Operazione Energie Pulite, sequestri per 1 milione di euro

Operazione Energie Pulite

Operazione Energie Pulite, sequestri per 1 milione di euro ad Antonino Mordà, imprenditore reggino, collegato alla ‘Ndrangheta.

Ancora un’ottima sinergia, il frutto raccolto da un lavoro di squadra, quando la squadra, è fatta dai nostri uomini migliori ma quelli veri, però.

A coordinare l’ennesima battaglia, il Procuratore Nazionale dott. Federico Cafiero de Raho e il grande dott. Giovanni Bombardieri, coadiuvati anche dalla dott.ssa Ornella Pastore. A tutta l’operazione hanno preso parte, la Direzione Investigativa Antimafia, i militari dello S.C.I.C.O di Roma e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio.

L’operazione, che ha portato al sequestro di circa un milione di euro, all’interno di un compendio di 18 imprese collegate fra loro, ha individuato nei responsabili, gli imprenditori Antonino Mordà, classe ’69, Antonio Scimione, classe ’75 e Pietro Canale, classe ’79. Sequestrati 18 immobili, 7 automezzi, 1 yacht, orologi di lusso, disponibilità finanziare e rapporti bancario assicurativi per un valore di circa 50 milioni di euro.

Tali figure criminali, erano precedentemente emerse in seno all’operazione “Martingala” del 2018, che dispose il fermo di 27 soggetti, responsabili a vario titolo di Associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, usura, frode fiscale e molti altri reati, portando anche al sequestro di 51 società, 19 immobili e disponibilità finanziarie per circa 100.000.000 di euro.

Le indagini permisero di evidenziare un pericoloso sodalizio criminale, dedito alla commissione di gravi delitti, con base operativa a Bianco in provincia di Reggio Calabria ma con proiezioni in tutta la provincia, la regione, fino ad allargarsi a tutto il territorio fino a Stati Esteri. Gli elementi di vertice identificati, riguardavano membri delle famiglie barbari “ I Nigri” di Plati’, Nirta “Scalzone” di San Luca e Antonio Scimione, principale artefice delle false fatturazioni e regista delle movimentazioni finanziarie, rinviato a giudizio per molte ipotesi di reato, fra le quali, concorso esterno in Associazione mafiosa, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e quale agevolatore per l’attività di infiltrazione della “Ndrangheta nell’assegnazione di appalti pubblici.

Tutte le precedenti risultanze di indagine, sono andate a confluire nell’emissione del provvedimento attuato oggi. Il coordinamento fra l’Autorità Giudiziaria, la DDA e la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio, ha permesso di comporre i mille pezzi dell’ennesimo puzzle mafioso, che dai boss, spazia fra gli imprenditori, i pubblici amministratori e tutti i corrotti necessari ad aprire il mondo del commercio legale e dell’impresa a pericolosi ‘Ndranghetisti, che pur vestendo Prada, sono sempre quelli delle stragi, in versione “Santa”

La “Santa” non viene da nomine del Vaticano ma è quella che permette da decenni agli alti esponenti mafiosi di far parte anche della massoneria, naturalmente “deviata”, arrivando ad allargare la propria azione criminale in ogni settore con la benedizione di molti “colletti bianchi” che si vanno ad intrecciare con loro, in un unico tessuto criminale che rappresenta di fatto, le attuali mafie. Più potenti delle multinazionali , con metastasi in tutto il mondo le mafie di oggi e la ‘Ndrangheta in particolare hanno sospeso esplosioni e stragi, in cambio di affari ed espansione in territori, prima preclusi.

L’operazione odierna ha portato anche al sequestro di 147.000 euro in contanti, in banconote di taglio da 200 e 500 euro, di provenienza illecita, oltre a numerosi orologi di lusso e gioielli.

Vorremmo offrire una rosa a tutti gli uomini e le donne che hanno reso possibile la vittoria in quest’ennesima battaglia. Se non vinceremo questa guerra, in Italia ci sarà futuro solo per i figli dei mafiosi e dei massoni “deviati”. Gli unici titoli di studio validi, saranno le connivenze criminali e la corruzione, sarà l’unica possibilità di sopravvivenza. Non potrete più gioire perché vostro marito ha ottenuto un appalto, perché sarà la prova di mafiosita’ dell’amato.

La mafia non porta più giacconi lisi e lupara. I figli dei boss vestono Prada e studiano nelle migliori università
del mondo, per poi fare affari con i nostri apparati di Stato a loro volta “deviati” da Massonerie e servizi segreti.

Un tempo ci dicevano di fregarcene, “tanto si ammazzano fra di loro”, poi hanno cominciato ad ammazzare i nostri uomini di Stato incorruttibili ed anche noi cittadini, fra i quali le vittime innocenti di mafia, hanno pagato un prezzo altissimo e sconosciuto.

Adesso ci dicono di fregarcene perché non ammazzano più ma fanno solo affari, quegli affari che stanno uccidendo il futuro dei nostri figli, la legalità, la morale, la politica, l’informazione ed anche l’ultima speranza che nella famosa Trattativa Stato-Mafia, a vincere non fossero i boss stragisti ma tutto il sangue versato dai nostri eroi dell’Antimafia e dai Collaboratori di Giustizia, uccisi perché non deponessero contro i soliti nomi eccellenti.

Il tempo del qualunquismo è finito, oggi il popolo è chiamato alle armi. I nostri eroi ancora vivi, sono al fronte ma non potranno vincere se non avranno un esercito di cittadini onesti a sostenerli ed a costituire una forte e consapevole scorta civica…l’unica che li può proteggere veramente dalle autostrade che saltano col tritolo.

Francesca Capretta / Cronaca Calabria