La scissione consumata la scorsa settimana nel Pd dà vita a un nuovo partito: Mattia Feltri ci ricorda le scelte più bizzarre nel variegato mondo politico italiano, dagli alberi agli ossimori.
Alberi, ossimori e un tocco dāitalianitĆ . Quando il partito scivola sul nome
Lāultimo nato ĆØ Democratici e progressisti: il Pd al contrario
Da tempo anche le fonti battesimali sono sempre le stesse, secondo lāusanza: cāĆØ stato il tempo dei vegetali (querce, margherite, ulivi), il tempo ancora attuale del centro orfano della Dc (Centro cristiano democratico, Unione di centro, Centro democratico), e il tempo che non finisce mai in cui ci si vergogna di usare il termine Ā«partitoĀ», come se definirsi altro fosse di per sĆ© una garanzia di estraneitĆ alla palude. E cosƬ i Democratici e progressisti non sono un partito ma un Movimento, come i Cinque stelle ma anche come il Movimento italiani allāestero e il Movimento la Puglia in più, tutti cosƬ presi dalla folgorazione movimentista da dimenticarsi il progenitore toponomastico: il Movimento sociale italiano, erede del fascismo.
Altra moda ĆØ la doppietta: Democratici e progressisti, come Civici e innovatori (dalla frantumazione di Scelta civica), come LibertĆ e diritti (partito arcano del Gruppo misto), e soprattutto Conservatori e riformisti (dalla scissione di Raffaele Fitto da Forza Italia), che più di altri portano lāevidenza dellāossimoro: conservare e riformare. E se non cāĆØ ossimoro, sembra esserci la necessitĆ di ampliare la proprie ambizioni, in realtĆ smisurate, per darsi un tono.
LibertĆ e diritti non vuole dire assolutamente niente di quello che si ĆØ e si vuole propugnare: la libertĆ e i diritti stanno a cuore a chiunque; sarebbe stato giĆ più interessante un partito – pardòn, movimento – che si fosse chiamato LibertĆ e doveri. Democratici e progressisti ĆØ un carta dāidentitĆ senza confini in una democrazia in cui, per di più, cāĆØ il Partito democratico, la Democrazia solidale, il Centro democratico. Ć che nascono formazioni una settimana sƬ e una settimana no, figlie di divisioni incomprensibili (per fortuna, perchĆ© quando le si comprende ĆØ peggio), che si buttano nellāanagrafe partitica prendendo una parola qui e una lĆ , sempre le stesse: Area popolare, Azione popolare, Alleanza liberalpopolare, Alleanza nazionale, Alleanza per lāItalia, di modo che ĆØ diventato impossibile per chiunque, persino per topacci di palazzo, ricordare chi appartenga a un gruppo e in che si distingua dagli altri.
Ultimamente va molto forte la dichiarazione di italianitĆ , che per un partito italiano dovrebbe darsi per acquisita: da Forza Italia a Fratelli dāItalia, oltre ad Alleanza per lāItalia, passando da Insieme per lāItalia, Centristi per lāItalia e naturalmente Sinistra italiana che apre lāinfinito capitolo del titolo Sinistra, in mano per tutta la legislatura a Sinistra ecologia e libertĆ . Ma negli anni abbiamo avuto il Partito democratico di sinistra, i Democratici di sinistra, Sinistra democratica, Sinistra arcobaleno, e mille sinistre ancora. Insomma, oggi se si fonda un partito e si cerca di passare inosservati, ĆØ necessario prendere un paio dei seguenti termini – sinistra, Italia o italiano, democrazia, libertĆ , popolo o polare, progressisti o riformisti – associarli più o meno a caso – Popolo riformista, Democrazia e libertĆ , Italia progressista, Progresso popolare – e sperare che il copyright non sia giĆ stato depositato. Ć proprio questo il punto: se non sai chi sei non riesci a definirti, e se sei nato a caso ti definisci a caso.
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