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giovedì, Giugno 30, 2022

Italia, Black Lives Matter non deve dipendere da ciò che fanno gli avversari

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Natale Giusti
Laureato in Economia e Commercio e giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2017. Redattore di Napolisoccer.NET dal 2015 al 2019 e conduttore a Radio No Frontiere dal 2017 al 2019 del programma sportivo "Sotto Porta Show". Passato da maggio 2019 alla redazione di Vivicentro.it. Uno smisurato amore per il calcio in generale ma soprattutto due grandi passioni: la Juve Stabia, e il giornalismo.... Così grandi per me, che diventa sempre più difficile tenerle nettamente separate…

Italia, tanto travolgente in campo (e speriamo che la favola continui contro il Belgio) il comportamento degli azzurri ad Euro 2020 quanto opinabile sulla questione “Black Lives Matter”. Inginocchiarsi o no prima del calcio d’inizio è diventato ormai una querelle su cui molti hanno voluto dire la loro negli ultimi giorni spesso anche a sproposito.

Il primo a utilizzare il gesto dell’inginocchiamento fu Martin Luther King. Poi “Black Lives Matter”, letteralmente “le vite dei neri sono importanti” è diventato il simbolo della lotta al razzismo dopo l’assoluzione di George Zimmermann che aveva ucciso l’afroamericano Trayvon Martin nel 2012.

Dopo l’uccisione di George Floyd il 25 maggio 2020 da parte di un poliziotto americano, l’inginocchiamento da “Black Lives Matter” è stato utilizzato per la prima volta dalle squadre di Premier League in Inghilterra.

I calciatori della nazionale italiana avrebbero potuto dare un grande segnale in occasione di Euro 2020 ma è prevalsa la confusione e il caos nel gruppo azzurro con riferimento all’atteggiamento da tenere prima del fischio d’inizio.

E così mentre nella gara Italia-Galles, cinque azzurri si sono inginocchiati (Bernardeschi, Belotti, Emerson Palmieri, Pessina e Toloi), nella gara con l’Austria tutti i calciatori di ambedue le squadre sono rimasti in piedi.

Premesso che il miglior approccio sul tema è stato quello di Roberto Mancini: “Prima di tutto ci deve essere la libertà..”, si è passati da un Bonucci che nella conferenza pre-Austria rimandava la decisione ad una riunione successiva della squadra, a Chiellini che interrogato sul da farsi ha risposto: “Faremo altro contro il nazismo”, con una gaffe che lo ha portato a scambiare la parola razzismo con nazismo.

Ma il culmine dell’ilarità si è raggiunto con la posizione ufficiale della FIGC riportata in una nota: “La squadra si inginocchierà per solidarietà con gli avversari e non per la campagna in sé, che non condividiamo. I giocatori austriaci non si sono inginocchiati e i nostri sono rimasti in piedi. Se quelli del Belgio lo faranno, anche i nostri saranno solidali con loro”.

Molto meglio sarebbe stato lasciare agli azzurri la piena facoltà di poter esprimersi liberamente al riguardo. Anche perchè se da un lato non è lecito obbligare qualcuno ad inginocchiarsi contro il razzismo, per converso non appare neanche corretto impedire a qualcun altro di poterlo fare liberamente.

E poi questo fatto di fare un determinato gesto come quello dell’inginocchiarsi prima del via solo ed esclusivamente per solidarietà con gli avversari appare quanto meno risibile.

Nel caso in cui la squadra avversaria facesse, ragionando per assurdo, un saluto nazista, l’Italia che farebbe? Si adeguerebbe per solidarietà verso gli avversari? Tanta confusione, troppa per un tema, quello del razzismo, in cui purtroppo in Italia, dispiace dirlo, siamo lontano anni luce rispetto agli altri paesi, e non solo nel calcio.

 

a cura di Natale Giusti

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