Juve Stabia stangata dal Giudice Sportivo. Delli Carri resta impunito: I paradossi dei regolamenti del calcio

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C’è un’immagine che resterà impressa nella mente dei tifosi stabiesi più del risultato finale di Juve Stabia-Monza. Non il gol del 2-2. Non la rimonta brianzola. Ma quell’esultanza provocatoria, plateale, irrispettosa del difensore del Monza Filippo Delli Carri sotto il settore del pubblico gialloblù, davanti a famiglie, bambini e migliaia di spettatori.

E oggi, dopo la lettura del comunicato del Giudice Sportivo, all’amarezza si aggiunge l’incredulità.

Perché nel calcio italiano accade anche questo: se un calciatore si toglie la maglietta dopo un gol viene automaticamente ammonito. Se invece provoca platealmente una tifoseria intera con gesti e atteggiamenti giudicati offensivi e antisportivi, ma continua ad indossare regolarmente la divisa ufficiale, allora tutto diventa improvvisamente ammissibile. Tutto tollerabile. Tutto archiviabile.

Delli-Carri-Juve-Stabia-MonzaIl Giudice Sportivo ha infatti dichiarato “inammissibile” la segnalazione relativa alla condotta di Delli Carri. Non entrando nemmeno nel merito morale o disciplinare del gesto, ma fermandosi ad aspetti procedurali e regolamentari. In sostanza, secondo quanto riportato nel comunicato FIGC, la richiesta sarebbe stata presentata con modalità “non codificate” e, soprattutto, il comportamento contestato non rientrerebbe tra quelli previsti dall’articolo 61 del Codice di Giustizia Sportiva, limitato ai casi di condotta violenta, gravemente antisportiva o blasfema non vista dall’arbitro o dal VAR.

Tradotto: provocare uno stadio intero dopo un gol non sarebbe abbastanza per far scattare la squalifica.

E allora il messaggio che passa è devastante. Non soltanto per i tifosi della Juve Stabia, ma per chiunque creda ancora che il calcio debba trasmettere rispetto, educazione e responsabilità verso il pubblico. Perché un conto è esultare, altro è provocare deliberatamente migliaia di persone in un clima già tesissimo.

Non commenteremo oltre questa interpretazione regolamentare. Sarebbe inutile. I lettori sapranno trarre da soli le proprie conclusioni sulla deriva del calcio italiano, anche sotto il profilo dei comportamenti consentiti e delle priorità disciplinari.

Fa ancora più rumore, invece, la severità utilizzata nei confronti dei dirigenti della Juve Stabia.

Pesantissime le sanzioni inflitte al direttore sportivo Matteo Lovisa e al Team Manager Alberto Gerbo, colpevoli – secondo quanto riportato – di aver protestato duramente contro la direzione arbitrale del match.

Matteo Lovisa è stato inibito addirittura fino al 31 luglio 2026 per essere entrato sul terreno di gioco e aver rivolto espressioni gravemente offensive agli ufficiali di gara, assumendo poi, secondo il referto, un atteggiamento minaccioso negli spogliatoi.

Albero Gerbo, invece, è stato fermato fino al 30 giugno 2026 per proteste e insulti nel tunnel che conduce agli spogliatoi.

Provvedimenti durissimi, che si aggiungono alla squalifica di Diakitè, alle ammonizioni di Pierobon e Mosti (entrambi ora diffidati nel prossimo match) e persino all’ammenda da 1.500 euro inflitta alla Juve Stabia per il lancio di un accendino in campo.

E qui nasce inevitabilmente la sensazione che aleggia tra i tifosi stabiesi: chi protesta paga. Chi denuncia pubblicamente una direzione arbitrale contestata viene colpito con fermezza assoluta. Chi invece si rende protagonista di atteggiamenti provocatori verso il pubblico riesce a scivolare tra le maglie del regolamento.

Un messaggio che molti, nel mondo del calcio, leggono così: “Stai zitto e subisci. Altrimenti la paghi ancora di più”.

Nel frattempo resta il silenzio assordante su quanto accaduto al Menti dopo il gol del 2-2. Un episodio visto da migliaia di persone, ripreso dalle telecamere e destinato a lasciare strascichi polemici ancora per giorni.

Perché oltre i regolamenti, oltre gli articoli e i codici, esiste anche il buon senso. E quello, purtroppo, sembra essere stato espulso dalla partita ben prima del triplice fischio finale.


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