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L’AZZURRO PENSIERO. Solidità e talento: il Napoli doma il Torino e ritrova i suoi big

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Il Napoli conferma il suo momento magico e, dopo aver abbattuto la Roma, si ripete contro il Torino. Una vittoria di carattere, tecnica e gestione, che lancia un segnale chiaro alla zona Champions: gli azzurri sono tornati e non hanno intenzione di fermarsi, nemmeno davanti alle emergenze.

Il Match: Alisson colpisce ancora, Elmas raddoppia

La partita si mette subito in discesa per i padroni di casa. Alisson Santos, ormai non più una sorpresa, sblocca il risultato con una giocata d’autore che ricorda la prodezza di pochi giorni fa: un destro stretto, chirurgico, che si infila sul primo palo lasciando di sasso il portiere granata.

Nella ripresa, il Napoli mette il sigillo sul match grazie a una splendida girata in area di Eljif Elmas, servito da un assist insolito (di testa!) di Matteo Politano. Nel finale, il Torino accorcia le distanze con Casadei, ma è un sussulto che non sposta gli equilibri: il Napoli amministra con maturità e porta a casa tre punti pesantissimi.


Le voci dal campo: “Niente alibi, solo risultati”

Antonio Conte a fine gara sprizza orgoglio, ma resta con i piedi per terra:

“I ragazzi sono stati bravissimi, abbiamo dimostrato equilibrio anche in emergenza. La partita è stata dominata. I rientri di De Bruyne e Anguissa sono confortanti, ci sono mancati per mesi insieme a Lukaku, ma non abbiamo mai cercato scuse. Abbiamo vinto la Supercoppa e siamo in alto: questo è il nostro percorso.”

Il tecnico ha poi speso parole al miele per i singoli:

  • Su Alisson Santos: “Sta entrando nei meccanismi, ha velocità e qualità ma deve ancora crescere.”

  • Su Elmas: “Gioca da 18 partite consecutive in ogni ruolo. È un calciatore intelligente e sono felice per il suo gol.”

Analisi Tattica

Il Napoli di Conte sembra aver trovato una quadra perfetta tra la solidità difensiva e la capacità di colpire con i suoi esterni. L’inserimento di Alisson Santos sta dando quella imprevedibilità che mancava, mentre l’infaticabile Elmas si conferma il jolly totale di questa squadra, capace di coprire i buchi lasciati dagli infortuni senza far rimpiangere i titolari.

Con i rientri di calibri pesanti come De Bruyne e Anguissa, il finale di stagione si preannuncia infuocato. Il Napoli c’è, è solido e guarda al futuro con ambizione.

Mantova – Juve Stabia, un Déjà Vu Chiamato 8 Marzo: Tra Precedenti Storici e Punti Pesanti

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Il dio del calcio, a volte, si diverte a giocare con il calendario. E così, per uno di quegli incroci curiosi e suggestivi che solo questo sport sa regalare, Mantova e Juve Stabia torneranno ad affrontarsi il prossimo 8 marzo. Una data tutt’altro che casuale per i tifosi di entrambe le compagini, che riporta inevitabilmente alla mente l’emozionante scontro andato in scena esattamente un anno fa, proprio nel giorno della Festa della Donna.

Il precedente: una battaglia ad armi pari

L’anno scorso, infatti, la sfida tra i virgiliani e le “Vespe” si disputò nella medesima cornice temporale e si concluse con un equilibrato quanto spettacolare 1-1. Fu una partita vibrante, vissuta su ritmi altissimi e caratterizzata da un continuo botta e risposta emozionante.

Ad accendere la miccia fu la Juve Stabia, capace di rompere l’equilibrio al 50′ grazie a un guizzo di Mosti, implacabile nello sfruttare un assist al bacio di Candellone. Il Mantova, confermando la sua natura di squadra mai doma, si gettò in avanti alla ricerca del pari, trovandolo al 79′. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, una perentoria girata di testa di Solini fece esplodere i tifosi di casa, sancendo la definitiva divisione della posta in palio al termine di novanta minuti di pura battaglia agonistica.

Una posta in palio ancora più alta

Ma se lo scorso anno il pareggio fotografò alla perfezione le forze in campo, per la gara di quest’anno la posta in gioco appare decisamente più pesante. Non si tratta solamente di incamerare punti fondamentali per rincorrere i rispettivi obiettivi di classifica, ma di una vera e propria questione di prestigio e slancio mentale.

Entrambe le squadre arrivano a questa sfida cruciale con la necessità assoluta di imporsi. La tensione sportiva è palpabile e le due compagini sanno benissimo che, in un incrocio così delicato, il minimo errore potrebbe costare a caro prezzo.

Gli scenari tattici: il fattore campo contro la solidità esterna

La partita del prossimo 8 marzo si preannuncia, se possibile, ancora più avvincente del precedente. Le due formazioni si presentano all’appuntamento con un profondo rispetto per la forza dell’avversario, ma con il mirino puntato esclusivamente sul bottino pieno.

  • Il Mantova: Cercherà di fare la partita sfruttando il calore e la spinta del fattore campo, provando a imporre il proprio gioco fin dai primi minuti.

  • La Juve Stabia: Arriverà agguerrita, con l’intenzione di ripetere la prestazione solida e coraggiosa della passata stagione, pronta a colpire negli spazi per portare via punti vitali in trasferta.

I tifosi, dal canto loro, si sfregano le mani. L’augurio è quello di assistere a un’altra partita-spettacolo, l’ennesima riprova di come questo scontro diretto sia ormai diventato un “classico” imprevedibile, una sfida vibrante dove il pronostico è vietato e tutti gli scenari restano aperti.

Circolo Internazionale di Castellammare: Pietro Perone presenta il suo libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”

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Organizzato dalle Associazioni culturali “Achille Basile – Le Ali della Lettura” e “Itinerando”, si è svolto, ieri sera 5 marzo, presso il “Circolo Internazionale” di Castellammare di Stabia, l’incontro col giornalista e scrittore Pietro Perone, che ha presentato il suo libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, San Paolo Edizioni (2025).

Un incontro con l’autore particolarmente emozionante, perché il testo ricostruisce la vicenda umana e professionale del giovane cronista ucciso dalla camorra, un caso di cronaca che a distanza di tanti anni continua a turbare gli animi.

Ad accogliere l’autore c’erano il giornalista Filippo Angora, che ha introdotto e moderato gli interventi con grande competenza, tenendo alta l’attenzione del pubblico.

Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, e Filomena Baratto, Presidente dell’Associazione “Itinerando”, con i loro interventi hanno trasformato la presentazione in un dialogo aperto, rendendo il clima vibrante e partecipe.

L’attore Rodolfo Medina ha dato voce e corpo alle parole di Perone, trasformando la lettura di alcuni passi significativi del testo in un momento di pura suggestione teatrale.

Durante la presentazione del libro si è creato un clima di commozione collettiva, trasformando l’evento in qualcosa di molto più profondo di una semplice analisi testuale.

Dagli interventi dell’autore e delle proff. Carmen Matarazzo e Filomena Baratto sono emerse riflessioni profonde sul valore civile del giornalismo e sulla memoria attiva. Il pubblico non ha visto in Giancarlo un “eroe distante”, ma un ragazzo vicino, quasi un amico o un figlio, e il suo sacrificio una ferita ancora aperta per l’intera comunità.

Nel libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, Pietro Perone si concentra sulla figura di Siani a 40 anni dal suo omicidio, analizzando non solo il delitto, ma anche il contesto ostile in cui operava.

La “Terra Nemica”, a cui fa riferimento il titolo, è l’ambiente in cui Siani si muoveva, ostacolato non solo dai clan, ma anche da silenzi, omissioni e vigliaccherie all’interno del mondo dell’informazione e delle istituzioni.

Ma chi era Giancarlo Siani? Era un giornalista precario di soli 26 anni, un “abusivo” (come veniva chiamato chi lavorava senza contratto) che scriveva per Il Mattino. Fu ucciso a Napoli il 23 settembre 1985 sotto casa sua mentre era a bordo della sua Citroën Mehari verde.

Dal racconto dell’autore rivive la figura di un ragazzo determinato e coraggioso che portava avanti le sue inchieste con caparbietà in un contesto difficile. Sembra quasi di rivederlo mentre parcheggia la sua auto verde in Via Cosenza e corre alla redazione de Il Mattino di Castellammare per lavorare con passione ai suoi articoli!

“A me non è mai piaciuto che Giancarlo fosse definito un ragazzo normale – ha affermato Perone – non mi è mai piaciuto che fosse definito un bravo ragazzo, questo mi sembra l’ennesimo modo di sottovalutare la figura di Giancarlo. Quella sottovalutazione è stata fatta dopo la sua morte e continua a perdurare a quarant’anni dall’omicidio.”

Per Pietro Perone: “L’unico aggettivo con cui definire Giancarlo è coraggioso. Il coraggio non ce l’hanno tutti, perché il coraggio impone di mettere in discussione lo status quo, di andare a vedere che cosa c’è dietro le cose, di non fermarti alle apparenze, di essere pronto a far saltare il tavolo”.

l dibattito sposta l’attenzione dal passato al presente, facendoci riflettere su cosa stiamo facendo oggi contro l’indifferenza.

Perone nel testo ripercorre gli otto anni di silenzio che seguirono l’omicidio e l’inchiesta parallela condotta dal quotidiano Il Mattino a partire dal 1993, che contribuì a smascherare uno dei più gravi depistaggi della giustizia italiana.

I silenzi e le omissioni che seguirono l’omicidio di Giancarlo Siani per circa otto anni non furono casuali, ma il risultato di una precisa strategia di delegittimazione e inquinamento delle indagini, volta a proteggere gli equilibri tra criminalità e poteri locali.

Per anni si cercò di far passare l’omicidio come una “questione privata” o passionale, diffondendo false voci su presunte relazioni di Siani con la moglie di un boss o frequentazioni di case d’appuntamento. Questo serviva a sminuire il suo lavoro d’inchiesta e a distogliere l’attenzione dal movente camorristico.

Una parte del mondo politico e istituzionale dell’epoca era terrorizzata dalle rivelazioni di Giancarlo sugli appalti per la ricostruzione post-terremoto e sui legami tra politica e clan. Svelare la verità sull’omicidio avrebbe significato scoperchiare un sistema di corruzione e collusione allora intoccabile.

L’omicidio di un giornalista di 26 anni fu un messaggio brutale, che impose un “silenzio assordante” sul territorio e persino all’interno del mondo dell’informazione, dove per giorni molti colleghi scelsero di non firmare i propri articoli per timore di ritorsioni.

Pietro Perone ha ricostruito questa vicenda complessa non solo come autore del libro “Giancarlo Siani. Terra nemica”, ma come testimone diretto e parte attiva di una storica iniziativa giornalistica che ha cambiato il corso delle indagini.

Perone è stato uno dei componenti del ristretto gruppo di cronisti del quotidiano Il Mattino che, sotto la guida del direttore Sergio Zavoli e dell’esperto Paolo Graldi, avviò nel 1993 un’inchiesta parallela a quella della magistratura.

In un’epoca in cui le indagini ufficiali erano ancora segnate da depistaggi e piste infondate, il team di Perone scavò in ambiti inesplorati, recuperando documenti e testimonianze che rompevano l’omertà che circondava il delitto.

Nel suo libro, Perone analizza documenti inediti, come la parabola di TG Cooper (mensile di Torre Annunziata degli anni Ottanta), per ricostruire il contesto di omertà e silenzio della città dopo l’omicidio.

Il lavoro di Perone si sofferma sul “manoscritto sparito” di Giancarlo, che stava per essere pubblicato poco prima dell’agguato, e sulla paura che aveva iniziato a divorare il giovane cronista nelle sue ultime ore.

Avendo lavorato nella stessa redazione di Castellammare di Stabia in cui operò Siani, Perone ha potuto attingere a una memoria storica profonda, unendo il rigore della ricerca archivistica alla conoscenza diretta dei luoghi e delle dinamiche di potere locali.

Questo sforzo collettivo e individuale ha permesso di tenere desta l’attenzione fino alla riapertura delle indagini da parte della Magistratura, portando infine alla condanna dei mandanti e degli esecutori.

Mantenere vivo il ricordo di Giancarlo Siani è fondamentale, perché la sua figura è diventata nel tempo un simbolo di resistenza civile e un modello etico per il giornalismo e le nuove generazioni.

Ricordare Siani significa riaffermare che il diritto dei cittadini a essere informati e la libertà di inchiesta sono pilastri della democrazia. Il suo caso dimostra come le mafie temano la verità scritta tanto quanto le sentenze dei giudici.

La memoria di Giancarlo serve a contrastare l’indifferenza e il silenzio, che Siani stesso indicava come complici dell’illegalità; il suo sacrificio ha spinto molti, nel corso degli anni, a scegliere l’impegno civile attivo contro la camorra.

“Giancarlo Siani. Terra nemica” di Pietro Perone, è un’opera dal forte impatto emotivo, in cui la letteratura si fa memoria viva, dimostrando come il ricordo di questo giovane coraggioso abbia ancora oggi il potere di scuotere le coscienze.

Juve Stabia, il paradosso dei 40 Punti: Le Vespe a Caccia del Cinismo Perduto

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C’è un numero che rassicura e c’è uno zero che tormenta. La stagione della Juve Stabia, in questo girone di ritorno, vive di un dualismo sottile ma pungente. Da una parte ci sono i 40 punti in classifica, un bottino straordinario che a inizio anno chiunque a Castellammare avrebbe firmato col sangue, e che mantiene le Vespe in una zona decisamente nobile. Dall’altra, pesa in modo asfissiante quello zero alla voce “vittorie” nelle ultime quattro uscite.

In mezzo, c’è un dato che fa riflettere: il successo interno manca ormai da fine gennaio. Quello che era il fortino inespugnabile del “Romeo Menti” si è trasformato, quasi all’improvviso, in terra di rimonte e amari rimpianti.

L’incubo della zona Cesarini

Non si tratta più di un caso isolato, ma di una statistica che sta diventando feroce. Dopo le rimonte subite contro Padova (3-3) e Pescara (2-2), il pareggio agguantato dalla Sampdoria al 93′ rappresenta l’ennesima coltellata sportiva al cuore di una squadra che, puntualmente, per 90 minuti domina, costruisce e illude.

La rete di Correia contro i blucerchiati sembrava il sigillo perfetto della rinascita, un urlo liberatorio per scacciare i fantasmi. E invece, il triplice fischio ha portato con sé solo il sapore amaro di due punti volati via nel vento del Golfo.

Alibi reali: infermeria e coperta corta

Sarebbe ingeneroso, tuttavia, non guardare in faccia la realtà e analizzare la situazione senza le dovute attenuanti strutturali:

  • Le rotazioni ridotte: La lista degli indisponibili è lunga e costringe lo staff tecnico a scelte quasi del tutto obbligate.

  • La stanchezza fisica: Una panchina al momento “corta” fatica a garantire quell’iniezione di energia fresca e vitale necessaria nei minuti finali di gara.

  • Il calo fisiologico: Se giocatori inesauribili come Mosti e Carissoni corrono per due, è inevitabile che nel recupero la lucidità venga meno. Le chiusure si fanno meno feroci, e i fisiologici cali di tensione si pagano a carissimo prezzo, come visto nell’azione del pari blucerchiato.

Questione di cinismo, non di identità

La buona notizia, a cui aggrapparsi con forza, è che il gioco c’è. La Juve Stabia non è affatto una squadra in crisi d’identità: produce occasioni in serie, spinge con costanza sulle fasce e trova gol di pregevole fattura. Il cortocircuito avviene tutto nella gestione emotiva del vantaggio.

Quando la partita entra nella fatidica “zona rossa”, la squadra tende a rintanarsi, perdendo quell’aggressività proattiva che la caratterizza dal primo minuto. Manca, in sintesi, il sano cinismo: la malizia di “sporcare” la gara, di spendere il fallo tattico intelligente al momento giusto o di congelare il pallone vicino alla bandierina.

Marzo: il mese della maturità

La classifica ribadisce che il cammino delle Vespe resta eccellente, ma per non sciupare quanto di buono costruito finora, è imperativo ritrovare i tre punti in casa. Febbraio è scivolato via tra ottime prestazioni e finali beffardi; ora marzo deve rappresentare il mese della maturità definitiva.

Gli applausi, seppur strameritati per la prova offerta contro la Sampdoria, non devono distrarre l’ambiente. Per uscire da questo loop di rimonte serve una scossa nervosa: i 40 punti sono una base solida e rassicurante, ma la fame di vittoria non può attendere oltre.

Conte: “Non abbiamo mai cercato alibi”

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Il Napoli vince ancora e nell’anticipo della 28^ giornata batte per 2-1 il Torino al Maradona. Ad analizzare la partita è l’allenatore degli azzurri Antonio Conte a Dazn: “Anche se non ci sono giocatori importanti non perdiamo mai la nostra mentalità. Non abbiamo mai cercato alibi e questa cosa è sempre stata la nostra forza”. Sui recuperi di De Bruyne e Anguissa: “Sembra che non se ne siano mai andati, anche se sappiamo che non è così. Ora devono trovare la miglior condizione Speriamo di recuperare quanto prima McTominay, che la prossima settimana potrebbe allenarsi con noi”.

Su Alisson, autore del gol del momentaneo 1-0: “Alisson sta entrando nei meccanismi di gioco, gli chiedo di non essere timido e oggi non lo è stato. Con lo Sporting non aveva fatto una partita da titolare, ma noi siamo contenti di lui. Non dimentichiamoci si Sant’Elmas, dovremmo fargli una statua. Se qualcuno gli spiega le cose lui le capisce subito, è un giocatore duttile che gioca ovunque”.

Venerdì felice per il Napoli: tre punti, ritornano De Bruyne ed Anguissa, ed Elmas ritrova la rete

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Saremo io e te per sempre, legati per la vita“. D’altronde è una dichiarazione d’amore, eterno, quella che il tifoso fa alla propria squadra del cuore. E quale miglior introduzione, per NapoliTorino, se non quella che sta cantando tutt’Italia, che è partita dal cuore di Partenope, e che è risuonata per la prima volta da uno spicchio di Liguria. Sal Da Vinci fa cantare tutto lo stadio e fa il giro di campo con il trofeo più importante della sua carriera: il Leone di Sanremo, cui è stato vittorioso appena la settimana scorsa. In barba a sedicenti giornalistoni criticoni espertoni, che accusano il colpo così tanto che non vengono neanche invitati ai matrimoni…

All’annuncio delle formazioni, applausi per De Bruyne, che ritorna fra i convocati di mister Conte dopo sei mesi di assenza. Come lui, anche Anguissa, che è in panchina. Fra le file del Toro, duo attacco dal sapore di nostalgia formato da Zapata e Simeone, che non sarà mai un avversario. Proprio gli ex sono stati decisivi in questa partita, ma in favore degli azzurri: Buongiorno ritorna leader difensivo, Elmas torna alla rete. La vittoria del Napoli è preziosa in vista del derby di Milano, e dei match delle concorrenti alla Champions. Migliore della partita, in questo 2-1 di FuorigrottaAlisson Santos, alla seconda rete in campionato, la seconda consecutiva in casa, che sembra già essersi pienamente inserito nei meccanismi Contiani.

Napoli-Torino, la sintesi del match

Il primo tiro è del Napoli: difesa del pallone di Hojlund, al limite dell’area avversaria, passaggio a Politano che, rasoterra, non impegna, Paleari. Anche se non impegnativo, questo tiro è il prologo al vantaggio dei padroni di casa. Sull’azione di calcio d’angolo – dopo deviazione eccezionale dell’estremo difensore granata su un tiro a botta sicura di Olivera – viene servito Alisson Santos, che evita un avversario guadagnandosi lo spazio per tirare insidiosamente ed infilare Paleari. Dopo otto minuti di gioco, Napoli 1 Torino 0. Reagisce il Toro, con un tiro di Vlasic, che l’ex Milinkovic-Savic para in due tempi. Ancora il portiere serbo, si disimpegna bene prima su un corner battuto sul secondo palo, e poi su una pronta deviazione ancora su Vlasic.

La rete del vantaggio, consente agli azzurri di abbassare il ritmo del gioco ma comunque di non rinunciare al pressing. Al 25°, un’azione ragionata, finisce con un diagonale di Hojlund sul fondo. La curiosità del gioco del Napoli è che a seconda di dove si muova il pallone, il trequartista dell’altra fascia si allarga per consentire l’accentramento dell’esterno. Ad esempio, se l’azione scorre a sinistra, Spinazzola si accentra e Alisson si allarga, così come succede a destra per Politano e Vergara. Poco dopo la mezzora, è proprio l’esterno mancino a servire una bella palla per Hojlund, che, di testa, spedisce alto.

All’inizio della ripresa, si rivede Anguissa, accolto dagli applausi dei suoi tifosi; il Napoli parte bene, è di Alisson – in piena forma, e già inserito – a scaldare i guanti di Paleari. Su un capovolgimento di fronte, il Torino tenta un contropiede ben controllato dalla difesa azzurra. Poi, con netto ritardo, l’arbitro fischia una posizione irregolare. Al 52°, una serie di fraseggi corti e precisi, portano al tiro Hojlund: sebbene ben marcato, il danese va al tiro e trova il corner; dalla relativa battuta, il signor Fabbri fischia un fallo in attacco ai danni del portiere granata. Lungo l’arco del secondo tempo, gli azzurri mantengono il pallino del gioco, impostando ancora un ritmo basso. Al 67°, i padroni di casa raddoppiano: Elmas in semi rovesciata, trova il suo primo gol del campionato, contro la sua ex squadra, nella sua seconda vita in maglia azzurra: Napoli 2 Torino 0. Dopo pochi minuti, ci prova Gilmour, ma il suo tiro centrale è facile per il portiere.

Ovazione anche per De Bruyne che ritorna in campo dopo sei mesi dall’ultima partita. Nel periodo decisivo della stagione, Conte ritrova gradualmente gli uomini migliori. Il campione belga prende il posto di Alisson, il migliore in campo, anche lui salutato con un applauso da tutto lo stadio. All’81°, calcio di punizione per il Napoli: alla battuta va Politano, che impegna Paleari in una deviazione in corner. Dall’altro lato, si fa vedere il Torino: punizione sulla trequarti, palla in area, c’è Anjorin pronto al taglio ma Milinkovic-Savic allontana il pericolo. Il portiere azzurro però non può far niente sul colpo di testa di Casadei che all’87° accorcia le distanze: Napoli 2 Torino 1.

L’esiguo vantaggio del Napoli spaventa la squadra in campo ed i tifosi sugli spalti: De Bruyne sale in cattedra, e su un ripiego difensivo anticipa un avversario e scarica su Milinkovic. Poi, dopo, su un contropiede, fa un cross per Lukaku – entrato per Hojlund insieme a Mazzocchi per Politano -, che però viene deviato. Nei cinque minuti di recupero si mantiene il pressing e non si pensa al palleggio: è bravo Buongiorno a guadagnare fallo a centrocampo dopo una giocata di classe. Ancora De Bruyne, nel finale di partita, tenta il diagonale che rotola lontano dalla porta avversaria.

Vito Giordano: “Peccato per i cali di attenzione sul finale. Saranno dieci finali per i Playoff”

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L’ex direttore sportivo della Juve Stabia, Vito Giordano, è intervenuto a Juve Stabia Talk Show per analizzare il momento attuale delle Vespe, alternando ricordi del passato a una lucida disamina tecnica sul presente del club gialloblù.

L’analisi del pareggio con la Sampdoria
Giordano ha espresso un sincero rammarico per il pareggio maturato contro i blucerchiati, evidenziando come la partita fosse ormai nelle mani della Juve Stabia. Ha sottolineato che i numeri della gara parlano chiaro: un possesso palla tra il 65% e il 70% a favore dei gialloblù e una netta superiorità nelle occasioni create. Secondo l’ex direttore, è mancato solo un pizzico di “cazzimma” e attenzione difensiva nell’ultimo minuto per evitare il colpo di testa del pareggio doriano.

L’elogio a Lovisa e Abate
Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato l’attuale gestione tecnica e dirigenziale:
Matteo Lovisa: Giordano si è dichiarato un “fan” del giovane direttore sportivo, lodando la sua capacità di fare calcio scoprendo giovani interessanti e mantenendo la squadra costantemente nelle zone nobili della classifica.
Ignazio Abate: Il giudizio sul mister è andato oltre il semplice “buono”, definendo il suo lavoro “buonissimo”. Giordano ha sottolineato la difficoltà di gestire uno spogliatoio e una piazza come Castellammare, riconoscendo ad Abate il merito di aver trasmesso alla squadra lo spirito giusto e il coraggio necessario.

Il legame storico con Castellammare
Giordano ha ripercorso con emozione i suoi anni in gialloblù, ricordando quando da calciatore affrontava la Juve Stabia e il rapporto quasi filiale con lo storico custode “Don Giovanni”. Ha ribadito di sentirsi onorato e prestigioso per aver ricoperto il ruolo di direttore a Castellammare, una città che considera dotata di una profonda cultura calcistica.

Verso il finale di stagione: “Dieci finali”
In vista della prossima trasferta di Mantova, Giordano si è mostrato ottimista nonostante il valore dell’avversario. Ha evidenziato le fragilità difensive del Mantova (che ha subito 44 gol) e ha esortato la Juve Stabia a scendere in campo con il giusto piglio per ottenere un risultato pieno che darebbe grande autostima a tutto l’ambiente. Per Giordano, le restanti partite del campionato devono essere vissute come “dieci finali” per consolidare il piazzamento nei play-off e competere con club dai budget molto più importanti come Monza, Venezia o Palermo.
In chiusura, ha inviato un messaggio di energia a tutta la piazza, promettendo di continuare a fare il tifo per la Juve Stabia, squadra che gli è rimasta profondamente nel cuore.

Biribanti (Gazzetta di Mantova): “Il Mantova ha paura della C. Domenica è una battaglia fondamentale”

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In vista della ventinovesima giornata di campionato, il giornalista Massimo Biribanti è intervenuto a Juve Stabia Talk Show per analizzare il momento critico del Mantova, descrivendo un ambiente sospeso tra il timore della retrocessione e la voglia di riscatto.

Un clima da “dentro o fuori”
Secondo Biribanti, a Mantova si respira un forte timore di rimanere invischiati nei bassifondi della classifica. Nonostante il pubblico cerchi di spingere la squadra con iniziative e sconti sui biglietti, il clima per la sfida di domenica è quello tipico di una gara da “dentro o fuori”. Il giornalista ha definito il Mantova una squadra viva che lotta ogni partita, ma che purtroppo commette regolarmente errori individuali che costano carissimi in termini di punti.

La rivoluzione di gennaio e i limiti strutturali
Biribanti ha spiegato come la rosa sia stata completamente rivoluzionata nel mercato di gennaio, con ben 13 acquisti e 10 cessioni. Questa trasformazione radicale ha però creato evidenti difficoltà:
Mancanza di equilibrio: Ritrovare l’intesa tra tanti elementi nuovi, alcuni dei quali provenienti dall’estero e con barriere linguistiche, richiede tempo.
Approccio alle gare: Nelle ultime cinque partite, il Mantova ha subito gol nel primo quarto d’ora per ben quattro volte.
Qualità ed esperienza: Biribanti sottolinea che alla squadra mancano ancora un po’ di esperienza e qualità complessiva per uscire dalla zona rossa, nonostante una condizione atletica che permette di segnare spesso nei minuti finali.

L’analisi dell’avversario: “Juve Stabia squadra forte”
Il giornalista ha espresso grande stima per le Vespe, definendo la Juve Stabia una squadra forte con un’identità ben definita che gioca un bel calcio già dallo scorso anno. Ha ammesso chiaramente che, sul piano tecnico, la squadra di Abate possiede una qualità superiore rispetto a quella di Modesto.

Che partita sarà? Battaglia contro Tecnica
Per la sfida di domenica al “Martelli”, Biribanti prevede uno scontro tra due diverse interpretazioni del calcio:
Il Mantova di Modesto: L’allenatore, allievo di Gasperini, impone un gioco basato sull’uomo contro uomo a tutto campo. Biribanti si aspetta quindi una partita “da battaglia”, molto aggressiva e arrembante.
La Juve Stabia: Dovrà far valere la sua maggiore cifra tecnica per scardinare l’aggressività dei padroni di casa.
In conclusione, Biribanti ha ribadito che per il Mantova non si tratta ancora di “ultima spiaggia”, ma sicuramente di una risposta temperamentale necessaria dopo il pareggio amaro con la Carrarese e la sconfitta di Palermo.

Mantova – Juve Stabia: La partita a scacchi tra Modesto e lo squalificato Abate. In panchina ci sarà Beggi

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La prossima sfida tra Mantova e Juve Stabia promette scintille. Quella che andrà in scena sul rettangolo verde non sarà solo una battaglia per i tre punti, ma un vero e proprio scontro tattico e generazionale tra due degli allenatori più promettenti dell’attuale panorama calcistico italiano.

Da una parte Francesco Modesto, sbarcato da pochi mesi sulla panchina virgiliana; dall’altra Ignazio Abate, condottiero delle Vespe. Due filosofie a confronto per un match che profuma di futuro.

La “Nuova Guardia” degli anni ’80

Classe 1982 Modesto, 1986 Abate. I due tecnici rappresentano il volto fresco della nuova scuola degli allenatori italiani. Nonostante la giovane età per il ruolo, entrambi portano in dote un bagaglio tecnico e umano inestimabile, forgiato in carriere da calciatori di altissimo livello.

L’esperienza accumulata nei grandi stadi, vivendo spogliatoi importanti e pressioni enormi, si riflette oggi nel loro modo di intendere il calcio. Stanno trasferendo quel vissuto alle loro squadre, dimostrando che l’intelligenza calcistica sul campo può tradursi in una leadership carismatica in panchina.

Il peso delle eredità: Possanzini e Pagliuca

Sia Modesto che Abate condividono un destino comune in questa stagione: aver raccolto il testimone da due “giganti” della storia recente dei rispettivi club.

  • Il carisma di Modesto: A Mantova, il tecnico calabrese ha preso in mano la pesante eredità di Davide Possanzini. Con intelligenza, Modesto sta cercando di dare una nuova impronta al gioco virgiliano, senza stravolgere ma portando le sue idee tattiche innovative e un carisma contagioso per il gruppo.

  • Il coraggio di Abate: A Castellammare, l’ex terzino del Milan ha raccolto il timone di Guido Pagliuca. Abate non si è lasciato intimorire dalle aspettative e sta confermando le ottime impressioni destate finora. Ha plasmato la Juve Stabia a sua immagine e somiglianza, creando una squadra organizzata, coraggiosa e sempre pronta a stupire.

Un duello a scacchi ad alta tensione

Per entrambi i mister, questa partita rappresenta un crocevia cruciale. Il bel gioco è un requisito, ma ora non basta più: la fame è quella di confermarsi ad alti livelli, dimostrando in modo definitivo che il passato glorioso con gli scarpini ai piedi è stato solo l’antipasto di una carriera in giacca e cravatta altrettanto ricca di soddisfazioni.

Ciò che attende i tifosi è un vibrante duello a scacchi. La strategia propositiva di Modesto cercherà in ogni modo di trovare le crepe nell’impeccabile organizzazione tattica disegnata da Abate. Sarà un match fatto di strappi, letture preventive e intensità agonistica, degno del blasone e della storia recente di queste due nobili piazze.

Che vinca il migliore, o forse, chi avrà la mossa giusta al momento giusto con Beggi per la Juve Stabia che proverà a sostituire per questa gara lo squalificato Abate provando a “rispettare” le sue consegne.

Juve Stabia, missione riscatto a Mantova: Altro esame di maturità per le Vespe senza Mister Abate in panchina

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Dimenticare il recupero maledetto contro la Sampdoria e riprendere la marcia. È questo l’imperativo assoluto in casa Juve Stabia mentre il pullman gialloblù punta dritto verso il Nord. La sfida di domenica contro il Mantova non rappresenta solo una trasferta lunga e tatticamente insidiosa, ma si preannuncia come un vero e proprio test di maturità. Il gruppo è chiamato a dare un segnale forte: dimostrare di aver assorbito e metabolizzato la frustrazione per il pareggio-beffa subìto in extremis al “Menti”.

Non ci sarà spazio per i rimpianti, ma le difficoltà non mancheranno, a cominciare dalle pesanti assenze dettate dal Giudice Sportivo.

Una panchina “orfana” della sua guida

La trasferta in terra virgiliana nasce sotto il segno dell’emergenza disciplinare per le Vespe. La tegola più pesante è indubbiamente l’assenza di Ignazio Abate. Il tecnico, fermato per una giornata dopo il concitato finale dell’ultimo turno, sarà costretto a seguire i suoi ragazzi dalla tribuna del “Martelli”.

A guidare le operazioni a bordo campo sarà il suo vice, a cui spetterà il delicato compito di mantenere alta la tensione agonistica. La vera sfida per la squadra sarà proprio questa: riuscire a mettere in campo quella grinta e quel carattere di ferro che l’ex terzino del Milan ha saputo imprimere al gruppo sin dal primo giorno di ritiro, anche senza poter contare sul suo carisma a pochi passi dalla linea laterale.

Il vuoto a metà campo: il Mantova perde l’ex Zuccon

Se la Juve Stabia piange, il Mantova di certo non ride. Sul rettangolo verde, infatti, i padroni di casa dovranno rinunciare a un pezzo pregiato del loro scacchiere tattico: Federico Zuccon.

Anche il centrocampista è incappato nella scure della squalifica, privando la mediana biancorossa di dinamismo e geometrie. È un’assenza che pesa non solo nell’economia dell’equilibrio tattico del Mantova, ma che porta con sé un forte valore simbolico. Zuccon, grande ex della sfida, sarà infatti costretto a guardare il suo recente passato dalla tribuna, saltando l’atteso incrocio contro i colori che ha difeso con onore.

I temi chiave della sfida

In sintesi, la gara di domenica si giocherà su nervi saldi e tenuta mentale: La Juve Stabia dovrà trasformare la rabbia post-Sampdoria in energia positiva e dovranno sopperire alla mancanza della leadership vocale di Abate in panchina.  L’assenza di Zuccon potrebbe aprire spazi preziosi per le ripartenze delle Vespe.

Sarà una partita a scacchi, dove la fame di riscatto potrebbe fare la differenza ben più degli schemi tattici.

Juve Stabia, l’inquisizione della prova TV ferma Ignazio Abate. Quando il calcio dimentica di essere umano

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Mercoledì al Menti abbiamo assistito al Menti ad una gara tirata e intensa tra la Juve Stabia e la Sampdoria. La partita in questione al minuto 93 si è chiusa con l’amaro in bocca per i padroni di casa che erano passati in vantaggio ma poi hanno subito per la beffa finale del pareggio. Cosa ci si aspetta in quell’istante da un allenatore di calcio dopo aver visto la sua squadra passare in vantaggio al minuto 89? Che resti impassibile come una statua di sale? Evidentemente, per la giustizia sportiva italiana, la risposta è sì.

Con una minuzia e un’attenzione al labiale che farebbero invidia ai migliori investigatori privati di Scotland Yard, la Procura Federale ha setacciato le immagini televisive per scovare il “grande crimine” di giornata. Il colpevole? Ignazio Abate, tecnico della Juve Stabia. Il reato? Un’espressione blasfema sfuggita nel concitato recupero finale.

Uomini, non divinità

Diciamolo chiaramente, senza falsi moralismi: il calcio si vive negli stadi, non nei conventi di clausura. È uno sport fatto di sudore, tensione agonistica, adrenalina e sangue freddo che, a volte, inevitabilmente ribolle. Se da un lato è puramente condivisibile il nobile intento delle istituzioni di educare i tesserati al rispetto e al decoro verbale, dall’altro è pura ipocrisia privare una squadra della propria guida tecnica per un fisiologico sfogo emotivo.

Gli allenatori sono uomini, non divinità infallibili. In un momento di massima frustrazione sportiva, al termine di una gara vissuta sul filo del rasoio, una parola di troppo (per quanto fuori luogo) resta un peccato veniale dettato dalla foga, non un atto premeditato per offendere qualcuno.

Il comunicato: la burocrazia che ingolfa il calcio

A certificare questa moderna “caccia alle streghe” ci ha pensato il comunicato ufficiale della Lega di Serie B del 5 marzo 2026. La fredda lingua della burocrazia si scontra con la realtà del campo. Il Giudice Sportivo, avv. Emilio Battaglia, ricevuta la tempestiva segnalazione via PEC (pervenuta con solerzia alle 9.25 del mattino), ha esaminato le immagini televisive sentenziando che l’allenatore è stato «chiaramente inquadrato dalle riprese televisive mentre la proferiva e, conseguentemente, individuabile senza margini di ragionevole dubbio».

Il verdetto è implacabile: squalifica per una giornata effettiva di gara per Ignazio Abate.

Ma le decisioni del Giudice Sportivo non si sono fermate qui. La scure è calata pesante anche sulla dirigenza gialloblù (e qui ce lo aspettavamo):

Il Direttore Sportivo Matteo Lovisa è stato squalificato per una giornata e 5.000€ di ammenda. La colpa? Essersi alzato dalla panchina aggiuntiva al 43° del secondo tempo per criticare «in modo irrispettoso» una decisione arbitrale, reiterando il comportamento dopo l’espulsione.

Un sistema da rivedere

Queste sono solo alcune delle tante regole assurde e incomprensibili che ingolfano il nostro calcio. Regole scritte da burocrati seduti a una scrivania per un gioco che di burocratico non ha nulla. Punire in modo così drastico lo sfogo di un allenatore a partita finita non rende il calcio migliore, più pulito o più educativo; lo rende semplicemente più finto, allontanandolo dalla sua natura sanguigna e popolare.

Il calcio è passione. E la passione, a volte, non usa il vocabolario dell’Accademia della Crusca.

Juve Stabia, doppia tegola dal Giudice Sportivo: Ignazio Abate e Matteo Lovisa saltano il Mantova

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La vibrante sfida contro la Sampdoria lascia strascichi pesanti in casa Juve Stabia. Nel comunicato diramato oggi, 5 marzo 2026, dal Giudice Sportivo avv. Emilio Battaglia, sono state infatti ufficializzate le squalifiche che priveranno le Vespe di due figure cardine in vista della delicata trasferta lombarda. Mister Ignazio Abate e il dirigente Matteo Lovisa sono stati fermati per un turno e non siederanno in panchina nella sfida contro il Mantova, valida per la 29ª giornata del campionato di Serie BKT 2025-2026.

Prova televisiva fatale per mister Abate

Per l’allenatore gialloblù lo stop non è arrivato per un cartellino ricevuto in campo, bensì tramite la prova televisiva. Come si evince dalle motivazioni del Giudice Sportivo, la Procura Federale ha segnalato tramite PEC questa mattina (ore 9:25) un episodio sfuggito alla terna arbitrale nei minuti di recupero.

Secondo il comunicato: “Le telecamere hanno inquadrato chiaramente Abate al 48° del secondo tempo mentre proferiva un’espressione blasfema. L’acquisizione delle immagini di piena garanzia tecnica e documentale non ha lasciato margini di ragionevole dubbio”. L’applicazione dell’art. 37 del Codice di Giustizia Sportiva è stata dunque automatica, costando al tecnico una giornata effettiva di squalifica.

Rosso e multa salata per Lovisa

Finale di gara incandescente anche per il dirigente Matteo Lovisa, sanzionato non solo con un turno di stop, ma anche con un’ammenda di 5.000 euro.

Il Giudice Sportivo ha punito il suo comportamento al 43° della ripresa: “Lovisa, alzatosi dalla panchina aggiuntiva, ha mosso critiche irrispettose verso una decisione del direttore di gara, venendo espulso. A far scattare la pesante sanzione pecuniaria è stato l’atteggiamento successivo: il dirigente ha infatti reiterato le proprie proteste anche dopo aver ricevuto il cartellino rosso.”

Verso Mantova: panchina al vice

Si tratta di un doppio colpo che complica i piani della Juve Stabia in un momento cruciale del calendario. Allo stadio “Danilo Martelli”, in occasione del 29° turno, la squadra non potrà contare sull’energia e sulle indicazioni a bordo campo del proprio condottiero. Toccherà al vice allenatore fare le veci di Ignazio Abate, costretto a seguire i suoi ragazzi e a soffrire dagli spalti.

Juve Stabia, svelata la terza maglia: il rosa incontra la storia millenaria di Villa Arianna

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Una serata all’insegna della passione, dell’eleganza e dell’identità cittadina. Nel corso dell’attesissimo evento Meet and Greet tenutosi questa sera presso lo store ufficiale della S.S. Juve Stabia 1907, è stata ufficialmente svelata ai tifosi la terza maglia per la stagione in corso.

A fare da modelli d’eccezione per questa speciale occasione sono stati i calciatori Marco Varnier e Kevin Zeroli, che hanno indossato in anteprima la nuova divisa, accogliendo l’entusiasmo e i flash dei numerosi sostenitori accorsi per l’evento.

Il Design: Un Mosaico di Emozioni

La nuova terza maglia rappresenta un vero e proprio capolavoro di design che unisce innovazione stilistica e tradizione locale:

  • Il Colore Base: Un rosa vibrante ed elegante, una scelta cromatica moderna che rompe gli schemi pur mantenendo uno stile raffinato e accattivante.

  • La Trama: Il vero cuore pulsante del kit. Il tessuto è impreziosito da un pattern unico, ispirato direttamente a un celebre mosaico di Villa Arianna, uno dei complessi residenziali più affascinanti degli Scavi Archeologici di Stabia.

Leonardo Candellone Terza Maglia Juve Stabia 2026_2
Fonte foto: Pagina Facebook S.S. Juve Stabia

Un Legame Indissolubile con l’Antica Stabiae

Non si tratta di una semplice maglia da gioco, ma di una vera e propria tela che racconta la storia del territorio. La S.S. Juve Stabia ha voluto fortemente questo design per trasferire l’identità storica e culturale dell’antica Stabiae di epoca romana direttamente sulla pelle dei propri atleti.

La maglia diventa un ponte tra passato e presente. Indossare i mosaici di Villa Arianna significa portare in campo sul petto l’eredità, l’arte e l’orgoglio di una città dalla storia millenaria.

L’abbraccio dei Tifosi allo Store

L’evento si è rivelato un grande successo. La presenza di Varnier e Zeroli ha permesso ai tifosi di vivere un momento di grande vicinanza con la squadra. Tra autografi, foto di rito e scambi di battute, i due giocatori hanno sfoggiato la nuova divisa rosa, che ha riscosso un immediato e caloroso apprezzamento da parte del pubblico presente allo store.

La terza maglia è da oggi ufficialmente disponibile per l’acquisto presso lo store ufficiale della Juve Stabia, pronta per essere indossata dai tifosi sulle gradinate del Romeo Menti e non solo.

Con molta probabilità sarà utilizzata nella prossima trasferta di Mantova di domenica pomeriggio ore 15:00 per la giornata n.29 del campionato di serie BKT 2025-2026

Juve Stabia, 101 volte Giuseppe Leone: Una serata speciale per lui ma con tanto amaro in bocca per il finale

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Ci sono traguardi che profumano di storia, di sudore e di un attaccamento alla maglia che, nel calcio moderno, è merce rara. Giuseppe Leone ha tagliato contro la Sampdoria il prestigioso traguardo delle 101 presenze con la casacca della Juve Stabia. Un numero tondo, superato di un’unità, che lo consacra definitivamente come un pilastro del club e un punto di riferimento per l’intera piazza stabiese. Eppure, il destino ha deciso di negargli il regalo più bello: la vittoria.

Un Leader Silenzioso nel Cuore del Campo

Il legame tra Leone e le Vespe è ormai indissolubile. Entrato in campo con la solita determinazione, il centrocampista ha onorato la sua centunesima apparizione con una prova di grande generosità. Ha corso per due, ha schermato la difesa e ha provato a dare un ordine logico a una partita “a scacchiere” contro un avversario di rango come la Sampdoria. La sua presenza in mezzo al campo è stata, come sempre, una garanzia di impegno e sacrificio.

Nonostante il record personale, la serata di Leone è stata lo specchio della partita della squadra: solida ma incompleta. È mancata quella “scintilla” nell’ultimo passaggio, quel cambio di passo in fase di impostazione che solitamente permette alle Vespe di mandare in tilt le retroguardie avversarie. La sua regia, pur ordinata, è apparsa meno ispirata del solito, forse schiacciata dal peso di una gara sentitissima e dalla fatica accumulata in un periodo dove gli indisponibili costringono i “fedelissimi” a non riposare mai.

Il Dato: Con 101 presenze, Leone entra di diritto nella storia recente del club, confermandosi l’uomo della stabilità in un campionato cadetto che non concede pause.

La Beffa del 93′ e il Volto del Capitano Morale

Festeggiare 101 battaglie con un pareggio subito al 93′ è una beffa che Leone, da capitano morale del gruppo, ha faticato a digerire. Il suo volto a fine gara, nonostante gli applausi del pubblico per il traguardo raggiunto, era quello di chi sente sfuggire dalle mani una vittoria che avrebbe dato un senso diverso a tutta la serata. Per chi vive la maglia come una seconda pelle, il record personale passa in secondo piano rispetto ai tre punti sfumati all’ultimo respiro.

Verso la Presenza Numero 102

Ora il contatore continua a correre. Leone resta il faro di questa squadra, l’uomo della continuità, ma la speranza di tutti è che la presenza numero 102 possa finalmente coincidere con quel successo casalingo che manca ormai da fine gennaio. Per celebrare davvero un percorso così importante, serve che la scintilla torni a scoccare, regalando al “centenario” e a tutta Castellammare la gioia che meritano.

Juve Stabia, la Lega di Serie B ufficializza giorno e orario delle ultime gare della regular season 2025-2026

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La stagione entra ufficialmente nella fase più calda attraverso le ultime dieci giornate del campionato Serie BKT 2025-2026. Attraverso un comunicato ufficiale (n. 122) la Lega di serie B, emesso in data odierna 5 marzo, ha reso noto il programma dettagliato delle gare che accompagneranno i gialloblù dalla 33ª giornata fino al termine della regular season.

Un calendario intenso, che vedrà le Vespe lottare su ogni pallone per onorare la maglia e raggiungere i propri obiettivi, con il fortino del “Romeo Menti” pronto a far sentire il suo calore nelle sfide decisive.

Il Calendario Completo delle ultime giornate

Di seguito, il riepilogo degli impegni della Juve Stabia per la volata finale:

Giornata Incontro Data Orario Stadio
33ª Venezia – Juve Stabia Lunedì 6 Aprile 15:00 P.L. Penzo
34ª Juve Stabia – Cesena Sabato 11 Aprile 15:00 Romeo Menti
35ª Juve Stabia – Catanzaro Sabato 18 Aprile 19:30 Romeo Menti
36ª Pescara – Juve Stabia Sabato 25 Aprile 15:00 Adriatico
37ª Juve Stabia – Frosinone Venerdì 1 Maggio 15:00 Romeo Menti
38ª Sudtirol – Juve Stabia Venerdì 8 Maggio 20:30 Druso

I momenti chiave del finale di stagione

Il percorso si preannuncia elettrizzante. Si parte con la trasferta in laguna contro il Venezia nel lunedì dell’Angelo, per poi tornare tra le mura amiche contro il Cesena.

Da segnare in rosso sul calendario il match serale contro il Catanzaro (18 aprile, ore 19:30) e la classica sfida del primo maggio al Menti contro il Frosinone. La chiusura della stagione regolare avverrà in trasferta a Bolzano contro il Sudtirol, con il fischio d’inizio fissato in contemporanea su tutti i campi per l’ultima giornata.

IL MORSO DELLA VESPA. Lampi nel buio: Correia e Di Pardo accendono nel finale il match con la Samp

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Si dice spesso che nel calcio tutto può succedere in un istante, e la sfida del “Menti” ne è stata la prova lampante. In una partita segnata dalle pesanti assenze e da un tatticismo esasperato che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso (più per la tensione che per lo spettacolo), Juve Stabia e Sampdoria si dividono la posta in palio con un 1-1 pirotecnico arrivato proprio sui titoli di coda.

Primo tempo: Regna l’equilibrio e la noia

La prima frazione di gioco è scivolata via senza grandi sussulti. La Sampdoria ha provato ad affacciarsi in avanti con Cherubini e Brunori, ma le loro conclusioni non hanno mai impensierito seriamente la retroguardia campana.

L’unico vero brivido lo regala Gabrielloni: l’attaccante delle Vespe approfitta di un erroraccio in disimpegno di Viti e scarica un destro potente a incrociare dal limite. Solo un grande intervento in tuffo di Martinelli evita il vantaggio locale, deviando la sfera in angolo.

Ripresa: L’assedio gialloblù e il botta e risposta finale

Nel secondo tempo la musica cambia leggermente. La Samp resta “abbottonata”, badando a non concedere spazi, mentre la Juve Stabia alza il baricentro. Correia, Gabrielloni e Diakitè ci provano a più riprese, ma la difesa blucerchiata sembra reggere l’urto.

Il muro cade però al minuto 89: Carissoni pennella un cross perfetto dalla destra per lo stacco imperioso di Correia. La palla gonfia la rete e i 4.500 del Menti esplodono in un boato che sa di vittoria.

Ma la gioia dei padroni di casa è destinata a durare pochissimo. Al 93′, nel pieno del recupero, Cicconi scodella un pallone teso col mancino; Di Pardo è il più lesto di tutti e, di testa, anticipa Cacciamani firmando il suo primo gol con la maglia della Sampdoria.

Verdetto e classifica

Per la Juve Stabia il sapore è quello della beffa atroce: il digiuno di vittorie prosegue ormai da quasi un mese, anche se la classifica sorride ancora alle Vespe, saldamente al settimo posto in piena zona playoff.

Per la Sampdoria, invece, il pari è una boccata d’ossigeno che interrompe la striscia di due sconfitte consecutive, regalando morale in vista dei prossimi impegni.

Juve Stabia, ancora una volta il cuore non basta: La beffa con la Sampdoria sa di ennesima occasione persa

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Da mangiarsi le mani: Non esiste espressione migliore per descrivere lo stato d’animo che ha avvolto il “Menti” al triplice fischio. Quello che doveva essere la serata della liberazione e del grande scalpo si è trasformato, proprio sulla sirena, in un boccone amarissimo da digerire. La Sampdoria fa saltare il banco quasi fuori tempo massimo, sfruttando la sua seconda vera occasione di un match che la Juve Stabia aveva interpretato con una maturità tattica e una foga agonistica commoventi.

Il Film della Gara: Il Sogno di Correia e il Ritorno alla Realtà

La squadra guidata da Foti ha avuto il merito di aprire e chiudere la contesa, ma nel lungo “mezzo” c’è stata solo la Juve Stabia. I ragazzi di Ignazio Abate hanno giocato una partita di cuore, sì, ma anche di estrema attenzione, disinnescando i blucerchiati per larghi tratti.

Il gol di Correia aveva fatto battere i cuori gialloblù a mille: sembrava il sigillo definitivo, la prova che questa squadra può sedersi al tavolo delle grandi senza abbassare lo sguardo. Ma il calcio è cinico, e il “pegno” pagato dai padroni di casa è stato altissimo: due punti persi che gridano vendetta per come sono maturati.

Il Paradosso dei Numeri: Crisi o Sfortuna?

Se guardiamo il freddo score delle ultime gare interne — Pescara, Padova, Modena e Sampdoria — il bottino recita appena tre punti. Un osservatore distratto parlerebbe di crisi o di una squadra col fiato corto. Tuttavia, chi ha vissuto questi novanta minuti sa che la realtà è ben diversa.

Alla Juve Stabia non manca il gioco, manca quel “colpo di veleno nella coda”. Manca quella malizia, quel pizzico di esperienza necessario per congelare il pallone quando il cronometro scotta. È il limite sottile tra una buona squadra e una squadra letale.

Verso il Finale: Play-off o Sicurezza?

Con 40 punti in classifica e dieci partite ancora da giocare, il bicchiere resta comunque mezzo pieno. Ecco la situazione attuale:

  • Obiettivo Play-off: Resta assolutamente alla portata, ma il calendario non fa sconti. All’orizzonte si stagliano il Mantova (in salute) e le corazzate Palermo e Venezia.

  • Capitolo Salvezza: Non è ancora chiusa matematicamente, ma la quota 43 (che l’anno scorso garantì la permanenza senza play-out) è a un passo. Un piccolo sforzo e si potrà finalmente mettere in soffitta la calcolatrice.

Vincere per il Morale

Oltre ai calcoli, questa Juve Stabia ha bisogno di una vittoria per se stessa. Lo merita il gruppo, che nonostante una lista indisponibili pesante come un macigno, continua a gettare l’anima oltre l’ostacolo. Serve un successo per il morale, per premiare la resilienza di Abate e per ricordare a tutti che, nonostante le beffe finali, il sole tornerà presto a splendere su Castellammare perchè parafrasando un famoso film (Il Corvo): “Non può piovere per sempre”.

Presentato al Mondadori Bookstore di Castellammare l’ultimo romanzo di Nadia Terranova “Quello che so di te”

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Organizzato dall’Associazione culturale “Achille Basile – Le Ali della lettura” in collaborazione con il Bookstore Mondadori di Castellammare di Stabia, lo scorso lunedì 2 marzo, presso la nota biblioteca stabiese si è tenuto l’incontro con l’autrice Nadia Terranova, finalista al Premio Strega 2025.

L’autrice ha presentato il suo ultimo romanzo, “Quello che so di te” (edito da Guanda), un’opera in cui ricostruisce la storia della sua bisnonna, esplorando legami familiari e memorie sospese nel tempo.

Ad accogliere la scrittrice, la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della lettura”, la giornalista Emanuela Francini e un nutrito pubblico, composto in gran parte dal “Gruppo di lettura Stabiae” che ha seguito con entusiasmo la presentazione del libro.

Carmen Matarazzo, in un’accurata sintesi del romanzo, ha evidenziato i nodi cruciali e messo in luce la capacità del libro di esplorare la complessità delle relazioni familiari tra documenti e verità.

Nadia Terranova è riuscita a conquistare il pubblico, catalizzando l’attenzione con un racconto magnetico, in cui l’autrice ha condiviso il processo creativo di una storia dalle molteplici sfaccettature.

In “Quello che so di te”Nadia Terranova esplora il legame profondo e inquietante tra memoria familiare, maternità e salute mentale, ricostruendo la storia della sua bisnonna.

Il romanzo, finalista al Premio Strega 2025, è un’indagine intima che parte dalla nascita della figlia dell’autrice e dal timore che un’antica “eredità” di follia possa riaffiorare.

La protagonista scopre che la bisnonna, che nella trasposizione letteraria diventa Venera, fu internata nel manicomio di Messina negli anni ’20 per undici giorni, a seguito di una psicosi scatenata dalla perdita di una figlia.

Venera, una figura reale ma avvolta nel mistero della “mitologia familiare”, è una donna minuta e silenziosa che appare in sogno all’autrice, rappresentando una verità frammentata e dolorosa.

La storia si concentra sul breve periodo di internamento di Venera e sul contesto sociale che ha costretto la donna a nascondere il proprio disagio, legato secondo i racconti familiari alla perdita della maternità.

Nadia Terranova indaga sulle “omissioni” familiari fatte per proteggere i discendenti, e la scrittura diventa così un modo per dare voce a chi è stato rimosso dalla narrazione ufficiale.

Per Emanuela Francini il romanzo è “un libro bello nella sua accezione più classica, una commistione di generi: dall’autobiografico, al romanzo familiare, fino alla poesia e agli spunti saggistici. Tra le domande che la giornalista ha posto all’autrice:

“Qual è il confine sottile tra la realtà oggettiva, storica della tua famiglia e invece quella narrativa? Come sei intervenuta laddove ci sono state delle lacune storiche e come hai affrontato il tema della maternità?”

Il corpo delle donne dal punto di vista medico – ha risposto Nadia Terranova – è stato raccontato dagli uomini. Negli ultimi decenni il racconto delle donne non è autoreferenziale, ma necessario. Scopriamo dai racconti delle donne che non esiste la maternità, ma le maternità, perché non esiste una maternità uguale ad un’altra.”

“Per quanto riguarda la prima domanda – ha continuato – Mi sono comportata come una biografa, cioè andando a cercare tutte le notizie, poi ho creato un ritratto del personaggio, scelto una prospettiva, ma non è detto che sia andata proprio così, è l’esposizione di un punto di vista.”

“Sapevo di inventare, ma mi sentivo come guidata da una voce che arrivava dal passato e mi chiedeva di proseguire, di essere raccontata, di ‘scucire quella bocca’, di raccontare.”

Oltre alla maternità, altro tema centrale nel romanzo è la follia: Il libro affronta, infatti, il tabù della perdita del controllo mentale legato all’essere madre.

“Quello che so di te” analizza, inoltre, i ruoli imposti alle donne del Sud Italia nel passato e la difficoltà di conciliare l’essere artista, donna e madre.

Nell’epoca di Venera (primo Novecento), la diagnosi di “pazzia” era spesso una forma di controllo sociale; una donna depressa non riceveva cure, ma veniva internata.

Secondo la Legge n. 36 del 1904 (Legge Giolitti), il manicomio non doveva curare, ma serviva a custodire chiunque fosse pericoloso per sé o per gli altri o rappresentasse un pubblico scandalo, come una madre che non riusciva a prendersi cura dei figli a causa della depressione.

Le donne che non aderivano ai ruoli rigidi di moglie sottomessa e ‘angelo del focolare’ erano scomode. La depressione veniva scambiata per follia e l’internamento era lo strumento per controllare una femminilità non conforme ai dettami della società.

Come racconta Nadia Terranova nel suo libro, bastava un momento di perdita di controllo per essere cancellate dalla narrazione familiare e rinchiuse in luoghi come il manicomio Mandalari di Messina.

Per Nadia Terranova, la “mitologia familiare” è l’insieme di storie, segreti e “non detti” che vengono tramandati di generazione in generazione, plasmando l’identità di chi ne fa parte. Non si tratta solo di cronaca, ma di una narrazione spesso distorta o incompleta.

La mitologia non è fatta solo di ciò che si racconta, ma soprattutto di ciò che viene taciuto. Questi silenzi, nati spesso per proteggere i discendenti da verità dolorose, finiscono per creare “fantasmi” e vuoti che le generazioni successive sentono il bisogno di colmare per non restarne prigioniere.

Per Nadia Terranova, interrogare questa mitologia significa cercare di capire se esiste una follia ereditaria o se è possibile riscrivere la propria storia al di fuori del destino già tracciato dai propri avi.

Il libro esplora come i segreti familiari e i silenzi, spesso usati per proteggere, finiscano per creare fantasmi che abitano il presente. La protagonista cerca di dare un senso a ciò che è stato omesso per liberare se stessa e la figlia da un passato irrisolto.

L’autrice nel suo intervento ha fornito, inoltre, interessanti spunti di riflessione sulle scelte, sui meccanismi che l’hanno spinta a scrivere il romanzo”.

C’è un filo rosso che ricorre in tutto quello che ho scritto ed è il paesaggio che qui torna come “lo Stretto” che divide il passato dal presente, un’epoca da un’altra. Una soglia. Io l’ho attraversata, sono tornata. Questo paesaggio diventa per me il paesaggio della vita, un paesaggio non soltanto dell’infanzia ma anche del futuro, nel senso che vedo ogni movimento dei miei personaggi come un attraversamento, un cambiamento, una trasformazione. Un mare grande di trasformazione.

Questo romanzo è stato scritto in prima persona inizialmente contro la mia volontà, però quello che volevo raccontare era troppo forte per essere trasformato, precisamente il riverbero del passato sul presente; quindi, non era tanto un’azione del passato che io volevo romanzare, ma piuttosto la connessione ancestrale che noi abbiamo con i nostri antenati, le nostre antenate.

Una scienza come la psico-genealogia lo studia molto bene, è la psicologia applicata non alla singola persona, ma all’intero albero genealogico, in cui tutti gli attori della famiglia, in quanto attori di una piccola comunità, compongono una sorta di disegno. Non c’è una maledizione, non c’è una catena, non si tratta di qualcosa che facciamo consapevolmente, è piuttosto un dialogo, come avviene in tutti gli ambienti comunitari.

La psico-genealogia, oltre alla famiglia, studia il modo in cui il trauma si può riaffacciare dopo altre generazioni nella storia dei popoli o delle città, quindi, a partire dall’eruzione del Vesuvio, del terremoto dello Stretto o di guerre e bombardamenti, la psico-genealogia dà per scontato che ad averne memoria non siano soltanto i singoli ma siano gli interi campi collettivi.

Anche la genetica mi è venuta incontro, perché racconto nel libro che ci sono questi 37 geni in ogni individuo, chiamato DNA mitocondriale, che si trasmette di madre in figlio, ma solo le figlie femmine lo riproducono, i figli maschi lo ereditano, ma non lo riproducono. Per cui i genetisti utilizzano il DNA mitocondriale per risalire in via matrilineare fino all’origine dei tempi.

Queste nozioni mi hanno accompagnato nella stesura del libro perché hanno costellato la mia ricerca. Questo libro rimane una sorta di unicum, di diario di quella che è stata la mia ricerca privata, che però ho aperto a una dimensione pubblica, perché il racconto anche della singola persona dentro un manicomio all’inizio degli anni Venti può diventare rappresentativo di tutta la nostra storia.

Un’esortazione a guardare al nostro privato senza vergogna, aprendoci a una dimensione politica pubblica che liberi le parole, le storie dei nostri antenati e, soprattutto, delle nostre antenate perché le donne in particolare sono sempre state emarginate e ho ritenuto che la prima persona dovesse avere un impatto più forte.”

“Quello che so di te” di Nadia Terranova è un romanzo autobiografico e introspettivo che avvince per la sua narrazione emotiva, che descrive un’epoca in cui la sofferenza delle donne veniva spesso patologizzata e repressa da schemi sociali rigidi.

È un libro che porta il lettore a riflettere sulla necessità di accettare le imperfezioni e le fragilità, e che invita a riconciliarsi con il passato.

Il cold case del mosaico con la coppia di amanti restituito a Pompei

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I ritrovamenti di reperti, i loro passaggi imprevedibili nel tempo e nelle vicende storiche, diventano alle volte oggetto di vere e proprie indagini investigative, che grazie allo studio e alla ricerca di professionisti dell’archeologia e del restauro conducono alla verità e alla loro giusta collocazione storica. È così il caso del mosaico con scena erotica che era stato trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale, stando alla ricostruzione del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, e poi consegnato nel mese di luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei. Il mosaico proveniva in realtà da una villa romana nelle Marche, come confermato dai successivi studi avviati dal Parco assieme all’Università del Sannio.

La vicenda ha origine dal dono a un cittadino tedesco, da parte di un capitano, suo amico, che lo portò in Germania dopo esserne venuto in possesso durante la sua attività come addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia nel 1943/44. Gli eredi hanno poi deciso di restituirlo allo Stato italiano. In mancanza di dati sulla provenienza del mosaico, il Ministero della Cultura aveva deciso di assegnarlo al Parco archeologico di Pompei, considerando che mosaici simili per tecnica e stile sono noti dall’area vesuviana. Una ricerca approfondita avviata dal Parco ha poi portato a un risultato inatteso: il mosaico non c’entra con Pompei. Le analisi archeometriche eseguite in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e

Tecnologie dell’Università del Sannio suggeriscono che si tratti di una produzione laziale che veniva commercializzata a livello sovraregionale. Ma non solo: un incontro fortunato, in occasione della presentazione del 2025, con Giulia D’Angelo, archeologa di origine marchigiane e co-autrice del contributo pubblicato oggi sull’E-journal di Pompei, ha condotto alla vera origine del mosaico: proviene da una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, dove è attestato già alla fine del Settecento.

“La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell’opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica. Il lavoro congiunto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, dei funzionari del Ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte ha consentito di ricollocare correttamente il mosaico nel suo contesto originario, una villa romana nelle Marche. Ogni bene trafugato e riportato in Italia rappresenta un frammento della nostra identità che torna alla collettività”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica – afferma il sindaco di Folignano, Matteo Terrani. Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l’obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione”.

La memoria del manufatto riemerge, tra l’altro, nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910) che lo riproduce in un taccuino manoscritto (ca. 1868), oggi conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno. A corredo dello schizzo, l’autore fornisce annotazioni sul soggetto e sulla località di rinvenimento. Egli interpreta la scena come quella di un uomo “che offre colla d[estra] una borsa di danaro… ad una bella donna che mezza ignuda gli sta davanti”, proponendo come titolo Il congedo di un’etera e riportando che il reperto “venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro”.

“Nelle more di valutare, insieme alla comunità e agli enti locali del territorio di provenienza future iniziative di valorizzazione (per esempio tramite una mostra) – aggiunge il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti – i risultati delle ricerche sono presentati nell’e-journal degli scavi di Pompei pubblicato oggi con la soddisfazione che grazie al lavoro interdisciplinare di Carabinieri, funzionari del Ministero della Cultura, archeologi e archeologhe nonché ricercatori e ricercatrici specializzati nell’archeometria, si è riusciti a ricostruire una vicenda travagliata con un lieto fine”.

“Grande lavoro di squadra, ricostruire la storia è team work e questo è un esempio di come la dedizione, la professionalità e la passione portano a scoperte inattese non solo a Pompei, ma anche in siti meno noti ma non meno importanti per comprendere e valorizzare il patrimonio classico in tutta la penisola – dichiara il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – Grazie alle ultime ricerche emerge una produzione specializzata laziale che esporta mosaici preziosi, realizzati presumibilmente in notevoli quantità, in territori come le Marche, Campania e Puglia; una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell’arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano”.

Fonte AdnKronos

Mantova – Juve Stabia sarà diretta da Ivano Pezzuto della sezione AIA di Lecce

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La Juve Stabia è attesa dalla gara del Danilo Martelli contro il Mantova che si giocherà domenica 8 marzo 2026 e rappresenterà la giornata n.29 del campionato di serie BKT 2025-2026, terza gara consecutiva in una settimana. Oggi sono state rese le designazioni arbitrali per il week end che hanno assegnato ad Ivano Pezzuto della sezione di Lecce la direzione delle gara.

Ivano Pezzuto, nato a Lecce 13 febbraio 1984, ha intrapreso la carriera arbitrale all’età di 14 anni, rivelando fin da subito un talento innato. Dopo aver conseguito il patentino a soli 15 anni, ha scalato rapidamente i vertici regionali e nazionali, debuttando in Serie A nel 2015 con la partita Sassuolo-Palermo. Un percorso fulminante, segnato da una passione incrollabile e da una preparazione costante.

Ivano Pezzuto, giovane promessa dell’arbitraggio salentino, ha raccolto l’eredità di Giannoccaro diventando il punto di riferimento per la sezione di Lecce. E’ considerato uno dei migliori arbitri della sua generazione e gode della piena fiducia del designatore Rocchi. Il suo futuro nel calcio professionistico è roseo e si prevede che diventerà uno dei direttori di gara più influenti degli anni a venire.

La professione di Ivano Pezzutto

Oltre al fischietto, Ivano Pezzuto ha una seconda professione. L’arbitro di Serie A, quando non è impegnato sui campi di gioco, lavora come impiegato in una banca di Lecce. Un doppio impegno che riesce a conciliare con grande maestria, dedicando la settimana alla carriera bancaria e il weekend al calcio.

Ivano Pezzuto: un direttore di gara poliedrico

Spesso etichettato come un arbitro ‘casalingo’, il fischietto leccese ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, coniugando un approccio dialogante con una personalità decisa .La sua fisicità, unita a un’ottima capacità di posizionamento, gli consente di gestire con autorità le partite più complesse. Nonostante qualche polemica che ha caratterizzato l’inizio della sua carriera, come nel caso delle sfide contro Salernitana, Spezia e Avellino, Pezzuto si è affermato come uno degli arbitri più affidabili del panorama calcistico italiano.

Statistiche e precedenti

Il Sig. Ivano Pezzuto è nato a Lecce il 13 febbraio 1984 ed è iscritto alla sezione AIA di Lecce. E’ al suo 12° anno alla CAN

Finora ha diretto ben 274 gare di campionato professionisti con 85 Rigori concessi e 74 le espulsioni

Quest’anno ha diretto 14 gare (1 in serie A, 1 in Coppa Italia e 12 in serie B) con questo bilancio: 8 vittorie interne, 5 pareggi e 1 vittorie esterne con 1 Rigore e 3 Espulsioni.

Conta 3 precedenti con il Mantova: 0 vittorie 1 pareggio 2 sconfitte

Conta 4 precedenti con la Juve Stabia: 2 vittorie, 2 pareggi, 0 sconfitte

24/25 Serie B  12/01/2025 Spezia 1:1 Juve Stabia (Soleri, Folino)

19/20 Serie B  17.07.2020 Juve Stabia 3:2 Chievo Verona ( Djordjevic (2), Forte, Troest, Mallamo)

19/20 Serie B  07.02.2020 Ascoli Calcio 2:2 Juve Stabia (Scamacca, Forte, Ninkovic, Provedel)

19/20 Serie B  23.11.2019 Juve Stabia 2:0  Salernitana (Cissè, Canotto)

Assistenti

Primo Assistente sig. Andrea NIEDDA della sezione AIA Ozieri)

Secondo Assistente:sig. Mattia PASCARELLA della sezione AIA Nocera Inferiore

IV° ufficiale: sig. Jules Roland ANDENG TONA MBEI della sezione AIA Cuneo

VAR

VAR: sig. Francesco MERAVIGLIA della sezione AIA Prato

AVAR: sig. Federico DIONISI della sezione AIA L’Aquila