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Grillo all'attaco del Presidente
Editoriali Politica

Grillo all’attaco. Conte e Di Maio dicono la loro. Il “tempo” si ribella (Mp3 – VIDEO)

Alla Kermesse dei 5stelle conclusosi ieri al Circo Massimo di Roma, è tornato sul palco, preceduto da Conte e seguito da Di Maio, il comico Grillo.

Ha aperto la kermesse l’ex avvocato del popolo Conte, assunto ora a vette e compiti diversi, stando almeno al come opera e alla certificazione fornitaci da Salvni che, sornione, ha inteso richiamare alla nostra memoria una irresistibile scena della lettera di Totò e Peppino in “la malafemmena” e, non pago, ci ha frammischiato anche la rimembranza di una non meno famosa barzelletta che circola sui carabinieri e sul loro essere sempre in due: “uno sa leggere e l’altro scrivere” recita la “vulgata”.
Ecco, Salvini ci ha richiamato alla mente, e riportato agli occhi, i due – Conte e Di Maio – intenti a comporre l’equivalente della lettera nella “Malafemmena” e, nel contempo, ha assegnato ai due il ruolo del carabiniere che sa leggere/dettare (Conte/Totò), e l’altro che sa scrivere (Di Maio/Peppino).

Impareggiabile Salvini! Impietoso anche con se stesso con quel ditino che disegnava, nella solita diretta FB, la posizione sua e dei due (praticamente fatti passarre, nella migliore delle ipotesi, come “coglioni”) tra i quali si è trovato per naturale disposizione: uno a destra, dice (indica), e l’altro a sinistra, dice (indica); io al centro, dice (indica), con il dito indice ben teso in alto. Ed è qui che, da partenopeo quale sono, in me è subito scattata anche un’altra rimembranza di barzelletta, questa volta anatomica, richiamata dal ruolo di “coglioni in parte” da lui assegnata ai due, ed accresciuta e chiaramente identificata dal suo gesticolare: un coglione a destra, uno a sinistra e  …… “lui” (xxx) in mezzo. Inutile scrivere il quanto mi ha fatto sorridere.

Ripeto, impareggiabile Salvini. Peccato che pretenda di essere “politico”, e di volerla praticare. Come spalla di Grillo avrebbe avuto un futuro; e forse per questo si sono incontrati e presi.

Ma torniamo alla kermesse.

Apre un Conte facente la funzione che a ciascuno aggrada assegnargli e, di sicuro lessicamente straripante, tra tante ne ha detta una da “gioiello destro” (stante alla salviniana raffigurazione e assegnazione di parte/posizione in commedia): “le opposizioni si mettano l’anima in pace; arriveremo fino al 2023”.

Il popolo grato ne prende nota, e fa i suoi scongiuri: Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglio, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio. Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio… funecelle all’uocchio… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape’e alice e cape d’aglio… diavulillo diavulillo, jesce a dint’o pertusillo… sciò sciò ciucciuvè… jatevenne, sciò sciò…

Poi tocca a lui, a messer Grillo, il capocomico che, per scaldare il pubblico e prepararlo al “gioiello sinistro”, non perde l’occasione per andare ai suoi problemi giudiziari derivanti dal vizio di fare sempre show, con linguaggio da cabaret, su tutto e contro tutti, cosa che gli è costata un’accusa di vilipendio al Capo dello Stato. Bontà sua, ancora oggi, ripete – e ci fa sapere – che gli fa tenerezza, gli vuole fin’anche bene ma, afferma:

“certi ruoli non sono più ruoli, certe cose noi non le guardiamo, ed è giusto così, per l’amor di Dio, un reato di un presidente che io. una battutina, solo cose dell’800, il vilipendio, il vilipendio per aver detto che invece di dare dimissioni si doveva costituire Napolitano, è una piccola battutina che ripeto qua, ma in forma, in forma così anonima e semplice, ma no, state fermi, avevano chiesto l’impeachment, ma non si può, noi dovremmo riformare la figura del Presidente della Repubblica, togliere questi poteri, capo delle forze armate, lo capite, capo del CSM, nomina 5 senatori a vita, queste cose non vanno più con il nostro modo di pensare, non fanno più assolutamente col nostro modo di pensare” (ASCOLTA)

Così parlò Grillo, e ormai ben si sa che, come ben espresso da Mastroianni in, guarda caso, “Il marchese del Grillo“, quello che conta è solo il loro modo di pensare perche “loro sono loro e tutti gli altri …..”

E, per finire, ecco che finalmente tocca a Lui, l’attesissimo, l’osannato ed incomparabile “gioiello sinistro”: Di Maio. 

Si lancia, parla, parla parla e tra l’altro, sulle prossime europee ha sostenuto che nascerà un nuovo gruppo europeo che raggrupperà forze politiche che vogliono più reddito, più lavoro, più tecnologie, meno banche, più sentimenti. Un gruppo né di destra né di sinistra: ASCOLTA

“a maggio – ha detto – ci sono le europee. L’Europa cambierà che lo vogliamo o no. Che lo voglia o no il MoVimento 5 Stelle, l’Europa cambierà. Il tema è, il movimento, cosa vuole fare in Europa?
Da una parte ci sono quelle che chiamano, ma io non le chiamo in maniera dispregiativa, perché per me populista non è assolutamente un termine dispregiativo, ma ci sono le destre populiste, dall’altra ci sono PD e Forza Italia, che si chiamano Partito Popolare Europeo e SEDI, che è il Partito Socialista europeo. Noi non abbiamo mai deciso di scegliere tra queste due parti, e non siamo obbligati a scegliere tra queste due parti, noi dobbiamo creare qualcosa di nuovo perché non siamo né di destra né di sinistra: dobbiamo creare un nuovo gruppo europeo”

E questa è una delle perle del “gioiello sinistro”.

Che facciamo? ce lo mettiamo un bel: e pullecenella ‘a ritt «Perepè, perepè, chiò chiò» ma sì, và. Anche se avellinese lo comprenderà (e poi è cresciuto a Pomigliano).

Chi non comprende lui e tutto il resto, siamo noi. Ed anche il tempo comincia ad incavolicchiarsi per cui, chissà perché, chissà come, ieri sera, dal cielo, ha voluto mostrare tutto il suo disappunto scaricando una violenta, intensa e copiosa grandinata su Roma accompagnata da un bombardamento acqueo che ha persino allagato la metropolitana intrappolandone i viaggiatori che comunque, essendo abituati a disavventure romane, ed avendo superato indenni la Kermesse dei 5stelle, non si sono lasciati prendere dal panico.

Grandinata e bomba d'acqua a Roma, 211018 ore 23.10

Altro non aggiungiamo, ma non abbandoniamo il nostro mantra: io speriamo che me la cavo

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