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Qualcuno fermi il Caporale prima che sia tardi e scatti, nuovamente, la violenza
Attualità Editoriali

Qualcuno fermi il Caporale prima che sia tardi e scatti la violenza

Le esagerate mistificazioni di Salvini stanno agitando gli animi creando un humus nel quale potrebbe crescere la violenza, e non solo dei vari “salviscisti”

Qualcuno fermi il Caporale prima che sia tardi e scatti la violenza

Carola Rackete, la comandante della Sea Watch 3, è stata trasferita da Agrigento dopo che aveva ricevuto minacce di violenza, ed è stata portata in un “luogo sicuro”

Salvini continua a cavalcare l’onda da lui messa in moto per rafforzare il suo vanaglorioso senso di potere e desiderio di farsi dittatore e non si accorge che, ormai, la corda comincia ad essere fin troppo tesa e che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro sferzando a destra e a sinistra, verso l’alto e verso il basso, in quello che, tecnicamente, viene definito “colpo di frusta” e che, una volta partito, è senza nessuna possibilità di controllo proprio come accade quando si trancia, all’improvviso, una gomena o comunque un cavo sottoposto a carico estremo fino ad arrivare alla rottura.

È da tempo che Salvini porta avanti il suo crescendo di “odio” da offrire alle masse per ottenerne consenso e potere, ed è da tempo che, a chi ne prospetta la pericolosità, i “posapiano”, quelli che preferiscono far finta di niente tanto, pensano, toccano gli altri non noi, ed allora eccoli li a dire serafici, quasi annoiati:

“mica sono pericolosi. Sì, magari sono un pò troppo “colorati” nelle loro espressioni, ma fa parte del gioco politico”.

Dicono!

Dicono e si girano dall’altra parte ne più ne meno come fecero, al termine della prima guerra mondiale, quanti assistevano alla crescita del movimento che avrebbe portato al potere un Mussolini (che ebbe poi ad infettarsi del morbo dell’onnipotenza che caratterizza prima, e rovina e distrugge poi, tutti i dittatori) dicendo di lui, e dei suoi fascisti, le stesse parole:

ma nò, sono dei ragazzi. Sì, sono un tantino turbolenti, ma non sono pericolosi.”

E così si sonnecchiò e si continuò a lasciar fare finché non fu troppo tardi per svegliarsi. Ed il prezzo fu caro a pagarsi, molto, troppo caro per la vanagloria di qualcuno che andò fuori di senno per troppo potere e dei suoi accoliti che, incapaci in tutto, solo con le prepotenze che potevano fare protetti dal regime si sentivano “forti e superiori”.

Lo sò, ora i “posapiano” di cui sopra, nonché gli adoratori di Salvini (i salviscisti), diranno che esagero. Ma così, purtroppo, non credo che sia e a queste persone chiedo una sola cosa:

che diano un’occhiata, anche rapida, a ciò che portò al fiscismo ed al potere Mussolini e poi mi dicano se sono così ciechi da non vederne i fin troppi ed inquietanti parallelismi.

Ne vediamo insieme qualcuno?

Allora. In qualche misura, si legge nei libri di storia, il seme del fascismo fu messo a dimora nella cosiddetta “piccola borghesia” approfittando del loro malessere derivante, da un lato, dal non essere “grandi” come avrebbero voluto e, dall’altro, del loro sentirsi sul collo il fiato di chi peggio stava e temendone le rivendicazioni. L’intuizione di Mussolini fu proprio quella di vedere, in questo, un terreno fertile nel quale seminare il suo potere proponendosi come difensore degli uni e degli altri promettendo ai primi una salvaguardia del loro potere ed anche una crescita e, agli altri, di poter, a loro volta, crescere o, quantomeno, avere maggior potere e tranquillità. E fu così che il 23 Marzo del 2019 si arrivò alla fondazione ufficiale del primo fascio di combattimento, adottando simboli che sino ad allora avevano contraddistinto gli arditi: le camicie nere e il teschio.

Facciamo una traslazione ad oggi?

La storia di questi tempi certifica che il seme da cui poi è germinato Salvini è stato messo a dimora nella stessa fascia di cittadini (artigiani, liberi professionisti, piccoli imprenditori et similia) approfittando della stessa identica situazione di insicurezza, scontento, bramosia del di più. E così nacque la Lega di Bossi che, guarda caso, si da anch’essa dei simboli: una camicia (sia pur verde e non nera) ed un distintivo anch’esso fantasioso, una spilla raffigurante non già un teschio ma la mitica, e quindi non reale, figura di Alberto da Giussano. E così il Cesare padano è cresciuto ed ha fatto crescere la Lega “allevando”, al suo interno, il suo Bruto, tal Matteo Salvini, che in breve, visto l’orticello fertile sul quale poteva mettere le mani non esita a spodestarlo e comincia ad ararne il campo e a seminarlo per suo utile ed interesse mentre il Cesare padano svanisce nel nulla.

Questa la triste, penosa e preoccupante verità dell’attuale situazione e se qualcuno non si deciderà a svegliarsi, a partire dai maitre Pentastellati che lo servono e lo proteggono come e più dei salviscisti ufficiali, il pericolo c’è, e diventa ogni giorno più reale e pericoloso visto che i suoi moderni squadristi, “scisti” a qualsiasi forma aggregativa appartengano, cominciano a perversare ovunque e sempre con modi non certo “gentili”.

LUI, il Caporale (vedi), osannato come Capitano dai suoi “scisti”, grida e sbraita seminando, senza vergona, menzogne a piene mani pur sapendo che tali sono (o almeno, sembrerà assurdo, spero che sappia che tali sono perché, se così non fosse, allora sarebbe ancora più pericoloso perché sarebbe solo un fanatico per di più cretino ed io credo – spero – che Salvini tutto sia salvo che cretino: è un Caporale nato e cresciuto come tale, tutto qui!)

Lui sbraita, ad esempio, di “una nave che ha SPERONATO” una motovedetta dell GdF e, non pago di questa enorme esagerazione e mistificazione (quindi balla) ci aggiunge anche, come cosa assodata: per uccidere 5 finanzieri. Finanzieri che lui, sempre in cerca di simboli da offrire al suo gregge, promuove subito sul campo come Eroi Nazionali e come tali li consegna ai suoi osannanti seguaci per far si che proseguano, contenti, le loro beote giornate.

MA!

Ma, purtroppo per lui, siamo nel 2019 e c’è tanta, ma tanta, tecnologia in più (della quale, per inciso, lui stesso fa ampio uso ed abuso) che consente, a chi ha senno e testa per ragionare, nonché occhi per vedere i filmati, è chiaro che parlare di SPERONAMENTO è pura imbecillità (uno SPERONAMENTO è ben altra cosa e si ha di Prora contro fiancata; non quindi di accostamento tra due fiancate), e parlare poi anche di volontà di “uccidere” 5 valorosi finanzieri è altrettanta esagerazione (fatta volutamente, e quindi dolosamente, per meglio agitare gli animi dei suoi salviscisti italioti) visto che, alla fin fine, e stando sempre alle immagini viste, sono stati i Finanzieri che si sono infilati nello stretto spazio che esisteva tra la Sea Watch – in lento accostamento – e la banchina, per uscirne subito dopo in rapida e concitata sfilata (in favore di telecamera).

Da uomini di mare, sia pur finanzieri, l’equipaggio doveva ben sapere che, pur volendo, una nave della stazza della Sea Watch, per l’abbrivio stesso che era in atto (come già su scritto), non poteva arrestarsi immediatamente e cambiare l’accosto.

La Sea Watch non è mica un piccolo e rapido motoscafo, ed anch’esso comunque, per abbrivio, avrebbe continuato, per un certo tempo, nel suo moto, e questo i finanzieri ben dovevano sapere, anzi sapevano, ma, come si dice: ubi maior, minor cessat per cui, visto che Salvini già si sgolava prentendendo di tutto e di più, hanno anch’essi compiuto una manovra errata e senza senso visto che non avrebbe potuto avere acun effetto reale, se non quello cinematografico che si è avuto. E fornire a Salvini una ulteriore ottima appendice da mistificare per il suo sceneggiato.

Intanto, Salvini non allenta la sua propaganda e continua il suo show e le sue dirette a tema “capitana Carola Rackete“ dichiarando:

“La scarcerazione mi ha provocato tanta rabb ed utilizzareia e tanta vicinanza agli uomini e alle donne in divisa, è stata una scelta incredibile, con motivazioni incredibili: si è messa a rischio la vita di alcuni uomini delle forze dell’ordine che stavano facendo il loro lavoro, vorrei che quel giudice lo andasse a spiegare alle mamme e ai papà di quei ragazzi”.

“La giustizia ci deve spiegare se possiamo quantomeno mettere su un aereo direzione Berlino questa signorina o se la dobbiamo vedere fare shopping a Santa Margherita Ligure o a Portofino in attesa di attentare ad altri finanzieri”.

SIC!

Ed i suoi squadristi ascoltano, bevono tutto, e rispondono “presenti” anche in quel di Agrigento (meridionali quindi. Meridionali venduti al nordico longobardo il che mi riporta ancora più indietro nel tempo fino alla vendita che, guarda caso, sempre in quella terra si ebbe a fare con Garibaldi. Ma questa è altra, seppur non tanto diversa eppure pertinente storia, della quale magari, prima o poi, sarà opportuno riparlare, sempre in sconcertante e sconsolante parallelo di corsi e ricorsi storici che riconfermano sempre anche gli antichi detti tra i quali, in questo caso: “Chi tradisce una volta, tradirà per sempre” o, se preferite, “lo rifarà”, ed infatti ….).

Ma torniamo alla odierna questione che ci dà cronaca del fatto che in questa terra del sud, alcuni simpatici, forti, italioti agricentani, hanno pensato bene di rispondere con il loro moderno “eia eia eia alala” (per inciso, motto RUBATO dai fascisti a D’annunzio ma, del resto, il furto è alla base di alcuni per cui … tutto nella norma) dando testimonianza della loro presenza, del loro attivismo, e della loro fedeltà al Caporale, proferendo minacce nei confronti di Carola Rackete, la Comandante della nave Sea Watch 3.

Ma che bravi, che valorosi e prodi italioti. Bravi, molto bravi e costanti, fedeli, sopratutto nel loro essere affascinati dalle camicie, e ad esse vendersi, passando dall’adorazione di quelle rosse di Garibaldiana momoria, a quelle nere di mussoliniana memoria, alle più moderne ed attuali verdi del caporal Salvini.

A seguito di tali bravate le autorità hanno scelto di trasferire la Capitano, nella notte, dall’abitazione di Agrigento in cui era ospitata, “in un luogo sicuro” (altrove, invece, hanno sempre scelto di sequestrare stricioni e cartelli di qualsiasi tipo, se non osannanti al prode Caporale, ed anche di fermare chi osava, con essi, dire che il preunto re è, in realtà, nudo).

Ad ogni modo, in quel di Agrigento, stando al quanto ha riferito un portavoce dell’Ong tedesca, Ruben Neugebauer, da Berlino,, la Capitano Carola è stata trasferita, nella notte, in luogo più sicuro. Luogo che, chiaramente e giustamente, il portavoce non ha voluto precisare per non compremetterne nuovamente la sicurezza visto che, volendo o nolendo, la 31enne Capitamo dovrà restarvi almeno fino al 9 luglio visto che dovrebbe essere interrogata nell’ambito dell’inchiesta che la vede indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

E questo è!

Che dire, viva l’Italia nuovamente terra di italioti, sfruttatori e ladri, come ben spiega Battiato nella sua Povera Italia che ormai chiude quasi tutti i miei articoli

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Stanislao Barretta

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