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A 80 anni deve tornare in carcere, sindacato di polizia penitenziaria: “Una follia”

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(Adnkronos) – “Far tornare in carcere un ottantenne, come è accaduto a Caserta, con tutti i problemi di sovraffollamento e di emergenza che ci sono, è pura follia”.Lo sostiene il segretario generale del S.pp.

Aldo Di Giacomo.  Senza entrare nel merito del provvedimento dell’Ufficio esecuzione penale della Corte di Appello di Napoli che ha disposto lo stop ai domiciliari per il detenuto, Di Giacomo sottolinea che “per un ottantenne la conferma degli arresti domiciliari avrebbero garantito comunque l’espiazione della pena”. E questo “purtroppo non è l’unico caso – sottolinea il sindacalista – .Al 2023 i detenuti in carcere con 70 anni e più sono 1208 (di cui 38 donne), mentre quelli da 60 a 69 anni sono 4835.

Questo comporta – aggiunge Di Giacomo – grandi problemi prima di tutto di assistenza sanitaria e cura per buona parte degli over 70 che, nell’80%, hanno particolari problemi di salute mentre negli istituti è ben nota la carenza di medici e personale sanitario”.  Tra le malattie più frequenti – riferisce il sindacalista – quelle infettive che interessano il 48% dei detenuti.A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%) – prosegue – Ancora, nelle carceri italiane il 40,3 per cento dei detenuti assume sedativi e ipnotici, il 20 per cento stabilizzanti dell’umore: ma solo il 9,3 per cento della popolazione carceraria ha diagnosi psichiatriche gravi. “Infine – ricorda Di Giacomo – c’è il tema della tossicodipendenza: un detenuto su tre ha una qualche dipendenza da sostanze stupefacenti.

Un quadro allarmante che dovrebbe orientare i magistrati per non appesantire la situazione tanto più che i detenuti anziani, ad eccezione dei capo clan e uomini di spicco della criminalità organizzata, vivono la detenzione in condizioni di maggiore difficoltà.Tutto questo aggravando il già pesante lavoro del personale penitenziario che in molti casi deve fare da ‘badante’ ai più anziani”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Maturità 2024, impazza toto-tracce: D’Annunzio, Pirandello e guerra Palestina più quotati

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(Adnkronos) – A un mese dalla maturità 2024, che come sempre sarà inaugurata dalla prova di italiano, impazza il toto-tracce.Ci sono gli immancabili D’Annunzio e Pirandello.

Gli ‘usati sicuri’ Ungaretti e Montale.Ma anche la stretta attualità, come l’infinito conflitto tra Israele e Palestina e l’Intelligenza artificiale.

A cui fanno da corredo delle ricorrenze centrali per la storia del nostro Paese, come il delitto Matteotti, o anniversari trainati dai media: è il caso di Oppenheimer, protagonista del recente film premio Oscar.Questi i pronostici di circa 1.200 maturandi, interpellati negli scorsi giorni dal portale Skuola.net. Probabilmente si tratta di speranze, più che di reali anticipazioni.

Visto che, in molti casi, questi nomi sono degli eterni attesi per il primo scritto dell’esame, ma poi raramente ne fanno parte.Come, ad esempio, avviene per gli autori indicati come principali spunti per l’analisi di un testo di prosa.

Per quanto riguarda quelli a cavallo tra ‘800 e ‘900 – il ministero può estrarre componimenti prodotti dall’Unità d’Italia in poi – è palese il dominio di Gabriele D’Annunzio: lo votano quasi 4 maturandi su 10, il 37%, dato in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione di aprile.Si è persa la memoria dell’ultima volta in cui il “vate” abruzzese sia comparso come tema di Maturità, almeno nelle sessioni ordinarie.

Dietro di lui, a seguire, figurano Giovanni Verga (indicato dal 31%), ma già uscito nel 2022, e Alessandro Manzoni, anche se molto staccato (18%) e mai proposto in una Maturità dei nostri tempi.Sono lontani, infatti, i fasti dell’esame sperimentale – in vigore dal ‘69 al ‘98 – quando quest’ultimo e Leopardi giganteggiavano. A confronto, è più probabile che venga indovinato un eventuale autore del Novecento.

In pole position c’è sempre lui: Luigi Pirandello, con il 29% dei consensi, in ulteriore ascesa negli scorsi trenta giorni.Il drammaturgo siciliano è un altro assente da tantissimo tempo dallo scritto d’esame, l’apparizione più recente è datata 2003.

Al secondo posto, in questa categoria, c’è invece Italo Svevo (20%), proposto nel 2009 e quindi anche lui ipoteticamente pronto a tornare.Molto gradita agli studenti sarebbe anche una traccia su un brano di Italo Calvino: ci punta il 17% degli intervistati.

Idee ancora più verosimili per quel che attiene ai poeti.Perché la doppia traccia di analisi del testo apre a uno scenario in cui dovrebbe esserci sia un componimento in prosa che uno in versi.

In quest’ultimo caso le ragazze e i ragazzi rispolverano dei nomi frequentemente protagonisti alla Maturità: sul gradino più alto del podio, selezionato dal 16%, si piazza Giuseppe Ungaretti, già uscito nel 2006, nel 2011 e nel 2019; al secondo posto si fa largo Eugenio Montale, votato dal 14%, comparso nel 2004, nel 2008 e nel 2012.A far loro compagnia Giovanni Pascoli, anche lui al 14%, che però è stato selezionato nel recente 2022. Delle ottime “scappatoie” dall’analisi del testo, qualora non si fosse a proprio agio con la letteratura italiana, sono le tracce di testo argomentativo, la tipologia B.

In cui, spesso e volentieri, confluiscono temi legati ad anniversari e ricorrenze di eventi o personaggi famosi.Sulle date storiche, i maturandi restano fermi sulle loro posizioni iniziali: i 100 anni dal Caso Matteotti, per quasi 3 su 10 (il 28%), sono l’argomento imprescindibile.

Altrimenti, sarebbero gradite anche una traccia sulla Prima Guerra Mondiale, di cui si ricordano i 110 anni dallo scoppio, o una sui 75 anni della Nato, molto citata di recente: in entrambi i casi l’ha indicata il 12%.In lieve crescita le chance di un tema sui 20 anni di Facebook, con tutto il discorso sui social network. Per quanto riguarda, invece, i personaggi si afferma sempre di più Robert Oppenheimer, di cui si celebrano i 120 anni dalla nascita: sono, di nuovo, circa 3 studenti su 10 (28%) a evidenziarla rispetto a tutte le altre, magari perché permetterebbe di parlare di un argomento molto caldo quale è il rischio del conflitto atomico o semplicemente perché influenzati dal film biopic sulla sua figura, uscito lo scorso anno.

L’unica alternativa plausibile, in questo caso, per i maturandi sembra il centenario della morte di Lenin, messo nel calderone dal 20% del campione. Non si può, infine, concludere il toto-esame senza menzionare le tracce di attualità, sempre molto gettonate in sede di scritto di Maturità.Qui i riferimenti sono quelli in questi mesi all’ordine del giorno.

Il vertice, infatti, se lo contendono lo scontro israelo-palestinese (che prende sempre più corpo) e gli effetti dell’intelligenza artificiale e delle nuove frontiere digitali: a scommetterci, sia in un caso che nell’altro, è 1 maturando su 5.Oppure, si può virare sul sempre valido tema della questione “di genere” e sulla violenza contro le donne: si piazza poco sotto, con il 18% dei voti. “Aspettando D’Annunzio…questo sarebbe il titolo da scegliere se il totoesame fosse un’opera teatrale.

Il “Vate” continua a essere atteso dagli studenti di anno in anno, ma costantemente viene ignorato dagli inquilini di Viale Trastevere, almeno nelle sessioni ordinarie.Infatti lo scorso anno una poesia di D’Annunzio è stata proposta nella prima prova scritta della sessione suppletiva.

Ad ogni modo il toto-tracce sta entrando sempre più nel vivo: se ne parla in 7 classi su 10, mentre 1 studente su 5 segue costantemente il borsino delle indiscrezioni sui mezzi d’informazione”, così Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fedez è stato male ma non è ricoverato

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(Adnkronos) –
“Federico è stato male, doveva registrare Cattelan sabato e non ha potuto.Non è ricoverato”.

E’ quanto apprende l’Adnkronos da fonti vicine al rapper.  Fedez avrebbe dovuto partecipare alla prima puntata dello show di Alessandro Cattelan in programma lunedì 20 maggio su su Rai2.Due giorni fa, la Rai ha comunicato l’assenza dell’ospite: “Come concordato con ufficio stampa dell’artista – si legge in una nota di Viale Mazzini -, comunichiamo che, contrariamente a quanto annunciato, per motivi di salute Fedez non potrà partecipare alla puntata d’esordio di ‘Da vicino nessuno è normale’, il nuovo programma di Alessandro Cattelan in onda da lunedì 20 maggio su Rai 2”.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

A ‘Lezione di sicurezza informatica’ al Cybsec-Expo

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(Adnkronos) – La cybersecurity serve anche alle piccole imprese?Come posso certificare la sicurezza delle informazioni, dei prodotti informatici o proteggere i dati personali?

E ancora: come può la mia società mettersi al riparo dagli attacchi hackers?Sono alcune delle domande che troveranno risposta alla 1ª edizione della Cybsec-expo, l’innovativo appuntamento interamente dedicato alla sicurezza informatica, alla protezione dei dati e delle infrastrutture critiche, in programma dal 29 al 31 Maggio 2024 a Piacenza Expo.

L’evento si svolgerà in contemporanea con la 3ª edizione del Pipeline & gas expo (Pge), la mostra-convegno interamente dedicata ai settori del “Mid-Stream” e delle reti distributive di “Oil & Gas”, del “Power Generation” ma anche di quelle idriche, che raccoglie le principali imprese attive nella progettazione, costruzione e manutenzione di gasdotti, oleodotti, metanodotti e acquedotti, reti distributive del gas (sia primarie che secondarie) e idriche, con i relativi fornitori di impianti, macchine, attrezzature, materiali e software a loro necessari.Entrambe le kermesse sono organizzate da Mediapoint & Exhibitions. Fin da questa prima edizione, la Cybsec-expo è stata concepita dal suo ideatore, Fabio Potestà, Direttore di Mediapoint & Exhibitions, come un contenitore nel quale si ritroveranno uno accanto all’altra le maggiori società italiane ed estere che si occupano di cyber-sicurezza, i principali esperti di sicurezza informatica nazionali e internazionali e i primari enti certificatori del nostro Paese.

Come Uninfo, l’Ente nazionale di Normazione per le Tecnologie Informatiche e loro applicazioni, sponsor della kermesse. “La normazione tecnica consente di far bene le cose, di semplificare i processi produttivi, di ridurre i costi di produzione.Tra i compiti degli Enti nazionali di normazione c’è anche quello di promuovere e diffondere la normazione tecnica e lo facciamo anche attraverso eventi come il Cybsec-expo”, spiega l’Ingegner Domenico Squillace, Presidente di Uninfo. “Come dice Fabio Guasconi, Presidente della Commissione UNI, Sicurezza Informatica: ‘La cybersecurity è un tema complesso che richiede una gestione tecnica ma anche organizzativa.

Le norme tecniche, e in particolar modo quelle orientate a percorsi di certificazione, costituiscono un importante patrimonio informativo a cui attingere. ”Quindi,” continua Squillace, “applicare le norme tecniche di settore è importante per essere preparati quando (e non se) si sarà oggetto di attacchi così da limitare o addirittura annullare le perdite”. Un impegno rispettato, quello dell’Ente, come dimostra il convegno “Standard e cybersecurity” organizzato proprio da UNINFO nella giornata di Giovedì 30 Maggio (ore 15.00, Cybsec room 2).Tra i relatori: Cesare Gallotti, Consultant in information security, Fabio Guasconi, Presidente della Commissione Uni, Sicurezza informatica, Stefano Ramacciotti, Presidente (Isc)2 Italy Chapter e Pietro Leo, Executive Architect – Ibm Security. Ma Cybsec-expo è una manifestazione concepita anche con un’altra consapevolezza: ovvero che le principali vittime della criminalità informatica sono spesso quelle utilities fornitrici di servizi pubblici essenziali.

In particolare, i grandi gestori di reti idriche, del gas e dell’elettricità.Player che stanno attraversando una rivoluzione digitale, abbracciando nuove tecnologie per il controllo e il monitoraggio in tempo reale, come l’Internet Industriale delle Cose (IIoT), ma che si stanno anche esponendo a nuovi rischi.

Primi fra tutti gli attacchi informatici.Da qui la scelta di Mediapoint & Exhibitions di affiancare a Cybsec-expo la 3ª edizione del Pipeline & gas expo (pge), la mostra-convegno interamente dedicata ai settori del “Mid-Stream” e delle reti distributive di “Oil & Gas”, del “Power Generation” ma anche di quelle idriche, anch’essa ospitata dai padiglioni del Piacenza Expo. “Il futuro della sicurezza energetica e idrica europea dipende dalla nostra capacità collettiva di affrontare la minaccia in continua evoluzione degli attacchi informatici.

Cybsec-expo e pipeline & gas expo (pge) sono una testimonianza del nostro impegno a dotare i servizi pubblici delle conoscenze e delle soluzioni di cui hanno bisogno per rendere le loro infrastrutture pronte per il futuro.Riunendo le menti più brillanti del settore, possiamo garantire che i nostri servizi pubblici rimangano resilienti e preparati ad affrontare le sfide di domani”, commenta Fabio Potestà, Direttore di Mediapoint & Exhibitions.

Come tradizione per tutti gli eventi organizzati dalla Mediapoint & Exhibitions, si terrà nella serata di Mercoledì 29 Maggio (giornata inaugurale delle manifestazioni) presso la bellissima Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza, la cena di gala riservata ai partecipanti dei due eventi, serata che darà modo agli espositori di fare “networking” in un’atmosfera conviviale e rilassata. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Agricoltura, Corsi (Syngenta): “Collaborazione pubblico-privato in ricerca importantissima”

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(Adnkronos) – “La collaborazione tra pubblico e privato è importantissima per un’azienda privata come Syngenta.Abbiamo infatti numerose collaborazioni a livello globale con le università e ogni giorno abbiamo nuove opportunità.

Ad oggi abbiamo un portafoglio di circa 500 collaborazioni che continuano a aumentare”.Lo spiega Camilla Corsi, responsabile globale ricerca Crop protection Syngenta, a margine del panel ‘Ricerca pubblica e privata: un intreccio sempre più indissolubile?’, svoltosi nel corso dell’ottava edizione del Mantova Food&Science Festival (17-19 maggio), durante il quale è stata approfondita l’importanza della collaborazione tra enti pubblici e privati in materia di ricerca, in particolare per lo sviluppo di nuove tecnologie da immettere sul mercato, nel campo dell’agricoltura.  “La ricerca si sta muovendo verso tecnologie sempre più sostenibili – prosegue Corsi – è una ricerca che può avvantaggiarsi di nuove tecnologie di tipo digitale ed informatico, che garantiranno un’innovazione molto diversa rispetto a quella che abbiamo portato al mercato finora.

Cosa avrà di differente?Sarà una tecnologia che continuerà ad introdurre nuovi parametri di ricerca, importanti per un’innovazione più sostenibile.

Possiamo quindi garantire tecnologie che avranno un impatto minore sul suolo e sull’acqua, ad esempio”.  “Grazie a queste tecnologie, poi, possiamo capire l’impatto dell’innovazione sulle emissioni di gas serra e possiamo capire come integrare la tecnologia chimica con la tecnologia biologica e quali sono gli strumenti che dobbiamo garantire all’agricoltore per essere sicuri che prenderà sempre la decisione migliore nel suo interesse – conclude – Un interesse che è legato a quella che è la realtà locale di una certa coltura, di una certa geografia e di un certo tipo di meccanizzazione che ogni agricoltore ha a sua disposizione”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Matteo Salvini, ladri nella sua casa di Roma

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(Adnkronos) –
Ladri ieri sera prima di mezzanotte nella casa del vicepremier Matteo Salvini, nella zona di Ponte Milvio, a Roma.Alcune persone, dopo essersi introdotte nel giardino, avrebbero alzato l’avvolgibile e forzato la porta finestra.

Poi si sarebbero date alla fuga.La casa è stata trovata a soqquadro ma la cassaforte non è stata portata via. L’abitazione era vuota al momento del tentato furto.

Dalle prime informazioni sembra che i ladri siano fuggiti a mani vuote.Sul caso indaga la polizia. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Peculato e truffa, divieto dimora a Cefalù per Gianfranco Miccichè

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(Adnkronos) –
Divieto di dimora a Cefalù (Palermo) per l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè, oggi deputato regionale del Gruppo Misto, per avere usato l’auto blu in maniera irregolare.E’ la misura cautelare a cui è stato sottoposto il politico a cui sono stati sequestrati anche 12mila euro.

L’accusa è di peculato, truffa aggrava ai danni dell’Ars e false attestazioni sulla presenza in servizio.Coinvolto nella inchiesta anche un suo collaboratore, che gli fa da autista. “Andrò a spiegare tutto ai magistrati – dice Miccichè all’Adnkronos – Io non credo di avere commesso atti illeciti.

Se è un illecito dare un passaggio a mia moglie.Va bene, questo non posso negarlo.

Forse ho fatto qualche leggerezza ma nulla di grave”.  Miccichè ha la villa al mare a Sant’Amborgio, a Cefalù, nel palermitano, dove trascorre tutta l’estate e dove vive anche durante l’anno. “Sto tornando a Palermo”, dice all’Adnkronos. “Perché se resto a Sant’Ambrogio rischio magari l’arresto…”.E aggiunge: “Non vi è dubbio che potrei avere commesso qualche errore ma davvero non ci trovo niente di male.

Se questo è peculato…Io non ho nulla da rimproverami, forse ho commesso, lo ripeto, qualche leggerezza”.

E ricorda che “per regolamento” l’ex Presidente dell’Ars ha in dotazione l’auto blu.Che adesso non avrà più. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Palermo su richiesta del Procuratore capo Maurizio de Lucia.

Destinatario del provvedimento anche il collaboratore Maurizio Messina, assistente parlamentare con funzione di autista di Miccichè che ha l’obbligo di dimora a Palermo e Monreale.L’ordinanza è stata eseguita dai militari del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Gdf di Palermo.

In tutto è stato anche disposto il sequestro di 24mila euro quale “profitto dei reati di peculato, truffa aggravata ai danni dell’Ars e false attestazioni sulla presenza in servizio del dipendente pubblico, a vario titolo contestati”.Il provvedimento, come dice la Procura, è stato emesso “sulla scorta degli elementi probatori acquisiti in fase di indagine preliminare, pertanto, in attesa di giudizio definitivo sussiste la presunzione di innocenza”. Miccichè avrebbe tenuto “una gestione arbitraria e del tutto personalistica dell’autovettura”, scrive il gip di Palermo Rosario Di Gioia nella misura cautelare.

Secondo l’accusa l’ex presidente dell’Ars avrebbe fatto accompagnare dal suo autista, con l’auto blu, il suo collaboratore Vito Scardina fino a Cefalù “per incombenze domestiche”.  Ma anche per accompagnare la moglie o per fargli arrivare un “bidone di benzina” o consegnargli un imprecisato cofanetto.Avrebbe usato l’auto blu anche per portare il “gatto dal veterinario o recuperare il caricabatterie dell’iPad”.

Sono oltre trenta gli episodi contestati per l’uso illegittimo dell’auto blu.  Il giudice cita decine di episodi contestati a Miccichè, più di 30 in tutto, in cui avrebbe usato l’auto come un taxi anche per spostamenti non suoi.Come quando per il giorno del suo compleanno ha mandato l’autista a ritirare delle teglie di pasta dal suo amico Mario Di Ferro, quest’ultimo poi arrestato per traffico di droga.  Le condotte di peculato contestate “restituiscono un quadro a dir poco desolante, caratterizzato da un costante piegamento all’assolvimento di interessi del tutto privati di un bene in dotazione a una pubblica amministrazione e con una regolamentazione del suo utilizzo a destinazione pubblicistica”, scrive ancora il gip nella misura cautelare. “Miccichè serbando il tipico atteggiamento ‘uti dominus’ sulla vettura di servizio, si è di fatto appropriato della stessa non solo a suo piacimento del mezzo e del relativo autista per le più varie esigenze di carattere personale ma consentendo anche che ne disponessero un analoga maniera i suoi familiari (la moglie) e i suoi collaboratori domestici”, si legge nella ordinanza.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scuola, Cida-Censis: giudizio positivo su dirigenti per 52,7% italiani in famiglie con figli

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(Adnkronos) – Il 52,7% degli italiani in famiglie con figli ha un giudizio positivo sui dirigenti scolastici, il 26,6% negativo e il 20,7% non ha un’opinione precisa nel merito.Per il 68,6% per fare bene il dirigente scolastico occorrono anche competenze da manager, l’85,8% delle famiglie è convinto che, se una scuola è ben gestita sul piano organizzativo, è più facile che garantisca anche buone performance didattiche.

Questi i dati che emergono dal Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’ commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, e presentati oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati. Il 63,3% delle famiglie con figli ritiene poi, che la capacità di agire dei dirigenti scolastici sia vincolata a troppe incombenze burocratiche.Per il 45% degli italiani in famiglie con figli la società non attribuisce il giusto riconoscimento ai dirigenti scolastici, mentre il 30,6% pensa il contrario e il 24,4% non ha un’opinione in merito.

L’83,2% degli italiani in famiglie con figli ritiene in ogni caso che i dirigenti scolastici abbiano un ruolo rilevante, perché le scuole sono essenziali alla tenuta della società italiana. I medici del Servizio sanitario, anche in questa fase così difficile per l’accesso alle prestazioni, beneficiano di una elevatissima social reputation.Il 65,6% degli italiani è convinto che, se la sanità ha tenuto nel tempo, nell’emergenza e nell’ordinarietà, lo si deve all’abnegazione dei medici.

Il 74,5% degli italiani ha fiducia nei medici ospedalieri e il 71,6% nei medici di medicina generale.Per gli italiani il fattore umano è stato decisivo sinora nel Servizio sanitario e lo sarà anche in futuro, pertanto è indispensabile allentare la presa dei vincoli economici. È infatti il 76,5% a ritenere che nel sistema sanitario sia stato dato troppo spazio alla sostenibilità economica rispetto alla tutela della salute.

Il 66,2% è convinto che avere medici come dirigenti nel Servizio sanitario sia un fattore di garanzia degli interessi dei pazienti.Poi, il 51,6% degli italiani è convinto che i medici siano capaci di tenere insieme gli interessi del paziente e la sostenibilità economica della sanità e, infine, il 45,5% è comunque convinto che i medici possano essere degli ottimi manager in ambito sanitario. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Lavoro, Cida-Censis: impegno e talento non riconosciuto per 57,9% italiani

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(Adnkronos) – Il 57,9% degli italiani ritiene che in Italia impegno nel lavoro e talento alla fin fine non sono premiati come dovrebbero.Convinzione condivisa dal 54,9% degli appartenenti al ceto medio, dal 65,7% del ceto popolare e dal 42,5% dei benestanti.

Lo pensano anche il 61,8% dei giovani, il 58,1% degli adulti e il 54,7% degli anziani.Questi i dati che emergono dal Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’ commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, e presentati oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati. L’81% degli italiani pensa sia equo che coloro che lavorano di più guadagnino di più.

Un’idea semplice condivisa dalla maggioranza di persone di ogni ceto sociale e che, al contempo, richiama riferimenti valoriali precisi. Inoltre, il 73,7% degli italiani è convinto che se una persona ha talento ed è capace, è legittimo e giusto che diventi ricca.Lo pensa anche il 75% del ceto medio, il 69,9% del ceto popolare e l’84% dei benestanti. Al tempo dell’elogio spesso semplificatorio delle nuove tecnologie è importante ribadire un’idea semplice: sono ancora fondamentali le persone e il modo in cui si muovono e relazionano dentro gli ecosistemi.

Per l’88,1% degli italiani occorre riconoscere ad ogni livello il persistente ruolo decisivo del fattore umano.Il manager, per gli italiani, è colui che è in grado di mettere insieme i fattori produttivi, in primis quello umano, garantendo che tutto funzioni al meglio.

Non a caso è l’87,1% degli italiani a reputare essenziale in questa fase valorizzare e promuovere cultura, capacità e competenze manageriali.Ne sono convinti l’86,3% delle persone con al massimo la licenza media, l’86,6% dei diplomati e l’88,2% dei laureati.

E per gli italiani quando un manager è da considerare un bravo manager?Per l’82,7% il bravo manager nelle aziende e negli enti è colui che sa trascinare e motivare gli altri.

Opinione con un consenso socialmente trasversale: l’82,9% nel ceto medio, l’86,8% del ceto benestante e l’81,7% del ceto popolare.Per l’84,4% degli italiani una più alta efficienza di imprese e Pubblica amministrazione richiede dirigenti fortemente orientati a premiare i più meritevoli ad ogni livello.

Ed è poi essenziale, per quasi il 50% degli italiani, valorizzare il ruolo di dirigenti che già sono presenti all’interno di imprese e Pa e, per il 69,4%, investire sull’inserimento di figure dirigenziali giovani. Infine per l’80,6% degli italiani la fiscalità dovrebbe premiare di più e meglio chi crea impresa, lavoro, opportunità: lo pensa anche l’82% delle persone che si sentono di ceto medio, il 77,3% dei ceti popolari e l’84,8% dei benestanti.A questo proposito, il 78,6% degli italiani e, nello specifico, l’80% degli appartenenti al ceto medio ritiene di essere danneggiato dall’evasione fiscale.

Tale idea è condivisa anche dal 76% dei ceti popolari e dal 79,9% dei ceti benestanti.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Consumi, Cida-Censis: per 59,7% italiani proprio tenore di vita sta calando

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(Adnkronos) – Il 54,2% degli italiani prova un senso di declassamento, la sensazione netta di andare indietro nella scala sociale.Lo sente il 48,4% degli auto-appartenenti al ceto medio, il 66,7% dei ceti popolari e, addirittura, anche il 42,2% degli abbienti.

E poi il 45,7% dei dirigenti, il 54,5% degli imprenditori e commercianti, il 50% di impiegati, insegnanti, professioni intermedie, il 59,1% degli operai.  Inoltre, il 59,7% degli italiani sente che il suo tenore di vita sta calando, così come in particolare il 53,4% nel ceto medio, il 74,4% nel ceto popolare e il 40% tra i benestanti.E ancora: un tenore di vita in calo è percepito dal 74,4% dei redditi fino a 15 mila euro, dal 63,6% tra 15 mila e 35 mila euro, dal 52,1% tra 35 mila e 50 mila e dal 40,3% dei redditi pari a 50 mila euro e più.  Questi i dati che emergono dal Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’ commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, e presentati oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati. Parallelamente è fondamentale per gli italiani consentire sempre più alle persone in età longeva di gestire in autonomia le scelte di vita.

Infatti, il 59,6% degli italiani è convinto che occorra consentire ai pensionati che lo vogliono di lavorare.Idea condivisa dal 61,4% del ceto medio, dal 54,8% dei ceti popolari e il 68,7% di quelli benestanti.

Inoltre, per il 55,3% degli italiani occorre lasciare a ciascun individuo la libertà di andare in pensione all’età che preferisce, senza penalità o premi per farlo a restare al lavoro.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Redditi, Cida-Censis: 11,3% si sente ceto medio con reddito annuo massimo 15mila euro

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(Adnkronos) – Tradizionalmente il ceto medio ingloba la maggioranza della popolazione italiana.Il 60,5% degli italiani dichiara di appartenere al ceto medio, il 33,8% al ceto popolare e il 5,7% a quello benestante.

Sentono di appartenere al ceto medio l’11,3% delle persone con un reddito annuo al massimo di 15 mila euro, il 46,4% tra 15 e 34 mila euro, il 26,7% tra 35 e 50 mila euro e il 15,6% oltre 50 mila euro.Sono più alte le quote al Centro (66,3%) e, in misura minore, nel Nord-Ovest (62,3%), meno nel Sud-Isole (55,5%) che ha una maggiore polarizzazione tra ceti popolari e benestanti.  Questi i dati che emergono dal Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’ commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, e presentati oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati. Tra gli anziani è più alta la quota che si sente di ceto medio (65,4%) rispetto a giovani (57,7%) e adulti (58,9%).

Ed è alta la quota di pensionati che si sente di appartenere al ceto medio: il 65,2%.  Il 76% degli italiani pensa che è sempre più difficile salire nella scala sociale: condivide tale idea il 74,7% delle persone che si sentono di ceto medio, il 79,5% di ceto popolare e il 68,3% di ceto abbiente.La percezione del blocco della mobilità sociale è condivisa dal 78,5% dei redditi fino a 15 mila euro, dal 78,9% tra 15 e 35 mila euro, dal 77% tra 35 e 50 mila euro e dal 64,2% con 50 mila euro e oltre.

Inoltre c’è la diffusa certezza che l’andamento del benessere nel tempo sia decrescente.Ritengono che le generazioni passate vivessero meglio il 66,6% degli italiani e, in particolare, il 65,7% del ceto medio, il 70,1% dei ceti popolari e il 56,7% dei benestanti.

Al contempo pensano che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali il 76,1% dei cittadini: il 75,1% del ceto medio, il 77,1% dei ceti popolari e il 78 % degli abbienti. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cida a politica, 8 proposte per invertire tendenza a favore ceto medio

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(Adnkronos) – Il presidente di Cida, Stefano Cuzzilla, oggi in occasione della presentazione del Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’, ha illustrato le otto proposte della Confederazione rivolte alla politica. “Bisogna invertire la tendenza – ha affermato – che finora ha costantemente privilegiato misure volte all’assistenzialismo attingendo risorse dal ceto medio, principalmente pensionati e lavoratori dipendenti.Si tratta di una sfida strutturale, la stessa funzione del fisco andrebbe capovolta, trasformando la leva fiscale: invece che ostacolo, dovrebbe incentivare chi investe, chi crea lavoro, chi eroga servizi, chi ha talento e si impegna.

E’ quello che emerge anche dalla ricerca.Ben l’80,6% degli italiani ritiene che il sistema fiscale dovrebbe premiare chi crea impresa, lavoro, opportunità”.  1) Revisione delle aliquote Irpef e del sistema di detrazioni/deduzioni: è urgente una revisione del sistema Irpef che vada nella direzione della riduzione della pressione fiscale per le fasce di reddito medio-alte, passando gradualmente da tre a due aliquote.

Infatti, il reddito non determina solo le imposte da pagare ma anche la possibilità di accedere a detrazioni, deduzioni e altri servizi.Deduzioni e detrazioni oltre una certa soglia di reddito (a partire dai 50mila euro in su) si azzerano.

Quindi il saldo fiscale del ceto medio non è dato solo dall’ammontare dell’Irpef, ma anche da tutti i benefici potenziali che vanno persi.Il ceto medio quindi ‘ci rimette’ due volte: prima perché sostiene le maggiori imposte e poi perché ha minori o mancati sconti e trasferimenti monetari che si traducono in maggiori esborsi (spese sanitarie, bonus asili, università, bollette, ecc.).  2) Incentivi al merito: Sarebbe equo che le forme di decontribuzione e di defiscalizzazione collegate a premi di produzione o ad altre forme di riconoscimento della produttività e del merito vengano applicate alla generalità dei lavoratori, compresi quindi i dirigenti.

Se si vuole riconoscere, com’è giusto, ai lavoratori una parte del merito nel conseguimento della performance, non si dovrebbe porre dunque alcun tetto retributivo all’applicazione degli incentivi fiscali e/o contributivi, l’applicazione dei quali dovrà risultare generalizzata, ovvero elevare l’attuale limite di 80 mila euro di reddito da lavoro ad almeno 120 mila euro per dare una significatività anche per la nostra categoria. 3) Lotta all’evasione: puntare su misure rivolte alla crescita del sistema piuttosto che alla mera assistenza.Introdurre il contrasto di interessi.

Connettere tutte le presenti banche dati pubbliche per attestare l’omissione o la veridicità dei redditi dichiarati.Favorire forme di pagamento elettronico rispetto al contante.  4) Supporto all’innovazione e alla competitività: le imprese italiane si sono rivelate spesso incapaci nel rispondere alle sfide imposte dalla crisi economica; tra le cause di tale fenomeno vi è la cronica carenza di competenze manageriali nel tessuto imprenditoriale.

Si potrebbero introdurre degli incentivi fiscali a favore delle figure manageriali che investono in start-up o in partecipazioni nel capitale sociale delle piccole e medie imprese, a valere sull’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche (Irpef), anche al fine di favorire l’avvio di progetti di innovazione o internazionalizzazione dei mercati. 5) Tutela delle pensioni.Non bisogna trascurare che i pensionati compongono una buona fetta del nostro ceto medio: il 65,2% dei pensionati sente di appartenervi.

Il potere d’acquisto delle pensioni è stato falcidiato dall’inflazione e dal mancato pieno adeguamento degli assegni dei pensionati del ceto medio.Applicare la perequazione per scaglioni, invece che per fasce, potrebbe essere un primo modo per ristabilire equità.

A chi obietta richiamando la presunta insostenibilità del sistema, ricordiamo che per consentire una reale sostenibilità finanziaria sarebbe meglio separare in maniera contabile la previdenza dall’assistenza. 6) Rafforzamento della previdenza complementare e degli investimenti: Calo demografico e discontinuità lavorativa daranno vita, nel tempo, a pensionati poveri.Il Secondo pilastro diventa quindi fondamentale.

Per non parlare del ruolo strategico che i fondi pensione possono giocare a sostegno dell’economia reale nel ruolo di investitori a lungo termine, non ancora adeguatamente incentivato.Per incentivare l’adesione alle forme di previdenza complementare occorrerebbe, quantomeno: incrementare il sotto limite in cifra fissa di deducibilità fiscale dei contributi fermo dal 2000; riportare l’aliquota di tassazione sui rendimenti in fase di accumulo a quella iniziale dell’11% o comunque non superando l’aliquota di tassazione delle rivalutazioni degli accantonamenti al Tfr (17%); dare la possibilità ai datori di lavoro e ai lavoratori di versare i contributi eccedenti il massimale Inps (attualmente 119.650 euro annui) alla previdenza di secondo pilastro per i ‘contributivi puri’ aumentando per costoro ulteriormente il limite di deducibilità fiscale dei contributi o prevedendo una specifica e separata misura agevolativa.  7) Miglioramento dell’accesso e della qualità della sanità: il miglioramento dell’accesso e della qualità delle cure sanitarie, finora garantiti esclusivamente dalle capacità e abnegazione del personale medico e ospedaliero, che ad oggi non è adeguatamente riconosciuto, non può che passare attraverso una più forte connessione fra sistema pubblico e fondi sanitari integrativi.

Questo collegamento diretto tra il benessere del ceto medio e la qualità dei servizi sanitari dovrebbe essere visto come il normale corrispettivo di quanto versato.Il ceto medio non può essere visto come tax player e mai come beneficiario di trasferimenti sociali.

Anche perché quando capita, come capita, di dover affrontare un evento invalidante e avverso, senza un’adeguata copertura il rischio di impoverimento colpisce anche chi ha un reddito superiore a 50mila euro all’anno.Inoltre, dal 1997 i contributi di assistenza sanitaria integrativa (versati dal datore di lavoro e dal lavoratore ad enti o casse aventi fini assistenziali sulla base di norme contrattuali o di regolamento aziendale) sono deducibili per un importo massimo di 3.615,20 euro che negli anni non è stato mai rivalutato.

La soluzione non può che diffondere il welfare integrativo nell’ottica di una efficiente collaborazione tra pubblico e privato e riconoscere un ruolo fondamentale ai fondi integrativi, ai fini della verifica dell’appropriatezza della prestazione, del controllo della spesa e della sua relativa emersione. 8) Nuove generazioni: per favorire l’occupazione dei giovani riteniamo opportuno mettere in piedi un dialogo costruttivo e costante tra il mondo del lavoro e quello della scuola, non solo con riferimento all’istruzione di tipo secondario, ma, altresì, per quella universitaria e post-universitaria.La ricetta risiede nella co-progettazione tra tutti gli attori coinvolti (scuola, impresa e giovani) in cui un ruolo chiave svolge la figura del tutor che può essere efficacemente ricoperta da figure manageriali.

Necessaria poi una formazione qualificata che sia continuamente allineata alle caratteristiche mutevoli del mondo del lavoro.In tale ottica, è fondamentale il potenziamento delle opportunità di formazione in contesto lavorativo mediante stage e tirocini professionalizzanti e percorsi di apprendistato.

Infine, gli incentivi per la nuova imprenditoria rappresentano una parte importante delle misure per sostenere i progetti d’impresa e favorire la partecipazione dei giovani alla sfida dell’innovazione e della crescita economica.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cassazione: Revoca Assegno di Divorzio per Convivenza con Nuovo Partner

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La Cassazione ha stabilito la revoca dell’assegno di divorzio in caso di convivenza stabile con un nuovo partner, segnando un importante precedente giuridico.

Cassazione: Revocato l’Assegno di Divorzio in Caso di Convivenza con un Altro

Negli ultimi anni, il panorama giuridico italiano in materia di famiglia ha visto un’evoluzione significativa, con una crescente apertura verso decisioni meno prevedibili e meno orientate a priori a favore delle parti tradizionalmente considerate deboli.Un esempio di questa tendenza è la recente sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito la revoca totale dell’assegno di divorzio quando l’ex coniuge vive stabilmente con un nuovo partner.

La Sentenza della Corte di Cassazione

Con l’ordinanza n. 13739/2024 del 17 maggio 2024, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che chiedeva la revoca dell’assegno di divorzio, motivata dalla convivenza stabile della sua ex moglie con un altro uomo.

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha sottolineato come questa decisione segni un importante precedente: non è sufficiente ridurre l’assegno, ma si può procedere alla sua revoca totale.

La Normativa di Riferimento

La revisione dell’assegno di divorzio è disciplinata dall’art. 9 della Legge n. 898 del 1970, che prevede la possibilità di modificare le condizioni economiche in presenza di cambiamenti significativi nella situazione patrimoniale e reddituale degli ex coniugi.La Corte ha stabilito che, nel processo di revisione, il giudice non deve effettuare una nuova valutazione delle condizioni economiche, ma deve limitarsi a verificare se le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio economico precedentemente raggiunto.

Il Caso Specifico

Nel caso in questione, la Corte d’Appello di Venezia aveva ridotto l’assegno di divorzio solo del 10%, nonostante il pensionamento dell’ex marito e la convivenza della ex moglie con un nuovo compagno.

La Cassazione ha ritenuto che la convivenza stabile della donna con un altro uomo rappresentasse un cambiamento significativo delle sue condizioni economiche, giustificando così la revoca dell’assegno.

Dati Statistici sulle Separazioni in Italia

Questa sentenza si inserisce in un contesto di crescenti separazioni in Italia, con differenze marcate tra Nord e Sud.Secondo i dati presentati al Convegno Nazionale dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, al Nord si registrano 383 separazioni ogni mille matrimoni, contro le 180 al Sud.

In particolare, Napoli si distingue per il numero crescente di matrimoni, segno di una tradizione ancora molto sentita.

Conclusioni

La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un importante passo avanti verso un approccio più equilibrato e imparziale nelle questioni di diritto di famiglia.Questa sentenza non solo segna un cambiamento nelle decisioni riguardanti gli assegni di divorzio, ma riflette anche una maggiore attenzione alle effettive condizioni economiche degli ex coniugi, piuttosto che a criteri predefiniti e generalizzati.

Cida-Censis, quasi il 50% di chi sente ceto medio vive timore declassamento

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(Adnkronos) – Si assiste da tempo a una lenta erosione del ceto medio italiano, ma ora il fenomeno è accelerato, e si rischia di perdere il pilastro della nostra società e il fondamento della nostra economia.Oggi il 60,5% degli italiani si sente di appartenere al ceto medio.

Prima ancora che una questione reddituale, essere ceto medio è una condizione di identità e status sociale percepito.Ma se nel passato aureo dello sviluppo italiano essere ceto medio significava sentirsi parte di un movimento collettivo in ascesa, oggi prevale la percezione di un declassamento socio-economico: il 48,8% vive il timore di una regressione nella scala sociale e il 74,4% ha la convinzione di un concreto blocco della mobilità verso l’alto. Questi i dati che emergono dal Rapporto Cida-Censis ‘Il valore del ceto medio per l’economia e la società’ commissionato da Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, e presentati oggi durante un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, aperto con i saluti istituzionali del vice presidente del consiglio e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani.  “L’obiettivo – ha spiegato il presidente di Cida, Stefano Cuzzilla – è comprendere qual è la percezione del Paese rispetto a quella classe intermedia, né ricca né popolare, che dal ‘miracolo economico’ in poi ha rappresentato il nostro cuore produttivo, e dare urgentemente voce a quasi metà della popolazione che sta vivendo una fase di declassamento e non è adeguatamente ascoltata”.  Questo nuovo periodo è dominato da una paura palpabile del blocco della mobilità sociale “non solo per i redditi più bassi – come specificato da Cuzzilla – ma anche per le fasce di reddito fino a 50.000 euro e oltre, che sono quelle che trascinano consumi e investimenti.

Certamente un netto distacco dall’ottimismo e dalle percezioni collettive di opportunità che un tempo erano diffuse tra noi.In fondo la parabola del ceto medio è la parabola vissuta dalla maggioranza delle famiglie italiane in più generazioni, passata da alti ritmi di crescita del Pil al suo rallentamento”. I dati sono emblematici: il Pil italiano è cresciuto del +41,6 tra il 1970 e il 1980, del + 25% nel decennio successivo, per poi proseguire nel lento declino, che segna solo un +17,9% negli anni Novanta, fino a crollare al +3,5% nel quadriennio 2019 – 2023.

Questo downsizing economico che coinvolge il ceto medio non è un fenomeno solo italiano ma riguarda l’insieme dei Paesi più avanzati, dagli Usa a gran parte dei Paesi Ue.Globalizzazione e cambiamenti tecnologici hanno spostato l’asse della creazione di reddito verso economie emergenti, svuotando le strutture produttive dei Paesi più avanzati che hanno perso occupazione di qualità, in termini di retribuzione e tutele.

Eloquente il dato sulle famiglie: in un ventennio, dal 2001 al 2021 il reddito pro-capite delle famiglie italiane è sceso del 7,7%, mentre la media europea saliva di quasi 10 punti percentuali, con le famiglie tedesche a +7,3% e quelle francesi a +9,9%. Ciò spiega perché il presente e il futuro sono segnati dalla paura del declassamento, da una propensione a difendere il proprio status quo più che a migliorarsi, con la convinzione che l’andamento del benessere nel tempo sia decrescente.Un’idea radicata nella pancia sociale del Paese, condivisa in pieno dalla maggioranza netta di persone che si sente parte del ceto medio: il 66,6% degli italiani (il 65,7% del ceto medio) è convinto che le generazioni passate vivevano meglio e il 76,1% degli italiani (75,1% del ceto medio) ritiene che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali.  “A me – ha sottolineato con forza Cuzzilla – preoccupa soprattutto questa assenza di speranza nel futuro se le aspettative calano, se non si crede più di poter migliorare la propria condizione, se si ritiene che le generazioni future staranno peggio di quelle attuali, sarà il Paese intero a pagare un prezzo altissimo.

E’ nostra responsabilità, come manager e come società civile, rispondere a questo cambiamento e intercettarne i bisogni prima che sia troppo tardi.Significa investire per avere un sistema costruito sulla triade più alto benessere economico – più alti consumi – aspettative crescenti.

Mentre oggi siamo in questa situazione: meno benessere economico – consumi ridotti – aspettative pessimistiche.Solo valorizzando l’impegno nel lavoro, il talento, le conoscenze e le competenze, è possibile riattivare i meccanismi di crescita”. Ne è convinto il 57,9% degli italiani, per i quali impegno e capacità non sono adeguatamente premiati (54,9% del ceto medio).

Inoltre, l’81% pensa sia giusto che chi lavora di più guadagni di più (80% del ceto medio), e il 73,7% ritiene legittimo e giusto che una persona talentuosa e capace possa diventare ricca (75% del ceto medio).  Inoltre di fronte alle complessità del contemporaneo, a processi epocali di transizione relativi alle nuove tecnologie o alla sostenibilità, l’87,1% degli italiani è convinto che solo un innesto massiccio e capillare di culture e pratiche manageriali potrà consentire quell’upgrading di funzionalità che oggi è richiesto al sistema Paese Italia.Per l’82,7% il bravo manager nelle aziende e negli enti è colui che sa trascinare e motivare gli altri.

Per l’84,4% degli italiani una più alta efficienza di imprese e Pubblica amministrazione richiede dirigenti fortemente orientati a premiare i più meritevoli ad ogni livello.In fondo già oggi il valore dei dirigenti si vede in molti ambiti complessi: l’85,8% delle famiglie è convinto che, se una scuola è ben gestita sul piano organizzativo, è più facile che garantisca anche buone performance didattiche e il 62,2% crede che avere manager come dirigenti nel servizio sanitario è un fattore di garanzia per i pazienti.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Kharkiv ancora sotto attacco, forze Kiev controllano 60% di Vovchansk

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(Adnkronos) – Le Forze Armate ucraine controllano “circa il 60%” di Vovchansk, nella regione di Kharkiv, ma la zona resta nel mirino di attacchi.Lo afferma il vice governatore Roman Semenukha, in dichiarazioni rilanciate da Rbc-Ukraine. “Stiamo affrontando bombardamenti continui.

Il nemico persiste nell’assalto, concentrandosi soprattutto sulle direzioni degli insediamenti di Lyptsi e Vovchansk – ha detto – Il nemico continua a cercare di allontanare le Forze Armate ucraine dal centro della città di Vovchansk.Circa il 60% della città è sotto il controllo delle Forze Armate ucraine e questo significa che gli attacchi son ben lontani dal fermarsi”. Negli ultimi mesi, le forze russe hanno preso l’iniziativa nel conflitto, mentre Kiev si trova ad affrontare una grave carenza di riserve e armi, in parte causata dallo stallo al Congresso Usa sul pacchetto di aiuti militari. Le forze russe hanno lanciato un assalto a sorpresa nella regione di Kharkiv il 10 maggio, che ha portato alla più grande conquista territoriale in un anno e mezzo.

Funzionari ucraini hanno accusato i soldati russi a Vovchansk di aver catturato dozzine di civili e di usarli come “scudi umani” per difendere il quartier generale del comando, ma la notizia non è stata ancora verificata in modo indipendente.  I bombardamenti russi hanno ucciso una persona nella regione meridionale ucraina di Kherson.Lo ha scritto su Telegram il governatore della regione Oleksandr Prokudi , aggiungendo che nell’attacco è rimasto ferito anche un uomo di 72 anni.

Kherson è stata riconquistata dalle forze ucraine alla fine del 2022, mesi dopo che le forze russe avevano invaso l’Ucraina, ma da allora la regione e la sua città più grande sono state oggetto di persistenti attacchi russi.   —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cesena Juve Stabia 2-2: Il podio e il contropodio gialloblu

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L’analisi espressa nel nostro podio e contropodio su Cesena – Juve  Stabia ci racconta della bellissima prestazione fornita al Manuzzi di Cesena dalle Vespe contro i romagnoli di Mister Toscano.Nell’ultima gara della stagione la Juve Stabia torna ad essere la versione sfrontata e propositiva vista in campionato, pareggiando a Cesena una gara in realtà dominata per larghi tratti dai gialloblù.

Doppio vantaggio per le Vespe, poi recuperate dai padroni di casa, più volte a rischio di subire il terzo gol prima della rimonta.Una chiusura di stagione che lascia ottime sensazioni in vista del meritato riposo e della Serie B che attende i Pagliuca Boys.

PODIO DI CESENA – JUVE STABIA

Medaglia d’oro:

Ad Andrea Adorante, che torna ad arrotondare i suoi numeri pazzeschi.

Dopo i 12 gol in campionato, il nove della Juve timbra il cartellino anche in Supercoppa consentendo ai gialloblù di prendere il largo sul Cesena.Piatto destro volante e vincente per Adorante, che sfoggia il senso del gol da attaccante vero dopo aver servito il cioccolatino del vantaggio che Mosti scarta e mette in rete per il primo gol della Juve Stabia.

Medaglia d’argento:

Proprio a Nicola Mosti, che col mancino stappa la gara.

Giusta rete anche per il 98, che con il suo arrivo ha contribuito a rendere imprevedibile e maggiormente qualitativa la Juve Stabia del girone di ritorno.Ottimo il suo lavoro tra le linee, fatto di strappi e passaggi di qualità.

Inevitabilmente meno esplosivo rispetto a quello di Adorante, il suo apporto alla causa stabiese è stato però altrettanto determinante per la promozione in cadetteria.

Medaglia di bronzo:

A Marco Bellich, già pronto per il palcoscenico della Serie B.L’ex Lucchese chiude una stagione da incorniciare mostrando le peculiarità del suo repertorio, ovvero precisione e fisicitá divensive, spesso oscurate dalle sue sorprendenti doti da bomber.

Ottima la prova del centrale, che nel finale di stagione non soffre l’assenza del socio Bachini, guidando bene anche Folino ed anzi affinando l’intesa con il compagno.

CONTROPODIO

Solo alle troppe, nitidissime, occasioni da gol sciupate che avrebbero invece, se sfruttate bene, trasformare la ripresa in un assedio finalizzato a trovare la clamorosa vittoria con cinque gol di scarto.Resta, però, la prestazione di assoluta qualità e tangibile orgoglio offerta della Juve Stabia al culmine di una grande stagione.

Sindrome della ‘testa che scivola sul collo’, come riconoscerla e trattarla

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(Adnkronos) – Nella mitologia greca, Atlante era stato condannato, per aver contrariato Zeus, a reggere sulle proprie spalle il peso dell’intera volta celeste.Per questo, la prima (C1) delle sette vertebre della colonna cervicale, quella che ha il delicato compito di sostenere il cranio, si chiama proprio ‘atlante’.

Il punto di contatto tra questa vertebra dalla forma particolare, la seconda vertebra cervicale (il cosiddetto dente dell’epistrofeo) e la base cranica è detta giunzione cranio-cervicale. “E’ un punto molto delicato – spiega Massimiliano Visocchi, associato di neurochirurgia all’università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uos di Chirurgia della giunzione cranio-cervicale, Fondazione policlinico Gemelli Irccs – che può essere interessato da una serie di patologie infiammatorie, degenerative, neoplastiche e traumatiche che possono dar luogo ad una ‘spondilolistesi’, cioè la ‘malattia della testa che scivola sul collo'”. “Questo tipo di condizione – prosegue – può comparire nelle persone con problemi dismetabolici (sindrome di Down, mucopolisaccaridosi, iperparatiroidismo, malattia di Paget), infiammatorie (artrite reumatoide, sindrome di Griesel), con tumori della giunzione cranio-cervicale, ma anche a seguito di un evento traumatico come un incidente stradale, uno schiaffo dietro la nuca, un incidente durante una partita di tennis o di calcio, una caduta sugli sci, che porti a una frattura della prima o seconda vertebra cervicale e a una dislocazione della giunzione cranio-cervicale.Tutte queste problematiche possono portare a un’instabilità della colonna che va risolta in genere chirurgicamente – sottolinea – in urgenza nel caso di un incidente traumatico o in elezione nelle altre patologie”. I sintomi di questa condizione possono essere diversi. “Il paziente può presentare un dolore che insorge con i movimenti della testa, formicolii agli arti, un’andatura instabile (cosiddetta atassica o paraparetica).

In alcuni casi si può avere perdita del controllo dello sfintere urinario”, elenca Visocchi.Di fronte a questi sintomi il neurochirurgo chiederà indagini radiologiche. “La radiografia dinamica evidenzierà l’anomalo rapporto tra le prime vertebre cervicali e la base cranica, in relazione ai movimenti del capo”, mentre la Tac e la risonanza magnetica consentiranno di valutare in maniera approfondita il danno da trattare.  Nei casi meno gravi si può tentare di ridurre questa dislocazione posizionando il cosiddetto collare di Halo-Vest, un’areola metallica intorno alla testa, fissata con delle viti al cranio e collegata con barre metalliche ad una sorta di corsetto toracico rigido. “Si tratta di un sistema di contenzione esterna temporanea, che si indossa per qualche mese e può fare da ponte all’intervento chirurgico – spiega ancora Visocchi – che immobilizza e protegge la colonna cervicale e il collo dopo una frattura o dislocazione delle prime vertebre cervicali.

In alcuni tipi di frattura l’immobilizzazione con Halo-Vest porta alla guarigione per consolidamento della vertebra.In altri casi è necessario invece ricorrere all’intervento chirurgico, che consiste nel bloccare tra loro queste vertebre, utilizzando quattro viti e due barre in titanio.

In passato veniva bloccato il cranio su tutto il collo, mentre oggi la base cranica viene bloccata solo sulle prime due vertebre cervicali”.  L’intervento dura circa 3 ore e non è necessaria riabilitazione.Ma si tratta di un’operazione complessa per cui è bene affidarsi a centri con grande esperienza. “Nell’arco degli ultimi 10 anni – conclude l’esperto – abbiamo operato un centinaio di casi: siamo un centro di riferimento in Italia e anche l’unica università al mondo che dispone di un centro di ricerca, di un master di II livello e di un’unità operativa, espressamente dedicata alla chirurgia della giunzione cranio-cervicale”. —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Morto Dimitri Iannone de Il Collegio, tra vittime incidente Villa Literno

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(Adnkronos) –
Dimitri Iannone, ex concorrente de Il Collegio, è una delle vittime del grave incidente avvenuto in via delle Dune a Villa Literno (Caserta) tra sabato e domenica.Nello scontro tra due auto sono morti in tre, una ragazza di 20 anni e due ragazzi di 23 e 24 anni, mentre sono rimasti feriti gravemente altri tre giovani.  Dimitri Iannone, 24 anni, aveva partecipato alla prima stagione del docu-reality in onda su Rai2 quando di anni ne aveva 17.

Adottato quando aveva 5 anni, era di origini ucraine.Di lui i genitori avevano detto che non amava troppo le regole.Per lui era arrivata presto l’espulsione dal programma dopo aver sfidato apertamente il preside quando aveva minacciato di cacciare il primo che usciva dall’aula.  A ricordare il giovane tra i tanti c’è anche Andrea Maggi, professore di italiano del Collegio. “Caro Dimitri – scrive – questo è quel genere di post che non avrei mai voluto scrivere.

Ho saputo adesso dell’incidente che ti è costato la vita.Non ho potuto fare altro che andare a riguardarmi il video del falò che abbiamo fatto nella prima edizione.

Lo ricordi?In quella prima edizione del Collegio eravate delle autentiche pesti, ma la sera del falò qualcosa è cambiato.

Ricordi quando Veronica lesse la sua poesia?Ricordi il suo smarrimento di fronte a un mondo che le sembrava troppo duro, troppo complicato?

Al termine della lettura della sua poesia scoppiò a piangere e tu la guardasti con uno sguardo carico di compassione”. “Non credere che non l’avessi notato.Vi dissi che la vita non va vissuta superficialmente, come facendo lo sci d’acqua, ma andando in profondità, come fanno i palombari, per esplorare i meandri più bui; perché è lì che troviamo noi stessi.

So che ascoltasti quelle parole e che ti colpirono, perché poi ti avvicinasti a Veronica e la stringesti in un abbraccio, come molti altri dei tuoi compagni”, aggiunge. “Eravate tutti dei ragazzi di cuore.E l’idea che adesso tu non ci sia più mi distrugge.

Non oso immaginare il dolore dei tuoi compagni di collegio, né tantomeno quello dei tuoi genitori, che ti amavano infinitamente, e a cui va il mio abbraccio.Caro Dimitri, le lacrime mi impediscono di andare avanti, ma vorrei scriverti ancora una cosa: sono felice di averti conosciuto perché anche tu, come tutti i giovani che incontro nel corso della mia carriera, hai saputo insegnarmi qualcosa.

Noi che siamo ancora qui, adesso dobbiamo aumentare gli sforzi affinché tragedie come la tua non accadano mai più.Ti sia lieve la terra.

Il tuo professore”, conclude.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Vaccini: da Longevitas campagna prevenzione per over 65, primo focus su zoster

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(Adnkronos) – Prevenzione, sani stili di vita, importanza della vaccinazione: parole chiave per un invecchiamento positivo e in buona salute.E’ questo il tema al centro di una vasta campagna promossa dalla Fondazione Longevitas con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone, ottimizzare e ridurre, attraverso lo sviluppo di una sana longevità, la spesa sanitaria, consentendo importanti risparmi da reinvestire in salute.

La campagna si articolerà attraverso la realizzazione di iniziative educazionali e di prevenzione rivolte agli over 65, con un importante focus sulla prevenzione vaccinale quale strumento di tutela della propria salute.La prima tappa si è svolta oggi a Milano, presso la sala Gonfalone della Regione Lombardia, alla presenza delle istituzioni regionali, con un convegno intitolato ‘Mantenersi in salute grazie alla prevenzione vaccinale dell’adulto: l’esempio del vaccino contro l’Herpes zoster’. L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno globale con cui si confrontano oggi le comunità e i sistemi sanitari, in un contesto in cui la vaccinazione rappresenta una fondamentale arma di prevenzione – è emerso dall’incontro – come è il caso della vaccinazione contro l’Herpes zoster, mezzo efficace per prevenire l’infezione e ridurre il rischio di complicanze.

Nel convegno di oggi si è parlato del rapporto tra ‘Healthy Ageing’ e prevenzione vaccinale dell’Herpes zoster, approfondendo le cause, i sintomi, le diagnosi e i trattamenti, del ruolo del Gruppo tecnico nazionale sulle vaccinazioni e del Piano nazionale di prevenzione vaccinale, delle politiche di prevenzione nella Regione Lombardia e della centralità del ruolo dei medici di medicina generale. “Regione Lombardia offre gratuitamente il vaccino per quelle fasce di popolazione particolarmente sensibili a questo tipo di virus come diabetici, cardiopatici e immunodepressi, solo per fare qualche esempio, ed è gratuito per tutti i soggetti nel sessantacinquesimo anno di età”.Così Emanuele Monti, membro Cda Aifa, presidente IX Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia e già presidente della Commissione Sanità, consigliere regionale Lombardia, che ha sottolineato: “Può essere offerto in co-somministrazione con il vaccino antinfluenzale anche se, a differenza di quest’ultimo, può essere effettuato in qualsiasi momento dell’anno”.  “Per allargare la copertura del vaccino anti-Herpes zoster è fondamentale una campagna vaccinale dove i tanti stakeholders collaborano con gli enti del territorio, i medici di medicina generale e la rete di farmacie – ha aggiunto Monti – Fare comunicazione è fondamentale, per questo iniziative come quella di oggi con momenti formativi sono fondamentali così da raggiungere sempre più persone.

Grazie alla prevenzione vaccinale possiamo alleggerire la pressione sugli ospedali, sulle visite e, chiaramente, evitare le dolorosissime eruzioni cutanee e infiammazioni che il ‘Fuoco di Sant’Antonio’ comporta nei pazienti”. “Le persone anziane sono particolarmente suscettibili alle malattie infettive, anche di tipo virale, per un indebolimento del sistema immunitario legato alla presenza di malattie croniche e/o fragilità – ha evidenziato Giuseppe Bellelli, professore di Geriatria all’università di Milano-Bicocca e direttore Uoc Geriatria dell’Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza – Le complicanze da Herpes zoster possono essere estremamente invalidanti per queste persone.Si pensi ad esempio alla nevralgia post-erpetica, ma si consideri anche che lo zoster può provocare perdita di autonomia, problemi cognitivi, ansia, depressione, insonnia e isolamento sociale.

La prevenzione tramite vaccino è dunque cruciale soprattutto per le persone anziane, specie se fragili e con malattie croniche.I dati di letteratura ci dicono che i vaccini contro Herpes zoster sono efficaci e sicuri anche nelle persone anziane e che l’efficacia si mantiene nel tempo.

E’ necessaria una campagna di sensibilizzazione della popolazione anziana che miri a migliorare i tassi di copertura vaccinale, purtroppo ancora sub-ottimali”. “L’invecchiamento della popolazione richiede una risposta attiva e mirata da parte dei sistemi sanitari – ha osservato la presidente della fondazione Longevitas, Eleonora Selvi – La prevenzione vaccinale ha un ruolo cruciale, poiché protegge gli adulti da patologie che possono avere gravi conseguenze sulla loro salute e qualità di vita, specialmente per i più fragili.Nel caso specifico dell’Herpes zoster, il 90% degli adulti ha già contratto il virus della varicella e potrebbe sviluppare il Fuoco di Sant’Antonio, che è possibile prevenire attraverso la vaccinazione: quest’ultima può ridurre i ricoveri ospedalieri e le visite mediche, prevenire le complicazioni a lungo termine e di conseguenza alleggerire i costi per il Ssn, migliorando l’efficienza delle risorse sanitarie.

Promuovere la pratica vaccinale tra gli adulti, in conclusione, è essenziale per garantire una popolazione più sana e attiva, ed è un investimento nel futuro sostenibile della nostra società sempre più longeva”. “Finalmente i pazienti hanno la possibilità di essere vaccinati contro l’Herpes zoster dal loro medico di famiglia – commenta Paola Pedrini, segretario generale Fimmg Lombardia – E’ importante valorizzare il ruolo del medico di medicina generale nella gestione complessiva della strategia vaccinale.Proprio il particolare rapporto di fiducia con i suoi assistiti lo rendono determinante per la promozione, l’organizzazione e la facilitazione della prevenzione di patologie, con significative ripercussioni sulla salute della comunità e conseguentemente sulla sostenibilità del sistema”.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ascolti tv, 2.348.000 spettatori per ‘Makari’ in replica

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(Adnkronos) – Su Rai1 nel prime time di ieri sera la replica di ‘Makari’ è stata vista da 2.348.000 telespettatori pari al 14,7% di share mentre su Canale 5 ‘L’Isola dei Famosi’ – in onda dalle 21,32 all’1,18 – ha totalizzato 1.972.000 telespettatori e il 16,2% di share.Terzo posto per Rai3 con ‘Report’ che ha raggiunto 1.782.000 telespettatori e uno share del 10,2%. Fuori dal podio su Italia1 ‘Jack Ryan – L’Iniziazione’ è stato seguito da 1.094.000 telespettatori pari al 6,8% di share mentre su Rai2 ‘9-1-1’ ha interessato 746.000 telespettatori (share del 4%) e ‘9-1-1: Lone Star’ ne ha conquistati 796.000 ottenendo uno share del 4,5%.

Sul Nove ‘Che Tempo Che Fa – Best Of’ ha ottenuto invece 618.000 telespettatori e il 3,5% di share mentre su Retequattro ‘Zona Bianca’ ha totalizzato 598.000 telespettatori e il 4,5% di share.Chiudono gli ascolti del prime time La7 con il film ‘L’uomo della pioggia’ seguito da 455.000 telespettatori (share del 2,92%) e TV8 con ‘MasterChef Italia’ visto da 414.000 telespettatori (share 2,9%). Nell’access prime time sulla rete ammiraglia di viale Mazzini ‘Affari Tuoi’ ha registrato 4.948.000 telespettatori e il 27,1% di share mentre su Canale 5 ‘Paperissima Sprint’ ha interessato 2.572.000 telespettatori, pari a uno share del 14,16%.

Nella fascia preserale su Rai1 ‘L’Eredità weekend’ ha ottenuto il 24,2% di share e 3.307.000 telespettatori mentre su Canale 5 ‘La Ruota della Fortuna’ ha totalizzato 2.572.000 telespettatori e il 14,16% di share. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)