Il Consiglio dei Ministri decreta sui migranti: stop ai permessi di soggiorno

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Si tratta del decreto Salvini sicurezza-immigrazione, oggetto negli ultimi giorni di uno stop-and-go legato a dubbi di costituzionalità

Il primo dubbio sulla incostituzionalità riguarda l’uso del decreto legge, giustificato solo da necessità e urgenza: sotto questo profilo il testo è stato limato. Poi ci sono i contenuti.

Sui migranti, l’aspetto più insidioso è lo stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche; ci sono poi il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri, l’aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato e i progetti di integrazione sociali riservati a titolari di protezione e minori non accompagnati, per citare alcuni punti. L’esito è una attenuazione dei diritti che potrebbe contrastare con le tutele previste dalla Costituzione e dalla Consulta, che più volte ha ribadito che i diritti riguardano tutti. La tenuta costituzionale è fondamentale perché il Quirinale possa firmare.

Mercoledì, alla vigilia del Cdm poi rinviato, il presidente della Consulta Lattanzi è andato dal capo dello Stato Mattarella per presentare un progetto sulle carceri. La Corte ha poi diffuso una nota in cui si legge che la Costituzione è «garanzia di legalità per tutti i detenuti, cittadini o stranieri, immigrati regolari o irregolari»; ed è uno «scudo nei confronti dei poteri dello Stato, che neppure il legislatore con le sue mutevoli maggioranze può violare». Un messaggio sempre valido.

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