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Capitan Carola forse in libertà oggi
Attualità Editoriali

Carola in libertà oggi? Scontro con Francia e Germania Bersani avverte

Il Pm Patronaggio: ‘Non c’era necessità di forzare, l’impatto con la motovedetta della GdF fu voluto’. Ma ‘è sufficiente divieto di dimora’. La Capitano forse in libertà già oggi. Intanto cresce lo scontro con la Francia e la Germania ed anche in Italia dove Bersani avverte: «A me di fronte a parole del genere scappa il cazzotto»

Capitan Carola forse in libertà già oggi. Cresce ancora lo scontro con la Francia e la Germania. Bersani mette in guardia su possibile rigurgito della violenza

In parallelo con l’audizione della Capitano Carola Rackete presso la procura di Agrigento, si inasprisce lo scontro tra l’Italia, più propriamente Salvini, la Francia e la Germania che vede la prima affermare: l’Italia “non è un Paese indegno”, ma il comportamento del vicepremier e ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, sulla questione dei migranti “non è accettabile” mentre, per la Germania, oltre alla Merkel, è sceso in campo persino il presidente della Repubblica tedesca, Frank-Walter Steinmeier, che si è rivolto all’Italia con parole molto nette, affidate ad un’intervista con la Zdf: “Coloro che salvano delle vite non possono essere considerati criminali”, ha spiegato il capo dello Stato, aggiungendo che “l’Italia è uno Stato fondatore dell’Ue, quindi ci si aspetterebbe che un caso del genere sia gestito diversamente”.

Questa, per sommi capi, il quadro generale della situazione. Ma vediamo di approfondirli punto per punto.

L’audizione di Carola Rackete.

Dopo l’audizione, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha affermato: “Contro la motovedetta Gdf un gesto volontario e cosciente”; e quelle del legale di Carola Rackete: “la collisione non è stata intenzionale”

La manovra della comandante della Sea Watch Carola Rackete è stata valutata «come un atto volontario con i motori laterali che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta verso la banchina. Questo fatto è stato condotto con coscienza e volontà. Un’azione non necessitata perché la Sea Watch alla fonda aveva ricevuto assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità marittime per avere assistenza. Quindi non versava in stato di necessità».

Lo ha detto il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio al termine dell’interrogatorio di convalida dell’arresto della comandante della Sea Watch, la trentunenne tedesca Carola Rackete.

“L’udienza di convalida dell’arresto di Rackette – ha proseguito il procuratore – si è svolta in un clima sereno e collaborativo”

“La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto operato dalla Guardia di finanza in relazione agli atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra, individuata nella motovedetta della Gdf. Ha chiesto inoltre la convalida dell’arresto per il reato di resistenza a pubblico ufficiale”.

La Comandante, aggiunge,

«Si è scusata di nuovo per questo accostamento alla barca della Gdf che si era posizionata proprio in quel momento per togliere lo spazio all’attracco» e riconosce anche che «Per evitare la collisione, la manovra era attuata con estrema lentezza.»

L’avvocato Alessandro Gamberini, legale della comandante della Sea Watch, ha detto che la Rackete

“ha risposto in maniera puntuale, esatta e lucida a tutte le domande che riguardavano il soccorso dei migranti, procedimento che andrà a finire brevemente in nulla e la resistenza intesa come violenza per entrare in porto”.

“Ha risposto le ragioni per cui ha deciso disperatamente di usare la forza – ha spiegato l’avvocato –. Perché aveva avuto negato il diritto d’approdo per 15 giorni. Aveva migranti che si erano assottigliati nel numero, ma quelli rimasti a bordo meditavano forme di autolesionismo per farsi sbarcare. Non avevano più fiducia nell’equipaggio. C’erano ideazioni paranoiche diffuse. Una situazione che non poteva durare altrimenti. Lei si è assunta tutto il rischio della responsabilità. Si è scusata di nuovo per questo accostamento alla barca della Gdf che si era posizionata proprio in quel momento per togliere lo spazio all’attracco. Per evitare la collisione la manovra era attuata con estrema lentezza. Non era intenzionale”.

A conclusione dell’audizione, il gip Alessandra Valla si è riservato e dovrebbe decidere in mattinata. Intanto, per Carola Rackete, restano gli arresti domiciliari ad Agrigento.

Passiamo ora allo scambio di “apprezzamenti” intercorsi tra la Francia e Caporal Salvini.

L’Italia «non è un Paese indegno», ma il comportamento del vicepremier e ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, sulla questione dei migranti «non è accettabile» afferma la Francia acuendo così la polemica apertasi tra Salvini e la Francia da dove giunge un nuovo attacco di Parigi all’Italia sulla vicenda Sea Watch. La portavoce del governo francese, Sibeth Ndiyaye, intervistata questa mattina da BFM-TV sul caso, ha anche affermato che l’Italia non è stata «all’altezza» sull’accoglienza dei migranti. Per lei, Salvini è «in una situazione che consiste a gonfiare una tema doloroso, complesso e per cui l’Unione europea e la Francia sono stati solidali nei confronti dell’Italia».

Immediata la scontata replica di Salvini che afferma:

“Il mio comportamento sull’immigrazione è inaccettabile? Il governo francese la smetta di insultare e apra i suoi porti, gli italiani hanno già accolto (e speso) anche troppo. Prossimi barconi? Destinazione Marsiglia”.

Ed ora, a chiudere, diamo conto anche dello scontro in atto con la Germania con la quale, mai come adesso, la polemica ha conosciuto toni così accesi, per non dire aspri.

Sorvolando sulla disputa per le nomine al nuovo Parlamento UE come anche sulla vicenda Tyssen, non perché siano cose secondarie, ma perchè esulano da quanto qui trattato, siamo costretti a vedere che il nostro facente funzione di Premier, Conte, per sfuggire ad un confronto serio sul dibattito sulla Comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete, si prepara invece a strumentalizzare, in perfetta linea con l’italica abitudine dell’alzar polvere con l’altrismo, proprio il caso Thyssen e non vede l’ora di poterla alzare tirando in ballo la dolorosa vicenda che da anni vede contrapposti Germania a Italia:

“Se la cancelliera mi chiederà della Sea Watch – aveva detto ieri il premier – può essere l’occasione per chiedere a che punto è l’esecuzione della pena dei due manager della Thyssen condannati in Italia con regolare processo che si è esaurito in tutti i gradi di giudizio”

Questa la nostra punta di diamante in Europa, e questo il modo migliore che ha saputo trovare per contrapporsi ad un’onda che ha indotto persino il presidente della Repubblica tedesca, Frank-Walter Steinmeier, a rivolgersi all’Italia con parole molto nette, affidate ad un’intervista con la Zdf:

“Coloro che salvano delle vite non possono essere considerati criminali”, ha spiegato il capo dello Stato, aggiungendo che “l’Italia è uno Stato fondatore dell’Ue, quindi ci si aspetterebbe che un caso del genere sia gestito diversamente”.

Il tema della “non-criminalizzazione” di chi salva i migranti in mare era già stato posto dal ministro degli Esteri Heiko Maas, che ieri è stato ancora più esplicito:

“Dal nostro punto di vista, secondo un procedimento basata sullo Stato di diritto, può esservi solo la liberazione di Carola Rackete”.

Chiaramente il tutto non è andato giù al bizzoso Salvini, che chiede al capo dello Stato tedesco

“di occuparsi di ciò che accade in Germania e, possibilmente, di invitare i suoi concittadini a evitare di infrangere le leggi italiane”.

Cos’altro dire? Nulla se non annotare, tacere, ed attendere sperando che, nel fattempo, non si avveri quanto paventato ieri sera, in TV, da Bersani quando, in merito alla situazione che c’è stata sul molo a Lampedusa, ha dichiarato:

«Il governo e Salvini non hanno neanche commentato gli insulti a Carola Rackete.
…. lo dico chiaro. Se io ero lì con quello lì che diceva ti stupro, mi scappa il cazzotto …. voglio dire una cosa: qui o si mette un argine o sennò prima o poi si viene alle mani, glielo dico io»

Con quelle parole, chiaramente, Bersani ha inteso segnalare che la corda, ormai, è fin troppo tesa e potrebbe quindi generare risposte violente al quanto seminato da Salvini e già attuato dai suoi diretti ed indiretti salviscisti con le crescenti, ed ormai quotidiane, azioni da vecchio e becero stampo squadrista e di violenza sempre vive in certe destre che, guarda caso, sono quelle attualmente molto corteggiate ed incentivate a venir fuori proprio come capita, come ho già avuto modo di scrivere, quando si dissoda un terreno e vengono fuori i vermi.

In conclusione quindi no posso non annotare, anch’io, che il pericolo è sempre più che reale visto che io stesso sento montare in me rabbia e voglia di reazione, anche violenta, pur non essendo mai stato violento epperò, sempre per dirla alla Bersani: quando è troppo è troppo; ed ora anche a me sembra che sia giunto il momento di dire BASTA.

E questo è!

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Stanislao Barretta

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