LāItalia fa un passo avanti nella cittadinanza digitale: il Consiglio dei ministri approva il domicilio digitale, un sistema perĀ ricevere le comunicazioni a un unico indirizzo online invece di inseguire le raccomandate.
Addio alle raccomandate, arriva il domicilio digitale
Via libera dal Consiglio dei ministri, partenza prevista,Ā primavera 2018: ogni cittadino riceverĆ a un unico indirizzo onlineĀ (il domicilio digitale)Ā le comunicazioni della Pa
Ma cosa significa, in concreto, la rivoluzione in arrivo? Che ogni cittadino, associazione o ente avrĆ il diritto di scegliersi un domicilio digitale a un qualsiasi indirizzo di posta elettronica certificata o equivalente, dove potrĆ e dovrĆ ricevere anche ogni comunicazione avente valore legale della pubblica amministrazione.
Oggi professionisti e imprese dispongono giĆ di un domicilio digitale. Le nuove norme puntano a includere anche il resto della popolazione, che ancora riceve comunicazioni legali solo tramite una raccomandata allāindirizzo di residenza. Con tutti i disguidi che ne possono seguire. Domani, invece, ci sarĆ prova digitale dellāinvio e della ricezione. Ma come avverrĆ concretamente il processo di inclusione? Ā«VerrĆ creato un registro dei domicili digitali delle persone fisiche da parte di Infocamere, la societĆ di informatica delle Camere di Commercio italiane, dove singoli cittadini potranno andare, registrarsi e inserire il loro indirizzo di posta certificataĀ», spiega a La Stampa Guido Scorza, responsabile Affari regolamentari del Team per la Trasformazione Digitale della presidenza del Consiglio, che con il ministero della Pubblica Amministrazione e lāAgenzia per lāItalia Digitale ha lavorato ai correttivi. Ā«A quel punto se sei una pubblica amministrazione dovrai scrivere a quellāindirizzo. E gli indirizzi dovranno essere usati solo per questo scopoĀ». In pratica una volta che singoli cittadini decideranno, su base volontaria, di iscriversi al registro, le amministrazioni dovranno adeguarsi. Scorza azzarda anche una previsione per il lancio della piattaforma: primavera 2018. Il domicilio digitale era giĆ previsto dal Codice, ma era agganciato alla nascita di unāAnagrafe nazionale della popolazione residente, il progetto di unificazione delle varie anagrafi territoriali. Che però richiede ancora tempo. Allora si ĆØ deciso intanto di sganciarlo e creare un registro apposito.
Tra le altre correzioni incluse, anche lāistituzione di un unico difensore civico digitale che sostituirĆ analoghe figure che dovevano nascere in tutte le amministrazioni statali ma che non hanno mai visto la luce. Il difensore dovrĆ agevolare lāattuazione dei diritti previsti dal Codice. Però potrĆ esercitare solo una moral suasion, unāopera di convincimento, sullāente specifico.
E poi cāĆØ il tema del riutilizzo di software da parte della Pa. Ā«Le norme ora prevedono che si dovrĆ pubblicare tutto il software su cui la pubblica amministrazione dispone dei diritti in un unico sito, con descrizione, codice, licenza e documentazioneĀ», spiega Scorza. E gli enti pubblici dovranno verificare lāesistenza di prodotti giĆ adatti alle loro esigenze prima di commissionarne di nuovi.
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vivicentro/Niente più raccomandate dalla PA, arriva il domicilio digitale
lastampa/Addio alle raccomandate, arriva il domicilio digitale CAROLA FREDIANI

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