In occasione della 32ª puntata de Il Pungiglione Stabiese, è intervenuto l’ex calciatore e amico della piazza Ciro Raimondo, il quale ha analizzato con passione e schiettezza il momento della Juve Stabia, soffermandosi sul divario economico con le big e sulle polemiche arbitrali seguite al pareggio contro il Monza.
La “favola vera” della Juve Stabia e il peso del denaro
Ciro Raimondo ha definito il percorso della Juve Stabia come una “favola vera”, sottolineando come non sia affatto scontato ripetersi ad alti livelli dopo la semifinale dello scorso anno. Il merito di questo traguardo va, secondo l’ex calciatore, alla continuità del lavoro svolto dal DS Lovisa, dalla proprietà e dal tecnico Abate. Raimondo ha messo in luce l’enorme disparità economica con il Monza, una società che spende circa 30 milioni di euro per la rosa a fronte dei costi ridottissimi delle “Vespe”, definendo la promozione in Serie A una necessità vitale per club con simili investimenti.
L’analisi tecnica e il “sistema”
Riguardo alla sfida d’andata, Raimondo ha elogiato la prestazione della squadra, definendola eccezionale fino al 2-0, con una menzione speciale per il giovane esterno sinistro (di proprietà del Torino), descritto come una “ira di Dio” capace di creare plusvalenze importanti. Tuttavia, non ha risparmiato critiche alla direzione arbitrale degli ultimi 20 minuti, percependo un clima di sudditanza psicologica verso il Monza. Ha paragonato la situazione a quella vissuta l’anno precedente contro la Cremonese, suggerendo che le proprietà più blasonate e potenti abbiano spesso un peso politico superiore.
La squalifica di Lovisa e la “disonestà” del calcio moderno
Un passaggio duro è stato dedicato alla pesante inibizione inflitta al direttore Lovisa (fino al 31 luglio 2026). Raimondo ha descritto Lovisa come una persona estremamente equilibrata e serena, deducendo che, se è arrivato a “sclerare” al punto da essere squalificato, deve aver percepito qualcosa di “imbarazzante” nella gestione della gara. Ha auspicato un ritorno a un calcio più “pulito”, pur ammettendo che in un sistema dove girano centinaia di milioni di euro, le piccole realtà come Castellammare partono spesso svantaggiate.
La carica per il ritorno a Monza
In vista del match decisivo, Raimondo ha spiegato che la partita si prepara “da sola” nella testa dei calciatori. Per compiere l’impresa, la Juve Stabia dovrà mettere in campo 150-200% delle energie, puntando tutto sulla cattiveria agonistica e sullo spirito di gruppo, armi necessarie per contrastare l’esperienza dei singoli del Monza. Nonostante la scaramanzia, ha concluso con un augurio: che la Juve Stabia non perda e che possa magari trovare un gol risolutivo all’88° minuto per approdare in finale.
Il problema delle strutture
Infine, Raimondo ha toccato il tema dolente delle infrastrutture in Campania, definendo la regione carente sotto questo aspetto. Ha ricordato come la mancanza di stadi adeguati e centri sportivi sia un limite strutturale che penalizza chiunque voglia fare calcio seriamente nel Meridione, citando anche la sua esperienza personale a Nola.




