Il racconto in scatti della di gara 5 tra la Givova Scafati e Bondi Ferrara
E’ finita a gara cinque degli ottavi di finale playoff l’avventura stagionale della Givova Scafati. La Bondi Ferrara, dopo aver ottenuto il pareggio nei due incontri casalinghi con due buone prestazioni, si è ripetuta anche al PalaMangano, dove si è imposta 79-90. Non sono bastati i 2.500 spettatori presenti sulle gradinate della struttura di viale Della Gloria a spingere i gialloblù al successo ed al conseguente passaggio del turno.
Il nostro fotografo Antonio Gargiulo ci racconta con i suoi scatti gara cinque tra Givova Scafati contro la Bondi Ferrara.
GIVOVA SCAFATI: Lawrence 14, Crow 18, Trapani n. e., Spizzichini G. 8, Romeo 3, Ammannato 7, Pipitone n. e., Spizzichini S., Esposito n. e., Santiangeli 18, Sherrod 11. ALLENATORE: Perdichizzi Giovanni. ASS. ALLENATORE: Marzullo Alessandro.
BONDI FERRARA: Rush 21, Drigo n. e., Hall 27, Fantoni 8, Carella n. e., Donadoni, Molinaro, Cortese 13, Panni 9, Moreno 12. ALLENATORE: Bonacina Andrea. ASS. ALLENATORE: Bartolini Ugo.
ARBITRI: Pepponi Giulio di Spello (Pg), Costa Alessandro di Livorno e Di Toro Claudio di Perugia.
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“Non sono state registrate deformazioni riconducibili a sorgenti vulcaniche
Ieri sera alle 23:48, L’Osservatorio Vesuviano ha registrato, e comunicato, un terremoto del secondo grado della scala Richter ad una profondità di circa cinquanta metri con epicentro nella zona craterica del Vesuvio. Nessuna persona ha segnalato l’accaduto.
Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano ha spiegato: “Il tutto rientra nella dinamica del Vesuvio e della zona craterica del vulcano e non c’è assolutamente nulla di cui allarmarsi. Dopo la rilevazione e la comunicazione alla protezione civile che facciamo ogni qual volta c’è un terremoto, nelle prossime settimane studieremo il tutto nel nostro laboratorio sismico. Anche per la lieve profondità dell’evento a circa cinquanta metri il tutto rientra nella normalità”.
Nel mese di aprile i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano hanno rilevato che permane una lieve sismicità di fondo sul Vesuvio con 94 eventi tellurici registrati. Per quanto concerne le deformazioni del suolo i dati gps, marografici e tiltmetrici non hanno osservato deformazioni riconducibili a sorgenti vulcaniche. Così come le misure gravimetriche non hanno rilevato variazioni significative. Per quantro concerne la termografia, invece, la telecamera termica nell’ultimo mese, nell’ambito di un generale trend in decremento del campo di temperatura, ha rilevato un sensibile incremento della temperatura massima rilevata nell’area d’analisi. Mentre, infine, le analisi geochimiche non hanno evidenziato variazioni significative alle fumarole presenti sul bordo del cratere. Il tutto è stato rilevato dai tecnici dell’Osservatorio Vesuviano e riportato nel bollettino mensile del mese di aprile.
A trovare il nuovo sito sono stati un gruppo di tombaroli
Per la prima volta a Pompei è stato realizzato il calco di un cavallo, un esemplare da parata. L’eccezionale scoperta è avvenuta in corso di scavo in una grande villa che sorgeva subito fuori la cinta muraria di Pompei, nella zona nord, oltre Porta di Nola. Ma a trovare il nuovo sito non erano stati gli archeologi della soprintendenza ma un gruppo di tombaroli.
Pompei continua a restituire soprese. Tra gli ambienti individuati nella villa c’è una stalla all’interno della quale gli animali sono stati sorpresi dall’eruzione. Si tratta di un cavallo adulto che aveva finimenti in ferro e in bronzo ed ha per l’epoca dimensioni considerevoli. Questo potrebbe suggerire l’idea che a Pompei ci fossero cavalli altamente selezionati. C’è poi una tomba con uno scheletro che risale al periodo post eruzione, prova che i pompeiani tornarono a vivere nel sito dopo il 79 d. C.
Questa mattina due veicoli che viaggiavano lungo l’asse mediano in direzione Caserta sono venuti a contatto dando vita ad un incidente pazzesco che ha visto il ribaltamento di una delle due automobili sull’asfalto.
Sul posto sono accorsi i mezzi di soccorso del 118 e i vigili della Polizia stradale. La dinamica del sinistro ancora non si conosce così come non è noto se ci siano o meno feriti gravi. Il traffico veicolare, in tutta la zona, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, sta risentendo di quanto accaduto. Gli automobilisti segnalano rallentamenti su tutto il percorso.
Continua la caccia ai “furbetti” dell’assicurazione di Luca Abete
Luca Abete, inviato del noto tg satirico Striscia la Notizia, è tornato a Napoli per bacchettare i furbetti dell’assicurazione. Questa volta a finire nel mirino di Abete è un vigile urbano partenopeo che, al posto di dare il buon esempio, pensa di essere al di sopra della legge e sono i primi a non rispettare le regole.
Il vigile in questione, non si è limitato soltanto a circolare senza assicurazione. Seguito dalle telecamere nascoste, l’insospettabile furbetto parcheggia sul marciapiede e supera senza ritegno ogni semaforo rosso che prova a sbarrargli la strada. Alla vista di Luca Abete e messo spalle al muro di fronte alle sue irregolarità, al vigile non è riuscito altro che affermare, con forte imbarazzo dopo un lungo silenzio: “L’assicurazione mi è scaduta”.
Joao Santos, agente di Jorginho, ha parlato ai microfoni di Radio CRC, durante la trasmissione Si Gonfia la Rete, del futuro del centrocampista del Napoli e del campionato disputato fin qui dal suo assistito e delle ultime due partite che mancano alla fine della Serie A.
Ecco le sue parole: “Jorginho al Barça? Difficile. Il suo futuro non è deciso, ma non sarà in una squadra italiana diversa dal Napoli. Abbiamo ancora 2 partite da giocare, vediamo come finirà il campionato del Napoli e poi penseremo a tutto il resto. Jorginho ha fatto molto bene nel Napoli, è un calciatore della Nazionale italiana, è unico nelle sue caratteristiche e per questo viene seguito probabilmente da tante squadre. Al momento però, ci sono solo tante notizie in giro. Allenatore e calciatori del Napoli tra cui Jorginho vengono accostati prima ad una squadra e poi all’altra, ma non c’è nulla di ufficiale. Mendes vorrebbe portare Jorginho allo United, ma non ne so nulla perché nessuno mi ha chiamato. La cosa importante è che il Napoli giochi le ultime due partite e ritorni a vincere. Poi, penseremo al mercato anche perché è sempre al Napoli che spetta l’ultima parola circa il futuro di Jorginho che è legato al club da un contratto di altri 2 anni. Il futuro di Jorginho non è legato a quello di Sarri per cui se l’allenatore azzurro dovesse andare via, Jorginho continuerà nella sua strada. Barcellona su Jorginho? E’ molto difficile perché il club spagnolo ha preso Arthur del Gremio che gioca nello stesso ruolo di Jorginho. Piste inglesi calde? Tutti chiedono informazioni, ma nessuno fa richieste ufficiali quindi non saprei dire quale pista sia più calda. Sono già stato in tutti i club inglesi perché questo è il mio mestiere, prendo informazioni, ma non sono stato a Barcellona. Se andasse via da Napoli, posso dire che Jorginho pur non avendo nessuna clausola non giocherà in un’altra squadra italiana”.
Numerosi i messaggi sul profilo facebook dell’azienda ANM
Si ferma, di nuovo, la funicolare di Chiaia. Tanti i disagi per gli utenti e, soprattutto, per i pendolari che si servono del mezzo per raggiungere il proprio posto di lavoro. Utenti che sono infuriati e che hanno lasciato numerosi messaggi sulla pagina facebook della ANM chiedendo informazioni. Sicuri di uscire di casa e arrivare a destinazione senza problemi, hanno dovuto trovare una soluzione alternativa in attesa del ripristino del problema tecnico.
Un utente, intanto, ha scritto su facebook: “Possibile che la funicolare si rompe una volta ogni 2-3 giorni? Sono curioso di sapere quali lavori sono stati fatti l’anno scorso? La Funicolare chiusa per mesi per poi avere un servizio uguale a quello precedente con orari ridotti. Ho apprezzato che i controllori siano aumentati, ma bisogna assicurare il servizio”.
L’azienda napoletana, intanto, prova a tranquillizzare gli utenti: “I disagi che stiamo avendo in questi giorni ci portano a monitorare questi continui guasti, ma siamo fiduciosi che in poco tempo restituiremo il servizio ai cittadini”.
Il 10 maggio 1987 si giocò Napoli-Fiorentina, partità che permise agli azzurri di laurearsi campione d’Italia
Il giorno 10 maggio il Napoli ha giocato quattordici partite, dodici in serie A e due in serie B, ottenendo quattro vittorie ed otto pareggi, con due sconfitte.
Ricordiamo l’1-1 con la Fiorentina nella penultima giornata della serie A-1986/87
Questa è la formazione azzurra schierata dall’allenatore Ottavio Bianchi:
Garella; Bruscolotti, Volpecina (87′ Ferrara); Bagni, Ferrario, Renica; Carnevale (89′ Caffarelli), De Napoli, Giordano, Maradona, Romano
I gol: 29′ Carnevale, 39′ Baggio
Il 10 maggio del 1987 è il giorno del primo, storico scudetto azzurro. A due giornate dalla fine del campionato di Serie A i partenopei avevano tre punti sull’Inter e quattro sulla Juventus. Con il pareggio contro i viola e grazie al ko dell’Inter subito a Bergamo e del pareggio della Juventus il Napoli si laureò campione d’Italia, per la prima volta nella sua storia, con novanta minuti di anticipo.
Su Chiesa e Verdi, obiettivi del Napoli, spunta anche la Roma
Anche la Roma punta sul gioiello della Fiorentina, obiettivo del Napoli. I giallorossi si sono informati della situazione di Chiesa con la società viola. Questo il messaggio recapitato da Trigoria a Firenze: sappiate che, qualora decideste di cedere l’attaccante, noi vorremmo essere informati. Per il momento non si è andati oltre. Ma ciò basta per dipingere un possibile futuro.
Come riportato dall’edizione di oggi del quotidiano sportivo Gazzetta dello Sport, alla Roma piace Chiesa: il giocatore rientra alla perfezione nelle idee tattiche di Di Francesco. E profilo perfettamente compatibile con le idee di Monchi. Scendendo nei dettagli scrive la Rosea:
“Chiesa fa rima con investimento elevato per il cartellino. Per intendersi: il Cies, l’osservatorio sul calcio, solo lo scorso dicembre ha stimato una valutazione di 51 milioni di euro. Ecco perché, a fronte di un’impresa così complicata, il passo obbligato sarebbe quello di cedere almeno uno dei due esterni offensivi di piede destro in organico. Chiesa «in» vorrebbe dire Diego Perotti o Stephan El Shaarawy ceduti.
L’andirivieni sarebbe quasi obbligato, non passino inosservate le voci che giusto ieri dalla Spagna volevano un Perotti nel mirino del suo vecchio club, il Siviglia. Gli addii non sarebbero invece così scontati a fronte dell’arrivo di Verdi. È l’altro nome, rigorosamente italiano, che Monchi ha segnato in grandissima evidenza per il ruolo di esterno offensivo”.
In casa Napoli si fanno conti con chi resta e chi potrebbe partire
Il capitano del Napoli, Marek Hamsik contro la Sampdoria collezionerà la sua presenza numero 500 in azzurro raggiungendo Juliano a quota 394 nella classifica delle presenze in campionato, non ha alcuna intenzione lasciare gli azzurri in vista della stagione che verrà. Sempre lì, al suo posto. Hamsik in testa, ma insieme a lui è folto il gruppo di azzurri che non ha alcuna intenzione di andare via.
Come riportato dal quotidiano Il Mattino nell’edizione di oggi:
“Tra questi c’è sicuramente Raul Albiol. Il centrale spagnolo arrivato in azzurro all’alba dell’era Benitez, non teme di morire di solitudine per l’eventuale partenza del suo compagno di reparto Koulibaly, e di tutta risposta ha già rinnovato l’iscrizione a scuola dei figli: molto più di un semplice segnale in visto dell’anno che verrà. E sulle sue spalle forti si potrà costruire la difesa con le certezze Mario Rui e Ghoulam. Con Diawara che sogna di ereditare lo scettro di Jorginho nel ruolo di regista titolare, Allan che vuole confermare il suo rendimento da top player fatto vedere durante questa stagione e Zielinski che vuole consacrarsi crescendo ancora a braccetto con Hamsik, modello e stimolo continuo a fare meglio. E poi c’è l’attacco. Se Mertens e Callejon sono sulla bocca e sui taccuini degli osservatori di mezza Europa, Insigne e Milik sembrano destinati ad essere il punto di riferimento per l’attacco che verrà”.
Tornano in cella i tre fratelli Esposito imprenditori di Posillipo
Tornano in cella i tre fratelli imprenditori di Posillipo perché ritenuti legati ai soldi sporchi della camorra e gestori di fatto della discoteca di Coroglio Club partenopeo, di bar a Chiaia e di una rete di negozi di giocattoli in tutta Italia. Appena il tempo di festeggiare il loro amico di sempre, il quasi ex portiere del Napoli Pepe Reina, che per loro sono scattate le manette ai polsi. I tre sono ritenuti la testa di ponte della camorra imprenditoriale del Vasto-Arenaccia, che avrebbe investito a Posillipo, comprando la discoteca nella quale Reina ha festeggiato il suo addio alla squadra. Per dieci mesi, Reina ha continuato ad avere rapporti con gli Esposito, quasi a dispetto di indagini ormai note del pool anticamorra napoletano. Agli atti, molte telefonate di eventi da organizzare.
Come scrive Il Mattino nell’edizione di oggi: “I malavitosi amano il campione, lo usano come simbolo del loro potere, come uno specchio che ne riflette l’immagine. Da sempre. Lo usano come trofeo da esibire. Come in quelle notti in cui Maradona si divertiva tanto. E a festeggiare a champagne e altro, c’erano spesso i capizona della Napoli del Centro storico, i padroni della droga e delle estorsioni. Di relazioni pericolose tra gloria sportiva e malavita organizzata è piena la storia del calcio. Maradona, certo, e la famosa fotografia dentro la vasca da bagno d’oro a forma di conchiglia, lui insieme ai boss Carmine Giuliano «’O lione» e Luigi Giuliano «’O re». Ma anche Lavezzi non ha resistito a questo genere di rapporti, facendosi fotografare accanto al figlio del capoclan Lo Russo. Sarri, dal momento in cui ha messo piede nello spogliatoio azzurro, ha imposto le sue regole rigide: «Detto ciò, a volte, è difficile perfino per me distinguere le persone che si avvicinano per un selfie, ti abbracciano e sorridono come se fossero grandi amici. Figurarsi per dei ragazzi, oltretutto stranieri». Sarri dà una grossa mano al club: cerca i suoi calciatori al telefono la sera, li porta in ritiro, inizia a regimentare le loro abitudini, intuendo che in giro le tentazioni sono tante. Troppe. E pericolose. Ogni volta che può, nel chiuso dello spogliatoio, prova a dare ai suoi ragazzi delle regole di vita. Attenzione ripete più o meno, questa è una città dove tutto sembra bello ma è tutto pieno di tentacoli e prima o poi ne chiede conto.
De Laurentiis nell’aprile del 2015, era Benitez il tecnico, esplose deluso. «Questa è una città rapace, anche io a 25 anni facevo delle cose che adesso non farei più». Ce l’aveva con Higuain, ma anche forse anche con altri. Certamente, invece, ce l’aveva con Pepe Reina quando un anno fa, invitò il portiere ad «avere meno distrazioni durante la settimana». Parole pronunciate al cospetto della moglie Yolanda. Dietro il rifiuto a rinnovare il contratto con Reina proprio queste relazioni pericolose emerse già dell’inchiesta della Dia guidata dal superpoliziotto Giuseppe Linares. De Laurentiis fa firmare quattro contratti, uno riporta le regole sul come comportarsi. Gli atti di questo procedimento andranno alla Procura della Figc. E’ probabile che Reina venga ascoltato dal procuratore Pecoraro nei prossimi giorni”.
Settore Giovanile, il programma gare dei PlayOff della Juve Stabia
Si torna in campo, si giocano i playoff. Il settore giovanile della Juve Stabia, con le categorie Under 17 e Berretti, affronterà una doppia e importante sfida. Questo il programma gare:
BERRETTI: Trapani-Juve Stabia, sabato 12 maggio, ore 11, centro sportivo ‘Sorrentino’ di Trapani
UNDER 17: Juve Stabia-Prato, domenica 13 maggio, ore 14, stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 13:45)
Per ascoltare ViViRadioWEB è possibile farlo in diversi modi:
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Il Podio come migliore difesa e attacco, della stagione calcistica 207/2018, spetta a due squadre Siciliane: Siracusa e Catania. La prima migliore in campo con il proprio muro difensivo e 29 reti in passivo, mentre la seconda con 65 reti effettuate.
Il Siracusa 12 in classifica con 52 punti in campo ( da decurtare 10 punti per le penalizzazioni), si piazza come miglior difesa della Serie C Girone C ( quarta difesa migliore di tutta la Serie C dopo Monza 26, Padova 27 e Sudtirol 28).
Subito dopo il Siracusa si pone il Lecce con 30 reti in passivo, Catania con 31, Trapani al quinto posto con 32 reti subite e Juve Stabia al sesto con 35.
Mentre il Catania, secondo in classifica, chiude con 65 reti in attivo nel girone C, primo posto anche nell’intera classifica di Serie C ponendo il Livorno al secondo posto con 64 reti effettuate, terzo il Trapani con 60 al quarto posto invece il Giana Erminio con 59 reti , Carrarese 57, Alssandria 54 e Lecce al settimo posto con 53 reti in attivo.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla Badia Fiesolana all’inaugurazione dell’edizione 2018 di “The State of the Union”, tradizionale appuntamento annuale organizzato dall’Istituto Universitario Europeo, quest’anno dedicato al tema “Solidarietà in Europa”. Fra gli altri ospiti della conferenza, il Presidente d’Irlanda Michael Higgins, il Presidente della Repubblica Ellenica Prokopios Pavlopoulos, il Presidente della Repubblica Portoghese Marcelo Rebelo de Sousa.
Questo il video ed il testo dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’apertura della conferenza “The State of the Union 2018, solidarietà in Europa”
Signor Presidente d’Irlanda,
Signor Presidente dell’Istituto Universitario Europeo,
Autorità,
Signore e Signori,
Parlare dell’unione dell’Europa rappresenta di per sé, oggi, una sfida.
Nel turbamento del mondo, quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente “unire”.
Eppure tanta parte dell’opinione pubblica del continente appare percorsa da sentimenti di disillusione, immemore del significato e dei risultati di un cammino prezioso e positivo, diretto a un traguardo che ha animato gli spiriti della gioventù formatasi nel ‘900. Questa mancanza di consapevolezza si colloca al di fuori della visione della storia.
Sono grato al Presidente Dehousse dell’invito a partecipare all’ottava conferenza sullo Stato dell’Unione.
E’ una occasione divenuta importante, grazie all’impegno dell’Istituto Universitario Europeo, dei suoi ricercatori e dei suoi vertici, che permette di aprire, ogni anno, un dibattito pubblico, serio e fondato, con ospiti di eccezione.
L’Italia è orgogliosa che sia Firenze a ospitare l’Istituto Universitario Europeo che, da oltre quattro decenni, contribuisce all’approfondimento della dimensione accademica e culturale del processo di integrazione europea, con uno sguardo rivolto non solo al passato, vista la localizzazione presso l’Istituto della prima scuola europea di transnational governance, chiamata a svolgere compiti di formazione nelle aree tematiche che possono essere affrontate soltanto attraverso coordinate azioni multilaterali.
L’appuntamento di oggi trova spazio nel quadro delle manifestazioni che segnano il “compleanno dell’Europa”: la ricorrenza della Dichiarazione Schuman, origine di quel fecondo processo di integrazione continentale che qui, oggi, contribuiamo a celebrare.
E’, quella, una radice che rimane viva e forte, e l’attualità delle parole pronunciate dal grande statista francese, in quel 9 maggio 1950, è evidente sin dall’incipit “la pace mondiale non sarà salvaguardata senza degli sforzi creativi, all’altezza dei pericoli che la minacciano”.
Un monito coraggioso, da chi aveva compreso l’entità dei cimenti di fronte ai quali si trovava l’Europa, e, al contempo, aveva meditato le chiavi per superarli: solidarietà e visione storica.
“L’Europa non si farà di colpo” egli scrisse “né con una costruzione d’insieme: essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creando prima di tutto una solidarietà di fatto”.
La forza di queste parole attraversa la storia degli ultimi settant’anni per giungere sino a noi. Per dirci come già nell’atto di nascita dell’Unione fosse centrale questa consegna.
Una solidarietà non astratta, affidata alla aridità delle parole di un Trattato, ma sostanza attiva dell’intero processo che si stava coraggiosamente intraprendendo.
Se è stata la solidarietà a rendere possibile l’avvio della nostra unione, non è senza significato tornare a quel legame – quasi primordiale – per affrontare i problemi odierni.
Lo è a maggior ragione in un contesto che vede crisi interne e internazionali, instabilità diffuse e venti di guerra, scuotere l’edificio europeo, rendendo esitante ogni ulteriore passo verso l’integrazione maggiore.
La operosa solidarietà degli esordi sembra, infatti, essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro.
Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità.
Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi.
Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere – nell’immediato o in prospettiva – i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale.
Una situazione paradossale, se pensiamo che oltre tre successive generazioni non hanno conosciuto, grazie all’integrazione, il dramma della guerra, che ha lambito e lambisce i confini dell’Unione. Basti pensare ai Balcani pochi anni addietro, alla crisi ucraina, ai conflitti nella regione del Nord Africa e del Medio Oriente.
Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente, quale che sia la sua dimensione.
Non lo sono quelle rappresentate dalle tensioni alle nostre frontiere settentrionali e meridionali, o l’instabilità prodotta da improvvise e inaspettate misure che rischiano di scatenare guerre commerciali negative per tutti. E neppure quelle relative all’energia, al cambiamento climatico, alla rivoluzione digitale, alle disuguaglianze economiche, al contrasto al terrorismo e a fenomeni sempre più subdoli e insidiosi di criminalità organizzata, all’epocale fenomeno migratorio.
La sicurezza e il progresso di qualsiasi società si basano sul principio della mutualità tra i suoi membri. E’ questo il senso della solidarietà: sapere di poter contare, quando non bastano le proprie forze, sull’aiuto del vicino.
Ebbene, milioni di persone sono in fuga dai loro luoghi d’origine; incombono una criminalità i cui proventi superano il PIL di molti Stati e una minaccia terroristica che dilaga fulminea a partire dal web, indipendentemente da qualsiasi frontiera.
Di fronte a tutto questo, pensare di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche.
L’irrilevanza delle politiche di ciascun singolo Paese europeo, fuori dal quadro di riferimento continentale, emergerebbe immediatamente.
Per affermare reale sovranità sul terreno dei diritti e delle libertà dei cittadini e su quello della cornice di sicurezza in cui organizzare la propria vita.
Per governare in modo appropriato la “frontiera europea” con efficacia e umanità.
Per assicurare la nostra sovranità alimentare e quella sul terreno della digitalizzazione, della gestione dei “big data”.
La risposta a tutti questi difficili test è una sola: Unione Europea.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
I padri fondatori – De Gasperi, Schuman, Adenauer, Monnet, Spaak, e altri – furono uniti dalla solidarietà che proveniva da un compito comune: rifondare le loro comunità travolte dagli orrori della guerra nazi-fascista.
Un compito che aveva bisogno di ben poche spiegazioni. L’Europa doveva ritrovare il proprio percorso dopo la stagione buia delle dittature.
Due guerre devastanti e milioni di morti avevano reso chiarissima, a ogni singolo cittadino, l’esigenza di affidare la difesa della pace e della stessa libertà individuale e collettiva alla scelta di mettere in comune il futuro degli europei, con un livello di garanzia superiore rispetto a quello offerto dai singoli Paesi.
Una doppia garanzia costruita nei fatti in questi decenni, sino alla cittadinanza europea e al Trattato di Lisbona.
Nessun equivoco era possibile, nel 1948, di fronte a un mondo sconvolto dalla guerra e nel quale la logica dei blocchi stava già prendendo il sopravvento.
La difesa delle conquiste che rappresentavano, e ancora rappresentano, il patrimonio più grande della nostra storia – la libertà, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti dei singoli e delle collettività, il modello economico “europeo” basato sulla libertà di impresa e su ampie tutele per i lavoratori – sollecitava fortemente l’avvio di un percorso di progressiva integrazione fra i Paesi del nostro Continente.
Sulle frontiere, sulle tradizioni nazionali, prevalevano i valori unificanti che avevano portato, con solidarietà, i popoli a lottare insieme per affermare il loro rifiuto di essere meri sudditi o meccanismi ciechi di apparati bellici, confermandosi, invece, persone consapevoli, con la loro dignità umana integra, che nessuno Stato avrebbe più potuto violare impunemente. Questa la solidarietà autentica costruita tra la gente.
Una solidarietà che voleva lasciarsi definitivamente alle spalle la matematica dei torti e delle ragioni di due devastanti guerre mondiali.
Questa visione, e la sua partecipe e attiva condivisione da parte dei cittadini, ci hanno portati lontano.
Oggi siamo giunti a un punto cruciale nel percorso di integrazione, quello nel quale i diritti di cittadinanza espressi sin qui nelle sovranità individuali degli Stati, si trasfondono sempre più in quella collettiva dell’Unione, fondendosi in un unicum irreversibile.
Abbiamo una moneta capace di costituire un punto di riferimento concreto sul piano internazionale, un ruolo che nessuna moneta nazionale potrebbe svolgere.
Siamo finalmente tornati a lavorare concretamente a strumenti di difesa e di politica estera comuni e coerenti con le esigenze dei nostri Paesi, in una fase che deve registrare un dichiarato affievolimento dell’impegno del maggior alleato transatlantico e vede scatenarsi l’offensiva del terrorismo.
Stiamo perseguendo una politica di indipendenza e di qualità sul piano dell’energia che renderà l’Europa meno assoggettata a singoli fornitori.
Vogliamo affermare regole ambientali al più alto livello degli standard internazionali, a protezione della salute dei cittadini e del futuro del pianeta.
Tutto questo intorno a un’integrazione dei mercati dei beni, dei servizi e dei capitali che ha reso più prosperi i nostri popoli.
Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.
Basterebbe ancora un breve tratto di strada per mettere l’intera costruzione al riparo da tali minacce, ma – va detto – che basta ancor meno per minarne le fondamenta.
Cosa abbiamo trascurato? Perché lo slancio sembra essersi esaurito? Perché il concetto stesso di solidarietà viene così facilmente ripudiato nei fatti, spesso da coloro che sono i primi a fruire e ad avere fruito della solidarietà degli altri?
Forse non ci rendiamo conto a sufficienza di come gli “altri”, gli “extra-europei”, a differenza di alcuni fra noi, ci vedano e percepiscano in modo crescente come Europa e non più come singole realtà distinte. Forse stiamo dimenticando che l’Europa e la sua civiltà, nella loro ricchezza, sono irriducibili alla dimensione di un solo Paese o gruppo di Paesi. All’Unione potremmo applicare la definizione dello storico francese Ernest Renan che si interrogava su che cosa fosse una Nazione. Rispondeva: “una Nazione è un’anima, un principio spirituale…una grande solidarietà…un patrimonio…è un plebiscito di tutti i giorni”.
Questo plebiscito europeo non intendiamo perderlo!
E’ mancata, dunque, una capacità di autocoscienza, nonostante il prezioso lavoro compiuto.
Forse, con il passare degli anni, abbiamo dato per scontato – con colpevole superficialità – che le nuove generazioni, le nuove classi dirigenti, potessero continuare a percepire con la medesima forza – mentre i ricordi dei tremendi lutti del passato si affievolivano nella memoria collettiva – la qualità del “modello europeo” e del ruolo centrale che, in esso, assume la solidarietà.
Forse non abbiamo chiaro a sufficienza che tutto ciò che abbiamo costruito, i progressi che con fatica e pazienza abbiamo conseguito in questi anni, trovano una loro sistemazione logica e coerente unicamente nell’essere inseriti nel nostro comune modello di società.
Una società basata sulla reciproca garanzia prestata a un’area in cui si afferma lo Stato di diritto e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Una società pacifica, libera, aperta e rispettosa, che vuole agire in un sistema di relazioni internazionali fondato sul dialogo con tutti i principali attori internazionali.
E’ questo – senza l’esclusione di nessuna sua componente – il modello di democrazia liberale al quale abbiamo invitato a partecipare quei Paesi che per lunghi anni la divisione in blocchi aveva escluso dalla dialettica di integrazione. E’ questo il modello di società che proponiamo quando parliamo di allargamento e di vicinato, e che auspichiamo possa radicarsi sempre più anche al di fuori del nostro Continente.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
è evidente come l’Europa abbia bisogno di saper governare i problemi dell’oggi con la forza delle proprie radici e gli ideali della sua storia.
Questa è una responsabilità centrale per le leadership politiche di tutti i Paesi europei. Troppo spesso – e per troppi anni – l’Europa, in una narrativa superficiale e comune alla generalità dei Paesi membri, è stata rappresentata come un’entità burocratica, complessa e scarsamente intellegibile, alla quale addossare la responsabilità di misure impopolari e dell’allontanamento delle comunità locali dalle proprie tradizioni e dai propri costumi, in nome dell’integrazione.
In realtà le scelte, anche quelle discutibili, sono sempre state frutto del confronto democratico tra i governi in sede di Consiglio Europeo, con il concorso del Parlamento Europeo.
Certamente l’introduzione di talune misure e l’avvio di alcune politiche avrebbero potuto e dovuto essere più attente alle specifiche problematiche e sensibilità nazionali e poter puntare su obiettivi di coesione sociale accanto a quelli di risanamento dei conti pubblici.
E’, tuttavia, proprio responsabilità primaria delle classi dirigenti nazionali saper illustrare come l’integrazione di un singolo settore risponda proprio al principio di solidarietà, a una logica di più ampio respiro, a un “disegno forte” nel quale pace, benessere e prosperità nascono dall’abbandono di singoli vantaggi settoriali per condividerne di più importanti, per avviarsi su di un sentiero virtuoso comune, in cui tutti sono protagonisti.
Si tratta di un’azione da condurre senza ritardi: le Istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero dedicare ben maggiore impegno a un’opera di capillare e duratura istruzione sulle “ragioni profonde” dell’Europa.
Un’opera che nasca dalla scuola, dalla formazione già nelle prime classi, per proseguire lungo tutto il curriculum scolastico sino all’Università, ove l’Erasmus – e gli altri programmi di mobilità giovanile – già svolgono un ruolo di grande importanza.
La possibilità di rafforzarne le potenzialità, affiancando ad essi lo sviluppo di vere e proprie Università europee andrebbe rapidamente approfondita.
E’ da qui che occorre partire per avviare una riscoperta dell’Europa come di “un grande disegno” sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.
La riscoperta del “disegno grande”, tuttavia, non può costituire esclusivamente una “risposta” di corto respiro alla miopia di queste visioni.
Essa deve, in primo luogo, consentirci, di riattivare la linfa vitale della costruzione europea, il suo senso profondo, la solidarietà fra popoli, Paesi e Istituzioni, permettendoci di ridare slancio al processo di integrazione per produrre nuovi e duraturi vantaggi collettivi, secondo le linee tracciate poco più di un anno fa nella dichiarazione di Roma poco più di un anno addietro.
E’ da questo testo, da tutti sottoscritto, che occorre ripartire. Senza integrazione non vi saranno benefici nazionali, ma soltanto maggiore irrilevanza dei singoli Paesi di fronte a un resto del mondo che cresce a un ritmo tumultuoso e nel quale attori, un tempo marginali, guadagnano posizioni di grande rilevanza, inediti.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
credo sia opportuno menzionare un’altra circostanza che ha contribuito ad appannare l’immagine dell’Europa agli occhi della pubblica opinione.
L’enfasi prestata in modo incondizionato negli ultimi anni – da Maastricht in poi – agli aspetti esclusivamente economici dell’integrazione, pur se pienamente coerenti con il percorso di sviluppo e forieri di importanti risultati, ha probabilmente contribuito al rafforzarsi di una “narrativa” negativa.
Quella di un’Europa lontana, descritta in modo quasi caricaturale come l’Europa delle banche e dei banchieri, impegnata in una costruzione avulsa dalla sensibilità e dalle necessità del demos europeo, nella quale – tra l’altro – gli elementi di pur corretto rigore, necessario, non sono stati controbilanciati da elementi atti a far percepire l’efficacia della propria attività in tanti altri ambiti.
Il Manifesto di Ventotene – punto di riferimento culturale da non dimenticare – continua a ricordarci, come l’economia debba essere parte di una visione politica del percorso di integrazione. La regolamentazione dei mercati, le norme sulla moneta, le regole della concorrenza, non possono che essere concepite, infatti, come funzionali strumentali alla libertà e alla crescita, al conseguimento di un obiettivo politico generale, quello del miglioramento del benessere complessivo della società, e non come un punto di arrivo.
I grandi avanzamenti conseguiti sul piano dell’economia, della moneta e della finanza, devono essere accompagnati in modo coerente dal parallelo sviluppo di un pilastro sociale, in modo da rendere evidenti, nei confronti dell’opinione pubblica europea, la loro strumentalità rispetto al “disegno grande”.
Il contributo dato da rilevanti istituzioni dell’Unione, come la Banca Centrale Europea, con una saggia politica di accompagnamento della ripresa economica, va messo in luce.
Nonostante il suo mandato comprenda, a differenza di Banche centrali nazionali, esclusivamente l’obiettivo di una accurata gestione della stabilità monetaria, sarebbe arbitrario non voler riconoscere questo ruolo importante.
E la gestione della moneta comune cos’è se non l’espressione di una forte solidarietà tra i Paesi dell’Eurozona, esempio concreto per tutti gli altri?
E’ quella solidarietà a cerchi concentrici che non lascia indietro mai nessuno, bensì tiene la porta aperta, rispettando, insieme, l’ambizione di coloro che vogliono progredire e il ritmo di coloro che ancora non si ritengono pronti per scelte più stringenti.
E’ la mutualizzazione che dai principi della libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi, è passata per la moneta e ora coinvolge i principi dello Stato di diritto e la gestione della giustizia, la difesa e la politica estera e deve allargarsi sempre più alla cultura e alla formazione. E’ quella solidarietà che, attraverso l’esperienza dei Fondi europei di sviluppo e coesione ha fatto assumere in comune il problema delle disuguaglianze e delle aree territoriali svantaggiate, per combatterne gli effetti.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
la sofisticata architettura europea ha bisogno di un’opera di continua e attenta manutenzione, per preservare Istituzioni solide, pervase dello spirito solidaristico che animava i padri fondatori e consapevoli delle prove che abbiamo di fronte.
L’impetuoso dipanarsi degli eventi, sul piano interno dei singoli Paesi e nelle relazioni internazionali è, infatti, costellato di sfide: la capacità di rispondere ad esse deciderà del nostro futuro.
Assistiamo a crisi che si approssimano sempre più ai nostri confini: come evitare che le nostre società, la nostra libertà, il nostro benessere siano sotto assedio, senza che l’Unione abbia gli strumenti per esprimere posizioni unitarie, all’altezza dei principi che ne ispirano l’esistenza e al peso politico della sua economia?
Dobbiamo allargare l’area di stabilità e di condivisione dei nostri principi mentre, invece, spesso stiamo procedendo con passo esitante nei confronti dell’allargamento ai Balcani Occidentali, laddove la prospettiva europea appare l’unica in grado di scongiurare tanto pericolosi ritorni al passato quanto la creazione di sfere di influenza esterne, fonte di instabilità per tutta l’Unione, perché basate su impianti valoriali radicalmente diversi dal nostro.
La solidarietà sul piano della sicurezza, l’integrazione militare, non possono essere disgiunti da obiettivi di solidarietà civile e politica.
Auspico che, anche su questo tema, sia a Bruxelles sia nei Paesi dell’area possano essere assunte decisioni coraggiose e lungimiranti.
Signor Presidente,
Signore e Signori,
all’interno dell’Unione, dossier centrali attendono ormai da tempo di essere affrontati con risolutezza, primi fra tutti la riforma del sistema di Dublino e l’Unione bancaria.
Si tratta di questioni chiave per il nostro futuro, ma che non troveranno soluzione soddisfacente – e rimarranno anzi bloccati – se non risolte all’interno di un quadro di rinnovata solidarietà, nel quale la ricomposizione di sovranità al livello europeo sia percepita come un’ovvia necessità, parte di un disegno generale, i cui benefici complessivi saranno alla fine, e per tutti, maggiori.
E’ la logica “win win” che deve prevalere su quella dei vincitori e dei vinti sui singoli dossier dell’Unione: quest’ultima non può far parte del patrimonio ideale dell’Unione.
Infine, ci troveremo ad affrontare l’esercizio del bilancio comune: un tema che, ci porterà a toccare con mano, quasi a misurare, il livello di ambizione dell’Unione nei prossimi sette anni.
Noi auspichiamo vivamente che il bilancio comune possa espandersi, nonostante la Brexit, grazie anche ad ulteriori risorse proprie.
Vanno individuati e posti al centro delle politiche i “beni pubblici europei”, da tutelare e sviluppare: quali la sicurezza interna ed esterna, la difesa, l’ambiente, una convergenza economica fra Paesi membri che rafforzi l’occupazione, sviluppando, in concreto, il solido “pilastro sociale”, individuato nel vertice di Göteborg.
La solidarietà si costruisce con le interconnessioni e l’interdipendenza: reti infrastrutturali e dei trasporti; reti energetiche e di tlc; reti di istruzione, universitarie e di ricerca; reti e programmi di innovazione tecnologica (si pensi a Galileo).
L’Italia si è sforzata di esprimere su questi temi posizioni equilibrate, inserite in un quadro di rafforzamento dei vincoli di solidarietà fra Paesi membri e di affermazione dei ruoli della Commissione e del Parlamento Europeo, quadro al quale non intendiamo rinunciare.
Signor Presidente,
vorrei concludere questo mio intervento citando Stefan Zweig, un raffinato scrittore austriaco, che, mentre infuriavano i combattimenti della prima Guerra Mondiale, scriveva: “il grande monumento all’unità spirituale d’Europa è andato in rovina, i costruttori si sono smarriti. Esistono ancora i suoi merli, ancora si ergono sopra il mondo confuso i suoi codici invisibili, tuttavia, senza uno sforzo comune, manutentore e perseverante, essa cadrà nell’oblio”.
Ancora oggi queste parole suonano come un monito. Sta a noi, e solo a noi, raccoglierlo.
Il Napoli è impegnato su più fronti, ed è forse nei mesi più caldi e difficili da gestire dell’era De Laurentiis. Dal futuro di Maurizio Sarri sulla panchina azzurra che è ancora coperto da misteri, all’eventuale ed ipotetico nuovo allenatore in caso di addio del tecnico, passando per i talenti da blindare, magari con un rinnovo e con l’eliminazione della clausola dal contratto. Se n’è parlato per Dries Mertens, ma adesso sembra più urgente blindare Piotr Zielinski.
Come riportato dall’edizione di oggi del quotidiano Corriere del Mezzogiorno, il Napoli sta trattando da alcune settimane con l’entourage del centrocampista polacco, Piotr Zielinski, per il rinnovo di contratto del calciatore. Le motivazioni? Dalla Premier arrivano forti sirene: l’Arsenal sembra infatti disposto a pagare la clausola rescissoria di 65 milioni del centrocampista classe 1994. Il centrocampista polacco è naturalmente tentato dalla proposta dei Gunners, e il Napoli non può che essere preoccupato.
La società la risposta a queste voci provenienti dalla Premier è provare a blindare il suo maggior talento per prospettive, e ci sta provando con un doppio rinnovo: sia di Milik che proprio di Piotr Zielinski. I contratti proposti dal Napoli hanno scadenza 2023 e in particolare per il centrocampista si proverà ad un accordo per eliminare dal contratto la clausola rescissoria, un modo per dire chiaramente: ‘Piotr non si tocca’.
In casa Napoli si respira aria di calciomercato, Giuntoli studia innesti da inserire nella difesa azzurra
In casa Napoli oltre al futuro di Maurizio Sarri, si parla anche di calciomercato. La società partenopea cerca qualche rinforzo da innestare per la prossima stagione, a prescindere da chi siederà sulla panchina degli azzurri, che resti Sarri o che arrivi un altro allenatore. La difesa sarà sicuramente il reparto che vedrà maggiori cambiamenti. Il primo riguarda il portiere che dovrà sostituire Pepe Reina in procinto di accasarsi a Milano, sponda Milan, dopo la scadenza naturale del suo contratto.
Secondo quanto riportato dall’edizione di oggi del quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport, il lavoro del direttore sportivo Giuntoli è concentrato sulla parte destra della difesa, che va migliorata. Quest’anno Hysaj è stato il titolare fisso, ha dimostrato di avere buone doti sia nel difendere che nell’attaccare gli spazi sulla fascia di sua competenza. Ma il ds è rimasto colpito dalla forza di Bartosz Bereszynski, il 25enne, attualmente in forza alla Sampdoria. Il ragazzo è fortemente sponsorizzato da Milik e Zielinski, suoi compagni nella nazionale polacca, che gli hanno già parlato di Napoli e delle ambizioni del progetto societario.
Lo stesso De Laurentiis è deciso a convincere Ferrero a cederglielo. La quotazione del giocatore partirebbe da una base di 10 milioni. Non c’è solo Bereszynski però sul taccuino di Giuntoli, visto che Maggio invece dirà certamente addio e c’è la possibilità che i colpi sulla fascia destra siano due. Nel mirino anche Gaetano Letizia in forza al Benevento e Vincent Laurini attualmente alla Fiorentina.
La Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia ha scoperto un falso dentista a Gragnano
La Guardia di Finanza impegnata nell’attività di prevenzione generale e di controllo economico del territorio, con particolare attenzione all’abusivismo commerciale ed alla tutela della salute pubblica, ha scoperto a Gragnano un igienista dentale che svolgeva illecitamente la professione di dentista.
I Baschi Verdi della Compagnia di Castellammare di Stabia, nell’ambito di un’attività info-investigativa, hanno individuato in una zona periferica di Gragnano uno studio odontoiatrico abusivo all’interno di un’abitazione. L’attività era priva di insegna ed autorizzazione sanitaria, ma era dotata di telecamere installate per controllare accessi e sfuggire ad eventuali controlli. I clienti, ignari delle carenze autorizzative, si affidavano alle cure del dentista, dati i prezzi fortemente concorrenziali che offriva.
A margine dell’attività ispettiva, eseguita congiuntamente a personale dell’A.S.L., che ha verificato l’assenza delle autorizzazioni sanitarie, sono stati sequestrati il locale adibito a studio medico, numerosi strumenti tecnici di laboratorio per la cura e l’estrazione dentaria e diversi medicinali, tra i quali anestetici e cortisonici scaduti.
Il responsabile è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per esercizio dell’attività odontoiatrica in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa di settore. Sono attualmente in corso accertamenti allo scopo di ricostruire compiutamente gli elementi positivi di reddito sottratti al fisco.
Nella giornata di oggi potrebbe esserci l’incontro tra Sarri e De Laurentiis, tuttavia il Napoli sonda altri allenatori
Quando Maurizio Sarri capì che la sua avventura ad Empoli era arrivata alla fine, chiamò Giampaolo che ora anche qui a Napoli è in prima posizione nel caso in cui Sarri dovesse lasciare la panchina azzurra al termine della stagione. Tra i tanti nomi, quello di Giampaolo sembra essere il favorito. E’ la persona migliore per dare continuità al suo progetto tecnico, per creare un filo che lega un ciclo che si chiude con quello nuovo che si apre. Ma in quest’ipotesi, difficilmente De Laurentiis chiederà consiglio a Sarri su chi prendere eventualmente al suo posto.
Come riporta Il Mattino, il Napoli sonda anche altri allenatori:
“Giampaolo davanti a tutti. E poi gli altri: Inzaghi, certo, e dietro staccati Semplici e Andreazzoli. E ancora più dietro Conte e Ancelotti: se contasse l’amicizia e i rapporti personali con De Laurentiis sarebbero davanti a tutti. Ma contano gli ingaggi. E i due guadagnano troppo. Occhio a una idea che porta a Fonseca, l’allenatore della Shakthar. E attenzione a una new entry: De Zerbi del Benevento.
Non bisogna avere fretta e l’arrivo, probabile, a Castel Volturno di De Laurentiis quest’oggi non va visto come una accelerata sulla via dell’intesa con Sarri. Il presidente vuole essere presente alla conferenza che annuncia il ritorno in Val di Sole anche la prossima estate per il ritiro precampionato. Non verrà per molte ore, quindi è difficile che possa incrociare Sarri per un incontro formale. Magari solo per un saluto. De Laurentiis è in ogni caso convinto che dietro Sarri ci sia l’offerta di un grande club (il Chelsea) che va solo alla ricerca di uno sconto sulla clausola. Ovvio, se Sarri dovesse chiedere di andare via per accasarsi altrove, difficilmente De Laurentiis potrebbe non invocare il pagamento della liberatoria. Un altro conto è se Sarri chiedesse di fermarsi, magari per non allenare un anno”.
I Carabinieri di Castellammare di Stabia hanno tratto in arresto il 16enne che favorì un raid armato: la vicenda
I Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP di Napoli su richiesta della Procura per i Minori, nei confronti di un minorenne ritenuto responsabile, in concorso, di lesioni personali aggravate, ricettazione e di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di arma da fuoco, reati aggravati da finalità mafiose.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile e condotta dai militari dell’Arma del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia stabiese, ha permesso di raccogliere indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato in ordine al ferimento di Giovanni Battista Panariello, classe ‘97 e di Michele De Luca, classe ’60. Gli episodi sono avvenuti lo scorso 10 settembre 2017 nel centro storico di Castellammare di Stabia. In concorso con 4 maggiorenni già noti alle forze dell’ordine, arrestati nel mese di dicembre 2017 su provvedimento del GIP di Napoli chiesto dalla DDA partenopea, uno dei quali pregiudicato per associazione camorristica essendo stato già condannato con sentenza passata in giudicato quale appartenente al clan D’Alessandro.
Le indagini hanno consentito di documentare come il minore si occupò di accompagnare i soggetti armati a bordo di bicicletta elettrica, fermare il traffico cittadino e agevolarne la fuga degli esecutori materiali del raid.
Alcuni minuti prima di rimanere vittima dell’agguato Panariello con un altro soggetto si era reso responsabile del pestaggio di uno spacciatore, che aveva interrotto l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti. Il raid fu una ritorsione armata in risposta al pestaggio.
L’altro soggetto coinvolto nell’aggressione non fu attinto poiché riuscì a darsi alla fuga. Tutti i personaggi sono stati individuati e arrestati poiché ripresi da più telecamere installate nelle vicinanze del luogo ove venne commesso il fatto.
L’arrestato è stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante nel centro di Prima Accoglienza per i Minori di Napoli sul viale colli Aminei.
Lo United di Mourinho ha nel mirino Faouzi Ghoulam
In casa Napoli una situazione delicata per il calciomercato è quella dell’algerino Faouzi Ghoulam. Secondo quanto riportato dall’edizione di oggi dal quotidiano sportivo Corriere dello Sport, la sua clausola rescissoria, valida per l’estero, è di 38 milioni di euro entro il 30 giugno, ma oltre quella data salirà di dieci milioni ovvero a 48 milioni.
I due infortuni subiti al ginocchio destro e i due interventi chirurgici a cui si è sottoposto, hanno tormentato una stagione cominciata splendidamente. La rottura del crociato anteriore e poi la frattura della rotula, sono fattori non sono trascurabili, tuttavia lo United di Mourinho lo osserva da con particolare attenzione. Inoltre il tecnico dei Red Devils, Josè Mourinho, è seguito dallo stesso uomo che segue Faouzi, Jorge Mendes.
Per il momento bisogna attendere l’eventuale rientro in campo di Ghoulam nelle prossime due settimane: per il momento è andato in panchina con il Torino, domenica, per la prima volta dopo 186 giorni lontano dai campi da gioco. Ma per tornare a giocare una partita vera non restano che le ultime due gare con la Samp e il Crotone.