Juve Stabia, Caterina Tramparulo una Vespa rosa: Stabiese emigrata al Nord ma sempre al fianco della squadra

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C’è chi tifa per una squadra e chi, invece, la vive come parte integrante della propria identità. È il caso di Caterina Tramparulo, affezionata lettrice della nostra rubrica “Vespa Rosa”, nonché protagonista per ben due volte del nostro concorso dedicato alle donne gialloblù. Una tifosa autentica, passionale, legata visceralmente ai colori della Juve Stabia nonostante la distanza geografica, perché oggi vive al Nord ma con il cuore sempre rivolto verso Castellammare di Stabia e il Romeo Menti.

Alla domanda su cosa le abbia lasciato la semifinale playoff disputata sabato contro il Monza, Caterina ha risposto con parole intense, sincere, cariche di emozione e amore per la squadra della sua città. Un racconto che attraversa ricordi di famiglia, valori sportivi, lacrime, rabbia e orgoglio stabiese.

“In casa mia – racconta Caterina – lo sport è sempre stato sinonimo di educazione, correttezza e fair play. Mio padre, atleta e tifoso della Juve Stabia, insieme a mia madre ci ha insegnato il rispetto per gli altri, la tolleranza e la lealtà. Valori che hanno accompagnato tutta la mia vita, sia da donna che da insegnante di Educazione fisica”.

Un legame nato da bambina e mai interrotto. Anche vivendo lontano da Castellammare, Caterina continua a seguire con apprensione ed entusiasmo le sorti delle Vespe, in casa e in trasferta, condividendo gioie e dolori di una passione che non conosce distanze.

La semifinale di andata dei playoff contro il Monza è stata vissuta da Caterina con il cuore in gola. Davanti alla televisione, bardata di sciarpa, maglia e bandiera gialloblù, ha respirato a distanza tutta l’atmosfera del Menti gremito: “Una coreografia da favola della Curva Sud, famiglie intere allo stadio, bambini sorridenti con le bandierine. Una città intera stretta attorno alla squadra”.

Poi la partita. L’esplosione di gioia per il doppio vantaggio della Juve Stabia, i sogni che sembravano prendere forma, la sensazione concreta di poter compiere un’altra impresa straordinaria. “Sul 2-0 non si è capito più nulla. Esultanze, abbracci, cori. Stavamo volando”.

Ma nel calcio, spesso, basta un attimo per cambiare tutto. Il ritorno del Monza, le decisioni arbitrali contestate e soprattutto l’episodio che ha lasciato Caterina profondamente amareggiata: l’esultanza del difensore brianzolo Delli Carri dopo il gol del pareggio.

Parole durissime quelle della tifosa stabiese: “Un comportamento antisportivo, villano e irrispettoso. Un gesto gravissimo davanti a famiglie, donne e bambini presenti allo stadio e davanti alle telecamere. Non credevo ai miei occhi. Spero che gli organi competenti prendano provvedimenti severi”.

Nonostante la rabbia e l’amaro per un pareggio considerato immeritato, Caterina ha voluto sottolineare ancora una volta la straordinaria maturità del popolo stabiese e della Curva Sud, capace di sostenere la squadra fino all’ultimo secondo: “I cori non si sono mai fermati. Una Curva immensa, che ha accompagnato le Vespe fino al 90’. Questo significa amare davvero una squadra”.

E l’amore vero non conosce resa. Per questo Caterina sarà presente anche a Monza per la gara di ritorno del 19 maggio: “Sarò lì con l’emozione e la gioia di sempre, pronta a tifare la mia Juve Stabia”.

Nel finale del suo messaggio, Caterina ha rivolto un pensiero carico di gratitudine alla squadra, ai tifosi, ai giornalisti e a tutti coloro che ogni giorno raccontano e vivono il mondo gialloblù: “Grazie per averci fatto sognare e vivere una stagione splendida. Io mi sentirò sempre una di voi”.

Parole che rappresentano perfettamente l’anima di tanti stabiesi lontani dalla propria terra ma mai distanti dai colori gialloblù. Perché la Juve Stabia, in fondo, non è soltanto una squadra di calcio. È appartenenza, memoria, famiglia. È casa.


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