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giovedì, Maggio 26, 2022

Nemo alla ricerca della giustizia, nel mare degli indifferenti

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Come facilmente pronosticato, la faccenda dell’estromissione di Pietro Santapaola dalle primaverili del Cosenza, sembra essere già rientrata e il Presidente Guarascio, sceso a più miti consigli.

Il legale dei Santapaola , rende noto di aver ricevuto una mail circa la prossima ripresa degli allenamenti da parte del ragazzo, pur restando in attesa di una comunicazione ufficiale.

Non dubitavo che l’eco della stampa sulla notizia, avrebbe portato ad una rapida conclusione, e credo che determinante sia stata la puntata delle “Iene” trasmessa ieri sera.

Purtroppo da diversi anni per avere visibilità ed ottenere qualcosa, in tempi umani, molto più che alla magistratura, vale rivolgersi alla televisione, che se in questo caso ha dimostrato tutto il suo benefico potere, si tratta dello stesso che può essere messo anche al servizio del male, tacendo alcune notizie o stravolgendo il senso di altre.

Anche il giornalismo richiederebbe le doti morali e personali, utili a Magistrati, poliziotti, militari e sanitari, comunque tutti coloro che decidono di dedicare la propria opera al bene della comunità.
Dal pezzo mandato in onda dalle “Iene”, emerge la figura di un ragazzo totalmente inconsapevole della realtà che lo circonda ma soprattutto all’oscuro della sua storia familiare e di quella della Mafia, così ben intessute. I genitori dal canto loro, hanno difeso la mafiosità del tipo di educazione impartita al ragazzo, arrabbiandosi col giornalista per avergliene accennato.

Storia di Pietro, nipote del boss.

Ora, benché su altri articoli, come già sottolineato in precedenza, abbia letto considerazioni del tipo, “il padre, trascinato in Tribunale da un pentito”, mi viene da pensare che se tuo padre e non un lontano parente, magari mai conosciuto, viene condannato a 12 anni, se pur solo in primo grado al momento, non sia da considerare una notizia da poco al pari di un pettegolezzo da evitare in casa.
Perciò, così come giorni fa, ho scritto di getto a favore di Pietro, oggi, altrettanto di getto, vorrei che gli arrivassero anche altre considerazioni.

Giornalisti, calciatori e pesci…

Come hai potuto vedere Pietro, il mondo delle persone per bene, si è messo in moto per te e senza spargimenti di sangue, ha posto rimedio ad un’ingiustizia che stavi subendo. Quello che invece abbiamo visto noi, è il tuo adagiarti, inconsapevole, nel clima omertoso che ti è stato proposto…

La Mafia mi fa schifo…

Siccome non sai niente di Mafia, pur avendo detto che ti fa schifo, vorrei raccontarti che lì invece, non regna la giustizia e neppure la solidarietà della quale hai appena goduto. Non solo i ragazzi come te vengono tranquillamente uccisi solo per il cognome, estromettendoli dalla vita stessa e non dalla squadra ma vorrei raccontarti anche, cosa diventa il rapporto fra padri e figli che appartengono alla criminalità organizzata… cosa significa per loro, “la famiglia”.

Storia di Luigi, papa’ di Nemo e figlio del boss.

Luigi Bonaventura, che è un collaboratore di giustizia da 15 anni è anche papà di Nemo, e figlio di un boss.
Ha dovuto combattere un giorno, col proprio padre, che voleva ucciderlo a nome della ‘Ndrangheta in quando apprese la sua intenzione di “pentirsi e collaborare con la giustizia”. Alla fine fortunatamente fu Luigi a colpire il padre di striscio e per quella volta, non morì nessuno.

Storia di Nemo, nipote del boss.

Luigi ha dei figli,come te, nipoti del nonno,il boss mafioso, quel padre, che voleva ucciderlo. Uno è poco più grande di te ma pur avendo un padre eroico, che è stato utilissimo alla comunità, fa una vita, da sempre, di gran lunga peggiore della tua, esclusioni comprese.
Si fa chiamare Nemo, puoi trovarlo su Facebook e se un giorno deciderai di capire in che mondo stai vivendo, togliendo i filtri altrui, magari facci due chiacchiere… avete molte cose in comune ma vissute da punti di vista diametralmente opposti.
Al contrario di te, lui una vita normale non l’ha avuta mai. Sempre spostato da una città all’altra, senza poter stabilire relazioni o amicizie, rischiando la vita ogni giorno, in piena consapevolezza. A lui non è stata data neppure una nuova identità, né la possibilità di proseguire gli studi.

Nemo, alla ricerca della giustizia.

Suo padre, un vero eroe contemporaneo, è stato il capofila del pentitismo nella ‘Ndrangheta e la sua  collaborazione, tutt’ora in atto, ha portato all’arresto di centinaia di criminali e al recupero di svariati milioni di euro.
Malgrado ciò Luigi è già fuori da ogni programma di protezione da oltre sei anni, né è stata fornita, neppure a lui una nuova identità. La sua colpa, uguale al merito, la voglia di parlare, comunicare, di far conoscere la sua esperienza in tutto e per tutto, anche su come lo Stato li sta trattando.

Muti come pesci.

Anche la moglie e il resto della famiglia, seguono le sorti di Nemo, senza una nuova identità e privati anche della libertà di espressione. Volevo intervistare Paola, la mamma di Nemo, moglie di Luigi e vera eroina dei giorni nostri ma la trafila di autorizzazioni da richiedere è lunga e nel suo caso, non viene quasi mai rilasciata, anche in occasione dell’8 Marzo le è stata negata la possibilità di rendere testimonianza, se pur Online, in un bel servizio sulle donne di mafia.

Pietro e Nemo alla ricerca della propria identità.

Alla tua età è ancora ammessa l’ignoranza ma fra un anno sarai maggiorenne e non sarà più così.
Ieri per la festa del papà, il nostro piccolo grande Nemo, ha pubblicato un post, esortando gli adulti dediti al crimine, di porsi il problema dell’esempio e del futuro , che danno ai propri figli.
Proprio lui, nel mirino della criminalità, con un padre che non sa mai se potrà rivedere, colpito più volte da tutte le ingiustizie del mondo, sia di stampo criminale che Statale, proprio lui, ci esorta a portare avanti questa lotta che ha distrutto la sua vita e quella di tutti suoi cari.
Si, perché ciò che è tuo dovere conoscere, è l’incredibile vastità del male che in decenni è stato operato dalla criminalità organizzata della quale i tuoi avi, sono eccelsi e sanguinari rappresentanti. La violenza cieca, le leggi d’onore ma soprattutto l’infinita capacità di corrompere tutto e tutti, col denaro o col piombo. E devi conoscerlo, per prenderne le distanze, con assoluta fermezza.

I livelli di corruzione nei quali la mafia ha trascinato il nostro paese, fanno sì che non ci sia più giustizia neppure per gli onesti. Che la lotta si svolga uno contro uno, nella stessa squadra, con diverse coscienze. Che per un Magistrato che vorrebbe fare giustizia, ce n’è un altro che delle sentenze fa mercimonio, per un Pretore che vorrebbe accellerare i tempi, ce n’è un altro che ostacola, per ogni politico che porta avanti una battaglia per il popolo, uno che al popolo ruba e per ogni giornalista che scrive un pezzo coraggioso, ce ne sarà un altro che minimizzera’ faziosamente, schiavo di qualche potente corrotto.
E questo è il danno più grave e difficile da affrontare che famiglie come la tua, hanno arrecato al paese dove anche tu vivi.

Pietro nel Paese delle Meraviglie.

Scordati la giustizia rapida della quale hai appena usufruito, perché non è quella vera, quella sulla quale potrai fare di conto, in quanto cittadino italiano. No, al tuo avvocato sarebbero, serviti mesi, anni e se tu non avessi una famiglia che può permettersi la spesa, avresti solo subito in silenzio, come mafia insegna. E già ti avevo detto che tanti atleti, subiscono ingiustizie che resteranno ignote a tutti, non portando il tuo cognome.
Questo perché, malgrado il nostro paese, sia pieno di eroi che rischiano ogni giorno la propria vita per noi, è altrettanto pieno di corrotti, farabutti e criminali senza scrupoli.
Questo è il mondo di oggi, quello che la storia consegna nelle tue mani al divenire adulto ma buona parte di questa storia avrebbe dovuto narrartela tuo nonno che invece era impegnato a far uccidere svariate persone, fra i quali anche i giornalisti coraggiosi, che avrebbero magari scritto a tuo favore.
Perché la moralità è una sola, la coscienza, se non la metti a tacere, parla un linguaggio universale di rispetto per la vita ed i suoi valori.
Felice di sapere che indosserai ancora le tue scarpette da calcio, spero di scrivere nuovamente di te, in occasione del tuo primo clamoroso successo, che auspico non essere un rigore ma una doverosa, profonda e magari pubblica… presa di coscienza.

Che le colpe dei padri non ricadano sui figli e che i figli, abbiano la possibilità di diventare persone oneste, al di là dei padri, se lo desiderano.
Seguiremo con interesse gli sviluppi e i successi si Pietro ma sempre col pensiero rivolto al nostro piccolo, immenso Nemo, alla ricerca della giustizia, nel mare dell’indifferenza, vera vittima innocente della mafia e delle sue infinite infiltrazioni.

Francesca Capretta / Cronaca Calabria

COLLEGATA:

Pietro Santapaola, estromesso dalla squadra del Cosenza, per cognome

Pietro non aver paura di sbagliare un calcio di rigore…non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. …

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