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Francesca Michielin, 4.200 come lei: “Con 1 rene solo vita normale”

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(Adnkronos) – “Con un rene solo si vive benissimo” e come la cantante e conduttrice Francesca Michielin, che ha raccontato dell’intervento subito, hanno sperimentato la vita con un solo rene almeno “le oltre 4.200 persone che in 20 anni (dati dal 2001 al 2021) l’hanno donato”, senza contare poi tutti i pazienti sottoposti a nefrectomia per altre ragioni legate a patologie e i trapiantati.Lo spiega all’Adnkronos Salute Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, nefrologo di fama internazionale. “La nefrectomia – dice Remuzzi – è un intervento relativamente semplice, può essere eseguito per via tradizionale, laparoscopica o con l’uso del robot.

Ai pazienti che fanno il trapianto noi trapiantiamo un rene solo.Pensiamo poi a tutti i trapianti di rene da vivente, in cui il donatore continua la sua esistenza con un rene solo e il ricevente anche”.  “I dati sulla sopravvivenza a lungo termine di chi ha un rene solo vengono proprio dai donatori viventi di rene e la maggior parte stanno bene – illustra Remuzzi – Tutti gli studi disponibili dimostrano che vivono come le persone normali e il rischio di andare incontro a insufficienza renale avanzata è uguale a quello della popolazione generale.

Le uniche variazioni”, rilevate nel lungo termine, “sono un modesto aumento della pressione e il passaggio di proteine nelle urine segnalati da diversi studi in una quota minore di persone esaminate.Un rischio accettabile, che può essere controllato e non riguarda tutti – precisa lo specialista – ma un 30% circa dei donatori e dopo molti anni” dalla nefrectomia. “Sono problemi che si possono prevenire con un accurato controllo della pressione e ci sono dei farmaci che possono ovviare.

I lavori più importanti, in definitiva, hanno evidenziato che avere un rene solo, e dunque la donazione del rene, non rappresenta un problema rispetto alla longevità della persona”. Niente rinunce o attenzioni particolari? “No, assolutamente niente – risponde lo scienziato – Vivere con un rene solo significa condurre una vita perfettamente normale per la maggior parte delle persone.Chi è in questa condizione può fare sport, mangiare quel che vuole”, nel caso di Michielin calcare i palchi e andare in tour. “L’unico rischio è che si ammali l’altro rene, ma in genere non succede.

Quindi si può dire che non cambia la vita”, assicura Remuzzi.  Il rene, spiega ancora Remuzzi, “è un organo che ha capacità di vicariare e quando se ne toglie uno, il rimanente vicaria la funzione dell’altro.Molto frequentemente, quindi, anche la funzione renale di un rene solo si avvicina molto a quella di due, perché” l’organo rimasto in solitudine a svolgere la sua attività “aumenta di dimensioni, aumenta la filtrazione glomerulare, e così via.

Alla lunghissima può determinare uno sforzo, ma la sostanza è che si vive bene.Noi abbiamo molti più glomeruli di quanti servono: abbiamo circa un milione di questi ‘gomitoli’ che servono per filtrare il sangue.

Se si toglie un rene, si rimane comunque con 1 milione di ‘nefroni'”, le singole unità funzionali e strutturali di quest’organo.Un milione “è molto di più di quelli che servono per supportare le esigenze metaboliche di un organismo”, assicura l’esperto. “Basti pensare che se una persona ha un’insufficienza renale e perde una grande quantità di nefroni non se ne accorge.

Comincia ad avere dei disturbi in genere quando arriva ad avere solo il 10% di nefroni funzionanti”.  Quanto è importante che persone note, in particolare fra i giovani, portino le loro testimonianze su problemi di salute e le condividano con l’opinione pubblica? “E’ qualcosa che può senz’altro aiutare.Ma è una decisione molto soggettiva parlarne o meno – precisa il direttore dell’Irccs milanese dedicato alla ricerca farmacologica – Ci sono persone che si sentono meglio condividendo un loro problema sanitario con gli altri, può essere terapeutico.

Lo è moltissimo, per esempio, per chi è affetto da tumore: il fatto di sentirsi parte di una comunità che può condividere le proprie angosce e la propria sofferenza può far sentire compresi e accolti.Ma c’è anche chi preferisce tenersi tutto dentro, chi preferisce che nessuno sappia cosa gli succede fin quando non starà bene.

E’ qualcosa di molto soggettivo e non si può dire se è giusto o sbagliato.Certo, molte volte può aiutare che l’opinione pubblica sia esposta ai problemi di chi soffre e che conosca quello che fa la medicina”.  Parlarne, prosegue il ragionamento di Remuzzi, “tante volte vuol dire rendere noti anche i progressi e qualche miracolo della medicina.

Questo è bello e importante: più le persone sono informate, più è facile curarle.Dico di più: non è vero a mio avviso che non bisogna andare su Internet.

In Rete si trovano molte informazioni, anche se i social riportano non di rado notizie sbagliate.Ma fare ricerche e farsi un’idea della malattia con cui si ha a che fare prima di andare dal medico, per esempio, non è necessariamente sbagliato.

Aiuta, perché il medico parte già da una persona che ha qualche conoscenza.E molte informazioni che si trovano online fanno riferimento alla letteratura scientifica.

Internet è un grande contenitore, c’è di tutto.Ci sono cose meravigliose e cose completamente sbagliate.

Bisogna saper scegliere”, conclude. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sanremo 2024, Fiorello sbarca al festival: c’è l’Aristonello

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(Adnkronos) – Il quartier generale di Fiorello a Sanremo 2024 si chiamerà Aristonello.Il battesimo del ‘glass di cortesia’ piazzato davanti all’ingresso del Teatro Ariston è avvenuto questa mattina durante la puntata di ‘Viva Rai2’, con Fiorello che dal Glass del Foro Italico si è collegato con Alessia Marcuzzi, già arrivata a Sanremo. È toccato alla co-conduttrice di ‘Viva Sanremo’, lo spin off del mattin show che andrà in onda in coda alle prime quattro serate del festival, scoprire la scritta con il nome dello studio.  Fiorello arriverà a Sanremo stasera per preparare la sua performance festivaliera che si giocherà tra l’Aristonello e il dialogo con quanto accade in teatro: lo showman siciliano sarà impegnato con la puntata di lunedì 5 febbraio di ‘Viva Rai2’, in onda regolarmente alle 7 del mattino, poi in quattro puntate di ‘Viva Sanremo’, e infine nella coconduzione della serata finale del festival al fianco di Amadeus.  Ma è chiaro, come annunciato dallo stesso Amadeus ieri sera a ‘Porta a Porta’ che da Fiorello ci si potrà aspettare di tutto anche durante le dirette del festival, con collegamenti e irruzioni in teatro.

L’unico imperativo è che non salirà sul palco dell’Ariston prima della finale di sabato 10 febbraio ma, ha chiarito Amadeus, potrà entrare anche in platea. Fiorello alloggerà come Amadeus all’Hotel Globo di Sanremo, direttamente collegato con l’Ariston, in una stanza sullo stesso pianerottolo dell’amico conduttore e direttore artistico, al quale c’è da scommettere non mancherà di bussare all’alba per qualche diretta Instagram. Del set di ‘Viva Sanremo’ fa parte anche un ampio spazio davanti al Glass e davanti all’ingresso dell’Ariston tappezzato con un manto erboso, dove Luca Tomassini proporrà la sue spettacolari coreografie e messe in scena per lo street-show e anche un balconcino che affaccia sia sull’Aristonello che sull’Ariston dove Fiorello e gli altri protagonisti dello show potranno affacciarsi.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Cancro al seno con mutazione geni Brca, dibattito in Regione Veneto

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(Adnkronos) –
Massima attenzione alla salute dei cittadini, allo sviluppo di una maggiore consapevolezza e conoscenza delle opportunità
oggi offerte alle famiglie con una mutazione Brca 1 e 2: sono questi alcuni dei principali obiettivi della Regione Veneto emersi ieri durante un incontro per sensibilizzare e promuovere il valore della medicina di precisione e dei test diagnostici, organizzato a Palazzo Ferro-Fini a Venezia su iniziativa del consigliere Lucas Pavanetto e di Fb & Associati.Obiettivo del tavolo di lavoro con istituzioni, oncologi e associazioni pazienti – si legge in una nota – far emergere le eccellenze e i nodi ancora da sciogliere in Veneto in tema di prevenzione e presa in carico nelle persone affette da tumore alla mammella con mutazione dei geni Brca 1 e 2 ed elaborare un documento sul valore della medicina di precisione e dei test diagnostici nelle persone affette da questa patologia oncologica.

All’incontro sono intervenuti, oltre Pavanetto, i senatori Ylenia Zambito e Ignazio Zullo (X Commissione del Senato) e la deputata Marina Marchetto Aliprandi (XIII Commissione della Camera).  “Fondamentale, per combattere la malattia, è la diagnosi precoce, a iniziare dall’autopalpazione del seno e dalla visita medica, fino all’effettuazione di un approfondito screening mammografico – dichiara Pavanetto, membro V Commissione Sanità del Consiglio regionale del Veneto – A tal fine, è indispensabile fare comunicazione per far partecipare le persone agli screening organizzati, nonché procedere verso un potenziamento dei servizi, cosa a cui la Regione sta lavorando costantemente”.  Nel corso della conferenza ampio spazio alla promozione di un accesso equo ai test. “L’evoluzione terapeutica oggi consente terapie personalizzate sulla base della mutazione genetica dei pazienti – sottolinea Marco Montagna, responsabile Uo Tumori eredofamiliari mammella e ovaio dell’Istituto oncologico Veneto Irccs di Padova – Il numero dei test effettuati per l’individuazione dei geni mutati a scopo terapeutico è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi anni, rendendo, in quanto prioritari perché necessari per il trattamento del paziente, più difficile per i laboratori eseguire tutti i test necessari.Il rischio, senza un’adeguata implementazione delle risorse umane nei laboratori, è che le richieste urgenti penalizzino i test legati alla prevenzione all’interno delle famiglie a rischio”. Necessario procedere a una rimodulazione dell’approccio – è emerso dal dibattito – per intercettare chi è portatore della mutazione senza saperlo.

Un costo, quello del test genetico ampliato in base alle nuove conoscenze e dell’aumento del personale nei laboratori, che richiede indubbiamente un investimento economico importante a breve termine, ma che rappresenta un risparmio a lungo termine rispetto a un possibile sviluppo di malattia nelle famiglie a rischio negli anni successivi.Aiuterebbe a intercettare i casi nascosti – hanno ribadito gli esperti – anche una maggiore attenzione ai pazienti affetti da neoplasie quali il tumore al pancreas o alla prostata che in una percentuale limitata, possono avere origine da una mutazione Brca 1 oppure Brca 2. “I soggetti con tali patologie possono costituire dei ‘casi indice’ attraverso i quali poter individuare le famiglie a rischio con portatori sani di una mutazione Brca, da sottoporre a programmi personalizzati di screening – sostiene Pierfranco Conte, direttore scientifico S.

Camillo Hospital – Irccs, Senior professor in Oncologia Università di Padova – La Regione Veneto oramai da anni garantisce anche ai familiari con mutazione Brca, ma senza neoplasia, dei percorsi di follow-up adeguati.Questo modello andrebbe esteso anche alle altre regioni del territorio nazionale: è questo uno dei problemi fondamentali da porre all’attenzione della classe politica”.  Il Veneto – riferisce la nota – è anche tra le 12 Regioni dov’è stata riconosciuta, per entrambi i sessi se ne hanno diritto, l’esenzione D99, relativa all’accesso ai servizi di screening e di monitoraggio.

Dati alla mano, permette a chi ha la mutazione un risparmio pari a circa 600-800 euro annui di ticket per esami diagnostici. “Tale situazione rappresenta una discrasia di trattamento inaccettabile tra le diverse cittadine italiane – sottolinea Loredana Pau, vicepresidente Europa Donna Italia – Il Veneto rappresenta un esempio virtuoso, essendo stata una tra le prime a riconoscere tale esenzione, ma possono essere, sicuramente, apportati dei miglioramenti rispetto al coinvolgimento attivo del mondo associativo all’interno della definizione delle politiche sanitarie e, più nel dettaglio, oncologiche.Un grande passo avanti nella collaborazione tra società civile e istituzioni è stato fatto con la recente adozione di una delibera regionale che stabilisce il coinvolgimento delle associazioni nel processo decisionale che riguarda la sanità”. 
Il Veneto – evidenzia la nota – ha adottato un provvedimento che sancisce l’adozione di un modello di sanità partecipata nel quale la programmazione verrà condivisa con le Associazioni dei pazienti e dei familiari.

Il provvedimento prevede l’istituzione dell’assemblea permanente delle organizzazioni dei cittadini e dei pazienti e la cabina di regia della Sanità partecipata.  “In questo contesto, il ruolo fondamentale dell’associazione emerge come un faro di sostegno per le pazienti scoprono di essere portatrici della mutazione – afferma Daniela Terribile, presidente di Susan Komen Italia – Allo stesso modo diventa essenziale per le donne il cui stato mutato viene rivelato attraverso indagini familiari.La verifica della familiarità fin dal primo accesso alla mammografia di screening permette di agevolare e ottimizzare i percorsi successivi e le offerte di cura e prevenzione appropriate.

Altrettanto necessario disporre di centri qualificati per la gestione di soggetti ad alto rischio di tumori eredo-familiari che dispongano di tutte le figure di questo complesso percorso.Unendo le forze con le associazioni, e in sinergia con le istituzioni possiamo raggiungere un progresso significativo in tal senso”. Dalle associazioni dei pazienti la richiesta di miglioramento della presa in carico delle pazienti con mutazione Brca. “Emerge la necessità di rendere il più semplice possibile l’accesso al test e la presa in carico dei familiari sani, ma a rischio, che devono avere accesso ai percorsi di sorveglianza/prevenzione previsti per l’alto rischio genetico – conclude Elisa Ragazzi, referente regionale aBRCAcadabra – Capillare è il nostro impegno come associazione, anche a livello comunicativo, ma gli sforzi compiuti quotidianamente vengono ripagati.

A testimonianza dell’efficacia delle azioni portate avanti, sempre più giovani donne sane si rivolgono ad aBCRAcadabra. È un dato importantissimo, perché ciò consente di intercettare eventuali mutazioni prima dell’insorgenza di una patologia tumorale”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sgarbi: “Mi dimetto da sottosegretario”

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(Adnkronos) – “Comunico ai giornalisti, che se lo potevano aspettare, che mi dimetto da sottosegretario con effetto immediato.Scriverò una lettera alla Meloni”.

Lo ha annunciato Vittorio Sgarbi dal palco dell’evento ‘La ripartenza – liberi di pensare’, organizzato da Nicola Porro. “Io sono solo Vittorio Sgarbi, non sono più sottosegretario.Non voglio essere sottosegretario”, ha spiegato il critico d’arte. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Memo Remigi torna in Rai a Bella Ma’: “Chiedo scusa, mai mancare di rispetto alle donne”

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(Adnkronos) – Memo Remigi – dopo l’allontanamento dalla Rai a ottobre del 2022 per una molestia a Jessica Morlacchi durante la trasmissione ‘Oggi è un altro giorno’ allora condotta da Serena Bortone su Rai1 – torna in Rai ospite del programma ‘Bella Mà’ invitato dal conduttore Pierluigi Diaco e affronta subito il tema. “Ci tenevo a ribadire le mie scuse all’azienda e soprattutto al pubblico: sono convinto che nella vita tutti sbagliamo e io in sessanta anni di carriera sbagli ne ho fatti diversi, più o meno gravi.Quello che ho fatto è stato un gesto di grande incoscienza, che mi è costato molto”, ‘confessa’ il cantante e autore di tanti brani famosi. “Guai a mancare di rispetto, soprattutto a una donna – tiene a sottolineare Remigi – Sono il primo a portare avanti questo principio fondamentale, specie nella vita di un uomo: l’uomo non può profittare di determinate situazioni, per far sentire la donna più debole, per metterla in uno stato di inferiorità.

Fare certi gesti nei confronti di una donna credo che sia avvilente per l’uomo stesso: non è più un uomo, è una persona inqualificabile”, esclama durante la trasmissione su Rai2. Afferma al’inizio Memo Remigi: “Sono molto emozionato, non sai quanto!Mi sembra di essere al mio debutto televisivo…

malgrado abbia alle spalle sessanta anni di carriera con tre anni di gavetta”.Quindi racconta: “Maurizio Costanzo, che mi ha sempre sostenuto, mi ha detto una frase che mi ha colpito tantissimo e che mi ricorderò per sempre: ‘nella vita, quando uno sbaglia non va condannato ma va aiutato’…”. (di Enzo Bonaiuto) —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sinner a Montecarlo, Pietrangeli: “Anche io ho residenza a Monaco…”

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(Adnkronos) – “Sinner?Anche io ho la residenza a Montecarlo come lui.

Io ho già pianificato il mio funerale: lo vorrei al Foro Italico”.Nicola Pietrangeli, leggenda del tennis italiano, si confessa a Un giorno da pecora, il programma di Rai Radio1. “Ho appena compiuto 90 anni ma quando sto a letto o seduto me ne sento 40 o 50”, dice.

Ieri Pietrangeli ha partecipato al Quirinale all’incontro tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli azzurri trionfatori in Coppa Davis.A guidare il gruppo, Jannik Sinner, reduce dalla vittoria negli Australian Open 2024. “E’ stato bellissimo, Mattarella mi ha davvero stupito, si vede che lui ha simpatia per me, l’ho capito da qualche episodio.

Una volta ho chiesto alla sua segretaria se potevo avere udienza dal Presidente, lui mi fece richiamare per chiedermi se preferivo il martedì o il giovedì.Ci incontrammo e chiacchierammo per 40 minuti”, dice.

C’è amicizia con il Capo dello Stato? “Non mi permetto di utilizzare quel termine, direi piuttosto che c’è un feeling…”. Pietrangeli in passato ha rilasciato dichiarazioni ‘ruvide’ nei confronti di Sinner.In questi giorni c’è grande polemica sulla residenza fiscale a Montecarlo dell’azzurro. “Se sta lì non è certo per una questione di tasse, questa è una sciocchezza.

Anche io se è per questo ho la residenza lì.Io ho lavorato a Montecarlo perché me lo chiese il Principe di Monaco, che voleva promuovere il territorio.

Tanto che sono commendatore e grande ufficiale di Montecarlo”.Quindi, la rivelazione: Pietrangeli a Un Giorno da Pecora spiega di aver già pianificato il suo funerale. “Ho chiesto a Giovanni Malagò se potrò fare il mio funerale nel campo del Foro Italico che porta il mio nome”.

Perché proprio lì? “C’è il parcheggio, ci sono tremila posti a sedere e, se piove, la bara si mette nel sottopassaggio e si rimanda al giorno successivo”.Quale musica vorrebbe? “Charles Aznavour per la funzione e per la parte conclusiva ‘My Way'”, ha spiegato l’ex campione. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Milan, Conte nuovo allenatore? Pioli: “Voci mi annoiano”

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(Adnkronos) – Antonio Conte prossimo allenatore del Milan?Le voci di mercato si inseguono e, in attesa di news, l’attuale tecnico rossonero Stefano Pioli deve convivere con una situazione che “non dà fastidio” ma “un po’ mi annoia”.

Il calcio moderno è così.In settimana due miei illustri colleghi hanno annunciato 5 mesi prima il loro addio a panchine prestigiose.

Noi siamo concentrati sul presente perché pensiamo ci siano ancora possibilità per rendere la stagione positiva”, dice Pioli in conferenza stampa alla vigilia del match con il Frosinone.  “L’obiettivo è cercare di vincere tutte le partite da qui alla fine.Credo molto nei miei giocatori -prosegue Pioli-.

In settimana ho avuto la conferma che è un gruppo forte tecnicamente e moralmente.Bennacer?

Ci dà intensità, aggressività, qualità.Ha avuto un leggero infortunio in Coppa d’Africa, ha ripreso con noi ieri.

Non ha un grande minutaggio ma è a disposizione”.Chi tirerà i rigori adesso dopo i due errori col Bologna? “Io ho deciso la gerarchia e domani la comunicherò alla squadra”, afferma il tecnico rossonero. Nel calciomercato invernale, “un difensore non è arrivato perché le opportunità che si sono create non rispondevano alle nostre esigenze.

Ci serviva un difensore di livello e che fosse subito pronto, non che dovesse imparare la lingua o altro.Pellegrino è andato via perché ha bisogno di giocare e in questo momento con noi avrebbe fatto fatica”, aggiunge Pioli.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Paola Perego torna in tv: “Da domenica di nuovo in diretta”

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(Adnkronos) –
Paola Perego annuncia il suo ritorno in tv dopo l’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta a fine gennaio per un tumore al rene. “Ciao a tutti.Finalmente domenica mattina – scrive la conduttrice su Instagram – tornerò in diretta, di nuovo col sorriso, insieme alla mia socia Super Simo, alle 10.30 con Citofonare Rai2!

Grazie ancora per l’enorme affetto ricevuto.Vi voglio bene”. L’annuncio sull’intervento era stato fatto sempre sui social dalla stessa conduttrice il 23 gennaio scorso, insieme all’invito alla prevenzione. “Ringrazio il prof.

Gallucci e la sua equipe che oggi mi ha sottoposto a nefrectomia parziale per una neoplasia” scriveva Perego, che aggiungeva: “E’ importante fare sempre molta prevenzione, può salvare la vita”. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Pozzolo, tre profili genetici sull’arma. Deputato a probiviri: “Non fui io a sparare”

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(Adnkronos) – Sarebbero almeno tre le persone che hanno toccato la pistola del parlamentare di FdI, Emanuele Pozzolo, da cui è partito il colpo che ha ferito a una gamba Luca Campana la sera del veglione di Capodanno a Rosazza, nel biellese.E’ quanto emerge dalla perizia del Ris di Parma che ha esaminato l’arma.

Nelle conclusioni si legge, infatti, che dagli accertamenti biomolecolari compiuti sui reperti, tra cui grilletto, leva del cane, superficie zigrinata dell’albero del tamburo, sono emersi “assetti genotipici complessi di tipo misto riconducibili verosimilmente ad almeno tre individui dai quali non è possibile estrapolare alcun profilo di un evidente contributore maggioritario.Gli stessi, tuttavia – si legge ancora – sono utili per confronti diretti con campioni biologici di certa reperibilità”. Intanto Emanuele Pozzolo alla Commissione nazionale di disciplina e garanzia di Fratelli d’Italia, che lo ha audito a Montecitorio ha ribadito ieri che il colpo sarebbe partito accidentalmente, ma a sparare non fu lui.

Colleghi che hanno parlato con lui dopo l”udienza’ dai ‘probiviri’ raccontano all’Adnkronos di averlo sentito “tranquillo” e “sicuro della sua versione” dei fatti.Incentrata sull’assunto di non aver esploso il colpo che ha ferito Luca Campana la notte di Capodanno.

Ai suoi colleghi Pozzolo avrebbe ribadito la volontà di restare in Fdi: “Una volta chiarita questa vicenda resterà al suo posto, niente cambi di casacca…”. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gaza, Bbc: “Lettera di 800 funzionari europei e Usa contro Israele”

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(Adnkronos) – Più di 800 funzionari in servizio negli Stati Uniti e in Europa avrebbero firmato una dichiarazione in cui avvertono che le politiche dei loro governi sulla guerra Israele-Gaza potrebbero equivalere a “gravi violazioni del diritto internazionale”.A rivelarlo è la Bbc, in possesso di una copia, secondo cui in quella che definisce una “dichiarazione transatlantica” si afferma che le amministrazioni dei funzionari starebbero rischiando di diventare complici di “una delle peggiori catastrofi umane di questo secolo”, mentre i loro consigli di esperti sarebbero rimasti inascoltati. Si tratta, spiega la Bbc, dell’ultimo segnale di livelli significativi di dissenso all’interno dei governi di alcuni dei principali alleati occidentali di Israele. Uno dei firmatari della dichiarazione, un funzionario del governo americano con più di 25 anni di esperienza nel campo della sicurezza nazionale, ha dichiarato alla Bbc il “continuo rigetto” delle loro preoccupazioni. “Le voci di coloro che comprendono la regione e le dinamiche non sono state ascoltate”, ha detto. “Quello che è veramente diverso qui è che non stiamo fallendo nel prevenire qualcosa, siamo attivamente complici.

Questo è fondamentalmente diverso da qualsiasi altra situazione che io ricordi”, ha aggiunto il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato. La dichiarazione è firmata da funzionari pubblici di Stati Uniti, Ue e 11 paesi europei tra cui Regno Unito, Francia e Germania. Nella lettera si afferma che Israele non ha mostrato “nessun limite” nelle sue operazioni militari a Gaza, “che hanno provocato decine di migliaia di morti civili prevenibili; e…il blocco deliberato degli aiuti…

mettendo migliaia di civili a rischio di fame e di morte lenta”. “Esiste il rischio plausibile che le politiche dei nostri governi stiano contribuendo a gravi violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e persino pulizia etnica o genocidio”, si legge. Le identità di coloro che hanno firmato o approvato la dichiarazione non sono state rese pubbliche e la Bbc non ha visto un elenco di nomi, ma risulta che quasi la metà siano funzionari che hanno ciascuno almeno un decennio di esperienza nel governo. Le Nazioni Unite hanno intanto messo in guardia dal fatto che Rafah stia diventando una “pentola a pressione della disperazione” mentre migliaia di persone fuggono nella città del sud di Gaza da Khan Yunis e da altre parti della Striscia.Per Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), la situazione a Rafah “non sembra buona”, con i timori che aumentano sulla possibilità che la città diventi teatro di una nuova offensiva israeliana. “Rafah è una pentola a pressione di disperazione e temiamo per ciò che verrà dopo – ha affermato Laerke durante un briefing delle Nazioni Unite a Ginevra – È come se ogni settimana pensassimo che non può andare peggio eppure poi la situazione peggiora”. “È molto importante per noi e per l’Ocha esprimere oggi la nostra profonda preoccupazione per ciò che sta accadendo a Khan Yunis e Rafah, nella parte meridionale della Striscia, perché le cose non sembrano davvero buone”, ha aggiunto. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Camilla si carica e il peso della corona mentre Carlo si riprende

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(Adnkronos) – Re Carlo III l’aveva sempre detto: “Camilla è la mia forza”.E ora che il sovrano si sta riprendendo da un intervento chirurgico alla prostata, la regina si è caricata del peso della corona.

Ieri a Bath, oggi a Cambridge la 76enne Camilla è stata accolta calorosamente dai fan della famiglia reale, dispensando sorrisi e rassicurando il pubblico sullo stato di salute del re. A Cambridge Camila ha visitato il Meadows community centre, una struttura caritatevole a servizio della comunità, di bambini, anziani e persone vulnerabili organizzata dal Royal Volunter service.Vestita con un tailleur verde bosco e stivali neri, senza capello, Camilla mantiene uno stile alla mano.

E nelle foto di oggi la si vede anche con i capelli scompigliati dal vento, una cosa che sarebbe stata impensabile per la regina Elisabetta.Bambini entusiasti l’hanno accolta sventolando bandierine e Camilla li ha salutati come una nonna affettuosa, portando poi via sottobraccio i disegni che le hanno regalato i piccoli. “Si sta riprendendo bene, grazie”, ha risposto la regina a quanti le hanno chiesto notizie della salute del re.  Infaticabile, Camilla ha inaugurato ieri un centro di sostegno per i malati di tumore al Royal Free Hospital di Londra.

Poi si è recata a Bath per l’850esimo anniversario della Fondazione St.John, un ente di assistenza dei poveri risalente al Medioevo, che oggi offre sostegno ad anziani e bambini disagiati.

Ad attendere la regina davanti all’abbazia di Bath c’erano 900 bambini delle elementari che l’hanno accolta con grida di entusiasmo.Camilla, scrive il Daily mail, è apparsa molto contenta e forse anche un filino sorpresa da così tanto calore.

E se il feeling con i bambini è stato immediato, Camilla è apparsa a suo agio anche quando ha preso una tazza di tè assieme a nove anziani assistiti. —internazionale/royalfamilynewswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Non solo sushi-bar, ecco l’izakaya: cucina asiatica tra esperienza e condivisione

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(Adnkronos) – E’ una passione senza tempo quella degli italiani per la cucina asiatica.Che, però, evolve ed è attenta a nuove offerte di ristorazione, premiando proposte originali e alternative.

Così, si fanno sempre di più apprezzare format ispirati agli izakaya, tipici locali giapponesi in cui si servono bevande e cibo e in cui si va non solo per mangiare ma soprattutto per condividere e divertirsi.Non solo sushi-bar, quindi, sebbene resti questo il piatto giapponese più conosciuto.

E non tanto l’ammiccante ‘all you can eat’, che pure è appena entrato nel paniere di rilevazione dei prezzi al consumo.Oggi gli italiani conoscono bene la cucina orientale, in particolare quella cinese e giapponese, e ad attrarli è soprattutto la novità e l’esperienza.  Lo sanno bene da Moon Asian Bar, la proposta dell’Hotel Valadier, in pieno centro a Roma.

Un po’ ristorante, un po’ bar, con rooftop con vista sui tetti della Capitale, si definisce ‘izakaya contemporaneo’ e promuove un nuovo concetto di fusion che abbraccia culture e sapori d’Oriente.Un luogo di condivisione dove bartender e sushi maker lavorano allo stesso banco per creare insieme piatti e drink, dai cocktail al sakè, originali e innovativi. “Qui – spiega Daniele Lassalandra, ideatore del progetto – la parola fusion ha un significato preciso e autentico, ovvero la fusione di persone, profumi e sapori.

Moon Asian Bar è una cucina di condivisione sviluppata per legare ai signature cocktail pietanze della cucina orientale; è uno spazio in cui il design e la cura dei dettagli creano un’estetica avvolgente e coinvolgente.Il nome scelto è un omaggio alla ‘Terrazza della Luna’, il primo rooftop dell’Hotel Valadier nato nel 1995″. La direzione della cucina è affidata a Paola Guarino, executive chef, classe 1995 con esperienza di 3 anni presso Zuma Roma del Gruppo Azumi. “La cucina asiatica in Italia direi che sta vivendo una fase di assestamento – afferma – dopo il boom dei decenni scorsi.

E’ sempre molto richiesta, ma ora si sta specializzando.Vanno molto i bar che propongono piatti fusion, da condivisione, e dove la cucina orientale diventa la base per un aperitivo.

Un ventaglio di offerta che propone diversi piatti orientali, non solo cinesi e giapponesi, con ingredienti di ottima qualità.Locali come il nostro che sono aperti sempre, e che propongono anche il dopo-cena, con piatti adatti a quell’orario e facili da mangiare, che permettono di assaggiare più cose, divertendosi.

Perché questo è quello che cercano le persone quando escono: non solo mangiare ma fare un’esperienza”. A confermare il successo del format anche la bar manager, Magdalena Rodriguez Salas: “C’è sempre molta curiosità negli italiani – sottolinea – per la cucina orientale, pur conoscendola da molto tempo.Ora, in più, vogliono approfondirla, scoprire nuovi sapori, nuovi abbinamenti, come i cocktail, che proponiamo leggeri proprio per accompagnare i piatti.

E poi c’è l’idea della condivisione, che è tipica degli izakaya, una sorta di salottino dove trascorre del tempo con calma, rilassandosi.Un luogo di ritrovo fatto di buon cibo, di musica, di bella vista”. Ed è un team tutto al femminile quello su cui scommette il Moon Asian Bar: oltre alla executive chef e alla bar manager, infatti, c’è la pastry chef Veronica Bianchi, che firma la carta dei dolci, mentre a dirigere la sala è la giovane maître Eleonora Esposito, sommelier di vino e olio e curatrice della carta del sakè.   —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

India, rilasciato il piccione 007: era sospettato di spionaggio per la Cina

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(Adnkronos) – Dopo otto mesi di detenzione, la polizia indiana ha scagionato un presunto piccione spia cinese, rimettendolo di nuovo in libertà.A raccontare la storia del volatile è l’agenzia Press Trust of India, che ricorda come il ‘calvario’ del piccione sia iniziato lo scorso maggio, quando venne catturato vicino a un porto di Mumbai con due anelli legati alle zampe, che portavano un messaggio scritto in un alfabeto che sembrava quello cinese.

La polizia, che sospettava fosse coinvolto in attività di spionaggio, lo prese per poi inviarlo nel centro di assistenza per animali Bai Sakarbai Dinshaw Petit di Mumbai. Alla fine, si scoprì che il piccione era un uccello da gara in acque libere che era fuggito da Taiwan ed era arrivato in India.Con il permesso della polizia, il volatile è stato trasferito alla Bombay Society for the Prevention of Cruelty to Animals, dove è stato liberato. Non è la prima volta che un uccello viene sospettato dalla polizia in India.

Nel 2020, la polizia del Kashmir rilasciò un piccione appartenente a un pescatore pakistano dopo che un’indagine aveva scoperto che il volatile, che aveva attraversato in volo il confine tra i due Paesi, non era una spia.Nel 2016, un altro piccione era stato preso in custodia dopo essere stato trovato con un biglietto alla zampa in cui si minacciava il primo ministro indiano, Narendra Modi. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina, da Ue ecco 50 miliardi contro Putin: il passo che cambia l’Europa

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(Adnkronos) – L’Unione Europea ha passato il “crocevia” degli aiuti ‘civili’ all’Ucraina rimanendo sul percorso della lenta trasformazione in un soggetto geopolitico.L’accordo a 27 raggiunto nel Consiglio Europeo sull’assistenza macrofinanziaria per quattro anni, per 50 miliardi di euro (33 di prestiti e 17 di trasferimenti), segna un altro passo decisivo nella progressiva evoluzione dell’Unione, dopo l’ok, arrivato nello scorso dicembre, all’avvio dei negoziati di adesione con Kiev.

Per Zsuzsanna Vegh dello European Council on Foreign Relations, gli aiuti costituiscono “una rete di sicurezza davvero importante per l’Ucraina”. “Il messaggio è chiaro – ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, uno dei politici europei storicamente più disponibili a dialogare con il Cremlino – la Russia non può contare su qualsivoglia ‘affaticamento’ degli europei nel loro sostegno all’Ucraina”.Anche il premier belga Alexander De Croo, un liberale fiammingo, ha osservato che i progressi fatti dall’Europa non vanno “sottovalutati”, perché è la seconda volta che, malgrado le previsioni “catastrofiche” della vigilia (frutto anche dei leak volti a mettere pressione su Viktor Orban), un accordo a 27 viene trovato rapidamente.  Ha aiutato, come ha sottolineato Macron, mettere “qualche settimana” in mezzo alle due decisioni, in modo da riuscire a ‘recuperare’ Orban.

In questo caso, il premier ungherese, che pure è il leader con la maggiore anzianità di servizio nel Consiglio Europeo e sa gestire abilmente l’arma del veto (consentendo così al suo Paese di ‘punch above its weight’, come dicono gli inglesi, di contare in misura maggiore rispetto alle proprie dimensioni), ha scelto la ritirata.Ha ottenuto un paio di punti nelle conclusioni, che però non gli conferiscono alcun diritto di veto sugli aiuti all’Ucraina.

Per dirla con Macron, l’Ungheria ha ottenuto l’assicurazione di essere trattata “con equità”, secondo “le regole” che valgono per tutti per l’assegnazione dei fondi Ue (20 mld sono ancora bloccati, anche per il meccanismo sulla tutela del bilancio Ue dalle violazioni dello Stato di diritto). 
Decisiva è stata l’unità degli altri 26: nemmeno i leader più in grado di comprenderne la mentalità, come Robert Fico e Giorgia Meloni, lo hanno appoggiato.Anzi, è stata messa esplicitamente sul tavolo l’arma ‘nucleare’, l’articolo 7 che sospende i diritti di voto in Consiglio, in piedi dal 2018 ma mai decollato, per via della Polonia che con il Pis spalleggiava Budapest, trovandosi anch’essa ai ferri corti con la Commissione.

Se Orban avesse mantenuto il veto, anche governi attenti ai diritti delle nazioni , forse, avrebbero valutato un sì.E ’Ungheria non può più contare sulla sponda di Varsavia, dove ormai il Pis è all’opposizione.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, sono stati cancellati dalle parole del premier polacco Donald Tusk, il più duro nei confronti di Orban, le cui posizioni, ha scandito, rappresentano una “minaccia per la sicurezza” dell’Ue.  Tra i 26 Giorgia Meloni, conferma una fonte diplomatica europea, “ha svolto un ruolo” particolare nel convincere Orban a fare marcia indietro. “In ultima analisi – dice – è stato il fronte unito dei 26 leader, indisponibili a muoversi di un centimetro, che ha costretto” il leader ungherese a “cedere”, ma “di certo Meloni è stata molto costruttiva e d’aiuto in mezzo a questo processo”, spiega la fonte.Insomma, Meloni oggi gioca a pieno titolo al gioco europeo, come è ormai evidente dall’elevato numero di visite in Italia della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la quale ha bisogno dei voti dell’Ecr se vuole essere sicura di passare a metà luglio nel Parlamento Europeo (posto che si ricandidi, come sembra probabile).

Nel 2019 von der Leyen passò con uno scarto di soli nove voti: se i Cinquestelle, allora in 14, non l’avessero votata, non sarebbe stata eletta.  Quel voto, tra l’altro, segnò l’inizio della fine del Conte uno, mettendo in moto la valanga che portò al Papeete e alla nascita del Conte due.Matteo Salvini, leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, ha messo in chiaro, mercoledì a Bruxelles, che lui “personalmente” non voterebbe per von der Leyen, la cui Commissione giudica “disastrosa”.

Se a luglio la Lega votasse, eventualmente, contro von der Leyen, si porrebbe un problema politico per il governo.Ma una fonte qualificata ricorda all’Adnkronos che mancano ancora mesi alle europee e che non è neppure sicuro che von der Leyen sia la candidata che sarà in Aula a Strasburgo a metà luglio.

Salvini fa “campagna elettorale”, puntando su un settore della destra diversa da quello cui mira Fratelli d’Italia, che ormai occupa, almeno elettoralmente, anche parte del centro.  E, anche se il centrodestra si spaccasse a Strasburgo, con la Lega da una parte e Fdi e Fi dall’altra, la coalizione non è quella eterogenea che sosteneva il Conte uno: il centrodestra, dal 1994 in poi, ha (quasi) “sempre trovato un punto di caduta”, osserva un’altra fonte.Tornando all’Ucraina, il Paese di gran lunga più importante dello spazio postsovietico rimasto fuori dall’Ue, il significato geopolitico della decisione di ieri non va ingigantito: 50 mld di euro in quattro anni sono appena lo 0,08% del Pil cumulato previsto dell’Ue in quel periodo di tempo, come ha calcolato l’Economist.

Non esattamente uno sforzo titanico.Tuttavia, grazie a quei soldi lo Stato ucraino potrà continuare a pagare stipendi e pensioni, evitando il fallimento.  Restano grossi problemi sul piano del sostegno militare, un altro capitolo rispetto all’assistenza macrofinanziaria, tanto che Ursula von der Leyen ha dovuto ammettere che entro fine marzo l’Ue avrà consegnato all’Ucraina “520mila” munizioni da artiglieria, poco più della metà del milione che era stato promesso nella primavera scorsa.

Macron, che ha un passato da banchiere d’affari (qualsiasi manager sa che gli obiettivi che si comunicano al mercato devono essere ragionevolmente raggiungibili, non una sfida ai limiti dell’impossibile), ha rimarcato che “non è normale” che l’Ue annunci un obiettivo e poi non lo rispetti.Tanto più che l’obiettivo è stato mancato non tanto per deficienze di capacità produttiva, quanto perché gran parte della produzione di quelle munizioni viene esportata in altri Paesi, anziché essere dirottata verso Kiev. Rimangono quindi molte cose da mettere a posto, come è logico per un progetto, l’Ue, nato come progetto di pace, per impedire agli europei di continuare a massacrarsi, come avevano fatto nelle due precedenti guerre mondiali.

Ora questo progetto si sta lentamente trasformando in qualcosa di diverso, sotto la pressione della storia, che si è rimessa in moto dopo la fine della Guerra Fredda.Il messaggio forse più importante mandato dal via libera di ieri è diretto agli Stati Uniti d’America, che da molti anni, sotto Amministrazioni di ogni colore, chiedono all’Europa di aumentare il proprio contributo alla difesa del Vecchio Continente, il ‘burden sharing’.  Non a caso il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sottolineato, in conferenza stampa, che la decisione del Consiglio Europeo avrebbe fatto piacere a Washington.

E non è neanche un caso, probabilmente, che il Congresso Usa abbia tenuto fermi gli aiuti all’Ucraina fino adesso, al di là dei motivi di politica interna.Per la classe dirigente Usa sta diventando sempre più complicato giustificare davanti ai propri elettori i costi che Washington sostiene per assicurare la difesa dell’Europa.

L’Ue sembra avere recepito e si è mossa per prima, sia pure con una certa fatica, non essendo uno Stato nazionale ma un’Unione a 27 teste.La tutela della sicurezza europea, davanti al rinato imperialismo russo, richiede un impegno in prima persona dei Paesi europei, con i relativi oneri.

Ieri l’Ue ha segnalato di essere pronta a sostenerli.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rocco Traisci: la Juve Stabia non insegue, può permettersi il lusso di qualche pareggio

Rocco Traisci, giornalista de il Metropolis, è intervenuto nel corso del programma “Juve Stabia Live Talk Show” che va in onda ogni giovedì dalle ore 20:30 sui canali social ViViCentro.

Le dichiarazioni di Rocco Traisci sulla Juve Stabia, rilasciate durante la diciannovesima  puntata del nostro talk show sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it:

Quando affrontano la capolista devono avere paura.Il Potenza avrà affrontato la Juve Stabia temendola e l’hanno subita.

Chi insegue è sempre costretto a fare i conti anche psicologicamente.Chi è avanti, può anche permettersi il lusso di pareggiare.

Quando insegui devi dare sempre il massimo sperando che chi ti preceda inciampi.Bisogna stare attenti ad ogni partita con grande dispendio di energie mentali.

La componente tecnica è fondamentale in questa categoria.

In serie C non si vince solo con i calciatori.Le quattro componenti sono lo spogliatoio, lo staff tecnico, la Società e l’ambiente, nulla è scontato, basta che ne manca uno e il castello cade giù.

Il progetto vincente delle Vespe dimostra che la serie C non perde questa caratteristica.

Avere una Società forte con una ampia visione della materia calcistica, un obiettivo ben determinato è un punto di forza.

Supportare i calciatori in merito ai loro bisogni con una campagna acquisti mirata e studiata può solo far bene ai risultati e alle prestazioni.

La combinazione degli elementi, con un’alchimia che sembra strana, può solo rendere più semplice un campionato come quello di C che è molto duro“.

Traisci conclude:

Come tutte le squadre che vengono a Castellammare, il Cerignola se la giocherà in modo parziale.Attenzione che D’Andrea e Malcore sono giocatori di categoria e di personalità.

La Juve Stabia è la capolista, ma bisogna sempre prestare la massima attenzione!”

“Ultima linea di difesa”, ecco l’arma Usa contro gli attacchi ravvicinati degli Houthi

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(Adnkronos) – L’impiego contro gli Houthi del sistema missilistico navale americano Phalanx Close In (Cwis) in dotazione al cacciatorpediniere Uss Gravely, rappresenta una novità in questa guerra.E’ la prima volta che il Cwis, un sistema significativamente denominato “ultima linea di difesa”, viene usato in questo conflitto nel Mar Rosso.

Ed è avvenuto martedì sera in risposta a un attacco con un missile da crociera che ha sfiorato la nave da guerra americana (è passato a poco più di un chilometro e mezzo di distanza).  Il sistema automatizzato Phalanx presenta cannoncini Gatling in grado di sparare 4.500 proiettili da venti millimetri al minuto, contro obiettivi, anche in movimento come proiettili, a distanza molto ravvicinata. “E’ un sistema controllato elettronicamente, con il cannoncino guidato da radar che può distruggere missili anti nave e altre minacce ravvicinate a terra e in mare”, spiega la produttrice Raytheon sulla pagina web intitolata proprio “ultima linea di difesa’.  Le navi da guerra americane hanno distrutto decine di missili Houti in precedenza con sistemi di difesa a raggio più lungo, come i missili Standard SM-2, Standard SM-6 ed Evolved Sea Sparrow, ricostruiscono analisti militari citati da Cnn.Tutti missili intercettano il loro obiettivo a circa 12 chilometri di distanza.

Ma martedì così non è stato.E le ragioni devono ancora essere rivelate.  Alcuni, come Tom Karako, direttore del Progetto di difesa missilistica al Centro di studi strategici e internazionali, esprimono la loro preoccupazione per l’incontro ravvicinato fra il missile Houti e la nave da guerra americana. “1,6 km si traduce in un periodo di tempo non molto lungo”, afferma.  Carl Schuster, ex capitano della Marina Usa, è entrato nei dettagli, spiegando che il missile Houti, che viaggiava a circa 900 chilometri l’ora, era a 4 secondi dall’obiettivo quando è stato distrutto, da una raffica durata due o tre secondi del sistema Phalanx.

E, aggiunge, colpire un missile a tale breve distanza non impedisce che i detriti del sistema distrutto colpiscano comunque l’obiettivo.  “I missili non evaporano quando sono distrutti.Distribuiscono in giro migliaia di frammenti.

La buona notizia è che le parti più leggere decelerano velocemente, ma i pezzi più grandi possono procedere per 500 metri”, spiega.Più vicino è il missile nemico quando viene distrutto, più alto il pericolo per la nave, con i detriti più grossi in grado di penetrare sezioni non corazzate dello scafo, aggiunte Schuster.  E per entrare nel merito dell’attacco di martedì: con un missile da crociera a velocità subsonica come quello “in funzione dell’eventuale esplosione della testata, delle dimensioni dei detriti, dell’angolazione della traiettoria del missile e dell’altitudine al momento della sua distruzione, circa il due per cento dei detriti possono colpire la nave”, sottolinea.

E fino al 70 per cento dei detriti di un missile che viaggia a velocità più elevate, come i missili supersonici da crociera o i missili balistici, potrebbero colpire la nave dopo essere stati intercettati dal Phalanx, aggiunge.  Il Phalanx ha una altitudine di intercettazione limitata.Quindi potrebbe non essere neanche in grado di colpire missili balistici lanciati contro una nave da guerra.

Ma anche con questi caveat, concordano gli esperti, il sistema introdotto nel 1980 e ora installato su tutte le navi militari, è importante per la marina americana.Almeno 24 Paesi alleati lo usano.  Il giorno dopo l’attacco contro la Gravely, la Uss Carney ha respinto un altro attacco missilistico.

E in seguito le forze Usa hanno abbattuto un drone Houti all’altezza del Golfo di Aden e distrutto un altro drone sul Mar rosso.E, sempre secondo le informazioni diffuse dal Comando centrale americano, due missili balistici lanciati dalle zone dello Yemen controllate dagli Houti, non sono riusciti a colpire gli obiettivi.

E sembra che sia solo l’inizio di un conflitto destinato a durare.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ilaria Salis, l’appello di Morgan: “I suoi diritti sono i diritti dell’Italia, governo faccia di tutto” – Video

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(Adnkronos) – “Il diritto di Ilaria è il diritto di Italia.Lo Stato di diritto è un cardine della civiltà”.

In un video, pubblicato sulla sua chat, Morgan interviene sul caso di Ilaria Salis, l’insegnante elementare di Monza, attivista antifascista, in carcere in Ungheria dall’11 febbraio 2023 con l’accusa di lesioni aggravate nei confronti di alcuni manifestanti neonazisti. “Il rispetto del principio di innocenza fino a prova contraria è quello che chiediamo per Ilaria – scandisce Morgan – oltre al rispetto di condizioni dignitose, non degradanti”.  Infine, l’ex Bluvertigo fa un appello al Governo: “Sono certo che il governo possa fare di tutto per ottenere dall’Ungheria che cessi la violazione dei diritti fondamentali di Ilaria, che sono i diritti di Italia”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Stellantis, Landini chiede intervento Meloni: “Stato entri in capitale”

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(Adnkronos) – “Meloni scenda in capo convocando un incontro con Stellantis e i sindacati a palazzo Chigi”.E’ quanto chiede il segretario della Cgil Maurizio Landini all’indomani delle parole dell’amministratore delegato Carlos Tavares, secondo il quale “l”Italia dovrebbe fare di più per proteggere i suoi posti di lavoro nel settore automobilistico”. “I tagli ci sono già stati, in questi anni si sono persi molti posti di lavoro e già adesso molti stabilimenti sono in cassa integrazione.

Siamo di fronte ad una situazione che da tempo denunciamo”, dice Landini a margine di un convegno a Roma. “La capacità produttiva dell’azienda in Italia è di oltre 1,5 milioni di auto, ma la produzione è ferma a 500mila – aggiunge – Il tema è aperto ed è necessario che venga assunto: gli incentivi di per sé non risolvono e c’è bisogno di una logica di intervento più forte.In Francia è presente anche lo Stato in aziende strategiche importanti.

Torniamo a chiedere che anche lo Stato italiano entri.Non è una novità.

Lo chiediamo da tempo’’.  A Travers ha replicato ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Se Tavares o altri ritengono che l’Italia debba fare come la Francia, che recentemente ha aumentato il proprio capitale sociale all’interno dell’azionariato di Stellantis, ce lo chiedano.Se vogliono una partecipazione attiva possiamo sempre discuterne”, ha detto al termine del tavolo sull’automotive.  “Le affermazioni di Tavares sono gravissime e gettano ulteriore incertezza sul futuro dell’industria dell’auto in Italia”, sostiene all’Adnkronos il segretario provinciale della Fiom torinese, Edi Lazzi che aggiunge: “Adesso gli incentivi ci sono, anche se non possono essere l’unica leva e comunque non sono la soluzione.

Servirebbe invece un piano complessivo che preveda nuovi modelli di auto da assemblare, ricerca e sviluppo, infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, produzione di energia pulita a basso costo tramite il fotovoltaico, ma purtroppo di tutto ciò non si vede traccia e le conseguenze le pagano le lavoratrici e i lavoratori con la cassa integrazione e i licenziamenti nell’indotto”.   L’Ingresso dello Stato in Stellantis? “Aspettiamo che si convochi un tavolo dedicato ma ci preoccupa la mancanza di politica industriale da parte del governo che sembra avere su questo poche idee e confuse.Non si può chiedere a stellantis se vuole lo Stato nel Cda ma la scelta dovrebbe arrivare solo dopo aver individuato un obiettivo che descriva esattamente cosa fare.

Come si fa a pensare di vendere un pezzo di Poste , un pezzo di Eni e poi comprare un pezzo di Stellantis?”, afferma il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri, commentando l’ipotesi del ministro delle imprese, Adolfo Urso ad un supporto alla produzione di auto nel corso di una conferenza stampa.  “Ci aspettiamo da Stellantis un impegno serio e responsabile ad investire in tutti gli stabilimenti italiani a cominciare da Pomigliano aumentando la produzione di auto in Italia, garantendo i livelli occupazionali.A Tavares vogliamo ricordare che gli incentivi sono risorse pubbliche e non regalìe.

Il Governo si faccia garante di un patto tra istituzioni, impresa e sindacati sul rilancio del settore auto nel nostro paese”, chiede il leader Cisl Luigi Sbarra oggi concludendo il consiglio generale della Cisl di Salerno.Sbarra, nel corso del suo intervento, è tornato a sostenere anche la necessità di “una nuova politica dei redditi per contrastare un’inflazione che pesa ancora moltissimo su milioni di lavoratori, pensionati e famiglie”.  “Dobbiamo rinnovare tutti i contratti, pubblici e privati- ha continuato- accelerare gli investimenti rafforzando la governance partecipata del PNRR a partire dai territori per guadagnare al riscatto il Mezzogiorno, colmando quei divari occupazionali, economici e infrastrutturali che feriscono la giustizia e frenano lo sviluppo”. “L’agenda 2024 per la Cisl- ha aggiunto il sindacalista- è sorretta da due principi cardine su cui costruire crescita e coesione: partecipazione, intesa sia come evoluzione delle relazioni industriali, sia come metodo di codeterminazione sociale delle politiche di sviluppo.

E redistribuzione che non significa solo equità e giustizia sociale, ma anche possibilità di indirizzare sulla crescita risorse altrimenti bloccate nelle rendite delle fasce più forti”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Pasquale Ingollingo: cittadella dello Sport? Ne parlano la Virtus Stabia e la Juve Stabia

Pasquale Ingollingo, direttore generale della Virtus Stabia, è intervenuto nel corso del programma “Juve Stabia Live Talk Show” che va in onda ogni giovedì dalle ore 20:30 sui canali social ViViCentro.

Le dichiarazioni di Pasquale Ingollingo, sulla Juve Stabia e sulla Virtus Stabia rilasciate durante la diciannovesima puntata del nostro talk show sono state raccolte e sintetizzate dalla redazione di ViViCentro.it:

E’ stata una settimana simpatica ed importante.Dal punto di vista sportivo, quest’anno Castellammare sia con la Juve Stabia sia che con le squadre dilettantistiche sta vivendo belle emozioni, con bei risultati.”

Il Patron della Virtus Stabia, il Dottore Francesco Santoro, in video collegamento dichiara tante cose importanti come la possibilità di realizzare un cittadella dello sport:

Avrei avuto il piacere di essere lì presente per salutare Ferdinando Elefante, mio amico, e per ringraziare i ragazzi che rappresentano la Virtus Stabia.

Siamo la seconda forza della città, in un campionato duro e particolare, dove ci sono tanti colpi di scena.

Chi riuscirà a spuntarla, meriterà la vittoria finale.Il calcio è bello anche per gli imprevisti. Cercheremo di arrivare a fine campionato con un risultato inaspettato.

Tornando alla Juve Stabia, con Elefante le Vespe sono riuscite a trovare una persona per bene, un lavoratore di cui il calcio stabiese aveva bisogno.

Mi farebbe piacere sedermi con lui per discutere la creazione di una piccola cittadella dello sport.

Quando ci sono tante persone vogliose di fare calcio, sia i cittadini stabiesi, sia una nuova amministrazione comunale, ci si può discutere su questa possibilità di creare una cittadella dello sport che possa accogliere la Juve Stabia, la Virtus, e tutte le realtà sportive sostenute anche dai cittadini.

Pasquale (Ingollingo n.d.a.) è il nostro punto di riferimento, i nostri occhi, la nostra voce, il nostro cuore.Nei prossimi anni allargheremo sempre di più la nostra famiglia.”

Presenti in trasmissione, una delegazione della Virtus Stabia.

Mario Guida, Direttore dell’aria tecnica, dichiara:

La Virtus Stabia bisogna amarla sempre.

E’ un progetto giovane che ci vede protagonisti.Speriamo di impegnarci al massimo e di ottenere i risultati che ci siamo prefissati!”

Vincenzo Di Maio, allenatore della squadra:

Forse nel periodo natalizio, abbiamo lavorato molto per preparaci al campionato di vertice.

E’ normale che all’inizio abbiamo un po’ steccato per quanto riguarda la determinazione.Speriamo di dare del filo da torcere a tutti! Speriamo di affrontare il prossimo match con la stessa verve avuta contro l’Ebolitana, sperando di avere sempre. “

Ai nostri microfoni anche il difensore della Virtus Stabia Mattia Raffone:

“ Il senso di gruppo ci contraddistingue da inizio campionato.

Abbiamo avuto qualche momento di tensione, ma l’appartenenza non è mai mancata e ci può portare al raggiungimento dell’obiettivo.”

Prosegue nelle dichiarazioni, Giuseppe Inserra, estremo difensore stabiese:

“ E’ sicuramente una questione di volontà.Dobbiamo dare tutto in campo e dobbiamo un po’ ripagare la Società per tutto ciò che sta facendo per noi.

Dobbiamo dare di più per ogni allenamento, perché è ripagarli ma soprattutto per arrivare al traguardo che merita.”

Chiude gli interventi della Virtus il centrocampista ed allenatore degli U12 Giuliano Apuzzo:

“Da sempre i bambini sono il futuro del calcio.Dove c’è una palla, c’è un bambino che la rincorre.

Tutti gli under provengono dal nostro settore giovanile.Il progetto va avanti.

Noi dobbiamo essere un po’ da esempio per questi ragazzi per poter coronare il loro sogno da calciatori!”

Ingollingo al termine degli interventi dei componenti della rosa e dello staff conclude:

“Domenica si è vista una Virtus forte, capace di vincere il campionato.Abbiamo avuto un momento in cui i ragazzi si sono spaventati, dimenticandosi della loro forza.

Abbiamo avuto prestazioni spavalde, altre siamo andati timorosi.Il campionato si è riaperto.

L’ultimo match ci ha dato coraggio, speriamo in un match positivo contro il Pontecagnano.Sabato dobbiamo vincere per vendicarci della brutta sconfitta all’andata.” 

Firenze, molotov contro consolato Usa: c’è video di rivendicazione con il nome di Hamas

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(Adnkronos) – Una presunta rivendicazione di Hamas per l’attentato al Consolato Usa di Firenze avvenuto nella notte del 1 febbraio con il lancio di due bombe molotov.Un video in lingua araba, sottotitolato in italiano dove comparirebbe anche la dicitura Hamas, è stato spedito alla sede Rai di Firenze.

Le immagini sono state acquisite dalla Digos che ora le sta esaminando.  Lo stesso video annuncerebbe anche nuovi gesti e quello di Firenze sarebbe solo il primo episodio di un’escalation in Europa. Il video è già stato esaminato dal procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale antimafia Luca Tescaroli e dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, che hanno aperto un’inchiesta per l’ipotesi di reato di atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. Secondo quanto scrive il ‘Corriere Fiorentino’, “nella prima parte del filmato si vede il consolato americano, nella seconda i titoli dei giornali che hanno dato spazio all’attentato, mentre nella terza c’è un uomo vestito come combattente di Hamas che spiega che per ogni palestinese ucciso nasce un combattente e che la metà degli obiettivi da colpire non sono israeliani e americani, lasciando intendere che colpiranno obiettivi meramente italiani. Sempre secondo il ‘Corriere Fiorentino’, in un video delle telecamere di sorveglianza invece l’uomo che avrebbe tirato le due molotov sarebbe stato ripreso.Le prime immagini – scandagliate dai carabinieri del Reparto operativo coordinati dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli – mostrerebbero un giovane: in quei frame ha i pantaloni e la giacca nera e nera è anche felpa, indossa un cappuccio ma ha il volto scoperto.

Subito dopo il lancio scappa verso la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)