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Juve Stabia- Trapani, la presentazione del match

Il big match della trentaquattresima giornata del campionato di Serie C Girone C è, senza dubbio, la sfida tra Juve Stabia e Trapani di domenica alle 14.30 al Menti di Castellammare di Stabia. Le due squadre sono, rispettivamente, prima e seconda con 65 e 64 punti in classifica. La gara di domenica può essere quasi decisiva in caso di vittoria di una delle due, mentre un pareggio rimanderebbe tutto alle giornate successive e, di fatto, farebbe rientrare in corsa il Catanzaro di Auteri.

Sia i ragazzi di mister Fabio Caserta che quelli di Vincenzo Italiano stanno disputando un grandissimo campionato. Le vespe, dopo un girone di andata a ritmi extraterrestri, stanno calando e non arrivano benissimo alla super sfida di domenica, complici anche i due pareggi con Rieti e Bisceglie. I siciliani, invece, sono stati costanti e arrivano alla gara dopo aver battuto 2-0 la Viterbese al Provinciale. Il Trapani, insieme al Catania, ha la rosa più forte del campionato che può contare su giocatori del calibro di Dini, Taugourdeau, Costa Ferreira, Lomolino, Corapi, Aloi, Toscano, Ferretti, Tulli, Nzola, Evacuo e Fedato, solo per citarne alcuni. Con il cambio di società, i siciliani vogliono sin da subito centrare la promozione per regalare una gioia alla piazza trapanese. Le vespe, complice un girone di ritorno difficile, hanno dilapidato un sostanzioso vantaggio sulle inseguitrici e rischia di perdere il primato contro i ragazzi di Italiano. Nel match di andata, in terra sicula, un blitz di Mezavilla allo scadere regalò la vittoria alle vespe per 1-2.

Mister Fabio Caserta non avrà a disposizione Allievi per infortunio più Mezavilla e Vitiello per squalifica. Inoltre deve valutare alcune pedine. Gli ospiti, invece, non dovrebbero avere Scrugli, Garufo, Pagliarulo, Canino, Ramos e Golfo. Il tecnico cercherà fino alla fine di recuperare qualcuno. Queste le probabili formazioni:

JUVE STABIA (4-3-3): Branduani, Melara, Marzorati, Troest, Germoni, Mastalli, Calò, Carlini, Canotto, Paponi, Di Roberto.

TRAPANI (4-3-3): Dini; Costa Ferreira, Taugourdeau, Scognamillo, Lomolino, Corapi, Toscano, Aloi, Ferretti, Evacuo, Tulli.

 

Juve Stabia, i convocati per il big match col Trapani: tre le assenze

Tutto pronto per la sfida ad alta quota tra Juve Stabia e Trapani. Fabio Caserta dovrà fare i conti con la difesa rimaneggiata a causa delle assenze di Allievi, Vitiello e Mezavilla.

Questi i convocati:

Al termine dell’allenamento di rifinitura, svolto questo pomeriggio presso lo Stadio “Romeo Menti”, il tecnico Fabio Caserta ha reso nota la lista dei 24 calciatori convocati per il match Juve Stabia-Trapani, valevole per la 15^ giornata di ritorno del campionato di Serie C girone C 2018-2019, in programma domani, domenica 7 aprile 2019, con inizio alle ore 14.30 presso lo Stadio ”Romeo Menti ” di Castellammare di Stabia.

Portieri: Branduani, Esposito, Venditti.

Difensori: Dumancic, Ferrazzo, Germoni, Marzorati, Schiavi, Troest.

Centrocampisti: Calò, Carlini, Castellano, Lionetti, Mastalli, Vicente, Viola.

Attaccanti: Canotto, Di Roberto, Elia, El Ouazni, Melara, Paponi, Sinani, Torromino.

Indisponibile: Allievi.

Squalificati: Mezavilla, Vitiello

Poggiomarino,Teta: “Abbiamo coronato un sogno,nessuno avrebbe scommesso su di noi”

L’INTERVISTA- L’allenatore del Poggiomarino ci ha raccontato le prime impressioni sulla vittoria del campionato facendo il punto anche sulle altre squadre del campionato

“Quest’anno abbiamo proseguito il lavoro della stagione scorsa, mantenendo quasi l’intera rosa inserendo quei giusti innesti,soprattutto a dicembre che ci hanno dato una grossa mano come De Luca e Savarese. Abbiamo pensato solo a noi stessi, partita dopo partita senza pensare agli altri. Alla fine il campo ha dato questo responso”

Simone Vicidomini– Il Poggiomarino è in Eccellenza, un sogno diventato realtà. Sabato scorso la formazione guidata da Angelo Teta ha festeggiato la promozione con un turno di anticipo. La squadra del Presidente Luca Filosa è riuscita nell’impresa per la prima volta nella sua storia di approdare in un campionato regionale ai massimi livelli. Una promozione arrivata grazie ad una stagione straordinaria frutto delle tante vittorie,voglia e determinazione di crederci fino alla fine con un gruppo sempre compatto. A timbrare il gol nel big match contro il Sant’Antonio Abate è stato un sussulto dell’attaccante De Luca. Per l’occasione il Poggiomarino è ritornato a giocare allo stadio “Europa”, la vera casa della squadra del patron Filosa, che purtroppo per impraticabilità e tanti altri problemi non hanno mai potuto disputare nessuna partita per l’intero arco della stagione. Infatti la società ha dovuto mettersi alla ricerca di un campo dove potesse ospitare la squadra napoletana da poter permettere di giocare le così dette gare casalinghe,forse più trasferte. C’è da dire che Agnello & Co non hanno mai sbagliato nulla ma soprattutto non hanno mai perso uno scontro diretto con altre pretendenti per la vittoria finale. L’unica partita persa risale alla prima di campionato contro il Vico Equense,un match che poi non ha pesato per il prosieguo della stagione. Un Poggiomarino che ha vinto contro qualsiasi tipo di pronostico,anche perché nessuno avrebbe scommesso come si vuol dire un euro sulla possibile vittoria al campionato in virtù proprio dei tanti fattori che non la davano per niente protagonista,ma soprattutto a differenza del budget che si è investito per affrontare il campionato,rispetto a società come Sant’Antonio Abate (ad inizio considerata la corazzata del girone), Procida e la stessa Ischia. Tra i tanti protagonisti del sogno che è diventato realtà c’è certamente l’allenatore Angelo Teta che più volte è stato il valore aggiunto, una sorta di dodicesimo uomo in campo, dove ha saputo guidare una squadra dandogli in primis un impronta di gioco fino a renderla veritiera e combattiva. Proprio per questo abbiamo deciso di intervistare in esclusiva ai nostri microfoni il tecnico Teta, dove ha commentato la promozione in Eccellenza e dare un giudizio sulle squadre isolane: Ischia e Procida fino ad arrivare a chi potrebbe vincere i play-off. Ecco le sue dichiarazioni.

Mister Teta, quando ha capito che questo sogno avrebbe potuto trasformarsi in realtà?

“ I sogni si concretizzano alla fine. Dovevamo crederci fino alla fine. Non c’è mai stato un momento in cui ho detto c’è l’abbiamo fatto,fin quando la matematica non ci dava la certezza. E’ stato un susseguirsi di emozioni,di lavoro e di crederci fino alla fine. Questo è stato il nostro segreto. E’ stata una nostra sfida,che abbiamo portato avanti da quando abbiamo iniziato la stagione. Credo che questi ragazzi hanno messo il cuore oltre ogni ostacolo,ogni partita ed ogni allenamento” .

Per l’intero arco del campionato non avete mai giocato nel vostro stadio. Ecco la scelta di giocare allo stadio “Europa” contro il Sant’Antonio Abate è dovuta proprio perché si voleva festeggiare la promozione davanti ai propri tifosi ?

“Assolutamente no. Come ben sapete tutti, abbiamo girovagato per i campi perché da quando siamo andati via dallo stadio del Sant’Antonio Abate, abbiamo avuto grosse difficoltà a trovare le strutture per poterci ospitare. Ovviamente le strutture sono poche,poi ci sono i lavori sul alcuni campi per le Universiadi. Su ogni campo già giocano due-tre squadre alla volta. Per noi è stata dura trovare un campo disponibile ogni volta che dovevamo giocare le gare casalinghe. Infatti abbiamo giocato ad Angri,Gragnano ecc. La partita contro il Sant’Antonio Abate,la dovevamo giocare a Mercato San Severino, perché noi siamo abituati a giocare su un campo di erba sintetica e ci alleniamo così. Non potevamo mai fare una scelta di giocare una partita così importante su un campo di terra battuta. Purtroppo a San Severino, il giovedì nessuno si prese la responsabilità di farci giocare la partita. Siamo stati anche fortunati,perché il campo “Europa” era chiuso da un anno. Abbiamo dovuto fare dei lavori straordinari anche di sera,per rimuovere tutte le sterpaglie che erano cresciute attorno al campo. Abbiamo dovuto aggiustare gli spogliatoi e non c’era nemmeno l’acqua calda. E’ stato fatto un vero miracolo,grazie sia alla società che all’amministrazione comunale. Siamo stati lontano un anno e in una partita così importante è normale che la gente era presa un po’ dall’entusiasmo ed è corsa numerosa allo stadio. Per noi oltre ad essere stata la partita più importante che abbiamo giocato, è stato coronato anche quel ambiente, quell’entusiasmo che si era creato attorno a noi. Sinceramente non c’è l’aspettavamo”.

 

Ad inizio campionato siete partiti con tutti i pronostici contro e pure alla fine a vincere forse è stata la squadra che ha speso di meno rispetto a tutte le altre formazioni che ormai vi precedono in classifica…

“Assolutamente si. Lo possiamo dire tranquillamente,a noi non ci consideravano proprio. Le candidate alla vittoria finale erano Sant’Antonio Abate, Procida, Vico Equense, Ischia ed inizialmente anche la Torrese che fece una rosa di oltre 25 calciatori. Noi sicuramente siamo quelli che abbiamo avuto un budget ridotto, però spesi con curatezza in un progetto di due anni. Lo scorso anno il Poggiomarino ha detto la sua, in un campionato altrettanto difficile. Siamo usciti nella semifinale play-off contro il Procida. C’era una corazzata l’anno scorso che si chiamava Afro Napoli, quindi non c’èra proprio storia contro di loro. Quest’anno invece abbiamo proseguito il lavoro della stagione scorsa, mantenendo quasi l’intera rosa ed inserendo quei giusti innesti,soprattutto a dicembre che ci hanno dato una grossa mano come De Luca e Savarese. Abbiamo pensato solo a noi stessi, partita dopo partita senza pensare agli altri. Alla fine il campo ha dato questo responso”.

Il Poggiomarino per la prima volta approda in Eccellenza,senza dubbio il merito è di tutti partendo dalla squadra,società,addetti a lavori, tifosi ma forse il valore aggiunto è stato proprio lei in panchina ?

“ Il merito è sicuramente di tutti questi ragazzi che sono andati oltre le loro aspettative. Non ci sono nomi altisonanti, però ci sono giocatori che potevano fare molto di più in categorie diverse. Magari chi per scelta lavorativa o per scelta di vita, chi l’ha fatto solo per passione e forse si sono accontentati. Quest’anno invece è scattato qualcosa, che volevamo toglierci questa soddisfazione ed hanno dimostrato tanto. Da parte mia ci ho messo un duro lavoro, grande entusiasmo, volontà,determinazione e ho cercato di trasmettere quanto più è possibile la mia esperienza ai ragazzi per il passato da calciatore. Devo dire la verità mi hanno sempre seguito in ogni singola partita ed allenamento. Quando si vince il merito è di tutti. Il calcio è uno sport di squadra è l’unione di tutti”.

L’Eccellenza ormai è conquistata. E’ presto però le chiedo quali saranno gli obiettivi per il prossimo anno, salvezza tranquilla o si ambisce a qualcosa di importante ?

“Sicuramente per una neo promossa e per una città che si affaccia al massimo campionato regionale dilettantistico è quello di ambire a mantenere la categoria. Io credo che questa società ha ambizione, ha una base solida ed è fatta di persone serie e competenti. L’unico problema è il fattore stadio,che purtroppo il campo “Europa” resta in pessime condizioni. Dovrebbero fare qualcosa in futuro ma non molto lontano per questa struttura. Adesso c’è molto tempo per organizzarci, sicuramente si farà qualcosa di importante e buono”.

Mister secondo lei chi è stata la squadra che ha deluso in negativo e quella che sorpreso in campionato?

“Diciamo che le prime quattro in classifiche non è che non hanno mantenuto le aspettative. Ognuno ha fatto la sua. La differenza da parte nostra è stata quella che abbiamo dato una continuità incredibile ai risultati, venivamo da 24 risultati utili consecutivi. Togliamo la prima partita di campionato contro il Vico Equense non abbiamo perso mai uno scontro diretto. Tre le altre squadre c’è stato più un equilibrio: l’Ischia ha vinto contro il Sant’Antonio Abate, il Sant’Antonio ha vinto all’andata contro il Vico Equense poi ha vinto nella gara di ritorno. Diciamo che non c’è stato nessuno che ha dato continuità negli scontri diretti,noi invece si. Sono partite che valgono doppio. Vincere ad Ischia non è stato affatto facile,come contro il Procida. Quello che ha rotto gli equilibri sono stati proprio gli scontri diretti. Squadra negativa? Sulla carta, il Procida poteva fare qualcosa in più, perché è una squadra che ha mantenuto la sua ossatura facendo acquisti importanti. A dicembre qualcosa è cambiato. Stesso discorso per l’Ischia che mi aspettavo che facesse un girone di ritorno più importante. Il Vico Equense è venuto fuori soltanto nell’ultimo periodo”.

Parlando proprio dell’Ischia,le volevo chiedere un giudizio sulla stagione dei gialloblu. Lei ha affrontato la squadra isolana sia all’andata che al ritorno,dove avete vinto. Ha notato qualcosa di diverso?

“Io all’andata ho visto una grossa squadra,dico la verità ben messa in campo e giocavano con voglia e determinazione. Da parte nostra è stata la partita perfetta di tutta la stagione. Ci ha girato tutto bene,dove abbiamo rischiato poco. Nella partita di ritorno, ho visto una squadra un po’ demotivata,un po’ sulle gambe e non c’era quell’anima di squadra che ho visto all’andata. E’ un peccato perché veramente c’era un ottimo organico e potevano fare molto di più, quanto meno arrivare nei play-off. Alla fine si è mollato e si è già pensato alla prossima stagione. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso definitivamente. Parlando della prossima stagione, sicuramente ha potuto incidere molto sulla mentalità delle squadra. Non conosco le vicende interne.

Mister lei da esterno, per i rinforzi che ha fatto l’Ischia nel mercato di dicembre prendendo ben quattro calciatori dall’Eccellenza e non aver raggiunto i play off, è d’accordo se le dico che è un fallimento?

“Mah… quando si parla di acquisti importanti e magari fare una spesa anche extra budget di come si pensava all’inizio ci si aspetta molto di più. Significa che qualcosa è andato male. Non conosco i problemi di fondo. L’Ischia aveva tutte le carte in regola per fare molto di più, in virtù della rosa e degli innesti fatti nel mercato di riparazione”.

L’Ischia, ovvero la società ha annunciato a pochi giorni prima della partita contro il Procida il nuovo allenatore per il prossimo anno. Mister Billone Monti, un allenatore che conosce molto bene queste categorie. Secondo lei è la scelta giusta di puntare su di lui e potrebbe essere il valore aggiunto per condurre la squadra isolana alla vittoria del campionato ?

“Io credo di si. Mister Billone Monti, è un allenatore di tutto rispetto,conosce l’ambiente. Credo che iniziare a programmare la stagione molto tempo prima può essere l’arma in più. Dispiace per chi era a lavoro o in campo che si è sentito parlare già per il prossimo anno. Tutti quanti avrebbero trovato difficoltà. Billone Monti è la persona giusta per il prossimo anno. Ora non so quali saranno gli obiettivi o la categoria. Ischia a tutti gli effetti è uno dei blasoni più importanti in Campania. Ci si potrebbe aspettare anche un ripescaggio o un acquisto di un titolo. Spero che sia così,perché rivedere l’Ischia in Promozione fa un certo effetto”.

Il Procida dove può arrivare nei play off, ha tutte le carte in regola per lottare e conquistare l’Eccellenza?

“ Il Procida attualmente è una mina vagante. E’ una squadra in netta ripresa. Quando li ho visti giocare contro di noi, erano anche in una buona forma. Ha giocatori importanti e di categoria. Ha un allenatore che conosce bene la categoria, mister Ferraro. Sicuramente potrà dare fastidio sia al Sant’Antonio Abate che al Vico Equense, anche se in questo momento i costieri hanno qualcosa in più sotto l’aspetto mentale. In difficoltà sarà il Sant’Antonio Abate,perché da che poteva vincere il campionato si è ritrovato terzo in classifica. Dovrebbe resettare il tutto e ripartire  e credere nei play-off, perché ovviamente è un secondo campionato e si può raggiungere anche così l’Eccellenza”.

Corsi e ricorsi storici: è ancora Libia, e c’è ancora un Comandante (VIDEO)

Un nostro lettore che si è identificato come Paolo Barone, a commento del mio odierno editoriale ha scritto:

Bravi i francesi, Gheddafi lanciò un’anatema prima di morire, “in Africa e in Europa senza di me sarà il caos”

Personalmente credo che questo richiamo e ricordo meritino una risposta o, quantomeno, di essere adeguatamente trattati ed approfonditi e, per farlo, inzio affermando che, più o meno, l’affermazione è esatta ma che, in verità, in questo caso non è sicura ne la maternità ne la paternita visto che, di sicuro i francesi non sono state mammolette, ma non lo sono stati praticamente tutti gli altri che raccolgo sotto l’apposita sigla ONU.

E non lo fu nemmeno quello che, fino a pochi giorni prima, si proclamava grande amico di Gheddafi, e che lo aveva accolto a Roma con onori imperiali consentendogli anche di sistemare le sue tende in piazza.

A quanto si vociferò all’epoca, negli ultimi giorni, quando ormai la caduta era segnata, sembra addirittura che, Berlusconi (perché di lui scrivo), ebbe ad interpellare anche i servizi segreti nostrani chiedendo (sempre secondo indiscrezione de Il Fatto Quotidiano)  se ci fosse stato un modo per larlo fuori (Gheddafi, ovviamente) in modo “discreto”.

Chiaramente voci erano e tali restano sia pur smentite, all’epoca (correva l’anno 2013 ed era il 13 giugno), dallo staf del Cavaliere, ma date per “possibili” da La Russa (sempre secondo il Fatto Quotidiano).

Quello che però è sicuro, e comprovato, è che Berlusconi non perse tanto tempo a cambiare fronte ed opinione. Concesse le basi per bombardare la Libia e partecipò attivamente ai raids che ne seguirono, collaborando così a tutte le azioni finchè i cani, sguinzagliati sulle tracce della preda (Gheddafi), non ne annusarono la posizione e su di lui furono lanciati non solo per catturarlo ma per ucciderlo (catturarlo vivo sarebbe stato pericoloso per tanti), e fare scempio del suo corpo, per poi dire ciascuno la sua, certi di non essere contraddetti (i segreti morirono con lui, Gheddafi).

Tra questi, ancora una volta, ci fu l’immancabile Berlusconi che, in perfetta simbiosi e versione del Giano bifronte, ebbe a dire: “Sic transit gloria mundi…” e così, Sic et simpliciter, ebbe a liquidare l’accaduto e a chiudere l’imbarazzante capitolo Gheddafi:

Ora, se già non l’avrete compreso da soli, magari vi chiederete perché ho scritto quanto sopra e perché sono andato così indietro nel tempo tirando in ballo anche altri personaggi.

Orbene, la spiegazione è delle più semplici. Lo spunto ed il pensiero mi sono venuti:

1) dagli attuali eventi, e venti di guerra, libici;
2) dal commento di cui all’inizio giunto al mio editoriale di questa mattina;
3) perché il tutto dà una chiara e precisa rinfrescata su un certo mondo destrorso, il suo pensare ed agire come anche dei corsi e ricorsi storici.

Corsi e ricorsi storici che ci trovano oggi ancora alle prese con una guerra Libica (e varie altre in territorio africano meno note se non per quanto ci danno: i migranti) e, guarda caso, con ancora un COMANDANTE al timone della nave Italia per cui abbiamo un passsaggio diretto da un Duce, ad un Cavaliere, ad un Comandante con un piccolo intermezzo di libera “vera” democrazia.

E questa è la partenza e l’arrivo del mio pensiero, magari limitato, magari fisso, ma MIO, libero, sincero e convinto, e come tale lo esprimo senza dimenticare di sperare:

Nola, fondatore di una Onlus arrestato: avrebbe abusato di un minore africano per 7 anni

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Nola, fondatore di una Onlus arrestato: avrebbe abusato di un minore africano per 7 anni, dal 2007 al 2014

Nella giornata di oggi, a seguito delle articolate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Nola, gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno arrestato e posto ai domiciliari L.V, di 72 anni.
Sull’uomo pende l’accusa di violenza sessuale continuata commessa ai danni di un minore togolese ospite di una casa famiglia sita a Togoville (Togo)
All’epoca dei fatti, l’uomo arrestato questa mattina era fondatore e presidente di una Onlus che svolgeva attività umanitaria a favore degli ospiti della predetta struttura in Africa.

Le indagini, riferisce ilMattino, hanno consentito di delineare un grave, univoco e concordante quadro indiziario ai danni della persona indagata.
Il 72enne è ritenuto responsabile di aver costretto il minore a compiere e subire atti sessuali nel corso degli anni dal 2007 al 2014. Come se non bastasse la violenza fisica, l’uomo lo avrebbe anche minacciato, qualora il giovane avesse provato a ribellarsi, di allontanarlo definitivamente dalla struttura di accoglienza negandogli ogni forma di assistenza, compreso l’alloggio, i due pasti al giorno ed il diritto allo studio. Le indagini hanno fornito elementi tali da convincere i magistrati a ordinare l’arresto del 72enne che ora dovrà affrontare un processo durante il quale dovrà rispondere a queste tremende accuse.

Givova Scafati – Zeus Energy Rieti live su ViViRadioWEB

ViViRadioWEB trasmetterà la radiocronaca dell’incontro tra la Givova Scafati e la Zeus Energy Rieti

ViViRadioWeb radio ufficiale della Givova Scafati, roster che milita nel campionato di A2, per gli appassionati della palla a spicchi trasmetterà, dalle ore 17:45, grazie alla voce di Gianluca Buonocore e al commento tecnico di Mario Miccio la gara Givova Scafati – Zeus Energy Rieti che sarà disputata sul parquet del Palamangano di Scafati.

Per ascoltare ViViRadioWEB è possibile farlo in diversi modi.

collegandosi al sito https://vivicentro.it/viviradioweb/

scaricando l’app gratuita Tune In Radio

Android (https://play.google.com/store/apps/details?id=tunein.player&hl=it)

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cercando poi ViViRadioWEB tra le radio disponibili.

Sulla nostra pagina facebook @vivicentroradio (https://www.facebook.com/ViViCentroRadio) cliccando sul tab di sinistra Ascolta ViViRadioWEB (non funziona dai dispositivi mobili).

Alcune notizie sulla gara

Sperando di poter disporre di entrambi gli statunitensi Goodwin Thomas , nonché di Ammannato Rossato (in fase di recupero dai rispettivi acciacchi ed infortuni), la Givova Scafati si prepara ad ospitare al PalaMangano una delle più forti formazioni del girone ovest del campionato di serie A2 nel terzultimo turno di stagione regolare.

All’andata, col risultato di 74-68, si imposero i laziali, che hanno poi avuto un cammino straordinario nella seconda parte di stagione, come testimoniato dall’attuale terzo posto in classifica, a braccetto con Bergamo, a soli quattro punti dalla vetta.

La pallacanestro concreta ed efficace voluta da coach Alessandro Rossi, di origini napoletane, ha dato finora ottimi frutti, anche in virtù dell’elevata caratura del roster a sua disposizione.

Arbitreranno l’incontro i signori Beneduce Nicola di Caserta, Valzani Andrea di Milano e Lupelli Lorenzo di Aprilia (Lt).

Buon ascolto a tutti… Forza Givova Scafati Basket!

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Napoli-Genoa, le possibili scelte di Ancelotti e Prandelli

Azzurri per blindare il secondo posto, rossoblu per ipotecare la salvezza

In uno stadio vestito a festa grazie al gemellaggio tra le tifoserie, NapoliGenoa si affronteranno per portare a casa i rispettivi obiettivi. Gli uomini di Carlo Ancelotti vogliono vincere per chiudere il discorso qualificazione in Champions (a dire il vero mai in discussione) e blindare il secondo posto; quelli di Cesare Prandelli sono obbligati ad ottenere i tre punti per ipotecare la salvezza e vivere un tranquillo finale di campionato.

NAPOLI
Buone notizie per Ancelotti: l’infermeria si svuota quasi completamente, eccezion fatta per Albiol e Diawara. In porta ci sarà ancora una volta Meret difeso dai centrali Maksimovic e Koulibaly. I dubbi riguardano gli esterni: certo di un posto Hysaj, restano in ballottaggio Malcuit e Mario Rui. A centrocampo, al centro ci saranno Allan e Fabian Ruiz mentre gli esterni saranno Callejon ed uno tra Zielinski e Verdi. In avanti, sarà staffetta tra Milik e Insigne (da stabilire chi partirà dall’inizio) per affiancare Mertens.

4-4-2: Meret; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Allan, F. Ruiz, Verdi; Mertens, Milik. All: Ancelotti.

GENOA
Emergenza in difesa per Prandelli che deve rinunciare a Zukanovic e Romero squalificati: al loro posto ci saranno Gunter e Biraschi con Criscito a completare la difesa a 3. In mediana sarà Radovanovic a dettare le geometrie affiancato da Lerager e Bessa. Gli esterni saranno Lazovic e Sturaro. In attacco, giocherà Sanabria con uno tra Kouamè e l’ex Pandev.

3-5-2: Radu; Biraschi, Gunter, Criscito; Sturaro, Lerager, Radovanovic, Bessa, Lazovic; Sanabria, Kouamè. All: Prandelli.

a cura di Michele Avitabile

RIPRODUZIONE RISERVATA

Juve Stabia vs Trapani, seguila in diretta su ViViRadioWeb dalle 14:25

Segui Juve Stabia vs Trapani su ViViRadioWeb

ViViCentro.it, come sempre, anche per la gara delle 14.30 che vedrà i padroni di casa della Juve Stabia ospitare il Trapani vi propone la diretta audio del match.

Aggiornamenti quindi sull’andamento della gara per chi si collegherà, una possibilità in più per seguire questo altro appuntamento casalingo del campionato 2018-2019.

Partita importante per entrambe le formazioni, un big match da dentro o fuori. La Juve Stabia vuole ritornare alla vittoria, dopo un mese di Marzo orrendo, e lo vuole fare contro la seconda forza del campionato distante appena un punto.

Il Trapani invece arriva all’incontro con il morale a mille, visto che nel girone di ritorno ha quasi azzerato, recuperando una marea di punti, il distacco in classifica dalla capolista.

Le Vespe vengono dal pareggio in esterno contro il Bisceglie. I ragazzi di mister Italiano vengono dalla vittoria casalinga con la Viterbese che ha accesso il pubblico di casa.

Lo stadio Menti sarà gremito di tifosi stabiesi, che in poche ore hanno esaurito subito tutti i biglietti.

A partire dalle 14:25 ci saranno Mario Di Capua e Mario Vollono in compagnia degli altri inviati di ViViCentro e del gruppo storico di Juve Stabia Live che vi faranno provare le emozioni della gara del Menti.

Per ascoltare ViViRadioWEB CANALE 1 è possibile farlo in diversi modi:

collegandosi al sito https://vivicentro.it/viviradioweb/

scaricando l’app gratuita Tune In Radio

Android ( https://play.google.com/store/apps/details?id=tunein.player&hl=it );

IPhone ( https://itunes.apple.com/it/app/tunein-radio/id418987775?mt=8 );

cercando poi ViViRadioWEB tra le radio disponibili.

Probabili formazioni

JUVE STABIA (4-3-3): Branduani, Melara, Marzorati, Troest, Germoni, Vicente, Calò, Carlini, Elia, Paponi, Canotto.

TRAPANI (4-3-3): Dini; Costa Ferreira, Scognamillo, Da Silva, Franco; Aloi, Taugourdeau, Corapi; Ferretti, Evacuo, Tulli.

Allora buon ascolto e forza Juve Stabia!

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Napoli-Genoa, i convocati di Ancelotti: tornano a disposizione Insigne, Ghoulam e Ospina

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Napoli-Genoa, i convocati di Ancelotti: tornano a disposizione Insigne, Ghoulam e Ospina

Seduta mattutina per il Napoli al Centro Tecnico. Gli azzurri preparano il match contro il Genoa al San Paolo di domani per il posticipo della 31esima giornata di Serie A (ore 20.30). La squadra, sul campo 2, ha iniziato la sessione con la rosa divisa in due gruppi, entrambi impegnati nel torello. Successivamente attivazione a secco con l’utilizzo di ostacoli bassi. Di seguito lavoro tecnico a tutto campo. Chiusura con partitina area area. Per Insigne prima parte col gruppo e seconda fase dedicata alla tabella personalizzata di lavoro.

I convocati:

Portieri: Meret, Ospina, Karnezis,
Difensori: Chiriches, Malcuit, Koulibaly, Ghoulam, Luperto, Maksimovic, Mario Rui, Hysaj,
Centrocampisti: Allan, Zielinski, Fabian Ruiz,
Attaccanti: Verdi, Callejon, Ounas, Mertens, Insigne, Milik, Younes

Scafati, rapina choc: famiglia sequestrata e minacciata, banda in fuga

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Scafati, rapina choc: famiglia sequestrata e minacciata, banda in fuga

Li hanno sequestrati per almeno un’ora mentre gli svaligiavano casa: famiglia sotto choc a Scafati, in località Bagni, dove l’altro ieri notte un gruppo di malviventi ha fatto irruzione in una villetta con l’intenzione di fare incetta di denaro, gioielli ed altri oggetti preziosi. Sotto la minaccia di cacciaviti ed altri oggetti acuminati hanno costretto il capofamiglia ad indicare loro l’ubicazione della cassaforte. Secondo quanto raccontato dalle vittime, i banditi sarebbero in quattro o cinque, probabilmente stranieri e avevano i volti coperti dai passamontagna. Dopo aver schiaffeggiato il capofamiglia 65enne che avrebbe provato a difendere i propri cari, hanno legato tutti i membri della famiglia con delle corde, mentre gli altri della banda raccoglievano il bottino. Una rapina davvero violenta i cui autori ora sono in fuga.
“Sono notizie che ci lasciano senza parole – ha commentato il portavoce di Scafati Arancione, Francesco CarotenutoUna comunità come la nostra non può permettersi di fare ancora i conti con “zone franche”, in cui i criminali agiscono come vogliono senza un minimo di controllo. Voglio esprimere la solidarietà mia e del nostro gruppo al professionista e alla sua famiglia, che si sono ritrovati i malviventi in casa in piena notte e hanno vissuto momenti di autentico terrore, violati nell’intimità della loro abitazione oltre che derubati”. Carotenuto ha poi ribadito il suo invito al Prefetto di Salerno a potenziare il presidio locale dei Carabinieri.

Dal 7 al 10 aprile a Veronafiere con Sol&Agrifood, Enolitech e Vinitaly Design

IL VINITALY DELLA CULTURA DEL VINO APRE DOMANI CON 4600 ESPOSITORI DA 35 NAZIONI. L’EDIZIONE PIU’ GRANDE DI SEMPRE SOTTO I RIFLETTORI DELLA POLITICA EUROPEA E NAZIONALE

Alla cerimonia inaugurale partecipano, domani, Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato della Repubblica italiana, Federico Sboarina, sindaco di Verona, Manuel Scalzotto, presidente della Provincia di Verona, Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto, Phil Hogan, commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno.

Nel pomeriggio visita in fiera del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

Verona, 6 aprile 2019. Al via domani il Vinitaly più grande di sempre. Apre infatti a Veronafiere domenica 7 aprile la 53ª edizione del Salone internazionale del vino e dei distillati con 4600 espositori da 35 nazioni su 100 mila metri quadrati netti espositivi. Gli operatori professionali presenti nell’ultima edizione sono stati 128 mila di cui 32 mila top buyer esteri provenienti da 143 paesi. Quest’anno, in collaborazione con ICE Agenzia e con la rete di delegati di Veronafiere in 60 nazioni, è stata ulteriormente potenziata l’attività di incoming selezionando e invitando top buyer da 50 nazioni di 5 continenti.

L’inaugurazione è in programma domani alle ore 10.30 (Auditorium Verdi, Palaexpo) e prevede, nell’ordine, la presentazione della ricerca “Mercato Italia: numeri e tendenze, gli italiani e il vino”, a cura di Denis Pantini e realizzata dall’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor.
A seguire il talk show condotto da Bruno Vespa “Il futuro del vino, il Vinitaly del futuro”, con la partecipazione di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere; Carlo Maria Ferro, presidente Italian Trade & Investment Agency; Angelo Gaja, Cantina Gaja; Matilde Poggi, Azienda agricola Le Fraghe; Riccardo Cotarella, enologo, Famiglia Cotarella.

Al termine del talk, sono previsti gli interventi di Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato della Repubblica italiana, Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, Federico Sboarina, sindaco di Verona, Manuel Scalzotto, presidente della Provincia di Verona, Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto, Phil Hogan, commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno.

Nel pomeriggio di domani (ore 15) è in programma anche la visita del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

Fra le presenze istituzionali europee, domani sarà in fiera anche il vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro.

Lunedì 8 aprile è atteso il vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Mentre nel pomeriggio di martedì 9 sarà presente il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

«Siamo consapevoli di possedere un brand legato al vino tra i più conosciuti al mondo. Per questo Vinitaly intercetta molte risorse tra i 100 milioni di euro di investimenti previsti dal piano industriale. Le direttrici di crescita che abbiamo individuato per la manifestazione sono tre: lancio di due nuove piattaforme permanenti di promozione in Asia e Stati Uniti, la rigenerazione del quartiere espositivo e il potenziamento dei servizi, tra cui quelli digitali», afferma il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese.

«Anche quest’anno abbiamo lavorato per organizzare il miglior Vinitaly di sempre. Per questo tra i padiglioni troviamo sempre più innovazione, internazionalità, digitalizzazione. Tutto per affinare ulteriormente la manifestazione come il più efficace strumento di business per gli operatori del settore vitivinicolo e per essere la piattaforma della cultura del vino nel mondo che già oggi conta oltre 40 eventi annuali all’estero di Vinitaly International con la sua Academy e il salone Wine South America in Brasile», sottolinea il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

Contemporaneamente a Vinitaly si svolgono Enolitech, salone internazionale delle tecnologie applicate alla filiera del vino, dell’olio e della birra e Vinitaly Design, dove sono proposti tutti quei prodotti ed accessori che completano l’offerta legata alla promozione del vino e all’esperienza sensoriale.  In contemporanea si tiene anche Sol&Agrifood, rassegna internazionale dell’agroalimentare di qualità. Sol&Agrifood sarà inaugurata ufficialmente lunedì 8 aprile alle ore 10.30 dal sottosegretario del Mipaaft, Alessandra Pesce, dopo il talk “Conquistare il consumatore. L’esperienza femminile nel mondo dell’eccellenza agroalimentare italiana” nel quale sarà presentato lo studio Sol&Agrifood-Nomisma sul “profilo del consumatore italiano di prodotti di qualità”.

Castellammare, evade dai domiciliari per svaligiare un negozio: 43enne arrestato di nuovo

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Castellammare, evade dai domiciliari per svaligiare un negozio: 43enne arrestato di nuovo

E’ evaso dai domiciliari per svaligiare un negozio di abbigliamento in centro. Purtroppo per lui il colpo non è andato a buon fine ed è finito di nuovo in manette. Si tratta di C. C., 43 anni, pregiudicato di Castellammare di Stabia, balzato già alle cronache in passato con il nominativo “ladro gourmet” attribuitogli poichè nel periodo natalizio aveva saccheggiato ristoranti, punti ristorativi e locali del centro stabiese.

Secondo quanto riferisce ilMattino non era la prima volta che il 43enne violava i termini delle misure cautelari. Questa volta i carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia lo hanno beccato all’interno di un negozio di abbigliamento in via Catello Fusco nel quale era riuscito ad irrompere scassinando la saracinesca.
I militari lo hanno trovato in possesso di busta con all’interno 400 euro di vestiti. Per lui si tratta del secondo arresto in due giorni. I carabinieri lo hanno dunque scortato nella caserma di Castellammare, in attesa della celebrazione del rito per direttissima in programma questo pomeriggio presso il tribunale di Torre Annunziata. Dovrà rispondere di tentato furto ed evasione dai domiciliari, misura a cui era sottoposto dalla fine dello scorso gennaio a causa di una serie di furti.

Castellammare, Scala: “Smettiamola con questo spettacolo indecoroso, Cimmino torni a rivestire il suo ruolo”

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Castellammare, Scala: “Smettiamola con questo spettacolo indecoroso, Cimmino torni a rivestire il suo ruolo”

Dopo Massimo De Angelis, anche il consigliere di Liberi e Uguali, Tonino Scala, è intervenuto sulla bagarre politica tra la deputata Carmen Di Lauro (M5S) e il sindaco di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino, vertente sugli ultimi sviluppi dell’inchiesta Olimpo. Il consigliere d’opposizione invita tutti a riprendere l’azione politica nel rispetto dei cittadini stabiesi.
“Agli attacchi politici si risponde con la politica, agli attacchi personali, se di tali si tratta, con le azioni giudiziarie, anche quando i protagonisti sono parlamentari se le opinioni espresse non hanno nessun riscontro nella realtà. Sto seguendo con un certo distacco gli attacchi al vetriolo su vicende che meritavano e meritano più rispetto perché riguardano Castellammare, il suo passato, il suo presente, il suo futuro. Castellammare, la nostra benedetta e maledetta città che da anni non riesce a trovare pace.

I fatti dell’inchiesta Olimpo – continua Scala – ci hanno fatto capire in che modo la camorra in questi anni sia riuscita a penetrare nel cuore della città. Questo non è un attacco della politica a chicchessia, va precisato, ma un dato concreto, purtroppo, non frutto di fantasia. Questo i cittadini devono saperlo. Ciò che esce fuori leggendo gli atti giudiziari è un quadro a dir poco agghiacciante.

Il lavoro positivo dei Magistrati è in corso, attendiamo fiduciosi, nel pieno rispetto dalla loro autonomia, che si concluda scoperchiando responsabilità, connivenze, aree di malaffare controllate e organizzate dalla camorra. E siamo certi che si sapranno valutare le singole posizioni anche sulla base delle iniziative e dei chiarimenti che chi è stato chiamato in causa avrà già fornito.
In aula, nel luogo deputato per discussioni serie e franche. Lo facemmo invitando il Sindaco, come già era accaduto in passato, a richiedere, a nome del consiglio tutto, l’invio di una commissione d’accesso per capire cose fosse accaduto.

Il nuovo consiglio aveva bisogno di iniziare un nuovo ciclo e di farlo nel modo migliore.
Lo facemmo già in campagna elettorale chiedendo la desecretazione degli atti della commissione parlamentare antimafia. Attendiamo ancora risposte. Lo abbiamo rifatto con due interrogazioni parlamentari a firma di Fratoianni e Conte, atti camera numeri 4-00492 e 4-01414.

Le nostre istanze sono antecedenti all’inchiesta “Olimpo”, quindi prima che la magistratura intervenisse. Lo facemmo perché eravamo, e siamo convinti, che quando è la magistratura a fare il suo corso, abbiamo già perso tutti, nessuno escluso.
Se la politica vuole ritornare ad avere un ruolo deve imparare a riscoprire il suo primato.
Le reazioni stizzite della maggioranza consiliare sembrano più un rilancio a voler vedere negli occhi altrui le pagliuzze o le travi, che a governare processi di una città così complessa. Non vogliamo partecipare al coro degli insulti, questo spettacolo non ci piace.

Chiediamo al Sindaco, così come al Presidente del Consiglio, di ritornare a rivestire i propri ruoli evitando anche epiteti e giochi lessicali equivoci che non meritano nemmeno di essere commentati, le istituzioni devono provare sempre a volare alto perché rappresentano tutti, anche quelli che non li hanno votati.” sottolinea il consigliere.
Ci sono vicende che riguardano familiari che sono vittime e non carnefici? Bene, anzi male, credo che nelle sedi opportune si possano e si debbano far valere le proprie ragioni. Sono certo che già siano state presentate le giuste istanze che vanno di sicuro in questa direzione.

Nel frattempo però deve essere la politica a fare la sua parte prendendo le distanze da quella vicenda nella quale consapevolmente o inconsapevolmente una parte di questa città ha preso parte. C’era chi l’ha favorita e chi l’ha contrastata in questi lunghi dieci anni di condizionamenti politici che han portato ad una paralisi di un territorio che non può permettersi stasi.
Per me, per noi, per la forza politica che ho l’onore e l’onere di rappresentare a Palazzo Farnese conta la politica, e politicamente che ci siano dei colpevoli questo è un dato innegabile! Questo riguarda il passato, ma c’è un presente e chi governa non può far finta di nulla. Vi è la necessità di prendere le distanze.
In che modo? Bisogna revocare gli atti che han prodotto quel disastro. C’è una mozione che insieme ad altri abbiamo messo a disposizione del Consiglio tutto, ma che solo la minoranza ha firmato. Sarebbe buona creanza metterla all’ordine del giorno del prossimo consiglio e smetterla con questo spettacolo indecoroso che non fa bene alla città”

Daniela Saraco: Vi presento Aylen che sa di libertà e rivoluzione (VIDEO)

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Incontro – Intervista con Daniela Saraco, la scrittrice stabiese che chi ha presentato “Il Diario di Aylen”, sua terza creatura editoriale

Castellammare di Stabia – E’ un pomeriggio strano quello stabiese, città di origine della scrittrice Daniela Saraco, il clima non è facilmente decifrabile. Oggi mentre all’orizzonte si diradano le nubi, improvvise folate di aria fredda tardoinvernale fanno capolino, a ricordarti che dopotutto l’estate è ancora lontana, se non altro non proprio dietro l’angolo.

I minuti velocemente trascorrono e ci portano dalla nostra intervistata. Lei è Daniela Saraco, educatrice ed imprenditrice per professione, autrice di romanzi per passione, per questione di “cuore”, come amerebbe definirle lei.

Di un cuore bizzoso, che si è fatto più volte sentire, forse anche inopportunamente in passato. Un cuore che ora guida tutte le sue scelte di scrittrice, mamma, amica, figlia, donna.

Daniela Saraco ci presenta con queste considerazioni il suo libro:

“Ho scritto Aylen affinché tutte le donne possano sentirsi libere, riconoscersi in una figura che afferma il suo diritto al piacere, al lavoro e all’amore, insomma alla vita che si vuole e si desidera” – incalza Daniela – con il suo modo convincente e fiero di ribadire i concetti in cui crede e per cui si spende.

Ed ancora – :”rivendico il diritto all’incontentabilità, al non arrendersi a discorsi al ribasso, che ci vogliono ingabbiate in lavori, amori, vite mediocri”.

Un romanzo forte, d’impatto, quello di Daniela Saraco, che si legge tutto di un fiato, godibile come una fresca bibita d’estate sotto al sole, ma non per questo di facile analisi.

Dentro ci trovi l’emancipazione della donna, la questione dei ruoli sociali, lo scardinamento dei pregiudizi, il tutto raccontato sullo sfondo, ma non troppo, di una storia d’amore la cui costante è un sottaciuto femminismo, mai reazionario, che significa appunto libertà.

Daniela Saraco, con la sua terza prova editoriale, convince completamente e porta per mano il lettore in un romanzo solido, maturo, dal valore sociale.

Un romanzo in cui qualsiasi donna può ritrovarsi, specie di quelle che, alla Robin Norwood, “amano troppo”.

A cura di Vincenzo Inserra

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Meret: “Mi sono sempre sentito portiere: Buffon era il mio idolo, ora ammiro Handanovic e Oblak! I miei genitori…”

Meret: “Mi sono sempre sentito portiere: Buffon era il mio idolo, ora ammiro Handanovic e Oblak! I miei genitori mi hanno detto di non smettere di studiare”

Il portiere del Napoli, Alex Meret, ha rilasciato un’intervista ai colleghi de ilMattino. Queste alcune delle sue parole:

“Sono stato sempre e subito portiere. Fin dal primo allenamento. Peraltro i guanti erano quelli di Buffon come il poster in camera: era il mio idolo, come per tanti della mia generazione. Buffon ha fatto la storia del calcio italiano e io volevo fare il portiere. Con la testa sempre al pallone”.

I portieri che ammira: “Uno è sicuramente Handanovic, che ho avuto la fortuna di conoscere a Udine e di cui ho sempre ammirato il modo con cui attacca la palla, ma tra i miei preferiti di adesso c’è Oblak dell’Atletico Madrid”.

Sui genitori: “Sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato, mi hanno accompagnato ogni giorno dalla scuola al campo di allenamento e viceversa. Non si sono mai persi una mia partita. Però non hanno mai smesso di dirmi che dovevo studiare. E avevano ragione: mi sono diplomato al liceo Scientifico e ora sono iscritto all’Università San Raffaele di Roma, al corso di laurea di scienze motorie. Al primo esame ho preso 28. Lunedì ne ho un altro, in psicologia”.

È guerra in Libia. Quella stessa che, per Salvini & Co, è porto sicuro

Il Comandante Salvini continua a portare avanti, anche con la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, il suo comportamento definito “umiliante” dal fondatore di Sea Eye, Michael Buschheuer che, pur riconoscendo anche lui che “è giusto che ci sia una leale divisione degli oneri, in modo particolare per l’Italia” ha definito, appunto, “umiliante” il comportamento del governo.

Intanto però, al di là dei battibecchi, ormai è nuovamente stallo anche sul caso della nave Alan Kurdi che, insieme ai volontari ha, a bordo, 50 uomini, 12 donne e due bambini, per lo più nigeriani o di altri Paesi dell’Africa sub-sahariana, è e resta ferma al largo di Lampedusa con a bordo 64 migranti.

Il Viminale aveva autorizzato lo sbarco per due bimbi, di 11 mesi e 6 anni, con le loro madri, ma le donne si sono rifiutate di scendere per non dividere la famiglia per cui, il Comandante, con la sua solita grazia e a mezzo Tweet, dice:

“Non ci resta che augurare buon viaggio verso Berlino”.

Allora anche l’Ong usa Tweetter per confermare la volontà di non separare le famiglie se non possono scendere anche i padri:

“L’accordo con il governo tedesco era che le famiglie sarebbero state evacuate. Non faremo alcuna separazione familiare attiva!” scrive, ed aggiunge:

“Questa è una tortura emotiva e mette in pericolo il benessere del bambino”.

Intanto, arrivano anche nuove (preoccupanti) notizie dal “luogo sicuro e naturale” dove, secondo il Comandante Salvini, appoggiato dalla Meloni, da Daniela Garnero (conosciuta come Santanchè) e gran parte degli italici destrorsi, i profughi dovrebbero andare, restare o tornare, invece di mettersi a fare “crociere” nel Mediterraneo perché “così gli và”.

E le Notizie dicono che: in Libia c’è la guerra!

Qualcuno informerà e chiarirà ora al Comandante Salvini & Co che quelli che magari potrebbero udire, o vedere, NON sono fuochi d’artifico per salutare e festeggiare i migranti, ma più “banalmente” (la realtà è sempre più banale del millantato) cannoneggiamenti e bombardamenti?

Si spera, anche se si teme che poco o nulla cambierebbe:

che muoiano altrove e comunque non arrivino qui a rovinarci la sotriella di migrazioni fermate e morti (nel Mediterraneo) azzerate.

Questa è e resterà la linea dei prodi nostrani.

Intanto, il consiglio di sicurezza dell’ONU che non si cura di remargli così contro, esprime profonda preoccupazione per le attività militari a Tripoli che, dice, mettono a rischio la stabilità del paese e chiede all’esercito Nazionale libico del generale (o maresciallo) Khalifa Belqasim Haftar (già comandante dell’esercito del regime di Mu’ammar Gheddafi), di fermare le attività militari.

Ed allora diamo un’occhiata alla Libia reale, ed alla sua situazione, e non a quella fantasiosa del Comandate & Co.

Le truppe di Haftar sono a 25 km da Tripoli, e il generale dice di aver preso anche il controllo dell’aeroporto mentre il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha espresso profonda preoccupazione per l’attività militare in Libia.

Il portavoce dell’Esercito nazionale libico (Lna) Ahmed al-Mismari ha sostenuto che le forze del generale Kahlifa Haftar sono arrivate a 20 km dal centro di Tripoli. Al-Mismari: l’esercito é 20 km a sud di Tripoli” si legge in un tweet dell’emittente Al Hadath. In giornata fonti ufficiali del Lna avevano sostenuto che é stato preso il controllo di “Wadi el Rabie”, ovvero una strada a 20 km in linea d’aria dal lungomare di Tripoli.

Almeno secondo un’emittente libica, negli scontri a sud di Tripoli le forze che appoggiano il premier Fayez al-Sarraj hanno usato anche l’aviazione contro l’esercito nazionale libico di cui il Generale (o maresciallo) di campo Khalifa Haftar é comandante generale.

E questa è la realtà e la situazione ad ora!

L’esecutivo dell’ONU ha intanto chiesto all’esercito Nazionale libico del generale Khalifa Haftar di cessare immediatamente tutte le attività militari con un appello alle parti in causa perché riprendano il dialogo e attuino l’impegno ad un’azione costruttiva sul processo politico dell’ONU.

Il segretario generale António Guterres, ed il rappresentante speciale dell’ONU Ghassan Salamé, sono appena rientrati da Tripoli e puntano ad una soluzione politica della crisi libica con nuove elezioni da indire subito dopo la conferenza nazionale di Ghadames prevista dal 14 al 16 aprile.

La stabilizzazione del paese resta un obiettivo fondamentale per le Nazioni Unite. La via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare anziché avvicinare un percorso di pace e stabilità per il popolo libico.

“Come detto più volte, non ci può essere una soluzione militare alla crisi libica – ha detto un portavoce della Commissione europea.

I politici devono agire in modo responsabile e mettere l’interesse nazionale per primo”.

Lunedì al consiglio Esteri a Lussemburgo l’Alto rappresentante Federica Mogherini aggiornerà i ministri sugli ultimi sviluppi e su quanto emerso alla riunione del cosiddetto Quartetto per la Libia, a cui ha partecipato alcuni giorni fa a Tunisi, afferma il portavoce, che ribadisce il sostegno dell’Unione agli sforzi per la mediazione dell’inviato speciale Ghassan Salamé.

ATTUALITÀ • EDITORIALI / È guerra in Libia. Quella stessa che, secondo Salvini & Co, è luogo e porto sicuro

Allievi sui social: “E’ dura stare fuori in queste occasioni. Forza vespe!”

Il difensore della Juve Stabia, Nicholas Allievi, attualmente out per la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, resta vicinissimo ai suoi compagni di squadra anche durante la pausa forzata. Il giocatore varesino, uno dei pilastri della difesa stabiese, ha voluto lanciare un messaggio a Paponi e compagni in vista della delicata sfida di domani contro il Trapani al Menti:

“Credo non ci sia cosa più brutta di non poter essere fisicamente in campo con voi, ma con il cuore lotterò al vostro fianco. Forza VESPE!”

Questo il messaggio social di Allievi, lanciato tramite il suo profilo Instagram. La speranza è che il suo messaggio sia di sprono per i suoi compagni, con i quali ha onorato la maglia stabiese.

Contrada, 12 anni fa in un esposto denunciavo il depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio

Lo ha detto Bruno Contrada deponendo a Caltanissetta al processo in corso sul depistaggio delle indagini inerenti l’uccisione di Paolo Borsellino.

Dal nostro articolo “Via D’Amelio a Palermo, la mafia uccideva Paolo Borsellino”: <<Il 19 luglio 1992, alle ore 16:58, una Fiat 126 rubata contenente circa 90 chilogrammi di esplosivo del tipo Semtex-H (miscela di PETN, tritolo e T4) telecomandati a distanza, esplose in via Mariano D’Amelio 21, sotto il palazzo dove viveva la madre di Borsellino, presso la quale il giudice quella domenica si era recato in visita … Sono passati 26 anni, quattro lungi processi con depistaggi di ogni genere, tanto che nell’ultima sentenza del ‘Borsellino quater’ i Giudici hanno scritto “E’ uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana” … “I falsi pentiti e l’agenda rossa, un solo mistero”. I giudici della corte d’assise di Caltanissetta in 1.856 pagine e dodici capitoli della motivazione, hanno fissato in maniera chiara i misteri ancora irrisolti e hanno indicato una strada per proseguire le indagini. Accertamenti che puntano al cuore dello Stato. Scrive la corte: “È lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento ad alcuni elementi“ …>>.

Dal nostro articolo “Il finto pentito di mafia che ha depistato le indagini sull’uccisione di Borsellino interloquiva con i Pm” <<È in corso a Palermo il processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio costata la vita al giudice Borsellino. Imputati di calunnia aggravata i tre funzionari di polizia che avrebbero creato a tavolino falsi pentiti, come Scarantino, costretti a raccontare una verità di comodo sull’attentato. Per l’accusa i poliziotti, Fabrizio Mattei, Mario Bo, e Michele Ribaudo , avrebbero confezionato una verità di comodo sulla fase preparatoria dell’attentato e costretto appunto Scarantino a fare nomi e cognomi di persone innocenti. Un piano costato la condanna all’ergastolo a sette innocenti scagionati, una volta scoperte le falsità, dal processo di revisione che si è celebrato e concluso a Catania il 13 luglio 2017. La svolta nell’inchiesta della Procura di Caltanissetta, che dopo anni di inchieste e grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, è riuscita ad individuare i veri artefici della fase preparatoria della strage, era arrivata a ridosso dal deposito della sentenza emessa nel corso dell’ultimo processo per l’eccidio di Via D’Amelio e le cui motivazioni sono state depositate il 30 giugno dell’anno scorso …>>.

Sul punto è bene ricordare che Gaspare Spatuzza, il cosiddetto kuller di Brancaccio, quartiere di Palermo, già circa dieci anni prima di diventare formalmente un collaboratore di giustizia, aveva raccontato all’allora Magistrato Pietro Grasso che la storia della strage di via D’Amelio descritta da Scarantino, era falsa. Infatti, il 26 giugno del 1998, sia l’allora Procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna (oggi scomparso) insieme al suo vice, che era all’epoca Grasso, andò a trovare Spatuzza nel carcere dell’Aquila. In gergo si chiamano colloqui investigativi. Gli inquirenti incontrano boss mafiosi per sondare una loro disponibilità a collaborare e acquisire informazioni utili alle indagini ma inutilizzabili durante un processo. Non si sa quanti furono gli incontri tra Vigna, Grasso e Spatuzza, ma da quel verbale nel carcere dell’Aquila si evince che altri colloqui erano stati già svolti. È già in quell’occasione, però, che il killer di Brancaccio aveva scagiona totalmente Scarantino e gli altri, affermando tra l’altro che non erano degli sconosciuti per la mafia. “Scarantino in questa cosa che cosa che c’entra?”, chiede Grasso. “Non esiste completamente“, risponde Spatuzza “E scusi, com’è che allora le cose che lui ha detto che sa?” replica del pm “Lui era a Pianosa –spiega Spatuzza– hanno ammazzato un cristiano che dovevano ammazzare, e ci ficiru diri chiddu ca nu avia adiri (gli hanno fatto dire quello che doveva dire ndr)”. Poi Spatuzza fa un nome: “Toto La Barbera“. I La Barbera coinvolti nell’inchiesta su via d’Amelio sono almeno due: il questore Arnaldo, e il poliziotto Salvatore, indagato e archiviato a Caltanissetta proprio per la gestione del falso pentito. In quell’occasione, però, né Grasso e nemmeno Vigna chiedono a Spatuzza a quale La Barbera si riferisse. Le informazioni raccolte durante quel colloquio investigativo, in pratica, avrebbero potuto neutralizzare in diretta il depistaggio sulla strage Borsellino, ma, stranamente, nessuno nel breve periodo fece nulla: non la Procura nazionale Antimafia e nemmeno quella di Caltanissetta. “Certo a leggere oggi quel verbale qualche rammarico viene. Forse se si fosse battuto più su questa strada alcune cose sarebbero venute fuori tempo fa e la verità su persone innocenti sarebbero emerse prima”, ha commentato l’ex procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari. Quel documento infatti è rimasto segreto fino al 2013, fino a quando non lo ha pubblicato “Il Fatto Quotidiano”. Infatti essendo un colloquio investigativo non aveva valore processuale, ma la Procura di Caltanissetta lo ha lo stesso inserito, evidentemente per errore, all’interno del fascicolo del Pm, cioè tra le carte accessibili agli avvocati. E infatti Flavio Sinatra, legale di Madonia e Tutino, se ne accorge e chiede l’ammissione del documento agli atti del processo. Richiesta rigettata nel 2013 e autorizzata soltanto quattro anni dopo. Quando sono ormai trascorsi vent’anni da quella volta in cui Spatuzza raccontò la verità su via d’Amelio quasi in diretta. Ma nessuno mosse un dito.

Salvo Madonia e Vittorio Tutino erano due capimafia condannati all’ergastolo nel 2017, rispettivamente nei processi a Caltanissetta “Capaci bis” “Borsellino quater” per la strage di via d’Amelio, insieme ad altri capomafia quali, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello, nonché e a dieci anni per calunnia i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Venne invece dichiarato il “non doversi procedere per pervenuta prescrizione in ordine al reato di calunnia pluriaggravata” nei confronti di Vincenzo Scarantino che si era dichiarato essere colui che aveva rubato la Fiat 126 poi imbottita di esplosivo e trasformata in bomba a comando. Al “picciotto della Guadagna” venne riconosciuta l’attenuante dell’art.114 terzo comma, cioè i giudici riconobbero che Scarantino ha effettuato la calunnia in quanto “indotto a mentire”. In questo processi, la procura di Caltanissetta, oggi diretta dal Procuratore Amedeo Bertone, aveva fatto un lavoro certosino, dapprima svelato il grande imbroglio e scagionando nove innocenti, grazie alle rivelazioni del pentito (vero) Gaspare Spatuzza che era stato lui e non Scarantino che aveva rubato la vettura Fiat 126.

Bruno Contrada era un funzionario, agente segreto e ufficiale di polizia e dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol. Il suo nome è associato ai presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, culminati nella strage di via d’Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato, e alla cosiddetta “zona grigia” tra legalità e illegalità. Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, in un primo tempo assolto in appello, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena. L’11 febbraio 2014 la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti). Il 13 aprile 2015 la stessa Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali da parte dello Stato italiano perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era ancora previsto dall’ordinamento giuridico italiano (principio di nulla poena sine lege), e nella sentenza viene affermato che «il reato non era sufficientemente chiaro, né prevedibile da lui. Contrada non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso». In seguito a ciò, nel giugno 2015 è incominciata la revisione del processo di Contrada, poi respinta il 18 novembre. Gli avvocati di Contrada hanno presentato istanza di revoca della condanna, respinta dalla corte d’appello di Palermo, e infine accolta nel 2017 dalla Corte di Cassazione, che ha dichiarato “ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna”. La Corte di Cassazione ha chiuso quindi la vicenda perché il fatto non era previsto come reato all’epoca degli eventi contestati, in accoglimento della sentenza di Strasburgo. Il 14 ottobre 2017 il capo della Polizia Franco Gabrielli ha revocato il provvedimento di destituzione di Bruno Contrada, reintegrandolo come pensionato nella Polizia di Stato. La revoca della destituzione è retroattiva e parte dal gennaio 1993, data della rimozione dal servizio.

Ieri al Processo in corso a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini relative all’uccisione di Paolo Borsellino in cui sono imputati per calunnia aggravata tre poliziotti, ha deposta Contrada. Alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, che facevano parte del gruppo investigativo di Falcone e Borsellino. Sono tutti imputati per calunnia aggravata in concorso. Rispondendo alle domande del Pm Stefano Luciani, Bruno Contrada, che oggi ha 88 anni e cammina appoggiato su un bastone, ripercorre quei momenti con grande lucidità: “Era il 20 luglio 1992 – dice  Contrada – e Tinebra (l’allora Procuratore Capo di Caltanissetta) mi chiese di contribuire alle indagini, io feci delle obiezioni. Avevo anche spiegato che non avrei intrapreso nessuna attività sul piano informativo, perché quello era il mio compito, se non d’intesa con gli organi di polizia giudiziaria interessati, sia della polizia che dei carabinieri”. E pochi giorni dopo ci fu l’incontro, come risulta anche dall’agenda che -seppure in fotocopia-. Contrada ha portato in aula, con i vertici di polizia e carabinieri a Palermo. “Infatti ci fu l’incontro, per la Polizia, con l’allora dirigente della Squadra La Barbera e successivamente l’incontro con il maggiore Obinu dei Carabinieri”, racconta ancora Contrada. “A farmi il nome di Obinu fa il generale Antonio Subranni che conoscevo  benissimo”. “A La Barbera dissi che non avrei fatto nulla per accavallare le indagini -spiega Contrada al pm Stefano Luciani- dissi che avrei svolto un’attività che non potesse disturbare le loro  indagini, gli spiegai quello che noi come Servizi segreti potevamo  fare per contribuire, nei limiti del possibile, alle indagini sulla  strage”. “Ero l’unico in quell’ambiente che avesse conoscenza di cose e uomini di mafia, per la mia lunga permanenza di servizio a Palermo – dice ancora – ho trascorso 23 anni a Palermo nella lotta contro la mafia. Gli altri erano ‘digiuni’ di lotta alla mafia, compreso il capocentro del Sisde di Palermo”. “Il Procuratore Tinebra, che si era insediato da poco tempo a Caltanissetta, quando lo incontrai, mi prospettò le sue difficoltà. Perché lui non aveva mai svolto servizio giudiziario a Palermo e il personale di Caltanissetta non era in grado di svolgere attività investigativa su una strage del genere, che presuppone una conoscenza che non si acquisisce in 15 giorni”, ha detto ancora Bruno Contrada, parlando dell’incontro con l’allora Procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra, oggi deceduto. “Tinebra si è rivolto al capo della polizia di allora che gli disse che a Palermo ero l’unico ad avere una ampia conoscenza nella lotta alla mafia”, dice. Ma perché l’allora capo della polizia Parisi fece da tramite per un incontro così irrituale? Perché “voleva dare un contributo alle indagini sulla strage di via D’Amelio”, spiega oggi Contrada. Ma Contrada spiega  anche di non conoscere che tipo di rapporto ci fosse tra Tinebra e  Parisi. “Non so se è stato Parisi a dire a Tinebra ‘se hai bisogno di notizie rivolgiti a Contrada’, oppure se fu Tinebra a chiedere a Parisi ‘ho bisogno di un supporto a Palermo’ e Parisi gli disse di incontrare me. Questo non lo so. So solo che il genero del capo della polizia Costa mi fece sapere che Parisi disse che era opportuno che io andassi a parlare con Tinebra che mi aspettava alla Procura”. Contrada, durante la deposizione fiume, senza fermarsi un attimo, parla anche di una denuncia fatta nel 2007 per “un tentativo di  depistaggio sulle indagini sulla strage divia D’Amelio”. “Nel marzo 2007, poco prima di entrare nel carcere di Santa Maria a Capua a Vetere per espiare la pena per la condanna definitiva – racconta Bruno Contrada in aula – andai alla Procura di Caltanissetta, accompagnato dai miei legali, per presentare un esposto querela di circa 80 pagine, con un centinaio di allegati. E accusai criminali mafiosi pentiti, ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia, facendo nomi e cognomi. E’ tutto documentato. In quelle carte si provava in maniera inconfutabile che c’era stato un tentativo di depistaggio nelle indagini sulla strage di via D’Amelio”. E aggiunge: “Ma tutto è stato archiviato…”. Poi, prima di asciare l’aula del Tribunale di  Caltanissetta parlando con i cronisti dice: “Io avrei subito dubitato di Vincenzo Scarantino”. “Dopo mezz’ora di conversazione al massimo -dice- mi sarei convinto che Scarantino non fosse un esponente mafioso tale da avere avuto una parte nella strage di Borsellino, Ma non perché sia più bravo degli altri poliziotti, ma perché avevo più esperienza”.

L’opinione.

La Giustizia, la Magistratura, Forze dell’Ordine varie e Servizi Segreti (e non solo loro) si rivelano a volte in questa Italia dei “buchi oscuri”, imperscrutabili, incontrollabili e impenetrabili. Ma la responsabilità di tutto ciò è dei trasversali Governi e rispettive Maggioranze con altrettanti paralleli Ministri della Giustizia che da decenni si replicano incapaci, accidiosi, inconcludenti e ancora peggio insipienti di Diritto quindi inutili nel propugnare leggi incomplete, confuse, affastellate, viscerali, che regolano il generale vivere civile di tutti, cosicché da sempre si è lasciato campo libero a fior fiore di blasonati esperti senza alcun bilanciamento democratico. E siccome su questa Terra, ci dice la scienza moderna, siamo primati-umani nessuno esente, tranne i farneticare o mistificare, accade pure e anche storicamente, che, senza forzosi contrappesi, una democrazia diventa dittatura, una corporazione diviene totalitarismo, una categoria diventa dominante, una collettività diviene oppressiva, un individuo slatentizza arroganza. Sono le norme civili, chiare, serie, comprensibili, non troppo interpretabili, efficaci e severe, per chiunque nessuno indenne, che fano la differenza tra una Nazione e l’altra, tra la verità e l’opacità, tra il reale e il mistificato, tra la propaganda e la sostanza, tra la verità e il fuorviare.

Adduso Sebastiano

Insigne nel mirino di alcuni top club europei e italiani: la situazione

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Lorenzo Insigne nel mirino di un top club spagnolo: la risposta di Ancelotti

Il futuro di Lorenzo Insigne resta un’importante incognita influenzata dalle voci che non permettono di pensare a una sicura permanenza. Il talento di Frattamaggiore è nel mirino di alcuni top club europei e italiani. Ecco quanto riportato dall’edizione odierna de Il Mattino.

“Il suo agente, Mino Raiola, è al lavoro per trovare un altro ventaglio, quello di offerte da presentare a De Laurentiis, con una consapevolezza: se la richiesta resterà di 100 milioni, si può arrivare ad ottenere la cessione di Insigne ad 80 milioni, non un centesimo in meno. Tra l’altro, con la necessità di una o due operazioni contestuali: soprattutto Lozano, ma anche Fares, calciatori in scuderia Raiola che piacciono a Giuntoli ed Ancelotti. Ad oggi, però, l’agente, dopo un primo sondaggio esplorativo, ha ricevuto solo due concrete manifestazioni d’interesse: quella dell’Atletico Madrid e quella di una squadra italiana di prima fascia. Su questa seconda ipotesi, uno scenario facilmente intuibile dispone, in quest’ordine, le possibili pretendenti: Inter, Milan e Roma. La Juve non ha mai manifestato interesse per Insigne. Dall’Italia, però, è arrivato solo una richiesta di disponibilità a trattare, con annessa valutazione: 60 milioni per il cartellino. 

Se gli interessi di altri top-club europei, finora, non si sono sostanziati in alcun contatto, l’Atletico Madrid ha parlato con Raiola e con il club azzurro. È stata offerta una cifra precisa: 55 milioni, molto lontana dalle idee di De Laurentiis. C’è stato anche un contatto tra il ds colchonero Andrea Berta e Carlo Ancelotti: i due si conoscono da tempo, una chiacchierata tra buoni amici. Berta ha manifestato il suo gradimento per il giocatore mentre il tecnico ha spiegato i suoi piani: restano tutti i migliori, Insigne compreso. Raiola, che non farebbe troppa fatica a trovare un accordo con l’Atletico Madrid, è consapevole che al momento lo scenario più probabile è quello della permanenza di Insigne a Napoli. Anche perché lo stesso Raiola aveva bisogno di una grande stagione di Lorenzo per poter strappare una cifra vicina a quella richiesta da De Laurentiis”.

Campania, Regione pronta ad investire 68 milioni per i lavori ai porti

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La Regione Campania è pronta ad investire nel restyling dei porti campani

La Regione Campania è pronta ad investire 68 milioni nel restyling dei porti campani. I Comuni interessati sono Maiori, Torre Annunziata, Pisciotta, Cetara, Forio, Castellabate, Pollica, Procida, Santa Marina, Sant’Agnello, Agropoli, Monte di Procida. Partite in questi giorni le lettere che trasferiscono le convenzioni da sottoscrivere per tutti i progetti esecutivi già pervenuti in regione.

Le convenzioni vanno sottoscritte urgentemente” – spiega il Consigliere regionale Luca Cascone, presidente della Quarta Commissione (Urbanistica, Lavori Pubblici, Trasporti) – così come vanno predisposti celermente i documenti richiesti, in modo da ottenere rapidamente la definizione del decreto di ammissione e procedere alle gare. A questi interventi si aggiungeranno quelli di altri 15 porti di cui si attende la presentazione dei progetti esecutivi. La parola ora passa ai Comuni che non dovranno disperdere in nessun modo questa grande opportunità di concretizzare l’impegno e gli sforzi della Giunta De Luca per il cambiamento del volto del sistema portuale campano, innanzitutto per la messa in sicurezza e fruibilità dei porti”.