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La Roma ha puntato due obiettivi del Napoli: i dettagli

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Su Chiesa e Verdi, obiettivi del Napoli, spunta anche la Roma

Anche la Roma punta sul gioiello della Fiorentina, obiettivo del Napoli. I giallorossi si sono informati della situazione di Chiesa con la società viola. Questo il messaggio recapitato da Trigoria a Firenze: sappiate che, qualora decideste di cedere l’attaccante, noi vorremmo essere informati. Per il momento non si è andati oltre. Ma ciò basta per dipingere un possibile futuro.

Come riportato dall’edizione di oggi del quotidiano sportivo Gazzetta dello Sport, alla Roma piace Chiesa: il giocatore rientra alla perfezione nelle idee tattiche di Di Francesco. E profilo perfettamente compatibile con le idee di Monchi. Scendendo nei dettagli scrive la Rosea:

“Chiesa fa rima con investimento elevato per il cartellino. Per intendersi: il Cies, l’osservatorio sul calcio, solo lo scorso dicembre ha stimato una valutazione di 51 milioni di euro. Ecco perché, a fronte di un’impresa così complicata, il passo obbligato sarebbe quello di cedere almeno uno dei due esterni offensivi di piede destro in organico. Chiesa «in» vorrebbe dire Diego Perotti o Stephan El Shaarawy ceduti.
L’andirivieni sarebbe quasi obbligato, non passino inosservate le voci che giusto ieri dalla Spagna volevano un Perotti nel mirino del suo vecchio club, il Siviglia. Gli addii non sarebbero invece così scontati a fronte dell’arrivo di Verdi. È l’altro nome, rigorosamente italiano, che Monchi ha segnato in grandissima evidenza per il ruolo di esterno offensivo”. 

Napoli, chi resta e chi potrebbe partire: la situazione

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In casa Napoli si fanno conti con chi resta e chi potrebbe partire

Il capitano del Napoli, Marek Hamsik contro la Sampdoria collezionerà la sua presenza numero 500 in azzurro raggiungendo Juliano a quota 394 nella classifica delle presenze in campionato, non ha alcuna intenzione lasciare gli azzurri in vista della stagione che verrà. Sempre lì, al suo posto. Hamsik in testa, ma insieme a lui è folto il gruppo di azzurri che non ha alcuna intenzione di andare via.

Come riportato dal quotidiano Il Mattino nell’edizione di oggi:

“Tra questi c’è sicuramente Raul Albiol. Il centrale spagnolo arrivato in azzurro all’alba dell’era Benitez, non teme di morire di solitudine per l’eventuale partenza del suo compagno di reparto Koulibaly, e di tutta risposta ha già rinnovato l’iscrizione a scuola dei figli: molto più di un semplice segnale in visto dell’anno che verrà. E sulle sue spalle forti si potrà costruire la difesa con le certezze Mario Rui e Ghoulam. Con Diawara che sogna di ereditare lo scettro di Jorginho nel ruolo di regista titolare, Allan che vuole confermare il suo rendimento da top player fatto vedere durante questa stagione e Zielinski che vuole consacrarsi crescendo ancora a braccetto con Hamsik, modello e stimolo continuo a fare meglio. E poi c’è l’attacco. Se Mertens e Callejon sono sulla bocca e sui taccuini degli osservatori di mezza Europa, Insigne e Milik sembrano destinati ad essere il punto di riferimento per l’attacco che verrà”.

Arrestati i fratelli Esposito, Reina dal procuratore Pecoraro

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Tornano in cella i tre fratelli Esposito imprenditori di Posillipo

Tornano in cella i tre fratelli imprenditori di Posillipo perché ritenuti legati ai soldi sporchi della camorra e gestori di fatto della discoteca di Coroglio Club partenopeo, di bar a Chiaia e di una rete di negozi di giocattoli in tutta Italia. Appena il tempo di festeggiare il loro amico di sempre, il quasi ex portiere del Napoli Pepe Reina, che per loro sono scattate le manette ai polsi. I tre sono ritenuti la testa di ponte della camorra imprenditoriale del Vasto-Arenaccia, che avrebbe investito a Posillipo, comprando la discoteca nella quale Reina ha festeggiato il suo addio alla squadra. Per dieci mesi, Reina ha continuato ad avere rapporti con gli Esposito, quasi a dispetto di indagini ormai note del pool anticamorra napoletano. Agli atti, molte telefonate di eventi da organizzare.

Come scrive Il Mattino nell’edizione di oggi: “I malavitosi amano il campione, lo usano come simbolo del loro potere, come uno specchio che ne riflette l’immagine. Da sempre. Lo usano come trofeo da esibire. Come in quelle notti in cui Maradona si divertiva tanto. E a festeggiare a champagne e altro, c’erano spesso i capizona della Napoli del Centro storico, i padroni della droga e delle estorsioni. Di relazioni pericolose tra gloria sportiva e malavita organizzata è piena la storia del calcio. Maradona, certo, e la famosa fotografia dentro la vasca da bagno d’oro a forma di conchiglia, lui insieme ai boss Carmine Giuliano «’O lione» e Luigi Giuliano «’O re». Ma anche Lavezzi non ha resistito a questo genere di rapporti, facendosi fotografare accanto al figlio del capoclan Lo Russo. Sarri, dal momento in cui ha messo piede nello spogliatoio azzurro, ha imposto le sue regole rigide: «Detto ciò, a volte, è difficile perfino per me distinguere le persone che si avvicinano per un selfie, ti abbracciano e sorridono come se fossero grandi amici. Figurarsi per dei ragazzi, oltretutto stranieri». Sarri dà una grossa mano al club: cerca i suoi calciatori al telefono la sera, li porta in ritiro, inizia a regimentare le loro abitudini, intuendo che in giro le tentazioni sono tante. Troppe. E pericolose. Ogni volta che può, nel chiuso dello spogliatoio, prova a dare ai suoi ragazzi delle regole di vita. Attenzione ripete più o meno, questa è una città dove tutto sembra bello ma è tutto pieno di tentacoli e prima o poi ne chiede conto.

De Laurentiis nell’aprile del 2015, era Benitez il tecnico, esplose deluso. «Questa è una città rapace, anche io a 25 anni facevo delle cose che adesso non farei più». Ce l’aveva con Higuain, ma anche forse anche con altri. Certamente, invece, ce l’aveva con Pepe Reina quando un anno fa, invitò il portiere ad «avere meno distrazioni durante la settimana». Parole pronunciate al cospetto della moglie Yolanda. Dietro il rifiuto a rinnovare il contratto con Reina proprio queste relazioni pericolose emerse già dell’inchiesta della Dia guidata dal superpoliziotto Giuseppe Linares. De Laurentiis fa firmare quattro contratti, uno riporta le regole sul come comportarsi. Gli atti di questo procedimento andranno alla Procura della Figc. E’ probabile che Reina venga ascoltato dal procuratore Pecoraro nei prossimi giorni”.

Settore Giovanile, il programma gare dei PlayOff della Juve Stabia: segui su ViViRadioWeb

Settore Giovanile, il programma gare dei PlayOff della Juve Stabia

Si torna in campo, si giocano i playoff. Il settore giovanile della Juve Stabia, con le categorie Under 17 e Berretti, affronterà una doppia e importante sfida. Questo il programma gare:

BERRETTI: Trapani-Juve Stabia, sabato 12 maggio, ore 11, centro sportivo ‘Sorrentino’ di Trapani

UNDER 17: Juve Stabia-Prato, domenica 13 maggio, ore 14, stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 13:45)

Per ascoltare ViViRadioWEB è possibile farlo in diversi modi:

collegandosi al sito https://vivicentro.it/viviradioweb/
scaricando l’app gratuita Tune In Radio

da pc: https://37.187.93.104/start/viviradioweb/

Android ( https://play.google.com/store/apps/details?id=tunein.player&hl=it )

IPhone ( https://itunes.apple.com/it/app/tunein-radio/id418987775?mt=8 )

cercando poi ViViRadioWEB tra le radio disponibili

Sulla nostra pagina facebook @vivicentroradio  ( https://www.facebook.com/ViViCentroRadio ) cliccando sul tab di sinistra Ascolta ViViRadioWEB (non funziona dai dispositivi mobili)

a cura di Ciro Novellino

Siracusa migliore Difesa, Catania miglior Attacco. La classifica del Girone C

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Classifica Girone C reti in passivo e attivo

Il Podio come migliore difesa e attacco, della stagione calcistica 207/2018, spetta a due squadre Siciliane: Siracusa e Catania.  La prima migliore in campo con il proprio muro difensivo e 29 reti in passivo, mentre la seconda con 65 reti effettuate.

Il Siracusa 12 in classifica con 52 punti in campo ( da decurtare 10 punti per le penalizzazioni), si piazza come miglior difesa della Serie C Girone C ( quarta difesa migliore di tutta la Serie C dopo Monza 26Padova 27 e Sudtirol 28).

Subito dopo il  Siracusa si pone il Lecce con 30 reti in passivo, Catania con 31, Trapani al quinto posto con 32 reti subite e Juve Stabia al sesto con 35.

Mentre il Catania, secondo in classifica, chiude con 65 reti in attivo nel girone C, primo posto anche nell’intera classifica di Serie C ponendo il Livorno al secondo posto con 64 reti effettuate, terzo il Trapani con 60 al quarto posto invece il Giana Erminio con 59 reti , Carrarese 57, Alssandria 54 e Lecce al settimo posto con 53 reti in attivo.

CLASSIFICA RETI IN PASSIVO GIRONE C

  1. SIRACUSA 29                                                         11. MATERA 37
  2. LECCE 30                                                                12. REGGINA 38
  3. CATANIA 31                                                            13.  FIDELIS ANDRIA 40
  4. CASERTANA 32                                                     14. VIRTUS FRANCAVILLA  43     
  5. TRAPANI 35                                                           15. CATANZARO 45
  6. JUVE STABIA 35                                                   16. BISCEGLIE 46
  7.   COSENZA 35                                                        17.  RACING FONDI 52 
  8. MONOPOLI 35                                                      18. PAGANESE 56
  9. RENDE 35                                                              19. AKRAGAS 66
  10. SICULA LEONZIO 37

CLASSIFICA RETI IN ATTIVO GIRONE C

  1. CATANIA 65                                                        11. CASERTANA 37
  2. TRAPANI 60                                                       12. SICULA LEONZIO 37
  3. LECCE 53                                                            13. FIDELIS ANDRIA 36
  4. JUVE STABIA 49                                               14. PAGANESE 36
  5. MONOPOLI 46                                                  15.  VIRTUS FRANCAVILLA 35
  6. COSENZA 41                                                      16. CATANZARO 35
  7. MATERA 40                                                       17. RACING FONDI 33
  8. BISCEGLIE 39                                                   18. RENDE 31
  9. SIRACUSA 37                                                    19. AKRAGAS 18
  10. SICULA LEONZIO 37

 

 

Mattarella all’inaugurazione dell’edizione 2018 di “The State of the Union” (VIDEO)

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla Badia Fiesolana all’inaugurazione dell’edizione 2018 di “The State of the Union”, tradizionale appuntamento annuale organizzato dall’Istituto Universitario Europeo, quest’anno dedicato al tema “Solidarietà in Europa”. Fra gli altri ospiti della conferenza, il Presidente d’Irlanda Michael Higgins, il Presidente della Repubblica Ellenica Prokopios Pavlopoulos, il Presidente della Repubblica Portoghese Marcelo Rebelo de Sousa.

Questo il video ed il testo dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’apertura della conferenza “The State of the Union 2018, solidarietà in Europa”

Signor Presidente d’Irlanda,
Signor Presidente dell’Istituto Universitario Europeo,
Autorità,
Signore e Signori,

Parlare dell’unione dell’Europa rappresenta di per sé, oggi, una sfida.
Nel turbamento del mondo, quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente “unire”.
Eppure tanta parte dell’opinione pubblica del continente appare percorsa da sentimenti di disillusione, immemore del significato e dei risultati di un cammino prezioso e positivo, diretto a un traguardo che ha animato gli spiriti della gioventù formatasi nel ‘900. Questa mancanza di consapevolezza si colloca al di fuori della visione della storia.

Sono grato al Presidente Dehousse dell’invito a partecipare all’ottava conferenza sullo Stato dell’Unione.
E’ una occasione divenuta importante, grazie all’impegno dell’Istituto Universitario Europeo, dei suoi ricercatori e dei suoi vertici, che permette di aprire, ogni anno, un dibattito pubblico, serio e fondato, con ospiti di eccezione.

L’Italia è orgogliosa che sia Firenze a ospitare l’Istituto Universitario Europeo che, da oltre quattro decenni, contribuisce all’approfondimento della dimensione accademica e culturale del processo di integrazione europea, con uno sguardo rivolto non solo al passato, vista la localizzazione presso l’Istituto della prima scuola europea di transnational governance, chiamata a svolgere compiti di formazione nelle aree tematiche che possono essere affrontate soltanto attraverso coordinate azioni multilaterali.

L’appuntamento di oggi trova spazio nel quadro delle manifestazioni che segnano il “compleanno dell’Europa”: la ricorrenza della Dichiarazione Schuman, origine di quel fecondo processo di integrazione continentale che qui, oggi, contribuiamo a celebrare.

E’, quella, una radice che rimane viva e forte, e l’attualità delle parole pronunciate dal grande statista francese, in quel 9 maggio 1950, è evidente sin dall’incipit “la pace mondiale non sarà salvaguardata senza degli sforzi creativi, all’altezza dei pericoli che la minacciano”.

Un monito coraggioso, da chi aveva compreso l’entità dei cimenti di fronte ai quali si trovava l’Europa, e, al contempo, aveva meditato le chiavi per superarli: solidarietà e visione storica.

“L’Europa non si farà di colpo” egli scrisse “né con una costruzione d’insieme: essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creando prima di tutto una solidarietà di fatto”.

La forza di queste parole attraversa la storia degli ultimi settant’anni per giungere sino a noi. Per dirci come già nell’atto di nascita dell’Unione fosse centrale questa consegna.

Una solidarietà non astratta, affidata alla aridità delle parole di un Trattato, ma sostanza attiva dell’intero processo che si stava coraggiosamente intraprendendo.
Se è stata la solidarietà a rendere possibile l’avvio della nostra unione, non è senza significato tornare a quel legame – quasi primordiale – per affrontare i problemi odierni.
Lo è a maggior ragione in un contesto che vede crisi interne e internazionali, instabilità diffuse e venti di guerra, scuotere l’edificio europeo, rendendo esitante ogni ulteriore passo verso l’integrazione maggiore.

La operosa solidarietà degli esordi sembra, infatti, essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro.

Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità.
Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi.

Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere – nell’immediato o in prospettiva – i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale.

Una situazione paradossale, se pensiamo che oltre tre successive generazioni non hanno conosciuto, grazie all’integrazione, il dramma della guerra, che ha lambito e lambisce i confini dell’Unione. Basti pensare ai Balcani pochi anni addietro, alla crisi ucraina, ai conflitti nella regione del Nord Africa e del Medio Oriente.
Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente, quale che sia la sua dimensione.

Non lo sono quelle rappresentate dalle tensioni alle nostre frontiere settentrionali e meridionali, o l’instabilità prodotta da improvvise e inaspettate misure che rischiano di scatenare guerre commerciali negative per tutti. E neppure quelle relative all’energia, al cambiamento climatico, alla rivoluzione digitale, alle disuguaglianze economiche, al contrasto al terrorismo e a fenomeni sempre più subdoli e insidiosi di criminalità organizzata, all’epocale fenomeno migratorio.
La sicurezza e il progresso di qualsiasi società si basano sul principio della mutualità tra i suoi membri. E’ questo il senso della solidarietà: sapere di poter contare, quando non bastano le proprie forze, sull’aiuto del vicino.

Ebbene, milioni di persone sono in fuga dai loro luoghi d’origine; incombono una criminalità i cui proventi superano il PIL di molti Stati e una minaccia terroristica che dilaga fulminea a partire dal web, indipendentemente da qualsiasi frontiera.

Di fronte a tutto questo, pensare di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche.
L’irrilevanza delle politiche di ciascun singolo Paese europeo, fuori dal quadro di riferimento continentale, emergerebbe immediatamente.
Per affermare reale sovranità sul terreno dei diritti e delle libertà dei cittadini e su quello della cornice di sicurezza in cui organizzare la propria vita.
Per governare in modo appropriato la “frontiera europea” con efficacia e umanità.
Per assicurare la nostra sovranità alimentare e quella sul terreno della digitalizzazione, della gestione dei “big data”.

La risposta a tutti questi difficili test è una sola: Unione Europea.

Signor Presidente,
Signore e Signori,

I padri fondatori – De Gasperi, Schuman, Adenauer, Monnet, Spaak, e altri – furono uniti dalla solidarietà che proveniva da un compito comune: rifondare le loro comunità travolte dagli orrori della guerra nazi-fascista.
Un compito che aveva bisogno di ben poche spiegazioni. L’Europa doveva ritrovare il proprio percorso dopo la stagione buia delle dittature.

Due guerre devastanti e milioni di morti avevano reso chiarissima, a ogni singolo cittadino, l’esigenza di affidare la difesa della pace e della stessa libertà individuale e collettiva alla scelta di mettere in comune il futuro degli europei, con un livello di garanzia superiore rispetto a quello offerto dai singoli Paesi.
Una doppia garanzia costruita nei fatti in questi decenni, sino alla cittadinanza europea e al Trattato di Lisbona.
Nessun equivoco era possibile, nel 1948, di fronte a un mondo sconvolto dalla guerra e nel quale la logica dei blocchi stava già prendendo il sopravvento.

La difesa delle conquiste che rappresentavano, e ancora rappresentano, il patrimonio più grande della nostra storia – la libertà, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti dei singoli e delle collettività, il modello economico “europeo” basato sulla libertà di impresa e su ampie tutele per i lavoratori – sollecitava fortemente l’avvio di un percorso di progressiva integrazione fra i Paesi del nostro Continente.

Sulle frontiere, sulle tradizioni nazionali, prevalevano i valori unificanti che avevano portato, con solidarietà, i popoli a lottare insieme per affermare il loro rifiuto di essere meri sudditi o meccanismi ciechi di apparati bellici, confermandosi, invece, persone consapevoli, con la loro dignità umana integra, che nessuno Stato avrebbe più potuto violare impunemente. Questa la solidarietà autentica costruita tra la gente.
Una solidarietà che voleva lasciarsi definitivamente alle spalle la matematica dei torti e delle ragioni di due devastanti guerre mondiali.

Questa visione, e la sua partecipe e attiva condivisione da parte dei cittadini, ci hanno portati lontano.

Oggi siamo giunti a un punto cruciale nel percorso di integrazione, quello nel quale i diritti di cittadinanza espressi sin qui nelle sovranità individuali degli Stati, si trasfondono sempre più in quella collettiva dell’Unione, fondendosi in un unicum irreversibile.

Abbiamo una moneta capace di costituire un punto di riferimento concreto sul piano internazionale, un ruolo che nessuna moneta nazionale potrebbe svolgere.
Siamo finalmente tornati a lavorare concretamente a strumenti di difesa e di politica estera comuni e coerenti con le esigenze dei nostri Paesi, in una fase che deve registrare un dichiarato affievolimento dell’impegno del maggior alleato transatlantico e vede scatenarsi l’offensiva del terrorismo.

Stiamo perseguendo una politica di indipendenza e di qualità sul piano dell’energia che renderà l’Europa meno assoggettata a singoli fornitori.
Vogliamo affermare regole ambientali al più alto livello degli standard internazionali, a protezione della salute dei cittadini e del futuro del pianeta.
Tutto questo intorno a un’integrazione dei mercati dei beni, dei servizi e dei capitali che ha reso più prosperi i nostri popoli.
Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.
Basterebbe ancora un breve tratto di strada per mettere l’intera costruzione al riparo da tali minacce, ma – va detto – che basta ancor meno per minarne le fondamenta.

Cosa abbiamo trascurato? Perché lo slancio sembra essersi esaurito? Perché il concetto stesso di solidarietà viene così facilmente ripudiato nei fatti, spesso da coloro che sono i primi a fruire e ad avere fruito della solidarietà degli altri?

Forse non ci rendiamo conto a sufficienza di come gli “altri”, gli “extra-europei”, a differenza di alcuni fra noi, ci vedano e percepiscano in modo crescente come Europa e non più come singole realtà distinte. Forse stiamo dimenticando che l’Europa e la sua civiltà, nella loro ricchezza, sono irriducibili alla dimensione di un solo Paese o gruppo di Paesi. All’Unione potremmo applicare la definizione dello storico francese Ernest Renan che si interrogava su che cosa fosse una Nazione. Rispondeva: “una Nazione è un’anima, un principio spirituale…una grande solidarietà…un patrimonio…è un plebiscito di tutti i giorni”.
Questo plebiscito europeo non intendiamo perderlo!

E’ mancata, dunque, una capacità di autocoscienza, nonostante il prezioso lavoro compiuto.
Forse, con il passare degli anni, abbiamo dato per scontato – con colpevole superficialità – che le nuove generazioni, le nuove classi dirigenti, potessero continuare a percepire con la medesima forza – mentre i ricordi dei tremendi lutti del passato si affievolivano nella memoria collettiva – la qualità del “modello europeo” e del ruolo centrale che, in esso, assume la solidarietà.
Forse non abbiamo chiaro a sufficienza che tutto ciò che abbiamo costruito, i progressi che con fatica e pazienza abbiamo conseguito in questi anni, trovano una loro sistemazione logica e coerente unicamente nell’essere inseriti nel nostro comune modello di società.

Una società basata sulla reciproca garanzia prestata a un’area in cui si afferma lo Stato di diritto e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Una società pacifica, libera, aperta e rispettosa, che vuole agire in un sistema di relazioni internazionali fondato sul dialogo con tutti i principali attori internazionali.

E’ questo – senza l’esclusione di nessuna sua componente – il modello di democrazia liberale al quale abbiamo invitato a partecipare quei Paesi che per lunghi anni la divisione in blocchi aveva escluso dalla dialettica di integrazione. E’ questo il modello di società che proponiamo quando parliamo di allargamento e di vicinato, e che auspichiamo possa radicarsi sempre più anche al di fuori del nostro Continente.

Signor Presidente,
Signore e Signori,
è evidente come l’Europa abbia bisogno di saper governare i problemi dell’oggi con la forza delle proprie radici e gli ideali della sua storia.

Questa è una responsabilità centrale per le leadership politiche di tutti i Paesi europei. Troppo spesso – e per troppi anni – l’Europa, in una narrativa superficiale e comune alla generalità dei Paesi membri, è stata rappresentata come un’entità burocratica, complessa e scarsamente intellegibile, alla quale addossare la responsabilità di misure impopolari e dell’allontanamento delle comunità locali dalle proprie tradizioni e dai propri costumi, in nome dell’integrazione.

In realtà le scelte, anche quelle discutibili, sono sempre state frutto del confronto democratico tra i governi in sede di Consiglio Europeo, con il concorso del Parlamento Europeo.

Certamente l’introduzione di talune misure e l’avvio di alcune politiche avrebbero potuto e dovuto essere più attente alle specifiche problematiche e sensibilità nazionali e poter puntare su obiettivi di coesione sociale accanto a quelli di risanamento dei conti pubblici.
E’, tuttavia, proprio responsabilità primaria delle classi dirigenti nazionali saper illustrare come l’integrazione di un singolo settore risponda proprio al principio di solidarietà, a una logica di più ampio respiro, a un “disegno forte” nel quale pace, benessere e prosperità nascono dall’abbandono di singoli vantaggi settoriali per condividerne di più importanti, per avviarsi su di un sentiero virtuoso comune, in cui tutti sono protagonisti.

Si tratta di un’azione da condurre senza ritardi: le Istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero dedicare ben maggiore impegno a un’opera di capillare e duratura istruzione sulle “ragioni profonde” dell’Europa.
Un’opera che nasca dalla scuola, dalla formazione già nelle prime classi, per proseguire lungo tutto il curriculum scolastico sino all’Università, ove l’Erasmus – e gli altri programmi di mobilità giovanile – già svolgono un ruolo di grande importanza.

La possibilità di rafforzarne le potenzialità, affiancando ad essi lo sviluppo di vere e proprie Università europee andrebbe rapidamente approfondita.
E’ da qui che occorre partire per avviare una riscoperta dell’Europa come di “un grande disegno” sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.

La riscoperta del “disegno grande”, tuttavia, non può costituire esclusivamente una “risposta” di corto respiro alla miopia di queste visioni.
Essa deve, in primo luogo, consentirci, di riattivare la linfa vitale della costruzione europea, il suo senso profondo, la solidarietà fra popoli, Paesi e Istituzioni, permettendoci di ridare slancio al processo di integrazione per produrre nuovi e duraturi vantaggi collettivi, secondo le linee tracciate poco più di un anno fa nella dichiarazione di Roma poco più di un anno addietro.

E’ da questo testo, da tutti sottoscritto, che occorre ripartire. Senza integrazione non vi saranno benefici nazionali, ma soltanto maggiore irrilevanza dei singoli Paesi di fronte a un resto del mondo che cresce a un ritmo tumultuoso e nel quale attori, un tempo marginali, guadagnano posizioni di grande rilevanza, inediti.

Signor Presidente,
Signore e Signori,
credo sia opportuno menzionare un’altra circostanza che ha contribuito ad appannare l’immagine dell’Europa agli occhi della pubblica opinione.

L’enfasi prestata in modo incondizionato negli ultimi anni – da Maastricht in poi – agli aspetti esclusivamente economici dell’integrazione, pur se pienamente coerenti con il percorso di sviluppo e forieri di importanti risultati, ha probabilmente contribuito al rafforzarsi di una “narrativa” negativa.
Quella di un’Europa lontana, descritta in modo quasi caricaturale come l’Europa delle banche e dei banchieri, impegnata in una costruzione avulsa dalla sensibilità e dalle necessità del demos europeo, nella quale – tra l’altro – gli elementi di pur corretto rigore, necessario, non sono stati controbilanciati da elementi atti a far percepire l’efficacia della propria attività in tanti altri ambiti.

Il Manifesto di Ventotene – punto di riferimento culturale da non dimenticare – continua a ricordarci, come l’economia debba essere parte di una visione politica del percorso di integrazione. La regolamentazione dei mercati, le norme sulla moneta, le regole della concorrenza, non possono che essere concepite, infatti, come funzionali strumentali alla libertà e alla crescita, al conseguimento di un obiettivo politico generale, quello del miglioramento del benessere complessivo della società, e non come un punto di arrivo.

I grandi avanzamenti conseguiti sul piano dell’economia, della moneta e della finanza, devono essere accompagnati in modo coerente dal parallelo sviluppo di un pilastro sociale, in modo da rendere evidenti, nei confronti dell’opinione pubblica europea, la loro strumentalità rispetto al “disegno grande”.

Il contributo dato da rilevanti istituzioni dell’Unione, come la Banca Centrale Europea, con una saggia politica di accompagnamento della ripresa economica, va messo in luce.

Nonostante il suo mandato comprenda, a differenza di Banche centrali nazionali, esclusivamente l’obiettivo di una accurata gestione della stabilità monetaria, sarebbe arbitrario non voler riconoscere questo ruolo importante.
E la gestione della moneta comune cos’è se non l’espressione di una forte solidarietà tra i Paesi dell’Eurozona, esempio concreto per tutti gli altri?

E’ quella solidarietà a cerchi concentrici che non lascia indietro mai nessuno, bensì tiene la porta aperta, rispettando, insieme, l’ambizione di coloro che vogliono progredire e il ritmo di coloro che ancora non si ritengono pronti per scelte più stringenti.

E’ la mutualizzazione che dai principi della libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi, è passata per la moneta e ora coinvolge i principi dello Stato di diritto e la gestione della giustizia, la difesa e la politica estera e deve allargarsi sempre più alla cultura e alla formazione. E’ quella solidarietà che, attraverso l’esperienza dei Fondi europei di sviluppo e coesione ha fatto assumere in comune il problema delle disuguaglianze e delle aree territoriali svantaggiate, per combatterne gli effetti.

Signor Presidente,
Signore e Signori,
la sofisticata architettura europea ha bisogno di un’opera di continua e attenta manutenzione, per preservare Istituzioni solide, pervase dello spirito solidaristico che animava i padri fondatori e consapevoli delle prove che abbiamo di fronte.

L’impetuoso dipanarsi degli eventi, sul piano interno dei singoli Paesi e nelle relazioni internazionali è, infatti, costellato di sfide: la capacità di rispondere ad esse deciderà del nostro futuro.

Assistiamo a crisi che si approssimano sempre più ai nostri confini: come evitare che le nostre società, la nostra libertà, il nostro benessere siano sotto assedio, senza che l’Unione abbia gli strumenti per esprimere posizioni unitarie, all’altezza dei principi che ne ispirano l’esistenza e al peso politico della sua economia?

Dobbiamo allargare l’area di stabilità e di condivisione dei nostri principi mentre, invece, spesso stiamo procedendo con passo esitante nei confronti dell’allargamento ai Balcani Occidentali, laddove la prospettiva europea appare l’unica in grado di scongiurare tanto pericolosi ritorni al passato quanto la creazione di sfere di influenza esterne, fonte di instabilità per tutta l’Unione, perché basate su impianti valoriali radicalmente diversi dal nostro.

La solidarietà sul piano della sicurezza, l’integrazione militare, non possono essere disgiunti da obiettivi di solidarietà civile e politica.
Auspico che, anche su questo tema, sia a Bruxelles sia nei Paesi dell’area possano essere assunte decisioni coraggiose e lungimiranti.

Signor Presidente,
Signore e Signori,
all’interno dell’Unione, dossier centrali attendono ormai da tempo di essere affrontati con risolutezza, primi fra tutti la riforma del sistema di Dublino e l’Unione bancaria.

Si tratta di questioni chiave per il nostro futuro, ma che non troveranno soluzione soddisfacente – e rimarranno anzi bloccati – se non risolte all’interno di un quadro di rinnovata solidarietà, nel quale la ricomposizione di sovranità al livello europeo sia percepita come un’ovvia necessità, parte di un disegno generale, i cui benefici complessivi saranno alla fine, e per tutti, maggiori.
E’ la logica “win win” che deve prevalere su quella dei vincitori e dei vinti sui singoli dossier dell’Unione: quest’ultima non può far parte del patrimonio ideale dell’Unione.

Infine, ci troveremo ad affrontare l’esercizio del bilancio comune: un tema che, ci porterà a toccare con mano, quasi a misurare, il livello di ambizione dell’Unione nei prossimi sette anni.
Noi auspichiamo vivamente che il bilancio comune possa espandersi, nonostante la Brexit, grazie anche ad ulteriori risorse proprie.

Vanno individuati e posti al centro delle politiche i “beni pubblici europei”, da tutelare e sviluppare: quali la sicurezza interna ed esterna, la difesa, l’ambiente, una convergenza economica fra Paesi membri che rafforzi l’occupazione, sviluppando, in concreto, il solido “pilastro sociale”, individuato nel vertice di Göteborg.
La solidarietà si costruisce con le interconnessioni e l’interdipendenza: reti infrastrutturali e dei trasporti; reti energetiche e di tlc; reti di istruzione, universitarie e di ricerca; reti e programmi di innovazione tecnologica (si pensi a Galileo).

L’Italia si è sforzata di esprimere su questi temi posizioni equilibrate, inserite in un quadro di rafforzamento dei vincoli di solidarietà fra Paesi membri e di affermazione dei ruoli della Commissione e del Parlamento Europeo, quadro al quale non intendiamo rinunciare.

Signor Presidente,
vorrei concludere questo mio intervento citando Stefan Zweig, un raffinato scrittore austriaco, che, mentre infuriavano i combattimenti della prima Guerra Mondiale, scriveva: “il grande monumento all’unità spirituale d’Europa è andato in rovina, i costruttori si sono smarriti. Esistono ancora i suoi merli, ancora si ergono sopra il mondo confuso i suoi codici invisibili, tuttavia, senza uno sforzo comune, manutentore e perseverante, essa cadrà nell’oblio”.
Ancora oggi queste parole suonano come un monito. Sta a noi, e solo a noi, raccoglierlo.

Un club inglese su Piotr Zielinski: la risposa del Napoli

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Diversi club della Premier League hanno gli occhi puntati sul Napoli, l’Arsenal ha preso di mira il polacco Piotr Zielinski.

Il Napoli è impegnato su più fronti, ed è forse nei mesi più caldi e difficili da gestire dell’era De Laurentiis. Dal futuro di Maurizio Sarri sulla panchina azzurra che è ancora coperto da misteri, all’eventuale ed ipotetico nuovo allenatore in caso di addio del tecnico, passando per i talenti da blindare, magari con un rinnovo e con l’eliminazione della clausola dal contratto. Se n’è parlato per Dries Mertens, ma adesso sembra più urgente blindare Piotr Zielinski.

Come riportato dall’edizione di oggi del quotidiano Corriere del Mezzogiorno, il Napoli sta trattando da alcune settimane con l’entourage del centrocampista polacco, Piotr Zielinski, per il rinnovo di contratto del calciatore. Le motivazioni? Dalla Premier arrivano forti sirene: l’Arsenal sembra infatti disposto a pagare la clausola rescissoria di 65 milioni del centrocampista classe 1994.  Il centrocampista polacco è naturalmente tentato dalla proposta dei Gunners, e il Napoli non può che essere preoccupato.

La società la risposta a queste voci provenienti dalla Premier è provare a blindare il suo maggior talento per prospettive, e ci sta provando con un doppio rinnovo: sia di Milik che proprio di Piotr Zielinski. I contratti proposti dal Napoli hanno scadenza 2023 e in particolare per il centrocampista si proverà ad un accordo per eliminare dal contratto la clausola rescissoria, un modo per dire chiaramente: ‘Piotr non si tocca’.

Calciomercato Napoli: possibili innesti nella difesa azzurra

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In casa Napoli si respira aria di calciomercato, Giuntoli studia innesti da inserire nella difesa azzurra

In casa Napoli oltre al futuro di Maurizio Sarri, si parla anche di calciomercato. La società partenopea cerca qualche rinforzo da innestare per la prossima stagione, a prescindere da chi siederà sulla panchina degli azzurri, che resti Sarri o che arrivi un altro allenatore. La difesa sarà sicuramente il reparto che vedrà maggiori cambiamenti. Il primo riguarda il portiere che dovrà sostituire Pepe Reina in procinto di accasarsi a Milano, sponda Milan, dopo la scadenza naturale del suo contratto.

Secondo quanto riportato dall’edizione di oggi del quotidiano sportivo la Gazzetta dello Sport, il lavoro del direttore sportivo Giuntoli è concentrato sulla parte destra della difesa, che va migliorata. Quest’anno Hysaj è stato il titolare fisso, ha dimostrato di avere buone doti sia nel difendere che nell’attaccare gli spazi sulla fascia di sua competenza. Ma il ds è rimasto colpito dalla forza di Bartosz Bereszynski, il 25enne, attualmente in forza alla Sampdoria. Il ragazzo è fortemente sponsorizzato da Milik e Zielinski, suoi compagni nella nazionale polacca, che gli hanno già parlato di Napoli e delle ambizioni del progetto societario.

Lo stesso De Laurentiis è deciso a convincere Ferrero a cederglielo. La quotazione del giocatore partirebbe da una base di 10 milioni. Non c’è solo Bereszynski però sul taccuino di Giuntoli, visto che Maggio invece dirà certamente addio e c’è la possibilità che i colpi sulla fascia destra siano due. Nel mirino anche Gaetano Letizia in forza al Benevento e Vincent Laurini attualmente alla Fiorentina.

 

Gragnano, scoperto falso dentista: i dettagli dell’operazione

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La Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia ha scoperto un falso dentista a Gragnano

La Guardia di Finanza impegnata nell’attività di prevenzione generale e di controllo economico del territorio, con particolare attenzione all’abusivismo commerciale ed alla tutela della salute pubblica, ha scoperto a Gragnano un igienista dentale che svolgeva illecitamente la professione di dentista.

I Baschi Verdi della Compagnia di Castellammare di Stabia, nell’ambito di un’attività info-investigativa, hanno individuato in una zona periferica di Gragnano uno studio odontoiatrico abusivo all’interno di un’abitazione. L’attività era priva di insegna ed autorizzazione sanitaria, ma era dotata di telecamere installate per controllare accessi e sfuggire ad eventuali controlli. I clienti, ignari delle carenze autorizzative, si affidavano alle cure del dentista, dati i prezzi fortemente concorrenziali che offriva.

A margine dell’attività ispettiva, eseguita congiuntamente a personale dell’A.S.L., che ha verificato l’assenza delle autorizzazioni sanitarie, sono stati sequestrati il locale adibito a studio medico, numerosi strumenti tecnici di laboratorio per la cura e l’estrazione dentaria e diversi medicinali, tra i quali anestetici e cortisonici scaduti.

Il responsabile è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per esercizio dell’attività odontoiatrica in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa di settore. Sono attualmente in corso accertamenti allo scopo di ricostruire compiutamente gli elementi positivi di reddito sottratti al fisco.

 

La lista dei possibili nomi post Sarri: Giampaolo in pole

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Nella giornata di oggi potrebbe esserci l’incontro tra Sarri e De Laurentiis, tuttavia il Napoli sonda altri allenatori

Quando Maurizio Sarri capì che la sua avventura ad Empoli era arrivata alla fine, chiamò Giampaolo che ora anche qui a Napoli è in prima posizione nel caso in cui Sarri dovesse lasciare la panchina azzurra al termine della stagione. Tra i tanti nomi, quello di Giampaolo sembra essere il favorito. E’ la persona migliore per dare continuità al suo progetto tecnico, per creare un filo che lega un ciclo che si chiude con quello nuovo che si apre. Ma in quest’ipotesi, difficilmente De Laurentiis chiederà consiglio a Sarri su chi prendere eventualmente al suo posto.

Come riporta Il Mattino, il Napoli sonda anche altri allenatori:

“Giampaolo davanti a tutti. E poi gli altri: Inzaghi, certo, e dietro staccati Semplici e Andreazzoli. E ancora più dietro Conte e Ancelotti: se contasse l’amicizia e i rapporti personali con De Laurentiis sarebbero davanti a tutti. Ma contano gli ingaggi. E i due guadagnano troppo. Occhio a una idea che porta a Fonseca, l’allenatore della Shakthar. E attenzione a una new entry: De Zerbi del Benevento.

Non bisogna avere fretta e l’arrivo, probabile, a Castel Volturno di De Laurentiis quest’oggi non va visto come una accelerata sulla via dell’intesa con Sarri. Il presidente vuole essere presente alla conferenza che annuncia il ritorno in Val di Sole anche la prossima estate per il ritiro precampionato. Non verrà per molte ore, quindi è difficile che possa incrociare Sarri per un incontro formale. Magari solo per un saluto. De Laurentiis è in ogni caso convinto che dietro Sarri ci sia l’offerta di un grande club (il Chelsea) che va solo alla ricerca di uno sconto sulla clausola. Ovvio, se Sarri dovesse chiedere di andare via per accasarsi altrove, difficilmente De Laurentiis potrebbe non invocare il pagamento della liberatoria. Un altro conto è se Sarri chiedesse di fermarsi, magari per non allenare un anno”.

Castellammare, arrestato 16enne che favorì un raid armato: la vicenda

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I Carabinieri di Castellammare di Stabia hanno tratto in arresto il 16enne che favorì un raid armato: la vicenda

I Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP di Napoli su richiesta della Procura per i Minori, nei confronti di un minorenne ritenuto responsabile, in concorso, di lesioni personali aggravate, ricettazione e di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di arma da fuoco, reati aggravati da finalità mafiose.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile e condotta dai militari dell’Arma del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia stabiese, ha permesso di raccogliere indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato in ordine al ferimento di Giovanni Battista Panariello, classe ‘97 e di Michele De Luca, classe ’60. Gli episodi sono avvenuti lo scorso 10 settembre 2017 nel centro storico di Castellammare di Stabia. In concorso con 4 maggiorenni già noti alle forze dell’ordine, arrestati nel mese di dicembre 2017 su provvedimento del GIP di Napoli chiesto dalla DDA partenopea, uno dei quali pregiudicato per associazione camorristica essendo stato già condannato con sentenza passata in giudicato quale appartenente al clan D’Alessandro.

Le indagini hanno consentito di documentare come il minore si occupò di accompagnare i soggetti armati a bordo di bicicletta elettrica, fermare il traffico cittadino e agevolarne la fuga degli esecutori materiali del raid.

Alcuni minuti prima di rimanere vittima dell’agguato Panariello con un altro soggetto si era reso responsabile del pestaggio di uno spacciatore, che aveva interrotto l’approvvigionamento di  sostanze stupefacenti. Il raid fu una ritorsione armata in risposta al pestaggio.

L’altro soggetto coinvolto nell’aggressione non fu attinto poiché riuscì a darsi alla fuga. Tutti i personaggi sono stati individuati e arrestati poiché ripresi da più telecamere installate nelle vicinanze del luogo ove venne commesso il fatto.

L’arrestato è stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante nel centro di Prima Accoglienza per i Minori di Napoli sul viale colli Aminei.

Un club inglese ha nel mirino Faouzi Ghoulam: i dettagli

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Lo United di Mourinho ha nel mirino Faouzi Ghoulam

In casa Napoli una situazione delicata per il calciomercato è quella dell’algerino Faouzi Ghoulam. Secondo quanto riportato dall’edizione di oggi dal quotidiano sportivo Corriere dello Sport, la sua clausola rescissoria, valida per l’estero, è di 38 milioni di euro entro il 30 giugno, ma oltre quella data salirà di dieci milioni ovvero a 48 milioni.

I due infortuni subiti al ginocchio destro e i due interventi chirurgici a cui si è sottoposto, hanno tormentato una stagione cominciata splendidamente. La rottura del crociato anteriore e poi la frattura della rotula, sono fattori non sono trascurabili, tuttavia lo United di Mourinho lo osserva da con particolare attenzione. Inoltre il tecnico dei Red Devils, Josè Mourinho, è seguito dallo stesso uomo che segue Faouzi, Jorge Mendes.

Per il momento bisogna attendere l’eventuale rientro in campo di Ghoulam nelle prossime due settimane: per il momento è andato in panchina con il Torino, domenica, per la prima volta dopo 186 giorni lontano dai campi da gioco. Ma per tornare a giocare una partita vera non restano che le ultime due gare con la Samp e il Crotone.

Castellammare, Di Martino: “Voto pulito, le mie liste inviate all’Antimafia”

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L’appello di Di Martino rivolto ai candidati a sindaco per la città di Castellammare di Stabia

Il candidato sindaco Andrea Di Martino lancia una proposta per contrastare le infiltrazioni della camorra nella politica di Castellammare di Stabia.

Un patto ai candidati a sindaco contro le infiltrazioni della camorra e dei poteri criminali. Io invierò alla Commissione Antimafia tutte le liste che hanno aderito al mio progetto e che ringrazio per avere sostenuto la mia candidatura a sindaco. Siamo una coalizione pulita e trasparente e riteniamo di dovere compiere il primo passo in una direzione che proponiamo anche agli altri.
Sui tentativi dei clan di condizionare la vita degli stabiesi e delle istituzioni dobbiamo fare fronte comune. Per questo propongo a tutti i candidati a sindaco di sottoscrivere poche e chiare regole che valgano per tutti. Un bel segnale per una Castellammare che vuole essere libera da condizionamenti e che conosce il rischio di una camorra aggressiva e pronta a uccidere vite e economia. Su questo terreno non ci sono avversari, ma solo alleati
”.

Il Napoli vuole blindare due giocatori chiave in ottica futura: i dettagli

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Il Napoli vuole blindare due giocatori chiave in ottica futura, ovvero Piotr Zielinski e Arek Milik

Mentre il futuro di Sarri sulla panchina del Napoli continua ad essere un mistero, anche se nella giornata di oggi potrebbe esserci un incontro con De Laurentiis, arrivano due ottime notizie per gli azzurri. La società ancora impegnata a blindare i suoi gioielli, con rinnovi di contratto di quei calciatori che rappresentano il presente e l’immediato futuro della storia del club. E in quest’ottica Napoli non può che essere legata con la Polonia. Milik e Zielinski dopo due anni di crescita, avranno anche loro ciò che meritano.

Il Napoli, secondo quanto riportato dall’edizione di oggi del Corriere dello Sport, è al lavoro per il rinnovo di entrambi con nuova scadenza prolungata nel 2023. De Laurentiis vuole blindarli con un nuovo accordo che sostituisca quelli siglati nell’estate del 2016. La storia di Milik appassiona, con la tenacia che ha opposto ai due lunghi infortuni per la doppia rottura del crociato. Ed è per questo motivo che il suo rinnovo oltre ad essere una necessità ‘tecnica’, è anche una necessità umana del club. Il rinnovo sarà solo un pretesto per ribadire una fiducia che Milik ha già avvertito oltre una firma, che per il quotidiano arriverà ed arriverà anche per Piotr Zielinski.

La nuova scadenza (2023) non basta, è un semplice passaggio che per Piotr Zielinski prevede altri step burocratici:

nell’attuale contratto del centrocampista è presente una clausola rescissoria (dal valore di circa 65 milioni di euro) che il Napoli vorrebbe eliminare, definitivamente, tutelandosi in caso di proposte concrete. Sarà come esprimersi sul futuro di Zielinski ribadendo la sua incedibilità, spiegando ai club interessati (e ce ne sono già diversi, soprattutto in Inghilterra) che non basterà soddisfare una richiesta “fissa” ma bisognerà trattare direttamente col Napoli, dunque scontrandosi con la volontà di non privarsi del giocatore o di farlo solo a cifre irrinunciabili, difficili da quantificare oggi, legate al rendimento futuro del calciatore“.

Castellammare, Cimmino candidato sindaco del centrodestra: il programma

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L’ex consigliere comunale Gaetano Cimmino, ha ufficializzato la sua candidatura alla carica di sindaco di Castellammare di Stabia.

Lavoro, sviluppo delle risorse, commercio, turismo, lotta alla camorra. Saranno questi i temi centrali della nuova campagna elettorale che mi appresto ad affrontare. Dove eravamo rimasti? Ripartiamo forti di un duro lavoro di opposizione durato due anni, di una squadra di professionisti, di un centrodestra ancora una volta unito e pronto a governare la città di Castellammare di Stabia”. Così Gaetano Cimmino, che poche ore fa ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco della città delle acque.

 “Centrodestra e forze civiche – ha continuato Cimmino – si sono coalizzate per determinare finalmente la rinascita della città: proposte e voglia di lavorare insieme per il futuro ed il bene dei cittadini. La dialettica politica è andata avanti per giorni ma non abbiamo accumulato nessun ritardo. Siamo già pronti, lo siamo sempre stati negli ultimi due anni, siamo determinati ed abbiamo le idee chiare per andare a governare. Dopo un confronto con la coalizione di centrodestra abbiamo aderito alla comune idea di mettere al centro del nostro programma i temi della legalità e della sicurezza riscuotendo la convinta adesione di tutti.

 La squadra che ci apprestiamo a presentare è la migliore sotto tutti i punti di vista: professionisti, giovani, lavoratori, studenti, commercianti, imprenditori che hanno creduto nel progetto. Ringrazio tutto il centrodestra e le civiche per aver puntato su di noi. Il nostro obiettivo era quello di realizzare la convergenza di ogni forza sana ed affidabile, e ci siamo riusciti. Il percorso programmatico evidenzierà non quello che si vorrebbe fare ma solamente quello che si può e si deve fare.

 Un percorso lineare tra termalismo e cantieristica e sviluppo delle immense risorse naturali di cui gode la città di Castellammare. Risorse da portare finalmente fuori dal tunnel della crisi che ha messo in ginocchio le strutture produttive. Il commercio nel turismo deve poter ritrovare la sua linfa vitale. Come ho già avuto modo di affermare, il fulcro di questo ragionamento è il lavoro, specialmente per i giovani, uomini e donne, consentendo loro di respingere la camorra che frena lo sviluppo della città, contro la quale va combattuta una vera e propria lotta di liberazione”.

 

Con la candidatura di Gaetano Cimmino con il centrodestra, sono quattro i candidati sindaco: Andrea Di Martino, Massimo De Angelis e Francesco Nappi

Oggi possibile incontro tra Sarri e De Laurentiis: la situazione

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Oggi potrebbe esserci l’atteso incontro tra Sarri e De Laurentiis

Il futuro di Sarri continua a tenere banco in casa Napoli, e per Aurelio De Laurentiis è un punto fondamentale in vista delle scelte di programmazione per il prossimo anno. Il patron azzurro ha presentato un’offerta di rinnovo con adeguamento di contratto. Il Sarri aspetta la Premier. Il quotidiano La Repubblica nell’edizione di oggi analizza la situazione, ecco quanto scrive:

“Il presidente De Laurentiis le conosce benissimo e per questo il tavolo con Sarri, attratto sempre dalla Premier con Chelsea e Tottenham in agguato, resta aperto: il diretto interessato ha rinviato la decisione al termine del campionato, ma potrebbe esserci un incrocio pure oggi. De Laurentiis è atteso al centro tecnico di Castel Volturno per la presentazione del ritiro a Dimaro-Folgarida e l’occasione per ritrovarsi l’uno accanto all’altro potrebbe essere ghiotta. All’orizzonte, del resto, c’è la prossima stagione da programmare e le idee almeno per quanto riguarda alcuni rinforzi sono abbastanza chiare. Rui Patricio è passato in pole position per sostituire Reina. Simone Verdi resta un’alternativa forte per il reparto degli esterni offensivi nonostante il no di gennaio: i contatti col Bologna non si sono mai interrotti. Potrebbe essere un regalo per Sarri”.

Governo, accordo fatto? Ma proprio per niente: mai dire gatto se ….

Siamo ormai al 10 Maggio, 67 giorni da quel fatal 4 Marzo eppure sembra che si sia tornati allo spoglio ed all’euforia del momento: tutto fatto! L’accordo c’è, si lascia intendere (e quindi il Governo)! Ma quando, ma come, ma quale! A ben voler vedere e valutare situazione e dichiarazioni, siamo ancora e sempre al farneticare e far di speranze certezze.

Si fa presto a dire: ci siamo! L’alleanza M5s-Lega è cosa fatta per cui il Governo è già alle porte. Ma così non è; ed il trattare il tutto come se fosse una pratica già ben messa insieme e disbrigabile in pochi minuti è puro azzardo ed ennesimo riprova di ignavia politica ed atto di felloneria contro lo Stato (ergo: contro di noi)

Che il duo Salvini-Di Maio si “parlasse” è cosa da sempre detta, scritta e risaputa. Ma è risaputo anche che il tutto era un “pour parler”, così tanto per parlare ma mai per ascoltare e realmente dialogare fermi, ciascuno, sul proprio dire.
Ed anche adesso non è che ci sia questo gran cambiamento: si sono parlati, hanno riparlato di alleanza Lega-CinqueStelle ma?

E qui di ma ce ne sono tantissimi. Tanti ma che, sostanzialmente, restano ancora quelli maturati subito dopo il 4 Marzo e che, sia pur ormai marciti dal tempo, restano ancora lì ad ingombrare il tavolo e, ormai, anche ad appestarlo con il puzzo che emanano.

Anzitutto: chi sarà il Premier? Addirittura: a chi andrà la carica? A se stesso o comunque alla Lega, come pensa Salvini o, specularmente, a se stesso o comunque ai pentastellati, come pensa Di Maio? Su questo punto piovono i NI ma nessun SI chiaro e netto. Solo un lungo elenco di dichiarazioni, distinguo, punteggiature, tratteggi e via di questo passo ma nessun chiaro, netto, secco e preciso: OK, il premier sarà X. E nemmeno un: OK, il premier sarà di Y. NULLA. Solo chiacchiere ne più ne meno come nel dopo 4 Marzo e, da allora, sempre immutate per 67 giorni.

Altro macigno finora insuperabile era il caimano che, addentata la Lega, non intendeva mollarla (ne secondo noi intende farlo senza aver certezza che si facciano facciata pubblica di un governo Berlusconi, o meglio: Fininvest).

ORA SEMBRA che l’ex cav abbia maturato (in realtà sta ancora modellando) l’idea di dare disposizioni affinché Forza Italia, pur continuando a non votare la fiducia, non si opponga alla nascita di un governo M5S_Lega mantenendo così Forza Italia all’opposizione di un eventuale governo Lega-M5s

La strada, comunque, è ancora tutta in salita, e nella sua nota Berlusconi non ne fa mistero. Sceglie di restare fuori, di non metterci la faccia. Niente appoggio esterno, quindi – ma, così glissando, mette in salvo l’alleanza con il Carroccio e, soprattutto, si porrebbe al vero comando facendosi “governo ombra” perché, e sarebbe sciocco illudersi che così non sia, l’astensione – di sicuro – non sarebbe a saldo zero. In pratica, prima di dare il suo nullaosta non belligerante, Berlusconi vorrà avere una serie di garanzie sui chi potrebbe essere il premier e chi ricoprirebbe il ruolo di ministro in settori strategici per gli interessi delle aziende di famiglia come l’Economia, il Lavoro, gli Interni e lo Sviluppo economico (secondo alcune fonti azzurre anche la Giustizia), così come la guida di commissioni ‘chiave’.

Un po’ un ritorno all’era Craxi, insomma, e per questo la cosa – di fatto – non sarebbe sgradita all’ex cav che potrebbe così tornare nell’ombra, come ai bei tempi che furono, pur mantenendo saldo il timone della nave Italia sulla rotta tracciata da lui, e quindi Fininvest.

Ecco il nodo cruciale del tutto: i suoi affari! Gli affari di famiglia, le uniche cose che gli sono sempre realmente interessate e che, all’epoca della caduta di Craxi, lo costrinsero a fare la sua discesa in campo per “operare” in prima persona; e di tutto questo gli stessi Salvini e Di Maio sono consapevoli per cui ben sanno che nulla può essere già dato per scontato ma, ad ora, glissano anche loro, fanno finta di niente e hanno chiesto un ‘supplemento di indagine’ al Colle. Altre 24 ore di tempo e il Colle le ha concesse sapendo – tra l’altro – che potrebbero diventare anche 48 visto che oggi il capo dello Stato è impegnato di fatto per tutto il giorno a Firenze per la conferenza ‘State of the union’ e che, nella mattinata di domani, venerdì 11 Maggio, è atteso a Palermo: visita ancora in programma come fanno sapere dal Quirinale.

E questo è il punto ad ora e allo stato dell’essere. Tra qualche istante, ora o domani tutto potrà mutare.
Noi, ovviamente, speriamo in bene ma, per scaramanzia, continuiamo a recitare: io speriamo che me la cavo.

Stanislao Barretta

Finisce a gara 5 l’avventura stagionale della Givova Scafati

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Termina la stagione agonistica della Givova Scafati che perde gara 5 contro Ferrara

E’ finita a gara cinque degli ottavi di finale playoff l’avventura stagionale della Givova Scafati. La Bondi Ferrara, dopo aver ottenuto il pareggio nei due incontri casalinghi con due buone prestazioni, si è ripetuta anche al PalaMangano, dove si è imposta 79-90. Non sono bastati i 2.500 spettatori presenti sulle gradinata della struttura di viale Della Gloria a spingere i gialloblù al successo ed al conseguente passaggio del turno. Le basse percentuali al tiro dalla lunga distanza e ai liberi sono pesate come un macigno nell’economia di un incontro, nel quale gli estensi hanno mostrato i denti e non hanno mai calato la tensione e la concentrazione, portandosi avanti nella prima frazione e conservando il vantaggio fino alla fine, un po’ come era già accaduto nei due match in terra emiliana. Gli strenui tentativi dei padroni di casa di impensierire la compagine emiliana si sono infranti ripetutamente contro il muro eretto dagli estensi, bravi a limitare il potenziale offensivo gialloblù e a tirare con buone percentuali dalla lunga distanza nei momenti topici del match.

A differenza dei precedenti incontri, la sfida entra subito nel vivo, sin dalla palla a due. Fino a metà frazione i quintetti si fronteggiano a muso duro, rispondendo colpo su colpo: Hall e Fantoni da una parte, Santiangeli e Spizzichini G. dall’altra sono i principali protagonisti (11-11 al 4’). Poi sale in cattedra Rush, chiede supporto a Cortese ed insieme, approfittando di qualche errore difensivo locale, piazzano un break di 0-10, che conduce avanti la Bondi 11-21 al 7’. Coach Perdichizzi chiama time-out, ma i suoi non riescono a ad andare oltre il 19-28 di fine primo quarto.

Con tanta pazienza e grande lavoro difensivo, la Givova Scafati, trascinata da Crow, Sherrod e Romeo, prova con tutte le sue forze a ridurre il gap (28-34 al 15’). Bonacina striglia i suoi e li sprona a tenere alta la concentrazione, chiedendo ed ottenendo maggiore attenzione in difesa e concretezza in attacco, dove si mette in mostra l’ex Fantoni (30-41 al 16’). Ammannato e Sherrod fanno buone cose sotto canestro e nel pitturato sanno farsi rispettare (37-43 al 18’). E’ un buon momento per i locali, che recuperano qualche possesso e in attacco non falliscono con Santiangeli, Crow e Lawrence, riducendo lo svantaggio prima dell’intervallo (43-48).

A ristabilire subito le distanze nella ripresa ci pensano Rush e Hall, che approfittano degli errori al tiro dei locali per riportarsi avanti 43-53 al 23’. La risposta gialloblù è affidata alle sapienti mani di Santiangeli e Lawrence (49-53 al 24’). Ferrara si mantiene a galla grazie alle iniziative dei singoli, mentre la Givova risponde con un bel gioco corale, che però non regala i frutti sperati, soprattutto quando Hall è in serata di grazia (54-70 al 29’). I padroni di casa non mollano e riducono leggermente le distanze prima della fine della terza frazione (58-70).

I 2.500 del PalaManagano sospingono Crow e soci, che lottano in difesa e non mollano la presa (64-72 al 33’). I viaggianti non perdono la lucidità e si affidano alla precisione al tiro dei propri esterni: due triple di Panni e Rush valgono anzitempo un piede ai quarti di finale (66-79 al 35’). La Givova non si lascia intimorire: Santiangeli realizza due triple di fila ed allunga l’agonia gialloblù (72-79 al 37’), che dura ancora poco, il tempo che Moreno e Rush realizzino le due triple del 74-86 al 38’ che di fatto chiude anticipatamente il match, la serie e la stagione agonistica della Givova Scafati, sconfitta alla fine 79-90.

Dichiarazione di patron Nello Longobardi: «Nel computo complessivo delle cinque gare, la Bondi Ferrara ha meritato il successo ed il superamento del turno».

GIVOVA SCAFATI 79  BONDI FERRARA 90 (19-28; 24-20; 15-22; 21-20)

GIVOVA SCAFATI: Lawrence 14, Crow 18, Trapani n. e., Spizzichini G. 8, Romeo 3, Ammannato 7, Pipitone n. e., Spizzichini S., Esposito n. e., Santiangeli 18, Sherrod 11. ALLENATORE: Perdichizzi Giovanni. ASS. ALLENATORE: Marzullo Alessandro.

BONDI FERRARA: Rush 21, Drigo n. e., Hall 27, Fantoni 8, Carella n. e., Donadoni, Molinaro, Cortese 13, Panni 9, Moreno 12. ALLENATORE: Bonacina Andrea. ASS. ALLENATORE: Bartolini Ugo.

ARBITRI: Pepponi Giulio di Spello (Pg), Costa Alessandro di Livorno e Di Toro Claudio di Perugia.

NOTE: Tiri dal campo: Scafati 27/66 (41%); Ferrara 30/62 (48%). Tiri da due: Scafati 20/41 (49%); Ferrara 17/32 (53%). Tiri da tre: Scafati 7/25 (28%); Ferrara 13/30 (43%). Tiri liberi: Scafati 18/31 (58%); Ferrara 17/22 (77%). Falli: Scafati 22; Ferrara 25. Usciti per cinque falli: Spizzichini S., Fantoni e Molinaro. Rimbalzi: Scafati 44 (32 dif.; 12 off.); Ferrara 37 (33 dif.; 4 off.). Palle recuperate: Scafati 7; Ferrara 8. Palle perse: Scafati 12; Ferrara 13. Assist: Scafati 19; Ferrara 20. Stoppate: Scafati 3; Ferrara 3. Spettatori: 2.500 circa.

VIDEO – Givova Scafati, Perdichizzi: “Non abbiamo nulla da rimproverarci nella stagione regolare”

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Le dichiarazioni di Giovanni Perdichizzi head coach della Givova Scafati

E’ finita a gara cinque degli ottavi di finale playoff l’avventura stagionale della Givova Scafati. La Bondi Ferrara, dopo aver ottenuto il pareggio nei due incontri casalinghi con due buone prestazioni, si è ripetuta anche al PalaMangano, dove si è imposta 79-90. Non sono bastati i 2.500 spettatori presenti sulle gradinate della struttura di viale Della Gloria a spingere i gialloblù al successo ed al conseguente passaggio del turno.

Queste le dichiarazioni di Giovanni Perdichizzi, head coach di Scafati, al termine del match: “Innanzitutto devo fare i complimenti a Ferrara, perché ha dimostrato sul campo di meritare il passaggio del turno, perché ha giocato meglio di noi, era in una condizione fisica migliore della nostra e anche tecnicamente ha fatto meglio di noi, con percentuali al tiro altissime. I giocatori più importanti di Ferrara, ogni qual volta è servito, hanno sempre fatto canestro, mentre noi dobbiamo analizzare quanto fatto nell’intera stagione, consapevoli che, superando il turno, avremmo fatto qualcosa di straordinario. Ce l’abbiamo messa tutta però gli stranieri di Ferrara ci hanno ricacciato indietro ogni qual volta abbiamo provato a rifarci sotto. Hall e Rush hanno creato infatti giocate individuali, mettendoci sempre in grande difficoltà. Non abbiamo nulla da rimproverarci nella stagione regolare, tranne qualche passo a vuoto dettato dalla malasorte e dagli infortuni, perché forse a Treviglio e in casa contro Casale Monferrato, con Spizzichini G. e Lawrence in campo in buone condizioni fisiche, sarebbe andata diversamente e l’accoppiamento nel primo turno play-off sarebbe stato con Jesi. Inoltre, Sherrod, dopo l’infortunio e i due mesi di stop, ha faticato molto a trovare la migliore condizione fisica, quella che prima dell’infortunio gli aveva permesso di essere un atleta dirompente”.

VIDEO – Bondi Ferrara, Fantoni: “Andremo a Treviso senza pensieri, e questo ci rende più pericolosi”

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Le dichiarazioni di Tommaso Fantoni centro di Bondi Ferrara

E’ finita a gara cinque degli ottavi di finale playoff l’avventura stagionale della Givova Scafati. La Bondi Ferrara, dopo aver ottenuto il pareggio nei due incontri casalinghi con due buone prestazioni, si è ripetuta anche al PalaMangano, dove si è imposta 79-90. Non sono bastati i 2.500 spettatori presenti sulle gradinate della struttura di viale Della Gloria a spingere i gialloblù al successo ed al conseguente passaggio del turno.

Queste le dichiarazioni di Tommaso Fantoni centro di Bondi Ferrara: “Per vincere qui a Scafati dovevamo fare la partita perfetta. Dopo gara 4 ci eravamo resi conto che per vincere dovevamo giocare la nostra pallacanestro. Siamo venuti qui senza pensieri. I nostri tifosi hanno fatto dodici ore di pullman, e questo risultato va a loro. Ora andremo a Treviso con gl’infradito, cioè con meno pensieri e questo ci rende più pericolosi. Ogni partita ha i suoi punti forti e suoi punti deboli. Studiando Scafati, abbiamo visto che giocando in questa maniera potevamo farli male. Questo studio è arrivato le prime due gare giocate qui. Ogni partita ha un suo protagonista che si mette al servizio della squadra, è questa la nostra forza