Corbo: “Dieci punti per spiegare il ko di Torino: non è solo sfortuna”

Dopo la partita dell’anno è Sarri che detta il tema. «Juve fortunata», chiude in due parole. Poche per raccontare una sfida vista nel pianeta da un miliardo di spettatori attraverso 25 stazioni. Pochissime per capire un verdetto ingrato: dopo 85’ di equilibrio decide troppe cose. Promuove al primo posto la Juve, arretra il Napoli al secondo, sconvolge il vertice della classifica. Fortuna anomala perché stavolta non aiuta gli audaci, ma i prudenti. Premia il tatticismo del flemmatico Allegri piuttosto che Sarri, la grazia e l’irruenza del suo gioco, il migliore congegno offensivo degli ultimi mesi. Ma la verità è dentro la partita: come fanno i bambini con i giocattoli, bisogna mandarla in pezzi e studiarli. Sono almeno dieci gli elementi di una analisi che non può fermarsi a quelle due parole, «Juve fortunata ». Allegri controcorrente. Gioca la partita che nessuno si aspetta. Ha una opportunità: giocare in casa la sfida scudetto, battere il Napoli e scavalcarlo. Immagini quindi una Juve d’assalto, con il Napoli che difende il vantaggio di due punti. Allegri invece smonta la Juve dopo 14 vittorie consecutive, allinea una difesa 4 e non più a 3, rimedia ad assenze importanti come Mandzukic, Chiellini, Caceres. Si preoccupa non di battere il Napoli, ma solo di bloccarne le energie vitali. La squadra manovrabile. Allegri manda in tilt il congegno offensivo del Napoli, bloccandone le linee di collegamento. Higuain rimane isolato tra due lupi come Bonucci e Barzagli, sono curati da vicino gli altri tre della cricca: Khedira va su Hamsik e lo esclude dalla partita, Callejon è costretto a coprire piuttosto che a proporre, Insigne mostra il cuore nei ritorni difensivi ma in copertura è leggero se perfino Marchisio il Principino lo manda gambe all’aria in un contrasto. La Juve si preoccupa della fascia sinistra del Napoli: spende Cuadrado per infastidire Ghoulam. Tutta la famosa catena di sinistra (Ghoulam, Hamsik, Insigne) si spezza. Restano ingranaggi sparsi. L’ingenuità. Ci si mette Koulibaly dopo una partita formidabile. Dimentica che Zaza è mancino. Gli consente di girarsi sul piede migliore. Sfortuna, inesperienza o ingenuità? Sottoritmo. Sarri rivela che aveva chiesto di osare di più. Ma vi riesce la squadra se impone un ritmo alto, con i migliori che vincono i rispettivi confronti. Hamsik soccombe a Khedira, Callejon non sfonda a destra dove incrocia anche Pogba, Insigne va di rado in profondità a sinistra. La Juve portando la gara sottoritmo non ferisce il Napoli, ma accetta di abbassare la velocità. Gli spazi stretti. Combattendo furiosamente in spazi limitati, con contatti ravvicinati, ci si affatica molto per nulla. Lo sanno Allan e Jorginho. Ma nessuno prende il largo. Sono infatti rarissisme le conclusioni. La mossa mancata. Sarri crede nel suo 4-3-3. Il modulo di una stagione fantastica. Ma la Juve sabato sera lo ha deformato e svilito in un 4-5-1. L’infortunio di Bonucci forse ispirava una mossa. Infilare la seconda punta: Gabbiadini al posto di Insigne. Rugani non è Bonucci. Ponendosi a specchio in un inconsueto 4-4-2 il Napoli avrebbe avuto una forza d’urto maggiore, Gabbiadini accanto a Higuain, mediana con Callejon a destra, Allan e Jorginho al centro, Hamsik quarto a sinistra come sul versante opposto Pogba. Il caso Gabbiadini. Una risorsa dev’essere se non è stato venduto a gennaio. Consente la variante tattica. Rischia la depressione. Prevedibile. Il Napoli merita tonnellate di elogi, ma è privo di alternative. Se gioca sempre allo stesso modo, rischia di essere prevedibile in alcune gare. Non può imporre sempre e solo la maggiore velocità. A Torino non gli è riuscito. Il calendario. Non è finita a Torino. Lo scudetto si decide il 24 aprile, 35esemimo turno, con Fiorentina-Juve e Roma-Napoli. Il mercato avaro. La Juventus infila un giocatore nuovo dopo l’altro. Zaza è la prova. Con almeno uno tra André Gomes, Herrera o Kramer, annunciati e mai presi, il Napoli sarebbe più competitivo. Vi fu troppa euforia: è stato il consiglio di un amico al presidente. L’ha detto De Laurentiis anche in tv. Un giorno scoprirà che quell’amico è juventino.

Antonio Corbo – La Repubblica

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