Insigne su calcio di rigore ma, di seguito, le azioni del Napoli sono prive di movimento. L’intervallo si chiude con gli uomini di Spalletti in vantaggio e, sotto un certo senso, anche in leggero controllo della gara.  Se il Napoli infatti da una parte non entusiasma, il primo tempo della Roma di Mourinho non è stato di certo dei migliori.

La gestione…opinabile del secondo tempo

Ma nella ripresa la situazione si rovescia. Va aperta però una parentesi sulle sostituzioni di Luciano Spalletti che senza dubbio hanno indirizzato la partita verso un attacco da parte della Roma e di difesa da parte dei suoi. Fuori Insigne, dentro Juan Jesus, per un 5-4-1 di totale difesa del risultato e, nel calcio si sa, sull’1-0 non si è mai tranquilli. Detto, fatto: ripartenza della Roma al 91′(degli 8 minuti di recupero assegnati), destro di El Shaarawy e 1-1 che gela il Maradona.

 

Obiettivo Champions

Doccia fredda al termine di una partita in cui il pareggio forse è il risultato giusto, considerando quanto fatto dal Napoli nel primo e dalla Roma nel secondo tempo. Azzurri che salgono a quota 67, restando dietro a Milan e Inter che ormai sono pronte a giocarsi lo Scudetto. Dopo la sconfitta con la Fiorentina e il pareggio di oggi, per gli azzurri finisce molto probabilmente il sogno chiamato Scudetto… ma almeno la qualificazione in Champions League è sempre più  certa.

Inter-Milan semifinale ritorno, probabili formazioni

INTER-MILAN SEMIFINALE RITORNO – Va di scena a San Siro il ritorno della semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan. All’andata, il match si è concluso con il risultato di 0-0.

Inter-Milan semifinale ritorno, Coppa Italia

Inter-Milan semifinale ritorno. Super sfida a San Siro. Derby di Milano numero 4 in stagione: oltre allo 0-0 dell’andata, gli altri risultati sono stati 1-1 e 2-1 in favore dei rossoneri. Bellissimo scontro in campionato, altrettanto bello in Coppa Italia, dove solo una delle due compagini accederà in finale di Coppa Italia, dove affronterà la vincente di Juventus-Fiorentina (agg. 1-0). Ecco le probabili formazioni di Inter-Milan semifinale ritorno.

Inter

I nerazzurri sono tornati prepotentemente in lotta Scudetto, grazie a tre vittorie nelle ultime tre gare. Per Simone Inzaghi, intervenuto oggi in conferenza stampa, è arrivato il momento di vincere il primo derby in stagione, che gli varrebbe l’accesso in finale. D’altronde, l’Inter può solo vincere per qualificarsi. In virtù del risultato d’andata e dell’ancora vigente regola dei gol in trasferta, un pareggio con gol significherebbe Milan in finale.

Questo il motivo per cui ci saranno i titolarissimi in campo domani: Handanovic in porta, con D’ambrosio a sostituire ancora De Vrij, affiancato, come al solito, da Bastoni e Skriniar. Sulle fasce, Dumfries dovrebbe partire titolare, così come Gosens, mentre Perisic dovrebbe partire dalla panchina. Centrocampo classico, con Brozovic, Barella e Calhanoglu. Attacco a due con Dzeko e Lautaro.

INTER (3-5-2) – Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Bastoni; Dumfries, Barella, Brozovic, Calhanoglu, Gosens; Dzeko, Lautaro Martinez. All.: S. Inzaghi.

Milan

Rossoneri che dopo due pareggi consecutivi torna a vincere contro il Genoa di Blessin. La squadra di Pioli sogna lo Scudetto e la finale di coppa nazionale e per questo scenderà in campo con il miglior 11 a disposizione. Ecco Tomori e Gabbia al centro della difesa, Théo e Kalulu sugli esterni. Tonali confermato a centrocampo con Bennacer. Kessie, Leao e Messias dietro l’unica punta Giroud.

MILAN (4-2-3-1) – Maignan, Kalulu, Gabbia, Tomori, Theo Hernandez; Tonali, Bennacer; Messias, Kessié, Leao; Giroud. All.: Pioli.

Spaghetti allo Scoglio: un primo piatto di mare tipico mediterraneo

Gli Spaghetti allo Scoglio sono un primo piatto a base di pesce, tipico della cucina mediterranea e, più nello specifico, campana!

In sostanza si tratta di pasta condita e mantecata in un sugo con frutti di mare a base di cozze, vongole, gamberi, calamari, scampi, qualche pomodorino, olio e prezzemolo fresco che, se ben preparato e bilanciato, già ”solo” con questi ingredienti rende gli spaghetti pieni di tutti i profumi del Mediterraneo!

Se puoi si gradisce (e si può spendere di più) si possono aggiungere, o magari usarli in sostituire qualche ingrediente, cannolicchi, lupini, polipetti, seppioline  fino ad arrivare all’aragosta.

A seconda di come lo comporrai sappi che il risultato sarà sempre diverso e unico, ma mai deludente se però, agli ingredienti che sceglierai di usare (che dovranno essere sempre e comunque non freschi, ma freschissimi) aggiungerai l’ingrediente segreto di base: la tua pazienza e la tua capacità di seguire, ad esempio, i dettami di cottura ottimali dei vari ingredienti.

Sbagliane uno e comprometterai tutto il piatto. Ma se saprai procedere con calma, passione ed attenzione, alla fine realizzerai un piatto che ti ripagherà ampiamente del tempo e dell’attenzione che alla sua preparazione avrai dedicato.

Ciò premesso, vediamo ora cosa occorre per realizzare un vostro spettacolare piatto di Spaghetti allo Scoglio seguendo una scelta base da me fatta anche per contenerne i costi, e le varie fasi di preparazioni (tempi e modi).

INGREDIENTI(per 4 persone)

  1. 320 gr di spaghetti (o linguine) di grano duro e di ottima qualità (ad esempio di Gragnano o Torre Annunziata)
  2. 300 gr di vongole300 gr di cozze (attenzione massima all’acquisto)
  3. 400 gr di calamari
  4. 8 gamberi o mazzancolle
  5. 4 o 8 scampi (facoltativo)
  6. 300 gr di pomodorini ciliegina
  7. 1 – 2 spicchi d’aglio (secondo preferenza)
  8. 4 cucchiai generosi di Olio EVO (olio extra vergine d’oliva)
  9. 40 gr di vino bianco secco (indicativamente:
  10. 1 tazzina)
  11. 1 ciuffo bello grande di prezzemolo fresco
  12. Sale q.b.
  13. Pepe nero q.b.

PREPARAZIONE

    •  Come già vi ho segnalato, fare un corretto e buon piatto di Spaghetti allo Scoglio non è solo questione di ingredienti ma anche, e forse ancor più, di tanta pazienza ed attenzione nella sua preparazione per cui ve la suddivido in fase diverse per i diversi componenti.
    • La prima fase, peraltro delicata ed importante anche per la vostra “salute” oltre che per la riuscita del piatto, è il pulire bene le Cozze e le Vongole (come anche eventuali altri frutti di mare che vorrete aggiungere o usare in alternativa) e, per ben fare questo ed essere sicuri, vi rimando al quanto, nel merito ho già avuto modo di segnalarvi QUI e QUI
  • Altro passo importante riguarda la pulitura degli altri componenti della ricetta e cioè: i molluschi. 

Iniziamo con i Calamari:

  • Lavateli calamari sotto un getto di acqua corrente, eliminatene la testa e svuotate, così, anche la sacca delle interiora; togliete “l’osso” interno trasparente (il gladio) e la pelle.
  • Sciacquateli ancora sempre sotto acqua corrente, tagliateli ad anelli la sacca e riducete i tentacoli in pezzi.
  • Passate poi a preparare i Gamberi e/o gli Scampi (la pulizia è simile):
  • Se non avrete preso i gamberi già puliti fatelo voi eliminando la testa e il carapace e poi rimuovete delicatamente, magari con una pinzetta (o uno stuzzicadenti), la strisciolina nera che costituisce l’intestino (idem per gli Scampi) evitando così che poi, durante la cottura, rilasci il suo caratteristico sapore amaro. Quindi sciacquateli per bene, sempre sotto acqua corrente, e metteteli da parte
  • A questo punto sarete pronte per procedere con “le cotture”
  • Cominciate prendendo una pentola capiente e con i bordi alti, poneteci le cozze e le vongole pulite (se avrete scelto di aggiungere altri frutti di mare aggiungete anche questi dopo averli puliti come gli altri).
  • Coprite con coperchio e fateli aprire a fuoco dolce per 4 – 5 min mantenendo la padella coperta. Una volta che i molluschi si saranno aperti, “sgusciatene” una metà conservando da parte quelli con la “conchiglia”.
  • Nella loro cottura i molluschi avranno rilasciato la loro acqua. Prendetela e filtratela molto bene, e con attenzione, usando un colino a maglie molto strette e, meglio ancora, rivestendolo con un pezzo di stoffa per filtrare ancora di più e quindi essere maggiormente sicuri di avere “acqua pulita”, senza alcun granello di sabbia residuo.
  • Rimettete l’acqua in una pentola pulita, capiente e con i bordi alti. Aggiungete 2 cucchiai di Olio EVO e metteteci a cuocere i Gamberi e gli Scampi anche questi a fuoco lento, con coperchio e per 5 minuiti.
  • Mettete tutto da parte e lasciate raffreddare il tutto che continuerà così ad insaporirsi nel prezioso sughetto arancione che sarà poi una delle delizie che andrà ad insaporire i vostri spaghetti.

In un’altra padella mettete 5 cucchiai di Olio EVO e fate rosolare, per un minuto, lo scalogno tritato e l’aglio (che schiaccerete prima di metterlo nella padella).

  • Aggiungete gli anelli di calamari con una manciata di prezzemolo fresco tritato e fate cuocere per 4-5 minuti a fuoco medio.
  • Irrorate con 1/2 bicchiere di vino bianco e continuate la cottura a fuoco vivace finché non sarà evaporato e quindi unite i pomodori pelati, sgocciolati e tagliuzzati (se userete i pomodori freschi è buona cosa averli fatti passare rapidamente in acqua bollente per poi poterli spelare per bene e quindi tagliarli a pezzetti).
  • Saltate per un paio di minuti a fuoco vivace e regolate di sale e peperoncino.
  • Aggiungete i crostacei con il loro sughetto, fate amalgamare per 1 minuto il tutto e aggiungete tutti i frutti di mare (sia quelli sgusciati che non) con un’altra manciata di prezzemolo e proseguite la cottura, a fuoco molto basso, per altri 10-15 minuti, aggiungendo di tanto in tanto qualche mestolino del liquido di cottura dei molluschi che avrete lasciato nella padella nella quale li avrete cotti e dalla quale li avrete prelevati.
  • Scoprite e lasciate rapprendere il sughetto, che deve risultare denso ma non troppo, diciamo semi liquido e, nel frattempo, cominciate a mettere a bollire la pentola con abbondante acqua per cuocere la pasta.
  • A questo punto eliminate dalla padella i pomodorini ed i frutti di mare ponendo il tutto da parte.

Quando l’acqua per la pasta bollirà, metteteci il sale e calate la pasta avendo cura di farla cuocere all’incirca la metà del tempo indicato sulla confezione.

  • Scolate gli spaghetti ancora duri direttamente nella padella con il sugo allo scoglio e lasciateli cuocere a fuoco medio dolce i minuti necessari che mancano alla completa cottura che, comunque, dovrà essere al dente.
  • Valutate se necessita di altro sale e, negli ultimi 5 minuti aggiungete un generoso filo d’olio ed altro prezzemolo fresco.
  • Verso la fine mantecate a fuoco vivace ed ecco pronti i vostri Spaghetti allo Scoglio.
  • Impiattate e serviteli subito, belli caldi e profumati.

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

 

EICHMANN. Dove inizia la notte di Massini debutta al CTB

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EICHMANN. Dove inizia la notte : con Piccolo e Pierobon per la regia di Avogadro sarà in scena, al  CTB, dal 20 al 24 aprile 2022

Stefano Massini porta in scena lo scontro immaginario fra la filosofa e storica Hannah Arendt e Adolf Eichmann , il gerarca nazista arrestato in Argentina nel 1960 per essersi macchiato della pianificazione dello sterminio di sei milioni di ebrei.

Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon ripercorrono la tragedia dell’ Olocausto e si chiedono chi fosse realmente Eichmann .

Quale tipo di personalità celasse dietro la sua divisa da nazista.

Eichmann ricostruisce tutti i passaggi della sua carriera , un crescendo di promozioni , prestigio e stipendio di cui si compone la Soluzione Finale .

Si delinea uno scenario inquietante: Eichmann non è un mostro ma un uomo estremamente normale .

Un uomo banale.

Le domande incalzanti della filosofa tedesca delineano il ritratto dell ‘ arrivismo e della finzione, nulla di più.

L’ incarnazione del Male Assoluto è un uomo qualunque e questo sconvolge le nostre  coscienze .

E questo soprattutto ai giorni nostri che siamo spettatori inermi di una carneficina impietosamente assurda.

La carneficina che si sta perpetrando in Ucraina dal 24 febbraio scorso.

Di fronte ad una coincidenza simile possiamo dire che questo spettacolo gode di un’attualità spiazzante sebbene tratti di eventi accaduti più di 70 anni fa.

Vuole imprimere nelle nostre menti che l’ uomo ha il buio dentro di sé e che questo buio è sempre pronto ad oscurare l’ umanità intera.

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Elena Cecoro  / Cronaca Lombardia

Pasta alla marinara: altra tipica ricetta della Cucina Napoletana

La Pasta alla Marinara è una delle tipiche ricette di Napoli nella quale, nonostante il nome, non ci sono prodotti del mare per cui non ha a che fare con gli stessi ma con gli ingredienti che i marinai si portavano a bordo per potersi cucinare un po’ di pasta o di pizza nei lunghi viaggi in mare. Ingredienti che non dovevano deperirsi facilmente e dovevano costare pochissimo, come la passata di pomodoro fatta in casa, l’aglio e l’origano secco.

Comunque, nel tempo (e con la maggior prosperità, di alcuni) il termine “alla Marinara” ha cominciato ad essere usato, sempre più, per piatti (anche) a base di pesce, e/o frutti di mare, per cui, nella ricetta che vi propongo, lascerò a voi decidere se vorrete (potrete) spendere di più e, ad un certo punto, aggiungere anche altri ingredienti per i quali vi indicherò gli ulteriori passaggi necessari.

Un ultimo consiglio va alla Pasta da usare: la marinara vuole la pasta lunga: spaghetti, vermicelli o linguine. Tuttavia è sempre più diffuso anche l’uso di pasta corta: rigatoni, mezze maniche, penne e simili, come i pennoni napoletani. Cosa importante è che, comunque, sia della buona pasta di grano duro

Pasta alla marinara: altra tipica ricetta della Cucina Napoletana

INGREDIENTI
(per 4 persone)

  • 400 g di pasta di grano duro
  • 400 g di polpa di pomodori pelati
  • 2 o 3 spicchi d’aglio
  • peperoncino
  • origano
  • prezzemolo
  • timo
  • olio extravergine di oliva

EVENTUALI PER ARRICCHIRE
(ma non indispensabili)

  • 8 code si gambero
  • 700 g di vongole
  • 700 g di cozze

PREPARAZIONE

  1. Lavate e tagliate i pomodori e metteteli in una padella abbastanza grande e dal bordo alto dove, nel frattempo, farete rosolare l’aglio nell’olio insaporendo con una presa di origano e un pezzetto di peperoncino per ottenere una concassé di pomodoro e, nel contempo, mettete a bollire l’acqua per cuocere la pasta.

A questo punto, se volete arricchire il piatto, potrete aggiungerci anche zucchine e gamberi, ma non sono essenziali come non essenziali, sono anche vongole e cozze che, al caso, avrete preparato seguendo i consigli che vi ho già dato e potrete ritrovare QUI e QUI,

Comunque sceglierete di farlo, sappiate che il piatto sarà comunque ottimo anche senza queste aggiunte che daranno si colore e gusto allo stesso, ma ne aumenteranno anche notevolmente il costo (a voi la scelta) ma, al caso:

    1. Unite, alla concassé di pomodoro, le code di gambero sgusciate, le cozze, le vongole e il loro liquido di cottura.
  1. Alzate il fuoco per far prendere il bollore mischiando continuamente, quindi abbassate il fuoco a quel tanto che è necessario per far sobbollire dolcemente e lasciate cuocere senza coperchio per 10 minuti e, nel contempo, mettete a cuocere la pasta.
  2. Scolate la pasta al dente e versatela nel tegame, aggiungete un cucchiaio di prezzemolo tritato e fate saltare a fuoco vivo per un minuto (Se necessario allungate con un paio di cucchiai dell’acqua di cottura.)

La pasta alla marinara va servita calda, senza aggiungere formaggio

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Cristina Adriana Botis / Redazione