Sarri e lo stesso destino di Mazzarri e Benitez

La Repubblica

Da quando il club è stato rilevato da Aurelio De Laurentiis, che ha trasferito nel calcio la sua lunga esperienza di produttore cinematografico. Ciak, si gira. Come in un film: con i pieni poteri affidati a un regista di grido, invitato a farsi carico di tutti gli onori e oneri del caso. In principio c’era stato Pierpaolo Marino: il dg che tra alterne fortune (e qualche passo falso iniziale) pilotò il Napoli dall’inferno della serie C al sospirato ritorno in serie A. Poi è stata la volta di Walter Mazzarri: altra personalità forte, a cui il presidente arrivò a offrire fino a 4 milioni netti di stipendio, nel tentativo non riuscito di trattenerlo almeno per un’altra stagione. Quasi gli stessi soldi che servirono subito dopo per portare al San Paolo Benitez: nome ancora più affascinante e garanzia di continuità ad alti livelli, con cui zittire anche gli scettici e i contestatori. Pure a Rafa furono offerti i pieni poteri, a partire dal mercato. Un uomo solo al comando, nel bene e nel male: la regola che continua a essere di rigore a Castel Volturno. Adesso tocca a Sarri: anche se la sua investitura ha avuto una genesi abbastanza diversa, almeno all’inizio. Perso Benitez, infatti, la prima idea di De Laurentiis fu la ricerca di un altro nome altisonante: quello di Emery, lo spagnolo che continua a spopolare con il suo Siviglia in Europa League. Un tentativo a vuoto, però: come quelli successivi per Mihajlovic e soprattutto Montella, apprezzato e sempre in pole position nei pensieri del presidente azzurro. Don Maurizio non è arrivato invece nel Napoli con il rango di prima scelta, nonostante i brillanti risultati ottenuti nelle precedenti stagioni in provincia. Un ottimo maestro di calcio, ma con poca esperienza (un anno) di serie A e ancora meno tempo per dimostrarsi all’altezza di una grande piazza, affamata di gloria.