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Combi Generale Khalifa Belqasim Haftar e Salvini
Attualità Editoriali

È guerra in Libia. Quella stessa che, per Salvini & Co, è porto sicuro

Il Comandante Salvini continua a portare avanti, anche con la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, il suo comportamento definito “umiliante” dal fondatore di Sea Eye, Michael Buschheuer che, pur riconoscendo anche lui che “è giusto che ci sia una leale divisione degli oneri, in modo particolare per l’Italia” ha definito, appunto, “umiliante” il comportamento del governo.

Intanto però, al di là dei battibecchi, ormai è nuovamente stallo anche sul caso della nave Alan Kurdi che, insieme ai volontari ha, a bordo, 50 uomini, 12 donne e due bambini, per lo più nigeriani o di altri Paesi dell’Africa sub-sahariana, è e resta ferma al largo di Lampedusa con a bordo 64 migranti.

Il Viminale aveva autorizzato lo sbarco per due bimbi, di 11 mesi e 6 anni, con le loro madri, ma le donne si sono rifiutate di scendere per non dividere la famiglia per cui, il Comandante, con la sua solita grazia e a mezzo Tweet, dice:

“Non ci resta che augurare buon viaggio verso Berlino”.

Allora anche l’Ong usa Tweetter per confermare la volontà di non separare le famiglie se non possono scendere anche i padri:

“L’accordo con il governo tedesco era che le famiglie sarebbero state evacuate. Non faremo alcuna separazione familiare attiva!” scrive, ed aggiunge:

“Questa è una tortura emotiva e mette in pericolo il benessere del bambino”.

Intanto, arrivano anche nuove (preoccupanti) notizie dal “luogo sicuro e naturale” dove, secondo il Comandante Salvini, appoggiato dalla Meloni, da Daniela Garnero (conosciuta come Santanchè) e gran parte degli italici destrorsi, i profughi dovrebbero andare, restare o tornare, invece di mettersi a fare “crociere” nel Mediterraneo perché “così gli và”.

E le Notizie dicono che: in Libia c’è la guerra!

Qualcuno informerà e chiarirà ora al Comandante Salvini & Co che quelli che magari potrebbero udire, o vedere, NON sono fuochi d’artifico per salutare e festeggiare i migranti, ma più “banalmente” (la realtà è sempre più banale del millantato) cannoneggiamenti e bombardamenti?

Si spera, anche se si teme che poco o nulla cambierebbe:

che muoiano altrove e comunque non arrivino qui a rovinarci la sotriella di migrazioni fermate e morti (nel Mediterraneo) azzerate.

Questa è e resterà la linea dei prodi nostrani.

Intanto, il consiglio di sicurezza dell’ONU che non si cura di remargli così contro, esprime profonda preoccupazione per le attività militari a Tripoli che, dice, mettono a rischio la stabilità del paese e chiede all’esercito Nazionale libico del generale (o maresciallo) Khalifa Belqasim Haftar (già comandante dell’esercito del regime di Mu’ammar Gheddafi), di fermare le attività militari.

Ed allora diamo un’occhiata alla Libia reale, ed alla sua situazione, e non a quella fantasiosa del Comandate & Co.

Le truppe di Haftar sono a 25 km da Tripoli, e il generale dice di aver preso anche il controllo dell’aeroporto mentre il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha espresso profonda preoccupazione per l’attività militare in Libia.

Il portavoce dell’Esercito nazionale libico (Lna) Ahmed al-Mismari ha sostenuto che le forze del generale Kahlifa Haftar sono arrivate a 20 km dal centro di Tripoli. Al-Mismari: l’esercito é 20 km a sud di Tripoli” si legge in un tweet dell’emittente Al Hadath. In giornata fonti ufficiali del Lna avevano sostenuto che é stato preso il controllo di “Wadi el Rabie”, ovvero una strada a 20 km in linea d’aria dal lungomare di Tripoli.

Almeno secondo un’emittente libica, negli scontri a sud di Tripoli le forze che appoggiano il premier Fayez al-Sarraj hanno usato anche l’aviazione contro l’esercito nazionale libico di cui il Generale (o maresciallo) di campo Khalifa Haftar é comandante generale.

E questa è la realtà e la situazione ad ora!

L’esecutivo dell’ONU ha intanto chiesto all’esercito Nazionale libico del generale Khalifa Haftar di cessare immediatamente tutte le attività militari con un appello alle parti in causa perché riprendano il dialogo e attuino l’impegno ad un’azione costruttiva sul processo politico dell’ONU.

Il segretario generale António Guterres, ed il rappresentante speciale dell’ONU Ghassan Salamé, sono appena rientrati da Tripoli e puntano ad una soluzione politica della crisi libica con nuove elezioni da indire subito dopo la conferenza nazionale di Ghadames prevista dal 14 al 16 aprile.

La stabilizzazione del paese resta un obiettivo fondamentale per le Nazioni Unite. La via degli scontri armati rischia di alimentare una escalation di violenza destinata ad allontanare anziché avvicinare un percorso di pace e stabilità per il popolo libico.

“Come detto più volte, non ci può essere una soluzione militare alla crisi libica – ha detto un portavoce della Commissione europea.

I politici devono agire in modo responsabile e mettere l’interesse nazionale per primo”.

Lunedì al consiglio Esteri a Lussemburgo l’Alto rappresentante Federica Mogherini aggiornerà i ministri sugli ultimi sviluppi e su quanto emerso alla riunione del cosiddetto Quartetto per la Libia, a cui ha partecipato alcuni giorni fa a Tunisi, afferma il portavoce, che ribadisce il sostegno dell’Unione agli sforzi per la mediazione dell’inviato speciale Ghassan Salamé.

ATTUALITÀ • EDITORIALI / È guerra in Libia. Quella stessa che, secondo Salvini & Co, è luogo e porto sicuro

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Stanislao Barretta

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