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SCAFATI (SA) Scandalo e appalti sui rifiuti: arrestati i titolari delle ditte Helios e L’Igiene Urbana

Il Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Roma sta eseguendo, coadiuvato dal Noe di Napoli, nonché dai Comandi Provinciali Carabinieri capitolino e partenopeo, cinque ordinanze di arresti domiciliari emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Velletri, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di cinque persone ritenute responsabili dei reati di frode nelle pubbliche forniture, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico. Si tratta di D.M., A.A, entrambi soci e gestori di fatto delle imprese ”L’Igiene Urbana S.r.l. ” e ”Helios S.r.l.” aventi sede legale a Scafati , M.A e A.S entrambi responsabili della sede di Ardea de ”L’Igiene Urbana”, e A.M. geometra presso il comune di Ardea.

L’indagine, avviata nel marzo 2014 dal Noe e coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri, ha permesso di accertare come la società ”L’Igiene Urbana”, aggiudicataria nel 2010 dell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel comune di Ardea, tuttora in essere, avesse frodato quest’ultimo Ente, addebitandogli costi non dovuti per i rifiuti speciali, con la compiacenza del geometra M., funzionario comunale impiegato presso l’ufficio tecnico, Responsabile del procedimento e Direttore dei lavori nell’ambito del suddetto appalto. In particolare, mediante intercettazioni telefoniche e telematiche, nonché videosorveglianza e servizi di osservazione, l’attività investigativa ha documentato come, tra aprile e settembre 2014, la società avesse asportato, in violazione alla normativa ambientale, che prevede l’avvio presso appositi centri di trattamento autorizzati, le parti metalliche da apparecchiature elettriche ed elettroniche depositate come rifiuti, miscelando i resti di queste ultime con quelli ingombranti portati dai cittadini presso le isole ecologiche mobili ubicate sulla pubblica via per sopperire all’assenza di un centro fisso di raccolta comunale. Successivamente, gli scarti miscelati venivano trasportati all’impianto di trattamento rifiuti gestito dalla Helios S.r.l., così garantendo consistenti guadagni sui costi di gestione e smaltimento a danno del comune. Nello stesso periodo sono state documentate 21 operazioni illegali di miscelazione, trasporto e smaltimento di rifiuti pericolosi e non, per un totale di 710 tonnellate.

E’ stato inoltre accertato come ”L’Igiene Urbana” avesse mischiato in sette episodi i rifiuti ingombranti prelevati nell’ardeatino con quelli della Gesam S.r.l., azienda che svolge analogo servizio di raccolta pubblica per conto di due comuni dell’hinterland romano, per complessive 110 tonnellate, che portava sempre alla Helios, incassando i relativi costi di gestione e smaltimento dal comune di Ardea.

L’inchiesta ha scoperto anche come le operazioni di pulizia e sanificazione dei mezzi usati per la raccolta dei rifiuti, con oneri a carico dell’appaltatore scafatese, non venissero eseguite secondo quanto prescritto nel Capitolato Speciale d’Appalto.

E ancora è stato scoperto come uno degli amministratori di fatto della società indagata, M., fosse stato indotto dal geometra comunale a prorogare il contratto con contestuale incremento del livello retributivo nei confronti di un dipendente, risultato essere suo parente, prospettando, in caso contrario, la risoluzione del contratto d’appalto. Peraltro, il funzionario pubblico ha attestato falsamente di aver svolto le verifiche nei confronti della società ”L’Igiene Urbana”, in concorso con i responsabili di quest’ultima, i quali ne sollecitavano le emissioni, e che le prestazioni erano state regolarmente svolte, consentendo così la liquidazione delle fatture relative all’esecuzione del contratto d’appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.

L’Igiene Urbana gestisce il servizio del ciclo integrato dei rifiuti con più o meno servizi, nella maggior parte dei comuni che vanno da Scafati fino a Casola di Napoli ma anche nell’area Vesuviana. Di concerto, la ditta Helios ha un sito di stoccaggio che ospita rifiuti da ogni parte della Campania.

puntoagronews

METEO: Lunedì-Mercoledì tanta pioggia al Centro-Nord, Neve a 800 m, poi assaggio di Primavera

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Oggi maltempo dalla Sardegna e Centro verso il Nord, Martedì maltempo al Centro-Nord, intenso su Triveneto, Mercoledì ultime piogge sparse.  Weekend 20-21 con sole e aria di Primavera! 
Situazione ed evoluzione generale

SITUAZIONE – A partire da Domenica 7 febbraio il flusso perturbato atlantico ha iniziato a scendere di latitudine, sfiorando e talvolta investendo il Mediterraneo. Questa manovra sta inviando correnti instabili (Panta Rei, ndr) capaci di creare una serie di centri di depressionari che interesseranno la Penisola per molti giorni e a fasi alterne.
 
CONSEGUENZE – La seconda settimana di Febbraio e anche la prima parte della terza, sarà interessata da un treno di perturbazioni che riporteranno la pioggia sulla nostra Penisola, ma soprattutto la neve su Alpi e Appennini. Tra lunedì 15 e mercoledì 17 ancora tanta pioggia al Centro-Nord con fase di maltempo sul Triveneto nella giornata di martedì 16. 
 
PIOGGE INTENSE – Le piogge interesseranno soprattutto le regioni tirreniche, quindi Toscana, Lazio, Campania, Calabria tirrenica, ma anche la Sardegna occidentale e il Nord, specie Lombardia, Emilia Romagna e Triveneto, altrove saranno più intermittenti o addirittura assenti.
 
LA NEVE – I fiocchi cadranno a più riprese sopra gli 800/1000 delle Alpi e sopra i 1400 metri degli Appennini.
 
IL RITORNO DELL’ALTA PRESSIONE? – Per quanto riguarda l’anticiclone, questo dovrebbe pian piano ritornare a conquistare il Paese verso il 19 Febbraio, facendo così assaporare i primi segnali della Primavera nel weekend 20-21 Febbraio.
Lunedì 15 Febbraio 2016
Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia piene di sole e con clima mite. Le piogge e temporali dalla Sardegna, Lazio, Umbria, Toscana e Marche si portano verso gran parte del Nord entro sera, con precipitazioni forti sul Veneto e in nottata su basso Piemonte, Lombardia ed Emilia. Neve sulle Alpi a 800 m, in calo la notte fino a 400/500 m.

NORD

Da condizioni di cielo parzialmente nuvoloso con qualche nebbia mattutina ad aumento delle nuvolosità dal tardo pomeriggio e sera con piogge in arrivo dall’Emilia Romagna verso tutto il Nord. Precipitazioni forti su Veneto, Piemonte e Lombardia meridionali ed Emilia. Neve dagli 800 metri fino a 500 metri in nottata.

Temperature

In leggera diminuzione.

CENTRO e SARDEGNA

Piogge o anche temporali su Sardegna, Lazio, Toscana, Umbria e Marche. Precipitazioni anche intense. In nottata migliora. Neve in Appennino a 1000/1300 metri.

Temperature

Senza particolari variazioni.

SUD e SICILIA

Qualche temporale in Campania, piogge sparse in Puglia ma migliora. Tempo più soleggiato altrove.

Temperature

In leggero aumento.

Martedì 16 Febbraio 2016
Piogge diffuse al Nordovest e Alpi del Triveneto. Piogge sul Lazio e Marche. Nel pomeriggio/sera peggiora ulteriormente al Centro e al Nord, specie sul Triveneto con piogge diffuse e maltempo su Veneto e Friuli Venezia Giulia.

NORD

Tempo instabile su tutte le regioni con precipitazioni diffuse. Dal pomeriggio/sera peggiora ulteriormente con piogge intense sul Triveneto.

Temperature

In aumento nei valori massimi

CENTRO e SARDEGNA

Piogge su Toscana, Lazio, Marche. Neve in appennino sopra i 1300 metri.

Temperature

In leggero aumento le massime.

SUD e SICILIA

Giornata quasi primaverile, poche nubi e tanto sole su gran parte delle regioni meridionali

Temperature

In aumento

Mercoledì 17 Febbraio 2016
Pioggia e neve a 700 m al Nordest. Qualche temporale sul Lazio e Sassarese. Nel pomeriggio precipitazioni soltanto sull’arco alpino. Tempo più asciutto e soleggiato altrove.

NORD

Al mattino piogge diffuse al Nordest con neve sulle Alpi a bassa quota. Nel pomeriggio precipitazioni soltanto sull’arco alpino.

Temperature

Stazionarie

CENTRO e SARDEGNA

Poche piogge, e generalmente sparse e alternate a schiarite. Isolati temporali su Lazio e Sassarese.

Temperature

Senza particolari variazioni.

SUD e SICILIA

Bel tempo generale con sole prevalente, salvo locali addensamenti, peraltro innocui.

Temperature

Stazionarie.

Giovedì 18 Febbraio 2016
Precipitazioni più probabili sull’arco alpino e prealpini centro-occidentale e in Liguria. Altrove saranno scarse o isolate.
Venerdì 19 Febbraio 2016
Precipitazioni deboli sull’arco alpino. Isolati piovaschi su Toscana, Umbria e Marche. Soleggiato altrove.
Sabato 20 Febbraio 2016
Sole prevalente, salvo qualche isolato piovaschi sulle coste del basso Tirreno e deboli nevicate sull’arco alpino.
Domenica 21 Febbraio 2016
Tutto sole, salvo nubi e occasionali piovaschi lungo le coste tirreniche. Clima quasi primaverile.

APPROFONDIMENTO anche per singole Regioni e Città su:

Nord

Valle d’Aosta

Piemonte

Liguria

Lombardia

Trentino Alto Adige

Veneto

Friuli Venezia Giulia

Emilia Romagna

Centro

Toscana

Marche

Umbria

Abruzzo

Lazio

Molise

Sud e isole

Puglia

Campania

Basilicata

Calabria

Sicilia

Sardegna

Il Pungiglione Stabiese: Segnali di risveglio…

DIRETTA

“Il Pungiglione Stabiese” programma webradio condotto da Mario Vollono andrà in onda oggi 15 febbraio alle ore 20:15.

In studio ci saranno Gianluca Apicella (Magazine Pragma) e Salvatore Sorrentino (ViViCentro.)

Parleremo dell’ottimo pareggio della Juve Stabia a Caserta, con le Vespe che avrebbero potuto anche conquistare l’intera posta in palio.

Avremo come ospiti telefonici Marco Capparella e Amedeo Petrazzuolo ex calciatori della Juve Stabia.

Parleremo della prossima partita con il Martina Franca.

Chiuderemo la puntata come di conseutudine parlando del settore giovanile della Juve Stabia.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi direttore responsabile delle giovanili della Juve Stabia.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.048.73.45 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti! 

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Corbo: “Dieci punti per spiegare il ko di Torino: non è solo sfortuna”

Dopo la partita dell’anno è Sarri che detta il tema. «Juve fortunata», chiude in due parole. Poche per raccontare una sfida vista nel pianeta da un miliardo di spettatori attraverso 25 stazioni. Pochissime per capire un verdetto ingrato: dopo 85’ di equilibrio decide troppe cose. Promuove al primo posto la Juve, arretra il Napoli al secondo, sconvolge il vertice della classifica. Fortuna anomala perché stavolta non aiuta gli audaci, ma i prudenti. Premia il tatticismo del flemmatico Allegri piuttosto che Sarri, la grazia e l’irruenza del suo gioco, il migliore congegno offensivo degli ultimi mesi. Ma la verità è dentro la partita: come fanno i bambini con i giocattoli, bisogna mandarla in pezzi e studiarli. Sono almeno dieci gli elementi di una analisi che non può fermarsi a quelle due parole, «Juve fortunata ». Allegri controcorrente. Gioca la partita che nessuno si aspetta. Ha una opportunità: giocare in casa la sfida scudetto, battere il Napoli e scavalcarlo. Immagini quindi una Juve d’assalto, con il Napoli che difende il vantaggio di due punti. Allegri invece smonta la Juve dopo 14 vittorie consecutive, allinea una difesa 4 e non più a 3, rimedia ad assenze importanti come Mandzukic, Chiellini, Caceres. Si preoccupa non di battere il Napoli, ma solo di bloccarne le energie vitali. La squadra manovrabile. Allegri manda in tilt il congegno offensivo del Napoli, bloccandone le linee di collegamento. Higuain rimane isolato tra due lupi come Bonucci e Barzagli, sono curati da vicino gli altri tre della cricca: Khedira va su Hamsik e lo esclude dalla partita, Callejon è costretto a coprire piuttosto che a proporre, Insigne mostra il cuore nei ritorni difensivi ma in copertura è leggero se perfino Marchisio il Principino lo manda gambe all’aria in un contrasto. La Juve si preoccupa della fascia sinistra del Napoli: spende Cuadrado per infastidire Ghoulam. Tutta la famosa catena di sinistra (Ghoulam, Hamsik, Insigne) si spezza. Restano ingranaggi sparsi. L’ingenuità. Ci si mette Koulibaly dopo una partita formidabile. Dimentica che Zaza è mancino. Gli consente di girarsi sul piede migliore. Sfortuna, inesperienza o ingenuità? Sottoritmo. Sarri rivela che aveva chiesto di osare di più. Ma vi riesce la squadra se impone un ritmo alto, con i migliori che vincono i rispettivi confronti. Hamsik soccombe a Khedira, Callejon non sfonda a destra dove incrocia anche Pogba, Insigne va di rado in profondità a sinistra. La Juve portando la gara sottoritmo non ferisce il Napoli, ma accetta di abbassare la velocità. Gli spazi stretti. Combattendo furiosamente in spazi limitati, con contatti ravvicinati, ci si affatica molto per nulla. Lo sanno Allan e Jorginho. Ma nessuno prende il largo. Sono infatti rarissisme le conclusioni. La mossa mancata. Sarri crede nel suo 4-3-3. Il modulo di una stagione fantastica. Ma la Juve sabato sera lo ha deformato e svilito in un 4-5-1. L’infortunio di Bonucci forse ispirava una mossa. Infilare la seconda punta: Gabbiadini al posto di Insigne. Rugani non è Bonucci. Ponendosi a specchio in un inconsueto 4-4-2 il Napoli avrebbe avuto una forza d’urto maggiore, Gabbiadini accanto a Higuain, mediana con Callejon a destra, Allan e Jorginho al centro, Hamsik quarto a sinistra come sul versante opposto Pogba. Il caso Gabbiadini. Una risorsa dev’essere se non è stato venduto a gennaio. Consente la variante tattica. Rischia la depressione. Prevedibile. Il Napoli merita tonnellate di elogi, ma è privo di alternative. Se gioca sempre allo stesso modo, rischia di essere prevedibile in alcune gare. Non può imporre sempre e solo la maggiore velocità. A Torino non gli è riuscito. Il calendario. Non è finita a Torino. Lo scudetto si decide il 24 aprile, 35esemimo turno, con Fiorentina-Juve e Roma-Napoli. Il mercato avaro. La Juventus infila un giocatore nuovo dopo l’altro. Zaza è la prova. Con almeno uno tra André Gomes, Herrera o Kramer, annunciati e mai presi, il Napoli sarebbe più competitivo. Vi fu troppa euforia: è stato il consiglio di un amico al presidente. L’ha detto De Laurentiis anche in tv. Un giorno scoprirà che quell’amico è juventino.

Antonio Corbo – La Repubblica

Villarreal e Milan, due gare spinose attendono il Napoli

Tuttosport scrive sui prossimi impegni del Napoli: “Perché il Napoli giovedì è atteso dalla trasferta di Europa League contro il Villarreal, un buco nero per energie fisiche e mentali che presenta a Sarri il dilemma dei dilemmi: chi schierare? Se manda in campo i titolari corre il rischio di ritrovarli meno brillanti nel posticipo di lunedì contro il Milan al San Paolo (altra scomodissima partita). Se manda in campo le alternative rischia di perdere contro una squadra tutt’altro che arrendevole (e nella bolgia del Madrigal) e compromettere la condizione psicologica del gruppo, che ha appena attutito la botta della sconfitta di Torino. Insomma, comunque la si giri, per il Napoli il post Juventus Stadium è da prendere con le molle”

Come si fa a superare la dipendenza da Higuain?

Raffaele Auriemma scrive su Tuttosport: “I tifosi chiedono di non mollare e di credere ancora in quello scudetto per il quale Sarri continua a ripetere che il Napoli “non ha alcun obbligo di battersi per il tricolore”. Tra verità e scaramanzia, il tecnico tosco-partenopeo sta già preparando la gara di giovedì a Villarreal, senza trascurare la delicata sfida di campionato, in programma lunedì al San Paolo, con il Milan reduce da una striscia di 9 partite senza sconfitte, 2 in Coppa Italia. Riuscirà Sarri a far ritrovare il sorriso a Higuain, uscito dallo Stadium senza gol e senza lo straccio di un tiro verso la porta di Buffon? Anche se non a tutti va giù, ma il dato resta significativo: quando il Pipita non segna, i risultati sono scadenti. Solo 7 punti nelle 7 partite in cui il capocannoniere della serie A non ha timbrato il cartellino, cioè all’andata con Sassuolo, Empoli, Carpi, Genoa, Roma, Torino e sabato con la Juventus, per un rendiconto di una vittoria, 4 pareggi e 2 sconfitte. Come si fa a superare la dipendenza dal Pipita? Il problema è stato messo a nudo dalla Juventus che ha creato una gabbia intorno al bomber, servito pochissimo anche perché i suoi partner, Insigne e Callejon, avevano il problema non da poco di seguire Cuadrado e Pogba nelle loro scorribande in attacco. Probabilmente tutti hanno ormai imparato il modo di giocare del Napoli e, chi può, riesce a creare un corto circuito nei meccanismi, tanto da far vivere a Higuain serate da sbadiglio come quella dello Stadium. Cambiare il modulo a gara in corso, come ha fatto anche Allegri che ha vinto la gara con la panchina, magari con l’inserimento di Gabbiadini al fianco di Higuain, potrebbe essere utile per aiutarlo quando i difensori sono troppi per permettergli di liberarsi al tiro”

Alberto Airola: “Sulle unioni civili i cattodem sono insaziabili, dietro c’è Bagnasco”. ANNALISA CUZZOCREA*

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Il senatore grillino: “È vergognoso che in questo Paese non si possano dare diritti ai gay e ai bambini. Si è creata una polemica ad arte che ha spaventato parte dei nostri elettori”.

ROMA – All’appello del leader Ncd Angelino Alfano per fermare la stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, il senatore Alberto Airola – che ha seguito la legge per i 5 stelle – risponde con una risata. “È vergognoso che in questo Paese non si possano dare diritti ai gay e ai bambini. Si è creata una polemica ad arte che ha spaventato parte dei nostri elettori”.

Senatore, il Movimento 5 Stelle tiene?
“Il mio gruppo è solido. Anche dopo la scelta di dare libertà di coscienza sulla stepchild mancheranno al massimo tre voti. Chi finora non ha detto un sì convinto vuole solo evitare di fare da stampella a Renzi”.

Ci sono state prese di posizioni importanti.
“Sia Roberto Fico che Paola Taverna hanno detto di appoggiare la legge nella sua interezza. Adesso aspettiamo domani: se ci sarà un emendamento canguro che consentirà di saltare migliaia di emendamenti decideremo come agire. Certo sono insaziabili”.

Chi?
“I cattodem. Quelli che continuano a chiedere mediazioni dopo averne ottenute moltissime”.

Fa bene il Pd a non fidarsi di voi?
“Al Pd dico: chiaritevi e portiamo a casa diritti e uguaglianza per tutti i cittadini”.

Ma allora perché la libertà di coscienza?
“Se non si fidano di noi per la libertà di coscienza sull’articolo 5 non possono fidarsi neanche di se stessi, visto che l’hanno data anche loro. Noi abbiamo due o tre casi, il Pd molti di più. Ho sentito Giorgio Tonini dire cose progressiste, ha capito che si tratta di una legge per tutelare i bambini, ha fatto un percorso. Mentre ci sono senatori, come Lepri, congelati nel loro no”.

Perché secondo lei?
“Il problema è la Chiesa. Un pezzetto di Chiesa. Quella che ho visto quando andavo a girare documentari in Darfur non è quella del capo dei vescovi Bagnasco”.

*larepubblica

Sarri e le frecciate a De Laurentiis: c’è delusione per il mercato invernale

La Gazzetta dello Sport scrive su Maurizio Sarri: “C’è qualcosa che non ha convinto nelle dichiarazioni post partita di Maurizio Sarri. Parole che hanno aperto alla discussione: possibile che l’allenatore del Napoli abbia lanciato un messaggio di resa esaltando la forza dell’avversario? Nemmeno a parlarne. “La Juve è di un’altra categoria, alla lunga il miglior fatturato potrà fare la differenza”. È questa la frase pronunciata dal tecnico dopo la sconfitta dello Stadium, che ha destato qualche perplessità. Ma la questione è di tutt’altra natura. In effetti non è la prima volta che Sarri punta il dito sulla differenza di gestione delle due società. Quelle parole hanno un destinatario, Aurelio De Laurentiis, il presidente che poco prima di Natale aveva promesso al mondo intero che avrebbe regalato al suo allenatore due top player. A fine gennaio, a Castelvolturno, sono arrivati due giocatori: Alberto Grassi, dall’Atalanta, un giovane centrocampista di 21 anni, con poco meno di 20 presenze in serie A e, dunque, un acquisto per il futuro; e Vasco Regini, difensore di medio livello, dalla Sampdoria. Giocatori che sicuramente non rappresentano i rinforzi che avrebbe voluto Sarri e che il presidente, invece, gli ha propinato al termine di un mercato caratterizzato dalle sue chiacchiere più che dalla concretezza. “Con questi acquisti, vuol dire che la società ha inteso confermare il programma della scorsa estate, cioè, una stagione di crescita, senza precisi traguardi”, disse l’allenatore al termine del calciomercato. E quando ha discusso ancora una volta la questione fatturati, è stato per chiarire nuovamente che proprio la qualità dell’organico alla fine potrebbe pesare sulla lotta per lo scudetto”.

Niente piagnistei, il messaggio di Sarri alla squadra

La Gazzetta dello Sport scrive sul clima che si respira a Castel Volturno dopo la sconfitta di Torino: “La terza sconfitta in campionato non modificherà nulla nei programmi del Napoli. A Castelvolturno c’è l’ordine di archiviare in fretta la caduta di Torino e di pensare al prossimo impegno. Che sarà nell’immediato, giovedì sera, in Spagna, contro il Villarreal, per l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League. Niente piagnistei, dunque, Maurizio Sarri ha chiesto ai suoi una reazione immediata, che non sia condizionata dalla sconfitta rimediata contro la Juventus e la conseguente perdita del primato in classifica. D’altra parte, c’è poco per cui dannarsi, il risultato negativo, determinato da una deviazione, non basterà a condizionare l’andamento di questa stagione. Fino allo scontro diretto di Torino, il Napoli è stato un rullo compressore, sbarazzandosi di tutti gli avversari che si è trovato sulla propria strada. Come la Juve, d’altra parte, che ha sommato la quattordicesima vittoria consecutiva, roba da impresa vera. Il cambio al vertice non dovrebbe avere contraccolpi psicologici per il collettivo napoletano, un punto di distacco è facilmente recuperabile, anche se il calendario presenta le stesse difficoltà per entrambe le pretendenti al titolo”.

Reina e Higuain neri di rabbia, a Torino è stato un suicidio tattico

La Repubblica scrive su Reina e Higuain dopo la sconfitta di Torino: “La tattica preparata a tavolino prevedeva per il Napoli ben altro, infatti. Aggredire il centrocampo avversario, innanzitutto: approfittando della mobilità ridotta di Khedira e della pigrizia di Pogba nel lavoro di interdizione. A Callejon e Insigne, invece, era stato affidato il compito di schiacciare sulle fasce laterali Lichtsteiner ed Evra, non di preoccuparsi troppo delle incursioni degli esterni bianconeri: come è al contrario successo, invece. La conseguenza è stato l’isolamento totale di Higuain, che non ha potuto contare nemmeno sugli inserimenti di Hamsik, a sua volta troppo timido. Solo Hysaj ha provato a innescare una volta il capocannoniere del campionato: innervosito dalla mancanza di rifornimenti e costretto a una figuraccia contro Barzagli. Nero dalla rabbia anche lui, come Reina. I due leader hanno potuto fare poco per evitare il suicidio tattico dei compagni: tema bollente del confronto di oggi a Castel Volturno”.

Sarri non ha chiuso occhio al ritorno a Castel Volturno

La Repubblica scrive un retroscena su Maurizio Sarri di ritorno da Torino con la squadra a Castel Volturno: “Il tecnico non ha chiuso occhio al ritorno a Castel Volturno e alle tre e mezza di notte si è fermato a parlare con una cinquantina di tifosi: ringraziandoli per la loro incredibile dimostrazione d’affetto. Difficile prendere sonno per tutti, dopo aver perso il primato in circostanze così assurde. Il bagno di folla a Capodichino ha se non altro rincuorato un po’ i giocatori”.

Il debito pubblico è salito di 33 miliardi nel 2015

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Alla fine di dicembre si è attestato a 2.169 miliardi, con una discesa rispetto al mese precedente ma in espansione rispetto all’anno prima. Enti locali virtuosi, la crescita si spiega con l’amministrazione centrale. Gli aiuti agli altri Paesi sfiorano 60 miliardi. Balzo delle tasse.

MILANO – Il debito pubblico chiude il 2015 con una crescita di 33 miliardi e 800 milioni, attestandosi il 31 dicembre a quota 2.169,9 miliardi. A fine 2014, svelano i dati comunicati da Bankitalia, il debito ammontava a 2.136 miliardi (132,4 per cento del Pil), mentre alla fine di novembre era sopra 2.200 miliardi.

Via Nazionale spiega che l’aumento del debito nel 2015 (33,8 miliardi) “è stato inferiore al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (49,3 miliardi), per effetto della diminuzione di 10,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (collocatesi a fine anno a 35,7 miliardi) e degli scarti e dei premi di emissione che hanno contenuto il debito per 5,1 miliardi”. Significa che il Mef ha svuotato in parte il suo conto corrente, mentre la dinamica dei titoli di Stato ha favorito il contenimento del debito. “Di contro”, precisa la nota di Bankitalia, “le variazioni dei cambi hanno aumentato il debito di 0,3 miliardi”.

Se si guarda ai luoghi dove il debito è aumentato, la “ripartizione per sottosettori” che sottolinea la nota di Palazzo Koch, si vede un comportamento virtuoso delle amministrazioni locali, mentre nel cuore dello Stato cresce l’indebitamento: “Il debito consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 40,5 miliardi, a 2.077,5, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 6,6 miliardi, a 92,3; il debito degli Enti di previdenza si è ridotto di 0,1 miliardi”.

Bankitalia fa anche il punto sul ruolo dell’Italia nel panorama degli aiuti internazionali: “Al 31 dicembre 2015 il contributo italiano al sostegno finanziario ai paesi” dell’Unione economica monetaria “ammontava a 58,2 miliardi (60,3 alla fine del 2014): 10 miliardi di prestiti bilaterali alla Grecia, 33,9 miliardi erogati per il tramite dell’European Financial Stability Facility (EFSF) e 14,3 miliardi di contributo al capitale dello European Stability Mechanism”, il nuovo fondo salva-Stati.

Sul fronte entrate, via Nazionale registra un deciso aumento delle tasse durante l’anno scorso. A fine dicembre scorso, le entrate tributarie sono state infatti pari a 433.483 milioni di euro, con un incremento del 6,4% rispetto ai 407.579 milioni dello stesso mese del 2014. Nel solo mese di dicembre le entrate tributarie si sono attestate a 80.144 milioni di euro, contro i 68.525 di dicembre 2014.

Reina fuori di sé al fischio finale di Orsato: aveva provato a scuotere i compagni

La Repubblica analizza la sconfitta di Torino: “La parola d’ordine è ripartire, subito. «Le squadre vere si vedono in questi momenti», ha dato la carica Pepe Reina, trasformando in energia positiva la rabbia accumulata a Torino: in una malanotte vissuta per 88’ da insofferente spettatore, fino alla beffarda deviazione di Albiol che ha regalato alla Juve vittoria e primato. Il portiere era fuori di sé, al fischio finale dell’arbitro Orsato. Dalla sua posizione privilegiata, infatti, il leader azzurro aveva invano provato a scuotere i suoi compagni dal loro torpore: intuendo, grazie alla sua esperienza, i pericoli che poteva comportare una tattica così rinunciataria. Accontentarsi dello 0-0 è stato un suicidio, con il senno di poi. Ma il numero uno se n’era accorto anche prima dell’improvviso guizzo di Zaza, cui il Napoli è andato incontro con eccessiva ingenuità: tradendo pure la sua natura”.

Villareal-Napoli, le probabili scelte di Sarri

Secondo Il Corriere dello Sport, Sarri dovrà pensare a che formazione schierare giovedì prossimo contro il Villareal in Europa League. Considerando che lunedì sera arriva il Milan al San Paolo sarebbe il caso di mischiare un po’ le carte. La soluzione meno probabile sarà quella di inserire i titolarissimi dal primo minuto. Se sarà rivoluzione ci saranno Maggio, Chiriches, Koulibaly e Strinic. A centrocampo spazio a David Lopez, Valdifiori e Chalobah. Invece l’ipotesib più probabile sarà quella di affidarsi ancora ad Allan, Ghoulam ed Hysaj che non hanno giocato contro la Lazio, a Jorginho che ha saltato il Carpi, più quelle due o tre riserve di buon livello tipo Chiriches e Mertens. Insomma, è ancora tutto da vedere. Sarri ci pensa…

Siria, raid colpisce ospedale Msf: 9 morti. Missili su Azaz: 14 vittime e 30 feriti

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Dispersi otto membri dello staff di Medici senza frontiere. Mosca:”Attacchi contro terroristi continueranno anche con cessate il fuoco”. Ankara nega invio truppe turche vicino Aleppo: “Non vi è alcun pensiero di inviare truppe”.

ROMA – Almeno 9 persone sono morte in raid aerei russi compiuti contro un ospedale sostenuto da Medici senza frontiere in Siria: lo ha denunciato oggi l’Osservatorio siriano sui diritti umani. Tra le vittime c’è anche un bambino. Un portavoce da Parigi ha spiegato che “un ospedale sostenuto da Medici senza frontiere è stato fatto oggetto di bombardamenti aerei” nella regione di Maaret al Noomane, a 280 chilometri a nord di Damasco. L’ospedale è stato colpito quattro volte in due serie di almeno due attacchi a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro e di almeno otto membri dello staff non si hanno notizie. “Sembra essere un attacco deliberato contro la struttura sanitaria e lo condanniamo con la maggior forza possibile” ha detto Massimiliano Rebaudengo, capo missione di Msf. “La distruzione di questo ospedale lascia una popolazione di circa 40.000 persone senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto.”

Fonti mediche hanno riferito di un altro attacco aereo governativo siriano che ha colpito un ospedale, una scuola e un campo profughi a Azaz, tra Aleppo e il confine turco: qui le vittime sono almeno 14 e 30 i feriti.

La reazione Turca. La Turchia “non permetterà la caduta di Azaz” nel nord della Siria nelle mani delle milizie curdo-siriane dell’Ypg, ha detto il premier di Ankara, Ahmet Davutoglu. “Elementi dell’Ypg sono stati allontanati dall’area intorno ad Azaz. Se si avvicineranno di nuovo affronteranno la più dura reazione” della Turchia, ha assicurato Davutoglu.

Intanto, però, la Turchia smentisce che il suo esercito sia entrato nel territorio siriano, come denunciato ieri da Damasco. Lo ha detto stamani in Parlamento il ministro della Difesa di Ankara, Ismet Yilmaz. Ieri il ministero degli Esteri siriano aveva inviato al segretario generale dell’Onu e alla presidenza del Consiglio di sicurezza una lettera in cui accusava la Turchia di aver sconfinato con “12 pickup armati e circa 100 militari nei pressi del valico di Bab al-Salameh, vicino all’aerea di Azaz colpita dall’artiglieria di Ankara”.

Russia: “Raid andranno avanti anche con cessate il fuoco”. La Russia, comunque, non intende interrompere i raid aerei “contro i terroristi” anche nella provincia di Aleppo nonostante l’accordo di cessare il fuoco in Siria. Il vice ministro degli Esteri russo Gennadi Gatilov ha spiegato: “Noi combattiamo contro gruppi terroristici, Is, al Nusra e altri, legati ad al-Qaeda. I bombardamenti su obiettivi dei gruppi terroristici continueranno in ogni caso, anche se si arriverà a un accordo per il cessate il fuoco in Siria”. “Il succo della questione sta nel fatto che il cessate il fuoco riguarderà coloro che sono davvero interessati all’avvio del processo di dialogo e non i terroristi”, ha detto Gatilov.

Rapporti sempre più tesi. A rappresentare “un considerevole ostacolo” alla creazione di un fronte unico per la lotta al terrorismo in Siria potrebbero, però, essere i complicati rapporti di Mosca con la Turchia, ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. Il bombardamento del territorio siriano da parte di Ankara, secondo il Cremlino, equivale a “un manifesto sostegno al terrorismo internazionale e alla violazione delle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu”. Per il ministero degli Esteri russo “la Turchia continua a favorire la penetrazione illegale di forze fresche jihadiste e mercenari armati in Siria”.

Nato esclude truppe di terra. “Escludo per ora che la Nato invii truppe di terra in Siria”: in un’intervista alla Bild il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che “tutti gli Stati della Nato sono pronti a combattere Is. Inoltre l’Alleanza supporta Tunisia, Giordania e Iraq nella costruzione di strutture militari”. “Le dichiarazioni di Assad mostrano che non sarà facile portare le armi a tacere”, afferma poi in un altro passaggio, a proposito delle intenzioni manifestate dal leader siriano, che ha detto di voler “recuperare tutto il Paese” all’indomani dell’accordo sulla cessazione delle ostilità. “Ma il comportamento di Assad dimostra anche che noi dobbiamo continuare a tentare – ha concluso Stoltenberg – altrimenti morti e violenza andranno avanti”.

Corridoi umanitari. Spera che il Consiglio dei ministri degli esteri europei che si riunisce oggi a Bruxelles sia “l’occasione per un impegno comune dell’Europa a sostegno delle intese, sia pure parziali, che sono state raggiunte a Monaco sulla Siria” il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. E “naturalmente – ha spiegato il ministro – il nostro auspicio è che i primi risultati di quelle intese, soprattutto per quanto riguarda l’apertura di corridoi umanitari, possano essere raggiunti già oggi con il via libera da parte del regime alle richieste avanzate” nel fine settimana.

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Battaglia sulle pensioni di reversibilità. ROSARIA AMATO*

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La nuova legge lega i trattattamenti per chi perde il coniuge all’indice Isee, che include anche le case. Insorgono Lega, Cgil, sinistra Pd e Area popolare: “Così verranno tagliate”. Palazzo Chigi: “Falso, la delega dà, non toglie”

ROMA – Esplode la polemica sulla revisione delle pensioni di reversibilità, prevista dal ddl di contrasto alla povertà. A lanciare l’allarme lo Spi-Cgil, spiegando che considerare le pensioni di reversibilità come una prestazione assistenziale e pertanto ancorarle all’Isee possa limitarne fortemente il numero in futuro, permettendone l’erogazione solo a chi abbia un reddito molto basso. Al momento la pensione di reversibilità ha dei limiti, dovuti però soprattutto al numero dei familiari e al suo ammontare: è pari al 60% della pensione del familiare deceduto se va solo al coniuge, all’80% se c’è anche un figlio e al 100% se ci sono due o più figli. Inoltre la pensione è tagliata del 25% se è superiore a 1.500 euro mensili (tre volte la pensione minima), del 40% se supera 2000 euro (4 volte), e del 50% se supera i 2.500.

Ma con il ddl approvato dal Consiglio dei ministri alla fine di gennaio cambia tutto: infatti si prevede una “razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi”. Dunque a giustificare l’erogazione delle pensioni di reversibilità non saranno più i contributi versati durante tutta la vita lavorativa da parte del lavoratore che avrebbe avuto diritto all’assegno se non fosse morto prematuramente, ma lo stato di bisogno dei familiari. Due settimane fa tuttavia nel commentare il provvedimento Stefano Sacchi, commissario straordinario Isfol ed ex consulente del ministero del Lavoro, ha affermato che “non si terrà conto della componente patrimoniale dell’Isee”, ma solo di quella reddituale. Mentre nel pomeriggio di ieri fonti di Palazzo Chigi hanno ribadito che le nuove norme si applicano solo alle pensioni future, non a quelle in essere.
 
Circostanza già nota, ma che non ha evitato le forti critiche al provvedimento, che non arrivano solo dall’opposizione ma anche da componenti della maggioranza. “Il governo pensa di tagliare le pensioni di reversibilità? Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo”, scrive su Twitter il segretario della Lega Matteo Salvini, aggiungendo che in questo modo vengono “fregate migliaia di persone, soprattuttodonne rimaste vedove. Rubando contributi effettivamente versati, per anni”. Una posizione non troppo lontana da quella espressa, in modo più pacato, dal presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd), che rileva come “la previdenza non può essere considerata la mucca da mungere in ogni stagione per risanare i conti dello Stato”, e che chiede di mettere subito nell’agenda del governo il tema delle pensioni, ricordando che Cgil, Cisl e Uil hanno recentemente chiesto di essere convocati. Anche Paola Binetti, deputata di Area popolare, chiede chiarimenti: “Ci piacerebbe proprio sapere cosa c’è di vero in un annuncio che minaccia di destabilizzare la già fragile economia delle famiglie italiane”. Palazzo Chigi cerca di arginare il diluvio di critiche: “Se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e e duplicazioni, non per far cassa in una guerra tra poveri. La delega del governo dà non toglie”.
 
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Le foto di Casertana 1 – Juve Stabia 1

Guarda le foto realizzate dal nostro fotografo Michele Ruocco, che ci racconta così il pareggio ottenuto dalla Juve Stabia nel derby con la Casertana.

 

Davanti a circa 3000 spettatori presenti allo stadio “Pinto” di Caserta,la Juve Stabia ottiene un ottimo punto con la Casertana in una gara in cui entrambe le formazioni hanno giocato a viso aperto ed entrambe avrebbero potuto vincere. Alla fine un punto che serve più al morale delle Vespe in vista della gara casalinga con il Martina Franca.

 

Da segnalare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’enorme attaccamento ai colori sociali dei tifosi di Castellammare di Stabia che in 500 unità circa hanno seguito la propria squadra in questa difficile trasferta. Uno striscione esposto in curva “Lasciarti non è possibile….” è il messaggio che hanno voluto recapitare ai calciatori gialloblu.

Con questo punto le Vespe si mantengono fuori dalla zona play out grazie agli scontri diretti favorevoli con le altre formazioni invischiate nella lotta per non retrocedere.

Oltre alle azioni del match abbiamo fotografato il pubblico sugli spalti, cerca la tua foto e richiedici l’originale per e-mail:redazione.sportiva@vivicentro.it

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La grande paura dell’orso FRANCESCO GUERRERA*

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«Esce, inseguito da un orso». Serve la didascalia più famosa ed enigmatica di William Shakespeare, in «Il racconto d’inverno», per spiegare questo momento di panico nella finanza mondiale. Gli investitori sono paralizzati dalla paura di un «bear market», un mercato dell’orso.  

Un mercato dell’orso che sta sbranando diversi mercati allo stesso tempo: dalle azioni alle obbligazioni, dal petrolio ai metalli pregiati, dalla Cina all’America.  

La legge del capitalismo detta che quando un investitore voglia vendere un bene ce ne siano altri disposti a comprarlo a un determinato prezzo. Le crisi accadono quando quasi tutti gli investitori voglio vendere e nessuno vuole comprare. Come nel 2008, quando il crollo di Lehman Brothers provocò il collasso dell’economia mondiale. 

Non siamo ancora ai livelli disperati del dopo-Lehman ma, dopo quasi due mesi di passione, ci sono parecchi mercati che stanno uscendo dalla norma, inseguiti da orsi grandi, aggressivi e affamati di sangue.  

Venerdì mattina, ho chiamato un investitore che non si ferma mai, uno stakanovista dei mercati che di solito vende e compra azioni dalla mattina alla sera. Mi ha risposto dalla macchina, in viaggio verso il Sud dell’Inghilterra con la famiglia. «Mi sono preso un weekend lungo», mi ha detto. «Non c’è niente da fare in questi mercati». 

Siamo nel mezzo del peggiore terremoto finanziario dai tempi della crisi del 2008. Ma a differenza di quel crollo – che fu causato da un’esplosione insostenibile nel debito di consumatori e banche, amplificata da errori di governi e banche centrali – gli scompensi odierni non sono il prodotto di un problema solo. 

«E’ la convergenza di fattori diversi ma tutti pericolosi», mi ha detto un dirigente di uno dei più grandi fondi d’investimento mondiali la settimana scorsa mentre guardava i mercati europei sciogliersi come neve al sole. 

Io citerei cinque ragioni dietro il profondo malessere dei mercati.  

La Cina è vicina. Troppo vicina e troppo importante per gli Usa e l’Europa. L’ascesa stratosferica di Pechino nella galassia dell’economia mondiale fa sì che quando la Cina ha il raffreddore, il resto del mondo si prende l’influenza. Il rallentamento, naturale ed inesorabile dell’economia cinese riduce la crescita globale. Pechino ci ha messo del suo, con errori clamorosi nel controllo dello yuan che hanno fatto scappare investitori e impaurire i governi occidentali. 

La salute del sistema bancario. E’ un paradosso del dopo-crisi: i governi e i regolatori hanno spinto le banche a costruire muri di capitale per evitare i collassi del passato. Ma il costo di quegli edifici sta riducendo gli utili e rendendo difficile la vita di amministratori delegati, impiegati e azionisti.  

Da due settimane, le paure hanno raggiunto livelli altissimi: è possibile – si chiedono gli investitori – che le banche non abbiano soldi per pagare gli interessi sulle proprie obbligazioni? Questa settimana, Deutsche Bank e Société Générale, due colossi europei, sono state costrette a dire esplicitamente che avevano ampi mezzi per saldare i conti. Deutsche ha addirittura deciso di comprare e ritirare 5,4 miliardi di dollari di debito, una mossa disperata, dettata solamente dai patemi del mercato. 

L’impotenza delle banche centrali. Le cose belle durano poco e pure le cose così-così non durano per sempre. Il torrente di stimolo scatenato dalle banche centrali americana, europea e giapponese per tenere i tassi d’interesse bassi è ormai secco.  

Lo ha spiegato bene Michael Harnett, il capo della ricerca di Bank of America Merrill Lynch, in una durissima nota uscita giovedì scorso. Secondo Harnett, «gli investitori si stanno ribellando» allo stimolo delle banche centrali. Dopo 637 tagli ai tassi d’interesse da parte delle banche centrali dai tempi del crollo di Bear Stearns nel marzo del 2008, dopo più di 12 mila miliardi di dollari immessi nei mercati, l’economia mondiale non cresce e gli investitori hanno capito che Mario Draghi, Janet Yellen e compagnia non hanno più munizioni. 

Le politiche monetarie europee e giapponesi fanno male alle banche. I tassi bassi sono la kriptonite delle banche, perché non permettono di guadagnare soldi sulla differenza tra il prezzo del denaro che prendono in prestito e quello che danno in prestito. Ma negli ultimi mesi, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone (e pure quella svizzera e quella svedese) hanno fatto di peggio: hanno spinto i tassi sotto lo zero. Gli interessi negativi sono una tassa sulle banche. Gli investitori questo lo sanno e stanno scappando dalle azioni delle società finanziarie. 

L’incertezza regna sovrana. In politica, le vecchie certezze non contano più. In America, non è impossibile prevedere una campagna presidenziale tra il populismo aggressivo di Donald Trump e il socialismo impraticabile di Bernie Sanders. In Europa, i prossimi mesi saranno dominati dal referendum britannico sulla permanenza nell’Unione Europea, che potrebbe portare al divorzio di uno dei paesi più importanti del continente. E il Medio Oriente rimane un vulcano attivo e pronto ad eruzioni. 

I mercati odiano l’incertezza e in questo momento sono circondati da un mare magnum d’incertezza. 

Ci sono speranze? Senza dubbio. C’è chi pensa che i mercati delle ultime settimane siano troppo pessimisti. Che si stiano comportando come se il mondo stesse per ricadere nella recessione, ma in realtà le economie-guida continueranno a crescere nel 2016 e nei prossimi anni.  

Ed è anche vero che le banche sono molto più preparate a crisi di questo tipo proprio grazie alle regole create dopo la crisi del 2008. E in politica, lo scenario più probabile è che Hillary Clinton sfiderà non Trump ma un moderato come Marco Rubio o un conservatore di ferro come Ted Cruz nelle presidenziali di novembre. E gli investitori continuano a sperare che la Gran Bretagna voti con la testa e non con il cuore e decida di restare nell’Unione Europea.  

Nessuno sa se Shakespeare abbia utilizzato un orso vero o finto – un attore vestito da orso – nella prima del «Racconto d’Inverno» nel 1611. Nel 2016, non sappiamo se questo sia un mercato dell’orso vero o finto, un malessere passeggero o una malattia cronica. Anche questo è incerto. Ma fino a quando non è chiaro, occhio agli orsi e agli investitori in fuga. 

* Francesco Guerrera è il condirettore e caporedattore finanziario di Politico Europe a Londra  / lastampa

 
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Liberalismo cercasi con urgenza MASSIMILIANO PANARARI*

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Nuove sono le mappe politiche dei nostri anni. E anche se le geografie non si sono stabilizzate, uomini politici e analisti si trovano a fare i conti con temi molto diversi da quelli che avevano contraddistinto la battaglia delle idee e la lotta politica lungo il Novecento. Tematiche, va sottolineato, sempre più spesso trasversali rispetto all’asse sinistra-destra, e capaci di mobilitare singoli e gruppi (cosa che le tradizionali narrazioni ideologiche ammaccatissime, o definitivamente archiviate, non sono più in grado di fare) sulla base di questioni valoriali o delle sensibilità intorno a quella che il sociologo Anthony Giddens ha definito la «politica della vita». Vale per l’aspro dibattito sulle unioni civili in corso in Italia, come per il ritorno sulla scena elettorale degli evangelici pro-life corteggiati dai competitor delle primarie del partito repubblicano americano.  

L’oggetto del contendere si sposta su un terreno che si colloca a metà tra lo stile di vita e il patrimonio di concezioni etico-morali considerate come non negoziabili. Sono nuovi terreni post-ideologici all’insegna di fratture e cleavage (come li chiamano gli scienziati della politica) simbolici inediti. Ma la battaglia torna, proprio come in un certo passato, a essere ultimativa, negli Stati Uniti come nel nostro Paese. In Italia, in particolare, la spiegazione di questo contrasto modello «madre di tutte le battaglie» intorno al ddl sulle unioni civili rimanda a una serie di stratificazioni storiche e culturali di lungo periodo, che si saldano alle varie paure e inquietudini (reali o infondate) di cui si rivela costellata l’attuale epoca liquida.  

La reazione diventa così quella di rifugiarsi all’interno di una trincea identitaria che consola coloro che vi si sono arroccati, ma non fa avanzare la discussione e la convivenza. E, per di più, si presta a non poche strumentalizzazioni che hanno, in genere, gioco facile perché il nostro Paese è meno moderno – in parti rilevanti della sua società, come nell’organizzazione e nel funzionamento generale dello Stato – di molte altre democrazie rappresentative occidentali. La difficoltà di affrontare la materia dei diritti individuali con le categorie del Secolo breve diventa quindi massima (ed estrema) proprio a casa nostra. Il fatto è che l’arretratezza nazionale nel campo dei diritti civili ha a che fare con l’eredità (di nuovo, trasversale) di quelle culture e subculture politiche egemoni nella storia novecentesca del nostro Paese che, dalla centralità delle masse a quella del gruppo, dal primato della classe sociale alla rivendicazione dell’identità (rigorosamente) collettiva, hanno teso a sacrificare l’individuo e le sue libertà. Queste dottrine e pratiche politiche hanno certamente svolto anche una funzione di incivilimento di una società per tanto tempo arcaica e culturalmente depressa, ma sono sostanzialmente rimaste delle «gabbie fordiste», deliberatamente aliene e spesso nemiche delle istanze di soggettività.  

L a diffusione dei valori post-materialisti ha trovato qui da noi una cultura liberale ancora molto «classica» e, per tanti versi, ottocentesca, che non aveva saputo (né voluto) diventare, in termini di mentalità, un patrimonio condiviso da settori ampi della popolazione. La somma di queste fragilità e dello sgretolamento delle antiche culture politiche ci espone così al rischio del dilagare senza freni della retorica di un nuovo «organismo collettivo» (tornato indistinto e generico, com’era prima delle divisioni sociali del XX secolo), il «popolo», vessillo a disposizione di imprenditori elettorali della paura che, a differenza dei partiti di massa italiani del secondo dopoguerra, hanno ben poco rispetto dei limiti e delle regole della Costituzione. Di fronte alle sfide intrecciate del populismo, del fanatismo e dell’integralismo, servirebbe allora una cultura politica di tipo innovativo, un liberalismo capace di svolgere un ruolo civile e «pedagogico» di educazione al valore prezioso della singolarità e della differenza, e in grado di operare la mobilitazione cognitiva e l’accrescimento delle competenze (sotto ogni profilo) degli individui. Cercasi urgentemente, insomma, un liberalismo positivo e postmoderno.  

* @MPanarari  / lastampa

 
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Allacci… Abusivi. (Lo Piano Santarossa)

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ROMA – La Commissione Lavoro alla Camera, nella sua infinita magnanimita’, sta cercando di trovare il sistema di tagliare le pensioni di reversibilita’ collegandole a l’Isee. 

  • Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no. (Rita Querzé)
Che cosa comporterebbe questo cambiamento? Se il disegno di Legge venisse approvato, per le pensioni di riversibilita’ conterebbe il reddito familiare e non piu’ quello individuale, in parole povere bisognerebbe considerarle come Prestazioni Assistenziali e non piu’ Previdenziali cioe’ legata ai contributi versati. 
 
Questo tipo di collegamento, e’ stato gia’ fatto con il canone Rai, “fuso” con la bolletta della luce.
 
Questi “allacci abusivi”, rendono chiara la posizione di un Governo che per mantenersi ancora in vita, non sa piu’ da chi attingere denaro.
Matteo Renzi, tentera’ di far cassa sulle spalle delle vedove, questo l’allarme lanciato da Ivan Pedretti segretario della Spi Cgil, un Sindacato che conta piu’ di 3 milioni d’iscritti. 
Se fino ad adesso Pedretti era stato troppo rispettoso nei confronti di questo Governo, oggi ha deciso di alzare i toni, in alcuni frangenti, bisogna mantenere alta la testa per non essere calpestati. 
Altro Ritocco :
Matteo Salvini Segretario della Lega Nord, in merito alla vicenda, si e’ spresso in questi termini : 
“Un Governo che tenta di fare cassa sui morti fa schifo”, parole dure che rendono ancora piu’ chiara la posizione dei Leghisti. Per dovere di cronaca bisogna dire che il suo partito da sempre e’ stato vicino agli interessi dei pensionati, basti ricordare continua Salvini, che Bossi, pur essendo nel partito di maggioranza, rifiutò la riforma delle pensioni facendo cadere il Governo. 
 recitare ancora i versi del magnifico Lorenzo
Se questa piattaforma venisse approvata, migliaia di vedove correrebbero il rischio di perdere non solo la pensione, ma anche anni di contributi versati. Di conseguenza il numero di coloro che vi avranno accesso inevitabilmente si ridurrà, saranno tante le persone che non vedranno più garantito un loro sacrosanto diritto.

In Italia, bisognerebbe cantare in coro la canzone di Bacco, scritta da Lorenzo De’ Medici nel lontano 1400, nella speranza che venga ascoltata da milioni di persone :
                    Quant’e’ bella giovinezza, 
                    che si fugge tuttavia, 
                    chi vuol essere lieto, sia, 
                    di doman non v’e’ certezza. 
 
ndr: si segnala un editoriale di Scalfari del 2 marzo 2014 titolato proprio:
 
    • Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia. EUGENIO SCALFARI*
La sua lettura potrebbe ampliare il “quadro” e far risultare tutto più chiaro.