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Monza – Juve Stabia è già storia anche se resta il rimpianto di un’ottima prestazione. Ora testa al Modena

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La Juve Stabia esce dall’U-Power Stadium senza punti, ma con l’onore delle armi intatto. Nella tana di un Monza costruito per vincere, i ragazzi di Ignazio Abate hanno giocato una partita di coraggio e personalità, arrendendosi solo alla maggiore qualità dei singoli e agli episodi che, alla fine, hanno premiato la truppa di Paolo Bianco.

In un campionato che si sta spaccando in due, con Venezia, Palermo, Frosinone e lo stesso Monza che stanno provando a fare il vuoto, le Vespe tornano a Castellammare con la consapevolezza di essere una squadra “viva”, pienamente attrezzata per tagliare il prima possibile il traguardo salvezza. E poi, chissà. Tuttavia, il calcio non vive di “se” e di “ma”, e l’analisi della trasferta in Brianza lascia spazio a luci e ombre che meritano di essere approfondite.

Il rimpianto del primo tempo

Se guardiamo alla prestazione nuda e cruda, non si è vista affatto una brutta Juve Stabia. Anzi, per quanto espresso sul rettangolo verde, un pareggio sarebbe stato probabilmente il bottino più giusto. Ma è qui che devono iniziare i famosi “step di crescita”. Il vero quesito, quello che probabilmente non avrà fatto dormire sonni tranquilli allo staff tecnico, riguarda la mancata gestione del primo tempo. Le Vespe hanno avuto l’occasione di azzannare la partita: si poteva, e forse si doveva, andare al riposo con il doppio vantaggio. Non aver concretizzato quella mole di gioco è stato l’errore fatale. Certo, il doppio vantaggio non è mai una garanzia assoluta contro squadre di questo calibro, ma avrebbe cambiato drasticamente il peso specifico e psicologico della ripresa.

I subentrati e l’infermeria

Un’altra chiave di lettura riguarda la gestione delle energie e i cambi. A differenza di quanto visto nell’ottima prova contro l’Empoli, questa volta l’apporto dalla panchina non è stato incisivo. Dove si poteva dare la scossa o congelare il ritmo, è mancata quella lucidità necessaria. Tra i singoli c’è chi ha brillato e chi ha deluso, ma è il collettivo a dover ritrovare compattezza, specialmente considerando il fattore indisponibili. Le assenze hanno pesato molto nell’ultimo doppio impegno ravvicinato e si attendono notizie confortanti dall’infermeria in vista della prossima sfida.

Testa al Modena: vietato sbagliare

Il calendario, come detto, non è amico dei gialloblù in questa fase. Archiviato il Monza, domenica al “Romeo Menti” arriverà un Modena in grande salute, un altro avversario che non farà sconti. Tutte le considerazioni tattiche lasciano il tempo che trovano di fronte a una certezza: contro i canarini servirà una Juve Stabia al limite della perfezione. Ogni errore, come visto in Brianza, può essere fatale.

La settimana di preparazione è iniziata: serviranno cuore in gola e denti ben serrati. Bisogna trasformare la rabbia per i punti persi a Monza in energia agonistica. La salvezza passa dal Menti, e il pubblico stabiese è pronto a fare la sua parte.

le tragedie che hanno sconvolto il mondo dello spettacolo dal 1613 a oggi

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Nei secoli i teatri sono stati i palcoscenici non solo di grandi opere e di spettacoli indimenticabili, ma anche di tragedie che hanno segnato la storia della cultura mondiale: da Londra a Napoli, da Venezia a Chicago, passando per Bari, Barcellona e New York. Luoghi nati per divertire, educare e far sognare, sono spesso diventati trappole mortali, preda di fiamme che hanno divorato legno, paglia, stoffe e ogni decoro scenico. Luci a gas, candele, fuochi scenici e perfino cannoni teatrali hanno trasformato momenti di festa in autentici inferni, lasciando cicatrici profonde nell’immaginario collettivo e stimolando riforme che hanno cambiato per sempre la sicurezza nei teatri.

Il primo grande incendio teatrale di cui si ha memoria risale al 29 giugno 1613, nel cuore di Londra, al Globe Theatre, il celebre teatro dove William Shakespeare portava in scena le sue opere. Durante la rappresentazione di ‘Enrico VIII’, un cannone scenico, pensato per stupire il pubblico, incendiò il tetto di paglia, riducendo in cenere l’intero edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso, ma quell’episodio lasciò un monito chiaro: la meraviglia del teatro poteva trasformarsi in pericolo mortale in un batter d’occhio.

Nei secoli successivi, il rischio si moltiplicò. I teatri, spesso costruiti in legno e decorati con stoffe e materiali infiammabili, erano illuminati da lampade a olio, candele e luci a gas. Ogni spettacolo comportava, implicitamente, un rischio di incendio. Eppure, gli spettatori continuavano a riempire sale e palcoscenici, ignari della precarietà della loro sicurezza, attratti dal fascino di mondi inventati e storie indimenticabili.

In Italia, il Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei teatri più antichi e prestigiosi del continente europeo, fu devastato da un incendio il 12 febbraio 1816, causato da una lanterna lasciata accesa durante le prove. Gli interni furono distrutti, ma la ricostruzione fu rapida e in meno di un anno il teatro tornò a splendere, simbolo della resilienza napoletana e della volontà di preservare la cultura nonostante le tragedie.

La storia del Teatro La Fenice di Venezia è forse ancora più drammatica. Bruciato per la prima volta il 13 dicembre 1836 a causa di una caldaia difettosa, il teatro fu ricostruito e tornò a ospitare opere di fama internazionale. Ma il 29 gennaio 1996, un incendio doloso distrusse quasi interamente l’edificio, riducendo in cenere decenni di storia e patrimonio artistico. La Fenice fu nuovamente ricostruita ‘com’era, dov’era’, trasformando la tragedia in simbolo di rinascita culturale, con la solenne inaugurazione del 14 dicembre 2003 con un concerto diretto da Riccardo Muti.

Nel Sud Italia, il Teatro Petruzzelli, inaugurato nel 1903, visse un destino simile. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 un incendio doloso devastò il teatro, distruggendo sala e scenografie. Dopo 18 anni di chiusura e complessi lavori di ricostruzione, il teatro venne riaperto e inaugurato ufficialmente il 4 ottobre 2009, restituendo alla città il suo prestigioso contenitore culturale.

Anche Barcellona, città di grandi tradizioni teatrali, ha conosciuto incendi drammatici. Il Gran Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, ha visto il suo splendore spegnersi due volte tra le fiamme. Il 9 aprile 1861, appena quattordici anni dopo l’apertura, un incendio distrusse gran parte del teatro, risparmiando solo l’ingresso e il celebre Salone degli Specchi. Il 31 gennaio 1994 un nuovo incendio devastò auditorium e palcoscenico, e fu necessario un lungo lavoro di ricostruzione che si concluse nel 1999, restituendo alla città il suo simbolo culturale con una struttura moderna ma fedele all’originale.

Il Teatre Principal di Barcellona, il più antico della città, fondato alla fine del XVI secolo, subì incendi ripetuti nel corso dei secoli, tra cui quelli del 1787, del 1915, del 1924 e del 1933, che ne segnarono progressivamente la decadenza come centro teatrale di riferimento. Anche teatri più piccoli della città catalana, come il Teatro Olímpia, subirono incendi minori, come quello del 1906, durante la proiezione di un film, che provocò almeno una vittima e numerosi feriti.

Nel XIX secolo la pericolosità dei teatri europei divenne drammaticamente evidente. Le strutture erano spesso in legno, le decorazioni in tessuto e il pubblico affollava sale illuminate da lampade a gas. La vita media di un teatro raramente superava i vent’anni, e molti edifici andavano in fiamme entro cinque anni dall’inaugurazione. L’ingegnere tedesco August Foelsch stimava che il 25% dei teatri europei sarebbe andato in fumo entro pochi anni dall’apertura. Tra le tragedie più famose si ricordano: l’Arena degli Acquedotti a Livorno, 1857, dove un fuoco d’artificio provocò 40 morti e oltre 200 feriti; il Ring Theater di Vienna, 1881, dove una lampada a gas durante la rappresentazione dei ‘Racconti di Hoffmann’ uccise oltre 400 persone; il Théâtre Municipal di Nizza nel 1881 con circa 200 vittime; la Salle Favart a Parigi, nel 1887, con 84 morti; e il Theatre Royal di Exeter, nel 1887, che causò 186 vittime in quello che fu il più grave rogo nella storia del teatro inglese.

La pericolosità dei teatri non passò inosservata. Nel 1876 Eyre Massey Shaw, capo della Metropolitan Fire Brigade di Londra, pubblicò ‘Fires in Theatres’, ammonendo: ‘È un grave rimprovero alla nostra epoca dover riconoscere che la vita di centinaia, in alcuni casi migliaia di persone può essere messa in grave pericolo. Può essere difficile rendere ogni parte di un teatro ignifugo, ma bisogna tentare’. Le sue parole segnarono l’inizio di una nuova attenzione alla sicurezza, con la formazione di vigili specializzati e l’adozione di regole più rigorose per le vie di fuga e le vie di accesso ai palcoscenici.

Negli Stati Uniti, la situazione era spesso più grave. Al Brooklyn Theatre di New York il 5 dicembre 1876 un fuoco causato da una lampada di scena durante lo spettacolo ‘The Two Orphans’ provocò la morte di quasi 300 persone. Il 30 dicembre 1903, il Iroquois Theater di Chicago, inaugurato da pochi mesi, fu testimone del più mortale incendio teatrale della storia americana. Pubblicizzato come ‘totalmente ignifugo’, il teatro aveva una capienza di 1.600 posti, ma il pubblico presente superava le 2000 persone. Quando scintille da una lampada ad arco incendiarono una tenda, il sipario in amianto progettato per contenere le fiamme si impigliò. Le uscite, aprendo verso l’interno, si bloccarono nella calca, mentre mancando telefoni e allarmi l’arrivo dei soccorsi fu tardivo. Il bilancio finale fu di circa 600 morti. L’incidente portò a rivoluzionarie riforme di sicurezza: uscite con apertura verso l’esterno, maniglioni antipanico, segnaletica chiara e regolamenti rigidi per la gestione del pubblico. Da quel momento, la sicurezza nei teatri americani non sarebbe mai stata più trascurata. (di Paolo Martini)

Fonte AdnKronos

Al teatro Sannazaro la nostra festa di nozze, rogo è un colpo al cuore

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“E’ stato un colpo al cuore, questa mattina al risveglio, vedere, praticamente in diretta, le fiamme che facevano precipitare la cupola sulla platea. Siamo rimasti basiti. È sempre terribile quando brucia un teatro, ricordo ancora quando feci la diretta tanti anni fa per il rogo della Fenice, ma quel teatro per noi ha un significato enorme“. A parlare è il giornalista e conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone che – sentito dall’Adnkronos – commenta l’incendio del teatro Sannazaro di Napoli, per lui luogo del cuore dove, il 22 dicembre 2023, ha scelto di festeggiare, con tanti amici e parenti, le nozze con Simone Antolini, dopo il rito civile celebrato al Maschio Angioino.

“In quell’occasione – ricorda ancora Cecchi Paone – ci avevano permesso di togliere le sedie della platea del teatro per trasformarla in un luogo di allegria e di festa, con i tavoli per la cena, il brindisi, e il palcoscenico come spazio per i nostri invitati che si sono avvicendati per suonare, ballare, fare saluti e auguri. Poi la torta e la caduta di migliaia e migliaia di coriandoli proprio da quella cupola”, racconta.

“Dunque – conclude – per noi è davvero un terribile doppio lutto: sappiamo l’importanza di quel teatro, la bellezza di quel teatro quasi bisecolare, i personaggi che l’hanno calcato e noi che lì abbiamo straordinariamente, felicemente festeggiato. Un bruttissimo colpo al cuore”.

Fonte AdnKronos

Juve Stabia, Filippo Polcino rassegna le dimissioni da Amministratore Delegato: La lettera di saluti

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Ci sono addii che pesano più di altri, perché non segnano solo la fine di un rapporto lavorativo, ma la chiusura di un ciclo che ha trasformato radicalmente il volto di una società. Con le dimissioni rassegnate oggi da Filippo Polcino, la S.S. Juve Stabia 1907 saluta non solo un Amministratore Delegato, ma l’architetto di una rinascita sportiva e manageriale senza precedenti.

In quattro anni vissuti “con intensità assoluta”, Polcino lascia in eredità molto più di quanto i semplici numeri possano raccontare, sebbene proprio quei numeri siano la prova tangibile del suo capolavoro.

Il Manager del Risanamento e della “Sana Contabilità”

Arrivato in un momento storico complesso, Polcino ha saputo raccogliere la sfida lanciata dalla famiglia Langella: costruire calcio con idee e competenza, non solo con il denaro. La sua gestione sarà ricordata per aver traghettato le “Vespe” fuori dalle acque agitate dell’incertezza finanziaria verso lidi sicuri. Attraverso una meticolosa ristrutturazione del debito e una gestione oculata, l’ormai ex AD ha garantito quella sostenibilità economica che oggi è merce rara nel calcio italiano, permettendo al club di operare con dignità e solidità.

Dalla Serie C al Sogno della Serie A

Ma la rigida gestione amministrativa non ha mai frenato l’ambizione sportiva. Sotto la sua guida, la Juve Stabia ha vissuto stagioni esaltanti, culminate con il ritorno trionfale in Serie B e, risultato ancora più straordinario, con il raggiungimento – per la prima volta nella storia del club – della semifinale Play Off per la promozione in Serie A. Un traguardo che ha fatto sognare una città intera, dimostrando che con la programmazione l’impossibile può diventare realtà.

Le parole dell’addio: “Una missione, non un lavoro”

Nella sua toccante lettera di commiato, Polcino non nasconde l’emozione. “Non è mai stata solo una responsabilità: è stata una missione, un legame autentico con una Città orgogliosa, passionale, vera”, scrive il dirigente, sottolineando come la Juve Stabia sia entrata nella sua anima e nella sua famiglia.

L’uscita di scena, avvenuta nel rispetto della volontà della nuova proprietà, è accompagnata da ringraziamenti che svelano l’umanità dietro il ruolo dirigenziale. Il pensiero va ad Andrea e Giuseppe Langella, definiti una guida solida e lungimirante, allo staff tecnico, ai calciatori capaci di stravolgere ogni pronostico e, in modo speciale, alla “squadra invisibile” dei dipendenti, vero motore del club lontano dai riflettori.

Un legame indissolubile con la Sud

Tra i passaggi più vibranti della sua lettera, c’è il tributo alla Curva Sud. Polcino ricorda con commozione il momento in cui vide il suo volto in una coreografia dei tifosi: “In quell’istante ho compreso che questo legame non si sarebbe mai spezzato”. Un riconoscimento raro per un dirigente, segno di un rispetto guadagnato sul campo, con la lealtà e la trasparenza.

Filippo Polcino lascia Castellammare a testa alta, consegnando al futuro una società sana, strutturata e consapevole della propria forza. Come lui stesso ha scritto: “Le cariche finiscono, le maglie si cambiano, ma ciò che si costruisce con onestà e amore non conosce addii: resta”.

La lettera di Polcino alla piazza di Castellammare

“Cari Cittadini di Castellammare di Stabia, cari Tifosi della Juve Stabia,
ci sono parole che non nascono dalla mente, ma dal tempo. E oggi, dopo quattro anni vissuti con intensità assoluta, sento il bisogno di salutare questa Città e questa Squadra con il rispetto e l’amore che si devono a ciò che lascia un segno profondo nella vita di un uomo.

Sembra ieri quando una telefonata di Andrea Langella mi affidò la guida di una delle società più antiche e identitarie del calcio italiano. Oggi, nel pieno rispetto della volontà della nuova proprietà, ho rassegnato le mie dimissioni chiudendo per me un capitolo che non è stato solo professionale, ma profondamente umano.

Domani sarà un giorno diverso. Per la prima volta dopo anni, il mio pensiero non correrà automaticamente alla mia Juve Stabia. E la chiamo “mia” senza esitazione, perché questa squadra mi ha attraversato l’anima, è entrata nelle mie abitudini, nei miei silenzi, nella mia famiglia. Non è mai stata solo una responsabilità: è stata una missione, un legame autentico con una Città orgogliosa, passionale, vera.

In questo percorso ho sentito forte e costante la presenza del popolo stabiese, nei momenti di gioia e in quelli più duri, quando il peso delle decisioni sembrava insostenibile. L’affetto ricevuto ovunque, negli stadi e lontano da casa, è stato il riconoscimento più autentico di un lavoro svolto con sacrificio, lealtà e cuore. Questa avventura si conclude oggi, ma resterà per sempre incisa nella mia storia personale. Insieme abbiamo dimostrato che il calcio può ancora essere costruito con idee, competenza e dignità e non solo con il denaro.

Il cammino è stato complesso, spesso faticoso, talvolta doloroso. Ma non mi sono mai sentito solo. Per questo sento il dovere di ringraziare ciascuna delle persone che hanno reso possibile questo viaggio.

Il mio pensiero più intimo va a mia moglie e ai miei figli. A loro ho chiesto tempo, pazienza e silenzio. Il calcio toglie presenza e restituisce fatica, e loro hanno sopportato tutto con un amore che non chiede nulla in cambio.

Desidero esprimere la mia più profonda e sentita gratitudine ad Andrea e Giuseppe Langella. A loro va il merito di aver creduto, con lungimiranza e coraggio, nei miei progetti, offrendomi lo spazio per tradurre in realtà un’ambiziosa visione di sviluppo e risanamento del Club. La loro è stata una presenza costante: hanno saputo onorare il mio operato anche nei momenti di costruttivo dissenso, garantendo quella stabilità emotiva e societaria indispensabile per operare con incrollabile certezza. Andrea ha incarnato l’ideale di Presidente e Proprietà che ogni manager auspicherebbe di avere al proprio fianco: una guida solida, capace di guardare al futuro senza mai tradire la storia e l’identità di questo Club.

Un ringraziamento sincero al dott. Rino Fusco per la competenza, la visione e la dedizione con cui ha condiviso uno dei passaggi più delicati della vita societaria, con l’ingresso di Brera, affrontato con rigore e senso di grande responsabilità.

Grazie agli Sponsor, cresciuti anno dopo anno, hanno scelto di credere nel progetto e di camminare con noi, diventando parte integrante di questa storia.

Ai tifosi, e in particolare alla Curva Sud, va il mio abbraccio più profondo. Siete l’anima di questa squadra, la sua coscienza, la sua voce. Vedere il mio volto in una vostra coreografia nel giorno della vittoria del campionato di Lega Pro resterà per sempre uno dei momenti più emozionanti della mia vita. In quell’istante ho compreso che questo legame non si sarebbe mai spezzato. La vostra voce, che ha cantato senza sosta durante ogni partita, riecheggia nel mio cuore oggi e per sempre.

Ringrazio tutti gli allenatori, i direttori sportivi e i componenti dell’area tecnica con cui ho avuto il piacere di collaborare: grazie per il grande impegno, la fiducia e la costante sinergia di questi anni.

Un ringraziamento infinito ai Calciatori: grazie a loro, l’impossibile e l’imprevedibile si sono fatti realtà. Essi sono stati l’espressione massima del lavoro svolto dalla società, sublimandolo con la creazione di un gruppo che ha letteralmente stravolto ogni pronostico. Con la loro impresa hanno stupito il mondo sportivo, rendendomi profondamente fiero di quanto costruito insieme.

Grazie ai Presidenti della Lega di Serie B e Lega Pro , ai rispettivi Staff e a tutti i dipendenti. Il loro costante supporto istituzionale ha rappresentato per me non solo un’insostituibile occasione di crescita professionale, ma anche un sostegno fondamentale per operare con la massima efficacia.

Grazie all’Amministrazione Comunale, al Sindaco e ai Dirigenti tutti, per la costante disponibilità e l’impegno profuso nel far fronte alle numerose criticità. Un riconoscimento dovuto a chi, con professionalità e spirito di servizio, si è adoperato per la risoluzione dei problemi che hanno interessato la nostra società.

Un ringraziamento sentito alla Dott.ssa Teresa Areniello, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, per l’attenzione dedicata alla gestione dell’amministrazione giudiziaria della nostra società. In particolare, la ringrazio per aver scelto due amministratori, il Dott. Mario Ferrara e il Dott. Salvatore Scarpa, la cui dedizione e professionalità ha fatto si che questa società potesse gestire e superare uno scoglio che pochi mesi fa sembrava essere la fine del calcio a Castellammare. A loro va tutta la mia stima professionale ed umana per le persone che sono e per come incarnano i valori dello Stato Italiano.

Infine rivolgo il ringraziamento più profondo e sentito a tutti i dipendenti della Juve Stabia, la nostra straordinaria ‘squadra invisibile’. Tutto ciò che abbiamo costruito e realizzato è merito loro: uomini che non occupano le prime pagine dei giornali, che non ricevono il fragore degli applausi dei tifosi né premi prestigiosi, ma che rappresentano i veri artefici dei successi che la società ha celebrato in questi quattro anni. Per loro non esistono festività, non esistono domeniche, né confini di orario; esiste soltanto un profondo, incrollabile spirito di appartenenza e il desiderio ardente di operare con eccellenza per dare lustro alla nostra città. A voi va tutta la mia stima e il mio più sincero rispetto: siete stati, semplicemente, l’anima pulsante di questa impresa.

Castellammare di Stabia mi ha accolto, messo alla prova, insegnato e cambiato. Vado via con gratitudine, con orgoglio e con un pezzo del mio cuore che resterà per sempre qui.

Le cariche finiscono, le maglie si cambiano, ma ciò che si costruisce con onestà e amore non conosce addii: resta, e continua a vivere.
Grazie di tutto Castellammare e arrivederci…”

Il nostro ringraziamento

Grazie, Direttore. Per i conti in ordine, per la Serie B, e per averci fatto sognare la massima serie come mai prima d’ora.

Napoli – Roma (2-2): Le foto dei protagonisti in campo

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Guarda le foto di Napoli – Roma realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma che ci raccontano così il pareggio degli Azzurri contro i giallorossi allenati da Gasperini allo stadio Maradona di Napoli.

Il tabellino

NAPOLI (3-4-2-1): V. Milinkovic-Savic; Rrahmani (70′ Alisson Santos), Buongiorno, Beukema; Miguel Gutiérrez, Lobotka, Elmas (79′ Gilmour), Spinazzola (70′ Mathias Olivera); Politano (c) (83′ Mazzocchi), A. Vergara (79′ Giovane); Hojlund.
Allenatore: A. Conte.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; G. Mancini, Ndicka, Ghilardi; Çelik, Cristante (c), Pisilli (65′ El Aynaoui), Wesley França (72′ Tsimikas); Lorenzo Pellegrini (65′ Venturino), Zaragoza (45′ Soulé); Malen (72′ Robinio Vaz).
Allenatore: Gasperini.
ARBITRO: Andrea COLOMBO.
MARCATORI: 7′, 71′ (R) Malen, 40′ Spinazzola, 82′ Alisson Santos.
AMMONITI: 26′ Mancini, 68′ Rrahmani (N)
ESPULSI: Nessuno
RECUPERO: 2′ P.T. – 4′ S.T.
NOTE: al 70′ Rrahmani esce per infortunio, al 72′ esce Wesley França per infortunio.

LE FOTO DEI PROTAGONISTI IN CAMPO

L’ex Puntureri: “Lo Stabia è l’unica squadra che mi è rimasta nel cuore. Il cammino in B è sorprendente”

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Francesco Puntureri, soprannominato affettuosamente dai tifosi “il Bomber” o “il Bomberone”, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per ripercorrere le tappe della sua carriera a Castellammare di Stabia. Nonostante abbia vestito molte maglie tra Serie B e Serie C (tra cui Acireale, Nardò e Trapani), ha dichiarato senza esitazione che la Juve Stabia è l’unica società che gli è rimasta veramente nel cuore.

Un Legame Indissolubile con la Città
Puntureri ha espresso profonda gratitudine per l’accoglienza ricevuta dai tifosi stabiesi, ricordando come sia stato amato fin dal primo giorno. Ha citato con piacere le sue recenti visite a Castellammare, dove è stato accolto calorosamente da figure storiche come Tonino Ercolano nel suo bar, sottolineando come l’affetto della piazza sia rimasto immutato nonostante il passare degli anni.

La Gloriosa Stagione 1990-91 e la Serie C2
L’attaccante è stato uno dei protagonisti della promozione in Serie C2 nella stagione 1990-91. Per venire alla Juve Stabia, Puntureri compì un gesto di grande attaccamento: stracciò un contratto già firmato con l’Acireale, che militava in Serie C, pur di scendere di categoria e giocare al “Menti”. Questa scelta fu dettata anche dalla presenza di amici e compagni come Carmelo Condemi e dalla stima per l’allenatore Santosuosso.

Gol Memorabili e Aneddoti di Campo
Durante l’intervista, il “Bomber” ha ricordato alcuni dei momenti più iconici della sua esperienza in gialloblù:
• Il Gol a Bitonto: Lo ha definito come uno dei più belli, non tanto per l’esecuzione tecnica, quanto per l’importanza del risultato e la gioia immensa che portò ai tifosi, i quali “distrussero” pacificamente la città per l’entusiasmo.
• La Battaglia di Cerignola: Puntureri ha raccontato un aneddoto di grande sacrificio: prima della partita, nelle scale dello stadio, ricevette una gomitata che gli riaprì una ferita al sopracciglio (rimediata nella gara precedente contro la Nocerina). Nonostante il sangue, giocò l’intera partita con un cerotto, segnando anche un gol.
• Il Coro “Puntureri Gol”: Ha ricordato con un sorriso la nascita del coro a lui dedicato, nato quasi per scherzo durante i viaggi in auto con Santosuosso e Condemi.

Riflessioni sul Presente e Messaggio ai Tifosi
Oggi, pur vivendo a Reggio Calabria e dichiarandosi juventino, Puntureri continua a seguire con passione le sorti delle Vespe. Si è detto sorpreso e felice per l’ottimo campionato che la Juve Stabia sta disputando in Serie B, lodando il lavoro della società e del mister Abate.
In chiusura, ha voluto lanciare un messaggio d’amore a tutta la città: “Vi seguo sempre e vi mando un grosso abbraccio. Sempre forza Juve Stabia”. La sua testimonianza ha confermato che, per un calciatore, Castellammare non è solo una tappa professionale, ma un’esperienza che segna la vita per sempre.

 

Juve Stabia, rammarico e consapevolezza allo U-Power Stadium: Il Monza ringrazia e porta a casa 3 punti

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C’è tutto il sapore amaro del calcio in questo 2-1 che condanna la Juve Stabia allo U-Power Stadium. C’è il coraggio di una squadra che parte a tavoletta, la gioia effimera di un vantaggio immediato e, purtroppo, la fragilità di una serata in cui i guantoni dei portieri sono sembrati di ghiaccio. Gli uomini di mister Abate escono dal campo a testa alta, altissima, ma con le tasche vuote e la fastidiosa sensazione di aver regalato troppo a un Monza cinico, capace di azzannare la preda nell’unico momento di vera debolezza avversaria.

L’illusione perfetta: Mosti gela il Brianteo

Nemmeno il tempo di sistemarsi in tribuna che la partita ha già un padrone inaspettato. Il cronometro segna appena il minuto 2 quando la follia si impossessa della retroguardia brianzola: un passaggio suicida di Thiam al compagno innesca la pressione di Okoro; nel caos dell’area di rigore, Nicola Mosti è il più lucido di tutti e firma lo 0-1.

È l’inizio dei sogni. Le Vespe sembrano in totale controllo: giocano corto, aggressive, senza timore reverenziale. Sfiorano addirittura il raddoppio con una sassata di Bellich dalla distanza che costringe Thiam a un primo, parziale riscatto.

La Sliding Door del match

Il calcio, però, vive di momenti. Il rimpianto più grande per i campani arriva alla mezz’ora, l’istante che avrebbe potuto riscrivere la storia del match. Un contropiede fulmineo è guidato da Giorgini, che si ritrova sul piede il pallone del possibile KO tecnico. Il difensore, però, tentenna fatalmente tra il tiro e lo scarico, permettendo all’esperto Obiang di chiudere in scivolata miracolosa.

È il segnale che l’inerzia sta cambiando. Il Monza, scosso dallo spavento, inizia a rispondere colpo su colpo, trascinato da un Hernani in formato extra-lusso. Dall’altra parte, Confente sale in cattedra: dopo un’uscita a vuoto su Cutrone, il portiere delle Vespe si supera con un volo plastico all’incrocio dei pali, negando il pari proprio al numero 10 brianzolo prima dell’intervallo.

La rimonta brianzola: Hernani ispira, Petagna punisce

Nella ripresa, la musica cambia tono. Il Monza di Paolo Bianco spinge forte sulle corsie esterne e al 50′ raccoglie i frutti: Azzi scappa via sulla fascia e serve a Hernani un pallone che chiede solo di essere spinto in rete. È l’1-1.

La Juve Stabia non ci sta e prova a reagire con l’orgoglio. L’ex di turno, Zeroli, si danna l’anima ed è volenteroso su un invito al bacio di un ottimo Cacciamani, ma pecca di cattiveria sotto porta. La Serie B, si sa, non perdona. Al 64′ arriva la beffa: un cross velenoso del solito Hernani trova l’ennesima incertezza di Confente in uscita. Il pallone vaga in area piccola e il neo-entrato Andrea Petagna, da vecchio lupo d’area, non se lo fa ripetere due volte: zampata vincente e sorpasso completato.

L’assalto finale e la sentenza

Abate prova il tutto per tutto rimescolando le carte: dentro Gabrielloni, Maistro e Ricciardi per cercare freschezza e idee. Le Vespe ci provano fino all’ultimo respiro, ma il muro eretto da Bianco regge l’urto. Thiam, protagonista in negativo all’inizio, chiude la saracinesca con un gran volo su Correia, mantenendo vive le speranze brianzole fino al 90′. L’ultimo sussulto di Ricciardi si spegne sul fondo, e con esso le speranze di portare a casa punti.

“Fa male perdere così”, è il pensiero che aleggia sui social nel post gara, e non potrebbe essere altrimenti. La Juve Stabia ha dimostrato di poter giocare alla pari contro una corazzata costruita per la Serie A, ma ha pagato a caro prezzo la mancanza di cinismo nei momenti chiave e qualche incertezza individuale. Il cuore c’è stato, la “zampata” no. Da domani si riparte, ma oggi il boccone è davvero difficile da mandare giù.

Presentato Al Circolo Nautico Stabia di Castellammare il libro di Peppino De Filippo “Una famiglia difficile”

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Dopo circa cinquant’anni dalla prima e unica uscita, “Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo è tornato disponibile grazie a una nuova ristampa curata da Marotta & Marotta nel 2025 ed accolta con vivo interesse, anche grazie all’attenzione mediatica generata dai recenti film dedicati ai De Filippo.

Il libro è il racconto della storia familiare e teatrale dei De Filippo, un classico che merita di essere scoperto non solo dagli ammiratori, ma da un pubblico più vasto interessato alla letteratura e alle dinamiche umane.

Nel volume, originariamente pubblicato nel 1976, Peppino De Filippo narra la sua storia e quella della sua famiglia, dall’infanzia trascorsa a Caivano con la balia al ritorno a Napoli nella casa materna con i fratelli Eduardo e Titina.

Una famiglia difficile” esplora il “lato oscuro” della dinastia teatrale, descrivendo i rapporti spesso tesi e complessi tra i membri della famiglia, in particolare con il fratello Eduardo, accomunato al padre nella “linfa vitale caparbia, maligna, petulante, presuntuosa ed ombrosa degli Eduardo”.

Il testo, che offre un interessante spaccato della vita degli attori, fin da bambini, quando si esibivano dal terrazzo di casa per il pubblico del palazzo di fronte in cambio di dolci e cioccolatini, è stato presentato venerdì scorso ai lettori stabiesi al Circolo Nautico Stabia di Castellammare.

A introdurre gli interventi la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, realtà molto attiva sul territorio nel promuovere la lettura, focalizzandosi su titoli di qualità, narrativa contemporanea e letteratura italiana di prestigio.

A parlarci del testo, la prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana presso l’Università Federico II di Napoli, lo scrittore Carlo Raso, autore della “Guida letteraria di Napoli”, e l’apprezzato regista teatrale e cinematografico Luigi Russo. Era presente in sala anche l’editore del libro Ninì Marotta.

La prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, uno dei massimi studiosi della tradizione teatrale napoletana, nel suo intervento, ha evidenziato aspetti cruciali del testo, che restituiscono a Peppino una dignità intellettuale spesso oscurata dalla fama del fratello Eduardo.

Peppino non fu solo una “spalla” o un attore comico, ma un autore completo con una propria visione del mondo. La studiosa, nei suoi scritti, ha analizzato la scrittura teatrale di Peppino come un corpus autonomo, capace di indagare le debolezze umane con una cifra stilistica distinta.

Una famiglia difficile” è considerato dalla prof.ssa Scognamiglio uno strumento indispensabile per comprendere quanto le ferite infantili e le dinamiche familiari abbiano inciso sulla “poetica della risata” di Peppino.

“Peppino in questo libro parla come un bambino ferito. I due fratelli hanno pochi anni di differenza, ma Peppino era molto diverso da Eduardo – ha affermato la studiosa. – Peppino era chiuso, introverso, poco espansivo; Eduardo ci teneva a nascondere le proprie origini, ha detto raramente “mio padre” forse un po’ prima di morire, invece Peppino era molto più diretto. “

Ricordi vividi, a tratti commoventi, di una prima infanzia spensierata vissuta a Caivano a casa della balia e un’infanzia difficile a Napoli, nel seno di una famiglia non convenzionale, con le sue dinamiche spesso disfunzionali, che rispecchiavano i rigidi metodi educativi dell’epoca.

“Io immagino Peppino in un flusso di coscienza sul lettino freudiano di uno psicoanalista che parla delle sue sofferenze da bambino.”

“Oggi siamo abituati, ci sono famiglie allargate, ma immaginate com’era la mentalità nei primi anni del Novecento: a scuola Peppino non ci voleva andare perché lo chiamavano “bastardo”, i fratelli per anni hanno sofferto questi insulti.”

Peppino descrive i suoi parenti più stretti, una descrizione quasi sempre impietosa, a partire da quella del padre. In una luce positiva nel racconto sono solo le figure femminili di quel microcosmo dominato da don Eduardo Scarpetta, un padre padrone che controllava ogni aspetto della vita dei suoi familiari, dal cibo alle passeggiate, dagli studi alle vacanze.

Dagli ambienti borghesi di casa Scarpetta e di casa De Filippo la descrizione si allarga a quelli più miseri e popolari della casa dei nonni materni. Peppino descrive anche Napoli, le sue strade, i suoi teatri. Racconta la dura vita dei commedianti e i difficilissimi esordi prima da solo, poi col fratello e la sorella.

A proposito dell’infanzia dei De Filippo, lo scrittore Carlo Raso ha parlato delle ricerche con cui ha scoperto la casa natale dei tre bambini, che non era in via Ascensione a Chiaia, come si crede e dove è stata apposta una lapide nel 2014 dall’allora sindaco di Napoli De Magistris:

“Quando nel ’90 ho iniziato a scrivere la guida letteraria di Napoli, naturalmente ho ripreso il libro “Una famiglia difficile” perché Eduardo andava assolutamente inserito nel panorama letterario napoletano. Feci una serie di sopralluoghi, addirittura portandomi il libro sul posto.” – ha sottolineato:

“Il libro può fornire degli indizi e quando ne corrispondono molti, diventano delle prove. Individuai la scalinata indicata da Peppino nel testo nei Gradini Bausan, poi trovai lo stretto corridoio che portava alle scale del palazzo dove al terzo piano abitavano i De Filippo”.

“Nel corso degli anni questo appartamento, che dava su Via Vittoria Colonna, è stato trasformato in un locale. Una signora me lo confermò e disse che una volta Peppino, quando lì c’era ancora la “Galleria Barcaccia” vi era andato, e aveva indicato dove erano le stanze, i mobili, etc. della sua casa d’infanzia”.

Perché è così importante individuare la casa natale di un autore?

“Pirandello diceva che la nostra vera casa non è quella che andiamo ad abitare col matrimonio – ha affermato Carlo Raso – ma resta quella dove siamo nati; la nostra casa è quella in cui abbiamo mosso i primi passi, abbiamo avuto il nostro primo impatto con la realtà.”

“Peppino descrive minutamente a distanza di settant’anni la casa, gli ambienti, i mobili, le situazioni, e al libro hanno attinto ampiamente Rubini e Martone nei loro film sui De Filippo.”

Durante la presentazione del libro è stato anche affrontato il tema della co-paternità artistica delle commedie di Eduardo, un argomento storicamente delicato che è al centro di accese discussioni tra gli studiosi. L’idea della co-scrittura dei due fratelli è supportata anche dalle testimonianze contenute in “Una famiglia difficile”.

Negli anni della “Compagnia del Teatro Umoristico, i De Filippo” (1931-1944), Eduardo e Peppino, vivevano in una simbiosi artistica totale e La prof.ssa Scognamiglio evidenzia come molte scene, battute e soluzioni registiche nascessero “a tavolino” o durante le prove, attraverso un continuo interscambio di idee.

La tesi, sostenuta con forza da Peppino nella sua autobiografia e analizzata dalla Scognamiglio, è che titoli iconici come Natale in casa Cupiello o Non ti pago abbiano beneficiato dell’inventiva comica e della sensibilità di Peppino. Secondo questa visione, Eduardo avrebbe poi “siglato” i testi come unico autore in virtù del suo ruolo di capocomico e guida della compagnia.

“Secondo me, Eduardo ha abbondantemente “attinto” dal fratello – ha sottolineato Carlo Raso – I due contadini che hanno allevato Peppino nei primi cinque anni della sua vita si chiamavano Consiglia e Giorgio del Gaudio, e Consiglia e Giorgio sono i nomi dei protagonisti di “Chi è chiù felice e me”, che dicono sia di Eduardo.

La famosa battuta in “Natale in casa Cupiello: “Nun me piace ‘o presepe”, Peppino nel libro dice che è nata da una sua battuta estemporanea – ha rilevato il regista Luigi Russo, leggendo il relativo passo tratto da “Una famiglia difficile”.

Non è facile provarlo, soprattutto a distanza di così tanti anni: solo attraverso lo studio comparato dei manoscritti e dei copioni d’epoca si potrà restituire a Peppino il ruolo di co-artefice del successo mondiale della compagnia, superando l’idea del figlio minore dei De Filippo come semplice interprete dei testi del fratello.

“Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo, edito da Marotta & Marotta nel 2025, offre un’analisi precisa e senza sconti delle vicende della famiglia De Filippo e di come queste abbiano inciso profondamente sulla vita dell’autore e sulla storia del teatro italiano.

È un racconto avvincente che offre un ritratto della celebre dinastia teatrale, ma che si distingue anche per la sua capacità di andare oltre, esplorando l’umorismo e la profonda umanità che caratterizzano i grandi autori.

Monza – Juve Stabia: Trionfo del cinismo nel festival degli errori. Hernani suona la carica, Petagna decide

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Non è stata la partita degli esteti, ma quella dei cinici. In un campionato che non aspetta nessuno, e in un pomeriggio in cui Palermo, Frosinone e Venezia avevano già lanciato il loro segnale di forza, il Monza aveva un solo imperativo: vincere. Ci riesce, ma lo fa al termine di una gara schizofrenica, segnata da “folate di classe” alternate a svarioni clamorosi. Una vittoria che porta la firma tattica di Paolo Bianco, abile a tenere la squadra “in bolla” dopo un inizio shock, ma che verrà ricordata negli annali soprattutto come la sagra dell’errore dei due portieri.

Thiam, che brivido. Mosti ringrazia

La gara si sblocca quasi subito, non per una manovra avvolgente, ma per un regalo. Demba Thiam, solitamente una garanzia tra i pali brianzoli, commette un peccato capitale di sufficienza: gestione palla arretrata, rinvio corto e intercettato. La Juve Stabia non crede ai propri occhi e ringrazia con Mosti, che deposita in rete il vantaggio. Il Monza accusa il colpo, si sfilaccia e fatica terribilmente a costruire. Le Vespe, sornione, avrebbero la chance colossale di chiudere la contesa o indirizzarla definitivamente: Giorgini si lancia in contropiede, ma sul più bello si lascia rimontare da un monumentale Obiang. Poco dopo è Cacciamani a provarci, ma qui Thiam inizia il suo percorso di redenzione opponendosi con efficacia, cosa che ripeterà successivamente anche su Correia.

Il fattore Hernani e il “fattaccio” di Confente

Nel mezzo del caos, emerge la luce. Si chiama Hernani Azevedo Júnior. È lui l’uomo caldo, il vero leader tecnico ed emotivo della banda di Bianco. Il brasiliano prima trova il pareggio, rimettendo in asse una barca che stava imbarcando acqua, e poi mette lo zampino nell’azione che decide il match. Ed è qui che si consuma il secondo atto del dramma dei numeri uno. Se Thiam aveva aperto le danze degli orrori, Confente le chiude. Il portiere delle Vespe, autore poco prima di una “paratissima” su Cutrone che aveva salvato il risultato, buca clamorosamente l’uscita su un cross nato dai piedi di Hernani. La palla sfila, beffarda, e Petagna — l’ex bomber della Spal — si fa trovare pronto per il più facile dei tap-in. È il gol del sorpasso, il punto di non ritorno.

La differenza la fa la panchina

La Juve Stabia esce dall’U-Power Stadium con l’amaro in bocca e la consapevolezza di non aver giocato male. Anzi. Nel primo tempo le Vespe hanno avuto le occasioni per fare malissimo e nel finale hanno sfiorato il pari con Ricciardi. La differenza, in questo pomeriggio brianzolo, l’hanno fatta i dettagli e la profondità della rosa. Mentre il Monza ha trovato risorse nei suoi campioni, chi è subentrato per le Vespe non ha inciso: Gabrielloni, Maistro e Dos Santos non sono riusciti a cambiare l’inerzia, risultando impalpabili nel momento del bisogno.

La squadra di Castellammare avrebbe meritato di portare a casa un pareggio per quanto prodotto, ma in partite così bloccate e tese, l’errore individuale pesa come un macigno. Il Monza si prende i tre punti e continua il duello appassionante in vetta; alla Juve Stabia resta la prestazione, ma la lezione è dura: contro queste corazzate, ogni minima distrazione è fatale.

IL MORSO DELLA VESPA. Lo Stabia subisce la rimonta del Monza. Cade l’imbattibilità dopo 9 gare

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Cala il sipario sulla serie di imbattibilità della Juve Stabia. Dopo nove risultati utili consecutivi, gli uomini di Ignazio Abate cadono all’U-Power Stadium contro un Monza caparbio, capace di ribaltare lo svantaggio iniziale e infliggere ai campani un amaro 2-1. Nonostante una partenza sprint, le Vespe perdono terreno in classifica, scivolando al settimo posto proprio alla vigilia dello scontro diretto contro il Modena.

Lampo di Mosti, poi sale il Monza

L’avvio di gara sembrava il preludio a un’altra giornata di grazia per i gialloblù. Come già accaduto nel match d’andata, il portiere brianzolo Thiam (grande ex della sfida) incappa in un’ingenuità fatale nei primi minuti. Ad approfittarne è Nicola Mosti, il più lesto di tutti a ribadire in rete: per il centrocampista è un momento d’oro, con il secondo gol nel mese di febbraio dopo quello realizzato contro la Reggiana.

Il Monza, però, non si scompone e inizia a macinare gioco. Al 27′ arriva il primo grande brivido per la difesa stabiese: Patrick Cutrone stacca di testa a botta sicura su sviluppi di corner, ma trova sulla sua strada un Confente strepitoso, autore di una parata plastica che strozza in gola l’urlo del gol ai padroni di casa.

Ripresa di fuoco: Hernani Jr sale in cattedra

Il secondo tempo si apre con ritmi altissimi e continui ribaltamenti di fronte. Prima Hernani Jr sfiora il palo con un destro potente, poi la Juve Stabia risponde con una fiammata di Cacciamani che propizia un’occasione d’oro per Okoro, sventata in angolo dalla difesa biancorossa.

Al 51′, la pressione del Monza porta i suoi frutti. Uno scatenato Azzi sfonda sulla fascia e crossa verso il limite dell’area: il rimorchio di Hernani Jr è perfetto, la sua conclusione al volo si infila nell’angolo basso siglando l’1-1.

Il sorpasso firmato Petagna

Il pareggio sposta l’inerzia del match. Al 64′, è ancora Hernani Jr a seminare il panico sulla corsia laterale; il suo traversone teso mette in difficoltà Confente che respinge corto al centro dell’area. Il più lesto è il neo entrato Andrea Petagna, che deve solo appoggiare in rete il pallone del sorpasso.

Nel finale la Juve Stabia prova il tutto per tutto. L’occasione della speranza capita sui piedi di Correia, ma la sua conclusione viene deviata in angolo. Al triplice fischio, il tabellino recita 2-1 per i brianzoli.


La Classifica e il prossimo turno

La sconfitta costa cara in termini di posizionamento: le Vespe vengono superate dal Modena, che ora occupa la sesta piazza. Il calendario, però, offre subito l’occasione del riscatto: domenica prossima, allo stadio Menti, arriveranno proprio i “Canarini” per una sfida che profuma già di spareggio playoff.

L’ultimo oltraggio: il “cimitero dei bambini” di Castellammare è una terra di nessuno

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CASTELLAMMARE DI STABIA – Esistono luoghi dove il silenzio dovrebbe essere sinonimo di rispetto, e dove il dolore dovrebbe trovare conforto nel decoro. A Castellammare, invece, il settore del cimitero comunale dedicato ai più piccoli è diventato l’emblema del degrado più cupo. Quello che dovrebbe essere un giardino della memoria è oggi una “terra di nessuno”, un monumento all’incuria che grida vendetta.

Un labirinto di abbandono e marmo spezzato

Varcando la soglia dell’area, lo scenario è desolante. Non serve uno sguardo attento per scorgere lo sfacelo: tombe divelte, lapidi inclinate dal tempo e dall’assenza di manutenzione, e pezzi di marmo rotto disseminati ovunque come macerie di un bombardamento emotivo.

L’incuria non risparmia nemmeno la sicurezza dei visitatori. L’erba alta ha ormai colonizzato i vialetti, nascondendo le insidie del terreno e trasformando il passaggio in un percorso a ostacoli. Tra la vegetazione incolta, la presenza di gatti randagi è solo la punta dell’iceberg: il vero timore per i cittadini è il pericolo topi, che trovano rifugio indisturbati nel fitto delle sterpaglie, rendendo la visita ai propri cari un rischio igienico-sanitario oltre che un’esperienza straziante.

Lo spreco dello spazio e l’indifferenza delle istituzioni

Oltre al dolore visivo, emerge un paradosso gestionale: ampie porzioni di terreno giacciono come spazio inutilizzato, aree che potrebbero essere destinate a nuove tumulazioni ma che restano abbandonate al fango e ai rifiuti. In una città che spesso soffre la carenza di spazi cimiteriali, vedere aree pubbliche lasciate al macero è un insulto alla logica, oltre che alla pietà.

Una vergogna per il Comune

Quello che si respira tra le croci storte è un senso di abbandono istituzionale che non può più essere giustificato da carenze di bilancio o lungaggini burocratiche.

  • Pericolo: I gradini sconnessi e i detriti espongono i visitatori (spesso anziani) a cadute.

  • Incuria: La natura selvaggia sta letteralmente “mangiando” la memoria di chi non c’è più.

  • Vergogna: È l’unica parola possibile per descrivere l’indifferenza del Comune di fronte a un luogo così sensibile.

Non si tratta solo di decoro urbano, ma di dignità umana. Lasciare che il cimitero dei bambini versi in queste condizioni significa ferire una seconda volta le famiglie che in quel luogo cercano un legame con ciò che hanno perduto.

Castellammare non può permettersi che la memoria dei suoi figli più piccoli sia sommersa dai rovi e dall’oblio. È tempo che l’amministrazione comunale risponda di questo scempio e intervenga con un piano di riqualificazione urgente. Perché un popolo che non onora i suoi morti, e in particolare i suoi bambini, ha già perso il diritto di definirsi civile.

Monza – Juve Stabia: Il Podio e il Contropodio gialloblù

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La partita dai due volti di Monza sorride ai padroni di casa che in rimonta superano la Juve Stabia. Per le vespe subito vantaggio con Mosti ma segue una ripresa in cui i lombardi mettono la freccia.

PODIO

Medaglia d’oro: a Christian Dalle Mura, nuovo baluardo della difesa della Juve Stabia. Schierato centrale nel terzetto arretrato, l’ex Cosenza sbaglia pochissimo mostrando, anzi, sicurezza e confidenza. Nessuna giocata di alta scuola per il 14 ma chiusure essenziali e pulite, che non ricercano la bellezza bensì l’efficacia. Quello che si chiede ad un difensore centrale di una compagine battagliera che deve salvarsi.

Medaglia d’argento: a Omar Correia, a tratti straripante a tutto campo. La gara di Monza è un saggio delle qualità e delle potenzialità dell’ex Triestina, che disegna strappi in velocità e giocate nello stretto. Va a velocità doppia rispetto agli avversari e per quanto mostra, gara dopo gara, potrebbe essere molto più impattante anche in zona gol. Peccato per il vizio, che a volte lo accompagna, di tenere troppo palla.

Medaglia di bronzo: ad Alvin Okoro, gettato nella mischia dal primo minuto e bravo a rispondere presente. Pronti via e il ragazzo col numero 90 intercetta il rinvio di Thiam, lanciandosi poi verso la porta con l’ex portiere stabiese costretto a franargli addosso. Poi l’ex Juventus Next Gen ingaggia un bel duello con Ravanelli da cui si intravedono le qualità importanti. Tiene botta anche fisicamente e in apertura di ripresa va vicino al raddoppio. È ancora ingolfato ma le premesse sono interessanti.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: ad Alessandro Confente, che sembra aver dismesso il costume da Spiderman. Ancora indecisioni per il numero 1, che nel primo tempo si lascia scappare la palla in uscita ma fortunatamente l’azione viene interrotta per fuorigioco. Il colpo di reni con cui nega il gol a Cutrone è cancellato dall’incertezza con cui non trattiene il cross abbastanza lento di Hernani che Petagna può facilmente insaccare. Come nel noto film, Spiderman nel momento più difficile tornerà ad indossare il suo costume?

Medaglia d’argento: ad Andrea Giorgini, che sbaglia sia dopo che prima della metà campo. A pesare sulla gara del 33 episodi che si riveleranno decisivi. Nel primo tempo si ritrova a condurre un 3 contro 1 nell’area di rigore del Monza ma sbaglia scelta e tempi, regalando palla ai biancorossi con lo specchio della porta aperto e due compagni liberi. Nella ripresa si lascia sverniciare da Azzi per il pari dei brianzoli.

Medaglia di bronzo: a Nicola Mosti, che oscura il lampo iniziale della sua gara. Bravo il centrocampista ad insaccare subito in rete, come avvenuto a Reggio Emilia, ma le reti del Monza arrivano su due palle sanguinose perse dal 98 nel cerchio di centrocampo. Prima Mosti prova un colpo di tacco, che dá il via all’azione conclusa da Hernani col destro vincente. Poi, ancora in mediana, sbaglia nuovamente la misura del passaggio innescando la letale ripartenza del Monza.

L’AZZURRO PENSIERO. Spina-Alisson rimontano due volte la Roma. Al Maradona è 2-2

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Il boato del “Maradona” accompagna un pareggio che sa di impresa. Tra Napoli e Roma finisce 2-2, al termine di una sfida vibrante, decisa dai colpi dei singoli e dalla resilienza di un gruppo che, nonostante le emergenze, non accenna a mollare.

Il Film della Partita

L’avvio è tutto di marca giallorossa. Dopo pochi minuti, la Roma gela lo stadio: Malen è il più lesto di tutti a fiondarsi su una palla vagante in area e, con una deviazione sottomisura, firma il vantaggio ospite. Il Napoli accusa il colpo ma cresce con il passare dei minuti, trovando il meritato pareggio proprio allo scadere del primo tempo. L’ex di turno, Leonardo Spinazzola, si inventa un destro chirurgico dai 20 metri che trafigge il portiere e manda le squadre al riposo sull’1-1.

Nella ripresa il copione si ripete. La Roma spinge e torna avanti ancora con Malen, freddissimo dal dischetto nel siglare la sua doppietta personale. Sembra finita, ma il finale è un monologo azzurro. La spinta del pubblico e i cambi di Conte ribaltano l’inerzia: è il nuovo acquisto Alisson Santos a far esplodere lo stadio con un’incursione vincente che fissa il risultato sul definitivo 2-2.


Le Voci dal Campo

Antonio Conte: “Orgoglioso di questo gruppo”

Il tecnico azzurro, nonostante il pareggio, vede il bicchiere decisamente mezzo pieno:

“Dobbiamo essere fieri di quello che stiamo facendo nonostante le emergenze. Avremmo meritato qualcosa in più, ma sono soddisfatto per mentalità e atteggiamento. Alisson e Giovane? Hanno talento e ci hanno dato qualità, sono molto felice per loro.”

I Protagonisti: Alisson e Spinazzola

Alisson Santos, l’eroe di giornata, è già entrato nel cuore dei tifosi: “Segnare in questo stadio è strepitoso. Mi sento già a casa, il rapporto con il gruppo è splendido.”

Dello stesso avviso Leonardo Spinazzola, autore della perla dell’1-1: “Abbiamo cercato la rimonta con tutte le forze contro un avversario fortissimo. È una bellissima prestazione che ci dà fiducia.”

Il Napoli esce dal campo con una certezza: l’anima di questa squadra è più forte delle assenze. Ora la testa va già alla prossima sfida con l’Atalanta a Bergamo, con la consapevolezza che, con questo spirito, nessun traguardo è precluso.

Immagine in evidenza: sito ufficiale SSC Napoli.

Azzannato al volto dal pitbull di casa, ferito bimbo di 13 mesi

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Un bimbo di 13 mesi è stato azzannato dal pitbull in casa. È accaduto a Scafati, in provincia di Salerno. Il piccolo è rimasto ferito alla guancia destra, non è in pericolo di vita ed è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Santobono di Napoli.

La rapidità dei soccorsi ha evitato il peggio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della tenenza di Scafati che hanno avviato le indagini per capire cosa sia accaduto. Il cane è stato affidato all’Asl territoriale.

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Fonte AdnKronos

Dalle maschere alle parrucche, maxi sequestro di oltre 500mila prodotti di Carnevale

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Articoli per il Carnevale non sicuri o contraffatti, 54 persone segnalate in provincia di Napoli. Oltre 500mila prodotti non in regola sequestrati.

Nell’ambito di un piano straordinario di controlli volti a contrastare la vendita di prodotti potenzialmente pericolosi per la salute in vista del Carnevale, la Guardia di finanza di Napoli hanno sequestrato oltre 500 mila articoli non sicuri, privi di etichettatura conforme e, in alcuni casi, contraffatti. All’esito degli interventi le Fiamme gialle hanno segnalato 35 persone alla Camera di Commercio per violazioni al Codice del Consumo, ai fini dell’irrogazione delle sanzioni amministrative previste, per un massimo di 30.000 euro. Altre 19 sono state denunciate a piede libero alle varie Procure, a vario titolo, per i reati di contraffazione, frode in commercio e ricettazione.

I prodotto sequestrati e dove

Tra i prodotti sequestrati figurano maschere, cravatte, guanti, palline, decorazioni, stelle filanti, brillantini, addobbi, gadget per la festività e mazze in plastica, nonché parrucche e prodotti per la cura della persona. La merce, destinata in larga parte ai bambini, è stata individuata presso esercizi commerciali e magazzini a Napoli (tra i quartieri Chiaiano, Pianura, Fuorigrotta e Vomero, San Pietro a Patierno, Poggioreale e Zona industriale e ancora San Lorenzo, Vicaria, San Ferdinando e Mercato), nella zona nord della Provincia (comuni di Caivano e Casoria, Giugliano in Campania, Quarto e Qualiano, Palma Campania, Nola e Sant’Anastasia, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Gragnano, Sorrento e Vico Equense). La merce sequestrata, qualora immessa sul mercato, avrebbe potuto generare profitti illeciti per decine di migliaia di euro, mettendo a rischio la salute dei consumatori, per l’eventuale presenza di materiale nocivo.

Fonte AdnKronos

Saviano, incendiata auto polizia municipale

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Una autovettura della Polizia Municipale è stata data alle fiamme davanti al Comando di Saviano, Napoli. Sul caso sono in corso le indagini per risalire ai responsabili. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha immediatamente disposto l’intensificazione dei servizi di controllo e vigilanza in tutta l’area interessata da parte delle forze di polizia, e ha disposto, per il pomeriggio odierno, la convocazione urgente presso il Palazzo di Governo di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per l’esame approfondito della delicata questione.

In particolare, il Prefetto di Napoli, nel manifestare piena fiducia nell’operato degli organi investigativi, ha ribadito il fondamentale contributo del sistema di videosorveglianza attivo nel Comune di Saviano, territorio particolarmente attenzionato dalle Forze di polizia, dove è insediata un’amministrazione commissariale.

Fonte AdnKronos

Addio a Luigi Nicolais, scienziato ed ex ministro

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Luigi Nicolais, ingegnere chimico, accademico e politico di rilievo nazionale, ex presidente del Cnr ed ex ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica amministrazione, è morto all’età di 83 anni a Napoli. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota dall’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, dove il professore Nicolais ha svolto gran parte della sua carriera, formando generazioni di studenti e consolidando una reputazione internazionale nel campo dei materiali compositi. I funerali sono previsti domani, martedì 13 gennaio, alle ore 16.00, nella Basilica di Santa Chiara a Napoli.

Nato a Sant’Anastasia (Napoli), il 9 febbraio 1942, Nicolais ha dedicato la sua vita alla scienza, all’innovazione e al servizio pubblico, diventando un punto di riferimento per il mondo accademico, industriale e politico italiano. Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione nel governo Prodi II dal 2006 al 2008, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2012 al 2016, assessore della Giunta regionale della Campania dal 2000 al 2005 e parlamentare del Pd alla Camera dal 2008 al 2012, Nicolais ha saputo coniugare una solida preparazione scientifica con un impegno politico di alto livello. Professore ordinario di Tecnologie dei Polimeri all’Università Federico II, autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche e direttore dell’Istituto per la Tecnologia dei Materiali Compositi del Cnr, ha rappresentato una figura chiave nel collegamento tra ricerca, innovazione tecnologica e sviluppo economico del Paese.

La sua carriera accademica è stata segnata da importanti esperienze internazionali: ha insegnato all’University of Washington e all’University of Connecticut di Storrs, contribuendo alla formazione di numerosi giovani ricercatori italiani e stranieri. Il suo lavoro gli ha valso l’inserimento nel Gruppo 2003, la lista dei ricercatori italiani più citati al mondo stilata dall’Isi di Filadelfia, riconoscimento della sua autorevolezza scientifica. La sua attività si è concentrata principalmente sui materiali compositi e sui polimeri, con una visione innovativa che mirava a ridurre il divario tra ricerca e industria e a stimolare lo sviluppo tecnologico e produttivo.

Accanto alla carriera accademica, Nicolais ha svolto un’intensa attività istituzionale e politica. Dal 2000 al 2005 è stato assessore all’Università, Ricerca scientifica e Innovazione tecnologica nella giunta regionale della Campania guidata da Antonio Bassolino. Nel 2006 entra nel governo Prodi II come ministro per le Riforme e le innovazioni nella Pubblica Amministrazione, un ruolo in cui ha promosso processi di modernizzazione e semplificazione amministrativa, con particolare attenzione al rapporto tra innovazione tecnologica e funzionamento della macchina pubblica.

Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008, Nicolais ha fatto parte della XVI legislatura e ricoperto il ruolo di vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, continuando a difendere l’importanza della ricerca scientifica e dell’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo del Paese. La sua attività politica si è caratterizzata per indipendenza di pensiero e pragmatismo: pur essendo esponente del Partito Democratico, si è distinto per posizioni autonome, lontane dalle logiche di partito quando necessario, e per un impegno costante a favore della crescita culturale e tecnologica della Campania e dell’Italia.

Nel 2012 Nicolais viene nominato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, succedendo a Francesco Profumo. In questo incarico, durato fino al 2016, si è speso per rafforzare la competitività internazionale della ricerca italiana, promuovendo progetti di eccellenza, finanziamenti mirati e una maggiore collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Il suo mandato è stato caratterizzato da una visione strategica che mirava a valorizzare il capitale umano e le conoscenze scientifiche come strumenti per la crescita sociale ed economica del Paese.

Parallelamente all’attività istituzionale, Nicolais ha fondato e guidato l’Imast, distretto tecnologico sull’ingegneria dei materiali polimerici e delle strutture, e ha ricoperto ruoli di presidenza in importanti realtà culturali e tecnologiche, tra cui la Reale Tenuta di Carditello, la Città della Scienza e l’Arti – Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione della Puglia. È stato anche presidente del Campania Digital Innovation Hub, promuovendo l’innovazione digitale e tecnologica nella regione.

Tra i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua vita, spicca il conferimento della cittadinanza benemerita dal Comune di Ercolano nel maggio 2025 e il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, di iniziativa del Presidente della Repubblica, per l’eccezionale contributo alla scienza e al servizio pubblico.

“Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Luigi Nicolais a cui ero legato da sentimenti di vero affetto – ha detto Romano Prodi – Il nostro è stato sempre un rapporto di stima e di autentica amicizia che ci ha uniti in passato e che è rimasto vivo nel tempo”.

“Oggi il nostro Paese ha perso uno scienziato autorevole, una figura di riferimento per tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale e un politico capace che ha dedicato tutta la sua vita all’innovazione e al progresso. Il mio pensiero più affettuoso è per la sua famiglia e per i tanti che gli hanno voluto bene”, ha concluso Prodi.

Fonte AdnKronos

Caserta, 13enne ucciso a coltellate: assolto l’unico imputato

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Dopo 13 anni, si chiude il processo. L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi

Ucciso in una lite a 13 anni: assolto l’unico imputato. La madre di Emanuele Di Caterino urla ‘vergogna’ contro i giudici. Si è chiuso poco fa il nuovo processo di appello nei confronti di un 29enne, all’epoca dei fatti ancora minorenne, accusato di aver accoltellato a morte il ragazzino di 13 anni.

L’episodio era avvenuto il 7 aprile 2013, ad Aversa (Caserta), durante una lite tra giovanissimi. Oggi, a distanza di quasi 13 anni e dopo diversi processi, i giudici della Corte di Appello di Napoli sono chiamati a mettere la parola fine a un procedimento giudiziario complesso. Come richiesto dal sostituto procuratore generale, però, i giudici hanno deciso di assolvere il 29enne, riconoscendogli dopo anni che si trattò di legittima difesa. Alla lettura del dispositivo, la madre del 13enne ha urlato “vergogna” contro i giudici.

Fonte AdnKronos

Napoli, allarme meningite: ma l’ospedale smentisce

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Non ci sono focolai di meningite a Napoli. Lo ha reso noto l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Cotugno specializzato nella cura delle malattie infettive, a proposito dell’allarme lanciato attraverso alcuni app di una presunta diffusione di casi di meningite da Neisseria meningitidis (meningococco).

“I casi attualmente ricoverati presso l’Ospedale Cotugno presentano diverse matrici patogene e non sono riconducibili a un unico ceppo infettivo. Tale incidenza rientra nei flussogrammi stagionali attesi, in particolare alla luce del brusco cambio di temperature – comunica l’Azienda ospedaliera – si conferma un legame di conoscenza tra tre soggetti affetti da Neisseria meningitidis; uno dei quali giunto ieri in rianimazione, i restanti due da degenza in reparto in condizioni cliniche stazionarie”.

“L’assenza di correlazione cronologica tra le insorgenze non suggerisce l’ipotesi di una catena di contagio diretta. I pazienti sono ad ogni modo in fase di valutazione clinica e il Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl sta completando i protocolli di screening e sorveglianza previsti”, si chiude la nota.

Fonte AdnKronos

Nabucco di Giuseppe Verdi in scena al Teatro di San Carlo di Napoli

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La Stagione d’Opera 2025/2026 del Teatro di San Carlo di Napoli mette in scena Nabucco, dramma lirico di Temistocle Solera su musica di Giuseppe Verdi, in cartellone da domenica 18 gennaio (ore 17:00) fino a sabato 31 gennaio con cinque repliche.

Sul podio Riccardo Frizza, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi. Firma la regia Andreas Homoki, al suo debutto al Lirico di Napoli, per una produzione dell’Opernhaus Zürich. Le scene sono di Wolfgang Gussmann che, con Susana Mendoza, cura anche i costumi. Le luci sono di Franck Evin.

È un duplice debutto per i ruoli principali, con Ludovic Tézier che, per la prima volta, è Nabucco, mentre Marina Rebeka Abigaille. Piero Pretti dà voce e volto a Ismaele, mentre Michele Pertusi è Zaccaria. Cassandre Berthon interpreta Fenena, Caterina Marchesini è Anna. Completano il cast Lorenzo Mazzucchelli nel ruolo del Gran Sacerdote e Francesco Domenico Doto, ex allievo dell’Accademia del Teatro di San Carlo, come Abdallo.

La rappresentazione del Nabucco è stata presentata oggi nel corso di una conferenza stampa al San Carl con il sovrintendente e direttore artistico Fulvio Adamo Macciardi, il direttore d’orchestra Riccardo Frizza, il regista Andreas Homoki e i protagonisti del cast vocale.

Nella lettura di Homoki, l’azione scenica si colloca nel periodo in cui Verdi compose l’opera, ponendo l’accento sulle relazioni familiari come nucleo del dramma. In un tempo di grande crisi e radicale trasformazione, si svolge “la storia convulsa della famiglia formata da Nabucco e dalle sue due figlie – ha affermato il regista – Al sistema politeista dei babilonesi si contrappone ora, come ideale utopico, un sistema nuovo e moderno, incarnato dalla visione monoteista del mondo degli ebrei. Nel processo di avvicendamento tra l’antico e il nuovo, anche la famiglia finisce per spezzarsi. La polarità tra il nuovo ordine e quello antico si manifesta nello scontro tra la nuova borghesia e un’aristocrazia che, ai tempi di Verdi, era percepita come un’odiosa alleata del dominio straniero”.

Nabucco approda per la prima volta a Napoli nel 1848, un anno storicamente significativo, a cui la città e il suo Teatro partecipano con una singolare iniziativa: l’ultima delle recite viene preceduta da uno spettacolo il cui ricavato viene destinato alla “Santa causa Italiana”, in sostegno della guerra di liberazione. Tra le interpreti di Abigaille nelle riprese del XX secolo spicca, su tutte, una giovane Maria Callas, che arriva al San Carlo nel 1949 per l’Inaugurazione della Stagione Lirica. “Il teatro è già tutto esaurito. Che Iddio mi aiuti”, scrive in una lettera al marito Giovanni Battista Meneghini: “Pregalo, perché qui c’è molta aspettativa”.

Fonte AdnKronos