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Il Punto – 16 febbraio

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Continuiamo ad analizzare i primi due anni del governo Renzi. In realtà l’anno degli interventi importanti sul mercato del lavoro è stato il 2015, sul quale ci sono freschi freschi i dati Inps. Le 600 mila assunzioni nel privato, prevalentemente a tempo indeterminato sono in buona parte effetto del Jobs act e della decontribuzione per i nuovi assunti (con i risultati visibili nel grafico pubblicato qui). Rovescio della medaglia: la crescita economica (0,7 per cento) rimane tra le più basse d’Europa e quest’anno la decontribuzione non c’è quasi più.Sulla concorrenza il governo aveva presentato subito un disegno di legge (in attuazione di una legge del 2009 rimasta lettera morta sotto Berlusconi, Monti e Letta). Poi però il ddl, il cui iter parlamentare è ancora in corso, ha perso i pezzi sotto i colpi delle lobby. Mentre lo sviluppo della banda larga sembra decollare dopo diversi cambi di programma. Risultati a metà anche sulla promessa diminuzione di tasseIl bonus di 80 euro, la decontribuzione temporanea sulle assunzioni a tempo indeterminato, l’abolizione della Tasi sulla prima casa sono tagli veri ma poco coerenti tra loro e fatti in deficit sotto la coperta delle clausole di salvaguardia. Sui beni culturali i fiori all’occhiello del biennio sono il progetto Pompei e 20 nuovi direttori di musei dotati di ampia autonomia. L’inversione di tendenza si scontra però con l’esiguità degli interventi (rispetto al patrimonio archeologico e artistico da gestire) e – in modo meno visibile – con una poco meritocratica assegnazione dei fondi per lo spettacolo. Mentre il Parlamento discute una revisione della legge sulloscioglimento dei comuni per mafia, vale la pena ricordare gli effetti dei commissariamenti compiuti: riduzione di spese, selezione più dignitosa della classe politica, punizione elettorale dei partiti coinvolti, influenza positiva sui territori limitrofi. 

  • Meno precari, ma la crescita è ancora un problema
    16.02.16
    Pietro Garibaldi

    Uno degli obiettivi del governo era ridurre la precarietà. E i dati dell’Inps ci dicono che nel 2015 è in effetti diminuita. In ogni caso, un aumento dell’occupazione dello 0,5 per cento con una crescita economica dello 0,7 non è da buttare. Perché il male italiano resta sempre la ripresa debole.

  • Concorrenza e mercati: i due approcci del governo
    16.02.16
    Michele Polo

    Su concorrenza e mercati, il governo Renzi ha avuto la capacità di mettere in agenda temi in rottura con il passato. Ma si è visto anche un intrecciarsi di visioni più dirigiste e approcci più liberali. I casi della legge sulla concorrenza e del piano strategico per lo sviluppo della banda larga.

  • I rischi di un fisco incoerente
    16.02.16

    Massimo Baldini

    Il calo della pressione fiscale è uno degli obiettivi principali del governo Renzi. Bonus di 80 euro e taglio dei contributi per assunzioni a tempo indeterminato puntano a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Ma l’abolizione della Tasi ne contraddice la logica. Incognita clausole di salvaguardia.
  • Anche la cultura fa Pil
    16.02.16
    Luciano Canova

    Nel settore cultura il bilancio dei due anni di governo Renzi è sostanzialmente positivo. Come minimo c’è stata un’inversione di tendenza rispetto agli anni passati. Avviato il grande progetto per Pompei e garantita l’autonomia ai più importanti musei. Il nodo del fondo unico dello spettacolo.

  • Come cambiano i comuni sciolti per mafia
    16.02.16
    Gianmarco Daniele e Sergio Galletta

    Non ha messo fine all’influenza della criminalità organizzata sulla politica locale, ma la norma sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa sembra avere effetti positivi sulla selezione della classe politica. Mentre i partiti colpiti ottengono meno voti alle elezioni successive.

Facciamo un invito ai tifosi

Il Corriere del Mezzogiorno scrive: Invitiamo tutti i tifosi come noi a fare mente locale su quello che, dopo tre o quattro giornate, sembrava il destino del Napoli di quest’anno: un torneo nell’anonimato, nessuna aspirazione, la malinconia di osservare da lontano la cavalcata di Juve, Roma, Inter e Fiorentina; una probabile sostituzione in corso d’opera della conduzione tecnica; la fuga certa dei campioni da una barca in evidente affondamento. Invece ci ritroviamo a recriminare per una sconfitta di misura e probabilmente immeritata nella tana del lupo, a un punto dalla vetta e sette dal terzo posto, in grado di sciorinare il gioco più bello d’Europa. Non ci pare poco. Insomma, questo campionato fatto di tredici giornate comincia adesso e va affrontato con forza e compattezza, nella consapevolezza che l’occasione di giocarsi qualcosa di tanto importante non capita spesso. Si tratta di mettere in campo il coraggio, la voglia di esserci e la speranza. Si tratta di dimostrare che tutti, squadra, società e città, remano nella stessa direzione. E remano con forza.

Le 3 E di Messina (Mauro Lo Piano)

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Messina, per parlare di questa bellissima Citta’ che si affaccia sull’omonimo Stretto bisogna conoscerne i Regolamenti: iniziamo dalla base, quello sullo smaltimento dei rifiuti.
 
  • Efficacia, 
  • Efficienza 
  • Economicità 
    
Sono le 3E che dovrebbero tutelarne la Sicurezza Igienico Sanitaria, dalla raccolta dei rifiuti urbani, alla loro pesatura, fino al loro smaltimento. 
 
Purtroppo :
 
La Citta’ di Messina, nonostante sia strapiena di Regolamenti, si trova sempre nelle posizioni finali, maglia nera perenne di una classifica stilata dal Sole 24 Ore. 
 
1 Bolzano               
2 Milano  
3 Trento  
4 Firenze  
5 Sondrio  
6 Olbia  
7 Cuneo  
8 Aosta  
9 Siena  
10 Ravenna  
     
 
Messina purtroppo occupa la posizione n. 104 su 110 Citta’ prese in esame.
 
I criteri di valutazione per una Citta’, per essere considerata vivibile, sono :
 
  • Piano Regolatore Edilizio.
  • Gestione dei Rifiuti 
  • Decoro Urbano 
  • Verde Pubblico 
  • Strade  
  • Trasporti 
  • Controllo Idro Geologico del Territorio
Discorso a parte perquanto riguarda le Autostrade che “bagnano” Messina, parlo della ME CT e  ME PA, fanno parte sempre di una priorita’, ma sara’ affrontata in un secondo momento.
 
Messina, e’ orfana di tutti questi requisiti, inutile riaprire le voragini di sempre sulle strade, sulla Gestione dei Rifiuti sul verde pubblico e via dicendo, potremmo parlare per mesi, le conclusioni a cui arriveremmo sarebbero solo catastrofiche.
 
i Regolamenti ci sono, sono belli solo per presa visione o cultura personale, l’unica vera disgrazia per i Messinesi e’ quella di non aver avuto negli ultimi 40anni Sindaci e Giunte Comunali, ne’ all’altezza ne’ alla portata dei loro compiti istituzionali. Hanno governato con il minimo sforzo e con il massimo dell’inefficienza. Ogni Sindaco che si e’ insediato negli anni a Messina ha parlato dell’inefficienza del suo predecessore, e di un lascito finanziario disastroso, uno scaricabarile vergognoso.
 
Il Sindaco Accorinti, lo si deve considerare un  Primus inter Pares tra i suoi predecessori, dal momento della sua elezione non si e’ dimostrato per competenza ne’ capacita’, la persona giusta per ricoprire la carica di 1° Cittadino, L’unico dato positivo nel suo iter burocratico, potrebbe essere quello di non essere in balia delle forti correnti politiche che da sempre hanno agitato le acque dello Stretto di Messina. 
 
Piano di Risanamento :            
 
Sembra certo che la Regione Sicilia inviera’, speriamo per posta prioritaria, e non chiusi in una “busta”, qualche decina di milioni di euro, che dovrebbero servire per il piano di risanamento della Citta’, speriamo che questi soldini vengano usati per gli scopi prefissati e che non vengano stornati per soddisfare altre esigenze. Non dimentichiamo che a Messina migliaia di nostri Concittadini vivono ancora nelle baracche, sono passati piu’ di 100 anni dal terremoto del 1908. Sono stati costruiti degli alloggi popolari, che non sono bastati a soddisfare le esigenze di centinaia di famiglie che ancora sono in lista d’attesa. 
 
La risposta a tutti i problemi ancora irrisolti, la potrebbero dare i Cittadini Messinesi quando saranno chiamati alle urne: che non venga dato come e’ spesso accaduto un voto amico, ma bisognerebbe concentrare le preferenze verso una persona che abbia le capacita’ giuste.

Quando Reina parò 7 rigori e portò il Villarreal in Champions

Il Mattino, ricorda che il portiere del Napoli ha giocato per tre anni nella squadra del Villarreal e che quindi quella di giovedì sarà una sfida particolare per Pepe Reina. Il quotidiano con un reportage ha unito i ricordi dei compagni di squadra di Reina che all’epoca si impose a vent’anni come titolare indiscusso proprio nel Villareal, in una squadra giovane e ambiziosa, allenata inizialmente da Víctor Muñoz. La sua più grande stagione di cui si ricordano i tifosi del Submarino Amarillo è la terza, quando il Villarreal conquistò l’accesso alla Champions League grazie a un sorprendente terzo posto e l’attuale portiere azzurro parò ben 7 rigori su 9 in campionato, dando le prime dimostrazioni di quella che tutt’oggi è una sua specialità. 

Ma quale sfortuna, la resa di Torino ha motivazioni precise

La Repubblica scrive sulla sconfitta contro la Juventus: “Macché sfortuna, la dolorosa resa contro la Juve ha avuto delle motivazioni precise e la squadra ne ha doverosamente preso atto, evitando di lasciarsi incantare dai complimenti elargiti con sospetta generosità a Sarri e ai suoi giocatori da Allegri, Buffon, Khedira (e pure da critici di solito feroci) dopo la resa di Torino. Ridurre tutto alla sfortunata deviazione di Albiol sul sinistro di Zaza, che ha solo messo il timbro su una prova negativa e per certi versi deludente, anche sullo 0-0, poteva essere un esercizio di autolesionismo: oltre che di superficialità e presunzione. Soltanto chi non ha mai visto all’opera gli azzurri in questa esaltante stagione, del resto, può esaltarne la controprestazione dello Juventus Stadium: senza nemmeno lo straccio di un tiro in porta in 93’. Oppure chi spera, a partire dagli avversari, che Hamsik e compagni non si rendano conto di aver sbagliato e finiscano per ripetere in futuro gli stessi errori”.

ab/arte (BS) Sabato 20 febbraio alle ore 18, inaugurazione con aperitivo della mostra d’arte “Amor gentil signore”, opere di Luigi Tessoni

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Mostra d’arte “Amor gentil signore”. Opere di Luigi Tessoni (Parma 1929 – 1988), accostate a poesie d’amore del Trecento di: Francesco di Vannozzo, Matteo Correggiaio, Matteo Frescobaldi, Sennuccio Del Bene, Simone Serdini.

 

Luigi Tessoni ha fatto parte della “Nuova Figurazione”, e la mostra ne presenta un passo come appartenente a questo gruppo artistico

che sul finire degli anni ’50 nasce dall’informale per recuperare il dato figurativo appiattito dall’astrazione e dalla Pop Art che di lì a poco sarebbe arrivata a dominare l’esperienza di molti artisti. In questa esposizione, infatti, ci sono le istanze del realismo alla metà del Novecento, comuni a Giacometti e Vespignani, con l’autonomia della poesia nella sensibilità di un tema – l’amore – come iconografia d’incontro tra l’artista e i versi destinati a un colloquio con il pubblico, nell’urgenza di una contemporaneità da rivalorizzare. Ecco, dunque, la “figurazione” per comunicare la prospettiva di un ordine esistenziale necessario nella libertà dell’arte, e la “poesia” che nei secoli rimane uguale a se stessa quando è maestra di vita nella lezione dell’umanesimo in cui tutto diventa speranza, mentre oggi assistiamo a una sorta di ricerca nichilista nello sconforto che travisa anche l’amore.

 

La mostra, a cura di Andrea Barretta, con Francesco Di Vannozzo, Matteo Correggiaio, Matteo Frescobaldi, Sennuccio Del Bene, Simone Serdiniun itinerario messo in scena da Riccardo Prevosti, prosegue fino al 26 marzo  2016 nei giorni e negli orari di seguito indicati.

ab/arTe

Vicolo San Nicola, 6

25122 Brescia

Tel. 030 3759 779

Orario:

giovedi, venerdi e sabato 9,30 – 12,30 e 15,30 – 19,30

Gabbiadini titolare e Higuain in panca al Madrigal

La Gazzetta dello Sport si sofferma sulla dipendenza del Napoli dalle prestazioni di Gonzalo Higuain.“L’incidenza di Higuain nei risultati del Napoli è stata notevole: quando non ha segnato il Pipita (Sassuolo, Empoli, Carpi, Milan, Genoa, Roma, Torino e Juve) gli azzurri hanno conquistato 10 punti in 8 partite (il bilancio è di 2 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte) mentre la media punti in caso di gol dell’argentino si impenna addirittura a 2,70. In pratica, quando Higuain va in rete il Napoli ha ottime possibilità di vincere. Ecco perché Sarri non rinuncia mai al suo campione con la maglia numero nove ed ecco perché in casa del Villarreal potrebbe farlo rifiatare per averlo fresco con il Milan. Questione di priorità ed in questo momento il campionato sembra essere più «accessibile» di una Europa League lunga e ricca di insidie” Lo stesso quotidiano non esclude un Pipita in panchina al Madrigal di comune accordo col tecnico in vista del posticipo con Gabbiadini titolare.

Grassi corre verso il Milan!

Come riferisce l’edizione odierna del Corriere dello Sport, Alberto Grassi corre verso il Milan. A Castel Volturno il centrocampista già lavora col gruppo, non per l’intera seduta di allenamento ma ha comunque iniziato a nutrire la speranza di tornare a disposizione per la prossima gara di campionato. L’obiettivo, sebbene non ancora certificato, è di certo possibile. Nonostante l’operazione al menisco del solo 28 gennaio scorso, con oggi e domani dove continuerà a svolgere terapie in sede per completare la tabella personalizzata. L’ex Atalanta ha già cominciato a calciare, sta decisamente meglio. Di certo però non sarà disponibile per il doppio match col Villareal, poiché non inserito nella lista Uefa. 

Pavia, rubavano il cibo dalle cucine dell’ospedale: 13 dipendenti arrestati. Sono accusati di 222 furti

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L’ospedale San Matteo

La polizia al Policlinico San Matteo grazie alla denuncia di un ex dipendente di una cooperativa che non voleva partecipare “all’andazzo di ruberie”

Sono 222 gli episodi che la polizia di Pavia dice di aver documentato a partire dal 2013. 222 furti messi a segno nei locali cucina della mensa del Policlinico da una cinquantina di persone. L’indagine, portata avanti dalla squadra mobile, si è conclusa con 13 arresti domiciliari e 48 persone indagate per peculato e furto aggravato.

Tutto è partito dalla denuncia sporta da un ex dipendente della cooperativa per i servizi ausiliari di  pulizia nell’ospale, costretto a licenziarsi perché, hanno ricostruito gli investigatori, “non incline ad adeguarsi all’andazzo di ruberie di cibo all’interno dei locali della mensa-cucina”

Così le “stupide” armi russe fanno strage di civili. GIANLUCA DI FEO*

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LA PRECISIONE è un optional. Perché gli stormi russi che colpiscono in Siria seguono la vecchia dottrina della guerra totale: conta solo la potenza di fuoco. Tonnellate e tonnellate di esplosivo, fino a sbriciolare le città. Non ci sono scrupoli. E non si usano quasi mai armi “intelligenti”: i caccia seminano centinaia di bombe “stupide”. Sganciano ordigni “a caduta libera” con quintali di tritolo come si faceva nella seconda guerra mondiale, sparano raffiche di razzi che spazzano via interi condomini, seminano micidiali cluster bomb che disperdono grappoli di mine tra le macerie. “Un solo mese di raid russi ha causato lo stesso numero di morti civili provocato dalla campagna aerea statunitense in Iraq e Siria in un anno e mezzo”, stima Chris Wood, uno degli animatori dell’ong Airwars che analizza gli effetti delle operazioni militari americane: “Nell’ottobre 2015 i caccia di Mosca hanno ucciso tra i 345 e i 501 civili in Siria, mentre il bilancio attribuito alla coalizione occidentale in 18 mesi è compreso tra 520 e 586 vittime”. È dal 1999 che le aeronautiche della Nato non usano più bombe “stupide”. Gli aerei americani, europei e persino quelli dei loro alleati arabi utilizzano ordigni con sistemi di guida – tramite coordinate satellitari, puntatori laser o monitor televisivi – che cercano di ridurre i margini di errore negli attacchi. Sono state addirittura progettate armi a misura di “missioni di pace” – l’eufemismo che caratterizza gli interventi occidentali dell’ultimo ventennio – come le bombe di piccolo diametro che non si frantumano in schegge, utilizzate anche dai Tornado italiani in Libia. Gli ufficiali che pianificano le incursioni sono obbligati a redigere valutazioni preventive del rischio: in Iraq nel 2003 il Pentagono riteneva accettabile il pericolo di uccidere 30 civili in un singolo attacco. Poi il limite di questa cinica contabilità è stato ridotto a 7 vittime “non combattenti” nel 2007 e a una soltanto nei blitz afghani. I russi invece hanno altre priorità. E in Siria oggi vogliono solo chiudere la partita il prima possibile. Qualunque sia il costo per la popolazione.

*larepubblica

“È il momento di dimostrare a tutti che siamo una squadra vera”, Reina parla da leader

La Repubblica sul confronto avvenuto ieri a Castel Volturno: “Dirà il tempo se dal confronto di ieri scaturirà un’altra svolta: anche in questa occasione con Pepe Reina protagonista. «È il momento di dimostrare a tutti che siamo una squadra vera»,è il concetto ribadito ad alta voce nello spogliatoio: spalleggiato dal connazionale Albiol. I due spagnoli sono i leader del Napoli e il trait d’union con Sarri: già al lavoro per ripartire di slancio e trasformare in una parentesi negativa la sconfitta con la Juventus. I presupposti ci sono tutti: dalla voglia di rivalsa che anima la squadra alla forza di un gruppo al gran completo, a cui da ieri s’è aggregato pure il nuovo acquisto Grassi”.

Discorso-dibattito tra Sarri e squadra a Castel Volturno

La Gazzetta dello Sport parla del day after a Castel Volturno dopo la sconfitta contro la Juventus nei minuti finali: “Reagire è il verbo che è stato più utilizzato ieri nella riunione fiume di Castel Volturno alla ripresa degli allenamenti. Un discorso-dibattito quello tra Sarri e la squadra durato 45’: mai prima d’ora c’era stato un confronto così lungo al martedì. Albiol, Hamsik, Higuain e proprio Reina (il più arrabbiato per lo spazio concesso a Zaza) sono i primi che vogliono trascinare i compagni. Nello spogliatoio si è parlato di come rialzare la testa e dal modo in cui il gruppo si è allenato la sensazione è di una squadra caricata a pallettoni. Sarri e i calciatori sono convinti che dallo Stadium il Napoli non sia uscito ridimensionato, risultato a parte, e che si debba ripartire credendo ancor di più nella filosofia di gioco impostata”.

Se il colore tradisce il pittore ELENA PONTIGGIA*

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Ma le opere d’arte vere sono anche un po’ false? I colori che vediamo nei quadri del passato (quelli autentici, per carità!) possono essere artefatti, o comunque non essere più quelli che avevano pensato e dipinto i loro autori? A volte sì. Può capitare che un colore invecchiando cambi, come la capigliatura di chi ha superato una certa età. Solo che in quel caso non c’è tintura che tenga, o comunque i procedimenti sono difficili. 

Pensiamo naturalmente alla Camera ad Arles di Van Gogh, di cui riferisce nel giornale Vittorio Sabadin. Montagne di esegesi, di critiche, di riflessioni azzerate in un attimo, annullate dalla scoperta che il celeste vangoghiano era in realtà un viola. Ma non è l’unico caso. Prendiamo la Cappella Sistina. Un grande pittore come Burri si indignava di fronte al restauro che aveva rivelato le gradazioni chiare usate da Michelangelo: “Il gelato! Viene fuori il gelato!”. Eppure il restauro aveva ragione. La dominante scura era un falso dovuto a polvere e sporco. Si sarà rivoltato nella tomba Picasso che, quando nel 1917 aveva visitato i musei vaticani, era passato davanti a Raffaello dicendo spavaldamente: “Beh, questo si può fare”, ma poi davanti ai blu del maestro toscano era rimasto sgomento. “Questo è più difficile” aveva ammesso. E invece quel blu non era mai esistito. Michelangelo era, per così dire, vissuto nell’età del manierismo e aveva cercato i colori più ambigui, cangianti, iridescenti, non il tono mentale che aveva incantato il padre del cubismo.  

E Seurat e Signac? Una vita trascorsa a calibrare la scala dei colori, a calcolare i complementari come fossero tabelline, a misurare le gradazioni di timbri e toni e a teorizzarle. E invece tutta quella loro arte-scienza oggi è spesso inservibile, perché se si guardano certi loro quadri (per non dire tutti) i colori si sono modificati e i conti non tornano più. Per fortuna che un dipinto non è soltanto cromatismo, e la magia della Grande-Jatte, quel pigro pomeriggio in cui non succede niente tranne l’arte, rimane intatta. 

A voler cercare l’autentico e l’inalterato, comunque, c’è da disperarsi. Dieci anni fa usciva a Milano il catalogo generale di Piero Marussig, protagonista triestino del «Novecento» di Sironi. I colori esibivano una dominante dorata, una sorta di verde-oro particolarmente accattivante e non mancarono acute riflessioni sulla sapienza dei pittori mitteleuropei. Peccato che l’artista non avesse mai usato quella suggestiva cromia e quel verde-oro fosse il risultato di vecchi fotocolor uniti al precoce invecchiamento di alcune tele.  

Ma ben più illustri esempi si potrebbero citare. A cominciare dalla scultura greca, che tutti, sulla scorta di Winckelmann, amiamo per il candore immacolato. E invece le statue erano colorate di azzurro, di ocra, di rosa, di carminio. Se i Greci rinascessero oggi quel bianco candeggiato non lo riconoscerebbero più.  

Insomma, è come per le traduzioni: l’importante è che siano valide. Ma non pretendiamo a tutti i costi la fedeltà. 

 

*lastampa

 
Alcuni diritti riservati.

Pecchia: “Sarri lavora tanto, ma è partito dalle nostre basi”

Fabio Pecchia, ex vice allenatore del Napoli e del real Madrid sotto la gestione Rafa Benitez, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport:

Villarreal-Napoli?

“Molto più aperta. Dipenderà dalla capacità di ripresa psicologica del Napoli dopo Torino. I segnali sono positivi: il Napoli vive in simbiosi con la città e il fatto che ci fosse tanta gente ad attendere la squadra sabato notte fa ben sperare. Il Napoli a livello di singoli è superiore, però dovrà fare attenzione perché il Villarreal gioca con grande intensità, ha un ottimo collettivo, un tecnico che lavora molto bene, discreta esperienza europea e zero pressioni”.

Il Napoli è molto migliorato rispetto a un anno fa.

“Perché Sarri ha lavorato benissimo. Però partiva da una buona base, questa è una squadra che aveva vinto 2 titoli e si era abituata a competere in un certo modo. E gli innesti di Reina e Allan sono importanti”.

Higuain sembra trasformato.

“Ha imparato a prendersi responsabilità. Come il Napoli ha completato il processo di crescita iniziato con noi”.

Rimpianti azzurri?

“Sicuramente abbiamo commesso degli errori. Nell’ultimo mese abbiamo perso tutto, l’Europa col Dnipro, la semifinale di Coppa Italia, il terzo posto. Siamo scivolati su una grossa buccia di banana”.

Febbraio di fuoco, quattro sfide che diranno a cosa può ambire il Napoli. (Pasquale Ammora)

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Dopo lo scivolone di Torino il Napoli deve ripartire subito; un febbraio che si prospetta “rovente” dato che Sarri e i suoi uomini saranno impegnati da qui alla fine del mese in ben quattro partite. Non c’ è tempo per alcun rimpianto, testa subito al campo.

Si riparte subito giovedì 18 con l’ andata dei sedicesimi di finale di Europa League. Gli azzurri hanno archiviato facilmente la fase a gironi totalizzando 6 vittorie su altrettante partite, segnando qualcosa come 22 gol e subendone solo 3. Ora si entra nel vivo nel vivo della manifestazione; contro il Villareal, quarto nel campionato spagnolo, avversario molto ostico che già in passato ha dato filo da torcere.

Lunedì 22 sarà la volta del campionato, ospite il Milan al San Paolo; una squadra in risalita visti gli ultimi risultati e a caccia di punti importanti per la zona europea. Occhio puntati soprattutto su Bacca e Niang in ottimo stato di forma in questo periodo.Giovedì 29 sempre al San Paolo ritorno dei sedicesimi di Europa League.

Infine trasferta complicatissima a Firenze lunedì 29, contro una Fiorentina che vuole difendere a ogni costo il terzo posto che varrebbe i preliminari di Champions.

Quattro sfide sicuramente decisive che ci diranno dove potrà realmente arrivare questo Napoli.

Insigne, parla l’ agente: “Sabato Lorenzo si è impegnato molto, non ha giocato male”. (Pasquale Ammora)

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Antonio Ottaiano, procuratore di Insigne, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso della trasmissione “Si Gonfia la Rete” di Raffaele Auriemma.

Ecco le sue dichiarazioni:

“ Rammaricato per una sconfitta maturata in questo modo, il Napoli ha mostrato di tenere testa alla Juventus e ciò gli da la consapevolezza di essere una grande squadra. La prestazione di Insigne è stata molto dispendiosa; si è visto molto in copertura, mi viene in mente l’ episodio in cui di testa ha anticipato Cuadrado quasi sulla linea di fondo. Questo è un lavoro atipico per un attaccante e bisogna apprezzarne lo spirito di sacrificio. Forse non ha fatto la solita partita come del resto l’ intera squadra.”

 

Napoli, ripresa degli allenamenti e buone notizie.

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Dopo il riposo in seguito alla trasferta di Torino gli azzurri si sono ritrovati nel pomeriggio a Castelvolturno per la ripresa degli allenamenti.

La notizia migliore è sicuramente il ritorno in gruppo di Alberto Grassi, il centrocampista acquistato nel mercato invernale dall’ Atalanta che si era subito infortunato nel primo allenamento.

Ecco quanto riportato sul sito ufficiale:

“Il Napoli ha ripreso oggi gli allenamenti a Castelvolturno. Gli azzurri preparano il match contro il Villarreal al Madrigal per l’andata dei sedicesimi di Europa League di giovedì alle ore 19. Seduta pomeridiana divisa con la squadra divida in due gruppi. Lavoro di scarico per chi ha giocato a Torino sabato, mentre per gli altri uomini della rosa esercizi di attivazione e serie di partitine 6 contro 6. Grassi ha svolo allenamento col gruppo. Domani allenamento ancora di pomeriggio.”

Da sscnapoli.it

“Il Sindaco del rione sanità ” Recensione di Francesco Cecoro

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Questa grande opera, scritta e rappresentata per la prima volta nel 1960 dall’indimenticabile Eduardo De Filippo, è la rappresentazione di una realtà che tutt’oggi si vive nei rioni Napoletani. Dove il capo camorrista Eros Pagni in arte Don Antonio Barracano fa da paciere e risolve controversie di chi chiede udienza e si rivolge a lui per un consulto. 
 
Eros Pagni interpreta con maestria Don Antonio Barracano, camorrista del rione sanità , dando una lezione magistrale di legalità e maturità sul codice d’onore senza ricorrere alla giustizia né ai giudici che devono attuarla. ” «La legge è fatta bene, sono gli uomini che si mangiano fra di loro»..Infatti le leggi sono giuste, sono gli uomini che non lo sono …”. Conosce ,come un vero giurista, tutto il codice penale, ma non è possibile affidarsi alla giustizia, perché i testimoni si comprano e la verità non è garanzia di assoluzione. Assistiamo ad una recita che rispecchia integralmente le abitudini , i rituali che un uomo ,oramai stanco della vita, attua durante la sua giornata, non un uomo qualunque ma Don Barracano Sindaco del rione sanità. Un capo clan, un uomo rispettato ,un uomo d’onore. A costo della propria vita Don Antonio ha voluto riconciliare due persone , un padre ed un figlio che per incompatibilità di carattere nessuno dei due voleva soccombere al ruolo dell’altro. 
 
La scenografia è minimale . Gli attori si susseguono sul palco recitando con naturalezza quasi fosse un momento di vita reale. Il pubblico viene emozionalmente coinvolto per tutta la durata dello spettacolo. Quasi tre ore in tre atti che ha tenuto gli astanti intenti e attenti, gli applausi a scena aperta testimoniano la bravura degli attori e il successo di questo importante capolavoro.

ISCHIA, DI COSTANZO: ”L’AKRAGAS E’ STATA BRAVA A SFRUTTARE LE OCCASIONI. IN CLASSIFICA? NON E’ CAMBIATO NULLA”

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AGRIGENTO. Brutta sconfitta per l’Ischia Isolaverde che perde per 2-0 contro l’Akragas. La squadra gialloblu costruisce e crea azioni di gioco e i padroni di casa segnano. Nel primo tempo partita già in salita per gli uomini di mister Di Costanzo. Ad aprire le marcature è Di Piazza e poi Madonia firma il raddoppio con un calcio di rigore.

Il tecnico della squadra isolana arrivato in sala stampa, analizza così la partita:

”Abbiamo avuto più occasioni dei nostri avversari,ma mi rendo conto che a quest’Akragas basta poco per vincere le partite. Le ultime quattro le ha vinte così,chiudendosi bene e giocando in maniera molto attenta,sfruttando le pochissime occasioni che capitano. Poi è dura da perforare. Nonostante,noi sull’1-0 abbiamo colpito un palo con Kanoute,nella ripresa il portiere Vono è stato autore di due super interventi,che forse potevano riaccendere la partita. Poi il campo era talmente pesante che ci ha impedito di fare qualcosa in più. Complessivamente la squadra ha giocato,anche sotto di due gol,non posso rimproverare niente ai miei giocatori”. Un’Ischia che esce sconfitta da uno scontro diretto per la salvezza diretta,che però allontana la formazione agrigentina e lascia la squadra isolana in piena zona play out. “In classifica a parte l’allungo dell’Akragas,non si è mosso molto. Per il resto il Martina ha recuperato qualche punto,poi siamo siamo tutti lì. La lotta è ancora aperta,siamo qui senza illudere nessuno,stiamo crescendo al di là del risultato di oggi. La squadra gioca,ci sono state piccole incertezze in occasione dei due gol ma complessivamente la squadra è viva e non posso rimproverare niente. Noi dovremo sgomitare fino all’ultima partita,con la vittoria sul Catanai non volevamo illudere nessuno. Seguiamo un percorso di crescita,con grande fatica e siamo consapevoli di essere questi e di dover lottare su ogni campo. Oggi poteva andare meglio ma l’Akragas è stata più brava di noi a finalizzare e complimenti a loro per la vittoria. Domenica abbiamo un altro impegno importante,dove andremo a Melfi e speriamo di raccogliere qualcosa in più,rispetto ad oggi”.

L’ISCHIA CREA E L’AKRAGAS SEGNA

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Dolorosa sconfitta per l’Ischia Isolaverde di mister Di Costanzo che cade nello scontro diretto contro l’Akragas. Partita decisa dagli episodi che hanno penalizzato oltremodo la squadra campana e disputata su un terreno di gioco a limite della praticabilità. A causa delle copiose precipitazioni cadute sulla valle dei Templi, la fascia sotto al settore dei distinti era zuppa di pozzanghere che non hanno permesso, inizialmente, la tracciabilità delle linee. Per questo motivo, il fischio d’inizio del match è stato posticipato di un’ora. Mister Di Costanzo conferma dieci/undicesimi della formazione scesa otto giorni fa in campo contro il Catania: difesa composta da Bruno e Porcino laterali con Moracci e Filosa centrali, in mediana Spezzani e Blasi, al suo debutto, con sugli esterni Di Vicino e Armeno. In avanti, confermati Kanoute e Gomes. Partita che indubbiamente risente del terreno di gioco pesante. La prima emozione è di marca siciliana: Di Piazza, lanciato in profondità, da posizione defilata fa partire una conclusione che termina alta. Regna l’equilibrio, all’11’ cross di Di Vicino dalla sinistra, sul primo palo Gomes ci prova con un colpo di testa che termina docile tra i guantoni di Vono. Passano tre minuti e Di Grazia sguscia sulla destra, l’esterno in prestito dal Catania serve una palla invitante a Madonia che però non riesce a centrare la porta. I gialloblù fanno la partita, ma sbagliano spesso l’ultimo passaggio. Alla prima occasione, i padroni di casa sbloccano il match: combinazione Zibert-Di Piazza, l’attaccante riesce a smarcarsi da Filosa e spiazza Iuliano. L’Akragas spinge sull’acceleratore, al 30’ Madonia cerca di beffare l’estremo difensore isolano con un pallonetto, Iuliano para in due tempi. Sulla ripartenza, Kanoute con un diagonale colpisce in pieno il palo. I campani si gettano in avanti alla ricerca della rete del pareggio: al 37’combinazione Di Vicino-Kanoute, il senegalese da posizione defilata fa partire una conclusione che termina sull’esterno della rete. A pochi secondi dal termine della prima frazione, Massimi di Termoli concede un calcio di rigore all’Akragas. Dal dischetto, Madonia beffa Iuliano che aveva intuito. 

Ad inizio ripresa, mister Di Costanzo, getta nella mischia Pepe che prende il posto di Porcino, con Armeno che scala sulla linea dei difensori. Nei primi dieci minuti, i gialloblù vanno vicino alla rete in due circostanze: prima con un colpo di testa di Gomes che sfiora la traversa, poi Vono si supera su una conclusione da limite dell’area di Di Vicino. Con il passare dei minuti, il forcing degli isolani scema. Mister Di Costanzo tenta in tutti i modi di cambiare il match inserendo Manna e Acampora per i stanchissimi Di Vicino e Blasi. Prima del triplice fischio finale, altra occasione per i gialloblù con un diagonale di Pepe che viene respinto in angolo da Vono. L’Ischia Isolaverde, domenica prossima sarà di scena a Melfi, per un altro delicatissimo scontro salvezza.

AKRAGAS-ISCHIA ISOLAVERDE 2-0

AKRAGAS: Vono, Salandria, Grea, Vicente, Muscat, Marino, Dyulgerov, Zibert, Di Piazza (23’st Cristaldi), Madonia (14’st Aloi), Di Grazia. A disp. Maurantonio, Cappello, Mauri, Candiano, Leonetti, Fiore, Lo Monaco. All. Rigoli.

ISCHIA ISOLAVERDE: Iuliano, Bruno, Porcino (1’st Pepe), Filosa, Moracci, Spezzani, Armeno, Blasi (35’st Acampora), Gomes Aladaje, Di Vicino (22’st Manna), Kanoute. A disp. Modesti, Savi, Guarino, Florio, Moreira, Palma. All. Di Costanzo.

ARBITRO: Luca Massimi di Termoli (Ass. Pietro Guglielmi di Albano Laziale e Daniele Colizzi di Albano Laziale)

MARCATORI: 28’pt Di Piazza (A), 45’pt rig. Madonia (A).

NOTE: Spettatori 900 circa con una decina ospiti . Ammoniti: Moracci (I), Blasi (I), Cristaldi (A), Dyulgerov (A), Pepe (I). Angoli: 0-6 per l’Ischia. Recupero: 0’pt-4’st.