Le parole del direttore sportivo della Juve Stabia, Matteo Lovisa, non sono state pronunciate per caso. Al termine del 2-2 contro il Monza, nell’andata della semifinale playoff di Serie BKT 2025-2026, il dirigente gialloblù ha scelto parole nette, misurate ma allo stesso tempo chiarissime: “Spero che Ayroldi sia incappato solo in una brutta serata in cui ha commesso degli errori”.
Una frase che apre inevitabilmente a una riflessione più ampia. Perché il pareggio di sabato sera può essere letto in tanti modi diversi. C’è la linea scelta da Ignazio Abate, che ha preferito evitare qualsiasi polemica arbitrale, concentrandosi esclusivamente sul campo e sugli errori commessi dalla propria squadra negli ultimi minuti. E poi c’è la posizione di Lovisa, molto più profonda e meno circoscritta ai novanta minuti del “Menti”.
Il direttore sportivo stabiese, infatti, sembra aver dato voce a un pensiero che da tempo aleggia attorno all’ambiente gialloblù: possibile che quando la Juve Stabia arriva a un certo livello del campionato trovi sempre episodi sfavorevoli nei momenti decisivi? È solo una coincidenza oppure esiste realmente una sorta di limite invisibile oltre il quale alle Vespe non sarebbe consentito andare?
Domande pesanti. Ma per comprendere il senso delle dichiarazioni di Lovisa bisogna riavvolgere il nastro e tornare alla scorsa stagione, alla semifinale playoff contro la Cremonese.
Nella gara d’andata bastano pochi minuti per assistere al primo episodio controverso: intervento di De Luca su Peda con colpo diretto al volto e punti di sutura per il difensore stabiese. Da regolamento il giallo appare inevitabile, ma il cartellino non arriva. Passano altri dieci minuti e lo stesso De Luca entra nuovamente in maniera dura, stavolta a gamba tesa su Ruggero. Anche in questo caso manca l’ammonizione. Tradotto: secondo una rigorosa applicazione del regolamento, l’attaccante grigiorosso avrebbe potuto lasciare il campo già nel primo tempo per doppia ammonizione.
Il ritorno non cancella le polemiche, anzi le alimenta ulteriormente. Dopo appena un quarto d’ora Folino colpisce Andreoni al volto. Il difensore stabiese è costretto addirittura anche in questo caso ai punti di sutura, ma anche qui nessuna sanzione disciplinare viene presa dall’arbitro. Poi arriva l’episodio che cambia definitivamente la partita: Andreoni interviene in area colpendo prima la coscia e poi il braccio. Il VAR richiama il direttore di gara che decide per l’espulsione.
Una decisione che fece discutere parecchio anche in televisione. Dario Marcolin, impegnato nel commento tecnico della sfida e con un passato nelle giovanili della Cremonese, rivedendo le immagini manifestò pubblicamente più di un dubbio sulla scelta arbitrale. Per la cronaca, la prima ammonizione ai danni della Cremonese tra andata e ritorno arrivò soltanto al 62’ della gara di ritorno, quando i lombardi erano già avanti 2-0 e con un uomo in più.
E si arriva così a sabato scorso, alla semifinale contro il Monza. Una partita che fino al 70’ sembrava indirizzata verso un trionfo storico della Juve Stabia e che invece si è trasformata nell’ennesimo finale amaro. Anche qui, però, restano episodi destinati a far discutere.
L’ammonizione a Mosti nel finale di primo tempo appare severa: Ravanelli perde il passo dopo essersi incartato sul pallone e il centrocampista stabiese finisce per tamponarlo. Poi, soprattutto dopo il 2-0, il metro arbitrale sembra improvvisamente cambiare.
Negli ultimi dieci minuti si concentrano tre episodi che alimentano la rabbia stabiese. Prima viene fermato un contropiede della Juve Stabia per un presunto fallo di Candellone su Obiang, nonostante l’attaccante gialloblù sembri anticipare nettamente l’avversario. Poco dopo lo stesso Candellone viene trattenuto e ostacolato ai limiti dell’area brianzola, ma l’arbitro lascia proseguire. Infine arriva il fallo fischiato a Diakitè su Caso: dinamica molto simile all’episodio precedente, ma stavolta il direttore di gara assegna la punizione da cui nascerà il definitivo 2-2 del Monza.
E allora il dubbio posto da Lovisa torna inevitabilmente a galla. La Juve Stabia, per il secondo anno consecutivo, arriva fino alla semifinale playoff. Più di così, almeno finora, sembra non poter fare. Per limiti tecnici? Per inesperienza? Oppure perché nei momenti chiave episodi e decisioni finiscono sempre per pendere dall’altra parte?
Domande che oggi non avranno risposte ufficiali. Ma che a Castellammare continuano a pesare come macigni.




